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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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4  '^^-     '— 

DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STO  RICO- ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  Al  NOSTRI  GIORNI 

SPECIAL  IM  ENTE      INTORNO 

AI  PRINCIPALI  SAJfTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PIu'  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VARII  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
Al  RITI,  ALLE  CERIMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
CUE    ALLA    CORTE    E    CURIA    ROMANA    ED    ALLA    FAMIGLIA    PONTIFICIA,    EC.    EC.    EC. 

COMPILAZIONE 

DEL  CAVALIERE  GAETANO  MORONI  ROMANO 

SECONDO  AIUTANTE  DI  CAMERA 

DI   SUA   SANTITÀ   PIO    IX. 


IN     VENEZIA 

DALLA      TIPOGRAFIA      ElMILIANA 
MDCCCLV. 


La  presente  edizione  è  posta  sotto  la  salvaguardia  delle  leggi 
vigenti,  per  quanto  riguarda  la  proprietà  letteraria,  di  cui 
l'Autore  intende  godere  il  diritto,  giusta  le  Convenzioni 
relative. 


DIZIONÀRIO 


DI  ERUDIZIONE 


STOUICO-ECCLESIASTICA 


S 


SVI 


S  V  I 


Cenni  su^  Cantoni  della  Svìzzera;  delle 
missioni  eprefcUiire  apostolicìie  di  Re- 
zia  ne' G'igioni,  e  di  lìlesolcinac  Ca 
lanca;  dtl  nunzio  apostolico  di  Lucer- 
naj  de' vescovati,  abbazie  e  monasteri. 

^vniGO oZvh\CB,TigHnim,Pagus  Ti- 
gurinits,  protestante.  lli.°in  digiiitìi  tra' 
cantoni  coiiledeiali,  già  nella  diocesi  di 
Costanza, ora  in  quella  di  Basilea;  fu  uno 
de'3  cantoni  dirigenti,  per  cui  ogtii  4  an- 
ni per  un  biennio  era  alla  sua  volta  ca- 
pitale della  Confederazione  Svizzera,  e 
sede  dell'assemblea  generale,  in  clima  be- 
nigno. Il  suo  gian  consiglio  si  compone 
di  if)5  membri  con  potere  legislativo, 
ed  il  piccolo  ne  contiene  2  5  e  veglia  all'e- 
secuzione: ha  la  costituzione  aristo-de- 
mocralica.  Capoluogo  del  cantone  e  di 
un  baliaggio  è  la  città  di  Zurigo, che  gia- 
ce nell'estremità  boreale  del  semicirco- 
lare suo  lago, nel  punto  ove  il  fiume  Lim- 
inat  esce  da  quello  e  intraprende  il  stio 
corso.  Esso  separa  la  città  io  due  parti, 
essendo  la  più  antica  e  più  considerabile 
quella  che  sorge  sulla  sponda  destra:  3 


ponti  servono  di  comunicazione  alle  due 
rive.  In  mezzo  alfiume  sorge  la  torre  qua- 
drata di  Wellenberga,  prigione  distato, 
ove  fu  rinchiuso  il  celebre  Waldmaun. 
L'elevata  e  solida  muraglia  ond'è  cinta, 
e  le  fosse  profonde  la  rendono  ben  mu- 
nita dall'esterne  aggressioni.  Sebbene  an- 
tichissi(na,  mostra  regolarità  nella  costru- 
zione, e  molta  netlezza  nelle  sue  strade. 
De'  principali  edifizi  che  l'adornano,  il 
Cross  Munsler,  il  palazzo  comunale,  la 
chiesa  principale,la  biblioteca  ricca  di  più 
che 4o, ODO  volumi,  co'ritratti  de'prm- 
cipali  zurighesi,  ed  il  fumoso  arsenale  si 
hannoin  conto  de'migliori. Vi  è  una  chie- 
sa cattolica,  piazze  pubbliche  quasi  tutte 
con  fontane,  ed  in  una  è  la  statua  del  bor- 
gomastro oscultetto  Strussi.  Il  clero  can- 
tonale preteso  riformato  si  costituisce  in 
IO  capitoli,  ciascuno  col  suo  decano,  ca- 
po di  tutti  essendo  l'  antiste  decano  di 
quello  della  città,  presidente  del  sinodo 
e  del  concistoro,  come  pure  del  consiglio 
di  pubblica  istruzione.  In  questo  canto- 
ne fiicevano  residenza  i  nunzi  apostolici, 
come  il  principale  della  Conf<iderazione, 


4  SVI 

ma  pel  cambiamento  della  religione  si 
trasferirono  in  Lucerna, restanilovi  alcu- 
ni residenti  diplouiatici.  La  città  si  vuole 
fabbricata  dal  re  Zoriaco,  [)er  cui  prese 
il  nome  di  Zurigo,  venendo  lodali  gli  uo- 
mini per  bellezza  e  cortesia.  I  tigurini  in 
una  sanguinosa  battaglia  uccisero  Lucio 
Cassio  e  vinsero  l'esercito,  indi  Giulio  Ce- 
sare parte  ne  uccise  e  parte  ne  fugò.  A. 
tempo  di  Carlo  IMagno  gli  abitanti  era- 
iiogiàcaltolici,e  nel!'8  i  o  utagiiificanieo- 
te  ne  dotò  il  duomo  sotto  l'invocazione 
de'ss.  Felice  e  Regola,  poi  preposilura.  Il 
nipote  Lodovico  li  neir853  vi  fondò  l'ab- 
bazia delle  suore  di  Frawenmunster  con 
privilegi.  A  quell'epoca  apparteneva  Zu- 
rigo al  ducato  di  Svevia,  da  cui  si  sottras- 
se nelio83.  La  città  la  dominò  la  fami- 
glia Zaringhen  dal  1 097  al  1 2  1 8;  indi  di- 
venuta quasi  indipendente,  l'imperatore 
Federico  II  con  di{)loma  dichiarò  che  non 
sarebbegiammai  alienata  o  ipotecata, ma 
poi  nuovamente  la  sottopose  al  ducato  di 
Svevia.  Il  suo  consiglio  aristo-democra- 
tico  si  compose  di  4ot)bili,edi  Sfra'prin- 
cipali  cittadini  che  con  altri  si  alterna- 
vano. Questa  forata  di  governo  fu  cam- 
biata nel  i336,  e  vi  fu  sostituita  quella 
che  sussiste,  ma  ne  risultarono  turbolen- 
Te.  In  fatti  nel  i  35o  si  scoprì  una  congiu- 
ra a  suo  danno,  che  accese  la  guerra  con- 
tro casa  d'  Austria  e  i  conti  di  Piapper- 
sclnveiljche  indusse  Zurigo  a  entrare  nel 
i35i  nella  Confederazione  Elvetica  di 
Lucerna, Uri  eSvitto,al  dire  di  Scolti  nun- 
zio apostolico,  i  quali  gli  cederono  ili." 
posto.  Trovo  opportuno  a  schiaiiniento 
de'successivicenni  sui XXII  cantoni,  pre- 
mettere alcune  generali  nozioni  da  det- 
ta epoca  al  1798,  indi  a'nostri  giorni,  li 
consigliere  Franscini  narra  invece,  che  3 
soltanto  erano  dapprima  le  repubbliche 
onde  si  componeva  la  Confederazione  re- 
staurata nelle  calende  di  gennaio  i3o3 
da'cantoni  di  Uri,Svilto  e  Untervald;  in- 
di neli332  vi  accolse  Lucerna,  nel 1 35 1 
Zurigo,  nel  1 352  Glaris  e  Zug,  nel  i  353 
Berna,  neli48i  Friburgo  e  Soletta, nel 


S  V  I 

i5oi  Basilea  e  SciafTusa,  nel  i5i3  Ap- 
penzell.  In  tal  modo  si  fljrmò  la  Confe- 
derazione de'Xl  II  cantoni  svizzeri, eguali 
in  diritto  ;  i  io  altri  cantone  non  erano 
propriamente  attaccati  che  a'  3  più  an- 
tichi, come  a  loro  centro  comime,  e  col- 
legali tra  loro  a  mezzo  di  particolari  trat- 
tali. I  XIII  cantoni  formavano  XV  re- 
pubbliche: 8  di  queste,  cioè  Uri,  Svitto, 
Alto  e  Dasso  Untervald,  Glaris,  Zug,  ed 
Appenzell  Rodes-Interiori  ed  Esteriori, 
erano  democratiche,  la  suprema  autori- 
tà essendovi  esercitata  dall'assemblee  ge- 
nerali. Nelle  altre  7  il  governo  era  ari- 
stocratico, degeneralo  più  o  meno  in  oli- 
garchi;!. Così  a  Zurigo,  Lucerna,  Basi- 
lea e  Sciaffiisa  il  supremo  potere  stava  in 
mano  a'citladini  o  patrizi  della  capitale: 
a  Berna,  Fiiburgo  e  Soletta  se  n'erano 
im[)adronite  certe  famiglie.  I  borghi  e  le 
città  minori  in  questi  7  cantoni  aveano 
qualche  privilegio  e  franchigia;  ma  gli  a- 
bitanli  delle  campagne  erano  ridotti  alla 
condizione  di  sudditi  e  talora  di  schiavi, 
e  non  godevano  che  de'limitati  diritti  on- 
de fruivano  già  anticamente  sotto  la  do- 
minazione de'signori  e  conti.  Sino  da 'pri- 
mi tempi  della  confederazione  gli  sviz- 
zeri ebbero  degli  alleali,chesul  finire  dei 
passato  secolo  erano  12,  differenti  nelle 
condizioni  e  ne'  diritti.  L'  abbazia  di  s. 
Gallo,padronadi  mollo  territorio  dentro 
e  fuori  della  Svizzera,  avea  alleanza  of- 
fensiva e  difensiva  con  Zurigo,  Lucerna, 
Svillo  e  Glaris:  la  città  o  repubblica  di 
s.  Gallo  con  questi  4  cantoni  e  inoltre  con 
Berna  e  Zug:  ne'Grigioni  la  lega  Grigia  e 
laCaddea,  con  tutti  gli  8  cantoni  più  vec- 
clii:  la  lega  delle  XGiurisdizioni  solamen- 
te con  Zurigo  e  Glaris:  l'Alto  Vallese  con 
tutti  eXIH  i  cauloni:MiilhausenoMuhl- 
iiausen  (città  d'Alsazia  e  una  di  quelle  im- 
periali e  libere,  e  a'  2  marzo  1798  in- 
corporata a  Francia  per  domanda  de're- 
pubblicaui  abitanti,  ora  nel  dipartimento 
dell'Alto  Reno  :  neW'Jrte  di  verificare  le 
date  si  tratta  di  Miilhausen  e  sua  crono- 
logia storica,  già  parte  del  dominio  lem- 


S  V  I 

poiale  del  vescovo  di  Slrasburgo,  e  nel 
i,j23  abbracciò  reiesia)coiiZuiigo,Beina, 
Glaris,  Basilea  e  ScialFusa:  Bieniia  (cillà 
dell'ex  vescovato  basileesCjOia  nel  canto- 
ne di  Beina),conBerna, Friburgo  eSolella: 
JVeucbàleljCon questi  3  cantoni, econ  Lu- 
cerna: Ginevra,dapprin)a  conCerna  e  Fri- 
l)urgo;dopo  la  com  della  riforma  conBer- 
na eZurigo:  il  principe  vescovodi  Basilea, 
signore  di  non  piccolo  paese,  con  7  de'can- 
toni  cattolici,  cioè  Lucerna,  Uri,  Svit- 
to, Untervald,  Zug,  Friburgo  e  Soletta  : 
l'abbazia  d'EngbelbergoEngelbergI),  al- 
lora sovrana  della  valle  untervaldese,  co' 
4cantoni  piùanlicbi:  finahnenteGliersau 
(borgo  industrioso  del  cantone  di  Svilto) 
co'cniiloni  della  delta  abbazia.  Alcuni  di 
(juesli  alleati  aveauo  diritto  di  sulFragio 
nelle  diete sviz7,ere,allri  no.Ciascuiio  di  es- 
si però,  sebbene  fosse  tenuto  e  detto  al- 
leato degli  svizzeri, non  avea,generalmen- 
te  parlando,  a  sperare  aiuto  e  protezione 
che  da  que'cantoiii  co'  quali  avea  stretto 
relativi  trattali.  Ed  ecco  feconda  sorgen- 
te di  confusione  in  più  circostanze.  Il  go- 
verno de'noininali  stali  era  vario. Le  pic- 
cole rupubbliclie  di  s.Gallo,Bienna  e  Miil- 
bausen  erano  aristocratiche;  le  sole  fa- 
miglie patrizie  vi  esercitavano  i  diritti  po- 
litici. L'Alto  Vallese.Ghersau,  leS  leghe 
de'Grigioni  erano  deraocraliche.il  paese 
di  JVeuchàlel  ubbidiva  a  un  principe  e  poi 
al  re  di  l'russia,  il  cui  potere  veniva  li- 
niilalo  da  uno  statuto.  Ginevra  costitui- 
va uno  stato  democratico-rappresenta- 
tivo, quando  più  e  quando  meno  equo, 
l'er  ultimo  il  vescovo  di  Basilea,  l'abba- 
te di  s.  Gallo  e  quello  d'Enghelbeig,  era- 
no giunti  a  con(|uistare  un'assoluta  au- 
torità su'Ioro  sudditi,  e  i  due  primi  ope- 
rarono sovente  da  principi  dispotici.  Gli 
svizzeri  aveano  anche  de' vassalli,  sudditi 
de'Xin  cantoni,  ^'on  intendo  qui  ripar- 
lare degli  abitanti  delle  borgate  e  ville  dei 
7  cantoni  aristocratici;  e  neppure  signi- 
ficare alcuni  distretti  o  comuni,  che  co- 
me la  valledi  Muotta  nel  cantone  diSvit- 
lo,  e  quella  d'Orsera  iu  quel  di  Uri,lro- 


S  V  I  5 

vavansi  al  disotto  degli  altri  nell'  eserci- 
zio de'  politici  diritti,  perchè  tutti  insie- 
me non  erano  molli.  Voglio  quindi  solo 
riportare  parecchi  paesi  che  si  dicevano 
ed  erano  elfcUivamente  sudditi. Questi  fu- 
rono da'cantoni  o  comprati  o  conquista- 
ti a'  signori  che  li  possedevano;  ma  bea 
pochi  appartenevano  a  tutta  la  confede- 
razione insieme.  Non  farò  menzione  dei 
signoreggiati  da  un  solo  cantone,  poiché 
sotio  stati  compresi  ne'medesimi.  1  sud- 
diti o  vassalli  degli  svizzeri  erano  dunque 
i  seguenti. La  Turgovia,  formante  oggidì 
il  XVII  cantone  della  Svizzera,  fu  sino 
dal  1460  suddita  de'y  cantoni  più  antichi, 
dal  1712  in  poi  lo  fu  anche  di  Berna.  Lo 
stesso  dicasi  della  conica  di  Sargans,  uno 
de'distretti  dell'attuale  cantone  di  s.Gal- 
lo,  quanto  a'  padroni  da  cui  era  signo- 
reggiata. La  podesteria  del  Rhinthal,  il 
più  fertile  de'distretti  san-gallesi,  fu  già 
una  conquista  d'Appenzell,  ma  ben  pre- 
sto nel  1 490  dovè  farne  cessione  a'canto- 
ni  di  Uri,  Untervald  e  Zug.  Dopo  la  guer- 
ra di  Svevia,  accaduta  negli  ultimi  i  o  an- 
ni del  secolo  XVI,  ne  furono  messi  a  par- 
te anche  i  primitivi  padroni  appenzella- 
ni;  dopo  il  i  7  i  2  pure  Berna.  Le  podeste- 
rie di  UtziiacheGaster,esistenli  nella  re- 
pubblica di  s.  Gallo,  appartenevano  a' 
cantoni  di  Svitto  e  Glaris.  La  contea  di 
Badenegli  Offizi-LiberineirArgovia, si- 
no alla  guerra  del  Togghenburgo  fatta 
nel  1712,  ubbidivano  agli  8  cantoni  più 
vecchi;  ma  dopo  questa  i  cattolici  ne  ri- 
masero esclusi.  Quasi  lutto  il  resto  del- 
l'A  rgovia,  come  pure  quasi  tutto  il  paese 
formante  il  cantone  di  Vaud,  era  di  Ber- 
na. Le  4  podesterie  di  Schwarzenburgo, 
]Morat,Grandson,  diOrbeeTscherliz  ri- 
conoscevano per  sovrani  i  cantoni  di  Ber- 
na e  Friburgo.  Nella  Svizzera  italiana  le 
podesterie  di  Bellinzona,  Riviera,  e  Ble- 
nio  nel  cantone  Ticino  spettavano  a'  3 
cantoni  più  antichi:  quelle  di  Locarne, 
Valle  RLiggia,  Lugano  e  Mendrisio,  a'  1 2; 
la  Levantina  godcvasi  da  Uri  solo.  La 
sorte  e  condizione  infelice  de'  sudditi  in 


6                       SVI  SVI 

Isvizzera,con  Zscliokke,la  didiiaia  Frati-  Berna,  Bt-riia,  Arclojwlis,  pioleslan- 
ìcìdÌ:  prepotenze,  lij^on,  vessazioni,  clu-  te.  Già  nella  diocesi  di  Losanna,  poi  di 
rezze  erano  i  tialtanienli  che  gli  uomini  Costan/a,  indi  in  parte  di  Sion,  ed  ora  di 
idolatri  della  libertà  facevano  a'ioro  ili  Basilea.  Era  uno  de'3  cantoni  dirigenti, 
{)endenti.  Nel  1798  si  formò  la  Rtpub-  percui  ogni  4  anni  per  un  biennio  di ven- 
hlica  Una  eIncln>isibile,ieQu\la  nel  i8o3  lava  la  città  capitale  della  Confedcrazio- 
(\u\\'Jlto  (ii  niediazione,componendoi\h  ne  Svizzera,  e  sede  della  dieta  generale. 
Confederazionedi  XIX  cantoni  colla  sop-  Ma  in  conseguenza  della  guerra  e  vitto- 
nrcssione  di  tutte  le  sudditanze;  cantoni  ria  liportala  da'canloni  eretici  e  deuio- 
clieneli8i5pel /■'rt//oyrr/(Trt/f;siaumen-  cralici,  contro  il  Sonderbund  o  lega  dei 
laronoaXXlIjil  quale  atto  ricevè  innova-  cantoni  cattolici,  nel  declinar  del  184? 
zioni  dopo  la  guerra  del  Sonderbund, ma  Berna  diventò  unica  sede  del  governo 
quanto  alla  forma  de'governi  cantonali  centrale  e  dell'assemblea  della  Confede- 
io  vado  dicendo  di  quelli  in  vigore  avan-  razione  Elvetica.  Ha  estensione  di  lerrilo- 
ti  tal  guerra,  mentre  delle  modificazioni  rio  maggiore  di  tutti  gli  altri  cantoni,  e 
che  ne  conseguitarono  ne  farò  parola  in  sino  al  1 171)8  era  ancora  [)iìi  vasto  e  il  piti 
fine.  Ora  ritorno  a  Zurigo.  Dice  lo  Scoi-  possente  della  Svizzera.  Fu  poco  dopo 
lijche  nel  144-5  "'orì  il  conte  diSargans,c  smembrato  e  ridotto  ne'4<listrelti  diBer- 
trovandosiborgomastrosemestraleSlrus-  na,  Argovia,  Lemano,  che  divenne  ben- 
sì originario  di  Sargans,  persuase  gli  a-  tosto  cantone  di  Vaud,  e  Oberland  che 
bitanli  a  porsi  in  libertà  e  unirsi  a  Zuri-  neli8o3  fu  riunito  a  cjuello  di  Berna.Nel 
go,  ciò  che  produsse  una  guerra,  perchè  1 8  1  ^  il  congresso  di  Vienna  donò  al  can 
spettava  per  eredità  il  contado  al  baro-  tonedi  Berna, per  indennizzarlo  delle  per- 
ne  Netensi  di  Vallese,  e  con  esso,  vSvitto  dilefitte  perTatlodi  mediazione  deli8o3, 
eGlaris  confederatosi,  ieclan>ò  la  resti-  la  parte  di  là  della  Thiele,che  faceva  una 
tuzionedi  Sargans.  Zurigoalleato  col  du-  volta  porzione  del  vescovato  di  Basilea, 
ca  d'Austria  verme  allcuìanie  pal'i  molli  ed  allora  posseduta  dalla  Francia.  Si  di- 
danni,  finché  per  opera  del  vescovo  di  vide  in  27  baliaggi,  che  contengono  175 
Costanza  si  fece  la  pace.  Ne!  pontificato  parrocchie  dette  riformate,  e  70  caltoli- 
di  Clemente  VII,  l'  eretico  Zuinglio  co*  che.  Il  clero  delle  prime  si  compone  di  5 
suoi  settari  i?»//?^'//V;/a' (A^.)  predicò  e  in-  ministri  della  città  di  Berna,  de'quali  il 
trodusse  nel  cantone  di  Zurigo  i  perni-  i.°è  il  capo  di  tulio  il  clero,  e  di  83  pa- 
ciosi errori  della  supposta  riforma  reli-  stori.  Nella  medesima  vi  è  una  chiesa  con 
giosa,  profanò  le  sue  belle  e  grandi  chic-  curato  cattolico:  la  scuola  de'catlolici  fu 
se,spogliò  gli  altari, usurpò  le  renditeec-  aperta  contribuendovi  la  congregazione 
tlesiasliche  e  commise  altri  eccessi;  on-  dipropagand.iyffZe.L'arislocrazia  hasem- 
de  nel  cantone  la  falsa  dottrina  divenne  pre  distinto  il  suo  governo,il  quale  consi- 
dominante,  così  in  diversi  altri.Neli  798  ste  nel  grande  e  piccolo  consiglio  alternati- 
ei'7qqfu  lealrode'principaliavvenimen-  vanente  retti  da  due  capi  detti  avoyer  o 
ti  bellici,  e  Massena  e  Lecouibe  co'fran-  scultelti,  esercitanti  il  supremo  potere.  I 
cesi,  scorrendo  da  vincitori  la  contrada,  consigli  si  compongono  di  200  membri 
•vi  arrestarono  i  progressi  di  Souwarow  scelli  da  un  collegio  elettorale  fia'cilla- 
e  de'suoi  russi,  riportando  su  loro  e  sugli  dini  eleggibili,  e  di  99  membri  eletti  nel- 
austriaci  una  gran  vittoria,  a'4  giugno  e  le  città  e  nelle  campagne,  porzione  dai 
a'25  settembrei  7qg,  Il  cantone  dividesi  magistrati  delle  città,  parte  da'baliaggi, 
ini  I baliaggi,the formano  65circoli elei-  e  j>arle  dal  gran  consiglio.  Capoluogo  di 
torali;  suoi  coloi  i  sono  il  bianco  e  l'azzur-  cantone  e  di  baliaggio  è  la  grande  e  bella 
ro,  co'quali  soltanto  si  forma  losteuima.  cìllà  di  Berna,  situala  sulla  riva  sini^lru 


S  V  I 

iltiU'Aai'jche  si  passa  su  bel  poiile,ed  è  pò- 
stasopia  una  penisola, difesa  (la  3  iati  eoa 
buone  lòrlificazioni.  Le  strade  assai  pro- 
prie e  regolari  sonooiuale  di  archi  e  por- 
tici lastricali  di  larghe  pietre.  Fra' suoi 
edifizi  la  chiesa  principale  sotto  l'iovo- 
fazione  di  s,  Vincenzo,  è  degna  di  con- 
siderazione; fu  eretta  nel  secolo  XV  e  vi 
si  collocarono  ^o  stendarili  presi  a  Car- 
lo il  Tcmcrano  duca  di  borgogna  nella 
l)attaglia  di  Morat.  E  rimarchevole  an- 
che la  chiesa  dello  Spirito  santo  fabbri- 
cata nel  1704,  ed  inoltre  il  palazzo  pub- 
blico, bel  monumento  gotico  del  secolo 
XV.  Vi  èia  zecca;  il  rinomato  arsenale, 
che  neh  793  conteneva  anni  per  60,000 
soldati, e  4oo  cannoni  di  bronzo;  la  bi- 
blioteca pubblica  ricca  di  libri  e  inss.,con 
bella  collezione  di  tutti  gli  uccelli  della 
Svizzera,  altra  di  medaglie  romane,  gre- 
che e  gotiche,  un  gabinetto  di  monete  e 
medaglie  svizzere,  museo  d'antichità,  ga- 
binetto mineralogico,  giardino  botanico 
ov'è  uu  monumento  in  onore  d'Haller  ce- 
lebre medico  e  poeta,  il  figlio  del  quale, 
commissario  repubblicano  de'  francesi, 
aiuiuuziò  a  Pio  fi  [F .)  la  sua  detro- 
nizzazione e  lo  ricolmò  d'  oltraggi.  Nel 
1  8,54  il  Papa  Pio  IXgenerosamentesocn 
ministrò  scudi  4^00,  per  innalzare  una 
chiesa  cattolica  in  Cerna.  Vi  sono  sta- 
bilimenli  scientifici  e  benefici,  ed  è  pa- 
tria ancora  di  Morel,  Walteville,  Miil- 
ler,  Schenell,  Grouner,  Weiss,  ec.  Il  no- 
me di  Berna  vuoisi  derivato  dalla  voce 
tedesca  ot so,  per  quelli  molti  che  si  tro- 
vavano nel  luogo.  Le  medaglie  e  altre  an- 
tichità scoperte  in  berna,  fanno  suppor- 
re che  il  suo  suolo  fosse  abitato  in  tempo 
degl'imperatori  romani.  iVel  i  174  si  fa 
menzione  di  questa  città  che  allora  co- 
minciavasia  costruire  da  Bertoldo!  V  du- 
ca di  Zaringhen,  e  dicelo  Scolli  che  an- 
dando a  caccia  dichiarò  che  le  avrebbe 
imposto  il  nome  della  1 .'  fiera  che  avesse 
ucciso, e  fu  un  orso  che  in  lingua  tedesca 
dicesì  ber,  in  memoria  di  che  1  bernesi  a 
suo  tempo  ancora  iu  alcuui  luoghi  pub* 


SVI  7 

blici  nudrivano  degli  orsi.  Perloldo  V  fi- 
glio del  fondatore  e  rettore  della  Borgo- 
gna Transiurana,  fece  cingere  di  mura  e 
fosse  le  abitazioni  innalzate  intorno  al 
castello  di  Nydech,  ampliando  anche  la 
città,  che  fu  compita  neh  191,  e  da  esso 
data  in  potere  dell'impero  al  tempo  di 
Federico  11.  Riferisce  Scotti  che  ciò  fece 
per  vendicare  il  crudele  oltraggio  fatto- 
gli da'uobili  bernesi,  i  ({uali  indussero  la 
duchessa  moglie  ad  avvelenare  i  due  fi- 
gli peracquistarsi  colla  mortedi  quegl'iu- 
noceuti  eredi  la  libertà.  Ma  il  duca  fece 
decapitar  la  madre  e  seppellirla  co' figli 
in  Soletta,  con  iscrizione  che  riporta.  Fe- 
derico Il  ne  die  il  governo  a  Ottone  di 
Rauenspurg,  però  i  bernesi  si  resero  li- 
beri e  ottennero  grandi  privilegi.  Indi 
col  soccorso  di  Pietro  conte  di  Savoia, 
si   liberarono  dal  conte    Artmanno   di 
Kiburg  o  Kyburg  nell*  anno  1288  che 
voleva  soggiogarli,  mentre  l'imperatore 
non  poteva  dar  loio  aiuto  per  guerreg- 
giare contro  Papa  Gregorio  IX  in  Italia. 
Riconoscenti  i  bernesi  a  Pietro  per  aver 
sconfitto  l'aggressore,  lo  riconobbero  pei" 
loro  protettore.  Perseverarono  molti  an- 
ni sotlo  la  protezione  di  Savoia,  indi  riac- 
quistata la  libertà furonosul  puntodi  per- 
derla neh  287  per  la  guerra  loro  mossa 
dall'imperatore  Rodolfo  I  d'Habsburg  o 
Absbuigo,  ma  ne  ottennero  la  pace.  Do 
pò  iiltre  guerre  nel  i  353  entrò  nella  sud- 
detta Confederazione  Elvetica,  e  da  quel 
tempo  sempre  più  ingrandì  considerabil- 
mente  il  suo  territorio,  e  neh4i5conqui- 
slò  l'Aigovia,  edificando  poi  quella  parte 
che  dicesi  città  nuova.  Fece  col  duca  di 
Austria  e  con  Luigi  Xi  redi  Francia  un 
trattano  d'alleanza,  il  cui  risultalo  fu  la 
guerra  che  la  Svizzera  sostenne  contro  il 
nominato  duca  di  Borgogna,  che  fu  vin- 
to. Prima  di  questo  tea» pò,  essendo  stalo 
Martino  V  esaltato  al  pontificato  nell'as- 
semblea di  Costanza,  partì  da  questa  cit- 
tà a' 16  maggio  i4'^>  ^  P^'"  Scialfusae 
Caden  giunto  a  Lezburg  o  Lentzburg.che 
avea  supia  ua'alluia  uu  castello  fortili- 


8  SVI 

calo,  fu  com[Jirnentato  da'  tiepulali  tll 
Berna,  che  lo  piegniono  a  volersi  ripo- 
sare per  qualclie  giorno  nella  lorocillà. 
]1  Papa  accolse  benignamente  la  depula- 
zione  e  l'invito,  si  recò  io  Berna  e  vi  di- 
moròi  5  giorni,  ove  i  magistrati  nulla  la- 
sciarono per  rendergli  lutti  i  possibili  o- 
nori.  Martino  V  di  tulio  si  mostrò  sod- 
disfattissimo e  grato  verso  le  grandi  ono- 
rificenze ricevute  dalla  repubblica,  e  con- 
tinuando il  suo  viaggio  perFriburgo  e  Lo- 
sanna, giiuise  a  Ginevra  l'i  i giugno  e  vi 
restò  circa  3  mesi.  Intanto  pervenuta  Ber- 
na ad  allo  grado  di  prosperila,  neliSsS 
sostenne  guerre  contro  lii  nobiltà  ed  i  si- 
gnori vicini.  Nel  1 029  abbandonata  la  fé- 
tie  cattolica,  abbracciò  la  pestilente  dot- 
trina di  Zuinglio,ed  usurpando  le  abba- 
zie e  le  altre  ecclesiastiche  dignità,  furo- 
no predati  gii  allari,abbaltute  e  cancella- 
te le  ss.  Immagini,  e  commesse  allre  em- 
pietà. Continuando  lesueguerre,ingran- 
di  il  lerritoi  io,  che  nel  i  536  aumentòcol 
paese  di  Vaud;  indi  nel  1 55q  s'impadronì 
di  gran  parte  del  contado  di  Ginevra,  e 
successivamente  tolse  al  duca  di  Savoia 
esegnatamenteal  vescovo  di  Losanna  ai- 
tri  terrilorii.  Rimase  così  fino  a' 5  marzo 
1798,  in  cui  dopo  un  fatto  d'armi  san- 
guinoso fu costielta  ad  aprire  le  porte  al- 
l'armata francese.  Allora,  come  dissi,  per- 
de gran  parte  de'suoi  vasti  dominii,  e  nel 
1 799  divenne  sede  del  governo  Elvetico 
sino  al  I  8o3,  epoca  in  cui  la  nuova  costi- 
tuzione federativa  de'XlX  cantoni  fu  po- 
sta in  attivila.  Pel  trattato  di  Vienna  del 
1 8  1 5  la  Francia  cedendo  a  Berna  i  5  ba- 
haggi  di  Porentruy,  Delemont,  Moutier, 
Chaluat  e  Courlelary,  dipendenti  anti- 
camente dal  vescovato  di  Basilea,  l'inden- 
nizzò un  poco  delle  perdite  provate  nel 
1798.  Fra' luoghi  del  cantone  ne  ricor- 
derò 3.  Porentruy, ^lazìosa  città  in  riva 
al  fiume  Halle,  con  vie  spaziose  e  salu- 
berrimo clima,  già  capitale  e  residenza  del 
vescovo  di  Basilea.  Bienna  giace  alla  foce 
delSuzae  sulla  faida  de'monti  Jura,  lun- 
go la  riva  del  lago  da  essa  denomina  tu. 


S  V  I 

Sinodali  3  52, trattasi  quasi  in  libertà  dal 
vescovo  suo  signore,  si  alleò  con  Berna; 
ma  nel  1  3G7  il  vescovoGiovanni  essendo- 
sene per  sorpresa  impadronito,  fece  man 
bassa  d'ima  parte  degli  abitanti;  quindi 
accorsero  Berna  e  Soletta  per  liscattare 
i  principali  cittadini  detenuti  nel  castello, 
che  indi  distrussero  col  fuoco,  e  dierono 
poscia  il  guasto  sulle  terre  del  vescovato. 
Lo  Scotti  opina  che  nel  territorio  sia  e- 
sislila  l'antica  città  d'Aventica,  Aventi' 
c»«i,capodi  tutta  la  Elvezia;  altri  la  chia- 
mano Avanches,  Avanticum,  baliaggio 
cantica  città  svizzera,  ragguardevole  ca- 
pitaledel  paese  degli  elvezi,epoi  sede  ve- 
scovile, situala  sopra  una  collina  presso  il 
lagoMorat,  nominata  dagl'indigeni  TVif' 
fllsburg.  Oggi  è  luogo  di  poco  conio,  e  vi 
passa  la  gran  strada  che  da  INIorat  con- 
duce a  Berna.  Gli  elvezi  la  bruciarono  pri- 
ma di  loro  partenza  per  la  Gallia  Celtica; 
in  seguito  forzati  da  Cesare  a  ritornarvi, 
riedificarono  poche  case.  Vespasiano  la  fe- 
ce rialzare  e  la  chiamò  Colonia  Flavia. 
Commanville  dice  che  fu  sede  vescovile, 
nel  5go  unita  a  quella  di  Losanna:  altri 
vogliono  nel  602,  come  dirò  nel  cantone 
di  fauci.  I  colori  del  cantone  di  Berna 
sono  il  rosso  e  il  neio,  che  colla  figura  del- 
l' orso  nero  in  campo  giallo  formano  lo 
slen)n;ia  cantonale. 

LucEKNA,  Lucerla,  Lucerna,  cattolico. 
Già  nella  diocesi  di  Costanza,  ed  al  pre- 
sente in  quella  di  Basilea,  era  uno  de'  3 
cantoni  dirigenti  e  stali  presidiali,  che  al- 
terna va  con  Zurigo  e  Berna  per  un  bien- 
nio la  sede  della  dieta  della  Confedera- 
zione, nella  città  del  suo  nome  posta  sul 
lago,ed  è  uno  de'piìx  belli  de'cantoni  della 
Svizzera;  di  foima  irregolare,  riceve  una 
moltitudine  di  torrenti,  abbondantissimo 
di  pesce  eccellente,  ma  pericolosa  n'è  la 
navigazione.il  paese  trovasi  interrotto  da 
valli  magnifiche,  che  sono  le  migliori  pia- 
nure della  Svizzera,  con  suolo  assai  fer- 
tile, bei  pascoli  e  copioso  bestiame;  ha  al- 
cunesorgenli  miuerali,con  bagni  frequen- 
tallàsiiuiiil  commercio  è  favorito  da  mul- 


S  V  l 

tebuoneitrade.Si  formò  il  cnulone  dalle 
successive  conquiste  degli  ubiUuili  di  Lu- 
cerna suo  capoluogo,  di  haliai^^io  edi  cii- 
culo.  Questo  cantone  delia  palle  centrale 
dellaSvizzeia,dicui  tiene il3.  posto gerai- 
chico,si  divide  ne'5  baliaggid'Entlibiicli, 
IIochdorf,Luceina,Suisee  eWiliisiku,clje 
conipiendonoiS  circoli.  Il  catlolicismo  è 
stato  dicliiniato  la  religione  dello  slato, 
dalla  costiluzionc  de'29  marzoi8i4,  co- 
lue  (jucllo  che  li  i/ca aloni  per  buona  loro 
ventura  reslati  intatti  dall'eresia,  primeg- 
giò sempre  tra' cattolici  nella  purità  della 
fede  e  nella  costante  osservanza  delle  catto  • 
liche  verità,  perciò  sempre  tenuto  pel  più 
rispettabile  tra 'cantoni  ortodossi.  Vi  è  una 
commenda  Gerosolimitana,  e  molti  con- 
venti e  monasteri  d'ambo  i  sessi.  Il  pote- 
re sovrano  risiede  nel  gran  consiglio  o 
consìglio  sovrano  della  città  e  repubblica 
di  Lucerna, composto  di  100  membri  lutti 
a  vita,  de'cpiali  5o  sono  scelli  dalla  citta- 
dinanza della  della  città,  e  gli  altri  'jodal 
restante  del  cantone.  11  presidente  porta 
il  titolo  di  avTogadore  o  scullctto.  li  gran 
Consiglio  si  raduna  regolarmente  3  voile 
all'anno,  e  può  essere  convocato  slraor- 
dinariamenle  tanto  spesso  quanto  gli  af- 
fari lo  esigano,  dal  piccolo  consiglio  cb'è 
permanente.  Quest'ultimo  consiglio  com- 
posto di  36  membrijScelti  nel  consiglio  dei 
joo,  alla  conferma  del  quale  le  elezioni 
sono  soggette,  e  di  cui  io  membri  devo- 
no necessariamente  essere  presi  fuori  della 
classe  de'borgliesi  della  cillà  di  Lucerna, 
ha  Ira  le  mani  il  potere  esecutivo,  ammi- 
nistrativo e  giudiziario.  Due  sculletli  no- 
minali dal  gran  consiglio,  fra'membri  del 
piccolo,  esercitano  alterualivatnenle  du- 
rante un  anno  il  potere  esecutivo;  in  loro 
assenza  sono  sostituiti  i  i\iìe  più  antichi 
menibri  dello  stesso  consiglio.  Un  consi- 
gliere rinnovato  ogni  anno  fa  le  funzioni 
di  guardasigilli.  Tutte  l'elezioni  si  fanno 
a  scrutinio  segreto  ,  e  alla  maggioranza 
assoluta  de'voli.  Ond'essere  elettore  con- 
viene esser  cittadino,  aver  20  anni  coni- 
pili,  paijar  l'imposta  d'una  proprietà  di 


SVI  9 

400  franchi  almeno.Gii  eleggibili  al  consi- 
glio de' 1  00  devono  avere  a  5  anni  compili, 
pagar  l'imposta  d'una  proprietà  almeno 
di  4ooo  franchi,  o  avere  reso de'servigi  es- 
senziali allo  slato; ond'essere  eleggibile  al 
consiglio  permanente  conviene  inoltre  a- 
vere  3o  anni.  Un  padje  e  un  ljglio,o  due 
fratelli  non  possono  sedere  insieme  nel 
consiglio  permanente,  i  cui  membri  nou 
devono  più  prendere  alcun  servigio  all'e- 
stero. Ho  voluto  dettagliare  a I(|uan lo  que- 
sto governo  cantonale,  come  farò  d'alcun 
altro,  per  dare  un'idea  degli  altri  cantoni 
che  per  1'  indispensabile  brevità  appena 
accenno,  sebbene  nel  sostanziale  variano 
secondo  le  particolari  costituzioni,  proprie 
di  ciascun  cantorie,  e  le  quali  vanno  sog- 
gette a  cambiamenti,  a  tenore  delle  con- 
tingenze de'tempi,come  avvenne  dopo  la 
guerra  del  Sondeibund.La  cillà  di  Lucer- 
na è  bellamente  situala  sul  pendio  d'una 
collina  omonlePilato.all'estremità  dell'in- 
ternamento  dell'imponente  'e  magnifico 
lagoWaldstelles  o  di  Lucerna  ode'Quat- 
tro  Cantoni,  al  quale  si  dà  più  particolar- 
mente il  suo  nome,  nel  luogo  ove  ne  esce 
la  Reiiss;  questa  riviera  la  divide  in  due 
parti  ineguali  riunite  da4  ponti,3  de'quali 
sono  coperti  e  adorni  nelle  volle  di  anti- 
che pitture  istoriche,  tulli  di  magnifica 
esolida  struttura;  il  ponte  di  Hof  è  lungo 
I  38o  piedi.  In  esso  vi  fu  dipinta  la  sto- 
ria elvetica,  ed  i  fatti  popolari  e  palili  av- 
venimenti. In  altro  ponte  poi  sono  dipinti 
i  falli  principali  dell'antico  e  nuovo  Te- 
stamento. La  porzione  più  grande  della 
città,  sta  dal  lato  settentrionale.  E  sede 
delle  principali  aulorilà  del  cantone,  e  do- 
po che  Zurigo  adottò  le  innovazioni  re- 
ligiose acattoliche,  è  divenula  l'ordinaria 
residenza  del  prelato  nunzio  apostolico  del 
Papa  nella  Svizzera.  Dal  1849  ^^  dimoia 
mg.'  Giuseppe  Bovieri  protonotario  apo- 
stolico, colta  qualifica  d'incaricato  d'alfa- 
ri  interino  della  nunziatura  apostolica  di 
Lucerna. E  cinta  da  un  muromerlalo,fian- 
clieggiata  da  piccole  torri;  le  strade  sono 
larghile  e  cortc^liralc  ia  linea,  pulite  e  beu 


i(.  S  V  I 

lastricale,  e  le  case  sono  pure  ben  ful)bii- 
cale  per  lo  più  in  pietra,  tagliata  dal  vi- 
cino monte  d'ordine  del  consiglio  gene- 
rale, e  fVamezzate  da  ainenigiardini.  Tra- 
passa per  la  città  la  via  cliecomunica  l'I- 
talia colla  Gerniania,  pel  s.  Goliardo,  l'os- 
siede  un  liceo  ove  s'insegna  teologia,  fi- 
losofìa, fisica,  matematica,  e  le  lingue  an- 
tiche e  moderne;  il  ginnasio  per  le  bel- 
le arti,  il  seminario  pe'chierici,  la  scuola 
gialnita  di  disegno  e  musica  vocale  e  i- 
strumentale,  il  teatro,  società  scientifica, 
molte  scuole  primarie  e  biblioteche  [)ub- 
bliche.  Ha  pure  un  convento  di  france- 
scani conventuali,  santificato  dalia  pre- 
senza di  s.  Francesco  fondatore  dell'or- 
dine,che  vi  alloggiò;  un  insigne  convento 
dicnppiiccini  con  ricca  biblioteca,  fabbri- 
cato nel  I  579  dalla  liberalità  d'un  segna- 
lato ciltailino  della  nobile  famiglia  Ffyf- 
fer,che  avcndoservito  in  Francia  per  co- 
lonnello, arricchì  la  pietà  degli  accpiisli 
della  milizia,come  leggo neiloScolli. Vi  so- 
no pure  due  monasteri  di  monache,  e  le 
religiose  orsoline  per  l'istruzione  e  edu- 
cazione delle  fanciulle.  Apprendo  anco- 
ra dallo  Scotti  che  nel  secolo  XVI  vi  fu 
aperto  un  collegio  de'  gesuiti  con  chiesa, 
nel  pontificato  di  Gregorio  XI 11,  il  quale 
die  4oo  scudi  d'oro  per  la  libreria;  il  re 
di  Francia  si  obbligò  ad  atmua  pensione, 
e  Filippo  li  re  di  Spagna  gli  donò 6000 
scudi.  Questo  collegio,  che  a'nostri  tem- 
pi rifiorì,  restò  soppresso  in  conseguenza 
della  disastrosa  guerra  delSonderbund,ha 
la  chiesa  sotto  l'invocazione  di  s.  Fran- 
cesco Saverio  edificata  nel  1677.  E'  os- 
servabile e  maestoso  il  palazzo  pubblico, 
diverse  chiese  di  gusto  gotico,  e  la  chie- 
si collegiata  e  parrocchiale  di  s.  Leode- 
gario  nuovamente  ritabbricala  colla  spe- 
sa di  80,000  scudi,  con  sorprendente  or- 
gano composto  da  3ooo  canne.  ÌNana 
Scotti  che  nel  giorno  di  Pàsqua  1 633  in 
5  ore  un  grande  incendio  inceneri  que- 
sta chiesa  matrice  che  conlava  800  anni 
di  esistenza,  non  essendo  riuscito  a  3ooo 
persone  d'impedirlo.  11  senato  ad  appa- 


S  V  I 

gare  il  generale  compianto  ne  ordinò  la 
riedificazione  in  pietra  viva,  in  propor- 
zioni più  grandi  e  maestose.  Fece  costrui- 
re ancora  le  torri  peri  i  campane,  tra  le 
quali  5  grandissime  di  melodiosa  armo- 
iiia,  uè  vi  fu  bcnghese,  benché  povero,  il 
quale  non  contribuisse  spontaneamente 
parte  di  metallo  per  formarle.  Grandio- 
so è  l'arsenale  e  ben  fornito,  in  cui  si  col- 
locarono i  cannoni  che  i  lucernesi  gua- 
dagnarono a  qiie'di  Berna  nel  1 658  alia 
memorabile  battaglia  di  Filinergon.  Vi 
è  la  zecca,  la  Ione  con  l'orologio  pubbli- 
co, il  casino,  il  grande  ospedale,  l'orfano- 
trofio. E'  degno  di  essere  veduto  nell'ar- 
senale il  piano  in  rilievo  di  porzione  dei 
cantoni  di  Lucerna,  Zug  e  Derna,  e  dei 
cantoni  interi  di  Svilto,  Uri  e  Llntervald, 
in  cui  ciascuna  montagna  è  esattamente 
misurata,  ed  ogni  oggetto  posto  distinta- 
mente; opera  eseguita  mirabilmente  dal 
general  Francesco  Luigi  Pfyffer  signore 
di  Wyher,  capolavoro  di  pazienza  che 
il  diiellorio  di  Parigi  voleva  trasportare 
in  questa  città  se  non  cedeva  alle  eiììcaci 
premure  dell'autore.  fS'e  ho  veduto  il  di- 
segno e  l'incisione  eseguiti  neh  777.  Bel- 
lissimi sono  i  passeggi  sulla  ri  va  della Reuss 
e  ne'  dintorni,  e  sopialtutto  dal  lalo  di 
Rrienz  e  del  monte  Pilato.  Le  fabbriche 
eie  manifatture  occupano  un  gran  nu- 
mero d  artefici.  Ogni  settimana  visi  tie- 
ne un  mercato  importante,  come  lo  è  il 
suo  commercio.  In  vicinanza  Irovavasi  il 
convento  di  Berominoli,  ove  fu  eretta  nel 
1470  la  I  .'^  stamperia  che  abbia  esistito 
nella  Svizzera.  Le  rive  pittoresche,  belle 
e  svariale  del  lago,  sono  ricche  di  coltu- 
ra e  di  eleganti  abitazioni,  come  de'fab- 
bricati  di  Kirsisten,  non  che  dalla  casa  e 
biancheggiante  torre  di  Stantzadt,  villag- 
gio  interamente  distrutto  nell' invasione 
francese  del  i  798.  Un'epigrafe  scolpita  sul 
muro  del  cimiterio  indica  che  200  uo- 
mini, 220  donne  e  25  fanciulli  perirono 
sotto  le  baionette  di  sfrenala  soldatesca 
di  quell'epoca  di  terrore.  A  qualche  di- 
sianza, e  vicino  alla  cappella  del  prode 


S  V  I 
A  nioldo  (li  Winskelried  che  si  gettò  sulle 
l.uicie  nemiche,  come  uno  cle'3  fondatori 
delhi  confeilei  azione,  soige  la  tou)ba  di 
1  8  donzelle  morte  in  un  combattimento, 
nel  quale  presero  parte  in  uno  co'fiatelli 
che  dall'  orribile  mass  tcro  difendevano 
la  pnlria.  Egualmente  nel  subuibano  di 
Lucerna  si  vede  un  grandioso  monumen- 
to, innalzato  alle  memorie  de'sempre  fe- 
deli svizzeji  che  morirono  intorno  al  pa- 
lazzo delle  Tuiileries  a' i  o  agosto  1792. 
Da  un  macigno  verticale  si  fece  uscire  la 
imponente  figura  d'un  leone  ferito  dalla 
lancia  e  morente.  Non  avvi  cosa  più  sem- 
plice e  più  caratteristica  ,  inventata  dal 
genio  del  celebre  Thorwaldsen,  ed  ese- 
guita da  Ahorn  scidtore  di  Costanza.  Vi 
si  legge  l'epigrafe:  Helvetioriini  Fichi  ac 
/'irliili.Soiioiì  leone  sono  scolpiti  i  nomi 
degli  udlziali  e  soldati  svizzeri,  che  pei  i- 
rono  in  quella  fatale  giornata,  e  di  quel- 
li che  scamparono  dal  crudele  massacro. 
Il  nome  di  Lucerna  ,  secondo  le  antiche 
cronaclie,  derivò  dalla  luce  d'un  fanale 
elevato  e  posto  sopra  una  Ione  in  mez- 
zo della  riviera  e  in  fine  del  lago  ove  sboc- 
ca l'Orsa, che  serviva  anticamente  di  fa- 
ro e  guida  a'battelli  che  Uscivano  e  en- 
travano nella  città.  Gli  storici  non  sono 
d'  accordo  sull'  origine  di  Lucerna  :  chi 
l'atlribuisceallacasa  d'Auslria,e  chi  a  due 
castelli  eretti  da'  tedeschi  a  ciascun  lato 
della  riviera,  che  furono  forse  le  due  tor- 
ri distrutte  da  Carlo  Magno.  Molti  fau- 
no risalire  il  piincipio  di  sua  fondazione 
verso  la  (ine  del  V  il  secolo,da  certo  Win- 
kard  signore  del  paese,  dal  con  vento  o  mo- 
nastero di  s.  Leodegario  o  Leger,  sulla  col- 
lina appunto  presso  la  quale  s  innalzò  la 
città  nel  progresso.  JN'el  768  Pipino  il  Pic- 
colo die  (juesto  convento  in  uno  a  Lucer- 
na,che  già  avea  titolo  di  città,agli  abbati 
di  Murbach  nell'Alta  Alsazia.  Lo  Scotti 
riferisce,  che  nell'  833  Vigardo  fratello 
di  Ruperto  duca  di  Svevia,  mosso  da  pio 
zelo  [)rese  gli  ordini  sagri,  fece  nella  som- 
mità del  lago  erigere  un  tempio  con  mo- 
nastero in  onore  di  s.  Leodegario  marti- 


S  V  I  1  £ 

re,  della  B.  Vergine,  di  s.  Pietro  e  di  s. 
Maurizio,  e  lo  dotò  di  tutto  il  suo  patri- 
monio, acconsentendovi  l'imperatore  Lo- 
dovico 1  il  Pio  suo  attinente, ed  ivi  abi- 
tò tra'monaci  sino  al  fìnede'suoi  giorni: 
il  monastero  nelle  lettere  di  fondazione 
è  chiamato  Lucerna  o  Luciaria.  In  segui- 
to si  edificò  la  città  nella  pianta  attuale, 
e  il  monastero  fu  fatto  piepositura  e  u- 
nita  poi  colla  giurisdizione  della  terra  al- 
l'abbate di  Murbac,  che  vi  esercitò  la  so- 
vranità,ma  con  restrizioni.  Nel  1 1 80  Cor- 
radoEseinbach abbate diMurbach  e  prin- 
cipe dell'impero, pose  al  reggicnento della 
preposi  tura  e  città  di  Lucerna  il  suo  fra- 
tello Enrico,  sotto  il  cui  governo  molto 
aumentò.  Ollenne  poi  diversi  privilegio 
immunità  dall'impero,  per  cui  concorren- 
dovi d'ogni  parte  gente  ad  abitarla, giun- 
se il  popolo  a  tanto  numero  e  fasto,  che 
mal  si  poteva  ormai  reggere  dagli  abbati, 
e  per  questo  l'impero  ne  assunse  la  pro- 
lezione, lasciando  però  le  rendite  e  l'aui- 
ministrazionedellagiustiziaagli  abbati. Di 
poi  i  lucernesi  ottennero  che  la  chiesa  si 
erigesse  in  prepositura  e  collegiata  di  i  2ca- 
nonici  con  3  dignità, concedeiulule  privi- 
legi Calisto  III,  Sisto  IV  e  altri  Papi,  il 
2°  stabilendo  che  l'elezione  de'canonici  e 
preposto  si  facesse  unitamente  dal  capi- 
tolo e  magistrato  di  Lucerna.  Nel  ram- 
mentato i633  essendosi  bruciata  la  detta 
chiesa  matrice,  restando  illeso  colle  ss.  re- 
liquie il  corpo  di  s.  Dionisio  martire  zio 
di  s.  Pancrazio,  il  senato  di  Lucerna  la 
riedificò  magnificamente,  onde  il  nunzio 
Scotti  per  memoria  vi  pose  due  iscrizio- 
ni,in  cui  sono  ricordati  Urbano  Vili  e  il 
nipote  cardinal  Barberini,  Helveline  Pro- 
Ic'Ctore.  L'imperatore  Piodolfo  I  d'IIabs- 
burgo  cede  all'  abbate  di  Murbach  4  vil- 
laggi inAlsaziacou20oo  marchi  d'argento, 
cillinchè  si  estinguessero  i  debiti  contratti 
dall'abbazia;  di  che  furono  malcontenti  i 
lucernesi,  perchè  l'abbate  cede  all'impe- 
ratore il  ilominio  di  Lucerna,  riservan- 
dosi pai  tedi  giurisdizione,  avendo  goduto 
sottogli  abbati  molli  privilegi  ed escuziùui. 


li  SVI 

Altri  alliiijuiscono  l'operato  di  Rotlolfo 
1  al  figlio  Alberto  I,  e  iiitnaiio:  clie  niorlo 
nel  I  2C)  I Uodolfu  1  d'IIabsbuigo,  il  suo  fi- 
glio e  successore  Alberto  1  d' Austria, a- 
veiido  molti  figli  e  volendoli  provvedere 
di  onorevoli  slati,  deterininòdi  costituire 
dell'Elvezia  un  ducato  per  uno  di  essi,  ed 
a  tale  elFetto  nel  1807  cede  all'abbate  di 
Murbach  Gìvilier  e  altri  luoghi  d'Alsa- 
zia e  all'abbazia  più  vicini,  ed  io  permuta 
ricevè  Lucerna,  colla  condizione  di  con- 
servarle lutti  i  privdegi  di  cui  godeva  sot- 
to i  suoi  primi  signori;  i  luceruesi  fecero 
ogni  sforzo  per  opporsi  a  tale  accordo, 
luadovetlerocederealla  potenza  d'Alber- 
to I.  Frattanto  neh  3  i4  si  competerono 
l'impero  Lodovico  V  il  Bavaro,  e  Fede- 
rico III  il  Dello  duca  d'Austria,  col  quale 
guerreggiando  i  cantoni  d'Uri,  Svitto  e 
Untervald, fecero su'luceruesi,  come  sud- 
diti austriaci,  frequenti  scorrerie  e  botti- 
no. Vedendosi  Lucerna  non  difesa  da'suoi 
signori,  esposta  di  continuo  alle  conse- 
guenze della  guerra  che  ardeva,  per  l'e- 
sempio de'successi  de'detti  3  cantoni  con- 
federati, si  risvegliò  negli  abitanti  l'amore 
naturale  dell'indipendenza  e  di  sottrarsi 
dalla  dominazione  austriaca.  Dipendendo 
prima  quanto  alla  giurisdizione  dell'alta 
polizia  dall'abbazia  di  Murbach, e  sempli- 
cemente dall'impero,  i  lucernesi  contava- 
no sulla  fede  d'un  antico  trattato  conclu- 
so coll'abbale,  il  quale  avea  promesso  di 
giammai  alienare  i  suoi  diritti  sopra  di  lo- 
ro, senza  averne  il  consenso, ed  in  vece 
eseguì  di  propria  autorità  la  narrata  ces- 
sione. Anche  per  questo  i  lucernesi,  stan- 
chi dalle  ostilità  cui  erano  esposti ,  con- 
clusero una  tregua  co'  3  cantoni, cou  gra- 
ve rammarico  de'loro  signori,  che  inutil- 
mente li  prevennero  delle  conseguenze  di 
questa  associazione.  Volendo  essi  prende- 
re delle  precauzioni  contro  i  lucernesi , 
questi  le  scuoprirono,  e  dopo  essersi  nel 
i332  impadroniti  delle  porte,  licenziaro- 
no il  governatore  e  costrinsero  i  partigia- 
ni a  Lisciare  il  paese,  per  aver  colle  prin- 
cipali famiglie  tramalo  in  favore  dell'iui- 


S  V  I 

pero.  Quindi  nella  vigilia  di  s.  INIartino 
(o  deli33r)  come  vuole  Scolli),  si  colle- 
garono perpetuamente  in  lega  co'3  can- 
toni, che  pe'primi  aveano  scosso  il  giogo 
della  dipendenza  straniera;  lega  che  poi 
si  chianìò  de' quattro  Cantoni  Selvaggi, 
tra'qualiebbe  \\  i."  luogo  Lucerna.  In  ve- 
ce però  di  adottare  il  governo  democra- 
tico istituito  presso  i  loro  confederali, pre- 
ferirono r  aristocrazia,  ma  con  qualche 
modificazione  repubblicana.  D'allora  ia 
poi  Lucerna  salì  in  potenza  e  splendore; 
fudessa  che  nel  i352  impadronitasi  del 
castello  d'Habsburg  o  Absburgo  nel  can- 
tone d'Argovia,  culla  avventurosa  di  casa 
d'Austria, lo  distrusse  quasi  interamente, 
e  riunì  la  contea  cui  dava  il  nome  al  suo 
cantone.  Inoltre  i  lucernesi  contribuiro- 
no possentemente  nel  i  386  al  successo 
luminoso  della  battaglia  di  Sempach,con- 
quislarono  tosto  il  territorio  che  forma 
il  loro  cantone,  e  nel  1479  acquistarono 
tutti  i  diritti  esercitati  su  di  loroda'ca- 
nonici  di  s.Leodegario.  Da  tal  epoca  il  go- 
verno cadde  a  poco  a  poco  fra  le  mani  d'uà 
piccol  numero  di  famìglie  nobili  o  patrizie, 
ed  i  paesani  divennero  sudditi  della  città; 
questa  oligarchia,contro  cui  si  rivoltarono 
nel  I  764, durò sinoal3  i gennaio»  798,  nel 
quale  i  consigli  diLucerna  procurarono  da 
loro  slessi  lo  stabilimento  d'una  nuovaco- 
slituzione  sulla  base  dell'eguaglianza  dei 
diritti,  e  poco  dopo  fu  accettala  la  nuova 
costituzione  che  la  repubblica  francese 
die  alla  Svizzera.  Sorpresa  dalle  milizie 
de'piccoli  cantoni  a'3o  aprilei798.  Lu- 
cerna fu  occupata  nel  dì  seguente  da'fraa- 
cesi,  che  nel  settembre  vi  stabilirono  la 
sede  del  governo  repubblicano  unitario 
elvetico  che  conservò  per  8  mesi.Neli8o2 
questa  città  fu  il  centro  della  guerra  ci- 
vile, che  scoppiò  nellaSvizzera,  e  neli83o 
adottò  il  governo  rappresentativo.  Lucer- 
na vanta  non  pochi  uomini  celebri  e  il- 
lustri, non  che  difensori  degl'interessi  del- 
la religione  e  della  Chiesa.  Uno  di  questi 
fu  l'infelice  Giuseppe  Leu  d'Ebersoll,  che 
per  la  sua  pietà,  carità,  seuuo  e  popolare 


S  V  I 

eloquenza,  acquistò  ben  presto  grnntle  in- 
fluenza nel  cantone.Qualemppieseiilanle 
al  gran  consiglio  comparve  la  i. "volta  nel 
i<S3r,ed  in  conseguenza  cle'polilici  avve- 
nimenti diFrancia,peiclièalcantoneerasi 
(lata  una  costituzione  rappresentativa  tle- 
niocialica.  Indi  contribuì  t'ortcmente  alla 
reazione  del  1840,  quando  il  popolo  lu- 
cernese  si  sollevò  in  difesa  dello  religione 
cattolica,  minacciata  dal  governo  rivolu- 
zionario, e  per  sostenerla,  Leu  rientrato 
nel  gran  consiglio,  propose  di  ristabilire 
l'antica  costituzione. Ottenne  gloriosa  vit- 
toria, ma  si  rese  bersaglio  dell'odioe  delle 
calunnie  de'suoi  avversari,  cbe  barbara- 
mente lo  assassinarono  nel  luglio  i84''- 
Più  di  10,000  persone  assisterono. pian- 
gendo la  perdita  del  loro  padre,  a'fiine- 
rali  nella  chiesa  d'  lIoclKlorf;  meritò  il 
compianto  di  lutti  i  buoni, ed  un  artico- 
lo necroiogico  col  ritratto  nell'  Album  di 
Roma  1. 1  2,p.  2  56.  Esiste  una  convenzio- 
ne tra  la  repubblica  di  Lucerna  e  la  s.  Se- 
de, elle  liporto  a  Svizzera  guardia  ponti- 
fici a, per  somministrare  la  i.'allaa.'gli  uo- 
mini che  la  compongono.  Per  privilegio 
di  Pio  IV  la  repubblica  nomina  al  l^apa 
Sindividui  lucernesi,onde  scegi  iere  il  capi- 
tano per  tale  corpo.  Inoltre  la  repubblica 
raccomanda  alPapa  altri  lucernesi pe'gra- 
di  di  tenente  e  sottotenente  per  la  stessa 
guardia,  i  quali  ufliziah  come  il  capitano 
devono  esclusivamente  essere  sempre  cit- 
tadini di  Lucerna;  ed  il  capitano  è  tenuto 
tare  annualmente  alla  repubblica  la  re- 
lazione di  sua  amministrazione.  Lucerna 
<lunque  gode  l'onorevole  prerogativa  di 
fornire  i  custodi  della  venerata  persona 
del  supremo  Gerarca  della  chiesa  catto- 
lica e  della  sua  ordinaria  residenza.  Ap- 
prendo dagli  Annalidellf  scienze  irtigio- 
5e,serie  1.',  t.  4,  p- 1  35,  la  fondazione  in 
Lucerna  dell'accademia  di  s.  Carlo  Bor- 
romeo. Nel  I  846  im'eletta  schiera  di  bra- 
vi cattolici  con  alla  testa  l'illtrslreSiegwar- 
Miiller  l'istituirono,  col  santissimo  scopo 
d'intraprendere  un'opera  del  più  grande 
iulercsse  per  la  dil'esa  di  nostra  s,    rcli- 


S  V  I  1 3 

gionene'paesì della  Confederazione  Elve- 
tica. Pertanto  si  propose  adunare  quanto 
<li  meglio  per  iscienza  e  per  sentire  cat- 
tolico si  rinviene  nella  Svizzera,  onde  con 
forze  unite  applicar  l'animo  a  proteggere 
e  coltivare  gli  studi  e  le  arti  perchè  ser- 
vino all'avanzamento  del  callolicismo  in 
queste  contrade.  L'accademia  si  stabilì  in 
Lucerna,  sotto  gli  auspioii  e  nello  spirito 
di  s.  Carlo,  decretando  che  si  componesse 
di  5o  svizzeri  cattolici, e  di  membri  or- 
dinari, straordinari  e  onorari  di  numero 
illimitato  e  di  qualunque  paese.  Chiamò 
per  diritto  i  .°men)bro  onorario  il  nunzio 
apostolico,  ed  egualmente  oiioinri  tulli 
i  vescovi  di  Svizzera;  e  dichiarò  che  non 
prima  di  averne  conseguita  l'approvazio- 
ne ecclesiastica,  e  non  prima  d'essersi  ot- 
tenuta quella  della  s.  Sede  potesse  inco- 
minciare le  sue  adunanze.  Alla  lettera  che 
il  presidente  e  il  consiglio  diressero  il  5 
maggio  1846  a  Gregorio  XVI,  per  l'ap- 
provazione de'suoi  proponimenti  e  sta- 
tuii, il  Papa  ne  provò  gioia,  lodando  la 
nobile  intrapresa  ;  dalla  quale  apparirà 
come  nel  mezzo  delle  più  violente  contrad- 
dizioni dell'irrequieta  eresia,  si  mantiene 
vivo  in  Lucerna  quel  fuoco,che  viene  ali- 
mentalo dalle  ispirazioni  delle  verità  cat- 
toliche.Si  dichiara  nella  leltera,che  quan- 
tunque le  porle  dell'inferno  non  preva- 
leranno  giammai  sulla  Chiesa,  lutlavolla 
per  opporre  alla  menzogna  e  all'empia 
seduzione  un  salutevole  antidoto  al  ve- 
leno, Irovossi  opportuno  che  il  senno,  lo 
zelo  e  l'erudizione  de'cattolici  vi  attenda 
d'uno  spirilo  solo.  Si  ricordò  l'insigne  di- 
vino favore  pel  quale  in  una  guisa  vera- 
uìenle  mirabile  salvò  da  morte  i  cantoni 
cattolici,  donde  la  Confederazione  Elve- 
tica trae  l'origine,  e  li  fece  trionfare  dei 
Rjrenti  nemici  protestanti;  per  cui  renden- 
do grazie  a  Dio,si  protestò  immanchevo- 
le fiidellà  alla  Chiesa,  e  di  porre  a  suoo- 
nore  e  alla  gloria  di  Dio  ogni  potenza 
d' ingegno  e  d'animo,  eziandio  per  l'in- 
cremenlo  della  religione  cattolica  nella 
patria  Svizzera;  implorando  che  la  s.  Se- 


i4  s  V  I 

de  santificasse  e  benedisse  l'isUtuto,  per- 
fliè  riuscisse  vernmente  cattolico  e  pro- 
fittevole. Morto  il  r. "giugno  il  Papitjil  re- 
giiantesuccessorePio  IXa'4luglio  rispo- 
se con  grazioso  e  onorevole  breve,  ripor- 
tato da'delti  Annali,  lodando  altamente 
e  incoraggiando  un'opera,  che  tanto  ri- 
pi  ometteva  a  cpiesta  minacciata  porzione 
di  fedeli.  Lo  stemma  del  cantone  si  for- 
ma unicamente  de'colori  azzurro  e  bian- 
co, come  Zurigo,  ma  con  diversa  dispo- 
sizione. Merita  una  parola  Scinpach,^\c- 
cola  città  del  cantone,  sulla  riva  orien- 
tale del  pescoso  lago  di  egual  nome,  ca- 
poluogo di  circolo,  a  pie  d'un;»  collina  a- 
lìieiia.  E'  memorabile  per  la  famosa  e  san- 
cuinosa  balla£;!ia  combattulta  ne'suoi  din- 
toiiii,  e  vinta  dagli  svizzeri  sopra  Leopol- 
do duca  d'Austria  a'c)  luglio  t  386;  vi  re- 
stò ucciso  con  676  tra  principi  e  titolali, 
molti  de'quali  portavano  corone  sugli  el- 
mi, il  che  servai  a  nobilitare  la  vittoria  dei 
collegati.  I  vincitori  passarono  quindi  a 
vendicarsi  di  quelli  che  gli  aveano  mole- 
stati, prendendonei  castelli  e  smantellan- 
done le  rocche  ;  e  così  fu  consolidata  la 
libertà  elvetica.Sul  luogo  della  pugna, per 
eterna  rimembranza, fu  eretta  una  cap- 
pella, destinata  a  celebrare  l'anni  versa- 
rio  di  tale  rinomata  vittoria. 

Uri,  Pagns  Uriensìs,  Uria,  cattolico. 
Già  nella  diocesi  di  Gostanza,  ed  attual- 
mente di  Coiia.  Cantone  della  parte  cen 
trale,  tra  le  Alpi  Lepontine,  formato  da 
parecchie  valli  laterali  che  mettono  capo 
in  una  glande  vallea,  la  quale  apresi  sul 
lago  di  Waldsleltes  o  de'Quattro  Canto- 
ni per  la  comunicazione  che  ha  con  essi, 
e  nell'estate  straordinaria  n'è  la  vegeta- 
zione. 11  governo  offre  una  democrazia  pu- 
ra: il  potere  supremo  sta  nella  landesge- 
meinde,  checomponesidi  tutti  gli  abitanti 
d'età  maggiore  di  20  anni; e  quest'assem- 
blea fa  leggi  e  nomina  alle  magistrature 
del  paese,  essendo  presieduta  dal  landa- 
manno  in  carica,  nome  che  Scotti  quali- 
fica presidente  del  paese.  Vi  sono  i  con- 
sigli semplice, doppiojcd  ebdomadario.  Il 


S  V  l 

clero  è  presieduto  dal  vicario  generale,  e 
furma  uno  degli  esarcati  di  Waldstetles; 
ogni  comune  è  in  libertà  di  lurmarsi  unii 
scuola.  Uri  è  diviso  in  due  distretti  o  tag- 
weu.  Uri  ed  Ursero:  suo  capoluogo  è  Ali- 
dorf,  Allor/iiini,  borgo  considerevole  si- 
tuato in  ima  valle  profonda  e  ristrettali' 
piedi  d'alte  montagne,  i  cui  passaggi  so- 
no difilcili,  ad  un  4''di  lega  sopra  il  lago 
de'Quattro  Cantoni, nel  luogo  ove  ilReuss 
si  getta  nel  lago,  sulla  strada  del  s.  Got- 
tardo, servendogli  di  riparo  una  foresta 
di  abeli.  In  gran  parte  è  assai  bene  rico- 
struito, con  laighe  strade  e  case  in  gene- 
rale belle  e  grandi,  contenendo  anche  il 
bell'arsenale  del  cantone, ed  un  vasto  ma- 
gazzino di  grano  eretto  nel  lySS.Ha  una 
fabbrica  per  tagliare  e  pulire  il  cristallo, 
che  abbondantemente  si  trova  nelle  con- 
viciue  montagne.  Vedesi  la  bella  chiesa 
parrocchiale  di  s.  Martino,  il  palazzo  pub- 
blico edificato  con  buon  gusto,  il  conven- 
to de'  cappuccini  eretto  di  nuovo  con  bi- 
blioteca. Una  fontana  mostra  il  luogo  del 
tiglio, sotto  il  quale  stava  il  figlio  del  fa- 
moso suo  concittadino  Guglielmo  Teli, 
allorché  questi  fu  costretto  di  abbattere 
con  una  balestra  il  pomo  postosulla  te- 
sta del  fanciullo,  di  che  riparlerò  poi. Un' 
altra  fonte  segna  egualmente  il  luogo  ove 
si  stette  il  padre.  In  mezzo  al  borgo  vi  è 
una  torre  ornala  di  pitture  in  onore  di 
Teli,  e  pel  quale  Altdorf  si  considera  co- 
me la  culla  della  libertà  elvetica.  Si  ve- 
dono ancora  le  rovine  della  fortezza  che 
l'imperatore  Alberto  1  d'Austria  vi  avea 
fatto  ftibbricare,  onde  tener  in  freno  gli 
abitanti.  Altdorf  è  pure  il  deposito  delle 
merci,  che  vanno  pel  s.  Gottardo  nella 
Svizzera,  o  che  per  questa  strada  sono  spe- 
dite in  Italia  ,  come  ili.°  cantone  che  si 
trova  passando  dall'Italia  in  Isvizzera.  I 
suoi  dintorni  sono  piacevoli,  e  ricoperti 
di  numerosi  giardini  e  case  di  delizia.  Rac- 
conta Scotti,  che  alcuni  popoli  di  Fran- 
cia nominati  taurisci, cacciali  vlal  loro  pae- 
se, in  questo  vennero  ad  abitare  ;  e  che 
Narsele  dopo  ruccisione  di  Tolila  redo' 


S  V  I 

goli,  mandò  parie  tli  quelli  eli*  ciiino  n- 
vanznti  alla  strage  ad  ahitare  co'lnurisci 
olire  le  Alpi.  Si  vuole  che  il  nome  del  can- 
tone derivi  da'  laurisci,  e  perchè  i  lori  o 
tauri  selvaggi  o  buffali  sono  pur  detti  uri, 
onde  poi  formò  io  stemma  colla  fronte  di 
tale  quadrupede, appellandosi  que'dome- 
slici  berne>i  uren.  Quando   la   bandiera 
principale  del  cantone  s'inalberava  perla 
guerra,  in  vece  di  tromba  si  suonava  un 
corno  di  toro  domestico,  e  con  suono  or- 
ribile chiamava  le  genti  a  marciare  pel 
combattimento,  ed  il  suonatore  dicevasi 
toro  d'Urania,  vocal>olo  col  quale  alcuni 
appellano  questo  cantone.  L'imperatore 
Lodovico  II  die  questo  territorio  in  dote 
al  u)onastero  delle  monache  da  lui  eretto 
in  Ztu  ii^o  nell'853,  di  cui  la  sua  figlia  Hi- 
tlelgarde  fu  abbadessa  iìnchè  visse.  Per- 
ciò rinjase  sempre  sotto  la  protezionedel- 
l'impero,  e  gì'  imperatori  vi  mandavano 
governatori  per  amministrare  la  giusti - 
7Ìa.  Durò  siffatto  governo  e  unito  al  mo- 
nastero di  Zurigo,  (ìnchè  Adolfo  conte  di 
Nasisau  e  Alberto  I  d'Austria,  nel  i2f)i  per 
morte  di  Rodolfo  1  si  conlesero  l'impero, 
essendo  entrambi  eletti  da  una  parte  de' 
discordanti  elettori.  Per  questi  dispareri 
molli  nobili  d'Uri  insieme  col  governa- 
tore imperiale  parteggiarono  per  Alberto 
I, mentre  il  popolosi  dichiarò  perAdolfo, 
onde  contro  di  esso  furono  presi  di  sde- 
gno i  j)rincipi  d'Austria, ed  il  govei nato- 
le co'nobili  si  sludiaronodi  privarlo  della 
bberlà.Da  ciò  nacquero  ci\iliconte'e,nu- 
drile  da' principi  partigiani,  finche  nel 
I  3  1 4  cacato  nuovamente  l'impero, insor- 
sero a  contrastarlo  Federico  111  il  Dello 
duca  d'Austria  e  Lodovico  Y  il  Da^'nrOy 
il  I .  favorito  dal  governatore  GeleroGes- 
sler  e  da'nobili,  il  ^.''da'popolani,  i  quali 
oltraggiali  congiuraronodi cacciare  il  go- 
vernatore e  i  nobili  fautori  di  casa  d'Au- 
stria, da  essi  semj)re  avversala.  Il  gover- 
natore ebbequalche  indizio  della  trama, 
o  sospettandola,  per  chiarirsi  trovò  il  ri- 
piego orgoglioso  di  erigere  in  mezzo  alla 
piazza  d'Alldorf  un'  asta  con  sopra  il  suo 


SVI  .  ) 

c.Tppcllo  (altri  dicono  quello  ducale  d'AI- 
bt  rio!, anticipando  il  famoso  a  vvenimeu- 
lo),  fdcendo  gridare  da  un  banditore,  che 
ciascuno  passando  l'onorasse  come  fosse 
la  persona  sua,  e  pose  osservatori  a  no- 
t;ire  chi  ubbidiva  o  no,  onde  conoscere 
gli  avversari  e  pai  tigiani  del  competitore, 
e  così  intimorirli.  Tra  gli  altri  vi  passò 
avanti  Guglielmo  Teli,  di  Burgliau  luo- 
go delcanlone  d'Uri,  egenero  di  Gualtie- 
ro Furst,  il  quale  non  potendo  celare  il 
sentimento  di  disprezzo  che  nell' anim.o 
iiifondevagli  tal  vessazione,  non  volle  o- 
norare  quel!'  insegna.  Il  governulore  si 
persuase  che  fosse  un  avveisario  congiu- 
rato, montò  in  furia  e  lo  fece  arrestare. 
Temendo  poi  che  gli  f  )sse  rapito  dagli  a- 
mici,  volle  condurlo  egli  slesso  nel  suo  ca- 
stello di  Kusnacht,  carico  di  catene.  Im- 
Itarcalosi  con  lui,  il  battello  che  li  coudu- 
cevacra  giunto  dinanzi  Grutli,ov'eia  co- 
minciata la  congiura,  quando  uno  di  que' 
venli  impetuosi  che  turbano  spesso  la  na- 
vigazione di  quel  Iago,avendo  eccitata  fie- 
ra tempesta,  il  governatore  si  vide  co>lret- 
to  d'affidar  la  sua  vita  a  quegli  slesso  di 
cui  avea  risoluto  la  perdila.  Conoscendo 
la  sua  forza  e  la  sua  perizia,  gli  fece  to- 
gliere i  ferri;  e  Teli  ad  onta  della  burra- 
sca polècondurrcil  battello  presso  un  luo- 
go detloPlalten,  in  cui  un  masso  sporgen- 
te.che  chiamasi  ancovaWSallodi  Giigliel- 
ino  Teli,  gli  permise  di  balzar  sulla  riva 
e  di  porsi  in  sicuro, intanto  che  respingen- 
do il  battello  lasciava  il  nemico  governa- 
tore esposto  al  maggiore  pericolo.  Egli 
scampato  in  lai  modo  traversò  il  territo- 
rio di  Svilto.  Anche  Geler  ebbe  la  buona 
sorle  di  salvarsi;  ma  siccome  per  giunge- 
re a  Kusnacht  passò  per  un  sentiero  nel 
fondo  delle  rupi,  Teli  che  per  caso  si  tro- 
vò a  tiro,  gli  scoccò  una  fi  eccia,di  cui  morì 
sull'istanle.  A  questa  storia,  la  cui  vera- 
cità non  è  dimostrata,  si  aggiunse  quella 
del  pomo,  che  akiuii  dichiarano  impro- 
liabile;  lutlavolta  questa  ancora  è  ripor- 
tala dal  nunzio  Scolli,  senonchè  fa  pre- 
cedere la  scgucnle  alla  precedente  nar- 


iG  S  V  I 

intiva.  Secondo  essa,  irritato  Gelei"  per 
la  mancanza  di  rispello  di  Teli  al  cappel- 
lo, e  sapendo  eh'  era  oUirao  arciero,  Io 
condannò  a  geltare  culla  balestra  al  [."col- 
po un  pomo  dal  capo  del  suo  proprio  fi- 
glio. L'eroe  della  libertà  elvetica  ebbe  la 
sorte  di  colpire  a  segno  che  portò  via  il 
pomo  nello  senza  nocumento  del  figlio. 
Dopo  tale  tirannica  prova,  essendosi  ac- 
corto il  governatore  che  il  pento  bei  sa- 
gliere  teneva  nascosta  altra  freccia,  gli  do- 
mandò che  uso  voleva  farne.  Rispose  ar- 
dilamenle  Teli:  L'avea  presa  per  trafig- 
gerti, se  avessi  avolo  la  mala  sorte  d'uc- 
cidere mio  figlio.  Gli  storici  discrepanti 
ne'due racconti,  mentre  altri  li  ligettano, 
convengono  che  Teli  uccise  colla  freccia 
il  governatore,  e  che  presso  detto  sco- 
glio fu  per  memoria  eretta  una  cappella, 
con  pilltu'e  istoriate  del  tragico  fitto.  Di 
pili  sembrano  pure  convenire,  che  Teli 
dopo  la  morte  di  Geler  andato  a  S  villo,  si 
abboccò  con  StaulTalheno  Stafltero  Ver- 
nerò di  SlaulTach,  anch'egli  gravemente 
oltraggiato  dall'estinto, e  narratogli  l'ac- 
caduto, l'esortò  a  unirsi  a  lui  per  liberare 
le  loro  patrie  oppresse  dal  giogo  monar- 
chico. Giovò  alle  persuazioni  di  Teli  l'av- 
venuto poc'anzi  a  Unlervald,  dove  pure 
il  governatore  pe'suoi  tirannici  modi  era 
slato  ucciso  da  un  popolano  di  Atzlen,  e 
riunitisi  a  questo,  tutti  e  tre  nel  giorno 
di  Natale  deliberarono  nel  prato  di  R.ut- 
"w  ile,presso  il  castello  de'signori  di  Laud- 
bergh,  dipoi  distrutto  da'paesani,  la  sol- 
levazione de'ioro  cantoni,  rimettersi  in  li- 
bertà e  collegarsi  perpetuamente  a  comu- 
ne difesa.  Pertanto  stabilirono  di  adope- 
rarsi ciascuno  a  tale  etTetto  nel  proprio 
cantone,come  avvenne. Imperocché  esclu- 
si dal  potere  i  nobili  partigiani  dell'  Au- 
stria e  uccisi  i  loro  prefetti,  ebbe  luogo 
iieli3i5  secondo  Scolti  la  lega  tra  Uri, 
Svitto  e  Unlervald,  d'onde  prese  origine 
la  libertà  elvetica  e  la  grandezza  di  sua 
repubblica  ;  origine  che  superiormente 
col  consigliere  Franscini  riportai  al  i  3o3; 
ed  altre  notizie  sulla  rivoluzione  e  da  chi 


S  VI 
operata,  le  descriverò  dipoi  ne'cenni  sto- 
rici e  generici  sulle  diverse  e  principali  vi- 
cende poliliche  della  Svizzera,  e  che  l'af- 
fare della  freccia  di  Teli  avvenne  a'  i  S 
novembre  i  807. Ripeto  che  nelle  date  gli 
storici  sono  discordi,  gli  uni  attribuendo 
l'avvenimento  sotto  l'impero  d'Alberto 
I,  altri  a  tempo  di  Federico  III  il  Bello. 
Bensì  all'epoca  di  quest'ultimo  ebbe  luo- 
go la  f  imos  1  Itattaglia  di  Morgarlen,  pres- 
so la  riva  orientale  del  lago  Egeri,  sul  li- 
mite de'  cantoni  di  Svillo  e  di  Zug,  ove 
a'i5  novembrei3i5  i  primi  congiurali 
svizzeri,  in  numero  di  soli  i  3oo.  riporta- 
rono strepitosa  vittoria  sopra  20,000  uo- 
mini comandali  da  Leopoldo  d'Austria 
terzogenito  d'Alberto  I,  la  (juale  conso- 
lidò la  libertà  della  Svizzera.  Sembra  che 
Teli  vi  prendesse  parte,  e  che  morisse  più 
lardi  neli3Ti4  iu  Bringhen.  La  storia  di 
Guglielmo  Teli  è  stala  argomento  di  par- 
recchie  opere  letterarie,  e  fra  le  altre  d'un 
romanzo  di  Florian,  d'  una  tragedia  di 
Lemierre  ealtra  di  Schiller.  Inoltre  Mor- 
garlen fu  teatro  d'un  combattimento  fra* 
francesi  e  gli  svizzeri  nel  1798, e  di  altro 
fra' francesi  e  gli  austriaci  nel  1799.  Lo 
stemma  di  Uri  si  forma  de'colori  nero  e 
giallo,  e  della  testa  d'ur  loro  selvaggio  o 
buffalo  di'  1'-.  nero,  con  anello  che  gli  pen- 
de dal.  :  narici,  !t  fjuale  è  posta  io  cam- 
po gia'o. 

SviTTO  o  ScHwiTz,  Svìtìa,  Suitia,  Sui- 
ti uni,  calloWco.  Nella  diocesi  di  Coirà,  can- 
tofie  della  parte  centrale,  coperto  di  mon- 
tagne che  lo  percorrono  per  tulli  i  versi, 
pure  non  vi  hanno  ghiacciaie,  ne  la  neve 
vi  cade  che  sul  finir  d'autunno.  Il  clima 
ei!  suolo  convengono  meglio  a'pascoli  che 
all'aratro,  e  la  principale  sua  ricchezza 
consiste  ne'  bestiami.  Il  suo  governo  offre 
una  democrazia  pura:  il  potere  legislati- 
vo risiede  nella  landesgemeinde  o  assem- 
blea del  paese,  che  componesi  di  tutti  i 
cittadini  d'età  maggiore  di  16  anni,  e  che 
si  aduna  ogni  due  anni;  i'  potere  esecu- 
tivo, il  giudizio  io  ultima  istanza  e  gli  af- 
fari di  amministrazioDC  sono  di  compe- 


S  V  I 

lenza  del  consiglio  tiij)li(:e,  composto  «li 
270  menfibri,edel  consiglio  «lei  paese  for 
malo  da  Go  membri.  Il  consif^Iio  dupli 
ce esei  cita  l'alta  giustizia  criminale;  il  tri- 
bunale di  cantone  giudica  in  istanza  me- 
dia tra'ti'ibunali  didistrello  e  il  consiglio 
triplice.  Un  landamanno,  eletto  ogni  due 
anni  dall'  asseaibleu,  presiede  a'  diversi 
consigli.  11  vicario  generale  del  vescovo 
sta  alla  testa  del  cleio.Vi  sono  7  distretti, 
e  gli  abitanti  sono  vigorosi  e  ben  fatti.  Ca- 
poluogo del  cantone  e  del  distretto  del  suo 
nome  è  il  considerevole  borgo  di  Spillo 

0  Sclnvilz^  fabbricato  in  una  valle  deli- 
ziosa e  saluberrima,  appiè  del  Mytlien  e 
circondata  da  monti.  Vi  si  notano  alcu- 
ne belle  case  particolari:  i  principali  edi- 
fìzi  sono  il  palazzo  della  città,  ov'è  un  ga- 
binetto numismatico,  la  cliiesa  principale 
contenente  un  bell'organo,  il  seminario, 
l'ospedale  e  due  monasteri  di  monache. 
Molto  ebbe  a  soQVire  nella  guerra  del 

1  798  e  I  7C)9.  Lungi  una  lega  è  il  lago  di 
Lowertz,  sulle  cui  rive  un  villaggio  omo- 
nimo fu  quasi  interamente  distrutto  per 
la  caduta  d'una  frana.  Il  cantone,  come 
già  notai,  si  gloria  d'aver  dato  il  moder- 
no nome  di  Svizzera  a  tutto  il  territorio 
federale,  e  di  Svizzeri  agli  abitanti.  Gli 
abitanti  di  Svitto  si  credono  originari  di 
Svezia, ma  differenti  nesonoi  pareri  come 
vi  si  recarono,  sebbene  la  tradizione  viene 
autenticata  da  pitture  antiche.  Quando  i 
cimbri,  i  tigurini,  i  tugini  e  altri  popoli  u- 
niti  insieme,  furono  sconfitti  con  istrage 
presso  Verona  da  Marioe  Catullo;  da  que- 
sta segnalata  vittoria  de'  romani  potero- 
no scampare  poche  reliquie  di  svedi  e  ti- 
gurini, che  rivalicate  l'Alpi  si  stabilirono 
in  que'  contorni.  Erano  allora  capi  degli 
svedi  Rusti,  Bumo  e  Schuyter,  il  i.^de' 
quali  prese  ad  abitare  ima  valle  vicina  alla 
sorgente  del  fiume  Arola,  il  2.°  passò  ad 
Untervalden,  il  3."  impetrò  da'superstiti 
tigurini  d'abitare  nella  lorocontrada,  eoa 
loro  gran  piacere  per  vederla  ripopolare. 
Schuyter  dunque  si  fermò  co'suoi  seguaci 
nel  ^iese  oggi  chiamato  Svitlo,  indi  iu- 

VOL.   LXXll.  ■ 


SVI  17 

sorse  briga  tra  lui  e  il  fratello  Ischeig  chi 
di  loro  dovesse  imporre  il  nome  al  luogo, 
onde  si  venne  aduello,in  cui  restando  vin- 
citore Schuyter,  dal  pro[nio  nome  chia- 
mò il  paese  i^c/ìav/Vz,  rinnovando  l'acca- 
duto di  Romolo  nella  fondazione  di  Ro- 
ma. Dipoi  nel  prato  di  Rutwile,  Gugliel- 
mo Teli  e  Stalfier  di  Svitlo,  anch'esso  ir- 
ritato dal  governatore  o  bailo  o  prefetto 
del  luogo,  con  pari  amore  di  patria  indi- 
pendenza convennero  di  rimetterla  cia- 
scuno in  libertà,  stabilendosi  ncli3o3o 
più  tardi  in  Isvitto  lai. 'lega  de'3  cantoni 
surriferita,  che  dierono  principio  alla  re- 
pubblica Elvetica,  ed  il  nome  di  svizzeri 
a  tutti  i  popoli  collegati.  Sebbene  il  can- 
tone pe'nobili  era  soggetto  a' principi  di 
Austria,  mai  fu  soggiogato  da' principi 
stranieri,  solo  prestando  volontario  omag- 
gio all'impero.  Consegui  diversi  privilegi 
da  Federico  11,  che  nel  diploma  chiama 
gli  abitanti  popoli  liberi;  da  Enrico  VII 
che  confermò  la  stessa  libertà,  altrettanto 
facendo  piìi  tardi  Taltro  imperatore  Si- 
gismondo, che  aggiunse  alla  loro  avvo- 
cazia  il  luogo  di  s.  Maria  degli  Eremiti, 
ossia  l'abbazia  d'Einsidlen,della  quale  poi 
terrò  proposito.  Anche  i  Papi  concessero 
onorevoli  privilegi  e  immunità  al  canto- 
ne, da'quali  ebbero  altresì  il  generale  gon- 
falone della  gran  lega. Formasi  il  suo  stem- 
ma d'una  croce  bianca  in  campo  rosso, 
e  posta  da  un  lato, ed  è  inoltre  lo  stemma 
di  tutta  la  confederazione. 

U.vTERVALD  o  Unterwaldes,  Uiuler^ 
valdium,  Tranf^ylvania,  Sylvania,  catto- 
lico. Diocesi  di  Coirà, cantone  della  parte 
centrale,  limitato  dal  gran  lago  di  Wald- 
stettes.  Tranne  le  due  vallate  principali, 
il  paese  consiste  di  montagne, il  cui  aspet- 
to è  svarialissimo,  offrendo  un  misto  ag- 
giadevole  di  montagne  e  colline,  di  belle 
praterie  e. di  boschi.  Le  valli  sono  fertili, 
né  il  clima  vi  è  troppo  aspro,  tuttavia  si 
abbandonò  la  coltivazione  del  grano,  un 
tempo  assai  importante;  vi  sono  copiosi 
alberi  d'ottimi  frulli,  abbondante  è  la  pe- 
sca d'eccellenti  pesci;,  il  bestiame  forma  la 


1 8  S\  \ 

principale  intlusli  in,  ed  il  formaggio  squi- 
sito. Il  governo  consiste  in  una  tlemocia- 
zia  pura:  le  sue  due  suddivisioni  Y  Aline 
Bosso  l'nttn'oUÌ,  cioè  Ohwaldcn  e  Nid- 
<walcìen,o^s]a  Sopra  Sel^'a  e  Solfo  Selva j 
lórmano  due  stati  e  repnhMiche  partico- 
lari indipendenti  l'una  dall'altra,  <jiian 
tiinque  compongano  un  solo  cantone,  pe- 
rò non  hanno  die  un  sol  voto  alia  dieta, 
e  alternativamente  nominano  i  deputati 
del  cantone;  la  loro  costituzione  politica 
è  appresso  a  poco  quella  slessa.  Il  canto- 
ne viene  diviso  in  parrocchie.  Esercita  il 
poteiesovrano  l'assemblea  del  paeseolan- 
desgeraeinde.  I  poteri  giudiziario,  esecu- 
tivo e  amministrativo  sono  confidati  a' 
consiglieri  del  pae.se;  in  ciascuna  suddi- 
visione deirUntervald  il  landamanno  in 
carica  è  il  presidente  di  lutti  i  consigli.  Il 
clero  una  volta  dipendeva  dal  vicario  ge- 
nerale di  Lucerna;  attualmente  forma  un 
esarcato  del  capitolo  di  Waldsfetles.  Tro- 
\asi  il  cantone  dalla  vasta  selva  del  Kern- 
Avald  e  per  la  catena  montagnosa  che  si 
estende  dal  Titlis  alla  l'Iiuìi-Aip,  diviso 
in  due  parti  o  dislrelti  sinodali  i5o.ll 
distretto  più  elevalo,  situalo  a  mezzodì, 
si  chiama  Obvvalden,  con  Sanien  per  ca- 
poluogo: quello  ch'è  più  al  settentrione 
e  si  distende  al  disotto  della  selva,  porta 
il  nome  di  Nidwalden,  con  Slam  pei-  ca- 
poluogo. Sarnen,^va\\  borgo  superiore  al- 
la foresta,  all'estremità  settentrionale  del 
lago  del  suo  nome,  al  punto  in  cui  n'esce 
r  Aa  o  Alpi),  è  assai  bene  edificato;  ha 
una  bella  chiesa,  una  casa  comune  osser- 
vnbile,  ed  un  ginnasio:  vi  sono  pure  ar- 
senale e  fonderia.  I  dintorni  godono  de' 
più  gradevoli  punti  di  vhXa.Stanz,  Stallo, 
borgo  o  piccola  città  della  valle  inferiore 
alla  foresta, trovasi  in  una  tra  le  più  amene 
situazioni  della  Svizzera,  alle  radici  della 
montagna  del  suo  nome,  la  cui  vetta  è  co- 
perta di  pini  eia  base  ben  coltivata.  Belle 
praterie  si  sfendono  tra  detta  montagna 
e  quella  di  Burghenstoch,  che  sorge  di- 
rimpetto, sinoalgoifu  di  Buoths,  che  fa 
parte  del  Iago  de'QuattroCantonioWald- 


8  \  I 
slcUes.  E'  (picslo  borgo  il  più  bello  d'Un- 
tcrvald;la  piazza  pubblica  è  decorata  della 
statua  d'Arnoldo  Winskeiried  di  lAIelcht- 
hai,  il  salvatore  della  Confederazione  El- 
vetica,e  vi  si  mostra  la  casa  che  abitava; 
altri  meglio  lo  chiamano  uno  de'3  fon- 
datori della  libertà  elvetica.  Gli  edifìzi 
pubblici  sono  la  chiesa,  il  palazzo  della 
città, ove  l'eloquenza  del  b.Nicolòde  Flue 
di  questo  cantone  (il  quale  servo  di  Dio 
abitò  in  vita  contemplativa  l'aspra  soli- 
tudine della  valle  superiore  presso  il  fiu- 
niicello  Melch,  e  visse  circa  22  anni  sen- 
za prendere  nutrimento,  corroborando- 
si colla  sola  Eucaristia  quotidianamen- 
te: il  suo  romitorio  restò  in  venerazione 
anche  presso  i  protestanti,  di  cui  predisse 
il  funesto  scisma,  e  com'egli  avea  detto, 
venne  poi  abitato  da  un  suo  disceiulen- 
le,  dopo  aver  abbandonato  i  primi  onori 
della  repubblica),  di  cui  parlai  nel  voi.  L, 
p.  249,  strinse  i  nodi  della  lega  che  sta- 
vano per  isciogliersi,  ed  operò  nel  \^\^i 
la  pacificazione  de'  confederati.  Vi  sono 
pure  l'arsenale,  il  convento  de'cappucciui, 
che  ha  la  biblioteca  e  scuola  d'  umanità, 
il  monastero  di  monache.  E  anche  patria 
deIloscultoreClirislen.ll  bestiame  e  la  fab- 
bricazione de'formaggi  formano  la  prin- 
cipale ricchezza  del  paese.  L'n  ostinato 
combattimento  rese  nel  1799  i  francesi 
padroni  diStanz:il  vicino  villaggio  Slanz- 
Sladt, sulla  sponda  del  lago,  fu  allora  in- 
cendiato. Le  due  valli  contengono  popoli 
di  diversa  origine:  que'di  Sarnen  si  vo- 
gliono derivali  da'cimbri  che  seguirono 
Bumo,  que'di  Stanz  vantano  origine  da' 
romani  espulsi  per  civili  dissensioni.  Il 
paese  per  lungo  tempo  fu  sotto  la  pro- 
tezionedell'inipero,  che  vi  mandava  il  go- 
vernatore ad  amministrare  la  giustizia; 
onde  a  tempo  di  Federico  III  d'Austria 
e  di  Lodovico  V  il  Bavaro,  che  guerreg- 
giavano per  la  corona  imperiale, eravi go- 
vernatore della  Tiirgovia  uno  della  faiiii- 
miglia  Laudembergh.  Questi  co'suoi  mo- 
di superbi  e  costumi  tirannici  si  fece  o- 
dioso  a'popoli,  e  tra'molti  oltraggi  si  rac- 


S  V  \  SVI                        19 
conlnno  i  seguenti,  onde  f^li  nhifnnli  pie  drie  di  grosso  e  minuto  heslìame;  1  ineri- 
sero  occnsioDC  di  rompere  (itici  giogo  cui  nos  inliodolli  nel  1802,  molto  migliora - 
soggiacevano  e  rimettersi  in  liberi;».    A-  rono  la  razza  delle  bestie  lanute.  Vi  si 
vendo  il  barbaro  governatore  mandalo  a  fabbrica  immensa  qnanlità  di  Jnuro  e  di 
togliere  dall'aratro  due  bovi  ad  un  pove-  schabzieger,  specie  di  formaggio  verdeas- 
roconladinOjC  perchè  questi  oppose  qual-  sai  ricercalo.  Possiede  molle  miniere  d'ar- 
cbe  resistenza, gli  fece  cavar  gli  occhi,  di  genio,  rame  e  ferio,  poco  lavorate:  aicn- 
cliinrando  il  tiranno  essere  suo  volere  che  ni  fiumi  danno  paglincce  d'oro,  abbon- 
\  contadini  fossero  posti  sotto  al  giogo  in  danti  pesci  ed  eccellenti  trolle.  Vi  sono 
lungo  de'bovi.  Altra  volta   restando  ai-  puremolte  sorgenti  d'acque  minernlisol- 
ceso  della  moglie  d'un  paesano  d'Alzlen,  forose.  Ha  floridissime  fd:)briche  di  stoffe 
ne  tentò  l'onestà;  la  fedele  e  sagace  don-  e  d'arnesi  piccoli  di  legno.  Assai  attivo  è 
na  finse  di  corrispondergli,  ma  prevenn-  il  commercio  coll'italia  e  la  Germania,  e 
ione  il  marito,  questi  postosi  in  aguato,  co'Paesi  Bassi  pellleno.  In  generale  gli  a- 
in  sua  casa  l'uccise  e  tolse  alla  patria  la  bilanli  sono  assai  industriosi.  Ila  perca- 
vergognosa  dominazione.  Inteso  poiclie  poluogo  il  bel  borgo  del  suo  nome,  e  di- 
gli abitanti  di  Uri  e  ih  Svitto  aveano  per  videsi  il  cantone  ini 5  distretti.  Il  clero 
simili  oltraggi  spenti  i  loro  governanti, f  sedicente  riformalo  compone  un  sinodo 
cacciati  molti  nobili  oppressori  del  popò-  che  si  raduna  annualmente.  II  governo  è 
lo,  sollecitò  gli  autori  n  collegarsi    colla  democratico:  tutti  gli  uomini  ili  16  anni 
Stia  patria  per  meglio  sostenere  la  loro  li-  hanno  voce  nell'assemblea  generale,  che 
berta,  ed  il  tutto  venne  convenuto  nel  sud-  esercita  il  potere  supremo,  e  sotto  la  pre- 
detto accordo  di  Uri,  presso  il  castello  de  sidenza  del  landamanno  si  riunisce  lai/ 
Laudbergh.  Cos'i  Untervalds;  ribellò  a  ca-  domenica  di  maggio, onde  deliberare  su 
sa  d'Austria,  e  formò  con  Uri  e  Svitio  il  tutti  gli  affari  che  riguardano  il  cantone  in 
I. "nucleo  della  Confedeiazione  Elvetica,  comune.  11  potere  esecutivo  è  confidato 
Lo  stemma  di  Untervald  si  forma  de'co-  ad  un  consiglio  di  80  metnbri,  e  ciascun 
lori  rosso  ebianco,  cioèSqtiarti  delloscii-  distretto  provvedealla  sua  interna  am- 
do  sono  rossi,  1'  altro  è  bianco,  con  due  ministrazione.  La  giustizia  civile  è  divisa 
chiavi  d'argento:  quella  collocata  nella  fra  4  t'it'unali,  cioè  quello  degli  esperti, 
parte  del  quarto  bianco  ha  il  manico  rosso.  de'cinque,de'nove,e  di  appello.  Poco  lem- 
GiATis,  Glarona,   Pngus  Glaronen-  pò  prima  dell'asNemblea  generale,  i  pio- 
5/5,  misto.  Diocesi  di  Coirà  e  già  di  Costan-  testanti  e  i  cattolici  si  radunano  in  par- 
ta, cantone  esistente  nella  gran  valle  del-  licolare  separatamente.  Tutte  le  cariche, 
la  Lintli  e  in  altre  3  laterali  divise  da  al-  tranne  quella  del  landamanno,  sono  ono- 
cune  montagne  della  Piezia  coperte  di  ne-  rarie.  Il  borgo  Glnris,  G/<7r«5jSuocapo- 
vi  perpetue.  llclin»a  è  temperatonelle  vai-  luogo,trovasi  in  fertilissima  e  stretta  val- 
li, freddo  sulle  allure.  Il  suolo  pietroso  e  le  cuita  d'alte  montagne,  a  piedi  di  tpiel- 
pili  st-osceso  di  tutta  la  Svizzera,  preseli-  la  diGlarnisch  e  presso  la  riva  sinistra  del 
la  un  bizzarro  aspello,  ed  è  poco  atto  al-  la  Linlh  che  si  allraver^a  sopra  un  poii- 
l'agricoUura;  nell'alle  montagne,  con  fo-  te  coperto.  Le  strade  sono  larghe  e  mol- 
reste  impenetrabili,  vi  sono  in  quantità  to  belle.  Possiede  la  chiesa  principale, che 
piante  medicinali,  colle  quali  si  fa  il  ihè  serve  alternativamente  ai  prolestauli  e  ai 
sviz7ero,articoloilicouimercio  mollocon-  cattolici;  il  palazzo  pubblico  in  cui  si  leu- 
siderabile.  INelle  valli  si  raccolgono  molli  gono  le  sedule  <Icl  governo  cantonale,  la 
Il  ulti,  e  poche  biade  e  vino.  La  principa-  biblioteca  pubblica  fendala  nel  1708,  la 
le  ricchezza  del  paese  consiste  ne'suoi  bei  scuola  evangelica,  il  gabinetto  di  storia 
pascoli,  io  cui  si  allevano  numerose  man-  naturale  e  l'ospedale.  Fa  gran  commercio 


20  SVI 

di  aromali  protlotlodel  paese,  di  formag- 
gi veidi  pregiatissimi, ed  ha  diverse  fab- 
l)riche.  Sopra  una  vicina  altura  si  trova 
una  caverna  assai  profonda.  Gli  antichi 
abitanti  del  cantone  erano  rezi,  ed  a  tra- 
inonlana  confina  con  Bastren  denomina- 
lo Castra  Rhetica.  Secondo  tutte  le  ap- 
parenze derivarono  anche  da'roma  ni,  che 
avcano  i  loro  quartieri  ne'dinlorni  del  la- 
goWaldslettes.bi  tempo de'ss.  Felice,  Re- 
gola ed  Eutropio,  che  fuggendo  la  perse- 
cuzione dell'iuiperatore  Diocleziano  ven- 
nero in  questa  contrada,  la  valle  era  qua- 
si solilai  ia  e  non  molti  gli  abitanti.  All'e- 
poca di  Clodoveo  I  re  di  Francia  e  verso 
il  5oo,  perchè  dopo  la  decadenza  dell'im- 
pero romano  il  paese  era  venuto  in  pote- 
rede'franchi,  i  due  fratelli  Orso  e  Landol- 
fo signori  e  conti  della  valle,  con  magna- 
nimoesempiodicristiana  liberalità,  nefe- 
cerodono  a  s.  Fridolìno  (^  •),  che  in  quel 
tempo  predicava  l'evangelo  agli  elvezi,  ai 
rezi  ed  a'rarausci,  ed  egli  donando  a'po- 
poli  la  libertà,  riservò  l'amministrazione 
della  giustizia  e  di  altri  fondi  e  censi  al  mo- 
nastero di  Seckingen  in  cui  eranvi  mona- 
che, e  perciò  gli  abitanti  si  chiamarono 
i  liberi  popoli  della  Casa  di  Dio.  Era  te- 
nuta l'abbadessa  del  monastero  a  trovar- 
si ogni  4  aoni  'ti  Glaris,  ed  ivi  eleggere 
]  1  uomini  de'più  meritevoli  pel  governo, 
altrimenti  avrebbeperduto  icensie  i fon- 
di, i  quali  sarebbero  devoluti  al  popolo. 
Duròquesta  forma  di  reggimentosinoal- 
rimperatoreFedericoI,nel  cui  tempo  tro- 
vandosi travagliati  i  paesauijvi  mandò  un 
governatore  perchè  assistesse  il  monaste- 
ro e  difendesse  il  paese.  Indi  conlinuaro- 
tiogl'imperatori  ainviarvi  un  uftìzialeche 
lasciava  al  popolo  l'autorità  di  eleggere 
il  landamanno  e  il  consiglio.  Dicesi  anco- 
ra che  Federico  I  vi  deputò  al  governo  il 
figlio  Ottone,  il  quale  si  fece  cedere  dal- 
l'abbadessa  tutte  l'entrate  che  si  applica- 
vano al  fìsco.  In  seguito  venne  in  potere 
di  casa  d'  Austiia,  i  cui  duchi  nominati 
capitani  del  paese  dairabbadessa,cambia- 
rouo  il  titolo  da  lei  ricevuto  iu  téudo  e- 


s  V  r 

reditario,  e  vi  esercitarono  i  diritti  sovra- 
ni per  un  governatore.  Usando  rigore,  e 
tentando  Alberto  I  ed  i  suoi  figli  d'impa- 
dronirsene  assolutamente,  (jne'di  Glaris 
irritati  di  veder  violati  i  privilegi  conse- 
guiti sotto  la  prima  dominazione,  per  li- 
berarsi dall'oppressione  ricorsero  a'can- 
toni  svizzeri  confederali.  Quello  di  Svitto 
mostrandosi  più  frettoloso  in  soccorrer- 
li, mentre  guerreggiavano  i  confederali 
co'duchi  d'Austria, nel  i  35 1  entrò  nel  ter- 
ritorio e  colle  armi  vi  ristabilì  l'antica  for- 
ma della  pubblica  amministrazione,  non 
meno  che  i  diritti  del  popolo;  e  per  tal 
modo  i  suoi  liberati  vicini  gli  divennero 
utili  ericonoscenti  alleati,e  nel  t  SSailcan- 
tone  fu  ammesso  nella  confederazione. 
Governandosi  il  popolo  con  libero  reggi- 
mento, neh  395  si  libeiòda'censi  e  si  sot- 
trasse da  qualunque  giurisdizione  del  mo- 
nastero di  Seckingen,  al  quale  solo  lascia- 
rono l'annua  corrisposta  di  iG  fiorini,  e 
l'elezionedel  curato  della  chiesa  matrice. 
L'unione  de\  cantone  co'confederati  con- 
tenne condizioni  ineguali,  poiché  Glaris 
non  poteva  far  alleanze,  né  intraprendere 
guerre  senza  l'approvazione  de'raedesi- 
mi.  Tuttavia  in  forza  de'servigi  che  rese 
alla  lega,  meritò  che  nel  14^0  fosse  lolla 
siffatta  disuguaglianza.  Fer  cancellarne 
quindi  anche  le  traccie,  e  per  dare  alla  na- 
turale prerogativa  un  vigore  retroattivo, 
il  2.°  trattato  fu  steso  solfo  la  data  del  i  ."^ 
Dipoi  il  cautoiie  ampliò  il  territorio  col- 
lacompera  del  contado  di  Verderbergh, 
e  insieme  con  quello  di  Svitto  divenne  si- 
gnore delle  terre  e  contadi  di  Vesen  e 
Zuach,  in  Bastren  confine  della  Rezia.  La 
vicinanza  de'luoghi  infetti  dall'eresia,  e  il 
pralicareque'di  Glarisco'protestanti  per 
la  lega  e  le  diete,  aggiuntavi  la  poca  vi- 
gilanza de'pastori,  furono  cagione  che  nel 
1 53o  penetrò  il  contagio  dentro  la  valle, 
si  tolsero  dalle  chiese  e  dalle  case  le  s.  im- 
magini, e  fu  interdetta  la  messa.  Tutta- 
volta  i  fedeli  sì  di  Glaris,  come  d'ileflez, 
da  veri  cattolici  operando,  nel  1 53 1  ripri- 
stiuarouo  il  s.  sagrifizio,  contribuendovi 


S  V  I 
la  pia  e  nobilissima  casa  Ischiudt,  e  par- 
licolarmentc  Egidio  co'fratelli  e  allri  pa- 
renti, zelatori  ilella  gloria  di  Dio  e  della 
purità  della  lede;  anzi  fecero  tale  opposi- 
zione agli  eretici,  che  i  cattolici  formaro- 
no un  senato  a  parte.  JNel  secolo  XVI l  il 
cantone  ebbe  alcune  dilfereiize  in  mate- 
ria di  religione,  ma  neh  683  la  libertà  di 
coscienza  fu  riconosciuta  da'parliti  contra- 
ri, e  terminò  la  questione.  Nel  i  799  il  can- 
tone fu  teatro  di  molti  combattimenti  fra 
gli  austro  russi  e  i  francesi.  Si  forma  il  suo 
stemma  d'un  campo  rosso,  coll'immagine 
di  s.  Fridolino  in  abito  nero  e  sottoveste 
bianca,  e  con  un  bastone  io  mano,  come 
vedo  in  lutti  gli  stemmi  colorati  della  con- 
federazione; per  cui  Franscini  dice  essere 
i  colori  rosso,  con  fascia  bianca  e  nera. 

ZuG,  ZuGH  o  Zugo,  Ziigiitrn,  Tugiuin, 
cattolico.  Nella  diocesi  di  Basilea,  piccolo 
canlonedella  parte  centrale,in  parte  mon- 
tuoso, rimarcandosi  sul  confine  meridio- 
naleil  monte  Morgarten.tanto  fangoso  per 
la  vittoria  degli  svizzeri  sopra  gli  austria- 
ci. Vaste  e  fertili  valli  ne  compongono  la 
massima  porzione,  abbellito  dal  lago  di 
Zug  pescosissimo,  e  quasi  per  ogni  dove 
le  sue  sponde  olirono  i  più  graziosi  pae- 
saggi. Mite  n'è  il  clima,  e  raccogliesi  gran 
varietà  di  frutti,  grani  e  legumi.  Dopo  l'a- 
gricoltura  eia  pastorizia,  occupa  molto  gli 
abitanti  la  pesca,  alcuni  carpioni  pesando 
90  libbre.  La  costituzione  è  democratica. 
L'assemblea  esercita  il  potere  supremo; 
uulandamannon'è  il  presidenle,come  pu- 
re del  consiglio  triplice,  del  consiglio  can- 
tonale e  del  tribunale  criminale:  il  i  ."con- 
siglio esercita  il  potere  legislativo,  il  2.°  il 
potere  giudiziario, esecutivo  e  amministra- 
tivo. 11  clero  forma  un  capitolo;  vi  sono 
due  monasteri  di  monache,  il  con  vento  dei 
cappuccini,  e  scuole  beo  dirette.  Si  divi- 
de il  cantone  in  due  baliaggi,  interno  ed  e- 
slerno,ed  ha  la  città  di  Zug  per  capoluo- 
go, e  lo  è  pure  del  suo  baliaggio.  Delizio- 
samente situata  tra  il  lago  omonimo  ed 
il  Zugerberg,  conta  la  sua  esistenza  dai  se- 
colo XV,  e  ooQserva  cosliuziouc  di  quslo 


SVI  21 

ogivale  o  gotico:  possiede  tuttora  le  sue 
fortificazioni,  le  vecchie  sue  torri  e  le  gros- 
se mura.  L'antica  chiesa  principalecoulie- 
ne  le  tombe  della  famiglia  Zursaubeo.  Vi 
è  il  detto  convento  de'cappuccini,  e  uno 
de'nominati  monasteri;  il  ginnasio, l'arse- 
nale, l'ospizio  pe'poveri:  gli  abitanti  va- 
lorosi, ben  formati  e  alti  di  statura,  inol- 
tre sono  operosi  e  fabbricano  stofie  e  te- 
le. Prima  la  città  era  più  grande,  ma  ai 
3  marzo  1435  si  aprì  d'improvviso  il  ter- 
reno e  som  merse  nel  lago  molte  case,  e  eoa 
esseda  4oo  abitanti, onde  poi  l'ampliaro- 
no dall'altro  lato  con  edifizi  di  pietra,  co- 
me già  dissi.  I  zughini  sono  annoverati 
tra  gli  antichi  popoli  elvezi,i  quali  co'cim- 
bri  e  tigurioi  sostennero  co'romani  osti- 
nata guerra.  Il  paese  dopo  aver  formato 
parte  del  ducato  d'Alemagna,  nel  secolo 
XI  pervenne  in  potere  degli  Halhvil  coa- 
ti di  Leutzburgo,  all'estinguersi  de'quali 
o  per  vendita  passò  ne'couti  d'Absburgo, 
che  lo  trasmisero  alla  casa  d'Austria,  sot- 
to la  quale  continuò  sino  al  1 332,quando 
il  duca  Leopoldo  mosse  guerra  a'cantoni 
di  Lucerna,  Zurigo,  Uri,  Svitto  e  Unter- 
vald  per  aver  favorito  le  parti  di  Lodo- 
vico V  il  Bavaro,  contro  il  suo  fratello 
Federico  III  il  Bello  che  gli  contrastava 
l'impero.  Ma  poiché  Leopoldo  teneva  iu 
Zug  buon  presidio  di  soldatesca,  la  quale 
sui  vicini  cantoni  combatteva,  fu  da'ti^u- 
rini,  lucernesi  e  da  altri  posta  iu  fuga;  per- 
ciò vedendosi  que'di  Zug  senza  aiuto  del 
principe  esposti  alle  forze  de'collegati  can- 
toni, nel  I  352  si  unirono  cogli  altri  6  can- 
toni nella  gran  confederazione.  Ma  tosto 
Leo[)oldo  corse  a  soggiogare  Zug,  non  pe- 
rò potè  conservarlo,  poiché  due  volte  fu 
ripreso  da  que'di  Svitlo  e  riconfermato 
nella  lega.  Stabilita  l'unione,  si  formòli 
reggimento  governativo,  e  perchè  oltre 
Zug  altri  villaggi  contiene  il  paese,  in  5 
parti  fu  divisa  la  signoria,  due  delle  qua- 
li spettanti  a  Zug,  la  3."  ad  Egry,  la  4-' 
a  Mensinguen,  la  5."  a  Baar,  e  questi  tre 
ultimi  luoghi  si  dissero Ufllii.  Furono  ap- 
pellale terre  dc^liUfllzi,  perche  la  essai 


32  SVI 

consigli  de'canloni  piopiielari  s.i  aduna- 
vano a  clibUil)uire  gli  ufllzi;  quando  però 
doveano  trattare  negozio  grave  apparte- 
nente alla  iepujjblica,  lutto  il  popolo  si  a- 
dunava  a  Zug  pel  generale  consiglio  in  a- 
pei  ta  can)pagna,  porgendo  ognuno  il  vo- 
lo con  alzare  il  Ijiaccio  destro,  come  al- 
trove. Lo  stemma  si  compone  di  campo 
bianco,  con  fascia  azzurra  die  lo  divide. 
Friburgo,  Frihurguin,  cattolico.  Nella 
diocesi  di  Losanna,  cantone  racchiuso  per 
lutti  i  lati  da  quello  di  Berna,  tranne  l'oc- 
cidentale ove  il  cantone  di  Vaud  e  il  ca- 
nalediNcuclu'itel  locircoscrivouo. La  par- 
ie meridionale  è  coperta  di  montagne,  al- 
cune colla  neve  sino  al  luglio;  nel  nord 
si  estendono  bellissime  e  feraci  pianine: 
il  clima  lempeiato  nel  nord  e  freddo  nel 
sud,  è  ovunque  però  sanissimo.  Tra'suoi 
prodolli  i  più  abbondanti  sono  i  frutti  coi 
quali  si  fa  una  specie  di  sidro  o  sciroppo, 
il  tabacco,  un  numero  prodigioso  di  be- 
stiame,particolarniente  cornuto  e  di  gros- 
sa specie:  il  latte  loro  servea  foriiìare  i  ri- 
nomati ed  eccellenti  formaggi  denomina- 
li Gruyeres,  paese  nel  quale  la  loro  fab- 
bricazione è  la  pili  considerabile.  Vi  si  al- 
levano pure  de'montoni  fiamminghi  sli- 
tuatissimi.Ha  molte  sorgenti  minerali, mi- 
niere di  sale,  bellissimo  gesso,  anche  ros- 
so ,  zolfo  e  schisi!  calcarei.  I  formaggi  e 
il  burro,  ed  i  lavori  di  paglia  formano  la 
principal  industria  degli  abitanti;  inoltre 
possiede  una  considerabile  vetriera,  e  di- 
verse fabbriche.  Ad  eccezione  dici  rcaS  eoo 
protestanti  residenti  in  iMorat,che  hanno 
concistoro,  il  resto  sono  tutti  cattolici,  ed 
hanno loq  parrocchie, io  conventi  com- 
preso quello  de'trappisti,  9  monasteri  di 
monache,  seminario,  liceo  per  l'alte  scien- 
ze,due ginnasi  escuole  elementari:  il  fìo- 
rentissimo  e  antico  collegiode'gesuiti,  del- 
la cui  erezione  parlai  a  LosANNA,fatalmen- 
te  nelle  ultime  deplorabili  vicende  politi- 
che venne  chiuso,  per  la  crudele  intolle- 
ranza e  persecuzione  degli  eretici.  Esso 
non  conteneva  menodi5oo  convittori  che 
\i  si  recavano  da  lutlaEuropa  e  persino 


S  V  I 
dall'America,  con  mollo  vantaggio  della 
città.  Per  le  stesse  violenze  l'odierno  ve- 
scovo mg.''  Stefano  Marilley  di  Castel  s. 
Denis  diocesi  di  Losanna,  dovette  partir- 
ne e  ritirarsi  in  Lione.  Di  questo  illustre 
prelato  e  de'  benemeriti  gesuiti  poi  tor- 
nerò a  ragionare.  Il  governo  è  aristo-de- 
mocralico,  ed  il  potere  sovrano  risiede  in 
un  gran  consiglio  di  1 44  membri,  de'quali 
iBlorinano  un  piccolo  consiglio;  loSmem- 
bri  sono  presi  fra'  patrizi  o  antichi  bor- 
ghesi della  città  capoluogo,  e  gli  altri  3G 
sono  tolti  dalle  altre  città  e  villaggi;  i  pri- 
mi si  scelgono  dal  gran  consiglio  sulla  pro- 
posizione d'  un  corpo  elettorale  stabililo 
a   ciascuna  nuova  elezione  nel  seno  del 
gran  consiglio,  ed  i  secondi  sono  nomina* 
ti  dal  gran  consiglio  sopra  una  presenta- 
zione in  numero  triplo,  fatta  da'baliaggi 
e  dalle  città  in  proporzione  di  loro  popo- 
lazione. Per  essere  ammesso  nel  gran  con- 
siglio conviene  avere  25  anni  compiti,  es- 
sere possideutee  fornito  di  cognizioni;  co- 
sì i  membri  del  piccolo  consiglio,  ma  con 
3o  anni  di  età  e  le  nozioni  proprie  degli 
uomini  di  stalo  e  de'giudici  :  tutti  sono  a 
vita. L'autorità  suprema  esecutiva, ammi  - 
nistrativa  e  giudiziaria,  è  esercitala  dal 
piccolo  consiglio,  che  si  divide  in  due  ses- 
sioni, l'uua  forma  il  consiglio  di  stato  pre- 
sieduto dall'avoyer  in  carica,  la  "3..^  forma 
il  consiglio  d'appello  sotto  la  presidenza 
del  piìi  antico  e  con  titolo  pure  d'avoyer; 
e  i  due  avoyers  presiedono  alternativa- 
menteciascuuo  durante  un  anno:  7  mem- 
bri del  gran  consiglio  formano  un  tribuna- 
le di  censura  per  veglia  re  sul  mantenimen- 
to della  costituzione  e  de'buoni  costumi; 
può  censurare  pure  la  condotta  pubbli- 
ca e  pi  i  vaia  de'membri  del  consigi  io  gran- 
de, e  quella  de'membri  del  piccolo  è  esa- 
minata ciascun  anno  dal  gran  consiglio. 
Il  cantone  si  divide  ima  baliaggi,  ed  ha 
per  capoluogo  la  città  di  Friburgo,  che  lo 
è  pure  del  baliaggio  omonimo,  residenza 
fino  dal  1 536  del  vescovo  di  Losanna  e  di 
Ginevra.  Di  Friburgo  già  trattai  all'ar- 
ticolo LosANx\A,qui  aggiungerò  altre  no^ 


S  V  J  SVI                       23 

lizie  imlispensobili  a  quelle  del  canlone,  e  della  ripcjlazione  nella  regione  di  casa 

con  <|ualclielieveri[)elizione. Giace  in  par-  d'Austria,  l'interesse  della  pace  co'vicini 

te  sulla  Salina  e  parte  sui  declivio  d'una  lutti  questi  motivi  agirono  potenteuien- 

loccia  di  pietra  bigia,  e  comprende  mol-  te  sull'animo  d'una  parte  de'fiiburdiesi 

ti  {giardini,  orti  e  praterie,  nel  suo  circui-  e  ne  piegarono  la  fedeltà.  Nel  i  ITo  ì'irn 

10  fianclieggiato  di  torri.  La  città  bassa  è  peratore  Federico  III, di  concerto  co'du- 
la  parte  piìi  antica  e  più  piccola.  In  gè-  chi  Alberto  e  Sigismondo,  ne  proclamò 
neraleèirregolarmcnle  fabbricata, essen-  l'indipendenza,  die  non  godè  per  Jun^'o 
do  la  maggior  parte  di  sue  strade  mollo  tempo,  meiilre  nel  r  4^3  riuscì  a  Lui"i  I 
ripide;  '^  [lonti  stabdiscono  le  comunica-  duca  di  Savoia  di  farsi  nominare  protet- 
zioni  ira  le  due  parli  della  città,  due  dei  loie.  Il  procedere  dell'arciduca  Alberto  il 
quali  sospesi  sull'Aaj- sono  bellissimi  di  fil  Prodigo  terminòd'alieiiaie"lianimi  im- 
di  ferro,  de'più  lunghi  che  si  conoscano,  perocché  le  sue  genti  con  [)relesto  del  suo 

11  commercio  e  l'industria  è  attiva,con  fab-  arrivo  a  Friburgo  tolsero  le  argenterie  ai 
biiche  di  tabacco,  maiolica,carteda  giuo-  cittadini  per  convitarlo,  ed  invitatili  a  in- 
co,  cappelli  di  paglia  e  tele:  la  gran  tinto-  contrarlo  li  fecero  prigioni.  Falli  consa- 
ria  in  rosso  a  usod'Adrianopoli  è  pregie-  pevoli  i  fiiburghesi  che  l'arciduca  pensa- 
volissima.  All'articolo  FRiDURGodiBiisgo-  va  di  vendere  al  duca  di  Savoia  i  diritti 
via  notai  tra  gli  uomini  illustri  il  france-  che  avea  loro  ceduti,  lisolvetleio  di  por- 
scano  p.  Bertoldo  Schwarlz,  a  cui  comu-  si  sotto  la  protezione  di  quest'ultimo,  lo 
nemenle  si  attribuisce  l'invenzione  della  seguito  ricupeiatacosìlalorointernatran- 
polvere  di  cannone;  ma  egli  veramente  <juillità,  formarono  stretti  Icami  co-di  8 
nacque  in  Friburgo  di  Svizzera,  ovelapa-  cantoni  confederati,  somministrando  lo- 
tria  di  recente  gli  ha  eretto  un  onorevo-  ro  truppe  ausiliarie  nelle  varie  spedizioni 
le  monumento.  Nel  i  277  avendo  HodoI-  contro  casad'Austria;  essi  divisero  con  Io- 
Io  I  d'.\bsburgo  acquistala  per  vii  prezzo  10  i  pericoli  e  la  gloria  nelle  3  vittorie  ri- 
Friburgo  dal  suo  cugino  Eberardo  e  ma-  portate  dagli  ulleati  contro  Carlo  il  Te- 
nto d'Anna  erede  de'conti  Kiburgo-Ber-  merario  duca  di  Borgogna  a  Granson  a 
thou,  questa  città  trovossi  collegata  al  par-  iMoral  eil  a  IVaticy,  negli  anni  1 476  e  1  477. 
Ilio  de'principi  ede'nobiliconirolecomu-  .  Jolanda  duchessa  di  Savoia,soiella  di  Lui- 
nità  allora  nascenti  nella  Svizzera,  che  giXI  redi  Francia  e  tutrice  del  suo  fìllio 
combattevano  per  la  loro  libertà,  per  cui  Filiberto  I,  che  avea  segretamente  dato 
\  enne  impegnata  in  varie  guerre  e  massi-  mano  all'impresa  del  duca  di  Borgogna, 
me  con  quella  di  Berna.  Ma  dopo  avere  scorgendosi  minacciata  della  vendetta  de- 
i  friburghesi  sostenuto  gli  austriaci,  pati-  gli  svizzeri,  domandò  un  congresso  a  Fri- 
lo  molti  danni,  sofferto  frequenti  ostilità,  borgo,  uve  ottennea  prezzo  d'oro  da  que- 
c  oppressioni  dalle  stesse  soldatesche  im-  sta  città  eda(|uella  di  Berna,  che  piìidel- 
periali  che  in  gran  numero  occupavano  il  le  altre  temeva,  la  pace  pe'fì'^li  suoi  Fili- 
lLrrilorio,risolvetterodi  sottrarsi  dallado-  berlo  I  e  Carlo  I,  la  sicurezza  per  Gioe- 
minazione  austriaca,  e  conclusero  una  so-  via,  ed  in  fine  la  restituzione  del  paese  di 
lida  pace  conBerua, riunendosi  ad  essa  con  Vaud,  onde  gli  svizzeri  s'erano  insignori- 
un  traltalò  di  concittadinanza  perpetua,  riti.  Fero  una  delle  condizioni  fucheFri- 
Tutlavia  i  friburghesi  non  poterono  di-  borgo  sarebbe  dichiarala  libera  da  o^'oi 
meulicare  la  loro  affezione  verso  gli  anli-  ubbidienza  verso  la  Savoia,  che  rinunziò 
chi  signori;  ma  in  seguito,  l'esempio  degli  a  tulle  le  sue  pretensioni:  così  Friburgo 
eventi  degli  svizzeri  collegati  per  la  ililesa  vide  unirsi  nelle  sue  mura  la  piìx  brillan- 
dclla  libertà,  l'amore  dell'indipendenza,  te  delle  diete  che  gli  svizzeri  abbiano  te 
lucorag-iali  daH'es.iurimcnto  delle  forze  nule.  Alcuni  disordini  derivati  dalle  con- 


24  SVI 

seguenzc  deiruUima  guerra  nelle  comu- 
ni tle'di versi  stali  liberi  <le!la  Svizzera,  in- 
<lnssero  nel  1 4  78  i  mngislrati  di  Friburgo 
n  formare  con  quelli  di  Zurigo,  di  lierna, 
<li  Lucerna  e  di  Soletta  una  speciale  con- 
federazione per  lii  comune  loro  sicurezza; 
ma  essendosene  lagnati  i  cantoni  demo- 
cratici, siccome  d'una  infrazione  fatta  al- 
la lega,  questa  discordia  nel  1 4^1  venne 
sopita  da  una  nuova  convenzione  fatta 
a  Stanz  nel  cantone  d'Untervald.  Fu  al- 
lora che  Friburgo  con  Soletta,  in  Stanz 
stesso,fu  ammesso  nel  novembre 1 4^)  •  al- 
JiiConfederazioneElvetica. Dipoi  nel  i  Sig 
lice  lega  particolare  con  Lucerna,  Uri, 
Svillo,  Untervald  e  Zug,  a  comune  di- 
fesa della  religione  cattolica,  contro  i  fa- 
natici errori  della  pretesa  riforma  degli  al- 
tri cantoni,  e  conservò  sempre  incontami- 
nati i  dogmi  ortodossi,  ad  onta  della  vi- 
cinanza di  Berna  eterodossa.!  francesi  pre- 
sero la  città  nel  i  799,  e  nel i8o3  visi  ra- 
dunò la  dieta  in  cui  fu  accettalo  l'atto  di 
mediazionedella  Francia.  Importante  cit- 
tà del  cantone  è  flJorat,  Moralum  ,  già 
capitale  del  baliaggio  dello  stesso  nome  e 
spettante  a'cantoni  di  Berna  e  Friburgo, 
che  l'aveano  conquistato  nel  1475,  ed  a 
quest'ultimo  dipoi  incorporato  nel  decli- 
nar del  passato  secolo,  onde  cessò  Berna  , 
l'alternativadispedirvii  magistrati.  E' so- 
pra un'altura  ripida,  in  riva  al  bel  lago 
di  Morat,  assai  pescoso  e  di  facile  naviga- 
zione, con  rive  amene  e  ovunque  accessi- 
bili, venendo  dominata  dal  castello  resi- 
denza del  bailo.  Ha  strade  belle  e  regolari 
con  portici.  Morat  sostenne  due  gloriosi 
assedi,  uno  nel  1082  conlro  l'imperatore 
Corrado  1 1  iltS'fl/'COjl'nltro  nel  1 292contro 
HodolPo  1  d'Absburgo.  Fu  pure  assedia- 
ta nel  1476  dal  duca  di  Borgogna  Carlo 
il  Temerario,  la  cui  armata  composta  di 
quasi6o,ooo  uomini,  attaccata  dagli  sviz- 
zeri, questi  a'22  giugno  riportarono  se- 
gnalata vittoria,  e  per  memoria  ivi  innal- 
zarono a  monumento  di  trionfo  un  vasto 
edifizio  ove  seppellirono  i  nemici  uccisi, il 
cui  nutuero  ascese  a  1 5,ooo.  1  francesi,che 


S  V  I 

in  epoca  posteriore  cotanto  declamarono 
contro  l'udlciale  prussiano,  che  nell'  oc- 
cupazione di  Parigi  se  la  prese  col  pon- 
te di  Jejia, credettero  nel  i  798  di  cancel- 
lar l'antica  onta  col  distruggere  il  monu- 
meoto,ed  un  battaglione  della  Costa  d'O- 
ro corrispondente  alla  Borgogna  eseguì  la 
materiale  vendetta;  ma  gli  svizzeri  tena- 
ci anche  nelle  loro  rimembranze  patrie, 
nel  1820  v'innalzarono  un  tiglio  cinto  da 
barriera;  e  nel  1822  un  bell'obelisco  in 
pietra,  in  situazione  magnifica  che  domi- 
na tutto  il  lago.  Lo  stemma  cantonale  di 
Friburgo  ha  lo  scudo  co'  semplici  colori 
uero  e  azzurro. 

Soletta  o  Solura  o  Soleure,  Salodo* 
rimi,  iSo/o^^/wnim,  cattolico.  Diocesi  di  Ba- 
silea, già  di  Costanza,  cantone  di  forma  to- 
pografica irregolarissima,non  oifre  pianu- 
re che  nel  lato  sud,  ed  è  uno  de'piìi  fer- 
tili e  meglio  coltivali  della  Svizzera,  il  pro- 
dotto de'cereali  essendo  assai  considera- 
bile, per  cui  importante  n'è  l'esportazio- 
ne. L'educazione  del  bestiame  forma  una 
delle  maggiori  ricchezze  del  paese;  vi  si 
fanno  formaggi  stimati,  e  particolarmen- 
te quello  di  capra  detto  geisskes.  Produ- 
ce pure  buon  vino;  nell'ampie  foreste  ab- 
bonda di  legname  da  costruzione,  e  non 
manca  di  sorgenti  minerali.  Molto  di  sua 
attività  è  diminuita  nell'industria,  massi- 
me nella  fabbricazione  delle  stolFe  di  la- 
na e  di  cotone,  e  altro;  vi  sono  stabilimen- 
ti ne'quali  si  lavora  il  ferro,  fabbriche  di 
petUni,  e  4  cai'tiei'e.  Assai  vantaggiosi  vi 
Sono  la  navigazione  e  il  trasporto  delle 
iuercanzie,essendo  innalìiato  dall' AaroA- 
rola,  il  più  gran  fiume  di  Svizzera  dopo  il 
Reno,  che  ivi  s'ingrossa  coU'Emraa  e  col 
Dunoer.ll  clero  forma  3  capitoli  rurali,ha 
2  collegiate,  un'abbazia  di  benedettini ,  2 
conventi  di  frati,  e  3  monasteri  di  mona- 
che: vi  sono  pure  circa  4^00  protestanti. 
La  costituzione  anticamente  era  democra- 
tica, ma  divenuta  aristocratica  tu  modi- 
ficata nel  i83o,  diminuendosi  :1  potere  a- 
jistocratico.  L'autorità  sovrana  viene  e- 
sercitata  dal  gran  consiglio  composto  di 


S  V  1 
loi  membri;  il  potere  esecutivo  e  ammi- 
iiìsliati  vo  sta  tra  le  mani  d'un  piccolo  con- 
siglio (.Vìi  I  membri;  2  avogadori  presiedo- 
no allei  nati  vatuented'aiuio  in  anno  i  delti 
2  consigli. 11  tribunale  d'appelloè  formato 
di  1 3  uieuibri  tratti  dal  maggior  consiglio. 
Il  cantone  si  divide  in  9  baliaggi,  aventi 
ciascuno  il  tribunale  di  i.^ istanza,  e  per 
capoluogo  la  città  di  Solelta,che  lo  è  pu- 
re del  baliaggio  ili  egual  nome,  ordinaria 
residenza  del  vescovo  di  Dasilea.  Giace  al- 
le radici  del  monte  Jura,  in  territorio  a- 
meno  sull'Aar  clie  la  divide  in  due  parti 
ineguali,  tra  esse  uni  te  mediante  due  pon- 
ti di  legno. E"  ben  fabbricata  e  la  circou- 
ilano  mura  fiancheggiate  da  forti  bastio- 
ni, in  uno  a  fosse  e  opere  avanzate.  Prin- 
cipale edifizio  pubblico  è  la  bella  e  ma- 
gnifica chiesa  cattedrale  de'ss.  Orso  e  Vit- 
torio mai  tiri, alla  quale  si  giunge  per  una 
scala  adorna  di  graziose  fontane,  con  ma- 
gnifico campanile  e  diverse  campane;  il 
capitolo  ha  due  dignità, la  i.'Melle  (piali  è 
il  preposto,  I  5  canonici  e  1  o  sacellari. Nel- 
la medesima  cattedrale  è  la  cura  d'anime 
amministrata  dal  pievano,  con  fonte  bat- 
tesimale, non  essendovi  nella  città  altra 
parrocchia.  Ogni  nuovo  vescovo  è  tassa- 
to ne'libri  della  camera  apostolica  in  fio- 
rini 24o,coslituendosi  la  mensa  ini  0,000 
Ubrarummonelae  illarum  pariniin,\)Q- 
vo  neirultima  proposizione  concistoriale 
leggo  I  4,200  lihrasgiillicas  sii'e bis  mille 
tt  ultra  sexcenta  sculaia  romana.  Sono 
inoltre  ri  marcabili, la  chiesa  già  dc'gesiiili, 
il  palazzo  della  città,  in  cui  abili  pennelli 
dipinsero  le  battaglie  gloriose  per  la  Sviz- 
zera; la  zecca, l'arsenale,  l'ospedale,  le  car- 
ceri, il  teatro,  la  casa  degli  orfani  e  linei- 
la di  correzione;  vi  è  la  biblioteca  pubbli- 
ca, la  scuola  cantonale,  una  società  let- 
teraria. Tuttora  sono  visibili  alcune  an- 
tichità romane,  ed  i  dintorni  sono  ame- 
ni di  passeggi  e  graziose  case  di  villeggia- 
tura. Ma  fabbriche  d'oggetti  di  ferro,  di 
cotonine,  corami,  tabacco,  acelo  di  legno 
e  birra.  L'antichità  di  Soletta  apparisce 
dai^li  avauzi  delle  vetuste  mura  rumuue, 


SVI  25 

ritenendosi  fabbricata  da*  romani  dopo 
Treveri,  indi  fortificata  con  mura  da  Dio- 
cleziano, in  tale  epoca  governando  il  luo- 
go Hurtado,  fiero  persecutore  de'crislia- 
ni,  e  recandovisi  dal  Vallese  i  ss.  Orso  e 
Vittore,li  fece  arrestare,  e  dopo  averli  in- 
darno istigati  perchè  sagrificassero  all'i- 
dolo di  Mercurio,  li  fece  martirizzare  e  fu- 
rono seppelliti  in  Aaro  Arola,  luogo  cha 
poi  fu  compreso  nel  recinto  di  Soletta,  o- 
ve  a'iempi  di  Scotti  vedevasì  ancora  una 
chiesetta  di  s.  Pietro.  La  piissima  regina 
Teodolinda  ottenne  poi  da  Domiziano  ve- 
scovo di  Ginevra,  che  le  loro  sante  reli- 
quie in  tale  città  si  trasportassero,  e  fu- 
rono collocate  nell'altare  della  cattedra- 
le. Allora  Soletta  apparteneva  al  vesco- 
vato di  Ginevra,  poi  passò  a  quello  di  Lo- 
sanna, ìndi  a'nominati  di  sopra;  imperoc- 
ché la  città  e  due  baliaggi  spettavano  al- 
la diocesi  di  Losanna,  i  sobborghi  e  al- 
cuni distretti  a  quella  di  Costanza,  e  la 
maggior  parte  del  cantone  al  vescovo  di 
Basilea.  Scotti  chiama  la  chiesa  cattedra- 
le, a  suo  tempo  collegiata  e  prepositura, 
la  più  antica  delle  città  elvetiche,  impe- 
rocché essendo  i  due  santi  titolari  valo- 
rosi campioni  della  legioneTebea,de'qua- 
li  tanti  martiri  riposano  nel  monastero 
d'Agauno  presso  Sion,  dopo  avere  rice- 
vuto con  tutti  gli  altri  il  battesimo  in  Ge- 
rusalemme, e  richiamali  dall'Egillo  fu- 
rono in  Roma  da  Papa  s.  Marcello  nella 
fede  stabiliti,  si  mandarono  dall'impera- 
tore Massimiano  oltre  monti  col  pretesto 
di  quietar  le  Gallieda  militari  tumulti  a- 
gitale.  Giunti  nel  Vallese,  io  Agauno  tro- 
vando s.  Maurizio  loro  condottiero  e  gli 
altri  valorosi  compagni  barbaramente  ta- 
gliati a  pezzi,  si  portarono  in  Soletta  con 
66  compagni, e  da  soldati  divenuti  ban- 
ditori del  vangelo  cominciarono  a  pro- 
mulgare la  fede.  Ciò  saputosi  dal  prefet- 
to Hirtaco  li  fece  carcerare, straziare  e  de- 
capilare,appunlo  per  avere  ricusalo  il  cul- 
to agl'idoli,  e  sul  dello  fiume,  acciò  que- 
sto ingoiasse  i  loro  corpi  e  teste.  Ma  Dio, 
acoufuMoue  del  paganesimo  permise  elio 


26  SVI 

le  t(.'8le  si  ricongiungessero  co'Ioi'o  corpi, 
inili  seguiti  dagli  altri  Tebei,  entrati  in 
Soletta  e  falla  orazione  sulla  pubblica 
piazza,  arultnouo  poi  a  curicirsi  dove  ora 
surgela  cliiisa  dei  loronomejed  ivi  spira- 
rono nelle  caleude  d'ottobre.  Soletta  nel- 
l'impero di  Gioviauo  e  Valentiuiano  I  fu 
distrutta  dalle  invasioni  de' goti ,  unni, 
fraiicuui  e  alemanni.  Deve  il  suo  ristabi- 
lì mei  ilo  o  al  meno  il  suo  accresci tnento al- 
la ILin  dazione  del  monastero  di  s.  Orso, 
latta  verso  il  gSo  da  Berta  moglie  di  Ro- 
dolfo II  re  della  Borgogna  transiurana, 
colla  collegiata  che  ne  portò  il  nome,  nel 
1  iuvenirsi  il  suo  corpo  e  quello  di  s.  Vit- 
tore. Essendo  poi  Soletta,  doporestinzio- 
ue  di  tal  regno,  caduta  sotto  la  domina- 
zione de^l'imperatorijCrebbe  in  fuma,  ed 
EnricoIII  vicelebròmoitediele.DipoiLo- 
tario  II  pose  a  governatore  del  paese  Cor- 
rado duca  di  Zaringheu,  che  lo  trasmise 
a'suoi  discendenti;  e  quando  neli2i8si 
estinse  questa  nobilissima  famiglia,  ritor- 
nò esso  a  disposizione  degl'imperatori, dai 
quali  la  città  di  Soletta  ottenne  vari  pri- 
vilegi, e  fra  gli  altri  quello  d'eleggere  uà 
consiglio  per  l'esercizio  della  polizia  mu- 
nicipale: l'avoyer  o  i. "magistrato  vi  pre- 
siedeva a' giudizi  criminali  in  notne  del 
capo  dell'impero,  ma  prima  della  metà 
del  secolo  XIV  la  città  riscattò  da'couti 
di  Bucheg  o  Bucheck  il  diritto  di  poni- 
le, che  gl'imperatori  aveano  loro  infeu- 
dato. Soletta  avea  fin  d'allora  acquista- 
to un  territorio  e  molti  nuovi  diritti,  co- 
me quello  di  coniar  monete,  quello  di  pe- 
daggio, ed  altri  di  giurisdizione  e  di  po- 
lizia. Quando  Lodovico  V  WBm-aroeFe- 
derico  III  si  contrastavano  l'impero,  il  f." 
fu  favorito  da  Soletta,  il  che  recandosi  a 
granonta  l'austriacojper  i  o  setlimauenel 
I  3  I  8  Leopoldo  vi  teime  l'assediOjinaspri- 
lo  della  rotta  patita  3  anni  prima  a  Mor- 
garten,ondei  bernesi  per  un  diversivo  en- 
trati nel  contado  di  Kiburgo  lo  desolaro- 
no con  saccheggio.  Avvenne  inoltre,  che 
il  fiume  Aar  essendosi  allora  considere- 
volmeuteiugrossalù  dalle pioggie,  trasci- 


S  V  I 
nasse  via  il  ponte  che  lo  attraversava,  in- 
sieme a'soldati  che  il  duca  Leopoldo  vi 
a  veaiinprudenteraente  collocati:  gli  asse- 
diali generosamente  ne  salvarono  un  gran 
numero  ,  e  per  gratitudine  il  duca  levò 
l'assedio,  in  ciò  pregato  dal  conte  di  Ki- 
burgo vessato  da'bernesi.  Nel  i  37 5  Car- 
lo IV imperatore  vi  adunò  una  dieta  ge- 
nerale, nella  quali;  confermò  e  accrebbe 
tutti  i  privilegi  della  libertà  elvetica.  lu- 
di neh  382  la  città,  tradita  da  (m  cano- 
nico, corse  pericolo  di  venir  sorpresa  dai 
conti  di  Kiburgo;  ma  la  congiura  venne 
fortunatamente  scoperta  nel  punto  del- 
l'esecuzione. iVeli473  furono  rilrovati  i 
corpi  de'ss.  Orso  e  Vittore  patroni  [)ria- 
cipali  di  Soletta,  come  dimostrarono  in 
tanti  incontri,  con  quelli  di  altri  37  loro 
compagui,e  se  ne  fece  solennissima  trasla- 
zione.I  servigi  cheSoletta  rese  in  vari  tem- 
pii alla  confederazione,  meritarono  che  il 
cantone  vi  fosse  associato  nel  i48  i. Inoltre 
collegato  a  Francia,  vi  risiedeva  l'amba- 
sciatore, anche  per  la  comodità  delle  po- 
ste tra  quel  regno  e  l'Italia.  Nel  1798  i 
francesi  s'impossessarono  del  paese.  Ha  Io 
slemma  cantonale  i  soli  colori  rosso  e 
bianco. 

Basilea,  Dasilìa,  Basilea,  protestan- 
te. Nella  diocesi  omonima,  di  cui  ripar- 
leròjha  meno  cattolici  di  Zurigo,  è  il  can- 
tone situalo  interamente  al  nord  della  più 
alta  catena  del  Tura,  che  Io  ricopre  di 
montagne  poco  elevale,le  cui  praterie  so- 
no irrigate  da  fiumi, ed  il  suolo  è  tanto 
più  fertile,  quanto  più  al  Reno  si  avvi- 
cina. Parte  delle  montagne  è  piena  di  fo- 
reste, e  parte  di  grassi  pascoli,  ove  si  al- 
leva moltissimo  bestiame,  e  si  fanno  buo- 
ni formaggi.  Si  coltivano  in  vari  luoghi 
viti  e  frutti,  la  canape  iu  abbondanza  vi 
ciesce.  Vi  è  carbone  fossile,  torba  in  mol- 
te valli  e  acque  minerali.  Fabbriche  di 
stoffe  di  seta  e  di  cotone,  di  nastri,  con- 
ciatoi,  cartiere,  tabacco  e  altro  rendono 
il  commercio  attivissimo.  I  cittadini  so- 
no rinomati  per  civiltà,  le  donne  per  sin- 
goiar bellezza.  La  pretesa  riforma  vi  fu 


S  V  1 

ammessa  co'  peslifei-i  dogmi  di  Calvino 
uel  I  527,  e  stabilita  nel  1  53o,  essendovi 
aiiclie  dej^li  anabiitlisli;  il  cluio  rifoiina- 
to  si  compone  di  3  capitoli  j)iovinciali,di- 
pendenti  dal  consiglio  della  chiesa  pro- 
testante, al  (|uale  si  aggiungono  molli 
tuenibri  del  consiglio  generale.  Il  suo  go- 
verno già  arislo-democratico,  è  demo- 
cratico; la  sovranità  risiede  in  un  gran 
consiglio  composto  dii  5o  mendjri, elicsi 
riuniscono  ogni  due  mesi  :  Go  di  essi  so- 
no eletti  da'  corpi  elettorali,  e  qo  dallo 
«lesso  gran  consiglio.  Per  essere  eleggi- 
l)ile  bisogna  posseilereil  litoludi  borglie- 
sano  nel  cantone, avere  24*^""'  compili, 
non  essere  uè  contabile,  né  funzionario 
pubblico,  e  possedere  de'beni  stabili  o  dei 
credili  ipotecari  pel  valore  almeno  di 
5ooo  lire.  Questo  consiglio  nomina  i  de- 
putali che  il  cantone  manda  alla  dieta, 
decreta  l'imposte  e. verifica  i  cunti  annui 
del  piccolo  consiglio, ch'è  com[)ostodi  2  5 
membri  presi  dall'altro,  il  quale  è  inca- 
ricato dell'esecuzione  delle  leggi,  e  pro- 
nuncia denuilivamenle  sugli  affari  am- 
ruinislrativi.  Due  borgomastri  scelti  dal 
gran  consiglio  presiedono  alternativa- 
mente all'una  e  all'altra  assemblea  per 
un  anno.  Il  tribunale  d'appello,  compo- 
sto di  12  membri  del  gran  consìglio,  pre- 
sieduto dal  borgomastro  che  non  è  in  ca- 
rica, forma  la i.""  autorità  giudiziaria,  li 
cantone,  di  cui  la  città  di  Baòilea  (/  .)  e 
ilcapoluogOjdividesi  inGdislrelti  che  so- 
no amministrali  da  un  governatore;  il 
distretto  inferiore  e  quello  di  Birsek  una 
volta  facevano  parte  dell'antico  territo- 
rio che  il  vescovo  di  Dasilea  avea  in  prin- 
cipato temporale,  e  fu  riunito  a  questo 
cantone  nel  1  8  1  5.  Basilea  è  la  città  più 
grande  di  tutta  laSvizzera,divisa  dallleno 
in  due  parti,si  chiamano  la  grande  e  la  pic- 
cola citlà,che  sono  congiunte  da  un  ponte 
lungo  600  piedi. VuoUi  che  propriamente 
essa  fosse  lai.^città  della  Svizzera  a  usa- 
re la  slampa,  e  non  Lucerna,  onde  ab- 
biamo antiche  e  posterioii  pregiale  edi- 
zioni di  moltissime  opere.  Vi  ribieJeva  il 


5  V  I  27 

ministro  d'Olanda.  Non  bisogna  confon- 
dere il  cantone  di  Basilea,  che  dividesi  in 
Basilea  Cillà,tò  \iì  Baulca  Campagna, 
le  cui  terre  furono  indipendenti  dal  ve- 
scovo, col  vescovato  sovrano  del  mede- 
simo nome.  Il  vescovato  principato  di  Ba- 
silea formava  una  piccola  provincia  di 
'iermania,nel  circolo  dell'AltoBeno;  per- 
ciò il  vescovo  era  principe  dell'impero, 
ed  alleato  del  corpo  elvetico.  Ilisiedeva  a 
Ijasilea,  ma  (jualche  anno  prima  che  l'er- 
ronea riforma  religiosa  si  fosse  introdot- 
ta in  questa  città,  egli  col  capitolo  erasi 
portato  a  Porentruy,9  leghe  lungi  da  Ba- 
silea, ove  fissò  la  sua  dimoia,  donde  pas- 
sò a  Solella.  Il  vescovo  avea  voce  e  se- 
duta uel  collegio  de'principi  alle  diete  di 
lìalisbona:  altre  notizie  sul  vescovo  diBa- 
silea le  dirò  poi.  Fu  questo  paese  quasi 
tutto  riunito  alla  Francia,  ed  incorpora- 
lo allora  al  dipartimento  dell'Alto  Beno; 
ma  dopo  gli  ultimi  cambiamenli  la  più 
j'ran  parte  fu  riunita  al  cantone  di  Ber- 
na neh  S  j5.I1  famoso  conciliabolo  (\^\  Ba- 
silea e  sue  conseguenze  le  narrai  al  suo 
articolo  e  nella  biografia  diAmedeo  Vili 
di  Savoia  i^F.)  o  antipapa  Felice  V  (f'^.): 
perchè  il  concilio  di  Siena  fu  trasferito 
a  Bjsilea,  lo  notai  in  quell'articolo.  Il  can- 
tone di  Basilea  formò  parte  del  regno  di 
(Germania, indi  conquistato da'fìglidiClo- 
doveol,  nellacittà  Vaiano  vescovo  d'Au- 
gusl  vi  trasferì  la  sua  sede  circa  il  748» 
o  pare  che  Carlo  Magno  nell'8  i  3  gli  con- 
ferisse la  sovranità  della  città.  Però  i  re 
di  Borgogna  la  ripresero  e  avocarono  a 
loro  il  dominio.  Divenuta  città  imperia- 
le, i  vescovi  susseguentemente  si  eresse- 
ro in  sovrani  nelle  turbolenze  del  secolo 
XIII.  Basilea  e  sue  pertinenze  ottenne  dai 
vescovi  vari  privilegi,  onde  divenne  qua- 
si repubblica.  Tultavolta  gì'  imperatori 
conservarono  una  specie  d'avocazia,  fin- 
ché Carlo  IV  nel  1348  ne  fece  cessione  a' 
cittadini,  i  quali  divennero  così  in  qual- 
che modo  protettori  del  vescovo  e  suoi 
signori.  11  potere  loro  s'accrebbe  nel  1373, 
culi'  utlcuere   dal    vescovo  Giovanni  di 


28  S  V  I 

"Vienna  il  diritto  di  coniar  monete.  Nel 
j  377  formaiono  un  tribunale  composto 
di  (  o  nobili  e  eli  i  o  cittadini,  per  vegliiire 
:illii  conservazione  della  pubblica  pace 
e  delia  libertà;  però  ancora  non  godeva- 
no della  t^iurisdizione  civile,posseduta  in 
feudo  dal  preposto  del  monastero  di  s.  Ab 
l)ano,  ma  l'accpiistarono  nel  i  388.  Final- 
mente nel  iSgG  il  vescovo  Umberto  di 
JN'iiuiid)urgo  vendè  loro  i  baliaggi  di  Lie- 
stal,  Walleniburg  ed  Homberg.  Allor- 
ché Zurigo  nel  i436  tentò  d'impadro- 
nirsi di  Toggemburg  o  Togghenburgo, 
dopo  la  morte  dell'ultimo  suo  conte,  gli 
altri  cantoni, che  gli  contrastavano  que- 
sta successione,  venneroad  assediarlo  nel 
1438:  Basilea  si  dichiarò  a  favore  di  essi, 
e  loro  somministrò  genti  per  la  spedizio- 
ne. Essa  prese  pure  parte  alla  guerra  de- 
gli svizzeri  contro  Luigi  XI  quand'  era 
delfino,  allorché  marciò  in  soccorso  del 
duca  d'Austria,  e  per  disperdere  il  con- 
ciliabolo, che  continuava  contro  il  vole- 
re di  Papa  Eugenio  IV.  Nella  guerra  de- 
gli svizzeri  contro  l'ultimo  duca  di  Cor- 
gogna,  le  truppe  di  Basilea  divisero  se- 
coloro  la  gloria  delle  giornate  di  Gran- 
sun,  INIorale  Nancy,  che  tornarno  fune- 
ste al  principe.  Congiunti  i  basileesi  sem- 
pre d'interessi  co'confederati  svizzeri, non 
mancava  che  incorporarsi  ad  essi,  ciò  che 
ottennero  nel  1 5o  i .  Nell'antico  governo 
aristo  democratico  la  nobiltà  non  vi  pren- 
deva alcuna  parte,  se  non  era  aggregata 
aqualchecorpodellaciltà.  All'epoca  del- 
l'introduzione dell'eresia  la  nobiltà  fede- 
le alla  dottrina  vera  de'  suoi  avi  fu  e- 
spulsa  per  essersi  opposta,  per  cui  restò 
in  poco  numero  quella  che  seguì  l'erro- 
re. In  quel  secolo  il  cantone  e  la  città  per- 
"veniiero  al  più  alto  grado  di  prosperità. 
A'if)  gennaio  1798  l'antica  costituzione 
fu  abolita,  ed  a'23  ottobre  i  francesi  en- 
trarono nella  capitale.Nel  18  1 3e  neli8  1 5 
le  armale  delle  potenze  alleate  vi  passa- 
rono per  penetrare  in  Francia,  e  devesi 
a  Basilea  la  distruzione  della  fortezza 
francese  d'Uuiuga,che  sollecitò  dalie  me- 


S  V  I 

desime  colla  maggior  vivezza,  per  libe- 
rarsi da  uu'inquietitudine  e  da  un  peri- 
colo continuo,  essendone  distante  mezza 
lega  al  nord,  nel  dipartimento  dell'Alto 
Keno,  costruita  già  nel  1679  da  Vauban 
d'  ordine  di  Luigi  XIV.  Lo  stemma  di 
Basilea  componesi  d'un  giglio  nero  rivol- 
tato in  campo  bianco. 

SciAFFusA  o  SciAvvs\,Scaphusia,  pro- 
testante. Diocesi  di  Basilea,  cantone  il  più 
settentrionale  della  Svizzeia,compostodi 
3  parti  distinte,  sano  e  tenjperato  n'è  il 
clima,  con  suolo  svariato  e  producente 
cereali,  canapa,  frutti  e  vino  ottimo.  Vi 
hanno  alcimi  pascoli,  ove  si  alleva  del  be- 
stiame. Le  miniere  rendono  gesso  e  fer- 
ro. Le  concie  di  pelli  sonovi  numerose  e 
attive;  havvi  fabbriche  d'acciaio  fuso,  di 
lime  e  crogiuoli.La  costituzione  è  ai isto- 
democratica:  evvi  un  gran  consiglio  for- 
mato da  74consigli<;ri,  48  de'quali  de- 
vono essere  di  Sciallusa,  ed  un  piccolo 
consiglio  composto  di  24  meud)ri  e  in- 
caricatodegli  all'ari  giornalieri;  sono  pre- 
sieduti da  due  borgomastri,  che  stanno 
in  carica  alternativamente  per  un  anno. 
Gli  affari  giudiziali  vengono  giudicati  da 
a  tribunali  di  città  e  da3  tribunali  di  cam- 
pagna; da'  loro  giudizi  si  appella  al  tri- 
bunale d'appello  formato  dii3  membri 
del  gran  consiglio.  Gli  affari  ecclesiastici 
di  questo  cantone  protestante,  tranne  cir- 
ca 1000  cattolici,  sono  sotto  la  direzione 
d'  un  consiglio  ecclesiastico  residente  a 
Sciaffusa;  il  clero  detto  riformato  si  adu- 
na ogni  primavera,  in  un  sinodo  presie- 
duto dall'autiste.  Si  divide  in  5  distretti 
il  cantone,  il  cui  capoluogo  è  la  città  di 
Scia/fusa,  che  lo  è  ancora  del  distretto 
omonimo.  Posta  in  amena  valle,  sulla 
sponda  destra  del  Pteno,  che  vi  si  valica 
sopia  un  ponte  di  legno  di  2  archi  e  lun- 
go 36o  piedi.  E'  una  delle  più  gaie  città 
della  Svizzera;  i  principali  suoi  edifizi  so- 
no la  chiesa  parrocchiale  di  s.  Giovanni, 
il  palazzo  della  città  e  il  fabbricato  del 
mercato.  Belle  sono  le  abitazioni,  le  vie 
assai  p>.ihte,cou  varie  foulaue  che  eoa  mi' 


S  V  I 

labile  arlificlo  versano  fresche  e  limpi- 
de acque.  Ila  il  collegio,la  bil)lioleca,  gin- 
rinsio  accademico;  le  scuole  della  città  e 
della  campagna  soggiacciono  alla  vigilan- 
za del  consiglio  delle  scuole  presieduto 
dal  rettore.  Ila  fabbriche  e  nianillilture. 
La  necessità  di  sbarcare  le  mercanzie  che 
scendono  il  fiume,  stante  la  cataratta  di 
Laufen,  dona  alla  città  un  commercio  di 
transito  considerevole;  tra  le  esportazio- 
ni ch'essa  fa  per  proprio  conto,  torma  un 
articolo  importante  il  vino  raccolto  sui 
suo  territorio.  E'  patria  di  Giovanni  Mvil- 
ler,  autore  della  Storia  (iella  Svizzera  e 
I ."  storico  di  Germania;  lo  è  pure  di  al- 
tri illustri, come  del  vivente  e  celebre  car. 
Federico  Hurter,che  colla  sua  famiglia  ha 
avuto  la  somma  ventura  di  rientrare  nel 
grembo  della  vera  Chiesa,  unico  porto 
dell'eterna  salute,abiura  che  celebrai  nel- 
la biografìa  A' Innocenzo  III,  comechè 
eccellente  storico  di  quel  gran  Papa, e  au- 
tore di  quelle  altre  opere  che  ivi  pure  en- 
comiai,fra  le  quali  alcune  riguardano  la 
persecuzione  della  chiesa  cattolica  nella 
Svizzera  cominciata  nel  i  83  t ,  e  stampa- 
te in  Scialfusa.  L'origine  di  questa  cillà, 
situata  nel  paese  una  volta  abitalo  da'la- 
tobriges, alleali  degli  eIvezi,risaleairVllI 
secolo.  S'incominciò  per  ricevere  le  mer- 
canzie che  si  era  costretti  a  scaricare  e  tra- 
sportare sotto  la  cataratta  del  Reno  per 
rimbarcarle,  pel  transito  dalla  Svizzera 
iu  Germania. In  antiche  scritture,  riferi- 
sce Scotti,  dicesi  che  il  suo  nome  sia  de- 
rivalo da  navicella,  ScliìjfJ ,  imperocché 
non  essendovi  ancora  il  ponte  attuale,  ser- 
viva di  traghetto  ad  alcune  navicelle,  che 
portale  dalla  rapida  corrente  del  fiume  vi 
facevano  capo,  e  non  potendo  passare  la 
precipitosa  discesa  del  Reno,  scaricavano 
le  merci  per  poi  sotto  la  caduta  portarle 
in  altre  barche  maggiori.  Nondimeno  ag- 
giunge, rigettando  altro  racconto  favolo- 
so, che  prevale  l'opinione  del  volgo,  ap- 
poggiataalla  pubblica  insegna,  che  fu  no- 
minala Scialliisn  dalle  pecore  e  non  dalle 
navi,diLcndosi  in  WàtscoSchof  la  pecora. 


SVI  29 

Un  monastero  di  s.  Salvatole  che  Ehe- 
rnrdo  conte  di  Nelicmbnig  di  Svevia,  n 
cui  qiieslo  luogo  appnrleneva,vi  fonilo  nel 
I  o5Ì2,e(l  ove  Ira'ntonaci  bencdelliiii  chiu- 
se i  suoi  giorni  dopo  avergli  ceduto  tutti 
i  suoi  diritti  signorili  e  di  polizia,  contri- 
buì sommamente  all'  ingrandimento  di 
Sciaffiisa,  atteso  il  gran  numero  d'artigia- 
ni ch'esso  vi  attrasse.  L'abbazia  costituita 
dell'abbate  e  di  12  monaci,  fu  ricolmata 
di  nobili  privilegi  da'  Papi  e  dagl'impe- 
ratori; ed  il  luogo  ebbe  particolar  incre- 
mento a  tempo  d'Enrico  IV,  sotto  l'ab- 
bateSufTunder  che  fondò  il  monaslerodel- 
le  monache  di  s.  Agnese,  indi  fu  cinto  di 
mura  verso  la  metà  del  secolo  XI  11.  Sciaf- 
lusa  divenne  in  seguito  città  imperiale,  e 
la  sua  amministrazione  prese  altra  forma, 
cioèd'un'aristocrazia  cittadinesca.  Lodo- 
vico V  il  Bavaro  restrinse  la  nascentesua 
libertà,  dandola  in  pegno  a'duchi  d'Au- 
stria,che  ne  restarono  signori  fi  no  al  14 1  5. 
Allora  furono  sborsati  6,000  fioiini  al- 
l'imperatore Sigismondo,  onde  la  cillà  fu 
reintegrata  del  diritto  di  non  essere  sog- 
getta .se  non  che  all'impero.  Invano  casa 
d'Austria  pose  in  opera  i  mezzi  delle  ne- 
goziazioni e  quelli  pure  dell'armi  per  ri 
condurla  sotto  il  suo  dominio.  IVarra  Scot- 
ti che  fu  sottratta  agli  austriaci  <la  Sigi- 
smondo imperatore,  con  altri  luoghi  di 
Turgovia  e  di  Svevia,  quando  neli4i5 
r  ex  Papa  Giovanni  XXI II  {f'' .)  fi'gg» 
dal  concilio  di  Costanza  a  cavallo  trave- 
stilo e  s'imbarcò  pel  fieno,  per  mezzo  del 
suo  piotetlore  Federico  duca  d'Austria, 
che  a  tale  elfetto  a'20  marzo  fece  un  tor- 
neo, e  poi  lo  raggiunse  e  ospitò  a  vSciaf- 
fusa.  Da  qui  Giovanni  XXllI  scrisse  al- 
l'imperatore e  al  sagro  collegio  de'  car- 
dinali, di  non  essersi  ritirato  che  per  fare 
la  cessione  in  piena  libertà.  Continuando 
nondimeno  le  sessioni  tlel  concilio  di  Co- 
stanza, e  non  credendosi  sicuio  in  Sciaf- 
fusa,  il  duca  gli  die  agio  di  tiasferirsi  quin- 
di a  Lautlembuigo  città  d'Argovia,e  poi 
a  Friburgo,  ove  da  lui  abbandonalo,  fu 
arrestato  e  mandato  a  Jlcidelbcrga.  Di- 


3<.  SVI  SVI 

poiii('li4i8  il  Papn  Mnilino  V,pIefto  nel  svizzere  degli  stemmi  canlonali,  in  uno  il 

concilio  di  Costanzo,  s'imbarcò  sul  Reno  campo  è  verde,  in  altro  è  giallo.  Ad  eli- 

per  passare  a  Sciaffusa,  ove  i  cardinali  e  minare  queste  contraddizioni  mi  sono  re- 

il  rimanente  della  corte  si  trasferirono  per  calo  a  vedere  lo  stemma  che  il  consolege- 

terra;  e  donile  si  recò  a  Berna  e  Ginevra,  nerale  elvetico  in  Roma  alza  sulla  di  lui 

Sigismondo  cinicesseallri  privilegi  a  Sciaf-  abitazione  ,  ed  ho  trovato  die  il  campo 

fusa,  ma  menfie  gli  abitanti  godevano  la  di  quello  di  SciaiFusa  è  giallo,  ma  l'ani- 

ripiistinnta  indipendenza, d  successoreFe-  male  diversifica  alquanto  da  quello  delle 

derico  III  d'Austria  fu  da'parenli  persua-  dette  stampe. 

sodi  restituirla  alla  sua  casa.  Pertanto  nel  Appexzell,  Abbaiis  Cella,  Abbati s - 
i4'j4™3"tlò  nella  città  alcuni  nobili  con  cella,  misto.  Nella  diocesi  di  s.  Gallo  o 
molta  cavalleria,  che  al  popolo  minaccia-  di  Basilea,  cantone  non  ampio,  ma  in 
lonograndeesterminiose volontariameu-  proporzione  di  sua  estensione  è  ben  pò 
te  non  tornavano  a  render  vassallaggio  a'  polato,  circondato  da  tutti  i  lati  da  quello 
principiaustriaci.Temendoi  cittadini  tali  di  s.  Gallo,  e  diviso  in  due  piccole  repub- 
minaccie,  vi  acconsentirono  a  patto  che  si  bliche  o  comunità  democratiche, chiama- 
conservassero  in  vigore  i  precedenti  pri-  {e  Rhodes  Interiori  l'abitata  da'catlolici, 
\ilegi  imperiali.  Ma  gl'inviati  che  si  vede-  efì/^oc/ev/ss/e'Jon  l'abitata  da'proteslanli, 
\ano  forti,  proposero  ailicoli  gravosi  e  ir-  ossia  Rodi  interni  e  Rodi  esterni,  repub- 
litanti  vie[)più  il  popolo.  Questi  simulò  blica  interiore  e  repubblica  esteriore,  la 
di  volerponderareleproposizioni,edi  na-  s.^occupando  la  maggior  parte  del  can- 
scosto  inviò  messaggeri  a'cantoni  confe-  tone.  Il  borgo  A' Appenzell  è  ilcapoluo- 
derati,  acciò  mandassero  ambasciatori  pel  go  lìe'Rofli  interni,  capoìuos^o  de  Rodi  e- 
Pieno  onde  stringersi  in  lega  temporanea  sterni  è  Trogen,  altro  essendo  Herisau. 
di  2  5  anni,  e  così  reslaiono liberi  dal  so-  Le  sue  mnntagne,  ramificazioni  delle  Al- 
Trattante  pericolo.  Nel  1479  piorogaro-  pijpresentano  3  rami  e  offrono  dappertut- 
no  la  lega,  e  finalmente  il  cantone  a'ro  to  erte  pendici  lacerate:  esse  sono  calca- 
agosto  i  5o  I  entrò  definitivamente  nella  ree  e  rinchiudono  grotte  con  belli  stalat- 
ConfederazioneElvetica  e  fu  ben  accolto,  liti;  alcuni  monti  s'  innalzano  in  furma 
Sopravvenuta  l'eresia,  dopo  lunghe  agi-  di  cono.  11  clima  vi  è  generalmente  fred- 
tazioni  tra  gli  abitanti,  fu  la  fatale  rifor-  do,  e  quantunque  rapidi  e  frequenti  sie- 
ma  pul)b!icamenle  abbracciata  dalgover-  no  i  cambiamenti  di  temperatura,  ciò  non 
ro.Nel  i524cominciòilpopoloaporman'>  ostante  è  sanissimo.  Niuno  de'suoi  fiumi 
all'entrate  ecclesiastiche,  cacciando  l'ab  è  navigabile,  trascinando  il  Goldach  qual- 
bate  e  monaci  di  s.  Salvatore,  e  nel  i52')  che  particella  d'oro.  11  lago  principale  è  il 
abolì  il  culto  delle  ss.  immagini  e  proibì  See-Alp,checontieneaicunesorgenlid'ac- 
la  messa,  infettandosi  degli  errori  di  Zuiii-  que  minerali.  Visi  trova  del  sale,  e  della 
giio,  già  sparsi  altrove.  Nel  183  I  turboien-  torba  che  in  alcuni  luoghi  supplisce  alle 
ze  assai  serie  scoppiarono  tra  gli  abitanti  legna.  1  pini  e  gli  abeti  sono  i  principali 
della  città  e  quelli  della  campagna,!  quali  alberi  delle  foreste. Le  case  numerose  e  bel- 
chicdevano  una  nuova  co'itituzione;  ma  le  sono  alquanto  disperse.  L'  agricoltura 
non  tardarono  questi  ultimi  ad  essere  re-  vi  è  poco  conosciuta,  ma  è  assai  ricco  di 
pressi.  Similequestione  tornò  ad  agitarsi  belle  praterie  e  di  pascoli  eccellenti,  che 
per  tutla  la  confederazione  nel  giugno  formano  la  ricchezza  principale  degli  abi- 
1  833.  Lo  stemma  cantonale  si  compone  tanti,i  quali  vi  nutriscono  moltissime  vac- 
d  un  caprone  nero  in  campo  verde,  come  che,  che  comprano  e  poi  rivendono  con 
■vuole  Franscini,  mentre  Scotti  dice  cam-  profitto,specÌ3lmente  nel  Vorarlberg.La 
pò  giallo:  ho  sotto  gli  occhi  due  stampe  razza  delle  bestie  cornute  è  quivi  più  ab- 


SVI  SVI                        3 I 

linmìnnte  die  negli  altri  cantoni  vicini.  Si  cpfla  o  rigetta;  dirige  rnmmintsira/lone, 
tiilìl)iicaiio  formaggi  magri  che  vendonsi  esercita  la  giustizia,  e  si  raduna  regolar- 
bene  nella  Svevia.  Allevansi  pure  de'por-  mente  3  volteall'anno.  Vi  è  inoltre  il  pic- 
ei, molli  cavalli  e  un  gran  numero  di  ca-  colo  consiglio  de' 1 6,  ed  un  consiglio  ebdo- 
pie  che  danno  un  latte  ricercnlissimoda-  niadaiio.  i  Rodi  E«.terni  professano  esclu- 
gl'uifermi,  che  frequentano  l'acque  mine-  sivamenle  la  falsa  religione  riformata.  Il 
lali  del  cantone.  Tra' suoi  altri  prodotti  suo  clero  si  riunisce  ogni  anno  in  Trogen 
il  kirschenwaser  è  di  perfetta  qualità,  ed  oa  Herisau,  sotto  la  presidenza  de'princi- 
eslesoè  il  commerico  de'medesimi.  Glia-  pali  magistrali.  Questi  rodi  conlengono?.o 
liimali  nocivi  disparvero  dal  cantone.  Nei  comuni,  divisidal  Sitteriu  comuni  davan- 
rodi  esteriori  conlansi  molle  manifal;ure,  li  a  tal  fìiiuie,  e  in  comuni  di  dietro  ad 
e  le  lidìhriche  di  tele  di  cotone  e  di  mus-  esso.  I  tribunali  superiori  risiedono  a  Tro- 
soline  finissime  occupano  un  buon  nume-  gen.  Il  potere  sovrano  sta  nell'intera  po- 
ro d' 0[)erai.  Herisau  e  Tiogen  sono  le  polazione.  L'assemblea  generale,  che  for- 
priticìpali  piazze  commerciali.  Il  cantone  ma  la  suprema  autorità  ,  si  compone  di 
è  lapprt sentalo  alla  dieta  da  un  solo  de-  tutti  i  cittadini  dell'età  non  minore  di  1 6 
putato,  al  quale  entrambi  i  rodi  danno  le  anni.  Essa  si  raduna  ogni  anno  l'ultima 
loro  istruzioni  in  comune,  sebbene ognu-  domenica  d'aprile,  a  liundv.yl,  (."corna- 
no di  essi  abbia  un'amministrazione  par-  ne  in  cui  fu  ammesso  il  protestantismo, 
licolaie.  Gli  abitanti  di  Appenzell  mostra-  o  in  Trogen, esanziona  le  leggi  e  i  trattati, 
no  in  generale  uno  spirito  d' invenzione  L'assemblea  de'nuovj  e  antichi  consiglie- 
nelle  arti  meccaniche; quelli  de'rodi  iiitcr-  ri,  che  forma  la  2.' autorità  e  che  nomi- 
ni appartengono  alle  popolazioni  pasto-  na  a  diversi  posti,  e  rivede  alcune  ordi- 
rali,  le  più  interessanti  della  Svizzera;  e  nanze,  si  raduna  regolarmente  una  volta 
quelli  de'rodi  esterni  si  distinguono  per  ogni  anno.  Il  gran  consiglio  poi  si  riunisce 
industria,  e  per  somma  altitudine  al  coni-  due  volteall'anno,  per  esaminare  le  fìnan- 
mercio.  La  fatale  riforma  incominciòa  in-  le  dello  stalo.  Egli  esercita  il  potere  giu- 
trodursi  nel  cantone  nel  i522,  e  tosto  vi  diziario  ed  esclusivo,  e  delibera  sugli  og- 
(ece  pronti  e  rapidi  progressi.  Essa  però  getti  tutti  da  sottoporre  alle  autorità  su- 
non  fu  generalmente  ricevuta,  per  cui  ne  periori.  Vi  sono  ancora  de'piccoli  consi- 
seguiiono  discordiee guerre  intestine  che  gli,  e  ciascun  comune  ha  un  consiglio  co* 
terminarono  nel  iSq^  colla  divisione  del  ninnale.  In  questo  cantone  non  si  paga  ve- 
paese  in  Conumilà  o  Rodi  interni  ed  e-  runa  imposta,  né  vi  sono  dogane.  Il  suo 
sterni.  1  Bodi  Inteinio  parte  orientale,  co-  nome,  che  significa  Cella  dell'  Abbate, (\e- 
me  dissi,  sono  cattolici  e  formano  4  par-  riva  da  un  piccolo  eremitaggio  ove  secon- 
locchie  che  dipendono  dal  capitolo  di  s.  do  la  tradizione  s.  Gallo  abbate  dimorò, 
Gallo  e  dal  vicario  generale  di  ÌMunster,  ed  in  cui  gli  abitanti  di  San  Gallo  avea- 
f  ioè  della  cattedrale  della  città  di  s.  Gal-  no  dipoi  fitta  edificare  una  cappella  e  u- 
jocheìn  lingua  tedesca  così  nomasi.  Que-  na  casa  per  la  loro  dimora.  Gli  abitanti 
sti  rodi  sono  y,  a'quali  l'assemblea  gene-  del  paese  erano  vassalli,  parte  dell'impe- 
lale forma  l'autorità  sovrana,  si  raduna  io  e  parie  di  particolari  signori,  che  fio- 
ogni  anno  in  Appenzell  capoluogo,  ed  è  narono  i  luoghi  selvaggi  ali  abbate  dei- 
composta  di  tulli  i  ciltadini,tlie hanno  ili-  l'abbazia  di  s.  Gallo,  ed  edificarono  poi 
rittodi  votare  quando  hanno  compito  ib  la  principale  lena  detta  Appenzell,  ove 
anni,  e  nomina  i  principali  pubblici  fun-  risiedendovi  gli  abbati  f\.\  denominata  co! 
zionari.  Vi  è  un  gian  consiglio  composto  dello  vocabolo,  Jbbatis  Cella.  La  primi 
di  ì  ?4  membri,  il  quale  delibera  e  propo-  tivnsua  origine  la  riconosce,  secondo l'y^r- 
nc  le  leggi,  che  l'assemblea  generale  et-  te  divejifìcar  le  dale,óa  un  dominio  che 


3?.  S  V  I 

re  Pipino  (1nn(>niraI)I)a7.in(li  s.  Grillo.  Es- 
sendosi poi  accresciuto  con  diversi  acqui- 
sti nel  corso  di  vari  secoli,  ne  divenne  ca- 
poluogo Appenzell,  con  società  o  comu- 
nità o  rodi  governati  da  capitani,  inter- 
ni ed  esterni.  1  [)rimi,  ossia  quelli  di  Ap- 
penzell, dopo  essere  slati  per  piìi  secoli  sog- 
getti alla  legge  della  .servitù  feudale  verso 
detta  abbazia,  nel  1277  ottennero  da  essa 
il  permesso  di  crearsi  un  capo  0  magistra- 
to col  nome  di  landamanno.  Questo  i.° 
passo  all'indipendenza  non  ebbe  veruna 
conseguenza  fino  al  1  36o,  epoca  in  cui  essi 
collegatisi  col  consenso  dell' abbate- Er- 
manno di  Bonstellon,  a'cantoni  di  Svitlo 
e  di  Glaris,  cominciarono  a  volersi  eman- 
cipare ad  esempio  de'  loro  vicini.  Ma  la 
mancanza  di  unanimità  fra  di  loro  tenne 
in  sospeso  questa  disposizione  per  4o  an- 
ni, dopo  i  quali  essendosi  finalmente  gli 
animi  riuniti,  nel  1 4oo  scoppiò  la  rivolu- 
zione. Quattro  parrocchie  cacciarono  gli 
ufilziali  dell'abbate,  e  poco  dopo  tutto  il 
popolo  promise  con  giuramento  di  man- 
tenere la  libertà  col  proprio  sangue.  Le 
truppe  spedite  dall'abbate  per  ridurli  ai 
dovere,  furono  respinte,  non  meno  che 
quelle  da  lui  ottenute  dalle  città  e  nobi- 
li di  Svevia.  In  seguito  essendosi  Federi- 
co duca  d'Austria  1  ecato  in  suo  aiuto,  non 
ebbe  miglior  successo:  posto  l'assedio  di- 
nanzi a  San  Gallo,  ch'erasi  ugualmente 
sollevalo  contro  l'abbate,  fu  costretto  a  ri- 
tirarsi con  perdita.  Per  vendicarsi  di  que- 
sto principe,  quelli  di  San  Gallo,  accomu- 
nando la  causa  loro  a  quella  d' Appenzell, 
combatterono  per  la  loro  libertà,  conqui- 
starono varie  signorie,  fecero  prigione  Cu- 
no  abbate  di  s.  Gallo,  e  manomisero  la 
Turgovia;  indi  mossero  verso  il  Tirolo, 
saccheggiando  e  distruggendo  per  via  tut- 
ti i  castelli  de'Ioro  nemici,  ma  poi  priva- 
rono grave  perdita  nell'assediare  impru- 
dentemente Bregentz  nel  mezzo  dell'in- 
verno e  con  isproporzionate  forze.  Eran- 
si  male  assai  ridotti,  se  l'imperatore  Pio- 
berto  nel  1 4o8  non  s'interponeva  per  una 
tregua.  Da  quel  tempo  rimasti  tranquil- 


S  V  I 

li,  sempre  però  in  guardia  contro  gli  au- 
striaci, si  collegarono  neli4i  i  contrat- 
tato di  perpetua  concittadinanza  co'can- 
toni  confederati  per  essere  difesi,  per  cui 
ebbe  luogo  un  trattato  in  cui  si  determi- 
nò che  quei  d'Appenzell  sarebbero  rico- 
nosciuti come  popolo  libero  eindipeiidea- 
fe,  salvi  i  censi  e  le  rendite  dell'abbate, 
che  gli  si  riservarono  insieme  colle  altre 
contribuzioni,  allora  determinate, poten- 
do i!  popolo  riscattarsi  dall'imposte.  Que- 
sta pace  essendo  dis[)iaciuta  agli  animi  più 
caldi,  il  loro  spirilo  di  sollevazione  pro- 
vocò un  2."  interdetto  dal  vescovo  di  Co- 
stanza. Essendosi  poi  dichiarato  il  conte 
di  Toggemburgo  a  favor  dell'abbate,  le 
sue  genti  furono  rotte  in  una  battaglia; 
ma  di  questo  dannosi  rifece  con  una  vit- 
toria che  gli  obbligò  alla  pace,  ed  a  pa- 
gare all'abbate  2000  fiorini.  Dopo  resta- 
rono quieti  per  circa  80  anni,  duranti  ì 
quali  acquistarono  da'nobili  d'Hagenvil 
il  baliaggio  di  Pdiitithal;  ma  una  violen- 
za esercitata  So  anni  dopo  verso  l'abba- 
te di  s.  Gallo,  fece  loro  perdere  tale  ac- 
quisto, venendo  aiutato  nella  guerra  dai 
cantoni  diZurigo,Lucerna,S  villo  e  Glaris 
prolettori  dell'abbazia.  T-utta volta  quei 
d'Appenzell, pagate  le  spese  della  guerra  e 
pure  castigati  iu  altri  modi,  furono  am- 
messi da'cautoni  impadronitisi  di  Pihin- 
ihal  alla  correggenza,  in  ricompensa  del 
prestato  aiuto  contro  la  guerra  di  Svevia. 
Nel  1 452  il  cantone  rassodò  i  nodi  che  lo 
univa  a'  delti  cantoni  e  a  quello  di  Unter- 
vald,eil  trattato  concluso  con  loro  di  con- 
cittadinanza fu  convertitoin  perpetua  al- 
leanza nel  1 482. Eia  questo  un  avviamen- 
to ad  entrare  nella  grande  Confederazio- 
ne Elvetica,  ma  non  vi  fu  ammesso  che 
nel  1 5 1  3,  e  così  venne  formata  la  federa- 
zione diXllI  cantoni.  Nel  1798,  per  un 
troppo  ostinato  attaccamento  alla  sua  an- 
tica costituzione,  fu  invaso  dagli  eserci- 
ti francesi,  e  divenne  la  vittima  e  il  tea- 
tro di  molti  successivi  combattimenti.  Il 
grosso  borgo  A' Appenzell,  capoluogo  dei 
Rodi  Jnleniij  è  iu  una  vallata  bella  e  de- 


S  V  I 

lizlosB,  sopra  il  Sitter  che  si  passa  su  due 
ponti  coperti,  circondato  da' monti,  con 
Ixioni  pascoli.  JVella  chiesa  parrocchiale 
fabjjricata  nel  i  oGc)  si  conservano  le  ban- 
diere prese  nell'auliche  guerre  dell'indi- 
pendenza. Resilienza  de'primi  uìagistra- 
ti,  ha  il  palazzo  pubblico,  1'  arsenale,  il 
convento  de'cappuccini,  ed  il  monnstero 
di  monache.  Fa  gran  commercio  di  tele 
di  lino, cotone  e  nitro.  Fu  mollo  danneg- 
giato dal  fuoco  neh  56oenel  i  702.  Isuoi 
contorni  sono  fertili  e  popolati,  con  ba- 
gni minerali.  Vi  è  il  Wildkirchlein  o  cap- 
pella delle  rupi,  in  singoiar  situazione. 
Trogen,  uno  de'due  capoluoghi  àe'Roch 
luterai,  è  un  borgo  superbo,  colle  case  dei 
cittadini  opulenti  adorne  esternamente 
de'marmi  più  preziosi,  e  nell'interno  de- 
corate con  gusto  squisito.  Anticamente 
non  era  che  un  ammasso  di  capanne  di 
pastori,  servi  dell'abbate  di  s.  Gallo.  Vi 
è  l'arsenale,  palazzo  pubblico,  fabbriche 
di  telee  mussoline, bagni  d'acque  minera- 
li solforose,  raminacee  e  alluminose.  He- 
risali,  ahvo  capoluogo  i\e  Rodi  Esterni^ 
che  alterna  con  Trogen  la  sede  del  gran 
consiglio.è  il  borgo  e  luogo  piìi  considera- 
bile e  commercialedel  cantone,  fabbrica- 
to sulla  sponda  del  fìumicello  Brulbach. 
Possiede  gli  archivi  de'Rodi,  e  la  cancel- 
leria; ha  l'orfanotrofio,  poi  veriera,  fabbri- 
die  di  mussoline  fine  e  rinomate,  e  di  tes- 
suti di  cotone,  non  che  molte  case  gran- 
di commerciali.  Ha  la  chiesa  parrocchia- 
le eretta  prinja  del  tempo  di  s.  Gallo  ab- 
bate nel  VI  secolo,  imperocché  narra  la 
tradizione  che  fu  il  primo  luogo  in  cui  dal- 
1  Irlanda  fu  portato  nella  Svizzera  il  se- 
me della  religione  cristiana,  e  pel  i  ."l'ab- 
bracciò. Sembra  essere  stato  conosciuto 
da'romani,  de'quali  si  crede  opera  la  tor- 
re della  chiesa.  Vi  sono  bei  punti  di  vi- 
sta, e  fra  gli  altri  alle  rovine  cle'castelli  di 
Rosenberg  e  di  Schwanberg,  distrutti  da 
quei  d'Appenzell  nella  guerra  che  sosten- 
nero per  la  loro  libertà.  Alcuni  passeggi 
riescono  ameni,  e  ad  una  lega  trovansi  i 
bagni  minerali  di  Waldstadf.  Lo  stemma 

VOI..    IXXII. 


SVI  33 

del  cantoned'Appenzell  consiste  in  un  or- 
so nero  dritto  in  piedi,  in  fondo  bianco, 
onde  i  suoi  colori  sono  bianco  e  nero. 

San  Gallo,  Fannni  s.  Galli,  misto. 
Nella  diocesi  di  San  Gallo, cantone  della 
parte  orientale  dellaSvizzera, formato  dal- 
l'antica e  celebre  abbazia  di  s.  Gallo[P^.)y 
eda'paesi  di  Toggeuburg,  Rhinthal  eSar- 
gans,  uno  de'più  grandi  della  Confede- 
razione Elvetica.  Coperto  di  montagne  è 
diviso  in  due  versanti  generali  dal  ramo 
che  si  slacca  dall'Alpi  Leponzie  al  s.  Got- 
tardo, ed  accompagna  il  Reno  sino  al  la- 
go di  Costanza,  tenendosi  generalmente 
a  una  lega  da  quel  fiume.  La  metà  del 
cantone  sud-ovest  è  la  meno  fertile,  e  le 
sue  alle  montagne  servono  di  ricovero  a 
molli  animali;  nella  parte  nord-ovest  le 
montagne  meno  alte  sono  coperte  di  vi- 
gneti. Il  suolo  è  fertile  nelle  pianure  e  nel- 
le valli,  e  produce  cereali,  fruiti,  lino,  ca- 
nape, vino  e  mais;  rinchiude  torba,  pie- 
tre molari  e  da  fabbrica,  ferro  ed  acque 
minerali, fra  le  altri  quelle  Ffeffers.  Si  di- 
stinguono sopra  tutte  fra  le  vallale  quel- 
la del  Reno  o  R.hinthal,  ricca  di  vigne  e 
ortaglie.  L'educazione  de'bestiam  ijcheso- 
no  assai  stimali,  forma  la  principale  oc- 
cupazione degli  abitanti.  Possiede  consi- 
derabili fabbriche  di  tele  ,  di  bellissime 
mussoline,  stoffe  di  lino  e  cotone  in  gene- 
re, che  fanno  la  prosperità  del  cantone. 
I  suoi  laghi  sono  navigabili,  i  fiumi  per 
la  maggior  parte  abbondano  di  pesce.  I 
cattolici  sono  assai  piìi  de'protestanti,  at- 
tivi e  molto  industriosi.  I  cattolici  e  i  pro- 
testanti amministranosepa ratamente i  lo- 
ro beni,  ed  il  clero  de'secondi  forma  un 
sinodo  che  si  riunisce  una  volta  l'anno  a 
San  Gallo,  ed  è  assistito  da  due  membri 
del  governo.  Il  cautoneconta  1 1  monaste- 
ri di  monache,  e  4  conventi  di  religiosi. 
Questo  cantone,  il  cui  capoluogo  porta  lo 
stesso  nome  di  s.  Gallo,  già  per  i  3  se- 
coli se<le  dell'illustre  abbazia  riputata  co- 
me la  sede  della  pietà  e  delle  scienze  la 
tutta  l'aita  Germania,  ed  ora  è  città  con 
residenza  vescovile, che  descrivendola  in 
3 


34  S  V  I 

tale  alliccio, vi  dissi  diverse  nolizic  clie  le- 
dono comuni,  o  di  altre  ripailciò  sncces'ii- 
\{i menlc.Lo  stato diSanGnl lo  fu  ammesso 
nella  Coiifedeiazioiic  Elvetica  nel  i8o3. 
Venne  formolo  di  molti  paesi,  un  tempo 
soggetti  alia  Svizzera,  e  principalmente 
della  città  e  dell'antico  principato  del  suo 
nome,  di  cui  erano  investili  gli  abbati  di 
s.  Gallo,  che  ne!  1226  assunsero  il  ti- 
tolo di  principi  dell'iitipero.  Si  divide  il 
cantone  in  8  distretti,  i  quali  si  suddivi- 
dono in  24  circoli.  Il  potere  sovrano  ri- 
siede nel  gran  consiglio  composto  di  I  5o 
membri,  che  adunasi  due  volte  all'anno, 
accetta  o rigetta  i  progetti  di  legge  del  pic- 
colo consiglio,  si  ù\  render  conto  dell'ese- 
cuzione delle  leggi  e  decreti,  riceve  e  fissa 
i  conti  dello  stato,  autorizza  l'imposte,  no- 
mina i  deputati  alla  dieta,  esercita  il  dirit- 
to di  grazia,  ed  elegge  ogni  due  anni  due 
capi  dello  stato  o  landamannì,  presi  dal 
piccolo  consiglio,  e  appartenenti  alle  due 
confessioni:  ciascuno  di  essi  presiede  du- 
rante un  anno  al  grande  e  piccolo  consi- 
glio. Quest'ultimo  composto  dii3  mem- 
bri, tolti  dal  gran  consiglio,  è  incaricato 
del  potere  esecutivo  e  amministrativo.  La 
giustizia  è  aflìdata  a'tribunali  di i. "istan- 
za e  di  distretto;  il  tribiìnale  d'appello  giu- 
dica in  ultima  istanza  tutte  le  cause.  11  di- 
ritto civico  cantonale  è  accordalo  da  un 
decreto  del  gran  consiglio.  T'er  esercitare 
i  diritti  politici  nell'assemblee  elettorali  di 
circondario  e  di  comune,  bisogna  essere 
cittadino  del  cantone, avere 2  i  anni  com- 
piti, e  pagar  l'imposta  fondiaria  di  3oo 
franchi:  per  essere  eleggibile  al  consiglio 
comunale  o  ad  un'amministrazione  mu- 
nicipale, conviene  aver  almeno  2  5  anni 
e  pagare  ^5  franchi  di  contribuzione  fon- 
diaria. Perentrarpoi  nel  tribunaledelcir- 
colo  bisogna  aver  So  anni  e  pagar  l' im- 
posta di  1200  franchi.  A'caltolici  appar- 
tengono 84  posti  del  gran  consiglio,  e  gli 
altri  66  a'prolestanti:  i  membri  devono 
avere  almeno  So  anni,  sono  eletti  per  3 
anni  e  sono  rieleggibili.  Per  essere  eletti  al 
piccolo  consiglio  conviene  pagare  qoo 


S  \  I 

franchi  di  contribuzione  fondini  in,  cos'i  al 
tribù  naie  d'appello.  I  membri  de'tribuna- 
li  di  distretto  sono  nominali  dal  piccolo 
consiglio  per  9  anni,  e  devono  pagar  l'im- 
posta di  3ooo  franchi.  Ogni  comune  no- 
mina un  consiglio  comunale,  i  cui  mem- 
bri restano  nel  posto  per  6  anni,  sono  rin- 
novati nel  3.° ogni  due  anni,e  ponno  esse- 
re rieletti.  Oltre  l'antica  grande  confede- 
razione de' XI 11  cantoni,  che  propriamen- 
te formarono  l'antico  coipo  elvetico,  cia- 
scun di  loro  in  particolare,  ovvero  lutti  in 
comune,conlrassero,come  sono  andato  ri- 
cordando,di  verse  associazioni,secondochè 
conveniva  a'Ioro  interessi,  con  vari  slati 
vicini.  A  capo  di  questi  associati  si  può  col- 
locare il  potente  abbate  di  s.  Gallo,  il  qua- 
le, come  riferii  al  suoarticolo  e  ripeterò 
poi.cominciòcol  monastero  insigne  fonda- 
to dal  santo  omonimo  nel  cominciar  del 
secolo  \  1 1,  e  per  la  sua  potenza  giunse  ad 
essere  principe  dell'impero.  I  suoi  posse- 
dimenti erano  in  quell'epoca  molto  esle- 
si, e  lo  ponevano  in  islato  di  sostenere  il 
posto  cui  era  asceso;  ma  questi  eccitaro- 
no l'invidia  di  molti  fra' suoi  vicini,  con- 
tro de'quali  egli  si  pose  in  guardia  per  as- 
sicurar la  propria  tranquillità.  In  forza  di 
un'alleanza  difensiva,  che  nel  1  35 1  stipu- 
lò co'cantoni  di  Zurigo,  Lucerna,  Svilto 
e  Glaris,  venne  riguardato  come  ili."so- 
ciodella  repubblica  elvelica,alla  dieta  del- 
la quale  il  ^uo  deputato  avea  voce  e  sede 
dopo  quelli  del  cantone  d'Appenzell.  Gli 
stati  dell'abbazia  di  s.  Gallo  erano  altre 
volle  molto  più  eslesi  dell'odierno  can- 
tone,compresavi  la  contea  diToggembur- 
go,  ch'egli  acquistò  nel  1469;  •'  numero 
de'suoi  sudditi  ascese  a  92,000,  quando  i 
luoghi  della  Svizzera  erano  meno  popo- 
lali del  presente.  Quelli  di  Toggembuigo 
non  furono  i  più  sottomessi  tra'suoi  po- 
poli; le  nuove  erronee  opinioni  religiose 
essendosi  introdotte  nel  secolo  XVI  fra  di 
loro,  fecero  s"i  ch'eglino  si  rifuggissero  sot- 
to la  salvaguardia  de'cantoni  dibernaedi 
Zurigo,  che  assunsero  la  difesa  loro  contro 
gli  sforzi  dell'abbate,  il  quale  lodevolmen- 


S  V  I 

te  tentava  di  ricontlurli  alln  ferie  cle'lom 
padri,  e  di  far  valere  più  difilli  eli' essi 
pi  elciidcvano  essere  già  aliolili.Le  contro- 
versie ch'ebbero  seco  lui  si  prolungaro- 
no sino  al  1 7 1 2,  epoca  in  cui  videsi  a  mo- 
tivo di  questo  scoppiare  una  guerra  fra 
Zurigo  e  Berna  da  una  parte,  ed  i  canto- 
ni di  Zug,  Uji, Svillo  e  IJnlervald  dall'id- 
tra:  l'abbaziei  fu  saccheggiata da'primi;  ina 
nella  pace  conclusa  nel  i  7  i  g  in  Aarau  ca- 
poluogo d  Argovia,  fu  convenuto  che  gli 
eliciti  si  restituirebbero,  massime  la  bi- 
blioteca di  gran  valore  pe'suoi  mss.,  il  cui 
numeio  superbi  082.  Di  presente  non-iO- 
no  molti, bensì  è  doviziosa  di  messali,  bib- 
bie e  altri  libri  di  chiesa  forniti  di  belle 
miniature,  che  moslrano  la  pazienza  dei 
monaci  in  lavorarle. Contiene  circa  19,000 
volumislanipati.  Fra  le  cose  che  maggior- 
mente contribuirono  all'  ingrandimento 
dell'abbazia  di  s. Gallo,  furono  la  scienza  e 
capacità  de'  suoi  monaci  che  la  resero  ce- 
lebre. Ivi  erasi  istituita  verso  il  fìnedel  se- 
colo Vili  un'accademia  in  cui  fiorirono 
un  gran  numero  di  dotti  e  di  buoni  scrit- 
tori, per  quanto  il  comportavano  i  tem- 
pi del  medioevo,  mentre  il  rimanente  del- 
la Svizzera,  dice  La  JNIartinière,  giaceva 
immersa  nelle  tenebre  della  barbarie  edi 
crassa  ignoranza.  La  nobillà  del  vicinato 
vi  poneva  i  suoi  figli  per  farli  istruire,  e 
questi  in  riconoscenza  non  mancavano  di 
beneficare  i  loro  maestri  quando  ad  essi 
olVerivasi  il  destro.  Molti  de'religiosi  si  oc- 
cupavano nel  predicare  ecatechizzare  nel- 
la chiesa  dell'abbazia,  gli  altri  impiegan- 
dosi all'uisegnamcnto  nelle  due  scuole, u- 
na  interna  pe'giovani  religiosi,  l'altra  e- 
sterna  per  la  gioventù  del  paese.  I  fabbri- 
cati corrispondevano  all'opulenza  dell'ab- 
bazia, ricca  e  magnifica  la  chiesa  abba- 
ziale,  ora  cattedrale,  il  palazzo  dell'abba- 
te, ed  il  corpo  del  fabbricato  ove  abita- 
vano I  00  monaci.  Nella  cattedrale,  come 
altrove,  tuttora  si  osserva  l'antica  disci- 
phna,  che  le  donne  stanno  separate  dagli 
uomini.  La  città  di  s.  Gallo  parimenti 
deve  la  propria  esistenza  all'abbazia,  nel 


SVI  53 

secoloX  non  costituendo  che  un  borgojma 
nel  C)54  [leiietrati  gli  ungari  nella  Sviz- 
zera si  cominciò  a  chiuderlo  di  mura  pei 
porlo  in  salvo  dalle  ra[)iue  di  quc'barba- 
rijforlilìcandolo  con  toni  e  circuito  di  lar- 
ghe fossa,  ciòche  fu  compito  nel  980.  Al- 
cuni privilegi,  che  in  seguito  ottenne  da- 
gli abbati  edagriniperatori,valscroadau 
uientarne  la  popolazione,col  gran  nume- 
rodi  forestieri  che  vi  furono  a  ttrattijquin 
di  al  commercio  e  all'  industria  dovè  l'o- 
pulenza a  cui  pervenne.  Nel  1887  la  città 
concluse  un  traltatocon  quella  di  Norim- 
berga,col  quale  rispettivamente  si  alfran- 
carono  dal  diritto  di  pedaggio.  Inoltre  la 
città  di  s.  Gallo  col  favore  delle  diverse 
immunità  ricevute  dagli  abbati,  nel  1.454 
giunse  a  liberarsi  adatto  dalla  loro  sog- 
gezione, e  strinse  alleanza  conZurigo,l>er- 
na, Lucerna,  Svitto,  Zug  e  Glaris.  Prima 
del  I  7  I  2  la  comunicazione  coll'abbazia  e- 
ra  interamente  libera,  ma  per  l'accomo- 
damento d'Aarau  fu  determinato  chefra 
la  città  e  l'abbazia  vi  sarebbe  una  doppia 
porta,  la  quale  aprirebbesi  e  si  chiudereb- 
be d'ambe  le  parti.  Pare  che  iu  tutta  la 
Svizzera  non  siavi  citlà,  sì  per  ìa  forma, 
che  per  la  posizione,  così  pittoresca  come 
s.Galio,  capoluogo  del  suo  cantone.  Si  so- 
no fabbricati  eleganti  sobborghi  compo- 
sti di  case  fatte  con  molto  lusso  e  d'un'ar- 
chitettura  allatto  elvetica,  che  porge  lo- 
ro un  aspetto  piacevolissimo.  Per  ogni 
verso  ne'Iuogl.i  suburbani  biancheggia- 
no casini  di  villeggiature, in  amene  po- 
sizioni. Il  liceo  cattolico  equivale  a  una 
piccola  università;  pe'diversi  rami  delsuo 
insegnamento  e  con  biblioteca.  Si  formò 
la  società  de'tanjungers  o  coetanei,  nome 
dato  a  quelli  clije  nacquero  nel  medesimo 
anno:  dura  quanto  la  vita,  e  annualmen- 
te in  unode'molli  e  bei  giardini  s'imban- 
ilisce  un  banchetto,  ove  si  leggono  com- 
ponimenli  di  occasione,  e  si  cantano  can- 
zoni patrie.  I  principali  luoghi  del  can- 
tone sono  i  seguenti.  Rorschich,  pìccoìn 
città  vagamente  costruita  sul  lago  di  Co  - 
stanza,  con  porlo  il  più  comodo  e  sicui  ci 


36  SVI 

tli  esso.  Toggemhurgo  o  Tochcmhurgo, 
lunga  e  stretta  vallala  che  il  fiume  Tliur 
tlivide  in  alta  e  bassa,  lai. 'scoscesa  e  al- 
ta a'pascoli,  la  ?,."  sparsa  di  (Jori ili  colli. 
In  questi  due  distretti,  già  contea,  notasi 
liei  I  ."il  castello  di  Vecchio  Toggenibur- 
go,  nel  2.°  quello  di  Nuovo  Toggenibur- 
go.  11  principale  luogo  è  la  piccola  città  di 
LiclUensleig  sopra  un'altura  e  sulla  riva 
destra  del  Thur.  In  vicinanza  sono  le  ro- 
vine del  castello  del  nuovo  Toggeiubur- 
go,  teatro  della  tragica  storia  della  con- 
tessa  Ida.  Rheinthalo  Rhinlhal,oss,\a\' al- 
ledei  Reno, altro  distretto,  che  si  esten- 
de lungo  la  sinistra  riva  del  fiume,  e  giu- 
gue  con  esso  al  lago  di  Costanza,  fertile 
nelle  produzioni  vegetali. /?/ie/«ecA,  pri- 
maria città,  prossima  all'imboccatura  del 
Beno  nel  lago,  è  munita  di  castello  che 
la  guarentisce,  con  ospedale  e  orfanotro- 
fio. Sargans,incco\a  città,  già  capoluo- 
go di  contea,  sorge  su  scoscesa  rupe  e  un 
forte  castello  degli  antichi  conti  la  proleg- 
ge. Fu  già  suddita  de'conti  di  Werdem- 
l)urg,  de'priucipi  d'Austria,  indi  fu  im- 
pegnata a'conti  diToggemburgo;  ricupe- 
rata dal  conleGiorgio,fu  venduta  nel  1 483 
a'ycanloni,  che  agli  Lflizi  liberi  mandava- 
no prefetti. Particolarmente  pare  che  l'ab- 
bia signoreggata  Zurigo,ed  ha  copiosa  mi- 
niera di  ferro,  e  salubre  sorgente  minera- 
le, solforosa  e  fredda.  Quasi  interamente 
incendiata  nei  i8i  i,  oJlVe  oggi  case  bea 
fabbricate  in  pietra.  Lo  stemma  cantona- 
le di  s.  Gallo  si  forma  d'un  fascio  di  ver- 
ghe colla  scure  di  color  bianco,  in  cam- 
po verde  chiaro. 

Geigioivi,  Grisones,  Rhelì,  misto.  Nella 
diocesi  di  Coirà,  cantone  il  piì^i  orientale 
della  Svizzera,  e  il  maggiore  dopo  quello 
di  Berna,  da  ogni  lato  i  suoi  limiti  sono 
determinati  da  montagne,  le  quali  al  sud 
si  chiamano  Leponzie  e  Alpi  Pietiche,  e 
in  alcune  vi  è  perpetua  la  neve.  Questo 
paese  è  totalmente  coperto  da  alte  mon- 
tagne, che  vi  formano  una  moltitudine 
di  vallate  profonde  e  molto  estese,  ed  in 
parie  preodoao  il  nome  d'Alpi  de'Grigio- 


S  V  I 

ni, cioè  quelle  che  penetrano  nell'interno 
del  cantone  e  vi  formano  due  grandissi- 
me vallate,  del  Reno  e  dell'I nn.  Anche 
altri  fiumi  innafliano  il  cantone,  che  rin- 
chiude pure  molti  laghi,  ma  poco  consi- 
derabili. L'aria  è  generalmente  sana,  il 
clima  varia  molto  secondo  i  siti;  l'inver- 
no regna  tutto  l'anno  sulle  montagne,  ma 
le  valli  profonde  godono  di  temperatura 
dolceeamena,quellesul  rovescio  meridio- 
nale dell'Alpi  hanno  il  clima  dell'  Italia. 
Le  Alpi  de'Grigioni  sono  primitive  e  ric- 
che di  minerali  e  soprattutto  di  ferro  : 
inoltre  il  cantone  ha  moltissime  sorgenti 
minerali,  le  più  rinomate  essendo  quelle 
di  Alveneu  e  di  s.  IMoriz.  11  suolo  non  è 
ovunque  favorevole  all'  agricoltura,  ma 
offre  vasti  ed  eccellenti  pascoli.  Vi  si  alle- 
vano numerose  mandrie  di  grosso  e  mi- 
nuto bestiame,  la  cui  educazione  forma 
la  principale  risorsa  degli  abitanti, e  nu- 
driscepure  molti  porci.  Si  raccoglie  nelle 
valli  copiosa  quantità  di  cereali ,  avena, 
canapa,  lino, molte  frutta,  castagne,  man- 
dorle, fichi,  e  principalmente  delle  cirie- 
gè  con  cui  si  fa,  come  altrove,  nn  liquore 
detto  rattafia;  la  coltivazione  de'pomi  di 
terra  è  molto  estesa.  Le  parli  settentrio- 
nali e  meridionali  producono  del  buon 
vino;  le  altre  sono  coperte  di  folte  bosca- 
glie, popolale  di  quercie,  faggi,  larici,  abe- 
ti, olmi.  Il  salvaggiuiue  vi  abbonda,  e  vi 
si  trovano  differenti  specied'animali,  cer- 
vi e  cinghiali;  i  fiumi  e  i  laghi  danno  trot- 
te  eccellenti  e  sermoni.  Si  fabbrica  mol- 
to butirro  e  formaggio,  che  formano  no 
ramo  importante  del  suo  commercio.  Il 
transito  per  l'Italia  e  la  Germania  pro- 
cura gi'andissimi  vantaggi  agli  abitanti. 
Il  cantone  de'Grigioni,  di  cui  è  capoluo- 
go Coirà  {f^^.)i  città  con  residenza  vesco- 
vile, non  entrò  nella  Confederazione  El- 
vetica che  neli8o3,  e  si  mantenne  demo- 
cratico. Si  divide  in  3  leghe  diverse  o  re- 
pubbliche federative,  che  sono  :  la  lega 
Superiore  o  Grigia,  nella  patte  occiden- 
tale, che  ha  Ilanz  per  capoluogo;  \alega 
Caddea  o  della  casa  di  Dio^  nella  [utrle 


S  V  I 
orientale,  avente  Coirà  percnpoIuogo;e 
la  tega  delle  Dieci  Giurisdizioni  a  Giu- 
stizie o  Direzioni,  nella  parte  settentrio- 
nale, che  ha  Davos  per  capoluogo.  Il  con- 
siglieie  Frauscini ,  pailantlo  de' gover- 
ni (.le'Giigioni  e  del  Vallese,  riferisce  che 
il  cantone  de'Grigioiii  dividesi  in  leghe; 
quello  del  Vallese  in  i  3r/^cf/r/e,dellequali 
Gappartengonoalla  parlealta,  7  allabas- 
sa.  Tanto  le  decurie  del  Vallese,  quanto 
le  leghe  de'Grigioni  ponno  aversi  in  coa- 
to  di  altrettante  piccole  repubbliche  in- 
sieme collegate,  ma  aventi  interessi  e  ma- 
gistrature a  parte.  Così  il  Vallese  e  i  Gri- 
gioni  rappresentano  in  piccolo  la  Confe- 
delazione  Svizzera.  Di  più  osserva,  che  il 
governo  di  questi  due  cantoni  hanno  del 
democratico  e  del  rappresentativo  :  ne' 
Grigioni  un  gran  consiglio,  ne!  Vallese 
una  dieta  esercitano  buona  parte  del  su- 
premo potere.  Ma  le  leggi  e  i  trattati  da 
questi  due  corpi  consentiti, non  hanno  for- 
za tinche  non  sono  stati  approvati  dalla 
maggioranza  delle  assemblee  comunali 
ne'Grigioni;  da  quelle  de'consigli  di  de- 
curia,  e  in  certi  casi  da  quella  de'comuiii 
nel  Vallese.  Aggiunge,  che  pochi  appro- 
vano sitlatto  statuto;  molti  invece  ne  loda- 
no delle  altre,  e  sono  d'avviso  le  costitu- 
zioni di  queste  due  repubbiche  essere  delle 
migliori, o  per  meglio  dire  delle  menocat- 
tive  in  Isvizzera.  Le  3  leghe  de'Grigioni  si 
dividono  in  26  alte-giurisdizioni  o  sempli- 
ci giurisdizioni,ed  in  9  circondari  militari; 
ciascuna  di  queste  leghe  forma  un  piccolo 
stalo  indipendente.  Quasi  la  metàdeglia- 
bilanli  sono  cattolici,  gli  altri  sono  pro- 
testanti; tutti  sono  eccellenti  soldati.  Fu 
rei  I  524  che  il  calvinismo  co'suoi  errori 
fu  introdotto  tra'  grigioni.  La  sedicente 
chiesa  riformata  è  sotto  la  direzione  d'un 
sinodo  generale,  che  si  divide  in  3  sinodi 
federali.  Il  clero  cattolico  forma  4  capi- 
toli, che  dipendono  dal  vescovo  di  Coirà. 
Vi  sono  5  conventi,  de'quali  il  più  rag- 
guardevole è  quello  di  Dissentis.  Il  gover- 
no è  (piivi  democratico,  e  il  potere  supre- 
mo risiede  aell'uuioue  de'consigli  cuuui- 


S  V  I  37 

nali.  La  i  ."autorità  cantonale  è  il  grancon- 
sigiio,  composto  de'G3  membri  eletti  da* 
cittadini  che  hanno  più  di  16  anni;  tiene 
per  capo  il  presidente  della  lega.  Un  pic- 
colo consiglio  di  3  membri  ha  la  cura  de- 
gli alFari  giornalieri,  e  presiede  a'tribu- 
uali;  essi  sono  rieleggibili  al  fine  dell'an- 
no, ma  non  ponno  rimanere  in  carica  più 
di  due  anni  consecutivi. Un  tribunale  can- 
tonale di  appello,  composto  di  6  membri, 
giudica  in  ultima  istanza  le  cause  più  im- 
portanti: ciascuna  delle  leghe  manda  un 
numero  eguale  di  membri  a  questi  diver- 
si corpi.  Il  diritto  di  cittadino  attivo  noa 
può  essere  esercitato  prima  dell'età  di  17 
anni,  e  per  essere  eletto  a'posti  cantonali 
bisogna  averne  compiti  2  i.  Ciascun  abi- 
tante è  obbligato  al  servizio  della  milizia 
da' 17  sino  a'6o  anni.  A  tempo  di  Scotti 
diverso  era  il  titolo  de'capi  delle  3  leghe; 
chiamavasi  landrichter  (juello  della  lega 
Grigia, borgomastro  quellodelh  legaCad- 
dea,  landamanno  l'altro  delia  lega  delle 
Giurisdizioni.  Gli  antichi  conobbero  que- 
sto paese  raontuoso,si  tua  to  all'oriente  del- 
l'Elvezia, sotto  il  nome  di  Rezia  superio- 
re o  J  Ila, e  d'ices.\  risalire  la  sua  origine  alle 
colonie,  che  gli  etruschi  mandarono  al  di 
là  dell'Apennino:  questa  Rezia  antica  di- 
stendeva i  suoi  termini  più  della  moder- 
na. Il  nome  di  Rezia,  Relhia,  conlaneva. 
ancheuna  parte  della  Svevia,edistiiigue- 
vasi  \a  Rezia  Superiore  e  Minore,  Alta  e 
Bassa j  quella  di  Svevia  era  la  31  more  o 
Bassa,  un  tempo  comprendendo  pure  la 
Baviera  e  Augusta.  La  Svevia,  antico  cir- 
colo diGermauia,  celebre  uellestorie  mas- 
sime per  gl'imperatori  Hohenstaufen,  fra* 
quali  primeggiarono  Federico  I  e  Fede- 
rico II,  oggidì  trovasi  ripartita  tra  il  re- 
gno di  VVùrlemberg, ilgranducato  di  Ba- 
den  e  l'ovest  della  Baviera.  Dice  lo  Scotti 
che  i  grigioni  ripetono  l'origine  da'tosca- 
ni,  e  Kheto  loro  capitano  die  il  nome  alla 
nazione  e  alla  regione.  I  suoi  abitanti  in- 
dipendenti prima  dell'  invasione  de'  ro- 
mani,all'epoca  della  tiecadenza  dell'  im- 
pero, soggiacquero  agli  alemauui,  i  «jua- 


38  SVI 

li  colle  armi  cooquistaiouo  hi  luzìa  Bas- 
sa, u  Minore  o  inferiore,  mentre  gli  o- 
sli'ogoli  occuparono  la  Rezia  /lUao  Sti- 
jjcriorf,e\a  riunii  otio  al  loro  regno  dl- 
talia.  ]Nel  VI  secolo  avendola  conquistata 
ì  figli  di  Ciodoveo  1  re  de'  franchi,  essa 
venne  in  seguito  riunita  al  regno  dellaUor- 
gogna  transiuiana,  donde  passò  sotto  la 
«lonnuazione  degl'inipeiatori  di  Germa- 
nia e  riunita  all'impero.  Si  videro  allora 
de  conti  della  Rezia  Superiore,  i  (juali  e- 
siesero  a  poco  a  poco  il  loro  dominio  feu- 
dale: le  frequenti  guerre  ch'essi  ebbero  fra 
di  loro  sono  testilìcale  da  un  gran  nume- 
iodi  macerie, chetuttavia  siscorgouosul- 
!e  più  basse  punte  citile  roccie  che  attor- 
niano i  valloni;  sono  questi  altrettanti  a- 
vanzi  di  rocche  ch'essi  aveaoo  innalzale 
gli  uni  contro  gli  altri,  e  contro  i  propri 
vassalli,cui  l'oppressione  spingeva  sovente 
aribellarsi.  Finalmente  questi, ad  imita- 
zione degli  svizzeri,  ripresero  la  superio- 
'rità  e  scossero  il  giogo  della  tirannide,  e 
ili  allora  che  presero  il  nome  di  Grigio- 
iiij  secondo  l'opinione  comune;  perchè 
!  primi  che  nel  secolo  XV  si  unirono  per 
sul  trarsi  dal  dummio  de'eonti,  portavano 
ile'rozzi  abili  ili  storta  ì,'//ì;/Vz  fabbricata  da 
loro  stessi. Costituitisi  liberi,  igrigioni  for- 
marono a  mano  a  mono  fra  loro  le  sud- 
dette 3  leghe:  la  lega  Cacldea  prese  il  no- 
me di  Casa  di  Dio  e  Cattedrale,  per  con- 
tenere Coirà  città  col  vescovo  e  la  sua  cat- 
tedrale.LalcgaGrigiao  superiore  e  laCad- 
dea  si  unirono  insieme  coli'  alleanza  del 
i4'ì4j  l'alti'»  iu  vece  delle Giuristlizioni, 
dopo  essere  stata  soggetta  a'conti  di  Tog- 
gemburgo  fino  ali 436,  epoca  della  loro 
tjslinzione,  essendosi  posta  in  libertà  col 
iàvoredellediscordiechesi  frapposero  tra' 
loro  eredi,  si  costituì  in  repubblica  e  sus- 
sistè per  se  stessa  sino  al  i47i>  'i^'  quale 
strinse  alleanza  colle  leghe  Grigia  eCad- 
dea.  Questa  generale  confederazione  delle 
3  leghe  si  rinnovò  nel 1 544»  scontrasse 
delle  alleanze  cogli  svizzeri  in  epoche  di- 
verse senza  far  parte  della  repubblica  El- 
vetica. Nelir)02  le  3  leghe  unite  si  col- 


S  V  I 

legarono  con  Berna.  Leggo  nello  Scotti, 
che  casa  d'Austria  teneva  l'alto  dominio 
in  8  parti  della  lega  Caddea,  e  per  le  cau- 
so di  morte  avea  un  ministro  nella  rocca 
ben  munita  di  Castelfurle.  Oltremonti  i 
giigioni  possedevano  lacomunitùdi  Mac- 
fcldomeglioMayeufeld,  nell'Italia  la  Val- 
tellina o  Sondrio,  Bormio,  Chiavenna,  e 
IMur  o  Pleurs  che  nel  1 6 1 8,  come  narrai 
in  principio, fu  subissata:  crede  Scolti,  for- 
se per  divina  vendetta  scaricata  sugli  e- 
retici, che  sacrilegamente  uccisero  Nicolò 
Busca  arciprete  di  Sondrio,  di  cui  feci  pa- 
rola nel  voi.  LIX,  p.  226,  per  aver  pre- 
dicato contro  gli  errori  de'  Calvinisti  (  ^.): 
inTuscia  terra  diRezia  a'4settembre  1 6 1 8 
lo  sospesero  crudelmente  come  un  grau 
malfattore  co'piedi  all'insù;  il  suo  corpo 
fu  portato  nella  chiesa  del  monastero  di 
Fauera  presso  Coirà.  Si  legge  nella  sua 
vita,  che  ogni  volta  che  s.  Carlo  Borro- 
meo visitava  il  collegio  Elvetico,  sempre 
poneva  le  mani  in  capo  al  servo  di  Dio,al- 
lora  alunno  del  medesimo, e  dicendogli: 
Fili  certa  honuni  cerlamen,  cursutn  con- 
suma, in  reliquo  rcposita  est  tihi  corona 
justitiae.  I  grigioni  prima  di  tale  epoca  [lo- 
tevano  armare  5o,ooo  soldati,  ed  erano 
alleati  di  Francia,  cui  ne  somministrava- 
no 10,000,  e  di  Venezia  alla  quale  ne  for- 
nivano 5ooo  e  in  ricambio  ricevevano 
5ooo  scudi  e  70  moschettoni  annualmen- 
te; ma  ueli6i2  a  insinuazione  di  Fran- 
cia cessò  la  lega  co'veneti.  Pel  passaggio 
nel  Milanese  avendo  i  grigioni  fatto  ac- 
cordi per  impedirlo  agii  stranieri  che  ca- 
lavano in  Italia,  soggiacquero  a  rivoluzio- 
ni e  guerre  nella  Rezia  e  nella  Valtellina. 
Delleguerre  della  Valtellina  ne  parlai  de- 
scrivendo gli  slati  che  vi  furono  interes- 
sati, e  nelle  biografie  di  Gregorio  XF  q 
Urbano  Vili  che  la  riceverono  in  depo- 
sito, onde  vi  mandarono  la  Miliziapon- 
tifìcia  (/'.),  e  dipoi  ne  terrò  proposito  a 
suo  luogo.  I  calvinisti  iniquamente  e  con 
barbare  crudeltà  piombarono  su'caltolici 
nella  Valtellina,  e  tutto  manomisero,  per 
strappare  i  cattolici  dal  s^o  della  divina 


S  V  I 

e  amorosa  loro  madre  Ja  chiesa  cattolico; 
ina  i  zelanti  cattolici  cen:an»lo  con  ogni 
sforzo  di  «cibarsi  fedeli  a  Dio  e  alla  sua 
vera  chiesa,  sostennero  la  lotta  atroce  e 
sanguinosa,  si  cuoprirono  d'eroismo  e  fe- 
cero macello  de'loro  accaniti  iiemici,spin- 
ti  alla  disperazione  della  pre|)olenza  de- 
gl'invasori, vedendo  minacciala  1'  antica 
fede  loro  in  tutte  le  proprie  valli.  Meglio 
su  di  ciò  ne  parla  la  Civiluì  Cattolica, i." 
serie,  t.  4>P'  206.  I  grigioni  neh  707  rin- 
novarono solennemente  l'alleanza  conZu- 
rigo, e  ijualche  altro  vicinocantone.  In  for- 
za poi  del  trattato  ch'ebbe  la  sua  confer- 
ma nel  I  7  I  2,  le  tre  leghe  de'grigioni  pro- 
misero di  non  istringere  veruna  alleanza, 
veruna  guerra,  né  trattato  di  pace,  senon- 
tiiè  di  comun  consenso;  e  convennero  in- 
oltre di  soccorrersi  reciprocametite  a  pro- 
prie spese,  e  di  possedere  io  comune  le  con- 
(|uiste  che  fossero  per  tue  sopra  il  nemi- 
co. Fu  poi  determinato  il  modo  di  por  li- 
ne alle  controversie  fra  le  loro  comunità 
particolari,  ovvero  fra  le  diverse  loro  le- 
ghe. Le  contee  della  Valtellina,  di  Bormio 
e  di  Chìavenna  nel  i  797  proclauìarono  la 
loro  indipendenza  dal  cantone,  ed  in  se- 
guilo della  rivoluzione  del  i  798,  il  canto- 
ne de'grigioni  colle  altre  sue  dipendenze 
tu  incorporalo  nella  Confeilerazioue  El- 
vetica. La  Valtellina, e  Sondrio  suo  ca- 
poluogo, frequente  oggetto  di  disputa  e 
conquista,  tra  JìJilano,  Francia,  Spdi^rui 
(  A^.),  collecoutee  di  Bormio  e  di  Chìaven- 
na, dopo  essersi  nel  1797  sottratta  dalla 
signoria  de'grigioni,  occupata  da'francesi 
divenne  parte  della  re[)ubblica  Cisalpina, 
indi  del  regno  d'//rt//Vz,  e  dali  8i  5  è  una 
provincia  del  regno  Lombardo- feiieto , 
sotto  l'imperatore  d'Austria.  Circa  al  can- 
tone de'Gngioni,  ammesso  alla  Confede- 
lazioneElvelica,  nesono  capoluoghi.  Del- 
la lega  Caddea  la  città  di  Coirà,  al  cui  ar- 
ticolo ne  trattai,  e  poi  dirò  (|ualche  altro 
cenno.  E  siccome  a  s.  Gallo  notai  che  il 
suo  vescovato  fu  unito  a  ([ucllo  di  Coirà, 
eclie  al  punto  della  pubblicazione  dcU'ur- 
licolo  se  ne  trattava  da  Gregorio  XVI  la 


s  V  r 


39 


separazione  (noterò,  che  i  cattolici  del 
cantone  de'Grigioni  a  vendo  nel  1827  sup- 
plicato il  cardinal  d.  Mauro  Cappellari, 
poi  Gregorio  XVI,  ad  essere  loro  protet- 
tore presso  la  s.Sede,  il  cardinale  nell'a- 
gosto rispose  alla  loro  lettera  accettando- 
ne la  proletloria), e  gliela  stabib  concjuella 
convenzione  di  cui  tratterò  a  suo  tempo, 
e  rilevai  nel  voi.  LUI,  p.  191;  indi  l'ellet- 
tuò  il  regnante  Pio  IX,  colla  bolla  Insla- 
bilis rerum,  degli  8  aprile  1 847,  presso  gli 
Annali  delle  scienze  religiose,  2.'serie,  t. 
5,  p.  107,  dichiarandone  1 .°  vescovo  l' at- 
tuale nig/Gio.  Pietro  Mirer.  Della  lega 
Grigia  n' è  capoluogo  l'antica  città  d'/- 
lanz,  Ilanlium,  come  dell'alta  giurisdi- 
zione di  Gruob,  situata  a'piedi  del  Mun- 
daun,  nella  parte  la  piti  larga  della  valle 
ili  Gruob,  e  al  confluente  del  Reno  ante- 
riore e  della  Gleuner,  su  cui  ha  de'ponii. 
E  di  poca  apparenza,  con  mura  rovinose, 
cinta  da'sobborghi  s.  Nicola  e  Portasura. 
Questa  città  contiene  gli  archivi  della  le- 
ga, e  durante  un  anno,  alternativamente 
con  Trons,  ha  la  sede  di  sua  dieta  e  del 
tribunale  d'appello.  Trons  presso  la  spon- 
da suiistra  del  lleno anteriore, con  minie- 
re di  ferro,  vanta  che  sotto  un  suo  ampio 
acero  nel  i4^-4  *'  giurò  la  lega  Grigia, 
fondatrice  della  libertà  de'grigioni.  Ad  I- 
lanz  si  tiene  una  gran  fiera  di  bestiami,  le 
donne  vanno  molto  soggette  al  gozzo;  e  ail 
una  lega  distante  è  una  miniera  ili  gale- 
na che  contiene  argento,  altra  essendo  di 
rame  giallo  argentifero:  vi  si  trova  inol- 
tre del  borace  in  abbondanza.  Suwarow 
vi  passò  il  Gleuner  nel  1799,  ritirandosi 
innanzi  Massena  :  due  anni  dopo  la  città 
molto  solfi!  per  un  incendio.  Della  lega 
delleDieci  Giurisdizioni  oDirezioni, nella 
parrocchia  di  s.Giovanui,è  capoluogoDi/- 
vos  o  Tavaii  e  dell'  alta  giuiisdizioue  o- 
monima,  sulla  riva  destra  del  Landìvas- 
ser  0  Davos,  nel  cui  pubblico  edilizio  si 
adunano  ogni  3  anni  le  diete  generali.  Rin- 
chiude miniere  d'oro,argento,piombo,  ra- 
me, ferro. Questa  valle  ha  G  laghi. tutti  ab- 
bondanti di  pesce.  Oiilbili  valai)f;liee  -fi- 


4o  SVI 

sciamenti  considerabili  di  moiilague,  lai- 
volta  desolano  questo  paese  selvaggio;  ed 
lina  valanga  nel  i  7G2  distrusse  i  iiagui  del- 
la sorgente  di  acqua  solforosa.  La  tempe- 
ratura vi  èfreddissiaia,  e  la  neve  quando 
spesso  cade  giunge  aia  piedi  d'  altezza. 
Sua  principal  ricchezza  è  il  bestiame.  Gli 
abitanti  sono  d'alta  statura,  robusti  e  gio- 
viali: molti  di  essi  si  distinsero  nelle  let- 
tere e  neir  armi.  La  valle  tu  scoperta  nel 
1233  da  alcuni  cacciatori,  e  subito  la  po- 
polarono, nel  1289  formando  la  carta  di 
loro  libertà.  La  signoreggiarono  i  Vatz,  il 
conte  Federico  di  Toggemburgo,  Ugone 
diMontfortjdal  quale  la  compròSigismon- 
do  duca  d'Austria,  che  l'ipotecò  al  conte 
cliMatsch  e  ricuperò  nel  i47<^'  L'arcidu- 
ca Ferdinando  Carlo  d'Austria  cedendo 
neh  652  tutti  i  suoi  diritti  agli  abitanti, 
essi  riacquistarono  la  libertà.  Lo  stemma 
cantonale  de'Grigioni  e  sue  3  repubbliche 
si  forma  di  3  scudi  in  campo  bianco:  quel- 
lo di  mezzo  in  fondo  giallo  ha  un  capro- 
neo  capricorno  nero  dritto;  i  due  laterali 
ciascuno  è  sovrastato  da  una  mezza  figu- 
ra; quello  a  destra  consiste  in  uno  scudo 
metà  bianco  e  l'altra  nero;  quello  a  sini- 
stra d'uno  scudo  nero  con  croce  bianca. 
I  colori  nazionali  sono  il  biancu,  il  grigio 
e  l'azzurro  carico.  Nella  Svizzera  vi  sono 
le  missioni  pontificie  dell'Elvezia  e  delia 
B,ezia,  sotto  la  dipendenza  della  congrega- 
zione di  propaganda /fWe,  esercitate  dal- 
le prefetture  apostoliche  di  Mesolciiia  e 
Calanca,  delle  quali  parlerò  nel  cantone 
Ticino,  e  della  Rezia  ne  Grigioni,  di  cui 
vado  a  darne  un  cenno,ambedue  istituite 
ne'primordi  del  secolo  XVll. 

Prefettura  apostolica  delle  viissìonidi 
Bezia  ne' Grigioni.  Le  missioni  cattoliche 
nella  Svizzera  vantano  per  banditori  e- 
vangelici  fra  loro,  s.  Gallo  abbate,s.Crtr- 
to  Dorromeo  arcivescovo  di  Milano,  e  s. 
Fedele  da  Sigmaringa  cappuccino  pro- 
tomartire della  Congregazione  di  propa- 
ganda fide,  nel  cui  Collegio  Urbano  vi 
sono  ammessi  anche  gli  svizzeri, sino  dal 
piiacìpio  ddia  islitu^ioue,  e  lo  attesta  lo 


S  V  I 

Scolli  parlando  de'grigioni  e  svizzeri  che 
al  suo  tempo  si  ricevevano,  cioè  nel  pon- 
tificato d'Urbano  VI  II. Pel  vantaggio  spi- 
rituale di  queste  missioni,  esistevano  in 
Como  ed  in  Milano  due  collegi:  quest'ul- 
timo era  sotto  la  direzione  de'gesuili,  uè 
alcuno  eravi  ammesso  se  non  avea  stu- 
diato l'umanità.  La  fondazione  del  col- 
legio di  Como  si  deve  al  cardinal  Tolo- 
meo Galli  d'i  tal  città,  e  da  cui  prese  il 
nome.  L'insigne  porpora lo,x»l tre  l'essere 
di  doviziosa  famiglia,  possedeva  in  com- 
menda per  concessione  apostolica  d  uè  pre- 
positure dell'estinto  ordme  degli  umilia- 
ti, cioè  di  s.  Maria  di  Rondineto,  e  di  s. 
Rlartino.  /V vendo  egli  un  animo  che  sen- 
tiva glislimoli  della  pietà,  vedeva  con  do- 
lore che  tanti  fanciulli  errassero  nella  sua 
patria  senza  coltura.  Per  piocurar  loro 
mezzi  di  potersi  istruire  e  tenere  lontani 
da'vizi, progettò aGregorioXIIl  l'applica- 
zione delle  due  preposilure,che  rendeva- 
no annui  1200  ducati  d'oro  di  camera, per 
l'erezione  d'un  collegio  nelle  case  di  quel- 
le, ed  il  Papa  fece  l'istituzione  colla  bol- 
la Immensa  Dei  providenlia.  Vi  si  do- 
veaiio  raccogliere  5o  alunni,  preferendo- 
si gli  orfani  e  i  poveri  nella  scelta. La  pie- 
tà, le  scienze,  le  arti  meccaniche  a  pro- 
porzione de'loro  talenti  doveano  formar 
la  loro  occupazione.  Ne  fu  aifidata  la  cu- 
ra a'somaschi:  si  stabilirono  i  luoghi  da 
dove  si  doveano  chiamar  gli  alunni,  e  ca- 
po dell'amministrazione  fu  dichiarato  il 
vescovo  di  Como.  In  appresso  vi  furono 
ammessi  de'convittori,  e  de'giovani  per 
istruirsi  nelle  scienze  ecclesiastiche,  a'qua- 
li  fu  ingiunto  il  consueto  giuramento  e 
l'obbligo  della  restituzione  degli  alimen- 
ti se  non  abbracciavano  il  chiericato.  la 
fine  non  vi  furono  ammessi  che  i  giovani 
della  diocesi  di  Como,  e  nella  metà  del 
secolo  passato  furono  formate  le  regole. 
Diversi  ecclesiastici  furono  mandati  nel- 
le missioni  della  Svizzera.  Per  le  vicende 
politiche  de'  tempi  il  collegio  restò  sop- 
presso. Nel  principio  di  detto  secolo  si  vo- 
leva foudare  a  vantaggia  delle  stesse  oiis- 


S  V  I 

sioni  un  collegio  nella  Vallellintì;  eransi 
itiolliate  le  traltalive,  quando  si  eslinse 
nell'infanzia.  In  Milano  s.  Carlo  Borio- 
ineo  api\  una  casa  d'educazione  pei*  i- 
struit'vi  la  gioventù  da  opporsi  all'eresia, 
che  l'attuki  de'  numerosi  proseliti  nella 
Svizzera,  minacciava  invadere  le  contra- 
de della  cattolica  Italia,  e  tale  casa  pre- 
se peiciò  il  nome  di  Collegio  Elvetico. 
Gregorio  XIIJ  nel  i  076  gli  die  nuova  vi- 
ta e  vigore,  l'ailjdò  a' gesuiti,  e  dopo  a- 
verlo  sovvenuto  del  suo  peculio,  gli  at- 
tribuì i  frutti  della  commenda  della  Ma- 
donna del  Prusseno,  come  si  può  vedere 
nel  p.  Malici,  AimaU  di  Gregorio  XIII, 
lib.  tì,  p-  7(3.  Vi  erano  ammessi  per  alun- 
ni i  valtellini,  i  grigioni,  i  vnllesi  e  altri 
svizzeri,  specialmente  de'canloni  di  Fri- 
burgo e  di  Soletta.  11  vescovo  di  Losan- 
na vi  avea  4  posti  pe'  suoi  diocesani,  ma 
nominati  da'  ricordati  cantoni;  anche  il 
vescovo  di  Coirà  vi  avea  G  nomine, ed  in» 
oltre  4  giigioni  erano  ammessi  nel  col- 
legio di  Dilinga,  residenza  del  vescovo  di 
Angusta,  a  spese  della  camera  apostoli- 
ca. Questo  collegio  di  Dilinga,  per  la  di- 
latazione e  uiautenimcnlo  della  fede,  fu 
pure  istituito  da  Gregorio  Xlll  nella  Sve- 
via,  come  può  vedersi  nel  citato  p.  Maf- 
fei.oellib.  i3,  p.  38o. Non  sempre  le  scel- 
te furono  opportune,  perciò  il  risultato 
talvolta  non  riuscì  ({uale  dovea  essere. Vi 
si  studiava  teologia  dogmatica  e  scolasti- 
ca, la  s.  Scrittura,  i  ss.  Padri,  e  le  contro- 
versie per  acquistare  capacità  di  confuta- 
re gli  errori  degli  eresiarchiLutero,Zuiu- 
gliu  e  Calvino.  Il  collegio  per  la  condi- 
zione de'tempi  si  chiuse  negli  ultimi  an- 
ni del  secolo  decorso.  Leggo  [)erò  nella 
JSoLizia  statistica  delle  ni  iasioni  cattoli- 
che, che  l'imperatore  d'Austria  nel  184 2 
ordinò  che  24  alunni  svizzeri  fossero  ri- 
cevuti e  educati  nel  seminario  arcivesco- 
vile di  Milano.  Ricordeiò  inoltre,  di  aver 
narralo  nella  biografìa  del  cardinal  Co- 
nelli  nipote  di  s.  l'io  V,  che  il  cardinale 
stabili  nella  Llezia  un  senìiiKuio,  pel  man- 
Icuimculo  della  lede  cuLlulica.  Lu  pkJlL- 


S  V  I  41 

tura  apostolica  della  Uezia  ne' Grigioni 
è  allìdata  a'  cappuccini,  ed  anticamente 
n'era  prefelto/?ro  tempore  il  p.  provincia- 
le della  provinciadiIjrescia,sino  dal  prin- 
cipio della  missione,  il  quale  soleva  spe- 
dire a  queste  missioni  34  operai  evange- 
lici. Distrutta  quella  provincia,  in  conse- 
guenza delle  rivoluzioni,  il  prefetto  viene 
scelto  dalla  congregazione  di  propagan- 
da fide,  la  quale  somministra  sussidii  a' 
missionari  poveri,  ed  al  prefetto  concede 
le  facoltà  della  formola4.''ll  maestro  del- 
la scuola  di  Coirà  avea  dalla  stessa  pro- 
paganda annui  scudi  70.  Nella  Rezia  Al- 
ta i  cappuccini  hanno  molte  missioni  ia 
luoghi  di  religione  mista  nella  diocesi  di 
Coirà,  e  precipuamente  in  Orsera  a  più 
del  s.  Gottardo,  in  Oberrats,  in  Gallese, 
in  Zizers,  ove  hanno  ospizio.  Nella  Re- 
zia  Bassa  i  cappuccini  esercitano  le  mis- 
sioni con  2  3  religiosi,  oltre  i  laici,  ne'se- 
guenli  luoghi.  Almens,  Abrugiar,  Aire- 
segno,  Bivio,  Lastino,Cambelo,Camenz, 
Dissentis,  DauiSj  Molini,  Obervatz,  So- 
lignino,  Sagagur,  Palucco,  Tomiglio,Ti- 
nizzone,Pazio,M annoterà,  Slovegno, So- 
rava, Sadienno.  In  ogni  luogo  della  uìis- 
sione  vi  è  ospizio  e  chiesa;  gli  ospizi  prin- 
cipali sono  16,  e  due  nelle  chiese  fdiali. 
DixWoStato  delle  Missioni  deli  882,  pre- 
sentalo a  Gregorio  XVI,  rilevo  le  ripor- 
tate notizie,  e  che  n'era  prefello  aposto- 
lico il  p.  fr.  Giuseppe  Angelo  da  Pianel- 
la cappuccino.  Il  medesimo  Papa  col  bre- 
ve Pastorale  rnunus,ù*t  i^  giugno  1  83q, 
Bull,  de  prop.fidt  l.  5,  p.  17G,  dichiarò 
mg.'"  Pascjuale  Gizzi  arcivescovo  di  Te- 
be e  nunzio  della  Svizzera,  visitatore  a- 
postolico  delle  missioni  di  Rezia,  Mesol- 
cina  e  Calanca.  Delle  missioni  di  Rezia, 
nel  1844  »>'*i»a  prefetto  il  [>.  i\\  Cherubi- 
no da  Ligornetto  cappuccino;  nel  1847 
il  p.  fi.  Angelo  Maria  da  Camino  cappuc- 
cino prò  prefetto.  Leggo  inoltre  nel  cita- 
lo Slato,  che  le  3  abbazie  della  congie- 
gazione  l^lveto-Bciiedellina,  della  (|ua- 
le  dovrò  poi  parlare,  cioè  di  s.  Gallo,  di 
Llu:)idlcu  u  di  Disbculiscscrcilano  Icmis- 


42  SVI 

sioni  in  tutta  l'Elvezia  ne'Iuoglii  nun  sog- 
getti a'vescovi  cattolici.  11  prefetto  delle 
missioni  El veto-Benedettine  era  ne'teni- 
pi  andati  l'abbate  principe  di  s.  Gallo,  e 
poi  (|uello  d'EinsidIen,  corae  già  rilevai 
in  ([iieirarticolo;  ma  soppressa  l'abbazia, 
inlerinalmente  e  provvisoria(nenle  fiiro- 
1)0  allldate  al  vescovo  di  Coirà,  colle  fa- 
coltà di  prefetto  per  quelle  missioni,  quia- 
di  come  dirò  fu  restituita  la  presidenza 
all'abbate  d'EinsidIen.  Dalle  relazioni  dei 
nunzi  apostolici  di  Lucerna  si  apprende, 
the  i  benedettini  e  i  cappuccini  facevano 
gran  bene  nelle  missioni  della  Svizzera, 
e  per  loro  opera  frequenti  n'erano  le  con- 
versioni. Si  aggiunge,  die  le  missioni  el- 
vetiche vantano  per  loro  autore  il  cardi- 
nal s.  Carlo  Borromeo,  e  dipoi  si  conso- 
iidarofio,  regolarizzarono  e  presero  nuo- 
va forma,  per  le  cure  della  cardinalizia 
congregazione  di  propaganda  fide. 

Ahgovia  o  Aargovia,  Argovliie  Pa- 
gai, misto.  Nella  diocesi  di  Coirà  e  di  Ba- 
hilea,  uno  de'canluni  più  grandi  e  fertili, 
ed  il  clima  vi  è  assai  varialo.  E  irrigalo 
da  moltissimi  ruscelli,  e  vi  si  riuniscono 
4  de'principali  fiumi  della  Svizzera,  che 
vi  sono  navigabili,  l'arte  di  territorio  è 
.'ugillusoe  dilllcile  a  coltivarsi, parie  è  pe- 
rò fertile,  somministra  grani  lu  abbon- 
tIanza,ondese  ne  fa  esportazione ne'vici- 
iii  cantoni.  Le  praterie  sono  eccellenti,  e 
molte  ve  ne  sono  artificiali.  Nell'interno 
vi  sono  vigne  che  danno  buoni  vini,  ros- 
so e  bianco.  Produce  molte  sorta  di  frut- 
ta, e  vi  s'ingrassa  il  bestiame.  Le  foreste 
cheneoccupano  quasi  la  5/  parte,  nudri- 
scono  selvaggi  urne,  specialmente  cinghia- 
li e  cervi  :  il  diritto  della  caccia  è  vendu- 
to a  profitto  dello  stato,  l  laghi  e  le  ri- 
viere abbondanoili  pesci, la  cui  pescagio- 
ne ap[)artieiie  anch'essa  allo  stato,  tran- 
ne il  lago  d'  Hallwyl.  In  qualche  luogo 
trovasi  del  ferro,  carbon  fossile,  torba  e 
delle  massedi  granilo  probabilmentestac- 
cato  dall'Alpi.  Molle  comuni  hanno  sor- 
genti d'acque  solforiche  e  inmerali;  vi  so- 
no pure  sorgenti,  salse.  Il  commercio  vi 


S  V  I 

è  attivo,  inviandosi  all'estero  il  prodot- 
to del  suolo,  e  delle  manifatture  che  con- 
sistono in  stoffe  di  cotone,  filo,  nastri, Ho- 
ri  e  fazzoletlidi  seta,  cappelli  di  paglia  e 
altro.  11  governo  è  confidalo  a  un  gron- 
de e  a  un  piccolo  consiglio,  ili,"  di  i  5o 
membri,  il  2.° di  i  5.  In  ambedue  la  me- 
tà de'membri  dev'essere  cattolica,  l'altra 
protestante.  Due  borgomastri,  l'uno  cat- 
tolico, l'altro  protestante,  vi  sono  alla  te- 
sta: essi  vengono  nominati  dal  gran  con- 
siglio e  stanno  in  carica  un  anno.  11  can- 
tone si  divide  in  i  i  distretti,  di  cui  è  ca- 
poluogo Aarau;  altra  divisione  è  militare, 
pure  di  I  I  distretti, quasi  corrispondente 
alla  civile.  I  borghesi  da'  i6  a' 36  anni 
sono  soggetti  al  servizio  militare,  e  de- 
vono equipaggiarsi  a  loro  spese,  i  poveri 
essendo  aiutali  da'  comuni.  La  prelesa 
chiesa  riformata  è  composta  di  48  par- 
rocchie e  di  2  decanati,  sotto  l'ispezione 
del  consiglio  ecclesiastico.  La  chiesa  cat- 
tolica dipende  dal  vicario  generale  del  ve- 
scovo di  Coirà:  i  capitoli  di  Frickthal  e 
di  Luggern  dipendono  dal  vescovo  di  Ba- 
silea. Gli  ebrei  hanno  il  libero  esercizio 
di  loro  religione  ne'comuni  d'Endingeii 
e  di  Legnau.  Nel  V  secolo  l'Argovia  fa- 
ceva parte  del  paese  degli  alemanni. Essa 
fu  conquistata  daGondebaldo  re  di  Bor- 
gogna ne'primi  anni  di  tal  secolo,  passò 
in  seguilo  sotto  il  dominio  degl'impera- 
tori fianclii,  e  verso  la  fine  del  secolo  IX 
sotto  quello  di  R.odolfo  II  re  della  Bor- 
gogna transiurana.  Nel  secolo  XI  gl'im- 
peratori di  Germania  la  sottomisero,  e 
durante  i  due  seguenti  secoli  essa  appar- 
tenne alla  casa  d'Habsburg,  il  cui  omo- 
nimo castello  Habsburgiufnjanl\c\ì\sii- 
mo  e  posto  in  questo  cantone  presso  ia 
riva  destra  dell'Aar,  fu  la  culla  dell'im- 
periale casa  d'  Austria,  e  1'  imperatore 
Francesco  l  lo  visitò  uel  i8  1 5.  Ora  è  po- 
co considerevolee  più  non  consiste  che  in 
qualche stauza,ed  in  una  vecchia  sala  che 
si  conserva  con  ogni  cura.  Vi  si  gode  una 
bella  vista,  e  sul  declivio  rncridiunale  del 
monte  vi  è  un  piccolo  villaggio  dello  stes- 


S  V  I 

so  nome.  Si  può  vedere  Lichnowsky,iSVo- 
riadcUa  casa  cT  flabsburgyWenna  1 836- 
4o.  Del  castello  di  Ilabsbmgo  sì  celebra 
Ibiidatore  Wernero  oVeiiuario 45.° ve- 
scovo di  Strasburgo,  discendente  da  A- 
dalricoduca  d'Alsazia  nel  VII  secolo.  L- 
gli  era  figlio  di  Clianzelino  o  Lanloldo 
eonle  d'Alteobiirgo,  fratello  di  Iladebo- 
tone,da  cui  discesero  per  retta  linea  i  con- 
ti d'ilabslnirgo  e  gli  arciduchi  d'Austria; 
«  fratello  pure  di  Pirrotelone  o  Bertol- 
do conte  di  Brisgovia,  da  cui  derivarono 
gli  antichi  duchi  di  Zaringen  e  della  ca- 
sa attuale  di  Badeu.  Verinario  fu  consa- 
grato vescovo  di  vSlrasburgo  neh  coi,  e 
mori  nel  1028  a  Costantinopoli,  ove  l'a- 
vea  mandato  ambasciatore  l'imperatoie 
Corrado  li.  Nel  suo  testa  mento  da  se  stes- 
so s'intitola,  fniidator  Castri  q noci  dici- 
lur  Habesbur;  e  si  vuole  che  contribuisse 
alla  fondazione  dell'abbazia  di  Muri.  Il 
cantone  di  Berna  se  ne  impadronì  nel 
1 4<  ^>  e  gliene  fu  garantito  il  possesso  dal- 
l'i mperatoreSigisinondo,come  feudo  del- 
l'impero. Di  questo  acquisto  Berna  fu  de- 
bitrice alla  scomunica  pronunciata  dal 
concilio  di  Costanza  coutro  Federico  du- 
ca d'Austria,  fautore  e  ospite  del  fuggi- 
tivo e  deposto  Giovanni  XXIII,  che  pro- 
leggeva e  poi  fu  costretto  abbandonare. 
Condannatoda  Sigismondo  al  bando  del- 
ria)[)ero,  sciolti  i  bernesi  e  altri  svizzeri 
dal  giuramento  di  mantenere  con  Fede- 
rico la  proujessa  pace  di  5o  anni, armata 
mano  occuparono  l'Argovia  e  altii  luo- 
ghi del  suo  ducato.  Inoltre  i  bernesi  sog- 
giogarono Laulfenburg  fabbricata  sur 
unoscoglio, che  sovrasta  al  RenOjdel  qua- 
le occupa  le  due  rive,  e  come  in  posizione 
folte  eravisi  ritiralo  l'ex  l-*apa  Giovanni 
XXIII.  Presero  pure  l'altro  contado  di 
Habsburg,  e  più  terre  lungo  la  riva  del- 
l'Aar.  1  lucernesi  conquistarono  Sursee  e 
altri  luoghi  dc'dÌMtu'nn  edegliUllizi  liberi. 
]\Ia  quando  essi  se  ne  credevano  pacifici 
possessori,  insorsero  Zurigo,  S vitto,  Uu- 
lervald,Zug  eGlaris[)retendendone  par- 
te. Fatti  irbilri  della  lite  i  bernesi,  secou- 


s  V  I  43 

do  la  precedente  convenzione  di  divider- 
si i  conquisti  sull'Argovia  allora  chiama- 
ta lanlfochiaoprefettura,come  altri  pae- 
si poi  ammessi  nella  confederazione  e  col 
nome  di  cantoni,  la  sentenza  fu  di  com- 
partecipazione di  dominio,  e  vi  fu  com- 
preso Uri,  onde  di  conume  accordo  vi 
mandarono  poi  i  ministri  pel  governo.  Ma 
nel  1798  tanto  Berna,  che  gli  altri  can- 
toni perderono  i  loro  possediuienti  d'Ar- 
govia,  che  formò  un  nuovo  slato  e  canto- 
ne indipendente.  iXel  1801  la  contea  di 
Baden  e  i  baliaggi  o  Ullizi  liberi,  che  a- 
veano  formato  un  cantone  particolare,fu- 
rono riuniti  all'Argovia,la  quale  nel  1 8o3 
ottenne  pure  il  Fricklhal,  e  fu  ammessa 
alla  Confederazione  Elvetica.  Nelle  ulti- 
me infelici  vicende,  i  conventi  d'Argovia 
furono  occupati  dalla  podestà  laÌGa,quan- 
tunque  nel  1  8  1 5  per  gli  alti  delia  co'^titu- 
zione  i  beni  de'  capitoli  e  de*  monasteri 
fossero  garantiti  a  chi  spettavano,  e  ri- 
guardo a'dazi  furono  considerati  non  al- 
trimenti che  i  beni  de'particolari.  I  cat- 
tolici sono  sta  ti  sempre  bersaglio  delle  pre- 
[)otenze  degl'  intolleranti  eretici.  In  più 
luoghi  della  Svizzera  le  stesse  chiese  ser- 
vono a'  cattolici  ed  agli  eretici,  né  l'ufU- 
ciarvi  a'|)rimi  disconviene.  N'erano  i  le- 
gittimi padroni, elasola  violenza  vi  man- 
tiene nel  possesso  anche  i  protestanti.  A- 
rau  o  A  arali,  Aravia,  città  capoluogo 
ilei  cantone,  situata  suirAar,è  assai  ben 
costrutta, racchiude  molti  belli  edifizì,la 
chiesa  protestante,  la  scuola  cantonale, 
l'orfanotrofio  perle  fanciulle,di verse  fìib- 
briche  e  fonderia  di  cannoni.  La  pubbli- 
ca biblioteca,e  la  topografia  in  rilievo  del- 
la Svizzera,  formano  le  cose  più  rimar- 
cabili che  vi  si  trovano.  La  famosa  pace 
che  pose  fine  alla  guerra  civile  deli  7  12 
fra'7  principali  cantoni,  fu  qui  conclusa. 
Le  convicine  praterie  sono  eccellenti,  e 
vengono  iiinalliateeon  tutta  la  [)ei  lezione 
dell'arie. Nel  canloiie  merita  menzione  li 
città  di  Badtn,  Ther/nac  òupcriorcs/7rl- 
veticae,  flimosa  pe'suoi  bagni  che  le  ilie- 
rouoanche  il  nome,  l'osta  in  riva  alLiiu- 


44  SVI 

mal,  fu  ben  nula  agli  antichi  romani.  Le 
sue  celebri  8  copiose  sorgenti  sull'uree  ba- 
stano a  mantenere  circa  200  bagni  par- 
ticolari, e  due  grandi  per  la  classe  indi- 
gente. Formò  già  una  separata  contea  , 
che  fu  annoverata  tra'suddescritti  paesi 
sudditi  degli  svizzeri,  e  nel  i8o3  fece  par- 
te dell'alleanza.  Inoltre  nel  cantone  vi  è 
Ehciiìftld,  Rhenofdda,  piccola  città  ma 
fortedi  Gerraania,sulla  destra  sponda  del 
Reno,  nel  distretto  di  Fricklhal,  che  già 
appartenne  alla  Svevia,  e  fu  poi  all'Ar- 
govia  incorporato.  Dessa  è  una  delle  cit- 
tà dette  ybresf/ere,  perchè  trovansi  all'in- 
gresso della  Selva  Nera.  Un  bel  ponte  co- 
perto serve  a  valicare  il  fiume,  che  ivi  é 
rapidissimo.E"  patria  del  gesuita  R.Eygs, 
autore  di  poesie  latine  pregevoli. Lo  stem- 
ma cantonale  si  forma  metà  con  fondo 
nero  e  fascia  bianca,  e  metà  con  fondo 
turchino  e  3  stelle  bianche. 

TuuGoviA  o  Thurgovia,  Turgovìa, 
misto.  Diocesi  di  Basilea,  cantone  all'e- 
stremità nord-estdellaSvizzera,ha  ilsuo- 
\o  frastagliato  generalmente  da  valli  a- 
mene  e  da  collinette,  che  si  vanno  ab- 
bassando verso  il  lago  di  Costanza;  non 
presenta  altezze  notabili  all'  infuori  del 
monte Ilòruli.  La  Thur,alla  quale  il  can- 
tone deve  il  suo  nome,  lo  traversa  inte- 
ramente, e  vi  s'ingrossa  appena  entrata 
nel  suo  territorio  colla  Sitter,  e  poco  pri- 
ma d'uscirne  colla  Murg,  ed  irriga  la  par- 
te occidentale.  Dappertutto  succedonsi 
belle  praterie,  campi  ben  colli  vali,  viti 
favorite  dalla  benignità  del  clima,  seb- 
bene con  mediocre  risultato.  L'agricol- 
tura e  l'educazione  del  bestiame  forma- 
no la  principale  industria  degli  abitanti: 
vi  si  lavora  benissimo  la  canapa  con  te- 
lerie, calze,  merletti  e  molte  mussoline. 
Yi  sono  pure  concie  e  cartiere,  onde  as- 
sai attivo  è  il  commercio,  favorito  da  buo- 
ne strade,  dalla  navigazione  del  Reno  e 
del  lago  di  Costanza.  Il  governo  è  aristo- 
democratico:  il  potere  legislativo  viene 
esercitato  dal  gran  consiglioconipusto  di 
100  membri,  9  de'cjuali  formano  il  pic- 


S  VI 

colo  consiglio,  die  nip[Mesenta  il  potere 
esecutivo  ;  due  landamanni  sono  presi- 
denti delle  due  assemblee  a  vicenda  per 
un  anno.  Avvi  in  ogni  distretto  un  tribu- 
nale di  i.'^ istanza,  le  cui  sentenze  si  por- 
tano al  tribunale  d'appello  composto  di 
i3  membri  e  che  giudica  iu  ultima  istan- 
za. Ogni  religione  governa  i  propri  alfa- 
ri  di  scuola,  chiesa  e  matrimoni  sotto  la 
sorveglianza  del  governo  :  il  clero  detto 
riformato  dividesi  in  3  decanati,  e  forma 
ogni  due  anni  un  sinodo,il  cui  capo  è  l'aa- 
tiste;  il  clero  cattolico  è  partito  in  due  ca- 
pitoli, dipende  da  un  vicario  generale,  e 
possiede  la  collegiata,  due  abbazie,  due 
conventi  di  religiosi  e  sei  monasteri  di 
monache.  La  Turgovia  si  divide  in  8  di- 
stretti, di  cui  è  ca^fAvLO^o  Frauenftld  o 
Frawenfcld,  piccola  città  in  un  paese  v\- 
dente,  e  ioèpuredibaliaggioedi  distret- 
to. Trovasi  in  elevata  situazione,  sulla  ri- 
va destra  dellaMurg,  presso  il  suo  ingres- 
so nellaThur.  Vittima  di  due  terribili  in- 
cendi nel  I  77  lei  788,  fu  quindi  assai  re- 
golarmente fabbricata.  Suoi  principali  e- 
difizi  sono  il  vecchio  castello  dell'antico 
baliaggio  di  Turgovia,  il  palazzo  pubbli- 
co, ove  radunavasi  un  tempo  la  dieta  del- 
la confederazione  e  la  cancelleria.  Vi  so- 
no due  chiese  parrocchiali,  una  pe' cat- 
tolici, l'altra  pe'prolestanti,  e  belle  pas- 
seggiate. Si  fabbricano  stolfe,  ed  ha  il 
commercio  assai  animato.  Ne'dintorni  vi 
è  un'abbondante  miniera  di  carbone  ter- 
roso. La  città  ripete  l'origine  dalla  con- 
tessa di  Winterthur,  da  cui  discesero  gli 
antichi  conti  di  Frauenfeld, all'estinguer- 
si della  qual  famiglia  la  città  e  la  Tur- 
govia cadde  iu  potere  de'conti  di  Kibur- 
go,  e  da  ipjesti  passò  a'conti  d'Habsburg 
chela  fucero governare  da'baPi.  Ali  orche 
neli4'  5  fuggi  toG  io  vanni  XXI  II  dal  con- 
cilio diCostanza  protetto daFederico du- 
ca d'Austria,  passando  di  città  in  città  era 
a  Ratoycell  quando  seppe  la  sua  deposi- 
zione decretata  a'2C)  maggio,efece  levare 
dalla  sua  camera  la  croce  pontificia.  Indi 
fu  preso  e  traiferito  nella  fortezza  di  Got- 


S  V  I 
tliel>en,  capoluogo  d'un  halifij:;!^io  d'iTnr- 
govia,  ed  eretta  nel  qS.j  da  Corrado  ve- 
scovo di  Costanza,  e  nella  «|nale  fu  pure 
rinchiuso  1'  eretico  (iiovanni  liiiss.  Per 
l'aiuto  dato  all'ex  Papa,  il  duca  d'Austria 
Federico  fu  posto  al  bando  dell'impero 
da  Sigismondo  imperatore,  e  questi  con 
l'aiutodelle  città  imperiali  diSvevia  s'im- 
padronì dellaTurgovia,e  dopo  breve  asse- 
dio di  Frauenfeld,unì  la  provincia  all'im- 
pero; ma  nel  i4i8  la  restituì  al  duca,  e  re- 
stò a  casa  d'Austria  finché  nel  1460  fu  riu- 
nita a'7  antichi  cantoni  svizzeri,  e  fu  poi 
presa  da'confederati  nel  1640. Nel  cantone 
\i  è  pure  l'antica  città  elvelicadi  y^rZ'O^, 
Arhorfelìx,  posta  sulla  sponda  nieri<lio- 
naie  del  lago  di  Costanza  in  amena  po- 
sizione. Si  vedono  diverse  antichità  ro- 
mane quasi  affatto  distrutte,  e  special- 
mente d  castello  ove  nel  G4o  morì  s. Gal- 
lo apostolo  della  Svizzera.  Fu  libera  sot- 
to i  duchi  di  Svevia,  ma  perchè  sosten- 
ne il  partito  dell'  ultimo  sgraziato  duca 
Corrado  fu  messa  al  bando  dell'inipero, 
venduta  a'signori  di  Kemnaten,  e  il  sob- 
borgo a'signori  di  Bodmann;  gli  uni  e  gli 
altri  nel  1281  e  nef  I  2S5  venderono  i  lo- 
ro diritti  al  vescovo  di  Costanza,  senza 
pregiudizio  de'  privilegi  della  città,  che 
Delr494  f^"  molto  danneggiata  dal  fuo- 
co. La  Tuigovia  sotto  i  romani  fece  par- 
ie del  cantone  de'ligurini,  e  alla  caduta 
del  loro  impero  venne  successivamente 
in  potere  de' borgognoni,  de' germani  e 
de'tranchi.  Riunita  quindi  all'impero  di 
Germania,  come  il  rimanente  dell'Elve- 
zia, e  più  tardi  posseduta  dalla  casa  di 
Ziilningen  oZaringhen, portò  il  titolo  di 
landgravialo,  e  passò  finalmente  in  pos- 
sesso de'conti  di  Kyburgo  oKiburgo,  in- 
di dell'illustre  casa  d'IIabsburg,  sotto  la 
quale  patì  la  narrala  vicenda.  Nel  pon- 
tificato di  Più  li, scomunicato  il  duca  di 
Austria  Sigismondo,  e  proclamata  con- 
tro di  lui  la  guerra  sagra,  co'7  cantoni 
antichi  v'mlervenue  ancora  il  b.  Nicolò 
d'Untcrvalden,e  restò  occupata  nel  1 4(Jo. 
Avcudo  r  imperatore  Sigismondo  tras- 


s  V  I  45 

ferito  in  Tnrgovia  il  giudizio  delle  cause 
crini  inali, tolto  al  suddetto  Federico  d'Au- 
stria, vi  diuòsinoal  i409)  perchè  quando 
fu  fatta  la  pace  tra  l'miperatoie  Massi- 
miliano 1  e  la  Confederazione  Elvetica, 
esso  ne  cede  il  giudizio  a' I  o  cantoni  della 
medesima.  Dal  \!\i]o  la  Turgovia  restò 
suddita  de'y  antichi  cantoni,  come  lant- 
fochia  e  la  più  grande  e  più  popolata  tra 
le  prefetture  svizzere,  e  vi  mandavano  i 
ministri.  A  molle  sue  terre  comandava- 
no ecclesiastici  nobiIi,con  dipendenza  dal 
prefetto  della  provincia;  il  vescovo  di  Co- 
stanza era  signoie  d' Arbon  ,  Tannego, 
Gottinga  e  Gatthebe,  ed  il  suo  capitolo 
avea  giurisdizione  in  Allcnarico.  I  mo- 
nasteri dell'Augia, dell'Eremo,  di  s.  Gal- 
lo, e  quelli  d'altre  abbazie  e  pieposilure, 
egualmentevi  possedevanoterre  con  roc- 
che. Alcuni  castelli  erano  liberi  dal  pre- 
fetto. Soltanto  nel  1798,  dopo  la  livolu- 
zione  della  Svizzera  e  allorquando  essa 
divenne  lepubblica  una  ed  indivisibile, 
fu  il  landgravialo  di  Turgovia  eretto  in 
cantone  particolare  e  indipendente,  che 
neli8o3  entrò  nella  Confederazione  El- 
vetica. Lo  stemma  del  cantone  consiste 
in  due  leoni  d'oro  rampanti,  posti  uno 
in  campo  bianco,  l'altro  in  campo  verde: 
sono  suoi  coloii  il  verde  chiaro  e  bianco 
in  linee  obblique,  al  dire  di  Franscini. 
Ticino,  Tw/'/jo,  cattolico.  Nell'arcidio- 
cesi  di  Milano  e  piìi  in  quella  di  Como, 
cantone  che  vari  geografi  chiamano  1'/- 
talia  Si'izzcra ,  perchè  geograflcamenle 
alla  nobile  penisola  appartiene,ed  è  il  can- 
tone più  meridionale  della  confederazio- 
ne, confinante  col  regno  Lombardo-Ve- 
neto e  cogli  stati  sardi.  E'  generalmente 
composto  di  montagne  e  valli  che  apron- 
si  quasi  tutte  sulla  valle  piincipale  in  cui 
scorre  il  fiume  Ticino,che  dà  nome  al  can- 
tone, il  quale  ha  origine  dal  s,  Gottardo 
nella  Svizzera  e  poi  si  congiunge  al  Po, 
pel  quale  afiluisce  nel  mare  Adriatico,  al 
cui  bacino  appartiene  il  paese;  in  gran 
parte  navigabile,  sulle  sue  sponde  Anni- 
bale riportò  le  sue  prime  vittorie  in  Ila- 


46 


S  V  I 


lia,  eri  i  francesi  vi  pugnarono  cogli  an- 
slriacia'Si  maggioi8o5.  Sui  Ticino  sor- 
geva la  cillà  TicinuindM^GalliaTrani- 
padana,  clic  disti'utta  dagli  eriili,  di  rie- 
tliljcata  solto  il  nome  di  Pai'in  (f^),  nel 
regno  Loniljardo-Venelo.  Ilsud  del  can- 
tone ofTie  ridenti  ed  ubertose  pianure.  In- 
teramente situato  sul  fianco  meridionale 
delle  Alpi,  vi  presentano  immense  gbiac- 
ciaine  sublimi  vette. Pyssiede  lagbi,  la  par- 
te setlenirionale  del  lago  Maggioree por- 
zione di  cpiello  di  Lugano;  anche  sulle 
montagne  alquanti  'aghi,  ma  di  poco  con- 
to. Quanto  le  alte  valli  sono  tristi,  selvag- 
ge e  d'aspetto  spaventevole,  altrettanto 
amene  riescono  le  pianure  che  circonda- 
no i  laghi  Maggiore  e  di  Lugano;  i  nu- 
merosi sili  pittoreschi  che  ottVe  il  nord, 
vi  attraggono  i  forestieri,  nel  quale  fan- 
no contrasto  le  ghiacciaie,  le  nevi,  le  a- 
cule  roccie,  le  montagne  coniche  e  le  go- 
le, a'boschi,a'pascoli,a'torrenti  colle  bel- 
le cascate,  tlicendovisi  soprattutto  distin- 
guere la  valle  Levantina,  che  tutta  da  un 
capo  all'altro  trascorre  il  Ticino.  La  na- 
tura del  terreno  dicuicomponesi  la  mag- 
gior parte  della  contrada,  non  permette 
all'agricoltura  grande  estensione  se  non 
verso  il  sud  ,  ove  il  suolo  somigliante  a 
quello  d'Italia,  produce  grano,  vino,  fi- 
chi, mandorle  e  numero  grande  d'altri 
frutti  de'pacii  meridionali,  attendendo- 
visi  pure  alla  pesca.  Dappertutto  altrove 
reduta/ionede'bestiami  eia  raccolta  del- 
le piante  alpine  sono  le  sole  utilità  de- 
gli abitanti;  perciò  molti  di  loro  recatisi 
nell'estate  in  Francia  o  in  Italia  per  gua- 
dagnarsi il  vitto,  per  cui  il  peso  dell'agri- 
coltura gravita  sidle  donne;  tuttavia  spar- 
gendovi qualche  denaro  il  passaggio  del- 
ie mercanzie  Ira  l'ultimo  citato  paese  e 
la  Svizzera  pel  S.Gottardo.  Considerevo- 
le quantità  di  Augelli  ha  nudrimento  dai 
gelsi,  e  somministrano  copiosa  e  ottima 
seta, di  cui  si  fa  esportazione,  insieme  al- 
le fruita,  formaggio,  vino,  pelli,  legname 
e  cappelli  di  paglia.  Nella  regione  si  tro- 
va del  marmo  fino,  e  del  pregevole  cri- 


S  V[ 

stallo  di  rocca.  Anche  il  cantone  del  Ti- 
cino ha  come  gli  altri  le  sue  monete  par- 
ticolari, regolate  secondo  la  tarilfa  di  quel- 
le di  Mi  lano.Gli  abitanti  tutti  cattolici  par- 
lano l'italiano,  tranne  nella  valle  di  Cam- 
po, dove  generalmente  usano  il  tedesco. 
Bellinzona,  Locamo  e  Lugano  ne  sono 
alternativamente  i  capoluoghi.  L'antica 
costituzione  di  questo  cantone,  descritta 
con  quelle  degli  altri  dal  suo  consigliere 
Franscini  nel  1827,  che  poi  ne  fu  segre- 
tario di  stato, è  stata  rovesciata  nel  i83o 
dal  popolo,  il  quale  all'oligarchia  che  lo 
tiranneggiava  sostituì  un  governo  a  co- 
mune, divenuto  uno  de'  migliori    della 
ConfederazioneSvizzera.  Il  gran  consiglio 
si  compone  diioi  membri,  ed  il  piccolo 
di  c)  deputati  scelti  dall'altro.  La  giusti- 
zia vi  si  rende  da'giudici  di  pace, da  8  tri- 
bunali di  distretto  o  di  [."istanza, e  da  un 
tribunale  d'appello.  Vi  si  contano  più  di 
5oo  preti,  4  collegiale, 1 2  conventi  di  re- 
ligiosi, e  8  monasteri  di  monache.  Ma  nel- 
le ultime  deplorabili  insurrezioni  furono 
anche  in  questo  cantone  soppressi  diver- 
si conventi,  tollerandosi  i  cappuccini,  co- 
me altrove,  perchè  poveri,  essendosi  pre- 
si di  mira  principalmente  quelli  che  pos- 
sedevano, per  usurparne  le  rendite.  An- 
zi nel  Ticino  tra'cappuccini  si  espulsero 
gli  stranieri,  e  solo  si  lasciarono  i  naziona- 
li.Fuancora  soppresso  il  seminariodi  Po- 
leggio  nel  distretto  di  Levantina,  e  fon- 
dato dall'  arcivescovo  cardinal  Federico 
Borromeo;  ad  onta  degli  energici  recla- 
mi e  proteste  del  pastore.  Queste  vessazio- 
ni incominciarono  nel  I  8o3,  si  rinnovaro- 
no nel  18  ic),  neh 836  e  1837,  e  si  consu- 
marono negli  ultimi  anni.  Si  può  leggere: 
Nota  in  confiilazione  dì  quanto  scrisse  e 
può  scrii' ere  il  Repubblicano  della  S^'iz- 
zera  Italiana  contro  i  conventi,  tenden- 
te ad  offuscare  la  religione  cattolica  a- 
poslolica  romana,  qnal  e  la  religione  del- 
lo .^/atoj  Lugano  i838.  Di  sopra  ricordai 
un  bel  novero  di  uomini  illustri  e  celebri 
di  questo  cantone.  Gli  8  dislrelli  in    cui 
dividasi  il  cantone,  sono  Dellinzona,  Eie- 


Jk  V  I 
{^no,  Levnnlina,  Locamo,  Lugano,  INIen 
(Irisio,  Riviera  e  Va!  I\Inf;gia  ,  die  com- 
prendono 38  circoli;  per  lo  spirittiale,  co- 
me notai,  dipende  dall'arcivescovo  di  Mi- 
lano e  dal  vescovo  di  Como.  Fece  questo 
paese  in  alivi  tempi  parie  i\c\\' Italifi,  al- 
la quale  pare  che  appartenga  per  la  sua 
naturale  situazione  di  qua  dall'Alpi,  e  per 
la  lingua  de'suoi  abitatori.  Conquistato  in 
parte  nel  i  5o3  da'cantoni  d'Uri,  Svitlo  e 
L'ntervald,  ed  interamente  nel  i  5  i  ?.,fu  al- 
lora governalo  in  nomedi  lutti  e  divenne 
suddito  (IcllaConfederazione  Elvetica, sot- 
to il  titolo  di  Batitirif^i  Jtaliatii,  una  spe- 
cie delle  prefetture  o  lautfocliiedi  Svizze- 
ra. All'alto  dello  slabilimenlo  della  lSvìz- 
zera  in  Uepuhlilica  Elvetica,  una  e  indi- 
visibile, nel  1798  furono  i  baliaggi  italia- 
ni dichiarati  indipendenti,  cformaionoi 
cantoni  di  Bellinzona  e  Lugano.i  quali  per 
l'allodi  mediazione  del  i8o3  vennero  riu- 
niti per  più  non  formarne  che  uno  solo 
.<;ollo  il  nome  di  Ticino.  Ora  dirò  in  bre- 
ve de'suoi  capoluoghi.  Bellinzona,  Billi- 
tio,  Bililiona,  Castrum  Bililiomini,  città 
capoluogo  di  distretto  e  di  circolo  a  32  le- 
ghe da  Berna,  è  costrutta  sopra  due  roc- 
cie  separale  dal  fiume  Ticino  e  dalla  stra- 
da del  s.  Goliardo  a  Dlilano.  All'est  s'iu- 
iialzarono  due  castelli  fortificati, l'uno  su- 
periormente all'altro,  ed  im  3.°  all'ovest. 
Le  mina  di  questi  3  castelli  declinano  si- 
no alla  riva  del  Ticino,  in  modo  che  le 
3  porle  della  città  formano  le  comimica- 
zioni  della  Svizzera  coll'Ilalia  dalla  par- 
te del  s.  Gottardo.  Questi  3  castelli  furo- 
no costruiti  nel  secolo  XV  da'duchi  di  iMi- 
lano;  ma  ora  non  esistono  che  gli  avanzi. 
Si  vede  presso  di  Bellinzona,  dalla  parie 
di  Molignasco,  una  diga  eretta  da'france- 
si  sotto  il  regno  di  Francesco  I,  che  serve 
a  prevenire  l'inondazioni  del  Ticino,  del- 
la Muesa  e  del  Calanchetlo.  La  città  è  be- 
ne cdi(ìrata,  come  pure  la  chiesa  colle- 
giata dc'ss.  l'ietio  e  Stefano,  e  contiene 
di  l)ei  quadri.  Ila  un  gran  seminario  e  al- 
tri fidibricati  ragguardevoli.  Fagrancom- 
mercio  d'acqua  di  cedro  rinfrescante,  e 


S  V  I  47 

cos'ai  pure  d'anguillechesi  ppscono  ne'suoi 
contoini.  E'  questa  città  il  deposito  «Iel- 
le merci  che  vanno  in  Italia  o  che  vengo- 
no {lai  s.  Goliardo,  ilal  I.ukmaiiicr  e  dal 
Bernardino.  Neirostate  le  sue  montagne 
sono  coperte  di  bcsliame.Nel  1  5i  '^fu  mol- 
to danneggiata  da  un'inondazione.  Il  suo 
distretto  si  compone  di  profonde  valli  e  al- 
te montagne,  e  queste  coperte  di  castagne. 
Da  questo  distiello  incominciano  il  cli- 
ma e  la  coltura  dell'Italia;  vi  si  trovano 
aranci  e  cedri,  e  ogni  anno  si  fanno  due 
raccolte  di  mais.  I  romani  chiamarono  la 
valle  di  Bellinzona,  Cnmjn  Canini. Glm- 
lemanni  volendo  pencliiuc  in  Italia  per 
Bellinzona,  furono  balluli  da  Maiorano 
imperatore.  Al  tempo  di  Maurizio  impe- 
ratore greco  nel  5go,  allorché  Childeri- 
co  II  re  d'Austrasia  inviò  in  llalin  un'ar- 
mata contro  i  longobardi,  Bellinzona  già 
era  una  piazza  forte,  poiché  i  fianchi  fu- 
rono obbligali  d'assediarla.  Anticamente 
ebbe  i  suoi  conti  particolari,  e  poi  diven- 
tò contea  de'vescovi  di  Como.  Nel  1242 
fu  conquistala  la  città  da  Ottone  Viscon- 
ti principe  milanese,  e  nel  i335  fu  rc^a 
alla  fimiglia  lìnfconidì  Como  che  vi  van- 
tava dediritli.  iNel  secolo  XV  fu  ceduta 
a  FilippolM.'^  Visconti  duca  di  Milano, do- 
po la  famosa  battaglia  di  Bellinzona,  tan- 
to funesta  agli  svizzeri  confederati.  Nel 
1 4^9  gli  abitanti  d'Uri  pervennero  a  im- 
padroniiNene,  e  la  conservarono!  5  anni 
per  pegno  della  pace  che  aveano  conclu- 
sa. ^eli499  si  sottomise  liberamente  ai 
caiMoni  d'Uri,  di  Svitto  e  d'  Unlcrvald. 
Passò  poi  alternativamente  in  potere  de- 
gli svizzeri  e  de'francesi.  Dopo  la  batta- 
glia che  i  confederati  diedero  a'fiancesi  a 
Marignano,  nel  1 5 1  5  i  3  cantoni  ne  rima- 
sero tranquilli  possessori,  e  sino  alla  ri- 
voluzione del  1798  fu  la  residenza  d'un 
bali  che  tali  cantoni  vi  mandavano  aller- 
nntivanienle.  Due  graziosi  sobborghi  ne 
ampliiino  l'estensione.  Locamo^  Locar- 
7/f/«/j  città  capoluogo  di  distretto  e  di  cir- 
colo, a  3o  leghe  da  Berna  617  da  Mila- 
no, all'imboccatura  della  Maggia  nel  la- 


4R  SVI 

go  !Maggiore,e  godetl'un  dolce  cliina.  Le 
case  sr)no  ben  Ihlibricnle,  con  bella  piaz- 
za ,  chiesa  parrocchiale  antichissima  nel 
!iio"o  detto  IMiirallo,  e  4  conventi.  Evvi 
fondeiiadi  cam[)ane,  fabbriche  di  cappel- 
Vi  e  panni  ordinari.  Il  suo  mercato  quasi 
giornaliero  è  il  pii^i  frequentalo  del  can- 
tone. L'emigrazione  de'protestanti  nel  se- 
colo XVI,  molto  diminuì  la  sua  popola- 
zione. Il  suo  distretto  in  abitanti  è  assai 
esleso,  e  si  compone  del  paese  che  cinge 
la  parte  superiore  del  lago  [Maggiore,  e 
delle  valli  di  Centovalli,  di  Onzernone  e 
di  Verzasca.  Il  suolo  n'è  fertilissimo,  rac- 
cogliendosi soprattutto  segala  e  mais.  I 
fichi,  i  lauri,  gli  olivi,!  cipressi,  gli  aran- 
ci, i  cedri  ed  i  meloni  crescono  inabbon- 
tlanza  sulle  rive  del  lago.  I  pascoli  pure 
sono  abbondanti  ove  si  alleva  molto  be- 
stiamCjdacuisi  ritiae  copioso  ed  eccellen- 
te formaggio,  e  n'è  l'emporio  per  la  Sviz- 
zera. In  Locamo  si  conservano  ancora  gli 
avanzi  d'un  forte  caste! lo  rovina to,che  an- 
ticamente serviva  d'antemurale  allo  sta- 
to di  Milano  a  cui  apparteneva.  Questo 
paese  fu  ceduto  agli  svizzeri  nel  1 5  i  3  da 
Massimiliano  Sforza  duca  di  INIilano,  per 
essere  stato  coll'aiuto  loro  ristabilito  nei 
suoi  dominii.  Lrigano,  Lucauuni ,  Lua- 
num,c\\.VA  in  passato  capitale  del  baliag- 
gio  antico  omonimo,  e  ora  capoluogo  di 
distretto  e  di  circolo,  a  34  leghe  da  Ber- 
na,! 3  da  IMilano  e  6  da  Como.  E"  in  a- 
inenissima  situazione,  sulla  riva  setten- 
trionale del  lago  Lugano,  che  vi  forma  u- 
iia  baia,  delizioso  per  le  sue  rive  che  pre- 
sentano una  quantità  di  belle  situazioni, 
producente  molti  pesci  e  particolarmen- 
te le  trolte;  olire  vantaggiosa  navigazio- 
ne, e  fu  chiamato  Lago  Ceresio.  La  cit- 
tà veduta  da  esso  ha  una  bella  apparen- 
za, che  non  viene  smentita  né  dalle  sue 
numerose  pubbliche  piazze,  né  dalle  lar- 
ghe strade,  né  dagli  edifizi  che  rinchiu- 
de: il  suo  teatro,  fabbricato  ne'primi  an- 
nidi questo  secolo,  è  vasto.  La  chiesa  col- 
legiata di  s.  Lorenzo  è  sopra  un'altura. 
Alimentano  il  considerabile  commercio 


S  V  I 

fal)brichedi  seterie,  tabacco,  cappelli,  pol- 
vere e  concie:  vi  si  tengono  molte  fiere  fre- 
quentatissime. I  suoi  dintorni  sono  pitto- 
reschi. Il  distretto,generalraente  montuo- 
so, è  però  fertile  di  ottimi  vini,  frutta  sa- 
porite, eccellenti  tartufi,  olivi,  tabacco  e 
quantità  di  seta,  de'quali  e  altii  oggetti 
si  fi!  notabile  trafìico.  I  suoi  pascoli  nu- 
driscono  una  razza  di  bestie  a  corna.  La 
montagna  di  Caprino,  situata  in  faccia  a 
Lugano,  sull'opposta  riva  del  lago,  pre- 
senta roccie  piene  di  profonde  spaccatu- 
re, dalle  quali  in  estale  esce  un  vento  fre- 
sco: in  vicinanza  gli  abitanti  innalzarono 
degli  edifizi  perconservare  il  vino.  La  val- 
le d'Agno  è  ricca  di  pascoli,  assai  comu- 
ni in  questo  distretto.  Lugano  apparten- 
ne in  antico  a  Conio  ed  a  HJilano,  e  fece 
in  seguito  parte  del  ducato  di  IMilano,  da 
cui  fu  staccala  nel  i  5 1 2,quando  se  ne  im- 
padronirono gli  svizzeri.  Lo  stemma  can- 
tonale diTiciiioconsiste  in  uno  scudo  par- 
te turchino  e  parte  rosso.  Siccome  il  pre- 
fetto apostolico  delle  missioni  della  Re- 
zia,  nelle  valli  di  Mesolcina  e  Calanca,  ri- 
siede nel  cantone  Ticino,  donde  si  reca 
spesso  a  visitare  la  missione,  qui  appres- 
so vado  a  ragionarne. 

Prefettura  apostolica  di  Mesolcina  e 
Calanca.La  valleMesolcina  con  tanto  suo 
profitto  spirituale  fu  visitata  da  s.  Carlo 
Borromeo,  benché  sia  nella  diocesi  di  Coi- 
rà, il  quale  é  considerato  primario  isti- 
tutore delle  pontificie  missioni  nella  Sviz- 
zera, per  quanto  descrissi  nel  cantone  dei 
GrigionijOvepure  notai  cheGregorioX.  VI 
neh  889  fece  visitatore  apostolico  anche 
di  queste  missioni  di  Mesolcina  e  Calan- 
ca il  prelato  nunzio  della  Svizzera.  LalMe- 
solcinaera  una  signoria  de'grigioni,  con- 
finante conPiellinzonaja  tempo  delloScot- 
ti  non  eravi  penetrata  l'eresia,  ma  i  pro- 
testanti stavano  all'erta  per  introdurve- 
la,  e  fatalmente  riuscì  loro  di  seminarvi 
i  propri  errori.  fJopoche  quel  prelato  nel 
i63o  divenne  nunzio  di  Svizzera,  fu  pel 
suo  zelo  introdotta  la  missione  di  6  cap- 
puccini dalla  provincia  di  Milauo  nella 


S  V  I 

valIcMcsoIcinn.  In  questa  crnvi  a  <?no  tem- 
po una  pieposituracoiiG  canonicati. L'im- 
neralore  Ferdinando  II  fece  principe  di 
Musocco  e  della  valle  Mesolcina  Teodoro 
Trii'ulzi[f^.),  poi  cardinale  nel  i(Ì2r),per 
se  e  SUOI  discendenti.  La  valle  Alesoloina, 
come  la  valle  di  Calanca,soiio  due  valli 
al  di  qua  dell'Alpi  verso  l'Italia.  Calan- 
ca  resta  nella  parte  meridionale  del  can- 
tone de'Grigioni  nella  Svizzera,  sul  ver- 
satolo meridionale  dell'Alpi  Lepontine, 
fra  dueani'Ili  di  questa  catena,  che  la  se- 
parano ilalle  valli  di  ì\Iisoz  e  Blegno,  at- 
traversata dal  fiume  Calancasca,allluen- 
le  del  Muesca.  E'  una  contrada  selvaggia, 
i  cui  abitanti  vivaci  e  laboriosi  sono  po- 
veri, e  fanno  comciercio  di  resina,  sapo- 
ne, cotone  e  fi!  di  ferro.  La  missione  è  af- 
fidala a'cappucciui,  ed  il  prefetto  aposto- 
lico vi  si  reca  dal  cantone  Ticino  sua  di- 
mora; nelle  urgenze  vi  deputa  un  con-e- 
Iigioso  vice-prefetto.  In  addietro  il  p.  pre- 
fetto era  il  provinciale  de' cappuccini  di 
JMdano;  dopo  le  vicende  politiche  de'pri- 
mordi  di  questo  secolo,  lo  elogge  la  con- 
gregazione di  propaganda /jV/e,  la  quale 
nulla  dà  a'missionari,  essendo  ben  prov- 
veduti di  pie  Uiscite,  di  messe,  di  fondi, 
orti, vigne  e  salari  annuali  pagati  dalle  po- 
polazioni cattoliche  ,  ascendenti  a  circa 
4ooo:  ultimamente! 4  erano  i  missiona- 
ri. L'ultimo  provinciale  prefetto  fu  il  p. 
fr.  Ambrogio  daRimini  e  risiedeva  in  Soaz- 
za,  luogo  della  missione.  Il  i.°che  scelse 
la  congregazione  persuccessorenel  i83o, 
fu  il  p.  fr.  Gio.  Francesco  da  Locarne;  nel 
1844  lo  era  il  p.  fi-.  Cherubino  da  Ligor- 
netto,  già  prefetto  della  prefettura  della 
Piezia  ne'Grigioni.  Sono  luoghi  delle  mis- 
siotii:  Scazzo  con  cliiesa  parrocchiale,  fi- 
liale e  un  oratorio.  Mesocco  con  chiesa, 
senza  cura  d'anime.  Lostallo  con  chiesa 
parrocchiale,  due  altre  filiali,  ed  una  suc- 
cursale in  Cabiolo.  Camma  e  Leggin,  con 
due  chiese  parrocchiali  unite  con  5  ora- 
torii  pubblici.  Grono  con  chiesa  parroc- 
chiale, altra  filiale  e  due  oratorii.Ilovere- 
do  con  oratorio  e  senza  cura  d'anime.  S. 
VOL.  ixxti. 


SVI  49 

INInria  di  Calanca  con  chiesa  parrocchia- 
le, da  cui  dipendono  la  filiale  di  Casta- 
neda,  e  l'oratorio  di  Nadrò.  Rossa  con 
chiesa  parrocchiale  e  3  oratorii.  Prima  vi 
erano  ancora  vari  ospizi  e  conventi.  Nel 
1887  le  comuni  di  Grono  e  di  R.overedo 
usarono  sevizie  a'cappucciui,  i  quali  fu- 
rono costretti  a  ritirarsi  dalle  loro  stazio- 
ni. La  congregazione  di  propaganda  ne 
scrisse  al  vescovo  di  Coirà,  ed  al  console 
pontificio  in  IMilano  per  assicurare  i  fon- 
di di  quel  banco  spettanti  alla  missione, 
ch'erano  minacciali  dalle  stesse  comuni. 
Vaud,  Vaudunij  misto.  Nella  diocesi 
di  Losanna  e  Ginevra,  cantone  della  par- 
te più  occidentale,  bagnato  da  fiumi  e  da 
laghi,  estendendosi  dal  lago  di  Ginevra 
fino  a  quelli  di  ìMorat,  di  Yverduo  e  di 
Neuchàlel;  in  clima  dolcissimo  e  soprat- 
tutto in  riva  al  lago  di  Ginevra,  che  of- 
fre l'aspetto  più  ridente,  per  l'immensa 
quantità  di  case  di  delizia,  ville,  borghi 
e  villaggi  chevi  sono  come  seminati.  Tro- 
vansi  paludi  nelle  vicinanze  d' A  veliche  e 
sulle  sponde  dell'Orbe,  ma  il  paese  è  ge- 
neralmente sano,  con  amene  valli  inter- 
secate da  vei'deggianli  collinette. U  suolo, 
quantunque  non  dappertutto  fertile,  è  be- 
ne coltivato.  L'agricoltura,  e  particolar- 
mente la  coltivazione  della  vite  ,  formi 
l'occupazione  prima  ria  degli  ahi  tanti. Nel- 
le contrade  eie  vate  che  sta  uno  all'occiden- 
te, il  suolo  assai  ingrato  non  permette  di 
coltivare  fuorché  grani  l'estate  e  produ- 
zioni alpine;i  bei  vigneti  situati  sullespon- 
de  del  lago  di  Ginevra,  sono  d'una  ren- 
dita straordinaria.  Il  soggiorno  incante- 
vole e  deliziosissimo  di  numero  grande 
di  viaggiatori  da  tutte  le  parti  d'Euro- 
pa, come  in  altre  parti  della  Svizzera,  è 
lucrosissimo  pel  paese.Visonoalcune  fab- 
briche e  manifatture.  Nelle  saline  di  Bex 
si  scuoprì  una  vena  di  roccia  salifeia,  ili 
cui  un  piede  cubo  dà  3o  libbre  di  sale,  e 
può  somministrare  al  cantone  immensa 
utilità.  Il  popolo  è  attivo,  probo,  robusto 
e  di  perspicace  intelligenza.  Si  vuole  che 
Vaud  sia  la  contrada  più  fertile,  più  ri- 

4 


5o  S  V  I 

tlcnle  e  pili  ricca  della  Svizzera.  Vi  si  rac- 
coglie grano,  cana|)a  e  lino,  ahhondanle 
vino,  con  tulli  i  prodotti  de'suoi  eccellen- 
ti pascoli.  Dalle  montagne  licavasi  ferro, 
pionil)o,  carhon  fossile  e  gesso.  La  regio 
ne  partecipa  dell'indole  de'rran(  esi,  e  se 
ne  palla  la  lingua,  per  cui  dicesi  Fi  ancia 
iSvizztia.  E  diviso  in  19  distretti,  ed  in 
60  circoli,  e  la  città  vescovile  di  Losan- 
na [F.)  n'è  il  capoluogo.  Il  governo  è  a- 
rislo-democratico:  il  gran  consiglio  com- 
posto di  180  inenilM'i,  sempre  rinnovati 
per  un  3.°,  esercita  il  pulcie  legislativo, 
ed  elegge  due  landamanni  fra  i  membri 
del  consiglio  di  stato;  questo  consiglio  di 
stalo  o  minor  consiglio  componesi  di  i  3 
membri  tratti  dal  consiglio  maggiore,  ed 
esercita  il  potere  esecutivo.  Il  tribunale 
d'appello  giudica  in  ultima  istanza,  ed  in 
ogni  distretto  vi  è  il  tribunale  di  1  ."istan- 
za, come  in  ciascun  circolo  un  giudice  e 
una  giudicatura  di  pace.  Il  clero  prote- 
stante, diviso  in  4  classi,  viene  distribuito 
in  I  3(5  parrocchie,  e  trovasi  sotto  la  dire- 
zione del  consiglio  di  stato.  Nel  capoluo* 
go  vi  è  una  buona  accademia, e  6  colle- 
gi nel  cantone;  l'istruzione  pubblica  è  in 
progresso;  oiclli  abitanti  de' due  sessi  si 
dedicano  all'  insegnamento,  e  spatriano 
in  fjualilà  d'istitutori  e  d'istilulrici.  Que- 
sto paese  corrisponde  presso  a  poco  al 
Pagus  Lhbigenns  di  Cesare,  e  del  quale 
la  città  di  Orbe  ,  Liba,  ne  costituiva  la 
capitale.  Dopo  la  conqmsta  de'romani  fe- 
ce parte  della  provincia  di  Bloxima  Se- 
quonorum.  Lo  possederono  successiva- 
mente i  borgognoni,  i  franchi,  e  dopo  Lo- 
dovico 1  il  Pio  fu  compreso  nel  regno  del- 
la Borgogna  Iransiurana,  dopo  la  cui  e- 
stinzione  cadde  sotto  la  potenza  degl'im- 
peratori di  Gernjania,  che  lo  diedero  in 
fèudo  a'duchi  di  Zahriugen.  Estinlasi  poi 
questa  casa  nel  1  2  i8,i  conti  di  Savoia  pro- 
fittarono delle  turbolenze  dell'impero  per 
insignoi  irsene;  ed  Amedeo  V,  uno  di  tali 
conti,  neh?  85  diede  questa  provincia  al 
fratello  minore  Luigi,  la  cui  posterità  la 
conservò  sino  al  i  Z5o,,  epoca  della  sua  e- 


S  V  I 

slinrione.  Il  vescovo  di  Losanna  signore 
della  sua  capitale,  lo  era  non  meno  che 
delle  parrocchie  di  Vaux,  di  Vevay  e  di 
Avenclie,  l'antica  /^feM/z'cHm  sede  vesco- 
vile, di  cui  feci  cenno  nel  cantone  di  Ber- 
na, che  nel  Sgo  ovvero  nel  G02  fu  tra- 
sferita a  Losanna  dal  vescovo  Mario.  A- 
vcndcuni  pare  che  fosse  una  delle  12  cit- 
tà che  glielvezi  rovinarono, allorché  im- 
presero la  sfortunata  loro  spedizione  nel- 
le Gallie.  I  cantoni  di  Berna  e  di  Fribur- 
go vi  possedevano  in  comune  molti  ba- 
liaggi,  ed  il  rimanente  spettava  al  conte 
di  Savoia.  A  IMoudon  si  raccoglievano  gli 
stati  del  paese,  conlenente  «4  cillà  e  bor- 
ghi, di  cui  i  principali  erano  IMoudon,  Y- 
Verdun,  Morges,  Noyon,  Payerne  e  Ilo- 
mont.  A'on  avendo  que'di  Berna  potuto 
colle  loro  rimostranze  indurre  il  duca  di 
Savoia  [V.)  a  lasciare  alla  cillà  di  Gi- 
nevra il  libero  esercizio  della  sedicente 
nuova  religione  che  aveano  abbracciala, 
nel  i536  entrarono  armati  nel  paese  di 
Vaud,  nel  quale  restarono  signori  sino  al 
1798,  che  se  ne  formò  un  cantone  indi- 
pendente sotto  il  nome  di  Lemano,  fin- 
ché nel  1  8o3  gli  fu  restituito  il  proprio  di 
Vaud,  quando  entrò  a  far  parie  dellaCon- 
federazione  Elvetica  da  Napoleone  I  mo- 
dellala coll'atlo  di  mediazione, e  nel  1  8  1  5 
fu  confermato  ne'dirilti  federali.  Di  ^o- 
5rt/e/z«  suo  capoluogo  abbastanza  parlai  al 
suo  articolo,  in  quello  di  Savoia,  per  A- 
inedeo  Vili  che  col  nome  di T^eZ/ce /'an- 
tipapa vi  dimorò,  e  dovrò  rifarne  men- 
zione: la  residenza  del  vescovo  essendo  a 
Friburgo,  anche  in  quel  cantone  Io  no- 
tai, per  esservisi  portalo  dopo  che  l'ere- 
sia fu  abbracciata  io  Losanna  neh  536, 
la  cui  cattedrale  vuoisi  la  chiesa  più  va- 
sta della  Svizzera.  Mi  limiterò  dunque  ad 
aggiungere  soltanto,  che  Losanna  come- 
chè  soggetta  in  parte  al  suo  vescovo,  tut- 
tavia godeva  ragguardevoli  privilegi  im- 
periali. Essa  nel  i3i5  concluse  alleanza 
con  Berna  e  Friburgo,  indi  nel  1 356  si  sot- 
tomise alla  t.^jchenon  contenta  di  confer- 
marne i  privilegi,  più  lardi  le  cede  molli 


S  V  I 
Lonsiderevoli  beni  ecclesiaslici  qunndo  vi 
("n  abbrncciato  il  protestantismo,  e  che  a- 
vea  confiscato  a' cattolici  pcc  essere  stali 
fedeli  alla  vera  religione  de'ioro  avi.  Al- 
tre città  importanti  di  Vaiid  sono:  Vver- 
thin  in  riva  del  Iago  di  >'eiicÌK'ilel,  la  qua- 
ledeve  a  Pestalozzi  la  scuoladi  pittura  che 
vi  fiorisce,  e  vi  è  pure  nna  ricca  biblioteca; 
e  Gra«ff5o;?  pure  sulla  sponda  di  detto  la- 
go, memorabile  per  la  vittoria  nel  1 4/ J 
riportata  dagli  svi7reii  sui  boigognoni  , 
presso  le  sue  mura  e  con  immenso  bolli- 
no. Lo  stemma  cantonale  di  Vaud  si  com- 
pone de'colori  bianco  e  verde  carico,  sul 
pi  uno  sta  l'epigrafe:  Liherté  d  Patrie. 

Vailese,  Vallesia,  /'fl/e.?/rt,  cattolico. 
Diocesi  di  Sion,  cantone  formante  la  più 
estesa  e  ampia  valle  del  tei  ritorio  svizze- 
ro, svariatissimo  n'è  l'aspetto  e  somma- 
niente  pittoresco:  alte  montagne  colle  cre- 
ste coperte  d'enormi  ghiacciaie,  vallette 
anguste  e  selvagge  che  contrastano  colla 
bella  valle   primaria,  numerosi  torrenti 
che  formano  cascate,rendono  il  paese  inte- 
ressantissimo al  viaggiatore.  Dappertutto 
nel  Vallese  veggonsi  tracce  d*una  rivolu- 
zione del  globo,  e  pare  che  il  Rodano  vo- 
glia continuarne  la  devastazione.  Il  clima 
riesce  fieddo  all'inverno, e  caldissimo  nel- 
l'estate, l'aria  pura  e  sana.  Sgiaziatanieu- 
te  sono  comuni  i  gozzi,  e  trovasi  in  alcu- 
ne parli  di  questo  cantone    una  razza  di 
uomini  degenerati,  chiamati  cretini,  es- 
seri sventurati,  chesono  imbecilli,  non  ca- 
piscono, non  parlano,  e  sono  quasi  insen- 
sibdi  alle  percosse.  Appiè  dell'Alpi  Ber- 
ne>i  il  calore  giunge  a  sì  alto  grado  che 
l'uva  non  solo  vi  matura, ma  reMde,'quan- 
do  si  usi  diligenza  nel  farlo,  un  vino  che 
si  può  paragonare  a  quello  di  Spagna.  Ol- 
tre questo,  gli  altri  prodotti  principali  so- 
no   grano,  frutti,  castagne, fichi,  mandor- 
le, bestiame,  selvaggiume,  un  poco  d'oro, 
ferro  e  piombo.  Vi  sono  acque  minerali 
rinomate  a  Hrig  ed  a  Louixhe.  Dopo  il 
bestiame,  la  massima  ricchezza  dei  iva  al 
paese  dal  gran  passaggio  deirAl[)i  pei  la 
Via  del  Sempione,  costruita  da  Napoleo- 


SVI  5c 

ne  I  con  l'idea  politica  d'aprire  una  via 
per  cui  sboccare  in  Italia  le  armi  francesi, 
e  assicurare  in  caso  di  rovescio  una  riti- 
rata. 11  cantone  è  diviso  in  /filo  l'allese 
e  in  Basw  /'allcsej  ili.^è  ripartilo  iny 
diecine  o  decuiie,  il  2.° in  6  diecine, cia- 
scuna delle  quali  col  suo  tribunale  di  die- 
cina t>  decuria.  Sono  i  vallesani  lodali  per 
la  semplicità  de'costumi,  ma  egli  è  nelle 
parti  remote,  in  seno  alle  montagne,  uè 
sili  lontani  dalle  strade  e  in  certo  modo 
appartali  dall'universo,  che  trovansi  piìi 
manifesto  quel  candore  e  que'coslumi  o- 
spitali.  Tutti  sono  cattolici,  ed  oltre  il  ve- 
scovo di  Sion  (^  •)  e  il  suo  capitolo,  vi  è 
la  celebre  abbazia  nnllius  dioeccsi';  dì  fi. 
Maurizio  d'Agauno,  che  descrissi  in  quel- 
l'articolo, ed  alla  quale,  come  ivi  notai, 
Gregorio  XVI  col  breve  In  amplissimo 
AposioUcae  dignitatis,  de'3  luglio  i84o, 
Bull.  Poni,  de  prop.  fide  t.  5,  p.  1 96:  Ab- 
batìc  s.  Mauritii  in  Falesia  lionorcm  fri- 
buit,  ut  ejiisdeni  Al'bas  perpeluo  sii  Kpi- 
scopiis  Bethleeni  in  parlibus.  D'altri  pri- 
vilegi accordati  all'  abbazia  parlerò  poi. 
Comprende  pure  il  vescovato  alcune  col- 
legiate, alquanti  conventi,  I  I 5  parrocchie 
e  parecchi  benefìzi  ecclesiastici. L'insegna- 
mento pubblico  per  buona  ventura  del 
cantone  era  adidato  a'gesuiti,  i  quali  in 
giustamente  anco  da  questo  luogo  furo- 
no tolti  nella  recente  e  piìi  volte  ricorda 
ta  fiera  persecuzione  de'  protestanti  con- 
tro i  cattolici  e  loro  stabilimenti  religiosi. 
Il  governo  è  arislo-democratico,  e  viene 
retto  da  una  dieta  e  da  un  consiglio  di 
stato,  ed  uno  de'piìi  lodati  della  Svizzera, 
avendo  del  democratico  e  del  rappresen- 
tativo. Per  formare  la  dieta,  ogni  dieci- 
na nomina  4  deputatici  picsidente  d'o- 
gni diecina  essendo  deputalo  per  diritto. 
Il  vescovo  diSion  ha  voto  delibei  ali  vo  nel 
la  dieta  ,  ed  il  suo  voto  è  ecjuivalente  e 
conta  per  4,  ossia  per  una  diecina  o  de- 
curia: a  questo  prelato,  de'molti  suoi  pri- 
vilegi e  potere  sovrano,  non  gli  ^  restalo 
quasi  chetale  solo  sulìiagio.  Anticamente 
il  vescovo  di  Sion  era  prefetto  del  Valle- 


52  SVI 

se,  confo  e  principe  tlell'impero,  dopo  il 
quale  nel  cantone  veniva  il  baglivo  o  ca- 
pitano. Il  consiglio  di  stalo  esercita  il  po- 
tere esecutivo,  ed  il  suo  presidente  viene 
Appellato  gran  baglivo.  Gli  affari  d'alta 
iniportanza  si  giudicano  dalla  rinnioiiede' 
consigli  di  comune.  Il  consiglio  di  stato 
non  conta  che  5  membri,  che  sono  il  gran 
haglivo,  un  vice-bagli vo,  un  tesoriere  e 
due  consiglieri  di  slato.  Un  tribunale  su- 
premo per  le  appellazioni  è  composto  di 
1 2  membri  e  d'im  gran  giudice  che  li  pre- 
siede. Fu  questo  paese  anticamente  abi- 
tato da'  seduni,  veragri  e  nanliiati,  da' 
romani  conosciuti  sotto  il  nome  genera- 
le di  Tallcnses,  perchè  occupavano  la 
Pialle  Pennina.]  popoli  nanluati  occupa, 
•vano  la  sponda  del  lago  Lemano  ossia  di 
Ginevra  dal  lato  d'oriente,  ed  erano  con- 
tigui a'veragri,  che  soggiornando  nel  Cas- 
so Vallese  aveano  a  loio  vicini  i  seduni 
occupanti  l'Alio  Vallese  o  Vallala  alla. 
Fu  Sergio  Galba  luogotenente  di  Giulio 
Cesare,  che  assoggettò  questi  popoli  a  Ro- 
ma, non  senza  gravi  dillicoltìi.  Dopo  aver 
Hitta  parte  della  provincia  delle  AlpiPeo- 
rine  e  Greche,  e  della  Narbonese,  in  se- 
guito la  contrada  corse  la  slessa  sorte  del- 
l'Elvezia meridionale,  passando  dalla  do- 
niinazionede' romani  sotto  quella  de'bor- 
gognoni  e  de'franchi.  Questi  ultimi  eb- 
bero spesso  la  guerra  co'Iongobardi  pel 
possedimento  della  regione,  che  tu  dopo 
quell'epoca  nominata  Fallesia.  Fu  do[)o 
Lodovico  I  Pio  compresa  nel  regno  diBor- 
gogna  fransiurana.  Nel  i  o32  passò  a  Cor- 
rado II  il  Salico  imperatore  di  Germa- 
nia;i  duchi  di  Sai'oin, coiwe  raccontai  in 
quell'articolo,  i  duchi  di  Zàhringen,  ed 
i  vescovi  di  Sion,  dominarono  di  poi  nel 
BassoVallese;  ma  l'Alto  Vallese  manten- 
ne la  sua  indipendenza,  edanzi  neh 47 5 
conquistò  l'alti  o.  11  vescovo  di  Sion  ad  on- 
ta de'nominali  titoli,  ad  onta  che  gli  alti 
si  emettevano  in  suo  nome,  e  che  le  mo- 
nete si  battevano  col  di  lui  conio,  non 
fu  assoluto  signore  del  paese,  esercitando 
la  piena  sovranilà  la  dieta  generale.  I  val- 


S  V  I 

Icsani  neh  533  per  difesa  della  religione 
cattolica  fecero  lega  co'7  cantoni  cattolici 
in  l'^iburgo  per  opera  del  vescovo  rIiSion, 
ed  ogni  i  o  anni  tra  loro  si  rinnovava.  Pos- 
sedevano i  vallesani  anche  fuori  del  pro- 
prio territorio  alcune  prefetture  lolle  a' 
principi  di  Savoia,  una  delle  ({uali  resli- 
tuiroiioal  ducaEmanueleFdiberlo.  L'Al- 
to Vallese  dominò  ilBassoVallese  sino  alla 
rivoluzione  del  i  79B.  1  vallesani  erano  al- 
leali, e  non  associati  della  lega  svizzera  in- 
cominciata nel  i3o3.  Nel  1798  il  Vallese 
intiero  divenne  uno  de'iB  cantoni  della 
Repubblica  Elvetica;  nel  1802  separossi 
dalla  confederazione  e  formò  una  repub- 
blica particolare,  sotto  la  protezione  della 
F'rancia.  Napoleone  I  neh  8 1  o  locongiun- 
se  all'impero  francese,  e  ne  formò  il  di- 
parlimenlodelSeoipione,chenel  18  1  5di- 
venne  un  cantone  della  Confederazione 
Elvetica.   Parlando  di  Sion   suo   capo- 
luogo, feci  il  simile  di  Marligny,  succe- 
duta alla  sede  vescovile  d'Oclorluriwt,  la 
quale  fu  riunita  a  Sion.  In  questa  nel  1781 
fu  stabilita  una  missioiie,afildata  al  p.  pro- 
vinciale della  provincia  elvetica  de'cap- 
puccini  nella  diocesi  di  Sion.  A  pie  del 
monte  Gemmi  presso  al  Rodano  vi  è  la 
piccola  citlà  di  Letteli  o  Loueche,  celebre 
pe'bagni  termali  poco  da  lei  distanti,  de' 
quali  la  temperatura  varia  da  Z'j  a^i  gra- 
di del  termometro  di  Reaumur.  Lo  slem- 
ma cantonale  rappresenta  uno  scudo  il  cui 
campo  è  diviso  ne'colori  bianco,  e  rosso, 
con  Ire  linee  di  stelle  orizzontali,  una  in 
mezzo,  e  le  altre  lateralmente,  rosse  es- 
sendoquelle  sul  campo  bianco,e  argentee 
quellesulcampo  rosso.  Nel  medesimoar- 
ticolo  Sion  descrissi  il  celeberrimo  e  be- 
nemerentissimo dell'umanità,  e  de'viag- 
giatori  d'ogni  nazione  e  religione  nel  di- 
sastroso passaggio  dell'Alpi  Pennine,  cioè 
il  Monastero  e  Ospizio  del  Grans.  Ber' 
Hrtrf/o  sul  confine  del  Basso  Vallese,  mon- 
te varcato  in  prima  da  Anuibale,dopoAu  - 
gusto  da'romani  per  portarsi  nell'Elve- 
zia e  nelle  Gallie,  e  poi  da  Carlo  Magno 
per  calare  inltalia  come  il  cartaginese  con- 


SVI 

qiiistalore.  Celebrai  il  suo  immortale  fon- 
datore h.  Bernardo  (f^.)  savoiardo  cie'si- 
giioi'idi  Meiilhon,  castello  presso  A nnecy, 
arcidiacono  e  vicario  generale  del  vesco- 
vo d'Aosta,  illustre  per  profonda  scienza 
e  singoiar  pietà.  Nel  q62  e  sul  punto  cul- 
minante del  INIonte  Joux,  già  stazione  mi- 
litare de'roraani,  nel  luogo  il  piìi  perico- 
loso egli  eresse  il  famigerato  ospizio,  a- 
silo  benefico  a'viandanti  in  (jnelle  terri- 
bili balze  sei  vagge,in  mezzo  all'eterne  ne- 
vi, e  ove  r  inverno  esercita  per  8  mesi  i 
più  crudeli  rigori.  Il  b.  Bernardo  dopo  a- 
vcr  hberato  la  montagna  da'banditi  che 
coloro  brigantaggi  ne  accrescevano  l'or- 
rore, con  l'aiuto  d'intrepidi  religiosi  fran- 
cesi vi  stabiPi  il  suo  monastero  per  prodi- 
gare ogni  maniera  di  soccorsi  a'  perico- 
lanti passeggieri  senza  distinzione  distato. 
Aggiungerò  quindi,  che  sino  dalla  (.'ori- 
gine, quella  congregazione   de'  canonici 
regolari  di  s.  Agostino  da  lui  istituita,  a- 
vendo  impiegato  somme  considerabili  an- 
che per  migliorar  le  strade  impraticabili 
che  solcano  1'  Alpi,  e  per  9  secoli  giam- 
mai rallentando  d'un  solo  giorno  il  sagri- 
fìzio  de' religiosi  e  Io  zelo  mirabile  in  0- 
pera  cotanto  utile,  meritò  d'essere  ricol- 
mo de'favori  della  Chiesa,  della  venera- 
zione di  tutta  la  cristianità,  e  della  grati- 
tudine delle  nazioni,  per  gl'inuumerabili 
che  strappò  da  sicura  morte  negli  uraga- 
ni che  gli  avrebbe  sepolti  sotto  la  neve.  Pa- 
pa Eugenio  III  neh  i^G  accordò  all'ospi- 
zio esenzioni,  che  confermò  nel 1 177  A- 
lessandio  HI,  ponendo  il  capitolo  e  il  mo- 
nastero sotto  la  protezione  diretta  e  spe- 
ciale di  s.  l'ietro  e  della  s.  Sede,  assicu- 
rando a'rcligiosiil  possesso de'benefizi ec- 
clesiastici che  aveauo  in  Francia,  in  In- 
ghilterra, in  Italia  per  pie  donazioni. Nel- 
l'anno i2o3  Innocenzo  III  rinnovò  que- 
sti contrassegni  di  pontificia  benevoU:nza 
con  isplcudide  parole»  Benché  dobbia- 
mo noi  aprire  le  viscere  di  carità  a  tutti 
i  poveri,  siamo  nondimeno  obbligati  ad 
essere  piii  liberali  delle  nostre  grazie,  e 
spanderle  iu  maggior  copia  sopra  coloiu 


SVI  53 

che  poveri  dì  spirito,  si  soltomellono  vo- 
lontariamente alla  povertà  per  meglio 

soccorrere  gì'  infelici Inoltre  benché 

molte  persone  adempiano  a  siffatte  cose 
in  un  modo  assai  lodevole,  questi  religiosi 
nondimeno  si  sforzano  di  farlo  in  una  gui- 
sa anche  piìi  singolare,  dandosi  all'ospi- 
talità non  solo  per  ricevere  i  viaggiatori; 
ma  eziandio  per  attirarli,  secondochedi- 
ce  il  profeta:  Rompete  il  vostro  nane  a- 
gl'inftUcijconclucete  nelle  vostre  case  ipO' 
verie  i  viaggiatori.  Eglino  pertanto  som- 
ministrano a  mangiare  a  coloro  che  haa- 
uo  fame,  a  bere  a  coloro  che  sono  asse- 
tati; accolgono  i  viaggiatori,  vestono  i  nu- 
di, seppelliscono  (juelli  di  cui  hanno  sol- 
levalo i  mali,  ed  eseguiscono  quello  che 
nel  giorno  del  giudizio  il  Signore,  secon- 
do ciò  che  ha  detto,  ricompenserà  ne'buo- 
ni,  e  punirà  ne'cattivi.  Ora  siccome  i  no- 
stri cari  figli,  il  preposto  e  il  capitolo  di 
s.  Bernardo,  si  occupano  con  tutte  le  loro 
forze  in  queste  opere,  si  espongono  per  sol- 
levare i  mali  de'poveri  e  degli  ammalati 
che  da  ogni  parte  vi  allluiscono,  così  noi 
vi  avvertiamo  ed  esortiamo  tutti  nel  Si- 
gnore, e  concediamo  ancora  la  remissio- 
ne de'peccali  a  chiunque  nelle  loro  opere 
di  carità  darà  ad  essi  religioso  aiuto."  Gli 
altri  Papi  non  furono  meno  premurosi  di 
mostrarsi  ammiratori  e  grati  nel  subli- 
me esercizio  dell'ospitalità  de' religiosi,  en- 
comiandoli e  versando  su  di  essi  gì'  ine- 
sauribili tesori  delle  graziespirituali,  ecou 
commoventi  bolle  eccitando  i  fedeli  a  soc- 
correrli per  vantaggio  dell'umanità.  Tali 
furono  principalmente  Gregorio  IX,  Cle- 
mente iVjClemenleV, Clemente  VI, Gio- 
vanni XXIII  ,  Martino  V  con  due  bulle, 
Eugenio  IV,  Nicolò  V,  Calisto  III,  Pio  II, 
Paolo  II,  Sisto  IV,  Giulio  II,  Clemente 
VII,  Giulio  III,  Clemente  XI,Clenìente 
XII,  Pio  VI  e  Leone  XII.  Se  esislelteal 
mondo  un  istituto  che  dovesse  credersi  al 
sicuro  dal  furore  degli  uomini, certamente 
dovea  esserel'ospizioc  monastero  delGrau 
s.  Bernardo;  forse  non  hawi  paese  che  uou 
debba  a  lui  la  vita  di  qualche  figlio  salvato^ 


54  SVI 

e  che  quindi  non  gli  offra  i  liibuli  di  sua 
religiosa  graliludinc;  onde  l'ospizio  non 
doveasi  considerare  proprietà  d'un  ordi- 
ne religioso,  ina  proprietà  dell'intera  u- 
inanilà.  Edificato  su  d'un  territorio  neu- 
trale, questo  sagro  asilo  stava  sotto  la  tu- 
tela e  la  [)rotezione  di  tutti  i  popoli;  per 
la  santità  di  sua  destinazione,  per  le  no- 
])ili  vii  tìi  e  abnegazione  de'religiosi  che  vi 
prestavano  il  loro  ministero,  consumando 
Ja  vita  al  servizio  de'poveri,  degrinfermi 
e  degl'infelici;  sembrava  che  almeno  do- 
vesse essere  salvalo  dalla  scossa  delle  pas- 
sioni umanee  dalle  rovine,  effettuate  nel- 
le ultime  rivoluzioni  de'radicali  di  Sviz- 
zera. Ma  appena  in  essa  trionfò  il  radica- 
lismo, volle  esso  contrassegnare  la  sua  vit- 
toria colla  distruzione  e  spogliazione  del 
monastero  e  ospizio,  e  colla  espulsione  tie' 
benemeriti  religiosi  ;  come  pur  fece  con 
(juasi  tutti  gli  altri  religiosi  possidenti,  per 
a[)piopriarsenele  rendite, contro  tanti  so- 
lenni trattali:  tale  fu  il  fine  della  guerra 
mossa  da'cantoni  radicali  contro  il  Son- 
dcibund  olega  separata  de'cantoni  catto- 
lici neli847,econlro  isuoimembri.il  ra- 
dicalismo svizzero  considerò  lo  sciogli- 
mento dell'ospizio  come  cosa  insignifican- 
te e  superflua,  e  mancando  di  denaro  il 
governo  tempoiario  del  Vallese  cominciò 
coU'imporre  all'ospizio  la  contribuzione 
di  80,000  franchi  svizzeri,  pari  120,000 
di  Francia,  e  questi  quale  emenda  per  a- 
ver  favorito  il  Sonderbund.Fa  d'uopo  co- 
noscere l'astio  amaro,  che  da  tanti  anni 
nutrono i  radicali  vallesani,  quelli  special- 
mente di  Martigny,  Monlhey  e  s.  ìMauri- 
zio,  contro  1'  ospizio,  a  motivo  della  sua 
influenza  religiosa  e  conservativa  dell'in- 
tero Vallese, per  comprendere  come  essi, 
dopo  che  divennero  i  dominatori  del  pae- 
se, si  permisero  ogni  sorta  d'ingiustizie  e 
di  persecuzioni.  Dalla  parte  di  \  aud  non 
si  lasciò  di  aizzare,  ed  un  tale  anni  addie- 
tro propose,  che  più  non  si  avesse  a  per- 
nietlere  in  paese  la  colletta  per  l'ospizio 
the  tanto  onorava  la  contrada  erendeva- 
si  seguo  alle  benedizioni  universali.  I  re- 


S  V  J 

ligiosi  videro,  che  con  detta  somma  mi- 
norando sensibilmente  il  loro  patrimo- 
nio, non  potevano  piò  mantenere  l'ospi- 
■ziojoltracciò aspettandosi  delle  disposizio- 
ni ancor  pili  barbare  contro  la  loro  chie- 
sa, saviamente  fecero  trasportare  nel  ter- 
ritorio piemontese  ogni  cosa  di  valore.  La 
cosa  erasi  in  gran  parte  eseguita,  quan- 
do n'  ebbe  notizia  il  governo  tempora- 
rio  del  Vallese,  e  con)e  quello  che  dopo 
la  guerra  del  Sonderbuud  avea  soppres- 
so tutte  le  comunità  religiose,  vi  spedi  im- 
mediatamente persone  ad    inventariare 
tutto  lo  stato  dell'ospizio,  dentro  e  fuori 
della  Svizzera.  I  deputati  non  vi  trovaro- 
no che  6  giovani  religiosi,  gli  altri  essen- 
do calati  in  Piemonte  per  savia  precau- 
zione, i  quali  ricusandosi  di  concorrere  al 
preteso  illegale  inventario,  ritornarono  a 
Sion.  Ma  a' 18  dicembre  184.7  due  com- 
missari federali  salirono  all'ospizio,ditilda- 
roiioa'religiosi  le  sue  proprietà,richiesero 
gli  oggetti  sottratti,  minacciando  di  man- 
dare a  riprenderli  a  spese  dell'ospizio;  di- 
chiarando altresì,  che  le  sostanze  delle  cor- 
porazioni religiose  erano  proprietà  della 
Confederazione  Svizzera,  e  perciò  i  reli- 
giosi dell'ospizio  non  dovevano  essere  né 
amministratori,  uè  utenti,  ma  semplici  di- 
spensatori. Ricusandosi  nuovamente  i  re- 
ligiosi di  prestarsi  alla  confezione  dell'in- 
ventario, ad  onta  delle  3  intimazioni  lega- 
li, i  commissari  coll'opera  d'un  fabbro  che 
seco  aveaoo  condotto,  con  aperta  violen- 
za fecero  sconficcare  i  chiavistelli,  sfonda- 
re le  porte  a  colpi,  e  presero  tutte  le  cose 
esistenti;  assunsero  il  contegno  di  padro- 
ni,e  posero  dappertutto  sentinelle  con  or- 
dine di  far  fuoco  contro  chiunque  volesse 
esportare  gli  effetti  dell'ospizio;  il  quale 
per  sopiappiìi dovè  mauteneiei3o  soldati 
che  r  aggredirono  occupandolo  niililar- 
meute,ed  i  quali  depredarono  tutte  le  pro- 
vigioni  consagiate  all'ospitalità  e  a'po ve- 
ri. Contro  tutte  queste  e  altre  vessazioni, 
il  detto  governo  insistendo  nelle  sue  pre- 
tensioni ed  esigendo  un'  amnjenda  di  più 
che  1 1 5,000  franchi,  mosse  il  cunouico 


S  V  I 

amministratore  FrancescoBeniaminoFil- 
lirz  preposto  del  Gran  s.  Bei  nartlo  e  del- 
l'ospizio del  Sempione,  ad  emettere  a'i8 
dicembre  i  847  solenne  prolesta, diesi  ri- 
portò nel  t.  6,  p.  126  degli  Annali  delle 
scienze  religiose, 2. 'sene,  insieme  all'altra 
formale  prolesta  di  mg/  l*ietro  Giuseppe 
de  Preiix  vescovo  di  Sion,  de'23  dicem- 
bre 1847,  """  "leno  dello  spoglio  della 
casa  e  ospizio  del  Gran  s.  Bernardo,  che 
delle  ortlinanze  dell'assemblea  di  Sion.  In 
essa  erasi  prescritto  l'abolizione  dell'im- 
munità ecclesiastiche,  l'alta  sorveglianza 
dello  stato  sui  beni  del  clero,  de'con  venti, 
delle  corporazioni  religiose,  e  la  facoltàdi 
averne  all'occorrenza  l'amministrazione, 
spogliando  la  realeabbazia  di  s.  Maurizio 
de'diritli  di  collazione,  oltre  altre  dispo- 
sizioni lesive  a'conveiiti  ecorporazioni  ec- 
clesiastiche. Allora  il  gran  consiglio  del 
Vallese  decretò  la  riunioneal  demaniode' 
beni  ilell'ospizioe  raonaslero,senza  eccet- 
tuar ijuelli  liell'ospizio  del  Sempione,  che 
l'ondato  da  Francia  d'ordine  di  iVapoleo- 
ue  I,  ammiratore  di  questi  religiosi,  era 
stalo  ceduto  dal  governo  del  Val  lese  a  prez- 
zo d'argènto  all'ospizio  di  S.Bernardo,  e 
<|uindi  conliscato  a  suo  profitto.  La  Fran- 
cia avendo  il  diritto  d'intervenire  nella 
questione,  per  occupare  il  i  ."luogo  tra'be- 
nefdttori  dell'ospizio,  lo  feceincoDiiocian- 
dodal  rifiutare  il  sussidioannuale  che  pa- 
gava, e  si  aprirono  conferenze  a  Sion.  Pe- 
jò  il  consiglio  di  stato  del  Vallese,  contro 
le  promesse  fjtle  e  senza  darne  alcun  av- 
viso agl'interessati,  pose  in  vendita  i  beni 
i(utnobili,  e  con  alto  inaudito  rese  illuso- 
rie le  negoziazioni  che  avea  accettale.  Le 
sopravvenute  vicende  politiche  del  1848 
distolsero  la  Francia  dal  farsi  rendere  ra- 
gione di  tante  violenze  contro  i  diritti  più 
sagri,  e  la  rovina  totale  d'un'opera,  di  cui 
godevano  tutte  le  nazioni. 

Neuch.vtel,  Neufchatel,  Neoconium, 
iVVoco//iJurH, protestante.  Nella  diocesi  di 
Ginevra,  cantone  già  formante  un  prin- 
cipato del  re  di  Prussia  (/  .),  da  cui  si 
JioUrasse  nel  marzo  1 8  '^S,  ina  nel  1  ^^2  le 


SVI  55 

grandi  potenze  d'  Austria,  Russia  e  In- 
ghilterra ne  dichiararono  la  reintegra- 
zione, non  ancora  elfettuata,  con  piolo- 
collo  de'24  maggio,  al  quale  prestò  ade- 
sione Napoleone  III  imperatore  de'fran- 
cesi.  Con  tale  atto  fu  autorizzata  la  Prus- 
sia, in  caso  di  rifiuto  di  riconoscimento 
del  cantone  di  Neuchàtel,  di  procedere  a 
militare  occupazione,o  colle  proprie  trup- 
pe 0  con  quelle  dellaConlederazioneGer- 
inanica.  Attraversato  nella  sua  lunghez- 
za dalla  catena  montagnosa  del  J(ira,che 
vi  forma  G  vallate  principali,  la  parte  oc- 
cidentale appartiene  al  bacino  del  Medi- 
terraneo, l'orientale  al  mare  del  Nord  e 
irrigala  da  fiumi  affluenti  del  lago  di  Neu- 
chulel,  detto  anche  lago  d'Yverdun,  che 
uudrisce  eccellenti  pesci,  fi  a'quali  il  ser- 
mone e  il  salut  ;  Ila  navigazione  perico- 
losa, in  qualche  luogo  aspetti  deliziosi,  e 
si  getta  nell'Aar  tributario  del  Reno.  Il 
paeseprcsenta  3  iliverse  regioni:  la  regio- 
ne delle  vigiie.ch'è  ristretta;  quella  lidie 
terre  coltivabili,  che  comprende  le  gran- 
di vallate;  la  regione  de' pascoli,  che  con- 
tiene le  cime  e  le  vallale  più  alte  del  Ju- 
ra.  La  i.^'è  dolcissima,  ma  in  generale 
quella  delle  montagne  è  assai  fredda,  e 
le  fruita  eia  maggior  parte  de'grani  non 
vi  maturano.  Spesso  in  autunno  il  s<j|c 
non  comparisce  nelle  pianure  e  nelle  val- 
li, mentre  sulle  montagne  si  gode  d'  un 
tetnpo  sereno  e  di  gradevole  teni[)eratu- 
ra.  L'agricoltura  vi  è  abbastanza  coltiva- 
ta, ma  il  clima  e  il  suolo  permettono  ap- 
pena di  raccogliere  i  due  <iuiuli  di  grano 
necessario  al  consumo;  i  giardini  o  terre 
ni  di  piccola  coltura  danno  belli  (rutti. 
Un  terzo  ile' vini  è  asportato  ne' vicini  can- 
toni, eccellenti  essendo  i  rossi.  La  raccol- 
ta de'foraggi  e  l'educazione  de'  bestiami 
ne  formano  la  principale  ricchezza, essen- 
dovi pure  bestie  a  corna.  Si  fabbricano 
in  grande  quantità  i  formaggi,  alcuni  ile" 
quali  detti  Giuyères  si  s()ediscono  altro- 
ve. Si  allevano  moltissimi  cavalli,  capre, 
porci  e  api.  I  pesci  di  specie  diversa  ab- 
bondano ne'corsi  d'acqua  e  uc'laghi.  Le 


nG  s  V  1 

montagne laccliiiulono  mìneialidi  ferro, 
gesso,  carbone  e  li-gno  fossile,  piriti  e  au- 
rifitire.  Abbontlanlissime  sono  le  conchi- 
glie, i  fossili  e  le  piante  marine  impietri- 
te, ed  innumerevoli  sono  i  testacei  e  cor- 
pi mariui.Le  montagne  offrono  pure  mol- 
le grotte  curiose,  chiamandosi  la  piìi  os- 
servabile il  Tempio  delle  Fate.  Nella  val- 
le di  Travers  sono  ricche  minieredi  as- 
fulto,  e  presso  Moiliers,  ove  G.  G.  Rous- 
seau scrisse  le  sue  Lettere  della  Monta- 
gna, vi  è  una  bella  ghiacciaia  naturale. 
In  vicinanza  di  Breuets  evvi  la  caverna 
di  Tofière,  ove  si  sente  un  eco  straordi- 
nario. In  una  situazione  selvaggia  è  ilóVz/- 

10  di  Doitbs,  d'8o  piedi  d'altezza.  In  va- 
ri luoghi  esistono  sorgenti  minerali.  Il 
principale  ramo  d'industria  è  l'arte  del- 
l'oriuolaio, che  prese  uno  sviluppo  straor- 
dinario nel  1700  ;  indi  sono  ragguarde- 
Toli  la  fabbricazione  de'merletti,  le  fab- 
briche di  tele  dipinte,  quelle  d'islromen- 
ti  di  matematica  e  fisica,ed  altro  che  for- 
ma un  gran  commercio.  11  cantone  si  di- 
vide ini 5  podesterie  e  6  castellanie,  ca- 
poluogo essendo  la  città  di  Neuchritel.  I 
protestanti  sono  sotto  la  direzione  spiri- 
tuale d'un  concistoro  e  de' loro  pastori, 
e  divennero  tali  neli53o.  Parlano  la  lin- 
gua di  Francia,  e  come  altri  cantoni  ne 
imitanolemode,mentrequasi  tulli  i  can- 
toni hanno  costumi  speciali  di  vestiari  dif- 
fei  enti  e  antichi. Sono  laboriosi, pieni  d'in- 
gegno, vivaci  e  di  costumi  dolci.  L'educa- 
zione prima  è  assai  generalaiente  diffusa. 

11  governo,com'era  sotto  il  redi  Prussia, 
Io  dichiarai  in  quell'articolo.Vi  sono  delle 
udienze  generali  composte  de' i  o  più  an- 
tichi membri  del  consiglio  di  stato,  di  1 4 
notabili,  de'quali  4  sono  presi  dal  clero; 
de'capi  di  giurisdizione,  il  cui  numero  non 
può  eccedere  24,  e  di  3o  deputati  almeno 
di  23  anni,  eletti  da  tutti  gli  abitanti  del 
cantone  costituiti  in  età  non  meno  di  22 
anni.Nonsiponnofar  leggi,  né  cambiarle 
senza  il  consenso  dell'udienze  generali,  le 
quali  hanno  la  som  tua  delle  cose.  I  castel- 
laci e  i  podestà  lappi eseuluvaao  il  re, 


S  V  I 

(he  nominava  agl'impieghi  principali, e  si 
faceva  rappresentare  da  un  governatore 
regio  che  convocava  le  udienze  generali. 
I  tribunali  civili  e  criminali  hanno  pre- 
sidenti che  assistono  all'assemblee  comu- 
nali. Lecortidi  giustizia  civile  in  i  .^  istan- 
za sono  21,9  dulie  quali  hanno  pure  giu- 
risdizione criminale.  Due  sono  i  tribu- 
nali d'ap[)el!o,  imo  de'3  stali  della  con- 
tea di  ISeuchàtcl,  l'altro  de'3  stati  della 
contea  di  Valengin.Le  rendite  del  re  con- 
sistevano nel  diritto  di  vendita  sugl'im- 
mobili, in  quelle  su  diversi  dorainii,  dei 
censo  dovuto  da  certi  fondi,  il  prodotto 
delle  poste,  pedaggi  e  vendita  del  sale  ; 
ascendevano  a  i5o,ooo  lire,  delle  quali 
piìi  della  metà  s'  impiegava  nello  stato. 
Sembra  secondo  alcune  antiche  iscrizio- 
ni, che  sotto  il  dominio  romano  vi  fosse 
una  città  alquanto  considerabile  presso 
il  sito  di  Neuchàtel,  la  quale  senza  dub- 
bio fu  distrutta  alla  caduta  dell'impero 
d'occidente  da'barbari  del  nord.  Questo 
paese  faceva  anticamente  parte  della  Bor- 
gogna transiurana^  o  per  meglio  dire  era 
nel  regno  di  Borgogna  fondato  da  Ro- 
dolfo di  Stratlinga  neU'SSo.  I  suoi  conti, 
d'  origine  antichissima  e  illustre,  erano 
conosciuti  al  tempo  de'  re  di  Borgogna 
della  2.^  stirpe,  credendosi  da  alcuni  che 
fossero  usciti  da  quella  casa  reale.  Se  ne 
trovano  di  possenti  e  considerabilissimi 
sino  al  1090. Veramente  si  legge  nell'y^r- 
te  di  verificare  le  date,  che  i  primi  pro- 
prietari di  questo  principato  non  assun- 
sero che  il  titolo  di  Signori  di  JVeitchd- 
telj  ne  riporta  la  serie  sino  al  1  707,  e  pei 
1."  conosciuto  registra  Ulrico  I  delio34> 
cui  nel  1070  successe  il  llglio  Piaule  I,  ed 
a  questi  nel  J  099  il  primogenito  R.aule  II. 
I  conti  di  iVeuchàlel  in  progresso  si  posero 
sotto  la  protezione  della  casa  di  Chàlons, 
a  titolo  di  vassallaggio.  La  contea  sino  dal 
secolo  XI  era  posta  sotto  il  dominio  de- 
gl'  imperatori  di  Germania,  che  accor- 
darono delle  franchigie  per  sempre  più 
popolare  il  paese,  mentre  molte  delle  vul- 
li  erauo  deserte  e  coperte  di  paludi  e  di 


S  V  I 

folle  foreste.  A  laleeirellolebellee  uber- 
tose valli  di  ?s'eucliHtel  ecli  Valengin  creb- 
bero iiotnbiltiieiite  d' ubitanti,  che  iiii- 
glioraroDO  le  dette  parti,  onde  la  rocca  e 
il  castello  di  iVeucIiàlel  fu  pareggiato  ne' 
diritti  e  [)iivilegi  a  l'esamoni  .'città  del- 
l'Alia lìorgogua.  La  signoria  pervenne  a 
Rodoliu  I  d'  Habsburg,  già  innalzato  al- 
i'impeio  fino  dal  i  273,  il  (|uale  nel  1288 
obbligò  tulli  i  signori  borghesi  a  ricono- 
scere la  sua  autorità, quando  con  alto  for- 
male fece  rinunziare  la  contea  a  Rauie  V 
o  Ilollin.  Fu  in  (|ueirepoca  che  Giov.iii- 
Ili  di  Cliàions  barone  d'Arlai,  ch'era  del- 
la thujit;lia  de'conli  di  liorgogna,  lece  ri- 
vivere l'antico  diriltodisna famiglia  sul- 
lo sialo  di  Neuchàlel,  e  l'imperalore  vi 
acconsentì,  onde  Giovanni  lo  die  in  feu- 
do allo  slesso  Raule  V  con  omaggio  li- 
gio; indi  a  Raule  V  successe  nel  i34i  il 
figlio  Luigi.  Dipoi  Giovanni  di  Chàions 
pielese  che  Isabella  contessa  di  iNeucha- 
tel,  nel  iSyS  succeduta  al  padre  e  ulti- 
mo conte  Luigi,  non  avesse  il  diritto  di 
disporredel  suo  feudo  a  favore  di  Corra- 
do >uu  nipote  conte  di  Friburgo;  ma  tut- 
tavia nel   iBgy  ammise  quesl' ultimo  a 
preslaigli  ligio  omaggio  nel  castello  d'Ar- 
lai. La  stessa  questione  si  rimiovò  allor- 
ché la  contea  di  IVeuchàtel  passò  nella  ca- 
sa d'Hochberg,  che  aspirava  a  renderse- 
ne indipendente,  quando  il  conte  Giovan- 
ni neh  4^7  lasciò  la  contea  al  suo  amico 
Rodolfo  o  Raule  VI  marchese  d'  Iloch- 
berg.il  quale  fece  una  convenzione  di  con- 
cittadinanza co'  cantoni  di  Rema  e  So- 
letta. D'allora  in  poi  gli  stati  di  Neuchù- 
lei  si  attribuirono  il  diritto  di  dar  rin- 
vestitura della  contea  in  caso  di  rifiuto 
del  signore  immediato,  0  almeno  di  ac- 
cordarne gli  ellelti;  ed  in  seguito  contras- 
sero alleanza  eziandio  con  Lucerna  e  Fri- 
burgo, per  avere  al  bisogno  lo  scudo  e  la 
spada  della  confederazione  intera.  L'af- 
fare fu  dairulliziale  di  Resancon  portato 
a  i'apa  l'io  11,  il  quale  nel   i4*>2  ne  ri- 
mise la  cognizione  all'imperatore  Fede- 
lieo  111,  che  s'  ii;uora  se  prouuuziò  giu- 


S  V  I  ^7 

dizio.  La  contea  inoltre  fece  un  partico- 
lare trattalo  con  Rema,  onde  assiemare 
i  suoi  privilegi  contro  le  libertà  toltegli 
dal  suo  signore;  prendendo  parte  in  mol- 
le delle  guerre  ne'secoli  XV  e  XVI.  ^'el 
principio  di  quest'ultimo,  laconica  pas- 
sò per  maritaggio  a  Luigi  d'Orleans  Loii- 
gueville, nipote  di  Giovanni  conte  di  Du- 
nois,  bastardo  ili  Luigi  I  d'Orleans  fra- 
tello di  Carlo  VI  re  di  Francia,  pel  suo 
maritaggio  conGiovanna  erede  della  con- 
tea nel  i5o4,  secondo  la  volontà  del  re 
Luigi  XII, che  per  seguir  questi  nelle  sue 
guerre  d'Italia  contro  il  duca  di  i\blaiio 
alleato  de'  cantoni  svizzeri,  divenne  ne- 
mico di  essi.  Pertanto  gli  svizzeri  colle- 
gati nel  i5i2  s' mipadronirono  di  Neu- 
chàtel  e  lo  possederono  per  i  7  anni  in  so- 
vranità, senza  rendeie  omaggio  alla  ca- 
sa di  Chàions, locchè  cominciò  a  rendere 
indipendente  la  contea.  Indi  nel  i  52q,ad 
istanza  di  Francia,  i  cantoni  la  restitui- 
rono a  Giovanna  divenuta  vedova, la  qua- 
le, essendosi  estinta  nel  i53o  la  casa  di 
Chàions, per  morte  di  Filiberto  principe 
d'  Orange,  prelese  la  sua  successione  u- 
ni  versale,  in  cui  era  compreso  il  feudo  di 
Neuchàtel;  la  questione  rimase  indecisa, 
continuando  Renato  nipote  del  defunto 
nel  possesso  di  quanto  crasi  appro[)rialo. 
Giovanna  fu  la  i ."  a  prender  il  titolo  di 
principessa  sovrana,  e  nel  1 543  ebbe  a  suc- 
cessore Francesco  nato  da  un  suo  figlio. 
1  suoi  discendenti  continuarono  nella  do- 
minazione di  JVeuchàtel  sino  al  1707,  in 
cui  si  estinsero  con  Maria  di  Nemours. 
Per  tale  mancanza  essendo  molto  cootra- 
.>itatoda  3  linee  il  diritto  di  successione  al- 
la contea,  ne  discussero  le  ragioni  gli  sta- 
li di  iS'euchàtel,  e  ne  decretarono  in  no- 
vembre la  sovranità   a  Federico  I  re  di. 
Prussia,  come  il  vero  erede  della  casa  di 
Chàloos-Orange,  ciò  che  fu  anco  confer- 
njato  nella  [)ace  e  trattato  d'Utrecht,  ri- 
cevendone  da'medesimi  stati  l'inveslilu- 
ra.  D'allora  in  poi  i  re  di  Prussia  s'inti- 
tolarono princi[>i  di  Ncuchàlel  e  di  Va- 
leujjin,  ed  1  re  nel  loro  avvenimento  alla 


58  SVI 

sovranil.'i  giurarono  di  mantenere  l' in- 
tegrità ilc'clne  principali,  di  non  alienar- 
li, e  di  mantenere  le  franchigie  de' sud- 
tiili.  1  re  governarono  con  moderazione, 
mediante  il  governatore  regio  e  il  consi- 
glio di  stato,  scelto  tra'cittadini  del  pae- 
se, rispettando  le  franchigie  del  popolo, 
anzi  aumentandole  generosamente.  Col 
trattato  di  Tdsit,  nel  1807  furono  Neu- 
rliàtel  e  Valengin  ceduti  alla  Francia,  e 
]Napoleone  I  a'3o  marzo  1808  li  diede  in 
piena  sovranità  al  principe  dell'  impero 
maresciallo  Alessandro  Berlhier  (il  qua- 
le nel  1 170)8  avea  occupato  e  democratiz- 
zato Roma,  a  detronizzato  f/o  /"'/),  che 
prese  il  titolo  di  [irinoipedi  Neuchatel  e 
di  Valengin.  In  seguito  degli  avvenimen- 
ti di  guerra  del  1  8  1 4,  alla  caduta  di  Na- 
poleone I,  il  congresso  di  Vienna  lo  tolse 
a  Berthier  e  restituì  al  re  di  Prussia  in 
sovranità,  ma  come  parte  integrante  del- 
la Svizzera,  per  cui  neli8  1  5  a' ir)  mag- 
gio III  aggregalo  il  principato  alla  Con- 
federazione Elvelica,qual  cantone  con  go- 
verno monarchico  costituzionale.  Dive- 
nuto INeucliàtel  membro  della  confede- 
razione, in  conseguenza  de'rapporli  con 
questa,  il  re  di  Prussia  non  si  riservò  al- 
cuna ingerenza  su'  doveri  federali,  la- 
sciando al  governo  pienissima  libertà  d'a- 
zione, uè  alcuna  truppa  prussiana  ne  oc- 
cupava il  territorio;  e  l'amministrazione 
locale  non  difterì  da  quella  delle  repub- 
bliche elvetiche  vicine.  Così  Neuchatel 
vennea  godere  tutti  i  vantaggi  degli  sta- 
ti confederati,  e  tutti  quelli  che  gli  elargì 
il  suo  lontano  sovrano,  il  quale  indiret- 
tamente giovava  anche  alla  confederazio- 
ne, onde  farla  vieppiìi  rispettare  all'om- 
bra di  sua  formidabile  potenza.  I  suoi  de- 
butati alla  dieta  federale  si  distinsero  in 
ogni  tempo  tra  gli  uomini  di  stato.  Essi 

ebbero  l'animo  di  sostenere  le  ranioni  de' 

o 

deboli,  contro  le  prepotenze  de' forti. Seb- 
bene protestanti,  per  equità  tutelarono 
colla  parola  e  col  voto  i  giusti  diritti  de' 
cattolici, sempre  calpestati  e  violati  dagli 
svizzci'i  l'udicali.  Il  re  di  Prussia,  come 


S  V  I 

principe  di  Neuchatel.coslantemenle  vol- 
le nell.i  confederazione  la  pace  e  l'ordine, 
e  perciò  l'irrequieta  fazione  che  non  vo- 
leva né  l'uiia,  uè  l'altro,  turbò  e  agitò  il 
cantone,  e  l'indusse  a  sottrarsi  al  leggero 
dominio  regio,  trascinandolo  nel  vortice 
della  rivoluzione  europea  del  1848.  Ciò 
avvenne  mediante  una  banda  disradicali 
del  cantone  di  Vaud  che  invase  Neucha- 
tel; il  governo  fu  rovesciato,  e  i  legami 
che  aveano  unito  il  principato  della  Prus- 
sia per  quasi  un  secolo  e  mezzo  furono 
spezzati.  Ma  gran  parte  de' più  notabili 
abitanti  del  cantone  continuano  a  solle- 
citare il  ristabilimento  del  prolettorato 
prussiano,  e  da  ultimo  l'erfelliva  sovra- 
nità del  re  di  Prussia  fu  fortificala  dal 
protocollo  di  Londra,  che  rammentai  pu- 
re in  principio.  La  città  di  Ntuchdttl^ 
Ncoconintn,  Novutii  Caslrurn^  capoluo- 
go di  questo  cantone,  è  posta  sulla  riva 
del  lago  del  suo  nome,  all'  imboccatura 
del  Seyon,  in  un  paese  coperto  di  vigne- 
ti e  giardini, ben  fabbricala  sopra  un  ter- 
renoele  vato  che  si  abbellisce  giornalmen- 
te. Ha  4  strade  principali,  diverse  fonti 
jìubbliche,  bella  piazza,  molti  osservabili 
edifizi,  fra'  quali  il  castello,  antico  sog- 
giorno de'sovrani  di  Neuchatel  e  ora  se- 
dedel  consiglio  di  stato, il  palazzo  comu- 
nale e  la  biblioteca.  Tra  le  sue  chiese , 
vuoisi  che  la  maggiore  la  fondasse  nel  927 
Certa  moglie  di  Rodolfo  11  re  dell'Alta 
Borgogna,  insieme  al  capitolo.  Le  case  di- 
pinte al  di  fuori,  sono  molto  pulite  nel- 
l'interno. Vi  è  un  orfanotrofio,  due  belli 
ospedali,  ealtri  istituti  di  beneficenza,fra* 
quali  due  granai  per  somministrare  nel- 
le carestie  biade  a  prezzo  discreto,  tla 
pure  il  collegio,  il  galjmelto  di  storia  na- 
turale con  bella  collezione  di  conchiglie 
del  mare  d'India;  il  commercio  vi  è  atti- 
vo e  florido.  Ha  fonderia  di  ranie,  fàb- 
briche di  carta,  drappi,  oriuoli,  bigiot- 
terie,merletti,  tele  dipinte,e  commercia 
di  vino  squisito.  Varie  sorgenti  d'acque 
mineraliscaturisconone'dinlorui.Di  que- 
st'antichissima città  b'iguora  la  vera  ori- 


SVI  SVI                    59 

gine;  alcuni  la  dicono  fabbricala da'bor-  rosse,  con  vocabolo  blasonico  chiamate 

gogii()ni,al  tempo  (iella  coiu|uista  dei  pae-  eaprioli. 

se.  l'aie  che  in  principio  ("osse  edificata  (ìi.n'evua,  G^/?ei'i7,  protestante. Diocesi 
dall'allro  lato  della  riviera  del  Seyon  die  di  Ginevra  e  Losanna,  cantone  il  pili  pie- 
l 'altra versa,  nel  luogo  che  porla  il  nome  colo  e  il  più  occidentale  della  Svizzera.  Il 
di  J'tcchio  Castello,  in  opposizione  al  lago  di  Ginevra  o  Lemano,  che  conside- 
i\'^</Ok'o  6'fls/e//ooNeticliàlel,  costruito  nel  rabilmente  in  esso  si  avanza,  indi  il  fin- 
sito  ove  trovasi.  111. Tu  distrutto  da' le-  me  Rodanoe  l'Arve  suoaflluentedivido- 
desclii,  ed  creilo  il  2.°  |)er  opporsi  alle  noii  cantonein  3  parti  distinte:  quellaf'ra 
loro  iiequenti  scorrerie.  Secondo  la  più  il  lago  e  il  Rodano  è  coperta  dagli  ulti- 
piobabile  opinione,  sembra  questa  città  mi  declivi  del  Jura,  ed  è  attraversata  dal 
fondata  da'roinani,  ed  anco  fortificata  s\  Versoy,dal  Vegerone  dal  London;  quel- 
per  opporsi  a'nemici  esterni,  si  per  assi-  lo  al  sud  fra  il  Rodano  e  l'Arve,  presen- 
ciu  arsi  la  loro  conquista  in  questa  parte  la  una  pianura  ondulata  dagli  ultimi  gra- 
delle Galiie:appoi;gia  tale  opinione  il  no-  dinidel  monte  Saleve;  la  parte  orientale, 
me  di  Novo  Caslrmu,  ripetuto  negli  alti  cioè  quella  fra  l'Arve  e  il  lago,  si  estende 
antichi.  Al  suo  principio  a  vea  lasolastra-  a'piedidel  Voirons,  montagna  di  Savoia. 
da  del  Cartello  con  due  porte,  e  due  al-  Il  lago  di  Giuevra  o  Lemano,  che  bagna 
tee  grosse  torri. Dopo  la  morte  del  re  di  pure  i  cantoni  di  Vaiul  e  del  Vallese,  e 
Borgogna  Rodolfo  III  {'Infingardo,  Neu-  la  provincia  sarda  di  Cbiablese,  ha  la  for- 
chalel  che  faceva  parte  del  regno,  fu  nel  ma  di  luna  crescente,  vi  entra  ed  esce  pii!i 
lo32  assediala,  presa  e  rovinata  dall'ini-  rapido  il  Rodano,  ed  inoltre  riceve  da  4o 
peralore  Corrado  II  il  Salico,  che  avea  corsi  d'acqua.  I  suoi  margini,  soprattutto 
coslituilo  suo  erede,ed  al  cpiale  gliela  con-  al  nord,  olfrouo  l'aspjetto  il  più  ridente  e 
trastava  Eude  conte  di  Rlois  in  un  alla  sono  quasi  ovunque  accessibili  e  abbelliti 
successione.  Corrado  11  regnò  sulle  due  della  più  fresca  verzura,  da  coltivazione 
Bergogne,  ma  alla  sua  niortesursero  pa-  accuratissima,  e  da  amene  e  nuinerosea- 
iecchi  principati, tra'qiialiXeuchalelch  e-  bitazioiiicbesi  riflettono  sul  lago;  taceva- 
ra  contea,  iNeli249  fu  bruciata  da  En-  no  perciò  le  delizie  di  Voltaire  e  di  Rous- 
rico  barone  di  Thiele,  che  alcuni  chia-  seau,  Amedeo  Vili  duca  di  Savoia  in  Ri- 
mano conte  di  Neuchàtel.  Provò  diversi  paglia  vi  fondò  1'  ordine  di  s.  Maurizio 
incendi  che  le  cagionarono  sommi  daii  (^'.),  e  divenuto  antipapa /NL,'//te  ^dimo- 
ili,altri  ne  solfr"i  dallo  straripamento  del  rò  parte  in  Thonon  e  parte  in  Losanna; 
Seyon.  f'alengin  o  Vallangiiì,  contea  e  morì  in  Ripaglia  e  poi  fu  trasferito  a  To- 
boi  go  della  Svizzera  nel  cantone  di  Neu-  rino  il  suo  cadavere.  Le  acque  sono  estre- 
thàlel, capoluogo  della  podesteria  del  suo  mamenleazzurre  e  purissime;  ma  le  bur- 
iiome,  è  chiamata  pure  Ruzlhal.  Ila  un  lasche  sono  terribili  e  pericolose,  massi» 
castello  munito  in  alla  situazione  presso  mea'piccolibastimenti:lanavigazionelia 
il  Seyon,  fabbricalo  nel  i  i  53.  Fu  sede  anco  battelli  a  vapore,  che  la  rendono  fa- 
d'  un  ramo  de'  conti  di  Neuchàtel,  alla  cile  e  piacevole.Nudrisce  un'infinità  di  pe- 
(]uale  contea  fu  riunita  neliSyg.  Il  suo  sci  e  alcuni  singolari;  le  sue  enormi  trolfe, 
territorio  si  compone  di  5  comuni,  ed  ha  i  ferra,  i  sermoni  sono  molto  pregiati.  Il 
fabbriche  d'orinoli  e  tessuli  di  cotone. Lo  clima  del  cantoneè  dolce  e  salubre,  il  suo- 
slemma  canloiude,  dice  Franscini,  ha  i  lo  poco  tertile  è  supplito  dall'ollima  col- 
colori  bianco  e  nero.  In  vece  si  vede  da'  livazione,  e pioduce  biade,  legumi  e  fruì- 
ripetuti  stemmi  di  esso  uno  scudo  di-  la,  le  colline  essendo  coperte  di  vigneti; 
viso  in  3  parti,  le  laterali  di  colore  gial-  vi  sono  bestiami  diversi.  Questo  paese  do- 
lo, «lucila  di  mezzo  bianco  cou  3  sharie  vela  sua  prosperità  alle  inauifiillure,[)oi- 


(io  SVI 

elle  possiede  un  gian  numero  di  fabliii- 
<:l)e  d'orologi  ripiilalissinii,d'orificerie  e 
cliiiicaglieriejStolle  di  sela,  cotone  ciana, 
]ianiii,  cappelli  ;  vi  sono  pure  coiicialui  , 
tintorie,  slaniperie  di  tele  di  cotone, e  ti- 
pogiafìe.  Gli  stabilimenti  di  pubblica  i- 
^lruzlOllc  sono  numerosi  e  floridi.  Gli  a- 
bitauti  sono  in  generale  allegri,  iiidustiio- 
si,  puliti  e  ospitali;  la  lingua  francese  è  lo- 
ro fan)igliare,e  vi  sono  in  uso  le  monete, 
i  pesi  e  le  misure  di  Francia.  Il  cantone 
contiene  3  città,  Gmeira  suo  capoluogo, 
Carougee  Versoy,e  dividesi  in  36  comu- 
ni o  preflitture.  11  clero  protestante  sta 
sotto  la  giurisdizione  d'un  sinodo.  Il  po- 
tere sovrano  è  confidato  ad  un  consiglio 
rappresentativo,  in  cui  siedono  4  sinda- 
ci che  fanno  parte  del  consiglio  di  sta- 
lo. Questo  consiglio  è  composto  di  ijo 
deputati  laici,  in  età  almeno  di  3o  anni 
e  di  27  se  ammogliati,  e  di  28  membri  del 
consiglio  di  stato,  ed  in  ciascun  anno  si  rin- 
nova di  3o  membri.  Ha  il  potere  legisla- 
tivo, regola  l'imposte  e  le  spese,  e  nomi- 
na a'posti  principali;  si  convoca  due  vol- 
te l'anno,  e  può  esserlo  piìi  spesso.  I  mem- 
bri del  consiglio  rappresentativo  sono  e- 
Iclti  da  tutti  i  borghesi  in  età  di  2  5  an- 
ni,che  paghino  almeno  20  franchi  di  con- 
tribuzioni dirette,  e  idonei.  I  pastori,  cu- 
rali, professori  dell'accademia,  ed  i  mem- 
bri di  diversi  pubblici  stabilimenti  sono 
elettori  di  diritto.  11  consiglio  di  stato  ha 
il  potere  esecutivo  e  l'iniziativa  nelle  leg- 
gi; esso  è  presieduto  da'sindaci,  che  an- 
nualmente sono  eletti  nel  consiglio  rap- 
presentativo. L'  amministrazione  della 
giustizia  è  confidata  a  4  tribunali, cioè  del 
conuuercio, dell'udienza,  de'ricorsi,  e  del- 
la corte  suprema.  Ogni  ginevrino  a  20  an- 
ni deve  farsi  iscrivere  nella  milizia.  Il  ter- 
ritorio della  repubblica  di  Ginevra  era  o- 
riginariamente  assai  piccolo,  nel  paese  de- 
gli allobrogi.  Seguendo  i  destini  dell'an- 
tica e  celebre  città  di  Giiie^'ra,  in  quel- 
l'articolo riportai  le  sue  principali  vicen- 
de, alle  quali  qui  aggiungerò  altre  noti- 
zie ,  massime  sui  vescovi  che  ne  furono 


S  V  \ 
principi  e  conti,  e  sugli  altri  conti  e  prin- 
cipi del  paese.  Dopo  essere  stato  sogget- 
to a'roni.tni,  verso  il  4' 3  cadde  sotto  la 
potenza  de'borgoguoni.  ChiIperico,3.'dei 
loro  re,  stabili  la  propria  >ede  inGinevra, 
la  fpiale  ricevè  la  luce  dell'evangelo  ver- 
so il  line  del  I  secolo,  enei  IV  venne  fon- 
data la  sede  vescovile,  secondo  Comnian- 
ville  ed  altri.  Ma  il  can.  Cima,  nella  Se- 
rie cronologica  de'  i>esco\>i  dtl  regno  di 
Sardegnay\^ovla  (piella  de' vescovi  diGi- 
nevra nella  cronologia  de' vescovi  d'AnnC' 
cy  (Z^-),  e  l'incomincia  con  s.  Nazario  di- 
scepolo di  .s.  Pietro  apostolo  del  98,  che 
battezzòs.  Celso  cittadinodi  Ginevra;  7.° 
vescovo  fu  s.  Paracodedeli  iq.  Divenu- 
ta la  cattedrale  preda  delle  fiamme,  fu  ri- 
fabbricata ne'priini  del  VI  secolo  e  con- 
sagrata da  s.  Avito  in  onore  di  s.  Pietro, 
che  nell'omelia  chiamò  patrono  de'gine- 
vrini;  nel  secolo  XI  nell'istessa  area  fu  e- 
retta  e  poi  riedificata  (pielia  che  esiste.  Nel 
5o2  Sedelube  figlia  di  detto  re  ,  prima 
di  prendere  il  sagro  ve'u,  edificò  nel  sob- 
borgo la  chiesa  dis.  Vittore,  uno  de'mar- 
liri  della  legione Tebana,  il  cui  corpo  fece 
trasportare  da  Soletta,  che  in  quell'epoca 
apparteneva  a  questa  diocesi,  la  quale  era 
governata  dal  vesco  voDonaziauo,che  altri 
anticipano  al  396,  lo  chiamano  Domizia- 
no, e  gli  danno  per  successore  s.  Isacco. 
Alcuni  attribuirono  Dioi?ene  vescovo  di 
Genova  erroneamente  a  questa  chiesa,  il 
cui  vescovo  s.  Massimo  sottoscrisse  nel 
concilio  d'Epaona  nel  5 17;  indi  fiorì  Pa- 
pulo  I,  che  a  quello  d'Orleans  del  5 1 9  si 
fece  rappresentare  dal  sacerdote  Tran- 
quillo. Briguet,  Coiiciliicrn  EpaonensejQ 
llivaz,  Della  Legione  Tebana,  dimostra- 
no che  il  concilio  celebre  d'Epaona  {^^•), 
fu  in  Ejjauna  o  Epenassex ,  nella  par- 
locchia  di  s.  Maurizio  del  Vallese,  la  cui 
chiesa  distrusse  una  frana  nel  17  17,  enon 
tenuto  ad  Albon  o  a  Pamiers  o  a  Yen- 
ne.  De'concilii  di  Svizzera  parlai  ne'  luo- 
ghi ove  si  adunarono.  Ginevra  seguì  la 
sorte  del  regno  di  Borgogna  allorché  nel 
534  f"  conquiòlutu  da'figli  di  Ciodoveo 


SV  I 
I.  Nel  5G8  il  vescovo  s.  Salonio  fu  al  con- 
cilio (li  Lione,  e  nel  5^3  a  quello  <li  Pa- 
rigi. Wel  5f)  r  fiori  s.  Aniiano.  Nel  G22  vi- 
vea  il  vescovo  Appellino,  censuralo  nel 
concilio  di  Macon:  gli  successe  nel  64^ 
l'apulo  1!.  Postberlo  nel  778  vi  celebrò 
ut)  concilio.  In  tale  anno  calando  Carlo 
jMagno  in  Italia  per  debellare  Desiderio 
re  de'  longobardi,  in  Ginevra  tenne  un 
congresso,  e  nella  inedesinia  divise  il  suo 
esercito,  una  parte  ne  aflidò  allo  zio  Her- 
rardo  allineile  lo  conducesse  nella  bella 
regione  pel  monte  Jura,  l'altra  la  guidò 
lui  pel  IMoncenisio,  dopo  avere  con  regia 
inagiiincenzaarriccliila  la  cattedrale. Do- 
po che  Rodolfo  I  neir888  fondò  il  regno 
di  lìorgogna  vi  comprese  ilGinevrino,  che 
pare  con  titolo  di  contea  fosse  allora  sog- 
getto al  vescovo.  Neir88i  il  clero  scelse 
a  pastore  Citando,  ma  il  metropolitano 
Olrano  d'accordo  con  Bosone  re  di  Pro- 
venza nominò  altro  e  l'unse.  Oliando  ri- 
corse a  Papa  Giovanni  Vili  che  lo  con- 
sagrò. Corrado  I  possedeva  la  contea  nel 
finire  del  secolo  X,  e  gli  successe  il  figlio 
lìoberto  I.  Nel  io34  recandosi  l'impera- 
tore Corrado  II  in  Ginevia  vi  ricevè  gli 
omaggi  del  conte  Geroldo  e  di  altri  prin- 
cipi. Federico  vescovo  sino  dal  1020  fu 
alla  consagrazione  che  s.  Leone  IX  Papa 
lece  neh  ODO  della  chiesa  di  s.  Stefano  di 
Lcsangon.  Il  conte  Roberto  II  figlio  del 
precedente,  come  il  padre  ebbe  gravi  con- 
ti oversie  col  vescovo  riguardo  al  rispet- 
tivo loro  diritto:  scorgendoli  prelato  che 
il  conte  era  potente  pe'caslelli  che  signo- 
reggiava presso  Ginevra,  gli  die  infeu- 
do il  territorio    ginevrino,  infeudazione 
che  alili  anlicipuno.  Guido  vescovo  era 
fratello  del  conte  A  imone  I,  ed  ebbe  a  suc- 
cessore Umberto  di  Grammonl,  il  qua- 
le essendo  ricorso  a  Papa  Calisto  li  per 
le  usurpazioni  d'Aimone  I,  nel  i  i  ?.4  il  le- 
galo aposlolicoPielro  arci  vescovo  di  Vien- 
na con  gli  arbitri  clecrelarono  :  al  vesco- 
vo spettare  un  3.°  delle  dei  imo,  fuiono 
condonale  a'vassalli  un  3.'  delle  rendile 
che  pagavano,  ed  il  vescovo  si  contentò 


SVI  (u 

che  il  conte  percepisse  le  altre  due  por- 
zioni delledecime.  Il  conte  dispensò  d'en- 
trare nel  chiericnlon'servi,  riconobbe  che 
la  giustÌ7.ia  su  tutti  gli  abitanti  di  Gine- 
vra non  apparteneva  che  al  vescovo,  nel- 
la qualecillà  fu  permesso  risiedere  alcou- 
te  colla  famiglia,  vietandosi  a  lui  di  al- 
tenlaie  alla  libertà  d'ogni  cittadino  e  di 
farvi  arrestare  i  propri  sudditi.  A 1  solo  ve- 
scovo si  riconobbero  attribuiti  i  diritti 
d'alloggio,  di  foraggio  sui  vini,  de'fiuini, 
de'[)edaggi,  delle  pasture,  delle  servitù, 
de'cambiamenlidi  casa, delle  fiere en)er- 
cati,  e  il  godimento  de'beni  d'ogni  cen- 
sito o  vassallo  che  moriva,  finché  il  suc- 
cessore non  avesse  riconosciuto  il  vesco- 
vo per  signore.  Che  il  vescovo  avea  l'e- 
sclusivo diritto  di  far  battere  mojiele,  non 
solo  nella  città, ma  ancora  in  tutta  l'esten- 
sione della  diocesi.  Dopo  questi  ordina- 
menti, il  vescovo  permise  al  contedi  trat- 
tenersi r  antico  feudo  di  s.  Pietro,  per 
(jiianto  riguarda  i  beni  secolari,  e  anche 
i  due  lerzi  delle  decinie,  coll'incarico  di 
tenere  il  tutto  in  feudo  della  chiesa  di  Gi- 
nevra,e  di  prestarle  in  qualità  di  siiopro- 
lettore  il  giuramento  di  fedeltà.  Neh  i  34 
successe  a  Umberto,  Arducio  de'signori 
di  Faucigni,  e  nella  dieta  di  Spira  fl^ce 
confermare  da  Federico  I  lutti  i  diiilli  e 
possessioni  di  sua  chiesa,  venendo  ni  I  di- 
ploma chiamalo  principe.  Ad  onta  del 
narralo  trattato,  il  conte  Amedeo  I  con 
vioIen7a  fece  diverse  usurpazioni  ;  nel 
I  I  5.')  si  venne  a  transazione,  od  il  conte 
fn  obbligato  ad  abbatteie  tulli  i  forti  in- 
nalzali sulle  lene  del  vescovato  e  nelle 
sue  proprie  se  potevano  nuocere  agl'iute 
ressi  del  vescovo;  gli  fiirono  accorda  te  va- 
rie cose,  ma  che  dovesse  essere  feilele  pio- 
lelloresollodel  vescovo, rtrA'Of^/».v.L'ac- 
cortlo  r  approvò  Papa  Adriano  IV,  che 
prese  sotto  la  sua  protezione  e  della  s.  Se- 
de  la  chiesa  di  Ginevra,  ratificando  il  di 
plonia  di  Federico  I.  Ricusando  poi  il  con- 
te d'acconsentire,  l'iucivescovo  di  Vien- 
na scagliò  riutrrdctto  sullesiie  terre,  on- 
de fu  obbligalo  a  riconoscere  il  vescovo 


C>7.  .SVI 

come  unico  signore  di  Gincvrn  e  suoìcr- 
litoiio;  ma  poi  tornò  alle  cavillazioni  ed 
n  nuove  pretensioni,  che  non  poterono  su- 
perare né  l'antipapa  Vittore  V,  nell'im- 
pero riconnsciuto  per  legittimo  ,  nù  Fe- 
derico I;  ma  la  scomimica  lanciata  con- 
tro di  lui  dall'arcivescovo  lo  costrinse  al 
dovere.  11  suo  figlio  GuglielnT^  rinnovò 
le  paterne  querele,  pei  ò  nel  i  184  l'arci- 
vescovo di  Vienna  e  l'abbate  di  Bonne- 
■val, eletti  per  arbitri, dierono  ragione  al 
vescovo,  ciò  che  confermò  Papa  Lucio  III. 
Aiducio  moiì  dopo  essere  intervenuto  ol 
concilio  generale  diLateranoI  li.  Nel  i  1  SI» 
il  nuovo  vescovo  Nantelmo ottenne daF'e- 
derico  I  e  da  Papa  Urbano  III  la  ratifi- 
ca de'diritti  di  sua  chiesa,  essendo  torna- 
to il  conte  a'suoi  errori,e  fabbricato  nuo- 
ve mura  per  ingrandire  il  castello  di  Gi- 
nevra, per  cui  aveva  usurpato  parte  dei 
bastioni  della  città.  Perciò  l'imperatore  Io 
dannò  al  bandodell'impero,  sciolse  i  vas- 
salli dal  giuramento  di  fedeltà,  senza  che 
l'ostinazione  del  conte  restasse  vinta.  Nel 
1206  il  vescovo  Bernardo  Ch;ibert,  più 
vigoroso  del  predecessore ,  ottenne  da 
Tommaso  conte  di  Savoia  e  geneio  di  Gu- 
glielmo, che  abbattesse  le  usurpazioni  di 
questi,  che  perde  il  titolo  di  conte  gine- 
\rinu.  L'altro  vescovo  Pietro  di  Sessons 
eresse  il  castello  dell'Isola  del  Rodano  in 
Ginevra,  e  ricostruì  quellodi  Marval, sta- 
bilì nella  città  manifatture ,  migliorò  il 
commercio  e  le  rendite.  Gli  successe  nel 
1219  Aimone  di  Granson,  che  mediante 
accoidi  si  riconciliò  con  Guglielmo  e  ne 
ricevè  1'  omaggio  ligio,  investendolo  di 
nuovo  del  Ginevrino  coH'anello,  e  finiro- 
no le  lunghe  controversie:  al  conte  suc- 
cessero i  figli  Umberto  e  Guglielmo  li, 
ed  a  quest'ultimo  il  figlio  Rodolfo,  ed  in 
sua  vece  Aimone  111  da  lui  nato,dopo  l'as- 
sunzione al  vescovato  d'Ulrico  o  Enrico 
del  I  26o.R^itornando  tra'suoi  certosini, di- 
venne vescovo  Aimone  di  Menlhonai,che 
nel  1268  Pietro  di  Savoia  fece  esecutore 
del  suo  testamento.  Neh  282  gli  successe 
Roberlo  di  Genevois  ziod'AimonellI,  che 


S  V  I 

obliò  gì'  interessi  di  sua  cliiosa,  per  fivo- 
lii  e  le  ambiziose  miifj  del  nipote:  gli  cede 
la  ciisl<jdia  di  tutti  i  castelli  del  vescovato, 
onde  si  sollevò  tutta  la  città  di  Ginevra, 
che  col  vescovo  pentito  si  pose  sotto  la 
protezione  d'.Ainedco  V  conte  di  Savoia, 
benché  rivale  della  casa  de'conli  ginevri- 
ni e  avverso  al  suo  ingrandimento,  ed  il 
quale  incominciò  subito  a  esercitarvi  giu- 
risdizione. Perciò  insorse  guerra  tra  loro, 
e  finì  con  prestare  Aimone  111  omaggio 
ad  Amedeo  V  pe' feudi  che  di  lui  teneva 
sia  presso  Ginevra,  sia  in  Savoia.  Nel  1  288 
fu  vescovo  Guglielmo  di  Conflans,  e  nel 
1290  conte  Amedeo  II ,  contro  il  quale 
Guglielmo  reclamò  le  usurpazioni  de'suoi 
diritti  da  lui  fatte,  e  quelle  del  conte  di 
Savoia  vassallo  della  chiesa  di  Ginevra. 
Si  fece  un  trattato  ch'ebbe  poca  durala, 
pretendendo  Amedeo  V  col  favore  del  vi- 
domato  da  lui  assunto,  l'intera  giurisdi- 
zione in  Ginevra.  Il  vescovo  inutilmente 
avendolo  ammonito,  si  rivolse  ad  Aimone 
111,  e  gli  concesse  infeudo  tutto  il  corso 
del  Rodano.  Aimone  III  per  opporsi  alle 
violenze  d'Amedeo  V  si  unì  contro  di  lui 
alla  lega  del  Delfino,  ma  senza  elFetto.  Au- 
mentandosi le  piepotenzedel  contedi  Sa- 
voia,il  vescovo  fece  solenne  protesta  in  fa- 
vore della  chiesa  di  Ginevra, unica  signo- 
ra della  città  e  pertinenze,  con  puro  e  mi- 
sto impero,  e  così  per  allora  fu  infrenato 
Amedeo  V.  Nel  12^5  il  vescovo  Martino 
fece  battere  nuove  monete  col  suo  conio, 
quale  principe  sovrano;  eneli3o4fu  suc- 
ceduto da  Amedeo  del  Quarto,  che  si  fece 
prestare  omaggio  da'vassalli  di  sua  chie- 
sa. Gli  mosse  guerra  Amedeo  V,  atterrò 
il  castello  di  Marval,  e  ottenne  la  piena 
giurisdizione  del  vidomato;  quindi  nuove 
prepotenze  e  guerre,  e  lega  del  vescovo  col 
conte  del  Ginevrino,  col  Delfino  e  col  ba- 
rone di  Faucigni,  e  finì  con  accordare  il 
vescovo  a  Luigi  fratello  del  conte  di  Sa- 
voia di  battere  moneta  in  Noyon  città  del- 
la diocesi;  succedendo  neli3o8  al  conte 
del  Ginevrino  il  figlio  Guglielmo  III.  II 
vescovo  eh 'erasi  ritirato  nel  castello  di  Wa- 


S  V  I 

clje,  non  credendosi  sicuro  da'minislri  sa- 
voiardi, annoialo  del  suoesilio,volle  rien- 
trare con  onore  nei  paese,  e  l'ollenne  con 
sentenza  di  scomunica.  Raccolto  il  popo- 
lo nella  chiesa  di  s.  Geivasio,  il  vescovo 
vi  fu  riconosciuto  principe  e  signore,  con 
piena  giurisdizione  e  misto  impero,  e  ri- 
tornò nella  città  solennemente,  la  quale 
fu  quindi  onorata  dall'imperatore  Enrico 
VII,  che  il  vescovo  a( compagno  in  Lom- 
bardia, e  ottenne  da  lui  un  privilegio.  Gli 
successe  nel  i3  i3  Pietro  di  Faucigni,a  cui 
Guglielmo  111  prestò  omaggio,  e  il  conte 
di  Savoia  proaiisedi  fare  altrettanloecou 
giuramento  di  fedeltà. In  vece  essendosi  im- 
possessatodel  castello  diConrg  du-Fourg, 
l'adeguò  al  suolo  e  s'  impadronì  del  co- 
mando civile  e  militare,  onde  il  vescovo 
fu  costretto  a  rifugiarsi  nel  suo  castello  di 
Tliiez,  pose  l'interdetto  a  Ginevra  senza 
successo,escomunicò  4  de'princij-, di  ribel- 
li. Intanto  Amedeo  111  successe  al  padre 
Guglielmo  111,  che  dovette  difendersi  dal 
lormidabile  nemico  di  sua  casa  Amedeo V, 
il  quale  nel  figlio  Edoardo  ebbe  nel  i  323 
un  erede  di  sua  ambizione,  ma  più  equo 
col  vescovo  che  ritornò  in  Ginevra.  Nel 
1  32C)  divenuto  conte  di  Savoia  Aimone, 
si  mostiò  giusto  col  conte  del  Ginevrino, 
e  lo  fece  tutore  de'suoi  figli.  Neli342  fu 
vescovo  Alamando  di  Sainl-Joire,  e  nel 
1 366  gli  successe  Guglielmo  di  Marcos- 
sai,il  quale  ottenne  da  Papa  Gregorio  XI 
che  il  conte  di  Savoia  Amedeo  VI  si  spo- 
gliasse de'diritli  che  avea  usurpali  a  Gi- 
nevra, in  forza  del  diploma  carpito  dal- 
l'imperatoreCailo  IVdi  vicariodell'impe- 
ro  nell'antico  regno  di  I3orgogna,e  restituì 
al  vescovo  e  sua  chiesa  i  diritti  di  puro  e 
misto  impero.  Ristabilito  Guglielmo  dopo 
aver  ripresa  la  propria  autorità,  restau- 
rò le  mura  di  Ginevra  e  la  munì  di  22 
torri.  Neh  377  il  can.Bima  registra  Ber- 
trando deCroscardinale:con  tal  nome  non 
mi  è  riuscito  trovarlo  certa  mente  insigni- 
todel  cardinalato;  nel  1  378  già  ciagli  suc- 
ceduto Pietio  Fabbri.  La  cosa  di  Amedeo 
HI  conte  del  Ginevrino  si  esliuse  ue'suoi 


S  V  I  63 

5figli  chegli  snccodetlero  l'unodopolnl- 
tro,  cioè  Aimone  IV,  Aiìicdeo  IV,  Gio- 
vanni, Pietro  e  Roberto.  Quest'ultimo  di- 
venuto cardin.ile,  nel  1  378  e  vivente  an- 
cora il  fratello  Pietro  fu  creato  antipapa 
Cleintntt  FU  (/  .),  e  recandosi  in  yU'i- 
gnone  [V.)  vi  stabilì  una  cattedra  di  pe- 
stilenza, e  die  principio  al  più  lungo  e  più 
funesto  scisma.  Neh  385  creò  anticardi- 
nale Giovanni  Morelly  d'Estaine  vesco- 
vo di  Ginevra,  di  cui  nel  voi.  Ili,  p.  21 5, 
e  lo  chiamò  in  Avignone.  Si  vuole  ch'egli 
stesso  nel  vescovato  gli  surrogasse  Adema- 
ro Fabri  domenicano  di  distinta  famiglia 
ginevrina,  che  si  meritò  la  stima  de'  con- 
cittadini,conrermaiido  loro  i  privilegi  eie 
franchigie,  fi  a  le  quali  chela  guardia  del- 
la città,  dal  tramontare  fino  al  sorgere  del 
soie,  si  tenesse  da'cittadini.  Sembra  ve- 
rosi m i  le  che  a  q uesto  a I  ternati  vo  co m  pa r • 
timento  di  giurisdizione  fra  la  notte  e  il 
giorno  debbasi  riportare  l'origine  e  l'al- 
lusione dell'impresa.  Post  lenebras  lux, 
che  fa  parte  dell'armi  delia  città  di  Gine- 
vra, ed  essendo  essa  anteriore  a' prote- 
stanti, non  è  vera  la  loio  assertiva  che  fu 
aggiunta  dopo  l'introduzione  della  sedi- 
cente riforma.  Pare  naturale  che  il  conte 
Pietro  seguisse  lo  scisma  del  fialelio,  con- 
tro il  legittimo  Li  bnno  VI.  Non  manca- 
vano frattanto  i  conti  di  Savoia  di  catti- 
varsi la  benevolenza  del  popolo  e  pren- 
der piede  a  poco  a  poco  nella  città,  rivol- 
gendosi ora  al  vescovo,  ora  a'sindaci  pel 
permesso  di  soggiornarvi;  indi  prolunga- 
vano con  dilazioni  la  permanenza,  prote- 
stando di  non  intendere  pregiudicale  al- 
la loro  libertà  e  giurisdizione. Talora  chie- 
devano anche  territorio  nella  città  ,  per 
rendere  giustizia  a'Ioro  sudditi  che  ivi  si 
trovavano  durante  il  loro  soggiorno,  l'o- 
co  visse  Ademaro,  e  gli  successe  Gugliel- 
mo di  Lornai,  durante  il  cui  vescovato 
morì  senza  discendenti  Piciro  conte  del 
Ginevrino,  pochigiornidopo  il  testamen- 
to da  lui  fallo  a'24  marzo  1 3c)4- Con  que- 
st'atto i'tiluì  erede  il  nipote  Lndierlo  di 
\  illars  figlio  di  Maria  Ginevrina  la  mag- 


64  S  V  I 

girile  (lolle  <!nc  /|  sorelle,  roH'ohMign  di 
«licliiarare  successore:  in  caso  di  morte  Io 
zio  Ottone  di  Villars.  Ma  l'antipapa  (Cle- 
mente VII  non  vide  impunemente  S[)0- 
gliarsi  dal  Iratcllo  della  legittima  succes- 
sione; tentò  quindi  d'impossessarsi  della 
contea  Ginevrina.  Il  vescovo  di  Ginevra 
e  il  conte  di  Savoia  Amedeo  Vili,  poi  i.° 
duca  e  antipapa  Felice  V,  vantavano  an- 
ch'essi pretese  su  tale  successione,  che  pe- 
1(1  erroneamente  riconoscendolo  perca- 
pò  della  Chiesa,  il  rispetto  le  sospese  sino 
alla  sua  morte, avvenuta  a' 1 6  settembre 
1  3f)4- Dopo  rpieslo  avvenimento,  il  pre- 
lato volle  mettersi  in  possesso  della  con- 
tea per  diritto  di  confisca  ,  attesoché  né 
Pietro,nè  suo  halello,  da'tpjali  era  stato 
preceduto,  non  aveano  adempito  il  i. "do- 
lere del  vassallaggio  verso  la  chiesa  di  Gi- 
nevra, col  fìule  omaggio  e  giurarle  fedel- 
tà pel  feudo  che  da  essa  tenevano.  Il  con- 
tedi Savoia  sostenevadall'altra  parte  che 
la  contea  contrastata,  di  cui  una  parte  e- 
i*a  già  in  sua  mano,  interamente  dovesse 
in  esso  ritornale,  come  disceso  da  coloro 
che  anticamente  i'aveano  posseduta.  Nel 
i4oonior'i  Umberto  senza  prole  maschi- 
le,e  lo  zio  Ottone  preferì  di  trattare  ami- 
chevolmentecol  conte  di  Savoia,  e  gli  ce- 
de osrni  diritto  sulla  contea  Ginevrina,  ri- 
cevendo  in  cambio  Chàteau-Neuf  e  sue 
pertinenze,  oltre  45, eoo  franchi  d'  oro, 
paria  5c)t, 8 fiy  lire  francesi.  Indi  il  conte 
nel  i4o5fece  transazione  col  vescovoeca- 
pitolo  di  Ginevra,  riconoscendo  di  tener 
da  essi  in  feudo  la  contea  del  Ginevrino, 
e  promise  d'eseguire  fedelmente  i  doveri 
di  vassallo.  In  tal  modo  questo  feudo  cad- 
de nella  casa  di  Savoia  (^  •)•  Nel  [4o8  il 
capitolo  elesse  vescovo  Giovanni  Bertran- 
dijUno  de'suoi  mend)ri  e  de'più  sapienti 
«omini  del  suo  secolo:  nel  possesso  prestò 
il  consueto  giuramento  sull'altare  di  s. 
Pietro,  di  mantenere  e  osservare  l'antiche 
prerogative  e  costumanze  di  sua  chiesa  e 
della  città.  Amedeo  Vlllcoraevicariodel- 
r  impero  pretendeva  egual  giuramento 
pel  temporale  del  vescovato,  ma  l'impe- 


S  VI 

rnforeSigismnndodichiar?)  n  lui  solo  qual 
capo  dell'impero  spettare  il  diritto  d'inve- 
stire il  vescovo  delle  regalie  di  sua  chiesa, 
e  il  conte  vi  si  sottomise,  indi  fu  fattodu- 
ca  nel  i4'^dairimperatore. Da  questi  si 
recò  il  prelato  nell'incoronazione,  e  poi 
r  accompagnò  al  concilio  di  Costanza  e 
nella  Spagna  per  l'estinzione  dello  scisma, 
ch'ebbe  fine  nel  i4'  7  coll'elezionediMar- 
tino  V.  Il  Papa  partì  neli4i8  per  Gott- 
lieben  nel  cantone  di  Turgovia,  accom- 
pagnato dall'imperatore  e  da  altri  prin- 
cipi;(juÌTÌ  s'imbarcò  pel  Reno,e  perSciaf- 
fiisae  Berna  passò  a  Ginevra,  dove  giun- 
se l'i  r  giugno,  accompagnato  dai  5  car- 
dinali e  da  Amedeo  Vili.  Durante  il  suo 
soggiorno  in  questa  città,  traslatò  il  ve- 
scovo Bertrandi  all'arcivescovato  di  Ta- 
rantasia,  e  alla  sede  di  Ginevra  nominò 
inconcistoroGiovanni  di  Pierre-Cise, ov- 
vero di  i'iocca tagliata  o  meglio  Ruptscii' 
sa  (^.),  il  quale  dovette  difendersi  con- 
tro gli  artifizi  del  duca  di  Savoia,  che  in 
una  memoria  presentata  aMartinoVchie- 
sela  metà  del  dominio  di  Ginevra, da  pos- 
sedersi per  indiviso,  in  cambio  del  diritto 
chea vea  nella  città,  e  di  alcune  piazzecbe 
possedeva  ne'dintorni.  Questo  alFare  pe- 
rò, quantunque  vivamente  incalzato  dal- 
l'istanze del  duca,  riuscì  vuoto  d'elfetto, 
attesa  la  prudenza  e  la  fermezza  del  ve- 
scovo, spalleggiato  da  tutti  gli  ordini  del- 
la città,  che  adunò  piìi  volte  a  tale  pro- 
posito. Mentre  il  Papa  dimorava  in  Gi- 
nevra, riconobbe  per  veri  cardinali  8  fal- 
si di  Benedetto  XIII.  Martino  V  si  trat- 
tenne in  Ginevra  sino  a'3  settembre,  par- 
tendo per  Susa.  Neli4'2^  il  vescovo Gio- 
vanni,ad  istanza  degl'inglesi  che  domina- 
vano in  Francia,  fu  trasferito  a  Rouen  e 
poi  creato  cardinale;  e  gli  fu  surrogato 
Giovanni  di  Courte-Cuisse  confessore  di 
Carlo  VI,  spogliato  dagl'inglesi  della  se- 
de di  Parigi.  Nel  14^3  gli  successe  il  car- 
dinaleGiovanuidi  5rog«/er(/'.),  già  pre- 
sidente del  concilio  di  Costanza,  ma  non 
vi  si  recò  che  cada  vere,  e  fu  sepolto  nella 
cappella  de'Maccabei,  ove  avea  fondalo 


^  V  I 

unn  comunità  tli  i  3  preti.  Nel  1426  ne  oc- 
cupò il  luogo  Francesco  di  INlies  o  iMelz 
suo  nipote,  e  nel  1 43o  vide  consumata  la 
caltetliale  da  un  incendio,  al  cui  rislabi- 
limento  contribuì  Amedeo  Vili,  il  qua- 
le per  nuovo  lustro  del  capitolo  ottenne 
da  Martino  V  che  ninno  potesse  esservi 
ammesso  se  non  era  nobile  e  dottore  in 
teolocia.lnterveune  al  conciliabolo  diZ?^- 
silea,  ove  eletto  antipapa  Amedeo  Vili 
col  nome  di  Felice  /^,  lo  fece  anlicardi- 
nale,  come  notai  nel  voi,  IV,  p. iGi,  e  ne 
ricevè  molli  segui  di  benevolenza  per  se 
e  la  sua  chiesa.  Il  duca  Luigi  suo  figlio 
gli  domandò  il  permesso  di  stabilusi  col 
suo  consiglio  per  qualche  ten)po  in  Gi- 
nevra. Morto  nel  i444)  Felice  V  ritenne 
per  se  il  vescovato  di  Ginevra,  ove  ave- 
va la  sua  dateria,  che  fec^  amministra- 
re con  particolare  cura.  Egli  scrisseda  Lo- 
sanna, ove  teneva  la  sua  ordinaria  resi- 
denza, a'sindaci  e  abitanti  di  Ginevra,  per 
chiederesoccorso contro!  fViburghesi,che 
inquietavano  quella  città  colle  loro  incur- 
sioni; gli  si  spedirono  sul  cominciar  del 
i44^  alcune  genti,  delle  quali  ringraziò 
i  ginevrini,  come  una  volontaria  assisten- 
za. Per  la  pace  della  Chiesa  Felice  V  a' 
9  aprile  1 449  ^'^"Jicò  l'anlipontificato  nel 
concilio  di  Losanna,  fu  crealo  cardinale 
da  Nicolò  V,  e  mori  a  Ri  paglia  ili.°oai 
7  gennaio  i  4^  '5  ^l''"'  dissero  in  Ginevra, 
altri  a'?.S  febbraio.  Suo  nipote  Pietro  di 
Savoia  d'Sanni  fu  eleltosuccessore  in  que- 
sta sede,  ed  ebbe  a  vicario  generale  nel- 
lo spirituale  e  temporaleTommaso  di  Sur 
arcivescovo  di  Tarantasia.  AH'  epoca  sua 
il  numero  de'consiglieri  che  componeva- 
no il  senato  co'sindaci,  fu  accresciuto  da 
1  2  fino  a  2  j.  Morto  Pietro  nel  1 458,  gli 
successe  il  fratel  minoreGio.  Luigi  di  Sa- 
voia, ch'era  pure  vescovo  di  !SIaurenne, 
arcivescovo  di  Tarantasia  e  abbate  di  4 
0  5  abbazie;  d'inclinazione  marziale,  so- 
stenne con  fermezza  i  diritti  di  sua  chie- 
sa, né  solirìchesi  portasse  lesione  a  quel- 
li di  sua  famiglia.  Si  oppose  però  che  il 
fratello  Juno  assumesse  il  titolo  di  conte 
VOL    ixxit. 


SVI  65 

di  Ginevra,  e  solo  gli  permise  quello  del 
Ginevrino  stabilito  dal  padre.  Parteggiò 
pel  duca  di  Borgogna  Carlo  il  Tei/ifra- 
/7'Ojper  renderlo  signore  del  paese,  con- 
tro il  nipote  Filiberto  I,e  morì  nel  i  4'^2. 
Non  potendo  convenire  il  capitolo  e  i  cit- 
ladmidi  Ginevra  sull'elezione  del  succes- 
sore, Sisto  IV^  di  propria  autorità  nominò 
il  cardinal  Domenico  della  Rovere  [F.) 
suo  congiunto;  ma  incontrando  questi  op- 
posizione ne'due  partiti,  cede  la  propria 
nomina  a  Giovanni  di  Corapois,  ch'ebbe 
a  competitore  Urbano  diChivron,i  cpia- 
li  poi  uel  t484  cederonoa  favore  di  Fian- 
cesco  di  Savoia,  fratello  de'due  vescovi 
precedenti,  locchè  accettarono  il  Papa  e 
la  città.  Di  costumi  poco  esemplari  ,  fu 
geloso  de'diritti  e  franchigie  di  sua  chie- 
sa. 3Iorto  nel  1490,  Papa  Innocenzo  Vili 
ricusò  l'eletto  Carlo  di  Seissel,  e  per  rac- 
comandazione della  duchessa  di  Savoia 
gli  sostituì  Antonio  di  Champion  vesco- 
vo di  Mondovi  e  cancelliere  di  Savoia  , 
ma  dovette  superare  colle  armi  i  partigia- 
ni del  competitore,  ed  entrò  in  Ginevra 
come  fosse  una  città  presa  d'assalto,  ciò 
che  fece  dimenticare  colla  posteriore  sua 
lodevole  condotta;  nel  1 493  tenne  il  sino- 
do per  eliminarci  disordini  del  clero,  rac- 
cogliendovi le  ordinanze de'predecessori, 
e  fu  stampato.  Nel  1 49^  gli  fu  dato  a  suc- 
cessore Filippo  di  Savoia  di  circa  6  anni, 
elezione  che  confermò  Papa  Alessandro 
VI,  con  assegnargli  per  amministratore 
Amato  vescovo  di  Losanna:  Filippo  ab- 
bandonò lo  stato  ecclesiastico,  si  die  alle 
armi  e  fu  investito  della  contea  del  Gi- 
nevrino. Adunque  per  sua  rinunzia,  nel 
1  5 1  o  fu  vescovo  Carlo  di  Seissels  già  ri- 
cusato dainnocenzo  Vili, enei  I  TI  3Leo- 
ne  X  gli  die  in  successore  Gio.  Frauce- 
sco  di  Savoia,  naturale  del  suddetto  ve- 
scovo Francesco  di  Savoia,  a  istanza  del 
duca,  onde  restò  escluso  Amato  di  Gin- 
gin  eletto  dal  capitolo:  da  un  procurato- 
re si  fece  rappresentare  al  concilio  gene- 
rale di  Laterano  V.  I  ginevrini  malcon- 
tenti di  lui  e  del  duca  Carlo  III,  neh  5i9 


r.(i  s  V  I 

si  confederarono  con  Friburgo,  onde  il 
duca  a'i5  aprile  con  armata  entrò  nel- 
la città  e  si  recò  ad  abitare  nel  palazzo 
pubblico.  Minacciato  daFriburgo, fu  con- 
venuto ch'egli  ritirerebbe  le  truppe,  e  che 
Ginevra  rinunzierebbe  all'  alleanza  con 
tal  cantone.  Il  vescovo  ligio  al  ducagli  ce- 
de ogni  suo  diritto  sulla  città,  indi  nac- 
quero gravi  turbolenze,  e  si  formarono 
que'partiti  che  ricordai  a  Ginevra,  ed  un 
3."  suburbano  e  norevolisslmo,  chiama- 
lo la  confraternita  de'gentiluoraini  della 
collana.  Neh  52 2  morto  il  vescovo  di  dis- 
solutezze, gii  successe  Pietro  de  la  Bau- 
me  [F.)  de'conti  di  Moutrevel  suo  coa- 
diutore, di  buone  intenzioni,  ma  privo  di 
vigoria  per  riparare  a'mali  cagionati  dal 
predecessore.  Il  duca  incrudelì  con  Gine- 
vra,e  non  pochi  cittadini  fuggiti  nellaSviz- 
zera,  coU'assenso  de'compatriotti  conclu- 
sero a'20  febbraio  iSiQ  un  trattato  di 
concittadinanza  con  Berna  e  Fribiugo  , 
onde  a  loro  esempio  s'istituirono  in  Gi- 
nevra due  nuovi  consigli ,  senz'  abolire 
l'antico.  Il  vescovo  per  tali  turbolenze  si 
ritiiò  nella  sua  abbazia  di  s.  Claudio  nel- 
la Franca  Contea,  donde  manteneva  in- 
telligenze col  duca  di  Savoia.  Assente  lui, 
le  nuove  erronee  opinioni  religiose  senza 
ostacolo  s'introdussero  a  Ginevra  e  vi  fe- 
cero grandi  e  deplorabili  progressi.  Es- 
sendovi ritornato  il i. "luglio 1 533,  fu  ri- 
cevuto con  tutti  gli  onori;  esorlò  il  popo- 
lo alla  pace,  all'unione,  alla  perseveran- 
za del  cullo  de'suoi  padri,  senza  lasciar- 
si sedurre  dalle  false  dottrine  de'novato- 
ri  seguaci  di  Zuinglio  e  Calvino.  Ma  ai 
14  dello  stesso  mese  fu  costretto  ripar- 
tirne, per  non  tornarvi  mai  più.  Da  quel 
punto  il  fimatico  partito  de'pretesi  rifor- 
matori,avendo  libero  il  campo,  fatalmen- 
te prese  tanta  superiorità,  che  trascinò  a 
se  tutti  quelli  che  componevano  il  gran 
consiglio,  il  quale  con  suo  giudizio  de'27 
agosto  1 535  proscrisse  empiamente  nel- 
la città  la  religione  cattolica,  commet- 
tendo a  tutti  i  cittadini  di  professare  la 
nuova  protestante.  Il  vescovo  e  il  capi- 


S  V  I 

tolo  della  cattedrale  si  ritirarono  allo- 
ra ad  Annecy  nel  ducato  Genevese,  tem- 
poraneamente e  finche  Ginevra  ritor- 
nasse alla  cattolica  fede.  Pietro  continuò 
a  portare  il  titolo  di  vescovo  di  Ginevra, 
come  i  successori,  e  meritò  che  Paolo  III 
nel  1539  lo  creasse  cardinale,  e  nel  1  54^ 
lo  trasferisse  alla  sede  di  Besan^on.  Le 
posteriori  infelici  vicende  di  Ginevra 
le  narrai  al  suo  articolo,  poiché  abolita 
la  sede  vescovile,  cacciato  il  clero  seco- 
lare e  regolare,oltrelemonache,i  super- 
sliti  cattolici  dovettero  emigrare.  Tanto 
profonde  radici  vi  pose  l'eresia,  tanto  fu 
l'ardente  entusiasmo  de'  protestanti,  che 
perantonomasia  fudetta  Ginevra  la  Ro- 
via  delProteslanlismo,  anzi  con  Londra 
e  Berlino  ^ovviìbW  funesto  e  formidabile 
triangolo  della  strategia  protestante,  per 
quanto  dichiarai  a  Protestanti.  Ginevra 
erettasi  in  repubblica  si  tolse  dalla  sog- 
gezione del  duca  di  Savoia,  e  pel  suo  ri- 
cupero alcuni  Papi  incoraggiroiio  inutil- 
mente i  duchi.  La  serie  de'vescovi  di  Gi- 
nevra continuò  in  Annecy,  e  proseguì  ac! 
essere  suffraganea  del  metropolitano  di 
Vienna  del  Delfìnato,  venendo  dal  capi- 
tolo intitolala  a  s.  Pietro  la  cattedrale.  Il 
vescovo  Francesco  de  Bachod  intervenne 
al  concilio  di  Trento;  nel  1602  ne  fu  fat- 
to pastore  s.  Francesco  di  Sales  (f^.),  del- 
la cui  famiglia  fu  il  successore  Gio.  Fran- 
cesco neli622,  come  Carlo  Augusto  nel 
1 645.  Ne  fu  ultimo  vescovo  Giui^eppe  M." 
Paget,  dichiaralo  da  Pio  VI  nel  1785  ve- 
scovo di  Ginevra;  ma  occupala  Annecy 
da'  francesi,  in  forza  del  concordato  del 
1802, Pio  VII  soppresse  la  sede  d' Anne- 
cy e  il  titolo  di  Ginevra,  per  cui  mg."^  Pa- 
get rinunziò  e  moiì  nel  181  i,e  Pio  VII 
l'unì  a  quella  di  Chamhery,  che  poi  eres- 
se in  metropoli  a'20  luglioiSiy,  finché 
con  bolla  de' 1 5  marzo  1822  nuovamen- 
te restituì  ad  Annecy  la  sede  vescovile  e 
dichiarò  sutl'raganea  di  Chambery,  rein- 
tegrazione che  eseguì  colla  bolla  Sollici- 
ta  catliolici  grcgis,  de'  1 5  febbraio  1821, 
Bull,  Rom.cont.  1. 1 5,  p.  Sq  i  ;  avendo  già 


S  V  I 

coi  breve  TcwporunìvìccSf(\c'?>o  genna- 
io, Bull,  citalo,  p,  370,  concesso  al  vesco- 
vo di  Losanna  anclic  il  titolo  di  vescovo 
di  GinevrayXinc  tanien  accessione  jurintn, 
et  reddiUiiini  cjuscleiii  li!nli_,  ed  ambedue 
iinmetliatanienle  sosgelle  alla  s.  Sede. 
Tullavolta  all'arcivescovo  di  Cliainbery 
restarono  alcuni  luoghi  della  Svizzera  , 
compresi  nella  sua  arcidiocesi.  Dopo  che 
Ginevra  abbandonò  le  verità  calloliche, 
i  suoi  annali  non  presentano  clic  una  se- 
rie didiballinìcnti  insorti  Ira  il  paititoa- 
rislocralico  e  il  popolare,  che  talvolta  pre- 
scntarono  scene  violenti,  non  meno  che 
tra  gli  stessi  dissidenti.  Sebbene  gli  errori 
suoi  tendessero  a  sostenere  fin  da  princi- 
j)io  il  repubblicanisino ,  il  suo  spirituale 
fu  tirannico  e  furiosamente  geloso.  Diche 
si  ha  argomento  nella  persecuzione  mos- 
sa agli  altri  novatori,  fra'quali  Castiglio- 
ne fu  turpemente  per  le  sue  opere  caccia- 
lo, e  bruciato  vivo  Michele  Servelo  ca- 
posetla  {\eSer{'clisli{f''.).  Le  controver- 
sie religiose  insorte  tra'stessi  settari, la  me- 
scolanza con  istianieri  ebbri  d'idee  di  li- 
bei  là,  lo  sviluppodello  spirilo,  dell'istru- 
zione e  del  lusso,  il  ravvicinamento  for- 
zato e  abituale  di  tanti  uomini  di  condi- 
zione agiata  entro  uno  spazio  ristretto,  o- 
vele  discussioni  e  le  stesse  dispute  forma- 
vano per  cos'i  dire  il  solo  loro  divertimen- 
to; lutto  concorse  a  spargere  tra'ginevri- 
ni  i  germi  d'ambizione,  di  discordia,  ed 
a  propagare  quell'amore  per  l'eguaglian- 
za de'dirilti,  che  ben  [uesto  0  apertamen- 
te o  in  segreto  rende  detestata  l'inegua- 
glianza delle  fortune,  quindi  sviluppò  nel 
popolo  tutte  le  passioni  politiche,  come 
olti-ove.  In  principio  del  secolo  passato  il 
governo  era  aristocratico,  ma  sulfinu'edi 
esso  divenne  popolare.  Nel  1754  il  ledi 
Sardegna, come  duca  diSavoia, hnalmen- 
le  riconobbe  l'indipendenza  della  repub- 
blica di  Ginevra,  alleata  de'cantoni  sviz- 
zeri acattolici.  Nel  i  7G3  il  partito  popola- 
re riguardò  come  un  desiderio  marcalo  di 
umiliale  la  cittadinanza  il  giudizio  profe- 
tilo coutro  due  opere  di  llousscau,  ciuc 


S  V  I  G7 

VEinllìo  e  il  Contrailo  sociale,  come  ten- 
denti a  distruggerei  fondamenti  della  re- 
bgionecristiana,cda  rovesciare  tulli  i  go- 
verni; le  quali  due  opere  vennero  giusta 
mente  in  pubblico  lacerate,  e  proscritto 
il  luro  autore  dalla  sua  città  natale.  Nel 
1782  pe'cresceuli  disordini,  la  mediazio- 
ne armala  di  Francia,  Savoia  e  Berna  vi 
ripristinò  la  costituzione  del  1  788,6  fissò 
i  vicendevoli  diritti  del  popolo  e  de'ma- 
gistrali.  Nel  i  788  ricominciarono  le  civi- 
li turbolenze  colle  prime  agitazioni,  che 
in  diverse  [)arli  d'Europa,ina  specialmen- 
te io  Francia,  erano  preludi  della  piìi  ter- 
ribile rivoluzione:  il  popolo  prevalse,  e  lu 
repubblica  già  vantata  per  la  sua  saggez- 
za, costumi  e  lumi,  non  fu  più  che  un  ar- 
ringo tinto  sovente  del  sangue  de'suoi  cit- 
tadini.Minacciala  da  Francia,  sollecitò  da 
Zurigo  eBerna  i  soccorsi  stipulati  nell'al- 
leanza del  I  584,  oltre  quelli  della  confe- 
derazione. Francia  fece  assediar  Ginevra 
dal  general  Montesquieu  nel  1792,  tulla- 
volta per  convenzione  conservò  per  allo- 
ra la  sua  indipendenza,  divenendo  il  go- 
verno assolutamente  democratico,e  adot- 
tati i  diritti  e  doveri  dell'uomo  sociale  col 
la  costituzione  del  i  794-  Finalmente  Gi- 
nevra alleata  di  Francia,  dovette  soggia- 
cere al  suo  dominio,  a'  i  5  aprile  1798  ve- 
nendo occupata  da'fiancesi,  e  si  trovò  co- 
stretta a  convenire  all'unione  e  fece  par- 
te della  Francia,  formandosi  della  città 
e  territorio  il  dipartimento  Lemano,  con 
parte  della  Savoia.  Vi  restò  sino  ali  8 14. 
e  ncll'unirsi  alla  lega  svizzera  a'27  settem- 
bre,adottò  il  governo  rappreseutativo,di- 
chiarando  tutti  i  cittadini  eguali  avanti  la 
legge. La ConfederazioneElvelica  nel  1 8i5 
ammise  Ginevra  nel  suo  seno,  come  XXI I 
cantone.   Per  un  atto  del  congresso  di 
Vienna,  a'29  marzo  di  tale  anno,  il  re  di 
Sardegna  aumentò  il  territorio  del  can- 
tone colla  città  di  Carouge,  e  di  qualche 
altra  porzione  della  Savoia,  alllnedi  spri- 
gionare una  parte  de'suoi  possedimenti; 
e  la  Francia  gli  cedette  Versoy  e  le  sue 
dipeudeaze,  oudc  assicurargli  una  libera 


G8  S  V  I 

comunicazione  col  reslonle  della  Svizze- 
ra. A  Ginevra  tlissi  pure,  clic  fmalmen- 
le  furono  esauditi  i  voli  de'cresccnli  cat- 
tolici, che  per  tanti  anni  aveano  indarno 
sospiralo  di  potere  erigere  una  chiesa  al 
loro  cullo,  laonde  fu  solennemente  eret- 
ta in  seno  della  famigerata  Roma  prole- 
stante, e  sopra  il  pi  il  eccelso  bastione  del- 
le sue  non  ha  guari  demolite  fortificazio- 
ni, le  quali  vanno  vieppiù  scavandosi  la 
mezzo  alle  politiche  e  religiose  dispute  on- 
de scambievolmente  consumansi  i  segua- 
ci di  Calvino  e  di  Rousseau,  ed  il  radi- 
calismo contribuisce  alla  distruzione  dtlle 
istituzioni  protestanti.  Pel  progressivo  in- 
crenìenlode'cattolici,  che  un  mezzo  seco- 
lo addietro  non  contava  che  qualche  cen- 
tinaio, ed  ora  sommano  a  circa  12,000, 
non  bastando  il  detto  vasto  loro  tempio,  si 
sta  ultimandola  fabbricad'unoancorpiù 
grande,  in  or\oredell'Imn)acolata  Conce- 
zione della  B.  Vergine,  ponendo  la  loro 
intrapresa  sotto  si  potente  patrocinio;  ed 
anche  il  Papa  e  Roma  cattolica  vi  con- 
corsero. In  altri  tempi  appena  tolleravasi 
a  stento  un  oratorio  privato  pe'diploma- 
tici  di  fede  ortodossa.  Vi  difficile  di  descri- 
vere la  disunione  che  regna  tra  gli  acat- 
tolici di  Ginevra,  di  Losanna, di  Neuchà- 
tei,  e  generalmente  di  tutta  la  Svizzera. 
Lo  stemma  cantonale  di  Ginevra  si  rap- 
presenta con  uno  scudo  metà  giallo,  l'al- 
tra rosso,  nella  i  ."è  mezz'aquila  nera, nel- 
la 1."  una  chiave  d'argento. 

Le  notizie  del  nunzio  apostolicodi  Lu- 
cerna, quelle  de' vescovati  e  abbazie  della 
Svizzera  come  si  trovava  nella  metà  del  se- 
colo XV II,  vado  a  compendiarle  col  de- 
scritlodalgià  nunzio  della  medesima://e/- 
velia  sacra,  Eelatione  de'  vescovati,  ab- 
latie,  et  altre  dignità  subordinate  alla 
Nuntiatura  Helvetica,  fatta  darng.''  Ra- 
niitio  Scotti  vescovo  di  Borgo  s.  Donni- 
ìio,  governatore  della  Ma'ca,  IM acerata 
1642. Di  questoprelalodivenutopoi/I/(7g- 
giordomo del  Papa, }paì\a\  ne'vol.XXIlI, 
p.  82,  XLI,  p.  267.  Vi  aggiungerò  l'iu- 
dicazioae  di  qualche  variazione  avvenuta 


S  V  I 

posteriormente,  di  che  trattai  a'rispellivi 
articoli  e  anche  piìj  sojira;  le  nozioni  re- 
centi e  le  contemporanee  le  riferirò  ver- 
so il  fine  de'cenni  storici  e  generici  sulle 
diverse  e  principali  vicende  della  Svizze- 
za,  che  compirò  con  brevemente  toccare 
eziandio  le  ultime  e  deplorabili.  Lo  Scotti 
è  pure  autore  òaW'Helvel la  profana,  Re- 
latione  del  dominio  temporcde  de'  poten- 
tissimi XIII  Cantoni  Svizzeri  delti  della 
Gran  Lega,  Macerala  16^1.  In  questa  de- 
scrisse l'origine  degli  elvezi,  i  loro  costu- 
mi, la  libertà,  il  dominio  e  la  potenza  di 
sì  grande  repubblica,  neW Ilelvelia  sacra 
tratta  quindi  di  quanto  apparteneva  a 
suo  tempo  alla  nunziatura  elvetica,  al  suo 
ministero  e  giurisdizione.  Incomincia  col 
dichiarare  che  fra  le  tante  nunziature  del- 
la s.  Sede  a  niuna  fu  reputala  questa  in- 
feriore, alla  quale  tocca  il  mantenere  in- 
tatta la  religione  cattolica  nella  Svizzera, 
che  dappertutto  ha  l'insidie  incessanti  del- 
l'eresia. Incombe  al  prelato  Nunzio  (/^.), 
d'ordinario  insignito  della  dignità  episco- 
pale, il  provvedere  che  la  vicina  peste  de- 
gli errori  religiosi  non  si  propaghi  ne' po- 
poli sani,  ma  si  mantenga  e  accresca  la 
professione  pura  della  vera  fede  e  la  di- 
vozione verso  la  s.  Sede  che  n'è  custode, 
non  che  l'amicizia  della  nazione  valorosa 
e  leale.  Imperocché  in  varie  occorrenze! 
Papi  si  giovarono  delle  prodi  armi  elve- 
tiche, ed  i  cantoni  ne  riportarono  in  vari 
tempi  gì  azie  e  singolarissimi  privilegi,  se- 
gnatamente da  Sisto  IV,  da  Giulio  II,  e 
da  Leone  X,  i  quali  con  essi  strinsero  par- 
ticolari leghe.  Gli  elvezi  furono  da  Giulio 
II  chiamati  col  glorioso  titolo  di  Difen- 
sori dell'ecclesiastica  libertà,  e  gli  onorò 
col  regio  dono  dello  Stocco  e  Berrettone 
ducale  (  F.)  benedetti,  che  si  collocarono 
in  Zurigo  a  monumento  d'onore,  donan- 
do a  tutto  il  corpo  della  repubblica  due 
gran  stendardi  o  gonfaloni,  ì  quali  furo- 
no riposti  e  offerti  all'insigne  chiesa  della 
Madonna  dell'Eremo.  Inoltre  ottennero 
ciascuno  de'cantoni  in  particolare,  ch'era- 
nolX  (se  loScolli  intende  parlare  diGiulio 


S  V  l 
II,  a  suo  tempo  erano  XII,  da  Sisto  IV 
in  poi  erano  slati  IX),  uu'iiisegua  parti- 
colare istoriala  co'inisleri  sagri  della  Pas- 
sione di  Gesù  disto:  tali  insegne  furono 
dii'cantoni  ricevute  con  tanta  venerazione, 
che  crearono  ognuno  un  principalissirao 
ufliziale chiamato  Penerer,slabilendoche 
ne'  combattimenti  avesse  il  i. "luogo  por- 
tando l'insegna.  Quando  i  cantoni  catto- 
lici si  collegarono  co'principi,  sempre  fe- 
cero riserve  in  favore  delia  s.  Sede  e  del 
sagro  collegio  de'  cardinali,  in  segno  di 
divotissimo  ossequio,  protestandodi  pre- 
ferire il  l^apa  e  i  cardinali  a  (jualunque 
altro  principe  in  dare  soccorsi,  uè  giam- 
mai impugnerebbero  le  loro  armi  per  of- 
fèndere i  dominii  temporali  della  chiesa 
romana.anzi  essere  sempre  pronlia  difen- 
derli. Alferma  Scotti, che  in  tem[)o  di  sua 
nunziatura,  silfatta  clausola  i  cantoni  cat- 
tolici rinnovarono  e  dichiararono  nella 
lega  col  re  di  Sp.igna  e  col  duca  di  Savoia 
nel  1 634-  Da  questa  giusta  e  eJificantedi- 
vozione  degli  svizzeri  verso  la  Sede  apo- 
stolica (^.),  derivò  la  gran  stima  da  loro 
falla  del  suo  nunzio,  riverendo  in  esso  la 
podestà  di  legato  a  Intere  j  per  cui  nel 
suo  ingress*o  nella  Svizzera,  e  lai.^volta 
che  recavasi  ne'Iuoghi,  gli  ecclesiastici  ed 
i  secolari  lo  ricevevano  sotto  de'baldac- 
chini  alle  porte  delle  città, con  suono  di 
campane  e  salve  d'artiglierie,  secondo  il 
costume  delle  città  imperiali  e  arciducali. 
La  nunziatura  della  Svizzera  era  più  di- 
spendiosa delle  altre,  non  per  la  pompa 
de'corteggi,ma  pe'frequenti  e  solenni  con- 
viti che  s'imbandiva  no  principalmente  ne' 
dì  festi vi, durandoordinariamente ciascu- 
no 5  ore,  e  que'slraordinari  per  le  diete 
c)  eio  ore,  così  portando  l'uso  della  con- 
trada. Saviamente  avverte  Scotti,  che  il 
nunzio  degli  svizzeri,  se  vuole  accrescere 
l'alFezione  e  l'applauso  alla  maestà  pon- 
tificia, deve  essere  largo  di  donativi,  e  a- 
lieno  dal  riceverne, niuna  cosa  producendo 
più  favorevole  impressione  negli  svizzeri, 
come  diq)pertutlo,(iuanlo  il  vedere  il  nii- 
uislro  dclPapa  disinteressalo. Riusciva  pu- 


S  V  I  Gl) 

redispendioso  a'nunzi  la  necessità  di  con- 
tinui viaggi,  dovendosi  portare  ne'diversi 
cantoni  pel  manleni(nento  e  incremento 
dell'immuoità  e  giurisdizione  di  s.  Chie- 
sa, per  correggere  i  cleri  se  mancavano, 
mantenere  l'osservanza  ne'chiostri,  solle- 
citare all'adempimento  de'loro  ulllzi  i  ve- 
scovi, gli  abbati  e  le  altre  dignità  eccle- 
siastiche. Il  nunzio  di  Svizzera  fa  d'uopo 
che  sia  dotato  di  senno,  avvedutezza  e  di 
singoiar  prudenza,  a  motivo  de'tanti  go- 
verni co'quali  deve  trattare,  e  soggetti  a 
innovazioni  e  turbolenze,  comechè  repub- 
blicani. Il  [."nunzio  apostolico  elvetico  di 
cui  si  abbia  certa  memoria  risale  al  1 23  i,fa 
OUone  vescovo  che  fece  residenza  in  Basi- 
lea. Nel  I  233  ivi  pure  dimorava  il  nunzio 
maestro  Filippo  d'Assisi,al  cui  tempo  la  s. 
Sedericevea  da'principali  monasteri  sviz- 
zeri un  annuo  canone  in  marche  d'argen- 
to. Quindi  non  si  trovano  memorie  d'altri 
nimzi  fino  ali 449  (cioè  dopoché  termi- 
nò lo  scisma  dell'antipapa  Felice  V  sa- 
voiardo, conseguenza  dell'altro  maggiore 
incominciato  nel  1378  con  l'antipapa  Cle- 
mente VII  ginevrino),  nella  persona  diGi- 
rolamo Franco  di  chiaro  nome.  Sisto  IV 
fece  nunzio  Gentile  da  Spoleti  vescovo  di 
Anagni  (chiesa  conferitagli  nel  1480,  dice 
Ughelli),  il  quale  proseguì  sino  a  Giulio 
II,  e  maneggiò  e  concluse  la  (.'confedera- 
zione de'canloni  colla  s.  Sede.  Non  per- 
tanto a  suo  tempo  Sisto  IV  neh 483  spe- 
dì in  Isvizzera  con  titolo  di  legato  a  la- 
tere  e  oratore,  Bartolomeo  vescovo  di 
Città  di  Castello  e  tesoriere  di  s.  Chiesa. 
Trovo  in  Ughelli  ch'era  cognominalo  ■Mo- 
rano o  Maraschi,  e  mantovano,  che  morì 
inPioma  neli487,  e  fu  sepolto  nella  ba- 
silica Vaticana.  Leggo  in  Vitali,  De  Te- 
sorieri, che  fu  pure  vice-camerlengo,  go- 
vernatore di  Roma  e  poi  di  Perugia:  ne 
parlai  a  Governatore  di  Pio.ma.  Si  distin- 
se nella  nunziatura  lo  svizzero  Matteo 
Sthcincr  (F.)  vescovo  di  Sion,  che  tro- 
vandosi neli5io  nella  Svizzera, rinnovò 
la  lega  degli  svizzeri,  de'grigioni,  dell'ab- 
bate di  s.  Gallo  colla  s.  Sede,  per  la  quale 


70  SVI 

Giulio  li  assegnò  a  ciascuno  tic' cantoni 
(erano  allora  XII)  l'annua  pensione  di 
looo  fiorini  renani,  pari  a  4oo  scudi  d'o- 
ro, quindi  il  Papa  lo  cicò  cardinale,  e  le- 
galo: persuase  gli  svizzeri  e  1  giigioni  alle 
due  lìuiiose  calale  in  Italia,  la  i .'  di  Gooo 
o  meglio  12,000,  la  2. 'di  20,000  com- 
baltenli,  per  ricuperare  alla  s.  Sede  Par- 
ma e  Piacenza  (/^.).  Leone  X  neli5i3 
vi  mandò  per  internunzio  Goro  Gliersio, 
enei  1 5i4  Ennio  Filo  nardi  {ntW-A  biogra- 
fìa dissi,  per  la  lega  col  Papa  e  sicurezza 
della  libertà  della  Chiesa,  poi  cardinale) 
vescovo  di  Yeroli  col  medesimo  titolo,  e 
ambedue  nel  1 5i  Sl'urouo  dichiarati  nun- 
zi :  di  più  Leone  X  vi  mandò  Latino  Gio- 
venale(de'Manetti  patrizio  romano,ed  im- 
paro da  Marini ,  Arcìiiatri,  che  fu  cele- 
bratissimo  segretario  apostolico,  uno  de' 
più  colti  e  pronti  ingegni  dell'aureo  seco- 
lo XVI,  amico  e  famigliare  de'prineipali 
letterati  d'allora,  nunzio  di  Venezia,  o- 
ratore  esimio,  commissario  generale  del- 
l'antichità di  Roma,  per  cui  fece  da  anti- 
quario a  Carlo  V  nella  sua  venula  in  Ro- 
ma; fu  pure  nunzio  in  Francia,  Scozia  e 
ad  altri  principi,  e  venne  sepolto  in  s.  Ma- 
ria sopra  Minerva  con  gravissimo  epitaf- 
fio riportatodallostesso  Marini)per  com- 
porre in  suo  nome  le  differenze  che  pas- 
savano tra  gli  svizzeri,  il  duca  di  Milano 
e  i  genovesi.  Lo  stesso  Leone  X  mandò 
per  nunzioGiaccmo  Gambara,  e  nel  1 5 1  7 
Antonio  Pucci  {f.)  chierico  di  camera  e 
vescovo  diPistoia, poi  cardinale. Sigismon- 
do Dandolo  vi  fu  commissario  apostolico 
ueli5i8;  e  neh  52  1  vi  ritornò  Filonardi, 
che  col  cardinal  Sckeiner  mandò  12,000 
svizzeri  per  la  ricupera  di  Parma  e  Pia- 
cenza alla  Chiesa.  Neli53i  era  Giacomo 
Sadoleto  [V.)  vescovo  di  Carpeulrasso  e 
poicardinaIe,mandatovidaClementeVll, 
ed  a  suo  tempo  entrò  nell'Elvezia  l'ere- 
sia;e  riportarono  vittoriosa  battaglia  con- 
tro que'di  Zurigo  e  di  altri  protestanti,  i 
5  de'  più  antichi  cantoni  cattolici;  fu  al- 
lora che  la  residenza  de'  nunzi  da  Zuii- 
ao  venne  trasferita  a  Lucerna.  Otlavia- 


S  V  I 

no  Rauerla  vescovodiFerrara  (non  Io  tro- 
vo per  tale  in  Ughelli)  vi  el)be  la  nunzia- 
tura nel  1 545  sotto  Paolo  1 1 1;  e  nel  1 563 
Pio  IV  vi  mandò  Gio.  Antonio  Vulpio  ve- 
scovo di  Como,  nel  cui  tempo  fece  il  Pa- 
pa lega  particolare  co'5  cantoni  più  an- 
tichi tra'cattolici,  e  il  prelato  dotto  e  di 
sommo  valore  mosse  i  cattolici  svizzeri  a 
mandare  un  ambasciatore  al  concilio  di 
Trento,  e  poscia  ad  accettarlo  solenne- 
mente. Da  Gregorio  XIII  vi  fu  mandato 
nunzio  uel  1  58o  Gio.  Francesco  Ronomi 
vescovo  di  Vercelli,  che  introdusse  in  Fri- 
burgo la  com[)agnia  di  Gesù  (nel  i58o,ed 
anche  nel  collegio  di  Lucerna,  avendo  s. 
Carlo  Rorromeo  efficacemente  persuaso 
gli  svizzeri  a  fondare  ad  essa  i  due  colle- 
gi: in  quello  di  Friburgo  peli.°vi  prese 
possesso  il  ven.  p.  Pietro  Canisio  gesuita, 
e  fu  tale  il  suo  zelo  per  le  scuole  che  vi 
apn,  che  ben  presto  si  contarono  4oo  cit- 
tadini e  forestieri  per  convittori:  la  sua 
causa  di  beatificazione  pende  avanti  la  s. 
congregazione  de'riti),  con  molto  profit- 
to della  religione  cattolica;  i  vicini  berne- 
si eretici,  di  ciò  piccati,  tentarono  di  far 
prigione  il  zelante  prelato.  Gli  fu  assegna- 
ta un'  abbazia  premostratense,  il  magi- 
strato gli  somministrò  10,000  scudi,  Lo- 
dovico Herardo  ne  die  12,000,  oltre  allri 
che  concorsero  a  renderlo  sontuoso.  Il  col- 
legio de'gesuiti  in  Lucerna  fu  eretto  co- 
gli aiuti  del  Papa,di  due  corone,  e  per  sin- 
golare liberalità  del  magistrato.  Noterò 
che  Ronomi  nel  i583  fu  spedito  in  Colo- 
nia, e  ne  fu  ili.°  nunzio  ordinario.  Indi 
nel  1 584  Gregorio  XIII  fece  nunzio  di 
Svizzera  il  domenicano  fr.  Feliciano  Slin- 
guardo  o  Niguarda  di  Como,  vescovo  di 
Scala,  il  quale  passò  poi  in  Raviera,  io- 
di nella  Germania  inferiore  per  deporre 
Truchxes  dall'elettorato  arcivescovile  di 
Colonia,  e  nel  ritorno  Sisto  V  lo  fece  vesco- 
vo di  Como.  Questi  vi  mandò  nel  i  585 
Gio.  Battista  Santorio  vescovo  di  Trica- 
rico;  ed  a  lui  successe  Ottavio  Paravici- 
ni {^f^.)  vescovo  d'Alessandria,  che  otten- 
ne 6000  svizzeri  a  favore  della  lega  cat- 


S  V  I 

fblica  di  Francia, conlro  l'ugonotto  re  di 
^'avarra,efu  creato  cardinale  daGregorio 
XIV  stando  in  Lucerna.  Clemente  Vili 
elesse  per  nunzio  Lodovico  Audreno  in- 
glese, n)a  non  potè  penetrare  in  Isvizzera, 
perchè  gli  elvetici  si  dichiaraiono  offesi 
dal  cardinal  Paravicini,  e  più  dal  cardi- 
nal Gaetaui  legato  per  la  lega,  i  cui  ni- 
poti furono  arrestati  in  Altdort'per  la  tar- 
danza delle  paghe  dovute  al  suddetto  cor- 
po,allecjuali  poi  interamente  si  sodilisfece. 
llisolvelte  perciò  Clemente  Vili  di  man- 
darvi Giovanni  conte  della  Torre  vesco- 
vo di  ^  eglia,  e  seppe  cosi  bene  guadagnar 
gli  aniuu  de'principali  svizzeri, che  fu  po- 
sto al  possesso  della  nunziatura, da  lui  so- 
stenuta con  somma  gloria  sinché  visse  Cle- 
niente  VI  11. Tolse  via  molli  abusi,  ridusse 
a  esemplar  osservanza  i!  clero,  ed  i  mona- 
steri benedettinijde'quali  formò  due  con- 
gregazioni I  Elvetica  e  la  Sveva.  Coope- 
rò alla  sua  introduzione  nella  carica  Mel- 
chior Lusi  nobiled'Uutervald,  già  amba- 
sciatore di  sua  nazioneal  concilio  di  Tren- 
to, di  singoiar  pietà  e  sviscerata  divozio 
ne  alla  s.  Sede.  Paolo  V  nel  1 606  nominò 
nunzio  Fabrizio  f'eralli  (A.)  vescovo  di 
s.  Sevei  o,  che  nel  1 607  ottenne  la  leva  di 
3ooo  svizzeri  a  favore  della  s.  Sede,  per 
r  interdetto  sentenziato  contro  Venezia, 
ma  per  l'aggiustamento  seguito  con  quel- 
la repubblica,  non  ebbe  elFetlo,  ed  il  nun- 
zio fu  creato  carduiale.  Gli  successe  La- 
dislao d'y/<7H/>»o  [f .)  vescovo  diVenafro, 
molto  zelante  nell'accrescimento  della  re- 
ligione cattolica,  e  si  meritò  il  cardinala- 
to. Inoltre  Paolo  V  destinò  nunzio  Lo- 
dovico de'conli  di  Sei  ego  vescovo  d'Adria 
(di  cui  a  UoviGo,  ove  riportai  la  serie  de' 
vescovi),  e  dal  161  3  sino  al  1621  funse 
la  nunziatura,  contribuendo  all'esenzio- 
ne della  congregazione  Elvetica  benedet- 
tina, dichiarala  solo  dipendente  d.dla  s. 
Sede.  Zelante  al  paragone  d'ogni  altro  si 
mostrò  sempre  Alessandro  Scappo  vesco- 
vo di  Campagna, nel  1  G2  1  mandalo  nun- 
zio da  Gregorio  XV  e  confermato  da  Ur- 
bano Vili,  ed  in  premio  de'dispendi  e  fa- 


SVI  71 

tiche  sostenute  per  la  s.  Sede,  ebbe  il  ve- 
scovato di  Piacenza  e  la  nunziatura  straor- 
dinaria a'principi  di  Lombardia, nelle  tur- 
bolenze per  la  guerra  di  Mantova  e  Ca- 
sale. Gli  successe  Ciriaco  Rocci  ^F.)  arci- 
vescovo di  Patrasso  nel  1628,  che  valoro- 
so e  allo  ad  ogni  alT.ire.ftì  traslatoalla  nun- 
ziatura di  Germania  e  creato  cardinale.  Nel 
i63o  Urbano  Vili  gii  sostituì  lo  storico 
col  qualescrivo,Raoutio  Scotti,  e  vi  per- 
severò benemerito  9  anni.  Essendomi  qui 
proposto  di  dare  soltanto  un  sunto  di  sua 
opera,  di  altri  nunzi  parlerò  ne'cenni  sto- 
rici sullaSvizzera. Quindi  lo  Scotti  descrive 
i  sagri  riti  di  essa,  le  pratiche  di  vote  eser- 
citate dagli  svizzeri,  e  le  particolarità  colle 
quali  celebrano  le  feste,  le  processioni;  la 
divozione  grande  verso  il  ss.Sagramento, 
quella  pe'  sanluaridella  Madonna  dell'E- 
renoo,  della  Madonna  di  Verstain,  della 
chiesa  di  Buriglion;  i  suffragi  pe'defunli, 
e  la  pietà  che  si  lia  per  essi;  le  pompe  de' 
funerali  e  le  costumanze  nelse[)pellire;  le 
ceremonie  degli  sposalizi, i  pasti, i  donijil  lo- 
devole uso  di  recarsi  armati  in  chiesa  pri- 
ma di  partire  per  la  guerra, onde  far  bene- 
dire gli  stendardi;  la  carità  esercitala  ne- 
gli ospedali,  l'ospitalità  praticata  co'pel- 
legrini,  co'fuggeuti  da'Iuoghi  desolati  dal- 
la guerra,  cogli  orfani.  L' indispensabile 
brevità  non  mi  permette  dire  di  piìi  so- 
pra tali  riti  e  costumanze;  passando  ad 
accennare  i  vescovati  a  tempo  dello  Scotti 
subordmatialla  nunziatura  elvetica.  Egli 
dice  che  la  giurisdizione  del  nunzio  ab- 
bracciava nellaGermania  superiore  5  am- 
pli e  insigni  vescovati,  cioè  Co5/rt«z^,vS'Jo«, 
Losanna,  Coirà,  Basilea,  soggiacendo  il 
i.°e  il  4-"  alla  metropoli  di  Magonza,  gli 
altri  a  quella  di  Cesancon.  In  Italia  la  nun- 
ziatura estendevasi  a  quasi  tulio  il  vesco- 
vato di  Como  per  la  Valtellina,  pe'con- 
ladi  di  Lorinio,  Chiavenna,  Lugano, Lo- 
camo, Mendrisio,  Bellinzona,  Valle  Mag- 
gia,oltre  beu  3uo  comuni  che  ile'Xll  can 
Ioni  soggiacevano  al  dominio.  Nell'arci- 
■vescovalodi  Milano  a  vca  giurisdizionesul- 
le  valli  Levantina  e  Rregn.i,  con  più  lue- 


7^  SVI 

^h\  (l'Uri,  che  colla  Rezia  e  l'Elvezia  con- 
linavnno.  Tia'vescovali  tloveasi  il  i.°luo- 
^n  a  quello  ili  Costanza,  la  coi  diocesi  più 
d'ogni  altra  di  Germania  si   estendeva, 
comprese  quelle  parli  divenute  eretiche 
e  soggette  a'principi  protestanti.  Abbrac- 
ciava la  maggior  partedel  ducato  di  Wiir- 
tembergj  del  marchesato  di  Baden,  e  del- 
l'Elvezia pe'cantoni  di  Zurigo  e  ScialTusa, 
rolla  metà  di  quello  di  Berna:  compren- 
deva pure  i  cantoni  cattolici  di  Lucerna, 
Uri,Svitto,Untervald,Zuge  parte  di  So- 
letta, co'misti  di  Glaris  e  d'Appenzell,  e 
di  là  dal  Beno  la  Svevia  superiore,  colla 
Biisgovia.l  vescovi  diCoslanza  erano  prin- 
cipi dell'impero,  ed  annoverati  nel  circo- 
lo di  Svevia,  nel  quale  tra  gli  ecclesiastici 
ottenevano  il  i. "luogo,  come  quelli  che  al- 
lo spirituale  dominio  riunivano  il  tempo- 
rale su  molte  terre.  Non  risiedevano  in  Co- 
stanza, perchè  città  libera  e  arciducale, 
inanella  propria  dilMarespurgoMersburg 
lungi  12  miglia,  con  sontuoso  palazzo,  ed 
erano  signori  dell'isola  di  R.eicheuau,  la 
più  lagguardevole  del  lago  di  Costanza, 
detto  anche  Acronioo  Mare  di  Svevia, o- 
ve  l'imperatore  Carlo  III  il  Gro^io  fon- 
dò un'abbazia  e  vi  fu  sepolto.  Le  loro  en- 
trate erano  3o,ooo  fiorini.  Predicò  la  fe- 
de in  Costanza  s.  Pelagio  martire,  venuto 
d'Ungheria.  La  sede  vescovile  ebbe  prin- 
cipio in  Windisch  o  Yindonissa  o  Yindi- 
missa,  città  svizzera  d'Argovia,  già  gran- 
de e  celebre,  poi  dalle  guerre  e  dal  fuoco 
tlisl rutta.  III. "vescovo  fu  «.Beato  inglese, 
mandatovi  da  s.  Pietro  apostolo,  e  poi  da 
Clodoveo  1  re  de'franchi  venne  fondata 
la  chiesa  e  donata  di  grandi  rendite.  A  s. 
Beato,  chiamato  V Apostolo  della  Sbuzze- 
rà, successero  Paterno,  Loculo,  Bubulco, 
Germantio  e  TMassimo,  celebri  per  santità 
di  vita.  In  tempo  dell'ultimo  e  di  Clota- 
lioll  re  de'franchi  e  padre  di  Dagoberlo, 
verso  il  570  il  vescovato  di  Yindonissa 
fu  trasferito  a  Costanza,  da  Dagoberto  ar- 
ricchito magnificamente  di  renditee  pri- 
vilegi. Dopo  Massimo,  ultimo  vescovo  di 
Yindonissa  ei  "di  Costanza,  i  più  inerao- 


S  Y  I 

rahili  successori  sono:  s.  Gallo  di  Scozia 
o  d'Irlanda  eremita  e  predicatore  insigne 
che  rifiutò  la  sede  e  la  diede  in  vece  al  suo 
discepolo  Giovanni  nobile  rezio,  morto 
nel  746e  acclamato  beato  dal  popoIo.Gio- 
vanni  III  abbate  dell'Augia  Miiggiore  e 
di  s.  Gallo,  fu  da  Pipino  1  e  de'franchi  no- 
minato vescovo  nel  760,6  ritenne  le  due 
abbazie  che  sottrasse  dalla  giurisdizione 
della  sede  di  Costanza,  lasciando  per  pri- 
vilegio di  Carlo  !\Iagno  a'monaci  l'elezio- 
ne degli  abbati  e  soltanto  dipendenti  dalla 
s.  Sede.  Nell'8i3  Wofolco  monaco  di  s. 
Gallo  fece  il  suo  monastero  tributario  del- 
la sede  d'un  cavallo  e  d'un' oncia  d'oro 
per  ogni  anno.  Salomone  di  gran  pietà 
trasferì  nella  città  il  monastero  o  colle- 
gio di  Salmonsuch  de'  canonici  regolari 
dis.  Stefano,  e  lo  donò  a'canoni  ci  secolari: 
per  suo  ritiro  fabbricò  il  borgo  e  la  chiesa 
d'E[)iscopicella  o  Cella  del  Vescovo,  in  o- 
nore  della  B.  Vergine,  e  di  s.  Teodoro  mar- 
tire il  cui  corpo  vi  fece  trasferire,  formao 
dovi  un  monastero  di  benedettini,  e  poi 
divenne  collegiata.  Il  vescovo  s.  Rattolfo 
già  di  Verona  dell'SSo,  che  fabbricò  un 
monastero  di  benedettini  sul  Iago  detto 
Battolficella  o  Cella  di  Rattolfo,  ove  ri- 
pose i  corpi  de'ss.  Sinesio  e  Teoporapo  pre- 
si in  Treviso,  e  delle  ossa  di  s.  Marco  E- 
vangelista  avute  da  Venezia.  Neil'  885 
Gherardo  conte  dTIabsburg,a  cui  com- 
parve s.  Marco  avvisandolo  di  far  collo- 
care le  sue  ossa  in  miglior  luogo  dell'Au- 
gia: morì  martire  della  crudeltà  norman- 
na. Salomone  III  già  monaco  di  s.  Gallo, 
divenuto  cappellano  di  Lodovico  II,  tor- 
nò in  quell'abbazia  per  godere  la  solitu- 
dine, indi  dall'imperatore  Arnolfo  fatto 
vescovo  di  Costanza  con  1  2  abbazie  in  go- 
verno, di  esimia  santità.  Nel  g35  e  ripu- 
gnante s.  Corrado  conte  d'Altdorf,  della 
cui  santità  si  narrano  cose  meravigliose, 
fondò  la  collegiata  di  s.  Giovanni  e  la  par- 
rocchiale di  Costanza,  un  ospedale,  e  do- 
nò i  suoi  beni  alla  sua  chiesa.  Nel  982  Ghe- 
rardo contedi  Breghentz, di  cospicua  san- 
tità, a'benedelliui  istituì  nel  borgo  il  mo- 


S  V  I 

nastero  di  Petrusa,  Petti  Domiis,  ed  al- 
tro nel  contado  di  Baden  poi  colleyiala; 
difese  la  sua  chiesa,  ampliò  le  rendite  ca- 
nonicali,edispensù  a'poveii  il  piopriopa- 
trinionio.  Ottenne  da  l^ipaGiovanni  X  VI 
il  capo  di  s.  Gregorio  l  l*a[)a,  tu  sepolto 
in  Pctri  Doiiius  e  canonizzalo  nel  i  i34» 
cslebrandosi  la  festa  a'27  agosto.Nel  1 026 
il  doltissitno  Weiinanoconte  di  Dilingen 
e  Ivibnig;  nclio5i  Clrimaldo  baione  di 
Eonstelten  monaco  d'  Emsidlen,  che  ri- 
fahbncòe  consagrò  la  cattedrale.  Gebhar- 
dudnca  di  Zaiinghen, legalo  apostolico  in 
Germania  quando  Enrico  IV  perseguita- 
va la  Chiesa,  e  da  lui  fu  costretto  per  le 
violenze  ad  abbandonar  la  sede,  di  cui  lo 
reintegròEnrico  V,emoiì  santamente  nel 
Ilio.  Utialiico  conte  di  Dilingen  e  di  Ri- 
Lurg,  edificò  il  snburbano  monastero  di 
Creziingen  pe'canonici  di  s.  Agostino,  re- 
staurò l'ospedaledis.  Corrado  e  ne  otten- 
ne la  canonizzazione.  Hermanno  barone 
d'.Arbon  fu  perseguitato  da  Corrado  duca 
diZaringhen  che  fu  punito  daDio,fece  lar- 
ghi doni  alla  sua  chiesa,  e  pe'benedeltini 
scozzesi  edificò  nel  suburbio  un  monaste- 
ro, ed  ottenne  da  Federico  1  la  conferma 
de'confini  del  vescovato  statuiti  da  Dago- 
berto.  Dipoi  Rodolfo  conte  d'IIabsburg, 
cugino  dell'  imperatore  Rodolfo  I  ;  nel 
i334  ìNicolò  nobile  di  Kelingen,  limosi- 
nicro,  al  cui  lempo  in  Costanza  e  luoghi 
vicini  furono  bruciati  tulli  gli  ebrei  in- 
colpati di  avere  attossicate  le  acque,  don- 
de derivò  la  gran  peste  che  da  Germania 
si  dilatò  per  tutta  Europa.  In  lempo  di 
Udahico  di  Pfeiferhart  vennero  da  Un- 
gheria i  flagellanti, giunti  a  42,000,  che  si 
battevano  due  volle  al  giorno,  ma  per  er- 
rori di  fede  furono  condannati  da  Clemen- 
te VI.  INel  vescovato  d'Ottone  marchese 
d'Hochbtrg  Costanza  vide  4o,ooo  foie- 
fitieri  pel  famoso  sinodo  che  descrissi  al  suo 
arliculo  e  ne'lanti  relativi,  mentre  a  Si* 
NODO,  ed  a  Sovranità  della  s.  Sede  ri- 
portai come  deve  riguardarsi  1'  assem- 
blea di  Costanza  e  \\  clamoroso  suo  ope- 
lulo.  ÌN'el  puluxzo  della  cillà,  u  come  dice 


SVI  73 

il  barone  Ilenrion,  in  quello  della  Borsa, 
agli  8  novembrei4'7  entrarono  in  con- 
clave icardinali  creatidaGregorioXIIedu 
(jiovanni  XXIH,  egli  anlicardinali  diBe- 
uedelto  XllI,  e  con  altri  3o  elettori  agli 
I  icrearonoPapa  INIartinoV,  che  estinse 
il  furiososcisma  che  divideva  i  fedeli.  Ilen- 
rion anticipa  di  3  giorni  il  principio  del 
conclave  e  vuole  che  ne  durasse  6;  indi 
anch'egli  rimarca  che  ìMaitino  V  con  sua 
bolla  data  in  Costanza  proibì  d'appellarsi 
da'decreli  della  s.  Sede,  e  nell'ultima  ses- 
sione (\e.\  Sinodo  soltanto  approvò  quanto 
l'assemblea  avea  fatto  conciliari  nenie  ia 
materia  di  fede,  e  non  la  pretesa  superio- 
rità de!  concilio  generale.»  Poneudolo  i 
padri  di  Costanza  per  principio,  in  man- 
canza d'un  capo  che  loro  presiedesse,noa 
aveano  dunque  in  forma  di  concilio  ope- 
rato; essi  formavano  allora  un'assemblea, 
non  un  concilio,  perocché  non  vi  è  corpo 
senza  testQ;quindi  l'approvazionediMarti- 
no  V  non  riguarda  che  gli  atti  della  IV  e  V 
sessione."  Su  questo  grave  punto,  ripeto 
che  ne  parlai  a  Sinodo,  e  siccome  ricordai 
la  recente  storia  che  ne  ha  fatto  e  pub- 
blicalo il  p.  Tosti  cassinese,  qui  aggiungo, 
che  ne  rese  ragione  ancora  il  professore 
sacerdote  V.  ^.i\\\\\.\.\  \\e2).'ì  Annali  delle 
scienze religiosej,  1. ' se\\e,t.  i2,p.  226.  Ri- 
leva fra  le  altre  cose.  «  Avremmo  tutta- 
via desiderato  che  più  manifesto  dalla  let- 
tura di  qiie'G  libri  si  fosse:  avere  il  cou- 
ciliodi  Costanza  non  quasi  esclusivamen- 
te trattato  la  ileposizionede'Papi,  e  lacou- 
danna  de'due  eresiai  chi  l'IIuseilde  Pra- 
ga, ma  che  di  molle  altre  cose  eziandio 
si  occupò:  e  collazione  de'  benefizi,  e  dop- 
pie prebende,  e  scienza  de'cherici, e  simo- 
nie, e  investiture,  e  riforme  della  curia,  e 
riserve,  e  lanl'altro  di  che  i  fasti  delVhan- 
der-IIardt, aggiunti  al  2. "volume, di  gior- 
no in  giorno  ci  notano. Le  spese, non  che 
altro  tlegli  ospizi,  dove  accogliere  i  con- 
correnti al  concilio, i  delitti,  le  contese,  la- 
trocinii,  e  se  vuoi  anche  i  tornei  celebrati 
a  Costanza  durante  il  concilio;  tutto  do- 
vbu  impinguare  ia  parie  erudita  di  quella 


.4  SVI 

storia,  e  non  fuor  di  proposito  e  a  vanità 
<lir)otizie,  ma  secondo  lo  scopo  stesso  del- 
l'oj)era,dovcasi  peilnlloii  più  che  vi  man- 
ca o  appena  è  accennalo  far  conoscere 
sempre  meglio  i  tempi  egli  uomini  di  Co- 
stanza, e  quel  che  dentro  faceasi  e  quel 
che  fuori  della  grande  assemblea.  Quan- 
do EheiardoDachers, destinato  a  notare  il 
numero  e  le  qualità  de'concorrenti  inco- 
stanza, numerò  eziandio  tali  cose  che  vai 
meglio  or  tacere;  uè  allora  esci  fuor  del 
proposito,  sendochè  anche  ciò  dimostra- 
va in  quali  mani  stesse  il  grande  a  (fa  re  del- 
la pace  coni  une,permettendoloIddio  a  ren- 
dere vie[)[)iìi  manifesta  la  divina  forza  che 
sostiene  la  Chiesa,  e  qual  gente  colà  si  as- 
sembrasse per  proclamare  la  riforma  di 
tutta  la  Chiesa  medesima.  O^ni  cosa  che 
mette  in  chiaro  i  costumi  di  que' giorni 
spiega  il  perchè  a  deporre  e  mettere  sotto 
lina  legge  i  Fonlelìci  tutti  convennero;  ma 
(]tiando  si  trattò  di  riformare  se  stessi,  o 
niente  se  ne  coiichiuse,  o  le  leggi  non  ri- 
masero che  sulla  carta.  D'altra  parte  le 
consuetudini  di  certi  tempi  inciòchenon 
offende  direttamente  e  di  per  se  i  buoni 
costumi,  ben  descritte  e  paragonate  avreb- 
liono  anche  fallo  palese  con  quanto  fari- 
saico zelo  si  vegga  la  pagliuzza  negli  oc- 
chi altrui,  e  non  la  trave  ne'propri."  In- 
di il  lussoepompade'polenli  vescovi  creb- 
be eccessivamente,  per  cui  Henrico  baro- 
ne d'Heven  nel  suo  ingresso  pel  possesso 
avea  una  comitiva  splendida  di  5oo  ca- 
valli. In  tempo  del  vescovo  Ugone  de'no- 
bili  Landenbergh  e  nel  i  5i6  penetrò  tra 
gli  svizzeri  l'eresia  di  Zuinglio  parroco 
d'Einsidlen,  che  ammogliandosi  empia- 
mente, sparse  prima  il  veleno  de'suoi  er- 
rori in  Zurigo  eBerna,ingaunando  la  sem- 
plicità de'popoli  collo  specioso  pretesto  di 
riforma,  per  usurpare  le  copiose  rendile 
de'monasleri  e  luoghi  sagri,  perciò  occu- 
pali sacrilegamente.  Questa  peste  religiosa 
fu  fomentata  da' pessimi  preti  e  religiosi 
rilassati,oude  ammogliarsi  e  per  impadro- 
nirsi delle  rendile  ecclesiastiche,  non  ri- 
spanuìaudo  inganni  e  frodi  per  allucinare 


S  V  I 

la  nazione  di  troppo  buona  fede.  Previ- 
dero i  vescovi  diCostanza,  Casilea,  Coirà  e 
Losanna, co'canloni  cattolici, la  rovina  che 
sovrastava  al  paese,  e  perciò  persua.sero  i 
zurigaiii  e  bernesi,  che  si  adunassero  i  dis- 
senzienti in  Baden  d'Argovia  a  generale 
disputa.  In  essa  comparvero  pe' cattolici 
Melchurein  sulFraganeodi  Costanza,Gio- 
vanniEzhio,e  OlmaroLucino celebri  teo- 
logi ;  e  per  la  parte  eretica  de'  novatori 
Hcolampadio,  Ulderico  Sluder,  e  Bertol- 
do Hallercanonico  bernese  apostata, non 
fidandosi  Zuinglio  di  comparirvi,  benché 
gli  fu  dato  il  salvacondotto.  Dopo  lun- 
ghe questioni,  convinti  i  zurigani  e  ber- 
nesi dal  dottissimo  Ezhio,  si  arresero  e 
abbracciarono  unitamente  per  decreto 
pubblico  i  7  articoli  disputati.  Ciò  nono- 
etmitenel  i  527  tornarono  a  vacillare  nel- 
ia  fede  bernesi  e  zurigani,  e  da  Ecola m- 
padio  furono  istigati  que'  di  Basilea,  di 
Sciallusaedi  San  Gallo,  e  con  nuova  die- 
ta conclusero  il  contrario  del  convenuto 
prima:  si  dichiararono  per  loro  infelice 
ventura  seguaci  di  Zuinglio  e  di  Calvino, 
e  Costanza  ne  abbracciò  gli  errori.  III."* 
frutto  della  nuova  falsa  religione  fj  il  pra- 
ticalo da|)[ieilulto,cioè  il  saccheggio  del- 
le chiese,  l'abbattimento  delle  s.  imma- 
gini, la  depredazione  del  più  prezioso. 
Tuttavia  il  zelo  della  cattolica  fede  mos- 
se i  cantoni  di  Lucerna,  Uri,  Svitto,  Un - 
tervald  e  Zug  a  radunare  nel  i  53 1  d'im- 
provviso 5ooo  combattenti,  ed  assalire 
que'  di  Zurigo  che  campeggiavano  con 
20,000  nomi  ni,e  diedero  agli  eretici  san- 
guinosa sconlìtta,  uccidendo  l'empio  e  fa- 
natico Zuinglio  nella  battaglia  di  Kappel. 
Per  questa  vittoria  i  zurigani  doverono  re- 
slili'ireal  proprioabbateil  monasterodis. 
Gallo,  con  tutti  gli  altri  delle  prefetture 
comuni  di  Turgovia,  Rheintal,  Baden  e 
Frienempter  a'Ioro  prelati,  restituiti  con 
patto  che  potessero  godere  le  loro  entra- 
te anche  ne'paesi  protestanti,  comesi  os- 
servava ancora  all'epoca  di  Scotti.  Giovò 
malto  tale  trionfo  a  mantenere  in  fei\e  i 
due  popolatissimi  cantoni  di  Soletta  e  Fri- 


S  V  I 

bingOjChe  molestali cla'herncsi  potcvoiisi 
coslringere  a  mal  parlilo.  INIa  i  cattolici 
gravemente  iDaiicarono  ili  piofiltare  di 
loro  buona  ventura,  mentre  avrebbero 
l^iciimenle  potuto  obbligare  gli  abbattuti 
eretici  a  lasciare  le  dannose  novità,  né  fu 
senza  biasimo  de'reggitori  l'acconsenli- 
res'i  facilmentealla  Landsfiid  o  pace  pub- 
blica della  contrada,  dichiarandosi  che 
ciascuno  de'  cantoni  nell'abbracciata  re- 
ligione pacificamente  rimanesse.  Indi  i 
liatelli  Carlo  V  e  Ferdinando  !  zelanti  del 
oatlolicismo,  presa  colle  armi  nel  i  549 
Costanza,  ne  cacciarono  i  predicanti  e  ri- 
chiamarono a  risiedervi  il  vescovo  Cri- 
stoforo ^lezler,  i  canonici,  i  religiosi,  on- 
de i  cittadini  vissero  da  cattolici.  Nel  i  56  i 
fu  fallo  vescovo  il  cardinal  Marco  Sini- 
co ù'Jliciììps  (/".)  nipote  di  Pio  IV,  che 
conformandosi  al  zelo  del  cugino  s.  Car- 
lo Borromeo  verso  gli  svizzeri,cedè  la  ric- 
ca abbazia  di  Mirasele  nel  IMilanese  al 
collegio  Elvetico  pel  mantenimcnlo  de- 
gli alunni  per  la  sua  diocesi.  Ps'el  i  58q  fu 
•vescovo  il  cardinalAndrea  (\'Jnstriai^f\), 
cui  successe  Gio.  Giorgio  Helveil  che  nel 
j6o3  introdusse  in  Costanza  i  gesuiti,  i 
quali  vi  operarono  indicibili  profitti  pel 
mantenimento  della  religione  cattolica.  Il 
vescovo  Giacomo  Fuger  barone  di  Ki- 
rembergh,  impiegò  d  suo  ricco  patrimo- 
nio con  edificar  la  chiesa  e  convento  dei 
cappuccini,  e  l'aliare  maggiore  e  magni- 
fico nella  cattedrale;  convocò  due  sino- 
di, e  in  uno  intervenne  il  nunzio  Scap- 
po che  mollo  si  adoperò  per  l'erezione 
del  seminario,  ma  f  ilalmenle  senza  suc- 
cesso: con  raro  esempio  visitò  personal- 
mente la  vasta  diocesi,  poiché  in  Germa- 
nia ciò  sogliono  fare  i  sulfraganei,  e  mo- 
rendo nel  I  626  lasciò  alla  sua  chiesa  tut- 
te le  sue  preziosissime  suppellettili.  Il 
nuDzioScappocoiisagrò  in  successore  Ver- 
nerò Presbergh,  morto  dopo  un  anno, 
onde  gli  fu  sosliluilo  Giovanni  Truchses 
conte  di  WoUi'gg,  che  leone  in  fieno  gli 
eretici  con  costante  zelo,  né  giauunai  vol- 
le aderire  al  dauuosu  IiUcritn  (^  •)  ;  di 


S  V  I  75 

concerto  col  nunzio  Scolli,  per  la  slima 
che  fìicevano  della  dottrina  e  bontà  de' 
gesuiti  e  cappuccini, gì' introdusse  nella 
città  di  Lindau.  A  cura  di  detto  nunzio, 
nel  ir«3i  impelli  l'eirelto  della  dieta  di 
Francforl,  come  pregiudizievole  al  oat- 
lolicismo e  all'impero;  e  resistette  anco- 
ra ad  escludere  la  confederazionecbe  Gu- 
stavo Il  Adolf)  re  di  Svezia  ricercò  de' 
cantoni  callolici,  ad  onta  de'travagli  che 
perciò  patì  da  quelli  protestanti  nelle  cau- 
se matrimoniali  e  collazione  ilelle  par- 
rocchie nel  misto  cantone  diTiU'govia.  Il 
re  assediò  Costanza,  ma  per  gli  aiuti  del 
vescovo  ritiratosi  a  Lindau,  e  de'canto- 
ni  d'Uri,  Svitlo,  Unlervald  eZug,  fu  co- 
stretto n  partirne;  mentre  gli  altri  si  mos- 
sero per  assalire  i  bernesi.  Così  quel  ful- 
mine di  guerra  dovè  abbandonar  l'espu- 
gnazione della  città.  Urbano  Vili  a  soc- 
corso de'catlolici,  oltre  le  decime  eccle- 
siastiche, die  aiuti  in  denaro.  Lo  Scotìi 
passa  a  ]iarlaredel  capitolo  di  Costanza, 
delle  principali  dignità  del  decano  e  del 
preposto;  e  del  florido  stalo  in  cui  Irova- 
vansi  i  numerosi  e  ricchi  stabilimenti  re- 
ligiosi dell'  amplissima  diocesi.  Ad  onta 
delle  rovine  cagionate  dall'eresia,  esiste- 
vano ancora  4o  abbazie  benedettine,  ci- 
stcrciensi e  premoslratensi,  i  T  commen- 
de di  Malia  e  7  teutoniche,  3  collegi  di 
nobili  donne  con  abbadesse  principesse 
dell'impero,  5  prepositure  di  regolari,  2 
certose,2o  collegiate  colla  digmtàdel  pre- 
posto, 2  5  abbazie  e  9  prepositure  ili  mo- 
nache benedettine  cistcrciensi,  35  mona- 
steri di  domenicane,  32  di  francescane 
conventuali,  q  osservanti,  7  agostiniane, 
52  arcipreture  rurali,  3  conventi  di  do- 
menicani, 7  di  francescani  conventuali,  7 
agostiniani,  2  osservanti,  2  carmelitani, 3 
di  s.  Antonio,  3  guglielmiti,  I  5  paolini,3 
collegi  di  gesuiti,  24  luoghi  di  cappucci- 
ni,1600  parrocchie  cattoliche,  l'univer- 
sità di  Friburgo  in  Drisgovia.  iVoterò  che 
a  Costanza,  ile' ricordati  stabilimenti  in 
parte  ne  feci  l'enumera/ione,  insieme  al- 
l'ubbazia  ntiUius  e  cuncisloriale  di  Ma- 


•jG  S  V  I 

listella,  provveduta  neli84o  da  Grego- 
rio XVI,  come  meglio  rilevai  ne'  voi.  X  V, 
p.  224,  XLVI,  p.  84,  e  della  quale  ri- 
parlerò; e  che  per  le  vicende  de' leinpi  nel 
182  I  Pio  VII  soppresse  la  sede  vesco- 
vile di  Costanza,  perchè  nel  i  802  era  sta- 
la secolarizzata  e  data  in  dominio  al  gran- 
duca di  ^^2<^Ze/j(/^.), venendo  staccata  dal- 
la Svizzera  quoad  spiritnalia,  ora  essen- 
dovi piena  libertà  di  culli.  Avendo  Pio 
VII  istituito  in  vece  di  Costanza  l'arci- 
vescovato di  Fn'Z;Mrgo(^''.)  in  Brisgovia, 
ne  elTeltuò  la  disposizione  Leone  XII,  il 
cui  pastore  che  nominai  a  Friburgo  è  di- 
venuto l'eroedella  chiesa  cattolica  diGer- 
niania,  per  le  persecuzioni  eclatanti  del 
governo,  alle  quali  egli  oppose  fortissi- 
ma e  virtuosa  resistenza,  in  difesa  de'di- 
rilti  episcopali,  per  cui  è  oggetto  dell'u- 
niversale ammirazione  e  de'giusti  enco- 
mi del  cristianesimo.  Nelle  ZVo/iZfc  <^/i  Ro- 
ma vi  è  la  serie  de'  vescovi  dell'ultimo 
secolo  e  del  corrente,  non  meno  di  Go- 
stanza, che  delle  sedi  vescovili  di  Svizze- 
ra, di  cui  collo  Scotti  prosieguo  a  ragio- 
nare, supplendo  a  quanto  non  dissi  uè 
loro  articoli,  tranne  Sioti{F.)  perchè  per 
essa  procedei  collo  Scotti,  a  motivo  de' 
ricordati  monasteri  celebri  di  s.  Bernar- 
do e  di  s.  IMaurizio  esistenti  nella  sua  dio- 
cesi, e  per  quanto  ho  narrato  nel  canto- 
ne del  Vallese,  essendovi  ancora  a  tempo 
dello  Scolti  i  gesuiti,  2  conventi  di  car- 
melitani, 2  di  cappuccini, e  un  monastero 
di  monache  cistercieusi. 

11  vescovato  di  Losanna,  nel  cantone 
di  Vaud,  ebbe  anche  anticamente  ampia 
diocesi,  che  di  poi  soffri  restrizioni;  si  di- 
latava per  tutto  il  Bernese,  nel  cantone 
di  Friburgo,  in  parte  di  quello  di  Solet- 
ta e  in  altri  territorii,e  in  quegli  altri  can- 
toni che  già  nominai.  Di  molti  suoi  ve- 
scovi ne  parlai  al  suo  articolo,  e  Scolti  de- 
plora la  distruzione  degli  archivi  fatta  da' 
bernesi,  onde  non  parla  che  del  solo  ve- 
scovo de'suoi  tempi  de'  baroni  di  VVa- 
tuil  della  Borgogna  e  oriundo  di  Berna. 
Questo  cantone  iuollre,  e  contro  il  cou- 


S  V  1 

venuto  della  memorata  Landsfrid,  gli  ii- 
surpò  molti  beni  per  3o,ooo  scudi  d'an- 
nua rendila,  e  temendo  d'esser  costretto 
alla  restituzione,  come  l'obbligò  la  die- 
ta di  Baden  de'  XII  cantoni  a  rendere 
Biella  al  vescovo  di  Basilea,  s'ingegnò 
sempre  di  tenere  il  vescovo  lontano  ài 
Losanna,  ove  il  fanatismo  dell'eresia  ga- 
reggiò colla  f linosa  Ginevra,  propugna- 
colo del  protestantismo  nella  Svizzera, per 
cui  fissò  la  residenza  in  Friburgo,  come 
già  notai  in  cpiel  cantone,  da  dove  pure 
pretesero  i  bernesi  d'espellerlo;  ma  i  fri- 
burgliesi,  zelantissimi  cattolici,  animali 
dal  nunzio  Scotti  lo  sostennero  onorata- 
mente nella  loro  città.  Cos\  potè  il  vesco- 
vo di  Losanna,  per  l'  introduzione  del- 
l'eresia nella  sua  città,  uscito  da  essa,  do- 
po essere  stato  più  anni  fuori  di  sua  dio- 
cesi in  un'abbazia  di  Borgogna,  venire  a 
stabilirsi  nel  iG34  iu  Friburgo,  accolto 
con  riverenza  dal  cantone, che  per  segno 
di  fermezza  gli  fabbricò  l'episcopio.  Non 
avendo  più  rendite  il  vescovato,  per  l'u- 
surpazioni di  Berna, Urbano  Vili  gli  con- 
cesse Tabbazia  dellaCarità  de'cisterciensi, 
donde  traeva  20ooducatoni  d'entrata; 
però  le  guerre  della  Franca  Contea  ar- 
sero il  monastero,  e  annientarono  le  pos- 
sessioni. Scotti  enumera  le  pie  istituzio- 
ni di  Friburgo,  che  nella  più  parte  de- 
scrissi già  a  Losawa;  celebra  il  collegio 
de'gesuiti  e  il  p.  Pietro  Gotraw  fribur- 
ghese,  del  cui  senno  sempre  si  valse  nel- 
le controversie;  e  fra'monasteri  e  mona- 
che, chiama  nobile  la  suburbana  abba- 
zia ciàterciense  d'Altaripa.  Di  piìieraa- 
vi  nella  città  una  commenda  di  Malta,  3 
conventi  di  francescani  osservanti,  con- 
ventuali e  cappuccini,  uno  di  agostinia- 
ni e  le  monache  cistcrciensi  :  fuori  della 
città  2  certose,  2  conventi  di  minimi,  un 
monastero  di  monache  cistcrciensi,  altro 
di  domenicane,  e  tutti  nel  territorio  di 
Friburgo.  Già  narrai  di  sopra,  che  Pio 
VII  alla  diocesi  di  Losanna  non  solo  riu- 
nì il  cantone  di  Ginevra,  ma  al  vescovo 
conferì  pure  Usuo  titolo  vescovile,  llze- 


S  V  I 

lanle  alluale  suo  vescovo, nel  r  8  j4  ^^  '''* 
slabilitonellasuadiocesila///»rg/Vziomn- 
na,  abolendo  perciò  la  losaniiese  usatavi 
fino  allora,  ordinando  l'inconiinciamen- 
to  del  rito  romano  il  giorno  della  festa 
de'ss.  Pietro  e  Paolo.  Il  governo  del  can- 
tone di  Friburgo,  lutto  all'opposto  del- 
l'antico, sempre  attento  per  spiare  ogni 
occasione  di  potersi  opporre  all'  azione 
vescovile,  vietò  subito  alle  parrocchie  del 
cantone  di  l'are  alcuna  spcNa  per  procu- 
rarsi i  messali  e  il  resto  ch'è  necessario, 
per  osservare  il  decreto  dell'ottimo  ed  e- 
sule  vescovo.  Tutto  apprendo  dalla  Ci- 
i'illà  cattolica,  7..^ sene,  t.  7,  p.  io5.  Il  ve- 
scovato di  Co/ra  è  unode'piìi  antichi  non 
meno  della  Svizzera  che  di  Germania  , 
nel  cantonede'Grigioni, etrae  ilsuoprin- 
cipio,  secondo  Scolti,  dal  i  70  o  i  79,  i ." 
Ira' vescovi  vantando  s.  Lucio  re  di  Bre- 
lagna,  che  ricevuto  il  battesimo  da  Fu- 
gazio  e  Damiano,  inviali  in  Inghilterra 
a  sua  istanza  da  Papa  s.  Eleutero,  lasciò 
il  regno  per  dilatar  la  fede  pellegrinan- 
do in  vari  regni.  Colla  predicazione  fece 
gran  progressi  nella  Rezia  InferioreoBas- 
sa,  che  allora  comprendeva  la  Baviera  e 
Augusta,  ed  in  questa  città  fu  lapidato 
e  gettato  in  un  pozzo  ;  quindi  ne  l'u  e- 
slralto,  e  passando  nella  Rezia  Superio- 
re de'Grigioni, dimorò  un  pezzo  in  Steig. 
Ritiratosi  poi  in  solitaria  grotta,che  pre- 
se il  suo  nome,  presso  alla  quale  fu  edi- 
ficata Coirà,  continuando  ivi  lapredica- 
zione  dell' evangelo,  è  antica  tradizione 
the  la  sua  voce  udivasi  nelle  terre  disco- 
ste per  ben  due  ore  di  cammino. Gran  po- 
polo battezzò,  di  che  inviperito  il  giudi- 
ce romano,lo  fece  imprigionare  iiellaRoc- 
ca  ÌNlarsiola,  indi  uccidere,  \onsi  trova- 
no successuri  certi  sino  a  s.  Asimoncdel 
45 1,  pel  quale  ne'concilii  di  Calcedonia 
e  di  Milano  sottoscrisse  Abbondanzio  ve- 
scovo di  Como  :  ebbe  per  successoti  8 n 
vescovi  egregi, sino  a  tempo  di  Scotti.  INel 
I  170  l'imperatore  Federico  1  die  al  ve- 
scovo Eginone  e  successori  il  titolo  di 
priucipe  dcH'iaipeio,  e  come  tali  i  vesco- 


S  V  I  77 

vi  intervenivano  alle  diete  imperiali.  La 
vasta  diocesi  comprendeva  tutta  la  Re- 
zia  ile'  Grigioni,  tranne  Poschiavo  sog- 
getto a  Como,  la  valle  Venosta  nel  Ti- 
rolo  fino  a  IMeran,  Ursera  presso  Uri,  e 
le  signorie  diSargans,  Wertemberg  e  AI- 
tosasso,  quella  di  Cai  terre,  sino  a'  can- 
toni di  Svillo  e  Glaris  sotto  Sleig;  di  più 
il  contado  di  Vaduz,  la  signoria  di  Schel- 
lemberg,  alcuni  luoghi  del  contado  d'AI- 
tenips  ;  e  nella  ValgOvia,  le  signorie  di 
Eluder,  Sonnebeig,Rlumenech,ela  val- 
la Drusiana.  Non  mancò  agli  antichi  ve- 
scovi di  Coirà  il  temporale  dominio,  poi- 
ché morendo  nel  788  Thclone  vescovo  e 
ultimo  di  sua  nobile  famiglia  Toscana, 
conte  della  Rezia  Curiense  facente  per 
istemmaqnel  capricorno  che  lo  è  in  par- 
te del  cantone  (In  quale  famiglia  fuggen- 
do r  insolenze  de'  barbari  erasi  ritirata 
nella  Rezia  5r)3  anni  avanti  1'  eia  no- 
stia),  istituì  il  vescovato  erede  di  tutti i 
suoi  beni,  che  poi  ampliali  abbracciaro- 
no il  paese  d'una  delle  3  leghe  del  can- 
tone chiamata  Cattedrale o  Caddea,c\oh 
Casa  di  Dio,  per  avervi  il  dello  vescovo 
fabbricato  la  chiesa  matrice.  Finché  do- 
minarono i  re  di  Francia,  i  vescovi  era- 
no governatoli  dellaRezia,alla  quale  era 
congiunta  la  Svevia  :  il  i  ."vescovo  gover- 
natore creato  da  Carlo  Magno,  fu  Co- 
stanzo; l'ultimo  eletto  dall' imperatore 
Arnolfo,  fu  Dietolfo.  Oltre  la  Caddea,  in 
tempo  de'3  Ottoni,  diCoriadoll,  di  Lo- 
dovico Ve  di  Carlo  IV  imperatori,  i  ve- 
scovi di  Coirà  furono  signori  de'contadi 
di  Bormio  e  Chiavenna,  poi  passali  sotto 
i  duchi  di  iMilano,  ed  in  virtù  d'una  dona- 
zione testamentaria  fatta  nel  1 4^4  per  ri- 
conoscenza al  vescovato  da  Mastino  Vis- 
conti, uno  de'figli  di  Bernabò  Visconti, 
non  solo  lo  furono  di  detti  contadi,  ma 
altresì  «Iella  A  allellina,  iinpcrocihè  cac- 
ciato da  Gian  Galeazzo  si  salvò  nelle  ter- 
re de'grigioiii,  ed  ebbe  in  Coirà  ospitale 
e  lunga  accoglienza  dal  vescovo.  Questo 
giusto  titolo  senza  la  (orza  restava  inef- 
lìcacc  nell'cstcuzioue  :  l'occasione  si  pie- 


78  S  V  I 

sento  quando  i  francesi  in  gncrrn  cof;Ii 
spagnnoli  occuparono  la  contraila,  aizza- 
ti gli  svizzeri  e  grigioni  dalla    contraria 
lega  a  cacciarli,  mentre  i  primi  rimisero 
in   possesso   del    Milanese   IMassiniiliatio 
Sforza,  invasero  i  secondi  la  conti-astata 
Valtellina,  ne  riportarono  dal  grato  du- 
ca la  cessione,  e  nel  r  5  i  2  slesso  il  vesco- 
To  di  Coirà  Paolo  Migler   ne  prese  con 
armata  mano  possesso.  In  questa  sorpre- 
sa fu  soccorso  dalle  3  le"he  Grigioni,  on- 
de  poi  lasciarono  libera  al  vescovo  la  4-' 
parte  della  Valfelliiia  ,  il  resto  ritenen- 
do in  loro  podestà.  Sehl>ene  Francesco  I 
re  di  Francia  tornasse  poi  vincitore  sul 
Milanese,  amò  meglio  conservarsi  ami- 
ci il  vescovo  di  Coirà  e  i   grigioni  ,  e  li 
confermò  ne'Ioro  diritti.  Penetrata  l'e- 
resia nella  Rezia,  i  paesani  in  vigore  di 
certi  articoli,  cacciarono  neli5'26  i  ve- 
scovi di  Coirà  con  violenza  dal  dominio 
temporale  che  possedevano  nella  Rezia, 
e  poi  neli53o  di  prepotenza  le  3  leghe 
li  privarono  della  porzione  della   Val- 
tellina. Al  vescovo  quindi  solo  restarono 
4  rocche,  la  Marsiola  in  Coirà  loro  or- 
dinaria residenza,  Furstenau,  Furstem- 
berg ,  e  Ramus  nel  Tirolo ,  e  le  signo- 
rie di  Torano,  Vaz  e  Valmonastero,  o- 
vegli  eretili  ne  limitarono  l'autorità.  A 
tempo  di  Scotti  e  neh  636  era  succedu- 
to al  vescovo  Giuseppe  Moro  del  Tiro- 
lo, Giovanili  d'Aspermonte  nobde  tiro- 
lese 5  già  preposto  della   cattedrale  ,  per 
la  cui  elezione  il  nunzio  dovè  adoperar- 
si perchè  restasse  libera  nel  capitolo  dal- 
l'influenza de'tninistri  di  Francia,  e  poi 
lo  consagrò.  Oltre  la  perdita  della  tem- 
porale  giurisdizione,  gli  eretici  ridussero 
la  mensa  a  circa  4000  scudi  d'annua  ren- 
dita, la  maggior  parte  de'quali  doveansi 
impiegare  per  estinguerei  debili  contrat- 
ti cogli  eretici,  per  cui  si  ricorse  alla  con- 
gregazione di  propaganda  fide  poco  do- 
po la  sua  benefica  istituzione.  Lo  Scotti 
discorre  onorevolmente  dell'antico  capi- 
tolo di  Coirà,  illustrato  da  s.  Oltmaro, 
giù  canonico  e  verso  il  7  «4  eletto  abba- 


S  V  I 

te  di  s.  Gallo  da  Pipino  d'IIeristal.  Avca 
6  dignità,  e  io  canonici,  oltre  S'Z  cap- 
pellani, 14  de'quali  possedevano  in  tito- 
lo un  altare  per  ciascuno.  Soppressa  la 
dignità  .Ticidiaconale,  restarono  il  pre- 
posto, il  decano.  Io  scolastico,  il  cantore, 
il  custode,  18  canonici  e  un  solo  cappel- 
lano. Quando  gran  parte  de'grigioni  nel 
i526abbracciarono  il  calvinismo,anche 
le  rendite  capitolari  diminuirono,  come 
pure  furono  soppressi  diversi  monaste- 
ri: fra'pochi  restati.  Scotti  ricorda  le  mo- 
nache benedettine  di  Valle  Monastero, 
la  cui  l)adessa  era  principessa  dell'impe- 
ro, così  lo  era  quella  del  monastero   di 
Schenis.  Senza  dire  de'7  conventi  e  mo- 
nasteri del  Tirolo,  nella  Svizzera  avea  i 
monasteri  benedettini  di  Tisilis  o  Disten- 
tis  e  di  Favera,  oltre  uno  di  domenica- 
ne. Delle  missioni  apostoliche  de'Grigio- 
ni  e  della  Mesolcina  ne  parlai  ne' canto- 
ni de'Grigionì  e  di  Ticino,  in  un  a  quel- 
la di  Calanca.  Rilevai  anteriormente, che 
Pio  VII  eresse  l'antica  abbazia  di  s.  Gal- 
lo in  vescovato,  e  l'uni  a  questo  di  Coi- 
rà; laonde  la  mensa  del  vescovo  eh'  era 
allora  di  quasi  17,000  fiorini,  venne  di- 
minuita quando  nel  1846  fu  separata  la 
diocesi  di  s.  Gallo  da  questa,  essendo  tut- 
tora vescovo  semplicemente  di   Coirà  il 
prelato  de  Cai  lab  che  nominai  a  s.  Gal- 
lo. Di  questo  poi  il  regnante  Pio  IX  a' 
16  ottobre  1846  fece i." vescovo  l'attua- 
le mg."^  Gio. Pietro  Mirer,  comenotai  ra- 
gionando della  divisione  convenuta   da 
GregorioXVl  ed  effettuata  daPioIX  stes- 
so, come  meglio  riferirò.  Il  vescovato  di 
Basilea  nel  cantone  omonimo  deriva,  co- 
me notai  al  suo  articolo,  da  quello  à\Au- 
gnsloAngmta  Rauracoruiìi,^oxìàa\.o  pri- 
ma dell'  edificazione  di  Basilea,  lungi  6 
miglia  da  questa.  Divenne  famosa  allor- 
ché Martino  V  da  Siena  (f.)  vi  tiasferì 
il  concilio  generale,  che  Eugenio  IV  di- 
chiarò Conciliabolo  quando  divenne  tale 
e  per  l'elezione  dell'antipapa  Felice   V. 
E   antica  tradizione  che i. "vescovo  fu  s. 
Pantalo  fiorito  nel  200,  e  nella  celebre 


S  V  I 
compagnia  di  s.  Orsola  renne  martirizza- 
to in  Colonia  dagli  unni,  che  guastavano 
la  Germania:  altri  santi  vescovi  furono 
Ursicino,  Imerio  e  Mirando  confessori  , 
Germano  e  Randoaldo  martiri.  Fu  ne' 
primi  dei  VI  secolo  clie  la  sede  fu  trasfe- 
rita a  Basilea,  la  cui  diocesi  essendo  slata 
in  seguito  afìlitta  dalle  guerre  di  più  se- 
coli, la  ristorò  l'imperatore  Enrico  U,  e 
le  concesse  fanti  privilegi  e  castelli  che 
il  vescovo  era  noveralo  tra'primi  di  Ger- 
mania e  principedell'impero.  Mentre  Ro- 
dolfo I  d'Hab>l)urg  assediava  nel  1278 
Basilea,  per  differenze  nate  col  vescovo, 
ricevè  la  notizia  d'essere  stato  eletto  im- 
peratore, onde  pacificatosi  entrò  con  ap- 
plauso trionfante  nella  città, incomincian- 
do da  lui  la  colossale  grandezza  e  lustro 
dell'augusta  casa  à' Austria:  a  Scettro 
dissi  perchè  prese  per  tale  insegna  il  Cro- 
cefisso. Coll'andaie  del  tempo,  gran  par- 
te della  temporale  giurisdizione  del  ve- 
scovo,del  cui  principato  già  parlai,  passò 
nella  città  di  Basilea,  a  Berna,  a  Soletta, 
mediante  contratti  che  i  Papi  e  gl'impe- 
ratori mai  approvarono;  altra  parte  fu 
perduta  per  l'invasione  de'detli  cantoni 
dopo  la  loro  apostasia  dalla  vera  religio- 
ne. Quasi  lutto  il  dominio  di  casa  d'Au- 
stria in  Alsazia  era  de'vescovi  di  Basilea, 
per  cui  ancora  a  tempo  di  Scotti  gli  ar- 
ciduchi facevano cmaggio,cosnl  mniche- 
se  di  Durlacli,  e  altri  signori  e  conti  pe' 
loro  feudi  d'Alsazia.  Lo  Scotti  dicech'e- 
ragli  restate  le4picccle  città  di  Bruntru- 
to  (ossia  Porentruy,  ove  dopo  l'introdu- 
zione dell'eresia  in  Basilea  vi  si  ritirò  sta- 
bilmente il  vescovo  come  capitale  del  suo 
principato  ,  donde  passò  a  Soletta  e  vi  di- 
mora), s.  Uisicino,  LnnfTen,  Delnionte  e 
sua  valle,  con  alcuni  castelli  e  5o,ooo  tal- 
leri di  rendita.  L'ampia  diocesi  compren- 
deva tutta  l'Alsazia  Superiore,  piovin- 
cia  la  più  fertile  di  Germania,  il  territo- 
rio di  Basilea,  gran  parte  di  Soletta  e  Ber- 
na, alcime  terre  del  ducato  di  AViii  lem- 
hcig,  e  Galtre  impeiiali  ciltìi.  Il  vescovo 
tra  confederato co'y  cantoni  callolici,che 


SVI  79 

gli  proteggevano  le  rendile  cheaveane' 
territorii  ili  Berna  e  Basilea,  e  all'epoca 
di  Scotti  la  rinnovò  in  Lucerna  il  vesco- 
vo Gio.  Enrico  Ilaboslein.  Nella  cattedra- 
le piollinata  da'  protestanti,  essi  «-libero 
l'audacia  di  porre  su'sedili  del  magistra- 
to in  lettere  d'oro  questa  iscrizione:  In 
honorem  lìlagislraliis  Basilcensis  verae 
rellgioriìs  assertoris.  Scolli  descrive  le  6 
collegiale,  abbazie  e  monasteri  numerosi 
che  avea  la  diocesi,  rimarcando  i  pochi 
restati  dopo  la  pretesa  riforma,  per  la  qua- 
le i  200,000  atti  alla  comunione,  si  ri- 
dussero a  18,000.  La  diocesi  avea  20  ce- 
lebri monasteri  di  religiosi,  e  in  quello  di 
Morbac  l'abbate  era  principe  dell'impe- 
ro; 4  commende  teutoniche  e  7  diMalla, 
oltre  il  gran  priore  d'Alemagna  princi- 
pe dell'impero.  Nelle  prefetture  eretiche 
non  mancarono  i  vescovi  di  zelo  e  pre- 
mure per  ricondurre  all'ovile  gli  smarri- 
ti, come  il  vescovoRinch  a  Baldeslein,  in 
Colmaria,  in  Delmonte,  ove  fabbricò  un 
convento  a'cappuccini;  il  vescovo  Blorer 
avendo  ceduto  le  sue  ragioni  sopra  Basi- 
lea al  cantone  per  grossa  somma  di  dc- 
naio  ,  con  questo  e  con  altri  suoi  fondi 
eresse  e  dotò  in  Porentruy  la  chiesa  e 
collegio  a'gesuili,  ove  vi  fu  gran  concor- 
so di  nobili  alle  scuole.  Per  morte  del  ve- 
scovo FrancescoSaveriodeNeveu,al  qua- 
le era  stalo  del  tutto  tolto  il  principato, 
Pio  Vili  nel  concistoro  de'  18  maggio 
I  82  q  preconizzò  Giuseppe  AnlonioSalz- 
ninnn  di  Lucerna  diocesi  di  Basilea,  e- 
letto  dal  capitolo  e  canonici,  essendo  egli 
decano  del  medesimo.  Essendo  passalo  a 
miglior  vita  nel  1  854, m'istruisce  la  Civil- 
tà cattolica  citata,  p.  i  o4,  delle  dillìcoltà 
quindi  mosse  nel  governo  da'radicali  con- 
tro l'elezione  del  successole,  sebbene  ciò 
che  deve  praticarsi  in  simili  contingenze 
fu  già  determinato  nel  1828  in  un  concor- 
dato daLcone  XI I, ecolla  bolla //j^er^r^/c- 
cipiia  N ostri Àpoflolalus  rnttnia,  nel  cir- 
coscrivere la  diocesi  ili  Basilea, che  non  la- 
scia luogo  a  dubbi  sopra  le  pai  li  checom- 
pcloqo  a'due  poteri  ecclesiastico  e  civile. 


,So  S  V  I 

Seconfln  il  ilctlo  concordalOjl'elezione  del 
vescovo  appai  liene  al  capitolo  di  Soletta, 
ilqualeperòdeve assicurarsi  prima  die  la 
persona  da  eleggersi  non  è  ingrata  al  go- 
verno de'caiiloni  che  formano  la  diocesi. 
Il  che  non  può  farsi  aitriuieuti  che  colla 
presentazione  d'una  lista  di  candidati, 
«lalla  quale  ponno  i  governi  cancellare 
rpiclli  che  loro  sono  poco  graditi,  senza 
pili  oltre  restringere  la  libertà  della  scel- 
la. L'elezione  e  la  qualità  dell'eletto  so- 
no poi  esaminate  secondo  le  prescrizioni 
canoniche  da  un  delegato  della  s.  Sede, 
il  quale  secondo  le  informazioni  prese  e 
ricevute,  ratifica  o  annulla  l'elezione  ca- 
pitolare, rome  si  pratica  pel  vescovo  di 
.«;.  Gallo.  jMa  i  radicali  svizzeri  dal  i  847 
a  questa  parte  profittarono  si  bene  nello 
studio  de'concordatijche  riuscirono  a  far 
loro  dire  il  contrario  di  ciò  che  portano 
i  loro  termini.  Perciò  i  deputati  degli  sta- 
ti diocesani  riunitisi  a  Soletta  a'23  mag- 
gio, decisero  d'invitare  il  capitolo  a  non 
■voler  proporre  che  un  solo  candidato  per 
■volta,  e  non  eleggerlo  se  non  quando  i 
deputati avesserodichiaralo  di  non  isgra- 
dii  lo.  In  altri  termini  il  capitolo  deve  tor- 
nar da  capo  a  proporre  finché  piacerà  a' 
radicali  di  dirgli  basta.  Insultato  il  ca- 
pitolo con  questa  strana  pretensione,  e 
«lei  rifiuto  senza  esame  de'  6  candidati 
presentali,  decise  di  non  pensar  più  ol- 
tre per  ora  ad  elezioni,  e  di  riferire  in- 
tanto l'alfare  alla  s.  Sede  per  mezzo  della 
nunziatura  apostolica.  Finalmente  nel 
concistoro  de' 16  novembre  18 54,  il  Pa- 
pa Pio  IX  preconizzò  l'odierno  vescovo 
di  Basilea  mg.'  Antonio  Arnold  di  Solet- 
ta,già  canonico  della  cattedrale  e  segreta- 
rio del  capitolo, come  leggo  nella  propo- 
sizione concistoriale.  Risulta  dal  fin  qui 
detto,  che  di  presente  nella  Svizzera,  ol- 
tre le  abbazie  concistoriali  ricordate  e  al- 
tre che  dirò,  esistono  6  vescovati,  Sion^ 
Losanna  e  Gine\'ra  uniti,  Coirà,  Basi- 
lea, e  s.Gallo  ,lu[ù\mmeà'\alaoiìen\.e  sog- 
getti alla  s.  Sede,delle  giurisdizioni  e  dio- 
cesi de'quali  ragiouai  ne'  XXII  caoloui, 


S  V  I 

notando  in  essi  alcune  parti  spettanti  al- 
l'arcidiocesi  di  lMilano,a  quella  di  Chani- 
bery  e  alla  diocesi  di  Como.  K  prendere 
un'idea  delle  abbazie,  monasteri  e  pre- 
positure dipendenti  dalla  nunziatura  del- 
la Svizzera  e  descritte  dallo  Scotti,  onde 
poter  fare  il  confronto  co'tempi  presenti 
che  traccierò  verso  il  fine,  laconicamen- 
te vado  a  farne  menzione;  quindi  tlirò 
col  Franscini  lo  stato  religioso  de'XX.11 
cantoni  svizzeri  nel  1827, per  megliocora- 
prendersi  le  progressive  deplorabili  va- 
riazioni e  soppressioni.  In  due  Congre- 
gazioni Elvetica  e  iSVei'rtjSi  dividono  le 
principali  abbazie  benedettine.  Sotto  la 
congregazione  elvetica  si  compresero  8 
celebri  monasteri,  cioè  s.  Gallo,  Eitisi- 
f//f/i, detto  la  flJadonna  dell'  Eremo,  ìilu- 
ri,  Rliinaw  ,  Fisinga,  Enghelberg,  Fa- 
vera, e  Tisilis  o  Dislenlis,  che  tutti  per 
apostolico  privilegio  eranoesenti  dalle  vi- 
site episcopali  e  da  altri  superiori,  tran- 
ne il  nunzio  rappresentante  la  s. Sede, tut- 
ti esemplari  e  osservanti,  gli  abbati  a  vi- 
cenda visitando  i  monasteri.  Il  più  anti- 
co era  l'abbazia  di  s.  Gallo  {f^-),  cele- 
berrima e  potente,  doviziosa  di  ricchez- 
zee  privilegi  pontificii,  imperiali  e  prin- 
cipeschi, il  cui  abbate  era  libero  princi- 
pe dell'impero,  con  dominio  sovrano  e 
indipendente,  e  nobili  vassalli  nella  Sviz- 
zera e  fuori;  creava  notari  pubblici  è  ca- 
valieri dell'ordinedeirO/'50  {F.),  alleato 
di  Francia,  Spagna,  Austria;  nelle  guer- 
re de'cantoni  contribuiva  il  contingente 
di  truppe,  e  poteva  armare  più  di  10,000 
soldati,  le  rendite  sommando  ad  annui 
80,000  fiorini.  Strinse  lega  co' Papi  Giu- 
lio II  e  Leone  X,  cui  mandò  tooo  uo- 
mini a  difesa  dello  stato  pontificio,  con 
istendardo  ov'era  l'immagine  di  s.  Gallo 
abbate,  con  l'orso  (in  memoria  di  cpiel- 
lo  che  prestò  servigi  al  santo  nello  slabi  lire 
il  suo  romitaggio),  che  incatenato  strin- 
geva le  chiavi  apostoliche,  insegne  con- 
cesse dalla  s.  Sede,  come  benemeriti,  agli 
abbati  della  medesima.  Eppure  la  città 
di  San  Gallo  ribellatasi  all'abbate  fu  la 


S  V  I 
I  .'ad  adottare  l'eresia  di  Calvino,e  a  in- 
fiiiinre  conlio  le  chiese,  le  ss.  immagini 
e  reliquie,  nducendo  le  monache  bene- 
detliiie,  cisteiciensi,  doruciiicane  e  iran- 
cescane  a  vita  coniugale,  meno  3  religio- 
se domenicanee  7  religiose  d'ilollember- 
ga  trasferite  a  Wil;  tentando  nel   iSsS 
di  spogliare  l'abbate  dello  slato  tempo- 
rale, i  quali  zelantissimi  prelati  ridusse- 
ro a  poco  a  poco  lutto  cattolico,  ma  poi 
il  cantone  si  formò  con  quasi  la  metà  di 
protestanti,  onde  è  uno  de'misli  di  cat- 
tolici ed  erelici.  Scotti  celebra  l'abbazin, 
esente  da!  vescovo  di  Costanza,  semina- 
rio di  santi,  dotti,  vescovi  e  abbati  insi- 
gni; e  ne'7  monasteri  delle  monache  mol- 
te fiorirono  per  santità  di  vita  e  per  vir- 
tù. L'abbazia  fu  capo  della  congregazio- 
ne   benedettina  elvetica  ,  incominciata 
dall'abbate  Bernardo  di  s.  Gallo,  da  A- 
gostino  abbate  d'  Einsidien,   da  Jodocci 
abbate  di  Muri,  e  da  Benedetto  abbate 
di  Fisinga,  per  eliminare  il  rilassamento 
introdotto  in  qualche  monastero,  e  far- 
vi rivivere  1'  osservanza  della  regola  e 
l'antico  fervore,  formando  appositi  rego- 
lamenti per  lo  stabilimento  della  disci- 
plina regolare.  L'unione  di  questi  4  P''' 
mari  monasteri  seguì  nel  1602,  e  fu  ap- 
provata da  Clemente  Vili  col  titolo  di 
Congregazione  benedellina  elveùca.  In- 
di si  dilatò  con  l'unione  di  altre  abba- 
zie, ed  i  Papi  e  i  nunzi  furono  larghi  di  gra- 
zie  e  privilegi.  Non  le  fu  assegnato  su- 
periore generale,  ma  fu  stabilito  che  gli 
abbati  si  adunassero  ogni  r  o  anni,o  quan- 
do la  necessità  lo  richiedesse,  eleggendo 
nelle  loro  assemblee  de' visitatori  gene- 
rali per  la  visita  de'raonasteri,  ed  anche 
de'visitatori  particolari  da  qualsivoglia 
monastero.  Ne  tratta  pure  il   p.  Helyot, 
Storia  degli  ordini  monastici,  t.  6,  cap. 
34-  Il  monastero  e  abbazia  nuUius  dioe- 
cesis  d' Einsidien  o  Ensiedeln  di  s.  Maria 
dtW Eremo  nella  diocesi  di  Coirà,  e  già  di 
Costanza,  nel  cantone  di   S vitto,  ripete 
l'origine  da  s.  Meinrado  de'conti  di  Zul- 
ler,  monaco  benedettino  dell'Augia  INlag- 

VOL.    LXXIt. 


SVI  8[ 

giore,  che  vi  si  ritirò  nelI'Sg^,  come  bo- 
scaglia e  luogo  solitario,  a  farvi  peniten- 
za. Vi  edificò  una  cella  e  una  cappellet- 
ta  in  onore  della  D.  Vergine,  e  giunse  a 
tal  perfezione  che  meritò  le  apparizioni 
degli  angeli,  indi  fu  ucciso  da  due  ma- 
snadieri che  inseguiti  da  due  corvi  furo- 
no puniti.  Fece  Dio  conoscere  la  morte 
del  santo  con  diversi  portenti.  Quaran- 
t'anni  dopo  s.  Pennone  della  regia  casa 
di  Borgogna  con  pochi  compagni  si  recò 
ad  abitare  l'eremo  ancora  incolto,  indi 
costrettoad  accettare  il  vescovato  di  Metz 
e  in  esso  correggendo  i  dissoluti,  questi 
gli  strapparono  gli  occhi,  onde  cosi  cie- 
co volle  tornare  all'amala  solitudine,  e 
morendo  lasciò  vasti  poderi  per  la  fab- 
brica del  monastero.  Nel  934  un  angelo 
condusse  in  quest'eremo  s.  Eberardo  de' 
duchi  di  Franconia,  e  impiegò  la  pater- 
na eredità  e  gli  aiuti  del  duca  di  Svevia 
nella  costruzione  del  monastero  e  della 
chiesa,  nella  quale  v'incluse  la  di  vola  cap- 
pella dis. MeinradOjCnefuil  i."abbate.La 
chiesa  e  la  cappella  venne  dedicata  in  o- 
nore della  B.  Vergine,da  s.  Corrado  vesco • 
vedi  Costanza;  ma  nella  notte  preceden- 
te il  santo  vide  in  visione  che  Gesìi  Cri- 
sto stesso, assistito  da'ss.  Stefano  e  Loren- 
zo, col  ministero  degli  angeli  la  consagrò. 
Narratosi  il  prodigio  dal  vescovo, dichia- 
rò non  esservi  piìi  bisogno  della  consagra- 
zione;  tuttavolta  pregato  ad  eseguirla,  3 
volte  si  udì  una  voce  celeste  ripetere:  Fra- 
ter  cessa j  Divini tus  consacrala  est  Capti- 
la. Prestati  attoniti  gli  astanti  veneraro- 
no il  luogo  per  sagrosanto.  Il  vescovo  ne 
die  contezza  al  Papa,  che  con  bolla  con- 
validò lo  strepitoso  prodigio  conceden- 
do indulgenza  plenaria  a  chi  la  visitasse, 
confermata da'successori. Cresciuta  in  se- 
guito la  fama  di  questo  santuario,  l'ab- 
bate s.  Eberardo  ricevè  dall'imperatore 
Ottone  I  molti  privilegi  e  possessioni,  e 
nìorto santamente  nel  9 18  fu  sepolto  nel- 
la cappella  presso  s.  Bennone.  Ebbe  per 
successori  que  santi  e  nobilissimi  perso- 
naggi che  descrive  Scolti,  insieme  a  cose 
6 


H-i  SVI 

miracolose,  alle  ampliazioni  e  doni  falli 
al  inonasteio  e  santuario,  per  cui  si  fon- 
darono alui  ujonasleri  e  chiese  a  lui  sog- 
£;oUi,cliia»nali  (ìgli  della  peregrinazione. 
Tale  era  il  concorso  de'sagri  pellegrinag- 
gi al  santuario,  che  Scotti  neliG3i  per 
la  lèsta  a'i4  setteinhre  ini  4  giorni  cal- 
colò 5o,ooo  foraslieri  comunicanti,  ve- 
nuti d'Italia, Germania  e  Francia. Gl'im- 
peialori,i  re  egli  altri  principi  fecero  a  ga- 
ra in  ricolmarlo  di  preziosi  doni  in  oro,  ar- 
gento e  gemme,  onde  dopo  il  santuario  di 
Loreto  non  CI  edeche  vi  fosse  pili  splendido 
tesoro,  il  monastero  era  allora  abitato  da 
yomonacijC  da  esso  uscirono  molli  insigni 
vescovi  e  ahbati  d'altre  abbazie.  L'abba- 
te era  princi[>e  dell'impero  e  ornato  di 
preiogative  concesse  da'I^api  e  dagl'im- 
peratori s.  Enrico  II,  Corrado  11  e  En- 
rico 111, con  giurisdizioni  temporali  espi- 
rituali e  l'annua  entrala  di  4o,ooo  fio- 
rini. Ebbe  pili  volte  contese  e  anche  col- 
le armi,  col  cantone  di  Svitto,  sul  borgo 
che  successivamente  i\\  fabbricato  intor- 
no al  nionastero  e  collo  stesso  nome,  per- 
chè pretendeva  signoreggiarlo ,  mentre 
r  abbate  se  ne  chiamava  sovrano,  e  nel 
cantone  non  riconosceva  che  l'avvocato 
e  il  difensore,  come  quello  che  una  volta 
l'avea  salvato  nell'inlroduzionedell'ere- 
sia  da  8000  zurigani  eretici  armati,  dei 
quali  nel  combattimento  ne  restarono  uc- 
cisi 2,000  con  manifesto  patrocinio  del- 
la B.  Vergine,  il  borgo  è  capoluogo  del 
suo  distretto,  e  sorge  col  monastero  e  san- 
tuario sulla  ri  va  destra  dell'Alp,  nella  val- 
le del  suo  nome.  Fu  patria  di  Paracelso, 
ed  il  famoso  Zuinglio  nel  i  5 1  7  n'era  par- 
roco. Nel  1577  il  borgo  e  l'abbazia  pati- 
rono grave  incendio,  ma  ben  tosto  rie- 
dificati, racchiudendo  il  monastero  un  ga- 
binetto di  fìsica,  altro  di  storia  naturale, 
ed  una  bella  biblioteca.  I  francesi  vi  en- 
trarono a  forza  nel  i  798.  Nel  voi.  XXV  IH, 
p.  148, notai  cheGregorio  XVI  ad  istan- 
za dell'abbate  di  Distenlis, restituì  all'ab- 
bate d'EinsidIen  la  presidenza  delle  mis- 
sioni elveto-  benedettiue;  e  nel  voi.  XLVl, 


S  V  I 

p.  84)  che  Leone  XII  in  concistoro  con- 
lèrmò  e  preconizzò  l'abbate  eletto  dal  ca- 
pitolo e  monaci  p.  d.  Celestino  Miiller, 
e  per  sua  morte  il  regnante  Pio  IX  pub- 
blicò l'elezione  dell'attuale  p.  abì)ale  d. 
Enrico  Schmid  di  Baar  diocesi  di  Basi- 
lea confermandolo.  Leggo  nella  proposi- 
zione concistoriale  de'27  luglio  1  84(^,0116 
la  chiesa  abbaziale,  elegante  e  di  buona 
archilellura,è  dedicata  allaB.  Vergine  As- 
sunta in  cielo;  che  l'abbate  ha  la  giuris- 
dizione spirituale  sul  monastero  di  Faar, 
è  visitatore  delle  monache  benedettine  di 
Seedorf,  panoco  di  Cj  parrocchie  che  fa 
amministrare  da  monaci  da  lui  deputali; 
essere  tassalo  ogni  nuovo  abbate  in  fio- 
rini 333,  ed  ascendere  la  mensa  del  1110- 
nasteroad  8000  fiorini  vvunxù^nnibtis ab- 
bas  ipsc  indivisim  a  luoìiachis  substeii' 
ianiur,  i  quali  sono  78;  e  che  il  proces- 
so l'avea  compilato  mg.'  Alessandro Ma- 
cioli  arcivescovo  di  Colossi,  nunzio  apo- 
stolico, in  mano  del  quale  l'abbate  avea 
emesso  la  professione  di  fede.  L'abbazia 
di  /l/«rMiel  borgo  del  suo  nome,  capoluo- 
go di  distretto  del  cantone  d'Aigovia,  fu 
fondata  nel  ioaGquandoRandebolto  con- 
te d'Habsbnrg  conquistò  Muri  e  ne  fece 
dono  ad  Ita  sua  moglie  e  sorella  di  Teo- 
duiico  duca  di  Lorena,  la  quale  mancan- 
do di  prole  vi  flibhricò  un  monastero  con 
magnifica  chiesa  in  onore  della  ss.  Trini- 
tà, della  B.  Verginee  d'Ognissanti,  sot- 
to l'invocazione  di  s.  IMartino.  Verrario 
suo  figliastro  gareggiò  con  essa  in  cristia- 
na generosità,  poiché  nel  giorno  della  con- 
sagrazione  pose  sull'altare  solenne  scrit- 
tura, colla  quale  ratificò  la  donazione  di 
Muri  in  dote  del  monastero,  e  vi  aggiun- 
se ^5  grossi  poderi,  che  poi  il  monaste- 
ro andò  perdendo.  Per  industria  degli  ab- 
bati, il  monastero  venne  a  possedere  ol- 
tre Muri,  Bunzen  e  Beinsuil  importanti 
villaggi  con  monasteri,  e  le  decime  sulle 
parrocchie  Sursee,  Valmarigen  eLuncho- 
ven.  Due  volle  gli  eretici  incendiarono 
l'archivio  del  monastero,  ov'è  una  consi- 
derabile biblioteca.  L'abbate Luisfrido  lo 


S  V  I 

ii(Ius«ìe  a  vila  regolare.  A  tempi  di  Scot- 
ti ernnvi  ^o  monaci,  con  /jf),r)00  fiorini 
(li  remlilc:  altri  riferiscono  clu;  l'abhate 
emprincipecleU'impero.ll  monMStcroson- 
tiioso  (li  Rliinaw  o  Rhenaw  fu  l'ondalo 
dn  Carlo  ISIagno  in  silo  amenissiino, pro- 
tetto poi  da  7  cantoni,  dopoché  per  due 
anni  l'occuparono  gli  eretici  distruggen- 
do le  memorie  storiche;  nondimeno  si  co- 
nosce che  ne  furono  generosi  henefatto- 
li  un  conte  di  K\bnrg,  e  verso  l'85o  l'ab- 
hate Woluino.  JN'eirS'^y  vi  morì  s.  Fin- 
da  no  d'Ir  landa  principe  diLangi  via  e  mo- 
naco, onde  il  monastero  ne  prese  i'  nome. 
Il  monastero  possedè  Rhinaw  già  città, 
con  mero  e  misto  impero,  3  buoni  vil- 
laggi e  4o,ooo  fiorini  di  rendila.  Il  mo- 
nastero di  Fisinga  o  Veschingen  nel  can- 
tone di  Turgovia,  con  i?,,ooo  fiorini  di 
lendita,  nel  quale  luogo  visse  santamen- 
te nel  monastero  delle  religiose  Idda  dei 
conti  di  Riburg,cheil  maritoEnrico  conte 
di  Toggemburg,  credendola  infedele,  fe- 
ce gettare  da  altissima  torre  in  un  pre- 
cipizio, restata  miracolosamente  illesa  a 
feslimoniodistìa  innocenza.  Il  monastero 
di  Fonerà  nella  diocesi  e  presso  di  Coi- 
rà fu  fabbricalo  nel  726  da  s.  Priminio 
vescovo  di  IMeaux  a  onore  di  Gesìi  Cristo 
e  della  B.  Vergine,  concorrendovi  Carlo 
Martello,  a  cui  poi  donò  il  fondo  Papa 
Vittore  11  de' conti  di  Coirà, odi  Kew nel- 
la Svevia  come  altri  vogliono, venendo  ri- 
colmato di  privilegi  {)onlincii  e  imperia- 
li. Ebbe  già  ampia  giurisdizione  tempo- 
vaie,  l'abbate  divenne  principe  dell'im- 
pero per  volere  di  Rodolfo  I,  con  18,000 
iioiini  di  rendita.  Nel  monastero  vi  fioi  i- 
rono  monaci  di  santa  vila,  e  vi  fu  sepol- 
to il  servo  di  Dio  Nicolò  Rusca  martiriz- 
zato dagli  eretici,  come  narrai  nel  can- 
tone deGrigioni.  11  monastero  cV Engel- 
berg  tra'monti  d'Untervalden,  chiamalo 
Alonle  degli  Angeli,  perchè  più  volle  si 
udirono  cantar  le  lodi  della  D.  Veigine, 
fu  fondato  neh  i  iq  da  Corrado  signore 
di  Sederbuien,  e  vi  prese  l'abito  bene- 
dellino  dal  i. "abbate  Adelelmo;  l'abbate 


SVI  83 

Fromuino  che  gli  successe  fu  gran  lette- 
rato. Il  monastero  godeva  il  mero  e  misto 
i  mpero  sopra  Engelberg,  con  i  0,000  fio- 
rini di  rendila,  il  monastero  di  Ti<!ilis  o 
Distentiso  Deserlina,  ebbe  origine  da  Si- 
gisberto  anacoreta  scozzese,  seguace  di  s. 
Colombano  ne' pellegrinaggi,  che  si  fer- 
mò presso  l'Alpi  di  s.  Gottardo,  e  valica- 
to poi  il  monte  Crispalto, in  luogo  aspris- 
simo  fabbricò  un  oratorio  alla  B.  Vergi- 
ne. Per  le  sue  piedicazioni  e  santa  vila 
molti  convertì,  fra 'quali  alcuni  vollero  es- 
sere suoi  discepoli,  onde  il  luogo  fu  ridot- 
to a  monastero  con  chiesa  di  s.  Martino, 
a'quali  lasciò  erede  di  sue  ricchezze  Pla- 
cido Primini  nobile  rezio. Subito  ne  fu  pri- 
mizia Placido  decapitato  da  Vittore  pre- 
fetto della  Rezia  enemico  de'virtuosi  che 
racchiudeva  il  monastero,  al  quale  si  por- 
tò il  servo  di  Dio  colla  lesta  fra  le  mani 
per  ricevere  la  benedizione  dell'abbate  Si- 
gisberto,  prima  d'essere  sepolto:  Dio  pu- 
nì il  tiranno,  annegandosi  nel  Reno.  Il 
luogo  divenne  celebre  e  fregiato  di  privi- 
legi papali  e  imperiali,  e  l'abbate  ricevè  il 
titolo  di  principe  dell'iroperOjOnorato  dal- 
la lecra  Griglia  del  1  ."voto.  De'tnonasteri 
della  congregazione  sveva  benedettina. 
Essa  abbracciò  i  q  insigni  monasteri  di 
Feingarien,  OcJisenhausen, Augia  Mag- 
giore, Pelrusa ,  s.  Pietro,  s.  Giorgio,  s. 
Triiperto,s.  ZJldarico  e  Stein.  Non  cede- 
rono  nell'osservanza  a  quelli  della  con- 
"legazione  elvetica,  e  come  tali  neh 63  i 

DO  ' 

0  mezzo  del  nunzio  Scolti  procurarono  i 
medesimi  privilegi  da  Urbano  Vili,  per 
sottraisi  dalla  visita  del  vescovo  di  Costan- 
za, ma  solo  fu  loro  fallo  sperate  che  i  vi- 
sitatori vescovili  incedessero  con  quelli 
de'monaci.  Vi  posero  impedimento  i  ve- 
scovi delle  altre  diocesi,  temendo  che  i  lo- 
ro monasteri  domanda<:spro  eguale  esen- 
zione. Il  monastero  di  feingarlen  ebbe  il 

1  .°luogo  nella  congregazione  sveva,  per- 
chè da  lui  uscì  la  rifoi  ina  regolareche  s'iu- 
tiodussc  negli  alili,  e  dal  quale  ne  apprese- 
ro l'osservanza.  Lo  fondò  il  re  Pipinoe  per 
divinocomandoconsairrò  la  chiesa  s.  Rum- 


8' 


S  V  I 


facio  /f postolo  (liGermania^\\  cui  discepo- 
lo I).  Allhone  ne  fui. "abbate,  e  poi  ve- 
scovo di  snnta  vita.  Fu  rifabbricalo  edal- 
l'aincnilàde'ciicostanti  vigneti  prese  il  no- 
me, e  SOI  gè  ove  fu  già  il  palazzo  de'Guel- 
foni  ducili  di  Baviera  e  Sassonia.  Giudit- 
ta di  Fiandra  regina  d'Inghilterra,  gli  die 
il  tesoro  di  parte  del  ss.  Sangue  di  Cristo, 
trovato  in  Mantova.  IS'el  monastero  fìo- 
jiroiio  leligiosi  santi,  dotti  e  illustri  per 
nobiltà  di  lignaggio,  llmonnslero  à'Och- 
senhausen  fu  fabbricalo  nel  i  oq4  da  Cor- 
rado e  Adalberto  WoUliaresnuendi,  e  lo 
donarono  a  quello  di  s.  Jiiagio  della  Sel- 
va Nera.  Martino  V, grato  all'ospizio  ri- 
cevuto in  Costanza,  lo  liberò  da  tal  sogge- 
zione e  crebbe  in  isplendore.  il  monaste- 
ro (\'/4iigin  piaggiare  o  Alba  Maggiore, 
situato  in  capo  del  lago  Acronio  o  di  Co- 
stanza presso  Breglieuiz,  il  cui  conte  Ul- 
darico  lo  fondò  nel  i  oc)6,  per  venerazio- 
ne al  luogo  già  abitato  da  s.  Gallo  e  da 
altri  monaci  di  santa  vita.  Il  monastero 
di  Petrusa  o  Peli i  Domus  nel  991  fu  e- 
rello  nel  borgo  di  Costanza  in  onore  di 
s.  Gregorio  I  dal  suddetto  vescovo  Ghe- 
rardo di  Costanza,  che  lo  dotò  e  consagrò 
la  chiesa:  fu  celebre  il  monaco  Lantper- 
lo  poi  vescovo  di  Costanza,  il  monaste- 
10  di  s.  Pietro  nella  Selva  Hericinia  lo  e- 
dificònel  1  oqS  il  duca  di  Turingia  Bertol- 
do, e  lo  cons.qgrò  il  suo  fratello  b.  Ghe- 
rardo vescovo  di  Costanza  e  legato  apo- 
stolico: vi  sono  le  sepolture  de'duchi  di 
Turingia.  Il  monastero  di  s.  Giorgio  nel- 
la detta  Selva  riconosceper  fondatore  He- 
zcbone  barone  diDegerndorfì  verso  r824, 
ma  occupatodagli  eretici,  indi  patì  incen- 
dio. Il  monastero  di  s.  TmperLo  in  Bri- 
sgovia  vanta  1'  erezione  dal  600  pe'conti 
d'Habsburgche  vi  fecero  la  loro  sepoltu- 
ra, così  i  landgravi  Brisiacensi  ei  baroni 
di  Stauffen.  Vi  è  il  corpo  di  s.  Truperto 
fratello  di  s.  Piupertoi. "vescovo  di  Sali- 
sburgo, restato  intatto  quando  neh 633 
gli  svedesi  bruciarono  il  monastero,  il  mo- 
nastero di  s.  UUlarico  ha  nome  pel  san- 
to monaco  conte  di  Kyburg.  Il  inouaste- 


S  V  I 

ro  di  Stein  e  di  s.  Giorgio  lo  fnndòEdwi- 
ge  moglie  di  Burcardo  duca  d'Alemagna, 
ove  poi  si  fabbricò  il  caslpllo  d'IIocuAvil, 
quivi  trasferito  da  s.  Enrico  II  imperato- 
re. Ne  fui. "abbate  s.  VV^eirido  conte  di 
Nagots.  Di  alcuni  celebri  monasteri  be- 
nedettini nella  S\'e\.na  non  uniti  alta  con- 
gregazione. Il  oionasìevo iV /4ugia o  Iticca 
Augia,  il  cui  abbate  fu  principe  dell'ira- 
pero,  potente  e  ornato  di  privilegi  papa- 
li e  imperiali,  fi)ndato  nel  727  da  s.  l^ri- 
mino  vescovo  di  Meaux  ,  arricchito  da 
Carlo  Martello  e  daBertoido  conte  diTur- 
govia.  Fiorì  per  santità  e  dottrina.  Il  mo- 
nastero di  Campidonia  oKeniplenfiigùi 
una  delle  4  principali  abbazie  dell'impe- 
ro, il  cui  abbate  n'era  principe  e  signore 
dell'omonima  città,  che  neh  52  5  vendè 
coll'assenso  di  Clemente  VII  e  Carlo  V, 
ed  ora  appartiene  alia  Baviera.  Lo  fondò 
s.  Ildegarda  mogliedi  CarloMagno,  econ- 
sagròl'apa  Adriano I,  secondo  alcuni.  Nel 
i633  gli  svedesi  cogli  eretici  bruciarono 
l'abbazia,  per  cui  quando  fu  rifabbrica- 
ta la  chiesa,  Benedetto  XI  Vautorizzò  l'ab- 
bate a  consagrarla,  come  rilevai  nel  voi. 
XI,  p.  239.  Il  monastero  di  s.  Biagio  ve- 
scovo e  martire  nella  Selva  Hericinia,  luo- 
go in  cui  nelle  persecuzioni  si  ritiravano  i 
fedeli  e  alcuni  vi  formarono  un  eremo,  in- 
di abbracciarono  la  regola  di  s.  Benedet- 
to, e  Regimberto  signore  di  Seldecnburea 
e  generale  d'Ottone  I  vi  si  fece  monaco 
nel  945,  donò  le  sue  ricchezze,  ed  otten- 
ne da  Papa  Agapito  II  che  l'erigesse  in 
abbazia,e ne  fui. "^abbate  il  b.  Beringero. 
Fu  protetta  dall'augusta  casa  d'Austria, 
si  rese  florida  econ  90,000  fiorini  di  ren- 
dita. Il  monastero  di /KiZz/mgerrt!  presso 
Ulma, eretto  da  Ottone  conte  di  Kirckhe- 
berg.  Il  monastero  Lysnense di  s.  Gior- 
gio vicino  a  Ysne,  fondato  nel  1097  da 
Mangoldo  e  figli  conti  Veringesi.  Il  mo- 
nastero BeinsuUer  presso  il  monte  Jura, 
fabbricalo  neh  124  da'contiTliierstein  e 
Sorgen,  restaurato  dalla  pietà  di  que'di 
Soletta.  Altri  monasteri  benedettini  del- 
la diocesi  di  Costanza, ed  egualmeule  .sot< 


S  V  I 

foposti  alla  min/ialiira  elvetica  ,  in  par- 
fe esistenti. Di  Albempach  Cotulatoda'con- 
ti  Zoller  e  di  Siillz,  e  dal  barone  di  llau- 
sen.Di  Binubyrcnnc\\oc)~)  lo  costi uiio- 
no  i  conti  di  Tihinger,  lìerg  e  Geiusen. 
Di  Zuifalden  ricco  e  ampio,  eietto  nel 
io8r)  da  Ziiillioldo  conte  d'Aclialin.  Di 
Rtickembach  nel  1089  costruito  da  Ber- 
none  conte  d'IIaigerloch.  Di  Salem  ed  il 
I  ."cisterciense  di  Germania,  fondato  nel 
I  iSodaGuiitramino barone d'Aldesreu- 
tin,  che  giunse  a  possedere  100,000  fio- 
rini di  rendita.  L'abbazia  iiuUins  e  cele- 
bre della  B.  /"ergine  Maria  di  Maristel- 
la cisterciense,  detto  fFetlingendaì  bor- 
go omonimo  nel  cantone  d'Argovi^  e  ca- 
poluogo di  circolo,  ove  sono  antichità  ro- 
niane,in  sito  salubre  e  ameno, bagnato  dal 
iìunie  Lindemago.  Fu  fondata  neh  127 
dal  conte  Enrico  di  Rapersuil  e  dalla  mo- 
glie Anna  d'Hombeigh,  poiché  avenilo 
una  sola  figlia  maritata  al  conte  di  Ky- 
burg,  acquistarono  dal  contado  di  Dilin- 
ga  il  luogo  di  AVetlingeu  cinto  da  tleli- 
ziose  selve  e  solitario,  e  lo  donarono  a'ci- 
sterciensi  di  cui  erano  divotissimi.  Ebbe 
il  nome  di  Ularislella,  perchè  trovando- 
si il  conte  in  mezzo  ad  una  terribile  bur- 
rasca (.li  mare  in  pericolo  di  morire,  in- 
vocò il  soccorso  della  B.  Vergine,  e  com- 
parendo quindi  miracolosa  stella,  gli  fu 
guida  pergiungere  sicuro  nel  porto. Com- 
pito dai  pii  coniugi  il  sagro  edilìzio,  si  re- 
carono in  pellegrinaggio  a'Iuoghi  santi  di 
Palestina,  la  contessa  morì  e  fu  sepolta 
in  Achekiemac,  e  il  conte  entrò  tra'mo- 
iiaci  a  far  vita  austera.  Grande  incremen- 
to ricevè  il  monastero  dall'imperatorello- 
dolfo  I  e  dall'ereditaria  munificenza  di 
sua  casa  d'Austria,  non  che  da'signori  di 
Diiinga  e  di  Sliethlingenealtri  molti. Fu 
vicino  a  ■Maristcllu  che  il  detto  Rodolfo 
1  d'iiabsburg  die  luminoso  e    edificante 
saggio  di  sua  divozione  verso  il  ss.  Sagra- 
raento,  da  cui  la  sua  eccelsa  discendenza 
ripete  la  sublime  possanza  a  cui  perven- 
ne, come  rimarcai  altrove,  luconiratusi 
d  cuulc  presso  Fara,  iuuua;>luru  delle  bc- 


SVI  85 

nedettine,  col  parroco  che  portava  ad  un 
infermo  il  ss.  Viatico,  scese  dal  cavallo  e 
glielo  cede,  seguendolo  con  somma  divo- 
zione sino  al  ritorno  nella  chiesa.  La  di- 
vina provvidenza  in  premio  permise,  che 
dopo  molti  anni  divenuto  il  parroco  fa- 
vorito segretario  del  l'arci  vescovo  elettore 
di  Magonza,  e  mentre  procedevasi  all'ele- 
zione dell'imperatore,  essendo  il  conte  u- 
no  de'candidati,fece  elogi  grandi  del  con- 
te narrando  l'accaduto,  e  promosse  la  sua 
scelta,  mentre  allora  llodolfo  i  non  pos- 
sedeva nell'Elvezia  che  le  contee  d'ilabs- 
burgo  e  di  Ryhurg.  All'epoca  dell'ere- 
sia l'abbazia  patì  come  lealtre  saccheggio 
e  depredazione  delle  ss.  immagini  e  re- 
liquie; indi  rifiorì  in  ricchezze  e  per  mo- 
nastica osservanza,  mentre  l'abbate  Pie- 
tro Schmid  di  Zug  ,  al  tempo  di  Scotti 
quasi  rifabbricò  chiesa  e  monastero.  Sop- 
pressa la  diocesi  di  Costanza  ,  parlando 
della  quale  ne  feci  memoria, l'abbazia  fu 
compresa  in  quella  di  Basilea.  Come  ab- 
bazia concistoriale, GregorioXVl  nel  con- 
cistoro de' 17  dicembre  1840,  per  morte 
dell'abbate  p.  d.  Alberico  Denzier,  con- 
fermò l'elezione  del  successore  fatta  dal 
capitolo  e  monaci  di  Maristella,  nel  p.  ab- 
bate d.  Leopoldo  Rode  di  Klingnacd'Ar- 
govia, monaco  e  parroco  di  VVettingen, 
il  cui  processo  fu  eseguito  dal  nunzio  mg.' 
Pasquale  Gizzi  arcivescovo  di  Tebe,  che 
ne  ricevè  la  professione  di  fede.  Trovo 
nella  proposizioneconcistoriale,chela  bel- 
la chiesa  abbaziale  è  sotto  l'invocazione 
della  B.  Vergine  Assunta  in  cielo,  che  i 
monaci  erano  26  e  G  conversi,  ascenden- 
do la  mensa  abbaziale  a  20,000  libbre 
monete  svizzere,  a  (jua  monachi  alanCury 
pagando  ogni  nuovo  abbate  di  tasse  200 
fiorini.  La  giurisdizione  l'ha  in  3  |)arruc- 
chie  dipendenti  dall'ordinario,  che  fa  am- 
ministrare da'inonaci,  e  sopra  6  altri  mo- 
nasteri. Finalmente  Scotti  tratta  del  mo- 
nastero di  Beiibeiikaiiscii  di   VViirlein- 
berg,  fondalo  tla  Kudulfu  conte  Palatino 
di Tnbinga;  del  inunasterod'//,!,'<if//io,che 
dciàtns»!  u  ibiu.>'i  Uollu  cuUc'gialu  du'iv.  Or- 


8G  SVI 

iO  e  f^ìllore  di  Soletta,  di  cui  feci  j^iìi  pa- 
iola;com(; della  pieposituiaecoUegi.ita  di 
s.  Lcode^ario  di  Lucerna; e  della  piepo- 
situra  di  Derona  pure  di  Lucerna  ,  cou 
chiesa  di  s.  Miclicle,  foudazione  del  780 
di  Bercile  conte  di  Leiilzburg.  Tale  era 
lo  stalo  della  religione  ciitlolica  nellaSviz- 
zcra  alla  metà  del  secolo  XVII,  per  le  te- 
stimonianze certissime  dello  storico  con- 
temporaneo e  oculare,  ed  insieme  opero- 
so nunzio  apostolico, cpiale  fu  tnj^.'  Scot- 
ti.In  (juali  condizioni  poi  era  nel  iB27,col 
cousii^liere  cantonale  Franscini  ne  intra- 
prendo la  narrazione  del  più  interessan- 
te. Ogni  svizzero  die  abiura  la  sua  reli- 
gione, perde  nella  propria  repubblica  il 
diritto  di  cittadinanza.  A'noslri  giorni, cUe 
la  tolleranza  religiosa  ha  molto  guadagna- 
lo con  altrettanto  vantaggio  per  la  con- 
federazione(rispetto  a'caltulici  soverchia- 
li negli  ultimi  tempi,  non  può  dirsi altret- 
lanto),  si  tentò  più  volle  di  concludere  un 
concordalo,  che  abolisca  la  perdita  della 
cittadinanza  comunale  e  polilica  per  cam- 
biamenlodi  religione.  Quantuncpie  l'in- 
tolleranza sia  spesso  e  ingiustamente  rim- 
proverala a'cattolici,non  è  loro  colpa  se 
la  bramata  convenzione  nou  si  elTettuò, 
essendo  il  cantone  di  Berna   quello  che 
sempre  si  ostinò  a  ricusarla,  prolraendo 
le  amarezze  tra'caltolici  e  protestanti.  11 
clero  è  in  proporzione  molto  maggiore 
presso  i  catlolici,  che  non  presso  i  prote- 
stanti e  sebbene  formino  due  terzi  della 
popolazione.  Questi  non  hanno  quasi  che 
i  loro  pastori,  uno  per  parrocchia,  pochi 
essendo  i  coadiulori.  1  catlolici  hanno  più 
piccole  parrocchie,  maggior  quantità  di 
ca[)pellani  e  coadiutori,  non  pochi  capilo- 
\\,  e  per  soprappiù  un  numero  di  rego- 
lari presso  a  poco  eguale  a  quello  degli 
ecclesiastici  secolari  (quasi  però  annien- 
tato dopo  la  fatai  guerra  contro  il  Son- 
deibund).  Nella  Svizzera  protestante  si 
calcolava  per  termine  medio  un  ecclesia- 
hlico  per  ogni  700  e  più  abitanti,  in  lut- 
to circa  i63o  ecclesiastici:  nella  cattolica 
ti  calcolava  uno  pcrioo,  cioè  52oo  ec- 


S  V  I 

clesiastici  circa,  non  comprese  le  mona- 
che che  ascendevano  forse  a  2000.  Gli  ec- 
clesiastici regolari  erano  divisi  in  Sq  Ira 
conventi  e  monasteri,  ed  in  7  os()t:zi.  Le 
case  religiose  più  numerose  erano  <juelle 
de'benedeltiui,  cislerciensi  e  gesuiti  ,  ed 
insieme  le  piìi  facullose.  Tra  essi  primeg- 
giavano: i.°le  abbazie  benedelline  d'I^m- 
sidlennel  cantone  di  S  vitto,  quella  di  Mu- 
ri nell'Argovia,  e  quella  di  s.  Urbano  nel 
Lucernese;  2.°  più  conventi  e  monasteri, 
specialmente  il  noviziato  de'  gesuiti   nel 
cantone  di  Friburgo.  11  Ticino  avea  un 
gran  numero  di  conventi  e  monasteri,  ma 
quasi  tutti  poveri.  In  generale  non  era- 
no le  cure  de'catlolici  mal  dotate;  eccet- 
tuali in  alcuni  luoghi  d  Uri,  Svitto,  Uu- 
tervaldjGIaris.Grigioni,  Ticino  e  d'altro- 
ve non  iscaiseggiano  gli  onorari  troppo 
meschini.  iVon  mancano  però  nemmeno 
i  benelizi  pingui  e  cure  che  rendevano 
2000  e  anche  3ooo  franchi,  la  piii  ricca 
stimandosi  quella  di  Russwyl  nel  cantone 
di  Lucerna,  il  cui  reddito  si  crede  ascen- 
dere a  10,000  franchi.  In  quanto  al  sa- 
lario de'  curati  0  pastori  de'protestanti, 
in  generale  non  è  scarso  fuorché  ne'Gri- 
gioni  dov'è  quasi  dappertutto  meschino. 
Nel  cantone  di  Vaud  un  pastore  ha  dal- 
lo slato  per  lo  meno  1000  franchi,  e  cre- 
scendo gli  anni  di  ministero  o  esercitan- 
dosi questo  in  luoghi  diilìcili  e  montagno- 
si, il  salario  può  salire  sino  a  2000  franchi. 
La  vedova  e  figli  di  tenera  età  dei  pastori 
hanno  diritto  ad  una  pensione  alimenta- 
re, quando  il  pastore  muoia  senza  lasciar 
sostanza. L'onorariode'pastori  del  cantone 
diNeuchatel  varia  da70o  a  2000  franchi, 
nel  cantone  diCerna  varia  da  i  000  a  1200 
secondo  la  minore  o  maggiore  anzianità. 
IJ  clero  secolare  dei  cattolici  dividesi  ia 
capitoli,  o  in  decanati,  o  in  vicariati  o  al- 
trimenti.   Il  clero  componente  un  capi- 
tolo ,  o  altra    corporazione  ,  suole  adu- 
narsi più  volte  all'anno  o  altrove  più  di 
rado,  lu  tali  riunioni  si  fanno  conferenze 
intorno  ad  alfari  di  morale,  disciplina  ec- 
clesiastica e  simili.  Quasi  lo  stesso  avvie- 


S  V  I 
ne  tra'prolestanti.  Quasi  tulli  questi  u- 
sano  chiamale  Antìsles  il  pastore  die  si 
trova  alla  testa  del  loro  clero.  A'siooili  o 
capitoli  degli  ecclesiastici  protestanti  siiO' 
le  assistere  o  presiedere  (|iiiilclie  nuigistra- 
lo  laico.  Ne'paesi  protestanti  si  esercita- 
no dalTautori  là  laicale  quasi  tutte  le  tUa- 
zioni  che  in  que' cattolici  sono  riservate 
a'vescovi  o  al  Papa,  o  a'vicari  di  questo 
o  di  f|uelli.  A  (|uest'eiretto  vi  ha  d'ordi- 
nario consigli  ecclesiastici  composti  d'uo- 
mini dove  tutti  laici,dove  quali  laici  e  qua- 
li ecclesiastici.  Vi  ha  pure  tribunali  per 
le  cause  di  matrimonio,  pa ternità,ec.ABa- 
silea,  nella  Turgovia,  ec.  si  ricorre  al  gran 
consiglio  per  le  dispense  di  matrin)onio 
Ira'congiunti.  i\el  cantone  di  Vaud  il  con- 
siglio accademico  conferisce  le  ordinazio- 
ni a'candidati  per  lo  stato  ecclesiastico.  A 
Ginevra  e  Neuchàtel  la  veneiabile com- 
pagnia ha  l'ispezione  delle  cose  apparte- 
nenti al  cullo. 

Cenni  cronologici  e  storici  delle  diverse 
e  principali  vicende  religiose  e  politi- 
che della  Svizzera. 
Una  nazione  senza  capo  stabile,  com- 
posta di  XXII  corpi  politici,  diiferenti  tra 
loro  per  la  forma  di  governo,  presso  al- 
cuni democratica,  presso  altri  aristocra- 
tica, ed  anche  mista  in  qualche  cantone 
e  costituzionale  ,  divisi  egualmente  pel 
culto  religiosOjOve  cattolico,  ove  zuinglia- 
110,  ove  calvinista,  e  non  senza  altre  set- 
te, ma  riuniti  d'un  amore  eguale  alla  li- 
bertà e  all'indipendenza,  ecco  in  succin- 
to la  Repubblica  Svizzera  o  Confedera- 
zione Elvetica.  L'odierna  Svizzera  com- 
prende l'antica  Elveziaj  e  nel  suo  lato  o- 
rientale  la  Rezia  Superiore.  I  primitivi  a- 
bitanti,  celti  ovvero  galli  di  origine,  a  ven- 
do sofferto  che  alcune  colonie  di  cimbri 
e  di  svevi  fra  di  loro  ponessero  stanza,  ed 
avendo  ad  essi  abbandonata  la  parte  set- 
tentrionale dell'Elvezia, con  questo  fatto 
forse  si  può  spiegare  onde  avesse  origine 
la  diversità  del  linguaggio  ,  che  sussiste 
ancora  fra  questa  parie  e  il  rimanente  del- 
laSvJzzcra,cpartccipanle  principalincn- 


SVI  87 

fede!  tedesco.  Il  nome  di  Elvezl  Cii  a  tut- 
ti gli  abitanti  comune  sino  alla  gran  confe- 
derazione che  conclusero  nel  secolo  XIV, 
e  dopo  la  quale  non  furono  più  conosciu- 
ti che  sotto  il  nome  di  Svizzerijcoù  l'El- 
vezia e  la  Rezia  Stipcriore  furono  appel- 
la te  Svizzera.  Della  Rezia  Superiore  o  Al- 
ta, e  della  Rezia  Minore  o  Bassa,  ne  ra- 
gionai nel  cantone  de'Grigioni.  Quasi  in- 
tera la  Svizzera  corrisponde  al  paese  de- 
gli elvezi,  popolo  secondo  altri  gallico, ce- 
lebre pel  suo  carattere  bellicoso,  e  diviso 
in  4  P'ighi,  distretti  o  cantoni  confedera- 
ti; quelli  cioè  de' y/gj^n/jc,  degli  Urbige- 
ni,A'Aventicum  e  di  Tngiuni.  Altri  chia- 
marono questi  paghi,  Turgovia,  Zuri- 
ghawt,  Ferbigeno  e  Fiulisborgoghen.  Una 
liCve  porzione  della  contrada  all'  est  ajj- 
braccia  l'antica  Rezia  Superiore  o  Orci- 
dentalej  un'altra  al  nord  comprende  il 
cantone  o  paese  óe'Raurackij  finalmen- 
te al  sud  abitavano  i  f'cragri,  i  Nanlua- 
ti/\  Seduniie^W  Oruhii.  Allorché  Giu- 
lio Cesare  entrò  nelle  Gallie,  erano  gli  el- 
vezi divisi  ne'4  accennati  distretti,  la  cui 
precisa  posizione  ed  estensione  non  è  si 
agevole  il  determinarla.  Era  tale  a  quei 
giorni  la  popolazione  di  questo  paese,  che 
vi  si  contavano  12  città  e  4oo  villaggi;  ma 
i  prodotti  del  suolo,  debolmentecoltiva- 
to,  non  somministravano  che  dillicilmeii- 
te  il  necessario  alla  sussistenza  de'uume- 
rosi  abitatori.  Orgetoricio,  il  più  opulen- 
to e  famigerato  fra  loro,  vedendoli  mor- 
morare della  loro  sorte,  [iropose  una  in- 
vasione nelle  Gallie  per  farsene  assegna- 
re il  comando;  senonchè  i  suoi  ambiziosi 
disegni  furono  scoperti:  la  morte  ch'egli 
si  die  prevenne  la  vemletta  che  i  suoi  coni  - 
patriotti  si  proponevano  di  esercitaiecon- 
tro  di  lui.  Tuttavia  gli  spjriti  conserva- 
rono quell'impulsione  che  uvea  loro  da- 
ta, e  l'impresa  tu  egualmente  deliberata. 
Aftinedi  rendere  irrevocabile  il  partito 
che  aveano  preso,  cominciarono  dall'ap- 
piccare  il  IVioco  alle  loro  abitazioni,  do- 
|)o  di  che  a'st)  marzo  dell'anno  di  Ro- 
uia  Gì)')  s'mcamuiinuroQu  iu  numeio  di 


88  SVI 

c) 7,000,  senza  coniare  le  femmine,  i  fan- 
iniilli  e  i  vecchi,  verso  il  Rodano,  ove  si 
era  (issalo  il  generale  ritrovo  della  nazio- 
ne. Cesare  allora  proconsole  delle  Gallie, 
intesa  la  loro  emigrazione,  volò  contro 
di  loro  per  impedire  die  penetrassero  nel- 
le terre  romane.  Già  stavano  per  imboc- 
car le  gole  che  separano  il  lago  Lemaiio 
o  di  Ginevra  dal  monte  Jura,  quando  il 
generale  romano  tagliò  ad  essi  il  cammi- 
no, facendo  innalzare  un  trinceramento 
all'apertura  di  cpiesta  giogaia,  dopo  aver 
latto  rompere  il  ponte  di  Ginevra,  che 
comunicava  col  loro  paese.  Coslrelti  con 
ciò  a  rifare  i  loro  passi,  gli  elvezi  s'indi- 
rizzarono a'sequani,  che  loro  concessero 
il  passaggio  sulle  proprie  terre ,  donde 
giunserosulle  sponde  dellaSaona  nel  pae- 
se degli  edueni.  Già  due  terzi  del  loro  e- 
sercilo  aveano  attraversato  il  fiume  so- 
pra battelli  e  otri,  allorché  Cesare  rag- 
giunse il  loro  retrogiiardo,  composto  di 
ligurini,  che  pose  in  rotta.  Avendo  in  se- 
guito fatto  costruire  un  ponte  sulla  Sao- 
na,  diede  agli  elvezi  vari  piccoli  combat- 
timenti ,  ch'ebbero  fine  con  una  gior- 
nata generale,  presso  Aulun,  chiamato 
allora  Bdjracle:  quelli  che  scamparono 
dalla  carnificina,  tornatisi  nella  loro  pa- 
tria, si  diedero  a  restaurare  le  loro  case. 
Lo  stesso  Cesare  ne'suoi  aurei  Coniinen- 
iaiii  ci  die  le  prime  distinte  nozioni  dei 
popoli  elvezi,  e  nomina  la  città  di  Aven- 
ticHin,  com^W  principale  loro  stabilimen- 
to. Nel  descrivere  i  confini  dell'Elvezia, 
Cesare  separa  gli  elvezi  da'germani  per 
via  del  Reno,  da'sequani  pel  monte  Ju- 
ra, e  dagli  allobrogi  pel  lago  Leraano  e 
il  Ptodano;  donde  apparisce  che  questi 
popoli  occupavano,  oltre  a  ciò  che  oggi- 
dì chiamasi  Svizzera  alemanna,  tutto  il 
paese  di  Vaud,  il  Vallese  e  la  provincia 
di  Gex  (piccolo  paese  che  abitato  da'la- 
tobrigial  tempo  de'romani,  poi  fece  par- 
tedel  governodella  Borgogna  edella  dio- 
cesi di  Ginevra,  ceduto  alla  Francia  da- 
gli svizzeri  neliGoi,  ed  ora  nel  suo  di- 
parliuenlo  dell'  Ain),  lunghesso  il  lago 


S  V  I 

Lemano  e  il  Rodanoda  un  Iato,e  il  mon- 
te Jina  dall'altro.  I  rezi  polsi  estendeva- 
no fino  al  Lario,  e  facevano  parte  della 
Gallia  Cisalpina:  anche  questi  popoli  fu-  j 
rono  sottomessi  dalle  armi  romane,  ed 
aggregati  all'impero.  L'Elvezia  sotto  i  ro- 
mani fece  parte  della  Grande  Sequania 
oQuinta  Lionese.Dopo  quest'epoca  l'El- 
vezia restò  sottomessa  a'  romani  per  lo 
spazio  di  circa  4  secoli;  e  Tiberio  vi  fab- 
bricò la  ragguardevolecittà  di  Forum  Ti- 
berli.  Nell'enumerazione  delle  provincie 
di  Gallia  sotto  Graziano,  si  trovano  gli 
elvezi  in  parte  nella  detta  Mnxit/ia  Se- 
qnanoruin  ,  e  per  qualche  brano  nella 
f'iennese.  L'introduzione  del  cristianesi- 
mo nella  contrada  e  i  primi  suoi  progres- 
si ,  in  uno  alla  successiva  erezione  delle 
sue  sedi  vescovili,  già  la  narrai,  come  dei 
primi  martiri  che  innaffiarono  col  loro  fe- 
condo sangue  il  suolo  nelle  persecuzioni 
della  chiesa.  L'apostolo  s.  Pietro  vi  spe- 
di s.  Reato  inglese,  chiamato  V  Apostolo 
della  Si'izzeraj  s.  Lucio  re  della  Breta- 
gna vi  si  recò  a  bandir  l'evangelo  nel  pon- 
tificato di  s.  Eleutero  cominciato  nel  179. 
Le  prinìe  invasioni  de' popoli  alemanni 
penetrarono  verso  il  IV  secolo  nell'Elve- 
zia, e  vennero  seguite  in  processo  di  tem- 
po da  quelle  de'fi anelli  borgognoni. Quin- 
di le  Provincie  occidentali  per  lungo  tem- 
po appartennero  alla  Borgogna,  le  orien- 
tali alla  Germania.  I  re  goti  d'Italia  si  re- 
sero poi  padroni  della  Piezia  superiore, 
e  gli  alemanni  della  R^ezia  inferiore  o 
bassa:  gl'indigeni  de'due  paesi,  prima  dal 
ferro  alemanno  menomati,  e  quindi  stan- 
cati dalle  ripetute  aggressioni  degli  un- 
ni, ch'ebbero  mezzo  secolo  a  combatle- 
ie,si  confusero  poscia  colle  orde  barbari- 
che, le  quali  si  disputarono  le  spoglie  del- 
l'impero romano.  Avendo  i  borgognoni 
conquistata  gran  parie  dell'  Elvezia  dal 
407,  ella  rimase  sotto  il  loro  dominio  fi- 
no alla  distruzione  del  loro  regno  ope- 
rata dalle  armi  di  Clodoveo  I  re  de'fran- 
chi  negli  anni  532  e  534  >  prima  della 
qual  epoca  s,  Fridoliuo  predicò  la  fede 


S  V  I 

cri'stiniit)  nella  contrada  e  vi  fundò  parec- 
chi nioiiasteri.  Ne'diversi  cotupailiineii- 
li  cliei  successoli  de'noininati  principile- 
cero  fra  loro  della  monarcliia  francese  , 
l'Elvezia  cadde  ora  nella  porzione  de're 
diDorgogna,  ora  in  (|uella  de're  d'Austra- 
sia.  Versoil  585  s.  Gallo  d'Irlanda,  ch'e- 
ra passalo  in  Francia  con  s.  Colombano 
suo  maestro,  dovè  partirne  per  la  perse- 
cuzione di  Teodeberlo  re  d'Auslrasia,  e 
con  s.  Colombano  si  ritiiarono  presso  il 
inno  di  Costanza, ove  si  fal)l)ricarono  del- 
le  celle  presso  Bregentz.  Trovati  de'pa- 
gani  gl'indussero  a  spezzar  gl'iiloli  e  get- 
tarli nel  lago ,  ricevendo  il  battesimo. 
Quelli  che  rimasero  ostinali  nell'errore, 
martirizzarono  due  monaci  loro  discepo- 
li, i  corpi  de'quali  si  riposero  nell'abba- 
zia dell  Augia  Maggiore,  llitiratosi  ».  Co- 
lombano in  Italia,  s.  Gallo  incominciò  la 
i'cdjbrica  del  celeberrimo  monastero  che 
prese  il  suo  nome.  Imparata  ch'ebbe  la 
lingua  del  paese,  si  diede  allo  conversio- 
ne degl'idolatri,  ch'erano  ancora  in  gran 
numero,  e  li  convertì  quasi  tolti  co'suoi 
fervorosi  discorsi,  co'suoi  virtuosi  e  pe- 
nitenti esempi,  e  co'suoi  stupendi  mira- 
coli, onde  venne  venerato  per  apostolo  del 
territorio  di  Costanza.  Al  declinare  |)oi 
della  stirpe  de'Carlovingi, avendo  Pvodol- 
i'u  I,  figlio  di  Corrado  li  conte  d'Auxer- 
re,  ad  esempio  de'piìi  grandi  vassalli  del- 
l'i m  pero, proGttando  del  le  turbolenze  che 
derivarono  dalla  deposizione  di  Carlo  111 
il  Grosso  per  rendersi  indipendenie.  adu- 
nati neir888  i  vescovi  e  i  grandi  della  Pic- 
cola Borgogna  detta  Transiuratia  e  di  cui 
era  governature,  gl'indusse  a  conferirgli 
il  titolo  di  re  della  medesima,'e  si  fece  con- 
sagrare  a  s.  Maurizio  nel  Vallese.  Losta- 
tosuo comprendeva  parte  dell'Elvezia  si- 
no alla  Heuss,  la  Savoia,  il  Vallese  e  la 
Franca  Contea  o  Piccola  Borgogna:  l'al- 
tra porzione  dell'Elvezia  lu  compresa  nel 
ducato  tedesco  duS  ve  via.  Come  i  suoi  suc- 
cessori egli  fece  residenza  soventeaOrbe, 
Orben  o  Urbach,  allora  c;)|»ilale  ilella 
luedesimu.  Cicduuu  ulcuui  che  lobìc  ^lù 


SVI  89 

stala  capitale  d'uno  de'4  territorii  degli 
antichi  elvezi,  cioè  del  Pagus  Urbigeiiiis, 
ed  ora  è  citlà  del  cantone  di  Vaud,  capo- 
luogo di  distretto  e  di  circolo.  Non  aven- 
do poi  il  nipote  di  Rodolfo  I,  le  Rodol- 
fo 111,  verun  figliuolo,  nel loSa  trasmise 
i  suoi  stati  [)er  vinili  testamento  all'im- 
peratore Corrado  li  il  Salico:  e  fu  allo- 
ra che  i  prelati  e  i  signori  di  questa  pro- 
vincia profittarono  della  lontananza  di 
questo  nuovo  signore  ,  per  appropriarsi 
ed  erigere  in  sovranità  le  terre  di  cui  a- 
veano  il  comando.  Tuttavia  una  parte 
dell'Elvezia  rimase  sotto  l'immediata  aii- 
loritàdell'imperatore  di  Geriiiania[y.); 
ma  questa  non  fu  la  più  fortunata,  poi- 
ché uomini  stranieri,  spediti  a  governar- 
la, la  trattarono  siccome  un  paese  di  con- 
quista, non  il'altro  occupandosi  che  di  ar- 
ricchirsi delle  sue  spoglie.  Aggregale  le 
Provincie  elvetiche  all'impero  germani- 
co, fu  ad  esse  comune  lo  statuto  pubbli- 
cato da  Corrado  li  sul  sistema  feudale,  e 
il  destino  degli  stati  alemanni, partecipan- 
do più  volle  agli  scismi  e  all'anarchia  che 
ne  desolarono  la  contrada.  Il  r  ."scisma  fu 
quello  dell'antipapa  Onorio  //(/^.),  fo- 
njenlalo contro  il  legittimo  Alessandro  II 
dairimperatoreE(iricoIV,che  lo  fece  con- 
sagrare nella  cattedrale  diBasilea:  comEu- 
rico  IV  cominciò  quella  funesta  e  formi- 
dabile lotta  tra  il  sacerdozio  e  l'imperOjche 
l'animo  grande  di  s.  Gregorio  f^J/[f^.)  e~ 
roicamenle  rintuzzò,  con  tanta  gloria  del 
suo  nome  edellas.  Sede.  Nel  maggio  i  148 
il  Papa  Eugenio  111  onorò  di  sua  presen- 
za Losanna  e  altri  luoghi  della  Svizzera. 
Dopo  la  morte  dell'imperatore  Enrico  VI 
di  Svevia,  nel  i  197  fra'4  pretendenti  al- 
l'impero. Bertoldo  IV  e  Bertoldo  V  du- 
chi di  Zaringhen  dominarono  per  qual- 
che tempo  sull'Elvezia,  finché  poi  si  com- 
pose coll'imperatore  Ottone  IV  ili  Bruns- 
ìvick,  preferito  l\a  Papa  Iniioceiizo  Iff 
{f^ ■)  e  poi  scomunicato  per  le  sue  usur- 
pazioni, onde  fu  spogliato  de'suoi  stali  da 
Federico  11  di  Svevia, che  bentosto  fu  ne- 
lauiculc  ingrato  colla  s.  Sede,  fiero  uè- 


90  SVI 

inico  di  Gregorio  IX  (che  fu  il  i.''Papa  a 
inviiue  un  iiuii7.io  iicll'EI vezia,  in  perso- 
na del  vescovo  Ottone  clie  dimoiò  in  I3a- 
^ilea,  dipoi  divenendo  residenza  de'nuii- 
zi  prima  Ziuigo  e  poi  Lucerna,  come  già 
notai),  e  per  le  sue  perfidie  venne  depo- 
sto dri  imiucenzo  IV  nel  i  24')  celebran- 
do il  concilio  di  Lione  1.  Per  tali  gravissi- 
me turbolenze,  il  uìale  nellElvezia  giun- 
se all'estremo  per  tanta  axiarchia.  Nell'in- 
lerregiiocheconseguilò  dopo  la  sua  tnor- 
te  dal  I  i5o  in  poi,  e  massime  dopo  quel- 
la del  surrogato  Guglielmo  d  Olanda,  pei 
pretendenti  Hiccaido  d'Inghilterra  e  Al- 
fonso X  di  Castiglia,  i  ricchi  prelati  e  i 
polenti  signori  si  studiarono  di  amplia- 
re i  loro  dominii, mentre  le  piccole  città  al- 
la foggia  dell'  italiane  proclamarono  l'ui- 
dipendenza  loro  sotto  l'unperialeguareu- 
ligia  e  protezione  di  quelli  per  cui  par- 
leggiavano.  Questa  gara  della  ftjuilale  op- 
j)ressione  colla  tendenza  de'popoli  alla  li- 
bertà, fu  lai ."  scintilla  di  (juel  vasto  in- 
cendio, per  cui  uno  sterile,  povero  e  qua- 
si ignoto  angolo  della  terra  venisse  in  fa- 
tua sull'eterne  pagine  della  storia.  Il  con- 
te elvetico  Rodolfo  l  d'Habsburg,  castel- 
lo dell'Argovia,  un  cui  fratello  canonico 
in  Basilea  ministrava  all'altare,  e  uw  al- 
tro militava  con  grado  di  colonnello  nel- 
le file  milanesi,  mentre  egli  stesso  avea 
seguito  tra  le  armi  il  vessillo  del  redi  Boe- 
mia Ottocaro  II,  e  poi  di  lui  emulo  in 
concorrenza  all'  impero,  incominciò  nel 
1 27  Selcilo  imperatore  nuova  serie  di  glo- 
riosi destini.  Ne  approvò  l'elezione  Papa 
Gregorio  X  (f^.),  il  quale  onorò  di  sua 
presenza  l'Elvezia, e  iiiLosanna  s'abboccò 
con  Rodolfo  1  nell'ottobre  127 5, ed  a  lui  e 
alla  moglie  die  la  croce  di  crocesignati, ar- 
dendo il  Papa  del  desiderio  di  condor  se 
co  l'imperatore  e  i  re  nell'Asia,  per  com- 
battere i  saraceni  e  terminare  i  suoi  gior- 
ni nella  Terra  Santa  che  zelava  liberare, 
il  che  riporta  pure  l'annalista  Rinaldi: 
Gregorio  X  partito  da  Losanna  a'2 7  giun- 
se a  Sion,  vi  si  trattenne  alcuni  giorni, 
donde  passò  a  Vercelli  e  poi  a  Milano. 


S  V  I 

Nel  precedente  interregno  del  trono  im- 
periale la  legge  del  più  forte  fu  la  sola 
ad  essere  osservata,  onde  le  città  elveti- 
che per  mettersi  al  coperto  dell'  oppres- 
sione, aveano  comincialo  a  concludere 
fra  loro  qualche  confederazione;  ma  scor- 
gendo che  tale  spediente  non  era  baste- 
vole a  difendere  la  loro  libertà,  scelsero 
de'  protettori  fra'  signori  più  vicini,  più 
potenti  e  più  stimati.  Quello  che  tutti  gli 
altri  vinceva  per  l'estensione  de'suoi  do- 
njinii  e  pel  modo  di  reggerli  era  senza  op- 
posizione Rodolfo  I  d  Ilabsburgo  il  Cte- 
melile  ,  progenitore  della  possente  casa 
d'Austria.  Ora  dunque  essendosi  la  più 
parte  delle  città  poste  fino  dal  i  2  T7  sot- 
to la  sua  egida,  aveano  acconsentito  di  ri- 
cevere dalla  sua  mano  de'capitani  o  go- 
vernatori, e  gli  assegnarono  certe  rendi- 
te in  com|)enso  di  sua  protezione.  Rodol- 
f  )  I  corrispose  alla  loro  confidenza  e  non 
ebbe  a  servire  degl'ingrati:  furono  esse, 
i  vescovi  e  gli  abbati  elvetici  che  più  ei- 
ficacemente  contribuirono  a  fargli  otte- 
nere l'unperiale  dignità.  Durante  il  suo 
impero,  la  nobiltà  castellana,  che  per  io 
più  ribelle  a'principi  esercitava  sui  mise- 
ri popoli  continue  depredazioni,  era  sta- 
ta da  pochi  anni  alquanto  ralFrenata  dal- 
la lega  de' vescovi  e  abbati  principi  del- 
l'impero, e  delle  città  libere  renane  alla 
medesima  opposta.  Alcuni  magnati  per- 
suasi di  trovar  favore  in  Rodolfo  I,  accu- 
saronogiuridicameotea  lui  i  paesi diSvit- 
to.  Uri  e  Untervald  d'essersi  sottratti  al- 
la feudalegiurisdizione. Ma  quel  magna- 
nimo e  veramente  degno  d'impero,  che 
tutte  smantellò  le  fortezze  di  que'piccoli 
tiranni,  per  le  quali  rendevansi  infesti  al- 
le pubbliche  vie  e  alle  campagne, sosten- 
ne la  causa  de'  popoli  e  giudicò  in  loro 
favore.  Albertol  d'Austria  a  lui  figlio  e  nel 
I  298  successore,  non  ereditò  i  suoi  nobi- 
li sentimenti,  anzi  relativamente  agli  el- 
vezi  fu  il  contrapposto  del  padre;  [>oichè 
volendoconvertire  in  servitù  la  libera  ub- 
bidienza che  gli  prestavano,  spedi  loroal- 
cuui  uflizialie  governatori,  che  si  adope- 


S  V  I 
rai'ono  a  compiere  il  suo  iiilonilimeiUo 
con  vessazioni  d'oi^ni  j5eiiere  eil  aspie  du- 
rezze, pei' a  ver  pretesto  a  soìì;ì^ìoì:;.'iiIì  e  co- 
stituire un  principato  a'Iì^li  dell  iiijpera- 
lore,  (lacchè  i  tenitoriiili  Lucerna,  Zu- 
rigo e  Glaris  trovavansi  i^ià  sotto  il  pii- 
valosuodominio.  Di  sopra  notai  col  con- 
sigliere Franscini,  che  nelle  cnlende  di 
gennaio  I  3o3,pe'priini  i  3  cantoni  d'Uri, 
Svilto  e  Uuteivald  restaurarono  il  go- 
verno repubblicano  con  conlederazione. 
Narrai  pure  le  stravaganti  esigenze  di 
Geisler  o  Gesler  bailo  o  governatore  au- 
striaco di  Svitto  o  d'  Uri,  degradanti  la 
natura  umana,  con  esigere  che  sotto  pena 
di  morie  si  rendessero  gli  onori  al  suo  cap- 
pello o  cimiero,  posto  sopra  alta  picca  nel- 
la pubblica  piazza  d'Alldorf.  Come  il  fa- 
moso arciere  Guglielmo  Teli  sdegnato  a 
cotanta  umiliazione  e  sprezzando  l'ordi- 
ne, fu  costretto  espiare  la  disubbidien- 
za, coll'abbatlere  con  un  colpo  di  freccia 
un  pomo  collocato  sulla  testa  del  figlio 
suo.  Questo  fatto  avvenne  a' 1 8  novem- 
bre I  3o7,  e  fu  ilsegiialedi  esplosione  del- 
la rivoluzione  già  apparecchiata  ne'sud- 
delti  3  cantoni  a'  i  7  ottobre  precedente, 
da  3  uomini  risoluti  ad  osare  ogni  cosa 
perla  salvezza  della  patria,  cioè  Gualtie- 
ro Fursl,  W'ernero  di  Staull'ach  oStalFter, 
edArnoldo W'inskelried  diMelchlhal.l  li- 
ranni  presidi  vennero  ignominiosamente 
cacciati,  e  l'imperatore  Alberto  I  chedi- 
sponevasi  a  vendicarli,  peri  tragica  olen- 
te trafitto  sulle  sponde  della  Reussili.° 
maggio  i3o8,  per  mano  de' congiurali 
guidati  da  Giovanni  d'Austria  suo  nipo- 
te e  dal  conte  di  Warth.  Successe  nell'i  m- 
pero  Enrico  VII  di  Luxemburg,  e  con- 
fermato da  Papa  Clemente  V,cheavea 
trasferito  la  residenza  pontificia  in  À^ù- 
gnone{F.)  sulle  rive  del  Rodano,  in  Lo- 
sanna a' 17  ottobiei3io  rinnovò  il  giu- 
ramento di  dilendere  la  fede  cattolica  e 
le  ragioni  della  s.  Sede,  nelle  mani  di  lìal- 
duinoarcivescovodiTreveriedi  Giovan- 
ni di  Molaos  canonico  di  Toul  ,  inviali 
poulificii.  Leopoldo  3."  figlio  d'Alberto  1, 


SVI  9, 

erede  del  suo  risentimento,  si  pose  in  i- 
stato  ili  assoggettarci  ribelli;  maa'i  5  no- 
veuibrei  3  1  5,  nella  clamorosa  battaglia 
di  Morgarlen,  fu  posto  in  completa  rot- 
ta co  suoi  20,000  uomini, da' 1  3oo  sviz- 
zeri de'canloni  collegati  di  Uri,  Svillo  e 
Unlervald, posti  in  agguato  nelle  montuo- 
se gole  di  Svillo,  allorché  il  formidabile 
esercito  piouìbava  su  di  loro,  e  perciò  de- 
nominate le  Teruiopili  di  Svizzera,  ed  i 
valorosi  che  radronlaronu  paragonali  a- 
gli  spartani  o  lacedemoni.  Però  gli  sviz- 
zeri fiuono  dalla  natura  non  meno  che 
dalla  sorte  nell'ardita  impresa  meglio  as- 
sistiti ,  imperocché  l'esercito  nemico  fu 
sbaraglialo  e  violo  piìi  da'rotolali  maci- 
gni che  dalle  fieccie.  (ìli  storici  sono  di- 
screpanti nel  numero de'comballonti,  al- 
cuni diminuendo  gli  austriaci  a  9000,  al- 
tri restringendo  i  prodi  eaudaci  svizzeri 
a  soli  5oo.  L'esempio  ed  i  primi  succes- 
si de'confederali  risvegliò  presso  i  loro  vi- 
cini l'amore  dell'indipendenza,  onde  il 
cantone  di  Lucerna  nel  1  332  si  sottrasse 
dagli  austriaci, ed  entrò  a  parte  della  le- 
ga perpetua  de'3  cantoni.  Con  l'appog- 
gio di  Lodovico  V  il  Bavaro,  che  con- 
trastava l'impero  a  Federico  111  il  Dello 
d'Austria  fialellodi  Leopoldo,e sostenen- 
done gì' interessi,  gli  svizzeri  marciaro- 
no di  trionfo  in  trionfo,  e  si  accrebbe  sif- 
fattamente la  loro  reputazione,  che  di- 
versi altri  cantoni  chiesero  e  ottennero 
d'essere  a  ni  messi  nel  laCon  federazione  1£1- 
vetica,  Zurigo  nel  i  3j  1,  Glaris  e  Zug  nel 
i352,  Berna  nel  i353  colla  quale  erasi 
alleata  la  città  di  Bienne,  mentre  neh  356 
con  Berna  e  Friburgo  entrò  in  lega  la  cit- 
tà di  Losanna.  Avendo  il  Papa  Gregorio 
XI  restiluiloa  Pioma  nel  1377  la  residen- 
za papale,  contro  il  successore  Urbano  VI 
insorse  nel  1378  ranlipa[)a  ClementeVll 
de'conti  di  Ginevra,  che  recandosi  in  A- 
vignone  consolidò  il  suo  partilo,  aumen- 
tando il  numero  degli  anticardinali  da 
lui  creati,  e  così  fu  autore  del  gran  Scisma 
(/^  .)  d'occidente,  il  piìi  lungo  e  lunesto 
di  tulli,  e^seudo  ricouu»ciuloda  molti  so- 


92  SVI 

vrani  e  nazioni,  fra  le  quali  la  Francia  e 
in  palle  In  Svizzera.  Fra  quelli  restali  fe- 
deli al  Papa  vi  furono  la  Svevia,  la  Ger- 
mania e  la  llezia:  il  Papa  ed  i  suoi  suc- 
cessori scomunicarono  l'antipapa,  con 
tulli  i  siiui  $e;^uaci  e  sostenitori  scisma- 
tici. Nel  I  38 1 A  duca  Leopoldo  d'Austria 
a  Pioleinburgo  slahilì  un  nuovo  pedag- 
gio, onde  si  sollevò  Lucerna,  e  fu  il  se- 
gnale di  nuova  rottura  colla  casa  d'Au- 
htiia.  Essendosi  que'di  Lucerna  presen* 
tiiti  in  seguilo  davanti  alle  citlà  di  Sem- 
pacli  e  di  llicliensee  ,  le  riceverono  per 
via  di  eomponimeulo  col  paese  d'Entle- 
buch  ,  die  stanco  della  tirannica  domi- 
nazione di  Pietro  di  Thorberg  suo  signo- 
re, si  pose  sotto  la  loro  protezione.  Aven- 
do poi  gli  austriaci  nel  1 386  presa  d'as- 
siillo[iicliensee,vi  esercitarono  la  più  cru- 
dele vendetta  sugli  abilanli  e  sulla  citlà 
die  distrussero.  Dopo  aver  minaccialo 
molle  piazze,  giunsero  a'g  luglio  innan- 
zi a  Sempach,  ove  il  duca  Leopoldocou 
4ooo  uomini  si  trovò  a  fronte  di  i3oo 
confederali,  tranne  i  bernesi  clie con  pre- 
testi non  vi  presero  parte.  Ingiiggiata  la 
bultaglia,il  duca  fu  tra'primi  ucciso,  e  la 
rotta  del  suo  esercito  divenne  generale: 
2000  austriaci  restarono  morti  sul  cam- 
po, e  la  perdita  degli  svizzeri  fu  di  poco 
più  di  200.  La  città  assediata  fu  median- 
te questa  strepitosa  vittoria  salvata  e  pre- 
sa sotto  la  protezione  di  Lucerna.  In  me- 
moria di  questo  avvenimento  gli  svizze- 
ri eressero  una  cappella,  per  celebrarvi 
l'anniversario,  ed  altre  simili  edificarono 
poi  ne'cainpi  di  battaglia  di  Alorgarten, 
di  Naefels,  di  Morat,  di  Ornach,  e  altri 
uiemoiabili  per  vittorie  da  loro  riporta- 
te. In  molti  pubblici  e  privati  luogbi  del- 
la Svizzera,  e  persino  negli  alberghi  e 
nelle  osterie,  si  trovano  pitture,  disegni 
e  incisioni  rappresentanti  le  vittorie  ri- 
portaledagli  svizzeri, ed  i  ritratti  di  quel- 
li che  conlribuirono  alla  loro  indipen- 
denza. Gli  austriaci,  dopo  la  battaglia  di 
Sempach,  volendosi  reintegrare  delle  lo- 
ro perdile,  Leopoldo  e  Guglielmo  figli 


S  V  I 

del  duca  ucciso,  non  die  Alberto  di  lui 
fratello,  essendosi  trattenuti  in  Isvizzera, 
fecero  grandi  apparecchi  per  proseguire 
la  guerra.  Allora  Berna,  credeiulosi  in  ob- 
bligo di  riunirsi  cogli  allri  7  cantoni,  for- 
ni loro  delle  truppe, colle  (juali  eglino  re- 
[iressero  le  dillcreiiti  scorrerie  de'nemi- 
ci,  rendendo  ad  essi  pure  la  pariglia  nel- 
le loro  terre.  A'q  aprilei  388  s'insigno- 
rirono di  Naefelsi5,ooo  austriaci  e  l'in- 
cendiarono. IMa  que'di  Glaris,cui  appar- 
teneva, raccoltisi  in  numcio  di  700  ia 
Linlhal,  con  tal  vigore  gli  alfrontarono, 
che  li  costrinsero  alla  fuga  ea  precipitarsi 
nel  fiume  Limmat,  morendone  2000,  e 
degli  svizzeri  perirono  soli  55.  Siccome 
la  guarnigione  di  iVidau  e  quella  di  Bu- 
ren  desolavano  il  vicinato  coloro  ladro- 
necci, Cerna  e  Soletta  presero  ambedue 
le  piazze,  e  lai.'  s'impadronì  ancora  di 
Unlerseen  e  dell'alto  Siinmenthal.  Asse- 
diando gli  altri  cantoni  Rapperschweil, 
vennero  respinti  con  perdita  ragguarde- 
vole. Intanto  la  casa  d'Austria  vide  con 
rammarico!  conti  di  Toggemburgo  slac- 
carsi dalla  loro  alleanza  e  pacificarsi  co- 
gli svizzeri.  xAIolle  città  imperiali  si  frap- 
posero per  far  cessare  le  ostilità  tra  gli 
svizzeri  e  i  duchi  d'Austria,  ed  ottenne- 
ro contro  l'opposizione  di  Berna  una  tre- 
gua, che  rinnovata  si  prolungò  a  64  an- 
ni, e  venne  d'ambo  le  parti  fedelmenle 
osservata.  Gli  svizzeri  profittarono  del  ri- 
poso ch'essa  loro  procacciava,  per  perfe- 
zionare la  loro  militare  disciplina,  e  in 
fatti  vi  riuscirono  in  modo  che  a  giudi- 
zio di  Macchia  velli  ninno  mai  li  superò 
in  questo  punto,  fuorché  i  romani.  Lo  sci- 
sma frattanto  vieppiù  imperversa  va,  per- 
chè nel  i3g4  successo  a  Clemente  VII 
l'altro  antipapa  Benedetto  XIII,  questi  si 
ostinò  nel  sostenerlo,  con  immenso  dan- 
no della  Chiesa.  Nel  1409  i)er  estinguer- 
lo fu  adunato  il  Sinodo  {f^.}  di  Pisa,  ove 
fu  deposto  Benedetto  XIII  e  il  Papa  Gre- 
gorio XII,  ed  eletto  Alessandro  V,  acni 
per  morte  nel  (4 'ti  fu  dato  in  successo- 
re Giovanni  XXIII.  Così  i  fedeli  rima- 


S  V  I 

serO  con  3  rhe  si  cnnsideravnno  Papi,(li- 
\isi  nell'ubludienza  e  incerti  chi  licono- 
sceie  per  legillimo.  Per  troncare  sì  de- 
plorabile e  perniciosa  scis>;uia,  l'impera- 
tore Sigismondo  s'impegnò  per  la  cele- 
l)razioDe  del  Sinodo  [f^.)i\\  Costanza, che 
incominciato  ncli4>4 ''"SCÌ  il  principa- 
le avvenimento  del  secolo  XV.  Dappoi- 
ché l'antipapa  vi  fu  deposto  e  scomuni- 
cato, Gregorio  XII  eroicamente  rinun- 
ziò il  ponliiìcato,  e  Giovanni  XXIII  che 
•vi  si  era  portato,  deludendo  con  giura- 
mento l'assemblea  di  voler  abdicare,  fug- 
gì cogli  aiuti  di  Federico  d'Austria  in  di- 
verse città  e  luoghi  di  Svizzera,  per  cui 
fu  deposto  e  imprigionalo.  Teodorico  di 
JN'iemo  scrisse  la  storia  di  questa  fuga  di 
Giovanni  XXIII,  di  cui  era  scrittore  delle 
leltereapostoliche  e  abbrevialore,  e  in  tal 
rpialità  l'avea  accompagnato  al  concilio. 
l'er  la  protezione  a  lui  accordala  dal  duca 
FedericOjil concilio  e  l'imperatore  locon- 
dannarono  al  bando  dall'impero,  e  per- 
ciò gli  fu  tolta  la  città  di  Baden  famosa 
pe'suoi  bagni,  quella  di  Sciaifusa  e  altre. 
Weli4i7  l'eletto  in  Costanza  Martino  V 
esti nse  lo  scisma  e  resti  tuì  la  pace  al  laChìe- 
sa.  I  tedeschi  e  l'imperatore  lo  supplica- 
rono perchè  restasse   qualche  tempo  in 
Germania,  ed  il  re  di  Francia  in  questa 
inslantemente  l'invitò.  Martino  V  lispose 
a  tulli  non  poterlo  fare,  per  essere  il  pa- 
trimonio della  Chiesa  in  Italia  occupato, 
Incerato  edislrulto  da  vari  tiranni  per  l'as- 
senza de'l'api;  e  lioma,capo  della  religio- 
iiecristiana, essere  decaduta  in  miseria  per 
cagione  delle  sedizioni  civili,  delle  guer- 
re, della  fune,  della  peste,  del  fuoco,  e  le 
chiese  de'sanli  essere  andate  tulle  in  ro- 
vina ;  essere  perciò  necessario  che  vi  si  re- 
casse, perchè  la  cliieso  romana  come  ca- 
po e  madre  ili  tulle  le  altre  chiese,  in  quel  - 
la  dovea   il    l'apn   stare.   IMarlino  V   da 
Costanza  ne  parli  a'iG  maggioi 4 iH, gior- 
no seguente  alla  Pentecoste,  indi  visitò  e 
soggiornò  in  più  luoghi  e  città  della  Sviz- 
zera, come  riportai  di  sopra.  Neil'nscire 
da  Costanza,  lo  piecedeva  poinpitsa  co- 


S  V  I  93 

miliva,  cavalcando  il  Papa  una  biafica 
c:iiinea,  in  abito  pontificale,  tenendone  le 
briglie  l'iniperatoree  il  marchesedìBi'an- 
del.nirgo,  4  conti  sostenendo  il  baldacchi- 
no sotto  il  quale  incedeva  ;  poi  seguiva 
tulio  il  cleroe  la  nobiltà  a  cavallo. (>iun- 
to  alla  porta, il  l^apa  discese  e  svestì  le  sue 
insegne,  indi  rimontò  a  cavallo,  e  altret- 
tanto fecero  l'imperatore  e  il  marchese, 
e  l'accompagnarono  a  (ìottlieben  o  Got- 
leben,  dove  s'imbarcò  sul  Pieno  e  passò 
a  Sciaifusa,  donde  si  portò  a  B-iden  ed  a 
Lenzburg  ciltà  del  cantone  d'  Argovia  ; 
andò  pure  a  Berna,  a  Cebenes,ed  a  Gine- 
vra, ove  soggiornò.  Per  IManlova,  Firen- 
ze e  Siena  giunse  in  Pioma  a'a8  settem- 
bre 1420.  In  conseguenza  del  convenuto 
a  Costanza,  promulgò  Martino  V  il  con- 
cilio generale  di  iS/e/?^  (f'.),  e  pel  i43i 
lo  trasferì  a  Basilea  { ?^.),  col  breve  Du- 
filini  praesidentes ,  del  1424»  che  si  legge 
nel  Pontificiarnin  Constit.  Epitome  del 
Gueira,  t.  2,  p.  4^5,  e  diretto  a'procon- 
solijConsoli  e  comunità  della  ciltà;  ma  Pa- 
pa Eugenio  IV  vedendo  che  i  suoi  nemi- 
ci l'aveano  ridotto  a  conciliabolo  per  op- 
primerlo, sospese  il  concilio  e  ordinò  che 
si  trasportasse  aLologna,>-crivendo  il  bre- 
ve Stniper  alÌHs,(\e\i^'i'j,  loco  citiilo,  e 
diretto  Macisti 0  civiiirn,  et  Consulibiixci- 
vitate  Dasìlecnsis,  dicendo  loro  non  esse- 
re disonorevole  perla  ciltà  il  trasferimen- 
to ,  esigerlo  la  necessità  come  luogo  più 
accessibile  a' greci  che  volevano  riuniisi 
alla  chiesa  Ialina.  I  padri  di  Basilea  si  op- 
posero a  tal  ilecreto  e  colle  loro  succes.si- 
ve  sessioni  lo  ridussero  vieppiìia  concilia- 
bolo di  Satanasso.  In  vece  Eugenio  IV,  di 
fermissimo  animo  e  virtuoso,  trasportan- 
tlo  il  concilio  generale  da  Bologna  a  Fer- 
rara  (/  .)e  poi  a  Firenze  (/  •),  vi  celebrò 
il  celehreconcilio  ecumenico.  Ostinandosi 
i  superstiti  padri  di  Basilea  nel  proseguire 
il  conciliabolo,  Cailo  VII  re  di  Francia 
pubblicò  la  Prammatica  Sanzione (^/\), 
ed  i  pochi  padri  ribelli  a  Eugenio  IV  e  tla 
lui  condannati,  dopo  aver  preteso  di  de- 
porlo, fecero  con  istupore  di  tulla  Euro- 


9-1  'SVI  SVI 

pa  un  nnnvn scismn  con  oIp!:;2;cre  anlipn.  poiafoi-e, onde  i  duchi  austriaci  vedendo- 
pa  a'5  n()ve(ribrei4jf)  Amedeo  Vili  do-  si  lio|ipo  deboli  per  dileiidere  i  loro  al- 
ca di  Savoia  (/'.),  per  sostenersi  nell'ini-  leali,  nel  1 444  chiamarono  in  loro  aiuto 
rpia  lotta.  Prese  questi  il  nome  di  Felice  il  DcHnio  poi  Luigi  XI,  elio  il  padre  Car- 
\',si  fece  cotisngrarein  Basile»,  creò  mol-  lo  Vllredi  Francia  ad  eccitamento  d'Eu- 
ti  pseudo  (;iir(linali,fiaVpialiLo(l()VÌcndel-  genio  I  V  avea  spedito  por  di<p(M(!ere  ii 
la  Paia  (A.), che  lece  amminislintore  di  conciliabolo  tli  Basilea.  Questa  città  priva 
Losanna,  e  P'raucesco  vescovo  di  G'Hffm,  di  guarnigione  ,  avvertì  l'esercito  degli 
nella  qual  città  ne  creò  altri,  e  nella  piìi  svizzeri  che  assedia  vaFarnsl)erg,i2oouo- 
parte  aveano  dato  il  voto  per  la  sua  eie-  mini  del  quale  a'26  agosto  osarono  un  4-" 
zione,  tutti  coU'anlipapa  scomunicati  da  di  lega  marciare  contro  1'  aniiguardo  di 
Eugenio  IV,  in  uno  allo  scisma  di  Basi-  8000  uomini, che  respinsero  finoalgros- 
lea,  suoi  seguaci  e  fautori,  e  perciò  anche  so  dell'armata  che  si  crede  ascendesse  a 
gli  svizzeri  che  lo  sogiuvano.  Felice  V  al-  3o,ooo.  Spinti  dal  loro  coraggio  ii  200 
terno  la  sua  residenza  in  Thonon  capila-  svizzeri,  senza  ascollare  la  voce  de'  loro 
le  del  Chiablese  o  Ciabiese  suo  ducato  (il  ulllziali,  si  precipitarono  audacemente  sul 
quale  alcuni  geografi  lo  dicono  politica-  ponte  s.  Giacomo  custodito  da  8000  uo- 
niente  parte  della  Svizzera  :  certo  è  che  mini.  Non  avendo  potuto  forzarlo,  tenta- 
iiel  1  536  lo  presero  i  bernesi  evallesi,cioè  rono  di  prender  terra  sotto  il  ponte,  ove 
i  primi  s'iuìpadronirono  della  parte  che  assaliti  perirono  (ulti  gloriosamente:  i  lo- 
giacca!  di  qua  del  Dransa,  ed  i  secondi  di  ro  compagni  nell'osped  ile  di  s.  Giacomo 
tuttociò  che  sta  al  di  là  di  quel  fiume.  Nel  vi  si  sosteimero  nell'alte  mura  per  1  o  ore 
i564  Berna  restituì  al  duca  di  Savoia  la  dagli  assalti  dell'intera  armata.  Di  questi 
sua  parte,  con  pretesa  che  vi  si  tnantenes-  bravi  svizzeri  non  rimasero  che  12  uomi- 
se  l'introdotta  eresia,  i  cui  predicanti  fu-  ni,i  quali  dn'Iorocompatrioili  ebbero  uu 
rono  poi  cacciati  nel  1398  da  s.  Franca-  marchio  d'infnnia.  Si  calcola  che  8000 
SCO  di  Sales.  Nel  congresso  di  Vienna  del  francesi  perisseroin  quella  giornata.  Que- 
i8i5  fu  statuito,  la  provincia  del  Cia-  sta  vittoria,  ottenuta  a  caro  prezzo,  inse- 
blese  formare  parte  della  neutralità  del-  gnò  al  Delfino  a  rispettare  una  nazione, 
la  Svizzera  ,  vale  a  dire  ,  che  in  caso  di  di  cui  non  avea  un'idea  troppo  fivore- 
guerra  fra  le  potenze  a  lei  vicine,  le  trup-  vole.  Nel  1417  divenuto  Papa  Nicolò  V, 
pe  sarde  devono  evacuare  il  Ciabiese,  e  i  impiegò  lutto  il  suo  zelo  ad  estinguere  lo 
soli  svizzeri  tenervi  guarnigione,  senz'ai  ■  scisma  della  Svizzera,  di  SavoiaePiemon- 
teraie  l'amministrazione  civile  del  re  di  le  suddite  di  Felice  V,  che  con  alcune  u- 
Sardegna  e  l'ecclesiastica),  Basilea, Losan-  niversità  seguivano  l'antipapa,  da  lui  di- 
na e  Ginevra.  Il  re  Alfonso  V  d'Arago-  chiarate  eretico  e  confiscandogli  i  beni  in- 
na  non  potendo  ottenere  da  Eugenio  IV  sieme  a  quelli  de'suoi  fautori,  applican- 
l'investitura  del  regiiodi  Napoli,  fece  mo-  doli  al  re  di  Francia  se  voleva  reprimer- 
stra  d'abbracciare  il  parlilo  di  Felice  V,  lo  in  uno  agli  scismatici  colle  armi,  con- 
quindi  lo  abbandonò  adatto  nel  i443,  cedendo  indulgenze  a  chi  l'avesse  prese 
quando  pacificatosi  con  Eugenio  IV  rice  contro  di  loro.  Inoltre  Nicolò  V  in  con- 
\è  quanto  bramava.  Avendo  Zurigo  pre-  seguenza  della  dieta  tenuta  dall'impera- 
lensioni  sulla  contea  di  Toggemburgo  e  toreFedericolIl  inAscaffenburgo^costriu- 
oltrettanleavendonei  ducliid'Auslria,de-  se  i  basileesi  a  cacciare  gli  scismatici  che 
terminarono  d'invaderla,  ma  furono  ar-  a  se  chiamò  l'antipapa  in  Losanna.  Fe- 
restati  da' cantoni  neutri  per  rispetto  a  derico  111  con  tutti  i  principi  di  Germa- 
Svillo  e  Glaris  cointeressati.  Allora  i  zu-  nia,  rinunziato  ad  ogni  comunicazione  e- 
righesi  si  collegarono  con  Feilericolll  im-  sortatoria  con  Felice  V  ,  con  suo  editto 


S  V  I 
comandò  a  tulli  i  sudditi  dell'impero  di 
riconoscere  per  solo  e  vero  soiiuiio  Pon- 
tefice Nicolò  V;  e  fu  ini  fulmine  che  ab- 
balle  lo  scisma  basileese  ,  il  (piale  erasi 
collegalo  cogli  eretici  ussiti  di  Boemia. 
Mosso  anche  Carlo  VII  re  di  Francia  a 
por  line  allo  scandalososcisma,irilin)òiui 
congresso  in  Lione,  al  quale  concorsero 
anche  gli  oratori  dell' antipapa;  mentre 
Nicolò  V  andava  riaccpiistando  alla  sua 
ubbidienza  gli  scismatici  di  Gfirnanin  e 
di  Polonia,  e  nel  i44'^  '"  pidiblico  con- 
cistoro ricevè  quella  del  vescovo  e  popo- 
lo ili  Basilea  a  mezzo  del  loro  ambascia- 
tore, riconciliandoli  colla  Chiesa.  Duside- 
randosi  da  lotti  l'unione  e  la  pace,  egua- 
li sensi  nutrendo  il  virluosoFeliceV,  an- 
co per  vedersi  ormai  da  pochi  popoli  ri- 
conosciuto, egli  a'g  aprile  i  449 ''"""i^'ò 
l'antipouliflcato  in  Losanna.  Lieto  di  ciò 
Nicolò  V  ricevè  tale  abdicazione ,  e  con 
3  bolle  assolvè  dalle  censure  ecclesiasti- 
che (|uelli  ch'eransi  adunali  in  Basilea  e 
poi,  dopo  essere  slati  cacciati  da  Federi- 
co HI,  in  Losanna  sotto  il  nome  di  con- 
cilio generale;  confermò  i  benefizi  di  tul- 
li quelli  che  aveano  aderito  allo  scisma, 
tulli  gli  atti  dall'ex.  Felice  V  falli  nella 
sua  ubbidienza,  ed  annullò  lutto  quan- 
to erasi  scritto  contro  l'assemblea  di  Ba- 
silea e  suoi  aderenti.  In  premio  poi  alia 
generosità  di  Amedeo  Vili  lo  creò  car- 
dinal decano  del  sagro  collegio,  legalo  rt 
Infere  perpetuo  e  vicaiio  della  s.  Sede  in 
Losanna,  Basilea,  Costanza,  Sion,  ed  in 
«juegli  altri  luoghi  ricordati  nel  voi.  Il  (e 
non  III  come  per  errore  tipografico  è  del- 
lo nel  voi.  LXli.p.  24),  p- 2  i4;  'li  P'ù  s'' 
concesse  l'uso  d'alcune  insegne  papali,  e 
riconobbe  per  veri  alcuni  de'  suoi  pseu- 
tlo  cardinali,  nìorendo  Amedeo  Vili  san- 
tamente in  Pvip.iglin  nel   i4'>'. 

1  cantoni  svizzeri  in  difesa  della  loro  in- 
dipendenza sostennero  successivamente 
con  valore  diverse  guerre  che  raccontai 
superiormente,  e  si  collegarono  neh  453 
con  Carlo  VII,  che  promise  di  non  soccor- 
rere i  loro  ncmici,e  gli  die  libero  passo  nel- 


S  V  I  95 

le  tene fiGncesl,ed  ivi  occuparsi  del  com- 
mercio: questo  trattato  rinnovò  Luigi  XI 
nel  1403.  Già  neh  4^0  '  cantoni,  tranne 
Berna,  aveano  concpiistato  il  baliaggio  di 
Turgovia  e  VVinlerihur,  l'unico  testalo  a 
casa  d'Austria  nello  Svizzera.  A  vendo  Si- 
gismondo duca  d'  Ausilia  dato  neh46c) 
in  pegno  la  contea  di  Ferretle,  il  Sund- 
gaw,  l'Alsazia  e  le  4  città  forestiere  a  Car- 
io il  Teniernriodiìca  di  Borgogna,  questo 
principe  die  loro  in  bailo  Hang'.'bach  ne- 
mico aperto  degli  svizzeri, ch'erano  allea- 
ti d'ambedue.enon  tardò  a  fiU*  sentire  stdia 
nazione  il  suo  od  io.  Oli  svizzeri  ne  avanza* 
rotio  querele  al  duca  Carlo,  e  Luigi  XI  ve- 
dendo male  accolta  l'audiasciata  di  Berna, 
prnfiltarido  di  loro  sronleiite/za  concluse 
un  nuovo  tiatlato  d'alleanza  a  Senlis  1'  1  i 
giugno  1 474-  Questo  trattato,  cui  si  die  il 
nome  d'  Unione  Ereditaria,  assicurando 
agli  svizzeri  la  protezione  di  Francia,  li 
rese  ardili  d'intimar  guerra  al  duca  a'g 
ottobre,  il  quale  era  odiato  da  Luigi  XI. 
In  diversi  famosi  comballimenti  gli  sviz- 
zeri ri[)ortarono  le  celebrate  vittorie  con- 
tro Carlo  il  Temerario  duca  di  Borgogna 
nel  1476  a  Granson,  ed  a  Mnral,  malgra- 
do che  .'dia  sua  grave  artiglieria  non  op- 
posero che  le  spade  e  le  lunghe  alabarde; 
ma  devesi  riguardare  come  fjiso  l'umile 
discorso  che  vari  scrittori  pongono  in  boc- 
ca a'  deputati  di  questa  nazione  antece- 
dentemente alla  r.\li  queste  due  gioinate, 
per  istornaie  il  duca  di  Irallar  la  guerra 
contro  di  essa:  aggiungerò  inollieche  gli 
svizzeri  ebbero  molta  parte  nella  vittoria 
di  Nancy,  ove  Carlo  perì  a'  j  gennaio 
i477'  Appagato  ili  tulio  Luigi  XI,  ac- 
corilo poi  molti  privilegi  agli  svizzeri  al 
soldo  di  Francia,  e  che  in  essa  si  stabi- 
lissero. In  forza  di  tale  trattato  la  Sviz- 
zera dovea  fornirgli  fla  ^,000  a  16,000 
uomini  di  truppe  ausiliarie.  Intanto  il 
corpo  elvetico  nel  i4^i  ammise  alla  sua 
confederazione  i  cantoni  di  Fribmgo  e  di 
Soletta,  così  giunsero  al  mimerò  di  X, 
con  aumento  di  forza  per  la  comunesicu- 
rezza,  venendo  associali  per  gli  aiuti  som- 


9fi  S  V  I 

niinisfrnfi  nolle  vnrie  j^iiprro.  Papa  Sisto 
1 V  pel  I  ."feoe  lega  collaConfiuleraxionelCI- 
velica,  e  inoUie  pel  i .°  prese  al  servigio  ilei 
Palazzo  apn-itoUco  (/^.)  la  fedele  guar- 
dia svizzera,  tiiltora  onorevolmente  esi- 
stente. Trovo  che  Alessandro  Vi  presea 
Soldo  le  tuilizie  svizzere, le  quali  occoinpa- 
gnarono  il  celebre  prelato  l'onafede,  coin- 
inissario  generale  dell'armi  pontifìcie  per 
l'impresa  di  Camerino,  ed  essendo  gover- 
natore di  Forlì  vietò  loro  di  saccheggiarla. 
Divenuto  imperatore  Massimiliano  I,  fi- 
glio di  Federico  lll,cheavea  sposala  [Via- 
ria l'erede  di  Carlo  il  Temerario ,i:o\\e  so- 
vranità de'Paesi  Bassi  e  della  Borgogna, 
irritato  da  Francia  lichiese  appoggio  da- 
gli svizzeii,  i  fp»ali  si  iitnitarono  ad  oll'rir- 
gli  la  loro  mediazione;  e  quando  si  imi- 
rono  a  lui  contro  Luigi  XII,  hen  presto 
si  ammulinarono  e  sbandarono,  onde  gli 
austriaci  furono  forzati  a  ritirarsi.  Nel 
1499  conoscendo  Massimiliano  I  i  vantag- 
gi che  avrebbe  potuto  trarre  dalla  Confe- 
derazione Elvetica,  e  punto  dall'opposi- 
zione che  provava  per  parte  de'cantoni  de- 
mocratici, tentò  di  mettere  in  discordia 
tra  loro  gli  svizzeri,  e  di  estorcere  come 
imperatole  i  soccorsi  che  non  avea  potu- 
to avere  come  capo  di  sua  casa;  ma  essi  ri- 
cusarono di  riconoscersi  membri  dell'im- 
pero, e  di  somministrare  il  contingente  ri- 
chiesto. Alessandro  VI  a  istigazione  del- 
l'imperatore gli  scomunicò,  e  la  camera 
imperiale  esercitò  contro  di  essi  tulio  il  ri- 
gore di  sua  autorità.Tali  forzosi  espedien- 
ti indussero  lutti  icantoniad  unirsi;eiMas- 
similiano  I  avendo  fatto  marciare  contro 
(li  essi  I  6,000  uomini, fu  vinto  inostinato 
combattinieuto,  e  si  vide  costretto  a  rico- 
noscere l'indipendenza  elvetica.  Duran- 
te tale  guerra.  Luigi  XII  avea  conquistato 
il  Milanese,  e  già  minacciava  il  regno  di 
Napoli.  L'imperatore  sgomentato,  fu  sol- 
lecito nello  stesso  1499  ^  foi'ma'e  un'al- 
leanza cogli  svizzeri.  Neliaoi  si  unirono 
a'  X  cantoni  quelli  di  Basilea  e  di  Sciaf- 
fusa.  Papa  Giulio  II  eletto  neli5o3  ec- 
cilò  i  cantoni  a  stipulare  un  trattalo  d'u- 


S  V  I 

nione,  e  nel  i^o  5  ottenne  per  se  e  succes- 
sori ima  guardia  composta  di  9.00  sviz- 
zeri. Giulio  II  essendosi  contro  Luigi  XII 
collegato  coll'imperatore,  questi  nel  i  lioy 
fece  decretare  nella  dieta  di  Gostanza  la 
leva  di  90,000  uomini, e  ()  cantoni  sviz- 
zeri promisero  aggiungervi  6000  di  loro: 
la  guerra  svanì  per  allora.  Segui  intanto 
la  famosa  lega  di  Canibrny  (/-''.)  per  spo- 
gliare i  veneziani  de'Ioro  (lominii,  i  quali 
ridotti  a  mal  pattilo  invocarono  e  otten- 
nero perdono  dal  Papa,  che  perciò  si  ri- 
tirò dalla  lega.  Inasprito  Luigi  XII,  rup- 
pe guerra  a  Giulio  1 1,  il  quale  essendo  sta- 
to vescovo  di  Losanna,  nel  i  5io  a'4fnar- 
zo  per  mezzo  di  Schinner  o  Sckeiner  ve- 
scovo di  Sion  rinnovò  la  lega  pontificia 
cogli  svizzeri,  con  alleanza  offensiva  e  di- 
fensiva, gli  riuscì  distaccarli  da  Francia  e 
di  ricevere  per  5  anni  un  valido  soccorso 
di  truppe  formato  di  12,000  uomini,  che 
unì  alla  Milizia  Pontificia  per  la  guerra 
onde  cacciare  i  francesi  dall'Italia.  Di  più 
concluse  la  convenzione  pel  corpo  della 
Guardia  S'aizzerà  chedovea  sempre  cu- 
stodire il  palazzo  apostolico  e  la  persona 
del  Papa,  e  per  luminosa  testimonianza 
di  distinzione  e  benevolenza  mandò  in  do- 
no alla  Confederazione  Elvetica  l'onorifi- 
co donativo  dello  Stocco  e  Berrettone  du- 
cale benedetti,  con  due  Stendardi,  oltre 
altri  a  ciascun  cantone,  e  chiamò  i  can- 
toni col  glorioso  titolo  di  Difensori  della 
ecclesiastica  libertà,  con  quanto  altro  già 
raccontai,  e  creò  Sckeiner  cardi  naie. Quin- 
di 12,000  svizzeri  s'mcaniminarono  alla 
volta  di  Milano, ma  il  maresciallo  diChau- 
mont  li  obbligò  a  retrocedere.  Richiama- 
ti in  Italia  nel  i5  12  da  Gudio  II  e  da'suoi 
confederati,  fecero  gli  svizzeri  un'improv- 
visa irruzione  nel  Milanese,  e  ristabiliro- 
no in  quel  ducato  IMassimiliano  Sforza,  il 
cui  padre  era  morto  prigioniero  in  Fran- 
cia. Alcuni  cardinali  fjutori  di  Francia  o- 
sarono  ribellarsi  a  Giulio  II,  riunendosi 
in  conciliabolo  a  Pisa,  donde  cacciati  si 
portarono  a  Ridano  nel  i  5 1 2,  ed  ivi  pu- 
re furono  dispersi  dagli  svizzeri  condotti 


SVI 

ila!  cardinal  Sckcincr,  ed  Inoltre  Giulio 
li  oppose  loroii  concilio  generale  ili  La- 
lerano  V.  Neli5i3  fu  assnnlo  al  ponti- 
ficalo Leone  X,  e  sotto  di  lui  s'i  svizzeri 
accorsi  alla  difesa  di  Novara,  a'(>  gingno 
dieroMO  una  grandissima  scoiiHlta  a'fian- 
cesi  con  la  perdita  di  circa  i  0,000,  je  de- 
gli svizzeri  ne  morirono  i  5oo;  della  (jual 
■vittoria  il  Papa  si  rallegrò  col  suo  alleato 
IMassiniiliano  Sforza  duca  di  Rlilano.  A- 
gli  svizzeri  poi  scrisse  la  lettera  gratula- 
toria, Kquidein  curii,  de' t4  Inglioi  5i  3, 
Ponti f.  Constil.  Epitome  di  Guerra,  t.  2, 
p.  433.  Nel  medesimo  annoi  cantoni  giun- 
sero a  XIII,  per  la  confederazione  dirpiel- 
lo  d'A[)penzell,  formando  così  l'unione  di 
i5  repubbliche,  perchè  i  cantoni  d'Un- 
tervald  e  d'Appenzell  era  ciascuno  com- 
posto di  due  lepubbliche.  Nel  settembre 
assediarono  Bigione  e  l'avrebbero  certa- 
mente preso,  se  Tremoille  non  promette- 
va loro  denaro  per  farli  ritirare.  Comun- 
que lo  spirito  della  nazione  svizzera  non 
sia  uè  fosse  giammai  quello  di  estendere  i 
suoi  possedimenti  oltre  i  confini  che  sem- 
bra la  natura  averle  prescritto,  tuttavia 
in  premio  de'servigi  ch'ella  rese  a'duchi 
di  Milano  nel  secolo  XV  le  vennero  dati 
7  bnliaggi  del  Milanese  situati  a  pie  del- 
l'Alpi, cioè  Mendrisio,  Lugano,  Locamo, 
Val  Maggia,  Bellinzona,  Riviera  e  Val 
Brenna.  Fra  questi  baliaggi  i  4  primi,  in 
forza  d'  una  donazione -di  IMassimiliano 
Sforza  nel  i  5 1  2,econfern)ata  poi  nel  1 5 1 5 
da  Francesco  I  duca  di  Milano  e  ve  di 
Francia, appartennero  a'XlI  antichi  can- 
toni, ed  i  3  altri  a'soli  cantoni  d'Uri, Svit- 
lo  e  Unlervald,  che  li  aveano  comprati  dal 
duca  di  IMilano  sul  cominciar  del  secolo 
XV.  La  grande  confederazione  de'  XII 
cantoni  non  impedì  loro, sia  lutti  in  ge- 
nerale, sia  ciascuno  in  parlicolare,che  con- 
cludessero altre  alleanze  e  trattali  di  con- 
società colle  città  e  cogli  stali  loro  vicini, 
purché  tali  trattali  non  pregiudicassero  i 
legami  nazionali.  Essa  infitti  non  impedì 
loro  neppure  di  conquistare  a  pi  oprio  ri- 
schio e  conio  sopra  gli  siali  che  li  circou- 

VOI..    LXXII. 


S  V  I  97 

davano;  risultò  quindi  da  lale  libertà  ni 
quelli  che  si  credevano  abbastanza  forti 
non  solo  il  desitleriod'ingraniIirsi,ma  l'c- 
niulazionceziandiodi  prevenirsi  l'un  l'ai- 
tio,  attribuendosi  il  diritto  di  proprietà 
sulle  contrade  che  toccavano  il  territorio 
loro.  Che  oltre  la  glande  confederazione 
de'XIIl  cantoni  formanti  il  corpo  «elve- 
tico, ciascuno  di  loro  in  particolare,  ov- 
vero tulli  in  coni  une  contrassero  associa- 
zione con  s.  Gallo,  Mulhausen,  i  Grigioni, 
Coirà,  Bormio,  la  Valtellina,  il  Vallese, 
Costanza  ed  altre  città  e  luoghi  polenti 
della  stessa  Svizzera,  già  lo  riportai  diso- 
pra. Prima  che  Francesco  1  rinnovasse  l'a- 
micizia cogli  svizzeri,  essi  aiutarono  Mas- 
similiano Sforza  con  i  2,000  armali,  indi 
rinforzali  da  altri,  il  quale  era  collegalo 
pure  col  redi  Spagna  e  l'imperatore, in- 
clinando per  loro  Leone  X,  a  motivo  che 
i  Irancesi  potevano  aspirarea  ParmacPia- 
cenza  restituite  alla  Chiesa,  e  per  le  quali 
era  slato  soccorso  dagli  svizzeri.  Superbo 
il  re  per  qualche  vantaggio  in  principio 
riportato,  venne  alla  celebre  gioniula  di 
INlarignano,  che  durò  il  i  3  e  il  1.^  u^^^"!' 
bre,  e  della  quale  parlando  il  inaresciallj 
Trivulzi,  ch'erasi  trovato  a  18  battaglie, 
soleva  chiamarle  giuochi  da  fanciulli,  e 
quella  di Marignanocomballimento  da  gi- 
ganti. La  vittoria  pel  valore  elvetico  lun- 
go tempo  dubbiosa,  si  decise  in  favore  de' 
francesi  aiutati  da'veneli.  Gli  svizzeri  da 
loro  tempestali  cessarono  di  combattere, 
e  suonata  la  raccolta  si  posero  sulle  spalle 
le  artiglierie,  ritirandosi  verso  la  patria  a 
lento  e  grave  passo,  con  tanta  meraviglia 
de'lrancesi  che  non  osarono  inseguirli.  Si 
dice  che  lasciarono  sul  campo  i/ijooo  di 
loro,ed  i  francesi  ebbero  più  di3ooo  mor- 
ti. Benché  Francesco  I  restò  padrone  del 
ducalo  di  Milano,  non  perde  mai  di  vista 
la  pace  cogli  svizzeri,  ma  trovò  gli  animi 
molto  divisi;  nondimeno  8  cantoni  l'uro- 
no  persuasi  di  accondiscendervi  con  fa- 
vorevoli condizioni,  gli  altri  5  persistendo 
nell'  avversione  a  Francia.  Il  riconosci- 
UKUlo  però  che  Francesco  1  lece  de'delti 


,s 


S  V  ] 


baliaggi,  hi  promessa  di  liniborsarli  con 
co'-picue  sonuiie,  e  di  dare  annue  lire 
2(100  di  pensione  pei'  riai^cnno  de'  Xlll 
cantoni,  e  la  conferma  delle  francliigicdi 
Luigi  XI  e  Carlo  Vili,  piegarono  liiUo 
il  corpo  elvetico  in  suo  favore,  e  fu  segna- 
to il  trattato  A\  pace  perpetua.  Neli5i6 
Francesco  I,  assalito  dall'imperatore  ec- 
citato da  Leone  X,  che  avea  dovulo.le- 
varele  guarnigioni  da  Parma  e  Piacenza, 
avrebbe  perduto  il  Milanese,  senza  l'arri- 
vo di  I  3.000  svizzeri  che  la  Francia  avea 
assoldati;  e  siccome  anche  l'imperatore 
Rlassimiliano  I  avea  un  corpo  di  svizzeri, 
idueeserciti  ricusarono  di  combattere  tra 
loro,  e  dovè  ritirarsi.  Leone  X  colla  let- 
tera Diciinus  nostra,  delio  i5,  presso  il 
Guerra  p.  4^3,  eccitò  gli  svizzeri  a  col- 
legarsi contro  i  turchi;  e  con  quella  di- 
retta al  cardinal  Sckeiner,  Certiores  nos, 
deli5i6,  loco  citato,  gli  die  alcune  esor- 
tazioni per  la  pace  degli  svizzeri;  indi  nel 
i5i7  coi  breve  Si  Francisco,  de'i5  lu- 
glio, egualmente  presso  il  Guerra,  prese 
a'suoi  stipendi  8000  svizzeri,  per  pugna- 
re col  suo  nipote  Lorenzo  de  Medici,  con- 
tro Francesco  INI.'  I  duca  d'Urbino,  con- 
fermando a'canfoni  tutte  le  grazie  e  favo- 
ri concessi  da  Giulio  11. May  dice  che  Ga- 
spare Silenen  i.°  capitano  della  guardia 
svizzera  pontificia  fece  la  leva  di  3ooo 
svizzeri,  passò  in  Romagna,  e  perì  a  Ri- 
mini  colla  più  parte  de'suoi  in  un'imbo- 
scata d'im  corpo  d'Sooospagnuoli.  Mal- 
grado questo  eccidio  riuscì  poi  al  cardi- 
nal Sckeiner  col  suo  credito  di  ottenere 
a'io  agosto  in  Zurìgo  la  leva  di  3oooa 
difesa  degli  stati  della  s.  Sede,  e  poi  gli  au- 
mentò con  1 000  grigioui.  Kel  i  5 1 7  aven- 
do Lutero  incominciato  la  promulgazio- 
ne de'suoi  pestiferi  errori  sulle  velila  cat- 
toliche, da  tale  eresiarca  derivarono  \  Lit- 
ici atii  {^.)€  lealfresetteeretiche,  lequa- 
li ben  presto falalnientepenetrarononella 
Svizzera  e  suoi  cantoni,  facendovi  deplo- 
rabili e  rapidi  progressi,  comechè  avendo 
per  principali  basi  1'  abolizione  del  celi- 
bato agli  ecclesiastici  secolari  e  regolari. 


S  V  I 

e  l'usurpazione  e  spoglio  de'beni  di  chie- 
sa. Dopo  che  per  tanti  secoli  erasi  nella 
Svizzera  mantenuta  nella  sua  purezza  la 
fede  e  i  dogmi  cattolici,  dopo  il  i  5 1  7  in- 
cominciò a  prevaricare,  e  dipoi  furiosa- 
mente a  predicare  la  pretesa  riforma  re- 
ligiosa il  parroco  d'Eiiisidlen,L' IricoZuin- 
gliodiWildhaus  del  cantone  diSanGallo, 
che  millantandosi  seguace  fedele  de'sagri 
libri, prese  a  dilTondere  perverse  dottrine, 
negando  moltissime  di  quelle  sino  allora 
professale,  come  e  principalmente  la  mes- 
sa, il  cullo  de' santi,  il  celibato  ecclesia- 
stico, e  la  confessione  auricolare.  Diven- 
ne perciò  eresiarca  e  i  suoi  seguaci  pre- 
sero il  nome  di  Ziiingliani [P^.),e  iy\eio- 
rono  opera  ad  organizzare  la  sedicente  ri- 
forma. La  loro  assemblea  audacemente  si 
arrogò  il  nome  di  chiesa  priinitls'a,  di- 
cendosi i  suoi  settari  o  meglio  que'di  Cal- 
vino anche  sacramentari,  perchè  contro 
il  dogma  eucaristico  in  modo  speciale  di- 
rigevano i  colpi.  Si  levò  contro  di  lui  la 
più  sana  parte  del  numeroso  clero,  e  la 
questione  fu  portala  dopo  le  narrate  e 
trionfanti  dispute  de'  cattolici  in  Caden, 
a'  tribunali  secolari.  Sventuratamente  il 
senatodi  Zurigoequiudi  più  solennemen- 
te ancora  quello  di  Cerna, giudicarono  ia 
favore  dell'eresiarca.  I  due  cantoni  si  quie- 
tarono senza  strepito  al  decreto,  il  cui  te- 
nore a  memoria  dell'infelice  avvenimen- 
to fu  inciso  sopra-lina  colonna.  Operò  Ba- 
silea lo  slesso  cambiamento,  ma  in  forza 
di  una  sedizione  popolare,  che  costrinse 
il  senato  a  sanzionarlo.  11  considerabile 
cantone  di  Lucerna,  e  gli  altri  di  Svilto, 
Uri,  Untervald,  Zug,  mantenutisi  fedeli 
alla  fede  romana,  impresero  a  combalte- 
re  la  falsa  riforma  colle  armi.  11  fanatico 
parroco  Zuinglio,  alla  testa  dell'esercito 
protestante,  neh  53  r  fu  ucciso  in  batta- 
glia, ed  i  cattolici  vincitori  nell'  effei-ve- 
scenza  del  combattimento  ne  fecero  in 
brani  il  cadavere  e  ne  gettarono  gli  avan- 
zi alle  fiamme.  E  già  l'eresiarca  Giovan- 
niCalvinodiNoyonco'suoi  Calvinisti [r.) 
sorgeva  nella  vicina  Ginevra  a  sostenere 


S  V  I 
l'eretica  Cizione  poi  chiamata  pure  Tfgo- 
notti  {f),  che  stìona  e7Ìamlio  alleati  ob- 
bligati al  giuramento.  Trassero  questi  a 
se  colla  seduzione  buona  parte  cUI  [)opo- 
Io, cacciarono  colla  forza  il  rimanente,  eil 
il  consiglio,proscrilto  l'antico  culto,  adot- 
tò la  disgraziata  riforma  ch'ebhe  il  nome 
di  calvinismo,  e  col  zninglisnio  cpaello  ge- 
nerico di  Protestanti  o  Riformali  (/^.). 
Toccai  di  sopra,  e  descrissi  a' citali  arti- 
coli gli  orrori,  le  crudeltà,  i  sacrilegi,  le 
profanazioni,  le  depredazioni,  e  le  perse- 
cuzioni patite  da'catlolici  per  opeia  de'lo- 
ro  neojici  novatori, benché  connazionali; 
i  quali  giammai  rispellarono  i  trattati  di 
pace, da  quella  già  ricordala  e  denomina- 
ta Landsfiid  deli  53  i  in  poi,  sempre  u- 
sando  pi  epotenze  e  vessazioni,  d'una  re- 
cente e  non  ancora  terminata  serie  lagri- 
mevole  delle  quali  siamo  tulli  dolenti  te- 
stimoni. I  cantoni  si  divisero  in  cattolici, 
in  misti  di  eretici  e  cattolici,  ed  in  prote- 
stanti, come  rimarcai  parlando  di  ciascu- 
no.Prima  che  s'introducessero  le  lìuove  er- 
ronee opinioni  religiose  nel  loro  paese,  gli 
svizzeri  non  formavano  che  una  vasta  re- 
pubblica, stretta  ne'suoi  legami  da  reci- 
proco alTetto  e  proiezione;  e  fu  tale  lo  sta- 
lo felice  del  paese  a  quest'epoca.  Ma  Zuin- 
glio  col  predicarvi  le  sue  nuove  eretiche 
idee,  fece  in  un  istante  ciocché  dallo  stabi- 
limento della  libertà  elvetica  non  aveano 
potuto  eseguire  l'ambizione,  l'odio,  la  ge- 
losia e  le  fcirze  unite  delle  potenze  stra- 
niere. E'  vero  che  il  ricordalo  trattato  di 
pace  pose  fir\e  a  quella  guerra  fatale  e  in- 
testina ,  lasciò  libero  ciascun  cantone  di 
professare  quella  religione  che  pi\i  gli  pia- 
ceva; ma  non  estinse  i  sentimenli  d'anti- 
patia e  discordia  ch'eransi  svilu[)pali,  né 
più  esisteva  la  mutua  confidenza,  e  lo  ze- 
lo Hi  ciascun  partito  per  la  propria  cre- 
denza radicò  odii,  cui  il  tempo  non  potè 
se  non  indebolire,  ma  non  ispense.  Tut- 
tavolta  fino  alla  rivoluzione  francese  calla 
sua  influenza  sulla  Svizzera,  non  avven- 
nero che  pochi  casi  relativi  a  lai  divisio- 
ne che  aveano  introdollo  lediflcreuli  dol- 


S  V  I  99 

trine  rehgiose,  o  ad  esse  porgevano  prete- 
sto. Prima  dello  disci>rsa  epoca  e  nel  t  ^2  i 
la  Francia  slipnlò  altro  trattalo  co 'can- 
toni, piì»  slrellodi  quello  di  Gincvraedcl- 
l'allro  di  Frdiurgo  deli^iG  e  chiamato 
la  Pace  perpetua.  L'Ortiz,  Descrizione 
elei  ponli^calo  (V Adriano  l'I,  del  quale 
era  sialo  tamigliare,  osserva  che  era  co- 
sluMie  che  i  potentati,  i  duchi  e  gran  si- 
gnori d'Italia  mandassero  in  Roma  i  loro 
oratori  per  trattare  pubblicamente  le  loro 
cause,  ma  le  cose  più  segrete  venivanoe- 
sposte  al  Papa  segretamente.  Gli  oratori 
però  dell'  imperatore  e  del  re  di  Francia 
non  agivano  mai  in  pidjblico,  ma  solo  io 
privato,  per  le  guerre  che  ardevano  fra 
que'due  monarchi.  Neppure  arringavano 
in  pubblico  gli  oratori  degli  svizzeri,  i  quali 
dalla  Chiesa  ricevevano  stipendio  e  rico- 
gnizioni, affinché  a  lei  fossero  fedeli  in  tem- 
po di  pace  e  di  guerra.  La  ragione  per  cui 
non  arringavano  in  pubblico,  era  perchè 
pretendevano  gli  svizzeri,  e  ne  allegava- 
no r  antico  costume,  che  ogni  qualvolta 
essi  mandavano  alla  s.  Sede  i  loro  legati 
per  esibire  al  Papa  una  pronta  ubbidien- 
za, la  Chiesa  stessa  fosse  tenuta  a  provve- 
dere alle  spese  di  detti  legati;  e  ciò  soste- 
nevano con  questo  titolo,  vale  a  dire  che 
gli  svizzeri  erano  i  tutori  della  fede  e  del- 
la religione  cattolica,  e  conseguentemen- 
te si  arrogavano  il  diritto  d'  una  certu 
tal  quale  padronanza  d'  avocazia  sopra 
i  beni  temporali  alla  santa  Sede  iinnie- 
diatamente  soggetti.  Soggiunge  l'Orliz, 
che  nel  \5iZ  (o  almeno  qualche  anno 
dopo)  questo  era  un  diritto  ridicolo,  per- 
ché la  massima  parte  degli  svizzeri  non 
era  più  cattolica  romana,  ma  luterana.  Il 
successore  d'Adi  iaiio  VI, che  fu  Clemente 
VII,  col  breve  iV//»7 y90/«//,  de'29  aprile 
i524,  lodò  quegli  svizzeri  che  rigettaro- 
no la  falsa  dottrina  di  Lutero,  e  si  con- 
servarono fedeli  alla  religione  cattolica. 
Con  altro  br-eve  de'aS  ollobi-e,  f 'estrani 
ergo,  diretto  agli  oiatoridc'Xcanloni  con- 
gregati nella  dieta  di  Zug,  deplorando  i 
3  cantoni  che  aveano  defezionalo  dalcat- 


loo  SVI 

tolicismOjCorae  Infetti  de'zninglianl  erro- 
ri e  peiciò  separatisi  dagli  altri  X,  esorlò 
questi  al  manleiiinieiilo  dell'  ortodossia. 
jVella  battaglia  di  l'avia,  conil)nttuln  a' 
^..^  f<"l>I»raio  I  5i25,  perirono  quasi  tutte  le 
guardie  svizzere  di  Francesco  1  redi  Fran- 
cia, malgrado  il  più  intrepido  valore  da 
essedimoslrato, non  polendo  preservarlo 
dal  divenire  prigioniero  di  Carlo  V  im- 
peratore. Vedendo  Clemente  VII  la  for- 
midabile potenza  di  Carlo  V  minacciare 
la  quiete  d'Italia,  per  meglio  difenderla 
neliSaG  si  collegò  in  Cognac  (f^.)  co're 
di  Francia  elngliilterra,co'veneti, fioren- 
tini, svizzeri  e  duca  di  Milano  ;  e  neh." 
d'agosto  scrisse  agli  svizzeri  il  breve  HJnl- 
ii  praestantes,  che  còme  i  precedenti  ri- 
porta il  Guerra,  acciò  gli  somministras- 
sero 5ooo  uomini  per  essere  comandati 
dal  duca  d'Urbino.  May  dice  che  il  Papa 
ottenne  8000  uomini,  ma  parte  si  recò 
in  Iloma  e  parte  nel  Milanese.  Tale  al- 
leanza irritò  Carlo  V,  e  tosto  fece  comin- 
ciare la  guerra  contro  il  Papa,  ed  a'G  mag- 
gioì  527  Roma  [F.)  fu  presa  e  iniquissi- 
mamente saccheggiata  e  del  tutto  depre- 
data; la  fedele  guardia  svizzera  e  gli  altri 
assoldati  vennero  fatti  in  pezzi jdopo  essersi 
barricati  nell'atrio  Vaticano  e  aver  fatto 
prodigi  di  valore;  ed  ilPapa  fu  assedialo  in 
Castel  s.  Angelo.  Narrai  a  Protestanti, 
che  questo  nome  lo  presero  nel  1 529  nella 
dieta  di  Spira,  i  principi  lulerani  e  lei 4 
cillù  infette  degli  errori  di  Zuinglio,  fra 
le  quali  Costanza,  San  Gallo  e  Lindo.  Si 
può  vedere:  Del  Proleslanlismo  e  delle 
sue  conseguenze,  discorso  di  tug.''  Gio. 
Benedetto  Folicaldi  vescovo  di  Faenza, 
ivi  1 853.  ]  I  dotto  e  zelante  prelato  dimo- 
strò con  esso,  quale  cattiva  pianta  sia  il 
protestantismo,  e  gli  etfelli  die  ne  deb- 
bonoatlenderei  popoli  che  si  lascianose- 
durreda  perverse  dottrine.  Enumerò  sto- 
ricamente le  tante  discordie,  nelle  quali 
si  sono  divisi  i  protestanti  pel  loro  libero 
esame,  e  passò  in  rassegna  i  vari  sistemi  in 
che  hanno  bistrattato  l'umana  ragione  e 
la  ci  vii  morale.  A  Setta  e  altrove  co'teo- 


S  V  I 
logi  dichiarai  la  massima  :  Fuori  della  ve- 
ra Chiesa  non  vi  e  salute!  Ora  il  dottis- 
simo gesuita  p.  Carlo  Passaglin  ha  pub- 
I)licato  neli8T4  inRalisbona:  De  aeter- 
uitale  poenarum,  deque  igne  inferno, 
Commcnlarii.  In  detto  annoi 52q,  enei 
congresso  di  Bologna,  Clemente  VII  com- 
prese gli  svizzeri  nella  pace  generale  eoa 
Carlo  V,  i  cui  sforzi  aveano  turbato  i  gri- 
gioni  uniti  a  Francia  in  istretla  allean- 
za. Indi  neli53i,  col  breve  T'alde  fìlii^ 
de'7  maggio,  ammom  gli  svizzeri  di  Tur- 
govia  a  ritornare  alla  fede  de'Ioro  padri, 
che  i  Papi  aveano  chiamali  difensori  di 
essa,  ed  a  rigettare  le  fraudolenti  sedu- 
zioni di  Zuinglio;  col  breve  poi  Oplavis- 
5ew«5,de'23  oltobre,si  congratulò  co'can- 
toni  di  Lucerna,  Uri,  Svilto,  Untervald  e 
Zug,  per  la  vittoria  riportata  a  Kappel 
sopi-agli  altri  Vili  cantoni  sostenitori  del- 
l'eresia, condolendosi  del  sangue  sparso, 
A'ac)  dello  stesso  ottobre  a'medesimi  V 
cantoni  indirizzò  il  hveseScribenle ad noa^ 
esortandoli  alla  costanza  nella  religione 
cattolica;quindi  a' io  dicembre  sciisse  loro 
quello  Liilerae  vestrae,  congratulandosi 
della  concordia  falla  Tnricenaes  pagtis. 
Col  breve  Quanta  onr^^  de' 16  dicembre 
1 53 3, Clemente  VI  l  significò  il  suo  gaudio 
al  cantone  di  Soletta,  che  persisteva  nella 
fede,ed  agli  altri  cantoni  cattolici  inviò  e- 
guali  gratulatorie  di  elogio,  incaricando 
l'internunzic  ponlificioa  meglio  dichiara- 
re il  suo  animo.  Il  successore  Paolo  HI  de- 
plorando Io  sterni  inalo  numero  degli  ere- 
liei  che  afìliggevano  laChiesa  e  pervertiva- 
no i  popoli, massi  me  in  Isvizzera  e  in  Ger- 
mania, a  rimediarvi  pubblicò  il  concilio 
generale,  che  poi  si  celebrò  inTrento,nel 
quale  i  cantoni  svizzeri  cattolici  inviaro- 
no ambasciatore  Adamanzio, dotto  ago- 
stiniano fiorentino.  Nel  1 54 1  invilòla  con- 
federazione de'XI  li  cantoni,col  breve  C/e- 
dinius  devotiones,  a  militare  sotto  il  ves- 
sillo della  s.  Sede,  a  difesa  del  suo  domi- 
nio, precipuamente  contro  le  aggressioni 
de'turchi.  Dipoi  scrisse  varie  letterea'can- 
toni  cattolici  per  invitarli  ai  concilio  di 


S  V  I 
Treulo,  ed  a  mantenersi  saldi  nella  pu- 
l'ila  de'ilogini  cattolici.  Eguale  invilo  ed 
esortazione  fece  Giulio  III  ueli55o.  In- 
oltre Giulio  ili  scrisse  al  vescovo  di  Coi- 
rà il  hreve  Cam  j^rrtt'/,de'22  luglio 1 553, 
por  sollecitare  il  suo  zelo  ad  arrestare  la 
pravità  eretica  che  avea  cominciato  a  pe- 
netrare nella  Rezia,  avendo  conferito  al- 
l'iuternunzio  Paolo  Odescalclii  facoltà 
d'inquisire  contro  gli  eretici  per  eliminar- 
li. Intanto  Enrico  II  re  di  Francia,  che  nel 
I  549 avea  rinnovato  il  trattato  d'allean- 
za con  XI  cantoni,  nel  i  SSj  non  ricorse 
loro  invano,  allorché  vide  il  regno  minac- 
ciato dalla  fatai  battaglia  di  s.  Queulin, 
vinta  da  Filippo  11  re  di  Spagna;  e  nel 
I  5  58  avea  nel  suo  esercitolo  a  12,000 
svizzeri,  essendo  collegato  col  Papa  Pao- 
lo IV,  nella  guerra  che  gli  mosse  Filip- 
po 11,  per  cui  il  Papa  rivolgendosi  a'can- 
toni  di  Lucerna,  Uri,  Svilto,  Untervald  e 
Zìi!',  el'invilò  a  mandare  in  Roma  un  ani- 
basciatore  per  convenire  ad  un' alleanza 
per  tutto  il  suo  pontificato.  Si  recò)  in  Ro- 
ma Enrico  de  Flekenstein,  ed  il  Papa  fe- 
ce a'  cantoni  grandi  promesse  e  prese  al 
soldo  3ooo  svizzeri,  come  rilevai  descri- 
vendo quella  micidiale  guerra  nel  voi. 
L\.V,  p.  2  35,  e  combatterono  col  solito 
valore  sotto  il  coniando  di  Melchiorre  Lus- 
sy  d'Uulervald.  Pacificatosi  Paolo  IV,  ri- 
mandò in  Isvizzera  questo  prode  corpo  mi- 
litare. Il  successore  Pio  IV  scrisse  al  ve- 
scovo di  Como  il  breve  DUecliunflUum, 
de' 14  giugno  i5Go,  incaricandolo  della 
nunziatura  agli  svizzeri  cattolici,  per  in- 
durli a  federarsi  col  duca  di  Savoia,  onde 
ricuperare  Ginevra  dagli  eretici,  i  quali 
congiuravano  contro  Francesco  II  re  di 
Francia.  Gli  scrisse  pure  il  cardinal  s.  Car- 
lo Borromeo,  nipote  del  Papa.  Nel 1 562 
i  cantoni  inviarono  ambasciatore  al  con- 
cilio di  Trento  il  detto  Melchiorre  Lussy, 
e  insorta  dispula  sulla  precedenza,  il  le- 
gatodel  Papa  ollenneche  l'avesse  su  quelli 
di  Baviera  e  di  Toscana.  Lussy  dichiarò 
in  nome  de'cantoni  cattolici,  che  avreb- 
bero difeso  il  cuucilio,  e  fu  up|>luudilu  dai 


SVI  IO! 

padri  e  dal  Papa.  Neh  565  Pio  IV  con- 
cluse co'V  cantoni  cattolici  un'alleanza, 
con  cui  vennero  assicurati  ad  essi  soccor- 
si di  truppe  e  di  denaro,  allorché  venisse- 
roattaccatine'Ioro  possedimenti  per  mo- 
tivo di  religione.  Nelle  guerre  ci  vili  che  di- 
stinsero il  regno  di  Francesco  II,  gli  sviz- 
zeri si  diedero  a'due  partiti,  per  cui  la  re- 
ligione era  piuttosto  un  pretesto  che  non 
luì  motivo  di  condotta;  e  sovente  per  fai 
so  zelo  si  esposero  a  combatterò  gli  uni  con- 
tro gli  altri  per  querele  alle  quali  avreb- 
bero potuto  rimanere  stranieri  :  il  mag- 
gior numero  però  si  pose  costantemente 
dal  lato  della  corte  di  Francia.  Carlo  IX 
strinse  alleanza  cogli  svizzeri  a' 7  dicem- 
bre 1 564;  ed  essi  capitanuti  in  numero  di 
6000  dal  colonnello  Luigi  Pfylier  di  fa- 
miglia patrizia  di  Lucerna,  lo  ricondusse- 
ro nel  1567  con  tutta  la  sua  corte  da 
Meaux  a  Parigi,  nel  momento  in  cui  gli 
ugonotti  volevano  impadronirsi  di  lui. 
Quindi  soleva  ripetere  Carlo  IX:  Senza  i 
buoni  suoi  compari  svizzeri,  la  sua  vita  e 
la  sua  libertà  avrebbero  vacillato  molto, 
rfyffer  intervenne  alla  batlagliadiJarnac, 
all'assedio  di  Cliatellerault,  e  alla  batta- 
glia di  Montcoutour,  in  cui  si  cuopr'i  di 
gloria.  11  re  lo  creò  cavaliere  de'suoi  or- 
dini, egli  permise  di  portare 3  fiordalisi 
nel  suoscudo.  Coraeavvennela  pace,Pfyr- 
fer  si  ritirò  in  Lucerna,  e  nel  1570  venne 
eletto  suo  avoyer.  Il  duca  di  Savoia  Ema- 
nuele Filiberto  temendo  nuova  guerra  tra 
Francia  e  Spagna,  volendo  porsi  sulla  di- 
fesa e  fortidcarsi  di  amici, trattò  la  lega  co- 
gli svizzeri  come  l'avea  anticamente,  e  fu 
conclusa  co'cantoni  cattolici  di  Lucerna, 
Uri,  Svilto,  Untervald,  Zug, Soletta  eFri- 
burgo, essendo  già  prima  e  dopo  la  resti- 
tuzione de'baliaggi  in  confederazione  co' 
bernesi.  Per  giurar  la  lega  furono  man- 
dati da  detti  cantoni  ambasciatori  a  To- 
rino, ove  nell'agosto  1578,  nella  cattedra- 
le dopo  che  l'arcivescovo  cantò  la  messa, 
fu  giurata  tra  gli  ambasciatori  e  il  duca, 
il  ipiale  fece  loro  dono  di  ricche  collane 
d'  oro,  e  [Ki  maggiormculc  obbligarseli 


102  svi 

luriiiò  una  guartlia  d'alubardii'i  i  di  luio 
Dazione,  olire  le  [)i  oprie  guardie  d'arcieri 
a  cavallo  e  d'archibugieri  a  piedi.  Fra  gli 
aiubascialori  inviati  a  Torino  vi  era  il  co- 
lonnello Pf}  iFer,  e  4  anni  dopo  si  condus- 
se in  Francie)  ed  arringò  dinanzi  al  re  in 
nome  della  deputazione  elvetica.  La  re- 
pubblica di  Ginevra  fu  compresa  iu  Uii 
trattato  ausiliario  del  re  di  Francia,  co' 
tiinlonidi  Berna  e  di  Soletta  neli57(),ed 
li  cui  accedette  poi  nel  1 602  Zurigo.  L'al- 
leanza di  Carlo  IX  nel  1 582  fu  nuovamen- 
te sanzionata  da  Enrico  HI,  e  nella  s,\ov- 
uaia  delle barrìcalf,  Gooo  svizzeri  diede- 
ro un  luminoso  saggio,bencbè  inutile,del- 
la  loro  insuperabile  fedeltà.  La  lega  cat- 
tolica formatasi  per  escludere  dal  trono 
di  Francia  Enrico  111  Borbone  re  di  Na- 
varra  come  ugonotto,  ebbe  a  fronte  gli 
svizzeri  delle  due  confessioni  riunite  sotto 
1  di  lui  drappelli,  e  mollo  contribuirono 
al  suo  trionfo:  i  reggimenti  loro  furono  i 
prinji  a  riconoscerlo  sotto  il  nome  d'En 
rico  iV,  dopo  l'assassinio  d'Enrico  III  di 
Francia.  Feiù  altri  svizzeri  facevanopar- 
te  della  lega  cattolica:  avendo  il  duca  di 
Guisa  persuaso  il  detto  colonnello  Pfy  (Ter, 
che  la  lega  contro  il  re  di  Navarra  altro 
scopo  nonaveache  il  mantenimento  della 
religione  cattolica,  l'fyffer  ce  divenne  si- 
no dal  1 585  uno  de'più  fermi  appoggile 
indusse  piìi  volle  i  cantoni  cattolici  a  som- 
ministrar delle  truppe.  Il  suo  credito  nel- 
l'assemblee generali  era  sì  grande,  che  fa- 
ceva ap[)rovare  tulle  le  sue  proposizioni, 
e  perciò  gli  era  stato  dato  il  sopianuome 
di  Re  citali  Svizzeri:  morì  in  Lucerna  por- 
tando nella  tomba  la  stima  generale,  ed 
i  particolari  su  questo  prode  capitano  e 
saggio  magistrato  si  ponno  vedere  nella 
Storia  degli  vffìziali  svizzeri,  dell'ab.  Gi- 
rard. Piiferisce  Novaes  nella  Storia  di  Si- 
sto T'\  chelascialasi  una  parte  della  Sviz- 
zera accecare  dall'eresia,!  Papi  non  vi  spe- 
dirono più  nunzi,  per  non  esporli  a  insi- 
die, e  non»  om  promettere  un  ministro  del- 
la s.  Sede,  ed  a  qualche  cimento  la  dignità 
pcnlificia  ;  ma  considerando  Sisto  V  che 


S  V  I 

la  parie  cattolica  della  repubblica,  fedele 
alla  romana  chiesa,  meritava  d'essere  o- 
norata  come  gli  altri  principi  cattolici,  rin- 
novando l'uso  tralasciato,  vi  spedì  a'  1 7  a- 
goslo  1 586  per  nunzio  il  suo  3L7ggiordo- 
mo  (F.)Gio.  Battista  Santorio  vescovodi 
Tricarico,  il  quale  con  gran  giubilo  fu  ri- 
cevuto inLucernada'cantoui  cattolici. No- 
vaes dunque  ignorò  che  la  nunziatura  el- 
vetica non  solfiì  alterazione,  dopo  l'infe- 
lice riforma  abbracciata  da  molli  cantoni, 
come  provai  di  sopra  ragionando  de'uun- 
zijche  anco  dopo  di  essa  proseguirono  a 
dimorarenella  Svizzera  senza  notabile  in- 
terruzione; soltanto  in  vece  di  continuare 
a  risiedere  nel  defezionato  Ziuigo,  trasfe- 
rirono il  loro  ordinario  soggiorno  in  Lu- 
cerna. Siccome  il  nunzio  Santorio  intro- 
dusse con  al(|uanto  rigore  alcune  utili  ri- 
forme, ricorrendo  il  senato  svizzero  alla 
s.  Sede,  il  Papa  con  premura  ne  appagò 
le  brame, modificando  l'esigenze  del  nun- 
zio. Inoltre  Sisto  V  soccorse  generosamen- 
te il  duca  di  Savoia  Carlo  Emanuele  I  nel- 
l'impresa di  tentare  il  ricupero  di  Gine- 
vra, e  restituirvi  il  culto  cattolico.  Verso 
questo  tempo  il  duca  ebbe  da'  vallesani 
parte  del  corpo  del  glorioso  martire  s. 
Maurizio  protettore  di  sua  illustre  casa, 
dando  loro  in  cambio  la  giurisdizione  e 
montagna  di  Val  di  Ly  :  la  sagra  reli- 
quia fu  ricevuta  decorosamente  dal  ve- 
scovo d'Aosta,  e  portata  in  Torino  fu  eoa 
gran  pompa  collocata  nel!'  altare  della 
ss.  Sindone.  Nel  1589  morto  Enrico  ll[ 
re  di  Francia,  ^o  ufliziali  svizzeri  di  En- 
rico IV  Borbone  riconoscendolo  in  suc- 
cessore, si  recarono  a  olfrirgli  la  propria 
spada;  però  il  re  disse  loro  :  Devo  a  voi 
la  mia  salvezza  e  quella  del  mio  regno, 
né  mai  dimenticherò  un  simile  servigio. 
Dopo  di  che,egli  stese  ad  essi  la  mano.  Nel 
1591  si  tenne  dagli  svizzeri  una  dieta  a 
Baden,oveEnncoIVpel  suo  ambasciatore 
fece  istanza  perchè  si  confermasse  la  solita 
lega  degli  svizzeri  con  Irò  quel  la  di  Francia; 
ma  vi  si  ricusarono  i  cantoni  cattolici,  non 
avendo  ancora  egli  abiurato  i  suoi  errori. 


S  V  I 
come  si  rifiutarono  ili  separarsi  dalla  lega 
precedeiileinenle  falla  col  re  «li  Spagna. 
La  lega  cattolica  contro  il  Corlìonc  aven- 
do pei"  iscopo  che  cattolico  dovesse  essere 
il  re  di  Plancia,  i  Papi  l'aveano  polente- 
nienle soccorsa,  e  Gregoiio  XI V  le  speilì 
in  Francia  6000  svizzeri  da  lui  assoldati 
in  servigio  della  s.  Sede,  2000  fanti  e  1  000 
cavalli,  comandati  dal  nipote  Sfondrali 
generale  di  s.   Chiesa.  Enrico  IV  abiurò 
pubblicamente   il  calvinismo  neli5g3,  e 
fu  assolto  d'I  Ile  scomuniche  incorse  per  la 
professata   eresia,  ricevendo  altra  solenne 
assoluzione  da  Clemente  Vili.  QuestoPa- 
j)a  scrisse  al  vescovo,  preposto  e  caj)itolo 
di  Basilea  il  breve  Sincerae  /idei,(\ti'  i/^ 
agosto  1 5c)C),  presso  il  Guerra,  dichiaran- 
do non  esser  loro  lecito  infeudare  e  alle 
nare  i  beni   di  loro  chiesa,  e  con  pena  di 
scomunica  confermò  il  decreto  co'  brevi 
Nulli  ergo,  e  Si ciuis  auitin.  Dipoi  a' 18 
luglio  i6o3  col  breve  Exposiluin  nobis, 
indirizzato  all'ottimo  nunzio  della  Torre, 
cst'ulò  l'università  di  Rysch  nel  territorio 
di  Lucerna  dalle  decime  minori.  Enrico 
W  pose  il  suggello  alla  sua  prolezione  ver- 
so Ginevra,  rendendola  partecipe a'iral- 
tafi  di  pace  da  lui  falli  col  duca  di  Savoia 
nel  I  599  ei6oi.  Mercè  tali  diversi  lega- 
mi ilella  corte  di  Francia  e  de'due  slati 
di  Zuiigo  e  di  Berna  con  Ginevra,  le  3 
potenze  contraenti  sovente  intervennero 
come  mediatrici  nelle  controversie  ch'eb- 
bero luogo  tra'ginevrini  e  i  garanti  della 
costituzione  interna  della  loro  repubbli- 
ca; e  fu  per  tale  allean/a  colle  due  cillìi 
svizzere,  che  la  repubblica  di  Ginevia  di- 
"veune  alleala  del  corpo  elvetico,  senza  a- 
•ver  potuto  ottenere  di  esserne  incorpora- 
ta ,  come  tentò  più  particolarmente  nel 
1601.  Posteriormente  Enrico  IV,  forte- 
ruenle  penetrato  dtirutililà  reciproca  che 
deriverebbe  a  Francia  e  agli  svizzeri  dalla 
loro  buona  intelligenza,  cercò  i  mezzi  di 
piìi  rallòrzarla.  PSon  solamcnleegli  cou- 
ferniò  0^1602  tutti  i  trattati  anteriori, 
ma  stabilì  gli  svizzeri  al  proprio  servigio 
con  soldo  permaneulc. Fece  aucora  di  piìi: 


SVI  io3 

affiliò  loro  la  custodia  della  propria  [)er- 
sona,  creando  un  reggimento  che  dovea 
sempre  rimanere  presso  di  lui,  ma  non 
portava  il  titolo  di  guardia.   Avendo  il 
duca  di  Savoia    manifeslato  a   l'aolo  V 
di  sorprendere  Ginevra,  il  Papa  bramoso 
di  opporre  una  barriera  all'eresia,  l'ap- 
provò e  gli  promise  milizie  e  denaro;  ma 
non  ebbe  elfetlo,  peichèSpagna  pure  pro- 
teggeva la  repubblica.  Nel  1608  Paolo  V 
col  breve  Ilis  (juafycW'j  agosto,  e  ilirelto 
al  nunzio,  approvò  la  convenzione  falla 
tra  l'abbate  di  s.  Gallo  e  il  magistrato  di 
Wangen,al  quale  avendo  l'abbate  rinuii- 
ziata  la  giurisdizione,dipoi  la  reclamò,  fa- 
cendosi transazione  con  permuta  e  com- 
penso pecuniario. Paolo  V  scrisse  alloscul- 
telto  e  senatori  di  Soletta  il  breve  /Icce- 
pimus  nec  sine,  de'iG  ftbbraioiG  i  3,  e- 
sortandoli  a  conti  ibui  re  a  Ila  disciplina  che 
il  nunzio  voleva  ristorare  nel  convento  del 
3. "ordine  di  s.  Francesco.  I  ripetuti  con- 
trassegni di  zelo  e  fedeltà  dati  dalle  coni- 
pagniesvizzere  che  stavano  al  servigio  del 
re  di  Francia  decisero  nel  iGiGla  reggen- 
te, durante  la  minorila  di  Luigi  XI II, 
ad  accordar   loro  la  denominazione  di 
Guardie  svizzere s  ed  il  rinomato  Gallati, 
che  avea  comandalo  quelle  compagnie, 
inseparabili  da  Enrico  IV  in  tutte  le  sue 
campagne,  prese  la  qualità  di  colonnello 
del  reggimento  delle  guardie  svizzere. 

Dali6o3  a!  1620,  prima  i  cattolici  e 
poi  tutti  1  grìgioni  si  ribellarono  contro 
i  sovrani  stranieri  ;  e  la  casa  d'Austria 
s'impadronì  della  Valtellina  e  della  con- 
tea diChiavenna.Nel  1  620  l'arciduca  Leo- 
poldo tentò  di  atterrare  la  costituzione 
repubblicana  della  Valtellina  impostale 
da'grigioni,che  come  narrai  l'aveanosiuo 
allora  pacificamente  dominata  per  più 
d'un  secolo,  ed  oppresse  gì'  infelici  suoi 
abitanti,  i  quali  furono  sostcuuti  da  Ber- 
na e  Zurigo,  nonché  <\:i  Fiancia.  In  pari 
tempo  erano  insorte  le  guerre  civili  e  re- 
ligiose Ira'grigioni  e  nella  Valtellina, in  cui 
furono  successivamente  massacrati  5oo 
cattolici,  esscudo  i  grigioni  calvinisti   e 


I  o4  SVI 

ziiiiigliani  piolelli  tla' noiitiiiali  e  da  al 
Ili  principi.  I  valtclliiiesi  (iiroiio  spinti  al- 
la disperazione  dalla  prepotenza  de'  dis- 
sidenti grigioni,  da  cui  erano  signoreg- 
giali, per  la  persecuzione  toccata  di  so- 
pra, in  cui  fecero  strage  de'fedeli,  profa- 
nando in  ogni  barbara  maniera  il  culto 
cattolico;  per  cui  a' 19  luglio i6?,o  gì' i- 
Diispriti  ed  oppressi  cattolici  si  vendica- 
rono con  una  specie  di  vespero  siciliano, 
t;  ne  fecero  macello, passando  a  fil  di  spada 
i  protestanti  che  aveano  commesso  tante 
inaudite  insolenze.  I  cattolici  invocarono 
e  ottennero  l'aiuto  del  duca  di  Feria  go- 
vernatore di  Milano  per  Filippo  in  re  di 
Spagna,  il  quale  avea  l'occulta  mira  di 
riunire  al  ducato  la  Valtellina  :  a  tale  ef- 
fetto inviò  altre  truppe,  onde  la  guerra 
divenne  più  aspra, quindi  ben  presto  i  cat- 
tolici s'impossessarono  della  Valtellina  e 
della  contea  di  T'ormio.  Paolo  V  ringra- 
ziòDio  per  tale  ricupero, ma  quando  scuo- 
prì  i  segreti  disegni  degli  spagnuoli, propo- 
se a'prrncipi  che  la  Valtellina  si  dovesse 
conservare  libera,  e  che  di  essa  si  for- 
masse un  cantone  svizzero  e  si  unisse  agli 
aldi  5  cattolici.  Morì  il  Papa  e  gli  suc- 
cesse nel  I  G2  1  Gregorio  XV,  quando  gli 
spagnuoli  col  pretesto  di  difendere  i  cat- 
tolici contro  i  protestanti,  occuparono  la 
Valtellina,  minacciando  cos'i  1'  indipen- 
denza de*  grigioni.  I  valtelHnesi  intanto 
si  mostrarono  fermissimi  per  difendere 
la  religione  cattolica  tanto  oltraggiata  e 
la  loro  indipendenza,  sostenendosi  con  e- 
roica  perseveranza,  in  che  furono  lodati 
da  Gregorio  XV,  con  breve  de'9  marzo 
1623,  il  quale  però  in  esso  non  fece  pa- 
rola del  seguito  anteriore  macello, ma  so- 
lo della  costanza  colla  quale  pugnavano 
contro  i  protestanti  loro  fieri  nemici,  che 
■volevano  ad  ogni  costo  rapir  loro  colla 
libertà  la  fede.  Ingelositi  i  principi  della 
Spagna,  che  ritenendo  la  Valtellina  fa- 
ceva vacillare  la  libertà  de' grigioni,  si 
collegarono  per  intervenire  nella  questio- 
ne con  Francia;  e  l'imperatore  Ferdi- 
nando II  fece  marciare  le  sue  truppe.  Ve- 


S  V  I 
dendo  Gregorio  XV  che  l'Italia  slava  per 
divenire  il  teatro  d'una  furiosa  guerra, 
per  estinguerei!  fuoco  sul  principio  prese 
in  deposilo  la  Valtellina  a'()  giugno  i623 
per  mezzo  di  d,  Orazio  Ludovisi  suo  fra- 
tello,spedito  nel  maggio  con  uìilizie  assol- 
date, condizione  in  cui  si  trovavano  i  prin- 
cipi d'alloia,  e  certamente  non  molto  di- 
sciplinale; e  pel  Papa  difese  pure  la  Val- 
tellina Nicolò  Gnidi  di  Bagno  {f^-),  poi 
cardinale,  il  successore  Uibano  Vili  cer- 
cò di  pacificare  l'Italia  sulla  controversa 
Valtellina,  e  l'ottenne  nel  1626  a  condi- 
zione che  si  dovessero  consegnare  le  (or- 
tezzeal  comandante  pontificio  per  isman- 
tellarle.  Ma  poco  durò  la  cpiiete  d'Italia, 
nuovamente  turbata  per  la  successione  del 
ducato  di  Mantova  e  Monferrato.  Intan- 
to i  grigioni  si  adoperarono,  con  l'aiuto 
di  vari  cantoni  svizzeri  e  della  Francia  , 
a  ricuperare  la  Valtellina,  per  cui  con- 
tinuò sanguinosa  guerra  tr  a'fiancesi  e  gli 
spagnuoli  con  vario  successo.  Finahnente 
i  francesi  rimasti  vincitori, nel  1 635  resti- 
tuirono la  conquistata  Valtellina  a'grigio- 
ni,  coll'espressa  condizione  di  proscrivere 
totalmente  il  culto  protestante.  Questo 
patto  irritò  e  pose  in  male  umore  i  gri^ 
gioni,  onde  dopo  qualche  tempo  si  col- 
legarono coU'imperatore,  furono  espulsi 
dalle  fortezze  i  francesi,  e  la  famosa  ca- 
pitolazione Milanese  del  i63g  ripristinò 
la  pace.  Urbano  Vili  col  breve  ^f/o/H/je^, 
de'  1  Jgennaio  1 624,  imposeal  nunzioche 
fìicesse  osservare  la  costituzione  Ainhitio- 
sae  di  Paolo  li,  contro  le  alienazioni  ed 
enfiteusi  de'beni  di  chiesa  che  andavano 
facendo  i  prelati  nella  Svizzera;  e  col  bre- 
ve Cam  sicnt,  de'5  gennaio  1 64  ' ,  compar- 
tì le  facoltà  al  nunzio,  perchè  nell'Elve- 
zia e  nella  Rezia  conferisse  i  benefizi  ec- 
clesiastici non  canonicamente  concessi. Nel 
1640  col  trattato  di  Munster  fu  stabili- 
to, che  la  città  di  Basilea  e  i  cantoni  sviz- 
zeri non  sarebbero  in  veruna  guisa  sog- 
getti a'tribunali  e  giudici  dell'impero:  si- 
no allora  il  corpo  elvetico  non  avea  po- 
tuto far  sanzionare  tale  indipendenza,  a 


S  V  I 

malgrado  di  lutti  gli  sforzi  da  esso  fatti. Do- 
po la  nunziatura  dello  storico  Scolti,  Ur- 
Ijnno  Vili  nel  1640  vi  nominò  Girolamo 
Farnese,  arcivescovo  di  Patrasso,  poi  go- 
veinalore  di  ftotiin,  maggiordomo  e  car- 
dinale; indi  nel  i()43  Urbano  Vili  la  con- 
ferì a  Lorenzo  Ga  volti  di  Savona  tea  ti - 
DO  e  vescovo  di  Ventimiglia,  descriven- 
do quanto  egli  vi  operò  in  dillicili  tem- 
pi il  Ricci  nell'erudilissima  iVb^Js/rtrZt'//rt 
famiglia  Boccapadnli ,  parlanilo  anche 
del  successore  mg.'  Sacrati  che  mori  nel- 
la medesima, onde  Innocenzo  X  nel  luglio 
J647  nominò  nunzio  a'cantoni  dell'El- 
\ezia  Francesco  Boccapaduli   romano  e 
vescovo  di  Città  di  Castello.  Narra  per- 
tanto il  Dicci,  ch'ebbe  le  facoltà  di  lega- 
to a  latere,  e  di  dispensare  negli  ultimi 
due  gradi  di  matrimonio,  e  la  qualidca 
di  vescovo  assistente  al  soglio  pontificio 
con  tutte  le  prerogative,  fra  le  quali  di 
conferire  l'ordine  de'cavalieri  dello  Spe- 
rone d'oro,  dagli  svizzeri  tenuto  in  mol- 
to pregio.  Il  tribunale  f\ii\\'  Inquisizione 
similmente  gli  comparii  varie  ficollà, co- 
me di  concedere  licenza  di  leggere  i  libri 
proibiti  e  di  ricevere  gli  eretici  i  quali  ve- 
nissero a  penitenza;  indi  partì  per  Lucer- 
na, ordinaria  dimora  de'nuiizi  apostolici, 
nientre  allora  risiedevano  l'ambasciatore 
di  S[)agua  in  Coirà,  quello  di  Francia  in 
Soletta  (dicesi  che  Enrico  IV  fui!  i ."  a  te- 
nere ambasciatori  ordinari  in  Isvizzera), 
e  il  residente  di  Venezia  in  Zurigo.  Trai- 
la Dicci  dell'ampiezza  e  vastità  della  nun- 
ziatura, insieme  alle  didìcoltà  che  s'incon- 
trano in  sostenerla,  rilevandolo  dalle  im- 
portanti memorie  lasciate  dal  nuiizioBoc- 
capaduli;  e  dalla  relazione  che  ne  fece  il 
sunnominatod'Aquino  vescovo  di  Vena- 
fro  e  pervenuta  iti  sue  mani,  egli  ne  dà 
lina  interessante  idea.  Quanto  all'opera- 
to dal  Boccapaduli,  riferisce  Dicci,  che  i 
negozi  e  alfari  più  importatiti  che  furono 
tra  le  sue  mani,  ebbero  per  iscopo,  o  il 
conservare  la  cattolica  religione  a  fronte 
tle'proteslanli,  i  quali  sonipie  cercavano 
di  dilatare  i  cuuiltii  alla  luiu  eresia;  odi 


s  V  I  loi; 

vegliare  alla  difesa  dell'immunità  delle 
cose  ecclesiastiche  tra  gli  stessi  cattolici,  e 
per  cui  opera  assai  sovente  il  prelato  la 
vide  sul  punto  di  rimanere,  or  per  una 
parte,  or  per  l'altra,  oppressa;  o  il  rende- 
re la  quiete  e  la  pace  ad  alcune  adunan- 
ze di  persone  religiose:  e  lutto  questo  ia 
tempo  in  cui  la  nunziatura  era  guardata 
e  dalle  persone  di  chiesa,  e  da  quelle  del 
secolo  come  contraria  a'ioro  peraltro  po- 
co saggi  consigli;  stimando  gli  uni  che  il 
nunzio  tolga  di  molto  alla  loro  padronan- 
za, e  gli  altri  che  sia  loro  d'impedimen- 
to a  stendere  la  mano  sopra  alcuni  mo- 
nasteri col  pretesto  di  averne  la  protezio- 
ne. Nel  descrivere  Dicci  la  nunziatura  di 
mg.'  Doccapaduli,  racconta  con  partico- 
larità quanto  fece  sui  due  monasteri  del- 
le monache  cislerciensi  di  R.atusa  e  di  E- 
schembach  nel  cantone  di  Lucerna  e  da 
questo  protetti,  immediatamente  soggetti 
a'nunzi;  parla  dell'abbate  de' monaci  di 
s.  Urbano  di  Lucerna,  che  gli  die  imba- 
razzi,ricorrendo  a'cantoni  radunati  inDa- 
den,  e  pe'delti  due  monasteri;  della  visi- 
ta de'mouaci  benedettini  dell'Augia  Mag- 
giore ossia  di  Kichenaw,  com'egli  asseri- 
sce, che  quale  monastero  unito  al  vesco- 
vo di  Costanza,  venivano  dal  prelato  mal- 
menati ;tuttociò  ch'eseguì  a  tutela  dell'im- 
munità ecclesiastica  ,  la  quale  gli  porse 
molte  occasioni  per  esercitare  il  suo  zelo, 
come  sui  tributi  ch'esigeva  l'arciducaFer* 
dinaudo  Carlo  d'Innspruck,dagli  ecclesia- 
8lici  del  vescovato  di  Coirà,  la  cui  giuris- 
dizione si  estendeva  non  poco  per  quella 
parte;  le  industrie  per  conservare  la  re- 
ligione cattolica  in  quella  parte  delia  Re- 
zia  chiamata  delle  Dieci  Diretlure,  e  Ira 
queste  due  miste  di  cattolici  e  allldateai 
cappuccini,  le  altre  essendo  tutte  prote- 
stanti; e  siccome  tutte  erano  di  proprietà 
del  nominato  arciduca,volendoc|uesti  per 
malcontento  alienarle,  si  adoprò  che  lo 
fossero  le  sole  interamente  eretiche,  e  per 
le  altre  provvide  acciò  la  religione  catto- 
lica non  ne  risentisse  danno  (piando  fos- 
sero vcudute;  discorre  delle  «nissioui  di 


loG  SVI 

AlmenSjDivioeSagogiKulal  prelato  man- 
temile a'cappucciiii.Tralascìodi  ricortli- 
re  quanto  riguarda  le  religiose  d'Altclorf 
di  Lucerna,  di  certe  esigenze  di  Fribur- 
go, di  altre  del  duca  di  Savoia,  di  quelle 
dell' abbate  di  Willinga  cistcrciense.  Il 
nunzio  iJoccapnduli  stabilì  in  Bellinzona 
un  collegio  a'gesuiti,  recò  molti  vantag- 
gi al  callolicismo,  e  impedimenti  all'ere- 
sia. A  suo  tempo  de'due  commissari  che 
il  nunzio  teneva  pegli  svizzeri  soggetti  al- 
l'arcivescovo  di  Milano  e  al  vescovo  di 
Como,  i\\  tolto  ili. "da  tJrbano  Vili  a  i- 
-stanza  dell'  arcivescovo  cardinal  Monti. 
Per  non  dire  altro,  sotto  di  lui  presero 
le  armi  contro  Zurigo  gli  antichi  V  can- 
toni cattolici.  Nel  luglio  i652  trasferito 
da  Innocenzo  X  alla  nunziatura  di  Ve- 
nezia, hi^ciò  una  Relazione  della  nimzia- 
tura  Elvetica  di  Lucerna  al  succe.'sore. 
Questi  fu  n)g.'^  Albrizi  segretario  df.'ve- 
scovi  e  regolari,  ma  pare  più  veramente 
che  gli  succedesse  mg.'  Carlo  Caraffa,  e 
vi  restò  sino  ali  654,  in  cui  passò  a  Ve- 
nezia, poi  a  Vienna,  indi  cardinale.  Pri- 
ma di  detto  tenipo,  Innocenzo X  col  bre- 
ve Romanum  dectt,  dc'aS  ottobre  1646, 
[  resso  il  Guerra  ,  amniise  il  cantone  di 
Glaris  alla  parlecipozione  dell'indtdto  di 
nominare  i  benefizi  ecclesiastici  di  Episco- 
picella.  Nel  suo  pontificato  si  celebrò  il  fa- 
moso trattato  di  JVlunster  e  di  Osnabruck 
ossia  di  Weslfulia  nel  1648,  disapprova- 
to da  lui  come  pernicioso  alla  repubbli- 
ca cristiana.  In  esso  Luigi  XI V^  redi  Fran- 
cia protesse  gl'inteiessi  degli  svizzeri  suoi 
alleati,  le  cui  truppe  gli  erano  non  meno 
utili  e  di  vote,  di  quello  lo  furono  al  ge- 
nitore. L'imperatore  Ferdinando  III  e  la 
casa  d'  Austria  finalmente  vi  riconobbe- 
ro l'indipendenza  svizzera  de'  XIII  can- 
toni e  de'suoi  alleati;  stipulò  poi  anch'es- 
sa delle  capitolazioni  co'cantoni  per  trup- 
pe a  soldo,  ma  vi  rinunciò  lien  presto.  Col 
medesimo  trattalo  la  confederazione  dei 
XI 11  cantoni  terminò  le  guerre  civili, 
prodotte  dalla  disparità  di  religione,  e  si 
fissarono  le  massime  perla  libertà  di  pro- 


S  V  I 

fessarle.  Inoltre  nel  104!^  i  cantoni  di  Zu- 
rigo e  Berna  rinnovarono  l'alleanza  con 
Venezia,  stipulata  nel  i  G 1  5,  con  obbligo 
di  sostenersi  reciprocamente  ,  sommini- 
strando i  due  cantoni  truppe  per  la  sola 
difesa  della  ie[)ubblica  in  terraferma,  me- 
diante corrispettivi  sussidii,  poi  modifi- 
cati nel  1706  quanto  al  soldo.  Lai.'  re- 
lazione politica  de'  cantoni  svizzeri  con 
l'Inghilterra  e  l'Olanda  è  del  i654;  *^^ 
quel  tempo  in  poi  gli  svizzeri  protestanti 
mantennero  le  relazioni  coH'lnghilterra, 
e  particolarmente  cogli  stati  della  repub- 
blica d'Olanda,  e  fermarono  accordi  nel 
i6qo  per  ricevere  sussidii  e  somministra- 
re truppe.  Alessandro  VI  I, che  quale  nun- 
zio era  intervenuto  al  trattalo  e  pace  ge- 
nerale di  W^estfalia,  venendo  a  sapere  che 
i  cantoni  cattolici  erano  insultati  da  quel- 
li eretici,  comechè  fomentati  da  Oliviero 
CromAvell  protei  tored'Inghilterra,  gli  fe- 
ce coraggio,  gli  promise  assistenza,  e  per 
mezzo  dell'arcivescovo  di  Milano  gli  man- 
dò 3 0,000  scudi.  Così  incoraggiati  i  cat- 
tolici, affrontarono  gli  eretici  più  nume- 
rosi, e  li  sconfissero  in  una  zuffa,  onde  si 
pacificarono  con  condizioni  favorevoli  ai 
primi.  Col  breve  Tnaeiiinos,(\e^\\  8  ot- 
tobre i655,  il  Papa  conferì  all'abbate  di 
s.  Gallo  l'autorità  di  creare  notari  in  ser- 
vigio delle  sue  terre,  senza  andare  sog- 
getto a  quelli  eterodossi;  e  col  breve  Cani 
sìciil,  de'q gennaio  1660,  Alessandro  VII 
impose  a'nunzi  di  Svizzera  di  tenere  con 
somma  cura  earchiviate  le  carte  spettan- 
ti alla  nunziatura  d'Elvezia  eRezia,  vie- 
tandone l'estrazione  e  la  dissipazione.  In- 
di canonizzò  s.  Francesco  di  Sales  vesco- 
vo di  Ginevra  ,  avendo  convertito  colle 
sue  prediche  al  cattolicismo  70,000  ere- 
tici, e  in  gran  parte  svizzeri.  Neh  663  Lui- 
gi XIV  formò  nuova  alleanza  con  tutto 
il  corpo  elvetico  de' XIII  cantoni,  e  con 
toltigli  associali  della  lega  svizzera,  enu- 
merati in  principio  di  questo  articolo.  La 
cerimonia  del  giuramento  seguì  nelki  me- 
tropolitana di  Parigi, com'erasi  praticato 
sotto  EuricolV.  Per  conseguenza  gli  sviz- 


SVI  SVI                     107 

zeri  inviarono  a  Parigi  uumerosa  e  bill-  to  di  tulio  ciò  nacquero  liligi,  discordie, 
lante  ambasceria,  composta  di  35depu-  odii,  guerre  intestine  e  alrocissime.  Do- 
tati, tanto  de'XllI  cantoni,  quanto  degli  pò  varie  vicende,  stanchigli  uomini  dal 
nlleali,oltrealtri  del  numeroso  corteggio,  farsi  del  male  gli  uni  egli  altri  pel  pre- 
DaliGSo  aliG85  il  corpo  elvetico  godè  testo  di  religione,  si  venne  alla  conclusio- 
calma  interna,  laquale  non  venne  altera-  ne  della  pace  e  al  conseguimento  della 
la  se  non  pe'vi  vi  dibattimenti  insorti  rap-  Irancpjillità.  Ciò  fu  nel  171-?,  co'tratlati 
porto  a'  privilegi  degli  abitanti  di  Tog-  d'Aarau,  il  i.°de'quaii  colla  interposizio- 
genburg.Dal  I  GHGali  7  I  2  surserodiscus-  ne  del  conte  Lue  ambasciatore  di  Frau- 
sioui  tra  gli  abbati  di  s.  Gallo  e  parecchi  eia,  venne  segnato  a' 18  luglio,  il  2.°  a'g 
cantoni,  le  quali  si  ricomposero  a  Baden  ei  i  agosto;  i  quali  trattati  posero  fine  al- 
iieli7i8;  ma  Clemente  XI  col  breve /io-  le  lunghe  e  micidiali  querele  Ira'cantoni 
vianus  PontifcXyde  ig  novembrei  7  19,  protestanti,  e  i  cantoni  cattolici  che  so- 
riprovò  e  annullò  il  trattalo,  come  per-  slenevano  l'abbate  di  s.  Gallo  contro  gli 
nicioso  alla  li-dee  contrario  alla  coslitu-  abitanti  del  Toggenburg,  e  divennero  leg- 
/ione  d'Uibano  Vili.  NeIiG()6  la  Fran-  gè  l'ondanìentale  per  la  Svizzera.  Fu  sta- 
cia  teneva  al  soldo  28,000  svizzeri.  In  se-  bilito,  non  doversi  molestare  alcuno  nel- 
guilo  d'una  guerra  civile  tra'VU  canto-  la  professione  di  sua  fede,  ma  sotto  se- 
ni, incominciata  nell'ultimo  scorcio  del  vere  pene  fu  proibito  a'protestanti  d'an- 
secolo  XVII,  che  avea  a  pretesto  la  reli-  dare  a'predicare  tra'cattolici  e  viceversa, 
gione,  e  a  scopo  segreto  di  rendere  popò-  Venne  regolato  dove  l'esercizio  d'un  cul- 
lari  i  cantoni  aristocratici,propose  la  Fran-  to  avesse  ad  essere  pubblico,  dovesegre- 
cia  di  rinnovare  il  tialtalo,  ma  ricusaro-  to  solamente.  In  quanto  a  parecchie  co- 
no prendervi  parte  gli  svizzeri  piotestan-  munita,  i  cui  abitanti  erano  quali  catto- 
li.  il  rilìuto  da  essi  mostrato  originava  liei  e  quali  protestanti,  si  determinò  che 
dall'interesse  che  vi  prendevano!  catto-  l'uso  delle  chiese  esistenti  fosse  comune 
liei,  e  dalla  parzialità  che  dicevasi  ave-  agli  uni  e  agli  altri,  se  pure  agli  uni  non 
re  per  essi  mostrato  l'ambasciatore  fran-  piacesse  meglio  edificare  templi  a  parte 
cese.  Alcuni  più  lardi  porsero  orecchio  per  loro.  Cos"i  nel  borgo  di  Glaris, cosi  in 
alla  voce  sparsa  ,  che  Luigi  XIV  avesse  più  luoghi  dell'attuale  cantone  di  s.  Gai- 
promesso  a'cattolici  di  far  loro  riacquista-  Io  e  in  altri  d'altre  contrade  svizzere,  con 
re  ciò  ch'era  ad  essi  stato  tolto  col  trai-  concordia  servonsi  ancora  oggidì  del  me- 
lato di  pacificazione,  di  cui  vado  or  ora  a  desimo  tempio,  cattolici  e  protestanti.  Il 
parlare.  Le  contee  di  Neuchàlel  e  Valen-  Papa  Clemente  XI, a  mezzo  del  suo  nun- 
gin,di  cui  eransi  impadroniti  i  cantoni  e  zio,  insistè  presso  i  cattolici  pel  rigetla- 
cherestituirononel  1,5293 istanza diFran-  mento  della  pace  d'Aarau,  ma  fu  indar- 
eia  alla  casa  di  Longueville, l'erede  di  que-  no,  che  questa  non  venne  turbala  mai 
sta  essenilo  morta  a' 16  giugno  1  707,  ad  più,  e  sussistono  tuttavia  gli  ordinamen- 
onta  delle  rimostranze  di  Luigi  XIV,  gli  li  per  essa  introdotti.  In  fatti  Clemente 
.stali  delle  medesime  le  aggiudicarono  in  Xlnel  I7i2aveaspediti  al  nunzio2oo,ooo 
sovranità  a  Federico  1  redi  Prussia,  per  scudi  per  assistere  i  cantoni callolici  tra- 
diritto di  riversibililà,  locchè  suscitò  dei  vagliati  dagli  eretici,  per  cui  li  rimpro- 
torbidi  che  durarono  un  anno.  Riporta  vero  acremente,  perchè  mossi  da  priva- 
Fraoscini,  che  avendo  la  prelesa  riforma  le  dissensioni  o  da  vano  timore  aveano 
religiosa  gittato  radici  nella  Svizzera,  pas-  mancalo  al  loro  dovere.  Nel  tempo  stes- 
sioni  e  intrighi  si  trovarono  in  muto,  e  so  gli  esortò  con  calore  adii'endere  lera- 
gl'mteressi  di  alcune  corti  aggiunsero  esca  gioni  della  libertà  e  della  religione,  nou 
al  fuoco  che  si  covava,  e  per  compimeu-  diiuenticando  la  fortezza  d'auimu  dc'io- 


io8  SVI 

ro  maggiori ,  e  spogliandosi  delle  parti- 
colari inimicizie,  riponessero  tutta  la  lo- 
ro lidncia  in  Dio.  Ringraziò  poi  Luigi 
XIV  della  protezione  esercitata  co' can- 
toni cattolici,  lo  pregò  a  continuarla  ,  e 
di  essa  supplicò  ancora  l'imperatore  Car- 
lo V I.  Nel  1714  Clemente  XI  risponden- 
do  alle  suppliche  de'cantoni  cattolici,  be- 
nignamente concesse  al  nunzio  di  Lucer- 
na di  assolvere  dalle  censure  e  di  dispen- 
sare nelle  irregolarità  incorse  quelli  che 
militarono  nell'ultima  guerra  cogli  ere- 
tici. Indi  per  rimmiiiente  trattato  di  Ba- 
den  in  Germania,  caldamente  il  Papa  si 
raccomandò  all'i m pera  tore e  aLuigi XIV, 
per  la  religione  cattolica  nella  Svizzera, 
la  difesa  de'diritli  di  tutte  le  chiese  ap- 
partenenti a'cattolici,  e  in  particolare  la 
restituzione  de'beni  tolti  all'abbate  di  s. 
Gallo;  ciò  che  inculcò  al  nunzio  Dome- 
nico Passionei  arcivescovo  d^Efeso,  che 
sped\  a  Baden  per  la  pace  generale.  Indi 
Clemente  XI  inviò  nunzio  a  Lucerna  Giu- 
seppe i^/r/'rto  arcivescovo  di  ^'icea,  dipoi 
cardinale  :  nel  suo  pontificato  incomin- 
ciandosi la  pubblicazione  delle  annuali 
Notizie  di  Roma,  in  queste  d'allora  a  og- 
gi si  ponno  vedere  tutti  i  nunzi  di  Sviz- 
zera. iNeli  7  I  5  a'c)  maggio  col  trattato  di 
Soletta,  Luigi  XIV  rinnovò  i  precedenti, 
co'cantonicattoliciela  repubblicadelV^al- 
lese,obbligandosi  di  più  a  soccorrerei  can- 
toni cattolici  nel  caso  che  fossero  molesta- 
li da  qualche  potenza  straniera,  ed  anche 
di  sostenere  ipiìi  deboli,  se  avvenisse  qual- 
che discordia  tra'cantoni.  Giovò  molto  al 
corpo  elvetico  la  neutralità  che  in  appres- 
soesattamente  osservò  nelle  guerre  che  si 
accesero  in  Europa,  durante  il  regno  di 
Luigi  XV  incominciato  nel  17  i5  stesso. 
]\eli72i  fu  eletto  Papa  Innocenzo  XIII, 
che  da  prelato  Innocenzo  XII  avea  fat- 
to nunzio  di  Lucerna,  e  nominò  nunzio 
il  Passionei.  A''27  marzoi722  inviòal  ve- 
scovo di  Costanza  il  hre've  Rotnanits  Pan- 
tifex,  col  (piale  annullò  i  decreti  del  se- 
nato di  Lucerna  o  magistrato  de'ceulo,ri- 
guarclauli  dolazioui  dc'mouastcri  di  tua- 


S  V  1 

nache.  Col  medesiino  senato  insorse  gra- 
ve vertenza  sotto  il  successore  Benedetto 
XIII.  Aveano  gli  abitanti  d'Undlmgens- 
weil  ottenuto  il  permesso  dal  bailo  di  dan- 
zare a' 12  agosto,anuiversario  tiella  dedi- 
cazione di  loro  chiesa,  e  nel  di  8."  di  es- 
sa. Il  parroco  Andermart,  nello  spiegare 
il  vangelo  nella  messa  conventuale, gra- 
vemente li  riprese  e  minacciò  di  scomu- 
nica se  nel  dì  8.°  ripetevano  le  danze,  ag- 
giungendo forse  qualche  parola  di  cen- 
sura sul  governo.  Tutto  riferì  il  bailo  al 
senato,  il  quale  tutto  commise  all'avoyer, 
che  interrogato  il  curato  nulla  negò.  In- 
vitato questi  pel  commissario  vescovile  a 
presentarsi  al  piccolo  consiglio,  che  lo  vo- 
leva ammonirea essere  piìi  cauto  nell'av- 
venire, non  volle  presentarsi,  anzi  scrisse 
all'  avoyer  eh'  egli  non  poteva  ubbidire 
senza  incorrere  nelle  censure  minacciate- 
gli dal  nunzio  Passionei  e  dal  vescovo  di 
Costanza,  nel  caso  che  si  presentasse.  Il 
senato  quindi  intimò  l'  esilio  al  parroco, 
che  non  ubbidendo  fa  a  forza  espulso  dal 
territorio  di  Lucerna.Gridarono  sulla  vio- 
lala immunità  col  nunzio  il  vescovo  che 
scrisse  acremente  al  senato  pel  richiamo 
del  parroco,ed  il  nunzio  si  ritirò  in  Altdorf: 
s'interposerogli  altri  cantoni  cattolici,  ma 
il  senato  li  rifiutò  perchè  non  si  mettesse 
in  controversia  la  sua  autorità,  e  per  suo 
ordine  la  comunità  nominò  per  curato 
Mtiller.  Il  senato  espose  il  suo  operato  al 
Papa,  il  quale  col  breve  Ad  auditiuiatn y 
de'3  gennaio  I  72G,  presso  Guerra,  si  me- 
ravigliò con  gran  cordoglio,  come  il  se- 
nato traviando  da'suoi  maggiori  concul- 
casse la  libertà  ecclesiastica,  per  la  custo- 
dia della  quale  aveano  sostenuto  valoro- 
se guerre,  e  meritato  dalla  s.  Sede  il  de- 
coroso titolo  di  Difc/isori  dell'ecclesiasti- 
ca libertà.  Dichiarò  cosa  inaudita,  che  i 
ministri  di  Dio  fossero  chiamati  avanti  il 
tribunale  secolare,  e  che  il  pastore  delle 
anime  fosse  per  forza  levato  dalle  sue  pe- 
core, arrogandosi  l'autorità  d'eleggerne 
altro.  Essere  rimasto  sorpreso  e  dispiacen- 
te, che  invece  di  leggere  nella  lettera  dui 


S  V  I 

senato  il  pentimento,  vi  ravvisava  l'osti- 
nazione in  difendere  l'operato.  Lo  esor- 
tò ad  imitare  gli  antenati,  de'quali  ni  un 
popolosi  era  mostrato  piìi  di  voto  alla  Se- 
de apostolica.  Quindi  il  Pa[)a  deputò  una 
congregazione  di  4cardinaliediversi  pre- 
lati per  esaminare  imparzialmente  l'alia- 
re, ed  essa  decise  col  decreto  Proposilo, 
de'i3  marzo  e  riportato  da  Guerra:  A- 
vere  il  senato  violata  la  giiuisdizione  ec- 
clesiastica, onde  procurasse  il  Papa,  che 
tutto  si  rimettesse  nell'antico  slato;  e  se 
il  senato  vi  si  opponesse,  era  il  Papa  io 
obbligo  di  vendicare  i  diritti  ecclesiastici, 
da'sagri  canoni  e  dalle  costituzioni  aposto- 
liche prescritti.  Ora  non  essendovi  priu- 
cipioalcuno  di  concordia,  i  cantoni  catto- 
lici Sdissero  a  Benedetto  XIII,  che  atte- 
sa l'antica  pietà  de'Iucernesi,  si  piegasse 
a  riconciliarsi  con  essi, stati  sempre  costan- 
ti nel  difendere  colle  loro  sostanze  e  san- 
gue laponlificiadignilii.il  Papa  rispose 
loro  a' IO  agosto I  79,6  col  breve  Acccpi- 
ììius,  assicurandoli  di  non  poter  mancare 
dal  suo  uffiziojch'egli  aveada  rendere  con- 
to a  Dio  dell'amministrazione  datagli  di 
sua  chiesa,  onde  eragli  imminente  la  pe- 
na eterna, s'egli  non  faceva  inviolabilmen- 
te osservare  i  diritti  ecclesiastici.  S'eglino 
poi  amavano  tanto  i  lucernesi,  come  di- 
mostravano nelle  premure  fatte  a  loro  fa- 
vore, facessero  si  che  quelli  riparasseroal- 
le  cose  commesse,  ricliiamassero  il  cura- 
to, e  piestassero  intera  ubbidienza  al  Pa- 
pa. A  questo  aveano  scritto  di  nuovo  i  lu- 
cernesi protestandogli  ,  non  avere  su  ciò 
operato  in  disprezzo  della  giurisdizione 
ecclesiastica,  ma  per  conservare  soltanto 
l'autorità  data  loro  da  Dio;  poiché  dissi- 
mulando l'ingiuria  dal  curalo comniessa, 
ne  prenderebbero  niolivo  tulli  gli  ccc'e- 
siastici  a  malmenare  le  leggi  sovrane.  Col 
breve  Illìus  viccs,òt\i  agosto.  Benedet- 
to XI II  rispose  al  senato,  ch'era  ancora 
aperta  la  porta  per  riceverlo  con  viscere 
pnlerne,  nel  caso  che  avesse  mostratopen- 
timento,  per  mezzo  del  (piale  gli  avrebbe 
dato  ludubilali  urgomcuti  del  ^noamorCj 


SVI  I 09 

dimenticando  afialto  il  pasvalo;  qualora 
poi  non  lo  facesse,  sarebbe  costretto  ve- 
nire agli  estremi  rimedi.  Scrissero  di  nuo- 
vo i  lucernesi  al  Papa,  confessando  d'aver 
mancato  di  deputare  il  curalo  della  chie- 
sa d'Undlingcnswcil  in  luogo  dell'esilia- 
to, essendo  questa  nomina  al  solo  ordina- 
rio appartenente.  Ch'essi  non  aveano  ci- 
tato giuridicamente  il  curaioAndermart, 
errando  i  ministri  della  cancelleria  se  la 
citazione  fu  scritta  giudizialmente. Che  l'a- 
veano  citato  flir/  aiiditncliiiii  verbiini  prin- 
cipis,  il  quale  può  esiliare  dal  suo  stato 
tulti  i  disubbidienti,  di  qualunque  condi- 
zione. Per  terminare  dunque  questa  dif- 
ferenza, interposero  i  loroulllzi  1  cardina- 
li Polignace  Cienfuegos ministri  di  Fran- 
cia e  dell'impero,  i  quali  facilmente  ul- 
timarono la  concordia  ,  per  abbonire  il 
Papa  silTalte  dissensioni.  Furono  gli  ar- 
ticoli della  concordia; I. "Che  il  curato  Aa« 
dermai  t  restasse  per  sempi  eesule  dal  can- 
tone di  Lucerna,  senza  decidersi  se  fosse 
o  no  colpevole.  2.°  Che  il  curato  IMiiller, 
eletto  dalla  comunità  d'ordine  del  sena- 
to, fosse  ri  mosso  ed  eletto  un  altro.  3.°Che 
il  senato  conservasse  le  sue  costumanze, 
senza  che  ne  soifrisse  tlanno  l'immunità 
ecclesiastica.  4-"  Che  il  Papa  acconsentiva 
che  il  senato  potesse  chiamare  gli  eccle- 
siastici ad  aiulieiidum  veibum  principis, 
colla  condizione  però,  che  prima  ne  do- 
mandasse licenza  a'superiori  ecclesiastici 
del  luogo,  che  non  mai  l'avrebbero  nega- 
la. Fatto  consapevole  il  senato  di  questo 
ficcordo,  scrisse  rispettosamente  al  l'apa, 
testificando  la  sua  perpetua  divozione  al- 
la s.  Sede,  e  principalmente  alla  sua  per- 
sona, come  ornala  di  tante  illustri  virtù. 
Benedetto  XI 11  col  breve  Jllius  qui,  dei 
20  gennaio  I  727,  si  rallegrò  co'lucernesi 
per  le  passate  estinte  dissensioni,  limise 
loro  l'alto  del  convenuto,  abbracciò  con 
paterno  amore  la  pecora  smarrita  e  il  fi- 
glio prodigo  che  tornava  alla  sua  casa  , 
percui  die  al  magistrato  Vassoliiziont'^pii' 
rola  che  mollo  lo  punse),  ridonando  lo- 
ro il  titolo  di  Difensori  della  libertà  eC' 


no  SVI 

clcaiaslìca.  Furono  pubblicate  nel  1728: 
Jìlc/ìioircs  polir  sen'ir  à  L'Ivsloitr  da  clif- 
fcrend  enlrt  le  Pape, et  le  canton  de  Lucer- 
ne à  roccasion  du  haìinissemenl  des  ter- 
res  deLucerne  du  noniincAndcnìiaricurt 
de  ceiiu-ine  canton.  Di  più  ahbinmo  del 
ijunzio  Viìis\onc\,/4  età  Apostolica  e  Lega- 
t'ionisEh-etiaeahanno\'ji'ìad\'jic),\lu- 
giii729,  Romae  1738.  Nel  1780  di  venu- 
to Papa  Cleinenle  XII, termi  nò  definì  ti  va- 
menle  la  controversia, ordinando  aPassio- 
nei  di  restituirsi  in  Lucerna,  e  trasferen- 
dolo nello  sfesso  anno  alla  nunziatura  di 
Vienna  e  poi  cardinale,  gli  sostituì  Gio. 
Battista  Barni  di  Lodi  arcivescovo  di  E- 
dessa,  a  cui  nel  1739  die  in  successore 
Carlo  Francesco  Durini  arcivescovo  di 
Piodi  e  poi  cardinale. 

Benedetto  XI V  nel  i  'j^3  dichiarò  nun- 
zio e  arcivescovo  di  Petra  Filippo  Accia- 
juoli,  e  nel  17 54  lo  fece  succedere  da  Gio. 
Ollav'io Biif alini  arcivescovodi  Calcedo- 
nia,  indi  maggiordomo  e  cardinale.  La 
Francia  che  nel  1730  avea  ottenuto  da 
Cerna  l'abolizione  della  legge  clie  esclu- 
deva da'consigli  ogni  cittadino  che  aves- 
se un  figlio  al  suo  servigio,  nel  i  7.59  ci'eò 
ti  favore  degli  svizzeri  eprotestanti  di  qua- 
lunque luogo  ch'erano  al  suo  soldo  l'or- 
dine militare  del  Merito  [F.),\n  cui  essi 
veni  va  no  ammessi  al  le  prime  dignità. eie - 
menteXllI  nel  1  758  elesse  per  nunzio  di 
Lucerna  JNicolò  Of7<^/ arci  vescovo  di  Tra- 
ianopoli,  al  quale  nel  1 764  surrogò  Luigi 
T^altnti  Gonzaga  arcivescovo  di  Cesa- 
rea, ambedue  poi  cardinali.  Col  breve 
Excepimus j<\&' i^wì^wo  i  'j5c),Bull.Roin. 
coni.  1. 1 5  p.  1 38,  negò  a'  canonici  regolari 
di  s.  Mauiizio  d'Agauno  1' amministra- 
7Ìone  cu  Ululati  va  di  due  parrocchie;  e  col 
hvtstBinas epistolas,t\e  i'io\.\.ohve  i  763, 
Ball.  l.  3,  p.  1 4 1  :  Reipublicae  Lucer nen- 
sis  respondet,  aeqnuni  non  esse  ut  eccle- 
siastici subi'eniant  necessitaiibus  ipslus 
reipublicae,  ubi  laici  ncque  primi,  ncque 
majorem  parlem  gravaminis  subsiinue- 
r«/^/.Clemeute  XIV  scrisse  al  nunzio  Va- 
lenti il  breve  Ratio  pasloralis,  de' 19  a- 


S  VI 

gostoi7G9,  Z?»//.  t.  j,  p.  3o,  col  quale  gli 
commise  l'approvazione  della  concordia 
seguita  tra  il  vescovo  e  capitolo  di  Basi- 
lea, sulla  giurisdizione  nel  territorio  di 
3  cantoni  a  detta  chiesa  appartenenti. Re- 
stata vacante  la  nunziatura,  per  aver  Cle- 
mente XIV  trasferito  Valenti  a  quella  di 
Spagna,  e  poi  fu  cardinale,  Pio  VI  nel 
1775  da  Colonia  vi  traslocò  Gio.  Batti- 
sta Caprara  arcivescovo  d'Iconio,  poi  di 
Vienna  e  cardinale.  Questo  Papa  a  istan- 
za del  ducaPalatinodi  BavieraCarlo Teo- 
doro, istituì  nel  1785  la  nunziatura  di 
Monaco  (^''.),  formandola  in  parie  con 
quella  di  Lucerna  e  in  parte  con  quella 
di  Colonia,  ma  inutilmente  fu  contesta- 
ta dal  conciliabolo  à'Enis  (F.)-  In  tal  mo- 
do la  nunziatura  della  Svizzera  venne  di- 
minuita e  ristretta  dalla  sua  ampia  e  an- 
tica giurisdizione.  Pio  VI  nello  stesso  an- 
no nominò  nunzio  di  Lucerna  Giuseppe 
Vinci  di  Fermo  arcivescovodi  Berito,  e 
per  averlo  fatto  maggiordomo  neìi'/^^, 
gli  sostituì  in  sì  difficili  tempi  Pietro  Gra- 
vina arcivescovo  di  Nicea,  indi  neh  802 
nunzio  di  Spagna  e  cardinale.  Ed  eccoci 
ormai  alla  terribile  rivoluzione  di  Fran- 
cia, che  cambiò  del  tutto  le  condizioni 
politiche  della  Svizzera, che  pacificamen- 
te procedeva  dopo  la  pace  d'Aarau,  ed 
in  un  tratto  vide  distrutte  le  sue  anti  che 
istituzioni  e  soggiacque  a  notabili  cam- 
biamenti. Nel  1775  la  Francia  avea  rin- 
novala cogli  svizzeri  una  generale  allean- 
za, ch'ebbe  compimento  nel  1777,  om- 
meltendosila  mediazione  di  essa  cogli  sta- 
ti cattolici  stipulata  nel  I  7  IO,  e  per  lai.' 
volta  intervenne  alla  dieta  come  membro 
del  corpoelvelicoun  deputalo  del  Vallese. 
In  detto  anno  1777  la  Svizzera  avendo 
fornito  alla  Francia  15,98  i  uomini,  com- 
presi questi  si  calcolò,che  con  diverse  ca- 
pitolazioni dal  1474 '"  po'  '^  Svizzera  a- 
vea  somministrato  ad  essa  un  elFetlivo  di 
1,1 10,798  uomini.Neli  78  iLuigiXVl  fis- 
sò i  privilegi  de'sudditi  svizzeri  nel  regno. 
Eransi  essi  preservati  pel  corso  di  60  anni 
dui  flagello  della  guerra  civile,  essendo 


S  V  I 

nronlomente  spente  alcune  ri  volte  ile'pae- 
sani  ne'diireicnli  cantoni,  e  sino  ali  789  la 
ioio  felicità  sembrava  veramente  invidia- 
bile. Allo  scoppio  della  rivoluzione  avve- 
nuta in  Francia  nel  medesimo  anno,  le 
prime  scintille  dell'incendio  cbe  tulio  do- 
vea  bruciare,  non  si  eslesero  che  debul- 
luentesulla  pacifica  Elvezia.  Neh  790  in- 
sorse una  sedizione  nel  cantone  di  Sci;»f- 
fusa,  ma  fu  sidjilo  repressa;  ed  un'insur- 
rezione di  parte  del  Basso  Vallese  finì  col 
provvedeisi  ad  alcune  lagnanze.  Nessu- 
no ancora  dichiarava  altamente  il  siste- 
ma di  applicare  alla  Svizzera  le  innova- 
zioni introdotte  presso  il  popolo  che  l'era 
più  prossinianicnte  vicino.  Il  contagio  pe- 
rone quindi  lo  spirito  di  proselitismo,  si 
comunicò  ad  alcuni  torbidi  nel  paese  di 
Vaud,  dileguandosi  il  turbine  che  appa- 
lecchiavasi  in  alcune  parti,  per  la  saggez- 
za e  fermo  governo  di  Berna.  Nello  slcs>o 
1790  il  consiglio  sovrano  di  Basilea  li- 
berò i  paesani  del  cantone  di  ciò  che  ri- 
maneva del  loro  stalo  di  servi.  Il  re  di 
Francia  Luigi  XVI  in  questo  tempo  a- 
veaal  suoservigio  i  5,5oo  svizzeri,  i quali 
nel  1771  erano  stali  distribuiti  in  1 1  reg- 
gimenti, ed  il  fialcllo  del  re  conte  d'Ar- 
lùis  e  poi  Carlo  X  era  stalo  nominato  lo- 
ro colonnello  generale,  in  sostituzione  del 
duca  di  Choiseul.  L'eccellente  disciplina, 
il  valore  e  la  fedeltà  incorruttibile  delle 
truppe  svizzere eranodivenuti  argomenti 
di  didìclenza  per  que'francesi,  che  allora 
indegni  di  tal  nome,aveano  giurata  la  per- 
dila del  virtuosissimo  loro  monarca  e  del- 
la possente  monarchia.  Da  piincipio  si 
tentò  invano  di  sedurli  in  varie  città  di 
Francia,  né  ci  fui  ono  che  i  To  de'bassi  uf- 
fìziaii  o  soldati  del  reggimento  di  Lullin- 
Chàleauvieiix,  ch'erano  di  guaiiiigicjtie  a 
Nancy,  i  quali  si  lasciarono  indune  nel- 
r  agosto  I  790  ad  atti  di  saccheggio  e  di 
ribellione  conti  oi  loro  ufliziali  superiori, 
uccidendo  33  de'  loro  concittadini  e  fe- 
rendone 53,  de'ngginieiili  di  Castella  e 
di  ^  igier.  Dn  de'cipi  1  ib(  lii  dal  (  onsiglio 
di  guerra  s\izzero  fu  coudauuulo  ad  e^scte 


SVI  1(1 

ruolalo  vivo,  11  impiccali,  e  4icondan- 
nali  alla  galera  per  3o  anni.  Ma  questi 
ultimi  per  decreto  dell'assemblea  legisla- 
tiva furono  liberati  e  festeggiati  in  i'a- 
rigi.  Nel  1792  il  reggimento  d'Ernesto 
venne  assalito,  ilisarmato  e  spogliato  in 
Aix,  benché  d'ordine  di  Berna  avessero 
giurata  la  nuova  costituzione  francese;  e 
le  lagnanze  del  governo  del  paese  loro,(;he 
sosteneva  l'infelice  Luigi  XVI,  vennero 
riguardale  con  disprezzo  dall'assemblea 
legislativa,  onde  convenne  richiamare  il 
leggimenlo.  In  Parigi  si  ordinò  lo  slog- 
giamento  e  partenza  delle  guardie  sviz- 
zere, ed  a' lo  agosto  1792  ne  furono  cru- 
delmente truciilate  800,  per  essersi  man- 
tenuteobbedienli  alla  loro i, "consegna  di 
difendere  le  Tuillerie.  IMolti  di  quelli  che 
si  poteronosalvaie,vennero immolali  nel- 
le sanguinarie  giornale  de'2  e  3  settem- 
bre, ed  in  altri  attacchi  popolari;  appena 
un  piccolo  numero  tra'  pericoli  potè  ri- 
patriare  seminudi  e  coperti  di  ferite:  più 
di  1  ooofamiglie  si  videro  immerse  nel  lut- 
to, nel  dolore  e  nella  più  viva  indegiia- 
zione.  Bentosto  l'assemljlea  legislativa  del- 
la repubblica  francese,  Ao.  o  aver  colmi 
d'elogi  gli  autori  dell'assassinio  del  le  guar- 
die svizzeie,iuppe  colla  nazione  tulli  i  vin- 
coli che  ila  molli  secoli  l'univano  a  Fran- 
cia; le  antiche  capitolazioni  militari  furo- 
no soppresse,tuttofu  annullato,e neppure 
pagali  i  soldi.  Non  ostante,  la  dieta  elve- 
tica raccolla  in  Aarau  persistè  nel  siste- 
ma di  neutralità,  che  riuscì  tanto  fune- 
sto all'armfite  combinale  contro  Francia, 
e  tanto  favorevole  alla  potenza  rivoluzio- 
naria divenuta  padrona  del  regno.  Nel 
paese  di  Vaud  i  semi  delle  nuove  e  fd- 
laci  dottrine  di  eguaglianza  e  pretesa  li- 
bertà trovavano  un  terreno  assai  più  fa- 
vorevole, che  non  nelle  altre  parti  del- 
la Svizzera.  Nel  principio  del  1792  l'as- 
semblea,dichiarata  guerra  all'Austria,  fj- 
ce  occupare  Perenti  ny  e  la  maggior  par- 
ie del  vescovato  di  l'asilcn,  ch'era  stalo 
sempre  pi  otetlodalla  Confederazione  El- 
vetica. Le  truppe  di  Berna  e  Friburgo 


112  SVI 

tioveltero  sgombrare  Ginevra;  si  formò 
in  Zurigo  un  partito  favorevole  a  Fran- 
cia, e  con  esso  venne  rotta  1'  unità  elveti- 
ca, e  preparale  tutte  le  sciagure  che  op- 
pressero il  paese.  Nel  gennaio I  7f)3  Lui- 
gi XVI  fu  decapitato,  interamente  inno- 
cente, in  odio  alla  religione  cattolica  e  al- 
la monarchia; fu  un  vero  martirio.  L'ad- 
dolorato Pio  VIj  a'  20  aprile  scrisse  un 
breve  al  senato  e  governo  di  Friburgo, 
lodando  la  carità  de'  cittadini  e  de'  po- 
poli circonvicini,  per  la  tanta  umanità  di- 
mostrata verso  i  perseguitati  ecclesiasti- 
ci fiancesi,  nell'ospitalità  loro  accordata. 
In  quell'anno  i  cantoni  continuarono  tre- 
pidanti a  godere  un  riposo  politico,  es- 
sendo interesse  di  Francia  il  blandirli,  a- 
■vendo  la  Vandea  in  fiamme  e  Lionere- 
sistente.  Nel  1794  gli  abitanti  dell'anti- 
co paese  dell'abbate  di  s.  Gallo  costrin- 
sero il  loro  sovrano  ad  accordare  ad  essi 
nuovi  diritti;  que'd'Appenzell  richiesero 
che  i  magistrati  rivedessero  le  patrie  leg- 
gi; presso  i  grigioni  il  partito  democra- 
tico ripigliò  il  suo  antico  ascendente;  Zu- 
rigo reclamò  i  privilegi  tolti  dalla  reg- 
genza cantonale.  Verso  il  fine  della  cam- 
pagna del  I  796  tra'repubblicani  francesi 
e  gli  austriaci,  la  neutralità  elvetica  fu 
compromessa,  mentre  Berna  parteggia- 
va pel  direttorio  esecutivo  di  Francia,che 
carezzava  i  cantoni  quali  buoni  vicini  e 
cari  alleati.  Ma  avendo  il  generale  in  ca- 
po Bonaparte  dettato  a' 1 8  aprile  17973 
Leoben  le  condizioni  di  pace  all'Austria, 
e  ratificate  a  Campo  Formio  a'  1  7  olto- 
bre,deposte  le  armi  la  maggior  parte  del- 
le potenze  che  aveano  combattuto  i  fran- 
cesi, questi  vedendosi  hberi  d'agire  sulla 
Svizzera,  usarono  ogni  mezzo  di  politica 
oppressione,  cumulando  lagnanze  ingiu- 
ste, e  saccheggiando  il  territorio  sino  al- 
lora rispettato  dell'antico  e  sempre  fe- 
dele alleato  di  Francia.  Tullavolla  gli 
svizzeri,  che  non  aveano  dato  ascolto  a 
chi  consigliava  di  porsi  in  grado  di  dife- 
sa,appena osavano  reclamarecontro  tan- 
te infrazioni  de'traltati  e  a'  uaturali  di- 


S  VI 

ritti  di  confinanti.  La  Valtellina  prima 
dell'alto  di  Campo  Formio  fu  sottratta 
alle leghegrigie,alleateemembri del  cor 
pò  elvetico,  e  data  alla  repubblica  Cisal- 
pina in  onta  a'tratlali  che  Francia  avea 
garantito  a'XllI  cantoni.  Avendo  Bona- 
parte adempito  la  carriera  militare  e  di- 
plomatica in  Italia,  attraversò  la  Svizze- 
ra, accolto  a  Losanna  con  trasporlo  ;  ri- 
cusò gli  onori  di  Berna,  ed  in  Basilea  che 
cominciava  a  rivoluzionare,  disse:  Ecco- 
mi dunque  finalmente  in  una  repubbli- 
ca; dichiarando  che  l'edifizio  gotico  del- 
la costituzione  degli  svizzeri  non  era  piìi 
adattato  a'tempi,  e  che  ben  presto  sareb- 
be rovesciato.  Si  pretende, che  incitò  poi 
il  direttorio  ali  invasione  della  Svizzera, 
col  pretesto  di  garantire  Vaud,  e  d'itn- 
padronirsi  del  tesoro  di  Berna  per  age- 
volare la  spedizione  d'Egitto.  Tralascian- 
do il  ricordare  le  mene  usate  djlla  re- 
pubblica francese  per  occupare  la  Sviz- 
zera, seminando  divisioni  tra'cantoni  per 
indebolirli,  onde  opprimerli  agonizzanti. 
Vaud  ne  die  il  segnale  con  levarsi  dal  do- 
minio di  Berna,  chiamando  i  francesi  a 
sostenerlo.  Inoltre  la  Svizzera  eccitava  i 
desiderii  del  direttorio  fraucese,come  po- 
sizione militare  e  come  tipo  in  cui  pote- 
va sperimentare  le  sue  vedute  per  cain- 
biarecoslituzionalmente,  in  paese  vicino, 
ciò  che  impediva  la  sua  propria  marcia 
in  Francia.  Organizzata  la  rivoluzione 
da'francesi  in  diverse  parli  della  Svizze- 
ra, insorsero  Vaud  e  Losanna,  e  nel  no- 
vembre il  direttorio  incominciò  a  trattare 
i  cantoni  quali  sudditi  ribelli.  Nella  die- 
ta generale  di  essi  radunala  in  Aarau  , 
tulli  i  deputati,  ad  eccezione  di  Basilea,  il 
i."  febbraio  17 98  giurarono  di  difendersi 
sino  all'ultima  estremità,  ma  inutilmen- 
te perchè  dappertutto  emissari  francesi 
seminavano  discordia  e  idee  rivoluziona- 
rie, fondate  sui  diritti  dell'uomo,  libertà 
ed  eguaglianza.  Scene  violenti  e  insurre- 
zioni proseguirono  in  più  luoghi,  a  Lu- 
cerna, a  Basilea,  e  un  dopo  l'altro  in  tutti 
i  cantoni,  riuscendo  più  burrascosa  la  ri- 


S  V  I 

volii7Ìonc  (li  Soletta,  sospirando  i  baliag- 
gi  sudditi  de'iliversi  cantoni  da  gran  tem- 
po di  sottrarsi  dalla  sovranità  de'Ioro  e- 
gnali;  qua'  però  di  Gaster  e  di  s.  Gallo 
esil/nono  lodevohnente  reintegrazione  e 
compensi  a'  loro  principi.  I  piccoli  stali 
deoiocralici  per  la  piìi  parte  rimasero  at- 
taccali alle  loro  anticlie  istituzioni.  Alla 
metà  circa  di  febbraio  la  Svizzera  fu  im- 
provvisamente inondata  d'un'infinilà  di 
esemplari,  in  cui  proponevasi  una  nuo- 
va costituzione  per  tutti  i  popoli  della  re- 
gione, cioè  un  piano  di  repubblica  ra|>- 
prescnlativa,  democratica,  una  e  indivi- 
sibile, modellata  su  quella  die  dicevasi 
formare  la  felicità  e  la  gloria  di  Francia. 
Dalconfliltodelleopinioni,  fluttuanti  tra 
l'energia  e  il  coraggio,  la  debolezza  e  la 
mancanza  di  completa  difesa,  i  france>i 
ingrossarono  il  loro  esercito  di  4^}Ooo 
uomini,  a'2  marzo  presero  Soletta  e  nel 
di  seguente  Friburgo.  Qualche  resisten- 
za fece  Berna  con  perdite,  non  senza  pro- 
Te  di  valore,  e  uccisione  di  circa  3ooo 
francesi,  allrettanli  essendo  gli  svizzeri 
periti  ne'combaltimenti:  costretta  a  ca- 
pitolare col  general  Schauenbourg,  que- 
sti vi  entrò  a'5  marzo,  e  cos'i  dopo  6  se- 
coli che  verun  nemico  avea  potuto  mai 
invadere,  venne  atterrato  quel  cantone 
dal  suo  più  antico  alleato;  il  tesoro,  l'ar- 
senale e  i  pubblici  magazzini  divennero 
preda  del  vincitore.  Alla  nuova  della  pre- 
sa di  Berna  deposero  le  armi  e  si  disper-     desolavano  quasi  intero  il  paese.  L' ab- 


SVI  ii3 

naro,  d'uomini,  di  vettovaglie,  e  alloggi 
di  truppe.  Fu  dunqtie  im[)Osto  alla  Sviz- 
zera quel  governo  che  reggeva  Francia, 
il  quale  sotto  il  nome  di  direttorio  ese- 
cutivo, altra  autorità  non  ebbe,  fuorché 
quella  che  piaceva  a'suoi  protettori  di  la- 
sciarle. Allora  il  popolo  svizzero  dovè  pa- 
gare 10  milioni  di  franchi  all'anno  al  go- 
verno unitario;  i  cantoni  avendo  mutato 
la  libertà  in  sudditanza,  erano  di  venuti  di- 
partimenti  francesi.  Tutti  i  XIII  cantoni 
confederati,  gli  alleati  loro,  ed  i  sudditi  fu- 
rono con  quello  statuto  riuniti  in  una  re- 
pubblica una  e  indivisibile,  che  assunse 
il  nome  di  Repubblica  Eh'elica,  e  che  si 
compose  di  XV'III  cantoni:  Argovia,Ba- 
den,  Basilea,  Bellinzona,  Berna,  Fribur- 
go, Lemano,  Linth,  Lucerna,  Lugano,  O- 
berland,  Scialhisa,  Sentis,  Soletta,  Tar- 
go via,  Val  lese,  Waldstettes,Zurigo;  quan- 
to a  IMìilhausen,  Ginevra  e  Bienne  fu- 
rono incorporati  alla  Francia.  In  mezzo 
alla  generale  schiavitù,  i  piccoli  cantoni 
democratici  avendo  conservata  la  loro  in- 
dipendenza, presso  di  loro  si  riparò  la 
bravura  elvetica,  e  lunga  pezza  si  difese 
tra  le  stragi;  e  semplici  pastori  in  3  set- 
timane uccisero  a  Schauenbourg  Sooo 
uomini,  e  lo  costrinsero  a  ritirarsi.  Es- 
sendovi tra  essi  una  volontà  nazionale 
fortemente  espressa,  convenne  scendere 
agli  accordi  temporanei,dovendo  anch'es- 
si divenire  il  teatro  di  lutti  eli  orrori  che 


sera  le  truppe,  trucidando  alcuni  colon 
nelli  e  il  generale  Erlach,  persuase  d'es- 
sere state  tradite.  Gli  altri  cantoni  deli- 
berarono in  Isviltodi  capitolare,  con  con- 
tribuzione di  i\ue  milioni,  e  si  arresero 
tutti  un  dopo  l'altro.  In  tal  modo  giunse 
al  suo  fine  l'antica  e  illustre  confedera- 
zione de'XI  II  cantoni,nel  corso  della  qua- 
le la  Svizzera  avea  goduta  tanta  gloria  e 
felicità,  venendo  tiasfjrmata  in  repub- 
blica una  e  indivisibile.  L'  intera  Elve- 
zia, oppressa  da  straniera  potenza,  fu  co- 
stretta a  sposarne  gl'interessi  e  la  costi- 
tuzione, soggiacendo  a  requisizioni  di  de- 
voL.  ixxir. 


bazia  d'EinsiedeIn  fu  interamente  deva- 
stala, e  l'immagine  della  B.  Vergine  fa 
spedita  a  Parigi,  per  unirla  alla  Madon- 
na di  Loreto.  Nell'agosto  i  798  fu  con- 
cluso un  trattato  d'  alleanza  offensiva  e 
difensiva,  tra  le  due  repubbliche  fran- 
cese ed  elvetica.  In  forza  di  tale  conven- 
zione 18,000  svizzeri  presero  servizio  ia 
Francia.  Nel  1799  a  Schauenbourg  suc- 
cesse nel  comanilo  il  general  Massena  ; 
entrarono  gli  austriaci  capitanati  dal- 
l'arciduca Carlo,  ond'ebbero  luogo  vari 
combaltimenti  nel  suolo  svizzero,  ed  al- 
cuni sanguinosi;  unironsi  agli  austriaci  i 
8 


iS(Ji>emarvfc,  Po^. 


1  ^4  S  V  I 

russi  comantlali  ila  Ilotz  eSmvaroAV,  ma 
Zurigo  fti  espugnala  da  Massella  dopo 
due  villoiie.  Pubbliche  e  privale  forlu- 
nc  l'uioiio  dilapidate,  Ai migiie  senza  nu- 
inero divennero  mendiche,  vijlnggi  e  bor- 
gate furono  messi  a  ferro  e  a  fuoco,  in- 
tere valli,  dove  per  lunga  serie  d'anni  a- 
vea  tenuto  suo  seggio  l'aurea  mediocri- 
tà, furono  ridotte  alla  necessità   d'  ogni 
cosa.  In  una  parola,  per  colmo  di   scia- 
gura fu  la  Svizzera  convertita  in  un  cam- 
po di  battaglia  delle  potenze  belligeran- 
ti. L'esperienza  non  tardò  a  dimostrare, 
che  un  governo  unico  per  tutte  le  loca- 
lità della  Svizzera  era  incompatibile  co' 
costumi,  gli  usi  e  le  diversità  de'iinguag- 
gi  de'populi.  Nel  gennaio  1800  all'anti- 
co direttorio  elvetico  abrogato,  successe 
una  commissione  esecutiva.  Soli  mezzi  di 
ricondurre  la  pace  e  la  concordia  tra  gli 
svizzeri   malcontenti,  erano  il  ristabili- 
mento d'una  confederazione  depurata  da 
tutti  gli  abusi  che  aveano  prodotto  la  ro- 
vina dell'antica,  e  l'affi ancamento  d'  o- 
gni  influsso  straniero.  Rlanifestossi  l'opi- 
nione su  questo  punto  con   meraviglio- 
sa energia,  alloichè  in  seguito  del  trat- 
tato di  paced'Amiensde'ay  maizoiSo'i, 
le  truppe  francesi  tornarono  nei  loro  pae- 
se. La  Svizzera  respirò,  ma  la  calma  du- 
rò poco:  un'insurrezione  generale,  il  cui 
impulso  venne  dato  da  Uri,  Svitto  e  Un- 
tervald,  scoppiò  nelle  diverse  parti  della 
Svizzera  contro  il  governo  elvetico,  solo 
riaiastogli  fedele  Vaud,troppo  debole  per 
oppoi-si  a'confederati;  allorché  Bonapar- 
te  di  venuto  I. "console  e  capo  possente  del- 
la nazione  francese,  intervenne  colla  sua 
mediazione,  per  impedire  la  guerra  in- 
testina che  stava  per  irrompere,  le  cui 
fatali  conseguenze  sarebbero  stale  incal- 
colabili. Quindi  a' 19  febbraio  i8o3  egli 
die  alla  Svizzera  ì'Allo  di  MtcUazione^ 
perchè  fosse  d'allora  in  pei  la  legge  fon- 
damentale di  tutta  la  confederazione. L'at- 
to fu  combinato  in  Parigi  tra  4  sciatori 
francesi,  e  56  deputati  svizzeri;  ma  volle 
che  laSvizzera  mantenesse  a'servigi  della 


S  V  I 

Francia  protettrice  un  esercito  di  16,000 
uomini,  il  quale  andò  poi  a  morire  ne'geli 
della  Russia.  La  vasta  mente  del  media- 
tore Bonaparle  riconobbe  e  dimostrò  che 
il  sistema  federativo  è  il  solo  che  convie- 
ne alla  Svizzera  ed  alle  svariale  sue  con- 
dizioni. Combattè  l'  idea  d'  un  governo 
centrale  e  unitario,  perchè  esige  largo  pe- 
culio ed  esercito  stanziale,  ciò  che  laSviz- 
zera non  può  dare,  né   mantenere.   Di- 
chiarò che  la  Svizzera  non  dovea  essere 
conquistatrice;  non  dovere  a  niun  patto 
farsi  ritrovo  d'intrighi  e  di  sorde  ostUilà. 
Oqni  cantone  vi  ricevè  la  sua  costituzio- 
ne  a  parte.  Tutto  il  corpo  federale  si  tro- 
vò composto  di  XIX  cantoni,  perchè  a' 
XII 1  antichi  finono  aggiunti  quello  de' 
Grigioni  (senza  la    Valtellina,   poi  colle 
contee  di  Chiavenna  e  di  Bormio  riunita 
al  regno  d'/(rt//Vz),  quello  d'Argovia  (col 
Fricklhal), quelli  di  Vaud,s.Gallo,TurgO' 
via,eqnelIodel  Ticino  composto  delle  po- 
desterie italiane. Ginevra, il  Vallese,  Neu- 
chàtel,gli  stati  del  principe  vescovo  di  Ba- 
silea li  tenne  per  se  il  mediatore  Bona- 
parle. Le  fondamentali  disposizioni  della 
nuova  costituzione  furono  le  seguenti  : 
•>  Le  città  e  le  famiglie  non  avranno  più 
prerogative;  i  cantoni  non  avranno  più 
sudditi;  tulli  gli  svizzeri,  cittadini  o  vil- 
lici, eguali  in  diritti,  potranno  liberamen- 
te esercitare  la  loro  industria  e  fermare 
loro  domicilio  dove  piaccia  loro  in  tutta 
l'estensione  del  territorio  svizzero.  Gl'in- 
teressi comuni  della  confederazione  sa- 
ranno discussi  in  una  dieta  annuale,  ra- 
dunata alteinalivamenle   nelle  città  di 
Friburgo,  Berna,  Soletta,  Basilea,  Zuri- 
goeLucerna.  Il  principale  magistrato  del 
cantone  direttore,  o  landamanno   della 
Svizzera,  avrà  la  direzioiiedegliafìàri  ge- 
nerali del  paese,  e  comunicherà  cogli  am- 
basciatori delle  potenze  forestiere.  Cia- 
scun cantone  si  reggerà  da  se,  ed  avrà  il 
suo  governo  e  le  sue  leggi.  "  L'  atto  di 
mediazione  durò  io  anni.  Il  nunzio  Gra- 
vina si  trovò  al  governo  della  nunziatu- 
ra iu  sì  infelici  circostanze,  ed  iu  Lucer- 


S  V  I 

na  accolse  e  soccorse  nel  suo  painzzo  mol- 
li emigrali  francesi,  massime  ecclesiasti- 
ci, privi  di  tulio;  gli  allii  ospitò  negli al- 
hei  glii  o  in  case  particolari,  onde  per  sup- 
plire a'  bisogni  vendt-  i  preziosi  doni  ri- 
cevuti da'principi  dell'impero,  le  sue  sup- 
pellettili d'oroediargento,esitio  le  fihbie 
delle  scarpe,  da  lutto  ritraendone  7000 
scudi,  che  lutti  impiegò  per  quegl'inuo- 
centi  esuli  sventurati.  Perseguitato  poi 
dalla  truppa  francese,  fu  circondato  il  pa- 
lazzodelia  nunziatura,  arrestato,  intima- 
to di  partire,  e  condotto  da  granatieri  a 
cavallo  in  Basilea.  Con  dolci  maniere  in 
vece  li ringiaziò, donando rulfiziale  d'una 
elegante  corona,e  gli  altri  di  20  luigi  d'oro. 
Fu  alloggiato  in  un'osteria  di  cauìpagna, 
sprovveduto  di  lutto  e  con  9  famigliari  e 
svizzeri  espulsi, la  cui  sorte  piangeva.  Il  vi- 
cario del  vescovo  di  Losanna  gli  spedì  op- 
portuno soccorso,  onde  procurarsi  gli  ali- 
menti. Indi  dovè  partire  dulia  Svizzera,  e 
PioVlIncI  1802I0  fece  succedere  daFabri- 
7Ìo  Sceberras-Tes/<7/èrrrt^<2  arcivescovodi 
Cerilo  e  poi  cardinale,  che  vi  restò  anche 
quando  il  Papa  fu  imprigionato  da'france- 
si.II  suo  amico  cardinal  Pacca,  nella  dedi- 
catoria delle  Bletiiorit  sulla  nunziatura 
di  Colonia,s,\\  rese  questo  elogio.»  In  tem- 
pi turbolentissimi,  mentre  gemeva  prigio- 
ne il  capo  dellaChiesa,  erano  sciolte  le  con- 
gregazioni e  i  tribunali  di  Roma,  e  disper- 
so il  sagro  collegio,  solo  abbandonalo  a 
se  stesso,  tra  le  continue  contraddizioni  e 
gli  ostacoli,  avea  con  fermezza  e  coraggio 
sostenuto  presso  la  nazione  elvetica  il  de- 
coro, la  dignità  e  i  diritti  della  luminosa 
pontificia  rappresentanza. "Maggiori  elo- 
gi leggo  inoltre  nel  Commentario  del  prof 
JMontanari,  della  prudenza  e  zelo  eserci- 
tali per  ben  i3  anni  in  questa  nunzia- 
tura, ove  si  guadagnò  l'amore  e  la  slima 
universale.  Ottenne  dalla  dieta  generale 
chei  monasteri  della  Svizzera  non  doves- 
sero essere  aggravali  di  tasse  più  degli  al- 
tri cittadini,  mentre  si  voleva  taglieggiarli 
f  )rle;  e  perchè  non  accadesse,  che  non  po- 
tendo gravarli  a  talento,  si  veoisse  a  sop- 


SVI  115 

primerli ,  otlenne  che  ciò  non  si  potesse 
fare  senza  beneplacito  della  s.  Sede.  E  così 
mentre  in  Francia  e  in  Italia  pareva  che  la 
potenza  della  Sede  apostolica  venisse  me- 
no e  quasi  mancasse,nella  Svizzera  per  sua 
opera  si  mantenne  in  fiore  e  vigore.  Piife- 
lisce  Pistoiesi  nella  Fita  di  Pio  FlI^  che 
il  Papa  neli8o3  avea  ricevuto  una  let- 
tera d'omaggio  dal  nit^gistralo  del  popo- 
lo elvetico,  in  cui  gli  domandava  la  be- 
nedizione per  quella  chiesa.  Pio  VII  con 
breve  de' 29  ottobre  accolse  quel  pegno 
di  attaccamento  e  rispetto  alla  s.  Sede,  ed 
allrellòla  partenza  del  ntuizio  per  la  Sviz- 
zera, onde  congratularsi  in  suo  nome  col- 
la nazione  per  la  sua  lran(|uilla  condizio- 
ne, e  di  comunicare  i  suoi  voti  di  feli- 
cità che  invocava  da  Dio  rimuneratore 
de'fedeli,  per  la  prosperità  della  medesi- 
ma. L'ab.  Bellomo,  Continitazione  deh 
la  storia  del  Cristianesimo,  narra  come 
dopo  aver  Bonaparle  composta  una  co- 
stituzione federativa  per  la  Svizzera,  il 
landamanno  di  questa  d'  AfTry  conobbe 
la  necessità  di  rionliuare  le  cose  della  re- 
ligione travolte  dal  turbine  rivoluziona- 
rio e  dalle  intestine  discordie,  e  quindi  di- 
resse a  Pio  VII  la  memorata  lettera, sup-  ' 
plicandolo  a  inviare  un  nuovo ntmzio,poi- 
chè:  •'  Le  verità  sublimi  della  religione  e 
della  morale  cristiana  erano  ancora  nel- 
la Svizzera,  come  in  passato,  la  regola  di 
condotta,  la  consolazione  e  la  gioia  del  po- 
polo". Clic  il  Papa  gli  rispose  col  ricor- 
dato aireltuoso  breve,  dicendogli  avere 
prevenuto  i  voti  degli  svizzeri  cattolici  col- 
l'aver  nominalo  nel  1802  mg."^  Teslafer- 
rata  per  nunzio,  ed  insieme  gli  pose  in 
vista,  che  »  perseverando  nella  fede  e  re- 
ligione de'  loro  padri,  non  larderebbero 
a  riconoscere  nella  felicità,  che  proiede- 
rà all'istituzioni  politiche  ed  agli  affari  lo- 
ro privali,  quella  protezione  e  soccorso  di- 
vino, che  non  mancheranno  giammai  a- 
gli  svizzeri,  e  che  si  compiacque  sempre 
di  riguardare  come  la  ricompensa  del  lo- 
ro attaccamento allaChiesn e  alias. Sede" 
Dice  poi  r  ab.  Bcllouio,  che  il  nunzio  si 


iiG  SVI 

iiiriellò  di  recnrsi  nella  Svizzero,  e  giun- 
to a  Lucerna  fu  ricevuto  allo  sparo  del 
cannone,  e  incontrato  sul  lago  dalla  de- 
putazioncde'magislrati,  eda'capi  più  di- 
stinti dellacliiesa  Elvetica, giusta  il  coslu- 
me.  Piiporla  il  bel  discorso  pronunzialo 
dal  prelato  al  landamanuo,  in  lode  degli 
svizzeri  cattolici,  per  le  prove  di  singola- 
re pietà  e  venerazione  ricevute  dapper- 
Intto,  onde  onoiaie  nella  di  lui  persona 
il  Papa,  pregando  Dio  a  infondeigli  lo  spi- 
rito di  saviezza  e  d'intelligenza,  di  con- 
siglio e  di  forza,  di  scienza  e  di  pietà  per 
bene  adempiere  la  sua  missione.  Rispose 
tra  le  altre  cose  il  Iandamanno:»La  Sviz- 
zera, monsignore,  è  da  lungo  tempo  di- 
visa di  opinioni  religiose:  fu  questa  l'o- 
pera del  tempo.  Ma  non  è  già  divisa  nel- 
la sua  ammiiazione  pel  principe  colloca- 
to dalla  provvidenza  sul  trono  pontificio; 
e  per  1'  uomo,  cui  la  religione  seder  fe- 
ce nella  cattedra  di  s.  Pietro  ".  Ma  nei 
1 807,  racconta  l'ab.  Bellomo,  che  il  con- 
siglio di  Lucerna,  pel  motivo  specioso  di 
stabilire  l'orfanotroiio  e  il  seminario,  ar- 
bitrariamente decretò  l'abolizione  di  tut- 
ti i  monasteri,  la  vendita  delle  decime,  e 
la  soppressione  de'benefizi  semplici  eccle- 
siastici. Vi  si  oppose  il  nunzio  con  zelan- 
ti rimostranze,  e  il  Papa  stesso  con  breve 
de'21  febbraio  col  più  commovente  pa- 
terno linguaggio,  col  quale  richiamò  la 
saviezza  del  senato  contro  quanto  si  ten- 
ta va  a  pregiudizio  del  laChiesa,  ri  marcan- 
do la  sconvenevolezza  di  tali  disposizioni, 
anche  per  questi  gravi  riflessi.»  Non  è  già 
negli  stati  che  non  sono  cattolici,  o  che 
sono  misti,  ove  debbasi  cercare  la  causa 
d'una  tale  disgrazia;  ma  sibbene  nel  can- 
tone di  Lucerna,  in  questo  cantone,  che 
ha  sempre  tenuto  ih. "grado  tra'calloli- 
ci,  che  la  s.  Sede  ha  sempre  stimalo  e  a- 
matoin  particolar  maniera,  al  quale  essa 
ha  dato  costantemente  prove  del  suo  at- 
taccamento e  benevolenza,  e  in  seno  a  cui 
ha  sempre  risieduto  il  nunzio  apostolico, 
malgrado  gli  sfoi  zi  degli  altri  cantoni  per 
meritare  qnest^onore".  Altri  contrasti  e 


SVI 

turbolenze  insorsero  nel  canfonedis.  Gal- 
lo. Avea  il  governo  elvetico  decretata  l'a- 
bolizione di  quella  principesca  abbazia, 
ma  secondo  l'atto  di  mediazione,  i  beni 
di  sua  particolare  proprietà  doveano  es- 
sere restituiti  alla  chiesa,  e  al  monastero 
benedettino  tanto  benemerito  della  reli- 
gione e  delle  scienze.  11  principe  abbate 
tuttavia  resisteva,  non  volendo  spogliar- 
si de' diritti  temporali,  ed  il  governo  di 
s.  Gallo  si  ricusava  di  restituire  i  beni,  e 
perciò  impediva  la  riunione  de'  monaci, 
anzi  li  trattava  quali  rei  di  stato  insieme 
con  diversi  secolari,  solamente  perchè  a- 
veano  diretta  una  supplica  al  Papa.  Per 
lesollecitudini  del  nunzio, decretò  il  gran 
consiglio  del  cantone,  che  si  conservasse 
la  chiesa  di  s.  Gallo  principale  del  mede- 
simo, alla  popolazione  cattolica,  e  che  là- 
cendosi  una  separazione,  i  beni  abbazia- 
li  sovrani  dovessero  rimanere  per  sem- 
pre incorporati  con  quelli  dello  stato,  ed 
i  beni  propriamente  religiosi  servissero 
alla  chiesa  e  al  decoroso  mantenimento 
del  culto  cattolico.  Nel  precedente  anno 
Pio  VII  col  breve  Cuin  nomine^  de' 25 
giugno,  Bull.  Rom.conl.  t.i3,  p.  Sy, di- 
retto al  cardinal  Caprara  legato  a  Napo- 
leone I  imperatore  de'francesi,  dismem- 
brò il  principato  diNeuchàtel  e  di  Valen- 
gin  dalla  soggezione  del  vescovo  di  Lo- 
sanna, e  l'assoggettò  alla  giurisdizione 
dell'arcivescovo  di  Besancon. 

Dali8o3  sino  alla  caduta  di  Napoleo- 
ne 1, godette  la  Svizzera  di  felice  tranquil- 
lità, ed  in  mezzo  alle  guerre  sanguinose 
che  scuotevano  l'Europa,  rimase  neutra- 
le. In  tale  periodogli  svizzeri  ripresero  con 
islancio  un'attività  di  vita  maggiore  del- 
l'anteriore. Mischiati  insieme  dalle  vicen- 
de politiche,  si  conobbero  meglio  tra  loro, 
e  gli  avvenimenti  d'un  cantone  ispirava- 
no interesse  a  tutti.  Lo  spirilo  pubblico  fu 
eccitatcj  e  nudrilo  da  opuscoli  d'ogni  sor- 
ta e  da'giornali.  Gli  svizzeri  di  quasi  tutti 
i  cantoni  formarono  d'accordo  società  pel 
progresso  delle  scienze  e  delle  arti,  e  per 
la  conservazione  dell'unione  e  del  patriot- 


SVI  SVI                     117 

lismo.  Il  popolo  ilivenufo  libero  (lapper-  contrade,  non  senza  stupore  e  sdegno  del 
tutto,  s'applicò  nuovaraenle  al  tral1icu,al  popolo.  Ueina  abolì  subito  l'atto  di  me- 
coniinercio,  all'agricoltui-a,  alle  cure  del  diazione,  e  dicliiaiò  riprendere  l'antica  si* 
bt;stianie;niuna  legge  arrestando  piùi  cor-  gnoria  e  diritti;  ne  imitarono  l'esempio 
pi  di  mestiere  e  l'industria,  né  più  incep-  Soletta  e  Friburgo,  indi  Lucerna,  laonde 
pandosi  le  comunicazioni  tra'cantoni.Sic-  per  le  interne  dissensioni  la  confederazio- 
come  tutti  icittadini  mostravano  inleres-  ne  fu  minacciata  di  scioglimento,  il  che 
samento  per  la  cosa  pubblica,  dovettero  i  impedì  la  dietadiZurigode'6aprilei8i4. 
governi  [)ensare  ad  essere  paterni  e  giusti.  Dappertutto    rpiestioni,  odii  e  grida  di 
a  rilbrmare  le  leggi  difettose,  a  favorire  le  smembramenti  delle  porzioni  di  Svizze- 
uldi  istituzioni.   Le  scuole  furono  molti-  ra  divenute  indipendenti  dopo  t  fi  anni,  e 
plicate  e  perlezionate,  e  si  stabib  pureu-  l'annicliilamentodiloro  libertii;  fu  deplo- 
na  nuova  organizzazione  militare,  a  fine  rabile  epoca  di  querele  e  di  pretensioni, 
di  [)oler  mandare  al  bisogno  un  esercito  Intanto  caduto  Napoleone  I  dal  trono  e 
juldestratoa'confìni  per  difenderli.  Napo-  ripristinati  in  Francia  i  Borboni,  lo  stato 
leone  1  avendo  nel  18 12  solìerto  in  Rus-  del  vescovato  di  Basilea,  il  Vallese,  il  [)rin- 
sia  indicibili  disastri,  ebbe  poi  a  lottare  cipato  di  Neucbàtel  (reintegrandone  del 
colle  armi  combinale  di  quasi  lutti  i  pò-  princi[>ato  il  re  di  Prussia),e  Ginevra,  do- 
ten tali  d'Europa.  Fu  vinto  a  Lipsia,  e  fug-  mandarono  e  ottennero  d'essere  aggrega- 
gente  venne  inseguito  in  Francia.    Tro-  ti  alla  Svizzera;  in  che  venne  pure  conve- 
vandosi  nel  1  8  1  3  le  amiate  alleate  sulla  nuto  dalle  potenze  alleate  contro  Fran- 
diritta  spomla  del  Keno  in  procinto  di  va-  eia, la  quale  fu  obbligata  pagareallaSviz* 
beare  il  fiiune  e  penetrare  nel  territorio  zera  un  indennizzo  di  tre  milioni  d\  fran- 
tiancesc,  e  perciò  essendo  le  trup|)e  slra-  chi.  La  tranquillità  interna  si  ristabilì,  e 
niere  vicinissime  alla  Svizzera,  erasi  ra-  declinando  il  1814  già  i  cantoni  aveauo 
donata  la  dieta  federale.  Questa  guardan-  composti  (|uasi  tutti  i  loro  litigi.  I  cantoni 
do  a'  benefizi  compartiti  alla  Svizzera  da  pretendenti  ebbero  per  decisione  del  con- 
Napoleonel  ancora  i. "console della  repub-  gressodelle.'potenzeadunaleinViennaper 
blica  francese,  pareva  credersi  in  dovere  lesorti  d'Europa, ragguardevoli  compeu- 
d'aiulurlo;  ma  richiamandosi  alla  memo-  si,  e  si  lavorò  [)er  la  conjpilazione  d'  un 
ria  le  prepotenze commessecontro  laSviz-  nuovo  Fallo  Federalti,  che  fu  decretato 
zera  da  i\a[)oleone  I  divenuto  imperatore  egiuratoa'7agostoi8  i  5, indi  riconosciu- 
de' francesi  e  re  d'Italia,  giudicò  non  es-  io  dalle  potenze,  l^er  un  atto  del  congres- 
sere  savio, uè  giusto  partilo  cimentarsi  per  so  di  Vienna,  la  Svizzera  ripigliò  non  solo 
mi  infedele  alleato.  Pertanto  dichiarò  so-  tutte  le  cessioni  fatte  allaFrancia,ad  ecce- 
lennemenle,  che  la  Svizzera  si  conserve-  zione  dilMiilhausen,  ma  ac(juistòeziaiidio 
rebbe  neutrale  nella  gran  lotta,  e  collo-  ima  frazione  del  paese  di  Ge.'i,  [)el  trattato 
co  un  cordone  di  soldati  sulle  frontiere  che  di  Pai  igi  de'20  novembre  1  8  1  5,  non  che 
SI  distendono  lunghesso  il  Heno.lMa  in  (|ue'  della  Savoia,  f  icendo  parte  della  neulrah- 
moinenti  le  passioni  ch'erano  stale  so()ite  là  svizzera  le  provincie  del  (Jhablais  e  del 
si  ridesiarono,  e  molti  svizzeri  che  avanti  Faucigni,  oltre  il  territorio  al  nord  d'U- 
ÌI1798  aveauo  signoreggiato  sugli  sviz-  giiie.  La  neutralità  perpetua  della  repiib- 
zeri,  credettero  giunto  il  destro  di  riacqui-  blica  e  Confederazione  ELvelica  de'XXff 
slare  il  perduto  dominio.  Perciò  fu  riti-  Cz'i/o/^/,  tìi  riconosciula  egarantita  dalle 
rato  il  cordone,  ed  i  numerosi  battaglioni  grandi  potenze  europee,  in  uno  ali'mte- 
auslriaci,  passato  il  lleno  a'2  i  dicembre  gì  ila  e  mviolabilità  del  suo  terrilorio  ne* 
per  marciare  in  Francia,  attraversarono  nuovi  liduli,  con  alto  solennemente  giu- 
Uasilea,  l'Aigovia,  Soletta,  Berna  e  altre  rato.  Le  polcuic  luiouo  ucl  coui^resao  di 


1 1 8                    SVI  SVI 

Vienna  henciuerile  dell'  esistenza  ,  ilei-  le.  Col  breve  ZTo?  Romani ,  de  iG  ^euna\o 
In  lianquillità  e  tleirinilipendeiiza  della  i8?.  i,  Bull.  t.  i  5,  p.  36q,  Pio  VII  cou- 
Svizzeia.  Vollero  che  si  componesse  d'u-  fermò  i  privilegi  concessi  da  Gregorio  XV 
iia  i'ederazione  pacifica,  amica  di  tulli  gli  a'monaci  della  congregazione  e!  vetico-be- 
stali,  e  neutrale  per  tulli,  come  principio  nedeltina;  e  col  breve  Tenìporuni  vices^ 
suo  antico,  indispensabile  al  suo  po[)olo.  de'3o  di  detto  mese,  loco  citalo  p.  Syo, 
Col  sisleniarederalivo  fa  stabilito  l'equili-  concesse  il  titolo  di  vescovodi  Ginevra  a 
brio  delle  due  confessioni  cattolica  e  prò-  quello  di  Losanna,  sine  laintii  accessio- 
lestante,  e  la  sovranità  di  ciascuno  de'  ne  juriuni  ttl  reddiluntn  efusdeni  liiiili. 
XXII  cantoni.  Inoltre  fu  espressamente  Leone  XII  nel  1826  adldò  a  mg/Nasalli 
guarentita  l'esistenza  delle  corporazioni  una  missione  al  re  de'Pàesi-Dassi,  per  cui 
religiose  a'catlolici,  e  ne  fu  assicurata  la  restò  in  Lucerna  incaricato  d'alfari  mg/ 
proprietà.  Il  ntu)vo  patto  federale  odifa-  Pasquale  Gizzi,  uditore  della  medesima 
miglia  inanlenne  in  vigore  tutto  il   me-  nunziatrira  presso  la  Confederazione  El- 
glio  che  avea  in  se  l'atto  della  mediazio-  velica,  il  cav.Artaud  nella  Storia  di  Leo- 
ne, e  nel  rimanente  si  accostò  molto  ali'an-  «e  A'//,t.  3, ragiona  delle  atroci  e  false  im- 
licbefjrme  federati  ve  in  meglio.  Di  sopra  pulazioni  sparse  contro  la  nunziatura  a- 
parlai  di  quanto  riguarda  lo  stesso  patto  postolica,  sulle  voci  prive  d'ogni  f)nda- 
federale,  l'unione  de'XXlI  cantoni,  e  la  mento  e  indegne  di  credenza,  di  suppo- 
diela   rappresentante  la  confederazione,  sto  avvelenamento  e  morte  di  Keller  a- 
clie  allora  fu  stabilito  tenersi  ogni  due  an-  voyerdi  LucernajedeU'energicanoladel- 
ui  nel  cantone  direttore  o  r^orort,à'iZ\i-  l'uditore  Gizzi  scritta  d'ordine  del  Papa 
rigo,  Berna  e  Lucerna  alternativamente,  per  decoro  della  s.  Sede,  a  Vincenzo  Rut- 
Dal   18  (5  al   i83o  v'ebbero  in  Francia  timann  avoyer  del  direttorio  federale  e- 
I  2,000  svizzei'i,  che  assorbirono  annnal-  sistente  allora  in  Lucerna,  perchè  fosse 
iuente6oo, eoo  franchi  di  pili  che  un  cor  la  nunziatura  giustificata  nell'innocenza, 
pò  eguale  di  truppe  indigene.  Nel  1816  dalleabbominevoli  calunniose accuse,cou 
Pio  VII  richiamò  dalla  nunziatura  nig.'^  conveniente  riparazionesolenne.  Riporta 
Testaferrata,  per  averlo  promosso  a  se-  tale  nota  e  i  documenti  officiali  dell'avo- 
gretario  de' vescovi  e  regolari,  e  poco  do-  yer,  che  troncarono  l'empietà  dell'assur- 
polocreòcardinaIe,sostituendogli  il  nim-  do, tanto  in  nome  del  duetlorio  federale, 
zio  mg.'  CarloZendi  Venezia, aicivesco-  che  del  governo  della  città  e  repubblica 
vo  di  Calcedonia   in  parlibim,  il   quale  di  Lucerna,eco'quali  fu  piennmenle  sod- 
arrivò  a  Lugano  a'ao  ottobre,  ed  a'3o  a  disfatto  alla  dignità  della  s.  Sede  e  al  suo 
Lucerna,  ricevuto  col  suono  delle  cam-  giusto  reclamo.  Leone  XII  nel  1827  inviò 
j)aneeda  24  colpi  di  cannone  tirati  da'  a  Lucerna  per  nunzio  mg.' Pietro  Ostini 
baluardi,  dalle  deputazioni  del  capitolo  arci  vescovo  di  Tarso,  prima  del  quale, es- 
edei governo  co' loro  battelli,  in  tutto  sendosi  composte  egregiamente  <ia  mg.' 
osservandosi  l'antico  ceremoniale.  L'in-  Gizzi  le  diUicollà  insorte  per  l'abbazia  di 
ternunzio  temporaneo  che  avea  assunto  s.  Gallo  da  Pio  VII  eretta  iu  vescovato, 
la  nunziatura,  mg."^  Giuseppe  Cherubini,  il  Papa  ne  elfettuò  l'unione  con  quello  di 
passò  a  Lisbona  quale  internunzio  apo-  Coirà. Questo  provvedimentoparziale,di- 
stolico.  Dipoi  Pio  VII  avendo  piotnosso  ce  l'abbate  Bellomo,  aprì  la  via  ad  uno 
il  nunzio  Zen  alla  nunziatura   di    Pari-  generale  che  a  tórma  di  concordato  ven- 
gi,  a  Lucerna  gli   surrogò  nel  1818  il  ne  concluso  l'i  iaprilei828, per  cui  Lu- 
cau.  d.  Francesco  Celli  internunzio  apo-  cerna,  Berna,  Soletta,  Argovia,  Basilea, 
slolico,  ed  a  questi  nel  1819  Ignazio  Na-  Zug  e  Turgovia  formarono  colla  loro  pò- 
talli  arcivescovo  di  Ciro  e  poi  cardina-  poiaziouecattolicail  vescovato  di  Basilea, 


SVI  SVI                                   ,  .-g 

1,1  cui  sede  fu  slalìilitn  inSoIetta;co5litnen-  degli  Annali  (ìclle  scienze  relimose   si  ri- 
dosi il  cipilolo  composto  (li  •->  icaiinnici,  porta  la  lettera  enciclica  Coniinissnmdi- 
con  3  dignità  noniin.itc  una  dal  vescovo,  vinitm;,  che  ricordai  nel  voi.  XX!XII   p. 
l'altra  dal  governo  di  Soletto,  la  3. 'dal  817,  e  indirizzala  da  Gregorio  XVI  il  i.° 
l'apa,  die  confermò  al  capitolo  la  prero-  gingnoi835  a' vescovi,  capitoli,  parrocln 
galiva  d'eh^ggere  il  vescovo,  nel  modo  che  e  a  tutto  il  clero  della  Svizzera  contro  i 
a  sno  luogo  notai,  riserbandosi  la  consne-  XIV  articoli  della  conferenza  diBaden  in 
ta  institnzionecuionici.L^io  VlIInel  I  83o  Argovia,  che  condannò  e  riprovò  solen- 
fece  arcivescovo  di  Cartagine  mg.'  Filip-  iiemente.  Nel  t.  3,  p.  228  de'  medesimi 
pò  de  Angelis  e  nunzio  proso  la  Confe-  Annali,  si  rende  ragione  del  libro  inli- 
derazione  Elvetica  (già  visitatore  aposto-  tolato:  Osservazioni  sopra  gli  nrticolidel- 
lico  di  Forlì  e  vescovo  di  Leuca),  che  di-  la  conferenza  di  Baden ,  indirizzate  ai 
moro  a  Svillo  e  Lucerna,  e  poi  da  Gre-  raltolici  della  Svizzera  dall'  abbate  N. 
gorio  XVI  fu  lra?ferilu  al   vescovato  di  prete  del  cantone  di  Friburgo,  ?ieuc\rà- 
jlJontc  FiaiConeeCovu<ilo,\udicve!ììocai-  tei  1  836.  In  queste  commendevoli  Osser- 
dinaie  e  traslato  merilamente  all'insigne  nazioni  si  apprende  l'infelice  stato  in  cui 
sede  arcivescovile  di  Fermo,  che  saggia-  Irovavasi  allora  la  chiesa  cattolica  nella 
niente  goveina  ed  è  venerato  pastore.  In  Svizzera,  l'ostililù  deplombile  del  potere 
tei)i|)0(lellasiKi  nunziatura  diedesaggiodi  temporale  contro  di  essa,  l'origine  e  l'e- 
qucl  z(^lo  eniatura  prudenza  che  tutti  ani-  stensione  di  gravi  controversie.  iVelle  Os- 
mirano,  non  meno  di  sacerdotale  fermez-  seriazioni,  e  meglio  dalla  dotta  analisi  de- 
za  e  costanza  nell'esercizio  dell'apostoli-  gli /^'«'irt-Z/j si  ribattonosolidamenle  le  fal- 
co ministero.  Imperocché  dal  i83o  in  poi  se  e  scismatiche  dottrine  contenute  ne'me- 
una  serie  di  turbolenze  politiche  agilaro-  morali  articoli  della  iniqua  conferenza  di 
no  la  Svizzera,  «Ielle  quali  fu  dato  il  se-  Baden,  i  quali  vi  sono  riprodotti  testual- 
gnale  dal  cantone  del  Ticino.  Il  patto  fé-  mente.  Dell'articolo  degli  Annali,  per  la 
derale  fu  riveduto  e  modificato  nelle  or-  sua  importanza,  ne  farò  un  brevissimo  e- 
ganizzazioni  di  parecchi  cantoni:  l'aiisto-  strallo.   JN'clla  sollevazione  svizzera  del 
crazia  e  1' oligarchia    videro  indebolirsi  1 83  i  ognuno  sa  quanta  viva  parte  vi  pre- 
considerabilmente  il  loro  potere;  più  e-  sero  le  popolazioni  cattoliche  de'cantoui 
«juabilmeiite  furono  scompartiti  i  diritti,  di  Lucerna,  Berna,  Argovia,  Soletta  e  s. 
in  parecchi  cantoni  il  popolooltenne  dalle  Gallo,  il  cui  principale  scopo  si  era  la  di- 
sile assemblee  costituenti  l'abolizione  de-  struzione  degli  antichi  governi  e  la  fori- 
gli antichi  privilegi  politico-mercantili, de'  dazione  d'altri  nuovi, composti  per  la  inac- 
quali godeva  il  capoluogo  ad  esclusione  gior  parte  d'avvocali  e  di  giovani,  cherc- 
dolle  campagne.  Fu  nel  i833  che  laSviz-  gola  vano  in  quel  tempo  la  moltitudine  tu- 
zera  incominciò  la  sua  tolleranza  de'rifu-  mulluanle.  I  liberali  della  Svizzera  per  ot- 
giali  politici,  che  sino  al  presente  hanno  lenere  il  loro  intento  non  usarono  già  la 
abusalo  dell'aulica  ospitalità  elvetica,  per  violenza,  ma  bensì  la  scaltrezza,  insegnan- 
iniziare  e  promuovere  impuuementela  ri-  do  apertamente  la  sovranità  del  popolo, 
voliizione  in  lutti  gli  stali  d'Europa,  con  e  stabilendo  per  lui  un  consiglio  di  rap- 
clandesline  introduzioni  di  scritti  incen-  presenlanli.Con  ciò  piantarono  le  basid'ii- 
diaii,  d'armi  e  di  munizioni  da  guerra,  na  nuova  l'orma  di  governo,  per  trovar 
l\eli83i  doidiiie  di  Gregorio  XVI  fu-  luogo  a'Ioio  partigiani  nelle  deliberazio- 
rono  presi  al  soldo  della  s.  Sede  alcuni  reg-  ni  del  consiglio  medesimo.  A  queste  tur- 
gimenli  svizzeri,  che  prestarono  nel  suo  bolenze  altre  se  ne  aggiunsero  per  opera 
pontificalo  ottimi  servigi,  e  si  fecero   lo-  d'alcuni  sacerdoti  della  diocesi  di  s.Gallo, 
dare  per  disciplina  militare.  Nel  l.  ijp.^Sg  piincipaliautori  delle  quali  furouoCrislo- 


I20  S   V    I 

foro  e  Luigi  Fuclis,  i  quali  si  fecero  capi 
della  ribeliiotie  che  preparavasi  contro  il 
vescovo  ili  Coirà  es.  Gallo  rag.' Carlo  Ro- 
dolfo de  Buoi  Scliauensteiu  d'Innspruck. 
Questi  imo  anni  non  avendo  mai  visita- 
la la  diocesi, uè  [)reso  pensiero  di  dare  buon 
regolamento  a!  seminario  o  al  capitolo,  il 
governo  continuò  nel  possesso  d'una  parte 
de'beni,  per  aver  le  mani  più  liberequan- 
do  si  elfettuasse  lo  smendjramento  del  ve- 
scovato di  s.  Gallo  da  quello  di  Coirà.  Ciò 
diede  occasione  a'malevoli  di  chiedere  al 
vescovo  un  sinododiocesano,anine  di  trat- 
tarvi con  voto  deliberativo  questioni  a- 
dalle  alle  circostanze  del  tempo  e  della 
chiesa.  I  capi  di  questa  sommossa  eccle- 
siastica tratto  avrebbero  facilmente  ne'lo- 
ro  divisamenli  quasi  tutti  gli  8  capitoli  di 
cui  si  compone  il  vescovato  di  s.  Gallo,at- 
tesochè  protestavano  di  non  chiedere  che 
l'osservanza  del  concilio  di  Trento  sull'an- 
nua convocazionedel  clei'o.  Conoscendosi 
dal  vescovo  il  vero  scopo  della  domanda, 
ch'era  appunto  quello  d'introdurre  nella 
diocesi  novità  perniciosed'una  pretesa  ri- 
forma alla  disciplina  ecclesiastica,  non  si 
sapeva  indurre  ad  acconsentire.  Intanto 
d.  Luigi  Fuchs  pubblicò  uno  scandaloso 
scritto, giudicato  ammasso  d'idee  false  ed 
equivoclie,  ridondanti  di  pregiudizievoli 
novità.  Ricusando  di  ritrattare  gli  errori 
fu  sospeso,  onde  tutte  le  società  segrete 
presero  le  sue  parti,  e  si  appellò  al  con- 
siglio del  cantone  contro  le  pretese  ingiu- 
stizie del  vescovo.  Questo  morto  quasi 
d'alìlizione  iieli83'2,  il  governo  di  pro- 
pria autorità  ristabihil  vescovato  di  s.Gal- 
Jo,  vietando  a'caiiotiici  di  procedere  a  nuo- 
va elezione,  e  proponendo  loro  3  canoni- 
ci i  più  fanatici  tra'novatori,  da'quali  do- 
■vessero  scegliere  1'  amministratore  della 
diocesi,e  per  essersi  ricusati  sciolse  il  capi- 
tolo, cacciò  dalle  case  i  canonici,  nominò 
l'amministratore,  e  s'impadronì  dell'ar- 
chivio e  de'beni  del  vescovato.  Inoltre  il 
governo  non  accettò  il  breve  pontificio  che 
confermava  la  condanna  degli  errori  di 
Fuclis,  e  questi  fece  bibliotecario  dell'an- 


S  V  1 

tica  abbazia  di  s.  Gallo.  Innanzi  al  gran 
consiglio  cattolico  di  «.Gallo  il  nunzio  mg.' 
De  Angelis  solennemente  protestò  per  due 
volle  contro  l'operato  del  governo,  econ 
robusto  e  ben  tessuto  ragionamento  mo- 
strò di  qual  leato  si  rendeva  colpevole  a- 
gli  occhi  del  mondo;  ma  uè  il  governo, 
uè  il  gran  consiglio  vollero  rivocare  gl'in- 
giusti decreti.  Per  tal  modo  nel  canto- 
ne di  s.  Gallo  la  potenza  temporale  die 
principio  allo  scisma,  che  si  voleva  ope- 
rare nella  parte  orientale  della  Svizzera. 
In  Lucerna  il  governo  tolse  la  cura  a  un 
parroco  e  l'imprigionò,  per  aver  letto  a' 
parrocchiani  il  detto  breve,  e  nella  catte- 
dra teologica  pose  Cristoforo  Fuchs.  I  ca- 
pi de'goveini  di  s.  Gallo  e  Lucerna,  ve- 
dendo la  resistenza  che  loro  opponeva- 
no il  clero,  i  vescovi,  il  nunzio,  s'irritaro- 
no e  .si  appigliarono  ad  un  violento  par- 
tito; quello  di  Lucerna  intimò  una  con- 
ferenza in  Baden  pe'  20  febbraio  i834j 
composta  di  deputati  de'diversi  cantoni. 
Ebbe  per  iscopo  l'istituzione  d'un  arcive- 
scovo metropolitano  per  la  chiesa  nazio- 
nale della  Svizzera  cattolica,  a  cui  fosse- 
ro subordinali  i  vescovi  della  confedera- 
zione, e  indipendente  dalla  s.  Sede,  onde 
sciogliersi  dall'autorità  del  nunzio  apo- 
stolico; non  che  di  trattare  de'dirilti  dello 
stato  nelle  materie  ecclesiastiche,  di  sot- 
toporre l'autorità  ecclesiastica  alla  civile, 
ondeaprire  l'adito  alloscisma  che  da  lun- 
go tempo  pravamente  si  meditava.  I  XIV 
articoli  proposti  nella  conferenza  di  Ba- 
den per  combattere  la  chiesa  cattolica,  u- 
surparne  l'autorità  in  tutto,  accettati  dal 
gian  consiglio  di  s.  Gallo,  furono  riget- 
tati dal  popolo;  ciò  nonostante  il  gover- 
no di  Berna,  che  avea  appiccalo  il  fuoco 
della  discordia  tra'cattolici,  gli  accettò  co- 
me legge,  opponendosi  alla  ricordata  con- 
danna che  ne  fece  Gregoi  io  XV I,  anzi  in- 
culcò agli  altri  cantoni  d'imitare  il  suo  e- 
sempio,  come  fece  vVrgo via, che  tolse  a'mo- 
nasteri  l'amministrazione  de'beni,  nono- 
stante il  tiattato  di  Vienna  che  solenne- 
mente guarentì  tutti  i  conventi  della  Sviz- 


S  V  I 
Tcin;  perMI  clero  e  il  popolo  restarono  fe- 
deli a'Ioro  doveri.  Rigellarouo  gli  scisma- 
tici articoli  i  cantoni  di  Soletta  edi  Zug, 
ed  altrettanto  recero  i  5o,ooo  cattolici  del 
Gitira,  die  j)el  detto tiattatoerano incor- 
porati al  cantone  di  lìerna,  il  rpiale  fece 
perciò  occu[tare  il  Giura  da  truppe  pro- 
testanti. Lucerna  con  diversi  decreti  con- 
tro la  s.  Stóe  e  la  nunziatura,  s'incam- 
minò a  gran  passi  allo  scisma,  al  quale  si 
voleva  strascinare  la  popolazione  col  fer- 
ro e  colla  forza,  ad  onta  del  suo  abbor- 
rimenlo  per  l'opera  de'novatori,  che  sog- 
gettarono  al  più  ignominioso  dispotismo 
la  ciiiesa  di  Dio  e  le  coscienze.  Nondime- 
no trovo,  che  Gregorio  XVI  prima  della 
condanna  de'XIV  articoli  della  conferen- 
za di  lìaden,  già  nel  concistoro  de'6  aprile 
I  83? avea  provveduto  del  vescovo  le  dio- 
cesi di  Coiia  e  s.  Gallo  unite,  nella  per- 
sona del  can.  Gio.  Giorgio  Bossi  di  ÌMons 
diocesi  di  Coirà, stato  alunno  del  collegio 
elvelicodiMilanoe  vicario  capitolare  del- 
le stesse  due  diocesi.  Leggo  nel  Memorali- 
diini  del  conte  Solaro  della  Margherita, 
soglia vvenimenti del  i  83G,chelaSvizzera 
agitata  dalle  fazioni,  e  il  governo  federale 
tenlennantee  in  procinto  di  cadere  nelle 
mani  de'seguaci  de\Ra(licali.<!mo{  /^.),che 
partecipa  del  Socialismo  [f-),  ilestò  col 
suo  conlegno  l'infjuietiludine  nelle  corti 
di  Paiigie  Vienna,chedi  mal  animo  tolle- 
ravano in  vicinanza  di  Francia  si  man- 
tenesse vivo  un  centro  di  rivoluzioni  e  si 
dasse  ricetto  a'  rifugiali  politici  da  qua- 
lunque paese  giungessero,  e  vi  fossero  ac- 
carezzali e  festeggiati,  dando  loro  ogni  li- 
bcrlàdi  cospirare  a  danno  di  tulli  i  paesi. 
Si  pensò  di  circondare  con  un  cordone  di 
truppe  francesi,  austriache  e  sarde  la  Sviz- 
zera, e  toglierle  ogni  comunicazione  al* 
l'estero,  pu>lochè  restavano  inevasi  i  re- 
clami delle  potenze;  ma  il  blocco  non  eb- 
be elfetto,  reslaiulu  appagala  Francia  da 
una  nota  benevola.  Nel  i  83f)  la  Svizzera 
continuòa  presentare  Io  spettacolo  d'una 
nazione,  altre  volle  felice,  divisa  dalle  l'a- 
ziouijdciiulala  dallo  spirilo  ri  vulu^iouurioj 


SVI  121 

cìie  volle  sostituire  alla  vera  libertà  di  que- 
sta classica  terra  la  licenza  demagogica. 
Il  Vallese  si  divise  in  due  campi,  l'alto  ri- 
mase fedele  alle  tradizioni  de'padii,  ma 
il  basso  (u  involto  ne'lacci  de'iadicali,  e 
due  governi  si  trovarono  in  presenza  iti 
quel  ristretto  paese.  Nel  cantone  Ticino 
la  fazione  rivoluzionaria  s'impossessò  del 
governo  mollemente  custodito  da' con- 
servalori,  e  prese  numero  Ira'cantoni  che 
alla  dieta  volavano  nel  senso  di  demolire 
il  palio  federale  |)er  sostituire  un  gover- 
no centrale.  Grande  idea  de'moderni  no- 
valori,  com'esprimesi  l'illuminalo  conte 
Solaro,  dislruggeie  ogni  aulica  cosa  e  fa- 
re scomparire  gl'interessi  delle  città,  delle 
Provincie  anche  iiìdipendenli,  a  f.ivore  di 
un'unità  nazionale,  che  distrugge  le  na- 
zionalità particolari  non  meno  rispettabili 
e  legittime.  I  conseivatori  del  Ticino  pro- 
fughi dalla  patria,  ebbero  asilo  negli  siali 
di  Carlo  Alberlo^re  di  Sardegna.  lu  si  tur- 
bolentissimi tempi,  GregorioiXV^I  nel  feb- 
braio 1 83q  fece  arcivescovo  di  Tebe  mg."^ 
Pasquale  Gizzi,  e  siccome  esperimenlalo 
e  lodevole  ministro  della  s.  Sede,  lo  no- 
minò nunzio  presso  la  Confederazione  El- 
vetica, ove  avea  dato  prove  del  suo  valo- 
re ecclesiastico,  e  fece  residenza  a  Svitlo: 
dipoi  lo  creò  cardinale,  e  Pio  IX  lo  elesse 
suo  Segretario  di  stalo.  Il  l'apa  col  bre- 
ve Ea  est dig/iitas,dii'^iì'^os\.oiiì.\o, Bull, 
de  Prop.  fide  t.  5,  p.  ao^jConcesseaU'ab- 
bazia  di  s.  Maurizio  nel  Vallese  diversi 
perpetui  privilegijin  significazione  d'ono- 
re. Inoltre  Gregorio  XVI  nel  luglio  i  84 1 
scelse  per  nunzio  di  Lucerna  mg.' Girola- 
mo de'marchesi  D'Andrea  di  Napoli,  che 
dichiarò  arci  vescovo  iWMelilene,  e  fece  re- 
sidenza in  Isvilto  e  Lucernajdipoi dalPa- 
pa  regnante creatocardinale,  prefello del- 
la con^recazione  dell'indice  e  abbate  di 
Subiaco.  Indi  il  Papa  scrisse  allo  scullet- 
lo  e  consoli  di  Lucerna  il  breve  Lvgiinus 
haud,  del  (."dicendjie  i  84  1 ,  presso  i  ci- 
tati Annali  \..\/\.  p.  242>cóngratulandosi 
che  nella  nuova  coslituzione  del  (."mag- 
gio e  posteriori  leggi   aveauo  approvato 


122  SVI 

e  riconosciuto  i  diiilti  della  Chiesa,  ripa- 
«afe  a  quanto  in  passato  era  stalo  fatto  in 
suo  prej^iutlizio,  e  abrogato idannali  XIV 
artiroli  della  conrcrenza  di  Baden.  Osser- 
va il  conte  Solaro  all'annoi  84',  che  in 
Isvizzcra  andava  faccunlo  progressi  lo  spi- 
rilo ri  voi  nziona rio,  crescendo  ugni  ili  l'aii 
dacia  settaria.  1  soli  cantoni  d'Uri,  Svitto 
e  Llnlervald  si  preservavano  dal  funesto 
cotitagio;  Lucerna  n'era  stala  la  vittima, 
e  se  risorse  in  queiraìuio  fu  pel  voto  ge- 
nerale del  buon  popolo,  che  guidalo  dal- 
l'imuiortale  e  sullodato  Giuseppe  Leu 
scosse  il  gio£;o  de'radicali:  lo  subiva  an- 
Cora  li  Vcillese;i  governi  di  Zurigo,  di  Ar- 
guvia,  di  Derna  insolentivano,  trattava- 
no le  potenze  estere  come  se  avessero  a- 
vulo  la  forza  di  resistere,  ma  ben  sape- 
vano che  nonaveanoa  temere  che  guer- 
ra d'inchiostro;  dappoiché  dal  I  83o  le  po- 
tenze a'cannoni  aveano  sostituito  la  mi- 
traglia de'  protocolli.  Dichiara  il  conte, 
questa  mitraglia,  non  solo  non  atterrisce, 
ma  impiegala  contro  i  rivoluzionari,  ne 
aumenta  l'audacia  e  le  pretensioni.  La- 
menta l'attiludine  troppo  rispettiva  del- 
l'Austria,che  debolmente  sosteneva  a  pa- 
role isuoi  diritti  viola  li  dal  cantone  d'Ar- 
govia  nella  soppressione  de'  conventi,  di 
quello  di  IMuri  specialmente,  antica  fon- 
«hizione  della  casa  d'iiabsburg,  e  sul  qua- 
leavea  incontestabili  ragioni  l'imperato- 
re. Intorno  alla  soppressione  de'convenli 
e  monasteri  di  svizzeri  d'ambo  i  sessi,  l'iu- 
declinabile  zelo  di  Gregorio  XVI,  acer- 
rimo propugnatore  de'diritti  della  Chie- 
sa, scrisse  a' vescovi  della  regione  e  a  quel- 
lo di  Como  la  commovenli;  lettera  apo- 
stolica, già  rammentata  nel  voi.  XXXII, 
p,  323,  Inlev  ea, del  i.°  aprile  1842,  al- 
tamente riprovandola,  reclamandone  la 
reintegrazione, e  dichiarando  nulli  "li  ac- 
quisti  che  si  fossero  filli  de'beni  appar- 
tenenti a'medesimi  monasteri  e  conventi, 
senza  l' intervento  della  s.  Sede.  La  let- 
tera, coll'allra  del  nunzio  mg,'  D'Andrea 
colla  quale  l'inviò  a'24  aprile  da  Svitto 
a  ciascun  vescovo,  si  leggono  nel  1. 14;  p- 


SVI 

f\i  r  degli  Annali.  Il  governo  di  Lucer- 
na fece  conoscere  a  quello  d'Argovin,  non 
potere  acconsentire  di  rimettere  l'ammi- 
Distrazione  de'beni  dell'abbazia  di  Muri, 
posti  nel  suo  leirilorio,  nelle  mani  del- 
l'amministratore da  esso  nominato,  e  che 
avrebbe  mantenuto  lo  stata  quo.  l'er  le 
accennale  vicende  che  turbarono  Lucer- 
na, il  nunzio  apostolico  era  stalo  obbli- 
galo, con  sommo  dolore  de'buoni  fedeli, 
a  dipartirsi  da  quell'antica  residenza, e  a 
cercare  ospitale  ricovero  nel  cantone  di 
Svillo. Ces-ali  gli  sconvolgimenti  religiosi 
e  politici  di  Lucerna,  i  magistrali  del  can- 
tone chiesero  e  ottennero  il  ritorno  del 
nunzio  pontificio  a'22  gennak)!  843,  con 
una  cereoionia  straordinnria.il  piroscafo 
di  Lucerna  recò  una  deputazione  del  can- 
tone a  Urunnen,  porto  di  Svilto,  e  ivi  os- 
sequiosamente ricevè  a  bordo  il  nunzio 
mg.' D'Andrea, alzando  subito  la  bandie- 
ra pontificia,  che  fu  salutata  da  salve  di 
artiglieria,  le  quali  si  rinnovarono  al  ginn  - 
geredel  nunzio  nel  territoriodi  Lucerna. 
Dopo  lo  sbarco,moiitò  nelle  carrozze  dello 
stato,  diesi  fermarono  al  palazzodel  ma- 
gistrato, ricevuto  con  distinzione  dall'a- 
voyer.  Quindi  il  clero  processionalmente 
e  sotto  baldacchino  lo  accompagnò  alla 
collegiata  di  s.  Leodegario,  facendo  alale 
truppe  nel  suo  passaggio.  Nella  chiesa  si 
cantò  il  Te  Denin,  mentre  l'artiglierie  e 
il  suono  delle  campane  annunziarono  la 
pubblica  gioia.  Dopo  di  che,  dalla  depu- 
tazione colle  slesse  carrozze  fu  condotto 
alla  sua  residenza.  In  tal  modo  il  gover- 
no di  Lucerna  nobilmente  riparò  gli  ol- 
traggi fatti  dall'  antecedente  governo  al 
degno  nunzio  predecessore.  Gli  Annali 
delle  scienze  religione  nel  t.i6,  p.  3oo  e 
seg.,  non  solo  celebrò  il  fausto  ritorno  del 
nunzio  in  Lucerna, ma  riporta  i  4  eloquen- 
ti discorsi  che  in  tale  occasione  fiirono  pro- 
nunziali, tulli  a  gloria  della  s.  Sede,  di 
Gregorio  XVI, e  del  nunzio  mg.'D'  An- 
drea. Imperocché  giunto  il  prelato  a'con- 
finidel  cantone  di  Lucerna, il  1. "magistra- 
to SiegvvdrtMuUer  gl'indirizzo  uudiscor- 


S  V  I 
so,  al  quale  il  nunzio  rispose  con  altro; 
neli'  ingresso  poi  di  dell.i  cliiesa  il  cau. 
Uranclslelter  piunim/.iò  .illio  discorso,  a 
cui  egUidmenle  replicò  il  prelato.  Nel  t. 
19,  p.  278  degli  slessi  /innalisiìe^^n  un 
preciso  ragguaglio  delia  soppressione  de' 
conventi  d'Argoviii, ove  i  prote.slanli  han- 
no la  maggioranza,  e  pciciò  essi  a  rime- 
diare l'erario  spoglialo  e  vuoto,  e  per  im- 
pinguare alcune  borse,  abolirono  7  mo- 
uasleri,  ad  onta  che  anco  l'articolo  Xil 
della  confederazione  garantisse  tutti  i  mo- 
nasteri esistenti  nella  Svizzera  e  i  loro  pos- 
sedimenti; ed  a  fronte  che  ogniqualvolta 
si  radunava  la  dieta  i  singoli  deputati  de' 
cantoni  prestavano  nella  1  .■"  sessione  un 
solenne  giuramento  di  serbare  intatta  in 
tutlìi  punti  la  confederazione  ancheaco- 
sto  della  vita;  giuramento  ch'era  stato  rin- 
novalo neli84i.  A  colorire  un  pieteslo, 
si  provocarono  i  lauìenlide'cittolici  calla 
rivolta, cos'i  furono  carcerali  i  capi  e  ban- 
diti, spogliate  le  case  e  conOscati  i  beni. 
Pili  di  ogni  altro  si  gridarono  autori  di 
quel  moto  i  monaci  di  Miu'i  e  di  Mari- 
stella o  AV'ettingen,  da'quali  si  poteva  ri- 
cavare luia  somtua  di  qualche  milione. 
Senza  alcuna  inquisizione  e  processo,  ces- 
sarono d'essere  tutti  i  monasteri,  in  con- 
seguenza d'un  decreto  del  governo,  a' i  3 
gennaioi84i.  In  24  ore  gl'infelici  reli- 
giosi furono  costretti  ad  abbandonare  le 
loro  celle,  ed  a  cercarsi  altrove  ricovero: 
dispeisi  c[ua  e  là  protestarono  solennemen- 
te contro  quest'atto  d'iniquissima  violen- 
za, inaudita  nella  Svizzera.  Il  governo  se 
ne  rise,  e  nella i. 'sessione  decretò  un  no- 
tabile aumento  di  soldo  a'consiglieri  e  ad 
altri.  GH  sforzi  de'  deputati  caltolici  al- 
la dieta  feilerale  quelli  di  ragguardevoli 
personaggi  a  prò  degl'innocenti,  riusci- 
rono inuldi.  Il  cantone  d'Ai'govia  ritras- 
se più  d'ini  milione  dalla  ingiusta  e  pre- 
potente vendita  de'beni  dc'conventi,  che 
nel  1843  abolì  per  sempre,  ei  loro  beni 
aggiudicati  alla  nazione  furono  dispersi 
e  dilapidali.  In  seguito  fu  decretato  ed  e 
seguito  il  ripristiuameuto  di   taluno  de' 


SVI  123 

monasteri  so|ipressi ,  ma  con  ciò  non  si 
coinpi'iisò  r  illegale  violazione,  restando 
mollo  da  fu'si.  Quindi  i  vescovi  dellaSviz- 
zera  per  dovere  del  sagro  loro  ministero, 
a  ripetere  dal  governo  una  completa  ri- 
parazione al  mal  fitto,  nel  giugno  1844 
indirizzarono  al  presidente  e  de|»utati  del- 
l'alia dieta  federale  un  ragionato  recla- 
mo, che  per  la  sua  importanza  pubblicò 
gli  Annali  nel  citalo  voluine.Qnestoè  un 
monumento  onorevole  per  1'  episcopato 
svizzero,  non  meno  che  pe'virluo>i  reli- 
giosi spogliati;  una  solenne  testiiuoiiianza 
dell'incessanle  sollecitudine  del  nunzio  in 
difenderli,  di  (piell'ail'etttiosa  e  autorevo- 
le di  Gregorio  X\  l  per  l'encomiala  sua 
mirabile  lettera,  lasciata  senza  risultato. 
Da  esso  apparisce,  come  i  reclami  e  le  pro- 
leste de'superi  ori  del  le  co  in  uni  là  religiose, 
della  nunzialiira  e  del  l^apa  non  [)iodus- 
sero  alcun  eli'etlo,  e  neppure  l'eque  rimo- 
stranze de' cantoni  cattolici  di  Lucerna, 
Uri,  Svitto,  Untervald,  Zug  e  Friburgo. 
Con  ispirito  profetico  e  per  l'andamento 
delle  cose  rimarcarono  i  vescovi  le  fune- 
ste conseguenze  politiche  e  religiose  che 
certamente  deriverel)bero  se  uonristabi- 
li>sero  gli  allri4  monasteri  che  il  violato 
patto  federale  assicura.  Che  da  tale  im- 
punità presto  si  vedrebbero  altri  cantoni 
sventuratamente  seguir  l'esempio  d'Ar- 
govia,  adescati  dall'apparato  di  (pialche 
vantaggio  materiale,  e  guidati  dall'odio 
contro  i  cattolici,  sopprimeranno  ezian- 
dio i  conventi  posti  su'loro  terrilorii.s'iai- 
padroniranno  de'beni  e  ne  caccieranno  i 
religiosi.  Che  disti'utti  i  conventi,  accadrà 
lo  stesso  alle  altre  [)ie  fondazioni  patrimo- 
nio de'po  veri,  a'beni  de'parrochi,aglior- 
namenli  e  vasi  delle  chiese.  U  conte  So- 
laro  riferisce  all'anno  i844  '•'  ehiamata 
de'gesuifi  a  Lucerna,  le  ire  del  radicali- 
smo, la  formazione  de'corpi  franchi,  né 
volle  entrare  ne'parlicolari  ili  quella  lun- 
ga serie  d'  alti  abbominevoli  che  copri- 
ranno per  sempre  di  vergogna  i  governi 
;dlora  esistenti  a  Berna,  Zurigo,  Argoviae 
Losanna;  sì  astenne  a  dire  quanta  animi- 


1 2  i                    SVI  SVI 

i!i7,ioiie  destarono  ^li  antichi caiiloiii  solo  n'iff^olainenli  ecclesiastici,  e  posto  sotto 
Itdi'Ii  al  patto  ili  lìulli,  chiatnati  [)iccoli,  la  dirozioiie  del  vescovo.  La  mensa  epi- 
«]iic' d'Uri, Ziig  e  Unlervald, ma  tallio  [)iìi  scopale  fu  fissata  a  4ooo  fiorini,  e  stabi- 
j^iandi.  Beiis'i  volle  celebrare  il  Vallese,  lita  la  residenza  pel  vescovo  e  pe' li  cano- 
ove  in  tale  anno  tiionl'ò  la  giusta  causa,  nici  capitolari,  oltre  le  rendile  per  le  al- 
Aggrciiito  il  cantone  da'coipi  lianclii,  si  tre  [)rebendej  per  la  calledrale  e  pel  se- 
suosse  il  popolo  delle  montagne,  e  segnen-  niinario.  Gregorio  XVI  nello  stesso  i84^ 
do  i  suoi  capi  generale  Kalbernialten  e  pron)osse  dall'arcivescovato  di  Colossi 
conte  di  Conrten,  presidenti  de'consigli,  mg.' Alessandro  Macinìi  di  Velletri,  cano- 
bconflsse  e  pose  in  vergognosa  fuga  que'  nico  Liberiano  e  sotto-datario,  ed  ora  e- 
trisli  che  volevano  s[)egnere  in  essi  ogni  leinosinieredel  Fapa,chetrovossiin  quel- 
iilea  di  vera  libertà,  d'ordine,  di  religio-  le  spinosissime  circostanze  politiche  e  re- 
ne. La  vittoria  assicurò  il  governo  can-  ligiose,  che  già  incominciate  sotto  il  suo 
tonale,  nel  quale  sedevano  i  migliori  del  rispdlabile  antecessore,  vado  a  deplora- 
paese,  ma  la  rivoluzione  che  ruggiva  in  re  brevemente. 

lanliangoli  dell'infelicissima  Svizzera  era  Apprendo  dal  conte  Solaro,  che  nel 
pur  seni|)re  minacciosa  a'conlini  del  Val-  i84'7,  imbruniti  ognorpiùgli  affari  nel- 
lese.  Nel  t.  2,p.  i3'2  della  2.  serie  degli  laSvizzera,i  cantoni  diLucerna,  Uri,  Svit- 
ninnali  più  volle  ricordati,  si  riporta  la  to,  Zug,  Untervald,  Frd)urgo  e  Vallese 
Convenzione  del  collegio  cattolico  del  si  posero  d'accordo,  e  prepararono  la  le- 
gran  consiglio  del  cantone  di  s.  Gallo  col-  ga  concliisa  poi  nel  seguente  anno,  cui  ri- 
fa s.  Sede,  sulla  riorganizzazione  del  ve-  uiase  il  nome  tedesco  di  Sonde rbund,  e 
j-covato  di  s.  GallOjStipulata  a'7  novem-  per  ilifendere  la  religione  degli  avi  e  le 
f)i e  184')' dal  nunzio  mg.'  D'Andrea,  per  patrie  leggi  intrapresero  poi  la  guerra 
iiutoi  izzazione  e  plenipotenza  di  Grego-  ch'ebbe  un  disastroso  (hie.  Tali  cantoni 
rio  XVI.  Tra  le  altre  cose  fu  convenuto  aveanoa  dovizia  purità  di  sentimenti,  e- 
cheper  la  I  ."elezione  vescovile  il  dellocol-  nergia  di  cuore,  e  coraggio  ispiralo  dalla 
legiocaltolico  presenterà  alla  s.Sede  i  no-  santità  della  causa,  ma  non  armi,  ne  de- 
mi di  5  ecclesiastici  eleggibili,  tra'  quali  naro.  Il  governo  del  Vallese  si  rivolse  al 
il  l^q)a  sceglierà  il  vescovo,  cui  insieme  re  di  Sardegna  per  ottener  le  prime  sen- 
conferirà  l'istituzione  canonica.  In  ciascu-  z'obfjligo  di  pronto  pagamento,  e  furono 
Ila  posteriore  vacanza  della  sede  episco-  provvedute,  come  poi  fu  esaudito  per  si- 
pale,  e  nello  spazio  di  3  mesi  da  incomiu-  inile oggetto  Bernardo  Meyer  segretario 
ciare  il  giorno  di  detta  vacanza,  il  diritto  di  stato  del  cantone  di  Lucerna:  si  trai- 
d'elezione  s'apparterrà  al  capitolo  della  lava  di  favorire  l'indipendenza  d'un  po- 
calledrale,  che  si  compose  di  5  canonici  polo  libero.  La  dieta  si  aprì  nel  febbraio 
capitolari  residenti,  cioè  d'un  decano,  u-  i845  in  Zurigo,  vi  si  discusse  con  dema- 
iiica  dignità,  e  di  4  canonici,  poid'8ca-  gogica  acrimonia  la  questione  de'gesuili 
iioiiici  esterni  o  rurali  o  titolari,  e  di  3  meritamentechiamati  dal  cantonedi  Lu- 
sacerdoti  ausiliari  o  vicari.  L'  eletto  ve-  cerna;  ma  essi  non  erano  che  il  pretesto 
scovo  non  sia  disaggradito  al  collegio  cat-  della  contesa,  e  ben  a  ragione  nella  sedu- 
tolico.  Tosto  che  sarà  riconosciuta  l'eie-  la  del  28  coraggiosamente  esclamò  il  con- 
xione  del  novello  vescovo  a  seconda  delle  te  di  Courten  deputato  del  Vallese:  Que- 
regole  canoniche,  e  le  qualità  dell'eletto  sto  è  il  radicalismo  che  cospira  contro  la 
saranno  conformi  alle  canoniche  leggi, se-  sovranità  cantonale;  cospira  contra  la  re- 
tondo le  pratiche  in  uso  nell'altre  chiese  ligione  de'nostri  padri  e  le  sue  istituzio- 
svizzere,  il  Papa  gli  accorderà  l'istituzio-  ni.  Attacca  l'indipendenza  cantonale,  e  le 
ne  canouicu.  Il  semìnurìo  sarà  confurme  si  vuole  imporre  il  giogo  slrauiei'O.  Nulla 


S  V  I 

si  decise  nella  dieta;  ma  stanchi  i  radica- 
li dì  Bernn  di  più  oltre  aspeUaie,  smanio- 
si di  sangue  e  di  rapine,  spinsero  i  cor[)i 
franchi  contro  Lncerna,  sotto  gli  ordini 
d  iOclisenbein, prima  avvoca  tot  uni  ulltio- 
so  ,  poi  duce  di  sciaguiati  avventurieri. 
La  fuga  era  per  lui  la  libera  traduzione 
de'gran  vocaboli,  la  villorin  ola  morte. 
Il  generale Sonnenberg  capitanava  i  pro- 
di di  Luceina,  e  al  i  ."aprile  in  poche  ore 
sbaragliò  i  malandrini,  de'quali  ne  rima- 
sero ben  2000  prigioni,efraessiil  d.'^Stei- 
ger  fuoruscito  tli  Lucerna,  emulo  <li  Ca- 
lilina  in  tutto,  tranne  nel  valore.  La  vit- 
toria fu  segnalata,  e  tale  comedichiara  il 
proclama  dal  governo  di  Lucerna  diret- 
to a'confederati,  e  riprodotto dall'illuslre 
conte  Solaro,  vero  storico.  Vi  si  scorge  lo 
spiritodegli  svizzeri, non  contaminati  dal- 
le sozzure  rivoluzionarie.  Le  corti  d'Au- 
stria, Russia  e  Prussia,  commosse  dallo 
slato  del  paese,  e  da'pericoli  che  corre- 
vano i  cantoni  fedeli  al  patto  federale,  di- 
ressero note  più  o  meno  severe  al  gover- 
no federale,  ed  il  conte  fece  altrettanto 
come  ben  degno  ministro  e  r. "segretario 
di  stato  per  gli  affari  esteri  di  re  Carlo  Al- 
berto, comechè  più  di  qualunque  altro 
slato  interessato  al  mantenimciilo  della 
pace,  e  ad  impedire  le  ingiuste  aggressio- 
ni dell'insulente  radicalismo,  con  (|uel  di- 
spacciochesi  legge  nel  suo  amn)irato  Me- 
WJorrt«r/«oj. Considerando  la  cortedi  Sar- 
degna gli  alfari  svizzeri  come  suoi,  inter- 
venne con  buoni  ulllci,  e  vedendo  l'incen- 
dio dello  slato  limitrofo, porse  la  mano  ai 
generosi  che  si  adoperavano  a  spegnerlo. 
A  tale  scopo  erano  diretti  i  suoi  consigli, 
ma  al  tempo  slesso  a'cantoni  che  nobil- 
mente volevano  difendere  i  loro  diritti , 
la  corte  di  Sardegna  die  animo  e  corag- 
gio lodandoli  del  generoso  ardire.  Intan- 
to cadile  vittima  «lei  pugnale  de'i  adica - 
Vi,  e  col  più  nero  assassinio,  il  giù  enco- 
miato e  compianto  prode  luceriiese  Giu- 
seppe Leu,  segnato  alle  vendette  de'lrisli 
per  le  sue  virtù  politiche  e  religione,  [)er 
l'energia  con  cui  avea  eccitalo  i  suoi  cum- 


S  V  I  1 7.5 

paesani  0  scuotere  il  giogo  de'rivoluzio- 
nari.  Cosi  avesse  avuto  un  Leu  il  canto- 
ne di  Vand,  che  nell'  istesso  anno  fu  in 
preda  a  nuove  commozioni  politiche,  e 
toccò  l'ultimo  confine  del  sistema  rivolu- 
zionario sotto  la  presidenza  di  Drney.  Il 
presidente  del  consiglio  di  Lucerna  Sieg- 
M'art  Miillersi  trovòimbara zzalo perStei- 
gerche  voleva  sottrarre  alla  meritata  mor- 
te; gli  procurò  un  asilo  negli  slati  sardi, 
quand'egli  coriolti  i  custodi  fuggi  a  Zu- 
rigo per  preparare  miovesvenliueallasua 
patria. Qui  va  registralo  l'afìliggente atten- 
talo del  governo  Ticinese  contro  la  chie- 
sa cattolica,  che  può  leggersi  nel  t.  3,  p. 
q6 della  s.'seriedegli  ,4nnalt(l(llc  scien- 
ze religiose,  insieme  alla  nota  del  nunzio 
mg.'  INIacioli  al  presidente  e  consiglio  di 
slato  della  repubblica  e  cantone  del  Ti- 
cino a  Lugano,  ed  al  reclamo  del  cardi- 
nal Gaysruck  arcivescovo  di  IMilanoa  tlet- 
to  consiglio.  Dirò  solo,  che  menti  e  era  .se- 
gretario di  slato  il  sunnominato  Stefano 
Franscini,  il  governo  Ticinese  osando  con 
due  leggi  dispotiche  invadere  i  diritti  del- 
la Chiesa,conlorn!are  a  suo  talento  l'istru- 
zione della  gioventù  nelle  scuole  e  semi- 
nario di  Polleggio,  e  inceppare  le  corpo- 
razioni religiose,  mosse  il  cardinale  Gays- 
rock  e  mg.'  Cai  loIion»ano  vescovodi  Co- 
mo, a  rimettere  al  governo  del  cantone 
Ticino  la  protesta  grave,  dignitosa  ed  e- 
nergica  de'5  novembre i  84  j-  Il  governo 
Ticinese  a'3o  gennaio  1  hJ.^^i  rispose  a'due 
ordinari,  aver  esso  introdotto  nelle  leggi 
in  cpiestione  modilicazioni  lali,  che  l'au- 
torità ecclesiastica  poteva  ben  a  ragione 
lran(|uillarsi,  e  dichiararsene  eziandio 
contenta.  Risposero  i  due  pastori,  che  le 
delle  leggi  recavano  offesa  alle  libertà  e 
franchigie  della  chiesa  cattolica,  la  .sola  ri- 
conosciuta dalcanloiie,  non  ostante  le  mo- 
dificazioni inlrodolle.  Il  nunzio  poi  a'3r 
maggio  I  84^3,  mentre  significò  ai  presi- 
dente e  consiglio,  che  Gregorio  XVI  ac- 
cordava l'invocato  indulto  sulla  riduzio- 
ne delle  feste,  simile  a  quello  concesso  nel 
J  84<*  pe'callolici  del  cantone  de'grigioni. 


1 9,6  SVI 

(licliiarò  pure  la  grave  afflizione  provala 
«lai  Papa  per  le  leggi  sulle  cor[)orazir)ni 
religiose  e  sugli  istillili  lelleiari,  le  cpia- 
liad  onta  de'reclann  clc'duc  Icgillitni  pa- 
stori, eransi . sancite  e  pi()imilgnle;;\tti  die 
nel  [ìonlificio  nome  altamente  tlisappio- 
A'ava,  siccome  contrari  in  molti  piuili  al- 
l'autorità e  libertà  della  Chiesa,  e  alle  pre- 
scrizioni del  concilio  di  Trento,  pielen- 
tlciidosi  spogliare  i  delti  prelati  de'  loro 
più  sagri  diritti  sull' islriizione  religiosa 
della  gioventù  e  sulla  pai'ticolare  ediica- 
ziotie  del  clerOjfacendo  perciòformali  pro- 
teste. Finalmente,  energico  fu  il  reclamo 
dell'arcivescovo  di  Milano  e  del  vescovo 
di  Como,  per  l'espnlsione  de'professori  e 
preti  del  seminario  di  Folleggio,  falla  dal 
governo  Ticinese,  che  perciò  si  dovè  chiu- 
dere e  licenziare  i  44  alunni;  laonde  fe- 
cero solenni  proleste,  e  dichiararono  il  go- 
verno responsabile  delle  conseguenze,  ri- 
serbandosi di  far  valere  i  diritti  delle  lo- 
ro chiese,  lesi  violentemente.  Inolile  in 
dello  volume  degli  y4iuiali,  p.o.GS,  si  tro- 
va la  lettera  di  protesta  e  di  raccoman- 
dazione de' vescovi  della  Svizzera,  de'20 
giugno  1846,  alla  dieta  della  confedera- 
zione,sulIa  riprisliiiazione  de'convenli  in 
Argovia,  nella  quale  i  zelanti  pastori  al- 
zarono nuovamente  la  voce,  secondochè 
richiedevano  il  loro  ufììzio,  domandava- 
no con  caldi  sospiri  i  popoli,  e  pel  fervo- 
re ardente  con  cui  i  7  cantoni  cattolici  di- 
fendevano i  diritti  de'conventi  soppressi 
e  del  caltolicismo,  insistevano  per  la  re- 
staurazione de'conventi  e  monasteri  d'uo- 
mini e  di  donne,  e  per  la  conservazione 
dell'immunità  de'diritti  e  beni  loro.  lii- 
produssero  le  più  valide  ragioni,  la  mas- 
sima fondamentale  di  tulli  i  cantoni  di- 
chiarata nella  sessione  del  1807,  che  sen- 
za il  consenso  della  s.  Seàe  non  poteva- 
si  sopprimere  alcuno  de' loro  conventi; 
perciò  la  podestà  civile  de'singoli  canto- 
ni non  potere  sotto  verun  pretesto  sop- 
primere conventi,  rammentando  le  con- 
trarie proteste  fatte  dalla  nunziatura  a- 
poslolica  per  espresso  comando  ui  Grc- 


S  V  I 
gorio  XVI,  e  il  suo  breve  emanato  con- 
tro rar])itrario  atto,  non  che  la  precedei! 
le  loro  lettera  raccomandatoria  pel  rista- 
bilimento de'jnonasteri  nell'.Vrgovia;  re- 
clamando e  protestando  eziandio  contro 
ramministrazione  de'beoi  claustrali  lol- 
la, e  il  divieto  dell'accettazione  de'novizi, 
per  gli  altri  conventi,  decretalo  da'canto- 
nid'Argovia,  Zurigo  e  Turgo  via,  non  me- 
no recentemente  dal  cantone  Ticino,  di- 
sposizioni contrarie  affatto  alle  leggi  del- 
la Chiesa,  alla  libertà  di  coscienza  e  al  di- 
ritto di  proprietà,  conlraddicenti  dirella- 
mente  alia.'  articolo  del  patto  federale, 
che  assicura  la  conservazione  de'conven- 
ti, capitoli  e  altri  pii  istituii,  e  guarentisce 
la  sicurezza  de'loro  beni.  Lamentando  la 
lesione  di  tanti  diritti,  scongiurarono  il 
presidente  e  deputali  al  ripristino  de'con- 
venti soppressi,  alla  restituzione  dell'ain- 
niinislrazionede'beiii  a'regolari  e  alle  mo- 
nache, e  che  si  consenta  alla  libera  accet- 
tazione de'novizi,  ecjuivalendo  la  proibi- 
zionea  lenta  morte de'chioslri  stessi.  Nar- 
ra il  conte  Sola  ro.che  nel  precedente  mag- 
gio erasi  stretta  la  lega  del  SonderbunJ 
co'ycanloni  cattolici  diLucerna,Uri, Svit- 
to, Untervald,  Ziig,  Friburgo  e  Vallese. 
Le  società  segrete,  il  radicalismo  trionfan- 
te a  Losanna,  Berna.  Zurigo,  in  Argovia  e 
altrove,  minacciavano  l'iudipendeuza  dei 
cantoni  che  mantenevano  il  patto  federa- 
le. L'autorità  del  cantone  di  Ginevra  era 
ancora  in  mano  de'conservatori,  naa  que- 
sti astiavano  i  cattolici,  quanto  temeva- 
no i  rivoluzionari  loro  soli  veri  nemici; 
perciò  nel  d'i  che  per  opera  di  questi  il  po- 
polo insorse  e  loro  tolse  il  potere,  i  cat- 
tolici non  ne  ebbero  raraaiarico,  e  tro- 
varono più  libertà  sotto  il  regime  di  Ja- 
mes Fazy,  che  non  ne  avessero  mai  spe- 
rato prima.  La  rivoluzione  di  Ginevi  a  die 
la  maggioranza  nella  dieta  a'neraici  del 
Sonderbund  :  prevedendosi  inevitabile 
V  aggressione,  da  Lucerna  e  dal  Vallese 
furono  reiterale  a  Carlo  Alberto  le  do- 
mande di  a  noi, che  di  nuovo  loro  accordò. 
1  radicali  dissero  che  ciò  si  fece  per  soste- 


SVI  SVI                     127 

nere  i  gesuili  di  Lucerna;  i  gesuiti  non  e-  le  Crolli  d'intendersi  coll'incaricato  d'of- 
ratio  clic  il  prelcslo  della  giierrsi.  Si  trai-  fnri  inglese,  e  per  non  essersi  mai  asso- 
lava dell'  iiidipeiiden/a  di  (jiie'popoli  a-  cialo  alla  politica  di  lord  l'almerslon,  ed 
mici  del  re,  e  non  picndcrea  cuore  la  lo-  in  prova  aH'erma  clic  anco  in  dello  au- 
ro causa  sarebbe  sialo  un  allo  di  villa  in-  no  si  dierono  armi  al  Vallese  ed  a  Lu- 
degno  del  carallere  di  cpiel  principe.  I  mi-  cerna.  Il  conte  Solai  o  intende  parlare  del 
nislri  di  Russia, d'Austria,  di  Prussia  e  di  tempo  in  cui  era  alla  direzione  degli  aC- 
Baviera  lasciarono  Flerna,  cli'era  in  pre-  fari.  l'erlanlo  i  consigli  del  conte  Crolli 
da  a  sfrenalo  radicalismo:  la  legazione  in-  a'goverui  de'7  cantoni  furono  sempre  ta- 
gUsc  rimase,  pcnlica  lord  Palmcislon  e-  li  da  mantenerne  l'indipendenza,  e  ad  a- 
rano  cari  gli  sconvolginienti  sociali. La  le-  nimarli  a  soslcncre  i  loro  diritti.  Mentre 
gazione  sarda  risiedeva  in  Losanna, e  U)al-  il  conle  Crolli  ;ipprovava  l'energiche  mi- 
grado  lospirito  radicale  di  quel  governo,  sure  che  si  odotlavano  dal  Vallese  e  da 
fu  sempre  lispellala  e  seppe  mantenere  Lucerna,  e  dagli  altri  cantoni  della  lega, 
la  considerazione  della  corica  fronte  degli  per  respingere  l'aggressione  de'radicali, 
slienali  demagogi.  Tale  legazione  si  ado-  non  lasciava  di  considerare  come  l.t  lolla 
però  a  dar  consigli  a'canloni  cattolici  che  poteva  essere  tot  ribile,  e  la  sorte  del  le  bai- 
mostravano  per  la  corte  sarda  luilaquel-  taglie  sempre  incerta,  perciò  desiderava 
la  deferenza,  cui  le  dava  dirilloii  vero  che  onorevolmente  si  aggiustassero  le  dif- 
inleresse  che  piendeva  per  la  loro  causa,  ferenze.  Per  parte  di  Fazy  di  Ginevra  e 
Dichiara  il  conle  Solaro,  che  non  si  pen-  OchsenbeindiBeina,capi  del  radicalismo 
tira  mai  d'aver  sempie  consiglialo  il  re  svizzero,  gli  fu  fallo  sentile  che  se  il  l'a- 
0 favorire  l'ordine,  la  giustizia,  l'indipen-  pa  Pio  IX  pronunziasse  una  paiola  be- 
denza  di  quel  popolo  degno  di  miglior  nevola  sulla  Svizzera,  e  manifestasse  de- 
sorte. Ladiela  federale  de'20  luglioi  847  siderare  il  flnedellediscordie,  abbraccie- 
ordinò  lo  scioglimento  della  lega  separa-  rcbbero  con  trasporlo  l'occasione  per  ri- 
ta  e  conclusa  fra'  7  cantoni  del  Sonder-  volgersi  a  lui  e  farlo  arbitro  delle  dilfe- 
buudjindi  l'i  1  agosto  ravvcrlìseiiameii-  renze.  Il  conle  Crolli  credè  la  cosa  siu- 
le  che  si  astenessero  da  quanlo  potesse  cera,  e  la  trovò  com  iin|)orlante  che  fece 
liubar  la  pace  del  pae>e, e  segnalamente  pieniura  al  conle  Solaro  si  comunicasse 
di  far  cessare  ogni  apparecchio  militare  a  Roma.  Non  è  esalto  che  siasi  proposto 
straordinario.  La  storia  del  Sondeibund  ai-Papa, per  assicurar  la  pace,  lasoppres- 
fu  scritta  dall'egregio  Ci  elineau  Joly,  né  sione  de'con^enli  d'  Argovia,  l'annulla- 
posso  entrare  ne'parlicolnri  della  mede-  zione  del  palio  fra'gcsuili  e  il  popolo  di 
sima,  allrinienli  vi  sarebbe  mollo  da  di-  Lucerna, losciogliuicnlodel Sondcibniicì. 
re.  Ricordeiò  la  traduzione  in  italiano:  Il  conle  Solaro  si  limilo  a  piegare  il  Pa- 
Storia  del  Soiuìeihund  di  Cretinenu  Jo-  pa  di  esprimere  in  qualche  allocuzione  in- 
ly,i  .""versione  italiana^  Parma  1  85o.  Di  torno  alla  Svizzera  paiole  di  benevolen- 
qucsla  edizione  tiene  piO[)osilo  la  Cix'il-  za  e  di  pace.  Il  santo  Padre  aderì  senza 
là  lallolicn,  \.  3,p.  4')  <-"  l'encomia  per  esitare,  e  la  sua  leller;i  del  li  luglio  lo  e- 
la  modificazione  falla  s-opia  certi  giudi-  spresse  abbondanlemenle.  Di  questa  lei- 
zi  lrop[)o  severi  del  chiaro  autore.  Tra  es-  teia  il  conle  Solaio  ne  mandò  copia  al  cen- 
si vi  fu  compreso  quanlo  rigiiardii  il  rap-  le  Crolli,  il  quale  per  mezzo  del  contedi 
presentante  del  re  diSardegna  in  Isvizzera  Caslelmagno  segretario  di  legazione  co- 
conle  Odoardo  Crolli, che  eziandio  il  con-  uuinicalala  iiiLuceina  a  Sieg^vai  iMiiller, 
le  Solaro  rettificò,  il  quale  dichiara  invo-  piodus-e  dolorosa  impressione  e  fu  consi- 
lonlario  erroie  dell  ero  di  lo  sci  ili  01  e,  l'a-  derala  come  un  fulmine  che  sii  appa  va  di 
vere  asserto  ch'egli  dasse  isti  uzionial  con-  mano  le  armi  a'difeiisori  della  religione 


19.8  SVI  SVI 
e  (lill'Indipenilenzii.  Il  se£;ref,ino  rnppre*  nimo  lil)ero  popolo  (le'7  cantoni  callolici 
sentì)  la  cosa  al  nunzio  mg.'  Macioti,  pie-  alleati  ha  risoluto  di  star  fermo  nella  sua 
^'andolo  di  non  pubblicate  la  lettera;  e-  s.  religione,  negli  antichi  suoi  diritti  con- 
sitò il  prelato,  ma  in  vista  ancli'egli  del-  quistali  da'prodi  suoi  antenati;  ed  adliie 
l'edelto che prodiuMebbe, condiscese  a  so-  di  difenderli  col  sangue  e  cogli  averi,  voi 
spenderne  la  pubblicazione,  ponendo  sua  (pii  siete  armati,  intanto  che  il  di  voto  pò- 
responsabilità  dietro  un  foglio  che  il  con-  polo  femminino  sta  ginocchioue  ne'tem- 
tedi  Castelmaguogli  diresse  per  doinan-  pli  a  supplicare  dal  Dio  degli  eserciti  pi- 
dargli  di  non  darcorsoalla  lettera.  Quan-  ce  o  vittoria.  Piìi  che  mai  giulivi  e  nu- 
do il  conte  Solaro  ricevè  tale  comunica-  inerosi  voi  siete  accorsi  sotto  le  bandie- 
zione,  vide  che  il  conte  Grotti  erasi  trop-  re,  che  co'tnedesimi  colori  sventolavano 
pò  avanzato  nell'indurreil  nunzio  a  trai-  sugli  elmi  degli  avi  vostri  a  Morgarten, 
tener  la  pontificia  lettera;  ma  ville  pure  aSeuipach  ed  in  tanti  eroici  combaltimeo- 
che  la  pubblicazione  sarebbe  stata  nn  ti.  Allora  Dio  {"ki  co'padri  vostri,  ed  an- 
Irionfo  pe'nemici  del  Sonderbund,  e  da-  che  oggidì  sarà  con  noi.  Perchè  mai  piac- 
rebbe  la  causa  vinta  alla  rivoluzione.  To-  que  all'Oimipotente  d'indurvi  a  riporre 
sto  scrisse  tutto  a  Roma  al  marchese  Pa-  in  me  la  vostra  fiducia,  che  tanto  mi  o- 
reto,  e  vi  aggiunse  un  foglio  pel  cardinal  noia  e  profondamente  mi  commove?  Chi 
Ferretti  segretariodi  stato,epe!  benedella  può  chiarirei  suoi  arcani?  Dio  è  sovente 
Svizzera  s'adoprò  energicainente  perchè  forte  nel  debole.  Ma  la  confidenza  è  re- 
il  Papa  approvasse  il  fatto  dal  nunzio  e  la  ciproca,  cari  e  fedeli  commilitoni  !  Io  lo 
lettera  non  fosse  pubblicata.  Tal  cosa  con  so,  voi  starete  a  me  dintorno  nel  più  cai- 
ragione  non  piacque  a  Roma,  tanto  più  do  della  mischia,  voi  non  mi  abbando- 
che  copia  della  lettera  si  era  data  a  un  nerete,  io  non  vi  abbandonerò.  Io  rendo 
viaggiatore svizzeroch'cbberindi>crezio-  grazie  all'  Altissimo,  che  mi  abbia  fatto 
nedi  farla  palese  e  venne  inserita  ne'gior-  degno  di  vincere  0  di  morire  con  voi  per 
naii.  Pubblicazione  officiale  non  si  fece,  una  causa  si  giusta".  Invece  la  dieta  fe- 
poichè  il  Papa  con  somma  deferenza  ce-  derale  a'24  ottobre,  affine  di  conservar 
dendo  all'avviso  del  conte  Solaro,  non  l'ordine,  ristabilirloove  non  venga  turba- 
disapprovò  il  nunzio.  Era  scritto  in  cielo  to,  noncheaffinedi  difenderei  diritti  dei- 
che  il  Sonderbund  fosse  vinto;  dure  pio-  la  confederazione  ,  decretò  una  leva  di 
ve  erano  serbate  a  que'generosi  calteli-  truppe  federali  ,  incaricando  il  consiglio 
ci,  che  per  quelle  passando  e  mantenen-  della  guerra  federale  di  chiamare  inoltre 
dosi  saldi  ne'Ioro  principii,  verrà  giorno  tante  truppe  da  formare  un  corpo  di 
in  cui  ne  avranno  ampio  guiderdone,  e  5o, eoo  uotnini,  a  disposizione  del  coman- 
non  dimenticheranno  mai  che  la  corte  di  dante  supremo  generale  Dufour,  ingiun- 
Sardegna  gli  assistè  costantemente,  fin-  gendo  a  questi  il  ristabilimento  dell'ordi- 
chè  essa  ancora  fu  travolta  nel  turbine  ne  e  della  legalità  ove  fossero  turbati,  ed 
che  più  non  s'ebbe  forza  di  scongiurare,  a  conservare  la  considerazione  della  con- 
Il  Sonderbund  continuò  ad  armare,  eia  federazione  e  della  sua  indipendenza.  Il 
dieta  federale  a  protestare  e  ad  ammoni-  cantone  di  Neuchàtel  adottò  la  dichiara- 
re il  suo  scioglimento,  ed  essendosi  adu-  zione  di  neutralità.  iVIla  sua  volta  anche 
nata  ricevè  le  scuse  de'7  cantoni  catto-  il  general  Dufour  indirizzò  un  proclama 
liei  della  lega  di  loro  non  intervenienza.  a'suoi  soldati,  eccitandone  il  coraggio  e  la 
A'-ìS ottobre  1847  il  comandante  supre-  divozione,  poiché  i  destini  della  patria  e- 
mo  de'7  cantoni  coalizzati,  generale  G.  rano  nelle  loro  mani!"  La  vittoria  vi  a- 
U.deSalis-Soglioindirizzò  ilseguentepro-  spetta:  mostratevene  degni  pel  modo  con 
clama  all'esercito  della  lega.wll  magna-  cui  ne  userete.  Risparmiale  i  vinti, moslia- 


S  V  I 
levi  umani  quanto  bravi'".  Le  ostilità  in- 
cominciarono nel  lenitorio  di  Ticino  ai 
3  novembre,  a'i4  Fiibuigo  Ccipitolò  e  fu 
occupato  dalle  W'uppe  Tcdeiali,  che  Ins- 
salirono  con  2  5,ooo  uomini  e  70  bocche 
da  fuoco;  mentre  i  sonderbundisli  si  avan- 
zavano nell'Argovia,  e  in  più  parli  si  al- 
ternavano i  coinballimenli.  Quindi  il  go- 
verno provvisorio  di  Friburgo  a' 1  f)  no- 
vembre decretò  l'espulsione  dal  territorio 
de'religiosi  gesuiti,  liguoristi,  marianisti  o 
iguoranlini,  dottrinari,  delle  suore  di  s. 
Giuseppe.di  S.Vincenzo  di  Paoli, del  Sagro 
Cuore,  in  termine  di  6  giorni:  lutti  i  lo- 
ro beni  sequestrati  e  uniti  al  demanio,  per 
impiegarli  nella  pubblica  istruzione.  Zug 
per  convenzione  uscì  dalla  lega,  e  fu  oc- 
cupato da'federali  a'aajche  presero  inol- 
tre Svitlo  senza  opporre  resistenza  a'2  3, 
e  dopo  comballimenlo  superali  i  sonder- 
bundisli, entrarono  eziandio  in  Lucerna 
a'  24,  nel  dì  seguente  restituendovisi  il 
nunzio  cb'erasi  ritirato  in  Altdorf.  Dap- 
pertutto i  indicali  federali  vinseroglisven- 
turati  cattolici  del  Sonderbund,  ad  onta 
del  valore  mostrato,  e  successivamenteiu- 
rono  invasi  gli  altri  loro  cantoni.  Si  fece- 
ro ascendere  a  più  di  60,000  uomini  im- 
piegali contro  Lucerna,  Zug  e  Svitto,  con 
200  e  più  bocche  da  fuoco  di  vario  cali- 
bro. Notai  nell'articolo  Pio  IX,  che  per 
r  assembramento  avvenuto  in  Roma  la 
sera  de'3  dicembre,  per  gli  eventi  politi- 
ci e  successi  guerreschi  de' radicali  nella 
Svizzera,  il  governo  pontifìcio  pubblica- 
ineute  disapprovò  tale  disordine,  tornan- 
do a  danno  de'cattolici  siffatte  vittorie,  e 
perchè  le  conseguenze  pbtevano  portare  la 
guerra  civile.  Il  Papa,  padre  di  tulli  i  cat- 
tolici, ne  fu  dolenlissimo,riprovando  l'ac- 
caduto, e  piìi  solennemente  l'eseguì  nel- 
r  allocuzione  pronunziala  nel  concistoro 
de'  17.  De[)lorò  grandemente  che  alcuni 
deliranti,  spogliati  del  senso  d'umanità, 
non  ebbero  onore  di  menar  pubblico  e 
manifesto  trionfo  per  la  luttuosissima 
guerra  intestina  della  Svizzera.  Questa  al- 
tamente compianse,  sì  pel  sangue  sparso 

voi.  LXXII. 


SVI  129 

in  questa  nazione,  sì  per  la  strage  frater- 
na, che  per  le  atroci  e  lungc  discordie,  o- 
dii  e  dissensioni  che  ne  deriverel>bcro,  ol- 
tre i  danni  alla  religione  cattolica,  e  pe' 
deplorabili  sacrilegi  commessi  nel  i  ."con- 
flitto. Il  p.  ab.  de  Geramb  generale  del- 
la Irappa  di  Ranci',  commosso  da  questi 
avvenimenti,  concepì  il  generoso  pensie< 
ro  d'aprire  un'associazione  per  sollevare 
le  vedove,  gli  orfani  ei  feriti  de' cantoni 
invasi,  e  con  approvazione  del  Papa  ecci- 
tò la  pietà  de'cattolici  con  quella  bella  let- 
tera, che  si  legge  nel  n.°ioi  del  Diario 
di  A'oA7irt,  offrendo  peli. "in  nome  di  sue 
case  religiose  scudi  100.  Il  direttorio  fede- 
rale con  circolare  annunziò  alle  potenze 
estere  l'assoggeltamento  delSonderbund; 
quindi  la  dieta  decretò  una  forte  contri- 
buzione per  le  spese  della  guerra,  a  ca- 
rico degli  stati  ex  sonderbundisli  di  Lu- 
cerna, Uri,  Sviito,  Untervald,  Zug,  Fri- 
burgo e  Vallese  ;  che  ciascuno  era  soli- 
dariamente  tenuto  per  queste  spese  ver- 
so la  confederazione,  e  che  dovessero  pa- 
gare pe'20  dicembre  1847  un  milione  di 
franchi  a  conto.  E  siccome  il  governo  del 
cai)  Ione  Val  lese  ri  partendo  le  contribuzio- 
ni, ne  impose  pure  all'ospizio  del  gran  s. 
Bernardo,  all'abbazia  di  s.  Maurizio  e  al 
vescovo  di  Sion,  questi  e  l'amministrato- 
re dell'ospizio  formalmente  emisero  le  già 
discorse  proteste,  ed  il  vescovo  anche  per 
l'abolizione  dell'immunità  ecclesiastica; 
avendo  già  pur  detto  dello spoglioe chiu- 
sura eclatante  falla  dal  governo  del  be- 
nemerito ospizio.  Nel  t.  6,  p.  i32  degli  An- 
nali delle  scienze  religiose,  2."  serie,si  leg- 
ge la  robusta  lettera  di  nìg.'  Marilley  ve- 
scovo di  Losanna  e  Ginevra,  al  presiden- 
te e  membri  del  gran  consiglio  del  can- 
tone di  Friburgo.  Col  più  profondo  do- 
lore, per  un  passalo  così  alUiggente  per 
la  religione, e  il  timore  d'un  avvenire  an- 
che più  spaventevole,  dichiarò  i  dispiace- 
ri e  le  inquietezze  del  popolo  di  Fribur- 
go per  lo  scioglimento  de' gesuiti  e  degli 
altri  stabilimenti  religiosi  di  carila  e  di 
ciistiaaa  educazione,  sotto  il  pretesto  di 
9 


.3o  SVI  SVI 

jifliliazioiic  co'gesnili;  e  perclic  lalo  scio-  cattolica,  che  dopo  l'ingresso  delle  tnip- 
glinientocra  il  piclndio  d'un  sistema  d'o-  pe  federali  ne'7  cantoni  di  Lucerna,  Uri, 
stililii  patente,  ndollalo  renilo  il  clero,  si-  Svillo,  Unlervald,  Ztig,  Friburgo  e  Val- 
slcma  deploral'ile  die  priva  i  pastori  del-  lese,  ebbeio  luogo  in  questi  cantoni.  E- 
l'animc  di  qualsivoglia  protezione  e  me/.-  gli  lia  dovuto  rimarcare,  col  cuore  op- 
70  di  diti-'sa  contro  la  calunnia  e  la  male-  presso  d'ambascia,  che  per  decreti  di  go- 
volenza,  che  oblia  la  distinzione  de'pote-  verni  provvisoriisi  volle  soppiiinere  dei- 
ri,  scuote  ogni  regola  d'ecclesiastica  disci-  le  coiporazioni  religiose  e  de'  pii  islituli 
plina,  e  paralizza  l'amministrazione  del-  anche  di  femmine,  e  che  sonosi  scacciati 
jediocesi,  esigendo  la  sanzione  di  falli  con-  dalle  loro  parrocchie  de'curati  canonica- 
trari  a'sagri  canoni,  cui  non  può  violare  mente  islituili  dall'ecclesiastica  autorità, 
un  vescovo  senza  divenirne  prevaricalo-  e  ciò  malgrado  le  proteste  del  loro  vesco- 
re. E  perchè  si  andavano  ad  adottare  mi-  vo.  Egli  ha  dovuto  osservare  colle  lagri- 
sureanchepiìi  perniciose,  malgradogli  a-  me  agli  occhi  ,  che  militari  federali,  nei 
natemi  della  Chiesa,  cioè  di  procedere  con-  primi  momenti  d'u'rilazione,  con  troie  in- 
tro  il  clero  e  i  conventi  con  condotta  che  tenzioni  e  gli  ordini  de'Ioro  superiori, han- 
fu  sempre  riprovata  dalla  s.  Scile,  con  ri-  no  osato  commetleie  sacrilegi  ed  orrori 
spello  e  francamente  dichiarò  il  prelato  in  alcune  chiese  di  questi  medesimi  can- 
a'detli  magistrati,  non  potere  senza  incor-  toni.  Il  santo  Padre,  che  non  intervenne 
rere  1'  anatema,  né  mettere  le  mani  sui  nella  questione  politica  agitata  nella  con- 
stabilimenti religiosi,  nècambiarnelade-  federazione  in  cpjesli  ultimi  tempi,  non 
slinazione,  né  appropriarsi  i  loiobeni,  né  ha  potuto  obliare  il  sagro  dovere  che  e- 
muovere  allentalo  di  sorta  contro  i  dirit-  gli  ha  comecapo  supremo  di  questa  Chie- 
ti  e  libertà  della  Chiesa.  Indi  fece  tulle  le  sa.  l'ertanto  mi  ha  ordinato  di  adempie- 
relalive  giuste  domande  ,  senza  ricusare  re  qneslo  dovere  in  suo  nome  presso  l'al- 
quc'sagrifizi  che  nelle  aflliggenli  IrilxJa-  la  dieta  federale  residente  in  Berna,  loho 
zioni  della  Svizzera  gli  sarebbero  imposti,  dunque  ronore,EccellenzaeSignori,d'in- 
Il  venerando  vescovo  fu  vittima  poi  del  dirizzarmi  a  voi  per  tale  riguardo.  E  poi- 
suo  ministero,  e  vive  esule  come  notai,  a  che  il  mio  incarico  diverrebbe  inlluita- 
glorioso  esempio  di  episcopale  costanza  mente  più  penoso  se  sviluppassi  in  par- 
nella  difesa  de'dirilti  ecclesiastici,  perciò  ticolare  tutto  che  avvenne  in  questi  ul- 
giuslamcnte  celebrato  dal  Giornale  Ho-  limi  tempi,  amo  meglio  passarlo  sotto  si- 
mano  deli848  ne'ii.i  54  e  5.5,  ove  sono  lenzio,essendointimamenleconvinlo,che 
riportati  i  corrispondenti  atti  del  suo  arre-  non  solamente  l'alia  saggezza  della  die- 
sto,ediI  reclamo  dipoi  avanzato  perciò  dal  ta  federale,  ma  eziandio  lutti  gli  uomini 
cardinal  Soglia  Segretario  di  sialo  a  no-  d'onore  di  questa  confederazione,  a  qual- 
tnedelPapa.L'operalo  deplorabile  in  Fii-  siasi  confessione  essi  appartengano,saran- 
burgo  e  nel  Vallese  tosto  si  eslese  ed  e-  no  in  islalo  d'apprezzarne  l'iiiiporlanza 
seguì  negli  altri  cantoni,  con  sommo  do-  sotto  tulli  i  rapporti.  Nella  mia  qualità 
lorede'cattolici  edel  clero.  Il  perchè  mg. "^  di  rappresentante  del  santo  Padre,  ed  ia 
IMacioti  nunzio  apostolico, a'2 7  dicendire  suo  nome,  io  vengodunrpiea  deporre ap« 
1847  ^*^^*^  ^'  presidente  e  rappresentanti  pò  gli  alti  rappresentanti  cantonali,  riu- 
canlonali,  riuniti  in  dieta  federale  elve-  niti  in  dieta  federale,  la  protesta  forma- 
ticaa  Berna,  quella  vigorosa  prolesta  che  le  contro  ogni  intacco  per  tulli  quesli  de- 
riprodusse il  n."  8  delia  Gazzetta  di  Ro-  cieti  recalo  a'diritli  inerenti  alias.  Sede 
m(7  1  848.»  Il  santo  Padre  Pio  IX  lia  udi-  ed  in  opposizione  col  Patto  federale,  non 
to  col  pili  profondo  dolore  gli  atti  funesti  meno  che  contro  tutti  i  sacrilegi  ed  alti 
dì  violazione  de'sagri  diritti  della  chiesa  ciupi  che  sodo  stati  commessi  nelle  chìe- 


SVI  .  SVI  1 3 1 
se  ed  qltri  luoghi  sagri  deliu  callulica  rC'  la  loro  pieua  indipemleuza.  Dicliiaiazio- 
ligioiie.  Questi  sono  falli  che  la  coscien-  ne  che  il  plenipotenziario  fece  d' accoz- 
za riprova,  e  che  saranno  un  giorno  di-  do  colle  coiti  di  Berlino,  Faiigi  e  Pie- 
sapprovati  dagli  sloi  ici  inìparziali;  sono  troburgo.  Ncuchùtel  insorse  contro  la 
(jnesti  altrellanti  molivi  per  voi,  Eccel-  sovranità  del  re  di  Prussia,  e  a'  2  niar- 
Ic-nza  e  Signori,  di  disapprovarli  anticipa-  zo  si  costituì  in  governo  provvisorio.  Nel 
taniente  e  di  fare  in  modo  che  la  giusti-  seguente  mese  il  Papa,  senza  alterare  le 
zia  e  la  calma  riprendano  inlerauienle  il  ingerenze  della  nuuiialura  apostolica  di 
loro  impero  nel  governo  di  questi  Canio-  Lucerna  sulle  materie  ordinarie,  inviò 
ni,  e  che. si  revochino  i  decreti  emessi  for-  presso  la  Confederazione  Elvetica  nion- 
se  in  un  momento  d'agitazione  contro  i  signor  J.  F.  Onesinio  Lucjuet  di  Ltlii- 
dirilti  della  s.  Sede.  Avendo  la  fiducia  che  gres  e  vescovo  d' Esebon,  con  missio- 
l'alla  dieta,  Uitrice  de'sagri  diritti  della  ne  straordinaria  di  trattare  gli  all'ari  re- 
confederazione, vorrà  ristabilire  e  man-  ligiosi  delle  attuali  circostanze,  con  tito- 
tenere  inlatti  i  diritti  della  cattolica  re-  lo  d'inviato  straordinario  e  delegalo  a- 
ligione  reclamali  dal  suo  capo,  il  sovrano  [)oslolico.  Dopo  scoppiata  la  rivoluzione 
Pontefice,  io  colgo  con  sollecitudine  que-  di  Francia,  che  fece  perdere  \\  trono  a 
sia  occasione  per  rinnovarvi,  Eccelleu-  Luigi  Filippo,  dal  direttorio  federale  si 
za  e  Signori,  l'assicurazione  dell'altissima  dichiarò  la  neutralità  della  Svizzera, ma- 
mia  considerazione".  Gli  elementi  però  nifeslaodo  il  principio  di  non  interveu- 
erauo  contrari  a  tpiesle  giuste  rimostran-  lo.  Che  se  da  qualunqiìe  parte  rifugiali 
ze.  I  radicali  avversavano  la  nunziatura  armati  o  disarmati  penetrassero  nel  ter- 
aposlolica,  e  la  sua  soppressione  la  lene-  rilorio  della  confederazione,  sarà  loro  ac- 
vano  di I. 'necessità,  il  nunzio  del  Ptipa,  cordala  libera  dimora,  in  fòrza  del  dint- 
secoudo  le  loro  mire,  duvea  essere  Tarn-  to  d'asilo  e  giusta  le  leggi  dell'umanità, 
bascialore  semplicemente  d'un  principe,  I  primi  peròsarannoimmediatamentedi- 
couie  fosse  un  laico,  e  non  il  rappreseli-  sarmati,  e  non  dovranno  abusare  del  di- 
tante della  chiesa  romana.  i\el  n.'  i  3  di  ritto  d'asilo  con  mene  contrarie  agli  sia- 
delta  Gazzetta  si  riporta  pure  il  Mano-  li  vicini.  Ma  ben  tosto  gli  emigrali  poli- 
randiim  dell'Austria,  del  suo  rappresen-  tici  d'ogni  nazione  vi  uiacchinaronocospi- 
tante  barone  di  K.aisersfeld,  al  presiden-  razioni  contro  gli  altri  stali;  (juindi  irru- 
le  della  dieta  Svizzera,  richiamanduloal  zioni  di  rifuggiti  e  di  corpi  franchi  in  Sa- 
l'osservaoza  del  convenuto  colle  grandi  voia,  nel  granducato  di  Baden,uellaLoai- 
potenze  d' Europa  segnatarie  del  con-  bardia, con  gravissimi  inconvenienti,  ou- 
gresso  di  Vienna,  alla  conservazione  del  de  furono  dall'  ultima  esclusi  i  ticinesi. 
Patto  federale,  sul  quale  non  potersi  fa-  Questa  malintesa  ospitalità,  l'abuso  che 
re  alcuna  variazione;  le  quali  poltoze  ne  fecero  gli  ospitati,  espose  a  pericoli  gli 
non  potevano  continuare  a  vedere  iudif  stali  vicini,  e  la  slessa  Svizzera  che  la  fa- 
ferentemenle  la  deplorabile  gueria  ci-  zioue  radicale  fece  di  tulio  per  perdere. 
vile  sorta  nella  confederazione  Ira  12  e  Più  volle  si  trovò  obbligala  d'internare 
due  mezzi  cantoni  sovrani  da  una  parte,  i  rifuggili  polilici  italiani,  francesi  e  lede- 
e  dall'altra  7  cantoni  non  meno  sovrani,  schi,e  talealtradì  mandarli  viadalsuoter- 
e  il  refragubilmente  diretta  contro  la  so-  rilorio.  In  una  parola  le  società  segrete 
vranità  cantonale,  cioè  contro  i  principii  scelsero  la  Svizzera  a  basedelleluioopera- 
dtlla  Confederazione  Svizzera  e  della  sua  zioni,  per  sovvertire  l'ordine  politico  e  so- 
condizione  nell'Europa.  Perciò  doversi  ciale  d'Europa;ivi  fu  organizzata  la  ri  volu- 
togliere  le  truppe  che  aveano  occupali  i  zionegeuerale,nelniodocheracconlarO*- 
canloni  del  Suudcibuud,  e  restituirli  al-  ie/Vt;/o/e/\o//iii/zudel  1  8 5 1  neln.''5oe5eg. 


i32  SVI 

La  guerra  civile  della  Svizzera,  sotto 
il  velo  di  motivi  politici,  rinchiuse  sen- 
timenti avversi  alla  religione  cattolica. 
Questa  guerra  contro  il  Sonderbund  fu 
viua  fatale  sciagura,  e  la  vantata  villo- 
ria  del  general  Dufour  creò  una  terribi- 
le situazione.  Ne'cautoni  vinti  le  proscri- 
zioni furono  continue  ;  centinaia  di  fa- 
miglie videro  distrutta  la  loro  agiatezza, 
il  loroavvenire  conipromesso^esimili  di- 
sastrosi ciftitti  non  si  producono  in  sì  gran 
numero,  senza  che  il  bene  pubblico  ne 
solh'a.  Le  vendette  e  le  persecuzioni  fu- 
ronosubiloall'ordinedel  giorno,  e  le  leg- 
gi reazionaiie  sparsero  dappertutto  colla 
violenza  il  disoidioe.  Una  rivoluzione  si 
rende,  sopportabile  allorché  proclama 
l'oblio,  e  allorquando  fa  uso  generoso  di 
sua  vittoria;  ma  i  radicali  della  Svizzera 
non  fecero  così,  posero  in  carcere  le  per- 
sone, sequestrarono  i  beni,  accusarono  le 
opinioni,  e  poi  fecero  risalire  la  respon- 
sabilità al  potere  esecutivo.  Intanto  che 
ciò  succedeva  ne'  7  cantoni  debellati,  gli 
altri  soggiacquero  a  tulli  i  disagi  della 
guerra.  I  100,000  uomini,  chela  Sviz- 
zera chiamò  alle  armi,  spesero  il  denaro 
della  confederazioue,ed  il  loroancor  più. 
Grande  fu  ovunque  il  disordine,che  scon- 
volse gl'interessi  sociali  e  individuali,  e 
contribuì  ad  aggravare  la  già  diflìcile  si- 
tuazione della  Svizzera.  Ben  presto  la  re- 
ligione cattolica  si  trovò  a  pessimo  par- 
lilo, per  le  persecuzioni  di  cui  fu  segno. 
La  libertà  del  pulpito  fu  annichilata  o 
molestata,  ne'cantoni  principalmente  di 
Friburgo,  de'Grigioni,  di  Vaud  e  di  s. 
Gallo.  La  libertà  del  ministero  ecclesia- 
stico distrutta  o  ristretta  ne'  cantoni  di 
Fiiburgo,  Lucerna,  Vaud,  s.  Gallo  e  de' 
Grigioni.  11  matrimonio  civile  o  misto 
sanzionalo  dalle  leggi  federali.  La  slam- 
pa empiamente  si  scatenò  contro  ogni  sa- 
cerdote e  le  dottrine  cattoliche.  La  san- 
tità del  giuramento  profanala,  e  decre- 
tata con  prescrizioni  liberticide  e  antire- 
ligiose. L'educazione  della  gioventti  in- 
terameute  secolarizzala,  la  famiglia, il  co- 


S  V  I 

mune,  la  religione  spogliate  de'  loro  di- 
ritti, e  l'insegnamento  iliretto  da  setta- 
ri tendenti  a  ispirare  ne'governi  ateismo 
e  licenza.  1  beni  della  Chiesa  strappati 
a'ioro  legittimi  possessori,  coll'introdu- 
zione  del  comuuismo  dello  slato:  il  di- 
ritto di  petizione  de'cattolici  calpestato  e 
infrantojvescovi  proscritti,seminari  chiu- 
si, curati  destituiti  o  banditi ,  feste  sop- 
presse, religiosi  cacciati.  Kcoo  il  quadro 
che  della  libertà  svizzera  fa  la  storia  con- 
temporanea. La  libertà  civile  fu  decima- 
ta, la  sovranità  de'cantoni  quasi  non  esi  - 
sle  più  che  di  nome,  le  costituzioni  can- 
tonali furono  colla  forza  o  coli'  astuzia 
imposte  in  molti  cantoni,  la  libertà  re- 
ligiosa e  la  parità  delle  confessioni  per- 
dute, e  all'  intolleranza  religiosa  si  unì 
quella  politica.  Tutto  fu  stravolto  e  sna- 
turato, fu  distrutta  la  pace  fraterna,  la 
stima  e  l'affetto  reciproco,  e  corrompen- 
dosi lemoltitudini, produrranno  una  lun- 
ga eredità  di  sventure  alla  patria. 11  Pat- 
to federale  liberamente  da  tutti  i  canto- 
ni stipulato  neh  81  5,  e  che  sorgeva  sulle 
basi  dell'equilibrio  delle  confessioni  reli- 
giose edella  piena  sovranità  di  XXII  sta- 
ti, i  cui  rapporti  politici  erano  stati  de- 
terminati col  loro  unanime  consenso  nel- 
la legge  fondamentale;  il  Patto  federale 
che  le  8  potenze  segnatane  del  congres- 
so di  Vienna  aveano  invitato  i  XXII  can- 
toni ad  aderirvi,  come  quelle  che  avea- 
no beneficato  la  Svizzera  e  ne  ricevero- 
no attestati  dalla  nazione  d'eterna  gra- 
titudine, per  avere  riconosciuta  solenne- 
mente, ampliata  e  rinvigorita  la  Confe- 
derazione Elvetica  neutrale  e  indipen- 
dente; questostatodi  cose  cessò  nel  1847- 
4B,dopo  la  guerra  del  Sonderbund, e  ces- 
sò per  la  violenza  usata  dal  partito  ra- 
dicale. «  La  lotta  contro  l'equilibrio  delle 
confessioni  religiose,  e  contro  la  sovrani- 
tà cantonale  era  comiuciala  neli83o.  I 
cattolici  che  si  volevano  opprimere,  i  can- 
toni primitivi,  veri  padri  della  libertà 
svizzera,  furono  indegnamente  assaliti,  e 
la  lotta  durò  1 7  anni.  Dalle  società  segrete 


8  V  I 

uscirono  le  forze  che  doveano  coruballcre 
l'antica  confetleraziooe.  Aggiedil.»  prodi- 
loiiafiienle  dalle  bande  indisciplinate  di 
<  )clisenbein, le  rigettò  neirEiiitne,e  otten- 
ne il  plauso  e  l'atmuirazione  d'Europa; 
ma  il  radicalismo  non  perde  il  coraggio 
per  la  sconfìtta, e  dopoi  7  anni  di  cozzo  ot- 
tenne una  uìaggioninza  in  dieta,  e  allora 
colla  pompa  della  legalità  intraprese  con 
ordine  l'oppressione  iValerna.  Un  uomo 
d'onore  ebbe  la  sciagura  di  coniaiiduregli 
aggressori  della  guerra civileje  di  distrug- 
gere l'equilibrio  delle  confessioni  religio- 
se, il  rispetto  agli  antichi  patti  lealmen- 
te e  unanimemente  stipulati,  e  l'interez- 
za della  sovranità  cantonale.  Dufour  non 
credeva  forse  d'andare  tant'oltie;  ma  la 
sua  Vcinità  militare  l'accecò,  ed  egli  con- 
tribuì, non  sapendolo,  a  far  la  sventuia 
della  sua  patria.  I  cantoni  primitivi  fu- 
rono vinti,  i  vincitori  furono  spieiati  e  ti- 
ranni. Distrussero  le  istituzioni  cattoliche 
che  i  loro  padri  aveano  giuralo  di  rispet- 
tare, imposero  a'  vinti  un'  ammenda  di 
guerra  di  20  milioni  di  lire,  e  crearono 
il  spese  della  sovranità  cantonale  un  go- 
verno unitario  residente  soltanto  in  Ber- 
na.Così  l'opera  saggia  e  benefica  del  1 8  i  5 
fu  rovesciata  da  cima  a  fondo.  La  con- 
federazione deli8o3  fu  l'opera  del  me- 
diatore Bonaparte,  la  confederazione  del 
i8i5fu  roperadelle8  [)iii grandi  potenze 
d'Europa;  ma  nel  1847-48  essa  fu  l'ope- 
ra della  guerra  civile,  e  della  pressione 
della  parte  vincitrice  sulla  vinta'. Tan 
to  e  assai  di  più  si  legge  in  un  grave  arti 
colo  della  Bilancia,  ragionando  de'rap 
porli  ordinari  o  generali,  e  in  parte  spe 
ciali,  della  Svizzera  colle  [)oleiize  d'Eu 
ropa.  Si  può  anche  vedere  la  Civiltà  cnt 
iolicaK.  9,p. 9  j.suiriuterventouellaSviz 
zera  delle  potenze  d'Europa,  le  quali  hi 
riconoscono  come  una  confederazione  d 
stali  pel  l'alto  federale  de'y  agosto  1  8  i  5, 
e  non  come  uno  stato  unitario;  suli'a- 
vanie  radicali  in  lutti  i  cantoni,  pieni  di 
soprusi  e  minacce;  e  sulla  sopeichieria 
usata  dal  govciuu  del  Yallcse  al  làuioso 


SVI  i33 

ospizio  del  gran  s.  Bernardo,  che  meritò 
l'alfczione,  il  rispetto,  la  riconoscenza  di 
tutta  Europa,  e  soppresso  col  prelesto  che 
avesse  parteggialo  pel  Sonderbund.  A  p. 
G84  e  seg.  parlando  della  lotta  che  si  so- 
stiene nella  Svizzera,  del  gran  consiglio 
di  Berna,  del  debito  del  Sonderbund  di 
3,1  5 1,685  franchi,  lesiduo  degli  undici 
milioni  di  lire  (mentre  tulle  le  spese  della 
guerra  federale  sommarono  a  dodici  mi- 
lioni 281,610  lire)  imposti  a'  7  cantoni 
cattolici  della  lega,  onde  fu  loro  tolta  la 
libertà  con  armi  pagale  col  proprio  de- 
naro; del  po[)olo  di  r'iiburgo,  ove  i  cat- 
tolici tentano  ogni  via  per  sottrarsi  dal 
giogo  imposto  da  un  pugno  di  radicali;  e 
del  cantone  di  Ticino,  in  una  rapida  ri- 
vista storica  dichiara.  «L'attuale  condi- 
zione della  Svizzera  riassumesi  tutta  nel- 
la viltoiia  finale  del  partito  protestante 
e  rivoluzionario  sopra  i  cattolici.  Il  volo 
del  proleslanlesimo  è  soddisfatto,  dopo 
un  combattimento  di  3oo  anni  esso  ce- 
lebra finalmente  il  suo  trionfo.  Zuinglio 
cadde  nella  batlaglia  di  Kappel  nel  se- 
colo XVI,  e  i  cattolici  portarono  a  Lu- 
cerna il  suo  usbergo  o  corazza,  e  il  con- 
servarono nella  loro  armeria.  Neil 8.'{.7  i 
protestanti  vittoriosi  l'han  ripreso  e  por- 
tato in  trionfo  a  Zurigo,  (juasi  un  segno 
che  nel  secolo  XIX  la  vittoria  è  passata 
dalla  parte  de'prolestanti.  Sarebbe  però 
gran  fallo  chi  credesse  che  il  protestan- 
tesimo vittorioso  nel  secolo  XIX  sia  lo 
stesso  che  quello,  il  quale  nel  XV  I  mi- 
nacciò i  cantoni  cattolici  della  Svizzera. 
Veio  è  che  questo  partito  riformatore 
jìiolestaancheoggi,  come  protestava  3oo 
anni  or  sono,  contro  lo  dottrine  della  chie- 
sa cattolica:  ma  collo  stesso  calore  pro- 
testa control  donimi  di  Zuinglio  e  di  Cal- 
vino, col  quale  in  olocausto  a  loro  dot- 
trine versò,  per  l'addietro  tanto  sangue  e 
proprio  e  d'altrui. li  proleslanlesimo  mo- 
derno rigetta  ogni  dottrina  positiva,  fa  la 
guerra  a  tulli  i  segni  della  vila  religiosa, 
ossia  cattolica,  ossia  calvinistica,  o  zuin- 
gliaua,o  Israelitica  .  la  sua  fede  è  nel  Rei- 


I 34  ^  V  I 

zionnlistno  (^  .),  <>  [>er  dir  più  giusto  ntl 
7N<///i7/iO.DouiIescorgesi  chiaro  die  i  pro- 
tesUtuli  non  sono  or  nemici  tli  questo  o 
ili  quel  simbolo;  ti'  una  confessione  più 
the  crun'altia,  ma  le  avversano  e  com- 
battono tutte.  Sotto  Io  specioso  pretesto 
della  lolle rmiza,  promuovono  con  ogiù 
mezzo  V iiulijfei  eiitisnio  religioso,  il  qua- 
le estinguendo  a  poco  a  poco  sì  ne' cat- 
tolici e  sì  ne'  protestanti  1'  attaccamen- 
to alia  religione  rivelala  da'  loro  padri, 
prepara  il  culto  della  ragione,  voto  e  so- 
spiro de'prolestanli  di  «presta  nostra  età. 
Questa  tendenza  segreta  del  partito  the 
s'  è  messo  al  potere  in  Isvizzera,  a|)piir 
manifesta  a  chiunque  con  occhio  allen- 
to e  iaìpaiziale  considera  gli  eventi  che 
Iianno  avuto  luogo  dal  dì  che  fu  promul- 
gala la  nuova  costituzione  della  Svizze- 
ra. Per  essa  fu  limitala  la  sovranità  ne' 
cantoni,  e  la  podestà  suprema  conferita 
ad  un  comitato  centrale  residente  in  Ber- 
na e  composto  per  la  più  parte  di  prote- 
stanti: e  così  i  cattolici  perderono  cpiel- 
l'indipendenza,  della  quale  aveano  godu- 
to pel  decorso  di  5  secoli  interi,  e  per  cui 
aveano  versalo  tanto  sangue;  tua  ciò  che 
più  è,  furono  i  cattolici  sottomessi  ad  ima 
autorità  che  per  principio  religioso  è  lo- 
ro avversa.  Lucerna  ha  perduto  il  suo  di- 
ritto di  essere  Fororl  cattolico;  ogiù  as- 
sociazione più  ristretta  tra'cantoni  catto- 
lici fu  proibita  come  reato  di  fellonia  ; 
fu  imposto  a'  cattolici  l'obbligo  di  rice- 
vere ne'loro  paesi  i  protestanti,  e  dar  lo- 
ro eguali  diritti  cittadini  e  politici.  Que- 
sta fatale  tendenza  si  manifesta  vieppiù 
nelle  nuove  leggi  matrimoniali, per  le  qua- 
li fu  imposto  a' cantoni  cattolici  di  am- 
mettere i  matrimoni  misti  senza  pre- 
scriversi ad  alcuno  de'coniugi  l'obbligo 
d'educare  nella  religione  cattolica  i  loro 
figli  :  si  manifesta  nell'espulsione  perpe- 
tua dalla  Svizzera  di  certi  ordini  religio- 
si, zelanti  promotori  del  cattolicismo:  si 
manifesta  nella  conficca  di  molti  e  questi 
i  più  ricchi  benelizi  ecclesiastici, donde  il 
popolo  cattolico  U'aeva  coufoito  e  meo- 


S  V  \ 
lagglamento,  ed  il  culto  riceveva  splen- 
dore :  si  nianifesla  finalmente  nella  proi- 
bizione fatta  di  stipular  trattati  o  capito- 
lazioni militali  con  sovrani  forestieri,  dal 
che  i  cattolici  traevano  onorato  sosten- 
tamento e  molta  perizia  nel  mestiere  del- 
le armi.  !\Ia  a  convincersi  pienamente  del- 
lo spirito  che  infirma  i  nuovi  conquistato- 
ri,basta  rammentare  l'esilio  di  mg.'^IMaril- 
K'y  contro  ogni  diritto,  convenienza  e  mo- 
derazione; e  il  Regio  exeqtuitur  (^l^.)  ti- 
cinese e  friburghese,  che  chiamano  dirit- 
to Irailizionale;  e  la  risposta  data  su  que- 
sto,sull'esilio  di  detto  vescovo  e  di  molti 
altri  ecclesiastici  abili  e  zelanti,  sulla  legge 
federale  sui  matrimoni  misti,dalgrancon« 
sigilo  federale  alle  note  e  rimostranze  del 
savio  pontificio  incaricato  d'  affini  mg."^ 
Giuseppe  Buvieri;  le  quali  note  furono 
messe  puramente  e  semplicemente  ad  a- 
cta  il  I. "ottobre  I  85  I .  libando  adunque 
contro  il  cattolicismo  è  decretato  ".  Il  nuo- 
vo Patto  federale  e  Cerna  dichiarala  se- 
de di  governo,  (u  tin  essa  salutato  con  i  o  i 
colpi  di  cannone,  cioè  la  caduta  d'ogni  go- 
verno legittimo;  ma  tale  gioia  ebbe  bre- 
ve durata.  Il  potere  esecutivo  eh'  esercita 
Il  suprema  autorità  con  7  meinbri,em  ana 
dadueconsigli  federali, eletti  ambedue  dal 
[lopolo,  ma  in  condizioni  differenti.  Uno, 
diesi  chiama  consiglio  degli  slati,  rappre- 
senta p()Copiù,poco  meno  l'antica  dieta  el- 
vetica.Esso  è  composto  di  44  niembri,cioè 
due  per  cantone,  ed  eletti  dagli  slessi  go- 
verni cantonali.  Viene  in  seguilo  il  con- 
siglio nazionale  eletto  direttamente  dal 
popolo,  secondo  la  cifra  della  popolazio- 
ne, cioè  d'un  deputalo  per  ogni  30,000 
abitanti.  In  somma  l'  autorità  suprema 
della  Confederazione  Svizzera  non  risie- 
de più  nella  dieta  elvetica,  ma  nell'as- 
semblea federalo  che  si  divide  in  due  ca- 
mere o  consigli, l'uno  nazionale,raltro  de- 
gli stali.  1  cantoni  protestanti  hanno  una 
immensa  maggiorità  su  quelli  che forma- 
loiio  1'  unione  della  Svizzera  primitiva: 
Cerna  solo  può  annichilire  i  voti  de'canto- 
ui  deirexSunderbundjCume  il  caulouc  più 


S  V  I 
influente  tlell'intera  Svizzera.  Nel  1 849  '' 
cantone  di  Ginevra  domandò  lo  sciogli- 
mento delle  capitoliizioni  militari  e  ar- 
I  olanìenti  per  1'  estero.  Nelle  torn;ite  di 
raagy;io  de'consigli  di  stalo  della  confede- 
razione, si  trattò  delle  capitolazioni  mi- 
litari,  da  alcuni  cantoni  qualificale  mo- 
numenti d'onore,  e  dal  deputato  del  Ti- 
cino Cnrti  combattute  con  discorso  ripor- 
talo nel  n."  i  17  del  Jllonilore  Romano, 
edicliiarati  monumenti  di  vergogna, mer- 
cato di  carne  umana  ,  incominciati  nel 
princìpio  del  secolo  XIV  quando  princi- 
piarono le  allrespedizioni  mercenai  ie.Al- 
lora  e  r)OÌ  nella  Svizzera  si  proclamaro- 
no le  spedizioni  come  ima  cosa  d'uileres- 
fe,  un  mezzo  di  guadagno,  im  canale  per 
condurvi  l'oro,  con  danno  morale  e  po- 
litico. 1  consiglieri  federali  di  Zuri^  e 
Svitto  si  o[)posero  a'iagionamenti  delCiir- 
li,  ricordanilo  i  vantaggi  die  la  Svizzera 
ritrasse  e  ritrae  da  queste  istituzioni.  Ta- 
li vantaggisi  trovano  specialmente:  i.' Che 
le  capitolazioni  si  ponno  considerare  co- 
me un'esimia  scuola  militare, che  produs- 
se alla  patria  valenti  ufìlziali;  2. "Che  so- 
no uno  sfogo  alle  genti  disoccupate.  Pe- 
lò considerandosi  ledinicoltà  per  rompe- 
re le  capitolazioni,  ed  i  grandi  sagrifìzi  pe- 
cuniari a  cui  dovrebbe  sottostare  la  con- 
federazione per  gl'indennizzi,  non  si  pre- 
se alcuna  determinazione.  Per  le  vicende 
politiche  di  Zìom^,  nel  1848-49,  essendo 
slati  poi  definitivamente  licenziati  i  su- 
perstiti baltaglionisvizzeriche  militavano 
agli  stipendi  della  s.  Sede,  la  batteria  che 
faceva  parte  di  quelle  schiere  fu  incorpo- 
lata  nell'ailiglieria  iiidigena,e gli  artiglie- 
ri addetli  al  servigio  della  medesiuìa  fìi- 
l'ono  sottoposti  a  discipline  uniformi.  In- 
di neh  85 1  si  furmarono  due  reggimen- 
ti esteri  di  milizie  pontifìcie,  dcn(jminati 
anche  svizzeii  perchè  vi  sono  alciuji  nf- 
fìziali  elvetici  e  qualche  comune:  finora 
t>i  conipletaiono  due  battaglioni,  e  si  dà 
opera  al  3.°  IVclla  Civiltà  rallolicn  si  ti- 
porlano  le  successive  vicende  e  condizio- 
ni della  Svizzera  politico-religiose,  deplo- 


SVI  1 3  5 

rando  i  giornalacci  che  la  infestano,  le 
sette  e  i  ladicali  che  la  rovinano,  gli  agi- 
tatori stranieri  che  vi  sofiiano  la  fiamma 
dell'insuirezione,  i  governi  cantonali  im- 
posti dopo  la  disfida  del  Sonderbund  , 
contro  il  voto  dell'immensa  maggiorità. 
Si  vanno  facendo  tentativi  per  rannoda- 
re le  falangi  del  partilo  conservatore;  in- 
laiito  la  nìaggioranza  opponente  si  è  più 
volte  pr(>nunziata,  per  rovesciare  da  ca- 
po a  fondo  l'opera  del  radicalismo,  e  ri- 
storare la  Svizzera  e  far  cessare  il  suo  di- 
spotismo. Pare  dunque  che  la  Svizzera 
rallolica  progredisca  a  piissi  lenii,  ma  si- 
curi, nella  via  della  riprisiinjizione  delle 
sue  libertà.  La  fede  ci  ricorda,  che  Iddio 
non  mette  a  dure  prove  che  quelli  sii'qua- 
li  egli  ha  dell'immense  vedute  di  miseri- 
cordia. Importanti  sono  le  osservazioni 
che  fa  la  Civiltà  nella  •}..'  serie,  t.  2,  p. 
(598, sullo  slato  finanziario  e  sul  paupe- 
rismo della  Svizzera.  Fino  al  i83o  era  for- 
se uno  de'pochissimi  sfati  europei  chenor| 
avessero  debili  nazionali,  fiorivano  le  fi- 
nanze de'suoi  XXII  cantoni,  né  conosce- 
vosi  punto  il  valore  della  parola  deficit: 
anche  i  privali  aveanodi  che  lodarsi, men  • 
tre  i  miseri  venivayo  in  gran  parte  ali- 
mentati da'conventi  e  altri  pii  istituti  che 
abbondavano  in  ogni  cantone  ,  special- 
mente il  Vallese.  La  tassa  pe'poveri  ern 
sconosciuta,  e  la  carità  cristiana  provve- 
deva a'pochi  bisognosi.  Venne  la  rivolu- 
zione, ed  ecco  che  si  pongono  le  branche 
su'beiii  di  (hiesa,  nieltendo  le  une  dopo 
leallre  sotto  la  tutela  del  governo  le  pos- 
sessioni de'ieliginsi,col  larle  da  sagre  di- 
venir secolari.  Fin  dal  i  84'  il  solo  can- 
tone d'Argovia  erasi  beccato  di  beni  re- 
ligiosi un  dieci  milioni  di  lire. Quindi  qua- 
si lutti  giù  altri  cantoni  seguirono  il  fu- 
nesto esempio,  laonde  si  calcola  che  lo  sta- 
to s'ingoiò  da  Ilenia  a  quaranta  milioni. 
Ma  le  casse  pubbliche  non  ne  rigurgita- 
rono ,  né  i  poveri  migliorarono  la  loro 
condizione,  anzi  avvenne  tutto  all'oppo- 
sto, ed  i  miserabili  si  moltiplicarono,  mas- 
sime ove  lo  spoglio  de'bcni  ecclesiastici  fu 


.36  SVI 

più  prontoe  universale. Nel  cantone  d'Ai- 
i^ovia  nel  1 844 cranvi  4000  poveri,  e  do- 
po 4  'Tini  salirono  a  18,000,  e  ad  onta 
delle  lasse  per  loro  iinposle,e  rjiieste  ogni 
annoaccresciutesinoa  5  jOjOoo  lire.  Au- 
mentarono pure  notahilnu'nle  l'esecuzio- 
ni tie'  debili  latti  da'poveri.  Loste>so  av- 
venne negli  altri  cantoni.  Per  non  dire  di 
altri,  Friburgo  si  trovò  in  necessità  del- 
l'imprestilo forzoso  di  200,000  lire.  Ac- 
cadde lo  stesso  al  riccliissimo  cantone  di 
Ceriifi,  die  prima  della  rivoluzione  con- 
tava ben  dieci  milioni  in  cassa,  ed  ivi  i 
poveri  crebbero  di  due  terzi.  Il  depreda- 
mento  de'beni  di  chiesa  diviene  sorgen- 
te di  povertàjlanlope'sudditicbepei  pub- 
blici erarii.  IMalgrado  lutto  rpiesto,  i  cat- 
tolici non  si  scoraggiscono  punto;  anzi  la 
pei secuzione, come  fu  in  tutti  i  tempi,  li 
moltiplica  eli  ratlorza.  Nell'ottobre  1  8^)4 
il  j)opoIo  svizzero  fu  convocalo  per  la  3." 
volta  dopo  l'inaugurazione  del  nuovo  si- 
stema, ma  essendovi  convenuto  in  poco 
numero  all'elezioni  de' deputali,  la  vit- 
toria fu  libera  al  partito  della  rivoluzio- 
ne, e  si  temeva  un  altro  triennio  di  schia- 
vitù e  di  miseria,  per  quanto  riferisce  la 
Civiltà  cattolica  t.  o,  p.  i  i  3,  rilevando 
che  i  cantoni  di  Berna  e  Vaud,  i  più  va- 
sti e  più  popolosi  tiella  Confederazione, 
ripresero  ignominiosamente  il  giogo,  che 
per  un  istante  aveano  tentato  scuotersi 
dal  collo,  per  la  prepotenza  de'radicali. 
Cacciati  nel  cantone  d'Argo  via  a'  i4  gen- 
naio i  84  1  jda'radicali  a  mezzo  delle  trup- 
pe argoviesi,  l'abbate  e  i  monaci  cistcr- 
ciensi di  Maristella,  pel  già  narralo,  tro- 
varono questi  un  sicuro  asilo  nella  ge- 
nerosità del  piissimo  imperatore  d'  Au- 
stria, il  quale  generosamente  die  loro  ad 
abitare  stabilmente  il  disabitato  e  auli- 
co monastero  di  Mehrerau  o  Maggiore 
Augia,  presso  Bregenza  nel  Tirolo  tede- 
•sco,  sulle  rive  orientali  del  lago  di  Co- 
stanza, già  soppresso  nel  1806  e  diroc- 
cata la  chiesa  dalle  fondamenta,  che  do- 
vrà poi  riedificarsi.  A' 1 8  otlubie  i  854 
seguì  la  solenne  apertura  del  monastero. 


S  V  I 

in  presenza  del  vescovo  sulTraganeo  di 
Bressannone.  Nel  fausto  avvenimento 
della  definizione  dogmatica  dell'Imma- 
colata Concezione  della  B.  Vergine,  che 
celebrerò  nell'articolo  Teati.ve  dell*  ss. 
Immacolata  Concezione,  si  recarono  in 
Roma  per  assistere  alla  solennità  i  ve- 
scovi di  Losanna  e  di  Sion  (oltre  i  vici- 
niori d'Aimecy  e  di  Maurienne).  Voglia 
Iddio  esaudire  i  fervorosi  loro  voti  per 
la  felicità  della  Svizzera,  falli  nell'invo- 
calo  auspicio  della  Madre  Dio  in  occa* 
sione  ili  tanto  onore  per  lei,  e  sulle  tom- 
be de'  ss.  Pietro  e  Paolo.  Ne'  primi  del 
corrente  1 855  la  Francia  ha  formato  una 
legione  straniera,  in  grandissima  parte 
composta  di  svizzeri  soldati  e  uffiziali, 
per  la  strepitosa  guerra  d'  oriente  con- 
tro 4  russi  e  in  difesa  de'turchi.  Per  al- 
tre notizie  sulla  Svizzera  si  ponno  am- 
piamente raccogliere  ne'seguenti  autori 
Beato  Fedele  Zurlauben,  Tahlcaux  lo- 
pographir/ues ,  piUoresqnes,  historiques 
de  la  Suisse,  public  par  J.  B.  la  Borcle^ 
avec  la  table  analyiicpie  par  Queiant , 
Parisi78o-88.F.DeGolbery,  iS^onVzwH- 
lilare  degli  svizzeri ,  Parigi  lySi;  Codi- 
ce milìiare  degli  svizzeri,  ivi  17 58;  Me- 
morie sulU  origine  dell'  augusta  casa  di 
Habshurg- Austria ,  Baden  1760;  Storia 
e  descrizione  della  Svizzera  e  del  Tira- 
lo, tradotta  da  F.  Falconetti,  con  note  e 
illustrazioni,  ivi  i84o.  A.  Martini,  La 
Svizzera  pittoresca  e  suoi  dintorni  dei 
XXII Cantoni,  della  Savoia,  del  Piemon- 
te e  delpaese  di  Baden,  Mendrisioi838. 
Quadri,  Dissertazioni  critico-storiche  in- 
torno alla  Rezia  di  qua  dall'  Alpi,  oggi 
dettaValtellina  3JilCellina,M'\\ano  1  755. 
Giosia  Simler,  De  Republica  Helvetio- 
runi,  Pagis,  Oppidis  eie,  Tiguri  1576; 
F'allesia  sacra  descriptionis,  et  de  Alpi- 
bus  Conwicntariuni ,  ivi  i574-  Matteo 
Pfenninger,  Compendio  storico  della  vi- 
ta degli  uomini  illustri  della  Svizzera,  di 
Leonardo  Màster, con  figure  incise,  Zu- 
rigo I  78 1 .  G.  Curii,  Storia  della  Svizze- 
ra ad  uso  della  gioventic,  Lugano  1 833, 


S  V  I 
VannelrnCynclazione  del  paese  degliSviz  • 
zeri  e  Grif;ioni,  Venezia  i  7  i  <).  lìai  tololti, 
Storia  della  Svizzera,  Roma  1 83?..  INIou- 
tolieu,  [ ruslelli svizzeri, M\\i.\\.\oi^'ì^-\^- 
E.  IMallet,  Storia  degli  Svizzeri  o  Elve- 
zi,  Ginevra  1 8o3;  Dizionario  della  Sviz- 
zera di  Tsclianier,  G\ueviiì  i  788.  Enri- 
co Muret,  Helvelia  saiicla,  seii  Paradi- 
sus sancloriini  flelvetiae Jloruui,  Lucci- 
nae  1648.  Fuessli,  Tliesaurus  historiae 
Nelvetiae/£\^^i\vì  1  735.  S.  Ijiigiiet,  Co/i- 
cilitun  Epaonense,assertioiieclara  et  ve- 
ridica loco  suo  ac  proprio  fixum  in  E- 
panneiisi parochia  Fallensìiini,  vulgo  E- 
penassex,  Seclunii74i  ;  f'allesia  Chri- 
stiana, seu  dioecesis  Sedunensis  hislona 
sacra,  Fallcnsium  episcoporuni  serteob- 
servata,  ibidem  i744-  Fortunato  Spre- 
cher,  Pallas  Rhaelica  annata  et  togata, 
ubi  primae  ac  priscae  Inalpinae  Rliae- 
liae  verus  situs, bella  et  politiae,  eie.  Da- 
sileae  1  6 1  j-./ilpinaestufoederataeRhae- 
tiae  subditarunique  ei  terraruni  nova  de- 
scripiio ,  Amstelodanii  iG3o.  Giovanni 
IMiiiler,  Storia  della  Confederazione  del- 
la Svizzera,  Li[)sia  1  806.  Statistica  del- 
la Svizzera  di  Stefano  Franscini  ticine- 
.y<?,  Luj^anoi827.M.  May  de  Uomainuio- 
lier,  Histoire  niilitaire  de  la  Suisse  elcel- 
le  des  suisses  dans  les  difjérens  scrvices  de 
l'Europe,  Lausanne  I  788.  Giuseppe  Ro- 
megialli,  Storia  della  Valtellina  e  delle 
già  contee  di  Bormio  e  Chiavenna,  Son- 
drio! 834-  J.  B.  Planlini,  Htlvetia  anti- 
qua et  nova,  Ceinae  i656.  Tenipe  Hel- 
velica,  dissertaliones  alqiie  observatio- 
nes  iheol.  philol.  criticas  hisloricas  ex- 
liibens,  Tigmii737. 

SVIZZERI  GUARDIA  PONTIFI- 
CIA, Cohorspedeslris  Helvetionun  asa- 
cra custodia  Ponti ficis.  Una  delle  guar- 
die palatine  pontificie ,  dipendente  dal 
cardinal  Prefello  {f.)(ìe'ss.  palazzi  apo- 
stulici e  dal  prelato  M aggiordoino  del  Pa- 
pa (  f^.),  ed  a  preferenza  delle  altre  presta 
un  non  iuterrollo  servizio  sì  di  notte  che 
di  giorno.  Si  compone  di  tutti  svizzeri 
scelti  e  cattolici,  comandali  dui  capitano, 

VOt.    LXXll. 


SV[  187 

e  sono  destinati  al  nobile  e  onorevole  uf- 
fizio della  continua  custodia  del  Palaz- 
zo apostolico  Faticano,  e  del  PaLizzoa- 
postolico  Quirinale [f  .), uveUnnuo chie- 
se, quartieri  ed  abitazioni,  e  della  sagra 
persona  del  Sommo  Pontefice {^F.),  e  \tev- 
ciò  i  suoi  ulliziali  hanno  luogo  nelle  sue 
intime  camere,  e  gli  altri  iu  alcune  di  es- 
se e  nella  sala  (volgarmente  perciò  detta 
degli  Svizzeri,  anzi  anlicameule  de'Zcr- 
deschi,  conìe  leggo  negli  antichi  Diaria 
mss.  de'maestri  delle  ceremonie  pontifi- 
cie), custodendo  pure  le  porte  e  altri  luo- 
ghi di  delti  palazzi  papali  ;  ed  allreltanto 
fàuìio  in  Castel  Gandolfo,  (juaiido  il  Pa- 
pa si  reca  alla  /  illeggialura  pontificia  del 
Palazzo  apostolico  di  Castel  Gandolfo 
{F.).  La  guardia  svizzera  accompagna  a 
piedi  il  Papa  dalla  sala  alla  porta  del  pa- 
lazzo ove  risiede,  ({uando  esce  da  esso,  e 
viceversa  quando  vi  ritorna;  talvolta  .si 
reca  iu  alcun  luogo  ove  si  porta  il  Pupa, 
ed  intorno  alla  sua  carrozza  l'accompa- 
gna alle  Cappelle  ^er  le  feste  della  ss.  An- 
nunziata, di  s.  Filippo,  della  Natività,  di 
s.  Carlo,  e  per  la  Coronazione  e  nel  Pos- 
sesso. In  tuttelefunzJonisagre  delle  Crt/J- 
pelle pontifìcie {^F.)  e  delle  Cappelle  car- 
dinalizie (F.),  agli  svizzeri  è  egualmente 
allldata  la  custodia  de'luoghi  ove  si  ce- 
lebrano. Inter  viene  la  guardia  svizzera  an- 
cora alle  consagrazioni  di  vescovi,  ed  al- 
le vestizioni  di  monache  che  si  fanno  dai 
cardinali,  a'Ioro  possessi  ne'litoli,  diaco- 
nie e  prolettorie,  e  ad  altre  loro  funzio- 
ni; non  che  ad  alcune  solenni  feste  nelle 
chiese  di  Roma,  per  accrescerne  il  deco- 
ro, pel  dignitoso  vestiario  che  indossano 
e  antiche  armi  che  usano.  In  Sede  Fa- 
cante  [F.],  gli  svizzeri  restando  al  servi- 
gio del  Sagro  collegio  de' Cardinali (F.) 
e  del  Cardinal  Camerlengo  di  s.  Chiesa 
(/'.),  da  questi  dipendono,  e  dal  maggior- 
domo coiue  governatore  del  Conclave(^F.') 
che  altresì  custodiscono.  Dopo  avere  il 
cardinal  camerlengo  verificata  la  n)orle 
del  Papa,  il  capitano  della  guardia  sviz- 
zera iu  nome  de'suui  dipctidenìi  rimetlu 
I  u 


238  S  V  I 

al  tartlinale  iin'islan/a,  colla  quale  ofTro- 
iio  i  loro  servigi  al  «agro  collegio,  e  ne 
(loniniidano  il  corrispcilivo  compenso.  Il 
caiditiale  accella  la  douianda  ,  e  ordina 
clic  siano  iiniìiedialatnenle  pagali  del  me- 
se, elle  incomincia  con  quel  giorno.  Itidi 
uscendo  il  cardinale  dal  palazzo  aposto- 
lico, gli  svizzeri  ne  circondano  la  carroz- 
za, e  pieiiednli  dal  lenenic  loio  a  caval- 
lo, l'accompagnano  al  suo  palazzo  e  vi  re- 
stano a  custodirlo,  senza  lanciare  la  costo 
dia  lU'palazzi  apostolici;  nelle  Innzioni  al- 
le quali  in  tale  tempo  si  reca  i!  cardinal 
camerlengo,  seuìpre  incede  circonda  loda 
(piesta  guardia  col  tenente  a  cavallo,  la 
(piale  perciò  non  assume  il  velo  nero  di 
lutto.  Segno  di  questo  però  gli  svizzeri  lo 
danno,  seaccompagnano  il  cadavere  pon- 
tifìcio dal  Quirinale  al  Vaticano,  al  mo- 
do che  dirò,  e  vestendo  la  tenuta  giorna- 
liera durante  la  sede  vacante.  1  soldati 
svizzeri  non  ponno  incedere  per  Roma  o 
altrove  colla  loro  uniforme,  se  non  che 
in  corpo.  E  però  loro  permesso  l'eserci- 
zio delie  arti  meccaniche,  e  quello  degli 
impieghi  civilisimullaueamente.Era  ben 
giusto,  che  la  difesa  e  non  interrotta  cu- 
stodia della  pontificia  reggia  e  della  san- 
tissima persona  del  Papa  fosse  con  piena 
fiducia  commessa  alla  valorosa  nazione 
svizzera  cattolica,  che  dai  Papi  si  meri- 
tò il  glorioso  titolo  di  Difensori  dell'ec- 
clesiastica libertà,  per  l'eccellenza  e  mai 
smentita  del  suo  precipuo  carattere,  co- 
stante e  irremovibile,  per  singolare  insu- 
perabile lertiiezza  agli  ordini  che  ricevo- 
no gli  svizzeri, osservanti  e  diligenti  del- 
la disciplina,  tranquilli  e  savi,  non  meno 
che  prodi, ed  ancora  perla  lorospei  iaieii- 
tata  inalterabile  e  incorruttibile  fedeltà; 
per  cui  e  come  lo  celebrai  a  Svizzera,  la 
piìi  parte  de'sovrani  d'Europa,  sino  agli 
ultimi  tenq)i,si  pregiarono  tenere  gli  sviz- 
zeri per  guardia  delle  loro  reggie  e  per- 
sone, e  dappertutto  non  mai  alterarono 
l'inconcussa  loro  lealtà,  non  disgiunta  da 
mirabile  coraggio. Tacito, /7^9^  lib.  i  ,cap. 
G7,defiiùgli  elvetici  antichi:  Uch'etiibcl' 


S  V  1 

licn  f!cnf!,  ollm  nrmis  virisqiie  vìox  me- 
moriti nominis  darà.  Sino  al  pontifica- 
lo di  Pio  VII  tenevano  la  guardia  sviz- 
zera anche  i  cardinali  legali  e  |Melati  vi- 
ce-legali delle  provinole  o  legazioni,  do- 
niinii  temporali  della  s.  Sede,  inclusiva- 
niente  alla  legazione  d'Avignone.  Il  ma- 
gnifico stabilimento  del  Illonfe  di  pleiadi 
Roma  (/'■),  per  la  sicurezza  del  denaro  e 
delle  cose  ivi  depositate,  ha  la  sua  propria 
guardia  svizzera,  formala  di  7  svizzeri  che 
sisommiuislrano  dal  capitano  comandan- 
te della  guardia  svizzera  pontificia,  i  qua- 
li pure  usano  l'alabarda  e  la  sciabola,  ma 
diversificano  nel  vestiario,  il  quale  nella 
forma  somiglia  in  parte  a  cpiello  degli 
svizzeri  ponlilìcii ,  ma  nel  colore  è  diflii- 
renle,  essendo  di  panno  nero  e  paonazzo, 
del  qual  colore  sono  anco  le  calze;  il  cap- 
pello poi  è  di  feltro  nero  colie  falde  ap- 
puntale.Cinqiiedi  tali  svizzeii  gli  lia  la  de- 
posileiia  genei-ale  della  camera  apfisloli- 
ca,  che  prima  era  nell'edifizio  del  JNbuile 
di  pietà,  e  ora  nel  Palazzo  3Jadama  del 
ministero  delle  finanze;  ed  unode'mede- 
siuii  svizzeri  è  nella  Zecca  pontifìcia.  Gli 
svizzeri  di  questi  3  luoghi  dipendono  dai 
superiori  de'  rispettivi  stabilimenti.  Nei 
primi  secoli  le  guardie  de'Pajii,  massime 
quelle  che  assistevano  alla  celebrazione 
delle  loro  sagre  funzioni,  erano  i  DracO' 
»(7/7(/  .),  che  l'acLompagnavano  e  rimo- 
vevano la  calca  del  popolo;  i  /VaggiorcU' 
//(^.)o  sti mti la  ti j  che  con  bastoni  in  ma- 
no accompagnavano  i  Papi,quandoin  ca- 
valcala visilavano(]iialche chiesa;  i  ddun- 
gari  e  i  prefetti  navali,  di  cui  parlai  nei 
voi.  XLlll,p.  22,  LUI,  p.  3o8,  ed  essi 
come  i  precedenti  ricevevano  la  distribu- 
zione chiamata  Presbiterio  {^J^.);  i  maz- 
zieri del  Papa  (/^'.)  tuttora  esistenti,  e  dei 
quali  riparlai  a  Spada,  per  quella  loro  as- 
segnata e  pel  rinnovato  vestiario:  alle  an- 
tiche guardie  }^ìa.\^\'\ncàeCavalleggeri  e 
delle  Lande  spezzate  (l.),mccci%tvo  le 
Guardie  nobili  pontificie  {f'^.).  All'arti- 
colo  Maestpo  ostiario  trattai  pure  dei 
diversi  antichi  uffizi  palatini,  denomina- 


S  V  I 

li  osliari  (Ielle  diverse  porte  ilei  palazzo 
porilificio  e  (la  loro  custodito,  o  lo  toccai 
nuche  a  Palazzi  apostomci  e  Porta.  Por- 
tiiiMii  dc'palazzi  Vaticano  e  Quirinale  so- 
no Ola  (lue  guardie  svizzere, con  partico- 
lare stipendio.  Riferisce  il  Magri, die  pres- 
so i  greci  eravi  ih'1/r7v//no/j/iO/7i.v,ininistro 
il  cpiale  colla  (iusla  in  mano  rimuoveva 
la  calca  del  popolo  nelle  leste  pubbliche. 
Già  riferii  a  Svizzera,  che  il  corpo  elve- 
tico ne'secoliXV  e  XVI  incominciò  a  con- 
cludere diverse  alleanze  co'Papi,  e  leggo 
pure  in  Mny,  Hixt.  milUaire  de  la  Smsse 
mi  xervicetles  Papes,  t.  8,  lib.4,  che  Sisto 
IV  inviò  un  legato  a  Basilea  nel  i-i/*'} 
per  ollVire  la  sua  mediazione  alla  Confe- 
derazione Elvetica,  nella  guerra  con  Car- 
lo il  Tftiierorio  duca  di  Borgogna,  che 
ricusò  di  rimettere  al  legato  la  decisione 
deilearavi diiferenze  contro i cantoni sviz- 
zerie  i  loroalleati.Però  dipoi  ilPapa  si  col- 
legò con  essi  in  confederazione  neli47(j; 
ma  inoltre  dal  May  apprendo, che  il  tr.il- 
tato  dell'  alleanza  odensiva  e  difensiva  fu 
convenuto  a'  1 8  ottobre  i  ^y^^j  e  finché  vi- 
vesse Sisto  IV.  Notala  Milizia  pontifi- 
cia, col  p.  lìonanni,  Nuniisinata  Pont.  l. 
•2,  che  Sisto  W  fu  il  I .'  Papii  che  prese  gli 
svizzeri  per  guardia  pontificia.  Inoltre  d 
p.  Donanni,  La  Gerarchin  ecclcùaslica, 
citando  Ciacconio,  riferisce  con  esso  che 
Sisto  IV  ueU47'  I3  elesse:  Praeioriani 
exrnbìlores  Ponliflcis  corporii,et  palatii 
ciislodiae  ab  eo  prinium  electi  siiul.  Leg- 
go neWn  Storia  de  pos<;essi  de  Pontefici, 
di  Cancellieri,  che  il  Venuti,  IVurnisi/ia- 
ta  Pontificum,  rileva  la  falsità  delle  me- 
daglie di  Martino  V  deli4i7)  '1  f^"'  ^'^' 
vescioserv'i  per  cpielledi  altri  Papi,  ovesi 
vede  genuflesso  un  soldato  della  guardia 
svizzera  pontificia.  E  noterò  qui,che  nelle 
medaglie  pontifìcie  di  frequente  si  trova- 
no scolpili  gli  svizzeri  in  rpielle  che  rap- 
presentano l'apertura  delle  porte  sanie, 
o  la  celebrazione  di  altre  papali  funzioni. 
Hipoi  taCancellierijChe  il  di.ii  istaCola  Co- 
leine  registrò  che  nel  pontificato  diiNico- 
lo  V,  ed  a'20  marzo  14+8  gli  svizzeri  gui- 


S  V  I  2  3() 

dati  da  Sozio  entrarono  inR.oma  per  guar- 
dia del  Papa.  Trovo  nel  Borgia, /l/tv/jo- 
rie  di  Benevento,  t.  3,  p.  4 '0,  che  Sisto 
IV,  ni  dired'Ouofrio  Paiivinio,  istituì  pel 
i."i  soldati  alla  guardia  del  palazzo  pon- 
tificio,seiiza  dichiarare  la  nazione. ÌN'el  voi. 
L,  p.  2  58,  descrivendoli  Palazzo  aposto- 
lico f^aticano,  colla  Nuova  descrizione 
del  medesimo  di  Chaltard,  dichiarai  l'an- 
tica ubicazione,  e  che  in  esso  Sisto  IV  as- 
segnò il  quartiere  eie  case  per  la  guardia 
svizzera  da  lui  introdotta;  ne  feci  un'in- 
dicazione insieme  alle  variesue  parti  e  al- 
l'armeria (ohe  ora  contiene  alabarde,scia- 
bole,  I  5o  fucili,  corazze  e  altro).  Riservai 
per  questo  ai  ticoio  quanto  dice  Chaltard, 
t.  3,  cap.  18:  Quartiere  della  rcal guar- 
dia svizzera.'iFuvono  le  abitazioni,  ossia 
([uartiere  delle  guardie  svizzere,  fatte  edi- 
ficare dal  Pontefice  Sisto  IV,  a  fine  che 
la  fedel  milizia  di  esse,<illa  di  cui  fida  cu- 
stodia era  alìidato  il  principale  ingresso 
del  palazzo  apostolico,  e  la  sagra  ponlifi 
eia  maestà  più  dappresso  delle  altre  guar- 
die veniva  gelosamente  custodita  e  ac- 
compagnata,avesse  maggior  comodo  e  pili 
pronta  fosse  a  quel  servizio  che  l'era  sta- 
lo ingiunto".  Vi  (>  in  poca  distanza  la  chie- 
sa di  s.  Pellegrino  (/^,)  romano,  vescovci 
d'Auxerre  e  martire,  con  cimiterio  pegli 
svizzeri,  e  di  essa  parlai  nel  voi.  XII,  p. 
237:  la  via  in  cui  è  situata  ne  porta  il  no- 
me, come  la  porta,  ed  anticamente  dice- 
vasi  extra  Portani  firidariani ,Ùìì\\a  qua- 
le feci  menzione  a  Citta'  Leoni^ja,  ed  a 
Palazzo  apostolico  Vaticano.  L'Alveri, 
Roma  in  ogni  stato,  t.  2,p.  13  i, diceche 
questa  chiesa  fu  eretta  presso  la  nauma- 
chia di  Nerone  verso  1*800  da  s.  Leone 
III,  con  un  ospedale  contiguo  assai  vasto 
per  ricovero  de'pellegi  ini  che  da  remote 
parli  venivano  a  visitatela  vicina  basili- 
ca di  s.  Pietro,  e  per  mostrarsi  grato  a  Car- 
lo Magno  che  g!i  donò  il  corpo  del  santo, 
il  quale  diverse  chiese  pretendono  posse- 
dere, (órse  prendendo  parte  di  sue  reli- 
quie per  tutto  il  corpo.  Fra  esse  vi  è*  la 
basilica  Vaticaua,  di  cui  è  Idialc  la  chiesa 


24o  s  V  I 

ili  s.  Pellegrino,  e  il  capilolo  la  reslntirò 
nel  1590.  Warra  inoltre  1' Alveri,  che  la 
chiesa  di  s,  l'ellegiino,  di  cui  riporta  l'i- 
scrizione esterna  ,  ronliene  due  altari,  il 
njaggiorededicaloalla  D.  Vergine,  l'altro 
a  mano  sinistra  al  transito  di  s.  Giusep- 
pe. Che  nella  parte  deslia  nell'entrare  si 
vede  un  deposito  di  marmo  con  questa  i- 
scrizioiie.  Ego  clitigenter  me  diligo,  l'rov. 
53.  Di\'c  l'crcgn'nunt  tu  tue  Peregrine  te- 
lieto-  Sic  l'feiffcr  xinniiìa  i'oce  Hudolplic 
soiias-  Qui  tavien  liane  urgcs  tiiniuluni 
sìiperesse  lahellani  -  Conscia  cj-uaeMatris 
T'irginis  ora  refert-Sic  pitto  qui  fiieras 
nostro  peregrinus  in  Orbe-Iani  Sancii 
cìextrani  viscera  ma  tris  hahes.  -  Joannes 
Eudolpìnis  PjeìfTcr  heh'etiis  natione  pa- 
triciits  TAicern.  Eques  auraliis  el  sangui- 
ìie  dignilale  senator,triuni  Sum.Pont.  of- 
fìcialis,  duorum  corporis  custodiae  capi- 
taneuSj  moribus  placidus,  prudentia  in- 
signis .pietate fervens ,  vilani  coe.pit  161  i  j 
y  maii,  fìni^'it  1  GSy,  5  decembris,  tu  qui 
cuni  dio  immortalia  spectas beatam  fuii- 
cto  aeternitalem  coniprecare  et  Peregri- 
ìius  memento  Ulatreni  f'irginem  ut  ille 
fo//e/"e.  Trovo  pure  nell'Ai  veri  queste  al- 
tre memorie  della  chiesa  di  s.  Pellegri- 
no. Accanto  all'altare  di  s.  Giuseppe,  in 
due  cai  Ielle  lateiali  sì  legge:  S.  Joannes 
BaptistaPraccursor  Dei  in  Castello  Ma- 
che ronta^ anno  ChristiZo  gladio percus- 
svs.  S.  Peregrinii  civi romano  in  loco  Do- 
mine quo  Vadis,  anno  Christi ì3o  gla- 
dio percussu.  Nel  pavimento  sono  due  se- 
polture,nelIa  1 .  delle  quali  si  legge  :  D.  O. 
Al.-Hic  Castrum  fixitloann.  Uodulph.  - 
Pfiffer  tius  vita  adlatus-  Tirgo  òlaler 
et  Lapis  DoCent.  Nella  2."  si  ha:  D.  O. 
M.  -  ^dmirabile  factuo  hic  Martinuin 
JVeber  Tiiginuni  heh'ct.  S.  D.  N.  prae- 
sidii  scribam  et  apost.  marmorum  cuslo- 
dem  audax  mors  non  praesid.nec  arma 
timens  adhuc  m'enteni  sibi  oc  suis  castra 
melari  iussit  interim  suas  suorumque  e- 
XHvias  humo  animas  Deipara  interce- 
dente reDDere  Designai  II  CoeLo  sen 
ami.  sluenle  maligno  i  GSj  (cioè  della  Pe- 


S  V  I 
stilenza  di  ^oma).- Eiatores  fidmns  qui 
vos-Erilis  qui  nos-Oralc  prò  nobis-  Ft 
fiatcWobis.  Noterò,  che  tultociò  che  tro- 
vasi in  questa  chiesa  è  opeia  de'PrylFer, 
inclusivautente  al  soflllto  ove  sono  i  loro 
stemmi.  Ad  onta  di  tulio  il  riportato,  di- 
versi scrittori  altiibuiscnno  adunque  a 
Giulio  II, nipote  di  Sisto  IV,  la  stabile  in- 
troduzione della  guardia  svizzera  nel  pa- 
lazzo apostolico.  Narra  May,  che  Giulio 
li  nello  stesso  aiinoi5o3  in  cui  fu  eletto, 
invitò  i  cantoni  svizzeri  a  spedire  in  Ro- 
ma deputali  per  concludere  un  trattato 
d'unione,  ma  Antonio  de  Bassey,  bagli- 
vo  di  Dijone  e  ambasciatore  di  Luigi  XII 
in  Isvizzera,  dissuase  la  repubblica  di  ac- 
cudirvi; nondimeno  Giulio  11  nel  I  5o5  ot- 
tenne una  compagnia  permanente  di  200 
svizzeri,  per  guardia  di  sua  persona  e  di 
quella  de'successori.  Il  citalo  Borgia  a  p. 
448,  parlando  delle  guerre  sostenute  da 
Giulio  li  contro  i  francesi,  riferisce  che 
potè  con  l'aiuto  degli  svizzeri  riacquista- 
re la  Romagna  e  il  Bolognese;  e  che  fu 
ili, "Papa  che  prese  al  soldo  della  s.  Sede 
gli  svizzeri,  in  sequela  della  confederazio- 
ne stabilita  neliSio  coll'ioclita  loro  na- 
zione. 11  Ciacconio  riportato  dal  p.  Bonao- 
ni  nella  Gerarchia,  dice  che  il  Papa  do- 
po essersi  liberato  dalla  guerra  mossa  iu 
Italia  da'francesi,  Helvetios ,  quodforlem, 
etfidelem  in  bello  operam  na\'assent,muL  - 
tis  muneribus  affeclos,  et  specioso  defen- 
sorunt  Pontificiae  dignitatis  titulo  deco- 
ralos  hilaresdonium  retnisit.Semhva  per- 
tanto, che  lo  stabilimento  (Iella  pontifì- 
cia guardia  svizzera  in  Roma  si  debba  fis- 
sare al  1 5o5,  e  la  conferma  al  1  5i  o  per  la 
convenzione  fatta  tra  Giulio  li  e  la  nazio- 
ne elvetica.  Il  ricordato  Cancellieri  quin- 
di afferma:  L'abito  degli  svizzeri  del  Pa- 
pa, presi  al  soldo  della  s.  Sede  da  Giulio 
li,  iu  seguito  delia  coufederazioue  stipu- 
lata neh  5io  con  quella  valorosa  nazio- 
ne, è  il  vestiario  degli  antichi  svizzeri.  Il 
i.°capitano  di  questa  guardia  fu  Gaspa- 
re de  Sileneu,  che  neli5o5  la  condusse 
in  Rouaa;  di  lui  e  successori  parlerò  pos 


SVI  SVI                    241 

liporlandone  la  serie.  Leone  Xcontermò  fere  in  suburbia,  vel  in  civitates,  el  loca 
Io  statuito  dnl  predecessoic  Giulio  II,  e  prope  Uibem  recreandi animi  causa,  non 
ne  fa  teslinionianza  Enrico  Iloltiuger,  I  autem  pei  inancndi  per  inullos  dies,  lune 
storia  Elvetica,  p.  57.6,  raccontando  le  Sanclitalis  vestrae  tenealur  dare  unicui- 
uiolte  grazie  nel  1  5i4  dal  Papa  concesse  qiie  eorum  tnnc  existenti  cuniSanctila- 
alla  nazione,  dicendo  Praetoriamcolwr-  te  vestra  quolibet  die  juiium  unuiii,seu 
tem,el  heh'etiis  alere  coejiit.  NeliSay  e-  victum,  juxta  consuetudineni,  ultra  sti. 
spii/^nata  Roma  dal  crudelissimo  esercito  pendiuni  ordiuariuui:  si  vero  conligeret 
di  Carlo  V,  Papa  Clemente  VII  fuggì  in  Sanctilatis  vestrae  etiaoi  ultra  dieta  sub- 
Castel s.  Angelo,  la  fedele  guardia  svizze-  urbia  iterfacereanimo  manendi  per  rnul- 
ra  fu  massacrata,  e  la  città  iniqnissima-  tos  dies,  quod  lune  similiter  leneatur  da- 
niente  saccheggiata  per  due  interi  mesi,  re  juiium  unum,  vel  victum,  ut  supra,ìa 
Sotto  il  successore  Paolo  III  fu  quindi  ri-  itinere  tantuminodo,  euodo  elredeundo, 
slabilitacouie  prima. Eletto  nel  rj55Mar-  et  postquam  perveneritad  locinn  penna- 
cello  li, rimarcai  nel  voi.  XLV,p.  i  i  i,clie  nendi   teneatur  etiam  per  duos  dies  ju- 
voleva  licenziare  la  guardia  svizzera,  per-  lium,  vel  viclum  dare,  utsupra,  ut  inte- 
«uaso  che  il  Papa  non  avea  bisogno  d'ar-  rea  possint  sibi  providere  de  oportunis 
mi  per  sua  difesa  :  ciò  riferisce  anche  il  Iios[)itiis,  et  necessariis.  Quarto,  cum  con- 
p.Bonanni,ricavandolodaCiacconio.  ìN'el-  tigelSanctitatetn  vestramdiclos  helvetios 
\' Archìvio  Faticano, aYmai\\o  29,  t.202,  custodiae  satellites  oninessimui,  seu  eo- 
p.  168,  esistono  i  seguenti  capitoli  e  con-  rum  partem  educere,  et  uti  in  bello  con- 
venzioni, stabiliti  neli5()i  tra  Pio  IV  e  tra  bostes  militando  extra  Urbeui,(nioJ 
la  guardia  svizzera.»»  Capitala  Capitano-  lune  etiam  unicuique  eorum  ad  stipen- 
riun  Custodiae  Hcli'etioriun.  Beatissime  diuui  suuin  solitum  etconsuetumadiun- 
Paler.  NobilisetStrenuosd.  equesGaspar  gereetdare  dignetur quolibet  tlie  juiium 
Sdlanus  civis  lucernensis  Custodiae  Hel-  unum,  vel  victum,  idest  cibuniet  potutn 
vetioium  Sanclitatis   vestrae   modcrnus  ad  arbitriuni,  et  placituoi  Sanctilatis  ve- 
capitaneus,  et  tota  cohors,    seu   societas  strae.  Quinto,  exigente  necessitate,  sclo- 
nnncilucenloruni  eluniussalellitumSau-  petariis  quolibet  vice  pulveres,  et  [)luui- 
ctilalis  vestrae  devotissimi, sup[)licanthu-  bum, seu  unum  tantum  proquolibet  mo 
niiliterquatenus  prò  eorum  nova  coiidu-  re  bellorum  dare  dignetur.  Sexto,  cuiu 
ctione,  et  ad  inserviendum  susceptione,  aliquis  ex  ipsis  divina  [)ermissione  inflr- 
sul)sequentesarticulos,moresolito,(piem-  niaretur,  cui  tamen  auxiliandum  fierit, 
admodum    praecessorem  ipsorum  piio-  quod  Sanclitalis  vestrae  laleoi  nibilomi- 
resgermani  potiti  fuerunt,  ipsiseliam  cor-  nus  graliuse  coinmendatum  liabere  ve- 
ruborare,  et  observare  gratiose  dignetur,  lit  ,  ne  talis  propter  suam  inlìrmitateiu 
contrariis  non  obslanlibus  quibuscum-  ex  servitio  licentietur,  et  durante  hujus- 
que.  Primo  videlicet,  quod  prò  quolibet  modi  sua  infirmitate  inhilominus  stipcn- 
aimo   inservire   habeant   tanlummudo  ,  dis  suo  fruatur.  Seplimo,  quaiiiio  conli- 
duodecim  menses,et  duodecies  in  anno  gerel  quod  unus,  vel  plures  ipsorum  in 
ipsissolvidebeant  eorum  consuetaslipeu-  servitio  Sanclitatis  vestrae  utendo   ipsis 
dia.  Secundo,(|uod  hujusmodi  stipendio-  in  bello  conlra  hostes  extra   LJrbem  ab 
rumsuorumsolutiscuilibet  jnxtagradum  inimicis  ladeventur,  quod  illis  etiam  ni- 
etolìlcium  suum  fieri  debeat  siue  suspeu-  hilomiausstipendia  eorum  solita  solvi  de- 
sione,  et  semper  in  principio  cnjuslibet  beant,  siculi  ceteris  de  custodia  tamdiii, 
nieusisindiirercnter  die  prima,  vel  secuu-  et  quousque  sanitatem  suam  ilerutn  re- 
da,  auttertia.  Terlio,  quod  tjuoticscum-  cuperavciint,  etiaui  in  eventum,  ut  di 
quecoulmgelSauclitalcuj  veslram  diver-  cium  est,  quod  uccessilas  postularci,  ut 


242  t>   V   1 

laeiius  cìucalur  in  ali(j(iem  locuin  medi- 
caiiilum.  Octavo,  ul  in  omnibus  vigiliis 
li.iheoiit  igneui,  el  liuikiiia  secundoin  e- 
sigenliaii»,  et  piovidcalur  jdxta  solitnin. 
JNuno,  (|uaiido  capitaiieiis  custodiae  ali- 
«juos  ex  liiijusmodi  servilio,  el  custodia 
dimiserilj  ciuod  illis  dimidium  mensissti- 
l)cudiuin,  et  teiripus  diinidii  inetisis  prò 
lecessu    coucedatur ,  (|uaiKlo  dunisciit 
abscjue  causa,  et  non  aliter.  Decimo,  ca- 
sti quo  Sanctitatis  veslrae  cum  lenipoie 
decerniereldictos  custodiae  satellite"»,  qui 
Sanctitatis  vestiaequandiu  vixeril,et  [)er 
annulli  postejus  ohituni,  qtiem  Deus  diu 
dilfere  dignetur,  uiseiviie  jurarunl,  di- 
milteie  et  aa)[)lius  eisad  sua  servitia  u- 
li  nulle, quod  ipsi  nimitjuam  (oresperant 
lune  Sanctitatis  vestiae  teneatur  per  ties 
nienses  ante  tempus  praedictuin  hujus- 
modi  servilium  abnunciare,  et  licentiain 
intimali  Tacere ,  et  deinde  super  hoc  u- 
nicuique  eorum  juxta  dehitum  ,  et  offi- 
ciuaisuum  uniusmensisslipendium  ipsis 
soKere  prò  recessu,  et  ut  cum  honore  i- 
teruin  in  pati iam  rediie  valeant.  Unde- 
cimo,  quod  dignetur  vestire  (jueinlibet 
ipsorum,  more  solito,  et  deinde  ad  octo 
mensis  iterum  vestire  ipsos,  et  sic  sem- 
per  successive  prò  quohbet  spatio   octo 
niensium  continuando  veslireipsos  tenea- 
tur quam  diu  duraverit  servitium  hujus- 
iiiodi  custodiae,  et  Sanctitatis  vestrae  ut 
contenta  quod  octo  menseshujusmodi  re- 
sti tutusconseantur  incepisse  a  xv  die  men- 
sisfebruarii  1 548, quo  ijisi  a  patria  disces- 
seruut.  Duodecimo,  leservando  ipsis  o- 
ninia  alia  antiqua,  lioiiesla, et  'icila,  quae 
per  prius  in  usu  liabita,facla  et  observa- 
ta  fuerunt  erga  praecessores  suos,  quod 
talea  cum  ipsis  etiam  nusquam  diminuan- 
lur,sed  eodem  modo  cum  ipsis  continue- 
tur,  quemadmodum  cum  dictis  prai;ces- 
boribus  suis,  et  baec  si  placueril  Sancli- 
tati  vestrae,  in  cujus  benignilatera  in  o- 
inuibus  se  remittunt,  et  humillime  ante 
sacros  pedes  Sanctitatis  vestrae  submil- 
lunt,  etseuiper  commendam.Diexxtuar- 
lii  1 56 1 .-  G.  As.  Cardiiialis  Sfoitia  Cu' 


S  V  I 
ìiìernrìns.  -TI icroniiniis  de  Tan'aiió".^ii\ 
capitoli  fatti  col  noijile  Jodoco  de  Meg- 
gen  senatore  di  Lucerna,  capitano  prede- 
cessore del  sunnominato,  il  numero  de- 
gli svizzeri  era  di  225,  e  vi  si  legge  ag- 
giunto il  seguente  capitolo,  pure  esli  atto 
dall'y^rc/i/i'/o  / 'rt//crt«o.>jTertio  decimo, 
(piod  quainprimum   iicentia  ipsius  capi- 
tanai,  seu  morte  satellictum  praedicto- 
ruin,  quam  Deus  d i fiera t ,  custodia  ipsu 
reducta  fueril  ad  nunterum  ducentorum, 
i  n  hoc  nu  mero  custodiaipsa  rema  ueat,nec 
possintalii  in  locum  deficentium  poni". 
Papa  s.  Pio  V  nel  1 568  fece  edificare 
presso  i  quartieri  degli  svizzeri  del  Vati- 
cano la  chiesa  de'Ioro  protettori  i  ss.  IMar- 
liiio  e  Sebastiano,  per  uso  de'medesimi  e 
proprie  famiglie,  e  la  descrissi  nel  voi.  L, 
p.  262,  e  il  citato  Alveri  fa  altrettanto  a 
p.  i56.  Urbano  Vili  al  destro  lato  della 
piincipal  porta  del  palazzo  aposlolicoQui- 
riiiale  e  per  sicurezza  di  questo,  eresse  l'e- 
sistente baluardo  ,  con  aitiglierie   a  suo 
tempo.  So[)ra  di  esso  nelle  solennità  s'i- 
nalbera la  bandiera  della  guardia.  Inol- 
tre costruì  il  quartiere  e  le  case  per  la  me- 
desiuìa,  nell'angolo  orientale  del  palazzo. 
Il  Lunadoro  nella  Relazione  della  corle 
di  Rotila,  s[ainpn\a  nel  1646,  nel  pontifi- 
calo d'Innocenzo  X,  riferiscea  p.  22,  che 
nel  palazzo  apostolico  eravi  una  compa- 
gnia di  3oo  svizzeri,  con  capitano  e  ufil- 
ziali  della  medesima  nazione,  come  rile- 
vai a  Milizia;  ma  ora  trovo  nell'indice, 
forse  per  correzione,  che  gli  svizzeri  era- 
no due  compagnie,  di  100  per  ciascuna  coi 
loro  uHlziali.  Allora  di  continuo  erano  di 
guardia  al  palazzo  apostolico  5o  svizzeri, 
e  ripartili  in  due  compagnie  o guardie.  A- 
lessandro  VII  nel  costruire  il  sontuoso  co- 
lonnato sulla  piazza  di  s.  Pietio,  occupò 
parte  dell'area  dell'ampio  quartiere  de- 
gli svizzeri,  onde  fu^ristretto.  Apprendo 
da  Cancellieri,  Il  Mercato,  p.  220,  che 
nel  pontificato  d'Alessandro  VII,  la  regi- 
na di  Svezia  Cristina  residente  inPioma, 
essendosi  nel  giugno  16 56  sdegnata  cogli 
spaguuoli  che  aveauo  dato  aiuto  a'polac- 


SVI  SVI  243 

chi,  contro  il  re  ili  Svezia  suo  fraJello,  li-      peiuloiio  questi  solilali  ili<|  goveirio  d'un 
cenziò  la  loro  guaitlia  die  leuevn  al  suo      oapilano  ilclla  iiieclesiina  nazione,  il  <nia 
sei-vizio,  e  prese  ile'pcrugiui  clic  fece  ve-      le  si  elej^i^t;  dal  l*apa  da  Ire  soggetti  pio- 
stiie  come  gli  svizzeri,  ma  coiial)iti,  cai       postillai  consiglio  di  Luceiiia:  «[iiesticon- 
zoni  e  calze  rosse  e  nere,  come  poi  vesli-      linnainentedi  giorno  e  ili  noltea  vicenda 
rouo  i  bassi  ulliziali  della  guardia  del  l*a-  cuslodiscono  le  [)orle  del  palazzo  apotlo- 
pa.  Essendo  scoppiata  la  PfUilcnzf/,  nel      lieo.  Nelle  solenni  l'unzioni  delle  cappelle 
general  liuuuitoii  maestro  dicamera  del-  pontilìcie,  gli  ulliziali  portano  1'  elmo  di 
l'ambasciatore  di  Spagna,  per  vendicare  l'erro  in  capo,  e  giubbone  di  ma-dia  pa- 
i  licenziati  spagnuoli,  tra  n»ò  una  coitgiu-  limenti  di  l'erro,  comesi  vede  nella  (ì"u- 
ra  per  sacchegi^iar  la  città  e  far  prigioni  ra  n.''i48  (con  bastone  in  mano  e  spada 
il  l^apa  e  la  regina,  ma  tutto  fu  scoperto,  al  lianco).Li  soldati  ordinari  coperti  d'ar- 
Alessandro  VII  verso  la  via  di  porla  Pia  matura  di  ferro  in  testa,  nel  peltoebrac- 
incominciò  il  lungo  fabbricato  per  la  fa-  eia,  altri  portano  le  alabarde,  altri  spa- 
iniglia  |)ontincia,  prolungando  da  (|uel  la  ■  doni  sfoderati  sopra  la  spalla,  come  si  ve- 
to il  palazzo  Quirinale,  ed  i  piani  terreni  de  neiriminagini  1  .ji)  ei5o;  le  altre  due 
furono  assegnali  alla  guai  dia  svizzera  che      151  ei  5 2  ia[)[)resenlano  il  tamburino  e 
tuttora  gli  abita.  Nel  iGGo  sollo  Clenien-  il  compagno  in  alto  di  suonare  un  cmlij 
le  IX  la  guardia  degli  svizzeri  fu  ridotta  lo,  secondo  il  costume  di  molte  nazioni, 
a  1 20  uomini.  Il  ().  Ijonanni  pubblicò  l'o-  particolarmente  tedesca,  e  l'abito  tl'arn- 
pera  della  Gerarchia  con  ligure  nel  1  720,  bedue  è  di  panno  rosso,  con  pennacciuo 
regnando  Clemente  XI,  ed  ecco  come  de-  bianco  lu-l  cappello  (con  làldecalalee  lar- 
scrive  la  guardia  svizzera.»  Prima  d'en-  glie,  culle  diiestriscie  di  tela  pendenli  dai 
trare  nella  saia  del  palazzo  pontillcio,  as-  loro  colli)". Nel  voi.  L,  p.  23G,  raccontai 
siste  un  corpo  di  guardia  di  svizzeri,  ve-  die  Innocenzo  XIII  continuò  il  suddet- 
sliti  come  esprime  la  ligura  ii.''r40  (con  to  edilizio  d'Alessandro  VII  nel  palazzo 
cappello  con  falde  calale  e  grandi  conpen-  Quirinale,  e  che  Clemente  XII  eletto  nel 
nai;chiobianco,e  collare  liscio  di  tela  bian-  i  "3o  lo  com[n,aumenlando  not.ibilmeu- 
ca  pendente  in  due  striscie  sul  [)ellù),  te-  te  le  case  pegli  svizzeri  e  loro  ulliziali, in- 
iieiile  l'alabarda  (e  spada  al  lianco),  arnie  sieiue  all'erezione  del  palazzo  alti"uo  per 
sempre  portala,  ijuaiido  accompagnano  abitazione  del  capitano  e  tenente    edal- 
il  l'apa,  divisi  in  ambedue  i  Iati  o  della  la  costruzione  della  chiesa  pe'  medesimi 
Carrozza,  o  della  Sedia,  o  del  Cavallo,  sotto  l'invocazione  dello  svizzero  b.  Nico- 
secondochè  piace  a  sua  Santità. Sono  que-  lo  de  Flue  d'Untervald,  die  descrissi  con 
sti  ordinariamenle  in  numero  di  1  ';'o,  ol-  dettaglio  a  p.  •.'.48,  in  uno  al  lun^o  corti 
tre  il  capitano,  il  tenente,  l'aKìere  e  5  uf-  le  degli  svizzeri,  o\e  oltre  le  loroabita- 
liziali,  li  quali  usano  vestito  di  panno  ne-  zioni  vi  è  il  de[)0sito  dell'armi  in  ampia 
ro;  e  uno  di  loro  si  noiuiua  Ibiiere,  uno  sala.  Neh  769  dopo  la  funzione  della  sua 
begretario,  oltre  gli  altri  i  quali  vestono  coronazione,  ClementeXlV  rimarcò d'a- 
come  rappresenta  l'immagine  1  [-j  (ed  au-  verla  goduta  comodamente ,  menlrechd- 
cliecpiesti  ulli/iali  usavano  le  due  slriscie  nel  ijSS  per  ipiella  del  suo  immediato 
di  tela  pendenli  ilal  collo  sul  petto,  e  cap-  predecessore  Giemeule  XIII,  essendo  e"li 
pello  con  falde  calale  e  pennacchi  bian-  allora  semplice  religioso,  era  stato  man- 
chi), cioè  calzoni  (a  botta)  simili  agli  al-  dato  indietro  dagli  svizzeri.  Il  Lunado- 
Iri  soldati  di  colore  rosso,  giubbone  di  pel-  ro  ristampato  nel  1774  rilèrisce  nel  t.  2 
le  listata  di  nero,  cingono  un  armacollo  p.  27  i.vAllri  soldati  vegliano  alla  guar- 
di pelle  di  dante,  di  cui  pende  la  spada,  dia  del  corpo  e  de'palazzi  apostolici;  e  so- 
e  purluuo  un  bastone  nero  iu  mano...  Ui-  uo  le  Corazze  (  /  .)_,  e  li  cavulU'ii''icri  ■% 


cavallo,  ed  a  piedi  gli  svizzeri,  che  linn-  compagnie,  est  un  pompoint  et  hant-de- 
iioun  loro  capitano,  tenente,alfiere,f»iu-  chausses  noir,tailladcen  blanc,pluniesde 
dice  e  cancelliere,  persone  tulle  di  loro  la  toque  noiresel  blanches,  gands  noirs, 
nazione.  V'hanno  altri  nlTiziali  cavalieri  écharpe  noire,  elsoidiers  noirs  taillailés 
«Iella  guardia  del  corpo,  detti  impropria-  en  blanc.  Cet  uniforme,  ayant  les  mémes 
inciAe  lande. (pezza te.  Le  corazze  dipen-  distinctions  d'c-tolFesque  lesdeux  aulres, 
dono  dal  chierico  di  camera  commissa-  entrelesdiversgrades,  se  porle  dans  l'in* 
rio  delle  armi  ;  le  lancia  spezzale,  i  ca-  lervalledelamortd'un  E^ape,  à  l'election 
valleggieri  e  gli  svizzeri  dipendono  dal  d'un  autre.  Au  convoi  funebre  du  Pape 
maggiordomo".  Nella  ricordata  Hi^toire  decèdè  (cioè  nel  trasporlo  o  trnslazio- 
di  I\lay,  stampata  nel  i  ^88,51  dice  chegli  ne  al  Vaticano),  les  ècharpes  sont  en  ere- 
svÌ7zeri  pontificii  sotto  Pio  VI  erano  i  33  pe  ,  et  Ics  caisses  des  tambours  en  sont 
compreso  lo  stato  maggiore.  »  Elle  est  couverte*;,  de  mcme  que  le  drapeau".  Il 
tonimandèe  [)ar  un  capitaine,  quia  rang  ruolo  più  antico  che  esista  nel  palazzo  a- 
cl  comroissionde  colonel;  et  sons  lui,  par  postolico  è  quello  di  Giulio  III  deli55o, 
un  lieulenanl  ,  qui  a  rang  et  brevet  de  dal  quale  rilevo  nella  categoria  degli  uf- 
lieutenant  Colone!, par  unsouslicutenant  flziali  graziosi  della  corte,  che  il  capita- 
ci enseigne,  qui  l'uii  et  l'aulre  onl  rang  no  avea  la  parte  di  pane  e  vino,  cos'i  il 
et  commission  de  capitaine.  Celle  trou-  cancelliere  della  guardia,  e  gli  svizzeri 
pe  est  en  oulre  composce,  d'  un  sergent  ch'erano  di  guardia  per  la  colazione  3 
major,  qui  a  rang  de  lieulenanl  d'infan-  parti  di  pane  e  3  parti  di  vino.  Prosegui- 
lerie;  de  six  sergens  ou  exempts,  de  six  rono  tulli  ad  averle  dagli  altri  Papi,  an- 
c.tporatiXjchefs  d'escouade,  chacun  a  la  zi  alla  guardia  di  fazione  fu  aumentata 
t('le  dei  6  liallel)ardières;  de4 'aiTil^o'"'^  un'altra  porzione  di  pane.  Tulli  l'avea- 
«"t  d'un  fjfre;  et  dei  oc  hallebardières,  y  no  pure  in  sedo  vacante,  come  leggo  in 
compris  4  trabans  servant  au  logis  du  wn  ruolo  deli565  per  morie  di  Pio  IV. 
capitaine.  L'ètat  major  de  celle  compa-  Nel  pontificato  d'Urbano  Vili  già  due 
gnie  consiste:  daus  un  grand  jnge,  c'est  svizzeri  erano  anche  portinari  de'palaz- 
le  lieulenanl;  dans  im'aide  major,  c'esl  le  zi  Vaticano  e  Quirinale,  con  parte  di  pa- 
sergent  Diajoijdansunaumonier,  un  chi-  ne  e  vino,  e  tenue  mensualità  in  denaro, 
iiugien  major  et  un  grande-prcvòt,  qui  poi  aumentata  e  a'nostri  giorni  stabili- 
est  un  des  sergens  avcc  des  sbirres  à  ses  ta  a  scudi  12  per  ciascuno,  com.[3reso  il 
ordres,  quand  le  cas  le  requierl;  dans  un  soldo,  il  vestiario  e  altro.  Ne'  medesimi 
tambour  major,et  dans  huit  haul-bois  ou  ruoli  apprendo  che  già  il  palazzoaposlo- 
clarinels.  Celle  compagnie  est  logée  dans  lieo  avea  stabilito  un  maestro  pe'figlide- 
ic  palais  du  Valican  en  hiver  ,  et  dans  gli  svizzeri,  e  talvolta  fu  il  loro  cappel- 
cclui  de  Monte  Cavallo  (o  Quirinale)  en  lano.  Ne'  ruoli  di  Pio  Y\  rinvenni  con- 
tlé,  selon  que  les  l\npes  varient  leur  de-  tinuarsi  le  parti  di  pane  e  vino  al  capi- 
meure.  Elle  envoye  lous  les  mois  un  de-  lano,  e  le  porzioni  di  essi  per  la  colazio- 
lachemenl  deiq  hommes,  y  compris  un  ne  agli  svizzeri  di  guardia;  ma  per  le  vi- 
sergent,  un  caporal  et  un  tambour,  à  Pe-  rende  politiche  e  infelici  de'tempi,e  pel 
saru,  poiu'  la  garde  du  gouverneur  (pre-  disastroso  trattato  imposto  a  Tolentino 
latopresidented'UrbinoePesaro)".Quin-  da' repubblicani  francesi  invasori  dello 
diMay  passa  a  descrivere  le  3  uniformi  de-  stalo  pontificio.  Pio  VI  si  trovò  nella  pe- 
gli  svizzeri, qui  tous  consistenl  dans  l'an-  nosa  necessità  di  procurare  la  piìi  stretta 
cien  pourpoinl  et  haul-de-chaussessuis-  economia,  diuiinuì  lespesechesi  faceva- 
se,avecla  loquede  velours  noir.  Poi  sog-  no  da'palazzi  apostolici,  e  dal  principio 
giunge.':  Le  troisième  uniforme  de  celle  di  luglio  i  ^57  abolì  la  somrainislrazione 


S  V  I 
di  pnne  e  vino.  Ad  onta  di  tanti  sagrifi- 
zi,  nel  1798  i  francesi  vollero  compiere 
l'occupazione  e  democratizzazione  de'do' 
minii  papali,  ed  entrati  iiì  Homa  ordina- 
rono che  tutte  le  guardie  del  l'apa,  co- 
razze, cavalleggieri  e  svizzeri,  si  mettes- 
sero in  armi  per  una  rassegna  generale. 
Cos"i  fu  fatto,  rua  la  rassegna  si  cambiò 
nel  disarmamenfo  e  congedo  di  quel  re- 
siduo di  milizie  papali,  prendendosi  dai 
linncesi  tutte  l'armi  e  i  cavalli.  L'appar- 
tamento pontificio  fu  dato  allora  da  cu- 
stodire alla  guardia  civica,  alla  quale  do- 
po la  proclamazione  della  repubblica  era- 
no stali  aggregati  gli  scosluo)alissimi,che 
contaminarono  quelle  stanze,  nel  modo 
clie  de[>lora  Baldassari,  Relazione  delle 
o\.'i'ersìlà  di  Pio  FI,  t.  2,  p.  320.  Final- 
mente i  francesi  imprigionarono  a'2oreb- 
bi'aioPio  VI,  e  portatolo  in  Francia,  ivi 
morì  a'28  agosto  i7C)q.  In  Venezia  nel 
marzo  1800  fu  eletto  l'io  VII,  quando 
già  la  s.  Sedeavea  ricuperato  parte  tifi- 
lo stalo  pontificio.  Gli  svizzeri  die  avca- 
no  ripatrialo,  parte  ritornarono  in  Ro- 
ma e  con  altri  nuovi  fu  ricostituita  la 
guardia  e  creato  il  capitano  Carlo  Pfyf- 
fèr  d'Altishofen  di  Lucerna  nel  1801.  Il 
Papa  approvanilo  le  riforme  economiche 
del  [)redecessore ,  altre  fu  costretto  ese- 
guirne col  motuproprio.  L'economia  del 
pubblico  erario,  òt' 10  noveu)bre  1800, 
laonde  restrinse  gli  stipendi  degli  svizzeri 
e  il  loro  numero,  componendo  il  corpo: 
del  capitano,  del  tenente,  di  due  uifjzia- 
li,  di  3  sergenti,  di  3  caporali,  d'un  tam- 
burino, d'  un  suonatore  di  piffero,  e  di 
52  comuni,  4  de'(|uali  assegnò  alla  custo- 
dia del  palazzo  Vaticano,  e  gli  altri  pel 
Quirinale  ove  fece  residenza,  assegnando 
annui  scudi  5joo  per  stipendio  e  vestia- 
rio del  medesimo  corpo.^l  Cancellieri  de- 
scrivendo a  p.  48  r  il  possesso  preso  da 
Pio  VII  a'22  novembre  1801,  riferisce 
che  dopo  i  camerieri  segieli  a  cavallo,  e 
prima  del  governatore  di  Roma,  incede- 
■va  Carlo  Pfyirercapitanodegli  svizzeri  .so- 
pra uu  superbo  cavallo,  guuruilu  di  ric- 


s  V  I  24'; 

ca  e  vistosa  bardatura  ,  circondando  la 
carrozza  poutilìcia  la  guardia  svizzera  , 
della  (piale  ci  dà  le  seguenti  notizie. >»La 
guardia  svizzera,  in  licompensa  della  sua 
fedeltà  e  del  suo  servigio,  fu  subilo  ripri- 
stinata per  la  custodia  della  sagra  perso- 
na di  Nostro  Signore,  nel  numero  tli  64 
individui,  consistenti  in  un  capitano,  un 
tenente,  due  aiutanti,  3  sergenti,  3  capo- 
rali, un  tamburo,  uu  piffero  e  D2  svizze- 
ri. Agli  s|)orlelli  della  carrozza  del  Papa 
marciavano  i  due  sergenti,  fra  gli  svizze- 
ri posti  in  due  righe,  divise  a  dritta  e  a 
sinistra,  che  chiudevnno  il  treno  di  N.  S. 
Giunti  che  furono  al  la  basilicaLateranen- 
se,  si  unirono  al  temute  Giuseppe  Ainr- 
hvn,  ea'due  aiutanti  AiitonioErstemaud 
e  \  incenzo  Morgon,con  uu  sergente  ei  2 
svizzeri,  ch'erano  andati  anticipatamen- 
te a  guarnire  il  portico,  e  che  con  lutti 
gli  altri  tornarono  poi  al  Quirinale,  scor- 
lando  S.  S.  intorno  al  suo  lieiio.  11  vestia- 
rio degli  uHlziali  è  un  giaco  di  panno  ne- 
ro, calzoni  del  medesimo  panno  alla  spa- 
glinola, e  un  gran  lèrraiuolo  dello  stesso 
panno  (però  lo  portavano  di  seta  nera  nel- 
l'estate, col  così  detto  collare  come  i  gen- 
tduomini  de  cardinali, e  le  fibbieallc  scar- 
pe), senza  cappello.  Gli  aiutanti  hanno  lo 
stesso  vestiario  ,  essendo  tutti  armati  ili 
s[)<'tda,  e  avendo  questi  per  distintivo  l'u- 
so del  bastone.  I  sergenti  hanno  i  calzo- 
ni  larghi  di  panno  rosso,  casacca  nera  con 
frangia  all'intorno,  calze  rosse,  cappello, 
spada  e  bastone.  I  caporali  e  gli  svizzeri 
portano  il  loro  uniforme  a  strisele  gi;ille, 
rosse  e  turchine,  e  sono  armali  d'alabar- 
ila,con  una  tracolla  di  pelle  di  d.uite,  in 
line  della  quale  portano  apjiesa  la  spada. 
Ogni  giorno  questa  guardia  nomina  di 
servizio  un  sergente,  due  ca|)orali  e  24 
svizzeri,  che  rimangono  di  custodia  a  tut- 
te l'entrate  del  palazzo  Quirinale, forman- 
do il  suo  corpo  di  guardia  a  piedi  delio 
scalone.  In  anticamera  vi  è  sempre  un  uf- 
fìziale  e  un  aiutante.  Allorché  il  Papa  esce 
ili  fiirm.i  pubblica,  lo  scoria  con  tutta  la 
sua  forza.  Quando  sorte  in  pi  i  vaio,  lo  se- 


24G  S  V  I 

giioiio  «lue  sergenti  e  r  i  svizzeri,  e  quan- 
do ordina  il  servigio  di  c;iinp.')gn;i  (icran- 
tlarea  U'oUaie,  lo  segue  per  qualche  trat- 
to di  strail.i  dal  palazzo  e  [)0Ì  si  ri  lira,  a- 
speltaiido  il  stio  ritorno  per  fargli  spallie- 
ra. Il  suo  (piarliere  è  dentro  lo  stesso  pa- 
lazzo". Nella  biograda  di  Pio  ili,  eil  a 
Palazzo  APOSTOLICO  Quirinale,  raccon- 
tai come  gl'imperiali  francesi  nuovamen- 
te invasero  lo  stato  papale,  e  Roma  a'2 
febbraio  I  808,  ponendo  8  pezzi  di  cntino- 
neavanli  il  portone  del  Qiiiiinde.  Clieai 
^  aprile  i  francesi  presero  difurza  nel  pa- 
lazzo le  anni  dei  Capolori  (^.)  e  delle 
guardie  nobili,  ne  occuparono  i  quartie- 
ri, e  inlimarono  al  ca[)itano  degli  svizze- 
li  di  dover  dipendere  da  loro;  per  cui  il 
Pa[)a  non  volle  più  uscire  dal  palazzo,  ed 
a'6  settembre  comandò  agli  svizzeri  die 
non  vi  lasciassero  entrare  verno  soldato 
francese.  Dopo  un  cuujulodi  altri  oltrag- 
gi e  violenze,  dopo  il  blocco  del  palazzo, 
essendo  stato  riunito  all'iuipero  francese 
il  dominio  temporale  della  s.  Sede,  l'io 
VII  fece  vieppiù  strettamente  custodire 
le  [)orte  di-l  palazzo  dagli  svizzeri.  Final- 
mente sull'albe^s^iare  de'6  luglio  1809  i 
francesi  assaliroiiu  e  scalaiono  il  palazzo, 
e  pervenuti  alla  sala  del  Irono  trovarono 
scbieiati  [\o  svizzeri  col  capitano  Carlo 
PryUf^r,  cui  intimarono  posar  lo  armi,  il 
che  fecero  secondo  l'istruzione  ricevuta 
precedentemente  dal  Papa.  Indi  i  francesi 
arrestarono  Pio  VII,  e  prigione  lo  con- 
dussero prima  a  Grenoble  e  pui  a  Savo- 
na. Il  capitano  colla  sua  fiiniglia,  e  gli 
svizzeri  ripatriarono,  tornaiKio  in  Roma 
nel  18  145  avanti  che  Pio  VII  a'24  mag- 
gio si  restituisse  gloriosamente  alla  sua 
sede,  e  potè  circondare  la  sua  carrozza 
ntW In°res'io  soltiiiie  in  Roma  [f'^-),  colla 
sua  antica  uniforme.  Xel  1818  si  ripub- 
Jjlicarono  le  Notizie  di  Roma  0  almanac- 
co, e  per  la  i .  volta  dopo  le  guardie  nobi- 
li si  registrarono  gli  Offiziali  della  Guar- 
dia Svizzera,  (lnv\o  PfyfFer  d'Altishofen 
capitano,  Giusto  Vunliyn  lenente,  ìMar- 
tiuo  Piyticr  coadiutore.  iNua  vi  si  com- 


S  V  I 
pieseil  cappellano, sebbene  per  lar."  voi- 
ta  nelle iVo//'zf<;  di  Roma  del  1  793,  do[)0 
gli  scudieri  e  il  predicatore  ordinario  del- 
la guardia  \)oi\\.\{\c\a,  che  e  avanli  al  pa- 
lazzo papale,  era  stalo  riportato  d.  Va- 
lentino Dlettlez  d'  Uotervald  cappellano 
della  guardia  svizzera.  Ora  e  dopo  i  ca- 
merieri di  spada  e  cappa  nelle  Notizie  di 
Roma  si  registrano  il  capitano,  il  tenen- 
te, il  sotto-tenente,  il  cappellano. 

Leone  XII  rinnovò  la  convenzione  ri- 
guardante la  guardia  svizzera  pontifìcia, 
col  cantone  cattolico  di  Lucerna;  conser- 
vandosi in  sostanza  l'anteriore  e  già  ri- 
portata, in  questa  furono  falle  alcune  va- 
riazioni, ed  è  come  segue.  "  Leone  Papa 
XII.  La  riconosciuta  fedeltà  de'  soldati 
svizzeri  ha  fattosi  che  fin  da  tempi  remo- 
tissimi fosse  a'nìcdesiini  allldata  la  custo- 
dia de'nnstri  predecessori.  Essendo  però 
noi  desiderosi  di  accrescere  il  numero  del- 
la guardia  svizzera  presso  di  noi,  abbia- 
mo spedilo  a  Lucerna  il  diletto  figlio  Car- 
lo l'fylfer  d'Ai  tishofen  egregio  comandan- 
te di  essa  guardia,  a  cui  abbiamo  coman- 
dalo di  stabilire  una  nuova  convenzione 
co'diletti  figli  magistrati  della  repubbli-, 
ca  di  Lucerna  sulla  scelta  di  essi  soldati. 
Condotto  l'affare  a  felice  termine,  il  me- 
ilesimo  Carlo  ritornato  in  R.oma  a  noi  e- 
sibì  il  convenuto  accordo,  il  cui  tenoreè 
il  seguente.  In  nome  di  Cristo  cos'i  sia.  A.- 
vendo  giudicato  sua  Santità  Papa  Leone 
XII,  e  lo  stato  svizzero  di  Lucerna,  esse- 
re cosa  necessaria  a  cagione  de'cambia- 
meuti  de'tenipi,  diesi  formasse  un  nuo- 
vo accordo  a  norma  de'passati  circa  la  pro- 
visione della  guardia  degli  svizzeri,  per  la 
guardia  del  romano  Pontefice,  il  valoro- 
so personaggio  Carlo  Piylferd  Altishofen 
di  Lucerna  comandante  della  suddetta,  e 
spedito  dalla  Santità  sua  a  Lucerna  per 
trattare  l'alf.ne,  com' anche  Eduardo 
Pfytfer  d'AUishofen  e  Giuseppe  Antonio 
Schuomacher  personaggi  illustri  consi- 
glieri delia  repubblica  di  Lucerna,  forniti 
delle  opportune  facoltà,  d'ambe  le  parli 
considerata  ddi^enlemcnte  la  cosa  e  seco 


SVI  SVI                      247 

loro  tlelibernta,  «.rnnaniine  consenso  hall-  in  ((iial  guisa  abbia  a  fare  il  viagi^io  pei' 
iiocieduloili  propone  ([iiesli  sc'f^uenli  ai-  cnnduisi  a  lloina.  ia.°  Se  quel  lule  cU'è 
ticoli  (li  nuova  convenzione,  i  quab  reli-  .sialo  ascrillo  sia  cilladino  del  cantone  di 
f^iosanìcnle  e  fedebnenle  dovranno  man-  Lucerna,  lo>lo  su  di  ciò  farà  consapevole 
tenersi  d'ambedue  le  [)arli,  essendo  stala  il  consiglio  di  guerra,  nella  stessa  ^uisa  si 
l'atta  già  da  cbie  mesi  lu  ralilìoazione  della  condm  1  à  (piamio  abbia  ascrillo  alcun  al- 
medesima  convenzione.  Arlicolol.  Della  Irò  soggetto  di  alili  cantoni. i  1 ."  Il  ca[)i- 
coslitiiziont  della  guardia.  1 . "La  guardia  [ano pro-lem jjore  della  guardia  pontificia 
svÌ7zera  pontificia  è  composta  al  presente  ogni  anno  spedirà  alla  lepubblica  diLu- 
tlella  coorleossia  compagnia  di  io4soldati,  cerna  l'elenco  cui  rapporto  di  (|ue*coinu- 
nel  ipial  numero  è  compresoli)  stato  mag-  ni  che  sono  stati  aggregali  alla  uiedesiina 
giure  ilella  medesima  come  si  dimostra  dal  guardia,  e  in  siflalto  elenco  si  annoveri- 
^olloscritto  elenco.  Un  capitano,  un  lenen-  no  tulli  coloro,  che  sì  nella  Svizzera  die 
te,  «n  solto-teneule  ,  uu  cappellano ,  un  in  lioma  .siano  slati  contrattali.  1 2°  I  co- 
foriere,  un  giudice,  un  esente,  un  sergen-  munì  non  abbiano  stipendio,  né  per  la  Io- 
le, 6  solto-sergenli,  6  caporali,  80  soldati  ro  ammissione,  nò  pel  viaggio  die  lian- 
o  comuni,  2  maccbinisti,  un  tamburino,  no  a  fare,  i  3."  Se  per  caso  taluno  amuies- 
un  trombetta,  2."  La  guardia  sarà  in  av-  .sodalsuperioredestinatoinLucerna,giun- 
venire  composta  del  nunierodi  200  uo-  lo  in  Iioina  verrà  dal  l*apa  escluso,  fpie- 
iliini  (cioè  se  ne  auoieularono  96),  ed  in  stiavrà  dirillodi  ripeteredalcapitanodel- 
tal  numerosi  manterrà.  Articolo  W.Del-  la  guardia  pontificia  un  giusto  rimborso 
rammissioiie  nella  guardia.  3.' L'indivi-  di  spese  per  accesso  e  recesso.  1 4-°  H  ea- 
dualilà  della  guardia  pontificia  non  ver-  pilano  della  guardia,  se  dimetterà  daijue- 
rà  formala  se  non  die  di  svizzeri  catto-  sta  alcun  comune  senza  motivo,  ad  esso 
liei. 4.°  L'età  dell'ammissione  nella  coorte  diasi  mezza  paga  mensile  e  lo  spazio  di 
è  dagli  anni  18  fino  a'2')  per  coloro  die  mezzo  mese  pel  litonio,  e  non  altrimenti, 
non  mai  prestarono  servizio,  per  quelli  poi  i5.°  Se  sua  Santi  tu  stabilisse  di  congeda- 
clie  l'hanno  prestalo  da' 18  finoa'So,  Ar-  re  la  detta  guardia,  e  più  non  volesse  ser- 
licolo  ìli.  Sulle  scelle  da  farsi.  5."  La  sta-  virsi  degli  svizzeri  per  la  sua  custodia,  il 
tuia  degli  astarii  o  comuni,  non  sia  mi-  die  essi  s[)erano  non  abbia  a  succedere 
noie  di  5  piedi  e  4  pollici  della  misura  u-  giammai,  allora  sua  Santità  sarà  tenuta 
sala  in  Francia.  6.°  Il  cantone  di  Lucer-  a  ringraziarla  di  sillàtto  servizio  3  mesi 
na  permetterà  che  si  faccia  una  continua  avanti  la  dimissione,  e  questa  con  firla  in- 
e  libera  scelta  per  stabili  re  e  compiere  l'in-  li  ma  re  a  Ila  repubblica  di  Lucerna,  e  qui  n- 
dividualità  della  guardia  pontifìcia,  incui  di  a  ciascun  individuo  della  meilesima 
potranno  essere  ammessi  anche  gli  altri  guardia  secondo  il  conC(jrdato,perdièpos- 
svizzeri  de'cantoiii  cattolici.  7."  In  queste  sino  questi  ritornare  alla  loro  patria.  iG.° 
sedie  da  farsidovrà  agirsi  nella  slessagui  Quando  taluno  in  Roma  sia  stato  anno- 
sa e  maniera  th'è  solito  per  convenzione  verato  nella  guardia,  allora  incomincerà 
o[)erarsi  in  altre  qual  si  siano  scelte.  8."  Il  a  godere  il  soldo.  1  7.°  I  nuovi  guardisi! 
capitano  pro-tempore  della  guardia  [lon-  contraggono  l'obbligo  ili  servir  tedelmen- 
tificia  stabilirà  nella  città  di  Lucerna  uu  te  sua  Santità  Leone  XII  perijuanto  lem- 
soprintendente  alle  scelte  di  quanti  mai  pò  sia  essa  per  vivere,  e  per  un  anno  do- 
voglioRoessereammessi  nella  guardia  me-  pò  ladi  Iuiniorte,cheDio  si  degni  differire 
decima,  g."  Il  so[)rinteiuleute  allorquan-  per  lungo  tempo,  come  anche  a'suoi  le- 
do avrà  ascritto  taluno  alla  guardia,  lo-  gittimi  successori  finché  essi  persistano  nel 
slogli  consegneià  la  [)olizza  della  sua  am-  servizio,  e  ciò  conforineranno  col  giura- 
luisbioue,  e  pailiculurLuentu  riufuruierà  menlu^  che  avranno  a  prestare  alla  bau- 


248  s  V  r 

dicra  del  corpo.  Ailicolo  IV.  Del  soldo. 
iJS.'  Il  soltlo  per  l;i  guardia  ponlilìcia  si 
paf^herà  a  nonna  della  seguente  indica- 
y.ioiie,  ed  a  scudi  mensili.  Al  capitano  70, 
al  tenente  ?.«S,  al  sotto  tenente  22,  al  fo- 
riere 1  G, al  giudice I  4, all'esente!  2,alser- 
gcntei  ?,,alcappellanoi  2, al  sotto-sergen- 
te 12,  al  caporale  7,  al  comune  G, al  tam- 
burino 7,  al  trombetta  7,  al  custode  del- 
la caserma  6.19.°  La  paga  de'soldati  do- 
vrà farsi  a  ciascuno  senza  ritardo  secondo 
ii  grado  e  carica  sua,  e  sempre  nel  prin- 
cipio di  cpiaUivogliii  mese  indilFcreiile- 
nienle  nel  1°  o  nel  2.°  ovvero  nel  3." gior- 
no. 20.°  Quante  volte  però  succeda  che 
sua  Santità  si  porli  ne'sobborglii,  o  nelle 
città  e  luoghi  vicini  a  Ronia  per  villeg- 
giare, non  tralleiiendosi  però  molli  gior- 
ni, allora  la  medesima  Santità  sua  sarà 
tenuta  a  dare  ad  ognuno  di  coloro  che  l'ac- 
compngnano  in  ogni  giorno  un  giulio  ov- 
vero il  villo  secondo  il  solilo,  olirei!  sol- 
do ordinario.  Se  poi  accadesse  che  sua  San- 
tità viaggiasse  anche  al  di  là  de'detli  sob- 
borghi con  animo  di  trattenersi  per  molti 
giorni,  allora  sarà  tenuta  ilar  loro  un  gia- 
llo oppure  il  vitto  come  si  è  detto, solamen- 
te però  nel  viaggio,  cioè  nella  gita  e  nel 
ritorno,  e  dopoché  sia  giimla  al  luogo  del- 
la dimora  sarà  obbligata  altres'i  per  altri 
duo  gioì  Ili  a  dar  loro  un  giulio  o  il  vitto, 
onde  possano  intanto  provvedersi  degli 
opportuni  e  n»^cessari  alloggi.  2  i .°  Quan- 
tlo  sua  Santità  volesse  tlimettere  tutti  in- 
sieme o  una  parte  di  delti  comuni  della 
guardia,  e  serviisene  in  guerra  contro  i 
nemici, facendoli  militar  fuori  di  Roma, 
allora  si  degnerà  aggiungere  e  dare  a  o- 
gniino  di  essi,  oltre  il  consueto  soldo,  un 
giulio  al  giorno  o  il  vitto,  vale  a  dire  il  ci- 
bo e  la  bevanda  ad  arbitrio  e  piacimento 
della  stessa  Santità  sua.  22.°  Quando  ta- 
luno per  divina  disposizione  sarà  infermo, 
gli  si  dovranno  prestare  degli  aiuti,  esua 
Santità  nondimeno  terrà  graziosamente 
per  raccomandato  acciò  per  tale  malattia 
non  sia  dimesso,  durante  la  cpiale  godrà 
del  suo  onorario.  23.°  Se  accadesse,  che 


S  V  I 

fjualcuno  o  piìt  della  medesima  guardia 
restassero  feriti  dagl'inimici  fuori  di  Uo- 
ma,  gli  si  dovranno  pagare  i  solili  soldi 
come  agli  altri  finoallaguarigione,ancor- 
chè  il  ferito  per  curarsi  debbasi  traspor- 
tare in  (pialche  luogo.  24."  In  tutti  i  iuo- 
ghi  di  guardia  i  fazioneri  avranno  il  fuo- 
co e  il  lume  secondo  l'occorrenze.  2.5.°  La 
guardia  svizzera  pontificia  oltre  l'ordina- 
no soldo  godrà  delle  medesime  gratifica- 
zioni come  presentemente,  sotto  il  nome 
d'incerti.  Articolo  V.  De  pensionati.  26.° 
Le  pensioni  da  darsi  a  (jualuncjae  indi- 
viduo di  qualsiasi  grado  ,  si  stabiliscono 
come  appresso.  Per  anni  20  continui  di 
servizio  pi  estato  senza  interruzione,  si  da- 
rà la  metà  del  soldo.  Per  anni  3o  come 
so[)ia,  tre  quarte  parti  del  soldo  (nedesi- 
mo.  Per  anni  4o  come  sopra,  il  soldo  in- 
tero. 27.°  Se  a  caso  alcuno  per  malattia 
o  per  altra  disgrazia  legittimamente  im- 
pedito non  potesse  prestare  il  suo  servi- 
zio e  non  fosse  idoneo  a  fare  alcun'opera, 
gii  sarà  data  una  congrua  pensione  secon- 
do il  gratlo.  28.°  Il  tempo  per  ottenere  la 
giubilazione  si  computa  dal  giorno  nel 
quale  1'  individuo  fu  ammesso  al  ruolo. 
20).°  iNiente  impedisce  che  possa  ritenere 
la  pensione  se  ciascuno  avrà  prestato  ci- 
vili ufiizi  nello  stato  pontificio,  o  nella 
Svizzera  o  Germania.  3o.°  I  pensionati 
potranno  godere  delle  pensioni  o  nello  sta- 
to pontifìcio,  od  in  casa  propria,  come  gli 
piacerà.  3  i.°  Chi  vorrà  ricevere  pensioni 
congrue  al  suo  grado,saià  d'uopo  che  due 
anni  continui  sia  in  quel  grado  in  cui  a- 
scese.Se  il  detto  tempo  non  sarà  compito, 
la  pensione  sia  quella  ch'èpropria  del  gia- 
do  immediatamente  inferiore,  come  so- 
pra. Il  centurione  se  avrà  servito  due  an- 
ni continui  in  quel  grado,avrà  la  pensione 
congrua  del  centurione,  altrimenti  quel- 
la de' veterani.  32.°  Evvi  l'erario  in  cui 
ciascuno  che  appartiene  alla  guardia  os- 
sia corpo  di  qualuiKjue  grado,  deve  la- 
sciare dal  suo  stipendio  quella  contribu- 
zione di  denaro  mensile  ch'è  stabilita  per 
le  Iruppe  di  sua  Santità, il  qua!  denaro  si 


S  \   1 
spende  pe'giubilntieallri  pensionati,e  per 
le  loro  vedove  a  litolo  di  pensione,  di  che 
però  sua  Santità  ne  parlerà  in  appresso. 
33.°Acciocchèquellocliepresenleuieuleè 
assoldato  nel  corpo  pronielta  di  prestare  il 
servizio  a  Leone  XII  in  tutto  il  tempo  del 
suo  pontifìcatOjCosiccIièse  il  l'ontefice  so- 
pravv/iverà  a' 20  anni,  non  valga  dimet- 
terlo dal  servizio  colla  pensione,  che  di- 
versamenle  avrebbe  conseguito  dopo  20 
anni,qual  pensionepotrà  puredoinaiidare 
al  nuovo  Papa.  Articolo  W.  Delle  nomi- 
ne e  promozioni.  34-°  Vacando  il  grado 
di  capitano,  la  repubblica  di  Lucerna  per 
privilegiodiFiolV  nomina  3  cittadini  tra' 
quali  sua  Santità  sceglie  il  più  idoneo,  ed 
eiilia  per  capo  della  sua  guardia.  35."  La 
stessa  Santità  sua  sceglie  al  grado  di  te- 
nenti (cioè  il  lenente  esolto-tenente)i  rac- 
comandati dalla  medesima  repubblicaLu- 
cernese,  perchè  siano  della  città  di  Lu- 
cei na,essendo(jueslo  il  costume. 36. "On- 
de taluno  possa  essere  collocato  in  grado 
di  uilìziale  non  si  ricerca  s'abbia  servilo 
alla  guardia,  bastano  le  condizioni  di  so- 
pra espresse.  3 7.°  Dopo  i  gradi  di  lenen- 
te e  sollo-tenenle,  il  capitano  l)a  diiillo 
di  nominar  gli  altri  gradi.  38."  JSiuno  si 
polrà  promuovere  al  grado  di  ufllzialecosì 
detto  rosso,  se  prima  non  a  vjà  servito  nel 
corpo  in  qualità  di  decurione.  Articolo 
\'n.  Dell'  amniinistruzione.  Sg."!!  capi- 
tano ^ro-^f"////?ore  di  tutta  la  guardia  sviz- 
zera pontificia  avrà  la  piena  amministra- 
zione di  tutta  la  truppa,  essendone  esso 
responsabile  tanto  a  sua  Santità,  quanto 
alla  repubblica  di  Lucerna,  perciò  il  ca- 
piìtano  si  troverà  piesenle  a  tutto  quello 
che  riguarda  l'amminisli  azione,  ecceltua- 
to  il  paragrafo  32.  4o.°  Il  medesimo  ca- 
pitano sia  tenuto  di  rimettere  ogni  anno 
alla  repubblica  di  Lucerna  la  relazione  di 
tutte  le  spese  F-ilteper  la  truppa  dalle  ren- 
ditede'primi  istitutori.  Articolo  V  \\\.Del 
itstiario  ed  arnialttra.  l\  1  ."Ciascun  sol- 
dato in  ogni  anno  riceverà  l'inlero  vestia- 
rio, consistente  nel  torace  (o  casacca)  di 
lana  j  calzoni  e  calze,  edovrà  comprare  del 


S  V  I  249 

proprio  la  cintura  della  sciabola.  4"?--°  Ri- 
ceverà parimenti  un'asta  o  alabarda  e  li- 
na sciabola,  j^."  Riceverà  ogni  anno  scu- 
<li  3  pe'ri>arcin)enti.44-°  Parimenti  si  pa- 
gheranno in  ogni  anno  per  il  vestiario: al 
capitano  scudi  2  5o,al  tenente  8  j)  al  sot- 
to-tenente 72,  al  segretario  32,  al  giu- 
dice 32,  all'emerito  ossia  esente  24,  al- 
Fistruttore  24,  al  cap[)ellano  24,  a'  sot- 
lo-islrultore  24,  al  decurione 24,  al  tam- 
burino 24,  al  trombetta  24.  AiticoloIX. 
Dtl  servizio.  45."  il  corpo  de'coinuni  do- 
vrà servire  in  ciascun  anno  per  12  mesi 
soltanto,  ed  a  seconda  della  norma  dei- 
rannoi732ora  confermala.  Articolo  X. 
De'  discessi  per  sei  mesi.  46.°  11  capita- 
no polrà  mandare  3  nomini  vicendevol- 
mente a  6  mesi,  per  il  viaggio  di  6  mesi. 
Se  il  corpo  sarà  composto  di  200  uomi- 
ni, allora  ne  potrà  mandare  6.47-°tili 
assenti  preso  il  congedo  per  6  mesi,  se- 
guiteranno a  godere  del  loro  soldo  come 
fossero  in  servizio,  qual  soldo  però  rice- 
veranno quando  avranno  fallo  ritorno  al 
loro  corpo.  AiticoloXJ.  Della  discipli- 
na. 49-'^  Commettendo  qualche  delitto 
grave  o  turpe  i  bassi  ufiìzinli  e  i  comuni, 
ilcapilano  avià  la  facollàdidiinetterlidal 
corpo.5o.°Accadeiido  tali  dimissioni  si  fac- 
cia un  processo,  con  rapporto  alla  repub- 
blica di  Lucerna  nelle  annue  relazioni. 
5 1."  1  delitti  più  lievi  si  puniranno  secon- 
do la  legge  stabilita.  52."  Se  taluno  dei 
corpo  sarà  reo  di  delitto  grave  e  crimi- 
noso,dal  che  Iddio  ci  liberi,  allora  il  con- 
siglio mililare,  il  cjuale  saia  coniposlo  del 
capitano  come  presidente,  del  lenente  e 
sotlo-lenenle, degli  nfliziali  chiamali /jp/7., 
di  3  seniori  tra  gli  ufliziali  denominali  ros- 
.v/j  giudicheià  econdanncià  a  forma  delle 
leggi  penali  slabilile  per  le  truppe  poii- 
lillcic.  Articolo  XII.  53."  Niuiio  liagli  uf- 
bziali  e  bassi  ufiiziali  0  comuni  [)0tiìi  pren- 
der moglie  senza  espresso  permesso  del  ca- 
pitano  e  di  sua  Santità.  Il  capitano  pri- 
ma di  dare  tale  licenza  si  dovrà  iniurma- 
re  per  atti  legilliini  del  luogo,  della  sles- 
sa persona,  e  se  questo  tale  clic  vorrà  preii- 


a'-.o                       S  \    I  SVI 
(lei  nir^glicaviii  sodilisHillo  n  tnlto  le  con-  flMnia,ratae  vali(l;i,epoi-  nie77.n(k'flc  pre- 
di'/ioni picsciille  nella  sua  pallia  (iinpe-  senti  nostre  lelleic  di  nostro  pugno  sot- 
loccliè  conviene  sapere,  die  tutti  gl'in-  tosrriite  e  munite  del  nostro  sigillo,  le 
dividui  della  guardia  svizzera, rpiando  vo-  diamo  di  grato  animo  perpetua  forza,  va- 
gliono  aniniogliarsi  debbono  darne  par-  lidilà  ed  efficacia,  e  solennemente  pro- 
teallaloro  icpub!)lica,col  nome  ili  rpiel-  mettiamo  e  confermiamo,  che  tanto  noi 
la  clie  vogliono   sposare,  che   perciò  di-  che  li  romani  l'onlcdci  nostri  successori, 
vifiie  svizzera  ,  e  per  tale  è  riconosciu-  saremo  per  conservarla  perpeluamenle. 
ta  la   prole;  quindi  debbono  pagare  al-  Dato  nel  nostro  palazzo  Vaticano  il  gior- 
la  medesima  repubblica  scudi  120).  54-"  no  18 ottobre!  824 e  11  del  nostro  poiitifl- 
Se  un  nfìiziale  o  un  basso  nnizialeoco-  cri\o.Leo>ìc PapaX II.  Giulio  Maria  car- 
imine  si  ammalasse,  sarà  curato  o  nella  dinal  delln  Soinn'j^Ua  segretario  di  slato. 
caserma  o  nell'ospedale  [ì\(ì  Beiifralelli)  La  convenzione  fu  poi  ratificata  da  Giu- 
fi  spese  del  palazzo  apostolico,  e  seguile-  seppe  Carlo  Amrliyu  scultetlo,  e  da  l'fyf- 
ràa  godere  del  suo  stipendio,  purché  non  fer  di  Heidegg  cancelliere  della  repubbli- 
sia  detta  malattia  acquisifajmentre  in  fjuel  ca  di  Lucerna.  Nel  voi.  L,p.  2  58  descris- 
raso  si  cura  pure  a  spese  pontifìcie,  ma  si  il  nuovo  edifizio  eretto  da  Leone  XII 
non  ricevei  ini  soldo,  meno  che  avesse  mo-  nel  quartiere  degli  svizzeri  del  Valicano 
glie  e  lìgli.  11  resto  come  al  paragrafo  22.  per  l'abitazione  del  capitano, con  due  ch- 
55.    Quando  taluno  di  quaiunr[ue  grado  sernieedormitorii  perle  guardie.  UCap- 
■veni«*se  a  morire,  il  capitano  farà  perve-  paroni  pubblicò  in  Roma  nel  1827:  /tor- 
nile l'eredità  che  questi  lascia  a'Iegitlimi  colta  della  Gerarchia  ecclesiastica,  colle 
suoi  eredi,  per  mezzo  del  governo  della  figure  colorate  e  vestile   di  gala  dell' uf- 
di  lui  patria.  56."  Le  vedove  e  i  pupilli  fìziale  della  guardia  svizzera, del  sergente, 
degli  estinti  saranno  allidati   alle  cure  e  della  guardia  coli'alabarda, del  tamburino 
"vigilanza  del  capitano.  57."  11  soldo  di  eia  epilTero.  11  Falaschi  pubblicò  in  Macerata 
.scun  individuo  di  qualunquegrado  si  pa-  nel  1828:  La  Gerarchia  ecclesiastica  e 
ghcrà  o  in  oro  oin  argento  ellettivo  sen-  la  famiglia  ponti/ìcia,cou(is^ave  colatale, 
78  alcuna  riduzione  o  aggio,  meno  quella  tra  le  quali  a  p.  i55  riporta  coll'unifor- 
conlemplalanel  paragrafo  32,  che  si  ver-  me  di  gala   quelle  d'ulFiziale,  del  sergen- 
seià  r.eir  erario  a  titolo  di  giubilazione,  te,  dello  svizzero  collo  spadone,  e  dello 
58."  Se  qualcuno  disertasse  dal  corpo,  il  svizzero  in  basso  uriforrae  coU'alabarda. 
capitano  avi  à  il  diiillo  di  farlo  imprigio-  Gregorio  XVI  fu  benevolo  colla  guar- 
iiare, sia  entro  la  giurisdizione  pontificia,  dia  svizzera,  la  quale  siccome  nel  nume- 
sia  nel  circondario  di  Lucerna.  Infededi  ro  forno  a  diminuirsi  nel  1829,  sotto  di 
che,  noi  commissionalo  dasuaSantilàper  lui  si  compose  del  capitano  comandante 
Iraltarequest'airare,  e  governatori  di  Ln  e  di  altri  j  uffiziali  compreso  il  cappella- 
cerna  abbiamo  sotloscritta  la   presente  no, di  6  sergenti,  di  6  caporali, d'un  vice- 
convenzione. L'alto  fallo,  e  fra  noireci-  caporale,  di  due  portiuari,  di  4  tambu- 
procamente  comunicato,  ec.  Lucerna  G  rini,di  3  ordinanze, di  toc  alabardieri,  de' 
settembre  1  824.  Carlo  Pfrffer  d' Allisho-  medici  e  chirurghi  tanto  pel  Vaticano,che 
fin.  Eduardo  Pfyfjer d\4ltisliofen  sena-  pel  Quirinale,  ciascuno  avendo  i  propri. 
tore.GiiiseppeSLÌiuomacliersenalore.ìSux  ÌN'elsuo  pontificato  la  guardia  svizzera,se- 
pertanlo  avendo  letto,  ed  altentamenie  condo  un  ruolo,  costò  al  palazzo  aposlo- 
consideratala  presenteconvenzione,elut-  licoannui  scudi  i  'j,\')Xeh7Ì\.6o.\a  questa 
te  e  singole  cose  in  essa  contenute,  abbia-  sommasicomprendeilruolodegliesercen- 
mo  trovato  essere  il  lutto  conforme  alla  ti,  de'pensionati  egiubilati:  legratifìcazio- 
noslra  volontà,  e  perciò  l'abbiamo  per  ni  stabili  aglmlTiziali  scrivano  osegrctario, 


S  >   l 

e  al  giiitlicr;  i  metliri.irliinirglii,  i  medici- 
nali; il  vesli.'irio  por  gli  nniziali  cpe'cnimi- 
ni;  le  spese  per  le  3  rliic-o  degli  svi7.7eii, per 
la  ninniilenzione  de'Ielli.  per  Io  spaio  de 
moi  Inielli,  e  pe'Imni  e  fucco  dccjuailie- 
li.  N<gli  ai  titoli  Pio  IX  e  Roma  deplorai 
la  I  ibellione  de'  i  G  novembre  i  <S  jiS,  nella 
c|uale  con  inaudilo  e  orrendo  esempio  gli 
audaci  faziosi  as«aliiono  il  paUizzo  Qui- 
rinale ove  risiedeva  il  Papa,  ferirono  il 
sei  genie  maggiore  degli  svizzeri  e  alcu- 
ni di  f|uesli,eda  forsennati  volendo  con 
esecrabile  violenza  penetrare  nel  palazzo, 
posero  fuoco  alla  porla  dell'ultimo  por- 
tone verso  le  Quattro  fontane.  Allora  per 
dissipare  gl'iniqui  aggressori  fu  ordinalo 
agli  svizzeri  di  (ar  fuoco  addosso  a'foriosi 
ribelli,  riuniti  a  dello  portone, ed  es>.i  seb- 
bene un  pugno  di  gente  in  proporzio- 
ne della  D)oltitudine  armata,  cornggio'sa- 
mente  l'eseguì,  li  spai  paglinrono  e  impe 
dirono  il  compimento  del  pmvo  loro  di- 
segno. Così  fu  evitalo  un  generale  mas- 
sacro nel  palazzo  apostolico,  e  si  ebbe  tem- 
po n  liallare  per  impedire  una  generale 
cainifìcina.  Ma  nel  dì  seguente  i  faziosi 
Tollero  onninamente  disormala  e  sciolta 
In  sempre  fi  dele  e  prode  guardia  svizze- 
ra, prendendo  la  guardia  nazicnale  in  cu- 
stodia il  palazzo,  ove  il  Po|>a  non  trovan- 
dosi piìi  sicuro,  evase  nell' «)spitalissimo 
regno  di  Napoli.  INel  seguente  i  849  prò- 
claaìata  la  repubblica,  a  por  fine  all'anar- 
cbia  i  francesi  marciarono  su  Roma  evi 
entrarono  a'3  lugl  o;  indi  poco  dopo  fu 
ncosliluita  la  guardia  svizzera,  e  poi  ven- 
ne aumenlala,  trovan(io>i  ora  composta 
come  appresso.  Capitano  eomandanlc 
provvisorio,  e  nominato  dal  Papa  die  re- 
gna a'  3  settembre  1  S/iS,  eav.  Lefipoldo 
jMeyer  di  Si  baurnsre,  cantone  di  Lucer- 
na,col  grado  tli  colonnello  in  rmea.yV//<»;j- 
ff,  cav.  Giacomo  Gebistoifili  Lucerna  col 
grado  di  lenente  colonni-llo  in  linea,  pio- 
mossovi  da  Gregorio  XVI  neh  835.  Sot- 
fo-tenente,  cav.  Nicola  Liundler  di  Dini- 
kon,canl()iie  di  Lucci  na,Lol  grado  di  mji.'^- 
giore  ui  bnca,  da  Gregorio  W  1  prouios 


S  V  I  25r 

sovi  nel  1835.  Cappellano,  vc\^.'  Fiorino 
Dcdourlins  ammesso  nelcoiponel  1  829, 
da  GregorioX\  I di«Jiiaialocainerierese- 
greto  soprannumerario  e  confermalo  dal 
Papa  regnante.  Sc^r(lar'>o,v.av.  Ales<ian- 
dro  Pfyrfer  d'Aliisliofèn,  cantone  di  Lu- 
cerna, col  gra<lo  di  capitano  di  t.' classe 
in  linea.  Giiulice,  cav.  Pietro  Herzog  di 
IMiinsler,  cantone  di  Lucerna,  col  grado 
dicapiinno  in  WnQn.Escnle,  Augusto  Pfyf- 
fer  d  Allisliofen,  cauloiic  di  Lueerna,  col 
gradodi  i  ."lenente  in  linea. Sergente  mag- 
giore, col  grado  di  sotto-tenente  in  linea; 
Sergenti  4  col  grado  di  aiutanti  .solto-uf- 
fìziali  in  linea;  Ca|)orali  7,  col  grado  di 
di  sergenti  maggiori  in  linea  ;  Poi  linari 
2, con  grado  di  sergenti  in  linea;  Tambu- 
rini 2,  col  £;rado  di  sergenti  in  lint-a;  A- 
labardieri  1  3o.  col  erado  di  sergenti  111  li- 
nea:  in  lutti  1  53  uomini.  Ecco  poi  la  te- 
nuta degli  ulìiziali  della  guardia  svizzera 
pontifìcia  in  servizio.  Gran  gala.  Scollo 
di  tela  ballista  a  cannelli;  cf)llello  di  f-r- 
10,  armatura  composta  di  petto,  scliieiia 
e  braccia  ei'iellata  con  arabescbi  e  dora- 
ture, guarnita  nel  contorno  di  velluto  di 
colore  amarante  e  fdellalo  d'oro;  ceutu- 
rone  pure  <li  velluto  ainaianle  filettalo 
d'oro,  con  piccr)li  bottoni  simili  e  Ubbia 
dorata;  vestina  di  maglia  di  frro,  in  for- 
ma di  gonnella,  con  gallone  e  frangia  d'o- 
ro; calzoni  corti  e  larghi  a  botta  di  vel- 
luto amarante,  con  rose  di  velluto  all'al- 
lacciatura del  ginoceliio  con  filetto  d'oro 
e  bottone  simile  nel  mezzo;  calze  di  seta 
amarante;  scarpe  arcollalc  di  pelle  nera 
lustra,  con  rosa  di  velluto  nero  e  amaran- 
te filettala  d'oro  con  bottone  simile  nel 
mezzo;  spadone  con  impugnatura  ad  uso 
antico,  con  fodero  di  vellulo  amarante  e 
punlaled'otlone;e  guanti  di  pelledi  dan- 
te. Cala.  Elmo  di  suola  guarnito  d'oltn- 
iie  «loialo,  ili  mezzo  al  quale  una  stella 
argentea  con  triregno  doralo,  pennacchio 
di  crino  bianco,  ad  uso  prussiano;  unifor- 
nie  di  panno  rosso  con  collo  chiuso  tur- 
chino senio  e  asole  «l'uro,  (\\\e  botloniere 
e  rivoli)  alle  maniche  turchino  scuro  con 


c.T?.  SVI  SVI 
i^nllniii  d'oro  e  fìletlo  ginlln,  fnlde  fileltate  lisledi  panno  alternate  gialle,  rosse  e  tur- 
f^iallccoiif^ranate  d'oro;  spalliiiecoii  piai-  cliiiiescure,  e  trina  collo  sleinnia  delPap,! 
to  di  metallo  dorato  e  piovuti  d'oro;  pan-  regnante;  corazza  di  ferro;  calzoni  di  pan- 
taloni di  panno  turchino  scuro  con  gal-  nocortielarghial)otta,comeia  tunica,con 
Ione  d'oro;  centurone  di  pelle  nera  lustra;  Iislesimili;calzedi  pannogiallo  e  turchino 
l'ascia  bianca  e  gialla  di  seta  e  cotone  con  a  lisle;soarpeaccollatedi  pelle  nera, guanti 
due  gran  Hocchi;  sciabola  con  impugna-  di  maglia  bianchi;  sciabola  al  fianco  peu- 
tura  alla  piemontese,  e  fodero  d'acciaro  dente  dalla  cintiua  di  pelle  di  dante,  in 
e  dragona  con  fiocco  d'oro;  stivaletti  di  mezzo  alla  quale  vi  è  una  placca  d'olto- 
pelle  nera  lustra,  e  guanti  di  pelle  gialla,  ne  colle  cifre  G.  S.  P.  cioè  guardia  sviz- 
Alezza  gala.  Il  tutto  come  sopra,  meno  zera  pontificia,  e  alabarda  in  mano,  6  de' 
l'uniforaie,  il  quale  è  di  panno  turchino  quali  peròin  alcunesolennità portauosub 
scuro  con  collo  rosso  aperlOjCon  asole  d'o-  le  spalle  gli  spadoni.  Grt/<7.  Elmo  di  suola 
ro,  due  botlonieie,  maniche  con  gallou-  come  gli  uHlziali  con  pennacchio  di  crino 
cini  d'oio  e  filetto  giallo,  falde  con  gra-  bianco,  scollo  di  mussolino  a  cannelli, 
nate.  Temila  giornaliera.  Unif.irme  di  guanti  bianchì  di  maglia,  e  piccole  spal- 
pannoturchino  scuro, ehnosenza  pennac-  line  turchine  scuree  gialle:  il  resto  come 
chio,  e  pantaloni  con  fascia  rossa:  il  re-  sopra,  tranne  la  corazza.  Tenuta  giorna- 
sto  come  sopra.  Il  capitano,  il  tenente  e  il  liera.  Elmo  senza  pennacchio,  ed  il  resto 
sotto-tenente  usano  il  medesimo  vestiario  come  sopra,  eccettualo  lo  scollo.  Tambu- 
con)e  quello  degli  altri  ulliziaii;  soltanto  rini.  Gala.  Elmo  con  pennacchio  di  cri- 
si distinguono  dalle  s[)alline,  le  (piali  so-  no  bianco,  tunica  di  panno  amarante  fi- 
no: il  capitano  da  colonnello,  il  tenente  da  letlatadi  trina  bianca;  calzoni  corti  elar- 
lenenle-colonnello,  e  il  sotto-tenente  da  ghi  a  botta  del  medesimo  colore,  con  tri- 
maggiore.  Gli  altri  ulliziaii  poi  godendo!  ne  bianche,  calze  pure  amaranti,  spalline 
distintivi  de'capitani,  ne  usano  lespalli-  bianche,  scarpe  nere  accollate,  e  sciabola 
ne.  Tulli  i  nominati, come  notai,  non  a-  al  fianco  pendente  dal  centurone  di  pan- 
<loperanospalline  nella  gran  gala.  A  Spe-  no  amarante  con  trina  bianca.  Tenuta, 
RONE  dissi  come  e  quando  il  capitano  usa  giornaliera.  Elmo  senza  pennacchio, ed  il 
gli  speroni. Tenuta de'sergenli, caporali  e  restocomesopra,adeccezionedelloscólIo. 
alabardieri. Sergenti.  Tenuta  giornaliera .  Essendo  l'alabarda  l'arma  più  usata  dal- 
Elmosimile  a  quello  degli  ufiiziali,  tunica  la  guardia  svizzera,  dirò  con  Plinio  che 
«li  panno  nero  trinata  bianca, calzoni  COI  ti  si  vuole  inventata  da  Penlesilea  valoro- 
e  lai  ghi  a  botta  di  panno  amarante  con  li-  sa  regina  delle  amazzoni  :  abbiamo  di  Jo. 
.ste  del  medesimo  colore,  come  lo  sono  le  li\<i\ov^\\\\,Dehastis  veterani, kxn'nieXoàiì- 
calze;  centurone  di  pelle  nera,  e  sciabola  mii757.Questoèildecoroso  vesliariodel- 
con  impugnatura  antica;scarpedi  pelle  ne-  la  guardia  svizzera,  nel  suo  complesso  an- 
ra  accollate,  con  orecchiozze  simili.  Gala,  tico  e  nazionale,  veramente  nobile  e  digui- 
lilmo  come  gli  ulliziaii  con  pennacchio  di  toso,  che  convenientemente  corrisponde 
crino  bianco,  e  scollo  di  mussolino  a  can«  alla  magnificenza  imponente  delle  sagre 
nelli:  il  resto  come  sopra.  G/'rt«  i,'rt!/«.  EU  funzioni  cui  assiste  e  celebra  il  sommo 
me  di  ferro  con  pennacchio  di  crino  ros-  Pontefice,  circondato  dalla  gerarchia  ce- 
so, tunica  di  panno  nero  filetlata  di  trina  clesiastica,  e  da  un  corteggio  splendido  e 
rossa,  con  sopra  la  corazza  di  ferro  liscia:  mislodi  sacerdotale  e  di  regio;  laonde  ben 
il  resto  come  sopra.  I  sergenti  portano  Sem-  meritava  particolare  descrizione,  e  come 
pie  il  bastone.  Alabardieri.  Grangaia.YA-  feci  delle  altre  guardie  At  Palazzi  Apo- 
ino  di  ferro  con  pennacchio  di  crino  rosso;  stolici  [P^.).  La  Bandiera  della  guardia 
scollo  di  mussolino  a  cannelli;  tunica  con  svizzera  si  forma  di  3  colorì,  turchinoscu* 


S  V  I 

ro,  rosico  e  giallo,  com'è  il  vnsliaiio  degli 
aliibiirclicri.  In  mezzo  ili  nnibe  le  pnrii  vie 
lo  stemma  tic!  l'apn  che  regiiM,e  sotto  è 
pure  ripetuto  quello  gentilizio  del  capita- 
no eziandio  pro-tempore.  L'asta  è  rossa, 
e  nell'estremità  havvi  la  punta  d'una  lan- 
cia con  fiocchi  d'oro.  Questa  bandiera  nel- 
le festesolenni  e  in  occasione  delle  Itnizio- 
iii  s'inalbera  Inori  de'due  quartieri,  e  in 
aicime  circostanze  più  solenni,  se  il  Pa- 
pa abita  al  Quirinale,  si  eleva  sul  ricor- 
dalo torrione  o  baluardo.  Ora  riporterò 
la  serie  de'capitani  della  guardia  svizze- 
ra pontificia,  clie  sempre  dev'essere  un 
nobile  di  Lucerna,  e  terrò  presente  (piella 
ancora  che  pubblicò  May,  nAV  Hisloire 
niilitaire  de  laSuisse,\.  B,p.  52ge  seg.  Il 
j. "capitano  fu  Gaspare  de  Silenen^aivì- 
zio  di  Lucerna,  del  cantone  di  Uri,  secon- 
do ìNIay,  figlio  d'Albino  che  assai  si  distin- 
se nella  guerra  contro  il  duca  di  Borgo- 
gna, e  nipote  di  Jost  devSileneu  vescovo 
di  Sion  e  di  Grenoble.  Gaspare  fu  uno 
de'capi  delle  schiere  svizzere  che  nel  1 494 
marciarono  al  conquisto  del  regno  di  jNa- 
poli,  con  Carlo  Vili  re  di  Francia,  e  va- 
lorosamente combattè  alia  battaglia  di 
Fornovo  nel  ducato  di  Parma,  contro  le 
milizie  collegale  di  Alessandro  VI,  de' ve- 
neti e  de'milanesi,che  volevano  dispula- 
re al  re  il  ritorno  in  Francia.  Indi  con- 
ilusse  in  Roma  nel  i5o  5  al  servizio  di  Giu- 
lio 1 1  una  compagnia  di  svizzeri,  quale  lo- 
ro capitano  e  colonnello.  Si  recò  in  diver- 
si cantoni  svizzeri  per  negoziare  in  nome 
di  Giulio  II,  e  del  successore  Leone  X,  e 
neli5i7  per  questi  fece  la  leva  di  3ooo 
svizzeri,  e  nel  medesimo  anno  alla  loro 
tesla  pugnò  alla  battaglia  di  lumini, con- 
troil  ribelle  duca  d'Urbino,  e  vi  restò  uc- 
ciso. Il  2."  capitano  fu  Marco  Roysl  o 
Roiist  d'i  Zurigo  e  figlio  di  quel  borgoma- 
stro Enrico;  servi  la  patria  in  diverse  am- 
bascerie, comballè  da  prode  a  Grandson, 
e  a  IMorat,  ove  (u  lallo  cavaliere.  Diven- 
ne quindi  borgomastro  e  senatore  di  Zu- 
rigo, si  distinse  in  guerra  e  nella  diplo- 
mazia, fece  prodigi  di  valoie  nel i5i  5 con 
VOI.  i.x\n, 


S  V  [  1)3 

4oooznrigani  alla  battaglia  di  Marigna- 
no  in  favore  del  tinca  di  Milano.  Leone  X 
conoscendone  la  reputazione  e  i  suoi  me- 
riti, per  morte  del  precedente  nella  I  7  gli 
olili  il  comando  della  guardia  svizzera , 
permettendogli  che  disimpegnasse  prima 
un  incarico  di  sua  patria,  fiacendosi  sup- 
plire dal  figlio  Gaspare  capitano  colon- 
nello. Nel  gennafo  1 5  1 8  si  porlo  in  Ilenia 
ad  assumere  il  comando,  e  vi  restò  sint> 
alla  morte  di  Leone  X, avvenuta  ili. "di- 
cembre 1 52  I  ;  ritornò  a  Zurigo  e  morì  nel 
I  524.GIÌ  successe  il  figlio  Gaspare  llotct 
già  suo  luogotenente,  e  servì  ue'[)onlin- 
cali  d'  Adriano  VI  e  Clemente  VII  ((ual 
capitano  colonnello.  Espugnata  Roma  a' 
6  maggio  i  527  dal  furioso  esercito  di  Car- 
lo V,  fu  massacrato  colla  sua  guardia  e 
famiglia,  e  gli  altri  svizzeri  assoldati,  do- 
po la  più  eroica  resistenza,  nell'atrio  di 
S.Pietro  chea veano  barricato,  da'fmtac- 
cini  alemanni,  de'quali  però  ne  restarono 
uccisi  800.  1  cantoni  svizzeri  per  questa 
sciagura  e  comechè  divisi  per  le  guerre 
religiose,  lasciarono  passare  2  i  anni  pri- 
ma di  ripristinare  la  guardia  del  Papa. Suo 
capitano  fu  Jodoco  de  3Ieggen  di  Lucer- 
na, profonilamente  versato  nelle  lingue  e- 
braica, greca, Ialina,  francese,  italiana,spa- 
gnuola  e  schiavona  ;  fece  un  viaggio  nel 
I  J124  in  Turchia,  Palestina  e  Persia,  e 
nel  suo  ritorno  a  Lucerna  amministrò  i 
baliaggi  di  Weggis,  di  Cadeu,  di  AVilli- 
sau.  Avendo  Paolo  III  convenuto  co'can- 
loni  cattolici  il  ristabilimento  della  nuo- 
va guardia  svizzera  pontificia  nel  1 548, di 
200  uomini, con  convenzione  falla  a  Lu- 
cerna a' IO  aprile,  co' medesimi  privilegi 
e  immunità  che  gli  svizzeri  godevano  iti 
Francia;  indi  fuscello  a  capitano  colon- 
nello della  medesima  Jodoco,  e  condusse 
la  sua  truppa  in  Roma  nel  settembre.  Nel 
1549  a' IO  novembre  morì  Paolo  IH,  ed 
avendo  poi  i  Colonna  ripreso  Palianoe 
altri  loro  luoghi,  perduti  per  la  loro  ri- 
bellione,essendovi  gravi  timori  in  Roma, 
fu  a/lldala  la  custodia  del  Valicano,  ove 
si  adunò  il  Conclave,  a  Nicolò  Orsini  con 
I  I 


i54  SVI 

.Too  soldati, oltre  gli  svÌ77eri.  Jodoco  <ic\\\ 
reIcKo  (>iulio  111,  che  ottenne  da'cantoni 
due  nuove  compagnie  di  i  "zo  svizzeri  l'u- 
na,  destinandole  jie'cardinaji  legali  di  Ra- 
venna con  Tannar  d'Uri  per  capitano,  e 
di  Bologna  con  Pellegrino  de  Heroldin- 
guen  pure  d'Uri  per  capitano,  colla  me- 
desima capitolazione  della  guardia  pipa- 
le. Quanto  a  Bologna, l'erudilissimo  Gae- 
tano Giordani  pare  che  anticipi  l'intro- 
duzione della  guardia  svizzera   legalizia 
in  tale  città,  poiché   narra  a  p.  58  del- 
l'opuscolo: Pitture  (Iella  sala  Farnese 
in  Bologna,  dicendo  della  sala  degli  sviz- 
zeri del  palazzo  governativo,  che  Paolo 
Ili  avendo  conferita  la  legazione  di  Bo- 
logna al  cardinal  Gaspare  Contarini  ve- 
neto e  vescovo  di  Belluno,  gli  commise 
d'assoldare  una  bella  compagnia  di  sol- 
dati svizzeri,  per  guardia  del  palazzo  e 
della  sua  persona;  laonde  nel   iS^i  fu- 
rono essi  svizzeri  la  i .  '  volta  introdotti  ed 
acquartierati  nello  slesso  palazzo,  e  ve- 
stili alla  divisa  del  Papa.  Di  più  aggiun- 
ge, che  il  cardinal  /I/oro»;  essendo  lega- 
to segnò  i  capitoli  della  condotta  degli 
svizzeri  venuti  al  soldo  in  Bologna   col 
capitano  loro  Ettore  Bcrolinger,  nobile 
cattolico delcantoned'Uri.  Anche  il  car- 
dinal Girolamo  Farnese  (nella  sua  bio- 
grafia riportai  l'errata  data  da  Cardel- 
Iai64f),  mentre  Urbano  Vili  mori  nel 
1644}  ed  allora  non  mi  accorsi  dell'a- 
nacronismo, come  non  se  ne  avvide  il  lo- 
dato e  diligenlissimo  Giordani,  che  a  p. 
24  ripetè  l'abbaglio  del  dolio  Cardella), 
quando   sotto  il   pontificato   d'  Urbano 
Vili  era  nunzio  di  Svizzera  e  nel  paese 
de'Grigioni,  fece  leva  di  soldatesche  sviz- 
zere per  servigio  della  s.  Sede.  Gli  sviz- 
zeri del  cardinal  legato  di  Bologna  ave- 
vano r  abitazione  nel  pubblico  palazzo 
in  tante  camere  separale,  e  stanziavano  in 
corpo  di  guardia  nella  sumnientovata  sa- 
la. Inoltre  Jodoco  continuò  in  Roma  a  ser- 
vire Marcello  II  e  Paolo  IV, al  cui  tempo 
mor"i  di  ^  i  anni,  e  fu  sepolto  nella  chiesa 
di  s.MariadellaPietà  in  Camposanto  pics- 


S  V  I 

so  il  Vaticano,  della  quale  riparlerò  in  fi- 
ne, con  qiusta  iscrizione  the  leggo  nell'Ai- 
veri,  Roma  in  ogni  slato  t.  2,p.  216.  lodo- 
CHS  a  Mcggen  senator  Lucernas  eques 
auratus,  capilaneus  hehetionim  a  sacra 
custodia  S.  D.  N.  Panli  IF  Pont.  Max. 
hoc  sepnlchruni  sihi  ac  suis  adirne  vivens 
f.f.  Roniac  viii  die  octobris annoi '^5'j. 
Paolo  IV  nel  I  558  o  nel  i  '')^i^  gli  sostìtm 
per  capitano  colonnello  il  cav.  Gaspare 
de  Silenen  o  Sylenen  figlio  minore  del  i ." 
capitano  della  guardia  svizzera  pontificia, 
e  luogotenente  di  essa  del  predecessore  nel 
1548;  stipulò  con  Pio IV  i  capitoli  della 
convenzione  che  liporlai  di  sopra,  e  mo- 
rì nel  I  564  ^  nel  i  o&d.  Ne  fu  successore 
Jodoco Segesser  de  Baldegg  di  Lucerna, 
già  alfiere  della  guardia  nel  i  548,  luogo- 
tenente 0  tenente  neh  55c).  Ottenne  la  ca- 
rica di  gran  coppiere  del  vescovo  di  Co- 
stanza, che  poi  rese  ereditaria  nella  sua 
famiglia.  Servì  s.  Pio  V,  Gregorio  XIII 
e  Sisto  V,  il  quale  l'inviò  a'canfoni  cat- 
tolici nel  I  587,  e  fece  stampare  nel  1  5'^C) 
in  Dillenbourg  i  Viaggi  del  suo  avo  ma- 
terno Jodoco  de  Meggen  già  lodalo,  e  al 
dire  di  Maj'  tornò  in  Roma  nel  1590  e 
morì  nel  1593,  dopo  essere  stato  capila 
no  anche  di  Urbano  VII,  Gregorio  XIV, 
Innocenzo  IX  e  Clemente  VIII.L'Alveri 
a  p.  226  riporta  le  seguenti  iscrizioni  de' 
suoi  congiunti,e  poste  in  s. Maria  della  Pie- 
tà in  Camposanto,  ove  fu  probabilmente 
tumulato,  nella  sepoltura  da  lui  costrui- 
ta per  se  e  suoi.  D.  O.  HI.  Jodocus  Se- 
gisscr  eques  anratus  cii'is  lucernensis  et 
pedeslris  helveliorum  ciislodiae  Pontifi- 
cis  praeftclus  hunc  locum  ut  ipse  suiqtte 
vita  f aneti  in  eo  deponerentur  elegit  et 
huiuscemodi  inscriptione  insignivit  queni 
primo  fiUus  eius  charissimus  Michael 
Pius  primo  mense  anni  lertii  suae  aela- 
tis  occupavit  tertio  die  septem!>risì56^. 
D.  O.  Ì\J.  Nohilispudicae  castaeqiie  ma- 
tronae  ^nnae  Sematler  de  Sedano  111!' 
et  Rev."  quondam  Card.Sedununen{Scke\- 
ner)  pronepoti  quae  unico  reiiclo  fiLolo 
Slephano  Alexandro  hiciuxta pliuni  al- 


S  V  I 

Unitn  MicìiaelcmPiiim Scgh'icr^cl  fiìiam 
ìt larga rilam  anno  superiori  proxinit  la- 
pso  niensis  die  atq.  bora  eadeni  definì 
etani  sepidtn  esl  strcnnus  ac  nohilis  cffiies 
nuratiis  Todocìis  Scgisser  S.  D.  N.  Vii  1 
Pont.  Max.  heh'elinnini  rn^todiae  prne- 
fectni.rivis ala.  con<:iHaruisTAicernensis , 
et  l'oniftgalis  anioris  ostendendi  causa  et 
Vìcnioria  ipsius  colendae  plurimis  ctini 
lacriniis  po^iiit.  Dolore  parlus  nntnrae 
debituni  sohit  atq.  e  vita  inigrai'it  die  s\r 
ini.  annoi '^j  i.  Afrae  Fleelienstein  pie. 
tntis  ac  generis  nohilllafc  clarae  uxori 
charissiniae  moestus  posuilconiux  lodo- 
rnsSegisseru.^  helvetìus  senntorLucernen- 
sis  rniies  auratus  et  custodiae  helvetine 
S.  D.  N.  Sixli  V  capilaneus.  Dolore  par- 
lus ohiìt  an.  sai.  t  ^CjO  die  xx  mensis  rnar- 
lii.  Col  c.'ipitano  Segcsser  fd  tenente  il  li- 
coidato  in  questa  iscrizione,  eretta  in  det- 
to luogo.  Donec  optata  venianl.  HierO' 
nimus  de  Herlenslcin  miles  niilitiae  ss. 
Afaurilii  et  Lazari,  senalor  Lucernensis^ 
Tice-Capilaneus  custodiae  helvetior.  S. 
D.  N.  Gregorii  XI  li  liane  septdluraniin 
vienioriam  primogenito  suo  fi  Ho  Ludo- 
vico, paterno  amore  adornar!  iusslf  ae- 
talis  suae  annor.  i  innocentiani  soh'it  5 
idnsiannar.an.  i  5So.  Clemente  Vili  di- 
cliiai  ò  nel  i  TrjS  capitano  il  figlio  del  de- 
funto, Stefano  Alessandro  Segesser,  già 
alfiere  della  guardia  nel  1^70,  luogote- 
nente o  tenente  nel  r  582,  avendo  ottenu- 
to la  sopravvivenza  al  padre  nel  i  087,00- 
de  nella  sua  assenza  da  Roma  ne  fece  le 
veci:  l'Alvori  a  p.  22  >  riporta  la  lapide 
eretta  nella  delta  chiesa  alla  defunta  mo- 
glie Caterina  Sonneberg  nobile  di  Lucer- 
na ;  e  quella  del  cav.  gerosolimitano  Gio. 
Giacomo  Segesser.ServiSlefano  pureLeo- 
ne  XI,  Paolo  V,  Gregorio  XV  e  Urba- 
no Vili,  morendo  cavaliere  dello  speron 
d'  oro  nel  iGic).  Urbano  Vili  in  questo 
nominò  capitano  Nicola  de  Fleckenstein 
di  Lucerna,airRMedella guardia  nel  I  "tS'?, 
tenente  nel  1  'qS,  moiì  nel  1 G40.  Lo  sles- 
so Papa  in  detto  anno  gli  surrogò  per  ca- 
pitano Jodoco  Fleckenstein  fratcllu  mi- 


SVI  i5*i 

norc  dui  precedente,  stato  ollìere  delti 
guardia  nel  iGiG,  tenente  neh 620).  Nel 
medesimo  I  n.'jo  fueletloavoyerdi  Lucer- 
na sua  patria,  c(i  ottenne  da  Urbano  Vili 
il  permesso  di  recarvisi,  ficendosi  rappre- 
sentare dal  tenente;  ma  siccome  avea  uu 
singolare  di  voto  affetto  pel  Papa  e  ne  go- 
deva il  pieno  favore,  nel  i  G  j3  rassegnò  la 
carica  patria,  si  lestilu'i  in  Pvoma  a  ripren- 
dere il  comando  degli  svizzeri,  e  dopoa- 
ver  servito  anche  Innocenzo  X  morì  nel 
iG')2  e  fu  sepolto  nella  suddetta  chiesa 
di  s.  Maria  della  Pietà,  con  questa  lapide 
che  ricavo  dall'Alveri.  D.  O.  HI.  Ilicia 
cent  ossa  nobili  viri  Todoci  Fleckenstein 
Lìicernen.  equU.  anral.fuit  ab  Urbano 
I  fifpracfvciu  s  cu  ^todiac  Iwh'clicae  no- 
mìnalus ,  ab  Innocentio  X  Pont.  Max. 
confirniatus ,  a  Scnatu  populnq .  Luccr- 
nen.  Rcipiib.  suae  praclura  donaliis,  e- 
git  praeclare  Pontificìs  custodcni  Rei- 
pub,  praelorem  militum  ducem  cgeno- 
runi  patreni  aniniae  suae  curatorcm  hir 
scppcliri  K'oluit.  An.  aclatis  suae  G^,dfr 
7.6  /unii  i652.  In  questo  Innocenzo  X 
scelse  per  capitano  Gin^'anni  Rodolfo 
PfyfFer  d'Altishofen  nobile  di  Lucerna, 
figlio  minore  del  celebre  Luigi  avoyer 
della  medesima,  che  lodai  all'  articolo 
SvizzER  \,  descrivendone  le  principali  ge- 
sta che  lo  resero  famigerato.  Questa  il- 
lustre e  antica  patrizia  famiglia  di  Lu- 
cerna, che  vanta  un  copioso  numero  di 
uomini  distinti,  ed  i  seguenti  benemeriti 
capitani  della  guardia  svizzera  pontificia, 
tuttora  fiorisce  in  Lucerna  e  in  Roma 
ove  da  Rodolfo  in  poi  si  stabilì  un  ramo 
della  famiglia.  Dappoiché  i  Pfyrter  si  di- 
visero in  tre  rami,  de'  signori  cioè  del  ca- 
stello d'Altishofen,  che  formò  due  linee, 
una  esistente  inlyucerna,  l'allia  in  Roma 
de'capitani  e  ufTiziali  della  guardia  sviz- 
zera; de'signori  del  castello  di  Wyher;  e 
de'  signori  del  castello  d'  Heidegg,  tulli 
luoghi  del  cantone  di  Lucerna.  Ciiovan- 
ni  Ilodolfo  era  stalo  fatto  alfiere  della 
guardia  nel  1029,  tenente  nel  16^0,6  al- 
lora prese  il  comando  quando  partì  il  pre- 


1 56  SVI 

ilecessoie,  e  lo  funse  sino  al  (jclto  rilor- 
no.  Seiv'i  Ujliano  Vili,  Innocenzo  X  e 
Alessandro  \  II;  mori  ueìiG'j'j,  e  fu  se- 
pollo  nella  siiddescrilta  chiesa  di  s.  Pel- 
lej>iino  del  cimilcrio  degli  svizzeri,  con 
quelle  onorifiche  la[)idi  che  riprodussi; 
quindi  in  (ale  chiesa  i  suoi  discendenti  vi 
costiuirono  la  sepoltura  gentilizia  in  for- 
ma di  camera  mortuaria  e  tuttora  esi- 
stente. Alessandro  VII  neliGSy  gli  sosti- 
tuì il  fratello  Luigi  Fjy/J'cr  d'Altishofeo, 
alfiere  delia  guardia  svizzera  nel  i64o, 
lenente  nel  1 652  :  Clemente  IX  nel  1 660 
ottenne  dal  cantone  di  Zug  una  compa- 
gnia di  svizzeri  pel  cardinal  legato  di  Fer- 
rara, sotto  il  comando  del  capitano  Ga- 
spare de  Erandenberg  di  Zug,  oltre  un 
tenente,  due  sergenti,  due  caporali,  due 
tamburini,  un  pillerò,  4o  alabardieri,  io 
tutti  5o  uomini,  e  co'n)edesimi  privile- 
gi delia  guardia  papale.  Nel  medesimo  an- 
no gli  svizzeri  di  Roma  furono  ridotti  a 
120,  e  quelli  de'Iegati  di  Ravenna  e  Bo- 
logna a  5o  per  corpo, dopo  la  qual  epo- 
ca il  cantane  di  Uri  somministrò  ad  essi 
gli  svizzeri.  In  Roma  il  capitano  Luigi 
Pfyfler  continuò  nell'uffizio  ne'  pontiii- 
cati  di  Clemente  IX,  Clemente  X,  Inno- 
cenzo XI  e  Alessandro  Vili,  morendo  nel 
1686.  Questo  ultimo  Papa  nel  1691,  o 
Innocenzo  XI  nel  1676  come  vuole  Alay, 
noDi\nucap\lanoFrcinresroP/]  fjcr  d'Al- 
lisholen,  il  quale  era  stalo  destinato  al- 
fiere nel  1657,  sotlo-lenentenel  i  660  alla 
creazione  di  questa  carica,  e  tenente  nel 
1670:  cessò  di  vivere  neli6g6.  Gli  suc- 
cesse Giovanni  Gaspare  lìJfycr  de  Cal- 
degg  di  Lucerna,  alfiere  nel  1660,  sotto- 
tenente nel  1670,  lenente  nel  1686.  Con 
permesso  d'Innocenzo  XI  nel  iG8q  si  re- 
cò in  Isvizzera  a  far  leva  ne'canloni  cat- 
tolici d'un  reggimento  di  24<^o  uomini, 
per  servizio  di  Carlo  11  re  di  Spagna,  in 
cui  si  recò  conservando  il  giado  di  lenen- 
te della  guardia  svizzera  pontifìcia.  Dice 
May,  che  quantunque  assente,  Alessan- 
dro VIII  gli  confeii  la  carica  di  capitano 
colonnello,  e  che  avendo  nel  J698  ri- 


S  V  I 

formalo  il  suo  reggiu'.ento  a  Rarcellona, 
ritornò  in  Roma  a  riprendere  il  coman- 
do delia  guardia.  Clemente  XI  nel  1700 
lo  conièrmò,elerminòdi  vi  vere  nel  17  12. 
In  lai  anno  Clemente  XI  dichiarò  capi- 
tano Giovanni  Corrado P/)/ì ci  tV A\iìs- 
hofen  di  Lucerna,  già  alfiere  nel  1670, 
sotto-lenenle  neh  686,  lenente  nel  1696, 
funzionando  sino  al  1698  come  capitano 
pel  Meyer.  Leggo  negli  v4cla  Canoniza- 
lionis  Sanctoruni  di  Chiapponi  e  falla  da 
Cletnente  XI  neh  7  12,  che  mg.'  Cassina 
prefetto  delle  ceremonie  pontificie  per  la 
funzione  prese  i  debili  concerti  anche  eoa 
(I.  JoannesCorradus  Pfylìcr  de  ylltisho- 
fcn  diix  custodiae  niililiun  Jieh'etioì'iim, 
e  poi  gli  mandò  quest'invito,"  lllustrissi- 
mus  Dominus  JoannesCorradus  PfyfTer 
de  Altishofen  capilaneus  custodiae  hel- 
vetiorum  Sanctissimi  praecipiat  sui  bom- 
bardariis,  ut  die  dominica  22  currentis 
mensis  mail  festo  ss.  Trinilalis  circa  ho- 
rami3,  ubi  primum  audierint  lympano- 
rum  pulsum,  ac  buccinarum  clangoretn, 
omnia  raortarioIa,elbombardas,quaeha- 
beut  io  platea  Vaticana,  consueto  more 
displodant.  Insuper  mandenl,ut  praedi- 
cta  die  summo  mane  omnessui  militesfer- 
reis  indumentisarmali,  partim  januasla- 
teralesbasilicae,  partim  lignea  sepia,  can- 
celiulosque  thealri  custodiant,  quos  pror- 
rus  imperio  Excellentissimi  d.  ducis  De 
Comilibus  Rlagistri  s.  Hospilii  dimiltat, 
partim  denique  Sanctissimoad  basilicam 
procedenti  de  more  inserviant."  Notai  al- 
l'articolo Cavalieri,  che  quando  il  Papa 
solennemente  insigniva  della  milizia  au- 
rata gli  aoibasciatoii  veneti,  a  questi  po- 
nevano gli  spcìoni  d'oro  di  squisito  lavo- 
ro i  capitani  de'  cavalleggieri,  e  in  loro 
mancanza  quello  degli  svizzeri,  come  fece 
il  capitano  Gio.  Corrado  coll'ambascia- 
tore  Cornaro, quando  neh  722  lo  decorò 
Innocenzo  XIII.  Nel  trasporlo  io  lettiga 
del  cadavere  di  questo  Papa,  dal  Quiri- 
nale al  Valicano,  essendo  indisposto  il 
capitano,  l'accompagnò  e  precede  il  te- 
uenle  Luigi  Francesco  Pfyller  d'Allisho- 


S  V  I 

feti  a  cavallo,  cogli  svizzeri  vcslillcon  ar- 
niitlmn  ili  ferro  e  alabarde,  sej^iientlo  la 
lettiga  tutti  gli  altri  svizzeri  coli' alabar- 
de, portando  uno  di  essi  nel  mezzo  la  ban- 
diera avvolta  in  mezzo  all'asta.  Si  ripor- 
ta (lai  M.°i5^T  del  Diario  di  lìonui  del 
17?.  7.»  Essendo  da  questa  passato  all'al- 
tra vita,  in  età  di  7Ganni,  il  sig.'Gio.  Cor- 
rado Pfylfer  d'Altisbofen  capitano  della 
guardia  svizzera  di  N.  S.  Benedetto  Xilf, 
dopo  essere  stato  martedì  esposto  sopra 
alto  letto  con  20  torcia  intorno,  vestito 
colla  sua  nobile  armatura  d'acciaro,  con 
ispada  nuda,bastone  di  comando  (del  qua- 
le,come  foirnato  e  ceremoniale  della  con- 
segna al  tenente,  parlai  a  Bagolo)  e  scu- 
do a'piedi  sopra  il  medesimo  letto,  nella 
cbiesa  del  loro  quartiere,  dedicata  a'  ss. 
Rhutino  e  Sebastiano,  gli  venne  cantata 
solenne  messa,  coll'assistenza  di  tutti  gli 
ulliziali  della  slessa  guardia,  recitandovi 
dopo  la  medesima  l'orazione  funebre  in 
lingua  tedesca  il  rev.  p.  fr.  Massimiliano 
minore  cappuccino.  Terminate  l'esequie 
delia  mattina,  il  giorno  verso  l'orerà  pre- 
cedendo due  svizzeri  colle  alabarde  rivol- 
tate, seguendo  e  assai  numerosa  la  ven. 
arciconfralernita  delle  sagre  Stimmate, 
la  croce  parroccbiale  di  s.  l^ietro  (ora  è 
il  Sitgrista  il  parroco  de'palazzi  aposto- 
lici, e  nella  chiesa  degli  svizzeri  del  Qui- 
rinale vi  ù  il  batlisterio)  in  mezzo  a  due 
torcie,  i,  religiosi  minori  osservanti  di  s. 
Francesco,  i  carmelitani,  i  sacerdoti  e  par- 
roco di  s.  Pietro, ed  il  cappellano  della  stes- 
sa guardia  svizzera,  e  dopo  di  essi  un  pag- 
gio vestito  in  abito  di  scorruccio  all'antica, 
con  iscudo  al  braccio  e  picca  rivoltata  al- 
l'ingiìi  nella  raanodestra;veniva  indi  por- 
talo in  nobile  cataletto  da  4  soldati  sviz- 
zeri il  detto  cadavere,  accompagnato  ne' 
lati  da  4  ^"<^  lancie  spezzate  in  abiti  lu- 
gubri, e  circondalo  da  38  torcie,  cbe  so- 
stenevano i  confratelli  delle  sagre  Sliin- 
male,  e  seguendo  a  piedi  con  corona  in 
mano  e  candela  accesa,  vestito  di  abito 
lungo  di  scorruccio,il  sig/can.''CarloMar- 
liuo  Pfylfor  di  lui  pronipote,  cbe  si  tru- 


SVI  1.57 

va  va  presente  in  Romajedopo  essoii  sig."^ 
fr.  Oio.  Francesco  Lodovico  rfyller  d'Al- 
li,sliolt;n,cavalieregerosolimitanoe  tenen- 
te di  detta  guardia  svizzera,  in  abito  nero 
di  città,  appresso  il  quale  veniva  la  ban- 
diera rivoltata  anch'essa  e  involta  iu  velo 
nero,  portata  dal  cancelliere  in  assenza 
dell'alfiere,  in  mezzo  a  due  ulliziali  d'abi- 
to rosso  con  alabarde;  indi  seguivano  4 
ulliziali  primari  in  abito  nero  ila  città,  e 
poi  due  sergenti  e  due  chirurghi,  e  final- 
mente i  tamburi  e  pifferi  scordati, con  so- 
pravi l'armedel  defunto  capitano, seguen- 
do tulli  li  soldati  svizzeri  inonlinanza  col- 
le loro  alabarde  a  rovescio,  venne  accom- 
pagnato detto  cadavere  dalla  sopranno- 
minata chiesa  de'ss.  Martino  e  Sebastia- 
no, all'altra  loro  chiesa  di  s.  Pellegrino 
in  Borgo,  ed  ivi  dopo  l'ulFizio  e  altre  so- 
lite preci  e  formalità,  fu  sepolto  in  una 
fossa  a  tal  eft'eito  di  già  preparata  iu  ter- 
ra, vestito  dell'abito  delle  sagre  Stimma- 
te. Dopo  di  che  depostisi  dal  suddetto  sig/ 
tenente  l'abito  nero  da  città,  e  dalle  lancie 
spezzale  e  paggio  gli  abiti  lugubri,  e  tolte 
le  bande  nere  a'tamburi  e  pifferi, portan- 
dosi dal  sopraddetto  paggio  il  bastone  di 
comando  e  scudo,e  la  picca  ilal  sopraddet- 
to sig.'  tenente  reggente,da  cui  erano  stali 
presi  questi  (uilitari  arnesi  dopo  l'esequie, 
lornò  la  detta  guardia  svizzera  per  l'istes- 
sa  strada  al  suo  (juartiere,  nella  medesima 
ordinanza  con  bandiera  spiegata  alla  me- 
la di  detta  compagnia, portala  dal  soprad- 
detto cancelliere,  accompagnata  a'iati  da' 
sopraddetti  ufficiali  d'abito  rosso,con  tam- 
buro battente  appi  esso."  Benedetto  Xllt 
elevò  nello  slesso  I  727al  capitanato  il  sud- 
detto fr.  Francesco  fAiigi  PJy/fcr  d' \l- 
tishofen,  già  nel  1716  alfiere  della  guar- 
dia,ricevuto  cavaliere  di  Malta  nel  i  7  1 7, 
sottotenente  nel  1  720,  fece  la  professione 
religiosa  in  dell'ordine  nel  1  722,  tenente 
nel  I  '^24,  commendatore  gerosolimilauo 
di  Wurzbourg  neli7|2,  rassegnò  il  co- 
mando della  guardia  svizzera  neh  75  J, 
dopo  aver  servito  anche  Clemente  XII  e 
Beucdello  XIV; indi  ueli  7  jbbah  egran- 


i58  SVI 

croce  tlcir  ortliue  di  Multa,  cuorlo  nel 
1772.  Bciicdello  XIV  nel  1  754  g''  sosli- 
lunlcuj^iiio./o/^A't  o  /^//t-''  il'Altihhofi  II, 
alfìeie  nel  I  7J0,  sullo  lenuulc  nel  1738, 
tcneulc  nel  1744-  Visse  pure  iic'puulid- 
t,ali  di  Clemente  Xlll,  Clemente  XIV  e 
l'io  VI,  morendo  nel  1  785.  In  questo  Pio 
VI  nominò  capitano  [aiÌì:;}  Pfyjfer  d'Al- 
lisliofeiijCome  i  piecedenli  di  Lucerna,  e 
i]iiaiido  il  l'apa  creò  cavaliere  aurato  il 
veneto  aLubasciatoreDcjiià,  il  capitano  yli 
pose  i  speronid'oru.Si  trovò  nell'invasio- 
ne de'  repubblicani  francesi  dello  stalo 
poulificiu,eneli  798  alla  detronizzazione 
e  prif^ioma  di  Pio  VI. Disarmala  e  sciolta 
ijulndi  la  guardia  svizzera,  come  indicai 
di  sopra,  il  capitano  e  il  suo  corpo  ripa- 
uiarono.  Pio  VII  nel  1801  creò  capita- 
no jlcav.  Callo  Pfyjìcr  d'AIlisliolendi 
Lucerna,  che  ricostituì  la  guardia  sviz- 
zera due  volte,  nel  modo  che  narrai,  cioè 
in  detto  auno,e  nel  1  8  1 4  dopo  essere  stata 
disarmata  e  sciolta  nel  i8ot)  nel  rapi- 
mento di  Pio  VII  operalo  dagl'imperiali 
francesi.  Tanto  allora,  quanto  ne'succes- 
sivi  pontificati  di  Leone  XII,  Pio  Vili  e 
Gregorio  XVI,  die  solenni  prove  d' in- 
teoierata  fede,  trovandosi  ne'  primi  del 
1  83  iquaudoTioma  era  minacciata  da  po- 
chi ribcUidi  so  vversione,e  d'ordine  di  Leo- 
ne XII  concluse  col  suo  cantone  di  Lu- 
cerna la  convenzione  che  riportai  e  tut- 
tora in  vigore.Mor'i  a'i3  novembre  i834> 
e  fu  sepolto  nella  tomba  gentilizia  in  s. 
Pellegrino.  GregorioXVI  nello  stesso  an- 
no fece  capitano  il  di  lui  figlio  sunnomi- 
nato y1irtr^///oPy^)  //t'/d'Altibhofen  di  Lu- 
cerna, cavaliere  dell'ordine  de'ss.  Mauri- 
zio e  Lazzaro,  ch'era  divenuto  lenente ef- 
letli  vo  della  guardia  nel  1 83  1  ,essendosta- 
lo  pure  sollo-leueote  come  rilevo  dalle 
i^'u^/r/(v///iow</.  Avendo  contribuì  lo  alla 
formazione  e  disciplina  de'belli  reggitnen- 
ti  svizzeri  presi  al  servizio  della  s.  Sede 
da  Gregorio  XVI,  questi  lo  decorò  del- 
l'insegne e  grado  di  commendatore  del- 
l'ordine di  s.  Gregorio  I  da  lui  isliluito. 
Nell'ai  licolo  C AMEraiiUi  del  P af a  parlai 


S  V  I 

de!  capitano  della  guardia  svizzera  ponli- 
ilciu,  Priwftclus  cohors  ijincloriufivriua 
cnslodiae  pcdcalris  kch'cliornin,  e  del 
lenente  e  del  sotlo-tenenle;  perdio  sta- 
bilmente il  capitano  viene  considerato  ca- 
meriere segreto  laico,  e  sino  e  inclusive 
al  capitano  cav.  Carlo  Pfyller  vestiva  l'a- 
bito nero  di  cdlìide'ca/ncrieridispadu 
e  cajìiui  (come  da  ultimo  varialo  e  di  che 
si  compone,  lo  descrissi  a  Spada),  e  cou 
esso  incedeva  nella  carrozza  palatina  coi 
Jorli'i-e  ma^i^iorc  e  cav  itile  rizzo  inay;a;io- 
ic  (da  quest'ultimo  invitato  per  gentilez- 
za e  non  per  diritto),  che  precede  il  ire- 
ìio  e  la  carrozza  del  Papa  quando  si  re- 
ca per  la  città ,  dappoiché  prima  di  Pio 
VII, come  gli  altri,  il  capitano  in  Roma 
dappertutto  accompagnava  il  Papa  a  ca- 
vallo, il  quale  lo  somministrava  il  palaz- 
zo apostolico;  che  egualmente  il  lenente 
e  sotto-tenente  appartengono  al  ceto  dei 
camerieri  d'oiioic  di  spada  e  cappa,  e 
perciò  vestirono  anch'essi  sino  e  inclusive 
a'  primordi  del  pontificato  di  Gregorio 
XVI  l'abito  nero  di  città  quasi  come  i 
ujedesimi  camerieri,  però  senza  gonnella, 
con  braghe  larghe  o  calzoni  a  botta,  fer- 
mati al  ginocchio  nella  legatura  con  ro- 
setleo  nastri  di  fettuccia,  e  così  il  capita- 
no: però  nelle  solennità  vestivano  l'abi- 
to di  corazza;  ed  avendo  cjuesti  luogo  nel- 
l'anticamera segreta  del  palazzo  aposto- 
lico, il  tenente  e  sotto-tenente  l'hanno  iii 
quella  che  la  precede  ossia  de'camerieri 
d'onore  nominali;  gli  altri  ufUziali  della 
guardia  svizzera,  segretario,  giudice^  ed 
esente  (così  detto,  come  (juelli  delle  guar- 
die nobili,  per  non  avere  particolari  in- 
gerenze nel  corpo,  ma  il  solo  servizio  mi- 
litare), sino  a  detto  tempo  anch'essi  ve- 
stirono l'abito  nero  di  città,  avendo  luo- 
go nelle  pontificie  anticamere  delle  ^^'^«/z/'- 
die  nobili  e  de  bussolanti.  11  capitano,  le- 
uenle,  sotto-lenente,  segretario,  giudice, 
ed  esente  intervengono  nelle  stanze  pa- 
pali, il  I."  ne'solenni  ricevimenti  e  nelle 
principali  funzioni,  gli  allri  per  turno  di 
bctlimaua  uno  di  loro  vi  si  reca  iu  del- 


S  V  I 

te  circostanze,  e  in  tempo  dell'orilinarie 
udienze  della  maltiiui.  Tutti  i  iioaiinati 
appartenguno  alla  Cumrra  sci^rtta  (l-  .) 
e  alla  F(i//ti}^lìci  pontifìcia  (nel  quale  ar- 
tìcolo riportai  notizie  che  li  riguardano 
in  uno  alla  guardia)  del  ceto  nubile  ,  il 
die  fu  riconosciuto  sutto  Gregorio  XVI, 
dal  cardinal  camerlengo  Giustiniani  e  dal 
maggiordomo  Pallavicini,  tjuaudo  all'at- 
tuale suUo-lenente,  come  padre  di  I  2  fi- 
gli, furono  accorciati  annui  scudi  loo  in 
compenso  dell'esenzione  da' dazi,  come 
praticasi  col  ceto  nobile,  gli  altri  riceven- 
done Go.  Come  famigliari  ponlilìcii,  i  me- 
desimi nelle  comunioni  annuali  la  rice- 
vono dal  Papa  o  dal  ììia^giordonioj'xri- 
tervengono  alcuni  di  loro  a'  funcriili  di 
(jue'famigliari  pontificii  clie  godono  l'o- 
nore dell'intervento  ad  essi  della  camera 
segreta;  ricevono  dal  maestro  di  ea/ne- 
ru  IO  medaglie  d'argento,  e  5  ne  dà  il 
//itiiiij;iordo/no  ai  sergenti,  sia  pel  posses- 
so, sia  per  la  festa  de'ss.  Pietro  e  Paolo. 
Sino  a  Pio  VII  il  capitano  riceveva  an- 
che una  medaglia  d'oro,  e  dall'archivio 
de'palazzi  apostolici  rilevai  che  Denedet- 
lo  XIV  la  concusse  pure  al  lenente  e  al- 
raillere,  che  ne  iecero  istanza.  I  noi  tre  par- 
tecipano ilella  diblribuziune  delle  cande- 
le, palme  e. '/i,^//»\  Dei  benedetti.  Nell'ar- 
ticolo Cappelle  pontificie,  dichiarai  an- 
cora tutto  quanto  riguarda  il  capitano, 
gli  udìziali  e  la  guardia  svizzera  nell'  as- 
sistenza che  vi  prestano,  inclusivamenle 
alle  lìroce.sMoiii  e  funzioni  straordinarie. 
Nelle  solennità  (|uando  il  Papa  incede  in 
SediuGestaloria  o  m\  talamo  per  Ia/;/-c»- 
ces sione  del  Corpus  Domini,  preceduto 
dal  capitano  e  altri  ulllziali, l'accompagna- 
no lalerahnenle  i  più  alti  G  svizzeri,  che 
sulle  spaile  sostengono  altrettanti  grandi 
spadoni  stoderati,  due  de'quali  licmiio  la 
lama  serpeggiante,  rappresentando  essi  i 
cantoni  svizzeri  cattolici,  come  i|uelli  che 
sempre  si  segnalarono  nella  difesa  della 
s.  Sede,  per  cui  iurono  (.licluarali  da'l'a- 
pi  Dijensori  delLi  liherUc  c^elcMii'>lu-a, 
come  osserva  iluuu^io  Scolli  acU/A/vc- 


S  V  I  i59 

tia  profana;  per  cui  gli  spadoni  prima 
furono  anche  8,  e  oell'armeria  ve  n'è  al- 
tro inservibile.  Questi  spalloni  furono  a- 
doperali  nella   memorabile  battaglia  di 
Morgarten,che  ricordai  a  Svizzera,  e  n'è 
prova  l'iscrizioneincisa  sui  medesimi.  An- 
tico è  r  uso  che  gli  svizzeri  accompagni- 
no il  Papa  in  sedia  gestatoria,  cogli  spa- 
doni sfoderati  sulle  s[)alle  e  l'alabarde, 
allermaudolo  il  citato  Lunadoro  nel  de- 
scrivere la  coronazione  d'InnoceuzoX  uel 
iG44-  Il  Cancellieri  pure  nelle  sue  ope- 
re riferisce,  che  i  6  svizzeri  cogli  spado- 
ni sguainati  sulle  spalle,  figurano  i  G  can- 
toni svizzeri  cattolici,  ma  essi  sono  9  co- 
me notai  a  Svizzera.  Degli  spadoni  neleci 
pure  parola  a  Spada.  Dice  Cancellieri  nel- 
la Lettera  sopra  le  spade  de'  piìc  cele' 
òri  so\'ra/ii,  che  gli  spadoni  svizzeri  sono 
consimili  alla  Spada  (K.)  che  Francesco 
I  si  slaccò  dal  fianco,  (piando  fu  tatto  pri- 
gioniero a  Pavia;  e  portata  da  Ferdinan- 
do d'Avalos  marchese  di  Pescara  a  Car- 
lo V,  c|uesliglieladonò.  I  nobilissimi  d'A- 
valos la  conservarono  fino  al  1 80G,  in  cui 
fu  loro  tolta  nell'ingresso  de'francesi  in 
Xapoli.  Aggiungerò,  che  la  spada   per- 
venne in  potere  di  Gioacchino  JMuratie 
di  Napoli,  che  la  presentò  a  Napoleone  I, 
il  tjuale  morendo  la  lasciò  in  legalo  al  suo 
fr.ttello  Girolamo,  giù  re  di  Westfalia  e 
dal  >iuale  venne  custodita,  ma  mancan- 
te della   lama,  e  consiste  nella  sola  im- 
pugnatura. Rimarca  Scotti,  elicgli  sviz- 
zeri  riuscirono    eccellenti   nell'  adopra- 
re  la  picca  (sorta  d'arma  in  asta  lun- 
ghissima), che  più  lunga  e  poderosa  co- 
stumano di  portare  di  ([uelie  usate  dalle 
altre  milizie;  e  che  per  simd  modo  cin- 
gevano spade  più  lunghe  e  larghe  da  po- 
tersi con  due  mani  stringere,  laonde  per 
silfatte  armi  nelle  battaglie  riportarono 
grandi   vantaggi.  Quanto  all'  alabarda  , 
sorta  d'arma  in  asta  con  ferro  lungo  e 
puntuto,  oltre  altre  tre  posteriori  e    la- 
terali punte,  alcuna    delle   ({uali    talvol- 
ta hanno  la  forma  di  scuri,  già  di  sopra 
uutUL  clic  Plinio  uu  attribuì  l'inven/io- 


1 6o  SVI 

ne  a  Pentesilea  regina  delle  amazzoni. 
C'cilo  è  che  l'alfibaidu  fu  aima  più  spe- 
cialmente propria  de'  tdi/golxirtli.  Qiie- 
sl'arma  ortensi  va  da  alcuni  fu  delta  anche 
Miii-f  (liiiH'sc.  perchè  i  danesi  l'usavano, 
Kil  anticamente  divenne  comunissiuìa  ne- 
yli  eserciti,  note  essendo  lecompagnied'a- 
Jabaidieri.  Si  vuole  da  altri,  che  l'alabar- 
da dalla  Danimarca  successivamente  pas- 
sò nella  Scozia,  nelllngliillerra,  in  Fran- 
cia, in  Isvi/.zera, in  Italia. Un  tempo  iser- 
i^eiiti  di  tanteiia  in  Francia  erano  arma- 
ti d'alabarda,  e  poi  si  adottò  da  alcuue 
j^uardie  poste  a  custodia  de'  municipii  e 
delle  chiese  :  gli  svizzeri  pontifìcii  e  quel- 
li che  custodirono  le  reggie  di  altri  sovra- 
ni la  conservarono  sempre.  A  Cappelle 
roMiFiciE  e  altrove  notai  il  privilegio  del 
capitano  in  nominare  uno  de'i3  indivi- 
dui a'quali  nel  giovedì  santo  il  Papa  fa 
la  Lavanda  de'  piedi  (J- .)  e  serve  a  Pran- 
zo (J  .J:  qui  aggiungerò  che  suole  prefe- 
rire il  cappelhino  della  guardia.  Dopo  la 
leposizione  del  Sepolcro  nel  giovedì  san- 
to e  sino  al  Gloria  in  excelsis  Dco  del 
sabatosantOji  tamburi  della  guardia  sono 
scordati,  e  gli  ufliziali  tengono  a  rovescio 
ta  spada.  Prima  ne'  due  quartieri  della 
guardia  svizzera  eranvi  due  piccoli  can- 
noni o  spingardi,  ma  i  francesi  nel  i  798 
Il  portarono  via.  Con  queste  artiglierie 
sparavano  nelle  feste  e  circostanze  solen- 
ni, come  per  le  Cavalcate,  Possessi  dei 
l'api,  pompa  della  Ghinea ,  e  creazione 
de'uuovi  Gartlinali  e  (Sit\  Pontefice.  Ora 
si  usano  i  mortari  di  bronzo,  e  questi  lo 
svizzero  bombardiere  spara  per  i'  yinno 
sazilo j  per  le  JJe/tedizioia' soìeun'ì,  che  il 
Papa  comparle  dalle  logge  della  basilica 
Vaticana  o  del  palazzo  Quirinale;  il  Sa- 
halo  santo,  allo  scioglimento  delle  cam- 
pane, cantandosi  WGloi-ia  in  excelsisDeo 
nella  cappella  palatina;  nel  passaggio  del- 
la processione  del  Corpus  Domini  Vati- 
cana avanti  al  quartiere;  per  la  Canoniz' 
zazionc  de'bea  ti;per  la  Beatificazione  dei 
servi  di  Dio;  nel  portarsi  solenuenieute  lo 
Siciidardu  di  qualche  nuovo  sauto  dal- 


S  V  I 

la  basilica  Vaticana  alla  propria  chiesa, 
llancheggiandolo  e  seguendolo  la  stessa 
guardia  svizzera;  e  per  dare  il  segnale  del 
Fuoco  arlifiziale  della  girandola  ,  oltre 
l'elevazione  d'alcuni  razzi,  dopoché  han- 
no ricevuto  l'ordine  dal  Papa,  nel  modo 
che  narrai  nel  voi.  L,  p.  244  e  280.  Nelle 
relazioni  de' /'o."r.vr.5-.?/<'/^"Pr//7?.raccol  te  dal 
Cancellieri,  la  prima  volta  che  specilìca- 
tamente  trovo  nominati  il  capitano  egli 
svizzeri  intervenuti  a  tale  magnifica  pom- 
pa di  cavalcata  solenne,  è  nel  iSpo  pel 
possesso  di  Gregorio  XIV.  Dopo  gli  udi- 
tori di  rota  e  il  baronaggio  romano,  e  pri- 
ma del  generale  di  s.  Chiesa,  cavalcava 
il  capitano  co'suoi  svizzeri,  inilites  helve- 
vetii  de  custodia.  D.  armati  et  hastati,et 
Inter  eos  ecpiitans  capitaneus.  Nel  pos- 
sesso d''Innocenzo  IX  deli 591,  etami- 
litihus  ìielvetiis  astatis .ctarmalis hic in- 
de custoditus  erpiitahat.  In  quello  di  Leo- 
ne XI  deli6o5,  le  guardie  svizzere  era- 
no tutte  vestite  di  nuovo;  ed  in  quello 
delio  stesso  anno  di  Paolo  V  gli  svizzeri 
con  alabarde  camminavano  a  lui  lateral- 
mente. Così  nel  I  62  I  nel  possesso  di  Gre- 
gorio XV,  milites  heh'clii  armali  a  latC' 
rilnis,  pedestres  cuni  alahardis:  capita- 
neus mililum  eh'ctiorum  post  senatores. 
Per  Urbano  Vili  neliGaS,  interfuerunt 
milites  helvetii  cum  a Icdiardis  pedestres 
a  laterìhus.  In  platea  s.  Petrifucrunt  e- 
xoneratae  homhardac  a  militilnis  helve- 
tiis.  Per  Innocenzo  X  nel  1 644»  pi'ima  àe- 
^\\ahbve\'ìiì{ort,capita!U'uscustodiaeJiel- 
vetioi-um  Papae  hic  inde  a  IPinilitihus, 
alahardis  arniatìs  stipatus.A  laterihus, 
et  ante  lecticam  S.  S.  ambulabant  ìiiili- 
tes  helveti  armati.  Transacta  ah  istis 
platea  s.  Filarci,  milites  helveti  (forse  per 
essere  ivi  l'antico  Palazzo  apostolico  di 
s. Marco)  emiseruntqiuimplurimasbom- 
hardasin  ipsaplatea.ìa  altra  relazione  si 
ìe^^f.Papae  vero  latus  utrumque  dande, 
hant  ejus  satellites  helveti  ducenti,  quo- 
rimi  quidam  hastis  praepilatis,  quidam 
lanceis  onerahantur.  UH  vero  quiproxi- 
mc  Iccticae  adcrant,  gladios  longissinios 


S  V  l 

(ed anche  qui  Cancellieiì  dìceclie  gli  spa- 
doni sguainati  rappresentano  \6  cantoni 
svizzeri  c-à\.io\\c\),Jcrnìc  Ltliliuliiicin  pal- 
ìiiaf  vxccdi'ìih's,  ad  siniUiludiiieìu  gl(i- 
(ìionim,  quos gigantcs  Imbuisse  fingitiir, 
costale  ìiitdos,  qxioriini  capidi  ex  puro 
/trgeiitn  crat.parttihrtnt.  Dell'intervento 
del  capitano  a  cavallo, edegli  svizzeri  det- 
ti tedeschi  annali  d'alabarde  e  spadoni, 
ne  fa  ricordo  allra  relazione.  Nel  1 655  pel 
possesso  d'Alessandro  VII,  oltre  il  ricor- 
darsi il  capitano,  cingehaiit  leelieam  poii- 
tìficìam  stìpatores  helvetii  hastati,  tho' 
racum,galearu7iicjue  K'el  striclorum  e?i- 
siuni \'uliu'ra  ultrd  luortem  luìiiìtanthuìi 
fulgore  horreiites.  In  planities.PetrieX' 
pliriUte  acies  instrucd.s  ordinìbus  cui- 
tnCfCrista  tacque  praetereuntemAlexan- 
dru/n  VIT festa  catapultarum  dìsplosio- 
iic  salutarunt.  Nel  1667  pel  possesso  di 
ClemenlelXjdopogli  uditori  di  rota  com- 
parivano a'Iati  della  cavalcata  gran  nu- 
mero di  tedeschi  o  svizzeri  armati  d'ala- 
Larde  e  di  spadoni,  e  vestiti  a  trinci  gial- 
li e  rossi,  e  corpetti  di  maglia,  petti  a  bot- 
ta, braccialetti  e  cosciali;  in  mezzo  de'qua- 
li  vedevasi  il  loro  capitano  a  cavallo  no- 
bilmente vestito.  Si  legge  di  Clemente  X 
nel  I  670,  juililes  Jieh'cti sub  eoru/n  trihu- 
nisy  armati  in  pectore,  et  in  capite,  alii 
cnses  niagnos,  alii  alabardas  r/f/r'rr/?- 
/<'v.  Nel  possesso  d'InnocenzoXInel  1676, 
dopo  gli  uditori  di  rota  comparirono  ai 
luti  della  cavalcata  gran  nuniero  di  tede- 
schi, armati  d'alabarde  e  spadoni  a  due 
tagli  inalberati,  vestiti  a  trinci  gialli  e  ros- 
si, coperti  di  maglie  e  petto  a  botta,  brac- 
cialetti e  cosciali,  in  mezzo  de'quali  ve- 
devasi il  loro  capilanoa  cavallo  nobilmen- 
te vestito.  Nel  pos>esso  d'Alessandro  Vili 
neliG8c),  il  capitano  cavalcò  avanti  i  vo- 
tanti di  segnatura  in  mezzo  a  6  soldati  ar* 
moti  con  alabarde:  altrettanto  si  ha  per 
Innocenzo  XII,  e  gli  svizzeri  intorno  al- 
la sua  lettiga  armati  come  sopra,  porta- 
rono anche  gli  spadoni.  Clemente  XI  nel 
1701  pel  possesso,  cavalcando  un  vigo- 
roso cavallo  donato  dal  principe  Chigi, 


SVI  161 

con  un  mezzo  salto  gli  fece  correre  [ierico- 
lodi  ricevere  un'alabardata  danno  sviz- 
zero, che  respin  'èva  il  [lopolo  all'oliato  a 
pie  di  Campido  lio:  il  capitano  cavalcò 
innanzi  agli  abh  eviatori  e  votanti  tra  4 
svizzeri  conalaba  de,  gli  altri  camminan- 
do da'lati  del  Paf.  i  a  due  lunghe  file;  co- 
sì per  Innocenzo  Xlil  e  altri  Papi,  parte 
con  alabarde  e  parte  cogli  spadoni  a  due 
mani.  Per  Clemente  XIV  e  Pio  VI,  che 
furono  gli  ultimi  a  cavalcare, il  capitano 
cavalcò  tra  6  svizzeri  con  armatura  no- 
bile. Del  possesso  di  Pio  VII  già  parlai; 
di  quello  di  Leone  XII  alla  sua  biogra- 
fìa ,  e  nel  quale  invece  del  capitano  ca- 
valcò dopo  i  camerieri  del  Papa  il  suo  fi- 
glio iMartinoPlyllèr,  il  qualeavea  per  lui 
prestatoli  servizio  nella  sede  vacante  per 
l'elezione  di  detto  Papa, seguito  dal  go- 
vernatore di  R-oma,  circondando  la  car- 
rozza la  guardia  svizzera;  di  quello  di  Pio 
Vili  ne  riportai  la  descrizione  nel  voi. 
Vili, p.  179,  dicendo  che  in  detto  luogo, 
e  come  vestito,  pelcapitano  cavalcò  il  u)e- 
desimo  figlio  sotto-tenente  e  coadiutore 
del  teuenteìMartinoPlyllisr.  Gregorio  XVI 
prese  possesso  con  modesto  treno,  senza 
essere  preceduto  dal  capitano,  corteggia- 
to bensì  ne'  fianchi  della  carrozza  dagli 
svizzeri.  ì^qW Esatta  relazione  della  ca- 
valcata con  la  quale  la  Santità  di  TV, 
S.  Papa  Pio  IX  si  porto  a  prendere pos- 
scssoagli  8  »oi'(7»/;/-ei  34^, di d. Giovan- 
ni Arcieri, si  legge  che  dopo  i  camerieri  d'o- 
nore del  Papa  e  prima  di  mg.'  governa- 
tore:" Veniva  il  commendatore  Martino 
Pf'yifer  d'Altishofen  capitano  della  guar- 
dia svizzera  (con  ispada  sfoderata),  vesti- 
to di  corazza  e  bracciali  d'acciaio  dora- 
to (con  fregi  arabescali  dorati),  con  gon- 
nella a  maglia  di  ferro,  calzoni  larghi  di 
velluto  rosso  cupo,  stivali  di  cuoio  all'an- 
tica, elmo  con  pennacchiera  bianca,  ca- 
valcando un  destriero  riccamente  barda- 
to con  guaMrap[)a  di  velluto  rosso  rica- 
mala in  oro,  altorniato  da  (5  soldati  di  es- 
sa guaidia  vestiti  con  corazze  ed  cimi  di 
ferro.  Tutta  la  carrozza  del  Pii[ia  poi  e* 


iG2  SVI 

la  ciicoiulata  dalla  guardia  svizzera  con 
corazze  ed  elmi  di  t'erro  e  nobili  alabar- 
de anliclie,  quali  si  usavano  a'teinpi  di 
Paolo  V  Corgliese,  e  che  si  custodiscono 
da  (incili  dell'eccellenlissioia  famiglia". 
Della  cavalcata  colla  c|ualesiiio  e  inclu- 
sive a  Pio  Vi,  il  Fapa  recavasi  alle  4  cap- 
pelle annuali,  con  intervento  del  capita- 
no a  cavallo,  e  degli  svizzeri  con  alabar- 
deeco'6  spadoni,  ne  feci  la  descrizione  nel 
voi.  Vili,  p.i  5 1.  Altre  cavalcate  alle  qua- 
li interveniva  il  capitano  a  cavallo  e  co- 
gli svizzeri,  erano:  la  Ctivalcata  ile'Car- 
(li/iali  per  prendere  il  cappello  i-osso 
(l.),dopo  il  \o\'0  Ingresso  solenne  in  Ro- 
ma (F.)j\q  Cavalcate  degli  ambascia- 
tori presso  la  s.  Sede  (T".),  nell'ingresso 
loro  formale  in  Roma;  la  Cavalcata  del 
Senatore  di  Roma  pel  possesso  in  Ca/n- 
j)id()glio(r.)j\a  Cavalcata  pel  trasporto 
df'cadaveri  de'cardinali  Decano,  Can- 
celliere, Camerlengo  e  Peìdtenziere  (T^.), 
nelle  quali  vi  sì  recava  con  \o  svizzeri; 
ed  ivi  narrai  che  altrettanto  pralicivasi 
co'  principi  reali  e  regine  defunti.  Nelle 
Traslazioni (l  .jde'cadaveride'Papi  dal 
Quirinale  al  Valicano,  comegià  dissi,  non 
solo  v'interviene  il  capitano  a  cavallo  co- 
gli svizzeri,  ma  il  capitano  riceve  in  do- 
no dalla  scuderia  pontificia  il  cavallo  o  il 
compenso  di  60  scudi,  e  Io  notai  nel  voi. 
XXIlI,p.  80  e  altrove;  mentre  nella  bio- 
grafìa di  Pio  PI  narrai  che  nel  traspor- 
tosolenne  del  suo  cadavere  in  R.oma,  ca- 
valcò il  capitano  degli  svizzeri,  e  con  que- 
sti corteggiò  la  solenne  pompa  funebre. 
Nella  nota  autentica  delle  spese  fatte  nel- 
la sede  vacante  per  morte  di  Pio  Vili, 
leggo  dati  pel  cavallo  al  capitano  coman- 
dante scudi  60;  per  3  mesi  di  soldo  alla 
guardia  svizzera  scudi  3263:90;  per  gra- 
tificazione alla  niedesin»a  scudi  544-33, 
oltre  i  compensi  per  le  abitazioni  e  sgom- 
bro, formandosi  in  esse  il  conclave;  olire 
altre  piccole  partite,  la  distribuzione  dei- 
lacera  ne'novendiali  (ricevendone  i  (3  lib- 
bre alla  morte  d'ogni  cardinale),  e  scudi 
2()5  per  la  coronazione  di  Gregorio  XVI, 


S  V  I 

secondo  il  solito.  In  tempo  di  Sede  va- 
ca/ite, talvolta  il  Maresciallo  del  Con- 
clave (P.jkce  qualche  sortita  pubblica, 
ed  ebbe  il  corteggio  dalla  guardia  svizze- 
ra :  della  milizia  dipendente  dal  mare- 
sciallo, riparlai  nel  voi.  LVII,  p.  20  I .  Ol- 
tre le  funzioni  sagre  a  cui  intervengono 
gli  svizzeri,  e  notate  in  principio  e  in  pro- 
gresso di  (juesto articolo,  talvolta  sono  in- 
vitati da'superiori  delle  chiese  per  feste 
particolari  di  singolare  divozione,  come 
per  quella  della  B.  Vergine  del  Parto  nel- 
la chiesa  di  s.  Agostino,  inesauribile  di- 
spensatrice benigna  e  pietosa  d'ogni  gra- 
zia. Nel  secolo  passato  intervenivano  an- 
cora alla  festa  che  si  celebra  nella  dome- 
nica fra  r8.^  della  Natività,  nell'oratorio 
della  Madonna  de' Cerchi,  che  descrissi 
nell'articolo  Scopatori  segreti,  ed  ecco- 
ne  altra  testimonianza.  Riporta  il  n."  iq')^ 
del  Diario  di Roma(\t\  i  7g3,che  in  det- 
to oratorio  fu  celebrata  la  solita  festa  al- 
la miracolosa  immagine,  con  gran  concor- 
so de'fedeli.  Vi  cantò  messa  solenne  mg."^ 
Rlaccarani  canonico  Vaticano,  a  cui  ap- 
parteneva il  sagro  luogo,  e  nelle  ore  po- 
meridiane vi  pronunziò  un  erudito  di- 
scorso d.  Pier  Vincenzo  Giannini,  e  di- 
poi cantate  le  Litanie  die  la  benedizione 
colla  reliquia  della  E.  Vergine,tralo  sparo 
de'mortari;  ed  in  tutta  la  giornata  vi  re- 
stò in  custodia  la  guardia  svizzera,  com'è 
consuetudine  di  tutti  gli  anni,  per  gra- 
zia speciale  de'Papi.  Sotto  Urbano  Vili 
cessò  l'allegria  che  solevano  fare  gli  sviz- 
zeri neli."di  ma^nio,  ricordata  da  Can- 
cellieri,  Mercato,  p.  61,  e  da  me  nel  voi. 
XXXI,  p.  1  78.Ne'vol.XXI,p.  1 63, XXIX, 
p.  i  I  I,  LUI,  p.  83,  parlai  della  chiesa  di 
s.  IMaria  delia  Pietà  in  Camposanto,  cioè 
del  ss.  Salvatore  e  Immacolata  Concezio- 
ne presso  la  basilica  Vaticana,-  con  ciaii- 
terio  e  terra  del  monte  Calvario  (per  cui 
si  dice  che  i  cadaveri  si  spolpino  più  pre- 
sto, come  rileva  Piazza,  Eusevologio  Ro- 
mano trat.  7,cap.  2:  Della  Confraterni- 
la  della  Pietà  di  Camposanto),  edifica- 
ta da  s.  Leoue  IV:  che  nel  1460  vi  fu  e- 


S  \V  I 
iella  la  coufroternila  ilegli  alemanni  e  de- 
^li  svizzeri,  massime  della  guardia  pon- 
tdicia,  dappoiché  riferisce  Piazza,  e  Ma- 
rangoni neW Istoria  (li  Sum  tu  w.,  p.  1 1)6, 
the  il  sodalizio  ebbe  principio  ueli4^o, 
fu  approvalo  da  Leone  X  e  confermato 
nel  1571,  e  che  dovè  servir  prima  per  la 
compagnia  della  guardia  svizzera  del  Pa- 
pa, per  la  memoria  che  ivi  si  legge.  So' 
cictasMililum  Hch-ctioruiii  pcclcstris  cu- 
stodiiic  S.  D.  N.  Papac  .  hoc  sacclliim 
jiicluris  or/un'it.  Dissi  pure,  che  l'Alveri 
riprodusse  moltissime  lapidi  di  militi  euf- 
fiziali  svizzeri,  e  alcune  ne  riportai  di  so- 
pra. Esse  incominciano  dall'epoca  di  Giu- 
lio 11  e  Leone  X;e  vi  è  pure  del  can.  Pie- 
tro iNIagno  di  Sion  segretario  del  cardia 
jialSckeiiier;  di  Io.  Giovanni  Gutteberghe 
ili  Coirà  locunitcncns  a^uardiac  jH'diluiìi 
hclliatoruin  di  Clemente  Vll,e  morto  nel 
i523;  di  Martino  Weber  di  Zu^arnio- 
riiiii  S.  D.  N.  \'iccciistos  et  ìich'ctiorniii 
/)rc2c.yi(lii(\e\  i644-  ^cl  '  6^0  Mattia  Mez- 
ger  di  Zug  inilcs  custoclicic  Jich'ctioru/n 
S.  D.  N.  fondò  una  lampada  perpetua, 
ed  eresse  una  lapide  a'suoi  parenti  AVen- 
tlel  Mezger  milcs  et  tibiccn  pracsidii  lui- 
i'ci.  S.  D.  N.,  e  sua  moglie  Eva  Reis- 
crin. 

SVVICERTO  o  SWIDBERTO  (?.), 
dello  il  recchio,  vescovo  regionario  e 
apostolo  de'  frisioni.  Nacque  in  Inghil- 
terra, e  visse  alcun  tempo  sotto  la  di- 
sciplina di  s.  Egberto  prele  e  monaco, 
il  quale  lo  spedì  in  Frisia  nell'anno  Gqo, 
con  altri  operai  evangelici,  che  aveano 
a  capo  s.  AVillibrordo.  Swiberto  impie- 
gò parlicolarnìeute  il  suo  zelo  nella  Fri- 
sia citeriore,  la  quale  abbracciava  allora 
la  parte  meridionale  dell'Olanda,  la  set- 
tentrionale dclCrabanle.e il  paese  diCjliel- 
dria  e  di  Cleves.  Egli  ebbe  la  consolazio- 
ne di  vedere  uu  immenso  numero  di  gen- 
ie abiurare  il  paganesimo,  e  rinunziare 
alla  loro  vita  scorretta.  Tornato  in  In- 
ghilterra dopo  l'anno  Gf)7,fu  consagrato 
vescovo  regionario,  per  provvedere  più 
uj;evo!mcnte  a' bisogni  dei  uovcUi  con- 


S  \V  I  i63 

vertiti. Rivestilo  dell'augusto  caralterce- 
piscopale,  ricom  parve  in  mezzo  al  suo  po- 
polo viepi)iìi  acceso  di  zelo, e  stabilì  il  mi- 
glior ordine  nelle  chiese  che  aveva  pre- 
cedentemente fondato.  Indi,  raccoman- 
dalo il  suo  gregge  alla  cura  di  s.  Willi- 
brordo, penetrò  nelle  contrade  dei  Boru- 
ctuariani,  conosciute  oggidì  sotto  il  no- 
me di  ducato  di  Beige  contea  della  Mar- 
ca,e  ne  trasse  gran  numero  alla  fede.Sven- 
luratamente  i  suoi  successi  furono  arre- 
stali da  una  scorreria  de'sassoni,che  s'im- 
padronirono di  quel  paese,  dopo  averne 
fìllio  orribili  guasti.  Il  santo  vescovo,  de- 
sideroso da  gran  tempo  di  prepararsi  al- 
la morte  nella  solitudine,  rilirossi  in  una 
piccola  isola  formata  da  vari  rami  del  Re- 
no e  nomalaKeiserswerdtjChePipioo  pre- 
fetto del  palazzo  di  Francia  gli  avea  do- 
nala, e  vi  fondò  un  monastero,  ove  ter- 
minò i  suoi  giorni  tra  gli  esercizi  della  pe- 
nitenza il  i.°di  marzo  71  3.  Celebrav;isi 
la  sua  festa  con  grande  solennità  in  O- 
landa  e  negli  altri  paesi  dove  avea  eser- 
citato il  suo  apostolato.  Nel  1  G26  si  sco- 
persero le  sue  reliquie  a  Keisersnerdt, 
ed  ivi  tuttora  si  vcTieiano, fuorché  (jual- 
che  piccola  porzione  che  l'arcivescovo  di 
Colonia  donò  a  varie  chiese.A  Uro  s.  Suid- 
berto,  detto  il  Gio\>  a  ne,  \e^co^o  diWer- 
da  o  di  Verden,  è  nominalo  in  alcuni 
martirologi  a'3o  di  aprile.  Nell'articolo 
Ca.\o.\izzazio.\e,  riportando  le  prime  che 
furono  celebrate,  sebbene  di  comun  coii- 
. senso  se  ne  dà  il  vanto  a  Giovanni  XV 
dello  XVI,  che  solennemente  canonizzò 
s.  CJldarico,  lullavolta  Ira  le  precedenli 
per  lai /notai  quella  di  s.  Swidberto  ve- 
scovo di  Werda  o  Verden,  il  ()uaie  nel 
7J2  da  Papa  Stefano  II  dello  III  si  volle 
elevare  all'onore  degli  altari  per  la  cele- 
brità di  sua  santità  e  miracoli,  collocan- 
do il  suo  cor[)0  in  avello  piìi  nobile  alla 
pubblica  venerazione,  il  che  fu  equiva- 
lente ad  una  beatificazione.  Di  poi  sup- 
plicato s.  Leone  III  a  canonizzarlo  solen- 
nemente, ciò  eseguì  nella  chiesa  di  Ver- 
den uell'boS  o  OU4.  Ne  trulla  il  Murau- 


I  r,4  s  ^v  I 

goni  a  p.  Ii8,  Delle  cose  gentileschv 
Irasportate  ad  uso  delle  chiese. 

SWIESKl  o  SVlAlSKo  VI  ATRA. 
Città  arcivescovile  tli  Puissia  in  Europa, 
governo  e  distrelto  a  7  leghe  da  Casan  o 
Kazan,  sul  pendio  d'una  montagna  alla 
sinistra  delia  Sviaga  o  Suiaskia,  e  presso 
il  confluente  di  questa  col  Volga.  Dalla 
parte  di  questa  ultima  è  di  assai  bella  ap- 
})arenza,  con  case  decenti  e  7  chiese  ben 
edificate.  Possiede  uu  convento  di  reli- 
giosi e  un  monastero  di  monache.  Ha 
fabbrica  di  potassa  e  concie  di  pelli.  Ivan 
IV  la  fece  fabbricare  nel  1 55 1 ,  per  far- 
vi lutti  i  preparativi  necessari  al  2.°  suo 
assalto  contro  Razan.  Poco  dopo  vi  fu  e- 
relta  la  sede  vescovde,  sotto  il  patriarca 
«li  Mosca, e  poi  divenne  arcivescovile  nel- 
la riunione  ad  essa  dell'arcivescovato  di 
Casan.  Razan,  Casaiiuiit,c\i\.A  aici vesco- 
vile della  Russia  europea,  capoluogo  di 
governo  e  di  distretto,  residenza  dei  go- 
vernatore militare  e  civile,  è  posta  parte 
sul  pendio  della  montagna  e  parte  in  pia- 
nura sulla  Razaiika.  La  sua  situazione  è 
ima  delle  più  amene,  l'aria  vi  è  salubre, 
ina  il  freddo  è  eccessivo  nell'in  veriio.Que- 
sta  vastissima  città  è  pittoresca  pe'  suoi 
eleganti  edifizi,  che  sono  in  parte  sul  gu- 
sto orientale,  divisa  in  due  parti,  la  for- 
tezza e  la  cillà  propriamente  detta.  La 
prima  situata  nella  parte  più  alta  com- 
prende il  palazzo  governativo  e  l'arcive- 
scovile, la  cattedrale  eretta  da  Ivan  IV 
esormontala  da  una  bella  cupola  dorata, 
la  cancelleria,  la  caserma  della  guarnì, 
gione,  e  bellissime  abitazioni  rifabbrica- 
te a'  nostri  giorni.  La  parte  detta  della 
città  si  estende  in  forma  d'  anfiteatro  e 
ben  costruita  di  pietre  e  mattoni;  la  por- 
zione della  pianura  è  eretta  in  legno  e- 
legantemente.Si  contano  in  Razan  altre 
40  chiese,  3  conventi  di  monaci,  un  mo- 
nastero di  religiose, il  seminario,  la  chie- 
sa luterana,  molle  moschee  co'minareti, 
l'ospedale  e  l'orfanotrofio.  Numerosi  so- 
no gli  stabilimenti  di  pidjblica  istruzione, 
la  cui  uni  versila  istituita  ueli8u3  esleu- 


S  W  I 

de  la  giurisdizione  su  16  governi,  con  bi- 
blioteca di  pili  che  16,000  volumi,  oltre 
un  gran  numero  di  mss.  tartari  e  mon- 
goli, gabinetti  di  mineralogia,  di  numis- 
matica, di  fisica  vasto  e  completo,  l'os- 
servatorio astronomico  e  il  lid>oiatorio 
chimico.  Vi  è  pure  un  ginnasio  accade- 
mico, ove  s'insegnano  tutte  le  lingue  eu- 
ropee, con  copiosa  biblioteca  e  scuole  nor- 
mali, di  navigazione,  teatro  anatomico  e 
giarduio  botanico.  In  uno  de'sobborghi 
sonovi  l'ammiragliato,  l'arsenale  della 
marina,  ch'è  uno  de'principali  della  R.ns- 
sia,  il  cantiere  per  la  costruzione  de'  va- 
scelli d'alto  bordo,  che  pel  Volga  discen- 
dono nel  mar  Caspio  e  altri  stabilimen- 
ti. Fiorente  è  l'industria  manifatturiera, 
come  il  commercio,  fra  la  quale  vi  è  la 
costruzione  (lellecase  di  legno  che  si  pian- 
tano e  disfano  con  facilità,  l'una  e  l'al- 
tro favoriti  tlalla  sua  posizione  fra  Pie- 
troburgo, INIosca  e  altri  grandi  empori, 
per  cui  vi  risiedono  ricchissimi  signori  e 
ospitalieri,  con  un  miscuglio  di  nazioni 
diverse.  Razan  o  Casan  deve  la  sua  fon- 
dazione a  Sayn  figlio  di  Balu-Ran  e  ca- 
j)0  della  grande  orda  tartara,  che  la  fe- 
ce fabbricare  nel  1257  onde  rimpiazza- 
re Briakymor  capitale  del  regnodi  /?»/• 
gai-ia,  e  divenne  la  capitale  dell'impero 
del  Raptchak.  I  re  successori  di  Sayn  fa- 
cevano di  continuo  irruzioni  nelle  vici- 
ne Provincie  russe,  e  le  devastavano.  Ba- 
silio II  gran  principe  di  IMosca  ,  stanco 
de'loro  ladronecci  ,  inviò  contro  di  essi 
un'armata  coiisiderabile,che  li  vinse,pre- 
se  la  capitale  e  la  distrusse  verso  il  i  3()7. 
Però  qualche  tempo  dopo  restituì  le  sue 
conquiste,  e  i  tartari  eressero  una  nuo- 
va Razan  un  poco  più  in  vicinanza  del- 
l' imboccatura  della  Razanka,  che  di- 
venneopulentae  florida  pel  suo  commer- 
cio. Per  la  sua  numerosa  popolazione 
fu  la  più  pericolosa  limitrofa  di  Russia, 
che  patì  incursioni,  rapimenti  di  donna 
e  fanciulli,  e  assassinii  d'ogni  specie,  on- 
de i  sovrani  di  Mosca  spesso  furono  co- 
stretti spedire  eserciti  coutro  i  principi 


SYD  SYD                    iG5 

di  Kazan,  ma  non  servirono  clie  ad  au-  sono  cliiese  anglicane  e caltnlicho,  e  tem- 
luenlare  1'  orgoglio  de'  tarlori.  Ivan  IV  pli  di  melodisti.  1  principali  edilìzi  sono 
czar  di  Russia,  piofiUando  delle  lunglie  il  palazzo  del  governatore,  la  borsa,  il 
dissensioni  tra'popoli  e  i  sovraiiijCongron-  grande  ospedale  della  colonia,  le  caser- 
di  armale  pose  l'assedio  a  Kazan  e  se  ne  me,  le  caiceri,  l'osservatorio.  La  catle- 
impadronì  nel  i^:")?,,  malgrado  la  vigo-  drale  cattolica  e  magnifica, con  stupendo 
rosa  difesa  del  kan  lùligner  e  degli  abi-  organo,  è  dedicata  n  s.  Maria, abbastan- 
tanli.  Dichiarò  Ivan  IV  clie  si  scriverei)-  za  vasta  per  contenere  2000  persone.  E' 
bero  i  nomi  de'soldali  morti  in  qiiest'a-  un  solido  edifizio  fabbricato  di  pietre  la- 
zioDe,  sopra  una  lista  sagra  chea  perpe-  gliale,  e  presenta  la  particolarità  d'esse- 
tua  memoria  sarebbe  conservata  nella  le  soflìttata  di  cedro,  legno  che  si  pro- 
cattedrale.  1  successivi  avvenimenti  del-  cura  da  alcune  parti  della  Nuova  Olan- 
1  impero  russo  fecero  trascurare  questa  da  in  consideiabile  (juantitìi.  Contiguo 
promessa,  onde  l'imperatore  Alessandro  ad  essa  è  l'episcopio,  e  il  monastero  de' 
fece  erigere  per  memoria  una  piramide,  monacianglo-benedettini, l'abito  de'qua- 
/.  Russia  e  Tartari.*.  li  presero  molti  australi.  Altre  chiese  cat- 
SYDiNEY  (Sidiwyeìì).  Città  con  resi-  loliche  sono  quelle  di  s.  Patrizio  e  di  s. 
dcnza  arcivescovile  e  capitale  della  Nuo-  Benedetto,  olire  le  cappelle  delle  scuole. 
va  Galles  meridionale  nell'Oceania,  o  II  seminario  fu  eretto  nel  1 838,  e  fu  uno 
comealtrichiamanoiS'uovaOlandii  o  Au-  de'  principali  oggetti  della  sollecitudine 
stralia  la  regione,  capoluogo  della  con-  dell'attuale  suoi. "pastore,  zelanlissiujoe 
lea  di  Cumberland,  sidla  sponda  meri-  benemerito,  con  i  rispellivi  professori.il 
dionale  del  porlo  Jackson,  all'est  della  popolo  della  Nuova  Granata  australe  è 
baia  Cockle,  avente  al  nord-est  l'ansa  o  oltremodo  bramoso  di  dare  a' suoi  figli 
specie  di  golfo  di  Sydney-cove,  il  cui  in-  una  buona  educazione,  essendo  costretti 
gresso  liovasi  difeso  dal  forte  Maquaria.  i  protestanti  a  confessare  che  il  metodo 
E'  pur  sede  del  governatore  e  delle  prin-  cattolico  è  meglio  del  loro.  Numerose  so- 
cipali  autorità  della  colonia,  trovasi  fab-  no  le  scuole  cattoliche, ed  oltre  un  mona- 
bricata  sul  dorso  di  due  poggi,  e  nella  sua  steio  di  benedettine  introdotte  nel  1  848, 
lunghezza  attraversata  da  un  ruscello,  vi  sono  le  sorelle  della  Carità  che  assisto- 
L'alta  sua  posizione,  il  suo  porto  vera-  no  i  poveri  infermi  e  istruiscono  i  fan- 
mente  mngniljco  e  capace  d'oltre  1000  ciulli,  non  che  altre  pie  congregazioni, 
bastimenti,  le  riviere,!  magazzini, il  com-  Ai  è  l'oifanolrofio  cattolico,  le  cui  scuo- 
plesso  de'suoi  ediHzì  fabbricali  all'euro-  le  sono  allidale  a  delle  suore,  il  gover- 
pea  e  con  più  di4ooocase,  le  danno  un  no  persuaso  de'grandi  vantaggi  che  re- 
aspelto  imponente  ;  mentre  le  bellezze  ca  la  leligione  cattolica,  concorse  a  som- 
dei  clima, eia  mirabile  fecondità  del  suo-  ministrare  sussidii  per  la  fal)l)rica  delle 
lo  l'hanno  fatta  denominare  il  ÌMontpel-  chiese,  e  pel  mantenimento  dellescuole 
lier  dell'oriente.  Nel  1802  non  ■v'era  che  e  de'missionari.  il  vescovo  anglicano  si 
una  città  nascente,  le  cui  vie  quanlun-  opponeva  fortemente  a'cattolici;  nondi- 
que  larghe  vedeansi  male  allineate,e  nel-  meno  i  benedettini,  gli  altri  missionari  e 
la  massima  parledelle  case  fabbricale  in  rarcivesrovooperaronomullissinieecon- 
legno;  ma  dipoi  [)rogressivamenle  si  ab-  siderevoli  coinersioni  di  anglicani  e  pro- 
beir»  con  meravigliosa  rapidità.  Si  alli-  testanti,  compresi  diversi  de'Ioro  [)iìi  il- 
uearono  le  strade,  si  eressero  solide  e«l  luminati  ministri.  Vi  sono  de'  curatori 
eleganti  fabbriche,  e  case  di  pietra  e  di  a'quali  si  consegna  la  cura  esteriore  del- 
nialtoni,  e  molte  circondate  da  alberi  e  le  chiese,  tiopo  una  dichiarazione  pre- 
da giardini  chiusi  da  siculi  e  du  muri.  Vi  sciilta  dall'arcivescovo.  Anche  il  govci'* 


1  (i(i  S  Y  D 

no  Im  rorfnnolrofio  (luMue  sessi  ben  te- 
milo, e  (Ine  allre  scuole  sotto  l;>  prote- 
zione inimediala  tleiriiigliilt(!ira  che  vi 
niaiuli»  professori;  altre  scuole  gratuite 
(Iella domenica, varie  società  scientifiche, 
V  vi  si  stampano  diversi  giornali.  Sono- 
\i  fahhriclie  di  cappelli  co'peli  degli  sco- 
iattoli, di  cappelli  di  paglia,  stoviglie  di 
lena  e  di  stagno,  utensili  di  getto  e  fer- 
ro, di  selle  e  una  bella  concia  di  pelli. L'a- 
gricoltura vi  fa  fiorire  il  comniercio,  ed 
il  porto  è  illuminato  da  un  superbo  fa- 
ro, essendo  pieno  di  navi  che  vi  recano 
nieicanzie  dall'Inghilterra,  dalla  Cina  e 
dall'India,  e  n'esportano  pioduzioni  del 
jiaese, edingrandecjuantilà  la  lana. Syd- 
ney non  conta  che  circa  66  anni  di  esi- 
stenza, e  già  numera  più  di  5o,ooo  abi- 
tanti. Essa  (ì  la  metropoli  delle  colonie  in- 
glesi dell'Australia,  e  ripete  la  sua  fon- 
dazione da  Philips  nel  i  788,  avendovi  il 
governatore  Macquaric  introdotta  l'ar- 
chitettura di  gusto  gotico.  I  luoghi  sub- 
nrbani  sono  pittoreschi  e  ridondano  di 
casini  di  delizia,  e  nelle  campagne  è  in 
fiore  l'agricoltura  europea,  e  vi  si  otten- 
gono anche  ottimi  vini.  Nel  territorio  ge- 
neralmente ubertoso,  crescono  del  pa- 
ri le  produzioni  de'tropici  e  quelle  d'Eu- 
ropa. I  luoghi  sterili  si  pongono  a  pro- 
fitto col  seminarvi  la  pianta  setosa  ascle- 
pius  cjrincus,  che  presentemente  vi  ab- 
bonda, e  dalla  quale  l' industria  inglese 
trae  una  peluria,  che  serve  a  fabbricare 
rinomate  stofre,che  partecipano  della  se- 
ta e  della  battista.  Nel  i85i  si  scuopri 
ima  vasta  estensione  di  terreni  e  immen- 
si campi  auriferi  nella  Nuova  Galles  del 
sud,  nell'interno  della  Nuova  Olanda, 
massime  presso  Balhurst, luogo  non  mol- 
lo distante  da  Sydney,  una  novella  Ca- 
lifornia e  d'  una  ricchezza  inesauribile. 
Quindi  la  manìa  dell'oro  vi  attrasse  da 
ogni  parte  la  moltitudine,  con  copiose  e- 
niigrazioni  a  queste  miniere,  massime  ci- 
nesi e  americani. Nondimeno  diversi  gior- 
nali modificarono  siffatta  fama,  e  smen- 
tirono le  celebrate  ricchezze  e  l'esagera- 


S  YD 

7Ìoni.  Altri  poi  ripetutamente  aficrma- 
runo  che  ne'primi  i  o  mesi  entrarono  nel  ■ 
le  colonie  un  valore  d'oro  di  So  milioni 
di  franchi, etrattodaimperite  mani.  Nel 
l'articolo  OcEAiMA  narrai  che  Gregorio 
XVI  vi  eresse  7  vicariati  apostolici,  e  di 
quello  della  Nuova  Olanda  o  Nuova  Gal- 
les meridionale  fece  vicario  apostolico  nel 
i833  mg.'  Giovanni  Beda  holding  ve- 
scovo di  Gerocesarea  in  partibus ,  della 
congregazione  anglo-benedettina,  che  poi 
dichiarò  vescovo  di  Sydney.  Quindi  a'  1  5 
febbraioiS^.^  formò  la  provincia  eccle- 
siastica di  Sydney,  erigendo  questa  città 
in  arcivescovato,  e  nominò  arcivescovo 
l'encomiato  prelato  a'  22  aprile,  e  nel 
concistoro  de'  28  maggio  gli  accordò  il 
pallio.  Di  più  istituì  i  vescovati  ò.' Ade- 
laide, di  cui  parlai  nel  voi.  XLVIII,  p. 
2  35,242,di//o/;rt/'/ovv//.  di  Perili  (/^  ■), 
e  li  fece  suffraganei  della  metropoli  di 
Sydney.  Nell'articolo  Pio  IX  dissi  che 
questoPapa  istituii  vescovati  di  Aukland, 
Maitland,  Melbourn  (le  lettere  de'quali 
essendo  già  stampate  non  potei  farne  gli 
articoli),  Porto  P^iltnria  e  Porto  Nickol- 
son  (f^-)y  dichiarandoli  egualmente  suf- 
fraganei  di  Sydney, tutti  provvedendoli 
de'  rispettivi  vescovi,  ed  all'arcivescovo 
die  in  coadiutore  mg.'  Carlo  Davis  della 
congregazione  anglo-benettina  e  vescovo 
di  Maitland.  L'arcidiocesi  di  Sydney  è  in 
istnto  di  crescente  prosperità  ;  vi  sono 
chiese, cappelle,  scuole,  ospedali,  asili  pei 
vecchi,  e  case  religiose  di  passionisli,  di 
fratelli  delle  scuole  cristiane,  e  di  peniteu  - 
za  per  donnedi  mala  vita, non  chestazioni 
nelle  quali  si  celebra  in  giorni  determi- 
nati. E'  cosa  mirabile  a  tutti,  e  più  a'pro- 
testanti,  che  i  fedeli  per  assistere  al  divin 
sagrifizio  non  dubitano  di  fare  anche  3o 
miglia  di  viaggio,edi  missionari  sono  per- 
ciò in  continuo  movimento,  e  pieni  di  ca- 
rità pe'numerosi  schiavi,  e  per  (juelli  che 
vi  sono  deportati  a  scontarla  pena  de'  lo- 
ro delitti.  Il  governo  inglese  adottò  per 
principio,  di  sovvenire  ciascuna  forma  di 
religione  che  si  professa  da'colonisli  del- 


S  Y  D 
la  Nuovn  Olnncla,  onde  il  clero  callolico 
non  vi  è  tenuto  in  minore  considerazio- 
ne dell'anglicano  e  presbileiiano.ln  quc- 
sl'atlo  dichiarò,  che  qiianle  volle  da  pri- 
vale contribuzioni  sarà  messa  insieme  la 
somma  di  3oo  lire  slei  line,  ed  applicala 
alla  fabbrica  d'una  cliiesa,  il  govenialo- 
re  darà  del  tesoro  della  colonia  un'egual 
somma,  che  non  potrà  mai  superare  i  eoo 
lire  sterline.  Si  stabilì  ancora,  che  quan- 
te volte  si  faccia  conoscere,  che  ad  una 
ragionevole  distanza  dalla  chiesa  propo- 
sta vi  risieda  una  popolazione  di  200  a- 
bitanti,  l'ecclesiastico  che  ne  ha  la  cura 
riceverà  annue  i5o  lire  sterline,  e  se  la 
popolazione  sarà  di  5oo,lire  sterline  200. 
Abbiamo  copiose  notizie  suH'arcidiocesi 
di  Sydney  e  su'vescovati  suflìaganei  nel- 
la liclazioìie  (Iella  missioìie  della  Niio- 
va  Olanda  ossia  delV Australia. preseli' 
tata  alla  s. Congregazione  di  propaga  n- 
dajìde  da  mg.''  Poldiug  areii'eseoi'O  di 
Sydney. e  stampata  nella  sua  venuta  in 
lloma.  Ed  inoltre  sono  dettagliate  e  as- 
sai interessanti  le  3Iemorie  storiche  del- 
l' Australia  di  mg.''  Sah'ado  vescovo  di 
Porto  Vittoria.  Roma  i85i.  L'arcive- 
scovo mg/  Polding  è  uno  di  que'nume- 
rosi  prelati,  che  da  remote  regioni   nel 
1854  si  recarono  in  Roma  perla  solen- 
nità colla  quale  il  regnante  Pio  IX  de- 
finì qual  dogma,  con  augusta  sanzione, 
l'antica  credenza  dell'Immacolata  Con- 
cezione della  B.  Vergine;  ed  inoltre  in- 
tervenne alla  pompa  ecclesiastica,  colla 
quale  il  medesimo  Papa  consagrò  la  ba- 
silica di  s.  Paolo:  splendidi  avvenimenti 
che  si  effettuarono  1*8  e  il  io  dicembre, 
e  tutto  descrivo  a  Teatine  ed  a  Tempio. 
Nel  concisloio  de'y  di  tal  mese,  il  Papa 
fece  distribuire  ad  ogni  cardinale,  arci- 
vescovo e  vescovo,  una  bellissima  imma- 
gine della  ss.  Concezione,  unitamente  ad 
una  medaglia  d'oro,  nel  cui  diritto  ha 
l'immagine  di  Maria  Vergine,  e  nel  ro- 
vescio l'epigrafe:  Deipartw  f  irgini  sinc 
labe  Conceptae  J'ius  /\  Pont.  Max.  ex 
auri  Australiae  primiliissibi  oblatis  cu- 


SZA  1O7 

di  jussit  ri  id.  dee.  MDCrcur.  Così  con 
lei  ice  e  pio  pensiero,delle  primizie  dell'oro 
i\c\V (Oceania  5.'  parte  del  mondo,  a  lui 
mandate  in  dono  dalla  pietà  de'catlolici 
dell'Australia,  ne  lece  omaggio  alla  ss. 
A'ergine,  e  con  3<)3  medaglie  furfìuo  im- 
piegate a  gloriliraie  la  Madre  di  Dio;  co- 
me avea  fitto  con  quelle  dell'  altra  pur 
nuova  parte  del  mondo  V America,  Pa- 
pa Alessandro  VI, con  farvi  indorare  il  sof- 
fitto del  maggior  tempio  che  abbia  nel- 
l'alma Roma, centro  del  cristianesimo,  la 
lìegina  del  cielo,  cioè  la  Chiesa  di  s.  Ma- 
ri a  Maggiore,  il  che  rilevai  ancora  nel 
voi.  LXVIII,  p.114. 

SYLVA,  r.  Silva. 

SYNOPOLI.  /'.  SiNOPE. 

SZATMaR  o  SATMAR  (Szalhnma- 
/•/Vv/j.  Città  con  residenza  vescovile  d'Un- 
gheria, libera  e  regia,  nel  comitato  del 
suo  nome,  marca  di  Krazna-Koz,  in  riva 
alSzamoSjihe  influisce  nelTheiss.Si  com- 
pone di  due  parti  sc|)araleda  detto  fiu- 
me, e  liuuile  nel  i  7  i  5,cioèNemclhi  sul- 
la sponda  destra, eSzalmar  in  un'isola  al 
sud  della  precedente,  la  quale  ultima  è 
cinta  di  mura  d'assai  buona  difesa,  per- 
ciò chiamala  ancora    Szalhmar-Neme- 
tlìi.  La  calteilraleèalqiianlo  an)pia,  e  de- 
dicala allAscensione  del  Signore,  coll'u- 
nico  baltisterio  e  cura  d'anime,  di  cui  è 
parioco  un  canonico,  secondo  1'  ultima 
proposizione  concistoriale.  Il  capitolo  si 
coni  [ione  di  4  dignità,  la  i. bielle  quali  è 
il  preposto,  le  altre  d  lettore,  il  canloie, 
il  custode,  di  6  canonici  comprese  le  pre- 
bonde  del  penitenziere  e  del  teologo,  ol- 
tre più  altri  preti  e  chierici  addetti  al  ser- 
vigio divino.  Non  havvi  altra  parrocchia, 
bensì  vi  sono  altre  chiese,  l'episcofiio  suf- 
ficientemente grande  e  decoroso  da  poco 
fabbricato,  l'ospedale,  il  monte  di  pietà, 
ed  il  seminario  con  alunni.  \  i  è  »in  gin- 
nasio cattolico,  una  chiesa  de'pretesi  ri- 
fiirmali,  altra  di  greci   uniti,  e  un  con- 
vento di  francescani.  Attivo  è  il  suo  traf- 
fico di  buoni  vini,  e  la  pescaè  abbondan- 
te. Il  lenilorio  è  aUpianlo  paludoso,  ma 


1 68  S  Z  A 

pine  somminislra  cereali,  e  alìbondaiiti 
uiiiiiere  di  sale.  La  seile  vescovile  Cu  c- 
lella  ad  istanza  (lell'iiiipeiatore  France- 
sco II  e  re  d'Ungheria,  da  Papa  l'io  VII 
colla  bolla  Qiiu/ii  in  supremo  u^ postola- 
/».?,  de'{)  agosto  i8o4,  Bull.  Rodi,  coiit. 
t.i2,p.  2o4jeraltasutrraganea  di  Agria  o 
Eiiaii,fuiinandolacon  ismembrare  j)ar- 
te di  fjiieiraicidiocesi,ed  erigendo  la  chie- 
sa matrice  e  parrocchiale,  che  la  stessa 
bolla  dice  sotto  il  titolo  della  C.  Vergine 
Assunta  in  cielo,  ed  in  occasione  della  cir- 
coscrizione delle  diocesi  d'Ungheria,  eoo 
sottrane  Agiia  dalla  giurisdizione  del 
metropolitano  di  Strigonia  ed  elevandola 
in  arcivescovato,  riservandone  il  padro- 
nato di  nomina  al  detto  imperatore  e  suoi 


S  Z  A 

successori. Per  t ."vescovoPio  VII  nel  con- 
cistoro de'  IO  agosto  preconizzò  Stefano 
de'liberi  baroni  Fischer  de  Nagy,  di  J*>ac- 
skò  arcidiocesi  d'Agria,  al  cpiale  nel  1 808 
die  in  successore  Pietro  Klobusiczky  di 
Fejer-Gyarmath  diocesi  di  Szatmar,  ed 
a  questi  nel  182?.  sostituì  Floriano  Ro- 
vach  di  Dios-Gyor  arcidiocesi  d'  Agiia. 
Leone  XII  nel  1 828  dichiarò  vescovoGio- 
vanni  llam  di  Gyongyes  arcidiocesi  d'A- 
gria e  canonico  teologo  di  (juella  metro- 
politana. Questa  sede  è  da  alcuni  anni 
vacante.  La  diocesi  è  ampia,  contiene  5 
comitati  e  73  parrocchie.  Ogni  nuovo  ve- 
scovo è  tassato  in  1000  fiorini  d'Unghe- 
ria,24,000  de'quali  formano  la  sua  men- 
sa, però  gravata  di  diversi  pesi. 


T 


1  ABACASA  o  COMANA.   F.  Co- 

MANA  di  Cnppadocia. 

TABACCO,  Nicotiana  Tabacum. 
Pianta,  che  ha  lo  stelo  di  due  o  tre  brac- 
cia, di  ritto,  viscoso,  le  foglie  sessili,  larghe, 
ovate,  lauceolate,scorrenli,  i  fiori  alquan- 
to rossi,  a  corolle  lunghe, disposte  in  maz- 
zetti irregolari  alle  sommità  de'rami,  i  se- 
mi piccolissimi  in  gian  numero.  Fiorisce 
nell'estate  fino  all'autunno,  ed  è  origina- 
ria dell'America.  La  foglia  di  questa  pian- 
ta seccata  con  varie  diligenze  si  mastica, 
si  brucia  per  prenderne  il  fumo,  e  si  ri- 
duce in  poi  vere  per  tirarla  su  per  lo  naso. 
Il  tabacco  considerato  come  vegetabile, 
è  una  bellissima  pianta  che  potrebbe  for- 
mar r  ornamento  de'  più  belli  giardini, 
specialmente  se  si  lasciasse  vegetare  e  fio- 
rire liberamente;  ma  i  coltivatori  di  essa 
non  occupandosi  che  delle  foglie,  sagri- 
fìcano  a  queste  tutta  la  bellezza  della  pian- 
ta, toglieudoue  il  vertice,  e  distruggendo 


cos"!  tutti  gli  organi  della  sua  fioritura  , 
tranne  poche  piante  che  si  lasciano  per  ca- 
varne la  semenza,  le  (juali  fanno  bella  mo- 
stra colle  loro  lunghissime  e  oblunghe 
grandi  foglie,  e  co'fiori  del  colore  della  ro- 
sa da  lungo  stelo  sorretti  e  vagamente  di- 
sposti. Questa  celebre  pianta  in  oggi  è  col- 
tivata pressoché  in  tutto  il  mondo,  ed  ap- 
partiene alla  classe  pentandria,  ordine 
monoginia,  ed  alla  famiglia  delle  solaua- 
cee.  Il  celebreLinneo, nemico  acerrimo  dei 
tabacco,  lo  riguardò  sempre  pernicioso, 
lochiamo  Nicotiana  Tahacuin,  e  lo  clas- 
sificò nella  sua  Pentandria  3JonogYnh/. 
11  pur  celebre  Jussieu,  che  perfezionò  il 
sistema  vegetale  di  quel  naturalista,  clas- 
sificò il  tabacco  nella  famiglia  delle  piante 
Solanacce.Dx  più  forma  pure  una  carat- 
teristica distintiva  per  questa  pianta,  lae- 
salazionedi  un  odore  forte,  penetrante,  ir- 
ritante, ma  non  viroso;  ed  il  presentare 
uu  sopore  acre,  amaro,  bruciante  e  dei 


T  A  B  T  A  B  169 
tutto  particolare.  Il  labaccoiiuina  parola  In  tal  modo  questa  pianta^  che  dapprima 
nppai  tiene  alle  pianti  stimolatiti,  narco-  non  era  se  non  una  priiduzione  selvaggia 
lidie  e  drastiche:  diventa  fiuindi  medi-  d'un'isoladeirAiiierica,efuiseanched'al- 
caniento  in  determinata  dose,  in  date  cii-  cun'altra  sua  parte,  si  sparse  in  poco  lem- 
costanze;  e  veleno,  se  in  dose  niagi^iore  e  pò  in  gran  numero  di  climi  dilIerenti.La 
non  alla  vera  indicazione  viene  applicalo,  coltura  del  tabacco  esige  un  suolo  grasso 
ÌVon  tutti  i  medici  convengono  d'usare  il  e  profondo,  perchè  le  radici  della  pian- 
lubacco  nella  niedicma,  anzi  la  maggior  la  molto  si  diramano  e  si  alfondano  nella 
parte consideiandola  pianta  venefica, ere-  terra;  il  seme  si  sparge  rado, e  l'arbusto 
dono  il  tabacco  sempre  nocivo  e  lo  vor-  si  trapianta  giovanissimo  a  (ilari.  Quando 
rebbero  alFatto  sbandito  dall'uso  in  tue-  il  tabacco  è  giunto  all'altezza  di  G5  a  70 
dicina.  Ma  se  non  giova  il  tabacco  a'ma-  centimetri,  se  ne  rompe  l'estremità  supe- 
la ti,  secondo  alcuni,  gio vera  a'sani?  E  con-  riore,tanlo  per  impedire  che  cresca  di  più, 
Terià  egli  spendere  tanta  fatica  a  colti-  quanto  per  opporsi  alla  fioritura.  La  for- 
vaiIo,e  tanti  denari  per  comperarlo?Que-  za  della  vegetazione  si  coiiceutra  allora 
sto  è  un  problema  che  non  potrebbe  scio-  tutta  intera  nelle  foglie,  e  [)rocura  ad  esse 
gliersi  che  dopo  lunghissime  discussioni,  ungrandesviluppo.Tullavial'umoredel- 
iion  mai  però  dalla  mia  insuflicieuza.il  la-  la  pianta,  cui  è  stato  troncalo  il  suo  pria- 
bacco  nel  paese  nativo  è  una  pianta  erba-  cipal  canale,  forma  sotto  le  foglie  alcuni 
cea  perenne,  mentre  è  solamente  annua-  rampolli,  che  non  taiderebbero  a  flo- 
le  nelle  nostre  regioni.  Il  suolo  d'Italia  rire,  se  non  fossero  tolti  con  somma  di- 
produce  eccellenti  tabacchi;  quelli  che  si  ligenza.  La  preparazione  e  fabbricazione 
Qoltivanonelleparti  meridionalisonofor-  del  tabacco  sia  da  naso  che  da  fumOjSe-' 
ti  e  vigorosi:  nella  Marca  d'Ancona,  e  spe-  condo  l'uso  de'Iuoghi  sieseguiscecon  me- 
cialmente  io  Chiaravalle,siottengono  la-  lodi  diversi,  per  farlogiungere  alla  perfe- 
bacchi  pili  dolci  e  gralissimi.  In  Francia  zionechesi  desidera  di  ottenere.  Sebbene 
e  in  (piasi  tutta  l'Europa  non  si  coltiva  l'intioduzionedel  tabacco  in  Euiopauoa 
che  il  tabacco  di  larghe  foglie,  _T/r(»//V7///i  risale  che  a  circa  3  secoli,  ad  onta  che  l'uso 
Idtilolia.  Nel  regno  delle  due  Sicilie,  in  e  l'abuso  progredì  comunemente  quasi 
Grecia,  nelle  isole  dell'Arcipelago,  nella  presso  tutti  i  popoli,  tuttavia  di  pochi  ar- 
sirla e  nell'Asia  minore,  si  coltiva  esciti-  gomenti  quanto  questo  si  scrisse  tanto  in 
sivainente  il  tabacco  di  foglie  crespe,  37-  fìivoree  contro, non  senza  eccesso  dall'una 
cnliana  crispa.  il  quale  èpiìidolce  e  me-  e  dall'altra  parte.  Il  p.  Labat  dice  che  il 
no  caustico.  Agli  Stati-Uniti  si  preferisce  tabacco  alla  sua  epoca  fu  come  un  pomo 
la  coltura  del  tabacco  di  foglie  strette;  ma  di  discordia  gettato  Ira'dotti,  per  cui  in- 
il  suo  sapore  e  odore  non  convengono  a  sorsero  tra  loro  vivissimi  combattimenti, 
tutti  i  consumolori. Tali  tabacchi, noli  sol-  Ebbe  a  un  tempo  inesorabili  detrattori, 
lo  i  nomi  di  Maryland  e  di  Virginia, ap-  ecaldi  panegiristi,  mediante  un  grannu» 
partengono  a  silTalla  varietà.  Sembra  che  mero  di  trattati  stampati,  e  molli  ne  ri- 
i  migliori  tabacchi  del  globo  crescano  nel-  cordeiò  poi. Intauto,durante la  guerra  col- 
l'America  settentrionale,  particolarmente  la  penna  e  le  declamazioni,  l'uso  del  ta- 
nelle  regioni  della  Virginia  e  del  Mary-  bacco  si  dilTuse  con  incredibile  rapidità, 
land,  nell'Olanda,  nella  Spagna  ove  ce-  a  fronte  che  diversi  sovrani  lo  vietarono, 
lebre  quello  di  Siviglia,  nell'liighillerra,  echeinalcunechiese  venne  interdetto  con 
nella  Francia,  nella  Dalmazia,  neli'Un-  pene  ecclesiastiche.  Imperocché  quasi  tut- 
gheria,  ec.  ec.  A'ioio  articoli  geografici  ri-  le  le  abitudini  degli  uomini,  in  sulle  pri- 
marco  ove  vi  sono  abbondanti  produzio-  me  innocenti,  finiscono  per  degenerare  in 
u\  di  tabacco,  rilevando  le  piìi  eccelleuli.  gravi  difetti,  talvolta  anzi  in  vizio.  Quin* 

VOL.    1.XXII.  1  2 


170  TAB 

(li  il  tabacco  è  un  fecondo  argomento,  che 
non  posso  sviluppare  proporzionalamen- 
Ic  alla  sua  grave  importanza,  per  cui  mi 
limiterò  ad  alcune  generiche  nozioni  ed 
erudizioni,  riportando  alcuno  de'lanH  dif- 
ferenti pareri  sull'uso  ed  abuso.  La  pa- 
rola Tabacco  appartiene  alla  lingua  di 
Haiti  odi  s.  Domingo;  questa  pianta  è 
chiamata ')''"^'tIa'uiessicatii,yo// da  altri  a- 
mericani,.sY7g^/v' da'peruviani  (altri  lo  dis- 
sero Gìiisnuiarno peruviano,  altro  narco- 
tico), e  pctiin  o  pctiun  da'brasiliani  e  a- 
])itantidella  Florida.  Questa  pianta  fu  ri- 
marcala pe'primi  europei  dagli  spagnuoli 
a  s.  Don)ingo  nel  1496  appena  scoperta 
l'America, e  nelJucatan  nel  i  520,non  già 
a  Tabago  isola  deKe  Anlille  discoperta  da 
Colombo  nel  i49'2,  come  molti  scrissero; 
masibbenea  TabagonoA  maredelINIessico, 
edarpjel  luogo  gli  stessi  spagnuoli  chiama- 
rotio  la  pianta  Tabacco.  Hermandes  di 
Toledo  inviò  peli. "questo  vegetabile  in 
Portogallo,  donde  Giovanni  Nicot  di  Lin- 
guadoca  ambasciatore  del  re  di  Francia 
Francesco  li  in  quella  corte,  ricevutolo 
da  un  mercante  fiammingo,  mandò  al- 
cuni grani  della  pianta  verso  ili56o  alla 
rc<iìna  madre  e  recidente  Caterina  de  Me- 

O  DO 

dici,  ed  al  gran  Priore  <i\  Lorena,  indi- 
candone ad. essi  le  virtù  ;  avendovi  pre- 
so piacere  la  regina,  tosto  se  ne  propagò 
l'uso  nella  corte  di  Francia,  e  tutti  i cor- 
tigiani si  provvidero  di  scatole  che  dal  con- 
tenuto si  dissero  tabacchiere,  le  quali  si 
formarono  d'oro,d'argenlo  e  d'altri  me- 
talli, d'avorio,  di  tartaruga,  di  madreper- 
la, di  pietra,  di  musaico  e  di  una  infi- 
nità di  specie  diverse,  a  poco  a  poco  di- 
venendo le  tabacchiere  un  ordinario  do- 
nativo, e  talvolta  in  vece  di  tabacco  vi 
si  pongono  monete  d'oio.  Un  tempo  mol- 
te persone  non  facevano  uso  del  tabacco, 
se  non  per  aver  occasione  di  farsi  rimar- 
care per  la  bellezza  della  loro  tabacchiera, 
ostentazione  ormai  cessata  con  pi'cgiudi- 
zio  de'ladri.  Laonde  dal  nome  primitivo 
impostogli,  e  da  quelli  che  l'introdusse  e 
dagli  altri  che  lo  riceverono  in  Europa, 


T  A  D 
si  disse  polvere  o  erba  di  Tabacco;  poi 
vere  o  erì>a  di  Nicot  o  Nicoziana  (percui 
alcuni  credono  cheNicot  abitando  inlloma 
abbia  dato  pure  il  nome  alla/'/V/:r^r//iV7- 
co.sia),Gà anche  crhadeWÀniìiasciatorej 
polvere  0  erba  della  Regina;  polvere  a 
erba  del  gran  Priore.  TultavoUa  si  vuole 
che  più  d'un  anno  prima  già  il  tabacco  fos- 
se slato  introdotto  dall'America,  ove  cre- 
sceva spontaneamente,  in  Europa  dall'e- 
remita spagnuolo  Romano  Passe  o  l^ane. 
Tutlociò  notai  in  breve  nella  biografia  del 
caidinal  Prospero  Santacroce,  che  redu- 
ce dalle  nunziature  del  Portogallo  e  di  Pa- 
rigi verso  il  I  565,  comune  mente  gli  si  at- 
tribuisce l'introduzione  del  tabacco  in  I- 
talia  e  particolarmente  in  Pioma,  ove  fu 
detto  per  lui  Krha  Santa  e  Erba  San- 
tacroce, onde  sino  agli  ultimi  anni  i  la- 
baccari  romani  tenevano  nelle  loro  botte- 
ghe una  croce  bianca,  insegna  gentilizia  di 

sua  nobii  famiglia.  Si  attribuì  anche  ad  un 

o 

cardinal  Tornabuoni  siffatta  introduzio- 
ne in  Italia  (oltreché  altri  pretesero  con- 
cederla purea  un  cardinal  Giustiniani),  e 
perciò  denominala  Erba  Tornabuona. 
Però  è  da  avvertirsi  che  nel  novero  de* 
cardinali  non  esiste  un  Tornabuoni.  Que- 
sta nobilissima  famiglia  di  Firenze  vanta 
bensì  molti  illustri,  ed  anche  vescovi,  non 
però  cardinali ,  e  Leonardo  che  forse  a- 
\rebbe  conseguito  la  porpora  da  Leone 
X,  se  questi  non  fosse  immaturamente 
morto,  safi  poi  soltanto  al  vescovato.  La 
tradizione  in  favore  del  cardinal  Santa- 
croce si  cotnprova  dalle  testimonianze  di 
Bayle  xxòDictionnaire .  di  Lucenzi  nell'/- 
talia  sacra,  di  Wandosio  nella  Bibliot. 
Rom.,  e  da'versi  del  medico  Castor  Du- 
rante, riportati  dal  Piazza  neW  Eiisevo- 
logio,  dal  Marini  negli  Archiatri,  e  dai 
Cancellieri  nel  Mercato,  il  quale  aggiun- 
ge che  il  p.  Stella  suppone,  che  il  nome 
di  Tabacco  provenga  dall'  insegna  col 
niolto:£'^  ab  hac  Herba  Salus.La  vende- 
vano gli  Speziali,  che  solevano  chiamar- 
la Cristcriuin  7;^,-?/.  Tutta  volta  sono  mol- 
to antiche  lo  botteghe  di  tabaccaro  o  la- 


T  A  B 

bnccalo  In  Italia,  venditori  del  tabacco,  e 
già  nel  secolo X\  I  in  cui  fu  inliudolto  e- 
lano  mollo  frequentate  le  loro  botteghe 
ancliecome  luogo  di  tra tleninienlo.  In  In- 
ghilterra e  dall'isola  di  Tabago  portò  nel 
i585  la  pianta  del  tabacco  il  celebre  na- 
vigatore Drake:  altri  ciò  attribuisconoal 
cav-RagUlilFingleseesotloil  regno  di  Gia- 
como I  die  cominciò  nel  1 6o3,e  sullepri- 
nie  venne  impiegato  come  medicinale,  ve- 
nendo assoggettata  la  coltivazione  ad  u- 
na  tassa  nel  1 585, mentre  in  Francia  que- 
sta derrata  coloniale  fu  sottoposta  al  di- 
ritto di  dogana  nel  162  i  e  meglio  neliGac), 
ed  a  mano  a  mano  diventò  in  tutti  gli  stati 
una  ricca  e  ubertosa  Rci^^atia^J  .)  di  pub- 
blica rendita.    La  pianta  finalmente  del 
tabacco,  per  non  dire  delle  altre  introdu- 
tioiii,  nel  1620  fu  recata  dall'Inghilterra 
in  Alsazia  dal  negoziante  Roberto  Roe- 
nigsmann,  ed  immediatamente  coltivata 
iie'dintorni  di  Strasburgo.  .Senza  indaga- 
re rigorosamente  se  l'uso  del  tabacco  sia 
giustificato  dalla  ragione,  il  tabacco  ba 
delle  polenti  attrattive  che  gli  fecero  vin- 
cere infiniti  ostacoli  che  gli  opposero   la 
distanza  della  provenienza,!  ilanni  che  ne 
poiino  derivare,  le  costumanze,  le  leggi 
civili  e  qualche  divieto  ecclesiastico.  Sul- 
le prime  in  generale,  ed  in  Francia  par- 
ticolarmente, fu  il  basso  popolo  che  inco- 
roinciò  a  far  uso  pel  tabacco  da  naso,  ma 
l'uso  fu  reputato  in  principio  per  indecen- 
ti.ssimo. Nondimeno  fu  poi  chiamatola  re- 
gina de'vegetali,  e  scrisse  Corneille:  Vi- 
ver non  merta  chi  ha  il  tabacco  a  sdegno. 
IS'el  tabacco  in  polvere  s'introdusse  l'uso 
di  mescolarvi  degli  odori.  Gii  orientali  si 
sono  studiati  di  lalllnare  il  gusto  di  fu- 
mare il  tabaccOjSiaconaromalizzaine  con 
diverse  droghe  ilfumo,sia  procurandoili 
rinfrescarlo  o  raddolcirlo  col  farlo  passa- 
re attraverso  un  vaso  pieno  d'acqua.  Il 
fumo  del    tabacco  è  stato  riguardato  da 
varie   nazioni   non   solamente   come    un 
principio  o  un  preservativo  di  salute, raa 
ancoia  come  un  legan)e  politico  o  una  spe- 
cie di  complimento  essenziale  nelle  riu- 


TAD  171 

nioni  di  varie  persone,  specialmente  di- 
plomatiche.Una  cosa  eguale  si  osservò  an- 
che presso  le  nazioni  non  incivilite  del- 
l'America, le  quali  olVrono  il  fumo  del  ta- 
bacco dalla  loro  pipa,  detta  sovente  r<^z- 
luiììit.  come  un  segno  di  pace,  d'amicizia 
e  d'alleanza.  La  voce  jìi'pd  indica  lo  stru- 
mento col  quale  si  iuma  il  tabacco,  ed  al- 
cuni scv'wono pippa.  Si  fece  quindi  il  ver- 
bo piptirc.  che  significa  trarre  col  mezzo 
della  pipa  per  bocca  il  fumo  del  tabacco 
o  di  altra  cosa  combustibile,  hi  Europa 
si  variò  al  sommo  la  costruzione  delle  pi- 
pe, e  se  ne  formarono  di  tutte  le  materie, 
adoperandosi  i  legni  di  varie  sorti  e  spe- 
cialmente odorosi,  l'argilla,  massime  la 
porcellanica,  l'avorio,  l'osso, l'ambra  gial- 
la, ec.  1  turchi  e  altri  maomettani  prefe- 
rirono generalmente  l'uso  dell'argilla  pe* 
camniinelti  delle  pipe, e  posseggono  otti- 
ma argilla  per  tale  fabbricazione, edeno- 
minata inEuropa  terra  di  Costantinopoli. 
In  Europa  si  resero  comuni  i  camminetti 
delle  pipe  d'nn'argilla  o  creta  finissima, 
trovata  d'ordinario  nelle  fenditure  delle 
montagne,  e  impropriamente  denomina- 
ta spuma  del  mare.  Si  rese  celebre  l'ar- 
gilla eccellente  e  bianchissima  delle  Fian- 
dre. Un  ingegno  italiano  scrisse  un  poe- 
ma intitolato  la  Pipeidc.  Diminuite  le  pi- 
pe per  l'introduzione  delle  foglie  secche 
di  tabacco   rotolate  strettamente  per  fu- 
raaie,  questi  piccoli  involti  vengono  chia- 
mati cìgrirri,  cifrari,  sigari  e  zigari,  e  si 
custodiscono  da'tumatori  in  custodia  det- 
ta poi  ta-sigaii. Tal  volta  si  fumano  col /^oc- 
chino o  boccaglio  di  bosso,  di  osso,  d'a- 
vorio o  di  altre  materie.  Oltreché  si  for- 
mano zigari  con  foglie  di  eccellente  qua- 
lità e  fragranti  di  grazioso  odore,  altri  sa- 
no profumati  di  vainiglia  o  di  altre  so- 
stanze odorifere.  Izigari  comuni  non  han- 
no nel  fumo  tali  pregi,ed  a  molti  sono  mo- 
lesti e  anche  pregiudizievoli;  onde  gli  e- 
ducati  fumatori  usano  i  debiti  riguardi 
con  essi.  Un  tempo  maggiore  era  l'uso  del 
tabacco  da  naso,  ora  forse  losorpassa  quel- 
lo da  fumo.  Sebbene  in  generale  le  doa- 


172  T  A  B 

iiealj|jiano  antipatia  alle  due  specie  di  ta- 
J>acco,  non  mancano  dilettanti  di  quello 
da  naso,  e  anche  da  fumo  per  vezzo,  la 
breve  prima  farò  cenno  delle  lodi  del  ta- 
bacco, alleruaiidoi  pregiudizi  che  può  re- 
caie; poi  quanto  fu  combattuto, e  non  o- 
slante  come  se  ne  diffuse  il  costume,  for- 
mandosene un  bisogno  fittizio. 

lu  principio  il  tabacco  si  usò  in  polve- 
re come  starnutatorio,  credendo  di  vivi- 
ficare la  memoria,  e  scacciare  il  sonno. 
A  tal  uopo  l'uso  della  polvere  di  tabac- 
co s'aumentò  di  tempo  in  tempo,  si  di- 
menticò lo  scopo  originario  di  usarlo  co- 
me slarnutalivo,  e  si  andò  tant'oltre,  che 
ninno  venne  riguardato  come  uomo  col- 
to, il  quale  non  prendesse  tabacco,  e  non 
potesse  presentare  una  scatola  elegante. 
]  giovanetti  ne  intercedevano  il  permes- 
so da'genitori,  per  comparired'età  mag- 
giore. Il  prender  tabacco  venne  lodato  da 
molti,  e  biasimato  formidabilmente  per 
le  funeste  conseguenze  che  può  portare. 
Si  raccomanda  da' trattatisti  favorevoli, 
la  moderazione  ei  giusti  limili  nel  pigliar 
tabacco,  siccome  in  tutte  le  altre  cose  pia- 
cevoli, usarne  di  buona  qualità  e  non  di 
nocive  concie  o  manipolazioni;  come  pu- 
re consigliano  non  aspirarlo  con  forza,  e 
di  soffiarsi  sovente  il  naso.  Sostengono  che 
molli  buoni  effetti  produce  il  tabacco,  e 
potersi  godere  con  gusto  e  senza  timore; 
dappoiché  la  sperienza  insegna, che  la  pol- 
vere di  tabacco  è  atta  a  sanare  altrettan- 
te malattie,  quante  per  avventura  fosse 
capace  di  produrne.  Se  in  taluni  genera 
veitigini,  le  dissipa  in  altri;  se  in  alcuno 
indebolisce  la  vista,  la  in  vigorisce  in  un  al- 
tro. Può  render  orbo  un  veggente,  e  ren- 
der la  vista  ad  un  orbo;  può  privar  l'u- 
dito ad  un  sano,  e  procurar  l'udito  ad  uu 
sordo;  anzi  può  render  ubriaco  uno  che 
non  lo  è,  e  far  passare  l'ebbrezza  ad  un 
nbriacone,  ma  questa  sembrami  esagera- 
zione. Altri  esaltano  l'abitudine  come  di 
grande  utilità  e  di  benigna  influenza  nel- 
lo stato  sociale,  e  pretendono  militare  in 
favore  del  tabacco  piùragioni  che  io  cou- 


T  A  D 

trarlo.  11  citato  Corneille  compendiò  in 
(|nesti  versi  i  pregi  del  tabacco,  /^'ica  pur 
Al  islotil  ciòche  vuole,  I\  tabacco  è  divino 
e  senza  parij/Vrsfuggir  l'ozio  n)ai  degl'in- 
fingardi Passatempo  miglior  non  fu  tro- 
vato. IVoD  sai  che  dir?  prendi  la  tabac- 
chiera, E  tosto  a  dritta, a  manca  e  da  o- 
gni  dove  7'^'amici  e  conoscenti  esconosciu- 
ti Ti  si  faran  dintorno  a  festeggiarti.  Ma 
il  tabacco  non  pur  del  giovinetto  /fende 
il  cor  liberale;  in  medicina  i'Jgli  è  rimedio 
nuovo;  ci  purga,  allieta  Sconforta  il  ce- 
rebio,  e  di  ogni  tetro  /i  mal  salubre  umor 
lo  sgombra  a  un  tratto;  IVè  viver  merla 
chi  il  tabacco  ha  in  ira.  Il  Cancellieri  nel 
Mercato  a  p.  200,  lo  chiama  prodotto  fa- 
vorito ecaratleristico  della  Virginia,  e  for- 
mare il  più  ricco  ed  esteso  commercio  in 
tutte  le  parti  del  mondo.  Narra  che  mg."^ 
Lamhertini,  poi  Benedetto  XIV,  nel  voto 
della  beatificazione  di  s.  Giuseppe  da  Co- 
pertine ,  di  cui  fu  ponente  l'altro  dotto 
cardinal  Casini  o^a.  predicrilorc  apostoli- 
co, lo  difese  dalla  taccia  dell'uso  del  ta- 
bacco, provando  che  se  ne  serviva  per  un 
rimedio  contro  i  moti  della  libidine.  Scri- 
ve Vitaliani,Z?<' /^^«.s'k  tabaci,  p.  80  in- 
quii. Expericntia  d'ulicerunt,  assicluuiìt 
tabaci  usum  venerein  asuo  mune.re  retra^ 
here,  iitipse  apluribus  au(h\'i;  praeser- 
tini  a  p.  Joscpìio  de  Coperti  no,  qui  in  As- 
sisiano  coenobio  s.  Francisci,  sanctitatis 
fama  praefulgens,  quotidie  aestatico  ra- 
ctufertur  inaerem.  Hoc  enim  tabaco  li- 
ti tur,  non  tantum  ad  se  expergiscendum, 
i'igilemque  noctu  conservandum,  sed  ad 
occurrcndas  carnis  tentationes,  et  fragi- 
li tatispeccandi  pericula  supcranda.  An- 
che Benedetto  Stella,  De  abusa  tabaci, 
e.  I  f,  p.i  i5,  insegna,  the  l'uso  del  tabac- 
co, moderatamente  preso,  non  solo  è  uti- 
le, ma  anche  necessario  a'prelati,  eccle- 
siastici secolari  e  regolari,  ed  a  tutti  quel- 
li che  devono  o  bramano  vivere celil)i  me- 
nando vita  casta,  onde  reprimere  il  na- 
turale prurito de'moti  sensuali  che  cotan- 
to infastidiscono.  Ed  aggiunge:  Perchè  la 
causa  della  libidine  è  il  calore  e  l'umidi- 


T  A  B 

là,  qnaiulo  questa  venga  dal  tabacco  di- 
seccata, non  si  setitono  (jue'inoli  libidino- 
si coii  veementi;  e  per  le  ragioni  da  re- 
carsi [)iìi  sotto,  è  bene  die  essi  lo  prenda- 
no, ad  imitazione  del  gran  servo  di  Dio  il 
p.  Giuseppe  da  Coperlino.  Inoltre  Can- 
cellieri esorta  a  leggere  le  Rispn'itc  alle 
Aiiiinadvcrsioiii  stampate  iu  Roma  nel 
17  I  8  sopra  il  Dnhbio  delle  sue  virtù.  Ivi 
riportasi  ancora  l'autorità  di  Vanbeluion- 
zio,  che  dice  esse  re  probabile,  che  il  tabac- 
co freni  ed  estingua  la  venere;  e  quella 
di  Schrodero,  nella  Phai-nunopra  ìiiedi- 
co-ilii/nica  1. 4,  classe  i ,  ove  dicesi:  Mlctio- 
nc/ii,  sea pollile lìonem noctiirnnni  tubaci 
sufJìlit  pntccavchanl.  Il  citalo  Stella  pub- 
blicò in  Roma  nel  1 669:  Il  tabacco,  ossia 
trattato  sopra  rurigiiw,  stoi-ia,ciilliira, 
preparazione,  (pia liti),  natura,  virtìi,  ed 
uso  in  fumo,  in  polvere,  infoglia,  in  lata- 
bitivo,  e  in  medicina  della  pianta  volgar- 
mente detta  Tabacco.  Al  numeroso  stuo- 
lo degli  appassionati  dilettanti  del  piace- 
vole e  gustoso  conforto  del  naso,  non  di- 
spiacerà che  io  vada  cou  Cancellieri  e  cou 
altri  libri  che  su  di  esso  posseggo,  accen- 
nando un  bel  numerode'inolli  suoi  scrit- 
tori. Alfonso  Bocchi,  La  difesa  del   ta- 
bacco,  ingiustainente  accusato  da'criti' 
ci,  sonetti Jaccti e  morali,  ]ModenaiG79. 
Nicolò  Maìaaides,  Delle  virtù  del  tabac- 
co, sue  grandissime  e  meravigliose  ope- 
razioni, dalle  quali  ognuno  puh  cavar- 
ne non  poco  profitto,  VeneziaiyoS.  Gi- 
rola  mo  BarulFaldi,  La  TabacchcidcFaV' 
rara  1714.  poema  iu  verso  sciolto.  Gio. 
Battista  Monti,  Tabacco,  suo  utile,  e  pre- 
giudizio del  lìicilesimo ,  Bologna  1756. 
Storia  distinta  e  curiosa  del  tabacco, 
concernente  la  stui  scoperta,  laintrodu- 
zione.  in  /europa,  e  la  maidera  di  colti- 
varlo, conservarlo  e  prepararlo, per  ser- 
virsene, con  altre  ottime  e  utili  osserva- 
zioni j  con  diversi  esperimenti  fatti  circa 
la  sua  virtìi,  e  colla  figura  della  pian- 
ta. Ferrava  ij5S.  Coltivazione  delta- 
bacco  ,  con  alcune   notizie  istorichc  che 
trattano  dell'origine,  vir tic  e  uso  di  qua- 


TAB  173 

sfapiantaappresso  te  varie  nazioni,  Ro- 
ma I  758.  Lodovico  Testi,  Risposta  alla 
proposta  del  principe  traini  intorno  al- 
le virtìi  e  qualità  del  tabacco  di  Si\'iglia, 
nel  t.  5  della  Galleria  di  Minerva.  Raf- 
faele Thorio,i>('  Paeto,seu  TabaccoPoe- 
niation.  in  Musaci  Ang.  Analect.  t.  r-,  p. 
243.  Gio.  Nicolò  Baumanno,  De  tuba- 
ci virtutibus,  usu  et  abusiu  Basileae.  Di- 
versi illustri  e  grandi  uomini  fecero  abi- 
tualmente grandissimo  uso  del  tabacco. 
Soltanto  ricorderò  Papa  Benedetto  XIV, 
di  cui  si  racconta  che  confabulando  eoa 
un  tale  costituito  in  dignità,  ed  avendoa- 
perto  la  tabacchiera,  gli  offrì  il  tabacco. 
L'incauto  e  scortese  rispose:  Grazie, San- 
to Padre,  non  ho  di  questi  vizi  !  Ma  il  Pa- 
pa prontamente  soggiunse:  Non  è  già  uà 
vizio,  che  se  tale  si  fosse,  avresti  questo 
pure!  Assai  e  con  frequenza  prendevano 
tabacco.  Federico  II  il  Grande  re  di  Prus- 
sia, e  iNapoIeone  I  il  Grunde  imperatore 
de'francesi,  che  adoperandolo  imtnodera- 
tametite  pel  naso,  diceva  che  serviva  a  ri- 
svegliare gli  spiriti,  ed  a  rassodare  il  co- 
raggio. EppureproverbiòilPapa  Pio  Vlf, 
com^  notò  l' Artaud  nella  Storia  della  sua 
vita,  per  l'uso  eccessivo  che  ne  faceva,  re- 
standone spesso  macchiata  la  sua  biauci 
veste,  difetto  che  il  Papa  non  dubitò  di 
confessare  più  volte.  AncheGregorioXVl 
Ijj  molto  amatore  del  tabacco  in  polvere, 
il  quale  generalmente  è  il  conforto  e  il 
compagno  indi  visibile  e  gradi  tode'lettera- 
tiedegli  uomini  di  studio,ravvivandone  io 
spirilo.  Un  tempo  si  riguardòcome  un'in- 
decenza che  le  donne  ne  facessero  uso,  ed 
infatti  tra  esse  la  minor  parte  lo  adope- 
ra; ma  ora  uon  poche  tra  loro  anche  Iu 
fumano  per  seguir  ciecamente  la  moda,  in 
cui  le  stesse  più  incivilite  nazioni  rivaliz- 
7ano  con  gusto,  ma  non  senza  deplorabi- 
le eccesso.  Ad  onta  di  tutto  il  narrato  e 
di  quanto  resta  a  dire,  non  debbo  tace- 
re che  l'uso  del  tabacco  fu  ed  è  tenuto  da 
molli  un'abitudine  o  consuetudine  di  su- 
perlluità,  anzi  piii  pregiuilizievole  diedi 
reale  jjiovameulo,  ed  Autouio  Abati  uelr 


174  TAli 

iti 6ue  FrascJwrii' fase,  a  lo  dcflm  unave- 
ja  pazzia:  A  lordai-  nasi  e  fazzoletti  na- 
ta. Fuiiosaniente  tra  gli  allri  si  scagliò 
contro  il  tabacco  il  liagiontiinento  sopra 
r  uso  ed  aìniso  del  tabacco  di  Giusep- 
pe Maria  Silvestri  daffare  in  filosofia  e 
medicina^  Rooia i  773.  Avvertendo  l'au- 
tore come  alle  molte  ragioni,  le  quali  in- 
sidiano la  vita  dell'uomo,  se  ne  aggiun- 
gono l)en  sovente  alcune  altre,  che  uou 
si  avvertono  ovvero  si  vogliono  disprez- 
zare, \uole  egli  perciò  mostrarne  una  di 
questa  specie  nel  porre  in  vistale  funeste 
conseguenze  che  al  genere  umano  risul- 
tano dal  comune  uso  e  abuso  del  tabac- 
co. Procede  in  questo  &uo  scopo  col  pre- 
mettere in  breve  la  storia  di  sì  famoso  ve- 
getabile, dalla  quale  rilevasi  che  in  par- 
licolar  modo  allignava  nell'isola  Tabiisro 
«ella  provincia  americana  di  Jucatan,  di 
dove  nel  1559  ne  fu  lai. "volta  portatoli 
seme  da  uu  fiammincio  in  Portoijallo.  Di- 
chiara  quindi,  che  in  seguilo  della  favo- 
levole  prevenzione  di  rispettabili  perso- 
naggi, non  andò  guari  che  si  rese  il  tabac- 
co cognito  in  Francia,  e  quindi  a  poco  a 
poco  in  tutte  le  altre  regioni  d'Europa, 
nella  quale  circostanza  la  cieca  approva- 
zione di  alcuni  medici  potè  a'noslri  mag- 
giori ispirare  quell'  animosità  richiesta 
j)er  difendere  e  rendersi  familiare  una 
pianta  nuova  e  sconosciuta  del  tutto,  lu- 
di ilSilveslri  cominciandoa  sindacare  l'in- 
trinseca natura  di  questo  semplice,  si  a- 
\anza  con  discu.ssione  per  denuire  quali 
conseguenze  si  debbano  paventare  dal  suo 
usoed  abuso.  Incomincia  (|uin(li  a  dichia- 
rare, chegrande  è  la  malignità  del  tabac- 
co,e  che  nessun  utile,anzi  moltissimo  dan- 
no ne  proviene  a'popoli  d'Europa  segua- 
lamente.  La  i  .'prova  la  desume  dalla  pa- 
tria del  vegetabile  tanto  da' nostri  paesi 
lontana  ,  foise  perchè  la  provvidenza  la 
videperniciosa  alla  fisica  costituzione  dei 
nostri  corpi  e  de'nostri  chmi.  Questa  ra- 
gione, come  molte  altre  di  questo  nemico 
liei  tabacco,  patisce  delle  gravi  eccezioni, 
se  voglia  considerarsi  che  dalla  stessa  A- 


T  A  B 

merica  provenne  la  china,  il  cacao,  il  rea» 
barbaro  (che  trovasi  però  pure  in  altre 
contrade)e  tante  altre  produzioni  che  riu- 
scirono a  noi  utilissime.  Ne  qualifica  in- 
grato l'odore,  disgustoso  il  sapore,  e  col- 
l'azione  del  fuoco  vuol  dimostrare  con  a- 
nalisi  chimica  l'indole  venefica  della  pian- 
ta ,  facendo  vedere  che  se  ne  ricava  uno 
spirito  fetido,  un  olio  di  virulenta  eHica- 
eia  e  disgradevole,  e  degl'irritanti  sali  se- 
mi-volatili. Senza  poi  valutare  le  artificia- 
li preparazioni,  che  dall'interesse  de'par- 
licolari  si  fanno  intorno  al  tabacco,  si  fer» 
ma  in  quella  che  gli  si  devedare  prima 
di  ridurloall'uso  de'suoi  amatori, e  la  tro- 
va assai  pericolosa.  Imperocché  facendo- 
ne un  lungo  e  circostanzialo  dettaglio 
conclude,che  il  tabaccosi  riduce  pur  trop- 
po ad  uno  stato  quasi  di  [)Ulrefazione  pri- 
ma di  essere  abilitalo  a  fue  una  parte 
dell'attuale  suo  uso  e  commercio,  e  che 
perciò  merita  di  venire  riguardato  con 
grave  ponderazione.  Itifatti  osserva,  che 
lo  spirito  della  pianta  iniettalo  nella  iu- 
gulare d'un  cane  produsse  in  esso  dopo 
il  a. "giorno  la  morte,  preceduta  da  ur- 
li, da  contorsioni,  da  vomiti  e  scarichi  di 
ventre,  e  da  un  sonno  finalmente  accom- 
j)agna  loda  mortali  convulsioni,  col  le  qua- 
li egli  asserisce  di  avere  più  volte  vedu- 
to morire  de'cani  e  de'galti  nella  cui  lin- 
gua avea  fatto  cadere  una  o  due  goccia 
d'olio erupireumaticodi  tabacco. Quest'o- 
lio medesimo,  o  io  suo  luogo  lo  spirito  u- 
nilo  al  latte,  all'  albume  delle  uova  ec, 
non  solo  l' inabilita  a  coagularsi,  ma  ne 
piouuiove  meravigliosamente  la  liquefa- 
zione. Ora  da  questi  sperimenti  e  da  al- 
tre ragioni,  pensa  il  Silvestri  d'aver  pie- 
namente provata  la  malignità  del  tabac- 
co, e  quindi  il  danno  che  reca  a'  popoli 
europei.  Da  ciò  prende  motivo  ad  esor- 
lare i  medici  di  togliere  chdla  classe  dei 
medicamenti  (|uesto  semplice,  e  invece  li 
consiglia  a  collocarlo  nella  categoiia  dei 
veleni,  nell'uso  de'quali  gran  prudenza 
ricercasi,  e  talora  ne  avvengono  necessa- 
riamente luttuose  conseguenze.  Euume- 


TAO  T  A  B                     ,75 
rando  1  mali  da  teiueisi  dal  tabacco,  pel  ro  bisogni,  erano  sconosciute  del  lutto  ai 
I,"  mentova  lo  St<iriiuto  (I  '.),  il  capogi-  nostri  maggiori.Termina il  Silvestri  il  suo 
ro,  la  minaccia  della  possibile  anianrosi  o  eccessivamente    rigoroso    ragionamento 
perdita  della  vista,  la  gravezza  del  capo  con  ispirareodiocontroil  labaccoin  qual- 
che talvolta  accompagna  l'uso  del  tabac-  siasi  maniera  usalo,  ed  assicura  che  l'as- 
co,  ed  altri  mali  più  scrii  per  l'irrilazio-  snefazione  che  molli  hanno  d'usarne  sa- 
uè  promossa  nelle  narici,  dalla  quale  può  rìi  sempre  una  debole  ragione,  per  non 
in  esse  e  nelle  vicine  parti  determinarsi  incoraggirli  a  rinunziare  del  tutto  a  (lue- 
una  dannosa  corrente  di  umori;  la  per-  sto  pernicioso  errore,  temendosi  invano 
dita  dell'odorato,  l'alterazione  della  vo-  delle  triste  conseguenze  dall'interrompe- 
ce,  le  ulceri  e  i  polipi  delle  narici,  e  final-  re  un  uso  mostralo  per  tanti  titoli  dan« 
mente  i  mali  non  solo  della  vicina  gola,  noso.eperciòdegnodeH'odiocoraiine.Se- 
ma  ancora  del  polmone  per  altre  conse-  condo  il  Silvestri,  lesole  emanazioni  del 
guenze  dell'uso  e  abuso  del  tabacco.  Dai  tabacco  molli  incomodi  recano  a  quelli 
mali  cagionati  dall'uso  e  abuso  del  tabac-  eliclo  devono  preparare,  per  cui  sono  so"- 
co  in  polvere  e  attrailo  pel  naso,  passa  getti  a  non  poche  infermità,  anche  per  le 
il  Silvestri  a  considerare  gli  altri  che  ri-  sostanze  che  vi  si  aggiuti^ono  per  quello 
sultano  dal  masticarsi  o  fumarne  la  foglia,  da  naso  onde  dargli  una  specie  ili  fermen- 
In  essa  pertanto  facerulosi  avvertire  la  sa-  lazione  e  una  proprietà  piìi  vellicante.Nel 
livazione,  che  promuove  senza  bisogno,  1779  ^^  stampato  in  Londra:  Trattalo 
scrive  ancora  che  all'irragionevole  perdi-  della  cultura  drl  tabacco  col  metodo  di 
la  di  questo  balsamo  animale  devono  sue-  fame  commercio,  preceduto  da  due  ra- 
cedere  de' ragguardevoli  pregiudizi.  In  mi  rappresentanti  la  pianta  e  i  suoi  fio- 
queslo  paragrafo  il  Silvestri  si  dimostra  //.  In  esso  vi  è  questa  rimarchevole  e  io- 
assai  ragionevole,  con  opportuni  e  van-  leressante  osservazione.  "  Gli  americani 
laggiosi  riflessi,  Finaliuenle  il  Silvestri  di-  riconoscono  nel  tabacco  le  medesime  pro- 
scende ad  avvertire  certi  pregiudizi,  cli'e-  prietà,  che  ha  la  scorza  di  quercia  per  la 
gli  immagina  succetlere  all'  uso  lungo  e  concia  delle  pelli.  Sono  io  stesso  testimo- 
continualo  del  tabacco,  in  segnilo  della  nio di  molte  esperienze,  riuscite  tutte  be- 
rìassunzione  d'alcune  sue  particelle  eie-  nissimo,  e  principalmente  nelle  pelli  men 
inentari  insinuatesi  pe'vasi  assorbenti  del-  grosse,  dimodoché  sono  sicuro,  fthe  ne'si- 
le  fauci  o  delle  narici,  nelle  vie  della  cir-  ti  dov'è  rara  la  ([uercia,  si  potrà  ad  essa 
colazione  e  del  sangue.  Riassumendo  il  sostituire  il  tabacco  mollo  vanla^^iosa- 
Silveslri  perciò  (pianto  in  principio  seri-  mente".  Ma  già,  come  accennai,  il  favo- 
ve  intorno  alle  ree  cpjalità  per  1'  analisi  re  grande  che  in  principio  ottenne  il  la- 
chimicaealtrimentiscoperle  in  questo  ve-  bacco  non  fu  durevole,  e  molli  awersa- 
getabile,  conclude  chele  venefiche  par-  ri  insorsero  proclamandone  l'uso  noce- 
ticelle  eletnentai  i  di  esso  debbono  a  poco  vole  alla  salute,  sconvenevole  indecente 
a  ()oco  delerininiue  i  suoi  ainalori  a  una  tleliltuoso  e  persino  irreli-^ioso.  I  medici 
intinilàdi  malori.  Imperciocché  traspur-  francesi  furono  i  primi  declamatori  cpa- 
tatedentrode'loro  vasi  sanguigni  dovran-  tro  l'uso  che  diceano  pestifero  del  labac- 
noeccilarede'mali  relativioaglislessi  vasi  co,  e  furono  sostenute  pubbliche  tesi  por 
o  agli  umori  che  vi  passeggiano,  ovvero  «limostiarneiperniciosi  elfelti,provando- 
a'nervi  che  debbono  toccare.  Laonde  di-  lo  anche  con  molli  esempi.  Laguerracon- 
chiara,  che  molle  croniche  e  acute  ma-  tro  il  tabacco  non  si  limitò  ad  accademi- 
lallie  potranno  turbare  la  salute  degli  eu-  che  discussioni,  ed  alla  pubblicazione  di  o- 
lopei,  malattie  le  quali  perchè  dipendcn-  pere,  ma  si  estese  e  sostenne  da  diversi 
li  da  qucilo  nuovo  genere  du'cicdiili  lo-  sovrani. Giacomo  Ire  d'Inghilterra  pub- 


irjC)  T  A  IJ  T  A  B 
Llicò  contro  il  tabacco  il  suo  IWisncapnof;  une  siimaiìt.  K  nel  concilio  de!  Messico  ai 
iivcdr  (lìnisu  tal>iiciusus,\^oni\\n\  i  ()  iq,  27  ottohrei  58f)  fu  determinato:  Ob  /r- 
e  lo  proiljì  ne'snoi  slati  temendo  che  in-  i'crcnfin/n.riiiat'  Knclu/rislir/cfìerripì'en- 
debolisse.  Inveì  specialmente  contro  il  ta-  (laecxtprai'rìpitnr.nculliis.sncerdosan- 
bacco  da  fumo,  con  queste  espressioni.  tcinissaecelel)ratìonfìn,aut(piacvisalia 
j)  Quest'abitudine  disgustosa  alla  vista,  persona  ante  communìonem,  quiclqiiam 
nauseante  all'odorato,  pericolosa  pelcer-  tabachi, per  modumfuinalis evaporati/)' 
Tello,  nociva  pel  petto,  spandeintorno  al  nfs,  aut  q  uovi  s  modo  perei  pia  t.  All'erma 
fumatore  esalazioni  così  infette,  come  se  Sarnelli  che  i  due concilii  provinciali  ame- 
procedessero  dagli  antri  infernali".  Fece  ricani  furono  approvali  dalla  s.  Sede,  e 
di  piìi  il  parlamento  inglese,  sentenzian-  benché  non  obblighino  se  non  in  quelle 
do  a  morte  il  ricordalo  introduttore  cav,  parti, hannoperò  gran  peso,  percompro- 
Roghlilf,  che  per  altro  avea  molti  nemi-  vare  essere  illecita  la  cosa  da  essi  proibi- 
ci,  sotto  pretesto  pure  d'altri  delitti,  tra  i  ta.  Dall'indie  occidtMitali  passò  l'abuso  ai- 
quali  si  specificò  l'introduzione  del  tabac-  leSpagne,  e  specialmente  in  Sivìi^iia  (ove 
co  nell'Inghilterra,  la  quale  poi  ne  tras-  ne  portai  le  ragioni),  onde  Urbano  Vili 
se  e  ttittora  ricava  immense  somme.  Un  ad  istanza  del  decanoe  capitolo  della  me- 
monarca  di  Persia  ne  pi'oibì  l'uso  a'suoi  tropolilana,  col  hieve  Ciim  Eeelesiae  Di- 
sudditi,  sotto  pena  della  vita  o  del  taglio  vi/10  enltui,  de'  3o  gennaio  i64'2,  Bidl. 
del  naso:  ad  egual  mulilazione  ilczarlMi-  A'o;»,t.6,par.  2,p.  3i  i,proibì  nelle chie- 
chele  Federowilzdel  I  Gì  3  sottopose  quei  se,  loro  atri  e  circuiti,  della  città  e  arci- 
russi  che  l'avessero  adottato.  Amuiat  IV  diocesi  di  Siviglia,  sotto  pena  di  scorau- 
imperalorede'lurchidel  1623, proibì  l'u-  nica  di  lata  sentenza,  il  prendere  qualsi- 
so  del  tabacco  sotto  pena  capitale,  affin-  voglia  presa  di  tabacco  alle  personede'due 
che  i  suoi  sudditi  non  si  ubbiiacassero  o  sessi,  chierici ,  regolari  e  secolari.  Illud 
tlivenissero  infecondi.  Il  senato  di  Berna  passimiiieivitatis.etdioecesis Ilispalen. 
nella  Svizzera,  nel  1 660  pose  l'uso  del  ta-  Eeelesiis,  ac  qiiod  refcrre  pudet,  etiant 
linceo  tra'delilli,  come  il  furio  e  l'ornici-  sacrosauctwn  Mi. ssae  sacri flcium  cele' 
dio.  In  altri  slati  si  punirono  a  colpi  di  brando  sumere,  linteaque  sacra foedis, 
liastone  gli  amatori  del  tabacco  da  fumo,  quae  tahhaccum  huiusmodi proiicit  ex- 
in  foglia  óin  polvere.  Trovandosi  in  pritt'c  crementis  conspurcare ,  Ecclesìasqiie 
cipio  il  tabacco  pericoloso  e  sconvenevo-  jìrnedietas  tetro  odore  inficere  magno 
lealla  civiltà, persporcarelenarici,  e  dal-  rum prohorinn  scandalo,  reriunque  sa- 
Je  quali  ne  dislilla  la  lordura,  echi  si  tro-  crarwn  ìrreverentìa  non  reformident.., 
va  colle  mani  impiegate  in  altro  bisogna  Tcd>hnccum  sive  soliduni,  vel  in  frusta 
che  renda  imbrattato  quello  che  non  con-  conciswn,aut  in  pulverem  redactuni  ore, 
viene,  così  fu  tenuto  l'uso  per  indecentis-  vel  nnrihus,  a  ut  fumo  per  tuhulos,  et  a' 
.simo  ne'  sagri  ministri.  Quindi  secondo  lias  quomodolihet  sumere  audeant,  vel 
il  Feiraris,  Dihlioflu-cn  Canon. ,'\\  conci-  jìraesumr/nfAov'ìeìòne'deiù  luoghi. Nel- 
lioMessicanodel  1  5j5  ne  proibì  l'uso  nel-  j'arlicoloCiiiESiDis.PiKTROiivVATicAivo, 
le  chiese  dell'America  spagnuola.  Narra  narrai  come  InnocenzoX  avendola  abbel- 
lì vescovo  Sarnelli, /-e/Ze/'^^  crr/.  l.  6, leti,  bla  con  pavimentoepilaslri  di  vaghimar- 
3o,  che  nel  concilio  provinciale  di  Lima  mi,  proibì  sotto  pena  di  scomunica,  per 
capitale  del  Perù,  a'y  ottobre  1 588  fu  de-  riverenza  locis  Deo  sacris  herhani  la- 
cvQì^io:  Proliibetur  suhreatuniortis  ac-  bacìun,  ore,  vel  nnribus  sumere  gravi 
ternaepresl,yteriscelebr(ituris,ne  taba-  rum  proì'orum  scandalo  non  vereantur, 
cliifumumore,autsYasi,auttal>acbipul-  cioè  negli  stessi  luoghi  vietati  da  Urbano 
yerefn  naribus.etiain  praelextn  medici-  Vili  per  Siviglia  e  colle  slesse  parole,  co- 


T  A  V, 

n^e  si  legge  nel  breve  Cani  sicuti\c^\\  8 
gennaio  dell'anno  santo  iG5o,  liiill.  lìti' 
sii.  ì  at.  l.  3,  p.  265.  liifeiisce  il  Sarnel- 
li,  che  sin)ile  proibizione  fece  Innocenzo 
XI  a'i  o  ottobre  I  ()8  1 ,  sotto  pena  della  so- 
spensionei^/  diviiiis  ìnso  fdcto  iiicurrciuln, 
e  di  scudi  2  5  da  pagarsi  da  qiie'preti  che 
prendessero  tabacco  nelle .v/7^>-7r,y//<'diRo- 
ma.  Già  d'ordine  del  medesimo  Papa  la 
s.  congregazione  did  concilio  ili."  aprile 
1G78  avea  imposto  a  lutti  i  vescovi:  L  t 
siih  novnn  susnciisioiiis  ipso  fticto  i/ìcur- 
rcìì(Iapro1tHH'rc\'alcants(tccr(lotihusM(' 
iintnc  (iiiteniutm  Mi ssniii celchrcnt  iilht- 
tciiiis  (ahaciun  suinaiitJTiXnU)  lasciò  scrit- 
to nella  visita  pastorale  di  Discegliail  ve- 
scovo iiìonsignor  Crispini  predecessore  di 
Sarnelli,  il  quale  perciò  nella  citala  let- 
tera in  cui  discute  :  AV  //  vescovo  possa 
proibire  sotto  pena  di  scomunica  il  prcu' 
der  tabacco  avanti  la  celebrazione  della 
s.  Messa?  risponde  e  dichiara:  Che  non 
solo  [u>ò  farlo,  ma  se  l'abuso  è  grande  de- 
Té  farlo  contro  que'sacerdoti  che  ne  prL-n- 
dono  troppo  innanzi  la  celebrazione  del 
s.  Sagrilizio;  poiché  a  chi  è  avvezzo  di  u- 
sare  il  tabacco,  e  ne  prende  parcamente, 
si  può  concionare.  Il  Sarnelli  acreuìente 
inveisce  sull'uso  del  tabacco,  che  chiama 
erba  villana  per  isporcar  le  narici, essemlo 
slatoper  iesuesupposte  virili  denominato 
erba  regina, ma  pititlosto  soprannome  de- 
rivatogli dallasua  fiutrice  reginadi  Fran- 
cia rammentata  di  sopra.  E  sebbene  sia 
lecito  a  ciascuno  di  prenderlo  ne'suoi  In- 
sogni, non  è  punto  convenevole  di  pren- 
derlo in  ogni  tempo,  in  ogni  luogo  e  al 
cospetto  d'ogni  persona;laiilo  più  che  pro- 
voca di  sua  natura  lo  starnuto,  che  scuo- 
te il  celebro  con  tanta  violenza,  che  chi 
l'ode  chiama  il  cielo  in  aiuto.  Che  direb- 
be il  Sarnelli  se  si  fosse  trovato  ne'nostri 
tempi,  in  cui  è  subentrato  al  buon  augu- 
rio, quel  moderno  e  indillerente  silenzio 
che  de[)lorai  a  SiAnNUTO,  nel  dichiarar- 
ne i  pericoli,  e  l'oiigine  delta  lodevole  sa- 
lutazione di  [)rosperitaV  !  AggiMugi-il  dot- 
to e  iclunlc  vescovo,  dove  suuu  que'buvi, 


TAD  177 

che  tanto  biasimarono  Annibale  [>er  l'ec- 
cesso odoroso  de'capuani  unguenti,  che 
pur  ricreavano  colla  soavità  di  loro  fra- 
granza i  circostanti,  dicendo:  Non  bene, 
sanper  olet  aiti  bene  seinperolct?  Che 
avrebbero  detto  della  tlislillazione  dalle 
nari  di  chi  spesso  adopera  gl'indiani  ta- 
bacchi?^» Se  [^rendere  il  tabacco  in  polvere 
è  di  tanta  indecenza,  (pian  topi  use  si  pren- 
da in  frondi  o  in  fumo:  qual  alto  piìi  sto- 
machevole, che  ruminar  fia'denli  cpiella 
tetra  e  letaminosa  tn  iteria,  con  aliti  puz- 
zolenti: qual  pili  indecente  spettacolo,  che 
mettersi  in  bocca  un  torto  corno  infarci- 
to di  quel  fuliginosoe  fumante  sucidume, 
sorbendone  il  tartareo  vapore  per  le  fau- 
ci,ed  esalandone  il  luinoper  le  narici,a gui- 
sa de'cavalli  di  Diocnede  e  de'  fori  di  Gia- 
sone, che  dalle  nari  vomitavano  fiamme 
e  faville  ;  come  dice  il  Tesauro  nella  sua 
Filosofia  inorale  1. 1  i,  e.  22,  il  cui  titolo 
è:  Delle  cattive  creanze  introdotte  dai 
tabacco  ".  Poscia  riproduce  questa  testi- 
monianza elei  medico  Paolo  Zacchia,  in 
ijiiaest.Med\co\e  Cf,  1.  g,  tit.  7,  q.  Unica,  n. 
33.  Ut  ergo  multa  in  panca  redigam,  di- 
cendum  ex  mea  se n lentia  est,  Tabacchi 
iisuni  in  jejnnio  Kucharistico  proliiben- 
du/n.  non  quod  ullo  modo,  ne  per  soni' 
nimn  quideni  nutrire  possit,  aut  folio,  aut 
pulvere,  aut  fumo:  etiamsi  alicnia  illiiis 
particula  in  stomachum  laheretur  :  sed 
primo ob  Sacramenti  reverentiam;  quia 
multam  agitationem  in  humoribus  cau' 
sare  potest,  et  caput  ipsuni  commovcre, 
sensusque  turbare,  et  obtunderej  maxi' 
me  si  ejus  fumus  assumatur  j  potest  et 
ventreni  solvere,  aut,  quod  pe/us  est,  vo- 
mitiimconcitare.Qaeila  questionesi  trat- 
ta da  Giovanni  Chiericato,  /ìc  Jùichar-isf. 
Sacrain.  decis.  54,  ove  dichiara  essere  il 
temperamento  o  proprietà  del  tabacco, 
caldo  e  secco  in  2."  grado, e  però  utile  ai 
morbi  freddi.  Invece  il  Lessio  asserisce  es- 
sere il  tabacco  di  temperamento  freddo, 
refrigerante  e  n  ircolioo,  cioè  sonnifero  e 
del  genere  dell'erbe  velenose  (è  un  fitto 
che  il  tabacco  giova  a  impedire  il  sonno 


ijS                    T  A  B  T  A  B 

e  per  bene  da  esso  svegliarsi;  se  ad  alcn-  trarlo  al  digiuno  naturale,  essendo  impos- 
no  poi  glielo  concilia,  credo  piiiltosloclie  sibile  che  alcune  delie  parti  più  succose 
l'abuso  della  polvere  gli  abbia  resi  insen-  non  passino  nello  stomaco.  Circa  poi  ai 
sibili  i  nei  videll'olfilo  ecerebrali).  UTe-  divieti  pontifìcii  di  usare  il  tabacco  nelle 
sauro  ritiene  pernicioso  l'uso  eccessivodel  niemoiate  chiese  per  venerazionealla  ca- 
tabacco  alla  sanità,  poiché  essendo  calido  sa  di  Dio  che  ne  resta  va  inilaaltata  e  pro- 
e  secco  bruciò  i  [)recor(li  a  più  d'un  in-  fanata,  ed  anche  in  considerazione  della 
dividuo,alTumò  e  arse  il  cervello,  restan-  magnificenza  degli  edilizi  che  restavano 
doconsumatocon  l'umor  soverchioii  na-  deturpalidaglisputi  pregni  di  tabacco, de- 
turaleper  la  continua  provocazione.  Cer-  vesi  correggere  que'poco  critici  scrittori, 
to  è  che  ogni  eccesso  al  fin  nuoce;  e  per  e  massime  se  lo  fecero  per  detrarre  con- 
1' abuso  ogni  salubre  medicina,  o  perde  tro  i  Papi,  che  genericamenle  ne  riporta» 
la  virtù  o  si  converte  in  veleno.  Conclu-  rono  la  proibizione  contro  l'uso  genera* 
de  Sarnelli  con  rimarcare,  che  il  tabacco  le,  mentre  essa  non  fu  che  parziale  e  per 
di  Siviglia  si  attacca  meno  alle  vesti,  pre-  motivi  ragionevoli,  e  poscia  anche  rimos- 
ferisce  l'uso  del  tabacco  grosso  e  grasiilo,  sa  del  tutto.  Ptiguardo  poi  alla  pena  se« 
e  loda  chi  non  vi  si  avvezza.  Quanto  al  vera  della  Scoiiiiiiiica,  e  perchè  i'Papi  e 
tabacco  nasato  in  polvere,  usato  in  fumo  i  vescovi  anticamente  coti  facilità  la  sen- 
o  masticato,  se  rompa  il  digiimo  natura-  tenziavano,  Io  dichiarai  in  quell'articolo, 
le  necessario  alla  comunione  Eucaristica,  Nel  citato  Bull.  1  at.  p.  293,  si  legge  in 
nulla  trovo  nel  Trattato  della  s.  Diessa  fatti  il  chirografo  di  Benedetto  XIII  dei 
clelLambertini  poiBenedettoXIV,cap.4,  io  gennaioiysD,  Reverendissimo  Car- 
§  2, ove  parla  del  digiuno.  Apprendo  però  dinaie,  diretto  al  cardinale  Annibale  Al- 
da altri  teologi,  ragionando  del  dii^iiuio  bani  arciprete  della  basilica  Vaticana,  in 
naturale  prescritto  [ler  la  s.  Comunione ,  cui  si  dice  che  avendo  il  predecessore  In- 
cheimporta  la  privazioneassoluta  di  qua-  nocenzo  X  proibito  con  iscomunica  a  tutti 
lunque  minima  cosa  o  nutritiva  onon  nu-  i  fedeli  de'due sessi"  il  prendere  tabacco  iu 
Iriliva,  purché  però  di  sua  natura  digesti-  polvere,in  corda  e  iu  fumo  nella  detta  ba- 
bile.presa  dal  i.^monienlodella  mezza  not-  silicadi  s.  Pietro,  coro,  coppelle,  sagrestia, 
teantecedenteallacomunionemedesima,  suo  portico  e  atrio,  col  motivo  del  grave 
per  modo  di  cibo  o  di  bevanda,  cioè  in-  scandalo,  che  cagionava  tal  abuso,  allora 
tromessa  per  la  bocca  nello  stomaco.  Ciò  introdotto,  e  che  con  njolta  indecenza  ve- 
premesso,  comunemente  i  teologi  opina-  niva  fomentato  anco  da  quelli  che  servi- 
no non  doversi  i  f  deli  inquietare  di  ciò  vano  al  coro  della  medesima.  Ed  all'in- 
che  passa  nello  stomaco  in  via  di  respira-  contro  a  vendoNoi  riconosciuto  essere  ces- 
zioneaccidentale,  come  il  fumo  del  tabac-  sato  lo  scandalo  accennato,  ed  essere  an- 
co o  delle  vivande,  quando  però  non  ven-  cora  allatto  mancata  l'indecenza, che  pre- 
ga inghiottito  di  propria  volontà  o  per  veniva  dall'abuso,  che  allora  se  ne  face- 
mezzo  di  qualche  istrumento.  Non  rom-  va;  e  volendo  però  provvedere  all'indea- 
pe  il  digiuno  naturale  il  tabacco  in  poi-  nità  delle  coscienze  di  tutti,  ed  in  ispecie 
vere,  le  acque  e  altre  droghe  che  si  pren-  al  buon  servizio  di  detta  basilica,  il  qua- 
dono  o  respirano  per  il  naso,  a  meno  che  le  rimane  molto  pregiudicato  dal  frequen- 
non  si  facesse  passale  volontariamente  te  uscite  dal  coro,  che  fanno  quelli  che 
nello  stomaco  quelle  droghe  che  si  pren-  non  possono  astenersi  dall'uso  del  tabac- 
dono  per  le  narici.  Quanto  al  tabacco  che  co  oggidì  avanzato,  anco  per  parere  dei 
si  mastica,  Enrico  di  s.  Ignazio  carmeli-  medici,  che  lo  consigliano  per  rimedio  di 
tano,  nella  sua  Etilica  ain.ori<,  p.  7  5,  ed  molte  infermità,  massimatnenteper  quel- 
alcuui  altri  teologi  uc  ritengono  l'uso  con-  li,  che  sono  obbligati  a  frequentare  luo- 


T  A  B 

glii  freddi  ed  umidi  nelle  ore  della  mat- 
tina, ci  siamo  deleiminati  di  permettere 
nella  suddetta  basilica  ancora,  suo  curo, 
cappelle,  sagrestia,  portico  ed  atrio  l'uso 
del  detto  tabacco,  non  ostante  l'accenna- 
la proibizione  sotto  pena  discomunica  la- 
toc  scìiliiìliac, non  dul)itando\oi,clie  voi 
invigilerete  con  lutto  il  zelo,  afllncliè  con 
tal  permissione  non  s'ubbia  a  mnncure  al 
rispetto  e  riverenza  dovuta  ad  una  basi- 
lica rinomata  in  tutto  il  mondo  cattolico." 
Segue  la  lettera  esecutorialedel  chirogra- 
fo, dello  slesso  cardinal  Albani,  nella  qua- 
le però  trovo  questa  clausola:  l  criiin  e- 
tìain,  quod  illoriun  nulliis,  praesertini 
tinnì  choro  interest,  et  dwiiiis  operatur 
qf/ìcììs,  Arcidam,  seu  Thecam,  in  quo 
Nieosianam  nulvercm  servai. ad  alio  a  in 
orbein,  seu  gyruni  mitterepalani,  et  pu- 
hlice  audeat,suh  poenis  arbitrio  nostro, 
juxta  moduin  inohedjentiae  iii/Iigenlis. 
Fra  le  tante  opere  scritte  contro  l'uso  e 
l'abuso  del  tabacco,  ricorderò  le  seguen- 
ti. Dasengaiìiin  conira  el  mal  uso  del 
tahareo.  por  Franciseo  de  Lcyra-y-yi- 
guillar,Covdova  1 634-  MassiminianoZo- 
vana,  Abuso  del  tabacco  de'  nostri  icìU' 
pi,  nel  quale  si  dimostra,  che  con  quello 
si  possono  curare  un  infinito  numero  di 
mali  che  molesta  no  l'uomo,  tradotto  dal- 
lo spagìuioloy  Bologna  i65o,  Alessandro 
Sanlorini,  Polvere  scliernila,  ovvero  in- 
vettiva contro  il  tabacco,  Fìreoze  i654. 
Giacomo  Balde,  Satyra  contra  abusuni 
tabaciy^lov'xach  1637.  Antonio  Vitalia- 
n\,De  abusu  taJiaci.  Romae  i65o.  Gia- 
como Tappi,  Oratio  de  tabaco.  ejusque 
hodicrno  abusu,  Helnistadii  1  653,  1673. 
LeSiguerre,  L'anatlù-me  du  tabac,  aug- 
mrnté  du contre-anathhne ,  Rouen  1 660. 
S\aìonGVao\\,Commentarius  de  abusu  ta- 
baci  amerieanoruni  velcri,  el  erba  Thee 
asiaticoruni  inlùirnpa  «ov-o, A rgeatorati 
1 665.  Gio.Enrico  Coliausen,  Dissertalio 
satyrico-pbysico-niedico-moralisde  Pi- 
caNasi,  sive  tabacisternutatorii moder- 
no abusu  et  noxa,  Amstelodamii   i  7  16. 
fujptus  cstuticus  in  monlcm  Parnasum, 


TAB  179 

ineoque visus Satyrorum  Lusus cum  na- 
si s  tiibaco  proplioris,  sive  Satyricon  no- 
vuìii  physico-medico-niorale  in  moder- 
nuni  labari  sternutatorii  abusum,  Am- 
stelodamii i  72G.Francesco  Arisi, /^/<^A^/r- 
co  masticato  e  fumato,  trattenimento  di" 
tirambico  con  annotazioni,  Milano  1725. 
Giovanni  GotlliebTierolT,  A'  tahaci  effe- 
elibus  salutaribus  cf /?ot7\';.v,Erfurt  1 732. 
Camillus  Manara,  Z>e  moderando  pana- 
ceae  anu-ricanae  abusu,  sive  de  tabaci 
vitio  in  Europaeis,  et  maxime  in  Insù- 
bribus  corrigendo^  Mediolani  1  707.  Pie- 
tro Schriverio,  Saturnalìa,  sive  de  usu, 
atquc  abusu  tabaci,  Halae  1628.  Coni- 
memoratio  de  immoderatiori  tabaci  abu- 
sione, communi  juvcnilis  aetatis  perni' 
cie,ad Ilippoci-atis aphorism.  Non  ostan- 
te i  divieti,  i  rigori,  gli  scritti  in  contra- 
rio, non  si  potè  impedire  la  dilfusione  del 
tabacco  che  si  sparse  per  tutta  l'Europa, 
in  Asia  e  in  Africa,  ed  i  governi  essendo 
stati  impotenti  a  impedirlo,  ne  converti- 
rono l'uso  a  loro  profitto,  forse  anche  per 
Irenarne  ru>o, prescrivendo  privative,  ap- 
palti, regìe,  che  produssero  ingenti  som- 
me all'erario,  ed  arricchirono  molti  spe- 
culatori in  diversi  stati,  specialmente  ne- 
gli ultimi  tem[)i.  Il  commercio  de'tabac- 
chi  fu  lepulato  di  sovrana  attribuzione 
[)resso  la  miglior  parledelle  nazioni  d'Eu- 
ropa, che  ne  fecero  un  cespite  di  dazio  in- 
diretto, il  quale  aggrava  una  consuetu- 
dine meramente  di  lusso,  e  a  cui  ognuno 
the  il  voglia  può  di  leggieri  sottrarsi;  pe- 
rò ne  colsero  e  colgono  buon  costrutto  a 
prò  ilei  fisco:  eque'governi  dove  si  vuole 
conservare, se  non  in  fatto,  almeno  in  ap- 
parenza un'illimitata  libertà  e  franchigia 
di  commercio,  lasciano  libera  la  fabbrica- 
zione de'tabacclii,  ma  icripongoiio  un  da- 
zio, che  importa  (piatirò  0  ciii(|ue  volte 
il  valoredelcapitale, intabacchi  grezzi  che 
s' introducono  nello  stalo.  11  che  torna 
presso  a  poco  a  quel  medesimo  della  pri- 
vativa. In  alcuni  stati  peraltro  il  tabacco 
lurma  un  ramo  d'  industria  agricola  «li 
ujolta  importanza,  poiché  i  Icrreui  indi- 


1 8o  T  A  B  T  A  B 
geni  sono  non  solo  propri  alla  coltivazio-  vole  al  fumare  il  tabacco,  per  eliminare 
ne  ili  questa  pianta  americana,  rna  riesco-  l'inconveniente  di  rendersi  agli  altri  mo- 
no gretti  e  infecondi  per  lull'altra  colti-  lesto  col  disgustoso  odore  del  tabacco  da 
va/ione.  Non  tolti  i  terreni  sono  acconci  fumo,  consiglia  di  aver  la  precauzione  di 
olla  vegetazione  del  tabacco,  o  il  sono  sol-  non  fumar  mai  ad  aria  chiusa,  ma  sib- 

10  alcun  riguardo  eccezionale,  i  terreni  bene  in  siti  a[)ei  li  e  dove  l'aria  vi  circoli 
d'Italia, e  massimedello  slato  papale, non  liberamente.  Avverte  i  fumatori  che  pri- 
producono  tabacco  opportuno  a  fumare,  ma  di  recarsi  nelle  società  si  sciacquino 
Da  molli  anni  ormai  l'impero  del  tabac-  la  bocca  con  acqua  di  rosa  con  infusione 
eoe  perffttamenleconsolidatodappertut-  d'u'eos,  per  non  portare  l'odore  del  ta- 
lo,essenilone  l'usocomunissimo,  non  solo  bacco  che  a  molti  nuoce,  massime  alla 
in  polvere  da  naso,  e  in  foglie  secche  e  in-  più  parie  del  bel  sesso,  ed  insiste  che  si 
tortigliale  da  fumo,  ma  anche  sciolte  da  lavino  le  mani  e  il  volto  con  acqua  me- 
ll)a•^ticare  presso  la  genie  di  mare  e  i  mi-  scolata  a  quella  diColonia, anche  per  mo- 
lilari  di  diverse  nazioni.  I  nostri  posteri  derare  l'odore  ch'esalano  i  loro  abiti,  la 
iorse  vedranno  quest'ultimo  modo  di  u  Olanda, in  Inghillerraein  altri  paesi  set- 
sare  il  tabacco  adottalo  anche  nelle  clas-  tenti  ioiiali,  liavvi  un  luogo  pLdjblico  nel 
si  [)iìi  elevate  della  società;  il  tabacco  al-  quale  si  va  a  fumare  e  a  bere  della  bir- 
meno  ha  ben  motivo  di  lusingarsene  do-  ra,  chiamato  Tabagia;  ivi  il  fumo  talvol- 
po  i  suoi  grandi  progressi  in  questi  ultimi  la  è  siffattamente  concentrato  e  denso, 
ecorrenlilempi.Arrogequanto  leggo  nel-  che  malagevole  n'è  la  libera  respirazio- 
l'opuscolo.  L'arte  di  fumare,  senza  dì-  ne,  divenendo  l'aria  tutta  quanla  impre- 
spiaeere  alle  belle. '^\)'\  lai  guisa  Soanni  guata  di  fumo  insalubre.  Così  i  fumato- 
or  sono{fu  pubblicato  nel  1828),  l'uso  del  ri  non  si  rendono  molesti  a  chi  fa  male 
tabacco  da  fumo  era  cosa  la  quale  non  il  fumo  e  il  puzzo  del  tabacco.  Certamen- 
istava  per  nulla  ne'bei  modi  della  gente  le  i  maomettani,  ad  onta  de'divieli  d'A- 
di conto  della  buona  società,  e  veniva  la-  murai  IV,  divennero  e  sono  i  più  gran 
sciata  in  retaggio  alla  feccia  del  popolo;  fumatori  colle  loro  lunghe  pipe,  ed  al- 
le piccole  botteghe  di  tabacco  non  erano  trettanlo  si  dica  de'persiani,chesoggiaG- 
a  quell'epoca, se  non  siti  distravizzo,dove  quero  a  eguale  inlerdizione;  ma  fra'mo- 
il  basso  popolo  riunivasi  a  bere  e  fumare,  zabiti  mussulmani  dell'Algeria  e  che  abi- 
Taluno  si  teneva  celato  per  fumare  un'ec-  tanoii  paese  de'Boni-Mzab,di  cui  laFrau- 
cellente  cigara  dell'Avana;  ma  a  poco  a  eia  s'iinpadroiù  nel  1  8  ".(.j  "6*  '^^'^  spe- 
poco  gli  eleganti  si  fecero  piùardimen-  ciali  riti  il  prender  tabacco,  come  il  fu- 
tosi,ed  osarono  lasciarsi  vedere  dalle  belle  mare,è  notabile  colpa.  Spaventevole  è  la 
loro  colla  cigara  in  bocca,  saporarne  le  progressiva  consumazione  del  tabacco. 
delizie,quasiinvitandoleacompartecipar-  iiilevo  da  una  statistica  deli'impero  au- 
ne  esse  medesime.  Quindi  adunque  3oau-  siriaco  del  1846,  che  9  erano  le  fabbriche 
ni  or  sono  se  v'era  antipatia  pronunziata  erariali  di  tabacchi,  e  neliS^i  produs- 
contro  i  fumatori,  oggidì  si  cangiò  inve-  sero  5o,ooo  centinaia  di  tabacco  da  na- 
cein  profondo, potente,  visibile  capriccio,  so, e  233,000 centinaia  di  tabacco  da  fu- 
Ciò  forma  un  capitolo  di  più  alla  storia  nio  preparato,  fra  cui  si  compresero  an- 
delle  bizzarrie  dell'umana  natura. Piccio-  che3o54eeutinaiao  55  milioni  di  zigari: 
le  cagioni,  grandiosi  elfetti;  grandi  cagio-  la  fabbrica  di  Milano  die  22,000  ceuti- 
ni,  piccioli  effetti;  ciò  è  quantosi  è  sempre  naia  di  tabacchi, quelladiVenezia  i4>ooo 
osservato,  dacché  il  mondo  esiste,  e  Tabi-  centinaia.  In  altra  statistica  si  nota  l'au- 
ludinedi  fumare  n'è  un  esempio  novello."  mento  del  consumo  di  zigari  in  Austria, 

11  medesimo  autore,  quantunque  favore-  ove  neh  848  uè  lurouo  fabbricati  28  lui- 


TAB  TAB  i8i 
lìoni,  cififi  clie  nel  1 853  sal'i  a  800  milio-  osservano,qnal  vantaggio,  qnal  utile  può 
ni!  In  questo  numero  non  sono  compresi  lisiillare  da  una  conlinun  azione  della  pol- 
i  zigaii  fatti  \enire  dall'estero.    Questo  ve  redi  tabaccosui  nervi  dell'olialo,  ijuan- 
esorbitante  numero  nondevesorpiende-  do  (|uesli  per  lungo  tempo  a  cagione  dei- 
re,  quando  si  consideri  tlie  in  ogni  parte  l'alnisosi  sono  resi  insensibili,  e  nonpos- 
vi  sono  fumatori  che  d'ordinario  fuma-  sono  piìi  provare  né  sensazione,nè  stimo- 
no  periodicamente  da  20  a  ^4  zigori  o  si-  lo?  Circa  il  fumare  avviene  la  stessa  cosa, 
gari,  ad  onta  clie  non  mancliino  medici  e  mentre  gli  esordienti  provano  talvolta 
elle  fanno  loro  sinistri  prognostici  pel  mal  qualche  vantaggio,  nell'uso  moderato  del 
\e7zo  dell' abitutline  o  per  distrazione;  ta  bacco.agli  abituati  non  produce  piìi  che 
deplorando  i  medesimi  che  l'uso  senza  hi-  il  fetore  dell'abito  e  dell'alito,  ed  lui  im- 
sogno  degli  occhiali,  è  venuto  crescendo  perioso  bisogno  da  soddisfare.  Ria  consi- 
in  ragion  diretta  coll'nso  del  tabacco  da  deriamolo  usalo  con  moderazione,  il  ta- 
fumo,  adottato  pure  dalledonne  per  mo-  bacco  da  naso  adoprato  con  parsimonia 
da,sebbene  esse  tanto  piìi  raramente  han-  e  di  buona  qualità,  può  talvolta  essere  u- 
no   bisogno   di   avvalorare   la  vista  con  tilenell'emicrania,  nelle  sordità  da  cause 
istrumentì  ottici.  Bell'Algeria  ancora  si  reumatiche,  ed  in  alcune  malattie  degli 
è  diffusa  la  coltivazione  tie'  tabacchi,  i  occhi. Slimolandolasecrezionedel  mucco 
quali  ivi  si  raccolgono  due  volte  alTanno  nasale,  può  aprire  una  via  a  risolversi  a 
ad  Mitervalli assai  vicini. IN'el  1  859.produs-  molte  malattie,  e  sollecitarne  lo  sciogli- 
se  I  ,400,000  chilogrammi  di  tabacco;  mento.  Questi  salutevoli  ellietti  non  pos- 
neli853-,per  l'incrementodello  sviluppo  sono  però  aspettarsi  da  coloro,  che  ne  u- 
della  coltivazione,  si  ebbero  i,G37,522  sano  continuamente,  pei  che  ^/Z; /^/.s.s/a//.? 
chilogrammi,  corrispondenti  ad  un  vaio-  noti  fi  t  pas.sioMo\i\  prenditori  di  tabacco 
re  di  1,435,926  franchi.  Anche  le  quali-  hanno  la  male  abitudine  di  tirarlo  giù  nel- 
la migliorarono  di  mollo,  e  si  spera  che  la  becca  e  ingliiollii  lo  invece  di  spulailo 
la  coltura  del  tabacco  non  larderà  a  pien-  fuori  ;  con  ciò  si  guasta  lo  stomaco,  e  si 
dere  maggiore  estensione.  Ilicapilolan-  cagiona  a  se  stes>o  la  nausea  e  il  vomito, 
do  poi  le  quantità  ricevute  per  conto  del-  Chi  non  puòdisavvezzarsida  tal  vizlo,con- 
lo  stato,  quelle  usate  nel  consumo  loca-  sigliano  i  medici  di  tralasciar  piuttosto  il 
le,  e  quelle  portate  all'  estero,  si   trova  pigliar  tabacco.  Gli  alemanni,  gli  svedesi, 
che  il  prodotto   totale  nel  i853sarj  a  i  polacchi  e  altre  nazioni,  presero  Sj)ecial- 
2,oG3,ooo  cliilogrammi.  mente  la  pregiudizievole  abitudine  di  ma- 
il tabacco  può  considerarsi  sotto  due  slicare  il  tabacco  in  foglia,  come  masti- 
punti  di  vista  distinti,cioè  come  adoprato  casi  il  betel  presso  gli  orientali.  Il  fumare 
negli  usi  della  vita, e  come  mezzo  di  gua-  parimenti  con  moderazione   può  accre- 
rigione  e  di  medicamento.  Sotto  ih. "a-  sceiela  seciezionedella  saliva  e  de'succhi 
spetto,diconoi  medici  e  insegnano  le  loro  gasliici,  in  quelli  che  ne  difettano:  può  in 
opere,  tulli  quelli  che  prendono  tabacco  qualche  caso  risolvere  le  leggere  osiruzio- 
per  le  narici  senza  interruzione,  o  che  lo  ni  de'visceri  addominali,  che  concorrono 
fumano  continuamente,  concordano  nel  collo  stomaco  alle  funzioni  digestive:  può 
sostenere  ad  una  vocethea  null'allroser-  rimnovererabitualestilichezza di  ventre, 
ve  più, che  a  mantenere  un'abitudine  vi-  e  non  e  raro  aver  veduto  arrestarsi  ori- 
ziosa,  un  bisogno  comprato,  l'oiclièse  fu-  laidaisi  lacai  iede'den  ti.  A  busandone  pe- 
sarne con  pai  simonia, può  pi  oduii  e  qual-  lò,  dimagra  il  corpo  per  l'alterala  secre- 
tile elU-tto  salutale,  l'abuso  non  poi)  die  zione  della  saliva  stessa,  che  se  si  spula 
riuscire  inolile  e  dannoso,  come  tutte  le  manca  alle  finizioni  della  digestione,  e  se 
abitudini  viziose.  Infatti  gli  stessi  mediti  s'inghiotte  fa  danno  alla  digestione  me- 


kS^  TAB  TAli 

tlesinjn,  pei  l'olio  empiretimalico  del  ta-  e  gli  svizzeri  piincii)almpnte.  Sulle  pri- 

bacco  di  cui  si  carica.  Di  più  toglie  il  gii-  me  siservivatio  unicamente  di  foglie  ruo- 

stoa'cibi  e  alle  bevande,  produce  ostinale  tolate  su  di  esse  medesime,  e  che  si  ac- 

diarree  muccose,  e  spesso  indebolisce  le  cendevano;  ma  all'epoca  in  cui  la  Virgi- 

forzedel  corpo  e  istupidisce  la  mente,  co-  ginia  venne  scoperta  dagl'inglesi  verso  il 

me  tutti  i  veleni  di  questo  genere,  il  so-  i585,  si  perfezionarono  i  mezzi  di  ren- 

\erchio  fumare  dissecca  i  polmoni,  gua-  der  pago  un  bisogno  divenuto  imperioso, 

sta  la  dentatura,  fa  male  alla  trachea,  di-  Per  lungo  temposi  servirono  di  pipe, ed  in 

stempera  lo  stomaco,  scema  la  forza  vi-  processodi  tempo  siadottarono  general- 

siva  degli  occhi.  Furono  iselvaggi  i  primi  mente  i  zigari.  La  propagazione  in  Italia 

che  adottarono  e  comunicarono  alle  al-  la  fa  derivare  dalle  guerre  che  agitarono 

Ire  nazioni  il  metodo  di  fumare  colle  si-  l'Europa  nel  declinar  del  passalo  secolo 

garre,  in  vece  delle  pipe:  essi  però  ne  a-  e  ne'primordi  del  corrente,  per  la  parte 

spirano  il  filmo  per  il  naso, e  lofrinnoquin-  che  vi  presero  gl'italiani,  i  quali  Irova- 

di  uscire  dalla  bocca,  e  in  questo  modo  ronsi  a  contatto  de'militari  fiuuator",  ne 

assaporano  assai  meglio  la  iòrza  o  l'atti-  contiassero  l'abitudine  che  dilfusero  ri- 

vilà  di  quel  fumo.  Tulli  quelli  che  non  patriando,  e  tosto  divenne  moda  che  in 

prendono  né  fumano  tabacco,  soglionodi-  qualche   parte    si    eslese  al  gentil   sesso. 

re:  "l'erchèfar  bisogno  di  un  male,  se  si  j'Ne' lunghi  ozi  del  campo  necessita  l'iiu- 

può  cos'i  facilmente  farne  senza?  Oltre  a  piego  di  una  distrazione  poco  costosa,  ed 

ciò  cagiona  spese  inutili,  aumenta  quelle  agevolea  trovarsi  alla  mano  in  ogni  lem- 

per  le  scatole,  pe' fazzoletti,  ruba  mollo  pò,  in  ogni  ora;ecco  dunque  altro  motivo 

tempo,  eccita  nausea  presso  le  altre  per-  in  favore  dell'abituditie  di  fumare;  age- 

sone.  ed  accresce  i  dispiaceri  della  vita."  vole  torna  quindi  compiendere  il  come 

Per  ragionevole  difesa  si  può  dire  a  lutti  una  volta  adottata  tale  abitudine,  quan- 

quesli  severi  nemici  del  tabacco,  ch'esso  do  il  soldato  rientrando  dalle  proprie  ban- 

può  slare  fra'ianti  bisogni  della  vita  u-  diere  alla  natia  capanna  torna  a  divenire 

Diana,  e  per  verità  al  piacere  e  alla  gua-  lavoratore  della  terra,  l'abbia  conserva- 

rigionedi  paiecchiemalaltie.il  guslodel-  ta  e  trasmessa  a'suoi  figli.  Certamente  in 

I  uomo  è  vario  :  tanto  più  si  ha  diletto,  ciò  nulla  v'è  a  biasimale;  ma  una  sven- 

quanto  più  cose  sulla  lena  ci  danno  pia-  tura,  congiunta 'all'umana  condizione,  si 

cere  onesto.  Anche  il  tabacco  da  fumo  eh-  è  quella  di  non  accontentarsi  di  usa  re, ma 

bei  suoi  particolari  scrittori.  Michele  Al-  sibbene  d'abusare;  né  si  è  egli  già  lo  sfre- 

berti,  De  tubaci fumwn  ingente  theolo-  nato  lusso  che  regna  oggidVpresso  di  noi, 

}^o,[ia\ae\'j^Z.  L'arte  di  fumare  e  pren-  che  e' intendiamo  rinfacciare  al  nostro 

der  tabacco  senza  recar  dispiacere  alle  paese;  il  denaro  del  fumatore  vale  allrel- 

hcile,ìnsegnatain  sole  ^lezioni,  con  una  tanto  di  quello  di  chi  prende  tabacco,  uè 

notizia  etimologica.  istorica,dogmati-  veggiamo  il  perchè  si  olFenderebbe  la  vi- 

ca.  Jìlosofica^  politica, igienica  e  scicn-  sta deiruno,menlresi  alletterebbe  quella 

tifica  sul  tabacco,  la  tabacchiera,  la  jn-  deirallro;ma  ciò  che  troviamo  d'ignobile, 
pa  e  la  cigara. Descritta  da  dueTzelepi  perfino  disgustoso  e  uocevole  allo  svilup- 
turclii,  che  quantunque  gran  fumatori,  pò  delle  fìsiche  e  morali  facoltà  (poiché 
formarono  le  delizie  degli  Harem  diCo-  il  tabacco  agisce  sull'  economia  animale 
sfantinopoli,M\\i\tìoidiiS.  In  questo  il  li-  con  una  quali  là  sii  molante,  e  con  una  qiia- 
pografo  Nobili  ne  pubblicò  altra  edizio-  lilà  narcotica),  si  è  il  vedere  quesl'abilu- 
no  a  Pesaro.  In  quest'opuscolo  si  dice  che  dine  negli  slessi  ragazzi  già  invalsa.  E  non 
pe'primi  in  Europa  adoUaronodi  fuma-  dovrà  ella  forse  esser  cosa  affliggente  per 
re  il  tabacco  i  fiaiuminghi,  gli  olandesi,     l'amico  dell'umanità,  e  vergognosa  pe'jjc- 


TAL 
nitori,  lo  sconlraisi  nelle  vie  (ielle  nostre 
città  principali,  con  ragazzini  in  età  tutto 
al  più  (li  I  o  o  12  anni,  che  passeijgiano  le 
■vie  colla  pipa  o  colia  cigara  in  hoccaVE- 
gli  è  sicuro  che  lo  straniero,  il  (piale  con- 
templa un  tale  spettacolo,  lunge  clall'ap- 
plandire  a  quest'uso,  non  potrà  certo  che 
trovarlo  condannevole.  Insistiamo  forte- 
mente su  fjiiest'ultimo  punto,  racconian- 
iliamo  specialmente  pronte  e  severe  mi- 

Psure  a'  genitori,  onde  far  cessate  questo 
scandalo  immorale  e  pericoloso,  ed  il  ri- 
petiamo, dacché  non  sei  saprebbe  ripete- 
re abbastanza,  un  giovinetto,  qualunque 
sia  la  forza  di  sua  complessione,  non  deve 
fumare  prima  di  i  5  a  i  6  anni,  sotto  pena 
di  compromettere  la  propria  salute  pre- 
sente, ed  anco  le  future  fìsiche  foize  sue." 
T3en  fece  la  polizia  della  città  di  Friburgo, 
che  nel  i8')3  emanò  il  divieto  di  fuma- 
re a'ragazzi  di  meno  di  1 6  anni,  esortan- 
do i  genitori  e  tutori  a  non  lasciar  nelle 
mani  de'Ioro  figli  o  pupilli  i  pericolosis- 
sìqjÌ  fosfori  o  zolfanelli,  da  cui  derivaro- 
no tante  disgrazie  gravissime.  La  quan- 
tità di  accidenti  cagmnati  dall'impruden- 
za de'fumatori  è  incalcolabile.  Si  è  visto 
talvolta  un  avanzo  di  zigaio  appiccare  il 
fuoco  a  provviste  di  fieno,  messi,  cataste 
di  legna,  foreste, case;  una  pipa  talora  in- 
cendiò lo  stesso  fumatore,  infiammando 
la  polvere  da  caccia  nel  coi  no  o  altra  cu- 
stodia pel  suo  contatto,  con  terribile  e- 
splosione.  Altri  furono  vittima  per  aver 
gettato  nella  tromba  della  latrina  un  mez- 
zo zigaro  acceso,  che  innammando  il  gaz 
idrogeno  solforato,  scosse  pure  da'  fon- 
damenti gli  edifizi.  Finalmentedopoche 
il  tabacco  ebbe  formato  un  importante 
oggetto  di  commercio,  a  causa  degli  este- 
sissimi usi  che  di  esso  si  fecero  nella  so- 
cietà ci  vile,i  chimici  ne  analizzarono  accu- 
ratamente la  pianta,  massime  Vaiupielin, 
ed  i  saggi  analitici  di  lui  e  di  altri  si  leg- 
gono non  meno  nelle  loro  o[)ere,  che  in 
([uelle  mediche.  Avendo  i  medici  cono- 
sciuto esser  la  pianta  dotata  di  non  poca 
acredine,  e  di  molla  azione  virosa,  sono 


T  A  D  i83 

stati  assai  circospetti  nel  servirsene.  E  sic- 
come non  vi  è  vegetabile,  per  possente 
ch'egli  sia  nel  suo  modo  di  agire  nell'a- 
nimale economia,  che  non  possa  riuscire 
yìn  fàrmaco  salutare,  perci(>  si  tentò  dai 
clinici  di  farne  utili  applicazioni  mediche, 
e  si  conobbe  che  il  tabacco  sviluppa  un'a- 
zione di  contatto  irritante,  dovuta  al  prin- 
cipio acre,  ed  azione  dilliisi  va  stupefacen- 
te, antieccitante,  che  tutta  si  dirige  sul- 
le proprietà  vitali  del  sistema  nervoso, co- 
me trovo  pure  nel  d.'  Bruschi,  Istituzio- 
ni di  materia  medica,  t.  3,  cap.  6,  art. 
i:  Del  Taìwcen,  il  cjuale  riferisce  anco- 
ra la  sua  analisi  chimica.  Quindi  ,  oltre 
quanto  già  sono  andato  dicendo,  e  oltre 
la  conosciuta  proprietà  mondilìcativa  o 
detersiva  nelle  ulceri  e  in  alcune  malat- 
tie cutanee,  il  tabacco  è  stato  adoperato 
come  medicea  mento  in  alcune  malattie,  ed 
estati)  giustamenteriposto  in  quella  clas- 
sede'rimcdi  appartenenti  n'veieni  iiarco- 
tico-acri,  come  la  cicuta,  la  belladoniin, 
l'aconino,  l'euforbio,  l'elleboro, ec. La  su;i 
I.'  azione  è  sullo  stomaco,  e  consensual- 
mente sul  f-apo:  infatti  l'uso  di  quest'er- 
ba masticala,  o  presa  in  inflisioneo  intro- 
dotta in  qualunque  altro  modo  nel  nostro 
organismo,  suscita  singliiozzo,  sforzi  di  vo- 
mito, vertigini  e  stringimenti  al  diafram- 
ma. E'  slato  il  tabacco  raccomandalo  co- 
me rimedio  in  alcune  manie,  nell'  e[)iles- 
sia, nell'idropisia, ed  in  alcune  tlogosi  len- 
te del  fegato  e  delia  milza.  Il  d.'  Ander- 
son dice  (l'aver  guarito  un  tetano  prodot- 
to da  ferita  al  collo,  mediante  l'applica- 
zione su  di  essa  delle  foglie  di  tabacco  in 
forma  di  cataplasma, ed  O'  Beii  ne  otten- 
ne buoni  eiletli  da'clislieri  di  tabacco  nel- 
la stessa  cura  del  telano,  pel  ([uale  il  me- 
desimo Anderson  propone  il  suo  bagno. 
Internamente  si  dà  in  infusione,  esterna- 
mente s'applicano  le  sue  foglie  fresche,  o 
secche  bollite  nell  olioo  teniiteiiidigeslio- 
ne  in  qualche  altro  veicolo.  Poste  ripe- 
tutamente per  molte  volte  sol  basso  ven- 
trein  forma  d'impiastro,  sciolgono  tedii- 
rezzcde'vibceri  nddomiiuili.ll  fumo  del  la- 


1 84                    T  A  B  T  A  n 

l)acco,  intrndotlo  neirintprnn  (Ielle  nari-  maiiilìi  era  meglio  che  da  noi  non  fosse 
ci  e  possihilwicnte  nell'iiilerno  tifila  l)oc-  inai  stalo  conosciulo.  Sì  consiillino  gli 
c.a,  ovvero  con  atlalto  islrooiento  nell'in-  scrittori  imparziali  su  questa  tanto  usata 
testino  retto,  ricliiama  in  vita  i  sopiti  e  e  famigerata  piatita,  le  o|)ere  dotte  defili- 
gli asfittici,  spiciaiinente  quelli  [)er  som-  nistri  dell'arte  salutare, l'opinione  tle'iue- 
mersione;  ed  i  clistieri  fatti  con  infusio-  dici  savi,  illuminati  e  spregiudicati,  e  si 
ne  di  foglie  di  tabacco,  vincono  spesso  le  troverà  vero  quanto  genericamente  soilo 
atonie  intestinali,  sollecitando  il  mofope-  andato  accennando.  Né  si  creda  essere  io 
rislaltico  degl'  intestini  ;  e  ridestano  tal-  nemico  del  tabacco,  poiché  in  polverel'u- 
volla  que'nialnti  presi  da  accessi  soporo-  so  da  ciica  20  anni  (abitudine  che  cen- 
si. Similmenteil  fumare  le  (ogiiedi  tabac-  trassi  da'domeslici  esempi,  ed  avendo  a 
co  fu  trovato  ellicace  a  dissipare  e  anche  mia  disposizione,senza  comprarli,  abbon- 
guarire  rud()ntolgia,e  Irequentisonoica-  danti  ed  eccellenti  tabacchi  di  Siviglia  e 
si  che  nel  molesto  dolore  de'denli  col  fu-  d'ingè  di  lusso,  oltre  altri  che  non  usai, 
mare  se  ne  ricava  deciso  vantaggio.  L'u-  né  uso),  ma  con  moderazione,  d'ecc.ellen- 
so  di  fumare  tabacco  si  estima  anche  u-  te  qualità  e  senza  aspirarlo  fortemente, 
ti  le  dalle  persone  del  volgo,  non  che  da  e  gustandolo  scrissi  questo  articolo  e  tut- 
alcunì  medici,qual  preservativo  delle  ma-  ti  quanti  che  formano  questo  mio  Dizio- 
lattie  contagiose  e  pestilenziali;  ed  è  per-  iiario  di  eviulizionc  .  lenendomi  buona 
ciò  che  presso  gli  oiientali,  appunto  per-  compagnia  e  conforto,  risvegliandomi  lo 
che  sottoposti  air  infhienza  di  micidiale  spirito  nella  concentrata  e  indefessa  ap- 
contagio,  l'uso  del  fumare  oltremodo  si  plicazione  di  sì  svariata  e  laboriosa  im- 
estese;  come  del  pari  fumano  assai  que-  presa. Termineròqueste nozioni  colle  pa- 
gi'nuli  vidui  che  abitano  in  paesi  d'aria  role  del  d.'  Bruschi.»  Non  è  nostro  inten- 
malsana.  Ad  onta  de'nocevoli  pregiudizi  dimento  il  discutere,  se  i  testé  rammen- 
prodotti  dalla  masticazione  delle  foglie  tali  usi  del  tabaccosieno  all'umana  salute 
secche  di  tabacco,  se  regolala  con  medi-  profittevoli,  anziché  no;  l'attirare  tabac- 
ca avvedutezza,  può  avere  qualche  felice  co  per  entro  le  narici, il  fumarlo  ed  il  ma- 
risullamenlo  nella  cura  d'alcime  croi»i-  sticarlo,sonocostumi  troppo generalmen- 
che  infermità,  enumerate  dal  prof,  Bru-  te  estesi  nella  civile  società,  e  qualunque 
schi,insiemea  tutlele  infermità  nellequa-  cosa  che  scrivere  si  potesse  contro  usi 
ti  si  usa  il  tabacco  per  guariile  e  sono  be-  sì  fatti,  non  varrebbe  a  toglierli,  e  non 
ne  numerose,  con  opportune  osservazio-  sarebbe  bastevole  a  persuadere  la  molti- 
ni  se  la  sua  applicazione  recò  nocumen-  tudinedegli  uomini,  intornoal  nocumen- 
to, per  la  sua  virtù  incidente,  risolvente  io  che  gli  usi  anzidetti  al  loro  ben'essere 
e  deostruente, ed  insieme  irritante,  acre  e  apportano.  D'altronde  molti  valentissimi 
stiqjefacente.  Diverse  poi  sono  le  prepa-  scrittori  d'igiene  si  sono  falli  9  declaraa- 
lazioni  farmaceutiche,  le  quali  si  fanno  re  contro  la  costumanza  di  prendere,  fi- 
dagli iSy^raa//,  di  estratti,  decozioni,  tin-  mare  e  masticare  il  tabacco,  e  con  fatti 
Iure,  sciroppi,  unguenti,  cataplasmi, olii,  e  ragionamenti  ne  hanno  dimostrato  il 
ec.  Dopo  tuttociò  ognun  vede, che  se  il  la-  danno;  ciò  non  pertanto  le  umane  abitu- 
bacco  ha  prodotto  e  può  produrre  qual-  dini  acquistano  tal  forza,  che  nulla  vale 
the  lieve  ed  anche  notaliile  vantaggio, ha  a  variarle;  quindi  é  che  le  voci  de'medi- 
cagionato  e  cagiona  molti  più  danni.  Es-  ci  sul  proposito  sonosi  rendule  del  tutto 
so,  come  uìolli  altri  veleni  introdotti  in  inutili,  e  si  continua  sempre  nella  civile 
Juuopa,  é stalo  causa  d'inOnito  danno,  e  società  a  profonder  denaro  nell'acquisto 
convengono  tutti  quelli  che  non  hanno  del  miglior  tabacco  (stampò  l'opera  nel 
interesse  a  menlire,che  per  ilbenedell'u-  1828  iu  Perugia,  nella  cui  università  e- 


T  AD 

ra  dolio  professore  eli  materin  medica  e 
I)olaiiica  ,  e  direttole  del  giardino  ))ota- 
nico),  ed  a  peidere  il  tempo  por  usarne, 
credendo  così  di  soddisiiue  ad  un  imma- 
ginario bisogno".  Per  la  grandiosa  esten- 
sione data  all'uso  del  tabacco,  e  come  me- 
dicamento, e  cuine  ricco  prodotto  delle 
pubbliche  rendite,  e  per  la  sua  politica 
e  morale  influenza  sui  popoli,  al  vasto  e 
ampio  argomento  supplisca  alle  mie  po- 
che nozioni  erudite,  questi  altri  scrittori 
sul  medesimo,  poiché  questa  pianta  è  di- 
venuta per  la  uioggior  parte  degli  uomi- 
ni egualmente  necessaria  che  il  pane.  E- 
gidio  ÌL\eiar*iiì,Co/nnicntaiiolus  dcllcr- 
ha  Panacea  (juain  alii  Tahacani ,  alii 
Pcturn,  alii  Nicotianwn  vocant,  quo  ad- 
niìrandac,  ac  prorsus  divinae  hiij'us  Pe- 
riianac  sdrpis facidtatcs,  et  miis  cxpli- 
cantar,  Antuerpiaei  SGy  ei  5Sj.Instru- 
ction  ■'!ur  r Herbe  Pctuiii,  ditte  eti  Frati' 
ce  r Herbe  de  la  Reyiie,  ou  Medicee,  et 
sur  la  Racine  Mechiocan,  Paris  1572. 
Giovanni  Neandro,  Tabacologia,hoc est 
Taba^i,  seu  Nicotiaiuie  descriptio,  et  e- 
jus pracparatio,  ac  usut  in  omnibus  cor- 
pnris  huniatd  inconiniodib-,  Lugd.Batav, 
1622.  Traile  du  Tabac,  ou  Nicotiaiuie 
Panacee  Petuni,  autrenient  Herbe  à  la 
Reyne,avec  sa  preparation.  Ics  diverses 
facons  de  lefalsijier,  et  les  nuirquespour 
le  recognoistre,  traduit  du  latin  de  J. 
Neander  par  J.  V.,  Lyon  1 62  5.  Descri- 
ptio mcdico-chirurgico-pJuirnìaceutica 
cnm  epistolis  G.  de  Nera,  J.  Raphaelen- 
gii.  et  H.  Frankeburgii,  Lugdunii626. 
Ralfaele  Thorio,  Hymnus  Tabaci,  Lugd. 
Batav.i638.  G.Grisoslomo  Magneni,  E- 
xercitationes  de  Tabaco  .  Ticini  Regi 
i6i8;Hagaei658.  Adamo  Ilanli,  Taha- 
rologia.sive  de  Tabaco,  JenaeiGGy.  De 
Frade,  Histoire  du  tabac,  oh  il  est  trai- 
té  j)articidiìrement  du  tabac  inpondre, 
Paris  167 7  61716.  Bernardo  Albini,  Di- 
sputa tio  de  Taìiaro,  Francofurti  i6c)5. 
Giovanni  T.LelzsclMUS,Z)<-7"<r/;(7ro,Fran- 
cofurli  adViadriim  1 695.  EnricoErnesto 
Relsnero,  Dejure  /<//uzr/,Uinlelliii  700. 

VOL     LXXIt. 


T  A  B  i85 

Disscriatio  de  anind affectiniuoìi  physi' 
cu  causa,  et  loeo,ac  de  tabaci  ns7/,Fer- 
rariaei702.  Gio.  Grisostomo  Reil,  Nuni 
ìierbae  Nicotianae  usus,  levis  notac  ma- 
culani  contrahat?  Lipsiaei7i5.  Pulvis- 
Nicotianus, vulgo  Tabaco, Romae  1 726. 
Casimiro  Aifaitati,  //  semplice  ortolano 
in  villa.,  e  l'accurato  giardiniere  in  cit- 
tà, con  un  trattato  del  tabacco,  Milano 
1745.  A.  Guglielmo  Plaz,  De  tabaco 
sternutatorio,  1748.  Cristoforo  Reichel, 
De  tabaco,  ejusqiw  usu  medico,  Witte- 
bergaei75o.  A.  M.  Nicolicchia,  Lsoed 
abuso  del  tabacco,  Palermo  i  7  i  o.  Fra 
i  moderni  poeti  che  hanno  scritto  compo- 
nimenti,scherzando  sul  tabacco,  ricorde- 
rò le  sestine  del  d."  Antonio  Guadagno- 
li,  Lugano  1889,  e  quelle  di  Domenico 
Chinassi,  Lugo  1837. 

Dovendo  parlare  della  R.egia  de'sali  e 
tabacco  de'dominii  temporali  del  Papa, 
conviene  che  tocchi  pure  alcuna  cosa  ri- 
guardante il  A/Vce  le  Saline (P^.).\[  dazio 
o  la  privativa  del  sale  è  antichissima,  e 
lo  accenna  T.  Livio  nell'  anno  di  Pioma 
247, quando  era  minacciata  da  Porseu- 
na.  Sembra  poi  che  il  prezzo  fosse  au- 
mentato nella  2.^  guerra  punica  verso  il 
548,  poiché  lo  slesso  Livio  narra  che  i 
censori  vectigal  novuni  ex  salaria  anno- 
na staluerunt.  11  popolo  mormorò  con- 
tro quel  peso,  onde  li  chiamò  Salinato- 
/•/,  cioè  M.  Livio  e  C.Claudio.  Questa  pri- 
vativa talvolta  fu  data  i  n  appallo,  e  gl'im- 
peratori Arcadio  ed  Onorio,  clie  fioriro- 
no nello  scorcio  del  IV  secolo  di  nostra 
era,  provvidero  agl'interessi  degli  appal- 
tatoii  pubblicando  la  legge:  Si  tpds  si- 
ne persona  maiuipuni (idest  sidinaruni 
conductoruni)  sales  emerit,  venderevc 
tentaverit:  sive  propria  audaeia,sive  no- 
stro niunitus  oraculojsales  ipsifuna  cuni 
pretio)  mancipibus  addicantur.^eì  1 347 
il  famoso  tribuno  Cola  di  Uienzo  scrisse 
al  Papa  Clemente  VI  residente  in  Avi- 
gnone, che  la  camera  del  comune  di  Ro- 
ma calcolava  a  100,000  fiorini  la  rendi- 
ta che  ritraeva  dal  sale,  ed  a  3f),ooo 
i3 


i«G  TAB 

quella  delle  saline.  Osserva  il  eli.  Coppi, 
nel  Discorso  sopra  Icjinoìizc  di  Koma 
ìli''' secoli  di  mezzo,  che  forse  nel  i .°  caso 
il  tribuno  calcolò  le  rendite  del  proven- 
to del  sale  in  lutto  lo  slato,  nel  2.°  quel- 
lo delle  saline  eh'  erano  allora  vicine  a 
Roma. Neil  354 Cola  per  far  moneta  au- 
mentò i  dazi, compreso  quello  sul  sale,  il 
che  eccitò  malcontento  nel  popolo,  che 
produsse  il  suo  eccidio.  Delle  famose  ge- 
sta del  Piienzo  parlai  a  Uoma,  della  sua 
abitazione  parlerò  a  Tempio,  dicendo  del 
Tempio  della  Fortuna  I  irile,  incon- 
tro al  quale  sono  gì'  imporlanli  avanzi 
di  sua  casa.   Nell'anno  i3^g  il  popolo 
romano  per  redimere  Velralla  occupa- 
ta da   un   tedesco  capitano  di  ventura, 
vendè  4ooo  rubbia  di  sale.  Nello  sta- 
to pontificio  vi  sono  tre  grandi  fabbri- 
che di  tabacco,  cioè  in  Roma,  in  Bolo- 
gna, in  Cliiaravalle,  le  quali  soddisfano 
al  bisogno  delle  popolazioni.  11  conim.' 
Galli,  ne  Cenni  economico-statistici  sul- 
lo stato  pontificio. a  p.  278  dichiara:  Le 
qualità  che  danno,  con  poco  soccorso  di 
foglia  esotica,  sono  preferibili  a  quelle  de- 
gli stati  circonvicini,  ed  è  una  delle  ra- 
gioni per  le  quali  prospera  questo  stima- 
bile ramo  di  finanza.  L'appalto  o  priva- 
tiva del  tabacco  fu  introdotto  nello  sia- 
lo papale  da  AlessandroVlIcon  due  chi- 
rografi de'2  I  agosto  1 655,  e  de'  i5  di- 
cembre 1 065;  indi  proseguì  la  privativa 
daappaltalore  in  appaltatore. Qui  giova 
osservare,  che  siccome  gli  stranieri  han- 
no quasi  sempre  imparalo  dagl'italiani  e 
poi  si  sono  attribuitele  loro  invenzioni, 
così  anche  i  francesi  si  attribuiscono  l'in- 
venzione della  privativa  e  dell'  appallo 
del  tabacco.  Ma  sebbene  sia  antico  un  da- 
zio imposto  in  Francia  su  questa  merce, 
cioè  di  40  soldi  per  ogni  i  00  libbre,  che 
dicesi  inventato  dal  celebre  i.°  ministro 
cardinal  Richelieu  nel  1621,  pure  la  pri- 
vativa introdotta  e  data  in  appalto  è  quel- 
la conceduta  aGiovanniBreton  nel  1674 
per  sei  anni,  contro  la  corrisposta   di 
700,000  franchi  da  pagarsi  in  tre  rate, 


TAB 
come  riporta  C.  Joubert,  Manuel  rom- 
plct  dufahricanl  et  de  V amateur  de  ta- 
tuic.  In  vece  B.  Boussiron,  De  V action  du 
tahacsurla  sanie,  rilarda  l'introduzione 
di  tale  sistema  in  Francia  al  16917.  '^^'^  ^ 
veramente  un  gran  vanto  per  la  facoltà  in- 
ventiva degl'italiani, ma  era  da  notare  an- 
che questo  fiuto  che  ci  vien  fatto,  avendo 
a'Ioro  luoghi  notali  e  propugnati  gl'innu- 
merevoli altri.  La  privativa  del  tabacco 
nello  stato  pontificio  fu  per  qualche  tempo 
data  in  appalto  in  unione  a  quella  del- 
l'acquavila.  Mentre  la  s.  Sede  possedeva 
in  sovranità  lo  stato  d'  A\'ignone  e   del 
contado  Venaissino,  nel  l'j'iZ  i  confi- 
nanti francesi  col  pretesto  che  la  fabbri- 
ca delle  galangà  e  la  coltura  del  tabacco 
occasionavano  frodi  alle  dogane  regie,po- 
sero  l'assedio  alla  città,  e  solo  lo  levaro- 
no quando  Clemente  Xll  condiscese  a  ri- 
muovere le  dette  fabbriche  per  l'annuo 
compenso  di  200,000  franchi,  ne'  quali 
si  compresero  i  compensi  de'proprielari 
de'terreni  per  la  coltura  del  tabacco.Con 
bando  del  cardinal  pro-camerlengo  de' 
20  luglio  I  744)  ^'l^  privativa  del  tabacco 
si  unì  quello  dell'acquavita.  11  n.°  5436 
del  Diario  di  Roma  del  1752  riporta, 
come  Benedetto  XIV  in  tale  anno  con 
moto-proprio  de'  15  aprile  a' 6  maggio 
concesse  l'appalto  del  tabacco  e  dell'ac- 
quavita al  capitano  Domenico  Antonio 
Zaccardiui,  per  l'annua  somma  di  scudi 
go,o5o,  e  coli'obbligo  e  sicurtà  solidale 
de'fratelli  conti  Giraud.  Secondo  un  a- 
dequato  di  36  anni,  questo  appalto  frut- 
tava alla  camera  apostolica  annui  scudi 
86,000.  Ma  trovando  poi  nociva  questa 
privalivaalla  camera  apostolica, con  rao- 
to-proprio  de'2  I  diceinbrei  757  intera- 
mente l'abolì, come  riferisce  Novaes  nel- 
la Storia  di  Benedetto  XI T.  Nel  175» 
avea  pubblicalo  in  Jesi  Amadeo  Grassi, 
Discorso  dato  alla  congregazione  pro- 
vinciale della  Marca  sull'utile  e  neces- 
sità d'introdurre  la  piantagione  del  ta- 
bacco negli  slati  pontificii.Qwndì  da  que- 
sto ragionamento  il  Papa  s'indusse  alla 


T  A  B 

soppressione  di  tale  appallo.  Nel  citato  o- 

piiscolo,  Storia  dtsliiila  f  curiosa  del  ta- 
bacco, a  p.  80  si  riporta  V  Editto  sopra 
raholizionc  deir  appalto  (lei  tahacco, 
de'27  dicembre  1757,  emanato  da  mg/ 
Nicolò  Perelli  tesoriere  generale.  In  esso 
si  dice,  che  avendo  Benedetto  XIV  abo- 
lito la  privativa  e  appallo  del  tabacco  in 
Roma  e  suo  distretto,  e  in  tutte  le  città  e 
luoghi  dello  stato  ecclesiastico,  concesso 
al  capitano  Zaccardini  e  compagni,  sur- 
rogando altri  meno  gravosi  assegnamen- 
ti pel  dovuto  compenso  alla  camera  apo- 
stolica, pe' danni  maggiori  che  risentiva 
nella  perdita  di  quel  provento,  perciò  no- 
tifica va  a  tutti.  Che  dali  ."aprile  i  758  re- 
stava abolita  interamente  la  privativa  dei 
tabacchi  e  subalterni  contratti.  Perciò  da 
quel  giorno  in  poi  non  era  più  lecito  ai 
subappallorio  spacciatori,  benché  muni- 
ti di  sue  lettele  e  patenti,  ritenereo eser- 
citare come  privativo,  né  in  figura  d'ap- 
palto carne  rale,il  gius  di  fabbricare  e  ven- 
dere privatamente  il  tabacco.  Indi  per  le 
facoltà  ricevute  dal  Papa  e  per  l'autorità 
del  suo  olficio, ordinò  che  col  i. "gennaio 
1758  in  seguilo  avesse  ciascuno  libertà 
di  seminare  nello  stato  ecclesiastico  02ni 

o 

sorla  di  tabacco  e  coltivarne  la  pianta- 
gione, senza  che  da  ninno  fosse  impedito. 
Che  però  dal  i.°  aprile  1758  in  poi  libe- 
ramente polevasi  commerciare  per  lo  sta- 
lo e  introdurre  in  Ronia  franchi  da  ogni 
gabella  e  dogana  i  tabacchi  raccolti  nel 
medesimo;  però  da  tale  giornoeda  quel- 
lo stesso  della  pubblicazione  dell'editto 
reslava  proibito  sì  agli  appaltatori  e  a  tut- 
ti r  introduzione  nello  stato  e  in  R^oma 
d'ogni  sorle  di  tabacchi  forestieri,  tanto 
in  foglia,  quanto  lavorali,sottolestesse  pe- 
ne comminate  ne' bandi  generali  del  la- 
bacco.  Chei  tabacchi  preesistenti  forestie- 
ri, dal  I  ."aprile  doveansi  vendere  a  prezzi 
moderati  e  discreti,  tolto  alfatlo  il  di  più 
del  prezzo  che  percepiva  la  privativa.  Che 
tla  detto  giorno  avrebbe  priucipio  il  com- 
penso alla  camera  apostolica  per  la  per- 
dila del  provento,  fissato  dalla  congrcga- 


T  A  B  187 

ziónc  deputata  di  cardinali  e  prelati,  in 

scudi  85,ooo  annui;  moderala  somma  ri- 
parlila per  la  /{/  parie  alla  città  di  Roma, 
e  per  le  allre  3  parti  alle  5  provincie  per 
l'addietro  soggette  a  detto  appalto;  e  per- 
ciò per  la  quota  di  Roma,  tutto  il  sale  bian- 
co e  nero,  che  si  spaccierà  e  distribuirà  per 
uso  e  consumo  della  medesima,  de' suoi 
suburbi  e  agro  romano,  debba  spacciarsi 
dal  I  ."aprile  coll'aumenlo  d'un  qualtriao 
per  libbra,  oltre  il  solito  prezzo,  da  pagar- 
si nell'atto  stesso  diesi  leverà  il  sale  dal- 
la salala  e  dallo  spaccio  in  mano  dell'ap- 
paltatore e  suoi  ministri;  e  che  si  doves- 
se similmente  pagare  l'uno  e  mezzo  per 
cento,  oltre  la  solita  gabella,  la  quale  se- 
condo le  tariffe  si  esige  sopra  le  merci  nel- 
le due  dogane  de  Porti  di  Ripetta  e  Ri- 
pa Grande.  Che  dallo  stessei. "aprile  per 
la  quota  delle  5  provincie  e  a  conto  della 
medesima  si  dovesse  parimenti  pagare  un 
quattrino  di  più  per  ciascuna  libbra  di 
qualunque  sorte  di  sale  che  si  spaccierà  e 
distribuirà  per  loro  uso  e  consumo,  il  qua- 
leaumenlo  doversi  esigere  da'rispetti  vi  te- 
sorieri camerali  di  dette  :j  provincie  per 
conio  delle  comunità,  ed  il  tulio  analoqa- 
mente  al  pontifìcio  molo-proprio.  Quan- 
to al  Sale  e  alle  Saline,  in  quel  già  ci- 
talo articolo  ne  trattai.  Osserva  mg."^  Ni- 
colai, iìleniorie,  leggi  edosservaziordsul- 
le  campagne  di  Roma,  t.  2,  p.  5  e  49»  ch'è 
antica  l'imposizione  sul  sale.  Imperocché 
egli  narra,  chesonovi  memorie  da  Inno- 
cenzo IH  in  poi  d'imposizioni  non  gene- 
rali per  tutto  lo  stato ,  ma  introdotte  ia 
vari  tempi  e  sotto  condizioni  di  ver5e,quan- 
doleprovincie,  lecillà  e  i  luoghi  riconob- 
bero o  ritornarono  al  dominio  lem[)ora- 
le  diretto  de'Papi, -e  dicevasi  Censo  apo- 
slolico,  onde  non  fu  introduzione  di  Sisto 
IV  come  opinarono  alcuni,  perchè  la  sua 
caria  contienesoloii  censo  dovutoda  Gal- 
lese.'Bensì  la  i  .'^imposizione  generale  e  or- 
dinaria risale  ah  543  ed  a  Paolo  HI,  che 
decretò  il  Sussidio  Triennale  in  tutto  lo 
stalo  pontificio,  fisso  e  regolare.  Pei  ò  nel- 
la Descrizione  della  Romagna  falla  dal 


1 88  T  A  R 

cardinal  Anglico  nel  1 352  (meglio più  lar* 
di  come  dissi  a  Romagna,  parlando  de!  sa- 
le di  Cervia  che  dicevasi  roriK/i^iirxc),  si 
assicura  die  in  quelle  [)roviiicie  le  l'^iunnn- 
tcric  (di  cui  a  Dogank)  e  il  Sn/c  erano 
due  imposte  ordinarie  che  si  pagavano  al- 
la camera  apostolica  oa'suoi  viciu  i.L'  Um- 
bria e  il  Patrimonio  aveano  per  lo  più  il 
censo  aposlolico  e  il  sussidio  jìtijxilc.  11 
Lazio,  la  Sabina,  la  Campagna  aveano  il 
Sale  e  il  Focatico:  de'dazi,  gabelle  e  al- 
tre imposizioni  parlo  pure  a  Tesoriere. 
Aggiunge  il  iNicoIai  la  proibizione  di  com- 
prare il  sale  forestiero,  rinnovata  dalla  co- 
stituzione di  Clemente  V 11 I  de'  i  3  setlem- 
breiSpy,  che  riprodusse  particolarmen- 
te in  favore  dellesaline  di  Cervia. Tornan- 
do a  Benedetto  XIV,  trovo  nel  Bernardi- 
ui,  Descrizione  del  inio\'0  ripctrtinicìilo 
de'  Rioni  di  Roma  fatto  per  ordine  di  Be- 
nedelto  XIT ,  a  p.  206,  che  incontro  là 
chiesa  delle  Ghiaie  di  s.  Maria  de'7  do- 
lori eravi  la  fabbrica  del  tabacco,  presso 
la  salita  che  conduce  a  s.  Pietro  in  i\Ion- 
torio  nel  B^ione  Trastevere.  Nella  descri- 
zione poi  di  Roma  moderna  del  Venuti, 
leggo  a  p.  c)85,  che  tale  fabbrica  l'aveae- 
dificala  Benedetto  XIV  appositamente, 
facendovi  andare  per  1'  uso  dell' o|)iricio 
l'acqua  Paola  del  fontanone  di  s.  Pietro 
in  Montorio.  Apprendoquindi  dalla  iSVo- 
ria  dell'acqua  Paola  dell'avv.  Fea  a  p. 
189,  che  lostesso  Papa  con  chirografo  de' 
18  maggio  1743  concesse  l'uso  di  tale  ac- 
qua a  Giovanni  Michilli  per  seivigio  del- 
la fabbrica  del  tabacco,  dopo  di  aver  ser- 
\itoalla  vicina  vale?,  per  il  prezzo  di  scu- 
di i5g.  L'encomiato  Coppi,  nel  Discorso 
sidle  finanze  dello  stato  pontijìcio  dal  se- 
colo A  Tlal  priìicipi'o  del  X  /A.  riferisce 
che  Benedetto  XIV  nell'abolire  la  priva- 
tiva del  tabacco,  vi  surrogò  il  dello  au- 
mento sul  prezzo  del  sale,  e  dell'uno  e  mez- 
zo per  100  sulla  gabella  delle  merci  che 
s'introducevano  a  Roma  nelle  dogane  di 
Ripagiande  e  di  terra,  calcolandosi  d'a- 
vere in  tutto  V  annua   somma   di  scudi 
86,000.  Indi  con  islromeulo  de'2 1  oiar- 


T  A  C 

Z01758  l'appallo  dell'acquavite  fu  rinno- 
vato ad  altra  società  per  annui  scudi  8000. 
Nel  1780  regnando  Pio  VI  Hi  stampato 
in  Roma  di  Pietro  Gio.  Wendler,  Istru- 
zione per  la.  collivazionr.  del  laìiacco 
dello  stalo  pontificio ,  opuscolo  inserito 
nel  l.  2  del  Giornale  delle  arti  e  del  co/U' 
mercio,  Macerala  1 780.  Dopo  Benedello 
XIV  non  trovo  che  siasi  rinnovato  altro 
appallo  o  privativa  del  tabacco,  sino  al- 
l'istituzione della  Regia  de' sali  e  tabac- 
chi sotto  il  governo  imperiale  francese. 
La  reggia  de'sali  è  dunque  isliluzione  no- 
strale, e  rimonta  oltre  il  secolo  corren- 
te. Quella  de'tahacchi,  per  le  provincie  di 
là  dal  Rubicone, fu  posta  dalla  repubblica 
francese  poco  dopo  il  malaugurato  trat- 
tato di  Tolentino  deli  70)7, in  cui  Pio  VI 
fu  forzalo  di  cedere  alla  Francia  le  lega- 
zioni di  Bologna,  Ferrara  e  Ravenna  : 
nelle  provincie  delle  Marche,  nel  ducalo 
d'Urbino  ed  in  parte  dell'Umb'.  ia  fu  sta- 
bilita neh 808,  quando  quella  porzione 
delloslalo  pontificio  dall'imperatore  Na- 
poleone 1  fu  aggiunta  al  regno  d'Italia, 
del  quale  erasi  dichiarato  re.  inoltre  ven- 
ne eslesa  a  Pioma  e  nel  rimanente  delle 
circostanti  provincie  nel  1  809,  dopo  che 
Napoleone  I  incorporò  tutti  i  doniirtii  al- 
l'impero francese.  Posseggo  qucsl'  opu- 
scolo: A  sa  majesté  l'enipereur  et  roi, 
en  son  consci l  d'éta  t.  Preci s  pour  le  sieiir 
Sahatucci,  Glorici,  et  compagnie )négo* 
eians  à  Ronie  :  contee  la  Règie  des  sals 
et  tabacs etahlie dans  la  ménie  ville Ju'm 
1811.  Avendo  il  governo  imperiale  fran- 
cese stabilito  la  fabbrica  de'tahacchi  nel 
monastero  di  s.  Caterina  da  Siena  aMon- 
te  Magnanapoli,  come  notai  nel  voi.  LV, 
p.  106,  da  quest'ultimo  la  rimosse  Pio 
VII  dopo  essere  ritornato  alla  sua  sede 
neli8i4,  e  la  trasferì  nell'antico  mona- 
stero delle  convertile.  Ad  Agostiniane 
Convertite  parlai  delle  monache  del  3.° 
ordine  di  s.  Francesco,  che  aveano  il  mo- 
nastero e  la  chiesa  di  s.  Maria  Maddalena 
nella  via  del  Corso,  quasi  inconiro  al  pa- 
lazzo Theodoli,  ammiuislraudouc  le  rcu- 


T  A  D 
(V\le  V Àrcirnììfnitcniitil  dvlLt.  Ctirìlà  o 
sia  di  s.  Girohtiiìo  ih-lla  Cavila^  eil  un 
tempo  fu  loro  alllclato  l'ospedale  e  chiesa 
di  s.  Dii.i'jida  di  S\'czia  ,  il  che  rimarcai 
in  f|ueir articolo.  Ne  tratta  il  citato  Ve- 
nuti a  p.  2q5  ,  descrivendone  la  chiesa, 
e  riferendo  che  Clemente  Vili  assegnò 
loro  5o  scudi  mensili,  e  i  beni  delle  don- 
ne inoneste  morte///'  iiìtcsialo,t  laa.'par- 
le  di  essi  se  testavano.  Brucialo  il  mona- 
stero nel  iOr7,  fu  soccorso  dal  cardinal 
Tielro  Aldohrandini  protettore,  e  dalla 
sua  sorella  d.  Olimpia  Borghese-Pam- 
jthilj;  indi  Paolo  V  colla  direzione  dilMar- 
tino  Lunghi  Io  i  ieditlcò  da'fondamenti, 
aprendo  la  via  che  coiiduceda  S.Silvestro 
in  Ciipite  alle  carmelitane  diCapo  leCase. 
l'ero  il  diarista  Valena  nana  che  mg." 
Fulvio  Verospi,  salvate  tutte  le  monache 
nel  vicino  suo  palazzo,  rifece  il  monaste- 
ro e  lo  mise  in  isola.  Nella  repubblica 
francese  espulse  le  monache,imprigiona- 
livi  molti  cardinali,  sconsagrata  la  chie- 
sa, l'ecliflzio  fu  ridotto  ad  altri  usi,  come 
l'accademia  del  nudo  e  l'esposizione  del- 
le belle  arti  per  destinazione  di  Pio  VII, 
il  cjuale  nel  ristabilire  il  governo  papale 
fece  delle  modificazioni  sull'anliche  tasse 
delle  dogane  e  sul  sale.  Indi  il  Papa  sta- 
bilì la  fabbrica  de'  tabacchi  ove  trovasi 
neIrioneTraslevere,  cioèin  più  della  me- 
tà dell'antico  monastero  ilelle  monache 
francescane  del  terz'ordine,  concedendo 
l'altra  parte  al  contiguo  monastero  delle 
ss.  Ruflìna  e  Seconda  (il  quale  Gregorio 
XVI  die  alle  religiose  del  Sa^rn  Cuoi-e), 
e  la  chiesa  all'arciconfraternita  di  s.  Egi- 
dio, e  descrissi  la  chiesa  nel  voi.  XXVI, p. 
IC)7  :  però  il  sodalizio  non  vi  è  piìi,  ed  il 
culto  della  chiesa  lo  cura  il  cardinal  vica- 
rio. Pio  VII  ricuperali!  domiuii  pontificii 
mantenne  la  regìa  de'sali  e  tabacchi  isti- 
tuita da'  francesi,  colle  norme  generali 
che  trovò  in  uso;  perchè  trattandosi  di 
un'imposizione  indiretta  e  che  colpisce 
un  oggetto  di  mero  lusso,  reputò  conve- 
niente di  seguir  l'eseujpio  diagli  altri  «.tali 
italiani  cd'uUieuioulej  faccudoue  uuru- 


T  A  D  189 

mo  di  pubblica  rendila.  Ma  siccome  la 
restituzione  delle  provincie  successe  a 
brani  e  quasi  in  ordine  inverso  di  quello 
che  avea  preceduto  la  loro  occupazione, 
la  regìa  de'sali  e  tabacchi  subì  varie  tras- 
fornìazioni,  (|uanto  al  modo  d'ammini- 
strarla,in  non  hmgo  intervallo.  Da  prin- 
cipio l'ebbe  il  conteCardelli, passò  poi  per 
varie  vicende  di  appalli  e  di  amministra- 
zioni, con  particolari  spartizioni  di  pro- 
vincie. Quindi  Pio  VII  dichiarò  ammini- 
stratore cameralede'sali  e  tabacchi  ilcon- 
le  Felice  Ahiffi,  con  tre  amministratori 
coi nteressatiGiuseppe Rossi  V^accari, Lui- 
gi l'olidori,  e  Pietro  Paolo  Papari.  Gli 
ufllzi  dell'amministrazione  generale  fu- 
rono collocali  nel  Palazzo  Poli.  Nel  1 820 
il  zelante  e  avveduto  tesoriere  mg.'  Cri- 
staldl  poi  cardinale,  giudicò  opportuno 
di  richiamare  a  se  sì  importante  reddito, 
e  riunendo  sali  e  tabacchi  istituì  l'Ammi- 
nistrazione Camerale.  L'erario  pontificio 
migliorò  nell'entrata,  ma  ognun  conosce 
il  poco  zelo  e  la  tenue  capacità  che  pre- 
siedeva l'amministrazione.  Oltre  a  ciò  e- 
ravi  un  tarlo  che  si  alimentava,  in  detri- 
mento della  sostanza  del  pubblico  teso- 
ro, imperocché  un'immensa  turba  di  no- 
tabili provinciali  furono  preposti  all'am- 
raìnistrazione  delle  soprintendenze  e  di- 
spense, e  molli  di  essi  fungevano  persino 
l'ufficio  d'ispettori  senza  esercitarlo  co- 
me si  conviene:  gli  uni  e  gli  altri  crede- 
vanochegli  uffizi  loro  attribuiti  riceves- 
sero lustro  dall'esercizio  che  ne  faceva- 
no,ed  appena  sottoscrivevanogli  atti  con- 
tabili, lultoii  resto  abbandonando  a  ine- 
sperti e  infedeli  impiegali.  Le  soprinten- 
denze, le  dispense,  i  magazzini  moltipli- 
cati in  numero  esorbilaiile,  per  autnea- 
tare  gl'impiegati.  Le  provviste  de'tabac- 
chi  esolici  erano  fatte  senza  norme  e  pre- 
videnze, e  senza  la  sollecitudine  di  appro- 
vigionarsi  in  tempo  e  in  circostanze  op- 
portune. Quindi  difetti  straordinari  di 
materie  ne'magazzini,  tanto  di  sale,quan- 
lo  di  tabacchi,  per  (piantila  enormi;  le 
dilapidazioni  erano  Irequeuli,  grande  la 


iQo  T  A  B 

negligenza  degl'ini  piegali  iti  generale.  Le 
spiaggie  erano  mal  guardale,  lefionliere 
non  cuslodile,  le  sorgenli  salse  non  vigi- 
late; per  cui  immenso  era  il  contrabban- 
do, significante  il  disagio  per  lo  smalti- 
mento de'generi,  il  lutto  in  grave  danno 
della  camera  apostolica.  Restato  il  conte 
Aluffi  amministratore  generale  intera- 
mente per  conto  della  camera  apostolica, 
ilipoi  Leone  XII  neliSaSi  fece  ammini- 
stratore delle  saline  di  Corneto  e  soprin- 
tendente alle  Allumiere  (di  cui  nel  voi. 
LVIlIjp.  i3o),egualmente  per  conto  del- 
la camera,  il  marchese  Vincenzo  Cala- 
brini,  il  tulio  rilevandosi  dalle  annuali 
JVolizic  di  Roma.  Nella  Raccolta  delle 
leggi  edìsposìzioiii  di  inihhlica  aminitii- 
s trazione  dello  stato  pontifìcio,  vi  sono 
le  disposizioni  riguardanti  la  regìa  pon- 
lificia  de'sali  e  tabacchi,  la  sua  ammini- 
strazione, la  coltivazione  delle  piatite  de* 
tabacchi,  non  che  le  discipline  della  vi- 
sita, assegna  e  pratica  de'  bastimenti  di 
bandiera  nazionale  ed  estera  approdanti 
uè'  Porti  Pontifìcii,  relativamente  alla 
rjuantità  de'sali  e  tabacchi  esistenti  ne' 
medesimi.  In  essa  inoltre  leggo  le  seguen- 
ti provvidenze  sui  tabacchi.  Il  cardinal 
Pacca  camerlengo  di  s.  Chiesa,  con  edit- 
to de' i  7  gennaio  182  3,  tuttora  in  vigore, 
pubblicò  le  nuove  discipline,  d  metodo 
e  il  sistema  sulla  coltivazione  delle  pian- 
te de'tabacchi,  aflklando  al  prelato  teso- 
riere generale  pro-tempore  di  stabilire 
l'annuo  assegno  de' terreni  da  ridursi  a 
coltura,  pel  quantitativo  e  genere  di  fo- 
glia necessario  all'annuale  bisogno  del- 
l'amministrazione, determinando  i  lerri- 
torii  in  cui  sarà  permessa  la  cultura  de' 
tabacchi, quanto  la  quantità  delle  rubbia 
in  ogni  terreno  coltivabile;  colla  tariffa 
de'prezzia'quali  si  acquisteranno  dall'am- 
ministrazione le  foglie  rispettive.  Che  o- 
gni  coltivatore  ammesso  alla  piantagio- 
ne dovrà  attenersi  alle  istruzioni  che  gli 
si  comunicheranno  per  il  metodo  di  col- 
tivazione non  minore  di  piante  4ooo,  nò 
maggiore  d'  8000,  dovendosi  la  piaula- 


T  A  B 

gione  compiere  a'3o  giugno  d'ogni  an- 
no, e  il  raccolto  dovrà  consegnarsi  all'am- 
ministrazione non  più  lardi  del  3o  no- 
vembre, ed  essere  di  tutta  foglia  di  buo- 
na qualità.  In  conseguenza  di  tali  dispo- 
sizioni camerlengali,i  prelati  tesorieri  ge- 
nerali ogni  anno  nel  mese  di  gennaio  con 
notificazione  pubblicano  il  permesso  del- 
la coltivazione  de'tabacchi  in  alcuni  de- 
signati territorii  dello  stato  papaie,  col- 
l'mdicazione  delle  norme  e  discipline  da 
osservarsi,  e  l'esecuzione  delle  leggi  e  dei 
vigenti  regolamenti.  Neh  83  i  il  terreno 
fissato  fu  maggiore  di  quello  degli  anni 
precedenli,cioè  rubbia  220  capaci  di  con- 
tenere oltre  7  milioni  di  piante,  classifi- 
cate in  3  qualità,  ottima,  buona,  medio- 
cre. Il  prezzo  venne  fissato,  per  la  i. "qua- 
lità bai.  4  la  libbra;  per  la  1.'  bai.  2  ijT.; 
perla  3.'' un  bai.  e  i]i.  Si  promisero  pre- 
mi a  chi  consegna  foglie  di  Virginia,  Se- 
ghedino  e  Brasile,  di  tal  bontà  però  da 
stare  a  confronto  colle  foglie  esotiche  di 
tali  qualità.  I  territorii  in  cui  si  permise 
la  piantagione  furono  nelle  provincie  di 
Comarca,  Pelletri,  Prosinone,  Spoleti, 
Rie  ti, Ancona, MacerataQCanierino.Veì 
ducato  di  Benevento,  e  pel  principato  di 
Ponte  Corvo,  mg."^  tesoriere  pubblicò  poi 
due  notificazioni  separate,  sul  permesso 
della  piantagione  de'tabacchi,  colle  rela- 
ti ve  regole  e  discipline.  Queste  notificazio- 
ni si  basarono  sul  regolamento  per  la  col- 
tivazione de'tabacchi  ne'due  territorii,  e- 
maoatoa'i6marzoi82oda  mg."^  Gaspar- 
li  commissario  generale  della  camera  a- 
[)OStolica.  Rilevo  dalla  notificazione  leso- 
rierale  del  i834)  che  venne  accordato  il 
permesso  della  collimazione  del  tabacco 
per  23o  rubbia  di  terreni  e  per  circa  7 
milioni  e  mezzodì  piante a'suddetti  prezzi, 
oltre  due  milioni  di  piante  per  asportarsi 
all'estero,dovenclosi  munire  di  licenza  chi 
volevafare  tali  piantagioni. Nel  noverodel- 
le  Provincie  non  lessi  quella  di  Camerino, 
sibbene  l'altra  di  V^iterbo.  Esaminale  tul- 
le le  successive  notificazioni  per  la  pian- 
tagione del  tabacco,  trovai  fino  a  oggi  co- 


T  AB 

slaotemenle  ripeluloil  disposto  uel  i83  i 
e  l'aumentalo  uel  1 834, solamente  P'^  ^'*" 
bondante  fu  accordala  a'territoiii  di  Be- 
nevenlo  e  di  Ponte  Corvo.  Laonde  dal  sin 
qui  narralo  risulta,  che  nelle  provincie  o 
legazioni  di  Bologna, Ravenna, ForPijFer- 
lara,  Urbino  e  Pesaro  non  è  permessa  af- 
fatto la  coltivazione  del  tabacco,  e  soltan- 
to lo  è  nelle  Marche  e  nelle  provincie  di 
qua  dagli  Apennini,oltre  Benevento  ePon- 
te  Corvo. Oltre  a  ciò,  e  con  autorizzazione 
della  direzione  generale  delle  dogane,  si 
permette  la  coltivazione  del  tabacco  a  Co- 
spaiaap[)odiato  di  s.Giuslino, comune  del 
distretto  di  Città  di  Castello,  ed  a  Farnese 
comune  del  distretto  di  Viterbo,  ed  i  ta- 
bacchi coltivati  in  questi  due  territori!  go- 
dono un  aumento  di  25  peri  co  sul  prez- 
zo di  larilfa.  Nel  ricordato  articolo  Sale 
parlai  ancora  delle  A/ZZ/zc  dello  st^to  ec- 
clesiastico, in  uno  al  miglioramento  e  al- 
l'incremento che  ne  curarono  i  Papi  ed 
i  loro  ministri.  Ivi  feci  cenno  deH'am.mi- 
iiistrazione  cointeressata  de'sali  e  tabac- 
chi, che  Gregorio  XVI  concesse  nel  i  83  i 
al  commend.  d.  Carlo  Torlonia  di  Ro- 
ma, al  duca  d.  Marino  suo  fratello,  al 
marchese  Camillo  Pizzardi  di  Bologna, ed 
a'iorosoci, poscia  essendovi  invitato  a  far- 
ne parte  il  principe  d.  Alessandro  Tor- 
hjnia,  riuscendo  di  maggior  utile  del- 
l'erario pubblico;  e  che  lo  stesso  Papa 
e  con  ulteriore  significante  interesse  per 
la  camera  apostolica,  accordò  l'ammini- 
strazione cointeressata  al  solo  principe  d. 
Alessandro,  di  cui  celebrai  le  particolari 
benemerenze  per  le  saline.  Egli  inoltre  e- 
minentemente  lo  è  di  tutta  l'amministra- 
zione fiorente,  comechè  ridotta  in  consi- 
derevole aumento  e  crescente  progredi- 
mento. Pel  singolare  impulso  e  regolare 
direzione  da  lui  data  al  nuovo  impianto, 
essa  ormai  è  uno  e  tòrse  il  i ."  fiorente  ramo 
di  finanza,  uno  de'primari  fonti  dell'era- 
rio pontificio:  in  una  parola  <juesta  cospi- 
cua e  saggia  amministrazione  è  divenuta 
modello  d'ordine,d'cnergia  e  di  diligenza, 
COSI  per  l'oliiiua  qualità  de'  generi,  uvea* 


T  A  B  191 

do  eretto  parecchi  edifizi  nella  fabbrica 
di  Roma  per  supplire  all'area  non  corri- 
spondente all'accresciuto  bisogno,  per  cui 
la  fabbrica  tiene  diversi  locali  e  magaz- 
zini in  siti  diversi.  Dalle  stesse  Nntizic  di 
Roiiui  imparo,  che  il  conte  Alufli  conti- 
nuò ad  essere  amministratore  per  la  ca- 
mera apostolica,  venendo  succeduto  più 
tardi  da  un  rincontro  provvisorio,  e  che 
gli  uflìzi  dell'amministrazione  nel  i83i 
furono  trasferiti  sulla  piazza  della  Pilolla 
nel  Palazzo  Muti  Pafìazzurri,  da  dove 
e  più  decorosamente  nel  i844  vennero 
traslocali  nel  Palazzo  Torlonia  a  Piaz- 
za di  F'enezia,c\oè  dalla  partecorrispon- 
dente  alla  piazza  de'ss.  Apostoli.  Il  cav. Sa- 
batucci,  y^arrazio/ic del \'i(ff;gio fatto  da 
Papa  Gregorio  WIiicl 1 84 1 ,  a  P-  •  4'ì'» 
descrisse  la  visita  fatta  alla  rinomata  fab- 
brica de'tabacchi  di  Chiaravalle,  che  gli 
amministratori  cointeressati  aveano  de- 
corata con  eleganza  e  iscrizioni  analoghe 
a  festeggiare  l'avvenimento.  Tulli  i  lavo- 
ranti e  gì'  impiegati  erano  schierati  per 
classi  nella  gran  piazza  esterna.  Pregato 
il  Pontefice  a  nome  anche  dell'eccellen- 
tissima casa  Torlonia,  benignamente  ono- 
rò lo  stabilimento,  osservando  le  opera- 
zioni delle  diverse  macchine  e  le  singole 
parli  delle  varie  manifatture,  delle  quali 
fu  fatto  trovare  un  saggio  ben  disposto  so- 
pra elegante  tavolino.  Quindi  nella  sala, 
ov'era  slato  preparato  il  trono,  si  degnò 
di  ammettere  al  bacio  del  piede  i  prin- 
cipali impiegati  e  di  benedire  poi  tutti  i 
lavoranti,  a'cjuali  lasciò  memoria  di  so- 
vrana generosità.  A  Chiaravalle,  ov'era - 
no  altresì  degli  archi  trionfali,  smontò  il 
Papa  nella  chiesa  maggiore,  ed  ivi  rice- 
vuta la  benedizione  col  ss.  Sagraraenlo, 
ammise  al  bacio  del  piede  il  clero,  i  mo- 
naci cistcrciensi,  i  pubblici  funzionari,  e 
benedì  il  popolo  acclamante  per  giubilo. 
Complimentato  dal  vescovo  diocesano 
cardinal  Teslaferrata,  Gregorio  XVI  lie- 
tamente proseguì  il  viaggio  per  Jesi.  Il 
march. IMelchiorri  nella  Guida-  di  lìonut, 
registrò  clic  nel  i83c)  si  consumarono  in 


19^  T  A  lì  TAB 
Boma3qo,onoIil)I)ie(li  lal)acc()in  polvere  vaslliberamenlesenlenziare  con  neri  e  in* 
echi  f'iiinOjC  di  sale  fi  no  libbre  2,080,000,  giuste  censure,  l'encomiala  ammiiiislra- 
inentre  il  sale  comune  ascese  a  lihbre  zione  cointeressata  in  segnoe  bersaglio  al- 
1,491,800.  Il  notabile  accrescimento  del  le  calunnie  e  alle  maldicenze  proprie  de- 
consumo del  tabacco  oro  si  calcola,  dalla  gl'ignoranti  invidiosi,  e  pel  vezzo  ancora 
sola  fabbrica  di  Roma,  lio  milioni  circa  di  malmenare  e  disapprovare  tutto  (pian- 
dizigari  all'anno,  e  quasi  v^oOjOOO  libbie  lo  il  passato,  senza  affatto  considerare  che 
di  tabacco  da  naso,  compreso  quello  trin-  poi  il  tempo  inesorabilmente  ogni  cosa  a- 
cinto.  Però  è  da  notarsi,  che  in  questo  sta-  vrehbe  librata  e  pesta  nel  suo  vei  o  aspet- 
bilimenlo,  ove  si  fabbricano  ogni  specie  to,  e  insieme  giustificata.  Fu  colpito  pu- 
di  tabacchi,  i  zigari  si  formano  di  foglie  redi  disapprovazione  il  saggio  Pontefice 
americane,  come  di  Virginia  e  di  Cuba,  Gregorio  XVI,  che  venuto  in  cognizione 
poiché  le  foglie  nostrali  non  sono  tanto  dell'andamento  dell'amministrazione  ca- 
forli  da  liuscire  perfetti.  Nondimeno  gli  nierale  de'sali  e  tabacchi,  a  vero  vantag- 
slranieri  trovano  i  zigari  fatti  in  Romaot-  gio  dell'erario  e  del  pubblico  bene,  e  per 
timi  e  di  discretissimo  prezzo.  Questo  sta-  sopperire  agli  urgenti  bisogni  del  pub- 
bilimenlo  romano  è  regolato  da  un  direi-  blico  tesoro,  si  determinò  a  sostituirle  la 
tore,  e  vi  regna  l'ordine  e  la  quiete.  Nella  cointeressata,  le  cui  felicissime  conseguen- 
quaresima  i  lavoranti  fanno  i  ss.  esercizi  ze  sono  a  tutti  note.  Fu  allora  che  surse 
con  prediche  nella  chiesa  di  s.  Salvatore  animoso  e  imperturbabile  l'egregio  F. 
in  Onda,  della  congregazione  intitolata  Lanci  primario  ministrodell'araministra' 
Regina  degli  Apostoli,  e  vi  ricevono  la  zione  cointeressata,  e  pubblicò  con  civile 
comunione  Pasquale.  Oltre  gl'impiegati,  franchezza,  forte  della  sua  leale  esposizio- 
jvi  si  contana  G2  lavoranti  giornalieri  ,  ne  e  difesa  ragionata,  l'interessantissimo 
5o8 donne zigaristee  78 giornaliere. Com-  opuscolo  intitolato:  Deiraniiniìiislì-azio* 
presi  gl'impiegati  delle  3  fabbriche  di  Ro-  ne  cointeressata  de'sali  e  tabacchi,  cow 
ma,  Bologna  e  Chiaravalle,  esse  hanno  sideramenti.  Roma  1848.  Io  non  intendo 
da  Sodo  lavoranti,  ed  in  tutto  lo  slato  pa-  di  darne  neppure  un  lieve  saggio,  poiché 
pale  si  può  dire  che  dall'industria  de'sali  il  tentarlo  toglierebbe  il  piegio  dell'ope- 
e  tabacchi  ricavano  il  sostentamento  cir-  ra,la  snerverebbe,la  ridurrebbe  scheletro, 
ca  10,000  individui.  In  Roma  gli  spaccia-  Per  semplice  erudizione  qua  e  là  ricaverò 
torio  tabaccari  sonoi  i  7  (cioè  nel  febbra-  qualche  breve  nozione  per  dare  soltanto 
ioi855;sotto  l'amministrazione  camera-  e  appena  una  generica  idea  sul  vasto  ar- 
ie erano  97),  ed  i  venditori  poi  de'zigari  gomento;altrimenti  sarei  tenuto riporta- 
sono innumerevoli.  La  distribuzione  gra-  re  tutte  le  prove  evidenti,  legali  e  irrefra- 
luita  del  tabacco,  in  6  annue  libbre  si  fa  gabili,  esposte  dal  rispettabile  autore  eoo 
ad  ogni  religioso  e  monaca  degli  ordini  piena  cognizione  di  causa  ,  mentre  qua- 
mendicanti.  Quella  del  salesi  (a  ad  alcuni  st'articolo  essendo  già  abbastanza  prolis- 
slabilimenti  di  utilità  pubblica  e  di  cari-  so,  lo  diverrebbe  assai  di  più,  e  perciò  ol- 
tàjagl'impiegati  del  ministero  delle  finan-  tre  i  limiti  che  debbo  osservare.  Toccai 
ze,  e  ad  altri.  di  sopra  alcuni  de'tanti  abusi  in  cui  era 
A  chiarire  il  poco  accennalo  sull'am-  l'amministrazione  camerale  de'sali  e  ta- 
ininistrazione  cointeressala  de'  sali  e  ta-  bacchi,  a'quali  aggiungerò  la  cattiva  con- 
Lacchi  dello  stato  pontifìcio,  trovo  indi-  dizionede'tabacchi  grezzi  comprati  all'e- 
spensabile  supplirvi  con  l'culorità  d'un  stero,  la  quale  induceva  di  sua  natura 
jecenleopuscolostorico  veridico.  Negli  ul-  l'imperfetta  e  viziosa  condizione  di  quelli 
timi  deplorabili  anni,  in  cui  si  biasimava-  fabbricali  nello  stato  papale,  d'onde  de- 
ce le  più  utili  istituzioni,  e  su  lutto  vole-  rivava  l'avversione  ad  essi,  1'  affezione  a 


T  A  B 

qtie'ili  conlinbhatiilo,  e  le  piccole  vendile 
«iella  regalia,  coll'assicluo  inoriHoraredei 
venditoii  e  de'conipiatoii.  L'improvvi- 
denza degli  acquisii  traeva  seco  il  mag- 
gior costo  delle  materie  grezze,  e  quindi 
il  caio  de'tahacclii  fabbricati  da  vendere. 
Procedette  più  o  meno  così  l'aniministra- 
zione  camerale  dal  1820  al  i83i,  quan- 
do incolpato  veniva  esaltato  a'2  feijhraio 
Gregorio  XVI,  scopi )i;iM(lo  quella  terribi- 
le rivoluzione  da  lauto  tempo  meditata  e 
disposta,  e  che  pose  a  conquasso  e  rovina 
il  ben  essere  dello  stato.  Insorte 1 4  P'O- 
vincie,  esausto  rerariOjpel'politico  non  in- 
tervento sembrava  impossibile  il  repri- 
merla. Impavido  il  Pontefice  alTrontò  la 
triste  condizionede'tempi  calamitosi,  e  in 
prima  procurò  munirsi  di  mezzi  pecunia- 
ri per  sostenere  la  gran  lotta.  Nella  dilli- 
collii  di  ragranellare  somme  per  la  gene- 
rale sfiducia,  risolse  di  concedere  l'azien- 
da de'sali  e  tabacchi  ad  un'amministra- 
zione cointeressala  ,  che  assicurando  le 
consuete  rendite  le  migliorasse  con  utile 
dcH'eiai  io,  ed  insiemesomministrassesu- 
bito  un'ingente  somma,  edessesicuregua- 
jenligie  pegl'interessi  della  camera  apo- 
stolica. Tutto  maturamente  ponderato  da 
sagaci  ministri  e  coll'annuenza  d'una  con- 
gregazione di  cardinali,  si  devenne  alla 
stipulazione  del  contratto  per  un  dodicen- 
nio da  incominciare  il  r."luglioi8  j  i ,  a- 
vendo  appianate  le  difficollà  il  principe 
d.  Alessandro  Torlonia  chiamato  a  frune 
parte,  coll'opulenza  e  col  suo  esteso  credi- 
to. La  base  del  conti  alto  si  tolse  dalla  cor- 
risposta de'prodolti  netti  del  i8?,f)e  1  83o, 
di  1 ,0)  1,000  scudi,  con  aumento  d'annui 
scudi  I  8,8c)3,  oltre  la  compartecipazione 
annuale  degli  utili  ,  ed  alla  somma  di 
5o,ooo  scudi  per  edificare  un  opificio  a- 
dallo  alla  fabbricazione  de' tabacchi,  da 
rimanere  in  proprietà  della  camera  apo- 
stolica, la  quale  per  bisogno  preferì  incas- 
sarla nel  1837.  Così  l'erario  in  ogni  anno 
del  dodicennio,  oltre  gli  scudi  i  ,o5 1 ,000, 
ottenne  il  beneficio  di  scudi  1  o  1  ,()07,  an- 
zi lutto  cuaihreso  riceve  ucl  dodicennio 


T  A  D  193 

scudi  13,834,886. Questofu  il  contratto, 
tali  le  vantaggiose  risultanze.  Tre  grandi 
massime  tolsero  di  mira  e  seguirono  co- 
stantemente gli  amministratori  tiel  i." 
contralto,  e  mantenne  nel  2.°  il  principe 
d.  Alessandro.  Guarenlirecon  accurata  e 
ben  intesa  sorveglianza  l'amministrazio- 
ne dal  contrabbando;  scegliersi  acconci  e 
fedeli  uffiziali,  rimunerandoli  lautamen- 
te; perfezionare  la  fabbricazione  de'  ta- 
bacchi, tanto  per  la  squisitezza  delle  fo- 
glie occorrenti  a  comporli ,  quanto  per 
r  accurata  manipolazione,  composizione 
e  custodia  loro.  Il  consumo  annuo  del 
salesi  valutò  fra'48  a'5o  milioni  di  lib- 
bre, in  circa2,f)oo,ooo  suddili,e  nella  più 
parte  di  sali  indigeni,  calcolandosi  con- 
sumarne libbre  i()  per  ogni  individuo, 
non  compreso  quello  del  contrabban- 
do e  per  altre  cause.  Imperocché  sono- 
vi  vene  salse  in  più  parti  dello  stato,  nel- 
le Marche  e  nelle  Legazioni  frequentis- 
sime; vi  sono  concrezioni  spontanee  che 
nell'estate  d'improvviso  si  formano  nelle 
valli  di  Comacchio,e  sui  lidi  bassi  del  Uà- 
vennate;  lesoltrazioni  che  senza  quasi  ri- 
serva commettono  i  salina  tori  nelle  sa- 
line amministrale  dal  fisco;  gli  abusi  che 
si  esercitano  da'salalori  di  pesce,  all'om- 
bra della  legge  che  li  assiste;  la  vendila 
che  fa  la  camera  apostolica  al  duca  di  Mo- 
dena, de'sali  sovrabbondanti  al  consumo 
dello  stalo,  e  a  sì  lieve  prezzo,  che  si  eser- 
cita il  contrabbando  in  pregiudizio  della 
regìa  romana.  Perciò  il  posilivoconsumo 
annuosi  riduce  in  libbre  4', 888, 368  de- 
sunto dalle  ci  li  e  d'un  dodicennio,  il  cui 
complesso  supera  a  confronto  del  sale  che 
smaltiva  ramministrazione  camerale,  in 
più  libbre  I  0,168, 33()  annue.  De'4')  mi- 
lioni e  piìi  di  sale  che  si  consumano  nello 
stato,  4  niilioiii  e  mezzo  è  sale  di  Fran- 
cia, detto  da  saliera  perchè  bianchissimo, 
asciutto  e  atto  per  eccellenza  a  macinar- 
si in  minutissima  polvere,  ed  il  quale  si 
compra  all'estero  con  permissione  della 
direzione  delle  dogane,  non  prodiiceiulo- 
lo  simile  le  saline  d'Ostia,  Cornclo,Cev 


'9i 


T  AB 


via  e  Comacchio.  Fra  non  molto  e  per 
quanto  dissi  a  Sale  e  pe'saggi  già  ottenu- 
ti perfettissimi,si  avrei  dallo  stato  compa- 
rabile con  quello  di  Francia  e  di  Lingua- 
doca,  per  l'amministrazione  assunta  dal 
principed.  Alessandro  delle  saline  diCor- 
nelo,  ove  lia  introdotta  la  fabbricazione 
de' sali  francesi,  senza  risparmio  di  cure 
e  di  spese.  Quanto  al  consumo  del  tabac- 
co ,  si  calcola  a  circa  2,484>ooo  libbre 
annue,  per  la  perfetta  qualità  di  quello 
principalmeiiteda  fumo, con  aumento  di 
più  che  786,000  libbre  di  quelloche  ven- 
deva l'amministrazione  camerale.  I  ziga- 
ri  orasi  vendono  per  oltre  100,000  scu- 
di all'annOjC  nel  i.°anno  dell'amministra- 
zione cointeressata  se  ne  venderono  sol- 
tanto intorno  a  25,ooo  scudi.  In  tutta 
l'Italia, nemmeno  in  Francia, non  si  fuma 
a  sì  buon  mercato  roba  scelta  e  squisita 
come  negli  stati  pontifìcii,  onde  s'impor- 
tanozigari all'estero, ed  anco  da'viaggia- 
tori  abituati  a'zigari  deli'  Avana  d'  alto 
prezzo.  Al  presente  tanto iiiFrancia,quan- 
to  nello  stato  papale  è  stabilito,  che  a  ri- 
serva di  quel  prodotto  delle  coltivazioni 
indigene  che  può  servire  al  consumo  del- 
lo stato,  e  che  a  prezzi  determinati  acqui- 
sta la  regìa,  il  rimanente  può  esportarsi 
all'estero.  Però  in  Francia  si  ha  eccellen- 
te tabacco  da  fumo,  nello  stato  pontifìcio 
buon  tabacco  d'  aspirare  ,  ma  appena  è 
buono  per  la  pippa,  non  allatto  pe'ziga- 
ri,  come  già  rilevai.  A'3o  giugno  i843 
si  chiuse  il  dodicennio  della  i.''  ammini- 
strazione cointerressata,  e  pel  successivo 
la  camera  apostolica  aprì  la  concorren- 
za alle  esibizioni,  coll'annua  corrisposta 
di  scudi  1,240,000,  oltre  un  quoto  fìsso 
d'annuale  compartecipazione,  ed  oltre  al- 
tre anticipate  somministrazioni,  da  ter- 
minarsi al  3o  giugno  18.55.  Fu  preferito 
il  principe  d.  Alessandro  Torlonia  come 
il  maggior  offerente,  cioè  dell'annua  cor- 
risposta di  scudi  i,355jOOO  da  pagarsi  in 
rate  mensili,  e  il  34  per  100  di  compar- 
tecipazione: così  l'erario  pontifìcio  venne 
ad  assicurare  senza  pensieri  e  responsa- 


T  A  B 

hililà  un  milione  e  cnezzo  di  scudi  annui. 
Fatto  il  confronto  dell'annue  vendite  dei 
sali  e  de' tabacchi  dell'amministrazione 
camerale  e  di  quelle  della  cointeressata, 
questa  vendè  in  più  libbre i  3,67 3,7 y4''' 
sale,  e  1,429,286  di  tabacchi.  Tanto  in- 
cremento deriva  da  solerti  cure,  da  dili- 
genze, da  indefesse  sorveglianze,  da' bra- 
vi e  ben  stipendiati  ufficiali,  contandosi 
2600  impiegati,  cioè  più  di  1600  da  quel- 
li dell'amministrazionecamerale.  In  tem- 
po di  questa  per  lutto  lo  statogli  spaccia- 
tori erano  1729;  sotto  l'amministrazione 
nel  1848  arrivarono  a  2  561  ,  non  com- 
presi gl'innumerabili  particolari  smalti- 
lori  de'zigari  comprali  dagli  spacciatori. 
L'intera  amministrazione  è  spartita  in  3 
circondari,  di  cui  l'  uno  prende  capo  in 
P>.oma,nel  i. "dodicennio  in  cura  degli  am- 
ministratori, nel  2.°  sotto  il  governo spe- 
cialedel  marcheseGiuseppeFerraioli  rap- 
presentante generale  e  capo  d'ammini- 
strazione pel  principe  d.  Alessandro,  e  ab- 
braccia le  Provincie  di  qua  dall'Apenni- 
no;  altro  prende  capo  da  Bologna  sotto 
la  guida  d'un  vice-amministratore, ecom- 
prende le  Provincie  delle  4  Legazioni;  al- 
tro in  fine  prende  capo  da  Ancona  sotto  la 
guida  d'altro  vice-amministratore,  e  ba- 
sta alle  Provincie  delle  IMarche  cai  du- 
cato d'Urbino.  In  Roma  pertanto,  oltre 
l'ulìizio  centrale  che  riguarda  tutta  l'a- 
zienda, spartito  in  varie  divisioni  di  se- 
greteria,legale,prolocollo,archivio  e  com- 
putisteria centrale,  vi  sono  3  uffizi  di  com- 
putisteria speciale  a  ciascun  circondario, 
in  che  si  tiene  ragione  delle  faccende  ad 
ognuno  d'essi  relative.  Ogni  circondario 
ha  una  fabbrica  di  tabacchi, e  l'una  è  ia 
Roma,  l'altra  in  Bologna,  l'altra  in  Ghia- 
ravaile;  ed  ha  pure  emporei  di  salee  ac- 
conci magazzini  di  scalo  e  di  massa  per 
la  più  comoda  distribuzione.  Ad  un  cer- 
to numero  di  soprintendenti  e  dispensie- 
ri, in  proporzione  dell'ampiezza  del  cir- 
condario, è  dato  in  cura  un  deposito  di 
sali  e  tabacchi  da  smaltire  agli  spacciatori 
che  li  vendono  all'  ingrossa  e  a  minuto 


T  A  B 

a'consumatori,  a  prezzi  fissi  determinati 
da  apposite  tariffe  emanate  dulia  caiue* 
ra  apostolica. GregorioXVI  dunque  piov- 
■vide  assai  prudentemente  alla  cosa  pub- 
Mica,  quando  stabiTi  e  quando  rinnovò 
l'amministrazione  cointeressala  de'sali  e 
tabacchi,  e  l'allogò  in  chi  seppe  con  tan- 
to magnifici ededettuati  risultamenli  go- 
vernai la,  riformarla,e  recarla  a  quel  pun- 
to maggiore  di  floridezza  ch'era  possibi- 
le di  ailoperare.  La  maggior  prosperità 
dell'amministrazione  de' sali  e  tabacchi 
si  adida  a  due  perni  fondamentali;  ili.° 
de'quali  si  è  la  buona  qualità  rispetto  ai 
tabacchi,  il  i°  la  vigilanza  contro  la  fro- 
de rispetto  a'sali  e  tabacchi  insieme,  con 
laude  amplissima  della  tutelata  pubbli- 
ca rendita,  del  benemerito  dell'impresa 
principe  d.  Alessandro  Torlonia. 

Nel  n.°2  2  5  del  Giornale  di  Roma  de' 
4  ottobre  i^'^^iw  notificato  d'ordine  del 
pro-mi  ni  stro  del  le  finanze  commend.  Gal- 
li, quanto  in  breve  (|ui  riprodurrò.  Col 
3  I  dicembre  I  855cessail  vigentecontrat- 
to  di  amministrazione  cointeressata  de'sa- 
li  e  tabacchi.  Questo  importante  ramo  del- 
la pubblica  rendita  ha  richiamato  tutta 
la  considerazione  del  governOjSpecialmen- 
te  per  adotta  re  quel  la  de  ter  mi  nazione  che 
meglio  f  )sse  per  corrispondere  alle  con- 
dizioni di  utilità  e  di  convenienza  per  lo 
stato;  e  quindi  dopo  maturo  e  accurato 
«•same  ha  risoluto  di  amministrarle  per 
conto  proprio  col  mezzo  di  un  gestore  ri- 
vestito di  speciali  facoltà,  chiamando  a 
compartecipare  degli  utili  i  sovventori  di 
lina  somma  detcrminata  da  erogarsi  nella 
re.Nlituzionedella  cauzione  all'attuale  am- 
ministratore cointeressato,  e  nel  riacqui- 
sto delle  doti,  stigli  e  attrezzi,  non  meno 
the  nelle  [)rovvisle  necessarie  all' anda- 
mento della  nuova  atnmiuistrazione.  [Per- 
tanto fu  disposta  l'istituzione  dell'ammi- 
nistrazionegovernati  va  della  Rc^ìa  Pon- 
ff/icia  di' .sali  e  tal'acchi.  L'amministra- 
zione si  estende  a  tutto  lo  alalo,  compren- 
sivamente alla  delegazione  di  Denevento, 
ed  alla  città  di  Punte  Curvo  e  s.  Oliva, 


T  A  B  195 

pe*  quali  luoghi  però  verranno  osservate 
le  leggi,  regolamenti  e  discipline  vigenti,  e 
luttociòcheha  relazione  colle  convenzio- 
ni fia  il  governo  papale  e  quello  del  re- 
gno delle  due  Sicilie,  La  durata  di  tale 
amministrazione  è  stabilita  per  anni  12, 
cioè  dal i.°del  i85G  a  tutto  l'anno  1867. 
Sarà  condotta  per  conto  del  governo,  ed 
afiìdata  ad  un  gestore  da  nominarsi  dal 
Papa,  il  qual  gestore  dipenderà  soltanto 
dal  governo  medesimo  col  mezzo  del  mi- 
nistro delle  finanze  (ossia  del  prelato  te- 
soriere generale).  Il  gestore  vennedichia- 
rato  capo  responsabile  dell'azienda,  poi- 
ché dal  medesimo  dipenderà  tutta  l'am- 
ministrazione e  l'andamento  di  essa.  Sta- 
bilite tra  il  ministro  delle  finanze  ed  il  ge- 
store le  massime  e  le  norme  tanto  sulla 
condotta  in  genere  della  Regalia.  (\iìni\ìo 
su  ciò  che  concerne  le  provviste,  fabbri- 
cazione e  vendita  de'generi  della  Rega- 
lia medesima,  non  che  sugli  affari  e  sulle 
vertenze  che  vadano  a  verificarsi  nell'an- 
damento, il  gestore  avrà  la  piena  libertà 
nell'azione  e  nella  esecuzione  in  tutta  la 
sua  estensione,  come  meglio  e  diffusamen- 
te risulta  dall'  apposito  regolamento.  Si 
dispose  ancora,  che  il  gestore  conseguirà 
l'annuo  onorariofisso  di  scudi  3ooo  a  ca- 
rico della  Piegìa,ed  un  premio  eventuale 
consistente  nella  compartecipazione  di  i5 
centesimi  degli  utili  netti  della  Regìa  sles- 
sa ,  i  quali  utili  procurerà  il  gestore  pel 
comune  vantaggiodi  rendere  sempre  più 
ubertosi  mediante  leassiduee  intelligenti 
sue  cure.  Bramandosi  dal  regnante  Papa 
l'io  IX  che  gli  utili  che  risulteranno  da 
questo  importantissimo  ramo  della  pub- 
blica rendita,  si  diffondano  fra'suoi  sud- 
diti, ordinò  che  fosse  costituito  un  fon- 
do d'un  milione  di  scudi,  diviso  in  5ooo 
azioni  rappresentate  da  nltrettaiite  car-  , 
Ielle.  Ciascuna  azione  fu  determinata  di 
scudi   200,  e  verrebbe  rilasciata  presso 
lo  sborso  della  stessa  valuta.  E  per  age- 
volare ad  un  maggior  numero  di  persone 
di  prender  parte  in  (piest'impresa,  la  4* 
parte ilelle  5ooo  uziuui  sarà  divisa  in  nifz- 


190  T  A  B 

zc  ;i7Ì()ni,e  così  diveiianno  in  tulle  Sy^o 
azioni  ila  200,  e  25oo  da  scudi  100,  le 
quali  si  ponno  cedere  ad  altri  mediante 
la  consei^na  della  cartella  di  azione,  sic- 
coine  intitolate  al  portatore.  Le  5ooo  a- 
zioni  saranno  ripartite  fra  Roma  e  le  prò- 
viiicie  delio  slato  in  congrua  proporzio- 
ne. Questo  Fondo  sai  à  impiegalo  nella  re- 
stituzione della  cauzione  depositala  dal- 
l'attuale amministra  tore  coi  nteressalo,nel 
riacquisto  delle  doti,  degli  stigli  e  degli  ef- 
fetti dell'ai  tualeaai  mi  nist  razione,  e  quin- 
di nelle  spese  eziandio  delle  prime  prov- 
vistele nelle  slesse  occorrenze  della  nuova 
gestione,  fra  le  quali  la  costruzione  in  Ro- 
ma del  nuovo  edilizio  per  uso  della  fab- 
brica di  tabacchi.  Sul  capitale  di  ciascu- 
na azione  sarà  corrisposto  ogni  semestre 
r  interesse  del  5  per  100  ed  anno,  attri- 
buendosi alle  dette  5ooo  azioni  comples- 
sivamente il  diriltodicompartecipareper 
la  quota  di  centesimi  20  degli  utili  che 
SI  avranno  dall'amministrazione,  e  ripar- 
titi fra  le  azioni  medesime;  come  in  caso 
di  perdila  fu  attribuito  alle  5ooo  azioni 
il  riparlo  della  perdila  che  potesse  veri- 
ficarsi. Terminato  il  dodicennio,  verrà  re- 
stituito il  capitale  di  ciascun'azione  uel- 
l'idenliflca  somma.  Al  fine  d'ogni  annuo 
esercizio  si  farà  il  bilancio  generale,  il  qua- 
le sarà  esaminato  da  4  sindaci,  cioè  2  per 
l'interesse  del  governo  e  2  per  quello  de- 
gli azionisti;  senza  essi  azionisti  poter  pre- 
tendere parte  o  influenza  all'andamento 
dell'amministrazione,  dovendoli  gestore 
prendere  parte  al  sindacato  o  deputare 
perciò  altri.  Dalla  massa  degl'introiti  pro- 
venienti diille  vendile  de'sali  e  tabacchi, 
eda  qualsivoglia  altro  provento  della  Re- 
gìa verranno  dillalcati.  i.°  L'annua  som- 
ma fissa  d'un  milione  e  600,000  scudi  a 
favore  del  pubblico  tesoro,  che  terrà  luo- 
go di  corrisposta.  2.°La  somma  di  5o,ooo 
scudi  per  gl'interessi  al  5  per  100  sul  ca- 
pitale del  milione  imporlo  delle  5ooo  a- 
zioni.  3.°  L'onorario  d'annui  3ooo  scudi 
stabilito  al  gestore.  4-"  H  prezzo  de'sali  e 
tabacchi,  degh  altri  generi  e  ingredienti, 


T  A  15 
gliafTilli  e  m^nintenzione  de'lorali,  i  soldi 
e  accessorii  degl'impiegati,  e  le  spese  ge- 
nerali di  qualuntjue  altra  specie  inerenti 
o  dipendenti  dall'amministrazione  e  suo 
andamento.  La  somma  che  rimarrà  de- 
purata da'menzionali  dillalchi,  cosliluirà 
gli  utili  netti  da  dividersi:  per  20  cente- 
simi agli  azionisti,  peri  5  al  gestore,  per 
65  al  governo.  Fu  promesso  di  mante- 
nere tulli  i  pesi, privilegi  ed  esenzioni  sotto 
qualunque  titolo  e  norma,  che  sono  in  vi- 
gore nell'odierna  araininislrazione  coin- 
teressata. Altri  particolari  si  poiiuo  ap- 
prendere (Irli  citalo  Giorniilc.  Quindi  il 
l'apa  nominò  gerente  della  Regìa  ponti- 
ficia de'sali  e  tabacchi  il  marchese  Giu- 
seppe Ferraioli,  come  quello  che  avendo 
meritalo  la  fiducia  dell'encomiala  ammi- 
nistrazione cointeressala  nell'afFidala  or- 
ganizzazione, dilezione  e  sviluppo  della 
medesima,  col  suo  energico  zelo,  previ- 
dente intelligenza, nobili  e  prudenti  modi, 
avea  sapulo  abilmente  dimostrarsene  de- 
gno, con  riportare  a  un  tempo  nella  sua 
delicata  rappresentanza,  non   meno  la 
pubblica  soddisfazione,  che  quella  della 
vasta  azienda  e  del  governo;  avendo  al- 
tresì colle  sue  perseveranti  cure  contri- 
buito a'fecondi  risultati,  ben  essere  e  pro- 
speroso progredimento  dell'  attuale   ot- 
tima condizione    dell'  amministrazione. 
Questa  poiitilìcia  scelta  e  destinazione  o- 
nora  a  un  tempo  il  marchese  gerente  dellcV^ 
R.egìa  poiitillcia,ed  i  personaggi  dell'am- 
niinislrazione  cointeressala.   Terminerò 
questo  articolo  con  riferire  quanto  scrisse 
V\aiii\,Eusevologio ronwnOjlvalt.  i  i ,c.5: 
Dell'  iiiu'i'ersità  degli  acqua\-itai-i  e  ta- 
baci-ari  a  .y.  Adria  no  in  Cainpo  T-  acci' 
ìio.  Dopo  aver  celebrato  i  pregi  dell'ac- 
qua vita,  pel  suo  grande  spaccio  essendosi 
moltiplicato  il  numero  de'venditori,  nar- 
ra che  essi  con  pia  emulazione  alle  altre 
numerose  compagnie  del  le  Lw\'t'/.y/7(Z(7;'- 
tisticlie  di  Roma,  stabilirono  riunirsi  io 
corporazione  di  fratellanza  e  sodalizio. Ot- 
tenuto perciò  un  sito  opportuno  accanto 
alla  chiesa  di  s.  Adriano,  vi  eressero  uu 


T  A  B 
oratorio  in  onore  della  B.  Vergine  per  ce- 
lebrarvi le  loro  fiiuzioni  spirituali,  e  si  co- 
stitiiiruno  in  confValernila  cogli  slattiti  e 
rcgole,solto  il  titolo  di  s.  Maria  della  Mer- 
cede patrona  de' religiosi  delia  conligiia 
chiesa,  e  del  s.  Angelo  Custode.  Indi  18 
gennaio 1 6f)  I,  col  beneplacito  tl'Alessan- 
dro  V 1 1 1,  fu  dal  cardinal  Carpegna  vicario 
di  Bonia  eretta  1'  università  canonica- 
mente e  coir  approvazione  delle  compi- 
late costituzioni,  sotto  la  prolezione  d'un 
cardinale,  ed  il  governo  d'un  prelato  pri- 
micerio,co'ris[)ettivi  consoli,  camerlengo 
e  altri  ulllziali. Stabilirono  il  vestilo  di  sac- 
co, mozzetta  e  cordone  bianchi,  con  al- 
lusione alla  santità  de'cosliimi  che  si  pro- 
ponevano osservare,  nell'esercizio  di  quel- 
le pratiche  di  cristiana  pietà  che  descri- 
ve il  l'iazza.  Quindi  il  nominato  ordine 

della  Mercede  ag"ret;()   il   sodalizio  alla 

no      o 

compartecipazione  delle  sue  indulgenze, 
con  patente  de'4  viaggio  i  692  del  p.  Gd- 
berte  vicario  e  procuratore  generale  del 
medesimo,  ed  inoltre  gli  fu  concesso  nella 
chiesa  di  S.Adriano  una  cappella  sotto  l'in- 
vocazione di  s.  Maria  delia  Mercede,  con 
sepoltura  a'confrali  innanzi  alla  medesi- 
ma. Siccome  allora  tutti  i  tabaccari  spac- 
ciavano anche  l'acquavila,  procurarono 
di  costituirsi  in  università,  e  di  aggregarsi 
a  quella  e  alla  confraternita  degli  acqua- 
\itari,  con  diversi  patti  o  condizioni,  non 
die  colla  partecipazione  delle  grazie  spi- 
rituali e  privilegi  die  godevuno,e  l'otten- 
nero nel  «697  con  cristiana  unione;  e  cos'i 
di  due  università  se  ne  fi)imò  una  sola, 
e  fiorirono  sino  agli  ultimi  tempi;  non  più 
esistendo  il  sodalizio  e  l'oratorio,  come  ho 
verificalo  visitando  la  chiesa  di  s.  Adiia- 
no  e  consultando  i  mercedari  che  l'han- 
no in  cura.  Encomiando  il  l^iazza  le  pre- 
roga li  ve  dell'erba  e  l'uso  domestico  e  quo- 
tidiano del  tabacco,  divenuto  familiare  e 
comuneadogni  condizione  di  persone  per 
diletto,  per  lusso,  o  per  medicina,  come 
pure  per  esercizio  d'uibanità,  d'amicizia 
e  di  cortesia  qual  pascolo  delle  nari,  li- 
purla  il  distico  del  Pestio  iu  suo  onore. 


TAB  197 

Nulla  snliitii^rro  se  conscrnt  hrrha  ta- 
bacco,—  l  irihns  ìiavc  oìniìcv  criipcrat 
rcliffìias.  Laonde  trovò  giusta  e  ragione- 
vole l'unionedelle  università  degli  acqua- 
vilari  e  de'tabaccnri,  pel  reciproco  com- 
mercio de'due  pascoli  del  gusto  e  dell'o- 
dorato, e  in  generalo  ambedue  assai  gra- 
diti, utili  e  piacevoli. 

TABADCARA.  Sede  vescovile  della 
ftlauriliana  Cesariense  nell'  Africa  occi- 
dentale, sotto  la  metropoli  di  Giulia  Ce- 
sarea. E' pur  chiamata  Taìuilcara.  Ta- 
hahcava  e  lahaicara.  Ebbe  a  vescovi, 
Vittore  che  trovossi  alla  conferenza  di 
Cartagine  nel4i  i,eCrispiiio  esilialo  nel 
484  ila  Un  nerico  re  de' vandali  per  con- 
servarsi nella  credenza  cattolica.  Morcel- 
li,  Jfi-.  cJiri.st.  1. 1, 

TABALTA.Sede  vescovile  della  pro- 
vincia Bizacena  nell'  Africa  occidentale, 
sotto  la  melro|>oli  d'  Adrnmelo,  di  cui 
furono  vescovi:  Adelfo  o  Adelfio  del  255, 
Innocenzo  del  3c)3,  Nino  che  intervenne 
al  concilio  di  Cartagine  del  897,  Giulia- 
no che  assistè  alla  conferenza  di  Carta- 
gine del  4'  ')  Marcellino  esiliato  nel 4^4 
dal  re  de'vand.di  Umierico,  per  non  aver 
sottoscritto  gli  errori  de'  donatisti.  INIor- 
celli,  y(fr.  clirist.  t.  i, 

TABAPiCA.  Sede  vescovile  dell'Afri- 
ca occidentale  nella  Numidia,  sulle  coste 
del  regno  di  Tunisi  ,  sotto  la  metropoli 
di  Cirta  Giulia,  e  chiamata  pure  Tala- 
brica.  Rovinala  la  città,  il  suo  porlo  re- 
stì) di  qualche  considerazione.  Ne'regislri 
concistoriali,  Tabarca,  Tahaccrn,  è  un 
titolo  vescovile  ì/ì  parlibiix,  del  simile 
arcivescovato  di  Cartagine,  che  conferi- 
sce il  Papa. 

TABE  oTABA.  Sede  vescovile  della 
provincia  di  Caria,  nell'esarcato  d'Asia, 
snfTiaganea  della  metropoli  d'Afrodisia- 
de,  eretta  nel  V  secolo.  Si  conoscono  3 
vescovi:  Ilunino  che  nel  43  i  assistè  e  sot- 
toscrisse al  concilio  d'Efeso,  Severo  fu  al 
concilio  generale  V,  e  Basilio  al  \  li.  O- 
rifiì'i  dir.  l.   I,  p.  9o5. 

TABELLA  o  TAVOLOZZA,  Crcpi- 


lyS  TAB 

taculwn,  Tabula  lignea.  Strumento  di 
legno,  eli  e  fa  gran  strepilo,  e  die  in  vece 
delle  Campane  (l .)  si  suona  nel  giove- 
tli,  venerdì  e  sabhato  della  Setlinunui 
■sanld  (f.),  in  tempo  cli'è  sospeso  l'uso 
tlelle  campane,  e  serve  per  chiamare  i 
fedeli  alla  cliiesa,  ed  eziandio  per  dare  il 
segnale  del  mezzodì,  delle  ore  24>  e  del- 
la i.' ora  della  notte,  per  la  recita  della 
Salutazione  Angeliea(  ì  '.)  e  del  De  prò- 
Jundis  (J  .).  In  alcuni  luoghi  chiamasi 
iroeeola,  tartareila,  tai  tavella j  ma  de' 
suoi  diversi  vocaboli,  ed  altri  usi  de're* 
ligiosi  ue'conventi,  parlai  altrove,  come 
iie'due  primi  citali  articoli. 

TADELLA  o  TAVOLETTA  VOTI- 
VA.  F.  Voto. 

TABELLE  DELL'ALTARE,  Tabu- 
lae  Secretaru/n.  Ornamenti  dcìV Altare 
(F.),  che  secondo  il  Lambertini,  Della 
s.  3iessa, cap.i,^  2,  la  tabella  delle  ^Se- 
grete  (f.Jè  stala  introdotta  per  maggior 
comodità;  come  pure  in  seguito  è  slata 
inlrodotta  l'altra  tavoletta,  in  cui  è  scrit- 
to r/riv/z/gv/o  di  s.  Giovanni  {T  .).  Leg- 
go infatti  nella  Rubrica,  della  prepara- 
zione ed  ornamenti  dell'altare  lit.  20:  Ad 
Crucis pedeni poiialur  Tabella,  secreta- 
tarum  appellata.  Laonde  nella  rubrica, 
delle  tre  tabelledell'allare  non  si  prescri- 
ve che  quella  delle  segrete,  non  parlan- 
dosi delle  altre  due  aggiunte  poi ,  collo 
stesso  fine  della i. "di  far  sovvenire  al  ce- 
lebrante quanto  si  fosse  dimenticato  del 
contenuto  loro,per  aiuto  della  memoria  e 
per  impedire  smarrimenti  nella  celebra- 
zione del  sagrosanto  Sagrifizio.  Nelle  Ce- 
remonie ecclesiastiche  del  p.Gavanto,coU 
le  addizioni  del  p.  Merati,  nella  par.  i,  lit. 
20  si  legge.  JNel  mezzo  dell'altare  vi  de- 
ve essere  la  tabella  delle  segretejdalla  par- 
te (\t\\' Epistola  quella  del  Lavabo,  e  dal- 
l'altra parte  quella  dell'  Evangelo  di  s. 
Giovan?ii.L'ab.Yi\c\'\c\i,Diz.  sacro- litur- 
gico, nell'articolo  Altare,  anch'egli  rife- 
risce l'ingiunzione  della  rubrica  della  ta- 
bella da  porsi  a  piedi  della  croce  dell'al- 
tare, e  chiamala  delle  segrete,  per  mag- 


TAB 

gior  cotuodità;  poiché  le  altre  due  non 
sono  ordinale,  ma  solo  d'  un'  inveterata 
consuetudine,  che  in  oggi  ha  forza  di  pre- 
cetto; indi  riporta  il  lesto  del  p.  Gavan- 
lo.  Conunodius  est  paiare  in  cornu  E- 
vaiigelii  Tabella,  in  qua  legi  possit  E- 
vangeliuni  s,  Joannis,  quod  in  Tabella 
Secretarum  scribi, seu  imprimi  solet;a- 
liqui  aclhuc  commodius  parant  antefllis- 
sani  in  cornu  Epistolae  Tabellulani  a- 
liam,  in  qua  legitur  ps(dni.  Lavabo.  Le 
tabelle  dell' altare  negli  altari  principali 
si  pongono  sulle  loro  mense  in  tempo  del- 
la celebrazione  della  messa,  e  poi  si  tol- 
gono. Negli  Altari  papali,  inclusi  vamen- 
te  a  quelli  della  Cappella  pontificia  pub- 
blica, non  si  usano  le  3  tabelle  dell'alta- 
re, bensì  il  libro  pontificale  del  Canone 
(V.)  nel  mezzo  dell'altare,  per  adoperar- 
lo il  Papa  e  per  1'  uso  che  ne  godono  i 
cardinali  e  vescovi  che  vi  celebrano;  i  qua- 
li e  quegli  altri  prelati  ed  allre  persone 
che  ne  godono  il  privilegio,  celebrando 
in  altari  ov'è  la  tabella  delle  segrete,  so- 
pra di  questa,  o  perciò  togliendola  come 
si  usa, aprono  il  libro  del  canone,  tanto 
celebrando  privatamente  che  pontifical- 
mente. Laonde  il  libro  canone  sta  in  luo- 
go delle  tabelle  dell'altare.  Nel  rito  am- 
brosiano si  usa  una  sola  tabella  con  l'E- 
vangelo, per  cui  anche  da  ciò  rilevasi  es- 
sere stale  le  tabelle  dell'altare  introdot- 
te mollo  tardi  nella  chiesa;  e  non  essendo 
di  stretta  necessità  pel  s.Sagrifizio,nonha 
luogo  benedizione  alcuna  per  le  medesi- 
me, considerandosi  come  un  abbellimen- 
to dell'altare,  secondo  l'opinione  d'alcu- 
ni. Certo  èchenel/ì//«("//c  Rnmanum,  tra 
le  benedizioni  degli  ornamenti  per  l'al- 
tare, non  vi  ha  speciale  benedizione  per 
le  sue  tabelle.  Per  l'ordinario  la  tabella 
denominata  delle  segrete  contiene  l'inno 
Gloria  in  excelsis  Deo,  e  forse  per  esso 
queste  3  tabelle  dell'altare  sono  appella- 
te volgarmente  Carte  Glorie j  il  Simbo- 
lo j  VÒ/Jertorio,  colle  proprie  orazioni;  le 
venerande  paroledella  consagrazionedel- 
V  Ostia  e  del  rinoj  e  le  altre  segrete  ora- 


T  A  li 
ziooi  che  il  celebrante  recita  prima  della 
Coniiinionc.  A  Canone  della  Messa,  di- 
verso dal  Canone  libro,  riparlai  delle  se- 
gretCj  e  dissi  che  questo  canone  si  chia- 
ma puresegreta.  La  tabella  deWK^'tingc- 
lo  è  quella  che  si  pone  dalla  parte  del- 
l'evangelo,  e  contiene  l'evangelo  di  s.  Gio- 
vanni, Lì  priiicipio  crai  vcrhioìi.  La  ta- 
bella del  L(n-a1>o  è  quella  che  si  colloca 
dalla  parte  dell'  epistola,  e  contiene  l'o- 
razione che  recita  il  sacerdote  dopo  aver 
infuso  l'acqua  nel  calice  col  vino,  ed  il 
salmo  Ltutil'o.  che  dice  nella  La^'auda 
(Ielle  mani.  Il  contenuto  nelle  labelledel- 
lallare  è  scritto  o  stampato  con  intelli- 
gibile e  chiaro  carattere,  sulla  carta  o  so- 
pra la  cartapecora,  talvolta  anco  con  ca- 
ratteri rossi  e  neri,  abbelliti  da  figure  dei 
santi  e  da  ornamenti  disegnati  o  incisi, 
ed  ancora  colorati.  Queste  tabelle  hanno 
cornici,  e  oidinariamenle  con  cristalli, di 
argento,  di  metallo  dorato  o  naturale,  di 
legno  inargentato  o  dorato,  con  intagli, 
fregi  e  decorazioni,  più  o  meno  ricchi  ed 
eleganti,  ed  anche  semplici.  Negli  alfa- 
ri  ov'  è  il  Tabcì-iiacolo  o  Ciborio  (f-  .), 
la  tabella  delle  segrete  suole  essere  nella 
grandezza  in  modoche  non  impedisca  l'a- 
pertura de'suoi  sportelli;  e  quelle  che  uol 
sono,  siccome  appoggiate  al  tabernacolo 
o ciborio, conviene  rimuoverle  neira[)rir- 
lo.  Allorché  nel  giovedì  santo  si  spoglia- 
no gli  altari  ,  per  denotare  la  nudità  di 
Gesìi  Cristo  nella  sua  Passione,  si  tolgo- 
no pure  dalle  loro  mense  le  tabelle,  ed  a 
suo  tempo  si  rimettono  su  di  esse  nel  sa- 
bato santo. 
TABERNACOLI, 7'V.v/»/nr.7/-<'7v^^r«- 
lorum.  Festa  degli  /J"/'/r/denominata  con 
voce  gieca  Secnopefiia  (fissione  o  stabi- 
hmento  de'tabcrnacoli),  perchè  in  essa  gli 
antichi  innalzavanodelle  tende,  onde  pur 
fu  detta  Cliac^-Hassucìtot  o  festa  delle 
/('//r/r. perchè  celebra  vasi  sotto  tende  oca- 
pannedi  verdura, onde  ne  trattai  a  Fron- 
ti a, in  memoria  del  soggiorno  chegl/v/v/*- 
/.//  aveano  fatto  sotto  le  tende  e  sotto  i 
rami  d'albero  nel  deseilo  dopo  1'  uscita 


T  A  r.  199 

dair^g7//o,cioè nel  Tahernacolo (F.)\i\- 
«alzalo  da  ogni  fnmiglia.  Celebravasi  ia 
autunno  dopo  le  raccolte,  il  iSdel  mese 
tizri, 7. "dell'anno ecclesiastico  e i. "dell'an- 
no civile,  perche  allora  soglionoessere  co- 
piose le  pioggie,  e  si  prova  il  benefizio  che 
reca  all'uomo  il  tetto  che  lo  ripara  e  di- 
fende. Ehbe  principio  dopo  il  conquisto 
della  terra  di  Canaan  nella  Palestina.  ^ 
cominciava  a'i  5  settembre.  Questa  Frv/^ 
durava  8  giorni,  come  rimarcai  a  Otta- 
va, ma  il  (."giorno  e  l'ultimo  erano  i  più 
solenni  ,  dimodoché  non  era  permesso  il 
lavoro.  Le  ceremonie  delia  festa  de'tabcr- 
nacoli, ed  i  sagrifizi  che  vi  si  doveano  of- 
frire, si  leggono  ne'libri  Levitico  e  de'Nu- 
nieri,  avendola  Dio  ordinata  nel  i.^di  tali 
libri  per  tenere  viva  negli  ebrei  la  memo- 
ria della  liberazione  dalla  schiavitù  del- 
l'Egitto, avendoli  conservati  e  provvedu- 
ti per  4o  anni  nel  deserto,  mentre  abita- 
vano sotto  le  capanne  o  tende,  per  dar  lo- 
ro la  terra  promessa.  Sembra  che  in  que- 
sta festa  si  cantasse  il  salmo  i  i  7,  mentre 
il  re  David  ne  fa  aperta  allusione  ne'suoi 
versetti.  Gl'israeliti  denominarono  pure 
la  festa  Jlosaiara  (J  .),  col  quale  vocabo- 
lo esprimevano  alcune  preghiere  che  re- 
citavano nel  7.°  giorno,  e  chiamavano  i 
rami  di  P<777?Z(7// '.jcheusavano  nella  me- 
desima, oltre  i  salci  eia  mortella, anzi  ri- 
petevano l'acclamazione  flosanna  àu~ 
rante  la  celebrazione,  in  risposta  alle  pre- 
ghiere che  facevanoa  Dioi  sacerdoti.  L'in- 
gresso solenne  di  Gesù  Cristo  in  Gerusa- 
lemme ebbequalchesomiglianzadi  quan- 
to succedeva  nella  festa  de'  tabernacoli, 
sia  pe'ramichepel  ripetuto  canto  dell'//o- 
sannayCo'  quali  fu  incontrato  e  accom- 
pagnato con  insolito  ossequio  e  divino.  Il 
Salvatore  fa  ancora  allusione  alla  ceremo- 
nia  di  andare,  durante  questa  festa,  ad  at- 
tingere l'acqua  alla  fontana  di  Siloè  (ai 
piedi  delle  mura  di  Gerusalemme,  e  pa- 
re che  sia  la  stessa  piscina  di  Uogel),  e  di 
spargerla  mista  di  vino  a'  piedi  dell'  alta- 
re degli  olocausti,  cantando  questeparole 
d'Isaia  :  J  oi  attingerete  le  aec/ue  dalle 


200  T  A  IJ 

fontane  del  Sah'atorc.  Il  IMetlici,  Riti  e 
rnstumi defili l'hrcì .  traila  al  ca[).  1l\:  Del' 
la jc  stadi''  Taìn'niacoli,  o\'vcro  de  Ile  Ca- 
panne de^li  elirei,  celebrata  cla'mocleriii 
ebrei.  La  chiama  S."*  soleiinilà  che  cele- 
bra la  Sinago{;a  (f'.),mi\  per  9  giorni 
secondo  l'ordinamento  de'rabbini.Chi  ha 
Ja  comodità  d'aver  nella  propria  casa  un 
terrazzo  scoperto  o  nna  corte,  vi  forma 
iiell'autuiuio  la  capanna  con  canne,  foglie 
d'alberi  o  mortella,  e  per  ornanienlo  vi  so- 
gliono appendere  varie  sorte  di  fruiti.  Nei 
giorni  che  dura  la  festa  mangiano  e  st(»- 
diano  nella  capanna,  e  alcuni  vi  dormo- 
no. Vi  pongono  pure  rami  di  pai  me,  che 
adornano  con  nastri,  rami  di  mortella  e 
fronde  di  salci,  oltre  uncedio.  Nella  se- 
ra, dopo  essere  stati  alla  sinagoga  a  fare 
le  solite  orazioni,  tornano  alle  lorocapan- 
iieconducendovi  gli  amici,  massime  quel- 
li che  non  poterono  formarla,  hidi  nella 
capanna  si  ringrazia  Dio,  si  beve  del  vi- 
no, e  si  mangia  del  pane,  de'lrutli  e  delle 
contetlure.  Si  recano  nella  sinagoga  colla 
palma  e  col  cedro,  e  vi  praticano  varie 
ceremonie  superstiziose. La  festa  de' taber- 
nacoli è  una  delle  3  principali  e  più  solen- 
ni tra  gli  ebrei  ,  le  altre  due  essendo  la 
Pastina  e  la  Penteeoste. 

TABERNACOLO  ,  Tahemaculuni. 
Nella  Scrittura  sagra  questo  vocabolo  si- 
gnifica spesso  dimora,  casa,  tenda, ed  an- 
che per  Santuario.  Tabernacolo  o  Cibo- 
rio  è  il  Tabernacolo  della  ss.  Eucaristia 
('/^  .j, ed  ove  questa  si  tiene  chiusa  suU'.'?/- 
tare,  e  nel  quale  anticamente  in  altro  ta- 
Jjernacolosi  custodiva  il  L/7>ro  degli  fì'rt«- 
gelii.  Inoltre tabernacoloo  Ciliorìo(l^.)è 
pur  chiamalo  quell'edifizio  quadralo  che 
sovrasta  in  forma  di  Baldarehiao  gli  al- 
tari principali  delle  chiese,  massime  gli  al- 
tari chiamali  Confessione  (ì  .)  per  vene- 
rarsi i  corpi  eie  reliquie  di  que'campio- 
ni  del  cristianesimo  che  lo  confessarono  e 
suggellarono  col  marlirio,di  che  poi  ripar- 
lerò, come  in  Roma  si  ammira  nell'alta- 
re papale  della  basilica  Lateranenseecon- 
teueole  le  sagre  Tate  de  ss.  Pietro  e  Puo- 


T  A  P. 

lo  (J\);  negli  altari  papali  e  Confessioni 
della  Cluesacìifisilicadis.  Pietro  in  P^a- 
ticano  (f.)  e  della  Cliiesa  e  basilica  di 
s.  Paolo  nella  via  Ostiense  (di  cui  ripar- 
lo a  Tempio),  e  ne'quali  sono  i  sfjtoleri 
de'medesimi  principi  degli  apostoli.  Ta- 
bernacoli pur  »i  dissero  e  Maestà  (T'.}, 
quelle  sagre  immagini  poste  per  la  Stra- 
da (J  .}.  E  tabernacolo  viene  ap[)elIato 
quell'edilìzio  sagro, come  l'esislentein  Fi- 
renze della  Madonna  dell'Orcagna,  per 
la  cui  celebrità  darò  in  fine  un  cenno,  do- 
po aver  compendiosamente  descrillo  il 
tabernacolo  eretto  dagl'  israeliti  per  co- 
mando di  Dio  dato  a  Muse,  che  facesse  le 
veci  d'  un  tempio,  cioè  finché  non  fjsse 
giunto  il  tempo  designalo  dalla  provvi- 
denza per  la  slabile  erezione  deli  ."tem- 
pio al  vero  Dio.  Gli  antichi  patriarchi  ite- 
gli ebrei  hanno  abitato  ne'tabernacoli  o 
tende,  durante  il  loro  soggiorno  nel  de- 
serto, per  cui  dopo  conqui%tala  nella  Si- 
ria (!".)  la  terra  promessa.  Dio  loro  or- 
dinò di  celebrare  la  festa  dt  Tabernacoli 
(V.),  in  memoria  d'aveili  liberali  d.dla 
schiavitù  e  ricolmali  di  benefizi  mentre 
l'abitavano.  Nel  campo  d'Israele eranvi  a 
tempo  di  ìMosè  due  principali  tabernaco- 
li o  tende,  di  cui  sovente  fa  menzione  la 
s.  Scrittura.  Il  i  ."chiamato  tabernaculuni 
conventus,eva  la  tenda  dell'assemblea,  do- 
ve il  popolo  trova  vasi  pe'suoi  affari  ordi- 
nari, ed  in  questa  parlò  Dio  a  Mosè  fac- 
cia a  faccia,  ed  una  nuvola  in  forma  di 
colonna  stava  allora  alla  porta  del  padi- 
glione, mentre  il  popolo  adorava  la  mae- 
stà del  Signore.  Il  2.°  chiamalo  taberna- 
culwn  lestinionii,  era  la  tenda  della  testi- 
monianza o  il  tabernacolo  del  Signore,  il 
tabernacolo  dell'alleanza,  o  semplicemen- 
te il  tabernacolo,  ch'era  il  luogo  dovegl'i- 
sraeliti  durante  il  dello  viaggio  del  deser- 
to facevano  i  loro  principali  atti  di  reli- 
gione, offrivano  i  lorosagrifizi  eadorava- 
no  Dio.  Trovasi  la  descrizione  del  taber- 
nacolo della  leslimonianza  nel  libro  del- 
l'Esodo, e  la  sua  situazione  in  quello  dei 
Numeri.  Il  Signore  stesso  sul  moule  Si- 


T  i\.  B 

mii,  ove  fece  alleanza  col  popolo  d'Israe- 
le, die  a  Mosj  la  descrizione-  del  taber- 
iiaculo  che  dovea  alzare,  della  mensa  dei 
pani  di  pioposizione,deiraicu  dell'allean- 
za o  cassa  sagra  di  Icj^no  di  Selin)  ^legno 
di  Arabia  multo  simile  all'  acacia  nera), 
nella  quale  doveansi  collocare  le  tavole 
della  legge,  del  candelliere  d'oro  de'y  ra- 
mi, de'vasi  pe'sagrilizi,  de'velanii  e  degli 
assi  necessari  per  la  fabbrica  dello  stesso 
tabernacolOjdellaltare  degli  olocausti, dui 
velami  e  delle  colonne  dell' atrio  ,  con 
quanto  altro  narrai  a  Gerusalemme,  a  Sa- 
cEnnozio,  a  Tempio  che  gli  successe,  e  nei 
tanti  relativi  articoli, indicali  in  molli  dei 
vocaboli  che  vado  scrivendo.  Qui  solo  di- 
rò in  breve  col  p.  Calmet,  Slmili dclL'aii- 
lieo  e  iium'O  Tcslamc/ilo.  che  per  la  fab- 
brica del  tabernacolo  Mosè  per  comando 
del  Signore  fece  pubblicare,  cliechiunque 
avesse  la  divozione  di  contribuire  aquel- 
l'opera,  potrebbe  olfrire  a  Dio  oro,  ar- 
gento, rame,  lane  di  color  di  giacinto,  di 
chermisi,  filo  di  lino,  cotone,  pelo  di  ca- 
pra, pelli  d'ariete  tinte  rosse,  pelli  viola- 
te, legno  di  Setim,  olio  per  le  lampade, 
profumi  di  odore  eccellente,  e  delle  gem- 
me per  adornare  il  razio/ialc  del  Soni- 
Ilio  siiccrdolc.  Invitò  i  più  eccellenti  ar- 
tefici tra  il  popolo,  per  essere  impiegali 
secondo  la  propria  capacità  ne'dilferenli 
lavori  del  tabernacolo.  Il  popolo  gareg- 
giò in  prontamente  e  con  religioso  alFelto 
olfrire  quanto  a  vea  di  più  prezioso;  uonii- 
ni  edonne  con  einulazioiieoifrirono  i  loro 
inanigli,  orecchini,  anelli,  specchii  e  altri 
preziosi  ornamenti. Quindi  IMosè  per  par- 
te di  Dio  scelse  due  eccellenti  artefici  per 
ogni  sorta  di  lavoro,  tanto  per  l'invenzio- 
ne che  per  l'esecuzione,  cioè  DeseleeI  del- 
la tribù  di  Giuda,  e  Ooliab  della  tribù 
di  Dan.  Continuando  il  popolo  a  porta- 
re oblazioni  e  piìi  del  bisognevole,  Mo- 
sè fece  pubblicare  pel  campo  che  ninno 
pollasse  allro  pel  tabernacolo.  Bensì  JMo- 
se  impose  a  tulli  gli  uomini  che  supera- 
vano i  20  anni  il  tubulo  di  mezzo  siclo 
d'argento,  il  quale  unito  all'oro  e  al  ra- 

VOL.    I.XXII. 


TAB  20 1 

nieolTerto  fu  impiegato  in  vari  strumen- 
ti che  doveano  servire  alla  fabbrica  e  al- 
l'uso del  tabernacolo.  Questo  si  compo- 
se duna  gran  tenda  (juadrata  bislunga, 
circondata  da  un  vasto  atrio  della  slessa 
forcua.  Il  tabernacolo  era  diviso  in  due 
parti,  il  sauliuirio  e  il  santa,  separate  da 
un  gran  velo.  Il  tabernacolo  si  compose 
d'assi  di  legno  di  Seli»n  coperto  di  lame 
d'oro,  e  4  specie  di  cortine  lo  cuoprivano, 
essendo  la  più  magnifica  quella  corrispon- 
dente nell'interno.  Il  campo  degli  ebrei 
nel  deserto  era  diviso  in  4  parti  come  u- 
na  grandissima  città  ambulante,  dentro 
la  (juale  erasi  rinchiusa  tulla  la  nazione, 
essendogli  uomini  alti  allearmi6o3,55o. 
Iddio,  come  supremo  monarca  d'Israele, 
v'innalzò  nel  suo  centro  e  in  mezzo  alle 
lril)ìc  una  sontuosa  tenda  per  sua  diiiio^ 
ra.  Nell'atrio  sagrillcavansi  le  ostie,  e  si 
bruciavano  sull'altare  degli  olocausti;  e 
nella  parte  interiore  si  presentavano  ad 
esso  pane  e  vino,  sale  e  profumi  su  tavo- 
le d'oro.  iN'el  santuario  eravi  la  sola  arca 
d'alleanza,  col  suo  coperchio  detto  pro- 
piziatorio, il  tutto  co[)erlo  di  lamine  d'o- 
ro. Figurando  il  propiziatorio  il  trono  di 
Dio,  nell'estremità  del  coperchio  due  fi- 
gure alate  di  cherubini  colle  loro  ali  lo 
cuoprivano.  Ivi  Iddio  assiso  ascoltava  le 
yj/Tij/i/V/v',  ricevea  i  voti  del  suo  popolo, 
rendeva  le  sue  risposte  ed  i  suoi  oracoli, 
ed  esprimeva  i  suoi  comandi.  Nel  santua- 
rio erano  3cose,  il(V/7a/( ///V/cd'oro;  Val- 
tare  doro  sopra  di  cui  ponevansi  uesa- 
bati  I  2  pani,  con  sale,  vino  e  profumo;  e 
la  mensa  de'  profumi,  sulla  quale  nella 
mattina  e  nella  sera  ponevasi  un  inccnsic' 
/•(' fumante  con  preziosa  composizione  in- 
segnata da  Dio  a  IMosè,  e  vi  entrava  Vin- 
vcnso.  Nelfalrio  era  fallare  degli  olocau- 
sti, e  il  lavatoio  o  bacino  nel  quale  i  sa- 
cerdoti si  lavavano,  e  vi  nettavano  i  v'<;«- 
si  sagri  che  servivano  al  sacrifizio,  come 
pure  le  parli  delle  vittime  the  aveano  bi- 
sogno d"  essere  lavate  :  questo  bacino  si 
compose  col  metallo  degli  sjH'cchit  delle 
donne  divote  che  vegliavano  insealiucllu 

i4 


209.  T  A  B  T  A  B 
alla  pniln  del  talìcinacolo.  Pel  suo  servi-  tenebrosn,  e  dalla  sera  sino  alla  mallin;i 
zio  Iddio  insegnò  a  Mosò  anclie  la  forma  vedovasi  luntinosa  e  risplendente.  Allor- 
e  la  materia  de' vasi  e  delle  vestì  sagre,  che  la  nuvola  levavasi  dal  tabernacolo  e 
Tutlo  fu  compito  in  G  rjiesi ,  e  Mosè  d'or-  si  avanzava,  gl'israeliti  levavano  il  cani- 
dine  del  Signore  cominciò  ad  eiig(?re  il  pò  e  la  seguivano  nel  luogo  ove  si  ai  re- 
tidìernacolo  n  piedi  del  monte  Sinni  nel  slava,  in  qualunque  ora  del  giorno  si  le- 
I  ."giorno  del  1 .°  mese  del  2."  anno  dopo  vasse  o  fermasse.  Così  tulli  i  loro  movi- 
Tuscita  dall' Egitto,  l'anno  del  mondo  menti  erano  regolali  dalla  nuvola  e  dal 
25 1 4-  Unse  subito  con  olio  santo,  a  tale  Signore  ,  in  tutto  il  viaggio  del  deserto, 
effetto  composto,  tulli  i  vasi  del  laberna-  La  tribù  di  Levi  accampavasi  dintorno  al 
colo,  e  fu  una  specie  di  consagrazione,  in-  tabernacolo  del  testimonio, all'occidente, 
di  unse  e  consagrò  il  sommo  sacerdote  A-  n)e7-7odì  e  sellentrione  del  luogo  santo,  e 
ronne,  insieme  a  .sacerdoti %uo\  figliuoli,  formava  per  dir  così  la  casa  del  Signore, 
e  fece  loro  offrire  a  Dio  olocausti  e  sagri-  sempreoccupata  nel  larvila  guardia,  nel- 
fjzi:  sulla  consagrazione  de'/ci'/i/  e  de'lo-  l'erigere  il  tabernacolo,  nel  disfarlo  e  nel 
ro abiti, Mosè  nulla  lasciò  scritto  ove  par-  portarlo  ne'viaggi  con  tulle  le  sue  parti, 
la  dell'eseguite  consagiazioni,  ma  lo  ri-  distribuite  a'discendenli  de'3  figli  di  Le- 
feriscenel  librode'Numeri,venendoquin-  vi.  Aronne  co'snoi  figli,  JMosè  e  la  sua  fa- 
lli i  leviti  sottoposti  ad  Aronne  e  a'sacer-  miglia  si  accampavano  all'oriente  del  la- 
doti,  e  nflldala  loro  la  custodia  del  tiiber-  bernacolo.  A  STESDAnoo  riportai  l'opinio- 
iiacolo  e  la  cura  di  lutti  i  vasi.  Passati  7  ne  che  abbia  avuto  oiigine  da'propri  se- 
giorni,  Mosè  fece  adunare  il  popolo,  ed  gnali  che  ogni  tribìi  alzava,  circondando 
ordinò  ad  Aronne  e  a'suoi  figli  l'esercizio  il  tabernacolo  nel  deserto.  Nel  voi. LX  VI, 
del  sacerdozio.  Nel  sagrifizio  clie  Aronne  p.  G5  parlai  delle  insegne  0  slemmi  d'  o- 
fece  per  se  e  pel  popolo.  Iddio  operò  al-  gni  liibìi,  e  de'ioro  colori  simili  a  quel- 
lora  un  gran  miracolo  perdicbiarare  che  li  del  Razionale.  Dopo  che  Mosè  per 
approvava  il  suo  sacerdozio,  e  che  la  sua  comando  del  Signoie  fece  la  ceremo- 
olferlaeragli  grata:un  fuoco  uscitoe  man-  iiia  di  consagrare  i  levili,  the  avea  sepa- 
dato  dal  Signore  divorò  1'  olocausto  e  i  rato  dal  rimanente  d'Israele  per  servire 
grassi  eh' erano  sopra  1' aliare,  a  vista  di  in  sua  vece  nel  tabernacolo,  bagnando- 
tutto  il  popolo  presente,  il  quale  sbalor-  li  con  l'acqua  di  <'.vy»V/z7"o;K',  i  principi  dei- 
dito  si  gettò  colla  faccia  per  terra  e  diede  le  tribù  si  recarono  al  labernacolo  e  of- 
gloria  al  Signore.  Si  crede  che  quel  prò-  frirono  al  Signore  6  carri  eopcrti  e  12  bo- 
digioso  fuoco  durasse  senza  estinguersi  vi,  per  servire  a'ievili  ne'viaggi,e  per  per- 
sino al  tempo  di  Salomone,  al  quale  rin-  lare  i  vasi  del  tabernacolo  troppo  pisan- 
iiovò  il  prodigio  quando  gli  dedicò  il  ma-  ti  a  recarsi  sulle  spalle,  mentre  gli  altari 
gnifico  tempio  di  Gerusalemme,  e  lo  ri-  erano  trasportati  con  bastoni  ches'infila- 
petè  nel  ritorno  degli  ebiei  dalla  schia-  vano  agli  anelli  che  avoano  ne'z[  angoli, 
vilù  di  Babilonia  nella  dedicazione  del  2.°  Mosè  ordinò  poi  a'capi  delle  tribù  di  ve- 
lempiosoltoNeemia(delle  diverse  schiavi-  nir  ogni  giorno,  e  uno  per  volta  successi- 
tu  degli  ebrei  parlai  a  Giudea, Siria, Schia-  vamenle,  a  farla  loro  oblazione  in  nome 
voeTEMPio,).  II  Signore  proibì  ad  Aronne  di  loro  Irihù,  nel  tabernacolo  del  Signo- 
eda'sacerdoli  di  non  bere  vino  quando  e-  re,  onde  riconoscerlo  eziandio  per  loro  so- 
rano nel  tabeinacolo  dell'alleanza,  sotto  vrano,  re  e  Dio.  Recatosi  al  campo  Jetro 
pena  di  morte. Dacché  il  tabernacolo  fu  e-  suocero  di  I\Iosè  co'suoi  due  figli,  lo  cou- 
rcllo,  sempre  restò  copeito  da  una  nuvo-  sigliò  a  dividere  il  governo  con  molle  per- 
la, simbolo  della  presenza  di  Dio,  che  in  sone,e  slabilirede'g?//r/?'r?',chcfi;rono  trat- 
tulto  il  giorno  facevasi   vedeie  oscura  e  li  du'levili.  Dissi  a  SI^EDRIo,  che  secondo 


T  A  B 

niellili  INIosè  per  ordine  di  Dio  lo  istilm 
per  aiutarlo  nel  governo  del  popolo  e  con 
supretun  autorità,  il  quale  gran  sinedrio 
o  concilio  pose  poi  stanza  nel  tempio  di 
Gerusalemme,  discutendovi  la  legge  eia 
tradizione;  e  con)poneiidosi,ollretlel som- 
mo sacerdote,  d'  alcuni  sacerdoti,  de'se- 
niori  e  giuristi  del  popolo,  e  de'Ieviti  co- 
me ministri  esecutori.  Insorte  mormora- 
zioni contro  IMosè  ed  Aronne,  Dio  pmù 
la  sedizione  terribilmente,  ed  Aronne  con 
l'incensirre  ne  placò  l'ira,  cessando  il  fuo- 
co e  le  morti  nel  campo.  Il  Signore  ordi- 
nò poi  a  Mese  di  far  portare  nel  taberna- 
colo 12  verghe,  una  per  ogni  tribù  e  col 
nome  su  ciascuna  del  suo  principe  che 
l'olfiiva,  ed  Aronne  portò  la  propria  col 
suo  nome  scritto.  Collocate  le  verghe  nel 
tabernacolo  dell'alleanza,  ove  il  Signore 
come  luogo^iìi  sagro  soleva  parlare  a  .Mo- 
sè,  disse  Dio  che  la  verga  di  colui  ch'egli 
eleggeva  per  sacerdote,  avrebbe  fiorito, e 
così  sarebbero  terminali  i  lamenti  d'Israe- 
le. Nel  di  seguente  si  trovò  nel  santuario, 
che  la  verga  d'Aronne  avea  prodotto  fo- 
glie, bottoni,  fiori  e  frutta  di  mandorle 
mature.  Gl'israeliti  non  poterono  resiste- 
re all'evidenza  del  sorprendente  miraco- 
lo, e  Dio  fece  da  Mosè  mettere  tale  ver- 
ga nel  tabernacolo  del  testimonio,  o  arca 
dell'alleanza  ov'erano  le  tavole  della  leg- 
ge At  eomandamcnti  di  Dio,  in  memoria 
della  ribellione  de'fìgli  d'Israele,  sempre 
ingrati,  indocili  e  disubbidienti.  Fu  allo- 
ra che  sotto  pena  di  morte  Dio  vietò  a- 
gl'israclili  d'accostarsi  al  tabernacolo,  e 
ninno  osasse  esercitare  gli  uflìzi  de'sacer- 
duli  e  de'Ieviti,  né  di  prendere  o  toccare 
le  cose  sagre  appartenenti  al  tabernacolo. 
Finalmente  il  re  David  concepì  il  subli- 
me di.M'gno  di  erigere  un  grandioso  e  de- 
gno tempio  per  abitazione  stabile  di  Dio, 
e  il  di  lui  figlio  Salomone  ebbe  la  gloria 
di  portarlo  ad  elletloco'raaleriali  immen- 
si preparati  dal  .santo  e  reale  genitore, 
trasportando  nel  tempio  da  lui  innalza- 
lo in  (jeiiisalemmei  vasi  sagri, l'arca  del- 
rulleiuizae  il  tuberiuicolo,  per  \encrauda 


T  A  B  2o3 

memoria  della  divina  assistenza,  e  riuscì 
una  delle  meraviglie  del  mondo  che  enu- 
merai nel  voi.  LXVllI,  p.  127.  Essendo 
cessali  i  sagri  pellegrinaggi  degl'israeliti 
ne'diversi  luoglii  di  dimora  del  taberna- 
colo, cominciarono  quelli  di  Gerusalem- 
me, dove  nello  splendidissimo  tempio,  in 
cui  Salomone,  coiiatus  est  quantum  po- 
tuil  ejpiimere  Tabernnculum ,  offbr- 
mans  ex  lapidibus.  (piodprinnim  ex  pel- 
Hhus  evat.  \\  Marangoni,  Delle  cosegen- 
tileselw.  trasparitile  a  uso  delle  eliiese, 
a  p.  2o5  spiega  come  il  tabernacolo  fu  da 
alcuni  chiamato  tempio  impropriamente 
con  traslalo  figuralo,  imperocché  appa- 
risce da  quanto  il  profeta  Natan  disse  a 
David,  che  realmente  il  laberuacolo  non 
era  tempio.  Fides  ne,  quodego  abito  in 
domo  eedrina,  et  area  Dei  posila  sii  in 
vu'dio  pellitun?  E  molto  piti  da  ciò  che 
Dio  rispose  a  Natan,  afiìnchè  lo  inlimas- 
se a  David.  ìVu/iquid  tu  aedifìeabis  mila 
doni  uni  ad  h  ab  itan  diini  ?  7\"<  -qucen  ini  Uà  • 
bitavi  in  domo  ex  die  illa,  quaeduxijl- 
lios  Israel  de  terra  Aegypti  usquc  in 
dienihanc,  sed  ambulahainiii  Taberna- 
culo  et  in  Tentorio,  Noto  a  Tempio,  che 
l'A  rea  venne  occultala  dopo  che  i  babilo- 
nesi abbatterono  il  tempio,  né  più  si  sep- 
pe ove  fu  trasferita.  A  Sinagoga  parlai 
de'luoghi  ove  posteriormente  gli  ebrei  si 
radunarono  a  fare  orazione,  e  ad  esercita- 
re gli  alti  di  religione,  predicarvi  e  spie- 
garvi la  legge  di  Dio  e  la  Serilturasagra, 
enumerando  i  libri  del  Testamento  che 
custodiscono  nelle  sinagoghe,  in  armadi 
o  tabernacoli  come  li  chiama  Buonarroti 
ne'/  ('//•/  antielii,  pel  costume  forse  preso 
dagli  ebrei  dall'arca  oche  credono  ch'essa 
fosse  di  tal  forma,  ovvero  per  conservarvi 
tutte  le  scrilture,come  nell'orca  diìNIosèsi 
custodi  vano  le  due  la  volec(jm pendio  del  1,1 
legge  di  Dio,  e  perciò  chiamata  arca  della 
confederazione  e  del  testamento,  e  presso 
la  quale  nel  Saiicta  Sane lorum ([e.\icm- 
pio  si  custodivano  in  un  armadio  i  sagri 
libri,  e  da  questo  pare  piìi  ragionevolmen- 
te (Jcnvulo  il  posici iore  uso  degli  ebrei. 


2o4  T  A  B 

Già  nel  principio  di  quest'articolo  ac- 
cennai le  diverse  etimologie  e  significati 
del  vocabolo  Tahcmncolo ,  fra  le  rjiinlt 
negli  antichi  monumenti  si  comprendeal- 
tresì  quello  di  Coìifcsiioric,  per  indicare 
il  nieniombile  luogo  ove  furono  deposti 
i  corpi  di  que'lervidi  primitivi  cristiani, 
clie  avendo  professata  pubblicamente  la 
fede  di  Gesù  Cristo,  e  autenticata  la  ve- 
rità della  cristiana  religione  con  l'eroico 
sagrifizio  del  proprio  Siz/ìguc  e  Alariirio 
(1  .j,  venivano  perciò  chiamati  Cmi fesso- 
ri  della  fede  (y-),e  per  eccellenza  il  luo- 
go in  cui  furono  tumulati  i  ss.  Pietro  e 
Paolo  si  denominò  non  solo  Confvssio' 
?/(%  ma  lÀmìna  ylpostolorum  (ì  .).  co- 
me può  vedersi  nel  cardinale  Stefano  Bor- 
gia, Vaticana  Confcssio  b.  Pctri primi- 
■ìli  apostolonim,  PvomaeiyyG,  e  nel  ca- 
valiere Luigi  Moreschi,  Descrizione  del 
Tabernacolo  die  orna  laConfcssionedel- 
la  basilica  di  s.  Paolo  sulla  via.  Ostien- 
se salvato  daWincendio  del  1820  e  ripo' 
sto  sopra  la  Coììfessioue  medesima  per 
decreto  di  Gregorio  Xf  I,  Piomai84o. 
Né  però  si  restrinse  il  significato  del  vo- 
cabolo Confessione  a  quel  limite,  poiché 
r  ammirazione  destata  a'  fedeli  da  que' 
luartirijimprimendo  nel  loro  spirito  com- 
moventi memorie,  gli  eccitò  a  venerare  il 
luogo  e  a  erigervi  sopra  qualche  religioso 
monumento, che  ancosi  collocava  ov'era 
slato  consumato  il  martirio,  o  nella  casa 
di  quello  che  l'avea  patito,  o  nel  sito  ov'e- 
ra stato  depositato,  e  di  frequente  nelle 
catacombe  e  ne'cimileri,  per  maggior  si- 
cmezza  di  sua  conservazione  e  più  liber- 
tà di  potervisi  adunare  perla  debita  ve- 
nerazione. Anche  il  monumento  fu  detto 
per  giusta  conseguenza  Conjessione ,  e 
quindi  adornalo  e  venerato  dalla  cristia- 
nità. Si  passò  in  seguilo  dalla  venerazione 
al  cullo,  indi  vi  si  celebrò  la  liturgia,  e 
il  monumento  innalzato  in  quel  luogo  di- 
venne un  altare  destinato  alla  celebrazio- 
nedel  s.  Sagrifizio  e  a'  divini  uffizi.  E  sic- 
come nella  primitiva  chiesa  si  osservaro- 
no coslaDtcmenle  que'reciproci  attestuti 


T  A  B 
di  fraterna cristitina  carità  e  venerazione, 
così  ebbe  presso  i  greci  e  i  latini  il  nome  di 
Confessione^  tanto  il  luogo  ove  si  conser- 
vavano le  reliquie,  quanto  il  monumento 
costruitovi  sopra.  Il  medesimo  dicasi  del- 
l'aliare consagralo  per  celebiarvi  i  miste- 
ri di  nostra  santa  religione,  ed  anche  òe\- 
\'u/nbraculum,o  sìa  tabernacolo,  osia«- 
borio,  come  voglia  chiamarsi,  dell'altare 
medesimo,  e  cpialche  volta    dell'intero 
tempio  e  della  basilica.  Chiarodunqueap- 
parisce,  come  debba  intendersi  l'edifizio 
appellalo  tabernacolo  e  sovrapposto  alle 
confessioni,  le  quali  furono  ornate  nel  mo- 
do eruditamente  descritto  da'Iodati  scrit- 
tori; in  uno  a'  tabernacoli  isolati  che  gli 
servono  di  baldacchino  e  ciborio,  ordina- 
riamente di  architettura  detta  gotica  e  in 
forma  piramidale,  sostenuto  da  4  colon- 
ne o  pilastri,  collocati  a'4  angoli  dell'al- 
tare e  sepolcro,  con  volta  o  cupola  per  for- 
mare il  baldacchino.  Il  tipo  di  questi  ta- 
bernacoli si  prese  dalle  edicole  o  piccole 
fabbriche  dell'antichilà  pagane  sì  greche  e 
sìromane,vedendosiin  molte  medaglie  un 
piccolo  Tenipio^l.) yUn  edicola  con  colon- 
ne, con  cariatidijCon  ermi,  con  pilastri  che 
ne  sostengono  la  copertura  a  foggia  di  tet- 
to, con  frontespizio,  con  cupola,  con  tim- 
pano o  triangolare  odi  altra  forma  geo- 
metrica, ed  avente  nel  mezzo  o  l'ara  o  il 
simulacro  del  nume,  a  cui  era  stato  quel 
tempio,  quella  edicola  innalzala  e  consa- 
grata, ovvero  esprimente  la  cella  interio- 
re del  tempio  in  cui  si  ergeva  la  statua 
di  qualche  deità.  Ne'bassorilievi  antichi 
si  vedono  de'tempietti  volivi  eretti  fuori 
delle  basiliche  e  de'grandi  templi,  somi- 
glianti al  disegno  de'tabernacoli  e  ciborii 
cristiani,  i  quali  nella  nia'>sima  parte  fu- 
rono edificati  negli  altari  maggiori  prin- 
cipalmente,a  somiglianza  delleediculedel 
paganesimo,  le  quali  in  qualche  scrittore 
si  trovano  denouiiuate  tribuna  e  ciborio. 
Dice  il  cav.  Moreschi,  che  il  fine  di  faie 
queste  edicole  o  tabernacoli  così  aperti  e 
senza  muri  laterali,  nelle  noslre  chiese  e 
basiHche,  non  ^uò  esseie  stalo  che  quello 


T  AB 

di  onorare  liberamente  l'altare  Isolato  e 
la  divinità  postavi  in  venerazione,  e  non 
impedire  a'fedeli  la  vista  da  ogni  lato  del- 
le sagre  ceremonie  che  vi  si  celebravano. 
l'ercUè  poi  non  tutti  i  misteri  erano  vi- 
sibili comunemente  al  popolo,  ne'primi 
secoli  della  Chiesa,  quando  era  in  vigore 
la  prudente  Disrijiliiui  i\e\V  Arcaiin  (di 
cui  tratta  lo  Schelstrate,   De  (lisci lìlitia 
Arcani, eà  ione  riparlai  nel  voi.  LXl  V,p. 
281,  nel  riprovarequello  tenebrosodeiie 
Scttc)y  e  specialmente  se  presenti  i  rate- 
cuìiìcni  e  mnfili. COSÌ  ricorrevano  Ira  l'u- 
na  e  l'altra  delle  4  colonne  che  reggeva- 
no il  tabernacolo  dell'edicola,  o  sia  della 
confessione,  alcune  verghe  di  ferro  dalle 
quali  pendevano  sino  a  terra  maestosi  veli 
o  coltrine  amovibili,  come  le  portiere  e  i 
drappi  che  adornano  le  nostre  chiese  e  ba- 
siliche, talvolta  ornate  di  croci  e  con  a- 
nelli  per  tirarsi.  Con  tali  veli  si  copriva 
il  sdiiliK/riuótWe  antiche  chiese  (rito  che 
si  usa  ancora  dagli  armeni   in  parte  del- 
la messa,  come  rilevai  a  suo  luogo,  cioè 
due  volle,  la  i  .'nella  protesi  o  preparazio- 
ne della  messa  nel  porsi  il  vino  e  l'acqua 
nel  calice;  la  2."  dopo  la  benedizione  del- 
l'ostia e  del  calice,  in  tempo  della  consu- 
mazione delle  specie  sagramentali);  i  qua- 
li veli  erano  chiamati  vcui  pciulcntia  in- 
ter  coluiniias  altaris,  tetraveliua,  vcluin 
qiiadruplcx.  Quasi  tulle  le  antiche  basi- 
liche cristiane  ebbero  più  o  meno  magni- 
fica la  sua  confessione  o  ciborio,  anzi  mol- 
le, come  la  Vaticana  e  la  Liberiana, a vea- 
no  tanti  ciborii  e  tabernacoli  anche  nella 
nave  grande  e  nella  traversa,  quanti  era- 
no i  sepolcri  de'martiri  o  de'confessori  del- 
la fede  ivi  collocati.  Silfalti  altari  co' la- 
bel nacoli  li  riprodussero  e  ne  liallarono, 
Ciampiui,  /  cicca  nionitiiu'iitajDe  Ange- 
lis,  Basii icac  s.  AJariac 3Iajoris jSainel- 
li,  nella  Dasiliografia  j  Severano,  nelle 
iMcìiioric  sa^rc;  Lupi,  Dissertazioni  con 
Qoleeconlinuazione  di  Zaccaria,  parlan- 
do dell'edicole,  lempielti  0  cappelle  eret- 
te diulornoagli  antichi  Uallislcri  e  Fon- 
ti sagri,  uou  che  de'ciborii  o  lab  cruacoh 


T  A  B  2o5 

sulle  confessioni  de'martiri  originali  da 
lempielli  de' gentili.  In  tali  opere  si  ve- 
dono o  descrivono  bellissimi  tabernacoli 
marmorei,  con  bassorilievi,  statue,  inta- 
gli e  musaici,  oltre  altri  ornamenti  dc'me- 
desimi. Questo  edilìzio  nelZ>/'/V'/?'^?/">'/<'^- 
/('  belle  arti  del  disegno  del  severo  Mi- 
lizia, e  nel  /^  ocalìolario  delle  arti  ilei  di- 
segno si  definisce:  67Aor/o,  specie  di  pic- 
ciolo edilìzio  a  volta,  sostenuto  da  colon- 
ne, che  si  colloca  in  cliiesa  sull'altare.  Il 
più  sontuoso  fu  (juello  daGiustiniano  I  e- 
rello  in  s.  Sofia  di  Costantinopoli,  poiché 
avea  4  gi'andi  colonne  di  granata  soste- 
nenti una  volta  d'argento, sulla  di  cui  ci- 
ma era  un  globo  d'oro  massiccio  del  peso 
di  I  I  8  libbre,  con  gigli  d'oro  aggruppati 
con  festoni  del  peso  di  r  1 6  libbre,  e  eoa 
una  croce  d'oro  di  yS,  tutto  ingemmato 
di  pietre  preziose.  Ma  il  Milizia  qualificò 
il  ciborio  o  tabernacolo  della  forma  in  di- 
scorso: Un  edifizio  entro  un  altro  e  una 
futilità.  Il  Dizionario  delle  origini  chia- 
ma questo  tabernacolo  Cappel letta  nel- 
la quale  si  dipingono  o  conservano  im- 
magini di  Dio  o  di  santi:  in  falli  il  ricor- 
dato tabernacolo  dell'altare  papaie  Late- 
ranense  è  ornato  da  simili  pitture,  oltre 
le  sculture.  L'ingegnere  e  architetto  mi- 
lanese Annibale  Ratti  nel  Trattato  de\sa- 
cri  templi,  parlando  del  Ciborio,  rifeii» 
sce  conFleury  che  gli  antichi  a  veano  coppe 
denominate  cihoi-ia  dal  nome  d'un  frul- 
lo d'Egitto,  e  dissero  ciborio  una  specitì 
di  tabernacolo  che  cuopriva  lutto  l'alta- 
re,a  cagione  della  sua  figura  di  coppa  ro- 
vesciata. Altri  però  fanno  derivare  il  cibo- 
rio dalla  parola  greca  Cil>os,c\\e  significa 
arca,  etimologia  conveniente  all'uso  del 
ciborio  presso  i  primi  cristiani,  perchè  si 
può  dire  ch'era  per  essi  ciò  che  fu  l'arca 
dell'alleanza  presso  gli  ebrei  (anzi  sicco- 
me l'altare  fu  detto  anche  arca,  e  il  ta- 
bernacolo   tcstiiìioiiio,  perchè  contenne 
presso  gli  ebrei  l'arca  dell'alleanza  e  del 
leslimonio,e  |)resso  di  noi  le  memorie  de' 
martiri,  cosi  fu  ragionevole  che  rallaru 
fosse  coperto  e  circondutodal  tuberuaco- 


2o6  T  A  e 

Jo,e  che  con  (juesto  nome  si  dilaniasse  l'e- 
<lifi/-io).  Definisce  quindi  il  ciborio,  reci- 
piente abbellito  qiinsi  sempre  a  foi^gia  tli 
piccolo  etlifizio,  coronalo  molte  volte  da 
trabeazioni  soiretle  <la  colonne,  e  da  ar- 
enazioni acute  f;iusta  lo  stile  dell'epoca  in 
cui  fu  fatto.  11  luogo  del  ciborio  è  sopra 
l'altare  o  sulle  tombe.  Cliia mossi  pure  ci- 
borio in  alcune  chiese  l'altare  che  conte- 
neva nel  suo  seno  il  corpo  d'un  martire, 
o  ch'era  semplicemente  eretto  al  disopra 
d'un  sepolcro.  In  Italia  finalmente  cibo 
rio  dicesi  qualunque  tabernacolo  intera- 
mente isolato.  I  ciborii  erano  tutti  a  un 
dipresso  della  medesima  fortna, e  sovente 
eranoarricchiti  di  copiosi  ornali  dalla  mu- 
nificenza di  coloro  che  amavano  lo  splen- 
dore del  culto.  Nelle  chiese  del  medio  e- 
vo  il  ciborio  constava  di  sole  4  colonne 
di  materie  più  o  meno  ricche,  con  o  sen- 
za cortine;  fino  a  che  cambiatasi  a  poco 
a  poco  l'intera  forma^  si  passò  al  baklac- 
tliino.  Dissi  snperiormeiite  che  negli  anti- 
chi tempi  si  costumava  di  porre  a'Iali  del- 
la mensa  dell'altare  due  tabernacoli,  in  u- 
iio  conserva  vasi  la  ss.  Eiicnristia,  nell'al- 
tro il  TJÌirn  degli  Evnugcliì.  Un  esempio 
di  slmile  tabernacolo  marmoreo  esistente 
nella  cattedrale  di  P<//v'/?zn,  neli853  lo 
pubblicò  in  Trieste  col  disegno  inciso  il 
niarchese  Francesco dePolesine  diParen- 
zochebreve(nente  lo  illustrò.  Da  essoap- 
jirendo  che  a  Parendo  nell'antica  basili- 
ca fabbricata  sotto  il  vescovo  Eufrasioe- 
sistevanopure  i  de  Iti  tabernacoli,  uno  de' 
quali  è  quello  che  ora  tiovasi  depositalo 
nella  sagrestia.  Dell'altro  si  vedono  an- 
cora alcuni  rimasugli,  e  forse  questo  stes- 
so, del  anale  si  fa  menzione,  sarebbe  stalo 
perduto  se  non  fosse  stato  adoperato  per 
soslenere  la  mensa  della  privata  cappella 
de' vescovi,  che  dai  benemerito  mg.'  Ne- 
gri fu  nel  1764  disotterrato,  quando  nel- 
la medesima  ordinò  il  generale  ristauro. 
Se  non  per  la  finitezza  del  'avoroe  perla 
preziosilà  del  marmo  orieutale,merita  far- 
sene un  gran  conto,  si  deve  ancora  piti  va- 
lutarlo per  la  rarità  di  simili  modelli. Que- 


T  A  B 

sto  monumento  fìssa  l'epoca  dell'esisten- 
za del  vescovo  Enfiasio,  poiché  nell'iscri- 
zione si  legge  che  quando  fu  fatto  contava 
I  I  anni  di  vescovatoenel  pontificato  di  s. 
Giovanni  II,  il  (juale  secondo  Novaes  fu  e- 
letlo  nel  532.  Il  vescovo  vivea  ancora  a* 
tempi  diPelagio  1  del555,il  quale  gli  scris- 
se acerbissime  lettere,  come  uno  de'capo- 
rioni  dello  scisma  Istriano  o  Aquileiese  pe' 
'rrcCiipilotì.VavQ  inoltre  che  compili  i  ri- 
stauri  della  cattedrale,  la  condecorasse  per 
ultimo  co'due  tabernacoli. A  voler  dare  un 
cenno  di  descrizione  del  tabernacolo  di  Pa- 
renzo,  secondochè  lo  presenta  il  disegno, 
dirò,  che  due  magre,  colonnine  cilindriche 
rilevano  per  metà  dal  piano  di  fondo  pi  i  ve 
di  base,  e  con  im  finimento  di  capitello, 
che  rozzamente  accenna  al  corintio, poiché 
esso  componesi  della  sola  campana, la  fpia- 
le  poco  sopra  ilcoHarinosi  biforca  nel  mez- 
zo a  modo  di  (loie,  morendo  ricisa  sotto 
una  tavoletta  tagliala  in  quadro; sopra  le 
descritte  colonnine  posa  un  dado,ij  cui  ci- 
glio superiore  segna  la  linea,  da  cui  spic- 
ca un  arco  a  pieno  centro,  nudo  nella  sua 
fronte  di  qualsiasi  modanatura,  in  luogo 
delle  (piati  ewi  scolpita  in  giro  un'iscri- 
zione latina, che  rammenta  l'erezione  del- 
la basilica  decretata  dal  vescovo  Eufrasio. 
Sopra  il  dello  arco  lateralmente  sono  scol- 
pitedue  semplici  rosette,  e  sotto  unagran 
conchiglia;  indi  fino  quasi  la  metà  del  fu- 
sto delle  colonnine  incjuadrasi  una  por- 
ticella  01  lata  di  solo  stipite,e  coronata  bru- 
scamente da  un  arditissimo  e  semplice 
frontispizio  triangolare,nella  cui  sommità 
sono  due  grossi  pesci  laterali,  e  nel  fon- 
docampcggia  la  croce  colle  colombe  sim- 
boliche, li  concetto  veramente  non  è  di- 
sprezzabile, ma  è  espresso  con  una  gret- 
tezza di  stile  propria  di  que'tempi  infeli^ 
cissimi  per  le  arti.  A  volere  aggiungerepoi 
qualche  parola  sull'uso  dell'edifizio,seco- 
me  labernacolo'perconservare  il  librode- 
gli  Evaugelii  o  la  s.  Eucaristia,  e  sugli  or- 
namenli  simbolici  delle  sue  sculture,  ia 
breve  cominciando  a  considerarlo  come 
tabernacolo  per  custodirvi  il  libro  degli 


T  A  B  T  A  D                   207 

Evangelii,  dirò  col  citato  Biionairoli.clie  cui  al  popolo  leggevasi  massimaincnle  l'È" 
i  cristiani  come  gli  ebrei  tennero  ancor  es-  vangelio.A  Pulpito  ragionando  dell'y/z/i- 
si  custoditi  i  loro  libri  sagri  in  armadi  de-  honc,  descrissi  la  lettura  o  canto  che  vi  si 
nominai  i  tabernacoli,  e  così  nel  musaico  faceva,  non  che  dell'  epistola  e  altro.  No- 
de'ss.  Gazarlo  e  Cels<j  di  Iiavennadel  440  ''I'  ^  Processione  che  i  greci  sempre  in  es- 
circa se  ne  vede  uno  co'libri  degli  Evan-  sa  portano  il  libro  de'ss.  Evangelii,  ed  ati- 
gelii,  che  molle  volle  e  per  lo  più  li  lene-  licamenle  dalla  chiesa  romana  in  quella 
vano  dentro  stanze  separale  e  nelle  appo-  delle  Palmi'  si  eseguiva  il  rito  di  portare 
site  hUUohi'hv.  di  cui  riparlai  a  Saghe-  il  testo  dell'Evangelio  sopra  il  feretro  por- 
STiA;dipoi  ne'tempi  posteriori  slavanocol-  latorio,  con  solennissima  processione.Co- 
locati  in  uno  ì\^  Sc^ictiivi.  o  le  due  staa-  me  i  libri  degli  Evangelii  furono  adorna- 
ze  laterali  dell'altare.  Un  codice  però  de-  ti  d'oro,  d'argento  e  di  preziose  gemme, 
gh  Evjingelii  si  conservava  sopra  l'aliare  lo  raccontai  in  molli  luoghi,  dicendo  de' 
medesimo, come  si  vedeinalcuni  musaici  doni  falli  alle  chiese  da'  Papi,  da"l'iai- 
[)uie  di  Ravenna,  il  che  si  continuò  an-  [)eialori  e  da  altri  sovrani,  con  lavori  no- 
che  ne'  tempi  piìi  bassi,  conforme  si  può  bilissimi  altresì  d'avorio,  cristallo  e  al- 
ricavare  da  una  pittura  nel  portico  della  Irò;  e  de'doni  ollerti  a'i^api  ed  a' vescovi 
chiesa  eli  s.  Lorcìizo  J'i:oii  le  nitirri  diRo-  da  diversi  principi.  Quanto  agli  ornamen- 
nia,  a  similitudine  delle  scrillure  del  Te-  li  njarmorei  e  simbolici  del  labernacolii 
slame  Ilio  vecchio,  conservate  nel  ricor-  di  Parenzo,  incominciando  dalla  Crocr. 
dalo  Samta  Sanrloru/u  del  tempio,  nel  vessillo  della  predicazione  dell'Evangelio, 
cui  luogo  sono  succeduti  i  nostri  altari,  e  segno  col  cpiale  si  segnò  il  Panceucu- 
Ini/llre  si  veilono  |)ai  licolaimente  gli  E-  rislico  e  tuttora  V Ostia  .^rt^-^/v/,  in  questi 
vangelii   legali  alla  moderna  ne'  musaici  e  altri  articoli  ne  tenni  proposilo.  Sebbe- 
della  volta  di  s.  Giovanni  in  Eonle  di  Ra-  ne  bSimdolo  o  Simbolica  dichiarai  quel- 
venna,  eseguili  circa  il  4^5,6  ciascunodi  li  del  pesce  e  della   colomba  essere  slati 
essi  posa  sopra   uw  aliare.  Papa  s.  Leone  mollo econ  frequenza  usali  ne'monumen- 
IVdeir847  io'^fS"ò  in  un'omelia.»  ^'ul•  ti  sagri  dagli  antichi  cristiani;  con  Duo- 
lo si  pon^a  sull'altare,  fuorché  le  cassette  narroti,  Lupi,  Severano  e  Mamachi  a"- 
e  le  reliquie,  o  forse  i  4  Evangelii,  e  una  giungerò  altre  parole.  Il  pesce  rappreseli- 
pisside  col  Corpodi  nostro  Signore  pel  via-  la  Gesù  Cristo,  simbolo  mollo  adoperato 
lieo  degl'infermi,"  DelJa  gran  venerazio-  da'[)rimi  cristiani,  per  esprimere  mistica- 
ne  per  il  libro  degli  y^\(7/?,i,'<V/V  parlai  nel  mente  che  leiidè  la  vita  al  genere  uma- 
i^uo  articolo,  e  meglio  nel  §  Altre  iiozio-  no  e  cacciò  ilal  montlo  il  demonio,  onde 
ni  stiirA\uiiigeliu  e  sul  lihro  die  In  con-  l'immagine  del  pesce  fu  un  simbolo  sa- 
tiene,  dicendo  pure  che  U  lesto  si  ripone-  grofi  equentissimo  negli  anlichi  fedeli, che 
va  ue'reliquiari,  e  si  portava  indosso  con-  lo  pollavano  ancora  scolpito  nelle  pietre 
tre  le  Superstizioni  f  A  J,  servendo  elli-  degli  anelli,  e  quindi  è  che  i  cristiani col- 
cacemenle  a  guarire  l'infermità  dell'ani-  le  acque  battesimali  partecipando  della 
ma  e  del  corpo,  e  con  quale  onore  reca-  vita  comprala  loro  a  sì  gran  prezzo  dal 
vasi  nelle  Processioni  (f\)  e  ne'  Sinodi  Salvatore,  furono  chiamati  w/vr/cv///.  Al- 
(/'./  ove  il  sagro  codice  dell'Evangelio  si  cuni  versi  acrostici  creduli  della  Sibilla 
collocava  sotto  maestoso  trono,  e  talvolta  (T.)  Eritrea,  cioè  Jesus  Ckristus  Dei  fi- 
anco  col  salutifero  legno  della  s.  Croce.  A  lius  Salvator,  colla  prima  lellera  di  cia- 
LiBRoparlaiiilo  di  quello  degli  Evangelii,  senno  si  formò  il  vocabolo  greco  di  pesce. 
licordaila />'/.s></-^/-/(>/;(dcLMoiulelli,so-  della  i|ual  mislerio>a  parola  assai  parla- 
pra  la  ilecorosa  custodia  in  che  lenevuiisi  ronoi  ss.  Pudii  e  yli  ai  chcologi  sa-^i.  Per 
i  sagri  libri  presso  i  fedeli,  e  la  pompa  con  (jucsta  cagione  negli  aulicUi  sepolcri  do' 


2o8  T  A  r, 

cristiani  si  vede  scolpita  colle  isciizlonl 
spessissimo  la  figura  del  pesce,  o  in  vece 
eli  questa  la  parola  pesce  coH'acclaraazio- 
ne  /  ìiìcit.  adoprala  anco  al  presente  dal- 
la chiesa  greca  unitamente  col  nome  di 
Cristo  e  colla  croce  ne'sigilli  de'pani  che 
devono  servire  per  I  Eucaristia.  Il  simbo- 
lo poi  della  colomba  non  solo  servì  a  rap- 
presentare misticamente  lo  Spirito  santo 
(V-),  ma  eziandio  per  significare  le  ani- 
me sempiici,  non  che  per  dimostrare  gli 
ripostoli  banditori  dell'  Evangelio,  come 
111)  simbolo  esprimente  le  loro  virtù,  etal- 
■volta  ancora  per  significare  tutti  i  fedeli 
e  le  prerogative  di  cui  devono  essere  or- 
nali. Sui  sepolcri  la  colomba  è  gerogli- 
fico dell'anima  uscita  dal  corpo  in  pace  e 
comunione  de'fedeli,  quasi  colomba  usci- 
ta dall'arra  simbolo  della  Chiesa,  in  cui 
i  fi^deli  defunti  ponno  sperare  di  salvarsi 
dal  comune  naufragio,  e  indi  volare  agli 
eterni  riposi.  Anche  i  goti  aveano  per  co- 
.stume  di  poire  ne'loro  sepolcri  alcune  co- 
lombe, e  sopra  certe  pertiche.  La  colom- 
ba fu  pure  figura  del  martirio  sostenuto 
per  professare  l'Evangelio,  e  servirono  i 
vasi  fatti  in  forma  di  colomba  per  con- 
servare i  pani  eucaristici,  per  denotare  le 
virtù  cristiane  necessarie  alle  anime.  Di 
queste  colombe  poste  anche  a  ornamento 
nel  Talìcvììacolo  della  ss  Juicavi sti a ,\\t\ 
seguente  articolo  ne  parlo,e  perchè  si  so- 
«[lendevano  pure  ne'baltisteri,  oltre  altre 
spiegazioni  e  significati. Senza  entrare  nel- 
la discussione  critica,  se  il  monumento  di 
Paienzo  propriamente  servì  di  taberna- 
colo all'Eucaristia,  o  di  tabernacolo  per 
custodire  il  libro  degli  Evangelii,pare  dal 
fin  qui  accennatoche  ne'simboli  si  riuni- 
scano allegorie  relative  all'una  e  all'altro,e 
forse  il  simile  taberiiacolo,non  piìi esisten- 
te,per  simmetria  sarà  slato  delia  slessa  for- 
ma e  con  eguali  sculture.  Il  tabei  iiacolo 
di  Firenze  della  Madonna  dell'Orcagna 
è  di  un  i-enere  somigliante  a'iabeinacoli 
sin  qui  descritti, nella  qual  città  nel  1 85 1  si 
pubblicò  l'incisionee illustrazione:// y^/'Z- 
hernacolo  della  Madunna  di  Or  SaiiMi- 


T  A  n 

(Itele,  lai'oro  insigne  di  Andrea  Orca- 
gna.  ed  altre  sculture  di  eccellenti  mac' 
stride  quali  adornano  la  loggia  e  la  chie- 
sa predetta,  inciso  dal  cav.  G.  P.  Lasi- 
nin.  Il  tabernacolo  della  Madonna  del- 
l'Orcagna è  un  gran  quadrato  riccamen- 
te ornato  di  sculture  in  bassorilievo  ,  in 
figure,  in  fogliami,  e  di  musaici,  non  che 
circondato  da  un  artistico  cancello  di  sti- 
le germanico,  con  pilastri  teiuiinanli  in 
guglie  e  con  tetto  piramidale,  come  pure 
le  altre  piìi  importanti  sculture  della  ma- 
gnifica chiesa  d'Or  San  IMichele  tiovansi 
allesso  quali  si  vedono  riportate  dall'  o- 
piM-a  del  valente  Lasinio,  disegnata  da 
Francesco  Piernccini  e  illustr.ita  da  Gio- 
vanni Masselli;  mentregià  l'encomiatoar- 
ciiitetto  tedesco  G.  G.  Mullerdi  iMosnang 
nel  suo  pregevolissimo  scritto  sul  duomo 
di  Fiienze,  avea  fatto  compita  e  chiara 
descrizionedell'intierosirabolo  del  taber- 
nacolo della  IMadonna.  La  chiesa  poi  fu  an- 
teiioruienle  e  colla  nota  erudizione  de- 
scritta dal  p.  Pvicha  gesuita,  yntizie  delle 
cliiese  fiorentine  1. 1  ,p.  i ,insieiue  al  taber- 
nacolo della  miracolosa  immagine  d'Or 
San  Michele, disegnatoeincisoda  G.  Bo- 
naiutijla  cui  tavola  precede  la  descrizione. 
11  (lotto  religioso  e  benemerito  delle  splen- 
dide chiese  della  nobilissima  Firenze,  in- 
comincia la  descrizione  di  quella  dellaMa- 
donna  di  Or  San  Michele  con  raccontare 
l'origine  della  cappella  o  tabernacolo,  che 
ben  a  ragione  esalta  con  queste  parole. So- 
vrano tabernacolo  nella  vaghezza  del  di- 
segno e  nella  ricchezza  de'inarmi  sorpas- 
sante ogni  umana  estimazione.  Egli  in  ciò 
fu  mosso  dalle  tralasciate  notizie  da  Boc- 
chi,Cinelli,Baldinucci,  e  Vasari  nella  vita 
dell'Orcagna,  il  tpiale  nondimeno  lasciò 
scritto  quanto  fedelmente  il  p.  E.icha  ri- 
produsse. Dice  dunque  che  Vasari  narra, 
come  il  sodalizio  d'Or  s.  IMichele  riuniti 
molti  denari  e  beni  donati  alla  prodigiosa 
immagine  della  Madonna  (che  in  origine 
era  slata  dipinta  in  un  pilastro  della  loggia 
Ors.  Michele,  tavola  che  restata  illesa  uel- 
rjuceudiodeli3o4;  l^i  loggia  destinata  al» 


T  A  R  T  A  D  209 
la  vendita  del  grano  fu  lidolla  in  chiesa,  grafo  e  sommo  artist;i,  meglio  rimarcaii- 
adornota  colle  più  stupende  opere  d'ar-  do  la  varietà  de'prezi(3si  marmi  e  rarissi- 
cliilelliira,  scidliira  e  pittura,  perchè  la  me  pietre,  e  !e  tante  belle  figiue  e  statue 
sagra  immagine  era  stata  presa  per  ispe-  che  la  decorano,  e  con  esso  vado  a  riferir- 
ciale  avvocata  da'  fiorentini)  per  la  mor-  ne  un'indicazione.  In  un  piano  ornato  di 
taiilà  pestilenziale  del  t  348,  risolvette  di  vari  marmisi  eleva  il  tabernacolo  coper- 
fare  intorno  ad  essa  una  cappella  o  taber-  to  da  una  tribuna  a  cupola  ,  circondalo 
nacolo,  non  solo  di  niarmi  tutti  intagliati  da  balaustrata  e  posando  su  scalmata  pu- 
e  di  altre  pietre  di  pregio  ornatissimo  e  redi  marmo.  Ne'4  angoli  del  cancello,  la- 
ricco,  ma  di  musaico  ancora  e  di  ornameu-  vorato  con  arabeschi  di  bronzo,si  vedono 
ti  di  bionzo  quanto  più  desiderar  si  pò-  4  piedistalli  die  sostengono  una  colonna 
tesse, onde  per  opera  e  per  materia  avan-  spirale,  sul  di  cui  capitello  evvi  una  sta- 
zasse  ogni  altro  lavoro  grandioso  sino  al-  tua  rappresentante  un  angelo  sorreggente 
iora  fal)bricato.  Perciò  di  tutto  incaricato  un  candelliere.  Dentro  alla  nobile  balau- 
l'Orcagna,  come  il  più  eccellente  di  quel-  sira  s'innalza  il  celebratissimo  tabernaco- 
l'età,  egli  fere  tanti  disegni,  clielìnalmen-  lo  retto  da  4  pilastri,  ciascuno  de' (juali 
te  piacque  quello  che  si  eseguì.  Onde  al-  ha  9  colonne,  tra  le  quali  rilucono  pietre 
logalo  il  lavoro  a  lui  in  tutto,  egli  die  a  dure  con  abbondanza  di  lapislazzuli  sì  nei 
diveisi  ottimi  maestri  d'  intaglio  di  più  pilastri  che  nelle  basi,  e  negli  archi  pure 
paesi  a  fare  le  altre  cose,  e  col  proprio  fra-  della  cupola.  Girano  sull'architrave  le  (1- 
tello  condusse  tutte  le  figure  dell' ope-  gure  di  12  profeti,  aventi  ciascuno  cartel- 
ra.  Finito  il  tutto,  le  fece  murare  e  com-  li  in  mano  esprimenti  le  virtù  di  Maria 
mettere  insieme  con  tanta  sagacità  e  pe-  Vergine.  Sono  4  g>'gl'e  lavorale  alla  go- 
lizia,  senza  calcina  e  con  ispranghe  di  tica,  le  quali  meltoiio  in  mezzo  la  cupola, 
rame  impiombale,  acciocché  i  marmi  lu-  e  nel  più  alto  di  essa  sta  ritto  un  angelo 
strati  e  piditi  non  si  macchiassero,  laon-  con  ispada  in  braccio.  Dappertutto  sono 
de  nel  i  35c)  riuscì  l'ediflzio  così  perfetto,  egregiamente  sparsi  vaghi  arabeschi  e  fi>- 
meiiiante  la  mirabile  unione  e  cominetti-  gliaini  finissimi  di  marmo,  e  [)er  fine  nel- 
tura  di  tutte  le  parti,  che  sembra  tiilla  1'  imbasamento  della  tribuna  in  bassori- 
la cappella  cavala  da  un  solo  pezzodi  mar-  lievi  graziosissimi  si  esprimono  8  misteri 
mo.  lì  sebbene  ella  sia  di  maniera  tedesca  della  Madonna  ,  cioè  la  sua  Natività,  la 
(di  quel  gusto,  maniera  o  stile  che  coniu-  l^resentazione  al  tempio  ,  lo  Sposalizio , 
iiemente  suole  dirsi  gotico,  e  del  quale  l'Annunziazione,  il  Natale  di  Cristo,  l'E- 
parlando  dell'origine  dei  goti  locc. li  anclie  pifinia,  e  la  Circoncisione  del  medesimo, 
aSvF.ziAemeglioaTEMrio),in  quel  genere  e  nell'8.°  un  Angelo  che  porta  all'Imma- 
ha  tanta  grazia  e  proporzione,  ch'ella  tie-  colala  Vergine  ramuinzio  del  vicino  e  te- 
ne ili.^luogo  fra  le  cose  di  que'tempi,  es-  lice  suo  transito  ,  che  si  esprime  seguito 
sendo  massimamente  il  suo  coojponimen-  circondata  dagli  apostoli,  Ira'quali  l'Or- 
to di  figure  grandi  e  piccole,  di  angeli  e  cagna  ritrasse  se  slesso  col  cappuccio  av- 
di  profeti  dimezzo  rilievo inlornoalla  Ma-  volto  al  capo;  mentre  in  altro  bassorilie- 
donna  benissimo  condotti.  Meiavii^lioso  vo  elligiò  l'Assuuzioneal  cielo  dellalì-Ver- 
ancora  è  il  getto  de'ricingimenti  di  bron-  gine  circondala  dagli  angeli.  Queste  due 
20  diligenteinente  puliti,  che  girando  in-  ultime  sculture  per  la  finezza  dell'esecu- 
torno  a  lulla  l'opera  la  rendono  gagliarda  zione  mostrano  la  sottigliezza  dell'  inge- 
e  forte,  racchiudono  e  serrano.  Supplì  al  gno  dell'Orcagna,  in  quell'eia  grossa,  co- 
rimanente  della  descrizione  l'accurato  p.  me  esprimesi  Vasari.  Ni;l  bel  mezzo  di  co- 
Iiicha,  rettilicando  alti  e'>i  alcune  cose  af-  sì  ragguardevole  tribuna,  sopra  ^\l^  ricco 
iljruiale  dal  celebre  Vasari  egregio  bio-  aliare  e  circondala  da  bellissimi  angeli  di 


2  I  o  T  A  B 

lilievo,  si  veiieia  In  niiìiigeralaimm<igine 
della  INIiulonna  Or  s.  IMiclieie,  polciitissi- 
iiia  avvocata  cle'floietiliiii, dipinta  (daG'm- 
lio  Mancini  creduta  opera  greca)  da  U- 
golinosancse  ver<o  il  i  aS^  di  maniera  gre- 
ca, epoca  in  cui  fu  edificata  la  loggia  nel- 
la quale  da  |)rincipio  fu  collocata,  e  do- 
ve venne  tosto  in  singoiar  divozione  qua- 
le inesausta  miniera  di  grazie,  onde  sot- 
to i  suoi  aus[»icii  e  dell'arcangelo  s.  Mi- 
cliele  verso  il  i  29  i  fu  islituilo  il  sod.dizio 
die  ne  prese  il  nome,  e  la  repubblica  lio- 
reu lina  spese  immensi  tesori  per  fabbricar- 
le una  delle  più  splendide  e  superbe  chie- 
se, gigniilesco  cjuadrato  di  piìi  piani  e  u- 
iia  ilelle  pii^i  meravigliose  fd)briclie  della 
bella  Firenze,  già  [)Oilico  e  loggia  per  la 
vendila  del  grano  die  abbruciò  a'  io  a- 
gostoi  3o4.f'iiialmentefarò  inenzioiie  dei 
tabernacoli  per  tenere  reliquie,  e  col  Se- 
verano  rammenterò  i  da  lui  tiescrilti  do- 
rali e  smallati  ,  ed  anche  gioiellati  e  di 
cristallo,  laonde  anche  il  Reliquini'io  fu 
chiamalo  tabernacolo.  Varie  spiegazioni 
dà  il  Sarnelli  al  vocabolo  Taheniarnlo 
r\e\\%Letf.  crei.  t.  9,  lett.  1 6:  Perche  s.Pic^ 
troe  s.  Paolo cìiìtviiano  i  corpiloro  Ta- 
hcrnaroli. 

TABERNACOLO  DELLA  SS.  EU- 
CARISTIA, Tahernaculum  ss,  Eucha- 
rìstiac,  Cihnrimn.SacrarJum.  Parte  del- 
V Altare  (V.)  e  luogo  in  cui  nel  suo  mez- 
zo si  tiene  chi  uso  con  chiave  il  ss.  Sagra- 
ììiento.  ordinariamente  al  piano  della  sua 
mensa,  ovvero  alquanto  elevato  e  isolato, 
piìi  o  meno  grande,  di  varie  forme  per 
lo  più  quadre  o  come  di  piccolo  tempio, 
di  legno  o  di  pietre  0  di  metallo,  con  or- 
nali semplici  o  magnidci,  dorati  o  di  ma- 
terie preziose;  e  de'  più  splendidi,  descri- 
vendo molle  chiese,  ne  feci  la  descrizione 
rilevandone  i  singolari  pregi.  Il  suo  inter- 
no doralo  o  inargentalo  ovvero  foderalo 
di  drappo  inlessuto  d'oro  o  d'argento,  è 
vuoto  d'ogni  altra  cosa  non  appartenen- 
te alla  ss.  Eucaristia  (T^.).  cioè  l'  Ostia 
sagi'a  (f\)  che  si  pone  nell'  Ostensorio 
(V.)  per  V Esposizione  solenne  della  me- 


T  A  B 

desima,  custodita  in  iscalola  d'argenteo 
di  metallo  dorato  e  chiamata  theca  seti 
scatiilac  hostiaria;  eia  Pisside  (V.)  col- 
le Particole  (P.)  consagrale  per  la  Co- 
munione (V.)  de'fedeli.  Il  suo  sportello  o 
porlicdia  è  di  legno  o  metallo  ilorato,  o 
di  altre  preziose  materie,  nel  cui  esterno 
in  rilievo  suole  esprimersi  la  figura  del 
«Salvatore,  il  suo  simbolo  del  pellicano,  il 
calice  sovrastato  dall'ostia  e  altre  analo- 
ghe cose.  l*er  la  forma  è  singol/M'e  lo  spor- 
tello del  ciborio  del  nobilissimo  altare 
maggiore  di  s.  Martino  di  Roma,  sebbe- 
ne il  ciborio  sia  quadrato.  Innanzi  alla  sua 
apertura  per  maggior  venerazione  in  mol- 
li tabernacoli  suole  esservi  una  piccola 
coltrina  amovibile  di  seta  o  altro  drappo 
bianco,  ed  anche  intessula  di  oro  e  di  ar- 
gento. Alcunechiese  hanno  l'uso  di  posa- 
re la  pisside  sopra  una  Palla  del  calice, 
dentro  il  medesimo  ciborio.  La  chiave  che 
chiude  lo  sportello  del  ciborio  è  di  argen- 
to o  di  metallo  doralo,  con  suo  cordonci- 
no e  flocco  di  seta,  con  010  e  argento  in- 
tarsialo. Custode  della  chiave  è  il  ParrO' 
co.  il  Sagrestano  0  il  Cappellano  (f.) 
della  chiesa.  Accantoal  tabernacolo  e  dal- 
la parte  dell'  epistola  si  tiene  un  piccolo 
vaso  con  acqua  pura  e  sno  jìuri fica lore, 
per  purificare  le  dita,  prima  e  dopo  che 
si  amministra  la  ss.  Eucaristia;  la  quale 
acqua  si  deve  porre  nel  Sacrario  (P^.)  e 
quindi  rinnovarla.  Il  labeiiiacolo  è  coper- 
to d\ padiglione  denominato  velo  o  cono- 
peo, ro/?o/;(^7ro, equi  valente  al  Baldacchi' 
no(P'.)A\  drappo  di  seta  semplice  o  fram- 
mischialo di  fili  d'oro  od  argento,  orna- 
to di  arabeschi  e  fiori  iutessuti,  e  guar- 
nito con  trine,  galloni  e  fiangie  d'oro  o 
argento,  egualea  quello  del  P<7//o«o  ('7'^.^, 
anche  nel  Colore  ecclesiastico  (P^.j-ma 
in  luogodelpalioltonero  il  conopeo  dev'es- 
sere violaceo  o  paonazzo.  Sovrasta  il  co- 
nopeo una  palla  dorata  con  piccola  croce 
simile  e  formante  la  cima  del  tabernaco- 
lo medesimo.  Ho  veduto  alcuni  taberna- 
coli grandi  avere  nella  sommità,  oltre  la 
croce,  il  Crocefisso,per  noQ  esservi  (questa 


T  A  D 

immagine  Ira'  candellieii,  e  cos'i  facen- 
done le  veci.  Nel  Ponti/ìailc  Uonuiiiuiii 
e  nel  lUtiuilc  Romanwn,  De  Bcncdictio- 
iiilnis.  vi  è  la  Bcncdictio  Talicrnacidì,  seti 
^•iiscidì uro  ss.  Eiulinristiaconscrvaiidn, 
la  (jiial(i  è  devoluta  al  vescovo,  o  nella  sna 
assen/a  al  vicario  generale,  come  decre- 
tò Il  s.  congregazione  de'riti,  e  si  può  fa- 
re da  altro  sacerdote  per  delegata  facol- 
tà ve-icovile.  E  vietato  il  tenere  innanzi 
al  tabernacolo  ijnalun![ue  cosa  e  persino 
i  vasi  ili:' Fio/i  (J  . j,  non  cosi  la  Ttibvi- 
lit  dcU'iiltai'c  (T  .}  colle  segrete,  che  pe- 
rò onde  sia  libera  l'apertura  snoie  essere 
[jiii  bassa  delle  altre  dne  tabelle,  benché 
nel  resto  più  grande  di  esse.  Il  taberna- 
colo si  colloca  o  nell'altare  maggiore,  o  in 
altro  degno  e  cospicuo  che  sia  più  adat- 
to alla  venerazione  e  al  culto  dell'  auiiu- 

D 

j.lissiinoSagramento,ed  anche  per  non  im- 
pedire a'  fedeli  la  comunione  nel  tempo 
che  nel  i  ."si  celebrano  le  sagre  funzioni  e 
gli  ecclesiastici  u/ìizi,  e  il  portare  il  s.  /  id- 
fico  (1  ,)  per  urgenza  a  ([ualclie  infermo. 
Innanzi  al  tabernacolo  del  ss.  S.igramen- 
to  sempre  debbono  ardere  i  limii  delle 
htinpndc.  giorno  e  notte  continuamente. 
Il  vocabolo  Taìtcnuirolo  qual  tiecorosa 
custodia  della  ss.  Eucaristia,  è  usato  sino 
daprimi  secoli  dell  i  Chiesa,  ilenoQiinan- 
dosi  volgarmente  Ciborio  ( I  '.).  Sebbene 
abbia  comune  il  nome  col  Tabernacolo 
ff.ì,  edifizio  isolato  che  serve  come  di 
baldacchino  agli  altari  principali  o  in  log- 
gia di  portico  sui  sepolcri  de'marliri  o  dei 
semplici  fedeli, o  relif[aiario  descritto  nel 
piccedente  articolo,  diverso  n'è  l'uso  e  la 
lumia,  l^erò  per  l'esposizione  pubblica  e 
ordinaria  della  ss.  Eucaristia  ia  sito  al- 
quanto elevato  o  sul  ciborio  stesso,  o  pel 
trasporto  del  ss.  Sagramento,la  macchina 
sovrastala  da  baldacchino  più  o  meno 
grande  ove  si  colloca,  di  legno  o  metallo 
dorato,con  inlagli,orna(ncnti,figure d'an- 
geli o  teste  di  cherubini, e  bracciuoli  per 
le  candele,  eziandio  si  chiama  Tn/>crna- 
colo,  Tabcriiiicolo  per  l'esposizione  del 
ss.  Sacramento,  Tabernacolo  portatile, 


T  A  U  a  1 1 

massiiue  se  serve  per  collocarvi  la  pissi- 
de (piandosi  porta  la  ss.  Eucaristia  agl'in- 
i'eriui  ;  anzi  notai  a  l^issioE  alcuni  altari 
che  so[)ra  il  ciborio  hanno  un  piccolo  ta- 
bernacolo di  pietra  con  baldacchino  e 
mensola  per  situarvi  tal  sagro  vaso,  pri- 
ma di  dare  con  esso  la  benedizione  al  po- 
polo. Silfalti  tabernacoli  sono  pure  chia- 
mati troia  con  baldacchini;  ed  a  CicoRio 
notai  quando  in  Roma  cominciò  l'uso  dei 
tabernacoli  per  la  publilica  es[)osizione 
del  ss.  Sagramento,  nell'odierna  forma, 
dal  soilalizio  di  s.  Maria  sopra  Minerva, 
ond'ebbe  il  privilegio  di  fare  la  Proces- 
sione i\e\  Corpus  Z?omm/dopo(|uella  del 
Papa  nella  seguente  mattina,  avendo  di- 
chiarato al  suo  articolo  Arcico.vfrater- 
NiT.\  DEL  ss.  Saguamf.nto,  che  siccome  la 
I .  per  esso  eretta  le  fu  concesso  l'uso  del 
Padiglione  o  Sinnìcchìo  (F.)  nelle  pro- 
cessioni.Alcuni  ciborii  hanno  sopra  per  or- 
nato un  altro  tabernacolo  in  forma  di  no- 
bile e  decoroso  tempietto,  il  quale  se  ap- 
positamente costruit(j  con  nicchia  o  edi- 
cola, serve  per  l'esposizione  del  ss.  Sagra- 
mento,coine  (|uel lo  ingegnoso  che  descris- 
si nel  voi.  XXX,  p.  179,  ilichiaiando  le 
parti  della  sontuosa  chiesa  del  Gesù  di  Ro- 
ma, insieme  alla  descrizione  del  trono  o 
tabernacolo  maestoso  esistente  dietro  il 
quadro,per  le  solenuissi  me  esposizioni  del- 
la ss.  Eucaristia.  Grandiosi  e  magni  liei  so- 
no p(ji  i  tabernacoli  per  la  straordinaria 
soleniiissimaesposizionedel  ss.Sagrauieu- 
lo  alla  pubblica  adorazione,  principal- 
mente per  la  divozione  delle  Qntiranlrz 
orefF.J.Q^neslo  tabernacolo  d'ordinario 
si  forma  su  base  con  due  o  quattrocolon- 
ne  o  pilastri  sorreggenti  il  baldacchino, 
il  quale  è  sormoiilalo  dalla  corona  impe- 
riale, e  nella  souimilìi  su  globo  elevando- 
si la  salutifera  ligura  della  Croce.  La  par- 
te interna  è  decorata  di  raggiera  che  si 
prolunga  intorno  alla  macchina,coa  men- 
sola 0  scalino  su  di  cui  si  pone  Voste/iso' 
rio  con  l'Ostia  s.igia,  il  (juale  sagro  arre- 
do nell'iiutichità  fu  altresì  appellato  ttt" 
bcriuicolo  portatile,  e  ne  parla  il  Saruel* 


lii  T  A  K 

ì'ijf.rftcre  rrr/.  1.8,  lelt.  36,  D.°i  a,  chia- 
ma rido  rostcnsotiucon  tal  vocabolo.  I  lu- 
mi (Ielle  candele  sono  soiretli  da  bellissi- 
mi coinucopii  o  figure  dangeli,  avanti  e 
iiitonio  a  questi  tabernacoli.  Essi  sono  ric- 
chi d'intagli  e  di  ornamenti,  non  che  di 
simboli  delle  specie  sagramentali  ,  della 
materia  stessa  del  tabernacolo,  di  legno 
e  talvolta  di  metallo  dorato  e  inargenta- 
to. Ve  ne  sono  puie  di  argento,  e  deco- 
rali di  bellissinje  pietre;  e  di  marini  pre- 
ziosi in  torma  di  tempietti  rotondi,  sopra 
iciborii,  come  quello  della  ricordata  chie- 
sa di  s.  Martino  a'Monti.  Nella  parte  po- 
steriore vi  è  lo  sportello  onde  collocarsi 
rosteiisorio,seil  tabernacolosi  ponemolto 
in  alto  ili  luogo  eminente.  Avvinti  poi  al 
tabernacolo  giammai  si  punealcuii  orna- 
mento, die  impediscala  vista  della  ss.  Eu- 
caristia. A  Sangue  di  Gesù  Cristo  dissi, 
che  le  sue  reliquiee  qiielledegristruraen- 
li  della  sua  J'ti\M(nicv\oiì  si  ponno  espor- 
re sopra  il  tabernacolo  ove  aÌ  conserva  il 
ss.  Sagrauiento.Ead  ()i/iì>rcl/i/tn,  ripar- 
lando óe\luilflarckì/ìo  come  simbolo  di  es- 
so, notai  a  cjuali  Rrli/nue  (J\)  insigni  lu- 
uoeKaltrosi  concede.  Finalmente  taber- 
nacolo, urna,se[>olcro,  orto,  ciborio  e  ar- 
ca, chiamasi  il  luogo  ove  nella  Scttiinu- 
iia  santa  (T  .)  si  ripone  la  ss.  Eucaristia 
in  furma  di  Sepolcro,  in  memoria  della 
sepoltura  diGesìiCiisto,  e  chiuso  con  chia- 
ve, di  che  ragionai  nel  voi.  LXIV,  p.  87 
e  seg., avvertendo  che  in  tal  tempo  le  sa- 
gre particole  per  glinfermi  si  custodisco- 
no in  luogo  renjoto  della  chiesa  e  con  lu- 
mi, in  piccolo  ciborio. Questi  tabernaco- 
li pel  sepolcro  sono  di  legno  dorato  cou 
intagli  eornanienti  anche  dispecchii,nel- 
la  far  ma  di  arca  e  co'simboli  in  bassori- 
lievo del  pellicano  o  dellagiiello,  figura 
di  GesLi  Cristo,  di  amore  e  di  mansuetu- 
dine, di  questo  adorabile  mistero.  In  mol- 
li de'cilati  articoli  feci  la  descrizione  del- 
le diverse  antiche  custodie  e  loro  forme 
per  conservare  la  ss.  Eucaristia,  la  qua- 
le ne'prinii  secoli  della  Chiesa  si  teneva 
chiusa  nella  St/gratia  (f'-J,  da  dove  iu 


T  A  B 

una  cassetta  dal  suddiacono  si  mostrava 

e  SI  portava  alla  venerazione  del  vescovo 
o  del  l'a|)a  nell'ingresso  della  chiesa,  e  poi 
si  de()oneva  sull'altare  in  cui  celebrava, 
senza  che  però  lo  precedesse.  Un  avanzo  di 
tal  rito  è  l'adorazione  che  fa  il  Papa  al  ss. 
Sagrainento  pubblicamente  esposto  nelle 
chiese  ove  recasi  per  assistere  o  celebrare 
ils.Sagrifizio  solennemente.Chesi  conser- 
vava anche  in  capsula  ossia  cassetta  di  le- 
gno,di  vetroe  anche  d'argento  negli  arma- 
di ilel'S'(^//iZ/<rt/7o(^/.^,  come  ora  si  tengono 
gli  Olii  sanù'j  ovvero  sopra  gli  altari  e 
sopra  i  fonti  battesimali,  sospesa  dentro 
i  sagri  vasi  d'oro  o  d'argento  in  (orma  di 
colomba  (uso  già  ancora  seguito  da'gre- 
ci,  che  non  hanno  l'uso  del  tabernacolo, 
mentre  di  quanto  ora  praticano  lo  dirò 
poi;  quanto  al  significato  della  colomba, 
denota  le  viriti  cristiane  necessarie  alle  a- 
niine  diesi  debbono  nutrire  del  pane  eu- 
cai  isticOjCome  rilevai  nell'autecedenle  ar- 
ticolo), o  dentro  nicchie  marmoree  e  or- 
nalissime,  ricavate  nelle  pareti  della  tribu- 
na. Su  di  che  può  vedersi  principalmen- 
te Ciborio,  Ostensorio  (noto  a  Te.\tini, 
riparlando  del  loro  fondatore s.  Gaetano, 
che  molli  scrittori  attribuiscono  a  lui  l'in- 
troduzione degli  odierni  ostensorii),  Fis- 
smE,  EucARisTiAe  ilsuo§  IV  Della  cspo' 
sizioiie  del  ss.  Sagra/ìicìito^o\e  pure  par- 
lai della  sobrietà  colla  quale  deve  farsi), 
Processione,  e  gli  altri  articoli  ne'mede- 
simi  citali.  In  essi  ancora  tenni  proposi- 
to del  pio  costume  degli  antichi  cristiani, 
di  tenere  la  ss.  Eucaristia  in  tempo  delle 
persecuzioni  nelle  private  loro  case  in  u- 
uacapsa  o  scatola  di  legno,  e  di  trasmet- 
terla ad  altri  ancorché  lontani,  e  ciò  iu 
segno  di  reciproca  unione  e  di  comunione 
cattolica,  di  che  iuoltre  parlai  negli  arti- 
coli PAJfE  BENEDETTO,  EuLOGI  l,  ObLATA;  Ccl 

in  Ugna  arcala,  in  qua  leposucrunt  sa- 
crani  ohlationem,  perchè  furono  sostitui- 
te alla  ss.  Eucaristia,  la  quale  nelle  det- 
te persecuzioni  si  portò  anche  indosso  e 
dagli  stessi  Papi.  Da  tale  usoderivò  cpiello 
della  ss.  Eucaristia  che  precede  i  Papi  nei 


T  A  D 

K'ìiigp(T'.).ovc  unirai  chi  pure  seguì  ta- 
le religiosa  costumanza,  riservatasi  poi  al 
solo  l'apa  ne'lunglii  e  anche  brevi  /  iiiu;- 
gì  (/  .}  di  terra  e  ili  mare,  e  un'Possc.swi 
^/  .j,con  clivota  pompa  accompagnala  dal 
Sacrista  del  Papa  e  da'  Palafrenieri 
(f  ■).  chiusa  in  una  casselta,  o  arca  o  no- 
bile tabernacolo  che  ivi  descrissi,e  circon- 
dato di  lumi.  Questo  tabernacolo  con  pic- 
colo i};ildacchirio,  stabilmente  si  collocava 
sopra  un  cavallo  o  mula  bianca ,  e  anco 
in  due  riccamente  bardate,  e  precisamen- 
te secondo  il  disegno  che  del  tabernaco- 
lo e  della  pompa,  con  descrizione  pub- 
blicò il  sagrista  Rocca,  Opera  ntnnia,  1. 1, 
p.  5t,  e  ripetè  il  p.  lionanni,  /.a  Grrar- 
eliia  eeele.siaslira.  p.  384-  Nel  preceden- 
te articolo  Taberptacolo  dichiarai  la  for- 
ma di  due  anticlii  tabernacoli  marmorei 
della  chiesa  di  Pareiizo,  eretti  sopra  un 
medesimo  altare, uno  per  la  ss.  Eucaristia, 
l'altro  per  custodirvi  il  libro  de'ss.  Evan- 
gelii,e  dell'edifizio  pur  chiamato  Ciborio 
e  sua  costruzione,  eziandio  col  narrato  dal 
Rattiarchitetto  milanese,  il  quale  parlan- 
do ili  questo  della  ss.  Eucaristia  dice  quan- 
to vado  a  riportare.  Secondo  il  rito  am- 
brosiano, nel  tabernacolo, quando  si  vuo- 
le compito  e  magnifico,  si  costuma  fine 
la  teca  ossia  custodia  che  anco  ciborio  si 
nomina,  ed  è  come  un  altro  piccolo  tem- 
pietto chiuso,  dove  si  ripone  la  s.  Euca- 
ristia, ben  ornato  al  modo  del  tabernaco- 
lo, e  coll'immagine  del  Salvatore  scolpi- 
ta nella  pai  te  interiore;  avvertendo  però 
che  mettendosi  questa  immagine  in  questo 
luogo  bisogna  tralasciare  di  metterla  sul 
tabernacolo,  ponendovi  invece  la  croce. 
Questa  teca  si  ià  da  aprirsi  davanti  e  po- 
steriormente: davanti  peiesp<)rie  il  ss.  Sa- 
gramento  alla  pubblica  adorazione,  e  di 
dietro  per  comodo  di  levarlo  e  riporvelo. 
I\Ia  siccome  il  tenere  il  ss.  Sagramento  so- 
lamente in  un  lai  deposilo  riesce  di  gr;m- 
ilissiino  incomodo  ni  Ile  chiese  parrocchia- 
li e  in  rjnelletli  molto  concorso;  si  suole 
perciò  tenere  in  un  convenevole  liposli- 
glio  ti^imulo  sotto  il  tabernacolo  al  piano 


T  A  B  2i3 

della  mensa,  il  quale  pure  specialmente 
ciborio  si  chiama,  e  aprendosi  alla  parte 
posteriore  dell'ai  tare  niente  a  ppa  lisce  nel- 
ranlerioie,  come  vedesi  in  alcune  chiese 
di  rito  ambrosiano.  E  perchè  (piesto  an- 
cora non  è  senza  incomodo  per  la  frequen- 
te distribuzione, che  della  s.  Eucaristia  dee 
farsi  a'fedeli,  qiiiuido  la  medesima  non  si 
conservi  in  qualche  cappella,  così  preval- 
se la  consuetudine  di  fiire  questo  cibo- 
rio da  aprirsi  davanti;  per  cui  ne  segue 
poi,  che  la  mensa  si  fa  una  qualche  oncia 
meno  larga, acciò  non  siavi  molta  diflìcol- 
tà  a  levare  e  rimettere  il  ss.  Sagramento. 
Vi  si  farà  pertanto  un'adattata  porticel- 
la,  ed  un  ornamento  conveniente  all'aita- 
re. Nell'interno  poi  sia  tutto  di  tavole  di 
legno  ben  conteste,  e  staccate  dal  muro 
che  lo  circonda,  acciò  sia  difeso  dall'umi- 
do, e  si  copra  d'un  bel  tlrappo  rosso" se- 
condo il  rito  ambrosiano,  e  bianco  secon- 
do il  romano.  Lateralmente  al  taberna- 
colo vi  stanno  bene  due  figure  di  angeli 
in  adorazione,  ovvero  che  portano  un  ce- 
reo. Vi  si  ponno  anche  mettere  altre  li- 
gure di  angeli,  o  con  sagri  emblemi,  ma 
si  avverta  bene  di  non  cadere  nella  super- 
fluità e  nella  confusione.  Ora  con  alcuni 
trattatisti  riferirò  altre  erudizioni  sui  di- 
versi tabernacoli  e  antiche  custodie  della 
ss.  Eucaristia,  e  sopra  il  rito  di  conservar- 
la nelle  case  e  nelle  chiese,  praticato  dagli 
antichi  cristiani,  le  prove  polendosi  leg- 
gere presso  di  loro. 

Il  p.  Chardon,  Storia  fle\<:as^raìi/nin\ 
1. 1 ,  lib.  3,cap.  I  3:  Del  luoi:,o  e  ile\'asi,  nei 
finali  si  eoiiservava  VKnearislia^  .ù  per 
la  t(iiììuin'(>ne(lea,riiifeì'nii. collie  jìet^li  al- 
tri usi.  Anlicamenle  nelle  chiese  orienta- 
li e  nelle  chiese  gallicane  v'era  il  costume 
di  conservale  1'  Eucaristia  in  una  specie 
di  tabernacolo  fatto  in  figura  di  colomba 
e  sospeso  sopra  raltare;'na  crede  il  p.Clhar- 
don  che  in  R(ima  e  in  Italia  non  mai  si 
cosi  limò, bensì  nllii  labenincoli  da  cui  pen- 
devano simili  colombe  d  oro  e  d'argento 
ad  ornamento  dell'altare.  Queste  colom- 
be erano  d'oro,  d'argento  o  altro  melai- 


:'-i4  TAB  TAli 
lo,  e  si  sospendevano  sugli  altari  esili  bat-  ii!  piccole  camerelte  alialo  delle  chiese,  va- 
listeii,  perchè  la  colomha  figura  lo  Spiri-  le  a  dire  nel  Sdciaiio  e  nella  Sdi^rcslin^ 
lo  salilo:  queste  coloiiihe  sospese  ne'bal-  dcnnaiiiiale  Tltalttmio  Saci-tirid.  Inal- 
tisleri  sopra  i  sagri  fonti,  figuravano  ciò  Ire  chiese  si  conservò  l' Eucaristia  alialo 
ch'era  avvpiuito  al  Giordano  nel  hatlesi-  dell'allaremaggiore  in  certi  armadi  inca- 
rno del  vSaivalore;  e  quelle  sospese  sopra  strali  nc'pilaslii  o  dietro  l'altare.  Gli  an- 
gli altari  erano  destinate  a  contenere  l'Eu-  tichi  per  riverenza  non  celebravano  sul- 
carislia  riservata  pegl'infermi.  Si  sospese  l'altare  ove  si  venerava  il  ss.  Sagraaien- 
pure  in  pissidi  fatte  di  materie  diverse,  lo,  e  in  seguito  quasi  raramente  riposava 
pillo  meno  preziose, in  Francia,  ove  inol-  negli  allaii  maggiori.  Oggidì  i  greci  non 
tre  si  custodi  in  certi  taljernacoli  o  ciborii  hanno  piìi  che  un  aliare  per  ogni  chiesa, 
falli  in  forma  di  torre,  Capsam  cimi  Cor-  e  sul  quale  non  usano  né  colombe,  nò  la- 
j)ore  Domini,  d'oro  o  d'argento.  I  Papi  Iiernacoli. Serbano  il  y;«/ie  consagrato  per 
fecero  fare  di  simili  torri  in  molte  chiese  la  messa  de'P/(.sY7/?f/7/V^/^z' nella  sagrestia, 
di  Roma  con  colombe  d'oro  o  d'aigenlo  e  di  là  lo  portano  con  gran  pompa  all'al- 
ai di  sopra,  Comes.  Innocenzo]  del  '\oi  tare, (juando  celebrano  la  littiii:;iri.h'Eii- 
per  la  chiesa  de'ss.  Gervasio  e  Protasio,  carislia  pel  viatico  degl'infermi  la  con- 
cioe  la  torre  d'argento  e  la  colomba  d'oro  servano  dietro  l'aliare, in  luogo  ove  ten- 
(perchè  la  matrona  Vestina  sorella  o  pa-  gono sempre  accesa  una  lampada.  La  ser- 
renle  del  Papa  eresse  la  chiesa  di  s.  Vi-  bano  anche  in  una  pisside,  rinchiusa  in 
tale  padre  de'ss.  Gervasio  e  Protasio,  ed  un  sacchetto  di  seta  appeso  alla  pai  eie  die- 
anche  in  loro  onore  e  vi  si  venerano  le  re-  Irò  l'altare;  in  altri  lu'.ghi  sull'altare  stes- 
liuuie);  s.  Ilaio  I  del  4^1  fece  altrellan-  so  o  in  un  suo  Iato,  in  altri  serrata  in  u- 
to  perla  basilica  Laleianense  (d  Severa-  na  scatola  nel  corno  destro  dell'altare,  in 
nonelle  3Ieinoric  sap\',  diceche  s.  Ila-  altri  in  un  ciborio  posto  dentro  un  for- 
lodonòal  batlislerioLaleranenseuna  tor-  ziere  serralo  con  chiave.  Gli  armeni  cal- 
le d'argento  di  60  libbre  e  una  colomba  tolici  seguono  il  rito  Ialino; gli  armeni  sci- 
d  oro  di  2  libbre).  Irritila  di  loro  Timpe-  siualici,  che  hanno  un  solo  altare,  dietro 
ralore  Costantino  I  donò  alla  basilica  di  questo  o  nella  cnppelladelballisteriocon- 
s.  Pietro  una  torre  d'oro  purissimo, ariic-  servano  l'Eucaristia.  Osserva  il  p.  Char- 
chila  di  perle  e  pietre  preziose,  con  una  don,  che  i  greci  non  custodiscono  il  Sa- 
colomba  della  slessa  materia.  In  molte  gramentocol  decoro  usatoda'lalini,edag- 
chiese  successero  alle  torri  i  tabernacoli  giunge  che  il  padiglione  0  conopeo  de'no- 
sospesi  in  forma  di  coppa  coperta,  in  al-  siri  t;ibernacoli, deve  l'origine  a'cistercien- 
cune  altre  le  piccole  cassette  sospese  pa-  si  da  lunghissimo  tempo,  e  che  nelle  lo- 
rimenti  sopra  l'altare.Così  i  ciborii  e  i  la-  ro  chiese  d'ordinario  vi  è  un'immagine  o 
bernacoli  erano  di  varie  forme,  secondo  statua  della  B.  Vergine,  che  colla  mano 
1  tempi  e  i  luoghi,  né  minor  varietà  v'era  dritta  sostiene  il  ciborio  sospeso  sopra  l'al- 
nelle  materie  di  cui  erano  composti.  Poi-  lare.  E  qui  darò  un  cenno  del  mirabile  e 
che  oltre  d'oro  e  d'argento,  si  fecero  di  gentile  tabernacolo  di  metallo  inìmagina- 
pieli  e  preziose,  d'avorio  e  di  legno.  Si  ser  lo  dal  cav.  Domenico  Fontana,  pel  gusto 
bo  l'Eucaristia  anche  in  urne  o  casse  co  architettonico,  per  le  proporzioni  e  per  gli 
perle  d'avorio  e  d'argento,  in  pissidi  di  ornali  veramente  maestoso  e  nobilissimo, 
legno  (e  di  alcune  esistenti  feci  ricordo  in  ordinalo  da  Sisto  J  per  la  sua  cappella 
qnell  articolo),  in  vasi  di  veuo  e  dicrislal-  che  sontuosamente  eiesse  in  Roma  nella 
lo.  ISon  solo  comunemente  si  sospendeva-  chiesa  di  s.  31aria  Maggiore,  a  motivo 
nolecustodiedellass.Eucarislia  sopra  gli  ch'è  sostenuto  dalle  mani  di  4  angeli,  e 
ahari,  ma  più  anticamente  si  riponevano  servirà  per  dare  un'  idea  d'  un  grandio- 


T  A  e 
so  tabernncolo  o  ciborio  de'  tempi  a  noi 
meno  lontani.  IVel  mezzo  della  cappella 
Sistina  è  collocalo  un  altare  tutto  incio- 
sialo  di  fini  marmi  colui  ali, su  cui  s'innnl- 
Ta  un  tabernacolo  di  melallo  doiato  con 
ispeccbi  di  fìnti  lapislazzuli,  retloda  4  «i"- 
geli  di  hionzOjCbecon  ima  mano  mostra- 
no sostenerlo,  e  nell'altra  Iianno  un  cor- 
nucopia ibe  serve  di  candelliei e.  Il  taber- 
nacolo tli  viso  in  due  ordini  diderenli,  rap- 
presenta per  intero  un  sagro  tempio  col- 
la sua  cupola.  III.*' degli  ordini,  ch'è  di 
orcbileltura  ionica,  e  presenta  b  l'accie,  4 
maggiori  e  4  minori,  lia  nelle  maggiori  4 
poi  te  col  loro  frontone  a  sesto  acuto,  nel- 
le cpiali  sono  scolpiti  due  angeli  per  cia- 
scuna sostenenti  ilSagramento,  e  nelle  mi- 
nori facciesi  vedono  in  4  nicchie  gli  evan- 
gelisti, piccole  statuette  di  bronzo.  Sulla 
loggia  cbe  termina  questo i. "ordine  stan- 
no collocati  gli  apostoli,  e  4  piccoli  ange- 
li parimenti  di  bronzo.  Dal  piano  di  del- 
la loggia  s'alza  la  cupoletta,  formante  il 
2.°  ordine  ch'è  d'architettura  composita, 
la  quale  ha  il  tamburo  di  forma  ettagona 
ornata  con  gentili  colonne  spirali,  fi  a  gli 
.••pazi  delle  quali  vedon«i  8  stoiiette  del- 
ta passione  in  altrettanti  bassorilievi  di  me- 
tiillo.  Sopra  la  cornice  del  tamburo  stan- 
no I  6  angeietti  suonando  a  cloria  le  trom- 
Le,  e  di  qui  incomincia  a  girarsi  la  calot- 
ta della  rtipoletla,  divisa  in  8  costole,  co- 
perla  tutta  di  squamme,  e  terminata  in 
alto  dalla  lanleina  su  cui  s'erge  la  cioce, 
sovrapposta  all'insegne  genliliziedel  gran 
l'apa  Si>to  V.  La  superfìcie  esterna  del 
iondo  del  tabernacolo  è  adorna  di  rabe- 
schi tramezzali  da  4  teste  di  serafini, oltre 
le  imprese  del  l'apa,  e  nel  mezzo  lejjgesi 
ili  cerchio:  «V/j/f/v  r  Poni.  Max.  ^-ìhìi. 
Pnii.  I  .  Il  sacerdoteMondelli,Z^^y.5•^r^^^. 
(•lesì'asliche.  dissert. io*.  Sopra  il  rito  di 
conservare  l  Eucaristia  nelle  case  e  nei 
tempii  praticato  da  f^li  anticìn  fedeli;  lo 
chiama  aigomenlo  il  più  dilettevole  ,  i- 
slruttivo  e  utile  della  sagra  liturgia,  per 
1  eccellenza  del  mistero  dell'adoiahile  Ge- 
sù sagrameiitalo  ,  memoria  tanto  soave 


T  A  n  2 1 5 

delle  divine  sue  ineffabili  beneficenze,  fi- 
gurato in  tanti sagrilizi  della  legge  Mosai- 
ca  ,  e  principio  della  nuova  alleanza  del 
nostro  avventuroso  riscatto.  Nelle  prime 
feroci  pcrscriizìoiii  dfllaCliicni.  non  po- 
lendo i  ledcli  del  nascente  cristianesimo 
pubblicamente  eseguire  i  doveri  di  reli- 
gione, nascostamente  nellegrolle,in  qual- 
che casa  de'più  doviziosi,  e  nelle  loro  po- 
vere abitazioni,  radunali  in  pie  adunan- 
ze salmeggiavano,  celebravano  le  Sinos- 
si (J  .),  e  per  rinvigorirsi  neirop|)ressio- 
ne  si  cibavano  quotidianamente  della  sa- 
grosanta  Eucaristia,  introducendo  il  co- 
slume  di  prendere  gli  uomini  colle  mani 
nude  e  le  donne  col  pannolino  domeni- 
cale dal  sacerdote  le  con<agi  ale  particole, 
e  seco  decentemente  le  portavano  nelle 
proprie  dimore,  aninchè  potes.sero  da  per 
loro  comunicarsi.  Collocavano  il  Sagra- 
mento  in  un  conveniente  armadio  e  gelo- 
samente Io  custodivano,  indi  lo  ponevano 
su  decente  tavola  e  cantavano  stdnii  e  inni 
di  lodeal Signore, con  replicate g'c/zi///<'S'- 
.T/o;/?tributandoglicultoe  adorazione,  tra 
la  fragranza  dell'incenso  che  bruciavano, 
e  digiuni  con  fede  viva  si  comunicavano. 
Terminale  poi  le  persecuzioni,  fu  vietalo 
da'coiicilii  il  sei  bare  l'Eucaristia  nelleca- 
se  privale  e  il  comunicarsi  da  perse,  poi- 
ché ridonala  la  pace  alla  Chiesa  ed  eret- 
ti i  .sagri  templi,  l'Eucaristia  fu  custodita 
sull'altare  o  in  altri  luoghi  vicini,  o  nel- 
la sagrestia  o  nel  battisteiio  insieme  col- 
l'olio  santo,  forse  perchè  allora  riceven- 
dosi la  Confcnnazione  e  rEucaristia  do- 
po il  Battesimo,  in  un  medesimo  luogo 
si  conservava  peranimiiiistiar  l'iina  e  l'al- 
tra; rito  però  che  non  ludi  generale  co- 
stume,essendovi  altrove  quello  di  comu- 
nicarsi all'altare  o  in  quella  parte  della 
chiesa  denoD)inala  Solea(J  .y, almeno  ivi 
si  dispensava  l'Eucaristia  a'iaici.e  a'chie- 
rici  ch'erano  slati  ridotti  alla  conounio- 
ne  laicale.  Il  vescovo  distribuiva  il  pane 
eucaristico  al  cleio  e  popolose  l'arcicba- 
cono  il  sagrosanto  CU  lice  col  l  ino  (  f  .) 
conspgralo  che  si  assumeva  dentro  puie 


2  1 6  T  A  I J 

nitri  npposili  vasi  colla  Fistaln  fi'.}.  Gli 
avanzi,  o  sin  Icpni  tioolc  lininstcMlalla  ge- 
nerale coruiinioiu;,  idincoiii  le  portavano 
in  Itihcr/uicn/iai! ;\a  qua!  parola  è  simile 
a  quella  che  nsiaino,  e  ci  mostra  il  /  /V/- 
ti'co  per  gl'infermi,  e  Gesù  Cristo  esposto 
airatlorazionede'fedelijCome  spiega  Nar- 
di, De' parroclii.  t.  2,  p.  237.  Im()eroc- 
cliè  i  diaconi  visitavano  quelli  che  avea- 
no  bisogno  dell'Eucaristia,  indicavano  al 
vescovo  i  malati  e  i  bisognosi  di  soccor- 
so, non  che  più  altre  cose;  ma  i  sagramen- 
ti  portavansi  per  turno  da'preli,  e  secon- 
do che  il  vescovo  ordinava.  Rilerisceinol- 
Ire  ftlondelli,  ch'era  uffizio  del  diacono 
il  portare  dalla  sagrestia  all'aliare  il  Cor- 
po del  Signore  in  una  cassettina  fatta  a 
foggia  di  torre,  nella  quale  poiievansi  pu- 
re i  calici,  le  patene  e  generalmente  tut- 
tociò  che  dovea  servire  alla  celebrazione 
delsagramentoe  per  la  comunione.  L'Or- 
dineRomano  però  prescriveva,che  innan- 
zi la  messa  due  accoliti  portassero  sull'al- 
tare una  cassetta  o  scatola,  nella  quale  e- 
ravi  l'Eucaristia,  da  essi  nel  giorno  pre- 
cedente serbala  perconsutnarla.  Es.  Leo- 
ne IV  ordinò  che  nella  sagrestia  si  custo- 
disse il  Sagramenlo:  ut  in  Sacrario  Eii- 
rliaristia  Christi  jìrojìlcr  iìiflrnins  non 
(Icsit.  Non  mancano  esempi  dell'antichi- 
tà, di  riporre  l'Eucaristia  e  anche  il  vi- 
no consagiato  sopra  gli  altari,  ma  per  e- 
vilare  le  profinazioni  degl'infedeli  ed  e- 
retici,  più  comune  fu  il  detto  uso  e  quel- 
lo di  custodirla  in  luoghi  presso  l'altare. 
I>ensì  a  questo  dal  batlisterio  dopo  rice- 
vuta la  cresima  passavano  Ì7ieo//7ide'pri- 
nii  tempi  per  essere  ammessi  a'misteri  eu- 
caristici, che  sotto  la  croce  si  custodiva- 
no in  vaso  d'oro  o  d'altra  materia,  nel  si- 
to che  gli  antichi  chiamarono  Cihoriuni. 
Alferma  MondeUi,che  l'uso  di  sospenil^- 
re  l'Eucaristia  entro  un  qualche  vaso  è 
antichissimo  nella  Chiesa,  ed  in  colombe 
d'oro  per  comunicare  gl'uifermi  si  tene- 
va nel  secolo  Vili  nel  monastero  di  Clu- 
gny,  precisanieute  nel  petto  della  colom- 
ba, secoudo  l'aDtico  rito  de'primi  secoli. 


T  A  B 

Infitti  si  ha,  che  il  greco  s.  Rasilio  nella 
I.'  messa  che  celebrò  divise  il  pane  con- 
sagrato in  3  parti,  una  per  comunicarsi, 
l'altra  per  esservi  sepolto,  la  3."  per  col- 
locarsi nella  colomba  d'oro  e  tenerla  so- 
spesa sull'altare.  La  pratica  di  salvare  u- 
na  particella  dell'Eucaristia  per  porla  nel- 
la Sepoltura  co'  defunti,  sussistè  molto 
tem[)0,  es.  Benedetto  l'eseguì  con  un  gio- 
vane monaco  e  sul  petto,  perchè  la  ter- 
ra due  volte  ne  avea  rigettato  il  cadave- 
re, ed  allora  non  più  lo  respinse,  come 
riporta  il  p.  Chardon.  Egli  aggiunge  che 
l'Eucaristia  nel  687  fu  sotterrata  col  ca- 
davere di  s.  Cutberlo  vescovo  di  Lindis- 
fàrn  in  Inghilterra,  perchè  così  costuma- 
va la  chiesa  romana,  e  che  forse  gl'ingle- 
si l'aveano  appreso  da  s.  Agostino  a  lo- 
ro inviato  da  s.  Crregorio  1.  Dichiarai  ai 
suoi  luoghi,  che  poi  fu  riconosciuto  abu- 
sivoe  tolto  il  costume  didar  la  comunio- 
ne a'morti  se  non  aveano  potuto  ricever- 
la in  vita, e  fu  represso  pel  suo  dilatamen- 
to sì  da'concilii  d'oriente  e  sì  d'occiden- 
te, avendo  il  Signore  detto:  Accipitc  et 
coinnicditc.  Ora  i  cadaveri  non  ponnonè 
ricevere,  né  mangiare.  Così  puie  fa  eli- 
minato l'abuso  di  battezzare  i  n)orti  che 
non  lo  erano  stati,  per  dar  loro  la  co(uu- 
nione.  Alle  colombe  si  die  un  triplice  si- 
^n\?icdi\Q: ad fìgurani  scu  mystcriuin,  ad 
ornatum,  et  ad  repositorium.  Circa  l'or- 
nato e  il  mistero  inlendesi,  che  veniva- 
no collocate  sui  battisteri  per  ricordare 
che  lo  Spirito  santo  neanimava  leatque, 
dando  loro  virtù  per  rigenerarci  a  Gesù 
Cristo.  Nella  chiesa  Antiochena  si  pone- 
vano colombe  d'oro  o  d'argento  sopra  gli 
altari,  per  indicar  la  discesa  dello  Spiri- 
to santo,  convertendo  il  pane  e  il  vino 
nel  Corpo  e  Sangue  di  Gesù  Cristo;  così 
ancora  in  altre  parti  della  chiesa  si  col- 
locavano per  ornamento  di  essa,  come  so- 
pra i  sepolcri  de'martiri.Si  conservò  l'Eu- 
caristia in  tabernacoli  d'  argento  e  oro 
chiamati  torri  e  lorricelle,  e  più  general- 
mente nella  pisside,  massime  per  gl'infiìr- 
mi,  e  le  quali  per  una  fuue  erano  appese 


T  A  B 

all'oliare.  L'impegno  in  che  sempre  111- 
lono  i  primitivi  fedeli  d'onoraieil  Sagia- 
niento  dell'aitare,  fece  si  che  istituissero 
e  lormasseio  luoghi  più  adatti  a  custodi- 
re con  religiosa  venerazione  l'Eucaristia 
mediante  i  ciborii,enumerati  Ha'doni  che 
Carlo  INIogno  fece  nel  declinar  dell'VllI 
secolo  alla  chiesa  romana,  sonìiglianti  ai 
nostri  tabernacoli;  e  s.  Stefano  I  re  d'Un- 
gheria ne'primi  del  secolo Xl'fece  fare  so- 
pra i'  altare  un   tabernacolelto  chiama- 
to ciborio,  per  collocarvi  decentemente 
r  Eucaristia.  Le  croci  sovrapposte  a'  ci- 
borii  già  si  trovano  ricordate  nel  conci- 
lio di  Tours  del  Say,  poiché  tali  custo- 
die furono  conosciute  con  diversi  nomi, 
come  di  propiziatorio  (all'articolo  Taber- 
nacolo descrivendo  quello  degli  ebrei  or- 
dinato da  Dio,  riportai  che  il  coperchio 
dell'arca  che  vi  si  custodiva  era  detto  prO'* 
piziatorio  e  trono  di  Dio,ov'egli  assiso  a- 
scollava  le  preghiere  e  rendeva  i  suoi  o- 
racoli),  baldacchino  o  padiglione  perchè 
circondava  tuttol'altareelocuoprivacon 
una  specie  di  cortina  (della  quale  parlai 
nel  precedente  articolo),  come  appunto 
il  propiziatorio  cuopriva  l'arca  dell'an- 
tico Testamento;  ma  dappoiché  si  è  cam- 
biata la  forma  degli  altari,  dice  il  I\Ion- 
delli  che  per  ciborio  chiamansi  que' vasi 
ne'quali  si  pone  il  Coi'podel  Signore,  per- 
chè egli  era  altre  volte  posto  sopra  il  ci- 
borio sospeso,  onde  si  è  denominato  ta- 
bernacolo la  grande  opera  che  in  oggi  si 
pone  sopra  l'altare,  ed  in  cui  conserva- 
si il  ss.  Sagramenlo.  La  pietà  de'  fedeli 
dimostrò  sempre  religioso  culto  alla  ss. 
Eucaristia  chiusa  nelle  sue  custodie,  eoa 
tenere  dinanzi  una  lampada  accesa,  come 
ne  fa  testimonianza  l'omelia  83  di  s.  Gio. 
Grisoslomo  fiorito  nel  IV  secolo;  ed  il  2.° 
concilio  d'Aix  delI'SSG  considerò  la  gran 
pietà  de'fedeli  in  questa  loro  religiosa  co- 
stumanza. L  antichità  olhe  molti  monu- 
menti allèrmativi,  e  Matteo  Parisio  rife- 
risce che  nel  secolo  X,  Paolo  abb;ite  di 
s.  Albino  in  Inghilterra  donò  alla  sua  chie- 
sa una  lan)pada,  afìinchè  ardesse  dmanzi 

VOL.   LXXII. 


T  A  B  ?.  1 7 

all'alfare.  Neh  iG5  Odone  monaco  del- 
r.ibbazia  di  s.  Remo  lasciò  un  fondo,  per- 
chè all'altare  maggiore,  in  cui  era  vi  il  Cor- 
podel  Signore, vi  fosse  continuamente  un 
cero  acceso  in  segno  della  dovuta  venera- 
zione. Diversi  concilii  prescrissero  altret- 
tanto, e  sotto  pene  a'reltori  delle  chiese 
che  negligentassero  questo  dovere.  Paolo 
111  confermando  con  bolla  i  sodalizi  del 
ss.  Sagramento,  comandò  che  si  conservi 
con  lumi  nelle  chiese  e  si  accompagni  con 
essi  agl'infermi.  Il  Mondelli  confutò  cjue- 
gli  eretici  die  calunniarono  le  custodie  del 
ss.  Sagramento,  e  la  sua  antica  venerazio- 
ne. 11  dotto  camaldolese  mg.'^Bellenghi  ar- 
civescovo di  Nicosia  ci  die  la  Disserta' 
zio/ic  sulle  aiiliehe  custodie  della  s.Ku- 
carislia,  die  già  ricordai  nel  descrivere  la 
Chiesa  de  ss.G ref^orio  e Andreaal Mon- 
te Celio,  ove  nell'adiacente  e  bellissima 
cappella  Sah'iati s\  ammirano  gli  avanzi 
di  quel  bellissimo  ciborio  di  marmo,  di  cui 
il  prelato  pubblicò  il  disegno,  con  breve 
illustrazione  die  qui  riproduco.  Consiste 
in  una  tavola  di  marmo  con  figure  a  ri- 
lievo, mancante  di  base,  perchè  nelle  po- 
litiche vicende  de'primi  del  corrente  se- 
colo disparve  il  resto.  iVella  porzione  su- 
periore rimasta  vedesi  a  destra  un  vesco- 
vo pontificalmente  vestito  con  mitra,  etl 
a  sinistra  un  monaco  con  cappuccio  in  le 
sta. Pili  sojMa  nel  pilastro  a  sinistra  un  Pa- 
pa con  triregno  in  allodi  benedire  colla 
destra  e  sostenendo  colla  sinistra  un  libro. 
Nel  pilastro  a  destra  un  apostolo  con  li- 
bro in  mano.  Secondo  alcuni  essi  sono  i 
ss.  Gregorio  e  Andrea,  cui  la  chiesa  è  de- 
dicala, ma  ciò  non  è  sicuro.  Superiorincn- 
te  a  sinistra  è  l'arcangelo  Gabriele  con  gi- 
glio in  mano, ilqualeannunzia  iMaria  Ver- 
gine eh 'è  posta  alla  destra,  ed  a'iuro  lati 
duesanli, l'uno  barbuto,  l'altro  senza  l)ar- 
ba.  Nel  campo  di  mezzo  è  la  Y>.  Vergine 
col  divin  Figlio  tra  le  sue  braccia,  venera- 
ta da  6  angeli,  3  per  parte,  e  da  un  mo- 
naco a  destra  prostralo.  Due  altri  ange- 
li recano  una  corona  sul  capo  della  Ver- 
gine. Piìi  di  sopra  si  vede  un  forochescuo- 
I  7 


2 1 8                    TAF.  T  A  B 
pie  il  luogo  ove  anJicamcnle  conservava-  so.  Imperoccìiè  se  perla  persecuzione  del 
si  la  ss.  luicaristia,  che  da  2  angeli  in  gi-  ciisfianesimo  erasi  permessa aTedeli  lado- 
noccliio  e  da  4  'este  di  cherubini  è  vene-  mestica  comunione,  Uitlavia  dopo  termi- 
rata.  In  mezzo  a  una  specie  di  fregio  è  un  nata  continuandosi  a  custodire  nell'abita- 
lempielto,  sopra  del  quale  sta  iu  piedi  un  zione  il  ss.  Sagramento  anche  da'Iaici,  s'i 
angelo,  e  ue'iati  scolpiti  vi  sono  vari  Va-  nell'oriente  che  nell'occidente,  incomin- 
pi,  santi,  mailiri  e  angeli,  ^'ell' abside  o  ciò  in  questo  2.°  a  proibirsi  nel  38  1  dal 
lunetta  vi  è  il  Padre  eterno  che  benedi-  concilio  di  Saragozza,e  nel  4oo  da  quello 
ceil  mondo,attorniatoda4cherubini.Nel-  di  Toledo,  benché  i  canoni  furono  prin- 
la  fascia,  che  tiene  luogo  di  cornice,  leg-  cipalmente  fatti  contro  gli  eretici  Priscìl' 
gesi  la  seguente  iscrizione  che  mostra  l'an-  lanisti,  c\\e  per  non  essere  scoperti  reca- 
tichità  del  monumento:  Fratcr  Grcgo-  vansi  a  ricevere  l'Eucaristia  nelle  chiese 
rìKslndusmoiìa.stiruromamis  ahhasfìe-  cattoliche.  Pare  però  che  la  domestica  co- 
rifccìthoc  opus  n/moì^Gq.  Apparlene-  munioneinoccidenle  soltanto  si  continuò 
va  questo  ciborio  all'antica  chiesa  di  s.Gre-  dalle  monache  sino  al  secolo  X 1 1,  alle  qua  - 
gorio,  e  fu  collocato  ove  ora  si  trova  in  li  nel  giorno  di  loro  consagrazione  dava- 
occasione  della  riedificazione  della  nuo-  si  un'Ostia  intera,  colla  quale  si  comuni- 
\a,  il  che  accadde  sul  principio  del  seco-  cavano  ne'seguenti  8  giorni  conaltrettan  • 
lo  XVllI.  Indi  il  prelato  pai  la  di  altre  a-  te  parli.  Tulio  il  prelato  corrobora   con 
naloghe  sagre  antichità,  che  prima  di  lo-  ?:icure  testimonianze,  come  pure  l'uso  pei- 
ro  scomparsa  nel  1  8  i  0,  e  donate  dal  car-  messo  a'  laici,  dopo  essersi  comunicati  in 
dinaIBcssarione  commendatario,esisteva-  chiesa,  non  solo  di  portar  seco  I'  Eucari- 
no  nella  chiesa  camaldolese  dell'Avellana  stia   alle  loro  case  per  consumarla  ,  ma 
(di  cui  nel  voi.  LII,  p,  i  o3),  come  d'un'an-  anco  per  recarla  agli  assenti,  i  quali  non 
tica  torretta  di  metallo  dorato,  con  sagri  potevano  tutti  assistere  alla  messa  quau- 
cauimei  nel  piede  e  nell'asta  o  manico,  e  do  se  ne  celebrava  una  sola;  il  che  fece- 
sopra  una  scatola  d'argento  per  riporvi  xo  eziandio  le  donne,  ad  onta  che  s.  So- 
l'Eucaristia,  ed  in  cima  una  simile  lunet-  tero  Papa  del  1 70  avea  vietato  alle  stesse 
la  doiata  per  esporla.  Quindi  passa  a  la-  vergini  di  toccare  i  sagri  utensili,  laonde 
gionare  delle  costumanze  dell'antica  chic-  il  concilio  di  Pieims  interdisse  alle  femmi- 
sa  sulla  custodia  della  sagra  Eucaristia,  ne  di  recare  il  pane  eucaristico agl'infer- 
per  rilevare  a  quali  usi  i  descritti  oggetti  mi,  prerogativa  che  iu  Siria  era  delle  Dia- 
fossero  destinati,  ed  a  qual  epoca  potesse-  co/icssr  .  essendo  antichissimo  il  recare 
ro  appartenere.  Incomincia  a  parlare  del-  l'Eucaristia  o  7  iittico  agl'infermi  e  u)0- 
la  costante  lodevole  costumanza  di  con-  ribondi,  e  il  conservarla  nelle  chiese  per 
servare  l'Eucaristia  nella  chiesa,  senza  di-  loro,  anche  sotto  le  specie  del  Tino.  Se 
menlicareche  ne'primi  tempi  con-agiau-  da'Iaici  e  con  abuso  anche  dalle  femnii- 
dosi  nelle  grotte  e  ne'Iuoghi  celali,  ieri-  ne  aiiticamenle  amministravasi  l'EucarJ- 
stiani  paitecipandone  ne  recavano  alcu-  stia,  con  più  ragione  [loteva  portarsi  da- 
ne  particelle  alle  loio  case,  ed  ivi  con  lui-  gli  accoliti,  che  pure  riceveano  l'ordina- 
ta decenza  e  venerazione  custodi  vano, ac-  z]oneco\  sac('tiltif?iafl  ree  ipicndam  et  clc- 
ciò  quotidianamente  ricevendo  il  pane  de-  feìc?idani  Eucharistiam,  ciòpevo  non  pò- 
gli  angeli,  rinforzandosi  nellospiriio,  pre-  levano  eseguire  senza  permetterlo  il  se- 
pararsi alle  battaglie,  per  sostener  la  fé-  cerdote,  a  tenore  dello  statuito  da  Papa 
de  sempre  iu  pericolo;  ma  cessate  le  per-  s.  Silvestro  I  nel  concilio  del  3^4  circa, 
secuzinni,  s.  Girolamo  sgridò  coloro  che  1  sacerdoti  e  gli  uomini  santi  già  avea- 
.si  comunicavano  nelle  case,  temendo  per     no  1'  uso  di  portare  la  s.  Eucaristia  nei 
le  loro  lee  operazioni  di  recarsi  in  chic-      liiiggi.  Del  modo  col  quale  tenevasi  aii- 


T  A  R 
licnmenle  nelle  chiese  l'Eucanstia,  il  pre- 
lato riporta  il  parere  del  p.  M;il)illoii,  clic 
ne  flicliiarò  Ire.  Il  i  ."e  più  aulico  era  quel- 
lo di  tenerla  in  un  armadio  nella  sacrestia; 
il  2.°  di  conservarla  o  nell'altare  princi- 
pale della  chiesa  o  in  altro  a  ciò  destina- 
to, il  che  tuttora  costumasi  in  Pioma  e  al- 
trove; il  3.°  di  custodirla  in  un  armadio 
sospesa  al  muro  presso  l'altare  mat^i^io- 
re,  entro  un  prezioso  vaso  alla  pubblica 
■vista  esposto,  con  alcuni  vaghi  ornati  di 
pittura  o  scultura  all'intorno,  ma  senza 
alcun'ara  al  disotto.  A  questi  ai  niadi  ap- 
partiene il  suddescrillo  ciborio  della  chie- 
sa di  s.  Gregorio,  e  quello  tuttora  in  at- 
tività nella  Chiesa  di  s.  Croce  in  Gerii- 
.v,7/('////«rdiRoma,  collocato  in  alto  a  ter- 
go e  in  mezzo  del  muro  della  tribuna  del- 
l'altare maggiore,  il  cui  ornamento  che 
lo  circonda  dcvesi  al  cardinale  Quigno- 
nes,  e  Cenedetto  XIV  aniico  titolare  del- 
la medesttua,nel  tnagnihco  restauro  che 
ne  fece,  lo  lasciò  nella  sua  integrità,  ad 
onta  del  diverso  costume  osservato  in  Ro- 
ma e  per  tutta  l'Italia.  Di  più  osserva,  che 
cos'i  in  detta  chiesa  prosiegue  a  custodir- 
si la  ss.  Eucaristia,  non  solo  nel  3.",  ma 
anco  col  i.'^dcgrindicati  modi,  poiché  al- 
tres'j  viene  conservnta  in  sagrestia  da  do- 
ve si  leva,  si  mula  e  si  rimette  secondo- 
che  richiecle  il  bisogno.  Aggiungerò  col 
p.  Eesozzijiilato  anco  da  monsignor  Bel- 
lenghi,  Storia  dcllii  Imsìlicfj  di s.  Croce 
in  Gerifialeinìne.  p.  33  e  c)3,  ch'egli  ri- 
porta anche  l'autorità  del  p.  Martene,  sul- 
le tre  maniere  in  cui  si  conservò  il  ss.  Sa- 
gramento,  dacché  fu  proibito  a'fedeli  di 
tenerlo  nelle  proprie  ca^^e,  e  cominciò  a 
custodirsi  ne'Iuoghi  pubblici.  III. "e  più 
mitico, di  tenerlo  rinchiuso  nellesagivslie; 
il  2.°  di  collocai  lo  sugli  altari  one'taber- 
nacoli,  o  in  vasi  sospesi  sotto  al  ciborio; 
il  3."  di  riporlo  nel  muro  della  chiesa  in 
luogo  elevato.  Ecco  poi  come  descrive  il 
p.  Besozzi  quello  di  sua  chiesa.  »  Questa 
macchina  viene  formata  da  \  coioniiel- 
te  ,  e  da  due  statue  scolpite  dal  celebre 
cav.  Maderno,  uua  dcHe  quali,  che  resta 


T  A  D  2i>, 

a  mino  ihilta,  tiene  \\n  cartello,  su  cui 
è  scritto:  fanen/Coeli  dedii  c/v,-  e  l'altra, 
ch'è  a  mano  manca,  tiene  un  altro  car- 
tello nel  (piale  si  legge:  Miscrenlor  D.i 
niinm  c^caìn  dedit  linieniiìnis  .v(^Nel  mez- 
zo si  vede  il  tabernacolo  di  bronzo  ben 
travagliato  e  dorato,  e  sotto  in  basso  ri 
lievo  vi  sonodueangeli,che  tengonoun  al- 
tro cartello,  nel  quale  è  scritto:  IfieIJi  uni 
adora'' .  Succedono  (juiiidi  le  armi  del 
cardinal  Quignones  titolare  della  chiesa, 
ch'eresse  la  bellissima  niac-hina  di  mar- 
mi preziosi  (e  volle  esservi  sepolto  vicino), 
con  corrispondente  iscrizione,  nella  qua- 
le si  dice  ss.Cìirìsli  Cnrpnridicavit.  1 536. 
Piitornandoa  mg.'  Rellenghi,  riferisce  che 
sembra  il  i.''e3.''mododi  conservare  l'Eu- 
caristia fosse  vietato  dal  concilio  di  Tours 
nel  567,  prescrivendo  che  la  s.  Ostia  si 
conservi  in  mezzo  all'altare  sotto  la  Cro- 
ce. Indi  dichiara  i  sagri  vasi  ne'quali  an- 
ticamente custodivasi  l'Eucaristia  di  due 
figure,  in  forma  di  torre  d'oro  con  coper- 
te di  seta,  o  in  sembianza  di  colomba  d'o- 
ro o  argento,  eh'  è  la  più  antica  forma 
principalmente  presso  gli  orientali,  e  se 
ne  fecero  anche  d'ottone,  rimarcando  con 
alcune  testimonianze  chedentro  lecolom- 
be  s'innestava  una  pisside  per  collocar- 
vi la  ss.  Eucaristia.  Oltre  l'erudizioni col- 
le quali  il  prelato  tutto  illustrò,  parla  del- 
le urne  e  cassette  d'  avorio  custodie  del 
ss.  Sagramento,  con  figure  a  rilievo  al- 
lusive; delle  coppe  d'argento  e  calici  d'o- 
ro ove  pure  si  ripose;  ed  anche  in  sagri 
cofani,  pure  di  vetro,  in  pissidi  d'oro  e 
argento  adottate  universalmente  sino  dai 
bassi  tempi  e  chiamate  con  diversi  nomi. 
Non  conviene  il  prelato  nelle  opinioni  di 
Morino  e  di  Bona,  i  quali  cieclerono  che 
solamente  per  la  comunione  degl'infer- 
mi anticamente  si  custodisse  nelle  chiese 
il  corpo  del  Signore,  e  che  la  pia  costu- 
manza di  conservarsi  oggidì  più  partico- 
le consagratc  nella  pissidq,  per  comuni- 
car i  fedeli  anche  fuori  della  messa  ,  sia 
stata  introdotta  per  la  i.*  volta  da'frati 
mcndicaoti,  e  uè  produce  le  rigioni,  per 


220  T  A  B 

non  dire  di  altro,  che  può  vedersi  anche 
nel  Bcrlendi,  lìfll'aìiìiliizioiiì  all'altare, 
p.ioo,  ove  chiama  labetnacoli  le  custo- 
die o  ripositorii  falli  a  modo  di  torre  e 
di  colomba,  ed  i  calici  d'argento  ore  pu- 
re si  custodiva  l'Eitcaristia,  i  (|uali  si  ap- 
pendevano sotto  la  volta  dell'altare  in  a- 
p.sùlt-  oraforìj.  Il  Diclich  finalmente  nel 
Dizionario  sagro-liturgìco,ne^\\  articoli 
Eucaiistia  e  Tabernacolo  della  ss. Eu- 
caristia, non  solo  riporta  le  relative  ru- 
briche e  decreti,  ma  colla  solita  erudizio- 
ne le  illustra,  l^arlaiido  della  cortina  co- 
nopeo, riporta  l'opinione  del  BarulTaldo, 
che  sostiene  dover  essere  sempre  di  co- 
lore bianco,  e  non  del  colore  occorrente, 
anco  per  distinguersi  dal  ricordato  rito 
ambrosiano,  il  quale  usa  sempre  il  ros- 
so. Nondimeno  produce  il  sentimento  del 
Gavaolo,  che  si  deve  mutare  secondo  il 
coloieconveniente  dell'uflizio  del  giorno, 
ciò  che  praticano  tutte  le  chiese.  Cono- 
poeum  Tabtmaculì  majoris  ss.  Eucha- 
risliae  e  materia  nohiliori,  %'cl  album 
semper,  vel  juxta  colorem  variwnfesto- 
rum,  a  summa  parte  crìspatum.  Cono- 
poco  serico  <i'cstirì  debeat,ejus  item  colo- 
ris,cujus  altarispalliumj quam  prò  co- 
lore nigro  violaccus  cotigruentior  erit in 
honorem  Christi  viventis.  11  che  sanciro- 
no i  visitatori  apostolici  in  Venezia  nel- 
le loro  regole  generali.  Habcantur  ctiam 
(piataorConopoea  ex  serico  cpiatuor  co- 
lorum prò  tempore mutaìida.  Album. Ru- 
heum.  Viride  et  ^7o/«cej/w. Sostiene,  che 
antichissimo  fu  il  costume  di  conservar 
nella  chiesa  la  ss.  Eucaristia,  all'oggetto 
principale  di  amministrarla  agl'interu)!; 
costume  che  vigeva  a'tempi  eziandio  del 
concilio  Kiceno  1  del  325,  come  attesta 
quello  di  Trento,  e  ne  riporta  il  canone. 
E  quando  infierirono  le  persecuzioni  dei 
primilivicristiani,  appunto  si  concesse  lo- 
ro di  ritenere  nelle  case  la  s.  Ostia,  al  so- 
lo fine  perchè  succedendo  il  caso  di  mor- 
te l'assumessero  tostamente.  Che  il  vaso 
in  cui  si  custodiva  negli  armadi  di  pietia, 
o  nel  mezzo  dcH'allare,  o  aiììsso  uella  pa- 


T  AB 
rete  come  in  s.  Croce  in  Gerusalemme  , 
si  chiamò  pure  Co/^f^/Z/or/////?.  Riporta  i  ca- 
noni che  prescrissero  la  chiusura  del  la- 
bernacolo.ecou  chiave  d'argento  odi  me- 
tallo dorato,  e  chi  ne  fosse  custode.  Che 
nel  1G46  la  s.  congregazione  de' vescovi 
concesse  per  privilegio  all'ordine  de'cap- 
puccini,  di  potere  ritenere  l'Eucaristia  ia 
un  tabernacolo  di  legno  elegantemente 
lavorato  ;  laonde  sembra  che  prima  di 
quell'epoca  non  fosse  in  uso  il  tabernaco- 
lo di  legno,  che  poi  si  accordò  ad  altri. 
Neil  articolo  poi,  Comuìiione  de' fedeli 
nella  messa  de' defunti,  dichiara  esserele- 
cilo  l'amministrarvi  la  ss.  Eucaristia,  con 
particole  consagrate  nella  medesima  nies- 
sa,  allegando  evidenti  prove  e  ragioni;  non 
è  però  lecito  farla  con  particole  precon- 
sagrate,  ossia  racchiuse  nel  tabernacolo. 
Il  Merati  nt  Commenti  al  Gavanto,  era 
d'opinione  di  potersi  amministrare,  ma 
il  posteriore  decreto  della  s.  congregazio- 
ne de'riti  deli74i  lo  proibì,  non  essea- 
do  permesso  in  paramenti  neri  di  estrar- 
re dal  tabernacolo  la  s.  pisside. 

TABlAo  ATTABIA.  Sede  vescovile 
della  I  .''provincia  di  Galazia,  nell'esarcato 
di  Ponto,  sotto  la  metropoli  d'Ancira  (di 
cui  riparlai  nel  voi.  LI,  p.  324  e  325),  e- 
retta  nel  secolo  IV,  da  altri  chiamata  Ta- 
vium,  ebl)e  per  vescovi:  Dicasloi  ."marti- 
re, Dicasio  1°  che  sottoscrisse  nel  3  1  5  al 
concilio  di  Neocesarea,  Giuliano  a  quello 
di  Calcedonia  nel  4^1  e  firmò  pure  la  let- 
tera del  concilio  diGalazia  all'imperatore 
Leone  I  nel  4^8;  Anastasio  fu  al  V  con- 
cilio generale,  Gregorio  a  quello  di  Trul- 
lo, Fdeto  intervenne  all'VlH  concilio  ge- 
nerale. Oriens  dir.  1. 1,  p.  473- 

TABLA  o  TALA.  Sede  vescovile  della 
Mauritiana  Cesariense,  nell'  Africa  occi- 
dentale, sotto  la  metropoli  di  Giulia  Ce- 
sarea. Si  conoscono  i  suoi  vescovi:  Urba- 
no che  nel  4'  i  assistè  alla  conferenza  di 
Cartagine,  e  Quodvultdeus  esiliato  nel 
484  per  la  sua  cattolica  credenza  da  Un- 
nerico  re  de' vandali.  Morcelli,  Afr.  chri- 
it.  1. 1. 


TA  D 
TABOR.  Sede  vescovile  della  2.*  Pa- 
leslina,  nel  paliiarcalo  di  Gerusalemme, 
sotto  la  metropoli  di  Scitopoli,  di  cui  il  p. 
LeQuieii,  Ortcìiscliristiiinns  1.3,  p.GcjH, 
icgi'^tiù  per  vescovi  Leonzio,  e  Levendio 
del  I  7  33.HTer7J  nella  AV/m.sv/^'/v/  p.  3o5, 
lifei i<ce che  il Tiiio enumerò  questa  chie- 
sa Iva  le  suIlVaganee  di  Scitopoli,  sotto  i 
re  latini  di  Gerusalemme,  e  che  portò  il 
titolo  di  priorato.  Commanville,///.v^  de 
tous  Ics  Arclìcvcsclwz,  la  chiama  Monte 
Tabor  nella  Galilea,  arcivescovato  ono- 
rario di  rito  greco  sotto  il  patriarcato 
di  Gerusalemme,  eretto  nel  secolo  XII 
sullraganeo  di  Scitopoli,  e  siccome  di- 
chiara mancarsi  di  prove,  opina  che  piut- 
tosto vi  fosse  un  monastero  di  benedet- 
tini. Il  luogo  è  celebratissimo  per  esser- 
visi operata  la  Trasfigurazione  del  Si' 
gnorc  (T'.),  chiamato  pure  Tahorre  , 
Thaìior  e  ftjuilntriiis.  Tullavolla  gli  E* 
vangelisti  non  lo  nominano,  e  gli  anti- 
chi l*adri  parlando  dello  strepitoso  avve- 
nimento non  hanno  punto  indicalo  il  Ta- 
bor. L'opinione  affermativa  è  appoggiata 
all'autorità  di  molti  e  gravi  autori,  men- 
tre altri  posero  in  dubbio  che  il  gran  mi- 
glerò siasi  elfetluato  sul  Tabor,  anche  per 
la  strada  percorsa daGesùCristo  al  monte, 
ove  sollevato  da  lucidissima  nube,  e  con- 
templato in  mezzo  a  Mosè  ed  Elia,  si  u- 
diroMO  le  portentose  parole  di  Dio:  Hir 
est  Filius  ini'iis  dilcctus,  in  quo  ìuildhe' 
ne complacidJpswn  nuditr.  Questa  mon- 
tagna della  Turchia  asiatica  in  Siria  è 
nel  pascialatico  d'Acri,  a  2  leghe  da  Na- 
zareth ei  ida  Acri  stesso  all'ovest  del  la- 
go di  Tiberiade,  in  mezzo  all'antica  Ga- 
hlea,  fra  Scitopoli  e  il  Campo  Magno,  sul- 
le frontiere  delle  tribìi  di  Zàbulon,  Ne- 
flali  e  d  Isachar,  e  la  città  omonima  fab- 
bricata sulla  vetta  fu  assegnata  a'Ieviti  del- 
la famiglia  di  Merari.  Collocato  in  forma 
piramidale  edi  mirabile  rotondità,  a  fron- 
te del  monte  Hcrmon  0  Ermon  rugiado- 
so, sterile  e  descrlo,  per  la  smisurata  al- 
tezza d'olire  3o  sladii,  signoreggia  gran 
Ualto  dell'aulica  Galilea.  Dcbura  e  Da- 


T  A  B  22 1 

rac radunarono  la  loro  armata  sul  Tabor, 
e  dierono  battaglia  alle  fdde  del  monte 
a  Sisara  generale  dell'esercito  di  Jabin  re 
di  Asor.  Vinto  da  un  minore  numero  di 
combattenti,  Sisnra  fuggì  alla  tenda  di 
Jahel,  moglie  di  Ilaber  Cineo,  la  quale 
lo  uccise  dormendo,  con  conficcargli  un 
chiodo  nel  capo.  Il  Terzi  dice  che  nella  spa- 
ziosa pianura,  feconda  di  varie  piante,  vi 
si  ri  tirò  A  lessaiidro  figlio  d'Arislobolo  con 
3o,ooo  soldati  e  fondovvi  una  città.  Lo 
storico  Giuseppe  mentre  era  governatore 
dellaGalilea  volle  faredel  Tabor  una  piaz- 
za inespugnabile;  ma  Claudio  ufllzialedi 
Vespasiano  potè  con  astuzia  attirare  gli 
ebrei  nella  pianura,e  li  mise  in  pezzi. L'im- 
peratrice s.  Elena  in  questo  luogo  innal- 
zò un  divotissiu)o  tempio, ma  più  non  sus- 
siste, al  riferire  del  Terzi.  Racconta  Be- 
da,  che  per  memoria  del  glorioso  miste- 
ro della  Trasfigurazione  del  Signore,  vi 
erano  state  edificate  3  chiese  sulla  som- 
mità, secondo  il  detto  da  s.  Pietro,  Fa- 
cianius  hic  tria  tabcmacida,  il  quale  si 
trovò  presente  al  prodigio  co'  ss.  Giaco- 
mo e  Giovanni.  Presso  di  esse  vi  fu  co- 
struito un  monastero,  e  s.  Giiolamo  af- 
ferma che  i  cristiani  ascendevano  a  suo 
tempo  il  monte  per  divozione.  Osserva  il 
Sarnelli,  che  siccome  la  Trasfigurazione 
fu  pegno,  caparra  ed  esempio  della  risur- 
rezione, così  il  Signore  nello  stesso  monte 
Tabor  fece  la  sua  manifestazione  dopo  ri- 
suscitato, oltre  ad  ogni  altra  famosissima 
e  sublime,  alla  presenza  non  solo  degli  a- 
postoli  e  de'discepoli,  ma  di  tutti  quelli 
che  nella  Giudea  e  nella  Galilea  aveano 
ricevuto  la  fede  cristiana.  Narra  Rinaldi 
all'anno  i  i  i  3,  n."  4)  che  i  saraceni  incon- 
solabili per  aveie  i  crociati  cristiani  preso 
Gerusalemme,  avendo  inutilmente  ten- 
tato di  ricuperarla,  pieni  d'ira  e  di  furo- 
re si  recarono  a  distruggere  il  monastero 
del  monte  Tabor,  e  martirizzarono  con 
ispietata  morte  tutti  i  monaci,  ch'erano 
santissimi. uomini  derivati  da'cluniacensi, 
e  osservantissimi  della  vita  religiosa.  Piii 
tardi  osseudosl  i  saraceni  foililicali  su  «juc- 


22  2  T  A  D 

sto  montej  i  crociali  cou  alla  testa  Gii'ol- 
do  patriarca  latino  di  Gerusalemme,  a- 
iiimali  dal  proprio  esempio  e  dal  segno 
di  redenzione  che  loro  additava  con  elo- 
(jiienti  discorsi,  neli2i7  l'assalirono  tra 
mille  rischi  del  suo  scosceso  pendio.  E- 
normi  pietre  rotolarono  dallealture  gl'iu- 
fedeli ,  tempeslaudo  i  crisliani  con  una 
grandine  di  frecce  su  tutti  i  passi  che  ad- 
ducevanoalla  montagna.  11  valore de'sol- 
liati  della  croce  superò  lutti  gli  sforzi  de' 
saraceni  i  Giovanni  di  Crieune  rediGe- 
rtisalemme  si  segnalò  con  prodigi  di  va- 
lore, e  di  sua  mano  uccise  l'emiro.Giunti 
alla  pianura,  i  guerrieri  crociati  disper- 
sero i  maomettani,  e  li  perseguilarojio  si- 
no alla  porla  della  fortezza.  ]\Ia  lutto  ad 
utr  tratto  alcuni  de'  capi  temerono  degli 
strattagemmi  del  principe  di  Damasco,  ed 
il  timore  d'una  sorpresa  fece  altrettanto 
maggior  impressione  sugli  spirili.  Mentre 
I  saraceni  pieni  di  spavento  ritira  vansi  die- 
tro i  ripari,  un  panico  timore  s'imposses- 
sò de' vincitori:  i  crociati  riounziarono  al- 
l'impresa e  all'attacco  della  rocca,  riti- 
landosi  senza  nulla  intraprendere,  come 
Se  non  fossero  anilatisul  monte  Taborche 
pel- contemplarvi  iluoglii  consagrati  e  san- 
lilicati  dalla  Trasfigurazione  del  Salva- 
tore. Alcuni  storici  inlerprelarono  tal  fat- 
to per  tradimento;  altri  ritengono  più  na- 
turale attribuire  la  ritirata  a  quello  spi- 
rito d'  imprevidenza  originato  dalla  di- 
scordia che  tiominava  in  tulle  le  spedi- 
zioni dc'crocesignali,  ed  ebbe  infelici  con- 
seguenze, ricusando  il  patriarca  di  por- 
tar d'allora  in  poi  la  croce  avanti  l'eser- 
cito. Questa  inconcepibile  defezione,  nel 
I  799 f"  vendicata  sullo  stesso  terrenodal- 
letruppe  comandate  da  Napoleone I  nella 
spedizione  di  Siiia  (/  .j,  con  calma,  co- 
raggio e  la  moderna  tattica  europea,  ed 
a'i6  aprile  6ooo  uomini  trionfarono  di 
4O5OOO  maomettani.  In  questa  memora- 
bile azione  del  monte  Tabor  si  distinse- 
ro Kleber  e  Murai,  e  la  vittoria  avendo 
uilìmorito  i  nemici,  essi  non  piì»  osarono 
inquietare  i  francesi  che  assediavano  s. 


T  A  B 

Giovanni  d'Acri.  I  moderni  descrittori  de' 
luoghi  di  Terra  santa,  dicono  elevarsi  il 
Tabor  come  una  cupola  superba  in  mez- 
zo alla  vasta  pianura  di  Galilea,  essendo 
il  pendio  della  montagna  coperto  di  fiori, 
ili  verdura  e  di  alberi  odoriferi.  Vi  si  a- 
scende  per  sentieri  quasi   impraticabili , 
presentando  la  cima  una  piattaforma  d'u- 
na lega  d'  estensione  circa,  in  cui  non  riu- 
viensi  che  erb;t  altissima,  arbusti,  boschi 
e  macchie  sulle  più  alte  prominenze, ed 
enormi  cumuli  di  sassi  e  di  frantumi  delle 
chiese  fabbricate  ivi  per  eternare  la  me- 
moria del  mistero  che  vi  si  era  compiuto. 
La  selvaggina  volatile  vi  formicola  pero- 
gni  dove,  ed  i  siti  folti  e  i  cavi  delle  rocce 
servono  di  tana  a'  cinghiali  e  alle  pante- 
re,non  che  ad  altri  animali  selvaggi.  Dal- 
la cima  del  monte  si  gode  di  vasta  e  de- 
liziosa prospettiva,  il  lago  di  Tiberiade, 
le  rive  del  Giordano,  il  mare  della  Siria, 
elapiù  parte  de'Iuoghi  fortunati  ne'quali 
Gesù  Cristo  operò  i  suoi  miracoli.  Alcuni 
narrano  esistervi  una  cappella  sotterranea 
d'antica  chiesa,  dove  si  celebra  la  messa 
nella  festa  delIaTrasfiguraziorie,  sopra  al- 
iare [)ortatiIe,  da'religiosi  francescani  che 
vi  si  recano  da  Nazareth,  la  quale  non  è 
molto  distante,  e  lo  rimarcai  a  Gerusa- 

LEMMe. 

TABORITI.  Eretici  boemi  d'una  del- 
le principali  sette  degli  Ussiti  (T^.),  che 
ritiratisi  sotto  la  condotta  di  Giovanni  Zi- 
sca  audace  loro  generale  cieco  da  un  oc- 
chio, sopra  un  moulicello  o  rupe  a  i  5  le- 
ghe circa  da  Praga,  vi  fabbricarono  un 
forte  o  castello  chedenominarouoempia- 
u\e\\\.tTahor  (  V.)  yàoììAe  venne  loro  il  no- 
me di  lahoriti,  per  credersi  sanlamente 
trasfìgurati;o  come  se  avessero  veduto  co' 
3  Apostoli  laTrasfigurazione  di  CristoSal- 
vatore,  e  quindi  preso  avessero  le  loroo- 
pinioni,  da  essi  chiamate  verità  di  fette. 
Questi  fanatici  esanguinari  eretici  aggiun- 
sero altri  errori  a  quelli  degli  ussiti,  non 
ammettendo  il  purgatorio,  la  confessione 
auiicolare,l'unzionecliesi  pratica  nel  bat- 
tesimo, la  cresima,  l'estrema  unzione,  la 


TA  B 

presenza  reale  ili  Gesù  Cristo  iiell'Euca- 
rislia,ec.  A  Boemia  descrissi  gli  orrori  e  le 
profanazioni  che  commiscro  colle  loroar- 
mi  in  quel  regno  e  in  altre  parli  di  Ger- 
I  luauia,  in  uno  al  furibondo  odio  di  Zisca 
contro  i  cattolici.  Morto  il  quale,  questi 
eretici  si  divisero  in  due  sette,  l'altra  as- 
sumendo il  nome  di  Orfani  (ì  •).  Inse- 
guito furono  dispersi  e  sterminati  nel 
I  4^4)  dopo  la  presa  del  loro  castello  di 
Tahor;  per  cui  l'imperatore  Sigiscuondo 
mandò  i  suoi  ambasciatori  a' boemi  per 
ridurli  con  piacevoli  parole  alla  sua  ub- 
bidienza, il  che  seguì  a  Ratisbona,  anche 
per  parte  de'snperstiti  taboritì  e  con  al- 
cune condizioni. 

TABRACA.  Sede  vescovile  d'  Africa, 
e  già  colonia  de'romani.  Ebbe  a  vescovi 
^'iltorico  o  Vittorino  che  fu  al  concilio 
di  Cartagine  nel  2)5,  Donaziano  sotto- 
scrisse quello  del  898,  Rusticiano  si  tro- 
vò alia  conferenza  di  Cartagine  nel  4'  '• 
Morcelli,    ///•.  dir.  1. 1. 

TABCDA.Sede  vescovile  della  Numi- 
dia,  nell'Africa  occidentale,  sotto  la  me- 
tropoli di  Cirta  Giulia.  Vittorino  suo  ve- 
scovo nel  4'  •  intervenne  alla  conferenza 
di  Cartagine,  e  Fluminio  nel  484  fn  esi- 
li.ito  da  un  Unnerico  re  de'  vanduii  pt-r 
non  aderire  a' tionatisti.  Morcelli,  .///. 
ihr.X.i. 

TABUNA  o  TABUiMA.  Sed^  vesco- 
vile della  Rlauritiana  Cesariense,  sotto  la 
metropoli  di  Giulia  Cesarea.  Quinto,  uno 
de'suoi  vescovi,  fu  nel  484  mandato  in  e- 
silio  ilal  re  de' vandali  Unnerico  per  riget- 
t.iregli  errori  de'donalislì.  Morcelli,  Jjr. 
dir.  t.i. 

TAO  A  PA.  Sede  vescovile  della  provin- 
cia Tripolitana,  nell'  Africa  occidiulalc, 
sotto  la  metiopoli  di  Tripoli,  e  (Va  que- 
sta e  Tunisi.  Si  conoscono  i  vescovi:  Uul- 
cizio  recatosi  nel  4*^3  alla  conferenza  di 
Cartagine,  Servdio  nel  484  esiliato  come 
cattolico  da  Unnerico  re  de' vandali,e  Caio 
che  assistè  nel  Sii  al  concilio  di  Carta- 
gine. Morcelli,  dfr.  ,hr.  t.i. 

TACARA  Txi.  Sede  vescovile  di  Nuiui- 


T  A  D  223 

dia,  della  metropoli  di  Cirta  Giulia,  di  cui 
furono  vescovi  :  Aspidio  intervenuto  nei 
4i  I  alla  conferenza  di  Cartagine,  e  Cre- 
scenzio nel  484  esiliato  da  Unnerico  re 
de'  vandali  per  aver  negato  sottoscrivere 
le  proposizioni  de'donatisti. Morcelli,  -JJr. 
dir.  t.i. 

TACI  A  o  TATI  A  MONTANA.  Sede 
vescovile  della  provincia  Proconsolare 
d'  Africa  ,  della  metropoli  di  Cartagine. 
Ne  furono  vescovi:  Meto  intervenuto  nei 
349  al  concilio  di  Cartagine,  Crcsconio 
nel  393  fu  a  ([uello  di  C^barsussa,  R.uf- 
(ino  sottoscrisse  al  concilio  di  Cartagine 
nel  525,6  Probo  uno  de'padri  di  quello 
Proconsolare  del  64G,  ove  fu  scritta  una 
lettera  a  Paolo  patriarca  di  Costaulino- 
poli,  contro  i  monotelili.  Morcelli,  dfr. 
dir.  t.i. 

TACRIT  o  TAGRIT.  Sede  vescovile 
della  Mesopotamia,  sul  Tigri,  a  44  leg'"^ 
da  Mosul.  I  mafriani  giacobiti  d'oriente, 
a  cui  è  soggetta,  vi  stabilirono  la  loro  se- 
de nel  secolo  VII.  Inoltre  ebbe  i  seguenti 
vescovi.  Paolo  assistè  all'elezione  del  pa- 
triarca Giorgio  nel  7^9  al  concilio  di  Ma- 
bug,  Abiboricortlato  nel  hb.  De  fide  Pa- 
trwii.  e  Giacomo  già  Severo  Bar-Sciacco 
morto  nel  r  2 3  r .  Orirns  dir.  t.  2,  p.  1 600. 
.\  p.  I  336il  p.  LeQuienfa  menzioned'al- 
tra  sede  di  7^^/r//7della  diocesi  di  Caldea, 
la  quale  nella  fine  del  secolo  IV  era  go- 
vernata das.  Maruta  con  quella  di  Marti- 
ropoli. 

TADAMA.  Sede  vescovile  della  Mau- 
ritiana  Cesariense,  nell'  Africa  occidenta- 
le, della  metropoli  di  Giulia  Cesarea,  il 
cui  vescovo  David  fu  esiliato  da  Unne- 
rico re  de' vandali,  perchè  nella  conicren- 
za  di  Cartagine  del  4"^4  "^o^  sottoscii- 
vere  gli  errori  de'donatisti.  Morcelli,  .///•. 
dir.  1. 1 .  Tadama,  Taddinvn.  è  ora  un  ti- 
tolo vescovile  in  lìdrtU'W.  sotto  il  simile 
arcivescovato  di  Giulia  Cesarea,  che  con- 
ferisce il  Papa. 

TADDEO  o  GIUDA  (s.).  Vedi  gli  ar- 
ticoli s.  Giun A  apostulo,  s.  Simeone  o  Si- 
mone apostolo,  San  Taddeo  0  .M  \'X'.  Con 


274  T  A  D 

s.  Bartnlomvo  apostolo  precì'fcò  la  fede 
anche  ai'li  armeni,  ed  in  Albania  d'Asia 
o  Albanopoli,  di  che  riparlai  pure  ne'vol. 
IJ,  p.  3  IO,  LXX,  p.  206.  Altri  ciò  at- 
tribuiscono a  s.  Taddeo  (Z'^.),  uno  de'72 
discepoli  di  Gesù  Cristo,  che  gli  armeni 
riconoscono  per  altro  loro  apostolo.  Sic- 
rome  a  s.  Giuda  apostolo  detto  Taddeo 
\cnne alcuna  volta  attribuito  ciò  che  con- 
viene all'altro  s.  Taddeo,  è  difilcile  con 
poche  parole  chiarire  le  notizie  che  si  fan- 
1)0  comuni  ad  ambedue. 

TADDEO  o  TATTEO  (s.).  Uno  dei 
f-'i  Diseepoli  (7  .)  di  Gesù  Cristo,  che 
■vuoisi  fratello  di  s.  Toìmnaso  apostolo, 
il  quale  poco  dopo  l'Ascensione  del  Si- 
gnore, l'inviò  da  Gerusalemme  in  Edes- 
M/  presso  il  re  Abagaro,  ciò  che  altri  at- 
tribuiscono a  s.  Taddeo  (7.)  apostolo, 
nnzi  si  confondono  le  notizie  di  uno  con 
quelle  dell'altio,  su  di  che  può  vedersi  il 
voi.  LI,  p.  3o8eseg.  Si  narra, che  s.Tad- 
deo  giunto  inEdessa  prese  albergo  in  ca- 
sa di  certo  Tobia,  e  cominciò  a  far  par- 
lare di  se  con  niollissimi  miracoli.  Ivisa- 
uò  poscia  Io  slesso  Abagaro  che  lo  aveà 
ìuandato  a  cercare,  dopo  essersi  assicu- 
rato della  di  lui  fede,  e  dopo  avergli  im- 
|)oste  le  mani.  Operò  altresì  molti  aìira- 
coli,  e  con\ertì  tutta  la  città  diEdessa. 
Abagaro  gli  olIVì  un'  ingente  somma  di 
«lenaro,  ma  Taddeo  la  rifiutò  costante- 
mente. Ignorasi  ciò  che  poscia  avvenisse 
di  lui.  Dissi  a  Seleucia  di  Caldea,  che 
secondo  alcuni  egli  fu  ili."  Callolico  de' 
caldei.  I  greci  riferiscono,  chemorissein 
Inerito  di  Fenicia,  dopo  d'aver  battezza- 
to molte  persone,  e  ne  celebrano  la  di  lui 
tueuiorìa  a'2  i  agosto.  Alcuni  latini  l'o- 
norano come  martire  l'i  i  maggio.  11  suo 
culto  non  è  molto  noto,  perchè  venne 
spesso  confuso  con  s.  Giuda  Taddeo,  on- 
de il  Buller  non  ne  scrisse  la  vita,  bensì 
ìic  parlò  in  quella  di  s.  Giuda  Taddeo, 
ed  in  (juella  di  s.  Tomiìiaso,  anch'esso 
avvertendo  che  fu  confuso  questo  Tad- 
deo il  discepulo,  mal  a  proposilo  con  s. 
Taddeo  apostolo.  Egli  inoltre  è  di  pare- 


T  A  D 

re,  che  s.  Taddeo  il  discepolo  fu  l'invia- 
to a  Edessa  al  re  Abagaro, che  guarì,  bat- 
tezzò con  parecchie  altre  persone,  e  fon- 
dò il  cristianesimo  nel  paese. 

TADDUA  o  TADUA.  Sede  vescovile 
della  provincia  Proconsolare  d' A  frica,sot- 
to  la  metropoli  di  Cartagine,  e  Cipriano 
suo  vescovo  sottoscrisse  la  lettera  del  con- 
cilio Proconsolare,  inviata  contro  i  mo- 
noteliti  nel  646  a  Paolo  patriarca  di  Co- 
stantinopoh.  Morcelli,  Àfr.  dir.  1. 1. 

TADINl  Placido  Maria,  Cardinale. 
Nacque  l'i  I  oltobreiyog  in  ìMontecal- 
vo,  diocesi  di  Casale, nel  Piemonte,  da  ci- 
vile e  onesta  famiglia,  che  ne  curò  la  sua 
istruzione  e  educazione.  Ben  presto  die  a 
conoscere  il  robusto  talento  di  cui  l'avea 
ornato  natura,  e  l'indole  buona  e  studio- 
sa che  ne'verdi  anni  manifestò  la  voca- 
zione religiosa.  Abbracciato  l'istituto  dei 
carmelitani  dell'antica  osservanza,iu  que- 
st'ordine compì  i  suoi  studi  egregiamen- 
te, e  con  profondità  di  sapere.  Per  questo, 
per  la  sua  saggia  condotta,  e  per  le  sue 
virtù  funse  nell'ordine  varie  cariche,  si- 
no a  divenire  assistente  generale  del  me- 
desimo e  maestro  in  s.  teologia,  dopo  es- 
sere soggiaciuto  alle  peripezie  politiche, 
che  colpirono  tutti  ì  religiosi  ed  i  loro 
istituti  nel  declinar  del  secolo  passato,  e 
iie'primordiidel  corrente.  Avendolo  l'or- 
dine stabilito  nel  convento  di  s.  Maria  la 
Trasponlina  di  Pioma,  successivamente 
divenne  penitenziere  della  basilica  Vati- 
cana,e  lettore  di  teologia  morale  nell'uni- 
versità romana.  Slimato  dall'universale 
come  uno  de' più  dotti  regolari  del  suo 
tempo,  lo  fu  puie  da'Papi  Pio  VII  e  Leo- 
ne XII,  e  nominato  consultore  della  con- 
gregazione dell^  indice,  esaminatore  dei 
vescovi  in  s.  teologia,  esaminatore  apo- 
stolico del  clero  romano,  e  membro  del 
collegio  teologico  di  detto  archiginnasio. 
Godendo  bella  riputazione  scientifica  e 
virtuosa,  il  re  di  Sardegna  Carlo  Felice 
lo  nominò  vescovo  di  Biella,  ed  il  Papa 
pio  Vili  lo  preconizzò  nel  concistoro  dei 
2b setlembie 1 828,  eucomiando  gli  eser- 


T  A  D  T  A  D  225 
citati  ulTizi,  la  giavilà, la  cloltiiiiaja  pcii-  ti  die  vi  operò  Io  rese  capace  il'un  mag- 
tlcnza,  e  come  degno  della  chiesa  die  al-  gior  iitmiero  d'alunni  ([it-rciò  lodato  al- 
le sue  pastorali  cure  allidava,  il  che  leg-  tresì  dal  Semeria,  Storia  ccclaiantirn  di 
go  nella  proposizione  concistoriale.  Tro-  Gfrioi'a,^).  i  24))non  che  celebrò  il  lodatis- 
vo  nel  n.  "24  del  Diario  di  Rfli/ia,cUe  to-  sirno  sinodo  diocesano,  e  lo  fece  publ)li- 
sto  fu  consagrato  vescovo  nella  chiesa  di  ca\e,Synod(isDioecesan(iGcnii('/isis,Ge- 
6.  .Maria  in  Traspontina  a' 18  oltobre,dal  nuaei838,  ex  typographia  archiepisco- 
cardinal  Bertazzoli  prolettore  del  suo  or-  pali.  Aggravato  dagli  anni  edagl'incomo- 
dine,  assistito  dagli  arcivescovi  Dottiglia  di  che  pntiva,  fu  impotente  di  recarsi  nel 
e  Soglia  poi  cardniali.  Governò  la  sua  dio-  conclave  del  1846,  però  il  n.'")0  del  Dia- 
cesi  con  zelo  e  sollecitudine  mirabile,  e  rio  di  Roma  riporta.  AI  triste  annunzio 
con  tanta  lode  che  meritò  d'essere propo-  della  morte  di  Gregorio  XVI,  il  cardìna- 
sto  dal  re  Carlo  Alberto  alla  s.  Sede  per  le  ne  diramò  l'infausta  notizia  a  tutta  la 
l'arcivescovato  di  Genova.  Laonde  Gre-  città  e  arcidiocesi  di  Genova  con  commo* 
gorio  XVI, suo  antico  amico  ed  eslimato-  vente  pastorale  del  5  giugno,  ordinando 
iCjCon  piacere  lo  promulgò  nel  concisto-  pubbliche  eserpiie  in  tulle  le  parrocchie 
j(^  de'aluglioi  832, lodando  l'esercizio  del  per  pregar  pace  all'anima  benedetta  di 
suo  anteriore  vescovato,  tam  praeclara  quel  gran  Pontelìce.  Indi  a  dar  sfogo  al 
s('gessil,e  dicendolo  degnissimo  della  me-  suo  cuore  addoloralo  fece  celebrare  solen- 
tropolitana  a  cui  lo  trasferiva.  Riferisce  ne  e  magnifico  funerale  nella  metropoli^ 
il  canonico  Buiia,  nella  Serie  degli  arci-  tana,  in  attestato  particolare  della  sua  ve- 
vescovi  e  1,'escovi  del  regno  di  Sardegna,  nerazione  e  personale  attaccamento  al- 
che il  Papa  gli  accorilo  di  ritenere  Tarn-  l'augusto  defunto,  con  messa  pontificale 
minislrazione  della  sede  di  Biella, finché  in  mezzo  ad  ima  folla  immensa  di  popo- 
a'i  settembre  I  833non  la  provvidedi  pa-  Io,  colle  assoluzioni  di  rito  eseguile  dal 
gioie.  L'illustre  chiesa  di  Genova  imme-  cardinale,  e  coirmlervenlo  delle  primarie 
diatamente  ne  sperimentò   V  eloquente  autorità  civili  e  militari.  Mentre  il  cardi- 
dottrina,  e  le  virtìi  che  lo  fregiavano,  le  naie  con  indefesso  amore  continuava  ago- 
quali  lurono  premiate  da  Gregorio  XVI  vernare  la  sua  diocesi,  fu  sorpreso  da  una 
lU'l  concistoro  de'Gaprile  I  835, creando-  affezione  polmonare,  che  non  valsero  a 
io  e  pubblicandolo  cardinale  dell'ordine  condjattere  i  più  pronti  e  opportuni  soc- 
de'preli,  con  queste  distinte  parole,  che  corsi  dell'arte.  Confortato  da  quelli  della 
apprendo  dall'allocuzione  originale  che  religione,  di  cui  fu  sempreco'diocesani  in- 
prununziò:  Deinuni  in  fungendo  officio  trepido  banditore,dopoduegiorniemez- 
pnslorali ,inùgniadoclnnae^prudenliac ,  zo  chiuse  gli  occhi  nel  Signore  di  Srjan- 
pielads,  sludiisqne  religionis  speciinina  ni  (e  perciò  il  più  vecchio  tie'cardinali  del 
ejctilenint.  Quindi  gl'impose  il  cappello  suo  tempo),  a'22  novembre  1847-  H  n.** 
cardinalizio,  e  per  titolo  gli  conferì  la  ri-  q5  del  Diario  di  Roma  annunziò  la  per- 
cordata  chiesa  di  s.  Maria  in  Trasponti-  dita  di  sì  preziosa  vita,  desiderala  e  corn- 
ila,annoverandolo  alle  congiegazioni  dei  pianta  da  tutti  per  le  sue  esimie  viilù,  e 
Vescovi  e  regolari,  riti,  indulgenzees.  re-  rare  doti  d'iiilelletlo  e  di  cuore, che  gli  a- 
liijuie,  e  disciplina  regolare.  Notai  all'ar-  vcano  meritato  la  stima,  l'amore  e  il  ri- 
ticolo  Genova  (che  sottomisi  alla  revisio-  spello  universale.  Ond  ècheonoraloein- 
nedel  cardinale,  siccome  mioanlico  amo-  delebilerimarrà  nella  grata  memoria  dei 
revolissimo,invian(Ioglielo  a  laleelfeltoin  genovesi  d'ogni  classe,  e  principalmente 
quella  città),  ch'egli  fra  le  tante  beneme*  del  clero,  come  pure  la  sua  gloriosa  e  be« 
lenze  procacciatesi  coli' arcidiocesi,  fece  nemerita  carriera  percorsa.  Nel  n.''r)7  del 
iiliorireilsemiuariojCCuyringrauduueu-  Duilio  si  pubblicarono  le  altre  ulleiiori 


22(i  TAD 

notizie  provenienti  daGenova suirillustte 
trapassato,  ove  si  disse  che  all'amalissi- 
1110  pastore  furono  celelirale  con  solenne 
pompa  l'esequie  nella  metropolitana, do- 
po essere  stata  la  sua  spoglia  mortale  e- 
spi)sta  per  due  giorni  nella  gian  sala  del- 
l'arciepiscopiOjCjuindi  racchiusa  in  ricca 
bara  trasportata  nella  niedesuna.  il  con- 
voglio funebre  percoise  le  principali  vie, 
e  si  foimò  di  tutta  la  truppa  della  guar- 
nigione, de'sodalizi  di  s.  Sabina  e  di  s.  Do- 
ntenico,  della  congi  egazione  de'sacerdo- 
li  secolari,  del  collegio  de'parrochi,  di  tut- 
te le  collegiate  e  del  capitolo  metropoli- 
tano. Il  feretro  fiancheggialo  dalla  fami- 
glia nobile  del  cardinale,  era  preceduto 
dagli  ufljziali  maggiori  della  guarnigione. 
Seguivano  immediatamente  le  carrozze 
di  gala  parate  a  lutto,  cui  stavano  a  lato 
alcuni  della  famiglia  del  trapassato,  e  fi- 
lialmente loopoveri  dell' Albergo  chiude- 
vano la  lenta  marcia  dell.»  mesta  comiti- 
va. Le  lugubri  armonie  delle  musiche  mi- 
litari  resero  più  vivo  e  profondo  il  sen- 
timento ond'era  penetrala  per  tanta  per- 
dita l'immensa  popolazione  accorsa  al 
passaggio  del  numeroso  corteo  funebre, 
sparsa  sui  terrazzi  e  su  tutte  le  finestre , 
e  visibilmente  commossa  al  funereo  spet- 
tacolo. Collocata  quindi  la  salma  del  ve- 
nerando porporato  nella  metropolitana 
innanzi  all'altare  maggiore, si  celebrò  il 
divino  uffiziOjCui  pontificò  mg. 'De  Alber- 
lis arcivescovo  (i\2^'dZ\auzoin partibus.Sa- 
lito  il  pergamo  il  can.  Marciani,  con  ma- 
schia eloquenza  e  gran  co[)ia  d'erudizione, 
compi  ftlicemente  all'assunto  di  tessere 
la  debita  corona  di  Iodi  all'illustre  cardi- 
nale, richiamando  più  d'una  lagrima  sul 
ciglio  de'nuroerosi  edivoti  ascoltanti.  Fi- 
nalmente colle  consuete  ceremonie  fu  tu- 
mulato nella  stessa  metropolitana,  con 
onorevole  epilalfio.  Questi  particolari  ho 
creiluto  ri[)iodiuli,  non  solo  perchè  in- 
cludono pubblichee  solenni  testimonian- 
ze del  riverente  alletto  de' diocesani  per 
sì  degno  e  ben  amalo  pastore,  ma  ezian- 
dio per  dare  di  quando  in  quando  un'i- 


T  A  G 

dea  delle  ceremonie  e  de'rili  che  si  usa- 
no in  diverse  parti  co' cardinali  defunti, 
dopo  avere  con  diligente  dettaglio  descrit- 
to il  Funerale  che  loro  si  celebra  quan- 
do muoiono  in  Roma,  in  tale  articolo  e 
negli  altri  relativi. 

TADINO.  F.  GuAtDo  Tadino. 

TAFA  o  JOPPE.  r.  JoppE. 

TAGAMU  o  THAGAMUTA.  Sede 
vescovile  della  provincia  Bizacena  nell'A- 
frica occidentale,  della  metropoli  d'Adru- 
meto.  Ebbe  a  vescovi:  Lupiano  interve- 
nuto nel  3g7  al  concilio  di  Cartagine,  Mi- 
lieo  assistè  alla  conferenza  di  tal  città  nel 
4  I  I  ,e  Restituto  nel  4^4  esiliato  da  Unne- 
rico  re  de'vandali  per  aver  negato  conve- 
nire co'donatisti.  Morcelli,  Àfr.  chi-.  1. 1. 

TAGAUA  o  TAGARATÀ.  Sede  ve- 
scovile della  provincia  Proconsolare  d'A- 
frica, nella  metropoli  di  Cartagine.  Ne  fu- 
rono vescovi:  Lucio  intervenuto  nel  4i  i 
alla  conferenza  di  detta  città,  e  Onorato 
esiliato  nel  4^4  '^^  Unnerico  re  de'van- 
dali per  non  aderire  a'donatisti.  Morcelli, 
Jfr.chrA.i. 

TAGARBALA.  Sci\e  vescovile  della 
provincia  Bizacena  della  metropoli  d'A- 
drumeto,  nell'  Africa  occidentale,  il  cui 
vescovo  Fortunaziano, fedele a'dogmi  cat- 
tolici ,  nel  4^4  veiHie  esiliato  dal  re  de' 
vantlali  Unnerico.  Morcelli,  Afr.clirA.x . 

TAGAB.1A.  Sede  vescovile  della  pro- 
vincia Bizacena  neh'  Africa  occidentale, 
sotto  la  metropoli  d'  Adrumeto,  di  cui 
furono  vescovi:  Felice  della  setta  de'do- 
natistie  fu  nel  4^  i  alla  conferenza  di  Car- 
tagine, ed  Onorato  che  per  essere  contra- 
rio agli  errori  di  essa  nel  484  venne  e- 
siliato  da  Unnerico  re  de'vandali.  Mor- 
celli, JJr.  chr.  1. 1. 

TAGASA.  Sede  vescovile  dell'  Africa 
occidentale,  della  provincia  Bizacena  e 
nella  metropoli  d'  Adrumeto,  il  cui  ve- 
scovo Secondo  sottoscrisse  la  lettera  del 
concilio  Bizaceno  nel  646  a  Costantino 
Augusto  figlio  d'Eraclio,  contro  i  mono- 
tehti.  Morcelli,  yìfr.  clw.  t.i. 

T  AG  ASTE,  7^lu7gnsU:Sedc  vescovile 


T  A  G 

della  Numidia  nell'Africa  occidentale,  sot- 
to la  metropoli  di  Ciita  GiuIin,L«  cui  città 
rovinata  egià  municipio  romano  fu  patria 
del  dottore  s.  ^iiifostino,  lì  quale  fiì  menzio- 
iiedel  monasterodiTagaste  neW Ejjisf.SS, 
ed  ivi  raccolse  e  istituì  una  società  verso  il 
388  di  piisolitaiiijcliefu  la  culla  del  bene- 
merito e  propagatissimo  online  degli  -/- 
^osltniaui  (J  '.),  tuttora  fiorente.  Ne  fu  i ." 
vescovo  Fermo,  di  cui  fa  menzione  s.  A- 
^()>liiio,  De  ìfcntìiicio  ca[).i3,u°  23,  ed 
è  nominato  nel  martirologio  romano  a' 
3i  luglio;  Alipiogli  successe  e  nominato 
dal  s.  dottore  nelle  sue  6'o///<'vs/o/(/,  lib. 
6,cnp.  7,  u.°i  ijdel  quale  era  famigliaris- 
simo,  e  per  lui  inviò  a  Papa  s.  Bonifacio 
1  i  4  libri  della  Divina  Grazili  che  glia- 
veva  dedicati,  e  fu  fatto  legato  apostolico 
in  Africa;  Gennaro  fedele  alla  pura  fede 
«el  4^4  fu  esiliato  dal  re  de' vandali  Un- 
iierico.  Tagaste,  Ta^nsten,  divenuto  ti- 
tolo vescovile  //;  partUtus,  del  simile  ar- 
civescovato di  Cirta  Giulia,  lo  conferisco- 
no i  Piipi.  iN'icolò  V  del  i4^i  nominò  Gio- 
vanni da  Enitra;  Sisto  IV  del  1 4? 'elesse 
Fiancesco;indi  Giulio  li  del  i  5o3  lo  con- 
ferì ad  altro  Francesco,e  poi  ad  Arnaldo  di 
Cedoreii;Leone  X  nel  i  5i4<iF'l'PpoVara- 
zio,  nel  I  5 1  5  a  Cristoforo  Beirionicerio,  e 
nel  I  j  I  7  a  Giovanni  da  Porto;  Clemente 
VII  nel  I  52  5aBernardoAndugazio;Paolo 
III  neh  534  a  Giovanni,  e  nel  i54o  a  Mel- 
chiorre Cri  veIli;Giulio  III  nel  1  551  aGre- 
gorioSilvi;GregorioXlIlnel  i  578ad  An- 
tlrea  Slregnaiti.  Clemente  Vili  volendo 
condecorare  in  perpetuo  colla  dignità  e- 
piscopale  l'agostiniano  Sagrista  del  Pa- 
pa (f  ■),  neliGoS  fece  vescovo  di  Taga- 
sle  il  dottissimo  fr.  Angelo  Bocca;  Paolo 
V  nel  1620  conferì  il  lilulo  al  successore 
fi. Gio. Battista  ile  Aste,e nell'islesso  anno 
|)ersua  morte  all'altro  sacrista  fi. Gio.  Vm- 
cenzo  Spinola:  secondo  iMorcelli,  ///-.r/j/-. 
1. 1 ,  p.  2C)C),  pare  che  nel  1  620  lo  fosse  pu- 
re Stefano  de  Brito.GregorioXV  nel  1623 
dichiarò  sagrista  e  vescovo  di  Tagaste  fr. 
Fulgenzio (ialliicci.  II  sagrista  Allini  non 
avendo  accettalo  d  titolo  di  Tag^istc,  In- 


T  A  G  227 

nocenzo  X  gli  dièquellodi  Porfirio  (P^.), 
che  divenne  l'ordinario  de'sagristi  ponti- 
ficii. Alessandro  VII  nel  16G7  attribuì 
questo  titolo  di  Tagaste  a  fr.  Antonio  Ma- 
rinaricai'melilano;ClementeXI  neh  708 
ad  Emanuele  de  Silva;  Benedetto  XIII 
nel  I  728  ad  Alessandro  Caputi;  e  Clemen- 
te XII  neh  733  a  Biagio  Antonio  de  O- 
loiizio. 

TAGLI  ACOZZO.  F.  Pescina  e  Si- 
cilia. 

TAGLI  ACOZZOGiovA\\f,C^/Y///jrt- 
le.  De'  conti  di  tal  nome  che  descrissi  a 
]'ESciNA,e  della  nijbilissima  famiglia  dei 
Berardi  signori  ilella  Marsica,  nacque  ia 
Curcumello,  castello  posto  sopra  la  pia- 
nura de'INIarsi  nel  regno  di  Napoli.  Man- 
dato a  Roma  e  di  venuto  chiaro  per  le  vir- 
tù, fu  promosso  da  Martino  V  neh  421 
all'arcivescovato  di  Taranto,  e  nella  bol- 
la lo  dice  espressamente  dell'illustre  e  po- 
tente stirpe  de' Berardi,  avendo  preteso 
altri  che  fosse  degli  Orsini.  Eugenio  IV 
nel  concilio  generale  di  Firenze,  qual  uo- 
mo di  straordinaria  abilità  e  valore,  a'i  8 
dicembrei439  lo  creòcardinale  prete  dei 
ss.  Nereo  ed  Achilleo  ,  mentre  qual  suo 
nunzio  apostolico  studia  vasi  di  richiama- 
re alla  di  lui  ubbidienza  i  popoli  di  Ger- 
mania, che  si  erano  alquantoalienati,  do- 
po che  nella  Svizzera  nel  conciliabolo  e- 
rasi  eletto  l'antipapa  Felice  V,  ricusan- 
<lo  di  riconoscere  né  l'uno  né  l'altro.  Nel 
concilio  di  Basilea  (piai  nunzio  a'padri  a- 
vea  recitato  in  favore  d'  Eugenio  IV  due 
orazioni  piene  di  sapienza  e  di  dottrina. 
Inoltre  il  Papa  subito  l'inviò  legato  a  Na- 
poli per  stabilire  la  pace  tra  Alfjuso  V 
re  d'Aragona  eB.enato  d'Angiò,  ambedue 
pretendenti  a  quella  corona,  e  dove  colla 
sua  industria  e  autorità  oltenneil  brama- 
to iiiìe,  quantun(jue  per  breve  tempo,  i 
due  principi  nuovamente  sostenendo  col- 
le armi,  uniti  a'ioro  seguaci,  le  proprie 
lagioni.  Neh 443  <'lteniie  il  vescovato  di 
Palestrin.i,  divenne  decano  del  sagro  col- 
legio, [)eiiiten7,ierc  maggiore,  protettore 
dell'ordino  agualiniauo,  e  iimunuistralo- 


228  T  A  G 

re  delle  chiese  di  Leone  e  di  Oria.  Dopo 
essere  intervenuto  al  conclave  per  l'eie- 
zione di  Nicolò  V,  compì  con  gran  ripu- 
tazione nel  1449  "1  R-Oiiia  il  periodo  dei 
suoi  gioini,  e  rimase  sepolto  nella  chiesa 
di  s.  Agostino,  nella  cappella  di  s.  Nicolò 
daToIenlino,dove  al  destro  lato  della  me- 
desima si  vede  la  sua  elhgie  leggeimenle 
scolpita  in  pietra,  e  collocata  nell'e>>tre- 
initii  della  parete  presso  all'altare,  con 
isciizione  in  versi  leonini. 

T  AG  LI  A  FÉ  R  Pietro,  Cardinale. De- 
Dominato  della  Chapelle  nella  IMarca  di 
Linioges,  per  essere  nato  nel  castello  0- 
inonimo  feudo  di  sua  casa,  da  un  padre 
che  dicesi  pervenne  all'età  di  i  20  anni.  Nel 
1270  fu  professore  di  leggi  in  Orleans, 
dove  si  crede  che  avesse  a  discepolo  Ber- 
trando poi  Clemente  V.  Fatto  preposto 
d  Eyrnoutiers  nella  diocesi  diLimogese 
poi  canonico  di  Parigi,  nel  i  2C)2  divenne 
vescovo  di  Carcassona.  Filippo  IV  re  di 
Francia  nel  1  2g5gli  aflìdò,  con  altri  sog- 
getti qualificati,  l'esecuzione  delle  condi- 
zioni della  pace  stabilita  Ira  lui  e  il  fratel- 
lo Callo  contedi  Valois,  e  Ira  Giacomo 
Il  re  d'Aragona  e  Giacomo  II  re  di  Ma- 
iorca. Lo  stesso  Fdippo  I V  gli  donò  gra- 
ziosamente 16,000  lire  piccole  lurouesi, 
ili  cui  era  debitore  alla  regia  camera  il 
cardinal  Dortlis,  già  vescovo  d'Alby  e  poi 
di  Puy.  Nel  1298  fu  trasferito  alla  chie- 
sa di  Tolosa,  eda'iS  dicembre  1  3o5  Cle- 
mente Vad  istanza  di  Filippo  IV  in  Lio- 
ne lo  creò  cardinale  prete  ili  s.  Vitale,  o 
di  S.Apollinare o di s.  Prassede,  enei  1  3o6 
vescovo  di  Palestrina.  Ebbe  commissio- 
ne dal  Papa  di  formare  in  Poitiers  il  pro- 
cesso a'cavalieri  templari,  il  quale  fu  poi 
da  lui  esibito  nel conciliogeneraledi  Vien- 
na; oltre  a  ciò,  con  altri  cardinali  fu  de- 
putato per  i.°  giudice  nella  controversia 
the  ardeva  aQÌÌ'ovà'nie  francescano,  in- 
torno al  volo  di  povertà  ;  raa  non  potè 
nulla  decidere  per  essersi  malato,  onde  gli 
fu  sostituito  il  cardinal  Fredoli.  Ivibbri- 
cò  una  collegiata  nel  luogo  di  sua  nasci- 
ta, ma  uou  ebbe  la  coDSoIazioutj  di  veder- 


T  A  G 
la  compita,  perchè  prevenuto  dalla  mor- 
te in  Avignone  nel  i  3  i2,oconje  altri  vo- 
gliono nel  suo  feudo  di  Cha|)elle,  edivi 
restò  sepolto  in  nobile  ed  elegante  avello 
posto  in  mezzo  al  coro  della  chiesa  da  lui 
edificata,  con  elogio  in  versi  barbari  leo- 
nini. 

TAGLIA  VI  A  Pietro,  CmZ/na/e.D'A- 
ragona  e  nato  in  Palermo  dalla  nobilis- 
sima prosapia  de'conti  di  Castelvetrano  o 
Castelvecchio  e  Terranova,  [)er  l'esimie 
sue  virtù  e  rari  talenti  fu  promosso  nel 
1537  da  Paolo  Ili  al  vescovato  di  Gir- 
gentijdal  quale  sul  fine  deli 544  venne 
trasferito  a  quello  della  propria  patria, 
dove  celebrato  il  sinodo  diocesano,  seppe 
con  bel  modo  unire  insieme  impareggia- 
bile modestia,  incorrotta  giustizia,  fedel- 
tà sincera,zelo  infaticabile  e  singolare  ma- 
gnificenza. Si  trovò  al  conciliogeneraledi 
Trento,  dove  un  giorno  ginocchioni  e  co- 
gli occhi  versanti  lagrime,  gli  riuscì  di 
quietare  la  C(jntroversia  insorta  tra'car- 
dinali  Madrucci  e  Monte.  Quest'ultimo 
divenuto  Giulio  III,  conosciuta  la  spec- 
chiata prudenza  e  l'integrità  del  degno 
prelato,  a  istjiiiza  di  Carlo  V  a'22  dicem- 
bre i  5  j3  lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Ca- 
listo. Divise  questo  porporato  le  sue  ren  - 
dite  tra'poveri,  de'quali  si  mostrò  padre 
e  protettore,  allorquando  singolarmente 
al  governo  spirituale  di  sua  chiesa  gli  fu 
aggiuntoli  temporale  di  viceré  di  Sicilia 
su'principii  deli5?7,da  Filippo  II  re  di 
Spagna,  che  pure  lo  nominò  alla  pingue 
abbazia  de'ss.  Pietro  e  Paolo  il'Italia,  e  gli 
fece  dare  parecchie  migliaia  di  scudi,  on- 
de supplire  alle  spese  necessarie  per  la 
nuova  carica,  e  lo  sgravò  da  alcune  tasse 
solite  a  pagarsi.  Dopo  essere  intervenu- 
to al  conclave  di  Paolo  IV,  essendo  sta- 
to assente  da  quello  di  INLarcello  II,  com- 
pì la  sua  vita  edificante  edesemplare,con 
pia  e  tranquilla  morte  nel  i  558  in  Paler- 
mo, e  fu  sepolto  nella  chiesa  della  Madon- 
na, in  un  avello  di  marmo  sostenuto  da 
due  leoni  senza  iscrizione,  la  quale  poi  fu 
supplita  ueli  7o(i  con  molla  eleganza  dal 


T  A  G 
can.  Alessandro  Guarrasi.  A'iiportali  e- 
logi  si  deve  aggiungere,  che  il  cnriliiiale 
fu  pure  mirabile  per  attività  ne'giandi  af- 
rari,assiduo  nelle  flitiche, integro  ue'costu- 
mi  e  di  profonda  umiltà.  La  sua  carità  po' 
bisognosi  fu  tale,  che  non  riteneva  per  se 
slesso  se  non  quanto  eragli  di  precisa  ne- 
cessità.Avendo  un  gioì  no  li  maestrodi  ca- 
sa negato  d;ire  io  soldi  a  un  povero  per 
suo  ordine,  adducendo  per  iscusa  non  es- 
servi denaro,  vedendo  il  cardinale  nel  dì 
seguente  a  tavola  un  gran  pesce,  ne  do- 
mandò ilcosto, ed  essendogli  risposto  200 
soldi,  sorpreso  ilcardiualedi  sì  lauta  men- 
sa, mentre  erano  stati  negati  1  o  soldi  a  un 
povero,  in)DJediatamente  fece  portare  il 
pesce  all'ospedale,  per  sollievo  degl'in- 
fermi. 

TAGLIA  VI  A  Simone  0  Simeone,  Car- 
dinale. De' duchi  di  Terranova,  nacque 
nel  castello  di  Veziano,  feudo  di  sua  casa, 
nella  diocesi  di  Warzara  in  Sicilia,  e  ni- 
pote del  precedente.  Condotto  da  fanciul- 
lo in  Ispagiia,  si  applicò  con  incredibile 
ardore  nell'università  d'Alcalà  d'ilenares 
allo  studiodelle  lettere  e  dellescienze,clie 
accompagnò  con  una  singoiar  modestia, 
prudenza  e  gravità  di  costumi.  Ottenuta 
ivi  la  laurea  nelle  filosofiche  e  teologiche 
facoltà,  in  riguardo  del  padre  che  essen- 
do ambasciatore  del  re  di  Spagna  alla 
dieta  di  Colonia,  ad  insinuazione  di  Gre- 
gorio XIII  avea  promosso  e  favorito  con 
tanto  zelo  l'autorità  e  i  diritti  della  s.  Se- 
de, che  maggiori  non  potè  dimostrare  lo 
stesso  nunzio  pontificio,  il  detto  Papa  ai 
1  2  dicembre i583,di  33  anni  lo  creò  car- 
dinale diacono  o  prete  di  s.  INIaria  degli 
Angeli.  L'ingenuilà  de' suoi  sentimenti, 
l'amore  per  la  verità,  la  mirabile  pruden- 
za, il  zelo  ardente  per  la  religione,  lo  re- 
sero degno  della  stima  non  meno  de'l'a- 
pi  che  de're  di  Spagna.  Tale  fu  l'afletto 
e  il  concetto  che  ne  aveaLlbano^'ll,  che 
lo  volle  presso  di  se  nel  Vaticano  ,  e  lo 
incaricò  de'principali  affari  del  governo 
temporale  e  s[)iriluale;  altrettanto  leie 
Gregorio  XlVj  che  lo  trattò  colla  più  iu- 


T  A  H  2:?9 

lima  confidenza,  talvolta  recandosi  nelle 
sue  stanze  quotidianamente  o  ogni  due 
giorni,  per  consultarlo  ne'negozi  più  ar- 
dui. Clemente  Vili  neliGoo  lo  nominò 
legato  a  chiudere  la  Porla. "santa  [P\)  del- 
la basilica  Lateranense,in  assenza  del  car- 
dinal arciprete,  e  nel  1 6o3  lo  fece  vesco- 
\o  di  Sabina.  ìNelle  congregazioni  cardi- 
nalizie a  cui  appartenne,  si  acquistò  sin- 
golare riputazione  di  veritiero, dotto, pio 
e  giusto.  Di volissimo  della  1j.  Vergine, of- 
frì preziosi  doni  al  santuario  di  Loreto, 
e  molto  contribuì  per  abbellire  e  ornare 
la  cappella  di  s.  Tommaso  d'Aquino  in 
esso  eretta;  oltre  l'aver  compai  lilo  con- 
siderabili benefizi  alla  cliiesa  della  iMa- 
donnn  di  Costantinopoli  di  iloma,  chede- 
scrissi  a  Sicilia,  ed  alla  quale  lasciò  un 
legalo  di  5ooo  scudi.  Vacata  frattanto  la 
chiesa  di  Palermo,  mentre  si  voleva  a  lui 
conferire,  la  morte  Io  rapì  in  Roma  nel 
iGo4,di  54  anni,  dopo  essere  intervenu- 
to al  conclave  ili  Sisto  V  e  de'4  suoi  suc- 
cessori. Ebbe  sepoltura  nella  chiesa  diGe- 
sù  senza  alcuna  memoria,  e  non  già  nel- 
la cappella  del  ss.  Salvatore,  come  pre- 
lese Speiandio  nella  Sabina  sacra. 

TAGORA.Sede  vescovi  le  della  Numi- 
dia,  ch'ebbe  a  vescovi:  Santippo  del  4oi, 
ricordato  da  s.Agoslinonell'A/>'/'>^59;Po- 
stumianoche  fu  nel4i  ralla  conferenza  di 
Cartagine,  e  Timoteo  che  per  sostenere  le 
verità  cattoliche  venne  nel  4^4  esiliato 
da  Unnerico  re  de'vandali  acerrimo  ne- 
mico de' cattolici  e  fautore  de' donatisti. 
Morcelii,  Jfr.  dir.  t.i. 

TAGORA.  Seàe  vescovile  della  pro- 
vincia Proconsolare  d'Africa,  il  cui  vesco- 
vo Restituto  si  trovò  nel  4'  1  al'a  confe- 
renza di  Cartagine.  Morcelii,  y///-. r/;/-.  t.  r. 

TAHAL.  Sede  vescovile  della  provin- 
cia di  Beth-Garme  nella  diocesi  de'caldei, 
situata  a'confini  di  Persia,  che  vuoisi  pa- 
tria di  Xenaia  o  Filosseno  capo  de'  ino- 
/io//.v///.che  occupò  la  sede  di  Gerapoli.Ne 
fu  vescovo  DanieleTabonitaauloie  della 
/  i(ti  (lì  x.  Isacvo  di  Ninivc.  e  d'alcuni  al- 
tri scritti  sulla  s.  Scrittura.  Oriins dir.  t. 


23o  T  A  I 

2,  p.i33G.  Non  si  deve  confondere  colla 
sede  di  Taha-il-Aniudiii  o  Teodo^ia  nel- 
l'Egitto, e  residenza  d'un  vescovo  copto. 
TA1DE(s.),  penitente.  Viveva  in  Egit- 
to circa  la  metà  del  IV  secolo.  Era  slata 
allevata  nella  religione  cristiana,  ma  l'a- 
more della  voluttà  e  il  desideiio  d'un  in- 
fame guadagno  la  trassero  in  un  abisso  di 
corruzioiie;quindi  abusando  nella  sua  bel- 
lezza, del  suo  ingegno  e  di  alcune  altre  do- 
ti, si  diede  pubblicamente  alla  prostitu- 
zione. S.  Pafuuzio  anacoreta  della  Tebai- 
de  recossi  a  visitarla,  colla  speranza  di  ri- 
trarla  dalle  vie  del  peccalo;  ed  infatti,  al- 
le esortazioni  e  a'  rimproveri  del  santo, 
Taide  colpita  da  dolore  de'  suoi  falli,  si 
gettò  a'di  lui  piedi,  e  struggendosi  in  la- 
grime lo  pregò  di  supplicare  Iddio  alfin- 
chè  le  usasse  niisericordia,  e  d'  imporle 
quella  penitenza  che  giudicasse  conve- 
niente, promettendo  di  eseguire  quanto  le 
prescrivesse.  Pafnuzio  le  indicò  il  luogo 
del  suo  ritiro,  e  ritornò  alla  propria  cel- 
la. Onde  riparare  allo  scandalo  che  avea 
dato,  Taide  dato  di  pìglio  a  tutto  ciò  che 
avea  ammassato  colie  sue  colpe,  gellollo 
nella  strada  e  vi  diede  fuoco,  invitando  i 
complici  delle  sue  dissolutezze  ad  imitar- 
la nel  suo  sagrifizio  e  nella  sua  peniten- 
za. Si  recò  poscia  da  Pafnuzio  ,  il  quale 
la  condusse  in  un  monastero  di  donne,  e 
la  rinchiuse  in  una  cella,  sulla  cui  porta 
pose  un  suggello  di  piombo,  come  se  quel 
luogo  dovesse  servirle  di  tomba.  Racco- 
mandò alle  sorelle  di  portarle  ogni  gior- 
no per  suo  nutrimento  un  poco  di  pane 
e  di  acqua,  e  ordinò  a  lei  d'implorare  la 
misericordia  divina  ripetendo  queste  pa- 
role: "  O  voi,  che  mi  avete  creata,  abbia- 
te pietà  di  me".  Ella  continuò  sempre  a 
fare  questa  preghiera,  che  accompagna- 
va con  molte  lagrime,  non  osando  chia- 
mare Iddio  suo  padre,  perchè  avea  me- 
ritato co'suoi  peccati  di  perdere  la  qualità 
di  sua  figlia.  In  capo  a  tre  aimi  s.  Pafnu- 
zio andò  a  trovare  s.  A,ntonio,  per  chie- 
dergli se  Taide  avea  fallo  penitenza  suf- 
ficiente per  essere  riconciliata  e  ammes- 


T  A  J 

sa  alia  comunione.  Convenutisi  amendue 
di  consultare  s.  Paolo  il  ScriipUcr,  e  pas- 
sata con  esso  la  notte  in  orazione,  la  mat- 
tina il  medesiuìo  loro  disse,  che  Iddio  a- 
vea  preparato  un  posto  su  incielo  a  quel- 
la [)cnilente.  Pafnuzio  andò  dunque  ad 
aprirle  la  cella,  e  ad  annunziarle  che  la 
sua  penitenza  era  finita.  Taide,  spaventa- 
ta dai  giudizi  di  Dio,  e  giudicandosi  in- 
degna d'essere  associata  alle  caste  spose  di 
Gesù  Cristo,  domandava  di  rimanere  rin- 
chiusa nella  sua  cella  fìu  che  vivesse,  ma 
Pafnuzio  non  glielo  permise.  Iddio  soddi- 
sfa ito  del  suo  sagrifizio,do  poi  5gioruichia- 
molla  all'eterna  beatitudine.  Ella  è  ono- 
rata in  diversi  giorni  ne'martirolo^  del- 
l'occidente, e  la  sua  festa  è  indicata  agli 
8  d'ottobre  nel  menologio  de'greci. 

TAITI  o  TAHITI.  /  .  il  voi.  XLVIII, 
p.  24g,  sSg  e  260,  come  Vicariato  a- 
postolico  dell'  Oceania. 

TAJA  Flaminio,  Cardinale.  Patrizio 
sanese,  datosi  per  tempo  allo  studio  della 
giurisprudenza,  si  condusse  in  Roma  ad 
esercitarvi  l'avvocatura.  Ammesso  quin- 
di dal  concittadino  Alessandro  VII  tra  gli 
avvocati  concistoriali,  passò  poi  nel  tri- 
bunale della  rota,  in  cui  nel  corso  di  pa- 
recchi anni  die  manifesti  segni  d'integri- 
tà e  dottrina,  egli  meritarono  la  carica 
di  reggente  della  penitenzieria.  Innocen- 
zo XI  volendo  decorare  della  dignità  car- 
dinalizia un  uditore  di  rota,  com'era  co- 
slume  nelle  numerose  promozioni,  scelse 
il  prelato  ch'era  divenuto  decano  del  suo 
tribunale.  Avendo  ormai  80  anni,  si  ap- 
parecchiava più  alla  tomba,  che  alla  por- 
pora, per  cui  supplicò  vivamente  il  Papa 
a  degnarsi  di  desistere  dalla  presa  riso- 
luzione, per  mezzo  di  ragionato  memo- 
riale, in  cui  co'piili  validi  argomenti  trai- 
ti dalla  storia  sagra  e  profana,  dalla  teo- 
logia e  dalla  giurisprudenza,  rappresen- 
tò le  ragioni  e  i  molivi  che  lo  induceva- 
no a  ricusare  il  cardinalato.  Questa  ei  u- 
dilissima  lettera,  piena  di  autorità  della 
Scrittura  sagra  e  de'Padri,  si  può  leggere 
nella  Raccoila  delle  lellere  memorabili 


T  A  L 

fli  Biilifon  a  p.  1 1,  e  nel  Guarnacci,  T'i- 
tne  Pontlficum  et  Caidinnliuni,  t.  i,  p. 
I  5g.  Tulio  però  fu  indarno,  poicliè  In- 
nocenzo XI,  Termo  nella  presa  risoluzio- 
ne, il  I. "settembre I  G8  I  locreò  canlinale 
prete  di  s.  Maria  della  Pace,  dignità  die 
com'egli  avea  preveduto  appena  godè  i  3 
mesi,  morendo  in  Roma  neh  682,  di  82 
anni.  Fu  sepolto  in  detta  titolare,  dove 
nell'ingresso  del  baltislerio,  sottoun  me- 
daglione espiimente  l'enigie  del  cardina- 
le, si  legge  r  onorevole  epilafilo.  Men- 
tre egli  colla  voce  con  chiarezza  mani- 
festava le  sue  idee,  in  iscritto  era  oscu- 
ro, comesi  ravvisa  nelle  sue  decisioni  ro- 
tali. 

TALAMOoTHALAMO.Sede  vesco- 
vile della  6.^  provincia  d'Acliea  o  Eliade, 
nella  diocesi  dell'Illiria  orientale,  esarca- 
to di  IMacedonia,  sotto  la  metro ;)oli  dlLa- 
cedemone  o  Lacedemonia,  lo  slesso  che 
Brcslciic  (7  .).  Talamo,  Thalnnìc/i.  è  li- 
ra un  titolo  vescovile  in  partiints  di  dello 
arcivescovato  similmente  in  partibusxhe 
conferisce  la  s.  Sede. 

TALAPTA  o  TALAPTULA.  Sede 
vescovile  della  provincia  Bizncena,  della 
metropoli  d'Adrumeto.  Ne  furono  vesco- 
vi: Daziano  donatista,  che  fu  nel  4  '  •  all'i 
conferenza  di  Cartagine;  Vinitore  catto- 
lico e  perciò  esilialo  nel  484  ^Ij'  Unne- 
rico  re  de'vandali,  per  essersi  opposto  a- 
gli  errori  de'donalisti;Slefano  sottoscrisse 
la  lettera  mandata  dal  concilio  Rizaceno 
nel  646  a  Costantino  Angusto  figlio  d'E- 
raclio, contro  le  novità  de'  moooteliti. 
IMorcelli,  yijr.  dir.  l.  i. 

TALASSIO  (s.),  Solitario.  A'.  Limneo 
(s.). 

TALASIO,  Cnrcìinnle.Y\oY\  nel  pon- 
tificato di  s.  Gregorio  ili  del  731,  del  ti- 
tolo presbiterale  di  s.  Maria  in  Traste- 
vere 0  di  s.  Calisto. 

TALBOR  A.  Sede  vescovile  della  Car- 
taginese Proconsolare,  nell'  Africa  occi- 
dentale, delia  metropoli  di  Cartagine.  Di 
presente  Talbora,  T(ilì<nrriì.  è  mi  titolo 
vescovile ?///;<7;7/7'»"i';Comprcso  nell'egna- 


T  AL  23 I 

le  arcivescovato  di  Cartagine,  che  si  con- 
cede dal  Papa. 

TALELEO(s.),  solitario.  Viveva  san» 
Inmente  in  ('ilicia  verso  l'anno  4 80, e  per 
darsi  interamente  n  Dio  ^i  ritirò  sopra  n- 
na  montagna  di  Siria  presso  la  città  di 
Gabales.  Ivi  passò  10  anni  rinchiuso  co- 
me in  una  gabbia  di  legno,  ov'era  tanto 
list  retto  che  non  pntea  slare  in  piedi.  Ve- 
dutolo Teodoreto  in  queslo  stalo,  lo  in- 
terrogò peichè  avesse  scelto  un  tal  gene- 
redi  vita;  al  che  egli  rispose:  >•  lo  punisco 
il  misero  mio  corpo,  alUnchè  vedendo  Id- 
dio quello  ch'io  sofiropc'miei  peccali,  n)e 
li  perdoni,  o  almeno  scemi  il  rigore  degli 
smisurati  tornicnli,a'fpiaIi  homerilalodi 
essere  dannato  nell'altra  vila".  Tanto  ri- 
porta il  Butler  sotto  il  giorno  27  febbra- 
io, ove  nota, che  Giovanni  Mosco  nel  suo 
Prato  spirituale,  parla  d'im  altro  Tale- 
leo,  parimente  di  Cilicia  ,  ma  anteriore 
d'un  secolo,  e  dice  ch'esso  passò  Go  an- 
ni nella  soli  ludi  II  e,  unica  mente  in  tento  al- 
la preghiera  e  agii  esercizi  della  pili  auste- 
ra penitenza,  piangendo  quasi  continuo 

come  un  altro  Arsenio.  Per  o"ni  istruzio- 

o 

ne  diceva  a  (pielli  che  andavano  a  visi- 
tarlo: »  Piangiamo,  o  fratelli;  questo  tem- 
po non  ci  è  dato  dalla  divina  bontà,  che 
per  far  penitenza.  Miseri  noi,  se  ne  per- 
diamo un  istante!  " 

TALISMANO.  Figiu'a  o  immagine 
scolpila  sopra  una  pietra  o  metallo,  spe- 
cie i\' /liinileio  (T  .).  alla  quale  gli  astro- 
loghi e  ciarlatani  attribuiscono  con  Su' 
pcrstizioiic  (T  .}  \\v\.\i  meravigliose,  eco- 
ine  preservativo  di  Malcficii  (I  .)  ofat- 
luechierie  di  Stregoni  (f^.).  Sidistinguo- 
no  3  sorta  di  talismani:  gli  astronomici, 
che  portano  la  figura  di  qualche  segno  ce- 
leste, coslellazioneopiaueta  con  alcuni  ca- 
ratteri inintelligibili;  i  magici, che  presen- 
tano figure  straordinarie  e  con  molli  su- 
perstiziosi, e  nomi  d'angeli  sconosciuti;  i 
misti, che  sono  composti  di  segni  e  di  no- 
mi barbari.  Tulli  questi  talismani  non 
hanno  ;dcuna  virili  e  non  ponno  servire 
che  a  ingannare  il  popolo  credulo  e  su- 


232  TAL 

perslizioso,  quello  cioè  che  porta  cieca  fi- 
ducia alla  ridicola  figura  de'corni,ciie  pre- 
Unisce  o  coiironde  co' veri  ed  eOìcaci  pre- 
servativi religiosi  che  la  Chiesa  sostiluìa' 
superstiziosi  ;  argomento  e  debolezze  che 
altamente  deplorai  ne'citati  e  altri  artico- 
li. Alcuni  credono  che  Apollonio  di  Tiane 
sia  ili.°  autore  della  scienza  de'talismani; 
altri  allrihuisconorinvenzioneair/s^j-/V/n, 
od  a  Jachi  o  Jachide  che  vivea  sotto  il  re 
egizio  Sennete,  e  perciò  assai  anteriore  ad 
Apollonio.  Presso  gl'idolatri  furono  e  so- 
no comunissimi,  cos'i  tra  que'popoli  che 
sono  acciecati  dalle  superstizioni.  Gli  au- 
lichi  romani  riguardarono  per  talismani, 
e  vi  credevano  collegata  la  salute,  la  glo- 
ria e  la  durata  di  Roma,  il  Palladio  di 
Troia,  gli  Ancilii,e  quegli  altri  enumerali 
e  illustrali  da  Cai\ce\[\ev\,Lesetlccosefa- 
lali  (li  Roma  antica,  e  de'quali  riparle- 
rò a  Tempii  di  Roma.  11  furore  pe'fallaci 
talismani  si  sparse  ancora  tra  parecchie 
selle  di  eretici  cristiani  de' primi  secoli. 
GliarabijSomcuameale  dediti  all'astrolo- 
gia giudiziaria,  dopo  l'invasione de'raori 
nellatV^Wi^^/zrt'.spaisero  i  talismani  per  tut- 
ta l'Europa,  decantandone  i  favolosi  por- 
tentosi elfelti.  Francesco  Placet  priore 
premonslratense  col  trattato:  La  super- 
stizione del  tempo  riconosciuta  da  Tali- 
sma7ii. con^y\\o  (iaffarel  autore  dell'ope- 
ra: C?</'/o.?ztó  inaudite  sulla  scultura  ta- 
lismanica de'j)crsiani. 

TALLEYRAND.  F.  Perigord. 

TALLI  ANTE  Guglielmo,  Cardina- 
le. Nato  in  Francia,  abbracciò  la  vita  re- 
ligiosa nel  monastero  de'  ss.  Facondo  e 
Primitivo  nella  diocesi  di  Lione,  e  fu  in 
tal  credito  presso  s.  Ferdinando  111  re  tli 
Casliglia,  che  lo  scelse  a  precettore  del 
proprio  figlio.  Piacque  a  Innocenzo  1  Via- 
le elezione,  onde  con  due  altri  ragguar- 
devoli soggetti  l'inviò  all'imperatore  Fe- 
derico Il  nemico  della  s.  Sede,  per  otte- 
nere oneste  condizioni  di  pace,  ma  indar- 
no riuscì  la  missione.  Quindi  in  Lione  nel 
dicembre  I  244  lo  creò  cardinale  [irete  dei 
ss.  XII  apostoli,  e  fu  uno  di  quelli  che  per 


TAL 

lai. "volta riceverono  il  cappello  cardina- 
lizio. Col  cardinal  Ugo  di  s.  Caro  fece  In 
solenne  traslazione  del  corpo  di  s.  Zac- 
caria detto  il  protomartire  delle  Gallie, 
nella  città  di  Vienna  del  Delfinato,  dove 
nella  basilica  de'monaci  di  s.  Pietro  fu  o- 
norevolmente  deposto,  concedendo  il  Pa- 
pa indulgenza  plenaria  a  chi  nell'anniver- 
sario confessato  e  comunicalo  ne  visitas- 
se le  reliquie.  Intervenne  al  concilio  ge- 
nerale di  Lione  I,ove  mor\  e  fu  sepolto 
nel  i25o. 

TALMUD  o  THALMUD.  Libro  che 
contiene  il  diritto  civile  e  canonico  degli 
Z^/'/'c?  ('T'^J,  significando  il  suo  vocabolo 
rituale  o  ceremoniah'.  Altri  spiegano  l'e- 
timologia della  parola  Talmud,  per  dot- 
trina o  studio,  poiché  pretendono  gii  e- 
brei  che  contenga  tutta  la  loro  scienza  e 
dottrina,  con  lutto  quello  che  appartie- 
ne alla  legge  divina  ed  umana.  Slimano 
inoltre  gli  ebrei,  che  quanto  si  contiene 
in  questo  libro  sia  una  2.'  legge  data  da 
Dio  a  bocca  a  Mosè,  allorquando  gli  die 
la  legge  scritta,  per  cui  lo  chiamano  Tori\ 
Scehchalpì',0  legge  data  a  bocca.  Dico- 
no che  da  Mosè  fu  insegnata  a  Giosuè, 
e  da  questi  a'70  vecchi  oanziani  d'Israe- 
le, i  quali  la  comunicarono  a'  profeti,  e 
che  successivamente  fa  rivelata  a'rabhini 
con  gran  segretezza,  acciò  i  misteri  che 
contiene  non  fossero  penetrati  e  conosciu- 
ti dal  volgo.  Affermano  gli  ebrei,  che  la 
cagione  per  la  quale  non  fu  scritta  que- 
sta 2.^  legge,  fu  acciò  non  venisse  a  no- 
tizia degli  altri  popoli;  ma  vedendosi  e- 
spulsi  dal  loro  paese  e  dispersi  per  tutto 
il  mondo,  non  potendosi  conservare  tale 
legge  con  tradizione  orale,  si  scrisse  in  li- 
bri per  tenerla  a  memoria.  A  tale  effet- 
to ii  rabbino  Giuda  detto  Rabbenuaca- 
dosCjamicodeirimperatoreAntoBino  Pio, 
compilò  nel  libro  Mlsiuì  in  6  trattali  tut- 
te le  tradizioni, pareri  e  ordini  de'rabbini 
sino  a  lui.  La  Sinagoga-  (ì.)  ricevè  il  li- 
bro verso  l'anno  2  19  della  corrente  era. 
Indi  nel  23o  il  rabbino  lochanan,  che  per 
quasi  80  anni  era  slato  capo  della  siua- 


TAL 

gogacliGerusalemme,commentòilMisnìi 
e  fu  cliiainalo  Talnuul  GcritMiliinitano. 
comechr;  compilato  in  Gerusiileminc.  I\Ia 
non  melilo  credilo,  per  essere  oscuro  e  dif- 
ficile a  capirsi.  Finalmente  i  due  rabbi- 
ni Rabbinà  e  Rab-Asè,in  Babilonia  rac- 
colte tutte  l'esposizioni,  dispute  e  giunte 
falle  al  Misnìi,  unendovi  molli  racconti, 
sentenze  e  delti,  nel  5oo  circa  ne  forma- 
ronocome  un  commento  al  testo  del  ì\Ii- 
snà,  chiamandolo  Talinud  lidhilonico  o 
Cliriiuirà  o  Cciiiarào  Clwinarot.  Altre 
appendici  vi  aggiunsero  Salomone  e  altri 
rabbini,  che  denominarono  Tosa  fai  o  ac- 
crescimenti. Talee  la  stima  che  fanno  gli 
ebrei  in  tutto  il  contenuto  dal  Talmud, 
che  lo  ritengono  per  fondamento  della  re- 
hgioiie  giudaica,  insegnando  i  loro  rabbi- 
ni, che  deesi  prestare  maggior  fede  alla 
dottrina  che  racchiude,  che  all'istessa  s. 
Scvittnnu  ondedopolo  studio  della  Bìh- 
/>/Vri  giovani  passanoa  quello  del  Talmud. 
Qtiesto  infelicemente  famoso  libro  si  com- 
pone principalmente  di  due  parti,  delle 
quali  la  i."  o  testo  si  chiama  Misnà  o  Mi' 
srìiiut,  e  l'altra  che  n'è  come  la  glossa,  il 
ripeto, si  dice  Clw/nai-noCciìiarùoGhc- 
ììiarol.  La  Misnà  è  scritta  in  ebraico  rab- 
binico abbastanza  puro,  nm  con  istile  sì 
conciso  eh  è  difCcile  intenderlo,  a  meno 
che  non  si  conosca  la  materia  di  cui  trat- 
ta la  C»/j('//m/-<),  scritta  in  cattivo  caldai- 
co in  istile  assai  confuso  e  poco  inteso  da- 
gli stessi  ebrei,  i  quali  preferiscono  al  Tal- 
mud di  Gerusalemmequello  di  Babilonia 
più  voluminoso  e  che  meglio  comprendo- 
no, laonde  è  più  divulgato.  Del  solo  testo 
o  Misnà  vi  sono  diverse  edizioni,  ritenen- 
dosi la  più  bella  e  comoda  quella  fatta  da- 
gli ebrei  in  Olanda.  Si  conoscono  altresì 
diverse  edizioni  dell'intero  Talmudjla  più 
ricercata  e  rarissima,  perchè  gli  ebrei  di 
Levante  ne  comprarono  la  maggior  par- 
te degli  esemplari,  è  l'edizione  di  Vene- 
zia cominciata  nel  i52o  da  Bomberg  in 
12  volumi.  Non  vi  ha  scrittore  israelita 
che  l'abbia  ancora  \ollo  in  alcuna  lingua 
europea,  bensì  Coen  ne  pubblicò  alcuni 

VOL.   LXXU. 


TAL  233 

squarci  in  francese. Altri  qualificano  ilTal- 
mud,  collezione  di  dialoghi, controversie, 
tradizioni,  discettazioni  sulla  religione  e 
la  morale  giudaica  :  dividendolo  in  due 
parti distinte,chiamaDO la  i.' Alaclia,}^i-Q- 
cetti  e  insegnamenti, riguardando  questio- 
ni di  diritto,  di  polizia,  di  ceremonie  e  di 
rito;  chiamano  la  2."  A^dda,  narrazioni 
e  racconti,  ed  è  una  raccolta  di  massime, 
frale  quali  visonodelle  buone  e  deilecat- 
tive.  1  soli  giudei  di  Polonia  e  di  Russia 
considerano  ancora  il  Talmud  comecodi- 
ce.  Il  Talmud  inoltre  contiene,  non  solo 
raeschi  ne  stra  vaga  nze,favole  ridicole  e  feti - 
sita  manifeste  riguardanti  la  storia  e  la 
cronologia,  ma  anche  dcU'empietà  e  orri- 
bili bestemmie  contro  la  legge  divina,  la 
religione  di  Gesù  Cristo,  la  B.  Vergine 
Maria,  e  di  odio  contro  i  cristiani. Si  poa- 
no  leggere  in  Sisto  di  Siena,  Bi/dioikeca 
Paliuiìì,  1. 1 4>  lib.  2;  in  Genebrardo,  Bi- 
ìilinth.  lib.  2  e  3;  in  Bartolocci,  Bibliot. 
Rabbinica;  nel  p.  Cherubino  di  s.Giusep- 
pe,  Bibliot.  cULla  crilica  sagra,  l.  3;  ia 
Buxlorf,  Bibliot.  Rabbinica;  in  Medici , 
Riti  e  costumi  degli  ebrei  coiifntati,  cap. 
6,  Del  Talmud  degli  ebrei.  R.  Maimoni- 
de  nel  suo  Compendio  del  Talmiid,èsl\~ 
malo  più  del  Talmud  stesso,per  essere  fat- 
to con  molto  discernimento,  e  perchè  ri- 
sparmia la  pena  di  leggere  una  quantità 
d'impertinenti  narrazioni, delle  quali  ri- 
dondano le  tradizioni  de'rabbini  compi- 
late nel  Talmud.  Sono  chiamati  Talmu- 
disti coloro  tra  gli  ebrei  che  insegnano 
le  tradizioni  contenute  nel  Talmud.  Pel 
complesso  dell'empietà  contenute  in  que- 
sto ri  prò  ve  vole  e  pesti  lenziaIelibro,fu  eoa- 
dannato  severamente  da  molli  Papi,  vie- 
tata la  ritensione  e  lettura  sotto  gravi  pe- 
ne, anche  agli  ebrei  sudditi  pontificii,  e 
lo  fecero  divampare  colle  fiamme  e  ar- 
dere. Il  j  ."a  condannarlo  e  riprovarlo  fu 
Gregorio  IX  nel  i  23o;indi  Innocenzo  IV, 
esortando  colla  bolla  Inipia  judaeoruniy 
de'c)  maggio  i  244,  BulLlvìm.  t.3,p.  2()8, 
il  re  di  Francia  s.  Luigi  IX  a  fare  abbru- 
ciare nel  suo  regno  il  Talmud,  dà  la  no*. 
16 


2  34  T  A  M 

rione  di  questo  libro,  dicendo  che  gli  e- 
hrei,  ommissis  scu  coiUcvìplis  Icf^c  3To- 
saica  etProphctìs,  qnnsdaììi  tradì lioncs 
sunrutn  scuiorimi  scniiuìititr  ....  Quae 
Thalmud  hehrnìcc  nunniprintìir,  ci  ma- 
gnus  lil)cr  est  apiid  eos,  cxcedens  Tex- 
tìim  lìihlìae  in  iinmenxuìii,  in  quo  siint 
blaspjicnìiac  in  Dcìim,  et  Christian  i-jiis, 
acB.  T  irgincni  manifcstac,  intricabilcs 
faììidac.aìiusioni s  crvonvacac  stullitiae 
inaudilac.W  cardinal  Ottone  (f'.J  (\i  Ca- 
stelridolfo  legato  dMnnocenzo  IVa  s. Lui- 
gi IX,  terminò  l'esame  del  Talmud,  che 
venne  formalmente  condannato,  egual- 
mente inveirono  contro  il  Talmud  i  Pa- 
pi Clemente  IV  deli  265,  ed  Onorio  IV 
del  1285.  L' annalista  Rinaldi  all'anno 
i320,n.°24,iaccontacome  Papa  Giovan- 
ni XXII  prese  la  protezione  degli  ebrei, 
nellaGuascogna  perseguitati  àa' pastorel- 
li eretici,  e  concesse  loro  diversi  benefizi, 
ma  insieme  fece  bruciare  il  Talmud.  Nel 
I  554  Giulio  III  col  breve  Cian  sicut.  dei 
29  maggio,  Bull.  cit.  t.  4)  par.r,  p.  Sog, 
diretto  all'episcopato  di  tutto  il  mondo, 
vietò  severamente  agli  ebrei  di  conserva- 
re presso  di  loro  il  Talmud,  contro  il  qua- 
le si  scagliò  pure  Paolo  IV  nel  i  55c).  Po- 
co dopo  s.  Pio  V  fece  bruciarne  20,000 
esemplari.  Arche  Gregorio  XIH  lo  dete- 
stò, incaricando  il  dotto  agostiniano  Ada- 
manzio  a  tradurre  e  correggere  il  Tal- 
mud, ma  egli  mori  prima  di  compiere  il 
lavoro. Clemente  Vili  nna!mente,non  so- 
lamente fece  bruciai'e  il  Talmud  in  Cre- 
mona, ma  colla  bolla  Cum  hebraeorwn, 
de'28  febbraio  1.592,  Bull.  cit.  t.  5,  par. 
I ,  p.  4^8,  confermò  tutto  il  decretato  dai 
predecessori  contro  il  sagiilego  libro,  nuo- 
vamente proibendo  agli  ebrei  di  ritenere 
e  leggere  il  Talmud  e  altri  simili  libri  con- 
taminati da  iniquità,  rivocando  tutte  le 
licenze  accordate. 

TAMA.  Sede  vescovile  d'Egitto  presso 
il  Nilo,  della  quale  fu  vescovo  fr.  Anto- 
nio de  Garay  di  Burgos  francescano, che 
dopo  20  anni  rinunziò  neh  5 14.  Vadin- 
go,  Annal.  t.  8,  p.  2  i  q. 


T  A  M 

TAMADA.Sede  vescovile  d'Africa, for- 
se della  provincia  Tingitana  0 della  Mau- 
ritiana  Cesariense,  di  cui  essa  faceva  par- 
te, e  perciò  sotto  la  metropoli  di  Giulia 
Cesarea.  Ebbe  a  vescovi,  Donalo  che  nel 
4  I  ico'donatisti  intervenne  alla  conferen- 
za di  Cartagine,  e  Romano  nel  484  esi- 
liato da  Uimerico  re  de'  vandali,  perchè 
in  quella  de'donalisli  ricusò  sottoscrive- 
re i  loio  errori.  Morcelli,  Jfr.  chr.  1. 1. 

TAM A  GPvIoTAÌVlAGRlDE.Sede  ve- 
scovile della  Rlauritiana  di  Sitifi  nella  me- 
tropoli di  tal  nome,  di  cui  i  vescovi  Pri- 
mulo  fu  nel  4i  i  alla  conferenza  di  Car- 
tagine, e  Clemente  in  quella  del  484  per 
sostenere  1  puri  dogmi  venne  esiliato  dal 
re  de'  vandali  Unnerico.  Morcelli  ,  Àfr. 
chr.  t.   I. 

TAMALLEN.  Sede  vescovile  della 
provincia  Bizacena  nella  metropoli  d'A- 
drumeto.Giegorio  suo  vescovo  fu  nel  4  '  i 
allo  conferenza  di  Cartagine,  mentre  in 
quella  del  484  altro  Gregorio  per  oppor- 
si a'donatisti  venne  esiliato  da  Unnerico 
re  de' vandali.  Morcelli,  Jfr.  chr.  t.    i. 

TAMALLUMAoTAMAMALLA.se- 
de  vescoviledella  provincia  Mauritiana  di 
Sitifi  e  dell'ouionima  metropoli,  il  cui  ve- 
scovo Rullno  nel  484  f"  esiliato  da  Un- 
nerico re  de' vandali  fautoie  de'donalisti. 
Morcelli,  Jfr.  chr.  t.    1. 

TAMALLUMAoTURRIS  TAMAL- 
LAMENSIS.  Sede  vescovile  della  piovin- 
cia  Bizacena  nella  metropoli  d'Adrume- 
to,ilcui  vescovo  Habetdeus  fu  esiliato  dal 
re  de'vandali  Unnerico,  per  aver  negato 
sottoscrivere  l'erronee  proposizioni  de'do- 
natisti  nella  conferenza  di  Cartagine  del 
484.  Morcelli,  Àfr.  chr.  t.  i. 

TAMASCANIA.  Sede  vescovile  della 
Mauritiana  di  Sitifi  nell'Africa  occidenta- 
le, nella  metropoli  di  Sitifi.  Ebbe  a  vesco- 
vi Donato  che  si  trovò  nel  4 1  '  alla  con- 
ferenza di  Cartagine, ed  Onorato  nel  484 
esiliato  da  Unnerico  re  de'vandali  sicco- 
me fedele  a'  dogmi  cattolici.  Morcelli, 
Afr.  chr.  t.  I . 

TAMASSO,  Thaìnassus.S<ààc  vesce- 


T  A  INI 

vile  ileirisoln  rli  Cipro  nel  patriarcato  di 
A  nliocliia,  sotto  la  metropoli  prima  iliSa- 
lamiiia  e  poi  di  Nicosia,  eretta  nel  secolo 
I,  e  non  nel  IV  come  vuole  Comman  vil- 
le. Questi  la  pone  tra  Nicosia  e  Famago- 
sta,  la  quale  portò  anelici  nomi  di  Stild- 
tniiui  Q  Tluinid'^sns.  L'antica  città  situala 
nell'interno  dell'isola, fu  rinomata  pe'suoi 
metalli. L'apostolo  s. Barnaba  recatosi  per 
la  2.'  volta  nell'isola  di  Cipro,  vi  stabin 
la  sede  vescovile,  e  per r. "vescovo  nomi- 
nò Eraclide,  di  cui  fa  menzione  il  meno- 
logio  de'greci  a'27  settembre.  Mirone  o 
IVI  irò  che  gli  successe  è  nel  medesimo  mar- 
tirologio annoverato  tra'martiri:  i  cipriot- 
ti  celebrano  la  festa  d'ambedue  in  detto 
giorno.  Ticone  nel  38  i  assistè  air. "con- 
cilio generale  di  CoslatUinopoli,  ed  Epa- 
froditofu  a  quello  di  Calcedonia  nel  4"^  '• 
Oricnsrhr.  t.  ?.,  p.  i  o*)8.  Tamasso,  T'ha- 
mnsxriì,  è  ora  un  titolo  vescovile  in  par- 
//7>»?dell'eguale  arcivescovato  di  Nicosia, 
che  conferisce  la  s.  Sede,  e  Gregorio  XVI 
a'  i()  maggio  184^3  nominò  vescovo  di  Ta- 
masso e  vicario  apostolico  del  Madore  il 
p.  Alessio  Canoz  gesuita,  e  lo  è  tultoia. 

TAINLVTENA.  Sede  vescovile  dell'A- 
frica della  ÌMauritiana  di  Sitili,  e  della  me- 
tropoli dello  slesso  nome,  il  vescovo  del- 
la qualeTeodoro  sottoscrisse  la  lettera  dal 
concilio  Cizaceno  nel  G46  manrlata  a  Co- 
stanlino  Augusto  figlio  d'Eraclio,  contro 
i  monoteliti.  Morcelli,  ^Ifr  cìir,  t.  r. 

TAMAZA  oTAi\iAZÙCA.Sede  vesco- 
vile della  Mauritiana  Cesariense,  sotto  la 
metropoli  di  Giulia  Cesarea,  il  cui  vesco- 
vo IJaciano  donatista  nel  4'  '  Inaila  con- 
ferenza di  Cartagine,  e  Lucio  vescovo  cat- 
tolico,per  essersi  opposto  in  quella  del484 
a'settari  donatisti, fu  esiliato  da  Unnerico 
re  de'  vandali.  Morcelli,  Afr.  dir.  t.    i. 

TA:MDEA  o  TAMBALA.  Sede  vesco- 
vile della  provincia  Dizacena  nella  metro- 
poli d'Adiiimeto,  ebbe  per  vescovi;  Se- 
cundiano  che  fu  al  concilio  di  Cartagine 
nel 2  55;Gemel  io  oGemel lo  donatista, uno 
de'membri  del  concilio  diCabarsussa;  So- 
palio  che  trovossi  alla  conferenza  diCar- 


T  A  M  235 

fagine  nel  4'  '5  Servusdei  mandalo  in  e- 
silio  dal  re  de'vandali  Unnerico  per  nou 
aver  aderito  a'donatisti  nel  4"^  i-  Morcel- 
li, Afr.  dir.  t.  I. 

TAM130W,  Tnnìhovin.C\llli  vescovi- 
le di  Russia  in  Europa,  capoluogo  di  di- 
stretto e  di  governo,  a  q5  leghe  da  Mosca 
e  sulla  sponda  sinistra  della  Tzna.  E  cin- 
ta di  fosse  e  divisa  dallo  Studenetz  in  due 
parti,  di  cui  la  più  ragguardevole  è  la  de- 
stra, e  possiede  i  principali  edifizi  pubbli- 
ci. Ha  I  3  chiese,  il  seminario,  il  concisto- 
ro, due  monasteri  uno  di  monaci  e  l'al- 
tro di  monache,  scuola  di  cadelti  e  scuo- 
la centrale.  Sei\e  di  manifilturedi  panni, 
fa  commercio  attivo  con  Alosca  e  Pietro 
burgo.  Questa  città  un  tempo  ben  forti- 
ficata, fu  fondata  neh 636  dal  czar  Mi<- 
chele  Federowilz,  per  servire  di  baloar- 
do  da  quel  Iato  contro  le  incursioni  de'tar- 
tari.  Indi  vi  fu  eretta  la  setle  vescovile,  e 
venne  unita  a  quella  di  ^  o/'owcv,  ed  am- 
bedue furono  poi  soppresse  nel  1728  dal 
czar  Pietro  F.  Oricns  dir.  t.  1,  p.  1298. 

TA:MBURINI  Fortunato,  Cardìna 
le.  IModenese  e  nipote  del  p.  Tamburini 
generale  de'gesuiti,  fino  daiG  anni  prò 
fesso  la  regola  de'cassinesi,  e  dopo  esser- 
si esercitato  per  lettore  io  varie  discipli- 
ne, attesa  la  vasta  sua  dottrina  fu  chia- 
mato in  Roma  per  lettore  del  monasle- 
rodis.  Calisto,  dovesuccessivamente  ven- 
ne eletto  priore  e  poi  abbate  di  s.  Paolo 
fuori  le  mura.  Il  suo  distinto  merito  con- 
giunto ad  una  specchiala  prudenza,  de- 
terminò Denedello  XIII  a  farlo  consul- 
tore dell'indice  e  qualificatore  del  s.  of- 
fizio,  e  lo  comprese  fia'teologi  del  conci- 
lio che  celebrò  in  Laterano.  La  stessa  sti- 
ma gli  mostrò  Clemente  XII,  che  lo  no- 
minò consultore  de'  riti  ,  e  maggiore  fu 
quella  di  Benedetto  XIV,  il  quale  a  pre- 
miare i  suoi  talenti  e  frttiohe  impiegale 
per  la  s. Sede,  a'q  settembre  i  743  lo  creò 
cardinale  prete  di  s.  Matteo  in  Merula- 
na,e  lo  ascrisse  alle  primarie  congrega- 
zioni di  Roma,  colla  prefettura  di  quelLi 
de'riti  e  di  <piella  della  correzione  deli- 


236  T  A  M 

bri  della  chiesa  orientale,e  lo  dichiarò  pro- 
tettore del  suo  ordine.  Benché  elevalo  a 
sì  eminente  dignità,  determinòdi  restare 
nella  stessa  abitazione  che  occupava  da 
monaco,  dalla  quale  volle  bandito  qua- 
lunque segno  di  fasto,  contenlo  di  vive- 
re con  semplice  frugalilà.  Avendogli  per 
ben  tre  volte  il  duca  di  Modena  esibito 
il  ricchissimo  benefìzio  di  s.  Maria  della 
Pomposa,  sempre  lo  ricusò,  finché  s'in- 
dusse accettarlo  per  ubbidire  al  Papa  che 
esprèssamente  glielo  comandò.  Però  del- 
le rendite  che  ne  ritraeva,  se  ne  preval- 
se in  sussidio  de'poveri  e  dell'ospedale  di 
Modena,  di  cui  aumentò  l'entrate  affin- 
chè il  pio  luogo  potesse  accogliere  e  man- 
tenere maggior  numero  d' infermi.  Nel 
1761  morì  in  Roma  com'era  vissuto  79 
anni,  con  sentimenti  di  costante  e  since- 
ra pietà,  lasciando  a'famigliari  la  propria 
suppellettile,  ma  non  fu  possibiled'indur- 
lo  a  trasferire  in  quelli  che  n'erano  ca- 
paci le  sue  pensioni  ecclesiastiche,  quan- 
tunque supplicato  da  autorevoli  perso- 
naggi. Fu  sepolto  nella  chiesa  di  s.  Calisto 
suo  ultimo  titolo,  nell'ingresso  del  coro, 
sotto  semplice  lapide  colle  insegne  cardi- 
nalizie, e  con  magnifico  e  lungo  elogio  po- 
stovi da'suoi  correligiosi. 

TAMIATA,  Tamiatha.  Sede  vescovi- 
le dell'Egitto  nel  patriarcato  d'Alessan- 
dria. Il  vescovo  melchita  è  qualificato  me- 
tropolitano, ed  i  copti  o  giacchiti  diero- 
no  lo  stesso  titolo  al  vescovo  di  loro  set- 
ta. Crede  Baudrand  che  sia  succeduta 
a  Damiata  o  Damietta  (V.),  una  delle 
pili  fiorenti  città  dell'Egitto  sulle  coste 
del  Mediterraneo. Furono  vescovi  di  Ta- 
miata ,  Eraclio  che  nel  43 1  sottoscrisse 
il  concilio  generale  d^Efeso;  Elpidio  riti- 
ratosi a  Costantinopoli  dopo  l'eccidio  di 
s.  Prospero  d'Alessandria,  vi  firmò  il  de- 
creto del  patriarca  Gennadio  contro  i  si- 
moniaci; Passo  fu  al  V concilio  generale 
con  Apollinare  d'AlessandriajZaccaria  vi- 
vea  verso  l'By^;  Efrem  si  ritirò  in  Siria 
durante  la  persecuzione  de'saraceni  nel- 
l'Egitto, e  Irovossi  nell'assemblea  de've- 


T  A  N 
scovi  tenuta  al  Cairo  nel  1  o36,  per  la  ri- 
forma de'domestici  del  patriarca  Cirillo; 
Michele  giacchila  vescovo  o  metropolita- 
no di  Damiata  fioriva  neh  i  74>  e  indus- 
se que'della  sua  setta  a  negar  la  necessi- 
tà della  confessione;  N.  fu  scomunicalo 
neliGio  dal  patriarca  giacobita  d'Ales- 
sandria,perchè  voleva  iutrodurreil  divor- 
zio nella  sua  chiesa,  e  per  averlo  calun- 
niato presso  il  pascià.  Oricns  chr.  t.  2 , 
p.  596. 

TAMOGADA  o  TAMUGADE.  Sede 
vescovile  della  Numidia  nell'Africa  occi- 
dentale, sotto  la  metropoli  di  Cirla,ebbe 
a  vescovi:  Novatochefu  al  concilio  di  Car- 
tagine nel  155,  Sesto  vivea  nel  820,  O- 
norato  morì  prigione  nel  3g8,Fauslinia- 
no  intervenne  alla  conferenza  di  Carta- 
gine nel  4'  •>  Secondo  venne  esiliato  da 
Unnerico  re  de' vandali  nel  4^4  P^'"  "oo 
aderire  a'donatisti.Morcelli,  yìfr.  chr.  1. 1 . 
TAMPSACO.  K  EuBOPA  o  Europo. 
TANA,  Tanae,  Tanemis.  Sede  vesco- 
vile sul  Ponto  Eusino  presso  CafFa,  vici- 
no alla  PaludeMeotide  e  alfiumeTanai, 
nella  provincia  Verisiense.  Si  conoscono 
i  seguenti  vescovi  latini.  E.ainoldoo  Re- 
ginaldodiSpoleli  domenicano,  sedeva  nel 
declinar  del  secolo  XIII  osul  principio  del 
XIV,  e  il  p.  Bremond  lo  dice  vescovo  di 
Tanis  nell'Egitto;  Enrico  francescano 
nominatoda  Clemente  VI  neh  345;  Mat- 
teo morto  nel  1 4^ 3,  onde  a'3  luglio  Mar- 
tino V  gli  sostituì  Antonio  di  Levante  do- 
menicano; indi  Francesco,  cui  successe  nel 
1439  Basileo  francescano.  Oriens  chr.t. 
3,  p.  1 1  IO. 

TANA  o  THENA.  Thanae  scu  The- 
nac.  Sede  vescovile  della  provincia  Biza- 
cena,  nell'Africa  occidentale,  sotto  la  me- 
tropoli d'Adrumeto,  ricordata  nel  conci- 
lio di  s.  Cipriano,  già  celebre  colonia  ro- 
mana Aelia  Augusta  Mercurialis,  la  cui 
città  sorgeva  sulla  sponda  del  mare  pres- 
so il  promontorio  d'Ammone  Ira  Usula 
e  Macomade.  Quivi  fu  tenuto  un  conci- 
lioincuisi  fecero  3  canoni  riportali  dal- 
l'Harduino,  Condì.  1. 1,  p.  1 252.  Ne  furo- 


T  A  N 

no  vescovi,  Eucrazio  che  Irovossl  al  con- 
cilio di  Cartagine  nel  2.55,  Latonio  pie- 
se  luogo  tra'cattolici  nella  conferenza  te- 
nula  in  tal  città  nel  4'  i»  Faschasìo  nel 
484  esiliato  da  Uiinerico  re  de'  vandali 
come  contrario  a'  donatisti,  Ponziano  o 
Pouticano  del  5ì5,  Felice  fu  al  concilio 
Bizaceuo  del640.  Morcelli,.///'.  flir.  1. 1. 
Tana,  Tluriim,  è  un  titolo  vescovile  ia 
vartihiis  del  simile  arcivescovato  d'Adru- 
nieto,  che  conferisce  la  s.  Sede. 

TANAGRAoTANAGRIA.Sede  vesco- 
vile della  1."  provincia  d'Achea  o  Eliade 
nella  Beozia,  diocesi  dell'lUiria  orienta- 
le, sotto  la  metropoli  d'Atene,  eretta  nel 
V  secolo.  Ebbe  a  vescovi:  Esichio  che  sot- 
toscrisse alla  lettera  di  sua  provincia  al- 
l'imperatore Leone  I  nel  4^'^>  ^  Nican- 
dro  intervenne  al  concilio  in  cui  Barlaam 
ed  Acindino  furono  condannati  sotto  il 
patriarca  Calisto  :  Nicandro  vi  è  quali- 
ficato vescovo  d'Anatopoli,  forse  perchè 
Tanagra  si  chiamò  pure  Anactoria.  ()• 
rieiis  dir.  t.  2,  p.  7.11.  Tanagra,  Tana- 
grir/i,  di  presente  è  un  titolo  vescovile  i/i 
pariibus  dell'eguale  arcivescovato  d'Ate- 
ne, che  si  comparte  dal  Papa.  In  alcuni 
registri  concistoriali  che  posseggo,  è  de- 
nominata Tenagra  e  Tenaria,  Tc/utf^rcn 
scu  Tanaritn,  ed  è  posta  sotto  il  titolo 
arcivescovile  in  partibns  di  Laccdcino' 
nia.  Notai  nel  voi.  XXXIX,  p.  3  17,  che 
Pio  VII  neli822  fece  vescovo  di  Tena- 
gra mg.'  Rosati  di  Sora,  di  cui  riparlai  a 
Nuova-Orleans.  Trovo  poi  negli  atti  del 
concistoro  de'  19  dicembre  i834,  ^  sua 
proposizione  concistoriale,  che  Gregorio 
XVI  al  rispettabile  nominato  prelato  so- 
stituì in  questo  titolo  mg."^  Fernandez 
j\Iadrid-y-Canal  suo  cameriere  segreto,  e 
canonico  della  metropolitana  di  Messico 
di  lui  patria,  con  indulto  di  ritenere  il 
canonicato. 

TANAUA  Sebastiano  Antonio,  Car- 
(liliale.  Patrizio  bolognese  de'  marchesi 
dellaSerra,nac(|ue  in  Roma  ov'eransi  tra- 
sferiti i  suoi  genitori  in  occasione  dell'an- 
uosauloiGSo.  Dupuavcrolleuulo  iu  pa* 


TAN  237 

Iria  la  laurea  di  dottore,  andò  in  Parigi 
col  nunzio  Rargellini,  e  in  seguito  per- 
corse le  principali  città  e  provincie  d'Eu- 
ropa. Chiamato  in  Roma  dallo  zio  cardi- 
nal Carpegna.coraechè  ben  fornito  di  sa- 
gra erudizione,  dotato  di  mente  quadra 
e  d'intelletto  docile,  Clemente  X  lo  am- 
mise tra'protonotari  apostolici,e  nel  i  G']5 
lo  spedì  a  Brusselles  per  internunzio  a- 
postolico,  e  ne'i3  anni  che  vi  restò  ma- 
neggiò e  concluse  ardui  e  gelosi  alFari  reli- 
giosi.Dopo  di  che  si  condusse  in  Inghilter- 
ra con  segrete  commissioni  al  re  Giaco- 
mo li,  che  abiurati  gli  errori  anglicani, 
ritornò  alla  credenza  cattolica  romana.  la 
seguito  fu  incaricato  nel  1687  da  Inno- 
cenzo XI  della  nunziatura  di  Colonia,  ed 
Alessandro    Vili  lo  deputò  a  recare  le 
fasce  benedette  al  neonato  infante  prin- 
cipe del  Brasile,  figlio  del  re  di  Portogal- 
lo. Innocenzo  XII  nel  1 692  lo  trasferì  al- 
la nunziatura  di  Vienna,  dove  non  cessò 
di  far  premurose  istanze  a  Leopoldo  I, fin- 
ché non  fu  richiamato  da  Roma  il  pre- 
potente ambasciatore  Liectestein, che  re- 
cava non  lievi  molestie  al  Papa,  e  nello 
stesso  tempo  compose  codi   riputazione 
della  s.  Sede  altre  controversie  insorte  tra 
il  sacerdozio  e  l'  impero,  avendo  in  tale 
occasione  sostenuto  con  animo  forte  e  im- 
perturbabile l'ecclesiastica  immunità.  A 
compensare  tanti  meriti,  Innocenzo  XII 
a'  1 2dicembre  1 G95  lo  creò  cardinale  pre- 
te de'ss.  Quattro,  e  gli  conferì  l'abbazia 
di  Nonantola    che  visitò  personalmente 
per  ben  3  volte:  nel  i  7 1 2  ne  consagrò  la 
chiesa  abbaziale,  e  nel  1 7  1 5  a  mezzo  del 
suo  vicario  generale  tenne  il  sinodo  dio- 
cesano, riaprì  il  seminario  e  gli  fu  libe- 
rale di  molti  doni.  Con  frequenti  e  gene- 
rosi sussidii  beneficò  molte  povere  zitelle, 
ficeudo  distribuire  copiose  limosine  :  a 
molle  chiese  dell' abbazia  sovvenne  eoa 
generose  somme,  perchè  fossero  ristora- 
te e  abbellite  ,  contribuendo  molto  alla 
nuova  fabbrica  della  pieve  di  Nonantula, 
ed  a'necessari  ristauri  della  chiesa  abba- 
ziale, ove  per  QKiuuriu  sulla  porla  mag 


238  T  A  JX 

gioie  fu  [tosta  coi rispondenle  iscrizione. 
Asci  ilio  alle  congregazioni  del  concilio, 
della  consulta, di  propaganda  ed  allie,ot- 
Icnne  la  piefetlura  dell'immunità;  e  nel 
I  701  da  Clemente  XI  la  legazione  d'Lfr- 
bino,incui  perseverò  per  12  anni,  nel  cor- 
so de'quali  amininislrò  la  metropolitana 
in  mancanza  dell'arcivescovo,  ed  impose 
in  Urbino  la  berretta  cardinalizia  a  mg.' 
Albani  nipote  di  Clemente  XI,  avendola 
recala  l'ablegalo  mg.'  Rasponi.  Dimesso 
il  I.    titolo,  ottenne  successivamente  da 
detto  Papa  neh  7  17  il  vescovato  subur- 
bicario  di  Frascati,  e  per  morte  del  car- 
dinal Astalli,  che  cessòdi  viverea'i  4  gt^u- 
naio,  ebbe  da  Innocenzo  Xlll,  non  sen- 
za contraddizione  de'  cardinali  Orsini  e 
Giudice,  nel  1721  il  vescovato  d'Ostia  e 
VelJelri,dove  ampliò  il  seminario,accreb- 
be  il  numero  degli  alunni  e  le  rendite  pel 
mantenimento.  Ne  visitò  le  diocesi,  e  sta- 
bilì leggi  convenienti  al  decoro  dell'ec- 
clesiastica disciplina. Intervenne  a'concla- 
vi  di  Clemente  XI,  Innocenzo  Xlll  e  Be- 
uedelto  XIII,  il  quale  però  non  vide  elet- 
to Papa,  poiché  oppresso  dalle  fatiche  e 
ornato  della  dignità  di  decano  del  sagro 
coIlegio,niorìd'annÌ75in  Pioma  neli724) 
e  fu  sepolto  nella  chiesa  di  s.  Maiia  del- 
la Viltoria,sotto  bella  lapide  col  solo  suo 
nome  inciso.  Dipoi  Benedetto  XIV  suo 
concittadino  e  intimo  amico,  in  attestato 
di  benevolenza,  gli  eresse  nell'  atrio  che 
introduce  nella  sagrestia  una  decorosa  i- 
scrizione,  sovrastata  dal  busto  in  marmo 
del  cardinale. 

TA IN AB.A Alessandro,  Cardinale.  Ve- 
nuto alla  luce  in  Bologna  di  senatoria  fa- 
miglia, fino  dalla  sua  adolescenza  fu  con- 
dotto in  Roma,  e  posto  sotto  la  discipli- 
na del  precedente  cardinale  suo  zio,  eb- 
l)e  la  sorte  di  godere  l'amicizia  di  Lam- 
bertini  suo  concittadino  e  poi  Benedetto 
XI V,  che  faceva  la  sua  dimora  col  cardi- 
nale mentovalo.  Clemente  XI  nel  1  706  Io 
ascrisse  Ira' votanti  delle  due  segnature, 
4;  nel  I  721  divenne  vicario  della  basilica 
Lalcraueusc.  Clemente  XII  nel  1703  lo 


T  A  N 

fece  uditore  di  rota,  e  Benedetto  XIV  ai 
f)  settembre  1743  lo  creò  cardinale  dia- 
cono di  s.  Maria  in  Aquiro,e  Io  annove- 
rò alle  congregazioni  de'vescovi  e  rego- 
lari,del  concilio, buon  governo,  riti  ed  al- 
tre, colla  protettoria  de'  minimi  e  della 
congregazione  del  b.  Pietro  da  Pisa.  Lo- 
dato per  integrità,  pietà  ed  esattezza  nei 
propri  doveri,  morì  d'anni  64  in  Pioma 
nel  1 754,  e  fu  sepolto  nella  cappella  di  s. 
Maria  IMaddalena  della  chiesa  di  s.  Ma- 
ria sopra  Minerva.  Vi  sono  le  sue  decisio- 
ni rotali  stampate  in  Roma  nel  1747  io 
2  tomi,  corredati  d' indici  da  Pirelli  poi 
cardinale. 

'PANCONE  o  TATTA  (s.),  vescovo  e 
martire.  Fu  dapprima  monacod'Amaba- 
rie  nella  Scozia,  e  per  la  sua  pietà  me- 
ritò d'essere  elevato  alla  dignità  di  abba- 
te. L'ardente  suo  desiderio  di  versare  il 
sangue  per  Gesù  Cristo,  lo  indusse  a  re- 
carsi a  predicare  il  vangelo  in  Alemagna, 
ad  esempio  di  Paltone  suo  predecessore, 
divenuto  vescovo  di  Verden.  Successe  al 
medesimo  sulla  sede  episcopale  di  questa 
città,  e  col  maggior  zelo  occupossi  a  dila- 
tare il  regno  di  Gesù  Cristo.  Penetralo  di 
dolore  alla  vista  de' disordini  dei  cattivi 
cristiani,  ne  faceva  la  dipintura  co'piìi  vi- 
vaci colori,  e  piìi  valevoli  a  mettere  orro- 
re. Alcuni  scellerati,  induriti  nel  delitto, 
non  potendo  solfrire  che  il  santo  pastore 
condannasse  sì  altamente  la  loro  condot- 
ta, gli  si  scagliarono  addosso  furiosamen- 
te, ed  uno  d'essigli  vibrò  un  colpo  di  lan- 
cia, del  quale  morì  verso  l'anno  8  i5.  O- 
uorasi  la  di  lui  memoria  il  1 6  di  febbraio. 
TANGER  o  TANGERl  {Tani^erU'n). 
Città  vescovile  d'  Africa  dell'  impero  di 
Marocco  nella  Barbarin,  neWa  provincia 
di  Fez,  dalla  cui  città  è  distante  ^^5  leghe 
ei2  da  Ceuta,  all'imboccatura  occiden- 
tale dello  stretto  di  Gibilterra  (della  qua- 
le riparlai  a  SpAGNA),alsuddeI  capo  Spar- 
ici. E' circondata  da  mura  gotiche  in  cat- 
tivo slalo,con  piccole  torri  rotonde  e  qua-i 
drate,  ciò  che  prova  la  loro  antichità,  poi- 
che  le  torri  roloude  si  credono  general- 


T  A  N 
mente  posleiioii  al  secolo  IX.  Un  fosso 
(li  j)iìi  che  3  metri  tli  piofijiulilà,  in  og- 
gi ili  palle  ripieno  e  coltivalo  ad  erbag- 
gi, gira  tutto  intorno  alia  città  dalla  par- 
te di  terra;  ed  in  faccia  al  porlo,  cli'è  con- 
siderato il  i.°tli  Marocco,  vi  sono  varie 
batterie  armate  da  circa  Go  cannoni,  e 
da  alcuni  mortaridati  Inttida  potenze  eu- 
ropee. Al  basso  sul  mare  vi  è  il  Campo 
de'sagi'ifizi,  dal  quale  si  scorgono  le  coste 
d'Europa,  Taiifla quasi  in  faccia, Trafal. 
gar  memorabile  per  l'tdtimo  condjatti- 
mento  navale,  il  iiiagMifìco  stretto  di  Gi- 
bilterra, ed  d  suo  vecchio  scoglio.  La  cit- 
tà di  Tangeri,  che  i  romani  chiamarono 
Tii^is  o  Tiiigis.  e  gli  a ra bi  Tandjd.k  c| uà  • 
si  tutta  fabbricata  sull'alto  e  va  ad  unir- 
si coll'antico  forte,  ossia  Kasbah  o  Alcas- 
saba,  che  rinchiude  una  moscliea  la  qua- 
le domina  tutta  la  città  e  il  mare,  e  per 
la  sua  posizione  produce  una  vista  assai 
pittoresca.  Imperocché  singolarissimo  a- 
spetto  presenta  questa  città  dal  lato  del 
mare:  lasua  posizione  in  forma  d'anfltea 
tro,  le  case  imbiancate  de  consoli  e  di  co- 
struzione regolare,  le  dette  mura,  1' Al- 
cassaba  fabbricato  sull'altura,  e  la  baia 
ch'è  assai  grande,  formano  un  bel  com- 
plesso. L'Alcassaba  è  un  vecchio  castello 
ancor  conservato,  se  non  in  tutta  la  sua 
integrità,  pure  in  molte  parli  intatto,  e  il 
miglioredifizio  di  Tanger,  ed  è  posto  tra 
un  sobborgo  e  una  moschea,  però  mal  di- 
feso e  quasi  sempre  senza  guarnigione. 
La  baia  ha  3  in  4oo  tese  d'apertura  so- 
pra i5oo  di  larghezza,  ed  è  difesa  da  (> 
batterie  armale  da  34  cannoni,  indipen- 
dentemente dall'  artiglieria  della  città. 
Fuori  di  questa  baia,  di  quella  di  Alka- 
sar-el-.Soghair  ai2  chilometri  all'est  di 
Tanger,  tutta  la  costa  al  nord  non  può 
abbordarsi,  ma  all'ovest  dal  capoSjiartel 
lino  a  El-Araich  è  suscettibile  di  dar  fon- 
do e  di  sbarcai  e.  Tosto  che  si  pone  il  pie- 
de nell'interno  della  città, cessa  il  presti- 
gio del  suo  esteriore.  Traiiue  la  via  prin- 
cipale, un  po'Iarga,e  la  quale  dalla  por- 
la del  mare  Iraveisu  irregolarmente  Tan- 


T  A  N  289 

ger  da  levante  a  ponente,  tutte  le  altre  so- 
no talmente  anguste  e  tortuose  che  poti- 
no passarvi  appena  3  persone  di  fronte, 
e  le  case  così  basse  che  si  può  colla  ma- 
no toccare  il  tetto  della  maggior  parte. 
Hanno  tutte  al  di  sopra  della  porta  d'in- 
gresso una  mano  rossa,  come  se  ne  vedo- 
no ad  Algeri,  siccome  segno  preservati- 
vo contro  i  cattivi  genii  della  superstizio- 
ne maomettana.  Parecchie  porle  pongo- 
no in  comunicazione  la  città  coll'eslerno, 
e  due  danno  sul  porto:  la  più  frequenta- 
ta e  meglio  difesa  è  quella  della  marina, 
detta  Cabcl-el-Mersa,  composta  di  3  por- 
te successive  ben  sfilate  e  guerniled'un 
rinforzo  di  latta  e  di  ferro,  con  chiodi  a 
borchie  enormi.  Babel-el-Debbaghin  è 
l'altra  porta  ragguardevole.  Ogni  porta 
ha  la  guarnigione  di  soldati,  che  si  occu- 
pa più  della  pippe  che  de'fucili.  Tanger 
si  divide  in  3  quartieri  distinti:  la  Kasbah, 
il  quartiere  europeo  o  de'consoli  stranie- 
ri, e  «juello  degl'indigeni.  La  Kasbah  per 
la  posizione  domina  la  città,  lo  stiletto  e 
la  spiaggia.  !  soli  fibhricati  rimarchevo- 
li sono  la  casa  del  pascià,  la  moschea,  la 
tesoreria,  e  alcuni  magazzini  pubblici.  Al 
sud-est  si  distende  il  quartiere  consolare, 
il  più  bello  e  più  pulito  degli  altri.  Le  ca- 
se de'consoli  furono  costruite  da  europei, 
a  spese  della  nazione  che  rappresentano, 
e  formano  una  specie  di  cittadelle.  La  ban- 
diera nazionale  ondeggia  e  sventola  su  o- 
gnuna  di  quelle  vaste  abitazioni,  diriin- 
pelto  alla  bandiera  rossa  di  Marocco,  i- 
nalberata  sulle  moschee,  fortezze  e  batte- 
rie. Nel  (juarliere  degl'indigeni,  posto  fra 
i  tlue  altri,  si  trovano  il  mercato,  le  bot- 
teghe e  officine,  come  In  tutte  le  città  a - 
rabe.  Il  principale  suo  edilìzio  è  la  gran 
inoscheaDjamà-el-Kebir,costruita  io  me- 
moria dell'  evacuazione  della  città  fatta 
da'portogliesi.Al  suo  fianco  elevasi  un  lui- 
naretlo,co>(truitocon  eleganza  e  termina- 
to da  una  torricella  che  sormonta  grazio- 
sa cupoletta.  Ad  onta  dell'eccellente  situa- 
zione del  porto,  il  commercio  è  ridotto  a 
mediocre  esportazione  di  vettovaglie,  cil 


24o  T  A  IV 

a  qualche  traflìco  di  contralìbando  colla 
Spagna,  oltre  alcune  relazioni  coaTetuan 
e  Fez,  ove  si  Fa  alcuna  spedizione  di  og- 
getti europei.  Il  territorio  sterile,  non  of- 
fre produzioni  al  commercio.  I  mori  del- 
le campagne  chiamano  Tanger  la  citlà 
(IcgC infedeli,  a  cagione  de'consoli  che  vi 
fanno  soggiorno,  e  del  gran  numero  di 
cristiani  che  vi  sono,  come  pure  pe'privi- 
legi  che  godono  gli  ebrei.  Tutta  la  popo- 
lazione ascende  a  circa  12,000,  e  si  com- 
pone in  gran  parte  di  soldati,  di  mercan- 
ti in  dettaglio,  di  artigiani  grossolani,  di 
poche  persone  agiate,  e  di  ebrei  i  quali 
hanno  un  costume  particolare.  Secondo 
un'opinione  assai  generalmente  ricevuta, 
fu  questa  città   edificata  da*  cartaginesi. 
Conrpiistata  da'romani,  questi  vi  forma- 
rono l'importantestabilimeuto  di  Tingis, 
che  diede  il  suo  nome  alla  Mauritiana 
Tingitaiìa  di  cui  era  capoluogo.  Nell'an- 
no 44  ^'  nostra  era,  l'imperatore  Clau- 
dio divise  la  Mauritiana  nelle  due  Provin- 
cie Tingitana  e  Cesariense,  e  die  il  gover- 
no di  esse  a'romani  dell'ordine  equestre, 
bell'irruzioni  barbariche  dell'impero  ro- 
mano, fu  invasa  da'goti,  e  dagli  arabi  ai 
quali  nel  718  l'abbandonò  il  conte  Giu- 
liano in  pegno  di  fede,  colla  distruzione 
della  sede  vescovile,  la  rovina  de'cristia- 
ni,  e  l'introduzione  del  maomettismo.  I 
portoghesi  nel  secolo  XV  la  presero  di  mi- 
ra per  estendere  le  loro  conquiste,ma  inu- 
tilmente l'attaccarono  nel  143  ye  nel  1 463. 
Narrai  a  Portogallo,  che  eccitato  il  re  Al- 
fonso V  da'Papi  a  contribuire  all'espul- 
sione de'mori  di  Spagna,  parfi  quel  prin- 
cipe per  l'Africa  con  poderosa  flotta,  e  nel- 
la festa  di  s.  Bartolomeo  del  1471  prese 
l'importante  città  d'Arzila,  facendo  schia- 
vi 5ooo  moi  i;  quindi  senza  spargimento 
di  sangue  s'impadronì  di  Tanger  nel  re- 
gno di  Fez,  essendo  fuggiti  gli  abitanti;  e 
tornato  a'27  settembre  in  Portogallo,  as- 
sunse i  titoli  à'  Jfricano,  e  di  re  di  qua 
e  di  là  dal  mare.  Africano.  I  portoghesi 
conservarono  Tanger  sino  al  1662,  in  cui 
laveggeuteLuigia  diGuzmaa  cuadred'Al- 


T  A  N 
fonso  VI,  con  Dombay  la  cede  a  Carlo  II 
re  d'Inghilterra  per  dote  della  figlia  infan- 
ta d.  Caterina.  Di  poi  Muley-Israael  im- 
peratore di  MaroccOjdi spiriti  bellicosi, nel 
1680  assediò  con  qualche  successo  Tan- 
ger, ma  senza  riuscire  ad  impadronirse- 
ne. Considerando  gl'inglesi  la  conserva- 
zione di  Tanger  rovinosa  e  inutile,  dopo 
11  anni  rabbandonarononeli684>  aven- 
do prima  fatto  saltar  in  aria  il  molo  e  le 
forlificazioiii,che  viaveanocostruito,e  che 
metteva  in  sicuro  i  più  grandi  vascelli:  le 
rovine  di  quest'opere  importanti  ingom- 
brarono una  parte  della  baia,  la  resero 
pericolosissima  co'  venti  d'est,  e  diffìcile 
l'accostarsi  al  porto.  D'allora  in  poi  Tan- 
ger restò  in  potere  dell'impero  di  Maroc- 
co,potenza  principale  di  Barbarla  all'ovest 
d'Algeri,  confinante  colla  provincia  d'O- 
rano, già  di  iS'/;/?^/?^,  e  gl'imperatori  ne- 
gli ultimi  tempi  divennero  i  più  possenti 
principi  deirAfrica,nconoscendo  nella  su  - 
prema  sovranità  de'  sultani  ottomani  i 
rappresentanti  di  Maometto,  per  cui  gli 
tributano  omaggio.  L'impero  di  Maroc- 
co comprende  piccola  porzione  della.l/a«- 
ritiana  Cesariense,  e  tutta  la  jMauritìa' 
uà  Taiigi tanno  Tingitana, d\  cui  era  ca- 
pitale Tanger  o  Tingis,  ed  un  tempo  Io 
era  stata  Septa  ossia  Ceuta. 

La  sede  vescovile  di  Tanger,  o  di  Tin- 
gis o  Tigis  fu  istituita  ne'primi  secoli  del- 
laChiesa,  nella  provincia  ecclesiastica  del- 
la Mauritiana  Cesariense  dell'Africa  oc- 
cidentale, e  perciò  sotto  la  metropoli  di 
Giulia  Cesarea,  oggi  Algeri.  ì^eW Africa 
c//77.v^/V7/i,7delMorcelli  propriamente  non 
vi  ho  trovato  vescovi,  se  pure  non  sono 
quelli  della  sede  di  Tigisida  (V.)  della 
Mauritiana  Cesariense.  essendovi  pureal- 
tra  Tigisida  di  Numidia.  Commanville 
neir  Tlistoircde  tous  Ics  cnv.«7i<":;. riferisce 
che  Tanger  sulle  coste  di  Barbarla  ebbe 
la  sede  vescovile  fino  dal  V  secolo,  che 
per  r  invasione  de'  maomettani  restata 
soppressa,  fu  nel  XV  ristabilita  da'por-^ 
toghesi  e  unita  a  Ceuta  (F.)  sotto  la  me- 
tropoli di  Lisboiia,a[lii  dicendo  che  reilo 


TAN 

un  vescovato  lìlulare.  Conviene  però  fa- 
realcuueclistinzioni  e  tiare  cjualcheschia* 
riirvenlo,  prima  di  aggiungere  loslalo  pre- 
sente e  separato  delle  due  sedi.  La  sede 
vescovile  di  Ceuta  sulle  coste  dell'Africa 
eretta  nel  IV  secolo,  nella  provincia  del- 
la Mauritìann  Tingitana,  fu  ristabilita  nel 
1 444  ^^  liugeoio  IV  ad  istanza  del  re  di 
Portogallo,  dopo  essersene  impadronito 
nel  i4  I  5,  e  falla  snfTraganea  dipoi  dell'ar- 
civescovo di  Lisbona.  Nello  stesso  secolo 
XV  le  venne  unita  quella  pure  ripristina- 
ta di  Tangcr,  la  quale  pare  che  non  abbia 
avuto  per  allora  il  suo  vescovo  partico- 
lare, governandola  quello  di  Ceuta.  l\el- 
l'articolo  EvoRA  notai,  che  la  chiesa  di 
Tanger  era  slata  fatta  suffraganeatli  quel- 
l'arcivescovato, e  cessò  di  essere  dopoché 
Tanger  neli662  fu  ceduta  all'lnghilter- 
18,  continuando  Ceuta  ad  essere  sullra- 
ganea  di  Lisbona.  Quando  nel  i  6i  3  pub- 
blicò il  Mu'eo  la  Notilia  Jyìiscopatuiini 
Orìiis  Cliristiaiii.  un  medesimo  vescovo 
governava  ambedue  le  diocesi;  Siius  cui- 
(jue  opido  solct  esse  lùìiscopiis . .  .  nuiic 
uniis  idcìiìquc  Kpiscopus  utriusque  dioc- 
ersi  praecst.  Ma  allora  non  era  seguita  la 
cessione  di  Tanger  all'Inghilterra  acatto- 
lica. In  forza  di  quella  sembra  che  Tanger 
sia  tornata  ad  essere  sottoposta  aLisbona, 
e  siccome  Ceuta  sino  dali  >8o  era  stata 
conquistata  dalla  Spagna, di  venne  siilfia- 
ganca  della  metropoli  di  Siviglia,  e  furo- 
no successivamente  nominati  vescovi  par- 
ticolari di  Tanger.  In  filli  rilevai  nella  bio- 
grafìa del  cardinal  Cunha  di .^ttr/idc,  che 
quando  fu  eletlo  cappellano  maggiore  del 
re,  venne  nominalo  vescovo  titolare  di 
Tanger,  indi  Clemente  XI  nel  17  12  lo  fre- 
giò della  sagra  porpora,  e  mori  nel  1  75o. 
Trovo  poi  nelle  3'o//w/('<///Jom(^?,  che  Be- 
nedetto XIV  a'  26  novembre  1742  fe- 
ce vescovo  di  Tanger  Giovanni  de  Sylva 
Ferrciia  diUavtllosdiocesidi  Braga, mor- 
to Del  I  792.  Dalle  posteriori  Notizu:  si  ri- 
porta costantemente  la  sede  di  Tanger  nel 
noverodelle  diocesi  iesidenzi;di,  ma  sem- 
pre vacaule.  Che  Ccula  ebbe  ed  hu  i  suoi 


T  A  N  241 

vescovi  separatamente,  col  seguente  nu- 
mero che  di  essi  ricavo  dalle  Notizie  di 
l\om(fi\\)vo\a  pienamente.  Nel  1738  Mi- 
cheled'Aguier;  nel  1  743  Martino  de  Bar- 
zia  diZamorra;  nel  1  7  5GGiuseppe  deCue- 
st.i  di  Santander;  nel  1  761  Antonio  Go- 
mez  della  Torre  di  Pamplona;  nel  1  77  i 
Emanuele  Fernanilez  de  Torres  d' Avita; 
nel  I  774  Fili|)po  AntonioSolanod'Osmaj 
nel  1779  ^''  Diego  INIartin  minore  osser- 
vante di  Coria  ;  nel  1785  fr.  Domenico 
Bonaocaz  cappuccino  di  Malaga;  nel  1817 
fr.  RalVaele  de  Velez  cappuccino  di  Gra- 
nata; nel  1824  Francesco  Garcia  Gasar- 
rubiosdi  Toledo;  nel  1 826  fr.  Paolo  Her- 
nandes  de'trinitari  calzati  di  Toledo;  nel 
1  83o  (e  non  nel  1 840  come  dissi  nel  voi. 
XLIII,  p.  I  08,  seguendo  le  slesse  Notizie, 
chepoi  si  corressero,  e  mene  accertai  nel- 
la proposizione  concistoriale)  Giovanni 
Barragan,  che  dopo  il  184G  non  viene 
più  riportalo  nelle  Notizie  di  Roma,  on- 
de la  sede  di  Ceuta  è  tuttora  vacante.  Ben- 
s'i  riproducendo  a  Spagna  il  concordato 
concluso  colla  s.  Sede  nel  i  85 1 ,  notai  che 
Ceuta  fu  riunita  dal  regnante  Pio  IX  al- 
la sede  di  Cadice,  con  un  vescovo  ausilia" 
rio,  il  quale  però  ancora  non  è  stalo  no- 
minato, confermandosi  Cadice  suffVaga- 
nea  della  metropoli  di  Siviglia.  Quanto 
a  Tanger,  dopo  chela  Francia  fece  il  con- 
quisto di  Algeri,  l'antica  Giulia  Cesarea, 
a'5  agosto  1 838  Gregorio XVI  colla  bol- 
la Singulari  Divinae  honitatts,  non  so- 
lamente ristabilì  dopo  tanti  secoli  la  se- 
de vescovile  e  provvide  di  pastore,  ma  la 
dichiarò  sulfraganea  dell'arcivescovo  di 
ylix di  Provenza,  ed  insiemefece  il  vesco- 
vato di  Tanger  suflVaganeo  di  tale  me- 
tropolitano. Pochi  però  sono  i  cattolici  di 
Tanger,  e  sono  governali  dalla  prefettu- 
ra apostolica  de'francescani  riformali, dei 
quali  feci  parola  a  Marocco. 

TANGUTH  o  TANGET.  Sede  arci- 
vescovile del  Turqueslan  o  Tuikeslan  o 
TocarislaUjgià  metròpoli  della  25.*  pro- 
vincia de'caldei,  la  <|uale  sede  era  unita 
nel  bccuiu  XUl  a  quella  di  Cambalù  o 


242  T  A  N 

CUaii-Balck,  residenza  ilei  diam  Abitar- 
l.iri  e  capitale  del  Calai,  di  cui  parlo  a 
Tartaria.  Si  conoscono  gli  arcivescovi, 
S  imeone  nomina  lo  metropoli  la  no  diTan- 
ghnt  neli27C)dal  cattolico  Deriha  I;Ja- 
ballalia  cli'era  nello  stesso  tempo  cuetro- 
politaiio  di  Cliaii-Balek,  e  fu  elevalo  al- 
la dignità  di  cattolico  nel  1282;  Jesubran 
o  Jesitiab.  Oiiciis  dir.  t.  2,  p.  i3oi. 

TANIS  o  THANIS  o  THANEOS  , 
TliamiKi.  Tlianipnis^  Tlicniiis,  Thana- 
siwn.  Sede  vescovile  della  i  ."^  proviacia 
Anguslatnnica  dell'  Egitto,  nel  patriar- 
cato d'Alessandria,  sotto  la  metropoli  di 
Pelusio,  anticamente  e  in  tempo  de'  Fa- 
raoni capitale  d'una  delle  regioni  del  Bas- 
so Egitto,  una  parte  del  quale  da  essa 
prese  il  nome  di  Taiiitico,  poiché  sorgeva 
sulla  sponda  orientale  del  Nilo  nel  ramo 
chianiatoTanitico,lecui  rovine  sono  nel 
Delta  verso  D.imiata.  Dalla  s.  Scrittura 
si  apprende  che  Tanis  o  Taneos  fu  edi- 
ficata 7  anni  prima  di  Eì>roii  di  Palesti- 
na. Si  conoscono  i  vescovi, Ludemone  me- 
leziano  sottoscritto  alla  lettera  de' vesco- 
vi riuniti  nel  347  a  Filippopoli  in  con- 
ciliabolo; Ermione  sedeva  nel  362;  Apol- 
lonio assistè  al  2.°  falso  concilio  d'Efeso 
e  ne  sottoscrisse  i  decreti;  Paolo  firmò  la 
lettera  del  concilio  d'Egitto  all'imperato- 
ieLeone,suirassassinio di s.  Prolero;iVIar- 
co  giacobila;  Isacco  altro  giacobita  dopo 
1*832;  gli  successe  Demelriu;  N.  al  tem- 
po d'Eutiche  patriarca  d'Alessandria  pri- 
ina  del  945;  Menna  giacobita;  Simone 
giacobita;  Michele  giacobita  del  i  o49;Sa- 
muele  giacobita  del  1086.  Orieus  diri- 
stimuiSjt.  2,  p,  535;  Champollion,  L'È- 
gfpte  soHS  les  Pliaraons,  t.  2.  Inoltre  il 
p.Le  Quien  nel  t.  3,  p.  i  i5o,  parla  d'un' 
altra  sede  vescovile  di  Tanis  o  Tanis  su- 
pcriore^ piccola  città  d'Egitto  sulla  spon- 
da del  canale  di  Menli  e  molto  lontana 
dal  Nilo, ch'ebbe  a  vescovi  latini  Rainol- 
do  di  Spoleti  domenicano,  che  altri  lo  di- 
cono di  Tana;  e  Nicola  di  Troia  france- 
scano del  142  5.  Tanis,  Tanen  seu  Tha- 
nasit'n,  è  uu  titolo  vescovile  i/i  partibus, 


T  A  N 

dell'arcivescovato  in  partihus  di  Pelusio, 
che  alcuni  chiamarono  pure  Damatia  e 
Damielta  (e  in  alcuni  registri  concistoria- 
li avendolo  trovato  sottoM;mc7sro. a  quel- 
l'articolo^  lo  riportai),  che  comparte  la  s. 
Sede.  Leone  XII  a'3  giugno  182 5  Io  at- 
tribuì a  Guglielmo  Fraser,  da  lui  eletto 
vicario  apostolico  della  Nuova  Scozia  in 
America.  Leggo  nella  proposizione  con- 
cistoriale de'3o  settembre  1 83  I,  che  per 
morte  di  Antonio  Luboroda<)ki  vescovo 
Thanasicii.  Gregorio  XVI  ne  concesse  il 
titolo  a  d.  Giuseppe  Antonio  Garzia  Bal- 
salobre  prioredella  chiesa  prioralee  iml- 
liits  di  s.  Giacomo  di  Ucles  dell'  ordine 
milita  redi  s.  Giacomo  della  Spada, dicen- 
dosi questo  titolo  vescovi  le  Th  anasicnsub 
archiepiscopo  Daiiiiaten....  Tlianasium, 
seii  Thaneos  Aes^ypti  civitas  Damiataa 
proxiiìia  reperitnr,  et  ah  iiifidclilnis  oc- 
capata.  Inoltre  Gregorio  XVI  a"6  mag- 
gio I  845  lo  conferì  al  p.  Bernardino  di  s, 
Agnese  carmelitano  scalzo  e  superiore 
delle  missioni  del  Canada,  dichiarando- 
lo coadiutore  del  vicario  apostolico  di  Ve- 
rapoli,  come  leggo  nelle  Notizie  di  Roma 
del  1846,  tua  in  altre  successive  è  dello 
di  s.  Teresa,  ed  a'26  gennaio  1847  fatto 
vescovo  d'Eraclea  ptu'e  in  partihus. 

TANTUMERGOSACRAMENTUM, 
Penultima  strofa  o  parte  del  sublime  e 
maestoso  i  uno  Pi7/io-c  li:igua  gloriosi  (^àì 
quale  articolo  notai  a  chi  se  ne  attribui- 
sce la  bella  e  di  vota  composizione),  che 
coU'ulliraa  strofa  Genitori,  Genitoquc,  si 
recita  e  canta  con  religioso  fervore,  per 
lodare,  celebrare  e  adorare  il  grande  e  glo  - 
rioso  mistero  del  ss.  Sagrainentof  f^.),an- 
che  separatamente  dall'inno,  e  precipua- 
mente prima  della  benedizione  della  ss. 
Eucaristia.  A  Quarant'ore  riportai  l'in- 
dulgenza perpetua concessadaPioVlI  per 
la  recita  e  canto  sì  del  Pange  lingua,  che 
del  Tantum,  ergo.  Dice  il  Butler  nel  trai. 
I  i;  Sulla  festadel ss.  Sagranicuto .■»^q\ 
adoriamo  Gesù  Cristo  nel  ss.  Sagra  men- 
to dell'altare.  Considerandolo  anche  sic- 
come uomo, dobbiamo  a  lui  una  suprema 


TAO  T  A  O  243 
lulorazione,  peicliè  egli  sussiste  per  la  se-  i)iinci|)aliu(inletli  vino  e  di  cniinpa.  Il  suo 
coiula  persona  di  villa. Sopra  ciò  il  s.  conci-  liloiulcsi  cliiuinò  OY^/zV/da'f^reci,  e  Swr- 
Ilo  di  Trento  pone  l'oljbliiijazioiie  ili  ado-  (/(li/iniiii/i  da'  Ialini,  perchè  ivi  traspor- 
rarlo,  secondo  che  dice  s.  l'aolo  nella  sua  tali  dalla  corrente  deponevansi  gli  avanzi 
epistola  agli  ebrei:  Ji  lo  adorino  lutti  ^li  delle  navi,  che  solFrivano  naufragio  nella 
.•///^('// <///>>/(>.  Egli  è  realmente  nel  di  vin  voraginosa  CaridJi.  L'odierno  porlo  ha 
Sagranienlo(iI  [)iìi  meraviglioso  della  leg-  perduta  l'anlica  iniporlarr/.a.  Al  suolalo 
gedi  grazia)  cpiel  dessoclie  i  J/(/i;/ailora-  nieridionale  scorre  il  riiimcOnohalo,og<'i 
rono  in  culla,  che  gli . //w.v/o// e  gli  altri  (^aiilara  o  Alcantara.  Tiene  ([uesta  ciuù 
fedeli  adorarono  nel  corsodi  sua  vila  mor-  il  sito  dell'antica  Taurofnr/ìiurn,ve\.mùs- 
tale,  elicgli  ^///i,'^(7/adorano  tremando  sui  sima  e  famosa  di  L^ficilid  (T',),  fabbricata, 
nostri  altari,  e  a  cui  tutti  i  figliuoli  della  secondo  Diodoro,  anticamente  dalla  i.* 
Chiesa  si  sono  sempre  accostati,  ed  bau-  colonia  greca  venula  da  Nasso  in  Sicilia, 
no  ricevuto  con  segni  anche  esterni  di  a-  o  al  ilire  di  Strabone,  da'zanelei  cli'era- 
clorazione".  La  forma  piìi  antica  di  poe-  no  nell'aulica  cillà  d'ibla  maggiore,  che 
sia  ci'istiaaa  è  ì'iiiiio  ecclesiastico  latino,  vuoisi  distrutta  da'saraceni  nel  9  58,  e  dei- 
Esso  rimonta  al  IV  secolo  dell'era  di  no-  la  quale  rimangono  parecchi  monumenti 
slra  salutifera  redenzione.  Gli  uomiuiche  in  rovina,  e  tra  gli  altri,  che  pur  servo- 
ne  usarono  i  primi  sono  noli,  se  non  qua-  no  per  la  magnificenza  e  grandezza  a  di- 
li  lirici,  ma  ben  altrimenti.  11  loro  capo  mostrare  quanto  fosse  stata  (piemia  ciltìi 
non  è  coronato  delle  sempre  verdi  fron-  considerabile,  le  auliche  mura,  il  maeslo- 
de  del  poetico  alloro,  n»a  bensì  dell'infula  so  teatro  che  presenta  il  corpo  della  sce- 
dei vescovo,  e  dell'aureola  d'una  santa  vi-  na,  forse  in  niun  altro  teatro  tanto  visi- 
ta. Per  l'eccellenza  di  quest'inno  fu  dadi-  bile,  le  cisterne,  la  naumachia  o  circo  o 
versi  commentato,  e  da  altri  tradotto  e  anfiteatro  ornato  di  tribune  e  di  nicchie, 
fra'(juali  Samuele  lliava,  i)/('/o<^Z/(' .v<^7g7r;  un  acquedotto,  e  altri  avanzi  di  niouu- 
Iiì/io  XIf,il  Pangc  lingua.  Abbiamo  menti  greco-romani.  A  mezza  lega  al  sud- 
dei  conte  Marcellus,  Hynmcs,  et  Prose  ovestvedonsi  purealcuni  vestigi  dell'anti- 
du  Saint  Sacrcmcnt,  Paris  i833.  caZVkzjcwiflmdatu  dall'ateniese Teocle,che 
TAORMINA,  Z'r/^/owc/H////?. Cina  ve-  vi  guidò  i  calcidesi  d'Eubea  4i8  anni  do- 
scovile  di  Sicilia  nella  provincia  di  IMes-  pò  la  guerra  di  Troia,  e  distrutta  33  lau- 
sina,  da  cui  è  distante  circa  1  i  leghe,  e  al-  ni  do[)0  dal  tiranno  Dionisio  il  Vecchio, 
Ireltanleda  Catania,  distretto  e  capoluo-  Le  reliquie  de'profughi  di  Nasso,  che  ri- 
godi cantone,  giace  in  situazione  magni-  paraiono  nel  monte  Tauro,  che  compie 
fica,sopra  una  vetta  del  monte  Tauro,  dal  la  diramazione  de'monti  Heraei,  raccol- 
quale  prese  il  nome,  a  breve  distanza  dal  se  in  capo  a  Zj  anni  Andromaco  padre 
mare  Ionio.  E'  una  piazza  forte  di  3.'clas-  dello  storico  Timeo,  e  fond(>Tauromeuio 
se,in  parte  circondala  di  mura,  e  al  nord-  sull'altura  e  contigua  al  (nonte  Peloro 
ovest  dominata  da  due  forti.  L'interno  è  o  Tauro.  Dipoi  l'imperatore  Augusto  vi 
mal  fabbricato,  ma  vi  sono  molte  chiese  dedusse  una  colonia  romana,  che  estese 
econvenli  ben  decorati  di  marmi,ed  un  o-  sulla  spiaggia  marittima  i  suoiedifizi.  Un 
spedale.  Dà  essa  il  suo  nome  ad  una  baia  celebre  tempio  di  Venere  sorgeva  sulla 
chiusa  al  nord-est  dal  capo  s.  Andrea  o  rivasinistra  dell'Onobalo,  e  sulla  sinistra 
s.  Alessio,  o  promontorio  Argenno  paia-  (lell'Asinio,  oggi  Fiume  freddo, sull'area 
lellamenle  al  capo  Spartivenlo  di  Cala-  di  Nasso,  s'innalzava  la  statua  colossale 
bria,  ed  al  sud-ovest  dalla  punta  Pietra-  di  Apollo,  eretta  in  riconoscenza  da'  cai- 
gala, lontani  l'unodall'allro  una  lega;baia  cidesi  neiralfcrrare  il  litio.  Vi  sono  pure 
per  la  quale  si  fauno  varie  cspoilazioai,  memorie  de'saraceni  perla  loro  lunga  di- 


244  TAO 

mora  in  Sicilia,  de'saicofaghi  e  avanzi  de- 
gli edifìzi  da  loiocosliuili,  ed  il  ponte  sul 
fiume  Alcantara.  Taormina  fu  l'ultimo 
propugnacolo  de'greci,  contro  il  quale  per 
7  interi  mesi  conibatlè  il  califfo  Al-Moezz 
nel  962,  e  la  riportata  vittoria  lo  fece  lau- 
to orgoglioso,  che  volle  dal  suo  nome  fos- 
se chiamata  la  città  Almoezzia.  Furono 
di  Tauromenio  il  dettoTimeo  celebre  sto- 
rico, filosofo  e  retore,  ili. "ad  usare  nella 
gloria  la  cronologia  delle  olimpiadi  ;  E- 
vagrio  discepolo  di  s.  Pancrazio  i  ."vesco- 
vo della  città  e  suo  successore,  oltre  alti  i 
illustri.  Il  territorio  di  Taormina  è  fertile 
d'erbaggi,  olio,  frutti  di  varie  specie,  vi- 
no, lino,  canapa  e  seta.  Ne'diversi  scavi 
fatti  nc'dintorni  si  trovarono  pregievoli 
monumenti,  e  neh  853  un  tesoro  di  belle 
e  importanti  monete  greche  de'  tre  pri- 
mi secoli  delle  loro  colonie,  presso  cioè 
Schisò,ove  sorse  Nasso  che  fu  la  più  anti- 
ca di  esse,  comechè  fondata  un  anno  pri- 
ma che  Archia  di  Corinto  fabbricasse  Si- 
racusa, 7  34  anni  avanti  l'era  volgare,  giu- 
sta la  cronologia  di  Bruuet,  Reclwrchcs 
sur  Vélabli.ssemeiit  des  grecs  en  Sicilc. 
La  fede  cristiana  fu  predicata  in  Taor- 
mina da  s.  Pietro  apostolo.  Sbarcato  in 
Siracusa  verso  l'anno  43,  e  non  secondo 
alili  47,allora capitale deirisola,dove  rac- 
colto assai  fruttodalla  promulgazione  del- 
l'evangelo,  ne  ordinò  ili. "vescovo,  e  po- 
scia si  portò  a  fare  altrettanto  in  Taor- 
mina,e  vi  ordinò  per i.° vescovo  s.  Pan- 
crazio poi  martire,  di  cui  si  celebra  la  fe- 
sta a'  3  aprile.  Di  là  s.  Pietro  passò  in 
Catania,  e  vi  costituì  vescovo  s.  Berillo, 
indi  si  portò  in  Roma.  Nell'anno  4^  a  s. 
Pancrazio  successe  il  suo  discepolo  Eva- 
grio  per  destinazione  dis.  Pietro,  il  quale 
pine  sostituì  a  lui  nel  46  s.  Massimo  e  io 
consagrò,  celebrandosene  la  memoria  a' 
12  gennaio.  Nel  235  presiedeva  questa 
chiesa  s.  Nico  o  Nicone,  che  con  99  suoi 
discepoli  a'23  marzo  pati  il  martirio.  Al 
vescovo  N.  nel  44?  scrisse  Papa  s.  Leo- 
ne \.  Nel  5o  1  Uogato  intervenne  al  sino- 
do romano  di  s.  Simuiaco.  Di  Yiltorinu 


TAO 

nel  58o  fece  menzione  s.  Gregorio  F,cos\ 
di  Secondino  del  590,  il  quale  interven- 
ne al  sinodo  di  Roma  nel  595.  Giusto  fu 
a  quello  di  s.  Martino  1  nel  G49,  tenuto 
in  Laterano  contro  i  monoteliti  ,  e  Pie- 
tro nel  680  aquellodiCoslantinopoli  per 
la  condanna  di  tali  eretici.  Nell'854  Zac> 
caria  Cofo  greco,  come  lo  furono  i  suc- 
cessori, partigiano  di  Fozio  falso  patriar- 
ca di  Costantinopoli,  il  (|uale  gli  die  il  ti- 
tolo  d'arcivescovo  diTauromenio,  di  sem- 
plice onore  e  senza  suffraganei;  indi  Teo- 
fane Cerameo  dell'  842  (di  questa  data 
renderò  poi  ragione),  e  Gregorio  Cera- 
meo  come  il  predecessore  arcivescovo  o- 
norario,  sotto  del  quale  e  dopo  lungo  as- 
sedio Taormina  neir878fu  occupata  da' 
sai  aceni,  che  definiti  vaineute  la  recarono 
in  loro  potere  nel  963  in  tempo  del  ve- 
scovo s.Procopio,perciò  restando  soppres- 
sa la  sede  vescovile,  ed  unita  poi  da'nor- 
manni  a  Troina  nel  1 082.  Così  Rocco  Pir- 
ro, Sicilia  sacra  1. 1  ,p.  429,11  quale  ricor- 
da ancora  l'antica  immagine  della  B.  Ver- 
gi ne/?o/i/«<;z/ti//<^?x/(^7,che  si  venera  inTaor- 
tuina.  11  Koiiolh,  Dell'origine  e  progres- 
so del  rito  greco  in  Italia,  lib.  i ,  p.  443 
e  seg.,  parla  dell'introduzione  di  esso  in 
Taormina  ,  sottraendosi  all'  ubbidienza 
del  Papa,  il  che  vado  a  narrare.  11  ricor- 
dato Zaccaria  detto  il  Cofo,  cioè  il  sordo, 
uomo  di  perduta  coscienza,  non  fu  infe- 
rioreall'iniquo  Gregorio  Asbesta,altro  ar- 
ci vescovo  greco  di  Siracusa  (f^ .),  nella 
divozione  allo  scismatico  Fozio;  infiam- 
mato dal  desiderio  di  vederlo  trionfare  so- 
pra s.  Ignazio  patriarca  diCostantinopoli, 
s'avanzò  oltre  i  confini  del  suo  ministero. 
Due  volte  si  recò  da  Costantinopoli  a  R.o- 
ma;  la  1  ."onde  persuadere s. Nicolò  I  in  fa- 
vore di  Fozio,  e  per  fare  restituire  a  Si- 
racusa l'Asbesla  deposto  da  s.  Ignazio;  la 
2.^i;ome  spedito  dall'imperatore  Michele 
III  {'Ubriaco,  insieme  con  altri  3  vesco- 
vi simulatorie  dissimulatori  espertissimi, 
per  sostenere  la  causa  di  Fozio  e  procac- 
ciargli il  favore  del  l^apa.  Fra'3  legati  spic- 
còZaccuna,che  coljproulo  e  vivace  suo  ia- 


TAO 

gegno,  con  ardente  premura  perorò  a  prò 
di  lui.  Ma  le  sue  iiodi  non  riu<;cirono  a 
sedurre  il  Papa,  né  n  corrompere  i  suoi 
famigliari. Furono  utili  solo  a  seslesso,per 
essersi  unitosi  pseudo  patriarca  con  piii 
stretta  amicizia,  e  guadagnandone  mag- 
giormente l'aflelto.  Sliniolalodi  non  im- 
pegnar ad  altri  la  sua  fede,  e  lusingato  di 
riportarne  onori  ed  eminenti  dignità,  con 
pertinacia  si  mantenne  nella  sua  ubbi- 
dienza. Nel  concilio  generale  di  Costan- 
tinopoli deirSGq,  un  gran  numero  dì  ve- 
scovi cbe  avevano  oppressa  l' innocenza 
di  s.  Ignazio  si  ravvidero  dell'errore  e  fu- 
rono ammessi  alla  comunione  dellaChie- 
sa.  In  vece  Zaccaria  si  ostinò  nel  conser- 
varsi fedele  a  Fozio,  contro  il  quale  i  suoi 
colleghi  aveaoo  lanciato  gli  anatemi.  Fo- 
zio ristabilito  colie  sue  furberie  nella  se- 
dedi  Costantinopoli, per  gratitudine  creò 
Zaccaria  metropolitano  di   Calcedonia , 
poiché  le  molte  sue  perfidie  aveano  ob- 
bligato il  detto  concilio  a  condannarlo  e 
cacciarlo  ignomioiosamenle  dalla  sede  di 
Taormina,  nel  cui  luogo  fu  posto  Grego- 
rio Cerameo  profossore  ancb'egli  del  rito 
greco,  come  il  predecessore.  La  condotta 
di  Zaccaria  e  di  altri  3  vescovi  afflisse  ol- 
tremodo la  Sicilia  e  le  loro  chiese,  poiché 
mai  popolo  alcuno  mostrò  tanto  ardore 
per  conservare  il  depositodella  fede,quan' 
to  i  siciliani,  e  si  fecero  particolarmente 
ammirare  sotto  il  durissimo  giogo  de'sa- 
raceni.  1  detti  4  vescovi  e  Fozio  contri- 
buirono a  dilatare  il  rito  greco  in  Sicilia, 
oltre  Taormina,  Siracusa,  Messina  e  Ca- 
tania loro  sedi.  Nella  cattedrale  di  Taor- 
mina conservarono  l'esercizio  delle  gre- 
che funzioni,  nel  secolo  IX  Gregorio  Ce- 
rameo, e  nel  XII  Teofane  Cerameo.  Gre- 
gorioCerameo  creato  arci  vescovo  diTaor- 
mina  dopo  la  deposizione  di  Zaccaria,  fu- 
rono pubblicate  le  sue  omelie  ///  F^'au- 
fucila  Dominicalia,  et  festa  totiiis  anni, 
scritte  in  greco  e  al  popolo  recitale.  Teo- 
fane Cerameo,allro  aicivescovo  di  Taor- 
mina, egualn)ente  produsse  al  suo  popo- 
lo le  omelie  nella  greca  favella,  che  poi 


TAO  245 

furono  tradotte  in  latino  e  illnslrale  con 
erudite  e  copiose  note  dal  gesuita  p.  Fran- 
cesco Scorso  palermitano  neh 644-  Av- 
verte e  prova  Rodotà ,cheTeof.i ne  non  fio- 
ri oeir842,  come  pretesero  Pirro  e  Scor- 
so, ma  nelsecoIoXII  traili  129 e  ili  102, 
ciò  che  conviene  notare  per  averlo  di  so- 
pra con  Pirro  riportato  air842,  e  dopo 
Zaccaria  secondo  il  suo  ordine  cronolo- 
gico. Rodotà  loda  Teofane  pei-  sapientis- 
simo ed  eloquentissimo,  di  sentimenti  del 
tutto  conformi  a'dogmi  cattolici,  e  dovi- 
ziosa miniera  di  prove  per  abbattere  gli 
errori  de'calvinisti.  In  processso  di  tem- 
po Taormina,  tanto  nel  politico  che  nel 
religioso,  seguì  le  vicende  di  Sii  il'ut,  nel 
qualearlicolo  accennando  eziandio  l'ulti- 
ma restaurazione  dell'ordine  pubblico,  0- 
perata  lodevolmente  nel  1849  t'^'  p'''o- 
cipedi  Salriano  d.  Carlo  Filangieri,  me- 
ritò che  il  re  Ferdinando  11  lo  dichiaras- 
se luogotenente  generale  di  Sicilia  edu- 
ca di  Taormina.  Allorché  il  famigerato  e 
valoroso  emiro  Abd-el-Rader  (di  cui  nel 
voi.  XLVIII,  p.i4q),  nel  dicembre  18 52 
veniva  trasferito  di  Francia  in  oriente  a 
Rrussa  o  Prusn,  dopoché  1'  imperatore 
de'francesi  Napoleone  III  gli  restituì  la  li- 
bertà e  la  spada  in  segno  di  pace,  giunto 
a  Messina  volle  contemplare  io  stupendo 
spettacolo  che   olire  il  monte  ignivomo 
di  Sicilia  in  eruzione  (clie  dichiarai  in  ta- 
le articolo),  nella  sua  gigantesca  maestà; 
e  vedere  le  grandezze  dell'arte  antica  iu 
Taormina, che  tenne  forte  contro  i  sara- 
ceni, anco  quando  l'intera  isola  piegavasi 
sotto  il  loro  dominio,  e  fermò  l'attenzio- 
ne di  queirillustre,il  cui  nome  grandeg- 
gia nella  storia  della  conquista  francese 
dell'Algeria.  Visitò  i  luoghi  che  furono 
teatro  delle  gesta  de'suoi  antichissimi  an- 
tenati,ricevendo  l'animo  suo  potenti  im- 
pressioni alla  vista  delle  grandi  meravi- 
glie della  natura,  de'Iuoghi  e  de'monu- 
mentijche  gli  richiama  vano  al  pensiero  l'a- 
raba dominazione  nella  contrada.  Si  fer- 
mò con  emozione  innanzi  a'  sepolcri  sa- 
raceni di  Taormina,  e  con  occhio  scintil- 


240  T  A  P 

lanle  guardò  immobile  ((ue*marmi,qiia^i 
volesse  peneti-aie  nel  gelo  delle Jombe per 
interrogale  la  mula  polvere  che  rinser- 
rano ,  i  nomi  e  le  gesta  degli  antenati  ; 
tutto  quanto  profondatncnle  colpito  nel- 
la sua  fervida  immaginazionejOSservòche 
diversi  vocaboli  e  i  mantelli  desìi  aG-iicol- 
tori  sono  di  origine  araba,  dicendo  che  i 
poeti  arabi  cantano  spesso  le  bellezze  del- 
la Sicilia,  la  quale  aveagli  commosso  il 
cuore,  send)i'andogli  di  vedere  in  essa  u- 
na  transazione  fra  1'  Europa  e  1'  Africa, 
ove  si  consideri  in  rapporto  alla  natura 
del  suolo. 

TAPUURA  o  TAPARURA.  Sede  ve- 
scovile  della  provincia  Bizacena  nell'  A- 
fricaoccidenfale,della  metropoli  d'Adru- 
melo,  il  cui  vescovo  Limeiiiano,  a  mezzo 
di  Bonificio  vescovo  Vallitano  o  di  Val- 
los,  sottoscrisse  alla  conferenza  di  Carta- 
gine del  4'  f-  Morcelli,  Afr.  dir.  t.i. 

T  A  PSO,  Tapsus^  T/u/jìsns.Sede  vesco- 
■vile  dell'Africa  occidentale  nella  provin- 
cia Bizacena,  della  metropoli  d'Adrume- 
to,  già  celebre  e  antica  città  sulla  costa 
orientale  di  Tunisi,  dove  ^6  anni  prima 
di  nostra  era  fu  IMetelIo  Scipione  battu- 
to da  Giulio  Cesare.  Oggi  si  chiama  De- 
mass  o  Demsas.  Vigilio  suo  vescovo  nel 
4S4  fu  esiliato  daUnnerico  re  de' vandali 
per  non  aver  sottoscritto  l'erronee  pro- 
posizioni' de'donatisti  nella  conferenza  di 
Cartagine.  ]Morcelli,  Jfr.  cJn\  t.i. 

TARACA  o  THARACA.  Sede  vesco- 
vile della  Bizacena  sotto  la  metropoli  d'A- 
drumeto,  ch'ebbe  a  vescovi:  Donnino  esi- 
liato dal  re  vandalo  Unnerico  nel  484  per 
conservarsi  cattolico;  e  Stefano  che  sot- 
toscrisse nel  646  la  lettera  del  concilio  Bi- 
zaceno  a  Costantino  Augusto  figlio  d'E- 
raclio contro  i  monoteliti.  Morcelli,  Jfi-. 
dir.  l,  I . 

TAR^ACH.  Sede  vescovile  giacobita 
pressoi  Garmei,  nelladiocesi d'Antiochia, 
forse  la  stessa  che  Tahal.  Gazai  o  Gnzel 
vescovo  diTarach  sedeva  nel  1 5S3.0ncns 
dir.  t.  2,  p.  i52  I. 

TARACO(s.),  marti^e.Sol^erseilmar- 


T  A  R 

ti  rio  nella  Cilicia,  insieme  a  s.  Probo  e  s. 
Andronico,  nella  persecuzione  di  Diocle- 
ziano. L'opinione  più  probabile  è  che  ciò 
sia  avvenuto  nell'anno  3o4i  tempo  in  cui 
gli  editti  si  eseguivano  indistintamente 
contro  tutti  i  cristiani.  Gli  alti  di  questi 
tre  martiri  sono  uno  de'piìi  preziosi  mo- 
numenti dell'antichitàecclesiaslica,  econ- 
tengono gl'interrogatorii  che  sostennero 
a  Tarso,  a  Mopsuestia  e  ad  Anazarbo.  Ta- 
raco  era  cittadino  romano,  quantunque 
natoinIsauria,ed  avea  servito  nell'armate 
dell'impero;  ma  erasi  dipoi  ritirato  per 
timore  d'essere  costretto  a  fare  qualche 
cosa  contro  alla  sua  coscienza  :  allorché 
fu  arrestato  avea  ySanni.  Probo, nato  ia 
Panfilia,  erasi  spogliato  di  molte  sostanze 
per  servir  Gesù  Cristo  con  maggior  liber- 
tà. Andronico,  più  giovane  degli  altri  due, 
era  d'una  delle  più  illustri  famiglie  di  E- 
feso. Essendo  stati  presi  tutti  tre  a  Pom- 
peiopoli  in  Cilicia  ,  furono  presentati  a 
Numeriano  Massimo  governatore  della 
provincia,  il  quale  ordinò  che  fossero  con- 
dotti a  Tarso,  ov'egli  dovea  recarsi.  Qui- 
vi giunto,  furongli  presentati  itre  confes- 
sori, come  colpevoli  di  professare  la  reli- 
gione cristiana,  e  di  avere  disubbidito  a- 
gl'imperatori.  Interrogati  ad  uno  ad  uno, 
e  tormentati  in  varie  guise  per  indurli  a 
sagriljcare,  essi  persisterono  a  professare 
francamente  la  fede,  per  cui  carichi  di  ca- 
tene furono  messi  in  prigione.  Dappoiché 
subirono  altri  due  interrogatorii ,  soste- 
nendo con  invitta  costanza  nuovi  crude- 
li strazi,  il  governatore  mandò  pel  poo- 
tefìceTerenziano,  che  avea  l'ispezionedei 
pubblici  giuochi  e  spettacoli, perordinar- 
glidi  preparare  un  combaltimentodi  fie- 
re e  di  gladiatori  pel  giorno  seguente,  li- 
na folla  innuraerevoledi  popolo  concorse^ 
all'anfiteatro,  ch'era  un  miglio  distante 
dalla  città  di  Anazarbo,  ed  ivi  furono  con- 
dotti i  tre  confessori,  che  pe'patili  tor- 
menti erano  ridotti  in  uno  stato  sì  deplo- 
rabile, che  non  potevano  reggersi  in  pie- 
di. Diverse  fiere  furono  rilasciate  contro 
di  essi,  ma  come  ritenute  da  una  forza  in- 


T  A  R  T  A  R  9.47 
visibile  non  si  avvicinarono  loro;  per  cui  cui  è  rlisfnntei  i  leghe  e  7  da  s.  Giovanni 
il  governatore  irritalo  fi.'ce  I)altere  quelli  <li  Moiiana,  sori^e  in  mezzo  nel  alte  mon- 
elle le  aveaiio  cusloflile,  i  quali  vedendo-  lagne  in  nn'ainena  pianura.  E"  divisa  in 
si  minacciali  dell'ultimo  supplizio,  sciol-  dui'  parli  dall'lsero,  ed  i  suoi  approcci  so- 
sero  un  orso,  die  in  ipiel  giorno  avea  ne-  nodillicili.  I. a  chiesa  cattedra  le  è  sol  lo  l'in- 
ciso tre  uomini.  Questo  animale,  divenu-  vocazione  di  s.  l^ielro  apostolo,  buon  edi- 
to mansueto  come  gli  altri,  passando  vi-  fìzio  elegantemente  restaurato,  con  capi- 
cino  ad  Andronico,  si  mise  a  Zeccargli  le  Iole  composto  di  3  dignità,  la  i .'  il  prepo- 
piaghe:  di  che  infurialo  Massimo,  lo  lece  sto,  le  altre  l'arcidiacono  e  il  cantore,  di  7 
uccidere  a'piedi  del  medesimo  Androni-  canonici  colle  prebende  del  teologo  e  del 
co.  TereiizianOjtcmendo  persestesso,  or-  penitenziere,  d'un  canonico  onorario, e  di 
tlinò  di  lasciare  una  leonessa,  i  cui  rug-  altri  preti  e  chierici  addetti  al  servizio 
giti  riempirono  di  terrore  i  più  intrepidi  divino.  Il  palazzo  vescovile  adiacente  al- 
de'  riguardanti;  ma  appressatasi  a' santi  la  cattedrale  si  ritiene  pel  migliore  edi- 
niartiri,  si  pose  a'piedi  di  Taraco,  e  glie-  fìzio,  sia  per  l'antichità,  che  per  la  vastità 
li  leccò.  Massimo  allora,  pieno  di  rabbia,  e  bellezza.  Tra  le  altre  chiese  quella  sola 
comandò  che  i  santi  martiri  foi^sero  ucci-  della  Natività  di  Maria  Verginee  parroc- 
si  da'gladiatori ,  e  i  loro  coipi  confusi  e  chia  col  fonte  sagro,  il  cui  curalo  viene 
mescolaticon  quelli  di  questi  ultimi, ch'e-  approvato  dal  vescovo,  ma  nellesolennilà 
rano  rimasti  morti  nell'anfiteatro:  oltre  si  esercitano  gli  uffizi  parrocchiali  nella 
di  che  li  fece  guardare  da  sei  soldati  du-  cattedraleedalla  maggioredignilà.  Viso- 
ranle  la  notte,per  timore  che  i  cristiani  li  no  il  seminario  con  alunni,  ros[)edale,  di- 
portassero via.  Nondimeno  col  favore  del-  versi  sodali?i  e  pie  istituzioni,  un  colle- 
le  tenebre  e  d'una  violenta  tempesta,  la  gio  reale,  scuola  di  mineralogia  ove  6  ai- 
quale  pose  in  fuga  le  guardie,  i  fedeli  pre-  lievi  sono  mantenuti  dal  governo,  poiché 
sero  i  tre  corpi,  che  riconobliero  median-  la  città  daliSas  fu  dichiarata  altresì  ca- 
le una  luce  in  forma  di  stella  che  apnar-  poluogo  del  1  ."circondario  dell' animini- 
ve  sopra  i  medesimi,  e  li  portarono  in  u-  «trazione delle  miniere.  Ne'dintorui  si  sco- 
na  spelonca  ile'mouli  vicini,  dovenon  era  persero  nel  171.4  '^  ricche  miniere  di 
verosimile  che  potessero  venire  scoperti,  piombo  argentifero  di  Pezay  e  Macaull, 
Tre  fervorosi  cristiani, Felice, Marciano  e  le  quali  si  scavano  dal  i  74^--  ^''  sono  pu- 
Vero,si  ritiraronoinquellacaverna,  riso-  le  sorgenti  termali  salate  abbondantissi- 
Inli  di  passarvi  il  restante  di  loro  vita.I  fé-  me,  il  cui  grado  di  salsedine  non  variò  mai, 
deli  di  Anazarbo  mandarono  la  relazio-  quantunque  sieno  escavate  dalla  piìi  re- 
ne di  questo  martirio  alla  chiesa  d'Ico-  mola  antichità.  Tra'suoi  illustri  primeg- 
nio,  pregandola  di  comunicarla  a  quelli  già  il  Papa  Innorcnzn  7.  1  popoli  cen- 
di  Fisidia  e  di  Panfilia  per  loro  edifica-  troni  abitavano  questa  regione,  e  ne  fa 
zinne.  1  ss.  Taraco,  Probo  ed  Andronico  menzione  G.  Cesare  ne'stioi  Conirncnfa- 
sono  nominati  ne'marlirologi  agli  i  i  ot-  ni.  Della  loro  capitale  Forum  Claudii, 
tobre,  giorno  in  cui  consuinarooo  il  loro  eche  sovraslòa  tutte  le  Alpi  OrecheePen- 
sagrifìcio.  nine,  eretta  dall'iniperaloie  Valeiilinia- 

TAHANTASIA   Pietro,  Cardinale,  no  I  dopo  la  metà  del  IV  secolo  in  pro- 

/^.  Ii^NOCE^zo  V  Papa.  vincia,  non  rimane  alFalto  orma,  ed  an- 

TARANTASIA  (Tnrantasien).  Città  .che  il  villaggiodi  Cenlron  che  sopravvis- 

con  residenza  vescovile  di  Savoia  nel  re-  se  alle  sue  rovine  e  conservava  il  nome 

gnodi  Sardegna,  capoluogo  della  provin-  degli  antichi  popoli,  è  oggi  abbandonalo, 

eia  di  Tarantasia  e  di  mandamento,  nella  Tarantasia  o  Darentasin,  Cciìlronuin  Ci- 

divisioneamminislrativadiChambcry,da  vilas,  ereditò  per  molto  tempo  il  prima- 


0-48  T  A  R 

to  di  tutte  !e  Alpi  nominale,  e  poi  essen- 
do sfata  la  città  rovinata,  al  dire  d'alou- 
fii,  la  sede  vescovile  (u  trasportala  in  Mnu- 
ii'cr.i,  laonde  prese  anche  il  nomedi  Man- 
tiers,  o  Monsticrs,  o  Monnsicriiim  apud 
Ccntroncs,^tvchìtW\  esisteva  un  anlicliis- 
Simo  monastero  di  cenobiti,  che  colla  loro 
santità  si  resero  celebri  non soloin  Savo- 
ia, ma  benanche  presso  tutta  la  limitro- 
fa Francia.  Non  vi  si  trova  però  alcuna 
anIichità.Tarantasia  di  venne  capitale  del- 
la  contea  del  suo  nome,  ed  i  suoi  vesce- 
•vi  e  arcivescovi  furono  investiti  della  si- 
gnoria temporale  della  medesima,  onde 
la  fortificarono.  Ma  in  seguito  alle  fre- 
quenti guerre  ch'essi  ebbero  co'  conti  di 
Moriana  e  di  Savoia,  le  sue  difese  furo- 
no distrutte  nel  i  336  da  Aimone  conte 
di  Savoia,  e  l'arcivescovile  dominio  me- 
glio si  rassodò  ne'conli  di  Savoia,  giacché 
sino  dal  conteUmberlo  Il,morlonel  i  108, 
era  stato  tolto  a'prelati.  Da  quell'  epoca 
Tarantasia  o  Moutiers  e  la  contea  segm 
le  vicende  e  i  destini  della  Sa^'oia  (T^.). 
La  sede  vescovile  ebbe  origine  da  quella 
di  Foro  Claudio,  nella  Gallia  Narbonese 
provincia  delle  Alpi,  ne'primi  secoli  città 
principale  della  provincia, e  nel  3  1  3si  tro- 
va sottoscritto  nel  concilio  romano  tenuto 
da  Papa  s.  Melchiade,  il  vescovo  di  Fo- 
rum  Chiudi iDommano  0  Donaziano.Nel 
409  fiorì  s.  Giacomo  assi  rio,  discepolo 
di  s.  Onorato  di  Lrrins  (T.)^  fondatore 
di  quella  celebre  congregazione,  ed  apo- 
stolo de'  centroni,  il  i.°  che  siasi  qualifi- 
cato ^'cscovo  dì  Tarantasia,  che  secondo 
alcuni  è  l'antico  nome  della  provincia, 
non  della  città  che  non  esistè  mai,  e  lo 
conservò  quando  i  vescovi  da  Foro  Clau- 
dio si  stabilirono  nella  piccola  città  di 
Mouliers,  comechè  situata  in  luogo  assai 
delizioso.  Il  vescovo  s.  Giacomo,  dopo  a- 
■ver  convertilo  tutto  il  popolo  della  con- 
trada, volendo  ritornare  in  Francia  nel- 
la sua  congregazione,  designò  Marcellino 
a  suo  successore  nella  sede  vescovile,  e 
morì  in  A  rles  a'  1 7  gennaio  4^9)  e  ne  trat- 
ta il  Bollando,  Ada  ss.  Questa  sede  ve- 


T  A  R 
scovile  divenne  suffraganea della  metro- 
poli d'Arles,  passò  (juindi  sotto  quella  di 
Vienna,  e  nel  secolo  VII!  fu  eretta  in  me- 
tropoli, e  le  furono  assegnate  per  sulha- 
ganee  le  sedi  di  Sion,  di  s.  Giovaìiid  di 
Floriana,  e  di  ylosla,  dignità  che  man- 
tenne sino  al  principio  del  corrente  seco- 
lo, che  fu  soppressa,  come  afferma  il  can. 
Cima,  nella  Scric  cronologica  de'  k<csco~ 
\'i  e  arcÌK'csco\>idi  Moutiers,  già  Taran- 
tasia, che  vado  a  riprodurre.  Trovo  ia 
Commanville,  Hist.  de  tous  Ics  Arche- 
veschez  et  E^'cscìiez,  che  fu  pure  sulfra- 
ganeo  di  Tarantasia  il  vescovato  di  Odo- 
duruni,  poi  riunito  a  Sion,  il  che  rilevai 
a  quell'articolo. Egli  inoltre  aggiunge,par- 
lando  di  sua  sottrazione  dalla  metropoli 
di  Vienna:  Cependat  inscnsiblenient  elle 
K'oulut  avoir  ses  droits,  de  cjiLoi  on  écrc- 
\'it  au  Pape  dans  le  concile  de  Frane- 
fori  r  an  794-  <'i  depuis  ce  tcnis-là  elle 
en  a  jouir.  Si  può  anche  vedere  il  Chie- 
sa, Historia  chronol.  S.  R.  E.  card,  ar- 
eìnep.  episc.  Pedeniontanae  regionis;  e 
la  Gallia  Christiana  1. 1 ,  p.  663.  Nel  429 
fu  vescovo  il  dello  s.  Marcellino  console 
Azimensein  Francia, che  fondò  varie  chie- 
se nel  luogo  di  Mouliers,  e  lo  fortificò  di 
mura.  Nel  4?^  Pascasio;  nel  5o7  Santo 
o  Sanzio,  che  intervenne  al  concilio  d'Ts- 
paona  nel  517;  nel  53  i  Magno;  nel  553 
Nicelo  o  Nicezio  o  Migezio;  nel  583  Mar- 
ziano, che  fu  a'sinodi  i.^e  2.°  di  Macons, 
ed  a  quello  di  Valenza  nel  Delfinato;  nel 
586  s.  Eraclio;  nel  599  Firmio  o  Firmi- 
no; nel  621  Probino;  nel  653  Buldema- 
roche  sottoscrisse  il  privilegio  di  esenzio- 
ne concesso  da  Landerico  vescovo  di  Pa- 
rigi al  monastero  di  s.  Dionigi,  e  vari  di- 
plomi di  Clodoveo  II  re  di  Francia,  Nel 
667  Emitrecio  o  Emiterio;  nel  68iVi- 
denardo;  nel  697  Giovanni  i.°;  nel  711 
Leodrando;nel722  Umberto i.°; nel  734 
Benimondo  o  Bonimondo;  nel  75iEm- 
mooEmino;  nel  775  Possessore;  nel  779 
Dagoberto.  Noteròche questi  o il  successo- 
re fu  il  i. "arci  vescovo  diTaranlasiaoMou- 
tiers.Neir838  Andrea;  neir858Teolraa- 


T  AR 

(lo;r)eir88')AluccooLiisooAIeso;neir.Sc)i 
Daniele;iiel  qooA iimicotic  o  A  nniizonc  i .  "; 
Adalberto  senza  cUila,  cos'i  Lizo.  Mei  t)go 
Amizone,al  quale  secondo  un  diploma  ri- 
ferito da  Muratori.  /Intirliità  ilal.  l.  i, 
p.  4'6,  e  da'  Sanunartani  nella  (ì trilla 
vìiristiana  t.12,  Tu  da  Ilodolfo  III  redi 
Borgogna  Transiurana  donato  il  conta- 
do di  Tarantasia.  Nel  1006  Daldolfo;  nel 
1020  Luzone;  nel  io3;>  Eintnone;  nel 
1077  Annncone  0  Annuzone  ^."jneliogG 
Ijosone;nel  i  i  32  Pietro i."  fondatore  del- 
l'abbazia diTamièinSavoia. Altri  neattri- 
Luiscono  con  Dutler  la  fondazione  ad  A- 
niedeo  parente  dell'imperatore  Corrado 
111  nel  t  128,  e  che  vi  fece  nominarci, "ab- 
bate il  suo  amico  s.  Pietro  di  Taranta- 
siti  (I  '.).  Nel  I  i4o  Israele  o  Idraelo,  chia- 
mato dalDuller  mercenario,onde  pe'gua- 
sii  che  commise  nella  diocesi  fu  deposto, 
e  nel  i  i4i  eletto  in  sua  vece  il  detto  s. 
Pietro  2. "abbate  di  Tamiè,di  cui  ne  scris- 
se la  vita  GolìVedo  abbate  d'Altacomba, 
d'ordine  di  Papa  Lucio  111.  Neil  i  79  Ai- 
mone i.°  della  famiglia  di  Briancon  ;  nel 
I  2  I  3  il  b.  Bernardo  o  Bertiando,  morto 
a'5  luglio  I  222. In  cpieslo  gli  successe  Gio- 
vanni 2°;  nel  1224  Eriuino  di  Chiquin; 
nel  1248  PiodoKo  Grosso  di  Castellario, 
indi  uno  degli  esecutori  testamentari  di 
Tommaso  di  Savoia  conte  di  Fiandra. 
INel  I  27  1  Pietro  3.°  nipote  di  Rodolfo;  nel 
1284  Aimone  2. °di  Bruissons;  nel  1297 
Bertrando  i  ."de'Bertrandi  morto  improv- 
visamente a'f)  maggioi334-  Gli  successe 
in  tale  anno  Giacomo  2.°  Solino,  e  mori 
neh  341.  In  questo  Bertrando  2.°  de'si- 
gnori  di  Brussol  di  Moutiers  fu  nomina- 
to amministratore  del  vescovato  e  lo  go- 
vernò sino  al  I  343,  in  cui  fu  eletto  Gio- 
vanni 3.°  Neil  365  Giovanni  4-°  de  Bet- 
ton  di  Cliatnbery;  nel  i  377  Umberto  2.° 
Chevron  de  \  illetlejnel  i  3 80  Rodolfo  2.° 
de  ellissi',  trucidiito  nel  castello  di  s.  Gia- 
comosul  finire  del  1 385. Seguendogli  ar- 
civescovi la  Savoia  e  il  Piemonte,  ubbi- 
dirono gli  antipapi  à'  yii'li^ìioitr.  sino  al 
•Sinuilo  (li  Costanza.  Neil  38G  Edoardo  di 
VCL.  Lxxir. 


T  A  R  249 

Savola  figliodl  Filippo  principe  del  Pie- 
monte, Acaia  e  Morea,  già  vescovodi  Bel- 
ley  e  di  Sion,  morto  nel  i395  quando  fu 
crealo  anticardinale  dall'antipapa  Rene- 
detto  XML  Nel  1395  Pietro  4."Culomb; 
nel  1397  Aimone  3.°Sechal;  nel  i|09  Au 
ionio  di  C7u//^///(/  ,j  nominalo  dall'an 
tipapa  Benedetto  XIII,  che  già  neli4o4 
l'avea  creato  anticardinale,  come  riportai 
nel  voi.  Ili,  p.  228,  indi  nel sinododi  Pi- 
sa, avendo  abbandonalo  l'antipapa,  fu  ri 
conosciuto  per  vero  cardinale  da  Alessan 
dro  V,  e  intervenne  al  sinodo  di  Costan- 
za. Nel  1419  Giovanni  5.° Bertrand;  nel 
1433  a'23  novembre  Marco  Condulme- 
10  veneziano,  traslato  (\a  yfvi^ìio/ic ,  per 
quanto  dissi  in  quell'articolo, dal  suo  pa- 
rente Eugenio  IV,  che  inoltre  lo  fece  le- 
gato di  Bologna,  indi  legato  a  Inlcrc  iit 
Grecia  perla  celebre  questione  dell'unio- 
ne delle  due  chiese,  ed  a'28  febbraio  1438 
lo  trasferì  a  Gand.  Nel  i438  Giovanni.jf/'- 
sio  (l  '.)  od'Arsy,  che  intervenuto  al  con- 
ciliabolo di  Basilea,  contribuì  all'elezio 
ne  dell'  antipapa  Felice  V  di  Siwoia,  il 
quale  nel  1 444  'o  creò  anlicardinale,  co- 
me narrai  nel  voi.  IV,  p.  167,6  poi  dopo 
la  rinunzia  dell'antipapato,  riconosciuto 
per  vero  cardinale  da  Nicolò  V^  pel  bene 
della  pace,  morto  a'  12  dicembre 1 454- 
I  Samraartani  nella  loio  cronologia  asse- 
gnano nel  i45i  amministratore  di  (pie- 
sta  chiesa  il  cardinale  Lodovico  de  la  Pa- 
III  (J  .),  già  auticardinaie  di  Felice  Ve 
creato  cai  dinaie  da  Nicolò  V,  per  l'estin- 
zione dello  scisma;  e  nel  i4>4  Pii^^tio  di 
Savoia  figlio  del  duca  Lodovico.  Osser- 
va il  can.  Bima,  che  l'una  e  1'  altra  ipo- 
tesi cronologica  sono  improbabili,  poiché 
il  cardinal  i*alìj  morì  in  Roma  nel  set- 
tembre 1 45 1  (altri  dicono  pure  nel  i4  J'5); 
ed  il  nome  di  Pietro  manca  del  lutto  ne' 
registri  Vaticani,  ove  però  leggonsi  i  no- 
mi dell'Arsy  e  del  suo  successore.  Questi 
fuGiovanni  Lodovicodi  Savoia,eletloam- 
minislratore  a'  22  aprile  i4j'^j  ^  venne 
traslato  alla  sede  di  Ginevra  nel  1  I59. Nel 
1  .|Go  da  Tarso  vi  fu  trasCci  ilo  Tommaso 
'7 


2^o  T  A  R 

di  Susa,  confessore  (li  Anna  regina  tli  Ci- 
|)ro;  neIi472Crisloforodella/^oir/vY/  ■), 
crealo  poi  cardinnleilal  [»arenle  Sisto  IV, 
morto  iti  Roma  il  i ."  febbraio  i479-  '" 
<jueslo  il  cardinal  Domenico  della  Rovfi-c 
(^A.J,  fratello  del  predecessore,  traslato  a 
Ginevra  a'28  maggio  1 4*^3.  Eletto  in  tale 
anno  Urbano  di  Chevron  Villette,  visse 
8  mesi.  Ne!  1484  Giovanni  7."  di  Com- 
peys;  neli492  Corvino  di  Piossasco,  vi- 
cariogeneraledellaCbiusa;neli497Clau- 
dio  di  Castelvecthio,  e  rinunziò  nel  i  5i6; 
onde  a'29  marzo  da  Leone  X  gli  fu  so- 
stituito Gio.  Filippo  di  Frolee  de'signori 
di  Luis,  in  tenera  eia,  indi  soltanto  a'5 
febbraio  I  52 8  fu  consagrato  in  Bologna 
condispensa  dall'età  di  Clemente  Vii. Nel 
j  56o  Girolamo  de'conti  di  Valperga  e 
consagialo  nel  i562;  weii'j'j'ò  Giuseppe 
Parpaglia,mori  di  peste  a'20  luglio  1  SgSj 
rS  noveinbregli  successe  Gio.  Francesco 
Cerliel  barone  di  Bourget.  Nel  1607  A- 
nastasio  Germonio ,  del  quale  trovo  nel 
t.  4  delle  Dlomuìicnta  Tlistoriae pntriae, 
che  il  duca  Carlo  Emanuele  I  lo  mandò 
per  ambasciatore  nella  Spagna  nel  1  ()  1  3, 
clonde  ritornò  nel  161  5  mal  soddisfatto 
della  corte,  nondimeno  collo  stesso  carat- 
tere vi  si  restituì  nel  16 19  per  annunzia- 
re a  Filippo  IH  il  matrimonio  seguito  tra 
il  principe  del  Piemonte,  poi  Vittorio  A- 
medeo  1,  e  Cristina  di  Francia  (iglia  d'En- 
rico IV.  Nelle  stesse  Monunicida  leggo 
l'antico  vescovo  Tommaso  già  monaco  le- 
riuese,  non  rammentato  dal  can.  Bina,  il 
quale  però  protesta  che  le  sue  ricerche  non 
fruttarono  di  più ,  dichiarando  che  tra' 
pastori  di  Tarantasia  llorirono  vari  santi 
e  personaggi  insigni  in  dottrina.  Nel  i632 
Benedetto  Teofìlo  de  Chevron,  per  la  sua 
dolcezza  e  affabilità  da  tulli  amalo,  e  com- 
pianto quando  mor^i  a  Torino.  Neh  GSq 
Francesco  Amedeo  de  Challes,  morto  nel 
1673,  e  quindi  per  24  anni  vacò  la  sede 
arcivescovile.  Nel  1699  Francesco  Ame- 
deo Millet  d'Arvillar  ili  Chambery,  che 
nella  serie  dicesi  morto  nel  1  746,  ma  sic- 
come con  lui  nelle  Notizie  di  Roma  s'iq- 


T  A  R 
cominciò  a  pubblicare  l'arcivescovodiTa- 
raiitasia,  dali74'?-  in  poi  si  legge  sede  va- 
cante. Ivi  trovo  a' 19  gennaio  1750  fatto 
arcivescovo  Claudio  Umberto  de  Rolland 
de  Berry  della  diocesi  di  Ginevra;  a'iG 
dicembre  177  1  fr.  GasparreAgostinoLau- 
lent  di  S.Agnese,  minore  conventuale  di 
Chambery;  a' 27  gennaio  178 5  I' ultimo 
arcivescovo  Giuseppe  di  IMonlfalcon  du 
Cengle  della  diocesi  di  Ginevra,  morto  nel 
I  793.  Era  egli  prima  canonico  della  cat- 
tedrale d'Asti,  e  investito  della  prebenda 
canonicale  di  s.  Maiolo  abbate,  indi  pos- 
seduta dal  benemerito  canonico  teologo 
Bima.  La  sede  arcivescovile  fu  soppressa 
con  tutte  le  altre  della  Savoia  con  decre- 
to dell'assemblea  degli  Allobrogi  de'  27 
oltobrei792.  Dipoi  ad  istanza  del  re  di 
Sardegna  Carlo  Felice, il  Papa  Leone  XII 
colla  bolla  Ecclcsias.  qutic  antiquitatc. 
A*i^  agosto  182 5,  Bull.  Ixoin.  coiit.  t.i6, 
p.  336,  reintegrò  le  sedi  vescovili  di  Ta- 
rantasia e  di  s.  Giovanni  di  Moriana,  ma 
lai.'^come  semplice  vescovato  e  suflraga- 
nco  della  metropoli  di  Chambery,  il  cui 
arcivescovo  mg.'  Bigex  qual  delegato  a- 
postolico  fece  eseguire  la  bolla  a' 19  set- 
tembre. Indi  lo  stesso  Papa  nel  concisto- 
ro de'  19  dicembre  preconizzò  vescovo  An- 
tonio Blarlinetdi  Quiège  nell'Alta  Savo- 
ia, diocesi  diChambery,a  Ila  qual  sede  Leo- 
neXII  Io  trasferì  nel  concistorode'28  gen- 
naio, in  cui  gli  surrogò  per  Tarantasia  An- 
tonio Rochaiz  di  s.  Giovanni  di  Moriana, 
già  canonico  e  arcidiacono  di  Chambery. 
Per  sua  morte,  Gregorio  XVI  nel  conci- 
storo de' 12  febbraio! 838  promulgò  l'o- 
dierno vescovo  mg.' Gio.  Francesco  Mar- 
cellino Tuiinaz  di  Chathelard  diocesi  di 
Chambery,  ove  fu  consagrato,  già  in  quel 
seminario  professore  di  filosolìa  e  teolo- 
gia morale,  non  che  rettore,  canonico  del- 
la metiopolitana,  esaminatore  sinodale  e 
vicario  generale,  come  si  legge  nella  pro- 
posizione concistoriale.  Ampia  è  la  diocesi 
e  contiene  8  i  parrocchie.  Ogni  nuovo  ve- 
scovo è  tassalo  ne'libri  della  camera  apo- 
stolica in  fiorini  2  jo,  consistendola  men- 


T  A  Pi 
sa  ad  summatn  12,000  lìbrariiw  Ulius 
monelnc  nullo  onere  gras'tHl. 

TARANTO  (Tarentin).  Cillà  con  re- 
sidenza arcivescovile  dei  regno  delle  due 
Sicilie  nella  provincia  di  Terra  d'Olraii- 
to,  capoluogo  di  distretto  e  di  cantone,  a 
I  3  leghe  da  Matera  e  10  da  Lecce,  all'e- 
stremità settentrionale  dell'ampio  golfo 
del  suo  nome,traduebaieo  bacilli  profon- 
di, il  INIare  Piccolo  all'est,  ed  il  IMareGrau- 
de  all'ove-Nt,  sopra  un'isola  congiunta  al 
continente  per  mezzo  di  due  ponti  di  pie- 
tra. Nel  r ."  bacino  a  INIar  Piccolo  sbocca 
precipitoso  da'tuonti  un  torrente,e  vi  met- 
tono foce  lun"o  la  costa  occidentale  i  fiu- 
micelli  Galeso,  Tara,  Chialano  e  Lielo.E 
piazza  di  guerra  di  ?..  'classe,vienedifesa  da 
forte  mura,  da  un  ;intico  castello  munito 
situato  all'est,  e  da  una  buona  cittadella 
eretta  da  Ferdinando  I  d'  Aragona  nel- 
l'istmo e  posta  in  riva  al  porto,  \\  quale 
racchiuso  tra  due  lingue  di  terra  trova- 
si coperto  dalle  due  isolelte  di  s.  Pcla- 
gia  e  di  s.  Andrea.  Una  scogliera  di  sas- 
si impedisce  ora  l'accesso  all'antica  foce 
del  comodo  e  grandioso  porto,  ove  non 
entrano  che  piccole  barche,  e  serve  tal 
chiusura  a  render  copiosa  e  agevole  la  pe- 
scagione. L'odierno  ricinto  della  città  non 
è  che  un  avanzo  della  splendida  città  an- 
tica tallio  famosa  per  la  sua  opidcnza.  La 
città  è  assai  ben  fabbricata,  ed  ha  parec- 
chi edifizi  particolari  e  buon  numero  di 
pubblici, tra'quali  si  distingue  la  cattedra- 
le sotto  il  titolo  della  B.  Vergine  Assun- 
ta, di  antica  costruzione,  col  fonte  batte- 
simale e  la  cura  d'anime.  Questa  è  affi- 
data al  capitolo,  il  qualela  fa  amministra- 
re da  4  pieti  detti  Piltugerii .  che  sono 
coadiuvali  da  altrettanti  saceidoti  deno- 
minali Sul>-I'iltagerii.G\i  arcivescovi  per 
eliminare  qualunque  confusione, separa- 
rono la  citlà  in  4  parli,  e  I' a>segnarono 
ciascuna  a'delli  preti.  Il  capitolo  si  couj- 
ponedi  4d'o"'^^'>  lai. 'essendo  l'arcidia- 
cono, le  altre  il  primicerio  o  priore,  il  can- 
tore e  il  tesoriere;  di  1  8  canonici  compre- 
se le  prebende  del  teologo  e  del  penilcu- 


T  A  R  2JI 

zlerc,  di  più  che4o  mansionari,  quorum 
(ibi  parltcìpantei  votantes,  alii parteci- 
panlcs  (himlaxal  nuncuptintur,e(l\  altri 
preti  e  chierici  pe'divini  uffizi.  Fra  le  re- 
liquie che  si  venerano  in  questa  metropo- 
litana vi  è  il  corpo  di  s.  Cataldo  vescovo 
e  patrono  della  citlà.  Grande  è  la  cappel- 
la a  lui  nella  medesima  dedicata,  eretta 
dall'arcivescovo  Lelio  Brancacci,  indi  am- 
pliata con  maestosa  architellura  con  di- 
segno simile  al  Pantheon  di  Roma  dall'ar- 
civescovo Caracciolo,  poscia  abbellita  eoa 
iscelli  marmi  colorati  da'successoriSarria 
e  Pignattelli,  mentre  l'arcivescovo  Stella 
molto  contribuì  al  suo  ornamento, ficcu- 
do  dipingere  la  cupola  dal  celebre  Paolo 
de  ]\Littheis.  Le  statue  di  marmo  sono 
munificenza  dell'arcivescovo  Mastrilli,e 
due  le  fecero  l'arcivescovo  Capecelatio, 
ed  il  patrizio  talentino  Carducci.  La  sta- 
tua d'argento  poi  di  s. Cataldo,  situata  sul- 
l'altare di  marmo  della  gran  nicchia  in 
fondo  della  cappella,  che  sino  al  1  598  si 
conservava  nella  sagrestia, prima  deli346 
non  era  che  mezzo  busto,  e  fu  fatta  dal- 
la pietà  dell'arcivescovo  Capitignani,  il 
quale  si  servì  dell'antica  cassa  argentea,  iu 
cui  il  predecessore  Giraldo  avea  nel  i  1  jo 
collocate  le  reliquie  del  prezioso  corpo  del 
santo;  ma  nel  1  465  essendo  stala  la  città 
liberata  da  grave  pestilenza,  l'arcivesco- 
vo Galeotti,  il  clero  e  il  popolo  per  gra- 
titudine fecero  il  rimanente  della  statua, 
e  il  ricordalo  arcivescovo  Brancacci  vi  ag- 
giunse la  base  d'argenlo.  La  cioce  petto- 
ralee  la  collana  furono  dono  del  cardinal 
d'Aragona  arcivescovo.  Il  palazzo  arcive- 
scovile è  prossimo  alla  metropolitana,  e 
conveniente.  Non  vi  sonoaltre  chiese  [)ar- 
rocchiali  0  collegiate,  né  alcun  altro  bit- 
lislerio,  bensì  molle  chiese  accrescono  i 
pregi  della  città,  con  3  moiiasleri  di  mo- 
nache e  4con  venti  di  religioni;  vi  è  un  am- 
pio orfanotrofio,  due  ospedali,  il  munte 
di  pietà,  il  seminario  cogli  alunni,  diver- 
si sodalizi  e  pii  istituti.  Fioriscono  mani- 
fillure  di  tela,  di  cotone,  di  mussoline,  di 
velluti  e  di  altri  tessuti,  di  cui  con  molta 


2  5?.  T  A  11 

lana  perfella  si  fa  esportazione.  Amenìs- 
simo  ò  il  clima,  elnbeilà  del  lecondosuo 
leriitorioc  veiameiitesoipientlcnte.  Pre- 
zioso n'è  il  miele,  eccellenli  i  pascoli,  l'er- 
tile (li  grani,  abbondatile  di  fi  ulti  e  di  vi- 
ni buonissimi,  rinomali  i  fichi  e  le  casta- 
gne. A  Ili  va  vi  è  la  pesca,  ed  i  pesci,  i  te- 
stacei e  crostacei  del  seno  o  golfo  taran- 
tino sono  di  squisitissimo  gusto  e  di  as- 
sai copiosa  abbondanza, rendendo  l'espor- 
tazione da  3oo,ooo  ducati  annui.  Tra  le 
innumerabili  famiglie  de'crostacei  ve  n'è 
vma  in  cui  spesso  Irovansi  bellissime  per- 
le che  non  la  cedono  alle  migliori  orien- 
tali, laonde  comunemente  si  chiama  ma- 
dreperla. Celebre  è  poi  tra  le  numerose 
e  svariate  conchiglie  la  conchiglia  l'inna 
che  produce  la  lana  marina.  Questa  con- 
chiglia bivalva  con  vocabolo  greco  fu  det- 
ta Sriitlo,  perchè  i  suoi  gusci  sono  a  for- 
ma di  scudi,  e  meglio  da'Iatini  7-*//?//(7,  da- 
gl'italiani /^'7v/r/.e  da'taranliiii  Pariccl- 
la,  perchè  in  essa  vi  annida  in  pdvi  cella 
pure  il  granciporro,  granchio  che  la  di- 
fende dagli  aguati  del  polipo,  ovvero  con 
voce  siriaca  l'etimologia  vale  fruito  rhio- 
ììiatoìuaì-ìiio.Qaesla  mirabile  conchiglia, 
nel  cuisenocongela  la  perla,  è  fornita  dal- 
la natura  d'un  lanoso  ciufFelto  che  scal- 
trita distende  per  l'onde,  onde  procurar- 
si il  vitto.  Di  tal  fiocco  lanoso  ft^cero  men- 
zione Tertulliano,  e  diversi  altri  antichi 
scrittori,  e  s.  Basilio  a  s'i  specioso  prodot- 
to die  il  nome  di  lana  d'oro.  Imperocché 
al  pregio  del  lucido,  vi  si  accoppia  l'ela- 
sticità del  filo  e  la  trasparenza.  Si  vuole 
che  di  tal  preziosa  lanugine  fossero  le  vesti 
diafane  mentovate  da  Polluce  nel  lib.  4, 
e  poi  dette  Taraiitiiiidìc  àal  lusso  e  dal 
grandissimo  uso  che  ne  facevano  i  taran- 
tini. Di  tali  vesti  pare  ne  usassero  in  par- 
ticolar  modo  i  ballerini  e  i  mimi.  I  suoi 
fili  un  tempo, come  al  presente,  si  tesse- 
rano e  si  formava  il  bisso  che  forniva  ric- 
chi ammanii  agli  efori,  demarchi  e  stra- 
teghi; ma  il  bisso  andò  poi  in  disuso,  e 
quindi  le  tarantine  dierono  opera  a  pre- 
parare e  lavorare  la  lanapcnna.  cioè  una 


T  A  R 
specie  di  lana  finissima  di  colore  Intlo 
pro[>rio  fosco  dorato  ,  come  risplende  al 
sole,  e  ridotta  con  piccoli  cardellini  e  fi- 
latoi, se  ne  lavorano  guanti,  calze,  scialli 
e  altri  oggetti  di  lusso.Famosa  è  la  Taran- 
tola di  Puglia,  0  Falangio  Tctra^nato 
degli  antichi,  per  la  quale  le  persone  vol- 
gari tanto  in  Taranto  che  ne'  paesi  vici- 
ni,sotto  prelesto  d'essere  laranlali, ossia 
morsi  dalla  tarantola,  fanno  ancora  nel- 
r  eslate  cose  piti  stravaganti  e  bizzarre, 
di  quelle  già  praticate  dagl'iniziali  di  Ci- 
bele  e  dalle  furiose  baccanti;  e  mercè  il 
tarantismo  o  estro  di  ballare  con  furore 
di  danza,  prodotto  secondo  il  credulo  er- 
rore grossolano  da  detto  morso,  e  non  cu- 
rabile che  col  suono  e  colla  danza,  ogni 

anno  in  Puglia  si  rinuova  l'antico  culto 
o 

di  Bacco,  e  i  licenziosi  trovati  de'  vene- 
ratori diCibele.Tali  scetnpiaggini  e  pue- 
rilità deri\  ano  da  altre  cause,  anziché  dal- 
la morsicatura  delle  innocenti  besliuole 
tarantole.  La  tarantola  di  Puglia  è  un  ra- 
gno della  specie  2.',  fa  miglia  4-  diLinneo. 
E"  di  colore  scuro  o  bigio  per  l'ordinario, 
rassomiglia  nell'esteriore  alla  testuggine, 
e  co'suoi  8  occhi  lucidi  vede  nel  piìi  fitto 
scuro.  Armata  di  8  robuste  e  pelose  gam- 
be, e  di  due  tenaglie  o  adunche  forbici  e 
di  aguzzi  aculei,  con  questi  addenta,  stra- 
zia e  uccide  la  preda,  che  stritola  e  ma- 
stica per  poi  succhiarla  saporosamente; 
dal  cui  umore  restauilo  tinto  il  suo  muso, 
credono  taluni  che  nel  ferire  vi  schizzi  il 
veleno.  La  preda  cade  nella  micidiale  e 
viscosa  rete  o  tela  che  di  notte  forma  ar- 
tificiosamente la  tarantola  nella  sua  ta- 
na, la  quale  scava  ne'campi  nudi  di  ter- 
ra salda  e  incolta,  evitando  i  luoghi  om- 
brosi e  umidi.  La  tarantola  della  Puglia 
è  della  specie  àt  ra^ni  delti  Lupi  mag- 
giori, della  classe  innocua  delle  chiappa- 
mosche.  Come  tutte  le  altre  razze  di  ra- 
gni, muta  la  pelle  nel  solstizio  di  estate 
sino  al  sole  leone;  vive  un  solo  anno,  ma 
si  riproduce  in  maggior  numero  per  le 
fecondissime  femmine.  Il  morso  di  tali  ta- 
rautole  non  è  veleooso  come  si  crede  voi- 


T  A  R 
garnienfe,  né  proilnce  i  decantali  effelll 
bizzarri  e  sintomi  iinmaj^inari  del    Ta- 
raiitisiiin,  che  l'alterala  fantasia  e  il  fa- 
iiatisino  de'tarantitii  e  pugliesi  suppone. 
Es<(j  V  piultoslo  un  residuo  delle  super- 
stiziose pratichee  orgiegentileschediDac- 
co  e  di  Cibeie  :  è  un  estro  cagionato  dal- 
l'adusto clima,  dalla  qualità  de'cibi,  dal- 
la natura  isterica  e  ipocondria  dell'aiden- 
te  temperamento  de'pugliesi,  e  dal  genio 
de'tarantiui  portalissimi  per  la  musica  e 
accostumati  a  trescare,  come  asserisce  e 
prova  con  solide  ragioni,  erudizione  e  cri- 
tica il  tarantino  ab.  Solito.  Egli  diceche 
il  tarantismo  è  un  istinto  della  nazione, 
fouieiilato  in  ogni  estale  dal  pregiudizio, 
dall'unitazione  e  dal  costume;  sono  en- 
tusiastici per  la  musica  e  la  danza,  quelli 
diesi  cretlono  taranlali,  ossia  morsi  dal- 
l'innocenti tarantole, prive  atlattodel  cre- 
duto veleno;  e  le  velenose  morsicature 
de'  falangi  degli  antichi  giammai  furono 
guarite  dalla  musica  e  dal  ballo.  Il  tarau- 
tismo  insomma  non  è  che   una   reliquia 
delle  costumanze  pagane,  favorite  ancor 
oggi  dal  temperamento  de'pugliesi:  le  ta- 
rantole di  Puglia,  il  ripeto,  non  produ- 
cono co'Ioro  morsi  l'immediato  prurito 
di  ballare, nèda  doversi  guarire  colla  sola 
n)usicaK"  dunque  un  vero  errore  popola- 
le il  crederlo,e  va  con  Democrito  scherni- 
ta simile  umana  follia.  Abbiamo  di  d.  Do- 
menico Solito,  Cenno  storico  della  ori- 
gine, del  progresso  e  decadimento  del- 
rantichissiina  città  di  Taranto,  e  brci'e 
descrizione  della  concìiiglia  Pinna  e  del 
modo  come  da  questa  si  rica\'a  la  lana 
marina,  Roma  i  843.  Poi  nel  i845  ivi 
pubblicò:  Descrizione  storie  a-filosofica 
delle  pili  rinomate  conchiglie  che  alli- 
gnano nel  seno  Tarantino,  e  della  fa- 
migerata Tarantola  di  Puglia,  con  un 
cenno  storico  sulla  fondazione,  sul  pro- 
gresso e  decadimento  dell'antichissima 
città  di  Taranto.  Neil'  antica  e  nobilis- 
sima Taranto  fìuiirono  celebri  uomini, 
tali  furono  A  poi  Ioduro,  Leonida,  Lucio 
Pauza,  il  lilosolu  ^isida  maestro  d'Epa- 


T  A  R  253 

minonda,  i  pitagorici  Clinia,  Dinone  e  Ni- 
comaco  matematico  e  musico;  Zeusi  ,  il 
geometra  Archita,  Icco  atleta,  Arislosse- 
no  musico  e  filosofo  familiare  d'Aristoti- 
le, Eraclide  musico,  e  quegli  altri  celebra- 
li da  Antonio  de  Ferrari  presso  il  t.  7  de- 
gli Opuscoli  del  p.  Calogeri»:  De  sita  Ja- 
pigiae liher,notis  illustratus curaetstii- 
dio  Jo.  B.  Tiifuri.  Ivi  sono  ricordali  gli 
autori  che  hanno  scritto  di  Taranto  e  ce- 
lebrale le  sue  grandi  prerogative,  e  per- 
sino della  tarantola  e  del  suo  morso,  della 
quale  con  copiosa  erudizione  ti-altòCancel- 
lieri  nella  Lettera  sopra  il  Tarantismo. 
Di  pi  LI  il  Ferrari  riporta  le  opinioni  di  quel- 
li die  attribuiscono  a  Tara  o  Tarete  o  Ta- 
ranto figlio  di  Nettuno  che  le  die  il  no- 
me, o  ad  Ercole  o  agli  Eraclidi  la  fonda- 
zione di  Taranto;  per  cui  i  tarentini  po- 
neano  sidle  loro  medaglie  Tarele  sotto 
forma  d'un  nume  marino,  col  tridente  del 
proprio  padre  o  la  dava  di  Ercole,  oltre 
la  civetta  simbolo  di  Alinerva  loro  pro- 
teltrice.  La  celebrità  in  cui  rapidamente 
pervenne  Taranto,  sull'origine  die  luogo 
a  molte  favole.  La  più  comune  opinione 
dell'erezione  dell'antichissima  Taranto, 
che  fu  capitale  della  Calabria,  della  Pu- 
glia e  del  la  Lucania,  la  fa  deriva  re  da  un'e- 
migrazione di  cretesi,e  presto  ili  venne  po- 
tente, e  per  l'estensione  e  situazione  del- 
la superba  città  quasi  inespugnabile,  in- 
di metropoli  di  fiorentissima  repubblica 
della  IMagna  Grecia ,  pel  suo  soggiorno 
ddiziosissimo,perl'amenilàdel  clima,  per 
la  prosperità  del  commercio,  per  l'uber- 
tosità delle  naturali  produzioni,  per  l'ec- 
cellenza delle  manifatture,  per  le  pregia- 
tissime porpore  tinte  col  colore  ricavato 
da'  murici  marini,  e  chiamata  Porpora 
Tarentina.  Posta  Taranto  nel  centro  di 
3  mari,  per  sì  felice  posizione  faceva  es- 
sa tutto  il  commercio  del  mare  Adriati- 
co, di  quello  di  Grecia  o  Jonio,  e  di  quel- 
la parte  del  iMediterraneo  chiamata  Tir- 
rena. Lcandio  Alberti  nella /Avc//:;/ow 
'//  tutta  [t(di,i,  riferisce  chcTaranlocreb- 
bclanlu  iu  potcuzUj  quaulu  iu  ricchc^^za. 


254  T  A  R  T  A  R 
governandosi  a  leggiinento  [)opoIaie,da'  la  di  popolo  la  patria.  Falanle  però  fu  io 
greci  dello  democrazia;  e  taulo  divenne  mia  sedizione  da'partenii  stessi  discaccia- 
pos>ente,elie  teneva  una  grossa  armata  di  to,  costituendosi  essi  in  repubblica  demo- 
legni  naviganti  nel  mare,  che  superava  cratica,e  trovò  ricovero  in  Brindisi  fra  gli 
lulle  le  altre  armate  marittime  de'popo-  anticiii  tarentiniesuli,oveterminòdi  vive- 
ii  vicini;  ed  anche  armava  3o,ooo  pedo-  re.  Nella  parte  della  citta,  che  risguarda va 
ni  e  3ooo  cavalli  da  combattere  per  ter-  la  foce  del  porlo,  vedevasi  un  largo  sta- 
ra contro  i  nemici,  avendo  looo  capila-  dio  destinato  a'giuochi  pubblici,  ed  era- 
ni  ile'cavalieri  secondo  Slrabone.Era  qui-  no  nel  furo  il  grandioso  colosso  del  Sole 
vi  da'larenlini  mollo  onorato  Pitagora  fi-  ossia  d'Apollo,  o  di  Giove,  dopo  quello 
losofo,  e  parimenti  Archila  suociltadino,  di  Rorliìì  piìi  rinomato,  e  moltissime  al- 
il  quale  assai  tempo  li  governò.  Poscia  tre  statue  di  greco  scalpello,  fra  le  qua- 
dopo  molli  anni  mancando  l'ottimo go-  li  il  fumoso  Ercole  in  bronzo  di  Lisip- 
verno  di  jjue'scienziati  filosofi,  talmente  [)o,  da  Fabio  Massi  ino  poi  recato  in  Cam- 
I  tarenlini  si  sommersero  nelle  delizie  e  pidoglio,  che  inoltre  ornò  il  suo  trionfo 
ne'piaceri,  talmente  s'invilupparono  nei  con  altre  stupende  sculture  e  superbe  pit- 
vizi  per  la  lunga  pace  e  abbondanza  del-  ture.  Tito  Livio  paragonò  le  ricchezze 
le  cose,  che  si  dierono  all'ozio  in  tal  uia-  lolle  a  Taranto,  pari  a  quelle  colle  qua- 
niera,  che  festeggiavano  la  maggior  par-  lì  Marcello  abbellì  il  suo  trionfo  dopo 
le  dell'anno,  consumandola  in  giuochi  e  1'  es[)ugnazione  di  Siracusa.  Nel  trionfo 
balli:  e  \ìvv  tjuesto  passando  le  cose  del-  di  Fabio  Massimo  vi  si  trovarono  3o,ooo 
la  repubblica  loro  di  male  in  peggio,  al-  schiavi  larenliui,  e  l'oro  e  l'argento  rica- 
la fine  di  tanta  altezza,  nella  quale  i  la-  vaio  dalla  preda  ascese  a  5,000,296  duca- 
renlini  erano  ascesi,  straboccarono  in  tan-  ti  dell'attuale  moneta  del  regno.  Quando 
la  Uìiseria,  che  loro  bisognò  Cercare  altri  la  repubblica  tarentina  era  in  fiore,  il  ce- 
capilani  de'  loro  eserciti,  dovendo  guer-  lebre  Ardi  ita,  8.°  successore  del  principe 
reggiaie  co'Ioro  nemici,  laddovepiima  a-  degl'italici  filosofi  Pitagora,  ebbe  7  vol- 
veano  avolo  cajiilaiii  da  darne  agli  allri.  te  il  governo  di  Taranto  sua  patria,  e  non 
Onde  i  poeti  chiamarono  Taranto  molle,  luen  la  protesse  colle  armi  di  quello  che 
«Ulta  d'  unguenti,  ed  imbelle.  Niuno  dei  la  illuminasse  cogli  alti  e  severi  precelli, 
cittadini  non  essendo  più  educato  al  me-  e  governasse  con  senno  civile.  Archila  si 
sliere  della  guerra,  contro  quella  de'mes-  acquistò  tal  fama,  che  mosse  Platone  a 
seni  e  de'lucaiii  furono  costretti  chiama-  recarsi  espressamente  in  Taranto  per  ve- 
re in  loro  aiuto  Alessandro  re  de'Molos-  derlo  e  udirlo.  Le  arti  pure  furono  iu  Ta- 
si e  zio  d'Alessandro  il  Grande.  Sembra  ranio coltivale  con  lutto  lospleudore.  Ma 
che  allora  la  corruzione  de'costumi  non  la  mollezza,  il  lusso  eccessivo,  le  discor- 
avesse  ancor  fatto  progressi,  e  piuttosto  die,  oscurarono  dopo  lunga  pace  la  glo- 
per  essere  i  taientini  occupali  nella  filo-  ria  di  Taranto.  I  cittadini  tripudiavano 
solla,  ignoravano  leforzede'diveisi  popò-  nel  pubblico  teatro  in  vista  del  porto, 
li,  e  la  .situazione  de'loro  vicini.  .Ulri  ac-  quando  si  videro  per  lai.''  volta  le  vele 
ereditati  storici  proclamano  fondatore  di  romane,  e  pazzamenle  presero  a  befl'arsi 
Taranto,  707  anni  avanti  la  nostra  era,  di  que'saggi  che  giustamente  se  ne  adon* 
Falanle  capo  di  que'partenii  che  uscirò-  tarono,  né  furono  meglio  trattati  gli  am- 
nn  di  S[)arta  per  non  udirsi  piii  a  rim-  brisciatori  spediti  poi  a  chiedere  sodtlisfi- 
proverare  la  oscura  origine,  mentre  era-  /ione  de'ricevuti  oltraggi.  Quindi  arse  la 
no  nati  da  una  mano  di  giovani  spedili  lunga  e  accanita  guerra  tarentina,  che  iu 
dal  campo  di  Lacedemone  che  assedia-  brevedescrissi  ne'vol.XXI,p.3o6,LVIlI, 
va  Messene,  onde  non  rimanesse  diserta-  p.  197,  LXV,  p.  33o.  Incapaci  (jue'cor- 


T  A  R 

rolli  repubblicani  di  più  lialtare  le  armi, 
clovetlero  livolf^ersi  ad  esteri  campioni, 
fd  ebbero  ausiliare  il  prode  e  vanaglo- 
rioso Pirro  re  d'Epiro  discendente  d'A- 
chille, che  da  principio  guadagnò  le  due 
battaglie  d'  Eraclea  e  del  Liri.  Dopo  la 
sconfitta  data  da'rouiani  a  qtiest'idliuio, 
rimasero  soggiogali  i  larentini,  ma  pote- 
rono salvare  con  un  trallato  la  patria  in- 
dipendenza. 11  cartaginese  Annibale  in 
tempo  della  2."  guerra  punica  nell'anno 
544  s'impadronì  di  Taranto  per  sorpre- 
sa, e  dopo  che  Fabio  Massimo  a  quel  som- 
mo due»  la  ritolse,  impadronendosi  del- 
le sue  immense  ricchezze,  vi  fu  dedotta 
una  colonia  romana.  Osserva  il  tarenti- 
no  ab.  Solilo,  che  Taranto  fu  soggioga- 
ta e  vinta  più  dall'intrepidezza  e  incor- 
ruttibilità del  console  Fabrizio,  che  dal 
numerode'soldati  romani.  Divenuta  pae- 
se di  conquista,  e  rimasta  spogliata  delle 
sue  leggi,  de'suoi  magistrati,  s'inchinò  al 
suo  decadimento,  e  perde  del  lutto  l'an- 
tica sua  gloria  e  grandezza.  Xonilimeno  il 
suo  slato  col  tempo  si  raddolcì, poiché  nel 
GG4  circa  divenne  città  nuuiicipale,  e  in 
poco  tempo  ritornò  una  deliziosa  ciltà , 
uìalgrado  la  sua  mollezza  di  cui  la  rim- 
provera Orazio,  che  dopo  Tivoli  non  a- 
vrehbe  desideralo  che  il  soggioino  di  Ta- 
ranto. Decadde  quindi  ognor  più,  e  non 
avrebbe  lasciato  vestigia  dise  nelle  poste- 
riori incursioni  de'barbari,  massime  de' 
goti  che  la  distrussero,  se  i  profughi  ca- 
labresi non  avessero  dato  di  mano  a  ri- 
storarla. Del  vastissimo  perimetro  del  suo 
abitato  non  re^larono  cheriideii;la  ina"- 
gior  parte  de'citladini  non  potendo  tol- 
lerare la  schiavitù  straniera  ,  cercarono 
sotto  altro  cielo  una  patria  novella:  i  po- 
chi rimasti  inerpicando>i  su  lo  scoglio, 
ov'era  slata  l'antica  rocca  inespugnabile 
e  diroccata  dagl'invasori  per  propria  >i- 
curezza,  si  costruirono  delle  capanne  e  si 
diedero  alla  pescagione.  Dopo  una  serie 
(li  vicende  sfavorevoli, ed  in  un  tnoinento 
di  quiete  si  cominciai  ono  a  ftbbricar  del- 
le case,  ciucile  ora  foruia  la  uovcllu  cil- 


T  A  R  255 

là  a  guisa  di  penisola,  siccome  cìrcoscrit 
la  dalle  acque,  ed  unita  al  continente  da 
due  ponti.  L'antico  porto  che  dava  ricet- 
to alla  tlotta,  va  ora  sotto  il  nome  di  se- 
no tarantino,  che  addentrandosi  dentro 
la  terra  e  comunicando  con  l'attuale  por- 
to esterno,  solfre  il  flusso  e  riflusso  di  6 
ore  sotto  i  ponti  anzidetti.  Alle  bocche  del 
porto  esterno  la  natura  vi  ha  piantato, 
come  due  baloardi,  le  summentovate  due 
isole,  una  di  circa  200  iugeri  e  ove  tro- 
vasi stabilita  una  colonia  per  seminarvi 
grano,  legumi,  ban)bagie,e  altri  prati  ar- 
tificiali per  pastura  de'  greggi  che  colà  vi 
si  allevavano;  l'altra  isola  poi  ha  circa  il 
perimetio  d'un  miglio.  Dopo  la  caduta 
dell'impero  romano,  ubbidì  agl'impera- 
tori greci  che  ne  cacciarono  i  goti,  impe- 
rocché mentre  il  loro  re  Tolda  devastava 
l'Italia  nel  546,1  gieci  s'impadronirono  di 
Taranto, che  abbandonandola  all'avvici- 
narsi d'un  distaccamento  di  trup[)e  del  re 
golo  nel  548,  fu  poi  ripresa  da  Narsele 
nel  552.  A'greci  la  tolsero  i  longobardi 
comandati  da  Romualdo  I  diJca  di  Bene- 
vento nel  668, eijuindi  se  ne  impossessa- 
rono gli  ungari  ed  i  saraceni.  Espulsi  (jue- 
sii  dj' normanni,  Taranto  ebbe  il  titolo 
di  piii)cipato,(li  cui  goderono  molli  per- 
sonaggi delle  stirpi  reali,  che  dominaro- 
no la  regione,  molti  de'quali  rammentai 
all'articoloSiciLiA.ove  e  in  quello  delle  A7- 
clUc  Z>«p,  riportai  gli  avvenimenti  e  vi- 
cende cui  furono  comuni  a  Taranto,  fio- 
rendo quindi  successivamente  un  bel  nu- 
mero di  personaggi  illustri  per  santità  di 
vita,  per  dignità  ecclesiastiche,  nelle  let- 
tere, nellearli  e  nelle  armi,  il  normanno 
Roberto  Guiscardo  avendo  da  più  luo- 
ghi caccialo  i  saraceni,  ed  ottenuta  in  in- 
vestitura la  Puglia  e  la  Calabria  da  Ni- 
colò li,  questo  Papa  gli  promise  ancora 
Matera  e  Taranto,  perchè  discacciasse  i 
greci  da  Otranto.  Pertanto  con  grosso  e- 
sercilo  espugnò  Otranto,  e  per  accordi 
prese  nel  1080  Matera  e  Taranto.  Alla 
sua  morte  nel  ducalo  di  Puglia  il  figlio 
Ruggiero  gli  succes-e,   ma  guerreggiato 


2)6  TAR 

cl.'j  Hoeiiioiulo  I  fratello  maggiore,  ad  es- 
so cede  parte  di  Puglia  e  il  principato  di 
'J'jirauto:  indi  l'oeiiiondo  I  per  cliiamata 
d'Urbano  li  parli  per  la  ('roda In  (i\  Ter- 
ni scULta,  ove  conquistò  Aiitiochid,  di 
che  riparlai  a  Siria.  Alla  sua  morie  ere- 
ditò i  principati  d'Antiochia  e  di  Taran- 
to il  (ì;^lio  Ijoeniondo  11.  Estinta  con  Ini 
lii  tlominazioiie  normanna,  successe  il  re- 
gno degli  svevi,  de'(|uali  il  i .°  principe  di 
Taranto  fu  Enrico  V  1  figlio  di  Federico  I 
imperatore.  Di  poi  il  principato  passò  nei 
Durazzo,  negli  Angioini,  t|aindi  nella  ca- 
^a  del  Ualzo,  ed  Orsino  del  Balzo  posse- 
tlendo  il  princi[)alo  di  Taranto,  alla  sua 
epoca  eslendevasi  sopra  Otì-aiilo,  Brin- 
(lisi,  Lecce,  Nardo,  Gallipoli,  O.stiuil, 
J}itonto,Molula,Ugento,Bitetto  e  Coii' 
tY'/".SY7«o.ciltà  vescovili,  olire  molte  castel- 
la e  grossi  villaggi.  Nel  i4G3  il  principa- 
to rientrò  a  far  parte  della  corona  di  Na- 
jKjli  sotto  Fertlmando  I  d'Aragona,  e  per 
lui  la  città  divennecjiia!  è.  Imperocché  nel 
1 480  avendo  inteso  chelMaometlo  11, pre- 
dio Otranto  co'suoi  turchi,  voleva  passare 
a  Taranto  per  la  capacità  del  suo  porto, 
ordinò  il  taglio  del  colle,  opera  che  pro- 
seguita dal  liglio  Alfonso  11,  lestò  cavato 
quel  fosso  che  già  esiste, e  rese  in  tal  mo- 
do la  città  un'isula  attaccata  al  continen- 
te per  mezzo  di  due  ponti.  Filippo  II  re 
di  Spagna  ampliò  il  fosso,  e  lo  fece  navi- 
gabile. Il  titolo  principesco  Na|)oleoue  I 
imperatore  de'fiancesi  lo  conferì  onora- 
no al  maresciallo  Macdonald.  Allorché 
le  armate  della  repubblica  francese,  pri- 
ma di  tale  tempo,  occuparono  la  linea 
dell'Adriatico,  e  stendendosi  nel  mar  To- 
nio fecero  Taranto  quartier  generale  co- 
mandato dal  iieneiaie  Soult,  nel  1801 
il  generale  del  genio  Laclou  piantò  nel- 
la seconda  delle  predette  isole  1'  esisten- 
te forte  con  batteria  a  fior  d'acqua,  per 
fare  ostacolo  e  impedire  il  passaggio  di 
legni  armali  nemici,  che  nel  tempo  di 
guerra  insinuandosi  per  lo  stretto  tra  l'i- 
sola furtiOtala  e  il  Capo  s.  Aito  guar- 
uilo  del  pari  dt  ballerie,  avessero  iu  aul- 


T  A  R 

mo  d'offendere  la  città.  Laonde  venne  Ta- 
ranto sin  d'allora  ben  corredata  di  forti- 
ficazioni, e  dichiarata  piazza  di  frontiera 
di  2.'^  linea.  Dirò  per  ultimo,  che  non  di- 
pende se  non  dalle  circostanze,  che  Ta- 
ranto riacquisti  gran  parte  del  suo  anti- 
co splendore,  essendo  la  condizione  fi>ica 
del  paese  la  medesima. 

La  luce  del  vangelo  molti  positivamen- 
te all'erniano  che  in  Taranto  la  promul- 
gò l'apostolo  s.  Pietro,  col  suo  discepolo 
l'evangelista  s.  Marco  nell'anno  4 1»  io  cui 
vi  si  recarono  e  vi  convertirono  non  po- 
chi taientini,  molti  de'quali  riceverono  il 
battesimo  dallo  stesso  s,  Pietro.  Questi  in- 
oltre col  portentoso  segno  della  croce  fece 
cadere  in  terra  a  pezzi  il  famoso  idolo  del 
Solco  Apollo,  odiGiove,statua  colossale  e 
magnifica  alta  40  cubiti,  ecome  dissi,  mi- 
rabile opera  di  Lisippo.  Dipoi  i  tarentini 
in  memoria  della  liberazione  dal  maligno 
spirito  della  figlia  di  Eucadio  principe  del- 
la città,  essendosi  convertiti  alla  fede,  e- 
ressero  nelsitod'un  antico  tempio  la  chie- 
sa della  B.  Vergine  presso  il  lido  del  ma- 
re, altra  a  s.  Pietro  tra  la  città  e  la  roc- 
ca, detta  s.  Pietro  in  Galatina,  ed  altra 
ili  aeta  parvi  maris  a  s.  Marco.  La  pia 
tradizione,  ed  una  sotterranea  chiesa  su- 
burbana, dedicata  a  s.  Pietro,  si  portano 
ad  argomento  che  quivi  egli  approdasse 
per  la  i.°  volta  nelle  terre  italiane,  donde 
mosse  per  Najxjli  e  Roma.  Inoltre  s.  Pie- 
tro eresse  in  Taranto  la  sede  vescovile  e 
vi  costituì  per  I. "vescovo s.Amasiano.L'U- 
ghelli  ueW  Italia  sacra  t.  9,  p.  i  i5,  ri- 
porta la  serie  de'successori,  e  celebra  i  fa- 
sti civili  e  religiosi  di  Taraoto,  ed  alcune 
aggiunte  si  leggono  nel  t.  io,  p.  34'.  E- 
gli  dice,  che  la  sede  fu  eretta  in  arcivesco- 
vato nel  978,  e  della  quale  furono  fatti 
sulfraganei  i  vescovati  di  Castellaneta  e 
di  Mollila  [che  Pio  VII  unì  insieme),  e 
dipoi  anche  quello  di  Oria,  e  lo  sono  tut- 
tora. Riferisce  Commanville,  pretendere 
alcuni  che  verso  il  pontificato  di  s.  Gre- 
gorio I  vi  fu  eretto  un  arcivescovato  di 
iilo  greco,  ma  iucouleslabìlnieute  quello 


T  A  R 
di  rito  Ialino  lo  fu  nei  1070.  Rilevo  peiò 
tial  Kodulù,  DcU'oria,ìnc  del  /ilo  gicco 
in  Italia,  1. 1,  p.  35c),  che  la  sede  di  Ta- 
ratilo non  fu  mai  occupala  da*  vescovi  gie- 
ci,  né  la  cattedrale  ebbe  clero  greco.  Ag- 
giunge ,  che  vi  è  lutto  il  fondamento  di 
CI  edere,  che  anco  quando  la  città  ubbiili- 
va  all'unpero  greco,  i  vescovi  di  Taranto 
ricevessero  l'oidniazione  dal  Papa;  e  la  di- 
sposizione de  ll'uu  pera  tore  Leone  Vlil/-7- 
losoj'o.  the  nota  le  metropoli  sottoposte 
ni  patriarca  di  Costantinopoli,  non  men- 
tova allatto  quella  di  Taranto,  benché  no- 
mini Otranto  e  altre.  Bensì  riporta  TU- 
ghelli.che  i  greci  albanesi  e  epiroti  abita- 
vano in8luoghi,ed  osservavano  il  rito  gre- 
co, (luoriim  taiìH'ii  siiccrdotcs,  suo  saL'O 
ritii,  roinanam  profìtcntiir  fide  ni.  Eolie 
i  monaci  basHiani  greci  nell'arcidiocesi  vi 
uveano  l'abbazia  di  s.  I\Jaria  de  Talfìino. 
A  dunques. Pietro  nell'anno  45  ordinò  per 
1.°  vescovo  di   Taranto  s.  Amasiano  già 
custode  del  pomerio  o  degli  orti,  che  per 
un  anno  e  alcuni  mesi  resse  la  chiesa  e 
satitamenle  morì;  ed  i  tarenlini  abbando- 
nato il  cristianesimo  tornarono  all'idola- 
tria ,  altri  prevaricarono  dall'osservanza 
della  divina  It'gge,  con  grave  danno  del- 
la nascente  chiesa.  Mende  il  virtuoso  sa- 
cerdote irlandese  S.Cataldo,  recatosi  a  ve- 
nerare il  8.  Sepolcro  in  Gerusalemme,  e- 
seicilavasi  in  pie  meditazioni,  gli  appar- 
\e  Gesù  Cristo  e  gli  comandò  di  recarsi 
a  Taranto,  ove  s.  Pielro  e  s.  Marco  vi  a- 
veano  predicalo  la  sua  dottrina,  ma  i  la- 
rciiliiii  erano   ricaduti   nel    paganesimo. 
Lbbidìilsanto,edopoi  20  anni  dalla  mor- 
te di  s.  Amasiano,  entrò  nella  città  nel 
1 66,  e  v'incominciò  a  predicare  la  fede,  a 
operare  miracoli,  a  restaurare  la  religio- 
ne cristiana  deturpata  dalle  vicende  dei 
tempi,  ed  a  richiamare  sul  sentiero  della 
verità  evangelica  colle  parole  e  cogli  e- 
sempi,  tutti  coloro  die  si  erano  discosta- 
li per  elletto  della  coriuzionede'costumi. 
Meritò  quindi  di  essere  eletto  vescovo  di 
Taranto,  e  fu  zelante  e  virtuosissimo  pa- 
éluru,  uc'Jiversi  auui  the  sautatuculc  go« 


TAR  2^7 

vernò  la  chiesa,  e  morendo  com'era  vis- 
suto, se  ne  celebra  la  festa  1*8  di  maggio. 
Gli  alti  di  sua  vita  riportati  da  Ughelli, 
per  quanto  spetta  all'//7////<//^/,  si  credono 
da'  Rollandisti  favolosi,  poiché  in  essi  si 
pretende  che  s.  Cataldo  vi  erigesse  un  ar- 
civescovato coni  1  vescovi  sudraganei.  Si 
vuole  vissuto  nel  V  secolo  dal  Coleti  coni- 
nienlatore  d'Ughelli,  anzi  ntW ApjicndìX 
con  l'autorità  di  Antonio  Cassinelii  cano- 
nico della  metropolitana  e  autore  della 
/  ita  ci  inoiiwìicntis  s.  C'(^7/r//c//.dichiara: 
Non  hac  aetatc  (il  V  secolo),  scd  sexto 
circiter  ineunte Ecclcsiae  sacculo  s.  Ca- 
talduììi  TarcntinacEcclesiae  praefuisse 
rpiscopuni.  Indi  riproduce  le  lestimonian- 
zedi  quelli  che  lochiamano  martire,  men- 
tre altri  lo  qualificano  coiifessore,clie  sem- 
bra la  pili  sicura  sentenza.  Giovanni  Ju- 
venio  scrisse:  De  inventione  corporis  b, 
Cataldij  fr.  Bonaventura  Morone  taren- 
tino  e  francescano  ne  celebrò  le  gesta  in 
versi  eroici,  ed  il  suo  fratello  Bartolomeo 
ne  pubblicò  gli  atti  e  i  miracoli.  Papa  Gre- 
gorio Xill  lo  confermò  patrono  e  tutela- 
re di  Taranto,  con  olllcio  proprio.  Indi 
l'Ughelli  registra  per  3.°  vescovo  di  Ta- 
ranto, ftlasona  goto,  e  successivamente 
Renovatio,  Innocenzo  cui  scrisse  Papa  s. 
Gelasio  I  del  49*^)  Andrea  del  5c)0,  a  cui 
il  Papa  s. Gregorio  I  indirizzò ry!y;/s7.  44> 
lib.  2;  Giovanni  fu  nel  60  1  al  concilio  di 
Lalerano  celebralo  da  quel  Pontefice;  O- 
norio  fiorì  sotto  il  medesimo  nel  6o3,che 
gli  scrisse  \' F.pisl.  i.\,  lib.  i  i  ,per  la  costru- 
zione del  nuovo  battisterio  nella  chiesa  di 
s.  Maria.  Giovanni  si  recò  al  concilio  ce- 
lebrato in  Laterano  uel  649  '''^  *•  ^^a*'- 
liiio  i;  Gervasio  del  65c);  Germano  sot- 
toscrisse al  concilio  generale  tenuto  in  Co- 
slaiilinopoli  uel  680;  Cesario  intervenne 
al  smodo  romano  di».  Zaccaria  Papa  nel 
743.  Giovanni  del  978  Arvliiepiscopus 
Tarcnlinus,c  il  i.°clie  trovasi  insignito 
della  dignità  arcivescovile,ed  a  suo  riguar- 
do Pandolfo  I  e  Landolfo  IV  principi  di 
Benevento  concessero,  e  Landolfo  1. "arci- 
vescovo di  Beucvculo  cuufcrmò,  la  chic 


2j8  T  a  R 

sa  di  s.  Michele  Arcangelo  di  Monte  Gai-' 
gaiiOy  col  caslello  eli  s.  Angelo  in  perpe- 
tuo possesso.  Dionisio  deli  008,  e  vive;» 
nel  1029;  Alessandro  Facciapecora  del 
io4o  sedò  il  lumullo  di  Molula  pei  l'e- 
lezione del  vescovo  ,  et  auctoritatc  ine- 
tropoUtana  eligciidum  ju.ssil  Lyheì-tnin 
seu  Ly  ber  inni  a  Funiis  Germauiun  da- 
cìs  ip.sius  urbis  ]\Tutilciiuììi.  Slefaiio  del 
I  o4 1  lodatissimo,  per  molli  anni  fiori  per 
pietà  e  virtù.  Drogo  o  Diogone  Tai-enti- 
IMS  Arcìiiej)ixcoi)iis.  intervenne  nel  1 07  i 
alla  consagrazione  della  chiesa  di  Monte 
Cassino falladuAles>andro  11:  la  cattedra- 
le basilica  di  Taranto  per  antichità  caden- 
do in  lovina,  di  nuovo  la  riedificò  uobd- 
mente,  ed  in  detto  anno  ritrovò  le  reli- 
quie del  corpo  di  s.  Cataldo,  esalando  il 
suo  sepulcio  soave  odore  ,  con  giubilo  e 
religiose  dimostrazioni  del  popolo,  come 
si  legge  nel  documento  riprodotto  da  U- 
ghelli.JN'eli  07 2  Alberto,  e  governò  diversi 
unni;  Basilio  del  1084  donò  al  capitolo 
l'annuo  censo  di  decima;  Alberto  del 
1092,  ma  sembra  errore  numerico  do- 
vendo dire  1072,  e  perciò  è  il  medesimo 
precedente.  Giacomo  del  1099;  Stefano 
Filomarino  iiobilisiimo,  dotto  e  virtuoso 
dell  102;  in  questo  anche  Moraldo.  Ki- 
naldo  olia  inaldo  ilei  i  i  06,  al  quale  e  suc- 
cessori l'illustre  Rodulfo  detto  Maccabeo 
donò  il  feudo  di  s.  Teodoio  denominato 
la  Bernardina,  prò  salute  aiiimae  suae, 
suoruiiupu'parentiiììi,L\onaz\oiitchecou- 
fermarono  nel  i  1  1  4  la  contessa  Costanza 
diFrancia  e  suo  figlio  Boemondo  II  priuci- 
ped'Antiochia  e  diTaranto:  Rinaldo  ese- 
guì la  traslazione  delle  reliquie  di  s.  Ca- 
taldo nel  I  107.  Costanza  col  consiglio  e 
consenso  dell'ai  ci  vescovo  Rinaldo  edificò 
il  monastero  di  s.  Bartolomeo  di  Taran- 
to per  monache,  il  quale  cu'beni  nel  i  i  26 
Buemondo  11  donòa  Miloabbaledi  s. Ana- 
stasio di  Carbouo,  con  di[)loma  pubbli- 
cato da  Ughelli.  iNeli  1  19  fu  arcivescovo 
Guallerio  napoletano,  insigne  per  virtù  e 
dottrina,  che  ottenne  da  Costanza  e  Boe- 
mondo 11  aumenlo  di  giurisdizione  alla 


T  A  R 

chiesaTarenlina,  e  Papa  Onorio  Ilglia/n- 
dò  il  governo  di  Benevento:  nel  i  1  29  as- 
sistè in  Palermo  alla  coronazione  di  Bug- 
gero I  re  di  Sicilia.  Neh  126  Belegaidu; 
neh  i33  Rolemanno;  nel  1  i38  Filippo 
fautore  dell'antipapa  Anacleto  li,  onde 
il  Papa  Innocenzo  li  nel  concilio  gene- 
rale di  Laterano  II  deh  189,  lo  depose 
e  degradò  dalla  dignità,  ed  egli  passato 
in  Francia  ricevè  in  Chiaravalle  l'abito 
cistcrciense  da  s.  Bernardo,  ove  fiorì  per 
santità  di  vita  ed  erudizione,  onde  diven- 
ne priore  e  abbate  elee  ma  sy  ime,  e  s.  Ber- 
nardo gli  ottenne  da  Eugenio  III  di  mi- 
nistrare all'altare  nell'ulTicio  di  diacono. 
Al  deposto  Fili[)po  fu  smrogalo  Giraldo, 
il  quale  divolissimo  di  s.  Cataldo  ripose 
le  sue  reliquie  decorosamente  nella  ricor- 
data capsaiiì  argi  nteaniy  colle  immagi- 
ni del  Salvatore,  degli  angeli  e  degli  a- 
postoli,  e  vi  collocò  ancora  del  s.  Legno 
della  vera  croce  in  teca  d'oro  e  gemma- 
ta di  mirabile  artificio:  a  tale  effetto  re- 
catosi nella  metropolitana,  colTassistenza 
de' vescovi  suffragane!,  del  clero  e  del  po- 
polo ,  solennemente  eslrasse  dall'  altare 
maggiore  le  relicpiie  di  s.  Cataldo  e  le  col- 
locò nella  nuova  custodia,  e  Dio  operò  a 
intercessione  del  santo  molli  miracoli. 
L'arcivescovo  Basilio  ile  Palajano,  loda- 
tissimo per  doti  morali  e  prudenza,  nel 
I  179  fu  al  concilio  generale  di  Latera- 
no III  adunato  da  Alessandro  IH,  indi  e- 
resse  la  chiesa  de'ss.  Simone  e  Giuda  a- 
postoli  ,  poi  padronato  degli  Athenisio- 
riuu.  Gli  successe  Gervasio,  e  governò  si- 
no ah  1  94;  nel  (|Uale  fu  ordinato  metro- 
politano Angelo,  per  la  cui  singoiar  pru- 
denza e  capacità  Innocenzo  l  lI(meglioCe- 
lestino  1 11,  poiché  l'imperatore  morì  pri- 
ma del  Papa:  piiòdar>>i  che  sia  stato  pure 
legato  d'innuccnzo  III)  lo  dichiarò  lega- 
to della  s.  Selle  all'  imperatore  e  re  di  Si- 
cilia Eniico  VI,  che  confermò  i  privile- 
gi concessi  da'principi  alla  chiesa  di  Ta- 
lanto,  indi  ratificati  per  le  sue  beneme- 
renze dall'imperatrice  Costanza,  con  di- 
plomi pressol'Ughelli. Inoltre  Angelo  nel 


T  A  R 

1 1 qSinliodussei cislerciensinell'arciJio- 
cesi .assegnando  loro  il  inonaslero  di  s.  Ma- 
ria di  Galesio  o Gasalo,  da  lui  edificato  in 
onore  della  Madre  di  Dio,  e  divenne  ce- 
lebre. Altro  arcivescovo  Giraldo  fiori  nel 
I  202,  e  gli  successe  nel  i  ioj  Nicola, nel 
quale  anno  io  fu  ancora  Berardo  che  nel 
12  IO  conseguì  dall'imperatore  ere  Fe- 
derico li  la  conferma  de'privilegi  di  sua 
chiesa,  il  cui  iliploma  produsse  Ughelli. 
IVel  I  2  I  6  Gualterio,  molto  nel  seguente 
anno,  per  cui  il  ca()itolo  procedendo  al- 
l'elezione del  successore,  contro  le  forme 
stabilite  dal  conciliodi  Laterano  IV,  Pa- 
|)a  Onorio  1 11  annullò  gli  atti  nel  1218, 
ed  invece  nominò  nel  i  2  1 9  Nicola  racco- 
mandato dal  capitolo  e  fregialo  d'eccel- 
lenii  cpialilà,  indi  nel  1228  consagralo  in 
Roma  dal  Papa:  sotto  di  lui  nell'arcidio- 
cesi  si  foDdarono  i  monasteri  di  s.  Maria 
di  Coronata  e  di  s.  Spirilo  della  Valle, 
e  vi  si  recarono  i  cistcrciensi  di  s.  Maria 
de  Ferraria  di  Teano.  Nel  1232  Enrico 
Cerasoli  de'contid'Acerra,  eletto  dall'ar- 
civescovo di  Capua  delegato  d'Innocenzo 
IV,  e  da  c|uesto  Papa  confermalo,  aven- 
dolo il  capitolo  raccomandalo.  Gli  succes- 
se nel  I  260  Giraldo;  indi  nel  1  270  fr,  Gia- 
como di  \  ileibo  domenicano  dottissimo 
e  procuratore  generale  del  suo  ordine,  ed 
ebbe  liti  per  le  decime  e  altre  giurisdizio- 
ni colla  città.  Nel  1273  Enrico,  poi  eletto 
giudice  compromissario  tra  Stefano  ve- 
scovo di  Conversano,  e  l'ubbadessa  delle 
cistcrciensi  di  quel  monastero:  fu  bene- 
merito pastore  e  generoso  colla  sua  chie- 
s<i.  Per  sua  morte  il  capitolo  postulò  Gual- 
terio napoletano  vescovo  d'Anglona, e  Bo- 
nifacio Vili  nel  I  298  lo  confermò:  si  mo- 
strò assai  amorevole  co'chierici, istituì  per 
loroannuo pranzo (•»//<  Zoo Jriuìiciiti mn- 
ilii''.  e  volle  che  ne  partecipassero  il  sa- 
grisla,  e  (juelli  che  ministravano  all'alta- 
re maggiore  della  cattedrale.  Nel  i  3o  1  fr. 
Giorgio  diCu{)ua  dotto  e  pio  domenica- 
no, caro  a  Bonifacio  Vili,  il  rpiale  lo  no- 
niniò  dopo  aver  cassato  l'elezione  vizio- 
sa falla  dal  capitolo,  che  parte  elesse  l'a- 


T  A  R  259 

piniano  di  Parma  e  vice-cancelliere  di  s. 
Chiesa,  e  parte  Ruggero  vescovo  di  Ra- 
polla.  Giorgio  era  stalo  inlimo  consiglie- 
re di  Carlo  II  re  di  Sicilia,  e  lo  fu  poi  di 
Filippo  principe  di  Taranto,  il  quale  in 
un  al  clero  gli  concesse  le  dogane  perja 
manutenzione  delle  lampade  per  l'altare 
maggiore  della  metro[)olitana.  Neh  334 
Ruggero  Capitignani  di  Taurosaro,  che 
per  morte  diGiovanni  XXII  riccNeil  pal- 
lio dal  successore  Benedello  XII  elicglie- 
lo mandò  pe'vescovi  di  JMotula  e  Troia; 
quindi  fece  la  ricognizione  delle  reliquie 
dis.  Cataldo,  ritrovò  come  nell'altra  pre- 
cedente, la  sua  lingua  integra,  molle  e 
rossa,  con  universale  ammirazione  e  di- 
vozione, e  la  collocò  tra  candidi  cristalli, 
e  ripose  un  braccio  nel  già  rammentato 
busto  d'argento.  Fu  uiollre  famigliare  e 
consigliere  del  re  Roberto  e  della  regina 
Giovanna  I,  la  (|uale  confermò  alla  sua 
chiesa  1'  antico  possesso  sul  castello  di  s. 
Teodoro.  Nel  i  346  Bertrando  francese, 
che  prima  d'essere  cnnsagralo  fu  trasla- 
to a  Salerno  neh  349,  ^^^  '"  questo  dal- 
l'arcivescovato ì>i partihus òiCov\a\.o  ven- 
ne qui  trasferito  Giacomo,  indi  Giovan- 
ni del  I  353,  poi  nel  i  354  Giacomo  di  A- 
dria,  eh'  ebbe  liti  col  capitolo  ,  al  quale 
nondimeno  fece  donativi ,  e  stabilì  due 
pranzi,  ma  infelicemente  l'uccise  Biagio 
Torto  de  Gryptaleis  laico  e  vassallo  del- 
la chiesa  Tarenlina  ,  con  allri  complici. 
Urbano  VI  primaodopo  aver  crealo  car- 
dinale jMarino  del  Giudice (  f.)(.V\fnii\ lì, 
già  arcivescovo  di  sua  patria  e  di  Brin- 
disi, e  camerlengo  di  s.  Chiesa,  lo  trasfe- 
rì in  questa  metropolitana,  costituendo- 
lo vicario  della  provincia  del  Patrimonio 
edel  ducatodi  Spoleli.  Entrato  nella  con- 
giura contro  il  Papa,  fu  spoglialo  delle  sue 
dignità,  imprigionalo  in  Nocera, sottopo- 
sto a  tormenti,  e  fatto  morire  mìseramen- 
te in  Genova,  gittato  in  mare  chiuso  iu 
un  sacco.  L'anli[)apa  Clemente  VII  v'in- 
truse il  suo  fautore  Tonjmaso.  Urbano  VI 
però,  prima  nominò  Giacomo,  e  poi  Pie- 
tro che  alcuni  credono  l'Amelio  ;:ià  ve- 


a6o  T  A  R 

scovo  di  Sinìgaglia  e  celebre  Sagri.'; fa, 
e  col  Siena  lo  dissi  in  questa  chiesa  tra- 
sferito nel  I  382;  ma  l'Ughelli  non  è  chia- 
ro sull'epoca  di  Giacomo  e  di  Pietro,  an- 
zi dubita  che  quest'ultimo  sia  stato  da  Si- 
nif^aglia  trasferito  a  Taranto,  ed  inclina 
a  credere  che  fosse  stato  vescovo  ///  ijar- 
tiliits  Siiigulienseni,  che  il  Coleti  chiama 
Sinqaliensem.IN'el  1  39  i  Bonificio  IX  no- 
JuinòElisario  o  Eleazaro  abbate  benedet- 
tino di  s.  ftlaria  de  Gualdo  di  Denevea- 
to,  d'onorata  memoria;  indi  Bartolomeo 
di  Aprano  nobile  na|)oletano,  nel  i4oo 
tiaslocalo  a  Salerno, e  pare  che  in  questo 
tempol'anlipapa  CcnedetloXIII  vi  abbia 
intiusoMatteo.Nello  stesso  1 4oo  daMono- 
poli  qui  fu  trasferito  Giacomo  Palladini 
di  Teramo,  eneli4oi  passò  alla  sede  di 
Firenze,  ed  in  sua  vece  Alemanno  Adi- 
iitari  (ì  .j  nobile  fiorentino,  che  nel  1  4o6 
diventò  arcivescovo  di  Pisa  e  poi  cardi- 
nale; dalla  (jiiale  chiesa  Innocenzo  VII 
Iraslalò  a  Taranto  Lodovico  Bonito  (P  .), 
e  spedito  nimzio  al  re  Ladislao,  indi  da 
Gregorio  XII  crealo  cardinale,  onde  in 
onore  di  questa  2/  chiesa  assunse  il  no- 
tuedi  Cardi/ìallhi-cnii/ìO.ei'edelea]  Pa- 
pa loseguìiu  Ilimini  edivi  morì  nel  i4i3. 
Peróne!  i4'  2GiovanniXXilI  eletto  con- 
tro Gregorio  XII,  vi  avea  nominato  ar- 
civescovo il  cardinal  Rinaldo  jS/'rt'/ic'^/a't 
(A  .J,  personaggio  di  massima  estimazio- 
ne. Per  sua  cessione,  ciarlino  V  nel  1 421 
elesse  Giovatali  de'conti  di  Tagliacozzo 
(/  .).  nunzio  a  Basilea  d'Eugenio  IV  che 
locreò cardinale,  e  si  denominò  ancor  lui 
il  Cardinal  Tareutino,  poi  vescovo  di  Sa- 
bina. Nel  144^  <Ja  Palermo  fu  trasferito 
Marino  Orsini  nobile  romano,  dotto  in 
ogni  genere  d'umane  lettere  e  di  eruLli- 
ziune,  e  caro  a  Nicolò  V  fu  annoverato 
tra'ieferendari,  lodato  pastore,  Alessan- 
dro mori  nel  1449»  ^  g''  f*^'  surrogalo  A- 
lessandro  Galeotti,  poi  nel  1 47  2  il  celebre 
cardinal  Latino  Orsini  [J^ .).  Sisto  IV  nel 
1 478  creòarcivescovo  il  cardinal  Giovan- 
IM  d' Aragona  [J  .),  figlio  di  Ferduumdo 
he  di  Napoli.  Nel  1484  Gio.  Baltisla  Pe- 


T  A  R 
trucci  di  Teano  ,  in  grazia  di  suo  padre 
Antonello  segretario  di  Ferdinando  I;  a- 
vendo  d  genitore  cospirato  contro  il  re,  fu 
decapitalo  cogli  altri  figli,  come  rilevo  a 
Teano,  e  sebbene  l'arcivescovo  ne  fosse 
ignaro,  si  dimise  e  fu  fatto  nel  1 489  arci- 
vescovo Madicense  in  parlibus,  e  succes- 
sivamente vescovo  di  Teramo  e  poi  di  Ca- 
serta. Nel  14 ^^9  da  Teramo  quivi  passò 

Francescodi  Barcellona, e  morloneU49  i 
gli  successe  il  cardinal  Gio.  Battista  Or- 
i7/;/(/^  .)lodatissimo.  Nel  1498  EnricoBru- 
no  d'Alti  segretario  del  sagro  collegio  e 
tesoriere,  Iraslalo  da  Orte,  ornato  d'egre- 
gie viitìi:  per  alletto  eresse  i  monumenti 
sepolcrali  del  cardinal  Mfzzarota^eùX  suo 
parente  Lodovico  Bruno  vescovo  d'Acqui 
in  s.  Agostino,  e  presso  di  lui  si  fece  tumu- 
lare neh  509.  Non  saprei  dove  riportare 
l'epoca  dell'arcivescovo  cardinal  Raffaele 
Riario  (/  .),  nipote  di  Sisto  IV  e  di  Giu- 
lio II,  ramiDenlato  per  tale  dall'Ughelli 
nella  serie  degli  arcivescovi  di  Pisa,  ed  ia 
questa  om  messo.  Avvertendosi  ciò  dalCar- 
della,  nelle  Memorie  storiche  de' cardi- 
nali^ t.  3,  p.  Il  I,  egli  se  ne  assicurò  dal- 
l'erudita Storia  della  città  di  Taranto, 
descritta  dal  p.  Ambrogio  IMerodio  ago- 
stiniano, che  inedita  e  mss.  si  conserva  ìq 
molte  biblioteche,  e  merita  tutta  la  fé-- 
de.  11  cardinale  non  fece  residenza  in  Ta- 
ranto, ed  è  certo  che  governava  la  chie- 
sa neh  5o4,  come  assicurò  alCardella  l'ar- 
civescovo di  Taranto  Capecelatro.  Aven- 
do consultalo  il  Vitale,  Memorie  istori- 
ci i  e  de'  tcsoi-ieri,  p.  35,  trovai  quanto  al- 
l'arcivescovo Bruno,  che  verso  il  1 5o3  e- 
sercitava  la  carica  di  pro-tesorieredi  Giu- 
lio 11,  il  quale  nel  1  5o5  lo  fece  tesoriere; 
laonde  è  probabile,  che  nel  suo  pro-teso- 
rierato  si  dimettesse  dalla  sede, ed  allora 
gli  fosse  sostituito  il  cardinal  Riario.  Giu- 
lio Il  neh  509  fece  arcivescovo  il  suo  pa- 
rente Orlando  della  Rovere,e  uehSio  Io 
trasferì  a  Nazareth,  il  cui  arcivescovo  Gio. 
MariaPudeiico  patrizio napoletanoa que- 
sta chiesa  passò,  il  (juale  edificò  gran  par- 
te della  basilica  di  s.  Agnello,  dedicando 


T  A  R 
l'alfare  ranggiore  a  s.  Cataldo,  Neli5?.4 
il  cni'clinni  Fiancesco  Jr/iicl lini [J  .):  nel 
i5?,8  fr.  Girolamo  de  Ippoliti  di  Mono- 
poli ,  domenicano  insigne  per  profonda 
dottrina  ed  esemplari  virtù,  ma  dopo  8 
mesi  compianto  morì  in  Viterbo  e  fu  se- 
polto in  s.  Maria  de'Gradi,  per  cui  a'2  i 
ogostogli  successe  il  «•ardinalAnlonioAV//i- 
scvi'rino(^1  .),  il  cui  possesso  impedì  Car- 
lo V  sino  alla  sua  coronazione,  e  nel  1  53o 
ammise  presso  Taranto  i  religiosi  mini- 
mi,attribuendo  loro  un  luogo  suburbano, 
nel  quale  fu  edificala  la  bella  cliiesa  di  s. 
Maria  dcGrazia,alla  quale  contribuì  Bar- 
tolomeo Gaeta  d'Otranto.  Nel  1544"  P''C- 
senlazione  di  Carlo  V,  qual  re  di  Spagna 
e  delle  òwe  Sicilie,  Papa  Giulio  Ili  pre- 
conizzò Fielro  Francesco  Colonna  abbate 
commendatario  di  Suì>iaco.  cht  governò 
lodevolmente,  ed  è  sepolto  in  Napoli  nel- 
la Ciippella  gentilizia  di  Monte  Olivete, 
Per  nomina  di  Filippo  II,  gli  successe 
nel  i56o  il  nipote  ]\birc' Antonio  Cn- 
lonna  (/  .)  poi  cardinale,  die  interven- 
ne al  concilio  di  Trento:  allorcbè  «isie- 
deva  in  Taranto,  donò  beni  alla  cap- 
pella di  s.  Agnese,  ne  visitò  l'arcidiocesi, 
celebiò  il  sinodo  provinciale,  eresse  il  se- 
minario [)e'  poveri  cliierici,  ed  ebbe  per 
eccellenti  vicari  i  vescovi  di  Motula,  d'A- 
cerra,  di  s.  Leone  e  di  Ostuni,  fìncliè  nel 
l568  fu  traslato  a  Salerno.  Neli56q  il 
cardinal  Girolamo  Austiiaco  Corrc^i^io 
(/  .),  die  nel  I  57  I  celebrò  il  sinodo  pro- 
vinciale coll'intervento  dell'arcivescovodi 
Rossano,  e  de'vescovi  di  Campagna  e  di 
Motula.  Da  Soirento  vi  passò  nel  i574 
Lelio  Brancacci,  il  quale  con  solenne  rito 
fece  il  suo  ingresso,  encomialo  per  virlìi, 
d'incomparabile  zelo  per  l'amato  suo 
gregge,  e  con  valore  sostenne  le  dilliircn- 
ze  tra  esso,  i  cittadini  e  il  clero,  cbe  Gre- 
gorio XIII  compose.  Vieppiù  allora  tut- 
to quanto  sì  dedicò  alla  cura  di  sua  chie- 
sa, a  ripristinare  la  disciplina  ecclesiasti- 
ca mollo  decaduta;  edilicòla  fabbrica  pi  I 
seminario,  istituì  un  priorato  e  aumeiiLò 
i  cauouici  della  collegialaCi  yplaliensc.  La 


TAR  afii 

chiesa  parrocchiale  di  Marllneo  eresse  in 
collegiata  con  5  canonici,  ed  è  celebre  il 
sinodo  da  lui  adunato.  Nel  1600  Giovan- 
no  de  Castro  spagnuolo  benedeltino,  fra- 
tello del  viceré  di  Napoli,  cbe  divolissimo 
di  s.  Cataldo,  gli  donò  una  preziosissima 
croce,  e  fu  egregio  pastore.  Nel  i6o5  Ot- 
tavio Mirto  Frangipane  napoletano,  già 
vescovo  diTiicarico, eruditissimo  e  di  mol- 
to merito;  indi  successero,  nel  1 G  i  3  il  car- 
dinal Bonifacio  Gact(/iìi[J  .),•  nel  1618  il 
vescovo  di  Sarno  Antonio  d'Aquino  no- 
bile napoletano,  lodalo  per  zelo;  nel  1  GiS 
Francesco  Saucbez  de  Villonova  di  Ma- 
drid, sepolto  in  s.  Anna  al  Quirinale;  nel 
1G37,  con  inauditi  plausi  de'  tarentini, 
Tommaso  Caracciolo  de'principi  d'Avel- 
lino, teatino  e  vescovo  di  Ciro, e  corrispo- 
se all'espetlazione  formata  di  lui,  per  af- 
fid)ililà,  somma  pietà,  indefesso  zelo  per 
la  salute  delle  anime  e  pel  divin  cullo;  no- 
bilitò l'arciepiscopio,  il  seminario,  la  cat- 
tedrale che  arricchì  pure  di  suppelletti- 
li;introdusse  in  Taranto  i  carmelitani  scal- 
zi. Tumultuando  il  popolo,  per  consen- 
so della  rivoluzione  di  Na[)oli,  s'interpo- 
se perchè  serbasse  la  fede  al  re.  Nel  i  G65 
Tommaso  Sarria  nobilissimo  spagnuolo, 
domenicano  dotto,  predicatore  eloquen- 
te della  regina  d'Ungheria  e  dell'impe- 
ratore Feidinando  Ili,im|)icgatocon  suc- 
cesso in  diplomatiche  legazioni,  traslalo 
daTrani.  Visitò  diligentemente  la  dioce- 
cesi,  dilese  con  leruiezza  le  ragioni  di  sua 
chiesa,  anche  dalla  laicale  podestà,  rislau- 
rò  l'arciepiscopio,  rilece  e  ampliò  il  semi- 
nario, aumentandone  gli  alunni,  dotan- 
dolo e  provvedendolo  d'  ottimi  maestri; 
donò  preziosi  arredi  alla  catlediale,  e  di- 
chiarò erede  il  suo  convento  di  s.  Pietro 
Impeiiale,  Nel  iG83  Francesco  Pii^nal- 
tclli  (/' .)  de'duchi  di  Monleleone  teati- 
no, vigilantee  sapiente  pasture, curò  l'os- 
servanza della  disciplina  ecclesiastica,  fu 
generoso  co'poveri,  restaurò  e  abbellì  le 
chiese,  massime  la  cattedrale,  costruen- 
do la  cappella  della  B.  Vergine  con  buo- 
ui  uiariuij  ampliò  gli  edilìzi  del  semina- 


262  T  A  R 

rio  e  dell'arciepiscopio,  fu  difensore  acer- 
rimo delle  ìiiitnunilà,  visitò  alncremeiile 
l'iircitliocesi;  dal  suo  paienle  Innocenzo 
XII  fu  spedito  nunzio  in  Polonia,  e  Cle- 
luenlc  XI  lo  trasferì  alla  cattedrale  di  Na- 
poli e  poi  creò  cardinale.  Nel  i  7  i  3  Gio. 
Battista  Stella  nobile  napoletano,  di  sin- 
golare umilia,  zelò  l'estirpazione  de'vizi, 
fu  il  padre  delle  vedove,  de'pupilli  e  dei 
poveri;  ornò  con  magnificenza  la  cappel- 
la della  B.  Vergine  della  Pietà,  ed  abbel- 
lì con  pitture,  come  notai,  quella  di  s.  Ca- 
taldo, donandole  nobili  parati  per  le  so- 
lennità; predicava  a!  popolo,istruiva  i  fan- 
ciulli, visitava  gl'inferaii,  recandosi  a  be- 
nedire gli  agonizzanti  e  disponendoli  a  ben 
morire.  Pacificò  i  dissidii  dell'arcidioce- 
si  e  edificò  lutti  col  complesso  di  altre  sue 
\iilù.  Terminandosi  con  tale  arcivesco- 
■vo  la  serie  de'paslori  larentini  aeW'Ita- 
Ha  sarro,\a  compirò  colle  Notizie  di  Ro- 
liuj.^tì  I  ^ayFabrizio  di  Capua  napolela- 
iio;nel  i  ySid. Celestino  Galiano  celestino 
di  Manfredonia;  neliySS  Casimiro  Ros- 
si napoletano;  nel  1738  d.  GiovanniRos- 
si  teatino  napoletano,  traslato  da  Matera 
e  Gerenza;  nel  1750  Antonino  Scrsale 
{T .)  traslalo  da  Brindisi,  e  poi  cardina- 
le; nel  1754  d.  Isidoro  Sauchez  de  Lu- 
na benedettino  napoletano,trasferito  d'A- 
riano; nel  I  759  (1.  Francesco  Saverio  Ma- 
strilli  teatino  de''duchi  di  Marigliano  di 
Nola;  nel  i  778  Giuseppe  Capecelatro na- 
poletano, del  quale  notai  a  Esame,  che 
siccome  avvocalo  concistoriale.  Pio  VI  lo 
dispensò  dal  pubblico;  nel  i  8  t8  Giusep- 
pe Antonio  de  Fulgure  della  Missione  di 
Aversa.  Per  sua  morte,  Gregorio  XVI 
nel  concistoro  de'6  aprilei835  promul- 
{iò  1'  odierno  arcivescovo  mg.'  PiafTaele 
Rlundo  d'Ariano,  già  parroco  in  quella 
città  e  maestro  nel  seminario,  peritonei 
gius  canonico  e  nella  teologia,  predicato- 
re egregio,  ed  ornalo  di  virtuose  qualità. 
L'arcidiocesi  si  estende  per  circa  3o  mi- 
glia, e  contiene  molti  luoghi.  Ogni  nuo- 
vo arcivescovo  è  lassato  ne'libri  dalla  ca- 
mera apostolica  iu  fiorini  4o6,  essendo  le 


T  A  R 

rendite  della  mensa  i  0,000  ducati  yr;?/- 
hlici.'!  oncnhus,  et  (luilnisditiii  pensioni- 
/'//.v^Tz-Mv/^Acome  si  legge  nell'ultima  pro- 
posizione concistoriale. 

TARASA,  Thavassa.  Sede  vescovile 
della  Numidia  nell'Africa  occidenlaIe,sot- 
to  la  metropoli  di  Girla,  di  cui  furono  ve- 
scovi Zosimo  che  assistè  al  concilio  di  Car- 
tagine deb  55,  e  Crescouio  esiliato  nel  484 
da  Unnerico  re  de' vandali  per  aver  im- 
pugnato gli  errori  de'donatisti.  Morcelli, 
Afr.  rhr.  t.  1. 

TARASCONA.  F.  Tarazona. 

TARASIO  (s.),  patriarca  di  Costanti- 
nopoli. Nacque  verso  la  metà  del  secolo 
Vili  in  Costantinopoli,  di  stirpe  patrizia. 
Giorgio  suo  padre  fungeva  una  delle  pri- 
marie dignità  della  magislratura,egode- 
va  grande  riputazione;  ed  Eucrazia  sua 
madre  non  era  meno  universalmente  sti- 
mala per  la  sua  virtù.  Essa  volle  infor- 
mare il  proprio  figliuolo  alla  pratica  del- 
la religione,  e  vi  riuscì  a  meraviglia, cor- 
rispondendo il  giovane  Tarasio  perfet- 
tamente alle  di  lei  cure.  Appena  entra- 
to nel  mondo,  facendosi  ammirare  pe' 
suoi  talenti  e  per  le  sue  virili, meritò  d'es- 
sere insignito  della  dignità  di  console,  e 
divenne  quindi  i  ."segretario  di  stalo  sot- 
to Costantino  V  e  l'imperatrice  Irene  sua 
madre.  Dopo  la  morie  del  patriarca  Pao- 
lo 111,  gli  fu  offerta  quella  sede;  ma  non 
fu  agevole  indurlo  ad  accettare  tale  di- 
gnità, perchè  nella  sua  umiltà  non  cre- 
deva di  avere  le  qualità  necessarie  a  un 
prelato.  Alla  fine  si  arrese  colla  condi- 
zione che  gli  fosse  permesso  di  raduna- 
re un  concilio  generale  per  mettere  fine 
ai  disordini  cagionati  dagl'  Iconoclasti 
(/'.),  quindi  fu  falla  la  ceremonia  della 
sua  consagrazione  il  dì  di  Natale  de!  784. 
Fece  tosto  consapevole  di  sua  ordinazio- 
ne Papa  Adriano  I,  e  si  unì  con  essolui 
nella  comunione  della  Chiesa  cattolica. 
Il  sommo  Pontefice  ricevette  a  un  tem- 
po una  lettera  dell'imperatrice  e  dell'im- 
peratore ,  nella  quale  gli  significavano, 
ch'essendo  essi  per  convocare  un  conci- 


T  A  R 
lio  generale,  Io  pregavano  tli  recarvisi  in 
persona,  o  di  maiidarvi  suoi  legali.  Ta- 
rasio  scrisse  altresì  a'palriarclii  d'Ales- 
sandiia,  d'Antiochia  e  di  Gerusalemme, 
afliucliè  vi  mandassero  i  loro  deputati.  11 
Papa  spedì  pe'suoi  legati  lettere  all'nn- 
peralore,  all'iniperatrice  ed  al  patriarca, 
nelle  (piali  faceva  plauso  al  loro  zelo  per 
la  pura  dottrina,  e  dimostrava  assai  dif- 
fusamente l'empietà  degl'iconoclasti, 
scongiurandoli  altresì  di  risfabiliieil  ctd- 
lo  delle  sagre  immagini  a  Costantinopo- 
li e  in  tutta  la  Grecia.  Il  concilio  fu  a- 
perlo  nella  cliiesa  degli  Apostoliil  i. "d'a- 
gosto 786;  ma  la  violenra  degl'iconocla- 
sti avendo  impedito  a'padri  di  delibera- 
re, esso  venne  trasferito  iiell'annosegucn- 
Ic  a  Nicea  {f^-),  dove  fu  condannala  l'e- 
resia degl'iconoclasti,  e  si  definì  doversi 
rendere  un  culto  relativo  alle  immagini 
de'santi.Tarasio  si  affrettò  di  far  esegni - 
re  tale  decisione,  e  tutto  7elo  pel  mante- 
nimento della  disciplina  ecclesiastica, cor- 
lesse  diversi  abusi,  abolì  la  simonia, ban- 
dì il  lusso  dalla  sua  mensa  e  dal  suo  pa- 
lazzo, assegnò  delle  rendite  fìsse  per  sov- 
venire a'  bisogni  de'  poveri,  die  di  fre- 
cpienle  visitava  nelle  case  e  negli  orpe- 
llali, e  si  dedicò  interamente  ail'istruzio- 
l'e  del  suo  gregge.  Essendosi  l'imperato- 
re Costanlino  V  acceso  di  n  iminosa  pas- 
sione per  Teodota,  dama  d'  onore  del- 
l'imperatrice Maria  sua  moglie,  risolvet- 
te di  rompere  i  legaiiìi  del  matrimonio 

I  per  sposarla,cd  avrebbe  voluto  che  il  pa- 
triarca approvasse  il  suo  divorzio;  ma 
Taiasio  si  oppose  fortemente  al  suo  di- 
sc|j:no.  Nondimeno  rimpeiatore,acreca»o 
dalla  passione,coslrinse]Maria  a  vestir  l'a- 
bito religioso  in  un  monastero,  e  si  am- 
mogliò a  Teodota,  facendo  fare  la  cerc- 
lìionia  a  Giuseppe  economo  della  chiesa 
di  Costantinopoli.  Tarasio,  per  timore 

1  che  l'imperatore  non  si  dichiarasse  favo- 
revole agi'  iconoclasti,  credè  opportuno 
<li  usar  moderazione,  e  non  recò  ad  ef- 
letto la  minaccia  di  sconumicarlo.  Que- 
sta sua  lollerauza  uon  tolse  però  che  Co- 


T  A  R  of.l 

slanllno  V  non  lo  pei  seguitasse  per  tutto 
il  resto  del  proprio  regno,  mandando  e- 
ziandio  in  esilio  i  di  lui  parenti  e  dome- 
stici. Dopo  la  tragica  morte  di  Costanti- 
no V, nulla  trascurò  il  santo  patriarca  per 
ristabilire  il  buon  ordine.  Scacciò  ede- 
po'-e  Giuseppe,  che  contro  le  leggi  divi- 
ne ed  umane  avea  maritato  e  incorona- 
to Teodola.  Visse  in  pace  sotto  il  regno 
di  Niceforo  unicamente  inteso  alle  pra- 
ticlie  della  penìlenya,  e  alle  funzioni  del 
suo  ministero;  ma  la  sua  sanità  venne 
meno  di  giorno  in  giorno,  e  dopo  aver 
governata  la  chiesa  di  Costantinopoli  per 
2  I  anni  e  2  mesi, morì  a'2^  febbraio  806. 
Iddio  glorificò  la  sua  memoria  con  mol- 
ti miracoli,  e  si  cominciò  a  celibrare  la 
di  lui  festa  sotto  il  patriarca  che  gli  suc- 
redelle.  Tanto  i  greci  che  i  Ialini  ono- 
rano s.  Tarasio  a'a^  febbraio. 

TARAZONA  (Tinisoncn).  Città  con 
residenza  vescovile  di  Spagna  nel  regno 
d'Aragona,  a'confìni  de'regni  di  Castiglia 
e  Kavarra,  nella  provincia  e  a  i  q  leghe  da 
Logrogno  e  5  da  Tudela,  alle  radici  del 
Moncayo  sopra  un  terreno  in  declivio.  Il 
Queiles  l'altiaversa  in  due  parti,  ma  riu- 
nite da  3  ponti  di  pietra. E  mediocremen- 
te fabbricata,  e  disti  ibuita  irregolarmen- 
te. La  cattedrale  antichissima,  di  solida 
e  gotica  struttura,  è  sotto  1'  invocazione 
della  B.  Vergine  Maria  de  la  Huerla.  Il 
capitolo,  in  conseguenza  dell'ultimo  con- 
cordalo colla  Spaf^na  (T\)  e  per  l'aulo- 
rilà  della  lettera  apostolica  '/r/v/Vvrr//?//?, 
en)anata  dal  Papa  Pio  IX  a'5  setlembre 
i85i,  si  compone  di  5  dignità,  la  t  .'delle 
quali  è  il  decano,  le  altre  l'arciprete,  l'ar- 
cidiacono, il  cantore,  e  il  prefetto  di  scuo- 
la; di  4  canonici  de  officio,  cioè  magistra- 
le, dottorale  o  teologo,  lettorale,  e  peni- 
tenziere; di  16  canonici  de  grada,  di  12 
beneficiati  e  altri  chierici  addetti  al  ser- 
vizio divino.  Fra  le  reliquie  è  in  gran  ve- 
nerazione il  braccio  di  s.  Altiliano  vesco- 
vo di  Zamora,  concilladino  e  p:»tiono  di 
Tarazona.  Vi  è  il  fonte  l.>attasimale  e  la 
cura  d'anime;  e  l'episcopio  bello  e  corno- 


264  'i'  ^  ^■ 

do  non  è  mollo  distante  dalln  cntledralc. 
IN'ella  città  vi  sono  3  oltre  cliiesc  pnrroc- 
cliialij  3  monnsteri  di  monache,  diversi 
sodalizi,  ed  il  seminario  coj^li  alunni. Tra' 
suoi  anliclii  conventi, quello  de'meiceda- 
ri  contiene  i  sepolcri  de'  ss.  Bonifacio  e 
Eusebio  martiri.  Avvi  pure  un  ospizio, 
im  ospedale  e  altri  stabilioienti,  fabbriche 
di  panni  grossi  e  altre  manifalliire.  E'pa- 
Iria  di  diversi  illustri,  come  dello  sculto- 
re Ttidelilla,  e  del  pittore  F.  Ximenes.  1 
dintorni  olirono  ameni  passegf^i,  ed  il  suo 
fertile  territorio  produce  in  abbondanza 
buoni  vini  e  frutti  squisiti,  particolarmen- 
te albicocche,  pere  e  pomi.  Tarazona,77/- 
riaso,  da  alcuni  fu  talvolta  confusa  con 
Tai-ascoua  e  eoa  Tan^igo/ui,  Lo  spa- 
gnuolo  Orliz  parlando  del  suo  vescovato 
a  p.i 56,  Descrizione  del  viaggio  d'A- 
driano PI,  anche  a  suo  tempo  sulllaga- 
neo  di  Sfuagozza,  lo  chiama  Tirasoncn- 
sis  e  meglio  Turiasoncnsis,  ed  in  italia- 
no Tarazona.  W  p.  IMireo,  Notitia  cpi- 
scopaluum,  Turiaso,  Tarazona,  Tara- 
cona,  Turiasonensis,  clini  Tarraconen- 
.y/.y.Coramanville,  Hist.des  eveschez,Tu' 
riasso,  Taracona.  Ciò  premesso,  alcuni 
collettori  de'concilii,  descrivendo  quello 
di  Tarazona  de'aq  a[)rile  i  229,  lo  appel- 
larono e  allribuirono  a  Tarrago?ia.  In 
questo  il  cardinal  Giovanni  Halgriiì[ue\- 
Ja  quale  biografìa  con  Cardella  nominai 
la  città  2^arragojia),\(!s^-\\o  diGregoriolX 
e  vescovo  di  Sabina,  assistito  da  due  ar- 
civescovi e  da  q  vescovi,  dichiarò  nullo 
il  matrimonio  di  Giacomo  1  re  d'Arago- 
na con  Eleonora  di  Castiglia,  come  con- 
tratto tra  prossimi  patenti  senza  pontifì- 
cia dispensa.  11  re  non  fece  alcuna  resisten- 
za, tua  dichiarò  legittimo  Alfonso  nato 
da  questo  matrimonio,  ch'egli  avea  già 
dichiarato  suo  successore,  il  che  poi  fu  con- 
fermalo dal  Papa.  Aguirre,  Condì,  l.  3. 
Tarazona  è  una  delle  più  antiche  città  del- 
la Spagna,  e  sotto  i  romani  ebbe  il  titolo 
di  municipio.  Neh  120  i  mori  vi  furono 
vinti  e  disfatti  da  Alfonso  I  re  d'Arago- 
na e  di  JXavarraj  4  ^o'i^  ^''  furono  adu- 


T  A  R 

nate  le  coites,  nel  resto  seguendo  i  de- 
stini e  le  politiche  vicende  dell'  ylrago- 
na  e  della  Ay;r/g7/^/.  La  sede  vescovile  fu  e- 
retta  nel  V  secoloonel  5oo,nel!a  [)roviucia 
ecclesiastica  Tarragonese,esarcatodi  Spa- 
gna,su(h'aganea  della  metropoli  diTarra- 
gona;  ma  Giovanni  XXil  nel  secolo  XIV 
la  sottomise  alla  rìietropoli  di  Saragozza, 
e  lo  è  tuttora.  I  primi  suoi  vescovi  furo- 
no Paolo,  che  sottoscrisse  al  concilio  di 
Tarragona  del  5  j  6,  e  Stefano  che  fu  nel 
527.  11  vescovo  Ferdinando  de  Calniello 
detto  Perezio  Calvillo,  oriondo  di  Tara- 
gona  o  Tarazona,  come  vuole  Ciacooniu, 
Tarasonac,  insigne  letterato,  seguendo 
le  parti  dell'antipapa  Benedetto  Xlll,nel 
i3q7  fu  da  lui  fatto  anticardinale  e  le- 
galo, e  restato  ad  esso  tenacemente  fede- 
le moiì  in  Avignone,  ove  ne  riportai  le 
notizie, nel  i4o4  o  dopo,  egli  successe  nel 
vescovato  il  fratello  PielroCal  villo. llCiac- 
conio  lo  chiama  Episeopo  Tarasonensi 
seu  2'<7/7v?ro/R'/i.v/,  e  riporta  che  di  Ferdi- 
nando nell'aula  del  palazzo  episcopalis 
Tarraconensis,\\  è  questo  e\o^\o:  Jurinni 
et  ampli  ladini s  ac  dignitatis  episeopa- 
lis-Praeseniiae  defensor  eonsevalorrpte. 
L'antipapa  dopo  essere  stalo  assediato  col- 
r  anticardinale  nel  palazzo  d'  Avignone, 
gli  riuscì  di  evadere,  e  di  passare  in  Ta- 
rascona  neIi4o4>  anno  che  poi  terminò 
in  Marsiglia. Questa  Tarascona,ZVz/vz^co, 
è  una  città  antichissima  di  Francia,  già 
dominio  de'conli  di  Provenza  e  degli  An- 
gioini, nel  dipartimento  delle  Bocche  del 
Bodano,  la  quale  non  fu  mai  sede  vesco- 
vile; ciò  ripeto  per  eliminare  l'equivoco 
di  quelli  che  per  somiglianza  nel  nome  la 
confuserocou  Tarazona, edè  naturaleche 
vi  si  recasse  il  falso  Benedetto  XI 11,  co- 
mechè  distante  da  Avignone  4legheei8 
da  Marsiglia,  sul  Rodano  e  dirimpetto  a 
Beaucaire.  E'  decorata  da  belli  edilìzi,  e 
munita  da  un  castello  di  pietra.  Tra  le 
chiese  la  piìi  considerabile,  anche  pel  suo 
magnifico  battislerio,  è  quella  di  s.  iMai-' 
ia  discepola  di  Gesù  Cristo  e  patrona  del- 
la cìllà,  e  ne  racchiude  le  itliquie  nella 


T  A  R 
cappella  sollorranea;  imperocché  la  tradi- 
zione celebra  la  santa  per  propagatrice 
della  fede  in  Tarascona,  e  che  ivi  beata- 
mente tnorì,  dopo  averla  hberatadal  mo- 
stro Terasco  che  ila  lungo  lein[)o  la  de- 
vastava, liilornandoa  Tarn7.onn,nel  i/lG/\. 
ne  fu  fatto  vescovo  Pietro  Ferrici  (J  .) 
catalano,  che  meritò  la  dignità  cardina- 
lizia da  Sisto  IV.  Le  JVodzic  di  lloiiw  re- 
gistrano i  seguenti  vescovi.  Nel  1739  fr. 
GaiciaPardinasde'niercedari calzati;  nel 
1741  Giuseppe  de  Alcaraz-y-DelIuga  di 
Granata;  nel  1755  vi  fu  traslato  da  Jaca 
Stefano  Villanova  di  Girona  ;  nel  \'j(\Cì 
Lnplana-y-Castillon  di  Lerida;  nel  179^ 
fr.  DaniianoMartinezGalisoga  minore  os- 
servante di  Carlagena,  trasferito  dalla  se- 
de di  Sonora;  neli8o3  Francesco  Porro 
chierico  regolare  minore  di  Gibilterra,  già 
vescovo  di  Muova  Orleans.  Pio  VII  a' co 
luglio  18  i5  dichiarò  vescovo  Girolanio 
Caslillion-y-Salasdi  Ilnesca.Per  sua  mor- 
te e  dopo  lunga  sede  vacante,  il  regnante 
Pio  IX  nel  concistoro  de'20  gennaio  1 8 /i  8 
preconizzò  fr.  Vincenzo  Ortiz  di  Saragoz- 
za domenicano,  già  professore  di  teologia 
nel  collegio  di  S.Fulgenzio  diMurcia. Man- 
cato ancor  egli  a'vivi,  lo  stesso  Papa  nel 
concistoro  de'23  giugnoi  8  )4dichiarò  ve- 
scovo l'odierno  mg.' Egidio Esteve-y-To- 
mas  di  Solsona,  assolvendolo  dal  vincolo 
che  lo  legava  alla  sede  di  Portorico  di  cui 
era  pastore.  Ogni  nuovo  vescovo  è  tassa- 
to ne'libri  della  camera  apostolica  in  fio- 
rini I  o33.  La  diocesi  si  estende  per  i  o  le- 
ghe in  lunghezza,  ed  in  più  di  1^  per  lar- 
ghezza, contenendo  diversi  luoghi  e  mol- 
te parrocchie. 

TAllBESf  Tarl'iriìj.CxiVA  con  residen- 
za vescovile  della  Guascogna  in  Francia, 
capoluogodel  dipartimento  degli  Alti  Pi- 
renei, di  circondario  e  di  duecantoni,sul- 
la  sponda  destra  dell'  Adour,  a  8  leghe 
da  Pau  ,  i4  da  Auch  ,  e  184  da  Pari- 
gi. Sede  de'  tribunali  di  i."  istanza  e  del 
commercio  e  di  diverse  amministrazioni, 
è  situata  in  mezzo  ad  una  pianura  ferti- 
le,bcn  innallìata  dairAdouredall'Echcz, 

VOL.  LXXII. 


T  A  li  265 

e  ritagliata  da  belli  viali  e  passeggi  incan* 
tevoli ,  donde  la  vista  spazia  da  più  lati 
sopra  colline  piantate  di  vigneti,  ed  al  sud 
sopra  i  Pirenei,  onde  è  una  delle  più  bel- 
le e  piltoreschedella  contrada,  inaria  per- 
fetta. Trovasi  (iancheggiota  e  divisa  in  3 
parti  quasi  eguali,  da  due  piazze  interne 
assai  spaziose,(juelladi  IMaubourguet  gra- 
devolmente piantata  d'alberi,  e  l'altra  di 
Marcadieu  notabile  per  la  sua  grandezza. 
Ampie  ne  sono  le  vie,  ben  lastricate  e  ir- 
rigate da  limpidi  ruscelli  clic  vi  manten- 
gono la  frescura:  la  migliore  percorre  la 
città  intuitala  sua  lunghezza, esonoguar- 
nite  di  case  elegantemente  fabbricate.  Il 
palazzo  della  prefettura,  antico  episcopio, 
per  la  situazione  alquanto  elevata, abbrac- 
cia una  magnifica  prospettiva,  e  da  ulti- 
mo vi  fu  aggiunta  una  graziosa  sala  per  gli 
spettacpIi.La  cattedrale,  ottimo  edifizio  di 
mista  struttura,  è  dedicata  alla  Natività 
della  D.  Vergine,  e  fabbricata  sulle  rovi- 
nedell'antico  forte  Bigorre,  che  die  il  suo 
nome  alla  contrada,  ed  il  coro  della  qua- 
le adornano  6  colonne  di  marmo  d'Ita- 
lia che  sostengono  una  trabeazione.  Tra 
le  reliquie  è  in  particolare  venerazione  il 
capo  di  s.  Maurizio,  custodito  gelosamen- 
te. Vi  è  il  batlisterio  e  la  cura  d'anime 
amministrata  dal  capitolo,  ed  esercitala 
da  un  canonico  col  nome  d'arciprete.  Il 
capitolo  si  compone  di  8  canonici,  man- 
canti di  dignità,  cosi  del  teologo  e  del  pe- 
nitenziere, secondo  l'ultima  proposizione 
concistoriale.  Vi  sono  de'canonici  onora- 
ri, \  niicì'i  de  clioro.e  altri  chierici  pel  di- 
vino servizio.  Nel  secolo  decorso  il  capi- 
tolo avea  9  dignità,! 4  canonici,  ei 2  se- 
mi-prebendati: l'antico  capitolo  si  com- 
poneva di  canonici  regolari  di  s.  Agosti- 
stino.  Il  palazzo  vescovileèpoco  lungi  dal- 
la catledrale,ed  è  ottimo  edifizio.Nella  cit- 
tà, tra  le  chiese,due  altre  sono  parrocchia- 
li, munite  del  sagro  fronte;  vi  sono  alcu- 
ne case  religiose,  diversi  sodalizi,  1'  ospe- 
dale, il  monte  di  pietà,  il  seminario  cogli 
alunni,  il  collegio  comunale  con  biblio- 
teca, di  cui  ammirausi  i  fabbricati,  la  scuo* 
18 


7.6C>  T  A  R 

In  gratuita  di  disegno  e  d'architettura,  la 
(juale  ha  pure  una  società.  L'antico  ca- 
stello de'conli  oggi  serve  di  carcere  ed  ha 
un  deposito  di  stalloni  de)  governo.  Vi  si 
trovano  fabbriche  di  rauierie  e  magli  per 
questo  nielallo,  cartiere,  concie  di  pelli, 
e  altre  manifatture.  E  l'emporio  del  com- 
mercio di  lutto  il  dipartimento,  per  cui 
si  tengono  considerabili  mercati  ogni  i5 
giorni,  olire  in  tulli  i  giovedì  di  derrate 
e  bestiami,  fiequentatissimi  da'  limitrofi 
spagnuoli.  E  patria  d'alcuni  illustri  e  del 
celebre  cantante  e  altore  Lais.  Tarbes  ha 
5  sobborghi,  quello  di  Rabasteus  a  cui  si 
comunica  per  mezzo  d'un  ponte,  di  Ba- 
gnères,  di  ^'ic,  di  s.  Anna  e  di  s.  Cateri- 
na. Tra  quest'ultimo  e  quello  di  Cagnè- 
res  giace  I'  ameno  passeggio  di  Pradau  , 
separato  da  vaste  praterie  mediante  un  ca- 
naletto. L'  antica  città  denominata  Ca- 
struni  Bigorre/ise  apparteneva  al  vesco- 
vo, e  dopo  il  VI  secolo  prese  il  nome  di 
Tarbes,  non  però  i  borghi.  A  poca  distan- 
za trovasi  una  cava  di  marmo.  Ignorasi 
il  tempo  della  fondazione  di  questa  città, 
che  al  tempo  di  G.  Cesare  era  conosciuta 
sotto  il  nome  di  TarheUi,  da  quello  de* 
suoi  abitatori;  prese  poi  quella  di  TurJia. 
indi  l'attuale  di  Turbe j  dicendosi  Tur- 
ila et  Castrimi  Bigorrae.  Tarla  Biger- 
rioìumì,  come  antica  capitale  del  Bigorre, 
i  cui  antichi  conti  furono  rinomati;  indi 
passò  neli4B4  fl'la  casa  d'Albret  signo- 
ri del  Bearn,  e  neliGoy  il  paese  fu  riu- 
nito alla  Francia.  Tarbes  della  pure  Tar- 
1  ella  e  1uhìoPyreneae.?t\\ev\.o\\o  i  Sara- 
niarlani  nella  Gallia  Clwistiana  t.  2,p. 
io56,  non  si  deve  confondere  con  Acqs, 
Aquae  TarhelUcae,  Tarbella,  J  ihio, 
celebre  per  le  acque  calde  e  salutari,  pic- 
cola città  di  Francia  nella  Guascogna  a* 
piedi  de'Pirenei  sopra  un  picco,  al  sud  di 
Tarascona,  già  signoreggiata  da'conli  di 
l'oitou  duchi  d'Aquitania.  Sino  ali  80  i 
fu  sede  vescovile  sulhaganea  d'Auch,  con 
J)ella  cattedrale  della  B.  Vergine,  e  fu  pa- 
tria di  s.  Vincenzo  de  Paoli.  Tarbes  i  ro- 
mani la  compresero  prima  nella  S.'Aqui- 


T  A  R 
tanla,  e  poi  con  Acqs  nella  Novempopii- 
lonia  Fu  successivamente  posta  a  ruba  ed 
a  socco  da'barbari  del  nord,  dagli  arabi 
saraceni  0  mori,  encir843  da'noi  manni, 
quindi  diventò  la  capitale  della  contea 
di  Bigorre.  Gl'inglesi  se  ne  inqjadioniro- 
no,  e  la  resero  nel  1  3 70  al  duca  d'Angiò, 
che  ne  confermò  i  privilegi.  Le  guerre  di 
religione  del  secolo  XVI,  fatte  da'criideli 
ugonotti,  vi  cagionarono  anch'e<;se  gravi 
disaslrij  da'quali  durò  lungo  tempo  a  ri- 
mettersi, poscia  seguì  le  altre  vicende  po- 
litichedi  Francia. La  sede  vescovile  vi  fue- 
retta  verso  il  secolo  V,e  chiamala  ne'primi 
secoli  Bigorria,  divenne  suiiraganea  del- 
la metropoli  d'Auch,  e  lo  è  ancora.  Sem- 
bra che  vi  abbia  sparso  i  primi  semi  del  cri- 
stianesimo s.Giuslino,  e  secondo  un  antico 
martirologio  attribuito  a  s.  Girolamo  pare 
che  ne  sia  stato  ili. "vescovo.  Però  i  Sam- 
mariani  registrano  peri. "vescovo  Anlo- 
niario,  a  cui  danno  per  successore  Aper 

0  Aprus,  che  nel  5o6  per  Ingenuo  prete 
sottoscrisse  il  concilio  di  Agde.  Giuliano 
intervenne  a  quello  d'  Orleans  del  54 1; 
Amelio  al  concilio  di  ìMaconsdel  585,i?('- 
gorretanae  urbis  episcopusj  indi  s.  Fau- 
sto, cui  successe  il  discepolo  s.  Licerlo  poi 
traslato  a  Conseran'»;  Sartono  sedeva  nel- 
1879,  alilo  Amelio  nel  1000  a  tempo  di 
Luigi  conte  del  Bigorre,  come  Bernardo 
del  I  009.  Nel  i  o36  Riccardo,  Eraclio  fu 
al  concilio  di  Tolosa  nelio56  Episcopus 
Bigorrensis  velBehorrae,  nel  1 076  Pon- 
zio, mentre  era  visconte  del  Bearn  Cen- 
lullo.  Dopo  di  lui  nel  logo  Bernardo  I- 
serasco  praesul  Bigorrensis.  nel  i  of)6  O- 
tloo  Dodo,  Guglielmo  fior"!  nel  r  142,  Ber- 
nardo Lobato  Montesquieu  neh  145,  Ar- 
naldo (iuglielmo  Osono  nel  i  i  79,  Arnal- 
do Guglielmo  nel  1200.  essendo  conte  del 
Bigorre  e  visconte  del  Bearn  Gastone. Nel 

1  228  Ugo  di  Pardaillan,  nel  1  200  Arnal- 
do Raimondo  Coarrase,  nel  1264  Arnal- 
do  de  I\hlsents,  nel  1268  Raimondo  Ar- 
naldo de  Coarrase,  neh  309  Giraldo  Dui- 
ceto,  nel  I  3  1 6  Gu"Iielnio  Hunaldi  zelan- 
le  de'  divini  ufiìzi  e  munifico  cu' poveri 


T  A  R 

Ne!  r  33()  Pietro  Raimondo  de  IMonbruh, 
iicliS-IS  vi  fu  Iraslalo  da  MonleCassino 
Guf^lieluio  arcivescovo  d'  Olranto,  nel 
1  3()()  l'ernaido,  nel  1876  Gailardo,  nel 
1  3c)c)  Adelberlo  Kpìscopus  Tarbicnsis-, 
Del  1  ^06  Pietro  amaiinislratore  perpetuo 
Kcclcsiac  JUi^ni-rviisi,  neli4o8  Bernar- 
do, nel  1422  Bonnomo,  nel  14^8  Piai  mon- 
do Bernal  di,  neh  43  1  Giovanni,  nel  1444 
Roggero  de  Foix  de'conti  di  Foix  e  Bi- 
gorre,  indi  ne  fu  amministratore  il  car- 
dinal Pietro  de  Foix  o  Fuxo(T  . j, -Arnal- 
do ilePalatz  morì  nel  1 472.  IMenaldo  d'Au- 
re nel  I  48  I, Tommaso  de  Foix  nel  i  5o5, 
Rlenaldo  de  Martory  che  nel  i5i8  per- 
mutò la  sedecol  cardinal  Gabriele  Grad- 
nìoiit(^J  .)  vescovo  di  Conserans.  Indi  An- 
tonio de  Castelnay,  Lodovico  de  Caslel- 
nay,nel  1^72  Genzinno  Belin  d'Amboise, 
nel  I  577  Salvalo  d'Iliarse,  nel  1  602  il  ni- 
pote dello  slesso  nome,  nel  1648  Claudio 
Mallier  traslato  dal  vescovato  Trecense. 
Quanto  agli  altri  vescovi  sono  riportali 
nella  nuova  edizione  della  Calila  clu-i- 
sliiiiia  1. 1 ,  p.  I  22  5.  Le  JVolizw  eli  Roma 
registrano  i  seguenti.  iN'eh  740  Pietro  de 
Beaupoii  de  Saint  Aulaire  di  Perigueux  ; 
neh  75 1  Pietro  de  la  Romagere  de  Rous- 
seau di  Perigueux;  neh  769  vi  fu  trasfe- 
rito da  Vence  Michele  Francesco  Covel  du 
Vivier  de  Lorry  di  Metz;  nel  i  782  Fran- 
cesco deGainMontaignacdiLiiDoges.Sc.p- 
presso  neh 801  il  vescovato  da  Pio  Vii, 
questo  l*apa  lo  ristabib  nel  1 8  1 8,  ma  sol- 
tanto a' 16  maggio  1823  nominò  per  ve- 
scovo Antonio  Saverio  de  Neirac  di  Va- 
bres.  Per  sua  morte  Gregorio  XVI  a'3o 
settembre  1 833  promulgò  successore  Pie- 
tro Michele  M."  Doublé  di  Verdun  dio- 
cesi di  Montauban, canonico  arciprete  di 
quella  cattedrale.  Pel  cui  decesso,  lo  stes- 
.so  Papa  nel  concistoro  de'2  I  apriiei84j 
prtconizzò  l'attuale  vescovo  mg. "^Bertran- 
do Severo  Mascaron  Laurence  d'  Oroix 
diocesi  di  Tarbcs,  già  superiore  del  semi- 
nario, vicario  generale  e  capitolare.  Ogni 
nuovo  vescovo  è  lassato  ne'libii  della  ca- 
lueia  apostolica  in  lioriui  Syo.  Prima  la 


T  A  R  267 

mensa  del  vescovo  ascendeva  a  22,000  li- 
re,e  pagava  1200  fiorini  per  le  bolle.  La 
diocesi  comprende  il  dipartimento  degli 
Ahi  Pirenei,  e  si  estende  per  20  leghe  <li 
lunghezza  ei8di  larghezza,comprendeu- 
do  molti  luoghi. 

Targa. Sede  vescovile  della  provin- 
cia Proconsolare  nell'Africa  occidentale, 
sotto  la  metropoli  di  Cartagine.  Targa, 
Targcn^  secondo  i  registri  concistoriali, 
è  un  titolo  vescovile  i/i  partilnis  del  simi- 
le arcivescovato  di  Cartagine,  che  confe- 
risce il  Papa,  e  Pio  VI  vi  nominò  Dome- 
nico Spiniuci  (/  .),  che  Pio  VII  creò  car- 
dinale. 

Tarlati  Galeotto,  Cardinale.  Ve- 
di il  voi.  Ili,  p.  218. 

TARLATI  Berstardo,  Cardinale.  V. 
Divizr. 

TARNOVIA  {Tarnovien).  Cillà  con 
residenza  vescovile,  chiamata  pure  Tai - 
no  w  e  Tornaw  e  diversa  da  Ternovn{^  P.), 
nella  Gallizia  polono-austriaca,  capoluo- 
go del  circolo  di  Tarnovia  oTarnowcon- 
finanle  col  rejino  diPolonia.da  cui  è  inle- 
ramenteseparato  mediante  IaVistola,alla 
quale  il  circolo  manda  la  Wislokache  in 
nailla  il  centroe  ilDunajcc;  di  suolo  piano, 
sabbioniccio  e  poco  fertile,  in  parie  coper- 
to da  foreste  e  in  parte  paludoso,  vi  si  falj- 
bricano  molti  lavorii  di  legno  e  tele.  La 
città  è  lungi  f)  leghe  da  Bochnia  e  48  da 
Lemberg  o  Li^opoli,  presso  la  sponda  de- 
stra del  Biala,  che  a  qualche  distanza  si 
congiuDge  col  Dunajec.  La  cattedrale,  di 
buona  struttura, è  sotto  l'invocazionedel- 
la  rS'alività  della  B.  Vergine,  ha  il  funle 
battesimale,  ch'è  l'unico  della  cillà,  colla 
cura  d'anime  egualmente  la  sola  di  essa, 
amministrala  da  un  parroco  canonico  del 
capitolo,  coadiuvalo  da  6  vicari.  Il  capi- 
tolo si  compone  di  3  dignità,  la  i."è  il  pre- 
posto, le  altre  il  decano  e  lo  scolastico,  di 
4  canonici  comprese  le  prebende  del  teo- 
logo e  del  penitenziere,  di  6  canonici  o- 
norari,  e  di  diversi  preti  e  chierici  per  la 
divina  ufiiziatura.  L'episcopio,  comodo  e 
convcuicnle  edilizio,  è  alquanto  discosto 


2C8  T  A  R 

dalla  cattedrale.  Vi  sono  altre  chiese,  un 
convento  di  francescani,  un  sodalizio,  l'o- 
spedale, il  seminario  con  alunni,  il  ginna- 
sio, la  scuola  del  circolo  e  altra  ebraico- 
aletuanna.  Vi  si  trovano  fabbriche  di  tele 
e  di  misure  di  legno,  e  concie  di  pelli;  at- 
tivo n'è  il  commercio.  La  sede  vescovile 
ad  istanza  dell'imperatore  Giuseppe  li, 
l'eresse  il  Papa  Pio  VI  colla  bolla  Ju  su- 
prcwa  h.  Pilli  Cathedra,  de'i3  marzo 
J785,  Bull.  liom.  cont.  t.  7,  p.  887, fur- 
Euaudo  la  diocesi  con  unosmembrameuto 
di  quella  di  Cracovia,  con  l'accessione  di 
quel  capitolo  e  dell'amministratore  arci- 
vescovo di  Gnesna.  Dichiarò  Tarnovia  cit- 
tà vescovile,  e  la  chiesa  collegiata  e  par- 
rocchiale della  IVatività  di  Maria  l'elevò 
in  cattedrale;  stabilì  il  capitolo  e  la  sua 
dotazione,  colle  dignità  del  preposto,  del 
decano  e  del  custode  o  scolastico,  con  al- 
tri 4 canonici,  comprese  le  prebende  teo- 
logale e  penitenziale;  quindi  divise  il  ter- 
ritorio della  diocesi  in  decanati,  assegnan- 
do per  mensa  al  vescovo  annui  1 0,000  fio- 
rini, concedendone  la  presentazione  alla 
s.  Sede,  come  de'canonici,  all'imperato- 
re e  successori.  Quindi  Pio  VI  nel  conci- 
storo de'3  aprile  1786  preconizzò i.°  ve- 
scovo Floriano  A  madeoJanowski  diWie- 
clavia  diocesi  di  Cracovia,  e  \e  Notizie  di 
Roma,  sebbene  Tarnovia  sia  nei  re^no  di 
Gallizia  eLodomiria,  la  dissero  nell'Un- 
gheria, e  poi  in  Gallizia.  Quindi  Pio  VII 
per  le  istanze  dell'imperatore  Francesco 
I,  colla  bolla  Indrfcssum  personarinn, 
de'  c)  giugno  i8o5,  Bull.  cit.  t.  12,  p- 
307,  soppresse  la  sede  vescovile  di  Tar- 
novia, ed  iu  vece  eresse  quella  di  Kicl- 
ce,  Sedis  Kielcensis,  àWeHa  la  bolla  per 
la  sua  esecuzione  al  metropolitano  di  ri- 
to latino  di  Leopoli ,  erigendo  la  chiesa 
di  s.  Maria  Assunta  in  cattedrale  e  trasfe- 
rendovi il  capitolo  di  Tarnovia,  dichia- 
rando il  vescovo  sullVaganeo  dell'arcive- 
scovo di  Leopoli.  Poscia  nel  concistoro  de' 
26  giugno  di  detto  anno  promulgò i.° ve- 
scovo di  Rielce  nella  Gallizia  occidentale 
AdalLeiao  Gor>ki  di  Marsovia  diocesi  di 


T  AR 
Plosko,  e  nelle  Notizie  di  Roma  del  1 8 1 8 
trovo  che  ancora  ne  governava  la  chiesa 
Kielcense.La  città  di  Rielce  in  Polonia, ca- 
poluogodella  woiwodia  di  Cracovia  edel- 
la  obvvodia  del  suo  nome  ,  lungi  u8  le- 
ghe da  Cracovia  e  36  da  Varsavia,  è  as- 
sai bene  fabbricata,  co' palazzi  vescovile 
e  della  giustizia,  4  chiese  compresa  l'an- 
tica  cattedrale  e  ora  collegiata.  Ila  un  mo- 
nastero di  monache,  due  scuole,  accade- 
mia reale  delie  miniere,  e  il  teatro.  Vi  si 
fa  un  commercio  considerabile  di  biade 
e  di  lavori  in  ferro,  ma  gli  ebrei  non  pon- 
no  risiedervi.  Si  lavorano  ne'dintorni  mi- 
niere di  rame,  piombo  e  ferro.  Però  nel 
1818  lo  stesso  imperatore  ottenne  da  Pio 
VII,  che  colla  bolla  Ex  iiuposita  nobis 
diviintiis.  per  la  nuova  circoscrizione  del- 
le diocesi  di  Polonia  (/  .)  sopprimesse  la 
sede  vescovile  di  Rielce  e  la  trasferisse  a 
Sandoviir  {T .).  Inoltre  per  le  premure 
dell'imperatore  Francesco  I,  il  medesimo 
Pio  VII  con  l'autorità  della  bolla  Stii- 
dium  paterni  affectus,  de'^o  settembre 
1821,  Bull.  cit.  t.  1 5,  p.  449>  venne  a  isti- 
tuire la  sede  vescovile  di  Tynice  o  Ty- 
nicie  o  Tyniec  o  rmco/V,  nella  Gallizia, 
Episcopalus  Tyiìicensis,  aWova  antichis- 
simo villaggio  e  circolo  a  più  di  6  leghe 
da  AVadovice  e  più  di  2  da  Cracovia,  sul- 
la sponda  destra  delia  Vistola,  già  con 
celebre  monastero  di  benedettini  fonda- 
to 8  secoli  addietro,  e  che  vantò  sino  a 
100  monaci.  Il  Papa  dichiarò  Tyuice cit- 
tà vescovile,  e  formò  la  diocesi  co'terri- 
torli  dismembrati  da  quelle  di  Cracovia. 
e  P/'c/;«.5'//rt, appartenendo  in  avanti  Ty- 
nice alla  prima.  Eresse  in  cattedrale  la  ve- 
tusta e  magnifica  chiesa  abbaziale  e  par- 
rocchiale de'beuedettini  sotto  l'invocazio- 
ne de'ss.  Pietro  e  Paolo,  ed  il  monastero 
r  assegnò  per  episcopio,  dopo  aver  sop- 
pressa l'abbazia.  Formò  il  capitolo  colle 
dignità  del  preposto,  del  decano  e  dello 
scolastico,  e  di  3  canonici  comprese  le  so- 
lite prebende,  oltre  6  vicari  addetti  al  co- 
ro e  al  servizio  della  cattedrale,  stabilen- 
do la  loro  dote,  e  quella  del  vescovo  fu 


T  A  II 
convenuta  peria,ooo  fiorini.  Eresse  pu- 
re il  seuiinaiio  per  60  alunni,  e  tlicliiarò 
appartenenti  alla  nuova  diocesi  le  par- 
rocchie esislenli  ne'circoli  Boctincnsi,  lìfy- 
sftiìiicnsiseii  }a(lo^'iccnsi,acSandi;c\'n- 
si.jmritcrquc  in  Tarnovicnsi circulo  con- 
tincntur,  disgiungendole  da'vescovati  di 
Cracovia  e  di  Premislio.  Di  più  l'io  VII 
accoidò  all'imperatore  e  successori  il  pri. 
Tilegiodel  padronato,  nella  consueta  for- 
ma, nominando  esecutore  della  bolla  il 
metropolitano  latino  di  Leopoli.  Nel  con- 
cistoro poi  <le'i9  aprile  182?,  fecei.°  ve- 
scovo di  Tynice  d.  Gregorio  Ziegier  mo- 
naco benettino  di  detto  monastero,diKir- 
kiieiuì diocesi  d'Augusta.  Finalmentedo- 
po  tante  traslazioni  di  sedi  episcopali,  ri- 
guardanti la  diocesi  di  Tarnovia,  l'impe- 
ratore Francesco  I  ebbe  buone  ragioni  di 
supplicare  Leone  XII  a  ristabilirla.  Per- 
tanto il  Papa  colla  bolla  Sediurn  Kpi- 
scofìtdiuin  transliitioncs,  de'  23  aprile 
iSiSjBull.  Roni.cont.t.iG,  p. 422, sop- 
presse la  sede  vescovile  di  Tynice,  la  sua 
giurisdizione  e  onoridcenze,  e  tutto  col  ca- 
pitulo, clero  e  seminario  restituì  alla  città 
di  Tarnovia,  con  autorità  apostolica  nuo- 
vamente sollevandola  alla  dignità  di  seg- 
gio vescovile esullVaganeo  di  Leopoiijcon- 
fermando  l'estensione  della  diocesi  come 
per  Tynice  l'avea  statuita  Pio  VII,  e  di- 
chiarò vescovo  di  Tarnovia  lo  stesso  no- 
minato prelato  che  governava  l'estinta  se- 
de di  Tynice,  la  cui  chiesa  principale  de' 
ss.  Pietro  e  Paolo  curò  che  restasse  con 
decoroso  culto  parrocchia.  Esecutore  del- 
ia bolla  deputò  l'arcivescovo  di  Leopoli. 
Dipoi  a'i5  giugno  1827  Leone  XII  tra- 
slerì  alla  sede  di  Liniz  m^J  Ziegier,  laon- 
de restò  per  più  anni  vacante  la  sede  di 
Tarnovia,  a  cui  Gregorio  XVI  assegnò  i 
seguenti  vescovi,  come  ricavo  da'rispet- 
tivi  atti  concistoriali  e  proposizioni,  non 
che  dalle  Sutizic  di  Roma.  A'3o  settem- 
bre 1 83 1  ,vi  trasferì  da  Toleraaide  in  par' 
tUnism^.'  Ferdinando ÌNL'dc'conli  di  Co- 
tek,  promovendo  il  quale  alla  metropo- 
litana d'OlmCitz,  a''i4  rcbbraioi832  di- 


T  A  R  269 

chiaro  vescovo  di  Tarnovia  mg.'  France- 
sco di  Paola  Pischtek  di  Potozich  arci- 
diocesi  di  Praga,  giù  ausiliare  di  quell'ar- 
civescovo e  vescovo  d' fizolo  in  pnrlihus. 
Allorché  poi  lo  elevò  ad  arcivescovo  diLeo- 
poli,  gli  surrogò  il  i .°  febbraio  i  83(j  mg."^ 
FrancescoSaverioZachariasieAviczdi  Sta- 
nislaopoli  arcidiocesi  di  Leopoli,  già  pro- 
fessore d'istoria  ecclesiastica  in  quella  u- 
niversità,  direttore  dello  studio  teologico, 
canonico  della  metropolitana  e  ammini- 
stratore dell' arcidiocesi  in  sede  ^T'acante. 
Avendolo  il  Papa  traslato  a  Premislia,  a' 
i3  luglio  1840  lo  stesso  Gregorio  XV£ 
preconizzò  vescovo  di  Tarnovia  mg.'Giu- 
seppe  Waytarowicz  di  Sconvald  diocesi 
diTarnovia,  già  ispettore  delle  scuole  na- 
zionali e  amministratore  della  diocesi  di 
Premislia.  Per  la  libera  e  spontanea  di- 
missione fatta  della  sede  dal  prelato  al  re- 
gnante Pio  IX,  questi  dopo  averla  am- 
messa, nel  concistoro  de'i5  marzo  18  52 
dichiarò  l'odierno  vescovo  mg.'^Giuseppe 
Luigi  Pukalski  di  Teschen  diocesi  di  Bre- 
slavia  o  Wratislavia,  già  curato  e  deca- 
no iu  Wilamo  diocesi  di  Tarnovia,  pre- 
dicatore, ispettore  delle  scuole  e  canoni- 
co della  cattedrale.  Ogni  nuovo  vescovo 
è  tassato  ne'registri  della  camera  aposto- 
lica in  fiorini  373.  La  diocesi  è  vasta  e  si 
estende  per  240  miglia  quadrate,  ed  iu 
4  circoli,  comprendendo  molti  luoghi. 

TARONoDAROX.Sede  vescovile  del- 
la  Palestina  i.^sotlo  la  metropoli  di  Cesa- 
rea di  rito  latino.  E'  conosciuta  da'geogra- 
fi  sagri  e  civili  con  diversi  nomi ,  Dora, 
Doro,Daron,  T'erro//,  tutti  sinonimi,  dif- 
ferente però  da  Daron  Regcon  (/  .).Di- 
vtrsi  geografi  profani  chiamano  Daron, 
Dorana  l'antica  Antìicdon  Ai^ripjnas^c'xi- 
là  della  Palestina  sul  mare  Mediterraneo, 
che  Erode  il  Grande  chiamò  Agrippia- 
de'w  onore  d' Agrippa.  Aggiungono, ch'e- 
ra consiilerabiIe,ed  episcopale  sotto  i  cri- 
stiani, e  die  il  suo  nome  olla  vicina  con- 
trada più  conosciuta  sotto  il  nome  d'Idu- 
niea  provincia  dell'Arabia,  n'conliui  del- 
la Palestina, fra  la  Giudea,  l'Egitto  e  l'A- 


270  T  A  R 

rrihia  Petrea,a!/it:ita(la'clÌHCcndenli  di  E- 
tloniodi  Esaù  fìyiio d'Isacco.  Bisogna  pe- 
rò dislitigueie  le  epoche,  quanto  alla  sua 
estensione,  poiché  l'Idumea  dopo  i  re  di 
Giuda  si  estese  più  a  mezzodì  della  Giu- 
dea,esi  divise  in  due  pai  li, orientale  eh  eb- 
he  a  capitale  Bostio.  meridionale  ch'eb- 
be a  capitale  PeZ/vi.  All'articolo  Dora  no- 
tai,che  fu  denominala  anche/^rtro/?  e  7'rtf- 
tnura,  e  col  Terzi,  Siria  sacra,  ne  dissi 
alcuni  pi  cgi,  il  quale  scrittore  riporta  le 
divergenti  opinioni  di  sua  situazione,  ri- 
pugna in  crederla  nell'Idumea,  piuttosto 
inclina  [)er  la  Samaria;  fra'suoinomi  ri- 
pete quello  di/^o/o«.comechè  vuoisi  fon- 
dala da  Doro,  da'mitologi  fatto  figlio  di 
Net  t  uno.  Ma  gli  scrii  tori  sagri  l'alt  ribuisco- 
no  agli  elei  discendenti  daCanaan,ed  il  lo- 
ro re  fu  vinto  daGiosuè  nel  conquisto  della 
Terra  Promessa.Sembra  che  col  lem  pò  sia 
divenuta  assai  possente,  mentre  il  re  An- 
tioco nell'assediarla  in  tempo  de'Macca- 
bei,per  espugnarla  v'impiegò  formidabi- 
li forze  di  20,000  fanti,  8000  cavalli  e 
100  navi.  Gli  ebrei  vi  aveano  la  sinagoga, 
vi  fiorirono  le  scuole  delle  lingue,  a  me- 
raviglia si  tingeva  la  porpora,  e  si  fabbri- 
cavano cristalli  enavisli.  In  seguito  diven- 
ne  sede  vescovile  di  Palestina  sotto  la  me- 
tropoli di  Cesarea,  e  nel  ricordalo  artico- 
lo nominai  alcuni  vescovi  di  essa  del  VI 
e  VII  secolo,  riferendo  co'registri  conci- 
storiali, che  il  suo  titolo  vescovile  in  par' 
tihus,  e  sotto  l'eguale  arcivescovato  di  Cf- 
sarea  di  Palestina  {T  ■),  fu  conferito  dai 
Papi  col  nome  ò\  Dora ,  Doren,  seu  Ta- 
roneiì.  Questi  cenni  riguardano  in  gene- 
re la  città  di  Taron  o  Daron,  ed  i  vesco- 
vi latini.  Ilp.  LeQuien  \\?\X Orivns  ckri- 
stianus,  1. 1,  p.  1424»  pf»i''3"tlo  delle  dio- 
cesi dell' Armenia  maggiore  e  di  quelle 
suffraganee  a  Cesarea  di  Cappadocia. 
(/.),  registra  Ecclesia  Daron,  da  altri 
chiamata  Dora,  come  riportai  nel  citalo 
articolo.  Indi  dice:  Daron  si^'e  Taron  Ar- 
nieiùii  majoris  civitas  fuit,  noti  quideni 
Persica  sed  Romanae  ditionis,  cujus 
praesul  archiepiscopo  secjuioriaei'osHm.' 


T  A  R 

^i/7.  Riporta  i  seguenti  due  vescovi,  Ner- 
sapo  Taron si^'f  Daron  episcopiis  ne'pri- 
mi  anni  del  secolo  VI,  qui  viultos  annos 
episcopatuni  gessi t,  aUpie prae  aliiscum 
ylptyso  monacfio  socio  suo  sy^ro  adtno' 
duni  contulit  ad  haeresini  Julianilarum 
Tncorriipdcolarwn  in  Armenia  propa- 
gandarn,  sed  et  Juliaintaruni  episcopo- 
rum  successionem,  quac  desinehat  con- 
tinuandaìn  curavit.K\\.\'Q  fuGiovanni  che 
intervenne  ad  unode'due  concilii  celebra- 
ti in  Adana  nel  1  3  i6eneli  32  0,enel  qua- 
le si  sottoscrisse:  Joannes  Archiepisropus 
Daron.  Però  sembra  che  il  p.  Le  Quien, 
come  in  altre  cose  orientali,  abbia  confu- 
so paesi  e  fatti,  non  essendo  il  vescovato 
armeno,  com'egli  pretende. 

TARON,  Taurantiitni,  Tauranium. 
Città  arcivescovile  dell'Armenia  maggio- 
reo  grande  Armenia,  dell'impero  ottoma- 
no, Taron  era  pure  il  notaed'una  provin- 
cia grande  dell'Armenia  maggiore,  cele- 
berrima nell'antichilàjCome  attesta  Mosè 
Corenese,citan(lo  antichissima  tradizione 
diOlimpiodorostorico.L'origine  della  cit- 
tà di  Taron  risale  sino  a'tempi  di  Noè,  uno 
de'nipoti  del  quale  chiamato  Tarban,  con 
So  suoi  figli  ei5  figlie,  insieme  alle  loro 
famiglie,  parli  da  lui  per  andare  ad  abi- 
tare presso  il  fiume  Eufrate,  e  quindi  no- 
minola sua  nuova  abitazione  Taron, c\\Q 
in  armenosignifica  dispersintie,  per  ricor- 
dare come  allora  per  lai. 'volta  erasi  di- 
spersa la  famiglia  Noetica.  Questa  tradi- 
zione coincide  con  quella  degli  abitanti  di 
Taron,  i  quali  ritengono  che  da  principio 
il  loro  paese  fosse  sotto  le  acque  coperto, 
alludendo  al  diluvio  universale,  di  cui  fu- 
rono testimoni  i  loro  antenati  e  da  cui  eb- 
bero origine.  In  questo  paese  esistevano 
celebri  oracoli,  e  magnifici  templi  in  tem- 
po del  paganesimo,  ed  ove  i  re  armeni  of- 
frivano i  loro  sagrifìzi.  Dopo  aver  s.  Gre- 
gorio Vllhuninatore  convertito  la  nazio- 
ne, andò  accompagnato  da  un  esercito, 
datogli  dal  re  Tiridate,  e  colle  s.  reliquie 
di  s.  Gio.  Battista  e  di  s.  Atanagene  ve- 
scovo,  distrusse  lutti  quegli  abitacoli  di 


T  A  II 
(lemonii,  quindi  vi  eresse  delle  chiese  e  vi 
stal)iri  In  sede  arcivescovile.  Ointnelteii- 
do  (ni.into  riguarda  la  storia  civile,  solo 
iicceiiiieròclie  nel  1 1  i  circa  di  nostra  era 
il  paese  passò  sotto  il  dominio  decorna- 
rli. Dopo  che  In  nazione  armena  rimase 
disunita  dalla  s.  Sede, per  la  i.""  volta  il  Pa- 
pa Grei^oiio  XVI  forniò  di  Taron  un  ti- 
tolo arcivescovile  in  fì(ii'ti!ms\  e  pel  i.    lo 
conferì.  i\e'vol.XLlV,  p.  Sp.eLI,  p.  33o, 
conenconiii  narrai  che  a'giorni  nostriGre- 
gorio  XVI  decorò  di  <pieslo  titolo  il  dot- 
to e  virtuoso  suo  amico  e  già  procurato- 
re generale  de'cuonaci  benedettini  inechi- 
laristi  di  \  eiiczia,  p.  Ignazio  Pnpasian  di 
Costantinopoli,  con  breve  apostolico  de- 
gli I  I  maggio  I  838  (come  si  legge  nel  n." 
49  del  Diario  di  Roma  del  1 838),  con  re- 
silienza in  llomnpe'pontificali  e  per  le  sa- 
gre ordinazioni  in  rito  armeno.  Quindi  il 
cardinal  Fransoni  prefetto  di  propagan- 
da//VA- a' m  giugno,  e  con  l'assistenza  ilei- 
l'arcivescovo  d'Edessa  mg."^  Cadolini  se- 
gretario di  propaganda/?r/t,e(linig.'^0'Fi- 
nain  vescovo  di  K.illala,  Io  consagrò  nel- 
la chiesa  del  ss.  Sudario,  alla  presenza  di 
M/  Cristina  regina  vedova  di  Sardegna, 
e  di  alili  peisonaggi.  Si  ha  dal  n.°i  2  i  del 
Giornale  (li lionia  i\g\  i  8  52,  che  l'illustre 
prelato  colla  serenità  dell'  uomo  giusto, 
nella  grave  età  d'88  anni,  a'22  maggio 
cessò  di  vivere  esemplarmente  nell'ospi- 
zio de'suoi  monaci  in  Pioma,  i  quali  as- 
sisterono a'solenni  ftmerali  nella  parroc- 
chia di  s.  Andrea  delle  Fratte,  in  unoa- 
gli  orientali  ecclesiastici  e  secolari  esisten- 
ti nell'alma  città;  funerali  diesi  rinno- 
varono in  rito  latino  e  armeno  nella  chie- 
sa delle  carmelitane  di  s.  Gitisep[)ea  Ca- 
po le  case,  prima  di  tumularlo  in  essa  se- 
condo la  disposizione  del  defunto,  per  es- 
sere il  sagro  tempio  contiguo  ni  detto  0- 
.i[)iziode'mechitaristi,da  cui  ueppur  mor- 
to volle  rimanersi  lontano.  Fu  sepolto  dal- 
laparle  sinistra  innanzi  l'altare  della  Mu- 
ilonna,  con  lapide  marmorea,  ed  iscrizio- 
ne in  idioma  latino  e  armeno,  ^ella  bel- 
la e  luerilata  necrologia,  che  si  legge  nel 


TAR  271 

raemorato  Giornale, sono  rilevale  le  re- 
ligiose virtù  e  la  singolnr  pietà  che  distin- 
seio  mg.'  l'apasian,  il  riverente  e  straor- 
dinario suoatlaccamenloalla  t.  Sede,  l'e- 
stimazione che  si  procacciò  da  im  Grego- 
rio XVI  colle  rare  sue  doti,  fra  le  quali 
risplendevano  la  saggezza  ,  la  cortesia  e 
nobiltà  del  tratto,  qualità  comuni  a'me- 
chilaristijnou  meno  le  sue  co"niiioni  nel- 
lecose sociali  enmminislialive,  il  (inogu- 
sto  per  le  arti  belle,  Io  zelo  per  la  salute 
eterna  delle  anime,  il  sapere  e  la  dottrina 
colla  quale  pubblicò  parecchie  opere.  So- 
no  le  principali:   (.°  L' Esposizione  del 
Simho/o  J/'ireno,  in  cui  si  confutano  gli 
errori  degli  scismatici,  e  si  difende  la  ve- 
rità della  cattolica  fede,  ed  io  ispecie  la 
primazia  del  Romano  Pontefice,  a."  La 
^'era  creanza  cristiana.  3.°  Trattato  del 
lajìrospettii'U  e  deUapittara.^^  La  dop- 
pia scrittura.  5.°  Istoria  ecclesiastica ,\n 
cui  non  lascia  sfuggire  occasione  per  con- 
futare scismatici  ed  eretici. 6."// me.«'J///- 
riano,  e  diversi  altri  libri  ascetici.  Ono- 
rato dal  prelato  di  particolare  benigno  af- 
fetto, s'abbia  egli  qui  un  ulteriore  saggio 
d'imperitura  testimonianza  del  mio,  ed  in- 
sieme della  venerazione  indelebile  concili 
lo  riguardai,  mantenuta  sempre  viva  da 
soavi  reminiscenze.  Nel  voi.  LXVII.p.  3  i , 
ncjtai  cheli  regnante  l'io  IXnel  1  8Ti3di- 
chiarò  arcivescovo  di  Taron,  seu  Taro- 
nrn  in  partihns,  mg.'  Brunoni  delegato 
apostolico  della  Siria. 

TARQUINIA,  Tarquiniae.  Sede  ve- 
scovile dell'  Etruria  Transciminia  ossia 
della  Toscana  marittima  antica,  una  del- 
le principali  di  essa,  nobilissima  e  famo- 
sa, chiamata  pure  Tarquinii ,  Tarqui- 
ninni,  distante  6  miglia  dal  mire  Tirre- 
no. L'Adami  nella  Storia  di  Volsenoan- 
ticametropoli della  Toscana,avt.  3, Del- 
la dii'isione  delVantica  Toscana,  riferi- 
sce ch'essa  ne'primi  tempi  fu  tra  più  brevi 
limiti  ristretta, di  ([uelli  che  poi  le  diero- 
no  le  vasleconquistede'suoi  popoli,  chia- 
mandosi da  loro  Tirreno  il  mure  Medi- 
terraneo, e  anche  Adriatico  per  Adria  (di 


272  T  A  R 

cui  a  Rovigo)  loro  colonia.  Anlicamenle 
J'JEtiiiria  fu  divisa  in  3  popoli,  di  Tar- 
tjuiiiia,  di  /  ('//  e  di  Falisco  (di  cui  a  {Mon- 
te FiASCONE  e  articoli  relativi).  I  tarqui- 
iiiesi  occupavano  l'Etruria  marittima,  e 
loro  metropoli  fu  Tarquinia ,  detta  vol- 
£;armenle  Tarciucna  >i  Tarchint/.C)^ie- 
sto  celebre  popolo  poco  potè  distendersi, 
perche  d'ogni  parte  circondato  o  dal  ma- 
re, o  da'potenli  veienti,  o  da'falisci.  L'A- 
mali dividendo  la  Toscana  in  Trascirai- 
Ila,  Cismina  e  Rlarillima,  assegna  a  que- 
st'ultima i  tarquiniesi.  11  Sarzana,  Dcl- 
ia  ctqyilalc  deTuscanifusi.  dice  che  il 
fiume  Marta  in  gran  parte  formò  il  limite 
ecuiiflne  divisorio  de'due  lerritorii  Tar- 
quiniese,  ed  Etrusco  o  Etruria  Turrenia 
e  di  Tuscauia  capitale  de'tuscaniesi  e  se- 
de del  Larte  (giacché  prendeva  il  terri- 
torio Etrusco  l'omouima  speciale  deuo- 
iiiinazionedallacittà,meutretulto  il  suo- 
lodell'Etruiia  puòdirsi  etrusco,  comeco- 
tuune  a  lutti  i  popoli  dell'Elruiia)  o  si- 
gnore, dalla  parte  destra  verso  Tosca- 
iiclla  (/'.),  la  quale  alcuni  vogliono  fon- 
dala sull'agro  taiquiuiese,  e  con  essa  al- 
la viaCassia,il  che  altri  contrastano.  Scris- 
se Plinio:  Tarqidnienaes  fiìies  ronianos, 
maxime  qua  parte  Etruria  adjacet.pe- 
ragravere,  cioè  l'agro  etrusco  era  a  sini- 
stra della  Marta,  verso  i  confini  romani. 
11  lago  di  Marta,  detto  ancora  di  Bolse- 
ìia,oia  nella  delegazione  di  P itcrbo[/  .), 
da  Plinio  fu  chiamato  Tarquiniese,  per- 
che  vi  si  estendeva  il  territorio  di  Tar- 
quinia, poiché  soggiunge  ilSarzana,  il  ter- 
ritorio tarquiniese  dal  Mignone  si  esten- 
deva sino  alla  Marta,  dalla  Marta  fino  a 
iVlunlalto  (di  cui  nel  voi.  LVlIl,p.  i35), 
da  Moulallo  fino  al  lago  di  Bolsena,  ed 
alle  cave  di  Statonia  ,  cioè  allo  stato  di 
Castro.  Dice  pure  Plinio  e  lo  conferma 
Vitruvio,  che  le  petraie  e  lapidicinie  del- 
la gente  Anicia  stavano  nell'agro  tarqui- 
niese,nel  confinedelsuo territorio,  intor- 
xio  al  lago  di  Bolsena,  le  quali  confinava- 
no colle  campagne  di  Statonia.  A  Civita 
.Vecchia  (della  quale  pure  nel  vol.LVlll, 


TAR 

p.  I  So),  dis»!  che  il  Migoonc  era  la  stazio- 
ne navale  di  Tanjuinia.  IN'otai  a  Corne- 
To,  che  ivi  si  vedono  gli  avanzi  di  Tarqui- 
nia, e  che  da  essa  derivò  l'odierna  città, 
e  quella  pure  di  Gravisra  (A  .),  e  la  co- 
lonia nelSya  diRoma  dedottavi  da'trium- 
viri  fu  nell'agro  tarquiniese.  Ivi  parlai  del- 
le iSV////?^'.  del  soggetlo^Montalto  surlo  dal- 
le rovine  di  Gravi>ca  ,  e  antico  castello 
spettante  all'antico  territorio  tarquinie- 
se,e  poi  sedede'superstiti  gravisci.U  Man- 
zi, Stato  antico  e  attuale  del  porto,  cit- 
tà e  proK'incia  di  Civilavecclda,  descri- 
vendo il  viaggio  archeologico  a  Gravisca, 
Tarquinia,  ec, dice  chedirigendosi  a  Cor- 
neto,  ove  già  fu  verso  il  mare  Gravisca, 
celebre  pe'suoi  vini  e  che  sepolta  tra  le 
paludi  a  tempo  di  Rutilio  per  l'aere  ma- 
ligno era  divenuta  deserta,  sopra  i  colli 
un  tempo  signoreggiò  Tarquinia.  Quivi 
ancora  appariscela  sua  vastità, lesuegran- 
diose  fortificazioni,  1  ampie  e  ricche  ter- 
me, da  lui  cou  Melchiade  1' ossati  scoper- 
te. Prima  di  lui  il  Frangipani  ,  Istoria 
deir antichissima  città  di  Civitavecchia, 
già  Centocelle  e  Porto  Traiano,  anch'es- 
si luoghi  dellanlica  Etruria,  in  questa  di- 
ce che  signoreggiavano  per  gran  potenza 
Tarquinia,  Gravisca  e  Pirgo,  imperocché 
nel  244  th  Roma  Tarquinia  era  una  del- 
le più  floride  città  d'Etruria  e  la  capita- 
le delle  Xli  Lucumonie,  ove  risiedevano 
i  ciipio  lucuQJOnio  principi  de  popoli  che 
la  (ormavano,  avendo  ognuna  il  suo  par- 
ticolare lucumotie,  e  tutti  componevano 
il  corpo  degli  etruschi.  Secondo  il  Clu- 
verio,  Tarquinia  era  lontana  dal  porto  di 
Centocelle  circa  i  o  miglia  entro  terra,  ed 
o[)ina  il  Frangipani,  che  lillustre  e  pos- 
senleTarquioia  ebbe  un  porto  sulla  spiag- 
gia Tirrena,  ove  approdò  il  suo  fondato- 
re Demurato  quando  fuggi  cosuoi  averi 
Od  Corinto  per  evitare  i  furori  del  tiran- 
no Cissello.  Crede  quindi  che  il  porto  di 
Civitavecchia  o  Centocelle  stesse  nel  suo 
leiritorio.  Altra  probabilità  1"  assegna  a 
Gravisca  più  vicina  e  solo  5  miglia  hm- 
gi  da  Ceutocelle,  fru"flumiMiguoue  eMar- 


T  A  R 
ta,  perciò  più  vicina  al  innrp.  Altra  pro- 
habililà  e  con  piìi  fondanitiito  il  Fran- 
yi[)ai)i  ultriljuisceil  porto  e  luogo  tli  Ceii- 
tocelle  al  paeseocciipalocla'poiiolidi  Fir- 
go  o  Pyi  gì  più  di  1 2  miglia  lontano,  ove 
oggi  il  [)iccolo  castello  di  s.  Severa  vici- 
no ni  Illune  Cerelano,  detto  Maic  Cd- 
iiafiiim  in  alcuni  munuuienli,  per  per- 
dersi nel  maredi  Centocelle.  Ivi  vicino  si 
ergeva  sulla  costiera  tlel  Titreno  la  città 
di  Pirgo  d"  origine  pelasgica  ,  al  dire  di 
ìi\\)hy,nA\'  Aìuilisi  (If'diiitoriìi  di  Romei, 
elle  la  chiama  porto  e  arsenale  della  vi- 
cina (\ri,  o  Agillao  Cerveteri.  Conclude 
J'rangipani,  che  Centocelle  sia  cheappar- 
tenesse  a  Tarquinia,  a  Giavisca,  a  Fugo, 
o  si  governasse  da  se  o  io  fìjsse  da  altri, 
ritiene  che  fosse  luogo  dell'antica  Elru- 
ria.  Oltreché  Tarquinia  fu  possente  e  flo- 
rida, in  essa  il  tarquiiiicse  Tagete  inven- 
tò l'arte  della  divinazione,  degli  auguri 
e  l'aruspicina,  di  cui  riparlai  a  Super- 
stizione; ed  ivi  pure  s  inventò  l'arte  di  fa- 
re le  statue  di  terra  cotto,  su  di  che  va 
tenuto  presente  il  narrato  a  Scultura.  11 
CuheWìo,  No  ti  ti  a,  p.  i3o,  riferisce:  7\ir- 
(fui/iii'iist's  Unica  rumniiis  prò  luivinin 
vclis  siditniiùstraruiit.  iVelle  vicinanze  di 
Corneto  presso  una  collina  si  sono  trovali 
gli  antichi  ricchi  sepolcri  e  ipogei  di  Tar- 
quinia, cioè  grotte  incavate  nel  tufo  di 
cui  è  composto  il  monte.  Per  la  maggior 
parte  sono  camere  ili  IO  a  I  2  piedi  in  qua- 
drato, e  dell'altezza  di  9  aio.  In  parec- 
chie si  trovarono  languidi  avanzi  di  nobi- 
li [tittiire,  in  cui  primeggiano  i  colori  ros- 
so, turchino  e  nero,  con  degli  spartimen- 
ti  e  fregi,  e  forse  anche  di  ligure,  poiché 
l'umidilù  e  i  secoli  quasi  tutto  cancellò. 
^Oiuhineno  l'abbondanza  e  la  forma  di 
silfitte  ilipintiire  lestirica  come  quivi  le 
arti  greche  edclrusche,  piùchein  lutl'al- 
tro  luogo  della  contraila,  fossero  in  (ioie 
e  pregio,  inoltre  furonvi  trovate  delle  ar- 
mi (piasi  consumate  dalla  ruggine, come 
spade  e  lame  di  coltelli;  ed  in  gran  co- 
pia si  estrassero  \  asi  elru^cl^l  ili  maggio- 
re omiuurprcyiu,o stoviglie  di  varie  foi- 


T  A  R  273 

me.  Nell'articolo  Museo  Greooria.woE- 
TRusco,  magnificamente  eretto  in  Valica- 
no da  Gregorio  XVI,  rimarcai  che  fra  i 
preziosi  monumenti  etiuschi  della  sua 
imponente  e  classica  collezione,  vi  sono 
pure  di  quelli  tratti  dal  suolo  della  vetu- 
sta Tarquinia,  ne'sepoloreti  di  sua  vasta 
necropoli,  e  vi  si  tòrmarono  anco  defic- 
siinili  delle  camere  sepolcrali  e  colle  rin- 
venute pitture.  Il  Papa  vi  fece  pure  col- 
locare il  bellissimo  sarcofago  con  alti  ri- 
lievi di  umani  sagrifizi,  rinvenuto  nella 
necropoli  di  Tarquinia.  "ìiiAV Klfcmcridi 
Ictlcrtivie  di  lioiiia  t.io,  p.  358,  vi  è  di 
Filippo  de  Romanis:  Di  un  lUitìi-hissiiiio 
.scpoln-o  scoperto  nelle  vicinanze  diCor- 
neto.  Quindi  nel  t.  i  i,p,  106  si  pubbli- 
cò: Intorno  alla  scoperta  dclV antichis- 
simo sepolcro  Tarquiniese,  lettera  dì. 
yjf)pcndice  del  eh.  sig,''  J'incenzo  Cam,' 
panai-i  al  si^.r  VìUppo  de  Romania. 

La  fondazione  di  Tarquinia  e  il  suo  no- 
me si  attribuisce  a  Tarcone  [)rincipe  li- 
dio, secondo  Strabene,  per  cui  fu  appel- 
lata anche  Tarconia.  Trogo  i'oinpeo  ne 
fa  derivare  l'origine  datessali  o  dagli  spi- 
iiambri;  altri  da  Ati  figlio  d'Ercole  e  di 
Oiifale.  Servio  chiama  Tarcone  fratello 
di  Tirreno,  il  quale  figlio  d"  Atide  re  di 
Lidia  e  fratello  di  Lido,  con  questi  dopo 
la  morte  del  padre  governò  la  Lidia;  indi 
costretti  dalla  maiicaiizadeviveri  di  trar- 
re a  sorte  chi  de  due  con  parte  del  popo- 
lo dovesse  emigrare,  toccò  a  Tirreno  par- 
lire  dalla  patria,  e  si  recò  a  stabilirsi  sulla 
costa  meridionale  d  Italia,  ove  die  il  suo 
nume  alla  contrada  e  al  mare  che  la  ba- 
gna, efabbricovvi  1 2  città,  delle  quali  fece 
prefetto  Tarcone,  ad  una  di  esse  impo- 
nendo il  suo  nomee  fu  7V//-y /;////(/, circa 
I  5  I  3  anni  avanti  Gesù  Cristo,  al  riferire 
d  Ughelli,  [laliasacra,  1. 1  o,p.  i  Gy.  Indi 
Tarcone  soccorse  Enea,  contro  Turno  re 
de'rutuli.  Ala  Enea  approdò  [liù  lardi  in 
Italia.  Raccontai  a  Romv  e  altrove,  che 
il  greco  Deiuarato  suddetto,  che  alcuni 
fanno  f  lodatore  di  rar([ijiiiia,  ricco  mer- 
caulc  di  Curiato  ,  per  le  civili  discordie 


9.74  T  A  R 

abbnnclonala  la  patria,  venne  a  stabilirsi 

in  Tarrininifi,  ove  sposò  una  ilonria  die 
lo  resepndiedi  Liicurnone  oLucio  l'risco, 
il  quale  fti  il  i.°a  prendere  il  nome  di  Tai- 
quinio  dal  luo^o  di  sua  nascila, e  che  am- 
niogliofo^i  conTanaqnillaandarono  asta- 
biiii  si  in  riouia.INIerilandosi  colle  sue  pre- 
rogaliveil  favoied'Anco  i\Taizio  4  °  le  di 
lloma,  in  tnoite  gli  alVidò  la  tutela  de"(ìgli, 
ed  il  senato  l'elesse  re  e  fu  Tarquinio  Ibi- 
sco ,  che  colle  sue  grandi  azioni  si  rese 
glorioso.  Trucidalo  da'figli  d"Anco  Mar- 
zio, ebbe  a  successore  il  proprio  genero 
Servio  Tullio,  il  quale  allontanò  dal  tro- 
no idue  Tal  quinii  figli  di  Tarquinio  l'ri- 
scoesuoi  cognati,  che  altri  chiamano  me- 
glio nipoti  del  re  deftmlo,  ed  a  loro  die 
per  mogli  le  proprie  figlie.  Una  di  (pie- 
8le  Tullia  col  cognato  Lucio  Tarquinio 
il  Siqierbo  fecero  perire  la  sorella  e  il  (ra- 
teilo Tarquinio  Aiiuile  per  unirsi  in  ma- 
trimonio; indi  impazienti  di  legnare,  fe- 
cero uccidere  l'ottimo  ServioTuUio,  on- 
de Tarquinio  il  Superbo  divenne  re  diRo- 
ma.  11  suo  figlio  Sesto  Tarquinio  avendo 
oltraggiata  la  flimosa  Lucrezia,  moglie  di 
L.  Tarquinio  Collatino,  cagionò  l'espul- 
sione da  Roma  de'Tarquinii  e  la  procla- 
mazione della  repubblica  romana.  Il  de- 
tronizzatore  pensò  a  rientrare  in  Roma 
colle  armi  ,  ed  alla  sua  voce  Tarquinia, 
Yeii  ealtre  città  tirrene  fecero  leva  d'uo- 
mini per  sostenerlo. Già  essendo  divenuta 
Tarquinia  una  delle  piìi  floride  e  più  po- 
lenti città  delTElruria,  Tarquinio  visi  ri- 
fugiòcomeantica  patria  de'suoi ascenden- 
ti, e  rendendosi  benevoli  i  tarquiniesi  col 
racconto  de'suoi  infortunii,  ne  guadagnò 
gli  animi,  vi  formò  il  centro  di  sue  ope- 
razioni per  riconquistare  R^oma  e  il  tro- 
no, facendo  loro  le  pili  lusinghiere  pro- 
messe. I  tarquiniesi  inviarono  prima  aRo- 
ma  un'ambasceria,  con  lettera  di  Tarqui- 
nio diretta  al  popolo  romano,  per  ritor- 
nare tra  esso  ad  essere  giudicato  o  a  ri- 
prenderne il  governo.  Gli  ambasciatori 
non  solamente  si  adoperarono  con  elo- 
quenti ragioni,  ma  avendo  tentala  cougiu- 


T  A  R 
ra contro  i  consoli., pagarono  iltradimen- 

tocolla  morte.  Venutodi  ciò  in  cognizio- 
ne Tarquinio,  riaccese  l'antica  gelosia  fra 
i  veienti  e  i  romani,  e  gli  altri  etruschi, 
e  con  questi  i  tarquiniesi  e  i  gravisci.  Do- 
po molte  guerre  e  famosi  convbattimen- 
ti ,  ad  onta  eh'  era  riuscito  a  Tarquinio 
ili  commovere  pel  suo  ristabilimento  sa- 
bini, latini  e  altri  circostanti  popoli,  l'in- 
vino valoreroraano  debellòlutliecoslriu- 
se  Tarquinio  a  ritirarsi  in  Cuina,  ove  fi- 
ni i  suoi  giorni.  !n  seguito  i  tarquiniesi 
ebbero  altre  guerre  contro  i  romani,  e  a- 
vendo  nell'anno  di  Roma  Sgìi  fatto  Boy 
prigionieri  di  guerra,  dell'esercito  di  Fa- 
bio Ambusto,  li  fecero  trucidare  nel  fo- 
ro. Alla  loro  volta  i  romani  combattero- 
no i  tarquiniesi,  e  occupata  la  città,  dalle 
scuri  de'littori  fecero  troncare  il  capo  a 
3o7  nobilissimi  tarquiniesi,  in  vendetta  e 
olocausto  a'sagrificati  concittadini.  Indi  i 
romani  vi  dedussero  una  colonia,  e  l'auto- 
re del  libro  deColonìis dice  c\\e,Coloniam 
deinde  a  romanìs  Tarqididos  fiiisse  de- 
dite tamj  Colonia,  inquit,  Tarquinii  lege 
Seniproìuana  est  adsignnta.  Poscia  fu 
fattaTarquinia  anche  municipio  romano, 
e  lo  attesta  Cicerone  nell'orazione /7rrt  A. 
Ceein/7,  Nondimeno  verso  il  fine  della  re- 
pubblica, la  città  decadde  vieppiìi  dal  suo 
splendore  e  antico  lustro.  Ne'priini  tem- 
pi della  Chiesa  vi  fu  predicala  la  fede  cri- 
stiana, e  con  tal  successo,  che  vi  fu  eretta 
la  sede  vescovile  nel  vicarialo  romano. 
L'Ughelli in  Tarquiidensis Episcopatus^ 
riporta  i  seguenti  vescovi  ricavati  dagli 
atti  de'concilii.  Apuleio  Tarquiniensis  e- 
pisTopus.  nel465  intervenne  e  sottoscris- 
se il  sinodo  romano  celebrato  da  Pa[)a  s. 
llaro.  Proiettizio  si  trovò  nel  concilio  di 
Pioma,  adunato  da  Papa  «.Felice  III  nel 
487.  Luciano  fu  a  quello  pure  di  R.oma 
del  499  di  Papa  s.  Simmaco.  Osserva  il 
Sarzana  che  nel  499  Tarquinia  era  do- 
minata da'goti  invasori  d'Italia,  e  proba- 
bilmente esisteva  nella  sua  integrità  nel 
537;iDacheil  goto  reTotila  del  549-1  ven- 
do soggiogato  i  popoli  maremmani  del- 


T  A  R 
ranliche  clUà  toscane,  anche  Tarquinia 
ne  pali  le  conseguenze.  Calali  in  Italia  i 
longobardi, ed  eseicilatido  le  loiociiulel- 
là  nella  maremma  Toscana,  Tarquinia 
fu  da  loro  rovinala  dopo  il  5^^.  li  non 
trovarsi  poi  memoria  di  allri  vescovi  lar- 
quiniesi  dopo  Luciano,  non  è  argomento 
della  distruzionedi  Tarquinia,  ma  de'tra- 
vagli  cui  soggiacque  la  chiesa.  In  falli  col 
Sarzana  ripoilai  a  Corxeto,  che  vi  sono 
documenti  deiresistenza  in  parie  ili  Tar- 
(juiiiia  neir847,e  ridotta  in  forma  di  ca- 
itello  soggetlo  a  Corneto,  da  cui  la  vuo- 
le lontana  3  miglia,  per  essorsi  più  volle 
ad  es«;a  rivoltato,  dopo  il  i  286  fu  da'cor- 
netani  distrutto  ,  e  le  successive  vicende 
tie'  tempi  ne  fecero  sparire  la  memoria, 
l'are  che  la  sede  vescovile  di  Taiquinia 
fòsse  I  .'unita  a  /  itfìiio,e  poi  con  quella  di 
Gravìsca  neli436  l'uni  Eugenio  IV  a 
quella  di  Corneto,  e  questa  al  vescovato 
ili  Monte  Fiascone.  Avendo  il  cardinal 
Clarelli  Paracciani  rinunziato  le  sedi  u- 
nite  di  Monte  Fiascone  e  Corneto,  il  Pa- 
pa Pio  IX  colla  bolla  Ex  quo  ad  Apnsto- 
lìrain  s.  PetriSedem,  de*  1 4  giugno  1 8  54, 
separò  la  sede  di  Corneto  da  quella  di 
Monte  Fiascone,  e  disgiungendo  ònPorto 
(/  .)  la  sede  di  Civitavecchia  l'uni  a  Cor- 
neto ^P(yr»r^/-//?r?yM///('7*,  coni  prendendo- 
vi l'abbazia  uullius  di  Monte  Uomano  (di 
cui  nel  voi.  LVllI,  p.  137).  che  soppres- 
se. Stabili  la  residenza  alternativamente 
negli  episcopii  delle  due  città  vescovili, as- 
segnò per  mensa  l'annua  somma  di  scu- 
di 3824,  compresi  i  (ìoo  scudi  che  il  co- 
mune municipale  di  Civitavecchia  paga- 
va al  vescovo  suthaganeo,  venendo  ogni 
nuovo  vescovo  tassalo  ne'libri  della  came- 
ra apostolica  in  fiorini  5oo.  Quindi  nel 
concistoro  de'2  3didelto  mese  fece  1  ."ve- 
scovo di  Corneto  e  Civitavecchia  mg.' 
Camillo  de'raarchesi  Bisleli  di  Veroli,  già 
di  I\ijìatransone{^T  .)ve  vescovo  di  Mou- 
leFiasconetng.'  Luigi  Jona  di  Trevi  nel- 
l'abbazia di  Subiaco,  già  arcidiacono  e  vi- 
cario generale  di  Palestrina.  11  l'apa  sta- 
bilì per  mensa  a  Munte  Fiascone  annui 


T  A  II  275 

scudi  35oo,  e  per  ogni  nuovo  vescovo  fu 
statuita  la  lassa  di  1800  fiorini.  \el  con- 
cistoro poi  de'3o  novembre  dichiarò  ve- 
scovo di  Ripatiansone  mg.'  Fedele  Bufa» 
rini  di  Recanali,  di  quel  seminario  ret- 
tore e  della  diocesi  vicario  genera  le.Quan- 
to  a  Civitavecchia  e  suo  Porto,  aggiuii- 
geiò  che  il  medesimo  Pio  IX  nel  febbra- 
11)18)5  reslitiù  ad  essa  e  suo  porlo  l' in- 
tera franchigia,  ed  altrettanto  elargì  ad 
Ancona,  come  la  godevano  prima  della 
legge  dell. "febbraio i85o,  la  quale  per- 
ciò restò  abrogala,  perla  maggior  [)rospe- 
rità  commerciale  di  tali  due  principali 
città  marittime  dello  stato  papale:  le  due 
città  fecero  quelle  ollerte  per  la  colonn.i 
monumentale  di  Roma,  ad  onoredeilass. 
Concezione,  di  cui  parlo  a  Teatine. 

TARQUl^'IO  Gregorio,  Cardinale. 
Romano,  fu  da  Calisto  II  nel  dicembre 
I  I  22  o  nel  I  123  crealo  cardinale  diaco- 
no de'ss.  Sergio  e  Bacco,  indi  arcidiaco- 
no di  s.  Chiesa.  Nello  scisma  d'Anacleto 
li  seguì  costantemente  il  Papa  legittimo, 
e  fu  uno  degli  elettori  d'Onorio  II,  Inno- 
cenzo II,  Celestino II,  Lucio  II  ed  Euge- 
nio III;  parecchie  bolle  de'quali  confer- 
mò colla  sua  sottoscrizione.  Pagò  il  co- 
mune debito  alla  natura  verso  il  i  i  5o. 

TARRAGONA  (  Tarraconen).  Città 
con  residenza  arcivescovile  di  Catalogna 
nella  Spagna,  forte  e  antichissima,  capo- 
luogo di  sua  provincia  omonima  o  Cata- 
lo'^na  (/  .),  a  18  leghe  da  Barcellona,  ig 
diLerida  e  q3  da  Madrid,  piazza  (li  guer- 
ra di  [.'classe,  sede  del  governatore,  del 
luogotenente  regio,  de'  comandanti  di 
piazza  e  marittimo,  dell'uditore  e  del  ca- 
pitano del  porto.  E'  situata  sopra  im'al- 
tura  elevala  alla  sinistra  ilei  Fraiicoli,che 
si  passa  sopra  un  ponte  tli  6  ardii  stret- 
tissimo, e  presso  la  foce  di  detto  Humeiri 
un  golfj  del  Mediterraneo  formalo  dalle 
pinite  di  Salii  e  della  Mora.  Buone  ne  so- 
no le  fortificazioni,  n)a  troppo  estese  e  si- 
gnoreggiate dal  monte  Olivo;  vengono 
protette  da  ?.  castelli  poco  importanti, e  da 
parecchie  batterie  che  difcudouo  pure  il 


27G  T  A  Pc 

porlo  incomincialo  nel  i  800;  il  quale  por- 
to già  sicurissimo  e  di  facile  ingresso  riesce 
di  grande  uhlilà  per  la  sua  costa  che  non 
olile  alcun  asilo  sicuro,  e  molto  conlrihui- 
rùal  prosperare  diTarragona.Si  entra  nel- 
la città  per  G  porte,  ed  a  quella  di  s.  Car- 
lo uiclle  capo  la  bella  via  dritta,  lunga, 
larga  e  guernita  d'alquanti  belli  edilizi;  le 
altre  vie  sonoanguste,  seipeggianti, spes- 
so montuose  e  irregolari.  Poche  piazze  ne 
meritano  il  nome;  sopra  quella  di  s.  Frut- 
tuoso è  una  graziosa  fontana,  adorna  d'al- 
cuna colonna  di  granito  antico,  sormon- 
tata dalla  statua  di  marmo  della  Speran- 
za, sola  fonte  della  città,  a  cui  le  acque  che 
l'alimentano  sono  recate  da  1  o  e  pili  mi- 
glia di  distanza  da  un  bell'acquedotto,  in 
parte  costruito  sopra  le  rovine  di  quello 
eretto  da'romani.  L'Ortiz  attribuì  la  spo- 
poiazione  di  Tarragonaalla  penuriad  ac- 
qua, per  cui  dopo  la  rovina  degli  acque- 
dotti romani  si  formarono  cisterne  per 
raccogliervi  le  acque  piovane.  Riparò  al 
grave  inconveniente  la  munificenza  di 
Carlo  Ili,  il  quale  con  archi  maguidci  ac- 
comodò gli  antichi  acquedotti  che  porta- 
no nella  città  l'acqua  da  alte  montagne. 
V'impiegò  grandi  somme,  poiché  fu  ne- 
cessario far  passar  l'acqua  ne'detti  acque- 
dotti a  traverso  non  solo  di  laghi  e  di  pan- 
tani, ma  di  fìimii  ancora,  e  fci  opera  ve- 
ramenteemula  dell'antiche.L'ediljzio  pili 
rimarcabile  è  la  magnilica  cattedrale  di 
gusto  gotico,  che  si  può  considerare  uno 
depili  belli  di  questo  genere  in  Ispagua, 
ed  in  cui  distinguonsi  diversi  buoni  pez- 
zi di  scullina,  tra  gli  altri  3  sepolcri  de- 
gli arcivescovi  Cervantes,  Antonio  Ago- 
slino  e  Xeres,  e  la  statua  in  marmo  che 
adorna  il  mausoleo  di  d.  Giovanni  d'A- 
lagdaa  morto  nel  i334.  E'  sotto  l'invo- 
cazione  dis.  Tecla,  il  cui  corpo  è  con  gran 
venerazione  custodito  con  molte  altre  sa- 
gie  reliquie  e  corpi  santi.  La  cura  d'ani- 
me, ch'è  l'unica  piurocchia  della  città,  è 
affidata  a  3  preti  parrochi.  Il  battisterio 
è  un  maLrui(jco  ba"no  antico  di  marmo 
romano.  11  capitolo,  secondo  il  concorda- 


'      T  AR 

lo  deli8ji,  si  compone  di  o  dignità,  ol- 
tre la  I .' del  decano,  le  altre  sono  l'arci- 
prete, l'arcidiacono,  il  cantore,  il  prefet- 
to della  scuola  e  il  tesoriere;  di  4  canoni- 
ci de  officio,  cioè  magistrale,  dottorale , 
letterale  e  penitenziere,  e  dun  numero  di 
canonici  detti  de.  ^rncia,  in  tulli  afì  ca- 
pitolari; di  20  beneficiati  e  di  altri  preti 
e  chierici  addetti  al  servizio  divino.  Con- 
tigua alla  metropolitana  vi  è  la  superba 
cappella  del  ss.  Sagramento,  la  cui  fac- 
ciata è  ornata  di  due  grandi  colonne  co- 
rintie di  granito,  e  l'altare  di  ricche  scul- 
ture in  marcuo  e  di  belle  pitture;  anche 
il  chiostro  dell'antica  e  magnifica  cano- 
nica, che  fa  seguito  alla  chiesa  stes'*a,è  pa- 
rimenti degno  di  ammirazione  per  la  sua 
architettura  e  per  le  belle  sue  sculture  e 
numerose,  essendosi  pure  incassali  nelle 
pareti  parecchi  pezzi  di  scultura  tratti  dai 
fauioso  tempio  d'Augusto.  Larciepisco- 
pio  è  adiacente  alla  metropolitana:  l'an- 
tico essendo  di  venuto  diruto,  fu  ricostrui- 
to di  nuovo.  Vi  sono  altre  chiese,  ed  al- 
cune decorose,  ma  per  le  vicende  detem- 
pi,  non  più  esistono  i  suoi  y  monasteri  e 
conventi,  tranne  alcuni  di  religiose  per  l'e- 
ducazione delle  donzelle.  Inoltre  si  con- 
tano diversi  sodalizi  e  pii  istituti,  l'ospe- 
dale, il  seminaiio  con  alunni,  la  casa  di 
ritiro,  l'accademia  di  disegno  ed'architet- 
tiira,  la  società  economica,  l'educandato 
per  le  giovinette,  ed  il  teatro.  Furono  mi- 
gliorati i  pubblici  passeggi,  e  se  ne  formò 
uno  nel  centro  delLi  città. Linduslria  si  ri- 
duce a  fabbriche  d'acqua  vita,  di  sapone,di 
cappelli,e  in  altre  manifatture.  Poco  con- 
siderabile n'è  il  commercio,  dopo  l'indi- 
pendenza de'possedimeoti  spagnuoli  del- 
l'America del  sutl;  se  n'esportano  le  la- 
ne, ma  più  attivi  vi  sono  il  caboltaggio 
e  la  pesca.  Fu  Tarragona  patria  di  parec- 
chi illustri,  di  Paolo  Orosio  storico  eccle- 
siastico del  V  secolo, e  dell'antiquario  can. 
d.  Carolos  Parada.  Fertili  ne  sono  i  din- 
torni, e  vi  si  ulilizzano  cave  di  marmo  e 
di  diaspro.  Il  territorio  specialmente  ab- 
bonda di  frulli,  d'olio  e  di  geuerosi  vini. 


T  A  R  T  A  il  277 
Tarrngona  ,  Tarraeo,  esisteva  allor-  luente  qnnsi  del  tulio  dislrutla  nel  4(>7, 
quando  i  lomnni  andarono  in  Ispngna  a  per  vendicare  reioica  rcsislenza  clie  loro 
coniballereicaiiaginesi.GliScipioni  sene  aveniio  opposta  gli  nbilanti  e  l'esficito, 
resero  padroni  durante  le  guerrepuniclie  cjuandosi  accinscroa  espiignarla.  JN'e!  7  r  n 
contro  que'potenti  emuli,  e  fallane  una  la  presero  i  mori  saraceni,  eslerminando 
j)iazza  d'armi  vi  risiedetlero  di  sovente,  e  la  più  parte de'suoi  abitatori,  e  ad  essi  fu 
dopo  essi  i  primari  magistrali,  e  vi  fissa-  lolla  da  Luigi  d'Aquilania  nell'Bojdii- 
rono  poi  la  principale  loro  sede.  Perciò  ca  di  Tolosa.  Indi  i  saraceni  ben  tosto  la 
divenne  la  città  l'emporio  de'romnni  in  ripresero  e  conservarono  per  lun^o  lem- 
Ispagna,  e  capodi  tutta  la  provincia Tar-  pò. IS'e'vol.LXVIll.p.  82,cLXlX,p.9,75, 
ragonesecui  die  il  nome.  Questa  piovin-  narrai  come  Berengario  conte  di  Uarcel- 
cia, giusta  la  descrizione  degli  anlicliì,cou)-  Iona,  dopo  890  anni  dacché  i  saraceni  ti- 
prendeva  prima  uno  spazio  doppiamen-  ronneggiavano  Tarragona,  chiamata  pu- 
le maggiore  di  quel  che  ora  contiene,com-  re  Tirallo,  col  valore  delle  sue  ai  mi  la 
prendendo  una  gran  parte  delle  Spagne,  tolse  loro  con  5  altre  città,  ponendo  cos'i 
imperocché  si  estendeva  per  diverse  con-  fine  in  esse  al  giogo  moresco;  quindi  nel 
traile.  In  seguilo  venne  ristretta  da'mon-  loc)0  oUVi  e  donò  la  città  di  Tarra<;ona 
ti  Pirenei  sino  al  fiume  Guadiana,  con-  a  s.  Pietro  eal  Papa  Urbano  11, con  l'an- 
fini  che  patirono  ulteriori  restrizioni,  per  nuo  censo,  secondo  alcuni,  di  5ooo  libbre 
seguirei  destini  e  le  vicende  politiche  del-  d'oro  o  d'argento,  dichiarando  nell'alto 
l'Aragona,  della  Catalogna.e  della  contea  che  lo  faceva  per  la  redenzione  de'suoi 
di  Rossiglione  frontiera  della  Francia  ,  peccali  e  di  quelli  del  padre  e  de'  suoi  pa- 
colla  quale  spesso  fu  la  Sj)aL:^ìui  ravvolta  renti,  dopo  aver  il  pio  principe  ristorata 
in  guerre  e  discordie  a  motivo  de'conil-  la  città  e  fabbricato  un  tempio  a  s.  Pie- 
Ili.  Alcun  tempo  nella  città  vi  soggiornò  tro.  Tra  gli  St<itt  tributali  alla  s.  Sede. 
Augusto  nel  2  3.°  anno  del  suo  impero,  ri-  (/  .),  vifu  anche  Barcellona  capitale  della 
cevendovi  parecchi  ambasciatori,  ed  ag-  Cialalogna.  Quanto  alla  somma  tensua- 
giunse  al  nome  di  Tarram  c\\e  [)ortava,  le  meglio  il  Borgia  la  riporta,  Difesa  dei 
quello  proprio  di  .'fiigiista,  egli  abitan-  doìniiiio  tciiiporaìc  (ìiUa  Sede  apostoli- 
ti gli  eressero  un  sontuoso  tempio.  L'im-  ca,  p.  io5.  Puferisce,  che  nell'istiumen- 
peralore  Adriano  ne  ingrandì  il  porto  e  lo  di  Berengario  conte  di  Barcellona  per 
lo  guarnì  d'un  molo;  ebbe  quindi  tulli  i  la  donazionedella  città  di  Tarracona  òt\ 
vantaggi  della  stessa  Roma,  e  fu  succes-  J  090,  si  espresse  di  venire  ad  essa,  r^  .vr?- 
sivameiite  abbellita  da  lempii  e  palazzi,  licct  delihcralione,ut  ego  et  mei  posteri 
da  un  anfiteatro,  dal  circo  e  da  piii  altri  omncs,  sicut  saprà  scriptum  est,  tenea' 
monumenti,  de'quali  Irovansi  ancora  dei  mus  hoc  totani  per  w/uaan  et  vocem  .<•. 
■vestigi  tanto  nella  città  che  nelle  sue  vi-  Vetri,  ejascpic  ì  icarii  Roniaìuie  Sedi.i 
cìnanze,e  Ira'quali  sono  i  piìi  rimarche-  ajìostolicae.  per  qiànqueinìiura  pcrsoL- 
■»oli  quelli  dell'acquedotto,  dell'anfiteatro  ventes ei censumxxr  librarum purissimi 
fatto  a  imitazione  del  romano,  ed  ezian-  ari^enti  ad  justum  pcasum.  Dopo  avere 
dio  di  molte  iscrizioni  scolpile  in  vari  si-  Raimondo  ripopolalo  Tarragonnc  ripri- 
ti.  Divenne  in  fine  tanto  ragguardevole  slinatoii  pubblicocultocrisliano,(u  nuo- 
e  così  possente,  the  i  romani  dierono  il  varaenle  ripresa  da'mori.  e  la  con.serva- 
suo  nome  alla  massima  parte  della  peni-  ronosiooal  i  i  i8,quandoAironso  I  il  /J///- 
sola  chiamandola ///yw/z/Vr  Tarìiicoiica-  taiiliercie  d  Aragona  la  piese  d'assalto. 
sis  di  cui  fu  capitale,  ed  a  Spagna  enu-  Dopo  essere  siala  la  Catalogna  governa- 
melili  le  pioviiicieche  tom[>iendevn.  I\'a  ta  «la'conli  di  Piorcelìona,  e  pervenuta  ni 
uell'iiivasione  de'goli  fu  da  esii  barbara-  più  allo  grado  di  splendore,  Raimondo 


278  T  A  R  T  A  11 
Beiengaiio  V  sposanflnsl  a  Petronilla  e-  sua  nave,  rivoltosi  a'ningnati  e  agli  «slan- 
rcde  del  lir)no  il'  Arngoiia,  questa  dopo  ti,  fece  lorouii  cotiveiiiente  discorso.  Uin- 
iii  187  rinm  in  se  la  contea  di  Barccllo-  gra7ÌòDio degl'immensi  benefìzi  ncevuli, 
iia,  ed  il  nuovo  re  liheròTarragona  e  la  e  disse  sperare  nella  sua  misericordia  ch'e- 
Cat.'ilogna  definitivamente  dii'mori  che-  glicustodissele  pecorelle  a  lui  commesse,e 
rano  tornali  a  invadeile.  Nella  riunione  lo  facesse  degno  di  governarle  secondo  la 
di  Tarragona  e  della  Catalogna  nlìa  co-  sua  volontà.  A  tale  effetto  rivolgendosi  pu- 
rona  d'Aragona,  conservarono i  loro  sta-  re  all'intercessione  della  B.  Vergine,  ac- 
ti  generali  particolari,  i  quali  dividevano  ciocché  a  quanto  non  potessero  le  sue  de- 
ll potere  legislativo  co're,  quindi  in  Tar-  boli  lorze  supplisse  Dio.  Indi  si  licenziò 
raguna  si  unirono  più  volte  i  medesimi  cortesemente  con  un  certo  dispiacere  e  Iri- 
staligencrali.iMentrediniorava  nellaSpa-  stezza  da  coloro,  i(|uali  col  suo  dolce  par- 
gna  il  cardinal  FJorenzi,  fu  eletto  in  Ro-  lare  avea  grandemente  allettato;  poi  riu- 
ma  Papa  a'r)gennaioi  522,  e  preseli  no-  giaziati  lutti,  anche  (juelli  che  lo  avea- 
nie  d'Adi  inno  VI.  Pat  tendo  per  R(jma,  no  accompagnato,  per  le  tante  fatiche  da 
si  lecò  a  Torlosa  suo  vescovato,  e  ne  uscì  loro  sofferte  nella  sua  dimora  in  Tarra- 
r8  luglio,  imbarc^indosi  nel  fanìoso  porlo  gona,  s'imbarcò  ad  onta  che  il  mare  fos- 
d'An)polia,  donde  a' io  approdò  a  Tar-  se  alterato.  Molti  nobili  tarragonesi,  lor- 
ragona;  viaggio  cìie  con  tutte  le  partico-  nando  alle  loro  case,  invidiarono  in  cer- 
jarità  riferisce  Biagio  Ortiz  nella  IJcscrì-  lo  modo  que'che  pailivano  col  Papa,  di- 
zioìic  del  viaggio  d'yldriaìio  TI.  p.  3  Te  cendoli  fortunati  e  reputando  se  stessi  ia- 
seg. ,  e  di  cui  egli  fece  parte.  Il  Papa  si  felici.  Fra'primari  personaggi  che  accom- 
fermò  nel  convento  suljurbatio  de'doine-  pagnavano  Adriano  VI,  eravi  il  cardinal 
iiicani  e  vi  celebrò  la  messa.  Frattanto  il  Cesarini  legato  del  sagro  collegio,  il  qua- 
clero  e  i  principali  di  Tarragona,  insieme  le  lo  avea  inviato  in  Ispagna  per  esibirgli 
col  popolo,  si  prepaiarono  per  ricevere  il  il  dovuto  ossequio  e  ubbidienza;  Lupo 
A'icaiio  diCi  isto,  il  quale  npn  senza  gran-  Hurtado  rappresentante  dell'imperatore 
de  ponqia  e  tra  festevoli  allegiezze  fu  con-  Carlo  V,  e  gli  ambasciatori  del  re  d'In- 
dotto nella  celebre  e  antica  città;  indi  a  una  ghilterra,  del  duca  di  Milano,  del  duca  di 
linomata  chiesa  de'canonici  regolai  i,nelli  Ferrara,  ed  il  vescovo  di  Feltre  Touìraa- 
cui  fabbrica  l'arte  risplendeva  per  umano  so  Campeggi,  dicuiTUghelli  scrisse:  Sa- 
ingegno.  Avendo  ivi  fatta  breve  orazione,  cromittcìilc  Senatu^thiaraiiipontificiam 
ritirossi  nel  palazzo  dell'arcivescovo,  ove  in Hispaniainusque  di-tulit  Adriano  TI 
lutto  si  applicò  premurosamente  a  spedi-  ìiovitcrevccto  ad sedcin.quem  inltalìam 
re  i  negozi  che  per  l'armata  navale  d'ac-  dcsrcudentcm  comitatus  est,  ah  coque 
compagno  facevano  d'uopo.  Aidentemen-  dcindeVcnetiarwn  nuncius  est  declara- 
le  bramava  Adriano  VI  di  portarsi  in  Ro-  tiis.  Navigando  pel  porto  di  Solon,  nel  ò\ 
ina,  e  (liialmenle  dopo  lungo  aspettilo  ,  seguenteil  Papa  giunsein  Barcellona,  che 
ginnseio  le  navi,  le  galere  e  la  soldatesca  non  volle  essere  a  niuna  seconda  delle  al- 
a'5  agosto.  Fu  tanta  la  consolazione  che  tre  città  di  Spagna  nell'onorare  il  snpie- 
re  provò,  che  nello  slesso  giorno  dopo  a-  moGerarca.  Imperocché  sul  porto  costruì 
vere  in  chiesa  assistilo  al  vespero  solen-  di  nuovo  un  lungo  ponte  di  legno  ferma- 
ne, jiarlì  verso  il  lido  del  mare,  con  isplen-  lo  sulle  barche  ancorale,  che  giungeva  si- 
dido  seguito  e  giubilo  di  quelli  che  lo  a-  no  a  terra,  tutto  addobbato  con  preziosi 
\eano  ricevuto.  Indescrivibile  fu  il  popò-  arazzi  e  ricchi  tappeti ,  convenienti  alla 
lo  adunatosi  nelle  spinggie  per  vedere  il  maestà  pontificia  e  alla  magnificenza  dei- 
sommo  Pontefice,  e  il  rimbombo  deli'ar-  la  città  piecipiia  di  Catalogna,  allineile  il 
ligh.erie.  11  Papa  prima  di  D»onlarc  sulla  santo  Padre  vi  entrasse  con  tulio  il  pos- 


T  A  R 
sil)ile  decoro.Ma Adriano  Vlvedendodal- 
l;i  sua  nave  la  gi'an  lnil»a  di  gente  che 
stipava  il  ponte, lemenilo  die  potesse  rom- 
persi, ricusò  di  entraivi  e  scese  altrove  a 
lena.  Si  recò  subito  alla  splendida  catte- 
tlrale,  a  venerarvi  s.  Eulalia  che  riposa 
nel  sotterraneo  sotto  l'altare  maggiore. 
Voleva  tornare  alle  sue  imbarcazioni  , 
quando  la  pioggia  glielo  impedì,onde  l'ar- 
civescovo di  Tal  ragona,  allora  viceré,  si 
prevalse  dell'occasione  per  invitare  al  suo 
palazzo  il  l^apa,  che  accettalo  il  cortese 
invito,  nel  d'i  seguente  ripresela  via  del 
mare.  Nel  i64o  la  Catalogna  con  Tarra- 
gona  fu  riunita  alla  monarchia  spagnuo- 
la,  conservando  le  sue  leggi,  privilegi  e 
costun)i,  che  sussisterono  fino  all'avveni- 
mento al  trono  de'Borboni.  Sebbene  per 
la  pace  del  i  GSg  fra  la  Spagna  e  la  Fran* 
eia,  fu  stabilito  che  i  monti  Pirenei  for- 
merebbero il  confine  de'due  regni,  tut- 
tavia i  francesi  nel  1689  s'impadroni- 
rono della  Catalogna,  e  la  restituirono 
nel  i6c)7  per  la  pace  di  Risvick.  Al- 
lorché dopo  il  1700  scoppiò  la  guerra 
di  successione,  gl'inglesi  nel  lyoS  oc- 
cupai ono  Tarragona  per  conto  dell'ar- 
ciduca Carlo  contro  Filippo  V  di  Borbo- 
ne, pelò  coldivisiimento  di  stabilirvi  una 
colonia  d'emporio,  ma  rinunziarono  poi 
a  tale  progetto  dopo  essersi  im[)adroniti 
di  Gibilterra,  e  la  restituirono  a  Filippo 
V  al  trattalo  d'Utrecht.  Mei  1808  Napo- 
leone I  fece  incominciare  da'  francesi  il 
concjiiislo  della  Catalogna,  e  nel  1810  ri- 
volse le  sue  mire  contro  Tariiiqona.  Strel- 
tamenle  assediata  dall'esercito  imperiale 
italo-franco,  memorabilee  virile  fu  la  re- 
sistenza che  fi'ce  nel  181  i  ;  venne  presa 
tl'iissalto  a'iS  giugno,  e  pagò  ben  cara  la 
sua  energica  difesa,  venendo  smantella- 
la a' 12  agostoi8i3.  In  quest'anno  ^a- 
poleone  1  restituii  a  Ferdinando  VII  col 
trono  la  Catalogna,  e  mentre  Tarragona 
era  intesa  a  far  scomparire  le  tracce  di 
sua  devastazione,  rivoluzionala  per  la  co- 
stituzione la  Spagna  nel  1822,  le  cortes 
divisero  la  Catalogna  nelle  4  provincia  di 


T  A  R  279 

Tnrrngona.  Barcellona,  Girotuie  Le- 
rida.  Non  andò  guari  che  a  difesa  de'di- 
lini  I  egi,  la  Catalogna  fu  nel  1  89,3  occu- 
pata da' francesi  e  fu  il  teatro  di  guerre 
co'coslituzionali:  le  altre  successive  perla 
successione  alla  corona  e  per  li- rivoluzio- 
ni, le  raccontai  a  Spagna.  L'Orliz  dice  che 
r  ampiezza  del  principato  di  Catalogna 
corrisponde  a'regni  d'Aragona  e  Valen- 
za uniti  insieme. 

La  fede  cristiana  Tarragona  la  ricevè 
ne'primi  tempi  della  Chiesa,  quando  fu 
predicata  nella .-S]p^g-/?^.ondepresto  vi  fio- 
rì la  sua  chiesa,  e  già  nel  IV  secolo  era 
vescovile,  che  tosto  fu  elevata  a  metropo- 
litana,sebbene  pare  che  perqualclie  tem- 
po il  suo  vescovo  sin  stalo  soggetto  all'ar- 
civescovo di  Narbona.  il  portoghese  No- 
vaes  nella  Storia  di  Papa  s.  Siririo  del 
385,  narra  che  in  una  sua  decretale  scrit- 
ta a  Imerio  vescovo  di  Tarragona,  ripor- 
tata da  Constant,  Kpist.  Roni.  Pont.,  t. 
I,  p.  624,  lai -"che  da'critici  sia  stimata 
legittima^  permisea'.l/o//<'7r/ (7  .)à\  pren- 
dere l'ordine  sacerdotale,  e  quanto  altro 
notai  nella  sua  biografia.  A  Spagna  ricor- 
dai il  concilio  adunato  in  Toledo  nel  464 
H  motivo  di  Silvano  ve>covo  di  Calahor- 
la,  il  quale  ordinava  de'vescovi  senza  sa- 
puta d'Ascanio  arcivescovo  di  Tarrago- 
na e  suo  metropolitano  che  ne  sci  isse  a 
Papa  s.  Ilaro,  Leggo  nell'annalista  Rinal- 
di all'anno  465,  quanto  fioriva  in  tal  e- 
poca  l'osservanza  della  disciplina  ecclesia- 
stica nella  chiesa  di  Tarragona.  Imperoc- 
ché s. Ilaro  nel  concilio  celebrato  in  Roma 
h'  1 4  novembre  con  48  vescovi,  vi  propose 
primieramente  la  consultazione  mandata 
di  Spagna  da  Ascanio  vescovo  di  Tarrago- 
na intorno  a  un  abuso  grande  in  que'paesi 
introdotto,  nominando  i  vescovi  morien- 
ti  il  Successore  (1  .}.  come  se  il  vescova- 
to fosse  ereditario  e  non  elettivo,  ciò  che 
il  Papa  proibì  nel  concilio,  vietando  Tu- 
snr[>ata  licenza.  Però  mentre  Ira'vescovi 
d(  Ile  altre  provincie  di  Spagna  era  venu- 
ta) assai  meno  il  vigoie  della  disciplina  ec- 
clesiastica, nella  Tariagonese fioriva  l'os- 


a8o  T  A  R  T  A  R 
.servnn7a  rVi  e^sa,  e  la  cnstodin  ilelle  sagre  ti  m  del  vescovo  antecessore,  e  s*i  eziandio 
Iiiggi;  e  Irovaiidusi  hIcviii  Uasgressc»ie,jo-  del  successore;  ecniilando  queste  coseng- 
conlanenle  si  congregavano  i  vescovi,  e  giunsero  al  Papa  le  seguenti  parole.  l'Ir- 
uditasi  la. causa  era  poi  portata  al  Papa,  ^o  siippliritcr  prccnrnur  Jjìostolatuni 
il  the  due  volle  avvenne  con  s.  liaro,  co-  vcslruiii ,  ut  liuinilttalis  itostrnc  dccrc- 
me  dimostrano  le  due  lettere  scritteda  es-  ////;/.  (juodjuslc  a  nohia  vidctur  factum, 
si  al  romano  Pontence,  le  quali  furono  vostia  auctorilatc  fìrmctis.  Di  che  ma- 
lette  in  detto  concilio.  Lai. 'è  della  prò-  nifesto  apparisce,  che  s'aspettava  al  Pa- 
vinciaTarragoneseconlro  Silvano  vesce-  pa  solamente  il  dispensare  in  quello,  ch'e- 
podi Calahorra,cheavea  ftitto  alcune  or-  ra contro  la  disposizione  de'canoni;  e  che 
dinazioni  illecite,  e  comincia  del  seguen-  il  sinodo  provinciale  nonavea  autoritàdi 
tetenore."  Al  Signore  Beatissimo,  e  da  ri-  ciò  fare  senza  licenza  della  Sede  aposto- 
verirsi  da  noi  in  Cristo  con  riverenza  a-  lica.  Ma  i  padri  del  concilio  romano  ri- 
postolica,  llaro  Papa,  Ascanio  vescovo  e  gettarono  primieramente  con  pubbliche 
tutti  gli  altri  vescovi  della  provincia  di  grida,  e  poi  colla  sentenza  di  ciascuno,  le 
Tarragona.Pogniainochenon  vi  fossene-  cose  ch'erano  state  da'vescovi  spagnuoli 
cessila  alcima  della  disciplina  ecclesiasti-  approvale;  e  nelle  acclamazioni  dissero  5 
ca,  pure  nondimeno  si  dovrebbe  da  noi  volte:  Ut  sen'ctur  aiitlniiitas  roganms. 
desiderare  il  ricorso  a  quel  privilegio  da  Sentenza  degna  di  tanto  consesso,  colla 
Cristo  conceduto  alla  vostra  Sede,  in  vir-  quale  agevolmente  s'abbatte  tuttociò  che 
tii  del  quale  s.  Pietro, ricevute  le  chiavi  si  tenta  di  fare  contro  la  fede,  o  contro 
del  regno,  illiuniuò  tulio  il  mondo  colla  la  disciplina  ecclesiastica.  Secondo  questo 
sua  predicazione;  iìcui  principato  sicco-  decretalo, comandòs.  Uaro  ad  Ireneo, che 
mea  tulli  soprasla, così  egli  conviene,  che  ritornasse  alla  sua  chiesa.  Donde  si  ap- 
tutti  parimenti  lo  temano  e  aminlo.  Per  prende  quanto  dispiacesse  a'  Papi  anti- 
laqual  cosa  noi,  adorando  in  prima  in  voi  chi  la  mutazione  delle  sedi.  Papa  s.  Or- 
Dio,  al  quale  servite  senza  querela,  ricor-  niisda  nel5i  7Collasua /i/;z.y/.  24fece7^/i- 
riamo  alla  Sede  lodala  per  la  bocca  del-  matc(V.)  della  Spagna  o  sia  suo  vicario 
l'AposloIOjindi  cercando  le  risposte  don-  il  vescovo  di  Tarragona;  e  coir/-y^/.v/.  26 
de  non  si  comanda  niente  con  errore  o  confermò  quello  di  Siviglia  primate  dei- 
presunzione;  ma  il  tutto  si  fa  con  ponti-  l'Andalusia  e  del  Portogallo,  senza  pre- 
llcale  deliberazione".  Così  i  vescovi;e  nar-  giudizio  de  metropoli ta?ii.^e\  concilio  ce- 
rati poi  gli  eccessi  di  Silvano,  soggiunse-  lebralo  in  Barcellona  nel  55q,  Asiatico 
ro.'jNoi  preghiamola  vostra  Sede,  che  le  metropolitano  di  Tarragona  lo  pre.siedet- 
piaccia  ammaestrarci  con  parole  aposto-  te.  Nelle  notizieantiche  ecclesiasticheclel- 
liche,  e  mostrarci  ciò,  che  voi  vogliate  la  Spagna  si  trova  che  la  metropolitana 
si  osservi".  La  2.'  lettera  scritta  fu  pu-  di  Tarragona  aveai 4  vescovati  sulhaga- 
re  da'vescovi  della  provincia  ecclesiasti-  nei,  ed  in  altre  ancheiD  ei8,  perciò  più 
ca  di  Tarragona,  ma  in  un  altro  sinodo,  dell'altre  5  metropolitane;  dipoi  Toledo 
nella  causa  d'Ireneo  vescovo.  Dappoiché  n'ebbe  1  q.  Urbano  II  Papa  del  1  088,  non 
Nundinario  vescovo diDarcellona,degnis-  solamentefece  primate  di  tutta  la  Spagna 
sirao  prelato,  istituendolo  erede  d'alcuni  l'arcivescovo  di  Toledo  (J  .),  ma  lo  di- 
pochi benijdisse  di  avere  in  desiderio,  che  chiaro  ancora  suo  legato  «////c/v.  Gli  ar- 
Ireneo  stesso,  il  quale  era  vescovo  d'un  civescovi  di  Tarragona  ripugnarono  di 
altro  luogo,  flisse  posto  dopo  se  nella  siia  sottomettersi  alla  primazia  di  Toledo,  e 
.sede;  la  cui  ultima  volontà  ratificarono  per  lungo  tempo  vi  fecero  resistenza,  in- 
il  popolo,  il  clero  e  i  vescovi  provinciali,  titolandosi  anche  principi  di  Tarragona. 
per  l'utililàdi  qr.ella  chiesa,  e  perii  meri-  Per  l'invasione  de'saraceni  oppressa  lare- 


T  A  R 
ligione  cristiana,  la  sede  tliTarragona  sog- 
giacque al  loro  giogo:  nia  espugnata   la 
cillà  da  Berengario  conledi  lìarcellona, 
Urbano  II  ripristinò  la  metropolitana  coi 
suoi  privilegi.  Racconta  Rinaldi  all'anno 
loqi,  o.°8,che  recatosi  in  Roma  Beren- 
gario vescovo  di  Vidi,  eletto  nuovo  arci- 
vescovo di  Tarragona,  ricevè  il  pallio  da 
Urbano  li  e  le  prerogative  del  suo  arci- 
vescovato, rinnovando  \\  prelato  la  dona- 
zione fatta  al  Papa  dal  contedi  Barcel- 
lona della  città  di  Tarragona.  Aggiunge 
che  il  conte,  ricevendo  Tarragona, come 
tutti  i  suoi  successori,  in  investitura  feu- 
dale dalle  mani  del  Papa,  fosse  egli  ed  es- 
si obbligati  a  corrispondere  per  5  anni  25 
libbre  d'argento.  L'istromento  della  do- 
nazione si  conserva  nell'arcliivio  Vatica- 
no, nel  libro  di  Cencio  Camerario,  insie- 
me colla  bolla  d'Urbano  II  intorno  alla 
traslazione  di  Berengario  vescovo  di  Vicb 
alla  chiesa  di  Tarragona.  Colla  qua!  bol- 
la concesse  al  prelato  il  pallio,  nominan- 
do le  solennità  nelle  quali  dovea  usarlo 
nella  chiesa  celebrando  la  messa.  Fu  per 
opera  principalmente  di  quest'arcivesco- 
vo, che  s'incominciò  a  ristorare  la  città 
e  chiesa  di  Tarragona.  Neli  i36  morì  il 
b.  Ollegario  o  lldegario  canonico  indi  ve- 
scovo di  Barcellona,  e  poi  arcivescovo  di 
Tarragona.  1 1  successore  i  2  anni  dopo  con 
elevarne  il  corpo  lo  beatificò,  avendone  al- 
lora i  vescovi  l'autorità:  s.  Raimondo  di 
Pegnafort  procuiò  dalla  s. Sede  la  sua  ca- 
nonizzazione; s.  Vincenzo  Ferreri  lochia- 
mo santo, enarrò  il  miiacolo  delia  chiave 
di  sua  camera,  che  il  servo  di  Droavea  git- 
tato  in  mare,  onde  restarvi  chiuso  a  far  pe- 
nitenza,rinvenuta  nel  ventre  del  pesce  che 
gli  fu  dato  per  cibo;e  Papa  Innocenzo  XI 
nel  1678  ne  approvò  il  culto  immemora- 
bile. Riportai  a  Spagna,  che  neh  187  fu 
eletto  arcivescovo  di  Tarragona  e  vesco- 
vo di  Barcellona  Ramiioll  re  d'Arago- 
na cbeavea  abdicato  il  trono, e  poi  riiiun- 
ziòanchel'i  dignità  episcop;ile.  Perijuan- 
to  dissi  al  citato  articolo,  i  re  d'Aragona 
non  si  coronavano,  onde  Papa  Iiinocen- 
VOL.  i.xxit. 


T  A  R  28 1 

7.n  III  nel  1 2o4  coronò  Pietro  II,  e  dispo- 
se che  i  successori  colle  regine  fossero  co- 
ronati in  iSV//'<7g-o:-;(^/ dall'arcivescovo  di 
Tarragona,  a  nome  del  Papa.  Giovanni 
XXII  neh  3  18,  osservando  che  nel  regno 
d'Aragona  non  eravi  che  l'arcivescovalo 
di  Tarragona,  eresse  in  metropoli  Sara- 
gozza, assegnandole  5  de'  12  sulliagnnci 
di  Tarragona.  Opprimendo  il  re  Pietro 
IV  i  diritti  della  chiesa,e  usurpando  l'au- 
torità temporaleche  sino  alloraavea  l'ar- 
civescovo di  Tarragona  esercitato  sulla 
città,  il  Papa  Gregorio  XI  neh  3 74  scrisse 
al  vescovo  di  Lerida  favorito  della  corte, 
ad  esortare  il  re  a  desistere  da  tale  spo- 
glio. Martino  V  neh  43o  creò  cardinole 
Domenico  Rnm  ( f'.)  arcivescovo  di  Tar- 
ragona. Questa  illustre  sede  ebbe  diver- 
si arcivescovi  dottissimi  e  santi,  non  che 
alcuni  cardinali,  le  cui  notizie  riportai  al- 
le loro  biografie.  In  tempo  dell'Ortiz,  fu 
migliare  e  cocnpagno  di  viaggio  di  Adria- 
no VI,  questa  metropoli  avea  per  sulFra- 
ganei  i  vescovi  di  Barcellona,  Lerida, 
'Far Iosa,  Lrgcl,  Girona  e  Pci-jìignann. 
Allora  avea  eziandio  3  insigni  monasteri 
neirarcidiocesi,che  pure  descrive  l'Orti?. 
lli.°e  pili  notabile  per  la  sua  antichità 
era  quello  di  Poblet,capodell'ordiue  ci- 
stcrciense in  hpngna  citeriore,  ove  con 
gran  venerazione  si  tenevano  i  sepolcri 
de're  d'Aragona,  il  qual  monastero  ebbe 
un  famoso  e  dotto  litigio  con  quello  di  Bo- 
nefaz  sul  dominio  del  paese  delle  Rosel- 
le.  Era  ricco  d'annue  entrate  e  molto  piìi 
di  sudditi, e  niun  personaggio  di  vSpagna 
ne  avea  altrettanti,  tranne  il  duca  di  Gar- 
dena. L'abbate  avea  il  voto  nelle  cortes 
o  assemblee  del  regno  d' .dragona.  Il  2." 
monastero  era  quello  della  B.  Vergine  di 
Monserrato  e  celebratissimo  santuario  , 
che  descrissi  nel  voi.  LXVIII,  p.  44-  '^ 
3."  era  quello  del  castello  llliberitauo  o 
Salses  (con  simile  vocabolo  o  J'Mra.'wx 
late  ai  ticolo  parlai  del  celebre  concilio  A/- 
libciitnuo)  tortissimo  del  Rossiglione  nei 
confini  della  Linguadoca,  inespugnabile, 
e  col  quale  si  chiude  la  Catalogna:  ilpriii- 


787.  T  A  R 

cij)0  (Ji  Condr  Io  prese  nel  iGSg,  gli  spa- 
glinoli lo  licL/peraiono  nel  1640,  ma  la 
Francia  lo  riebbe  nel  1 042.  Ignoro  se  fra 
i  3  monasteri  nominati  tlall'Ortiz,  vi  sia 
compreso  il  yU(»7?^?y/r/-o  (al  quale  artico- 
lo ricordai  questo  e  gli  altri  principali  di 
i^[ìn^ni\riu//iiis(lìO(rcsis.  insieme  a  (juel- 
lo  della  B.  Vergine  di  Serrateix,  pure  nel- 
rarcidiocesi)di  s.  Maria  di  Rivipollo,  die 
per  ultimo  Gregorio  XVI  preconizzò  nel 
concistoro  de'3o  settembre  1  83  i .  j)Ioiiti- 
stcrii  ]ì.  Dlttriac  J  iì'ginis  de  Rh'ipullo 
nulliiis  (liorct'sìs provincia  Tarraconen. 
Leggo  nella   pioposizione    concistoriale 
ch'era  dell'ordine  di  s.  Benedetto,  e  va- 
cato per  morte  del  p.  ab.  Francesco  Sa- 
verio de  Portella-y-]\Ionteagudo,  nomi- 
nò il  p.  ab.   Giuseppe  Borrell-y-Bufalà 
d'Urgeljgià  vicario  capitolare  ed  esamina- 
tore sinodale  del  medesimo,  il  quale  emi- 
se la  professione  di  fede  nelle  mani  del 
nunzio  di  Madrid.  La  chiesa  abbaziale  e 
parrocchiale  è  sotto  l'in  vocazione  della  B. 
Vergine  col  batlislerlo.  L'abbate  godeva 
giurisdizione  spirituale  e  oidinaria  sui 
monaci  del  contiguo  monastero,  su  Rivi- 
pollo  e  sulle  parrocchie  dipendenti.  Ogni 
nuovo  abbate  pagava  600  fiorini  di  tas- 
se, ed  avea  per  mensa  i  7,000  circa  ri  ^y7- 
liuin  ìllius  inoìittae  aliquìhus  pensioni- 
bus  gravati.  Il  cardmal  Girolamo  Doria 
('Z  .jgenovese  fu  amministratoredi  diver- 
se sedi  di  Spagna,  comprese  quelle  di  Sa- 
ragozza e  Tarragona,  nella  quale  celebrò 
unsinodo  celebre  che  fu  stampalo,  e  mo- 
ri nel  1  558.  Nel  1  568  da  Salernos.  Pio  V 
trasferì  a  Tarragona  Gaspare  Cervaidex 
(l\)  spagnuolo,  che  poi  creò  cardinale  : 
\i  celebrò  il  sinodo,  vi  stabih  il  semina- 
rio, e  un  noviziato  pe'gesuiti,  pe'quali  a- 
vea  singolare  affezione ,  e  morendo  nel 
1  575  lasciò  erede  di  parte  di  sue  sostan- 
ze l'università  ivi  da  lui  fondata.  Gli  suc- 
cesse il  dottissimo  Antonio  Agostino  (T\) 
di  Saragozza  e  traslaloda  Lerida,unodei 
più  celebri  giureconsulti  e  prelati  prodot- 
ti dalla  Spagna,  intervenuto  con  ammi- 
razione al  concilio  di  Trento,  assai  loda- 


T  A  R 
to  pastore  e  autore  d'opere  diverse  stam- 
pate in  Tarragona,  fra  le  quali  Consti- 
(utiones  provincidles  et  synodales  Tar- 
raconensinm.  Ricorderò  pure.  De  Cae- 
sar-Augustanae  patriae  coinniiinis  Kpi- 
scopis  aUpie  conciliis ,  in  continuazione 
dei  Fasti  Arragonentiuni  di  Girolamo 
Bianca.  Le  sue  numerose  produzioni  si  di- 
vidono in  3 classi,  cioè  di  letteratura,  di 
diritto  civile  e  di  materie  ecclesiastiche, 
delle  quali  ultime  diedi  un  novero  nella 
sua  biografia.  Dopo  aver  goduto  in  vita 
d'altissima  considerazione,moiì  di  70  an- 
ni neh  586.  Papa  Alessandro  VII  colbre- 
ve£//zrt«<7i'77,de'4 luglio  I  666, Bull. Roni. 
t.  6,  par.  6,  p.  I  33,  ordinò  al  clero  e  po- 
polo del  principato  di  Catalogna,  che  la 
festa  di  s.  Giorgio  fosse  celebrata  di  pre- 
cetto, non  ostante  le  opposizioni  dell'ar- 
ci vescovo  e  del  concilio  di  Tairagona.  Da 
canonico  e  arcidiacono  di  Girona  eletto 
arcivescovo  diTarragona  Isidoro  Bertran- 
do, fu  consagiato  e  ricevè  il  pallio  da  Cle- 
mente XI.  Godendo  in  pace  la  sua  chie- 
sa, la  podestà  secolare  lo  dichiarò  intru- 
so, e  gl'impose  di  partire  dall'arcidioce- 
si  e  dalla  provincia.  Contro  silTatto  atten- 
tato all'ecclesiastica  libertà.  Clemente  XI 
coU'autorità  della  bolla  Li  execlsa,  del 
I  7  I  4,  Bull.  Ro/n.  1. 1 2,  par.  2,  p.  i  3,  an- 
nullò il  disposto  dalla  podestà  laica,  e  di- 
chiarò che  ninno  fuori  di  Bertrando  aves- 
se diritto  sulla  chiesa  e  arcidiocesi,  ordi- 
nando al  capitolo  che  non  vi  esercitasse 
facoltà  alcuna  ,  né  ritenesse  i  beni  della 
mensa,  com'eragli  stato  comandato,  ma 
esattamente  li  consegnasse  all'arcivesco- 
vo. Indi  con  un  breve  acremente  riprese 
il  prelato,  per  la  codardia  colla  quale  e- 
rasi  intimorito  alle  illegali  minacce  fatte- 
gli, onde  avea  abbandonata  la  chiesa  e 
la  gregge  a  lui  commessa.  Benedetto  XIV 
col  breve  Postulatuni,  de' 16  settembre 
I  748,  Bull.  Magn.  1. 1  7,p.  2  1 4}  prescris- 
se il  modo  che  si  dovea  tenere  nell'esame 
delle  opere:  flIisticaCiudad  de  Dios,  le 
quali  in  8  tomi  erano  state  condannate 
dalla  Sorbona  nel  1697,  e  da  altri  dife- 


T  A  R 

se,  scritte  dalla  ven.  Mniin  di  Gesù  d'A- 
greda,  terra  dove  fu  supcriora  nel  mona- 
siero  delle  monaclie  osservanti  francesca- 
ne dell'arcidiocesi  di  Tarragona,  morta 
d'anni  fi3neli6C)>.  L'esame  di  quest'o- 
pere era  già  cominciato  sotto  Innocenzo 
XI  e  poi  continuato,  ma  per  le  diflicoltù 
clic  vi  s' incontrarono  non  erasi  potuto 
procedere  alla  bealificnziune  di  questa 
serva  di  Dio.  L'originale  tlelle  sue  opere, 
ritenendone  copia  la  congregnzionede'ri- 
ti  che  l'avea  esaminate,  con  suo  decreto 
del  I  757  fu  rimandato  in  Ispagna.  In  que- 
sto tempo  la  metropoli  di  Tarragona  a- 
vea  per  sulFraganee  le  seguenti  chiese  ve- 
scovili; AV//t(7/o//c7, 6' //•o//(^/,/>('/7V/(7,  T^o/-- 
lQS(U  ì  iclu  L  rgcl,  Solsniìa.  poiché  l'er- 
pignano  era  stata  sottoposta  a  Narhonn. 
Nello  stesso  secolo  avendo  Pio  VI  colla 
boi  la  I/irffaì>ilis  Dei.  de'3o  aprile  1782, 
Dull.Roin.cont.  t.6,  p.  49'}  smembrato 
tlall'arcidiocesi  di  Tarragona  l'isole  d'I- 
viza  e  Formenlera,  vi  formò  il  vescovato 
òi' h'iza  e  lo  dichiarò  sulfraganeo  dell'ar- 
civescovo di  Tarragona;  inoltre  il  Papa 
soppresse  l'arcidiaconato  di  s.  Fruttuoso 
arcivescovo  di  Braga,  ch'era  4-'  dignità 
della  metropoli  di  Tarragona, e  ne  asse- 
gnò le  renilile  al  nuovo  capitolo  d'Iviza, 
insieme  a  quelle  del  preposto  della  me- 
desima sua  cattedrale,  a  cui  era  affidata 
la  cura  d'anime  di  essa  prima  che  fosse 
elevata  a  tal  grado.  A'noslii  giorni  pel 
rammentato  concordato  del  18')  f,  il  Papa 
Pio  IX  unì  Solsniìita  f  irli,  Ivi- a  a  Ma- 
jorca o  Palnia.  la  quale  pure  era  divenu- 
ta sulTraganea  di  Tarragona  (come  si  leg- 
ge nella  proposizione  concistoriale  de' 1  7 
dicembre  1S47  e  rilevai  a  Palma);  e  di- 
chiarò sullVaganee  di  Tarragona  le  sedi 
vescovili  di  BiiiTclloiia,Ciroiia.  Lciiilti, 
Toitnsa,  l  rgcl  e  f  irli.  Alla  metropoli- 
tana di  Valenza  sottomise  il  vescovato  di 
Majorca  col  riunilo  d'Iviza.  Nelle  Xoli- 
zir  (li  lioniii  sono  registrati  i  seguenti  ar 
civescovi  diTarragona.  Nel  i  728  vi  \\\  tra- 
slato da  Girona  Pietro  Copons  di  Villn- 
fruDca  diocesi  di  Darcellonai  nel  1753  da 


T  A  Pv  283 

Zamora  vi  fu  trasCcrito  Giacomo  Corta- 
day-Pirun  di  Barcellona;  nel  1764  Gio- 
vanni Lario  di  Forecilla  di  Rebollar  ar- 
cidit)cesi  di  Saragozza,  di  cui  era  sudVa- 
ganeo  col  titolo  di  vescovo  in  pai  li!>its  dì 
Letta;  nel  1770  da  Urgel  vi  fu  traslo- 
cato Gioacchino  Santyau-y-Valdavioiso 
d' Arge  diocesi  di  Santander;  nel  1785 
Francesco  Armaiia  Agostindi  Gcltrùdio- 
cesi  di  Barcellona,  già  vescovo  di  Lugo; 
neh8o3  Romualdo Mon-y-Valarded'O- 
scos  diocesi  d'Oviedo;  nel  1817  da  Ante- 
quara  vi  fu  promosso  Antonio  Bergosa- 
y-Jordan  di  Villa  reale  diocesi  di  Jaca;  nei 
1820  Giacomo  Creux-y-Marti  ili  Rlata- 
rò  diocesi  di  Barcellona ,  già  vescovo  di 
Minorca.  Leone  XU  «lel  concistoro  de' 1  3 
marzo  182G  preconizzò  arcivescovo  di 
Tarragona  mg/  Antonio  Ferdinando  di 
Echanove-y-Zaldivar  d'Ochadiano  dio- 
cesi di  Calahorra,  già  vescovo  di  Leuco- 
sia  ///  parlibus  e  abbate  della  regia  chie- 
sa collegiata  di  s.  Ildefonso  e  dedicata  al- 
la ss.  Trinità.  Questo  illustre  prelato,  nel 
suo  lungo  soggiorno  in  Roma,  per  le  vi- 
cende politiche  della  successione  al  tro- 
no di  Spagna,  ci  edificò  colla  dottrina  e 
la  santità  della  vita.  Piitornato  alla  sua 
sede,  ivi  morì  nel  novembre  1  8,74  d'an- 
ni 85,  comeannunziò  il  n.''278  del  Gior- 
nale di  Roma:  perciò  ora  la  sede  è  vacan- 
te. Ogni  nuovo  arcivescovo  è  tassato  nei 
libri  della  camera  apostolica  in  fiorini 
2700,  e  godeva  di  mensa  800,000  circa 
r('s;aliu/ìi  lunnrtac  [Jixpaiiiac.  Pel  sud- 
detto concordato  gli  furono  assegnate  an- 
nue i3o,ooo  monete  d'argento,  l'id^^o 
rcalcs  de  Vallon.  L'arcidiocesi  è  vasta, 
conlenendo  180  luoghi. 

Concini  di  Tai-ragnna. 
Il  I .°  fu  tenuto  nel  4^4  o  4^>~  sopra  la 
disciplina  ecclesiastica  e  per  (pianto  ri- 
portai di  sopra  dicendo  del  metropolita- 
no Ascauio:  alcuni  collettori  degli  atti  de* 
concilii  lo  chiamano  di  Spagna.  Il  2. 
nel  5  i()  sotto  il  regno  del  golo  Teodori- 
co re  d'Italia  e  tutore  d'Ainalarico  re  vi- 
sigoto di  Spaglia,  con  l'intervento  di  10 


284  T  A  R 

vescovi.  Si  fecero  i3  canoni,  ofdinantlo 
1*8. °  che  l'osservanza  della  domenica  co- 
mincerà dalla  sera  dclsal)ato;donde  ven- 
ne il  cosliime  in  Ispagna  d'astenersi  da 
ogni  opera  servile  il  sabato  verso  sera. 
Il  canone  che  ordina,  che  i  monaci  usciti 
da'loro  monasteri  non  eserciteranno  nin- 
na funiione  ecclesiastica,  prova  che  v'e- 
rano fin  d'allora  de'  monasteri  in  Ispa- 
gna; anzi  dalla  surriferita  decretale  di  s. 
Siriaco,  i  monaci  esistevano  nella  peni- 
sola nel  declinar  del  IV  secolo.  Il  3.°  del 
6i4  per  la  disciplina:  questo  concilio  è 
detto  anco  Egarense,  e  perciò  lo  ripor- 
tai ad  Egara,  già  città  vescovile  sulFra- 
ganea  di  Tarragona,  che  nel  secolo  VII 
s'  unì  a  Barcellona.  Il  4°  nel  1 146,  del 
quale  mancano  gli  atti.  Il  5.°  nel  r  233  o 
1234,  in  cui  Giacomo  I  re  d'  Aragona, 
coU'appoggiodi  vari  prelati,  vi  fece  mol- 
ti regolamenti  pel  buon  ordine  del  suo 
regno,  lo  scopo  d'alcuno  de'qtioli  è  d'im- 
pedire l'introduzione  della  pestilente  e- 
resia.  Il  6.°  nel 1 239  sulla  disciplina  ec- 
clesiastica. Il  7.°  nel  1240  sull'arci  vesco- 
vo di  Toledo,  col  quale  l'arcivescovo  di 
Tarragona  era  in  forte  disputa  sopra  va- 
ri punti  importanti  egiurisdizionali. L'8. 
rei  1242  contro  gli  eretici  l^dldesi.  Il 
9.° nel  I  244 '•o^'^'"'^'^"'^'''  disciplina  del- 
la Chiesa. 11 1  o."  nel  i  246,  ch'è  quello  de- 
scritto a  Catalogna.  L'  ii.°  nel  1247 
sulla  disciplina.  Il  1 2.°  nel  i  248  pure  sul- 
lo slesso  argomento.  11 1  3.°  nel  1 253  so- 
pra la  discipluia  ecclesiastica.  Ili 4-°  nel 
1266  egualmente  su  di  essa.  Ili  5."  nel 
1279  per  la  canonizzazione  di  s.R.ai mon- 
do di  Pegnafort.  Ili6.°neli282  sulla  di- 
sciplina, così  il  I  7.°  dell  291,  il  I  8."  del 
1  292,  il  iq.°  del  i3o7.  Il  20."  nel  i  3  12, 
in  favore  dell'ordine  de' Tcv^^^fV/z/.H  2  i.° 
nel  I  3  I  7  contro  i  Bcgardi  e  le  Beghine, 
caduti  nell'eresia,  e  sopra  la  disciplina.  Il 
22.°  neli3i8  fu  presieduto  dall'arcive- 
scovo Ximenesde  Luna.  Il  23."  neli  323 
suir  ecclesiastica  disciplina.   Il  24.°  nel 
1329  sojira  vari  punti  di  disciplina:  no- 
tano i  collettori  de'concilii,  che  i  disor- 


T  AR 
din!  della  chiesa  di  Tarragona  dierono 
occasione  a  vari  altri  sinodi,  de'  quali  è 
ignoto  r  anno.  11  25.°  nel  i  3G9  sulla  di- 
sciplina. Il  26.°  nel  1 43o  sulla  libertà  del- 
la chiesa.  Il  27.°  nel  1 564-  Bai  uzio,  Col- 
Icrt.j  Keg.  1. 1  o,i4  e  28;  Labbc,  Cuncil. 
t.  4,  5>9  e  11;  Arduino,  Couril.  t.  2,  3, 
667;  Aguirre,  Conni,  t.  3;  Mansi,  Sap- 
pi, t.  2;  Mar  tene,  Thcs.  t.  4  e  7. 

TARRENSE  ,  Cardinale.  Fiorì  nel 
pontificato  di  s.  Gelasio  I  del  49^>  colla 
dignità  di  cardinale  diacono  delle  regio- 
ni di  Roma  I  e  Vili. 

TARSO,  Tarsus.  Città  arcivescovile 
della i.'Cilicia  dell'Armenia  minore,  nel- 
la Cappadocia,  regione  dell'Asia  minore, 
ora  nella  Turchia  asiatica,  nel  pascialato 
d'  IlchiI  nella  Caramania,  capoluogo  del 
sangiacato  del  suo  nome,  il  quale  occu- 
pa una  parte  dell'antica  Cilicia  Canipe- 
stris,  a  8  leghe  da  Adana  e  i  5o  da  Co- 
stantinopoli. Sorge  infertile  pianura  sul- 
la sponda  destra  del  Caiasìi,  1'  antico  e 
famigerato  Ciduo,  a  poca  distanza  dal 
Mediterraneo. Circondata  in  parte  da  una 
muraglia  che  credesi  avanzo  della  costrui- 
ta d'Aaron-el  Piascid,  e  difesa  da  un  ca- 
stello fabbricalo  da  Bajazet.Le  porle  del- 
la città  sono  oggidì  lontanissime  dalle  ca- 
se, e  queste  tra  loro  separale  da  orli  e  da 
terreni  piantali  d'  alberi  fruttiferi,  non 
hanno  in  generale  che  un  solaio  e  i  tetti 
piani,  la  più  parte  costruiti  co'materiali 
degli  edifiii  antichi,  essendo  rim,arcabile 
la  sola  casa  del  governatore.  Bensì  vi  so- 
no parecchie  belle  moschee,  e  alcuni  e- 
leganli  kan,  due  graziosi  bagni  pubblici, 
ed  una  chie.sa  armena  che  si  pretende  co- 
struita dal  suo  gran  concittadino s.  Pao- 
lo [l^.)  apostolo  e  dottore  delle  genti, ma 
quantunque  porti  segni  innegabili  di  re- 
mota anlichità,  la  sua  origine  viene  po- 
sta in  dubbio.  Il  principale  suo  commer- 
cio è  il  cotone,  che  le  vicine  pianure  pro- 
ducono in  abbondanza;  è  pure  l'empo- 
rio di  diverse  mercanzie  che  si  esporta- 
no a  Malta,  in  Ispagna  e  in  Portogallo, 
consistenti  principalmente  in  rame,  noci 


TAR 

di  galle  e  in  merci  d'Egitto.  II  porto  gia- 
ce a  (lue  leghe  e  mezza  dalla  città,  donde 
non  si  può  scorgere  il  mare.  Assai  popo- 
lata da'luichi,  vi  sono  molle  famiglie  gre- 
che ed  in  doppio  numero  le  armene.  Nel 
l85i  il  polriarca  armeno  di  CV/Zc/Vf  re/i 
Siri/7  (f.)  annunziò  il  ritorno  alla  chie- 
sa romana  di  24  famiglie  di  questo  pae- 
se ;  e  poche  leghe  distante  da  Tarso  un 
borgo  intero  si  convertì  al  catlolicismo. 
Questi  al)itanti  sono  felici  di  conservare 
la  loro  chiesa,  mentre  non  vi  è  alcun  ere- 
tico tra  loro.  Nel  paese  di  Adana  le  con- 
versioni progredivano  e  si  moltiplicava- 
no. Tarso,  della  pure  Taorsus,  vanta  re- 
mota antichità,  e  forse  è  la  celebre  Titr- 
chirli  o  Tlidrchich  di  cui  parla  la  Scrit- 
tura. Alcuni  la  pretendono  edificata  da 
Sardauapalo  re  d'Assiria,  altri  da  Sen- 
nacherib  che  dopo  di  lui  regnò  712  an- 
ni avanti  Gesù  Cristo,  mentre  vi  è  chi 
sostiene  derivare  da  una  colonia  greca 
condotta  da  Trillolemo.  11  Martinetti  nel- 
la Collezione  o  Tcsoi'O  delle  aiilielitlàj 
eruditamente  nel  1. 1  i  ragiona  di  Tarso 
e  de'stioi  pregi  e  medaglie,  e  quanto  al- 
l'origine propende  per  Sennacherib,  fab- 
bricandola more  lJal>yloiiis  (prendendo 
idea  da  essa  che  veniva  lambita  dal  fiu- 
nie  Eufrate),  dopo  aver  colla  sua  flotta 
soggiogata  la  Cilicia,  di  cui  divenne  la 
principale,  la  metropoli,  la  città  più  flo- 
rida. N'è  tanto  persuaso,  che  osserva  co- 
me cosa  mirabile, che  mentre  Sennache- 
rib  motteggiava  e  avviliva  i  grandi  pro- 
feti Isaia  e  Ezechiele,  gettasse  poi  le  fon- 
daojenta  della  città  che  dovea  dar  la  vi- 
ta al  vaso  d'elezione  s.  Paolo.  Avverte  di 
non  confondersi  con  Tarsi  o  Tharsis, 
luogo  marittimo  o  mare  o  porlo  dove  le 
flotte  unite  d'Hiram  e  di  Salomone  reca- 
■vansi  navigando  per  OpJiir,  e  dove  si  por- 
tò il  profeta  Giona  invece  di  andare  aNi- 
nive,  riportando  eziandio  varie  opinioni 
su  Tiirsi  Q  su  Opliir.  Inoltre  sembra  che 
per  Tharsis  debbasi  intendere  Tartesso 
nella  Celicn  all'iuiboccalura  del  Guadal- 
quivir, verso  lo  strcttu  di  Gibilterra,  nou 


TAR  285 

solo  perchè  la  Belica  anticamente  pro- 
duceva l'argento  in  abbondanza,  in  uno 
a'crisoliti, altro  prodotto  di  Spagna;  ma 
perchè  gli  slal)ilimenti  verso  la  Nigrizia 
de'fenicii  della  Hctica,  a  questi  fijrnivano 
l'avoriojle  scimmie,  i  papagalli,e gli  schia- 
vi etiopi,  di  cui  pure  parla  la  Scrillura. 
Noterò  con  Buonarroti,  Ossen'azioni sO' 
pni  alenni  meddij^lioiìi,  che  fuvvi  pure 
Tarso  di  Bitinia,  forse  colonia  di  Tarso 
di  Cilicia,  e  avente  anch'essa  il  suo  fiu- 
me (3idno,  che  venerava  qual  nume,  co- 
me dimostra  nella  sua  medaglia  che  il- 
lustra ;  dappoiché  anco  i  tarseusi  di  Cili- 
cia prestavano  culto  al  Cidno  loro,  ame- 
nissimo  sopra  ogni  altro  e  che  passava  ia 
mezzo  alla  loro  città  accanto  al  ginnasio 
de'giovani,  le  cui  rive  univansi  da  super- 
bissimo ponte  di  più  archi.  Anche  il  Ter- 
zi, Siria  sacra,  distingue  i  due  Tarso, 
l'uno  di  Cilicia,  l'altro  di  Cilinia,  e  di- 
scorredell'etimologiadel  suo  nome,  e  de' 
fondatori  che  si  attribuiscono  aliai.'  Al 
tetnpo  di  Ciro  il  Giovane,  Tarso  era  già 
una  città  grandissima  e  opulentissima. La 
visitò  Alessandro  il  Graiide,c  bagnando- 
si nel  fiume Ciilno,  poco  mancò  che  le  sue 
acque  troppo  fredde  il  fìicessero  perire. 
Questo  celebrato  e  rapido  fiume  di  bella 
vista,  freddo  e  puro,  giovava  a'nervi  cras- 
si e  a  chi  pati  va  di  podagra. Ora  però  l'ac- 
qua n'è  malsana,  servendosi  gli  abitanti 
di  quella  de'suoi  affluenti  o  de'pozzi. Tar- 
so prese  poi  il  nome  di  Gialiopoli  (che 
alcuni  dierono  purea  Tarso  di  Bitinia,  e 
nel  parlarne  al  suo  articolo  la  dissi  nella 
Galazia),  in  onore  di  Giulio  Cesare  che 
vi  soggiornò  nella  sua  spedizione  contro 
Farnace  re  di  Ponto.  Fu  in  questa  città 
che  M.  Antonio  ebbe  il  suoi. °  colloquio 
con  Cleopatra  regina  d'Egitto,  recando- 
visi  con  superbissimo  appara  tona  vale.  In- 
di favorita  da  Augustoe  Achiano, impe- 
ratori romani,  divenne  la  rivale  d'Atene 
e  d'Alessandria  per  le  ricchezze  e  la  ma- 
gnificenza, non  meno  che  per  la  coltura 
dille  lettere  e  delle  scienze,  e  per  le  armi  : 
tra  gli  altri  illustri  iu  essa  liurirono,  A- 


286  T  A  R  T  A  R 
jìollocloro  il  litigico,  Cleoiiiene  uno  de'  cliia,  Anloniana,  Severiaiia,  Macnnìana 
jiriiicipali  capiliiiii  tli  Dario,  Antipalro,  e  Adriana,  per  qualche  segnalato  bene- 
Archelao,  Nestore,  i  due  Atenodori  (ilo-  licio  ricevuto,  e  siccome  nelle  medaglie 
xA'i  stoici,  il  1  .'['ainiliarissimo  di  Catone,  si  vede  congiunto  il  nouje  di  metropoli, 
l'allro  maestro  di  Augusto,  e  Cellario  pa-  forse  ne  avrà  ottenuto  il  grado  dall'im* 
triaica  di  Costantinopoli  che  i  greci  ono-  peralore  Adriano,  cioè  della  provincia  , 
lano  per  santo,  ilrabone  fece  un  isplen-  altri  avendola  delta  inctropoli/n  ah  iiii- 
tlido  elogio  di  Tarso,  descrivendola  pò-  //V;y  e  Solino  parlando  della  Cilicia, seri  ve 
poìala,  illustre  e  famosa,  fra  le  altre  per  Malrcin  iir/u'ii/ìi  linhct  Tdrsun.  Questa 
le  scuole  tli  filosofìa  e  il  corso  di  Uitle  le  prerogativa,  opina  Buonarroti,  forse  l'a- 
bcienze,  conipostedi  professori  cittadini,  viìi  ottenuta  da  Adriano,  e  avràdatorao- 
c  lesse  un  catalogo  delle  persone  più  iu-  tivo  a  secondare  il  genio  di  lui,  con  ono- 
sigui.  Dice  ancora  che  Atenodoro  mae-  rare  in  più  modi  la  memoiìa  del  favori- 
{<tro  d'Augusto  colla  sua  autorità  ne  pre-  to  Aniinoo;  e  ciò  con  premura  maggiore 
se  il  governo,  il  che  dà  a  divedere  la  li-  per  l'attinenza  che  avranno  potuto  avere 
herlii  che  godeva,  onde  Plinio  la  chiamò  i  larsensi  di  Cilicia,  co'tarsensi  di  Bilinia, 
libera.  Questo  meritò,  secondo  Dione,  per  i  (piali  erano  della  medesima  provincia  di 
l'aderenza  aG.  Cesare,  a'triurnviri,e  poi  Ditinio  patria  d'Anlitioo.  Famoso  fu  l'un- 
ad  Augusto.P>.esasi  Tarso  per  forza  aCas-  guenlo  nardino  di  Tarso.  La  moderna  eli- 
sio, al  primo  arrivo  di  Dolabella  sponla-  là  occupa  appena  im  4-°  dello  spazio  del- 
iieamente  tornò  a'  triumviri.  Di  nuovo  l'antica,  uè  trovansi  che  pochissimi  rude- 
occupala  da  L.  Ptufo,  fu  da  Cassio  mul-  ri  de'uiagoifjci  monumenti  antichi  che  la 
lata  e  castigala,  ond'ebbe  lode  da'triura  decoravano  e  del  dop[)io  ordine  di  mura 
viri  e  speranza  di  risarcimento.  Ed  è  per-  che  la  cingevano,  munite  da  spessissime 
ciò,  che  quando  M.  Antonio  si  portò  nel-  torri. 

l'Asia  fece  liberi  i  larsensi  e  immuni  da'  La  luce  del  vangelo  vi  fu  portala  dal 
lnbuti,e  con  editto  levò  dalla  servitù  que'  principe  degli  apostoli  s.  Pietro,  e  poi  ve 
eh' erano  slati  venduti.  Augusto  poi  die  l'annunziò  pure  lo  stesso  s.  Paolo,  e  lo  af- 
luro  altri  pai  licolari  privilegi  e ricompen-  ferma  il  Terzi,  che  riporta  i  santi  che  ne 
se  dc'disaslri  palili  per  lui;  il  territorio,  illustrarono  la  chiesa.  Essi  furono:  Zenai- 
le  leggi,  il  n)agislralo,  il  dominio  del  fìu-  de  e  Filonilla  consanguinee  di  s.  Paolo  e 
me  Cidno  e  del  mare  intorno.  Buonar-  daini  istruite;  s.  Aretusa  nobilissima  ma- 
roli  rimarca,  es'iere  notabile  che  ninno  Irona, invitta  martire  sotto  Valeriano;  s. 
chiamò  Tarso  municipio  (però  con  tal  o-  Pelagia  veigine,  per  odio  della  fede,  in 
norelo  leggo  nell'annalista  Iiinaldi)  o  co-  lenipo  di  Diocleziano  i^i  racchiusa  in  un 
Ionia,  e  ciedejìrovarlo  colla  risposta  da-  loro  di  bronzo  arroventato;  al  cui  tempo 
la  da  s.  Paolo  al  centurione;  che  se  la  consumòil  martirio  s.  Bonifacio,econ  va- 
cilla fosse  stata  municipio  o  colonia,  non  ri  generi  di  tormenti  altri  io  campioni  di 
avrebbe  avuto  bisogno  di  dire  ch'era  cit-  Gesù  Cristo;  le  ss.  vergini  Cirenia  e  Giù- 
ladino  romano.  Egli  inoltre  crede  che  il  liana  di  nobilissimo  sangue  ,  patirono  il 
suo  avo  e  il  suo  padre  per  particolari  be-  martirio  nella  persecuzione  di  IMassimia- 
iiemerenze  fossero  stati  annoverati  alla  no;  1  ss.  Castoro  e  Doroleo  martiri;  tali 
cittadinanza  romana.  Buonarroti  nel  ce-  furono  pure  i  ss.  Taiaco,  Piobo,  Andro- 
iebrare  le  nobili  prerogative  di  Tarso,  ri-  nico,  Quirico  e  Giulitta.  I  martirologi  e 
leva  che  i  suoi  cittadini  erano  dediti  al-  i  menologi  fanno  spesso  menzione  di  Tar- 
l'adulazione,  onde  spesso  variarono  alla  so,  a  cagione  del  gran  numero  de'marli- 
ciltà  il  soprannome,  perchè  oltre  Giulia,  ri  che  vi  versarono  il  sangue  per  la  fede, 
si  chiamò  l*arlenia,  Jera,  Crauia,  Anlio-  Il  Pviualdi  chiama  Tarso,  macelio  de'mar- 


T  A  R 
tiri  e  mercato  Jelle  loro  ielit[uie.  Questa 
illustre  chiesa  neh. "secolo  ebbe  l'onore 
della  sede  vescovile  sotto  il  patriarcato  di 
Antiochia,  enei  IV secolo  divenne  metro- 
poli ecclesiastica  della  i  .'provincia  (h  Ci- 
hoia;  imperocché  (piando  i  romani  diven- 
nero padroni  della  Cilicia,  la  divisero  in 
i.^  e  2.',  dandone  il  governo  dell'una  a 
un  console,  dell'altra  a  un  presidente;  la 
l.^fu  detta  Cilicia  Campestre, \si  2.^  Ci- 
licia Z'/v/rAcr/.  di  visione  che  seguì  la  chie- 
sa, onde  fece  metropoli  della  i ."  Tarso, 
della  2."  yliiazaiho.  Fu  altresì  Tarso  re- 
sidenza di  vescovi  di  diverse  co(i)unioni, 
greci,  caldei,  giacobili,  armeni  e  latini  in 
tempodelle  Crociale.  Il  i  .°de' vescovi  gre- 
ci è  Giasone  parente  di  s.  Paolo,  e  da  lui 
consagrato:  se  ne  trova  menzione  nell'A- 
jìist.  di  quest'apostolo  a'ron)ani  cap.  i6, 
V.  2  I ,  riportato  dal  Terzi  co'seguenli.  Nel- 
l'impero di  Valeriano  s.  Atanasio  marti- 
re; Diodoro  già  prete  della  chiesa  d'.Vn- 
liochia,  rinomalo  per  dottrina,  e  scrittore 
de'  Coiiimentari  aW /epistole di  s.  Pao- 
lo; Martirio  del  290  eresse  una  basilica  ai 
s».  Taraco,  Probo  e  Andronico  martiri  ; 
e  battezzò  s.  Aretusa;  Teodoro  nel  32  5 
intervenne  al  i." concilio  di  Nicea;  Silva- 
no sedeva  negli  ultimi  anni  dell'impera- 
tore Costantino  I,  e  si  contaminò  degli  er- 
rori de'semi  ariani,  ne'quali  talmente  ini- 
per versò,  che  fu  deposto  nel  concilio  ge- 
nerale di  Costantinopoli  1;  Lupo  fu  a'cou- 
cilii  d'Ancira  e  di  Neocesarea.  Con  (|ual- 
che  diversità  notò  i  primi  vescovi  di  Tar- 
so il  p.  Le  Quieu,  Oricns  cìiristiaiius,  l. 
2,  p.  870.  Giasone;  indi  Urbano  ordina- 
to da  s.  Paolo,  secondo  gli  atti  riportali 
da'Collandisli  a' 29  giugno;  s.  Atanasio; 
Eleno  assistè  al  concilio  d'Antiochia  con- 
troNovatonel  268, ed  agli  altri  tenuti  nel- 
la stessa  città  contro  Paolo  di  Samosata; 
Clinoche  battezzò  s.  Pelagia;  e  Lupo  ri- 
cordalo; Teodoro  d'Alene  eruditissimo; 
Antonio  d'illibata  pietà;  Silvano;  Acacio 
di  Cesarea  del  3GG  surrogalo  al  preceden- 
ledeposlo;  Diodoro  del  3  79  che  inlerveu- 
uc  adiversicoucilii;  Falci'io  del  394^  Do- 


T  A  R  287 

bitco  che  da  vescovo  di  Seleucia  fu  tatto 
metropolita  di  Tarso;  Mariano  che  per  le 
contumelie  dette  contro  s.  Tecla  niarlire, 
fu  punito  di  repentina  morte;  Elladio  se- 
guendo gli  errori  di  Neslorio,  contro  di 
essi  si  adoperò  Papa  s.  Sisto  111  del  43-'-, 
pacificando  i  vescovi  d'  Alessandria  e  di 
Antiochia;  restando  però  esclusi  Elladio 
ed  Euterio  di  Tiana,  ostinati  nella  loro 
perfidia  appellarono  alla  s.  Sede,  ma  il  Pa- 
pa non  fu  loro  favorevole  perchè  conti- 
nuavano a  patrocinar  l'eresia  di  Neslorio. 
Teodoro  II  assistè  al  conciliabolo  d'Eie» 
so;  indi  il  metropolita  Pelagio;  nel  489 
Nestore;  Sinclezio;  Pietro  nel  553  si  sot- 
toscrisse al  V  sinodo,  misericordia  Dei 
cpiscopiis  Tarsis  metropotis  primae  Cì- 
liciae  provi/iciae.  Teoiloro  III  si  recò  al 
VI  sinododiCostanlinopoli,e  losoltoscris- 
se  colla  stessa  formola  del  predecessore; 
N.  del  q55  si  trovò  all'eccidio  de'sarace- 
ni  che  dominavano  in  Tarso.  Furono  suf- 
fragauei  della  metropolitana  greca diTar- 
so  i  vescovi  di  Pompeiopoli,  Adana,  Se- 
baste, Corico,  AugUitopoli,  Mallo,  Zefi- 
ra,  Podando,  Tebe  o  Tiene:  altri  vi  ag- 
giungono Soli  e  Isso.  NeirO/vV«.y  (7i/ .  l. 
3,  p.  1292,  si  nolano  i  seguenti  vescovi 
caldei  di  Tarso.  Giovanni  chiamato  pri- 
ma Saii-Bar-Sabuni,anche  vescovodi  Me- 
litene; Timoteo  metropolitano  de'caldei 
dell'isola  di  Cipro  e  arci  vescovo  di  Tarso, 
abbracciò  l'unione  colla  chiesa  latina  nel 
concilio  di  Firenze  sotto  Eugenio  IV,  ed 
abiurò  gli  errori  de'nestoriani.  Nel  l.  2, 
p.  I  4G8,  sono  riportati  cpiesti  vescovi  gia- 
cobili di  Tarso.  Giovanni  del  66^;  Abibo 
deir847;  Atanasio  I  del  936;  N.  versoli 
I  I  4  I  ;  Atanasio  II  del  1  246.  Nel  t.  2,  p. 
1468  si  leggono  i  due  seguenti  vescovi  ar- 
meni di  Tarso  sotto  il  patriarcato  di  Sis, 
e  nel  secolo  XIII  Tarso  divenne  pegli  ar- 
meni sede  arcivescovile.  Giovanni  assistè 
al  concilio  di  Sis  sotto  Leone  II  re  degli 
armeni,  e  al  concilio  il'Adana  nel  i3iG; 
N.  cui  il  Pap.t  Ueiiedellu  XIII  scrisse  nel 
I  34'-»i>cciò  pL'isuadesse  il  Cattolico  a  te- 
nere un  Concilio  per  condannare  gli  erro- 


a 88  T  A  R 

ri  (li  siin  nazione.  Nel  voi.  LI,  p.  3  i  5,  ri- 
cordai il  rinomato  concilio  celebinlo  da- 
gli armeni  in  Tarso  nel  secolo  XIII  ,  in 
Hivore  dell'unione  colla  s.  Sede.  Nel  t.  3, 
p.  1  182  dello  stesso  Oririis  chr.  si  leggo- 
lio  (juesli  vescovi  e  arcivescovi  latini  di 
Tal  so, dopo  cheTancrediBoeniondo  prin- 
cipe di  Taranto  nel  1098  l'espugnò  cac- 
ciandovi i  saraceni. Iluggero  è  ili. "nomi- 
Dato  all'epoca  dellecrociate  nel  1  loo.eor- 
«linaio  da  Daiberto  patriarca  di  Gerusa- 
lemme; gli  successe  Stefano  che  assistè  al 
concilio  d'Antiochia  deli  i  36,  per  esami- 
nare quale  arcivescovo  di  Tarso  1'  intro- 
iiizzazionediPiadolfo  patriarca  di  talchie- 
sa,  di  che  riparlai  a  Siria;  neh  190  l'ar- 
civescovo Auherlo  nominato  nel  privile- 
gio concesso  ai  genovesi  da  Coemondo 
principe  d'  Antiochia  ,  quale  principale 
cancelliere  della  curia;  nel  1  198  l'apa  In- 
nocenzo III  vi  trasferì  dalla  sede  di  Ma- 
mista  N.;  nel  1 2o5  N.  cantore  della  chiesa 
Antiochena;  neli2i3  N.  eletto  da  Inno- 
cenzo III;  N.  del  1224  è  nominato  nella 
lettera  scritta  al  patiiarca  di  Gerusalem- 
me da  Papa  OnorioIII;  indi  è  registrato 
(jiovanni  I;per  sua  morte  Papa  Clemen- 
te V  confermò  l'eletto  fr.  Daniele  de  Ter- 
<lona  francescano;  N.  deli 34 1  fu  solleci- 
tato da  Papa  Benedetto  Xll  a  indurre  il 
patriarca  degli  armeni  a  celebrare  un  si- 
nodo per  condannare  gli  errori  imputati 
agli  armeni;  poscia  fu  arcivescovo  Pon- 
zio; neh  366  per  di  lui  morte  Papa  Ur- 
bano V  gli  sostiti'ì  fr.  Giovanni  I!  fran- 
cescano; indi  Giovanni  III;  nel  1396  fr. 
Giuliano  Ettori  fiancescano di  Pisa;Gio- 
vanni  lV,cuiil  Papa  Giovanni  XXIII  die- 
de altresì  l'amministrazione  della  sede  di 
Pafo nell'isola  di  Cipro,  che  per  sua  mor- 
ie in  essa  Martino  V  nel  14^8  gli  sostituì 
Ji'.  Angelo  da  Narni  francescano;  fr.  Gia- 
como di  Chiusi  domenicano  perito  nelle 
lingue,  convertì  molti  infedeli, e  rinunziò 
ì'atcivescovato  a  Nicolò  V  nel  1 44954'^*'"" 
di  fu  arcivescovo  Tommaso  di  Susa,  e  per 
sua  traslazione  alla  chiesa  di  Taranlasia, 
neh 460  gli  fu  surrogalo  Ir.  Ubertino  di 


T  A  Pi 

Monte  Callerio  francescano.  Dopo  questo, 
Tarso,  2^ar.sfii.  divenne  lui  titolo  arcive- 
scovile ìnpnrtihus  c\\e  conferisce  la  s.  S&- 
de,  co'titoli  simili  sulfraganei  di  Corico, 
Erindcla,  Mallo,  Tivìu\  Schastc  e  Pom- 
pciopolì.  Da  prelati  nunzi  ne  furono  in- 
signiti i  Papi  Clcinciìtc  fX  del  1 66y  ,e  In- 
nocenzo XFFI  dell  j  7.1.  Gli  ultimi  arci- 
vescovi di  Tarso  furono:  Carlo  Dalberg 
nominato  nel  1788  da  Pio  VI,  poi  arci- 
vescovo di  Ma^onza  (J^')  j  mg."^  Pietro 
Ov///?/Y/.J  promulgato  da  Leone  XII  nel 
concistoro  de'c)  aprile  1827,  poi  nunzio  e 
cardin;de;  mg.'  Fabio  M.  '  de'conli  Asqui- 
ni,  nel  concistoro  de'2  ottobre  1837  di- 
chiarato da  Gregorio  XVI,  il  quale  inol- 
tre lo  nominò  nunzio  e  poi  creò  cardina- 
le; il  cardinal  Paolo  y^o/zV/o/-/ abbate  di 
Subinco  (V.),  da  Gregorio  XVI  con  sa- 
gralo arcivescovo  di  Tarso  l'  i  i  febbra- 
io i844>^ome  riporta  il  n.''i4  del  Diario 
r/?'/io/«(7.  ed  io  rilevai  nel  voi.  XXXVIII, 
p.  224.  Il  medesimo  Papa  assolvendo  il 
cardinale  da  tal  vincdo,  nel  concistoro  dei 
20  luglio  1844  vi  trasferì  da  Ferentino 
m".'^  Antonio  Benedetto  Antonucci  di  Su- 
hiaco  (nel  quale  articolo  ne  riparlai),  in- 
viandolo nunzio  a  Torino,  donde  il  re- 
gnante Pio  IX  neh  85 1  lo  traslocò  alle 
sedi  vescovili  d' Ancona  e  Umana.  Inol- 
tre questo  Papa  nel  concistoro  de'22  di- 
cembre i853  ne  conferì  il  titolo  a  mg. '^ 
Antonino  de  Luca  di  Bronte  diocesi  di  Ca- 
tania, già  vescovo  d' Aversa  ,  ed  attuale 
nunzioapostolicodi  Baviera.  Portandolo 
stesso  titolo  arcivescovile  in  partihus,  ma 
di  rito  maronita,  mg.'  Paolo  Pietro  Mas- 
sad,  Pio  IX  nel  concistoro  de'23  marzo 
1 855  lo  promosse  a  patriarca  d'Antiochia 
de'  maroniti  ,  come  riporta  il  n.°  67  del 
Giornale  di  Roma. 

TARTAPiIPiETROjPatrizio  romano  che 
alcuni  diconocardinale,ed  altri  gli  negano 
tale  dignità  e  pare  più  sicura  sentenza,  co- 
me rilevai  nei  vol.XLVI,p.  i78,LVII,  p. 
236.Nondimeno  rifisriròil  narratodaCar- 
della. Dalla  congregazione  degli  Olivetani, 
nella  quale  fu  priore  di  s.  M.'  Nuova  di  Pio- 


T  A  11 

nia,pa<!sò  in  quella  de'benecletlini  e  fu  elet- 
to abbate  di  s.  Lorenzo  fuori  delle  mura 
ili  lloina; indi  Gregorio  XI  lonominòab- 
bate  di  lìlonle  Cassino  col  nome  di  Pie- 
tro IV, e  vi  operò  que'molli  vantaggi  che 
indicai  a  tale  articolo.  Titubando  il  Pa- 
pa di  restituire  a  Roma  la  residenza  pon- 
tifìcia, narrai  nel  voi.  LVIII,  p.  3o  i ,  cbe 
i  lomani  stabilirono  di  eleggiTePopa  l'ab- 
jjate,  e  ch'egli  vi  convenisse;  ma  Grego- 
jio  XI  lasciala  /4i'ignone  nei  1877  giun- 
se in  Roma,  ed  alcuni  pretesero  che  creas- 
se cardinale  l'abbate,  con  Ciacconio,  Lan- 
cellotto  e  Valsignano,  non  che  vescovo 
(li  Fietij  e  noi  fu  mai.  Notai  nel  voi.  L, 
p.  257  e  altrove,  che  fu  uno  di  quelli  che 
([uietò  i  romani  insorti  nell'elezione  d'Ur- 
bano VI. Pietro  venne  in  disgrazia  del  Pa- 
pa, perchè  attraversava  l'ingrandimento 
dei  nipote  Francesco  Prignani.  IIBecchet- 
ti  nella  Storia  ecclesiastica,  descrivendo 
quella  del  gran  scisma  d'occidente,  ripor- 
ta la  congiura  ordita  contro  Urbano  VI, 
n  capo  della  quale  dicendosi  esservi  l'ab- 
bile,  d  Papa  neh  385  lo  spogliò  della  di- 
ginlàcaiclinalizia.  Essendo  accettissimo  a 
Carlo  HI  re  di  Napoli,  fu  dichiarato  gran 
cancelliere  del  regno,  e  dal  suo  figlioLadi- 
slao  otleuaie  insigni  benefizia  favore  del 
suo  monastero,  in  cui  mori  in  pace  nel 
j  395,  e  vi  fu  sepolto.  Conteloii  rigetta  il 
cardinalato  di  Tartari,  con  autentici  mo- 
numenti. el'Ughelli  neir/tó//V7.yrtcm,  1. 1 , 
p.  I  20H,  con  ragionata  dissertazione  pro- 
va che  non  fu  mai  cardinale,  e  che  Ciac- 
rinio  confuse  con  esso  il  cardinal  Mezza- 
\'(irca,  e  trasse  in  errore  l'Angelolti  nel- 
la Storia  di  Rie!i,ove  l'inserì  bonaria- 
n)cnte  nel  catalogo  de' vescovi  reatini,  co- 
me pur  fecero  Valsignano  e  l'Armellini, 
non  che  il  Becchetti  che  chiama  il  Tar- 
tari cardinale  vescovo  di  Rieti,  e  autore 
della  congiura  contro  Urbano  VI,  che  in 
vece  ordì  il  Mezzavacca  cardinale  e  ve- 
.scovo  reatino.  Cardella  però  all'erma,  che 
Tartari  fu  deposto  dall'abbazia  da  Urba- 
no VI  come  seguace  dell'antipapa  Cle- 
mcule  Vii,  per  cui  altri  scrissero  che  as- 


T  A  R  289 

sediato  Urbano  VI  in  Nocern  dtPaga' 
ni  (P'.),a  mano  armata,  col  granconte- 
stabiledel  regno  conte  Alberico,  tentòira- 
pedirgliene  l'uscita.  Divenuto  Papa  Boni- 
facio IX,  gli  restituì  l'abbazia  di  INIonte 
Cassino,  nella  bolla  non  facendosi  all'atto 
parola  di  cardinalato  e  di  vescovato  di 
Rieti. 

TARTARIAe  TARTARI  o  TATA- 
RI. Paese  vastissimo,  parte  nell'Asia  cen- 
trale e  parte  nell'Europa,  .Vr^/Zz/V/.  deno- 
minandosi la  Tartaria  minore  Tiriiricu 
Chcrsoncsiis^  laonde  il  tartaro  comedi- 
scendente  dagli  sciti  dicesi  Srytlia,  Tati- 
riciis,  Ttirtarus,  li  nome  di  tartari  o  ta- 
tari si  da  va  vagamente  a  tutti  i  popoli  del- 
l'Asia centrale  o  mediana,  dal  mar  Caspio 
sino  alle  coste  orientali;  ma  poi  si  conobbe 
che  la  razza  alla  quale  veniva  datoè  assai 
eslesa.  Sembra  che  abbia  avuto  la  culla 
nella  Tartaria  Indipendente  o  Turkestan 
e  siasi  successivamente  sparsa  nel  nord  e 
nell'ovest  dell'Asia, e  nell'Europa  orienta- 
le. Sotto  la  denominazione  di  tatari  o  tar- 
tari viene  inoltre  compresa  un'  infinita 
quantità  di  tribù  bellicose  e  nomadi  os- 
sia erranti,  che  eguali  nelle  abitudini  e  co- 
stumi, sovente  cambiarono  di  rango  ,  di 
nome  e  di  situazione.  Essi  conducono  vi- 
ta  pastorale,  vivono  sotto  mobili  tende, 
senza  a  vere  né  città, né  villaggi:  sono  mol- 
lo eccellenti  cavalieri  e  cacciatori,  si  ciba- 
no della  carne  de'loro  cavalli,  e  bevono 
il  la  Ite  del  le  giù  mente. Non  meno  degli  sci- 
ti loro  antenati,  essi  sono  valorosi  e  sei- 
vaggi,sop[)orlando  le  privazioni  egli  sten- 
ti con  indicibile  costanza.  Secondo  i  tur- 
chi, che  fanno  risalire  la  loro  origine  ad 
un  figlio  di  Giafet,  non  formerebbero  i 
tartari  odierni  che  un  ramo  della  loro  raz- 
za. Certo  è  ohe  nel  secolo  XII,  allorché 
comparve  il  conquistatore  Gengis-Kan, 
imperatore  o  gran  kan  o  chan  del  Mo- 
gol, la  nazione  tartara  era  estesissima,  ma 
sparpagliala  e  di  poca  fama;ilquale  prin- 
ci[)e  e  capo  de'  mongoli  soggiogò  rapida- 
mente i  tartari,  gl'incorporo  a'suoi  eserci- 
ti, e  per  una  singolarità  rimarchevole,  si 


290  T  A  Pi 

è  quasi  congiunlo  il  nome  del  popolo  vin- 
to alle  viltoiie  e  devastazioni  delle  quali 
fu  vittima  prima.  Quindi  i  tartari  diven- 
tarono più  famosi  de'loio  vincitori,  com- 
posero la  massima  parte  degli  eserciti 
mongoli,  la  lingua  loro  si  slabiPniel  pae- 
se con(iuistato  e  vi  divenne  dominante. 
Sotto  la  condotta  di  Batu-Ran,  nipote  di 
Getigis,  invasero  la  Russia  nel  secolo  Xll; 
indi  restarono  sotto  la  dominazione  di 
quest'altro  conquistatore  e  de'successori 
suoi  nell'impero  di  Rapciak,  che  si  este- 
se sino  sull'Ungheria,  la  liussia,  la  Polo- 
nia, e  su  parte  della  Germania.  Passaro- 
no poi  sotto  il  giogo  del  famoso  Tamer- 
lano,  che  al  cadere  del  secolo  XV  abbat- 
tè la  dinastia  di  Gengis,  da  cui  per  parte 
di  donne  discendeva. Essendo  statosmem- 
Lralo  l'impero  sotto  isuccessoridi  Timur 
o  Tamerlano,  le  orde  di  tartari  rimaste 
sparse  sul  territorio  conquistato,  passaro- 
noin  mano  (li  diversi  capi,  e  furono  quasi 
tutte  progressivamente  dalla  Russia  (  J  .) 
sottomesse;  sotto  la  qual  potenza  conser- 
varono i  tartari  in  gran  parte  l'antico  no- 
me, al  quale  si  aggiunsero,  secondo  i  luo- 
ghi che  abitavano,  certe  denominazioni 
particolari  ,  per  distinguerli  tra  essi.  In 
breve  prima  parlerò  di  loro,  e  poi  degli 
.vrzV/antichi  edella  Scizia.  I  Tiirtarid'A- 
strac(iìt,^\\  uni  abitano  tal  gran  città  del- 
la Piussia  europea,  presso  la  principale  fo- 
ce del  Volga  nel  mar  Caspio, altri  ne'vil- 
laggi  circostanti;  una  3.'  parte  si  compo- 
ne di  nomadi,  ch'errano  sulle  sponde  di 
lai  mare.  II  numero  uìoltosi  diminuì  do- 
po la  conquista  fatta  da'russi  del  paese, 
né  più  formano  presentemente  che  una 
debole  parte  della  popolazione.  Quelli  del- 
la città  sono  una  colonia  separata,  ten- 
gono tiibuuale  apposito  ,  dove  siede  un 
giudice  tartaro, con  un  assessorerussoche 
veglia  acciò  sieno  eseguile  le  leggi  dell'im- 
pero. I  Tartari  Baskiri,  pure  della  Rus- 
sia,abitano  la  parte  meridionale  de'mon- 
liUral, limili  dell'Europa  coirAsia,equal- 
che  distretto  del  governo  d'Orenburgo. 
iSono  alquanto  golii  nella  figura,  di  gran 


T  A  R 
forza,  arditi,  caparbii,allegri,  molto  ospi- 
tali e  inclinati  alla  ruberia.  Professano, co- 
me la  più  parte  de'tartari,  il  Maomctti- 
s/no,  mescolalo  a  molte  pratiche  super- 
stiziose :  hanno  d'  ordinario  due  mogli. 
Somministrano  della  cavalleria  leggiera 
all'armala  russa,  e  fanno  il  servizio  del- 
le loro  frontiere.  Non  pagano  imposte,  ma 
sonoobbligali  di  procurarsi  ilsaleda'ma- 
gazzini  dell'  iuìpero.  Si  credono  d'origine 
tinnese,  cioè  della  Finlandia,  di  cui  par- 
lai a  SvEziA,e  ungherese  con  un  miscuglio 
di  turchi  e  ne  parlano  la  lingua.  Da  mol- 
to tempo  non  hanno  più  kan  0  capo  prin- 
cipale, e  sono  divisi  in  34  orde  o  sezioni, 
ciascuna  delle  quali  sceglie  il  suo  capo  col 
titolo  d'anziano,  al  quale  il  governo  ag- 
giunge imo  scrivano  preso  d'ordinariofra 
i  tartari  mescheriaki,  le  cui  funzioni  con- 
sistono nell'ispiegare  gli  ukasi  imperiali  e 
nel  vegliarne  l'esecuzione.  1  Tartari  Bn- 
ra.lìiitl.si  abitano  la  steppa  di  Baraba  nel- 
la R^ussia  asiatica,  nel  governo  di  Tomsk 
e  di  Tobolks,  e  si  compongono  di  7  bel- 
licose tribìi,  avente  ciascuna  il  suo  capo. 
Soinigìiano  assai  a'mongoli  e  a'calmiic- 
chi;  pretendono  osservare  il   maometti- 
smo, ma  non  in  tutto  lo  seguono.  I  Tar- 
(aj-i  Beltiri,  egualmente  nel  governo  di 
Tomsk  sulle  rive  dell'Abakanc,  sono  po- 
co numerosi  e  rassomigliano  mollo  negli 
usi  a'zayansky,  tranne  il  sospendere  i  lo- 
ro morti  sugli  alberi  in  vece  di  seppellir- 
li,tumulandoli  ne'luoglii  più  nascosti  del- 
la foresta,  co'loro  più  belli  vestili  e  uten- 
sili, in  uno  alla  loro  sella.  Pagano  un  tri- 
buto alla  Piussia.  1  Tartari  Cinesi  sono 
i  popoli  elle  abitano  la  Tarlarla  cinese,  no- 
me sotto  il  quale  talora  comprendousi  la 
Mongolia,  il  Tliibet,  la  Mansciuria,  e  la 
Piccola  Buk.u'ia  o  Turkestan  cinese.  Si 
può  vedere  Ci.va,  Pekino,  Nankino,   In- 
die ORIENTALI,  ove  parlai  anche  del  Mogol 
e  del  Thibel  (Tolomeo  chiamò  Indo-Sci- 
zia  rindiasellentrionale),  e  Vicariati  a- 
posTOLici.  Da  parecchi  anni  l' insurrezio- 
ne infuria  nell'impero  delia  Cina  nell'A- 
sia orientale,  e  guad  ignò  in  esleiisione. 


T  A  R 

specialmeDle  dall'esaltazione  al  trOno  del 
presente  iraperatoredislir|)eeorigine  tar- 
tara. Il  foi-midabìle  movimento  deriva 
dalla  vecchia contesadinaslica,  poicliècìr- 
ca  3  secoli  addietro  i  niandscliuri  o  man- 
sciuri  tartari  del  Mogul  conquistarono 
l'impero,  e  costrinsero  i  cinesi  ad  assog- 
qetlarsi  e  ricevere  il  nome  tartaro  dell'or- 
ila loro.  La  cacciata  imperiale  famiglia  dei 
Tai-Ming  scomparve  e  andò  quasi  in  di- 
n)i;nlicanza  ,  ritirandosi  nelle  provincie 
meridionali  diKuangeneKuangsi, le  qua- 
li a'nostri  giorni  si  ribellarono  per  ripor- 
re sul  trono  l'espulsa  dinastia.  Ora  al  ca- 
po dell'insurrezione  Tsu-Kin-Tao,  diesi 
spaccia  diretto  rampollo  dei  Tai-]Ming, 
•venne  conferito  l'onorevole  titolo  diTien- 
Tel»  o  cclcsfc  K'irùi.  Egli  viene  chiama- 
to da'suoi  seguaci  restauratore  dell'oidi- 
uè  e  del  diritto,  minacciando  il  medesi- 
mo di  conquassare  l'attuale  esistenza  del- 
l'impero tartaro  da'fondamenti,  per  de- 
porre la  diu;islia  di  Mandschu  o  ìMansciù, 
Questo  pretendente  ne'  diversi  proclami 
contro  l'esterminio  de'tartari  e  la  caccia- 
ta de'Mansciìi,  dichiarò  voler  ristabilire 
la  religione  de'cinesi  in  tutta  la  sua  pu- 
rezza; ma  da  essi  rilevasi,  ch'egli  mesco- 
la il  paganesimo  col  cristianesimo,  al  qua- 
le però  si  dimostra  fcivorevole.  1  Tarla- 
li  di  Criiiicii  abitano  questa  regione  o 
Chersoueso  Taurica,  penisola  della  Rus- 
sia europea  nel  governo  di  Tauride,  il  cui 
capuluogfj  èSiiif'eropoli,  divisa  in  due  par- 
ti dal  Salghir,ch'è  il  maggior  fiume,  i  cui 
principali  porli  sono  quelli  di  Teodosia, 
lì.ilaklavaeSebiistopoli.ora  teatrodi  for- 
midabileguerra.  Varia  n'è  la  temperatu- 
ra, ove  fredda  e  umida  nell'inverno,  bol- 
lente e  insopportabile  nell'estate,  perciò 
l'aria  non  è  multo  sana;  in  altri  luoghi  il 
clima  è  assai  dulce  e  salubre,  con  |)aese 
assai  bello  e  pittoresco  nelle  sue  monta- 
gne. Il  suolo  ingenerale  è  fertilissimo,  con 
abbondanti  pascoli  e  numerose  mandrie; 
rapida  n'ì;  la  vegetazione,  produceiidu  pu- 
re eccellente  legname  da  lavoro.  Il  cuin- 
Uitrcio  assai  Ilor'i  »otlo  1  greci  e  i  genove- 


T  A  K  291 

si.  La  maggior  parte  della  popolazione  si 
compone  di  tartari  discendenti  da'nogae- 
si  e  da  altri,  nella  più  parte  grandi  e  di 
forte  complessione  :  la  loro  bsonomia  si 
avvicina  a  quella  degli  europei,  e  seguo- 
no il  maomettismo.!  loro  usi  richiamano 
alla  memoria  la  semplicità  delle  prime  e- 
tà,  sebbene  i  ricchi  non  sono  del  tutto  stra- 
nieri ad  una  specie  di  lusso:  il  tabacco  da 
funio  è  pei'*  essi  un  oggetto  di  i .  necessità. 
il  restante  degli  abitanti  sono  greci,  ar- 
meni, tedeschi,  bulgari,  moravi,  russi  ed 
ebrei.  I  coloni  tedeschi  sono  i  più  civiliz- 
zati, hanno  le  loro  chiese  e  ministri  pro- 
testanti :  i  fratelli  moravi  stabiliti  a  Fe- 
rekop ,  prosperano  molto.  La  Crimea 
chiamata  un  tempo  C//<'/'.vo/irvo  Scitica^ 
Cinimcrica  o  Politica,  fu  anticamente a- 
bitata  da'tauri,  per  cui  prese  il  nome  di 
Tauride  o  Taurica.  I  greci  vi  si  stabiliro- 
no verso  la  metà  del  VI  secolo  avanti  l'e- 
ra nostra,e  vi  costruirono  varie  città,  e  poi 
vi  eressero  il  regno  di  Bosforano,  il  qua- 
le a  poco  a  poco  fu  conquistato  da  Mitri- 
date re  di  Ponto,  dagli  alani  eda'goti{on- 
dela  parte  montagnosa  si  c\ì\amòGo//iia), 
sotto  i  quali  vi  fu  introdotto  il  cristiane- 
simo, venendo  espulsi  dagli  unni  che  in- 
vasero la  Crimea  nel  declinar  del  IV  se- 
colo di  detta  era.  Dopo  diversi  che  la  si- 
gnoreggiarono, fu  il  campo  digncrrecru- 
delissime  tra'greci  e  i  russi,  finche  la  do- 
minarono i  tartari  nogaesi,  e  come  il  lo- 
ro principale  commercio  lo  facevano  nel- 
la città  di  Crim,  la  penisola  preseli  nu- 
me di  C/7/»('<7,  che  richiamava  quello  di 
O/n/'/r  ?  odi  C//?if/7V.  La  repubblica  dici  <;- 
finva  (l.)  vi  formò  vari  opulenti  stabili- 
menti, primeggiando  quello  di  Calf'iii^J  .) 
luro  colonia, l'antica  2"<'o</o.s7V/Y/  .J.Nel  se- 
culo  XV  furono  rovinati  da'tartari  uniti 
a'turchi,e  poi  iNIaomelto  1 1  pose  la  Crimea 
sotto  la  sua  dipendenza, lasciandone  il  go- 
verno a  un  kau,  che  nel  secolo  passato  fu 
costretto  abdicare  (piando  la  Russia  unì 
la  contrada  alsuo  impero. ÌNelle  palile  de- 
vastazioni d'ogni  genere,  città  popolate  e 
iioride,  in  poco  Icmpu  pili  non  olfrirunu 


af)^  T  A  R 

clic  aaimassi  di  rovine,al  paro  de'monu- 

nu'iili  greci, con  notabile  ditninuzione  dei 
tai-lari.  I  Tiirlari  (h'iiii  Doì>rnjit  o  Do- 
hrtiska  ahit.Jiio  tale  paese  della  Tiirrhiu 
(/  .)  europea,  del  saiigiacato  di  Silistria, 
<|i  cui  formala  maggior  parte.  Compren- 
de liilto  il  territorio  chiuso  tra  il  Danu- 
bio e  il  mar  Nero  sino  ad  Aidos,  e  pe'tar- 
tari  che  vi  si  stabilirono  prese  il  nome  di 
Tu r tarla  Dnhruja.  1  TarLii-i hikiiiskoi 
dimorano  nel  governo  di  Iberni  della  Rus- 
sia asiatica,  e  sono  ima  piccola  colonia  dei 
tartari  di  Kazan,  che  emigrarono  sotto  il 
czar  Pietro  I  il  (^/'(^/zc^c,  estabilironsi  sul- 
le sponde  dell'  Iset.  Si  compongono  di 
500  famiglie  sparse  in  diversi  villaggi. 
Servono  in  guerra  senza  pag-T ,  e  perciò 
esenti  dal  reclutamento  e  dalle  contribu- 
zioni. I  Tartari  di  Kasiniov  abitano  l'o- 
inonima  città  della  Russia  europea,  già 
cjipitaled'un  piccolo  slato  tarlaroo  regiìo 
«li  Ivasimov,  e  fanno  considerabile  com- 
mercio. Il  paese  è  fertile  e  ben  coltivato. 
1  Tartari Kaciììi o  Katchìiù  abitano  nel- 
la Russia  asiatica  nel  governo  d'Ieniseisk 
sulle  rive  d'Ienisei,  sotto  tende  di  feltro  e 
cortecce  di  betula, e  sonoi  piti  sozzi  e  me- 
no aftabili  de'popoli  nomadi  russi  dell'A- 
sia, solo  occupandosi  delle  mandrie  e  del- 
la caccia.  Parlano  il  linguaggio  degli  al- 
tri tartari,  corrotto  da  un  miscuglio  di  pa- 
role mongole.  Sono  divisi  in  6  orde,  cia- 
scuna comandata  dal  capo  o  basehk,  il 
quale  riscuote  il  tributo  di  pelliccerie  per 
la  Russia.  Incanibio  egli  riceve  un  caval- 
li;, e  certa  quantità  d'acquavite,  che  por- 
ta al  suo  campo,  ov'è  bevuta  in  comune. 
1  Tartari  di  &/:;««  abitano  in  Russia  nel 
governo  di  Kazan.  Sono  miti  e  pacifici, 
osservano  con  zelo  il  maomettismo,  a- 
mano  generalmente  l'istruzione,  ed  i  più 
piccdli  villaggi  possiedono  scuole.  Ordi- 
nariamente parlano  la  lingua  turca,  usan- 
do l'arabo  nelle  ceremonie  religiose.  I 
Ihrtai'i  Kiuidori  sono  una  popolazio- 
ne della  Russia  europea,  del  governo  di 
Astrakan.  Va  errando  nelle  sleppe  del- 
le rive  d'Akhluba  e  sino  al  mar  Caspio; 


T  A  R 
è  povera  e  non  pnga  alcuna  gabella  alla 
Russia. I  Tartari  Mcsccriaki  o  Mrtsclu-- 
riaki  sono  una  piccola  popolazione  del- 
la R.ussia  europea,  formante  circa  2000 
famiglie,  nel  governo  d'Orenburgo  e  di 
Perni.  Avendo  reso  de'servigi  alla  Rus- 
sia nel  17  35  per  la  ribellione  de'  tartari 
baschiri,  si  dierono  loro  alcuni  villaggi 
degl'insorti.  Ora  sono  uniti  in  reggimen- 
ti come  i  cosacchi, e  fanno  com'essi  il  ser- 
vizio delle  linee  d'Orenburgo. Sono  mao- 
mettani, e  somigliano  a'  tartari  d'  Ufa  ; 
ne'costumi  e  usi  segtiendo  quelli  de'ba- 
schiri,  ma  più  di  loro  dolci  nel  carattere 
e  più  istruiti  nella  religione.  I  Tartari 
IVogai  o  IVogarsi nb\iano  il  sud  della  Rus- 
sia europea,  e  paiticolarmente  nella  par- 
te occidentale  delCaucaso,uel  sud  del  go- 
verno di  lekaterinoslaw,  e  nella  porzio- 
ne oorddellaTauride. Si  dividono  in  mol- 
te orde  o  tribù  più  0  meno  considerabili, 
che  cambiano  talvolta  di  residenza,e  pren- 
dono spesso  il  nome  de'  luoghi  che  abi- 
tano. Questi  [)opoli  foi'mnno  di  rado  al- 
leanze cogli  altri  tartari, neppure  con  que' 
della  Russia.  Gli  uomini  sono  di  media 
e  piccola  statura,  d'un  colore  ramino  o- 
scuro  e  talvolta  quasi  nero;  sono  sogget- 
ti ad  una  malattia  che  fa  loro  perdere  la 
barba,  infermità  che  un  tempo  dominò 
tra  gli  sciti,  ed  allora  prendono  l'aspet- 
to di  donna  vecchia,  onde  sono  banditi 
dalla  loro  società  e  obbligali  a  vivere  col- 
le femmine.  In  generale  sono  aifabili, sin- 
ceri, ospitalieri,  ma  insieme  un  poco  sel- 
vaggi, sporchi,  ignoranti  e  dediti  alla  ra- 
pina. Parlano  la  lingua  turcomana  o  tar- 
tara, 0  diversi  dialetti  che  da  essa  deri- 
vano, e  professano  il  maomettismo  della 
setta  sunnita.  La  maggior  parte  erra  co- 
me nomade  nelle  steppe.  Vi  sono  tra  lo- 
ro de'principi  e  altri  nobili,  cui  il  popolo 
è  sommesso,  paga  le  decime  e  li  segue  in 
guerra. Tutti  poi  i  nogai  pagano  un  tribu- 
to alla  Russia,  alla  quale  la  più  gran  parte 
di  essi  divenne  soggetta  nel  (783. 1  Tar- 
tari dell' Ohi  soìw  un  popolo  asiatico  del- 
laUussia  nel  governo  diTomksjSullespuu- 


T  AR 
de  dell'Obi  e  de'suoi  afliuenli.  Si  divitlo- 
no  in  i6  Uibìi,  12  delle  quali  hanno  a- 
bi (azioni  fìsse.  Si  dedicano  alla  pesca  e  al- 
la caccia,  e  pagano  al  governo  le  impo- 
sizioni in  pelli  di  rangiferi  e  daini.  Quelli 
che  abitano  i  villaggi  nel  1720  furono 
convertiti  al  cristianesimo,  ma  i  nomadi 
sono  maomettani.   I  TarUirì  Siigaitzy 
sono  un  piccolo  popolo  della  Russia  asia- 
tica del  governo  d'ieniseisk,  nel  distretto 
di  IMinusinsk,  è  nomado  e  per  la  maggior 
parte  segue  lo  sciamanismo.  Assai  ricchi 
di  bestiame,  pagano  il  tributo  per  ogni 
uomo  armato,  rianno  la  barba  foltissima 
e  pelosissimo  il  corpo,  sono  grandi  e  ner- 
boruti.Non  coltivano  che  il  grano  pel  con- 
sumo loro,  e  cibansi  inoltre  di  radici  e  di 
piante.  I  Tartari  di  Siberia  in  comples- 
so sono  quelli  di  tiibù  tartare  che  tro- 
Tansi  sparse  nella  Siberia,  regione  di  cui 
parlai  a  Pa'ssiA,e  a  Tobolsk  che  n'è  la  ca- 
pitale. Si  riguardano  come  originari   di 
quel  paese,  però  è  probabile  che  non  vi 
giungessero  per  la  maggior  parte  se  non 
in  seguito  de'conquistatori  mongoli  ne' 
secoli  XII  e  XIII.  Il  regno  o  kanato  di 
Siberia  fu  fondalo  verso  la  metà  del  se- 
colo XIII  da  Sceibassi,  nipote  di  Batu- 
Kan.  Lai.  '  residenza  de'kan  siberiani  fu 
nel  sito  che  oggi  occupa  Taumen,  e  por- 
tava il  nome  di  Cihuirdina.  Questa  cit- 
tà  fu  in  appresso  spianata,  ed  i  kan  si 
stabilirono  sulle  sponde  dell'Irtisch,  dove 
edificarono  hker.  L'  ultimo  kan  avanti 
la  conquista  della  Siberia,  per  parte  de' 
russi,  Kucium,  incominciava  a  stabilire 
!a  religione  maomettana;  ma  l'arrivo  de' 
russi  pose  ostacolo  a'suoi  progressi.  Ora 
i  tartari  si  sono  talmente  mescolati  co- 
gli altri  popoli  della  Sil)eria,  ch'è  quasi 
impossibile  rintracciarne  l'origine. 17'^//'- 
tari  Tcliary  o  Ciary  sono  un  altro  po- 
polo asiatico  della  Russia  nel  governo  di 
Toraks,  presso  la  città  di  questo  nome. 
Sono  eccellenti  agricoltori,  prol'cssano  \\ 
maomettismo,  e  si  compongono  di  circa 
800  famiglie.  I  Tartari  (li  Toì'ol.^k  abi- 
lano  in  questa  città  dell'Asia  soggetta  al- 


T  A  R  2g3 

la  Russia,ene'suoi  dintorni:  sono  in  iscar- 
so  numero, e  osservano  il  maomettismo. 
1  Tartari  di  Ifa  della  Russia  in  Asia, 
governo  d'Oremburgo  e  distretto  d'  le- 
kateriidjurg,  formano  un  corpo  assai  con- 
siderabile tra  la  Celala  e  l'Ik.  Sono  i  col- 
tivatori più  laboriosi  di  questo  governo, 
e  la  contrada  che  abitano  è  ft^rtile  e  ricca. 
Dimorano  in  villaggi  composti  di  case  di 
legno,  che  demoliscono  e  abbandonano 
quando  le  terre  circostanti  abbiano  per- 
duto la  loro  fecondità.  In  quasi  tutti  i  vil- 
laggi sonovi  maestri  di  scuola  per  edu- 
car la  gioventù.  1  costumi  e  la  lingua  par- 
tecipano di  quelli  de'tarlari  di  Kazaii.  I 
2artai-i  di  /  cikluìci-T'ìii.di  nella  lUis- 
sia  asiatica,  governo  di  Tomsk.sono  no- 
madi ed  eriano  abituahnenle  sulle  spon- 
de del  Toma,  nella  sua  parie  superiore. 
Hanno  i  propri  capi,  ma  sono  poco  nu- 
merosi, poveri  e  selvaggi,  essenilo  la  lo- 
ro religione  lo  sciamanismo.  I  Tart/iri 
Zaianski  o  Sayanski  della  Ru>sia  in  A- 
sia,  nel  governo  d'ieniseisk,  sono  nomadi 
e  passano  l'estate  nell'alte niontagne,dal- 
le  quali  traggono  il  nome  loro,  e  l'inver- 
no nelle  pianure  vicine.  Una  parte  di  (jue- 
sta  tribù  si  rifugiò  nel  territorio  cinese, 
per  isfuggire  la  don)inazione  russa.  Di- 
vidonsi  questi  tartari  in  parecchi  aimak 
o  famiglie,  ciascuna  col  suo  capo,  il  qua- 
le giudica  e  governa  il  suo  aimak,  e  rac- 
coglie il  tributo,  di  cui  è  debitore  all'im- 
pero, il  quale  consiste  in  3  rubli  [)er  le- 
sta. 1  zayanski  sono  cacciatori  desti  issi- 
mi, e  la  ricchezza  loro  principale  consi- 
ste in  cavalli  e  bestiame.  Gran  parte  di 
loro  si  convertì  al  cristianesimo,  gli  altri 
seguono  lo  sciamanismo.  Depongono  i 
morti  in  b.ire, che  sospendono  agli  albe- 
ri, ove  rimane  il  cadavere  sino  all'intera 
sua  distruzione.  Altri  tartari  sono  i  Cid- 
nnicchi  o  Katiuucchi^  pur  divisi  in  molte 
orde  n  nazioni,  ciascuna  «Ielle  quali  ha  il 
suo  kan,  e  uno  di  essi  più  polente  ^i  sta- 
bilì in  Saniarcaudti  (/'.),  ov'è  il  sepol- 
cro di  Tamerlano.  Alcuni  di  essi  sono  cri- 
stiani (saranno  scismatici  russi  onesto- 


'94 


T  A  R 


1  iani  o  altri  eretici,  poiché  nel  paese  de' 
kalmucclii  non  si  ha  metnoria  che  vi  sie- 
no  slati  cattohci,  almeno  nella  Tartaria 
Piussa),  altri  maomettani,  e  molti  tutto- 
ra idolatri.  In  generale  quelle  popolazio- 
ni non  hanno  slabile  dimora,  sonoseui- 
pre  in  cammino,  campeggiano  sotto  le 
tende,  seco  conducendo  le  mogli  e  i  fi- 
gli, i  cammelli  e  gli  armenti:  trairicaiio 
co'russi,  ed  alcune  migliaia  sono  di  con- 
tinuo agli  stipendi  dello  czar.  I  calmuc- 
chi sono  meglio  conosciuti  dagli  antichi 
geografi  col  nome  di  Elcutì,  e  da  loro 
chiamati  una  delle  4  principali  tribù  de' 
mongoli  occidentali,  che  si  danno  il  no- 
me comune  diDtuben-Oirad,  ode'quat- 
tro  alleati.  All'epoca  della  potenza  mon- 
gola,gli  antichi  eleuti  si  erano  fissati  nel- 
le contrade  che  stanno  in  vicinanza  del 
lago  Roho-noor,  all'ovest  della  provincia 
cinese  di  Kan-su.  Questo  popolo  suddi- 
viso come  i  rami  della  famiglia  de'  suoi 
o 

principi  in  Khochot,  Dzungar,  Durbet  o 
Tchoros,  e  Torgoout,abita  pure  nella  Ci- 
na e  parte  nella  Russia.  La  maggior  par- 
te de'  kalmucchi  khocot  dimora  pur  an- 
co nel  paese  del  Koko  noor,  ed  in  molti 
cantoni  del  Tibet  orientale;  si  trovano 
sotto  la  dominazione  cinese,  quantun- 
que governati  da'loro  propri  principi.  In 
generale  i  kalmucchi  sono  bravi  e  intre- 
pidijOSpitali  e  di  carattere  aperto,  ma  in- 
sieme sono  infingardi  e  astuti.  Fra  loro 
sonorari  i  delitti, ma  rigorosi  assai  ne  so- 
no i  castighi,  e  le  multe  si  pagano  con  be- 
stiame. In  generale  sono  di  taglia  media 
e  magri,  e  di  colore  abbronzito;  però  le 
donne  non  esponendosi  al  sole  sono  bian- 
che. Le  orde  in  vari  tempi  commisero  la- 
dronecci, e  fecero  incursioni  nelle  pro- 
vincia russe  e  in  altre  limitrofe;  ora  re- 
spinti, ora  impuniti.  Ma  la  Russia  a  re- 
primerne il  brigantaggio, pervenne  a  in- 
debolirli con  abbassare  la  potenza  de'lo- 
ro  kau.  Sono  nella  più  parte  idolatri  di 
molle  divinila,  zelanti  della  religione  la- 
niaica  edella  credenza  buddica.  La  prin- 
cipale loro  ricchezza  consisle  in  mandrie, 


T  A  R 
delle  quali  le  più-  numerose  sono  di  ca- 
valli e  montoni.  Da  loro  stessi  si  fabbri- 
cano quanto  abbisognano,  ed  hanno  an- 
co degli  orefici.  Le  donne  sono  eccellenti 
nell'arte  di  preparare  le  pelli  d'agnello 
e  montone,  che  vendono  in  gran  nume- 
ro nella  Russia,  conosciute  sotto  il  nome 
di  pelli  d'Astrakan. Qualche  volta  da'geo- 
grafi  si  dà  il  nome  di  Caliniiccìiia  o  Kal' 
mucchia  alla  porzione  dell'impero  cine- 
se abitata  dagli  eleuti  o  calmucchi,  co- 
me la  Kochotia,  la  Dzungariae  qualche 
vicino  paese.  Il  nome  di  Kalmucchia  si 
dà  pure  spesso  alla  steppa  in  cui  si  fissa- 
rono gli  eleuti  della  Russia.e  che  si  esten- 
de nel  nord  della  provincia  del  Caucaso. 
Gli  iSr/V/,  abitatori  della  Scizia ,  (^^V0' 
no  que' popoli  che  dagli  antichi  si  com- 
presero sotto  tale  vocabolo,  e  corrispon- 
denti a"li  odierni  T^rt/r/r/ e  volgarmente 
chiamati  J'(77-^(^z//,  tanto  di  quelli  descrit- 
ti,che  di  quelli  dellaTartaria  Indipenden- 
te o  Turkestan,  della  quale  parlerò  poi. 
Lai.'dimora  degli  sciti  fu  sulle  sponde  del- 
l'Arasse, in  Armenia,  ove  si  fissarono  do- 
po il  diluvio  i  3  figli  di  Giafeto  Jafet,  Ma- 
gog,  Mosoch  e  Jubal,a*  quali  la  s.  Scrit- 
tura aggiunge  E.oss,  il  cui  nome  rimase 
all'Arasse.  1  popoli  usciti  da  questi  4  ca- 
pi si  sparsero  intorno  a'rami  del  monte 
Tauro  che  vanno  a  congiungersi  al  Cau- 
caso; ma  non  polendo  distendersi  verso 
il  mezzod'i,  ove  incontravano  nazioni  po- 
tenti e  numerose,  attraversarono  le  gole 
del  Caucaso,  e  sboccarono  verso  il  nord, 
dove  trovarono  vaste  pianure  e  i4  campo 
libero.  Moltiplicati  all'infinito,  tali  popoli 
occuparono  il  nord  dell'Europa  e  dell'A- 
sia, formando  come  un  mondo  a  parte, 
donde  uscirono  in  diversi  tempi  genti  nu- 
merosissime. Si  stabilirono  sulla  costa  del 
Ponto-Eusino,  intorno  alla  Palude  Meo- 
lide,  e  sino  alle  bocche  del  Boristene  e  del 
Danubio.  I  moscoviti  e  i  russi  hanno  con- 
servato i  nomi  di  Mosoch  e  di  Ross,  co- 
me opinano  alcuni. In  Asia,  senza  abban- 
donare i  due  fianchi  del  Caucaso,  si  di- 
stesero dalle  sponde  del  mar  Caspio  sino 


T  A  R 
a  quelle  del  mar  Ghiacciale,  e  verso  l'o- 
licute  non  furono  limitati  se  non  dal  pae- 
se de'Seri.  Cos'i  la  Scizia  d'Asia  corrispon- 
de appresso  a  poco  alla  Gran  Tartaria  o 
Tarlaria  Indipendente  o  Tnikestnn, altri 
dicono  il  Mogol.  Il  monte  Iniau  la  divi- 
dea io  due  parti:  una  di  qua,  l'altra  di 
\ì\^Scyl1ii(i  iiili-aliìiaumctcxtrn  Iinaiini, 
ossia  Scizia  Citeriore  e  Scizia  Ulteriore, 
lai/  confinante  al  nord  coll'Oceano  set- 
tentrionale, al  sud  col  marCiispio,  all'est 
colla  Scizia  Ulteriore,  all'ovest  colla  Sar- 
niazia  asiatica, abbracciava  38  popolazio- 
ni e  la  città  di  Danoba;  la  i."  lin)itnla  al 
nord  da  terre  incognite,  al  sud  dall'india 
di  là  dal  Gange,  all'est  dalla  Surica,  al- 
l'ovest dalla  Scizia  Citeriore  e  dal  paese 
de'Saci,  formavasi  da  7  popolazioni  e  da 
parecchie  città.  Gli  sciti  antichi  a  vea no  co- 
stumi semplici  e  virtuosi,  erano  giusti  e 
retti,  viveano  di  miele  e  di  latte,  ed  igno- 
rando leggi  e  arti,  viveano  sotto  le  ten- 
de; nomadi  coli' aiuto  de' loro  carri,  ve- 
stiti di  pelli,  metteano  in  piedi  numero- 
si eserciti,  ne*  quali  figuravano  anco  le 
donne  bellicose  per  natura  e  per  educa- 
zione; tagliavano  la  mano  destra  a'  vin- 
ti, armavano  gli  schiavi,  severissimamen- 
te punivano  il  furto,adora  vano  gli  Dei  del- 
la Grecia.  Quantunque  fossero  più  cupi- 
di di  difendere  la  propria  libertà  che  di 
attentare  all'alliui,  si  fereio  però  cono- 
scere in  una  spedizione  che  loro  acquistò 
l'impero  dell'Alta-Asia,  estendendosi  anzi 
sino  alle  frontiere  dell'  Egitto.  Divenuti 
padroni  della  Jerapoli  o  Bambice,  in  Si- 
ria, le  imposero  il  nome  di  INIagog,  loro 
padre,  e  la  città  di  T'ellisan,  in  l*alestina, 
prese  la  denominazione  di  Sritopnli.  Da- 
rio figlio  d'istaspe,  al  quale  questa  inva- 
sione somministrò  un  [ìreleslo  per  attac- 
carli sul  Danubio,  non  riportò  dalla  spe- 
dizione che  l'onta  della  sconfitta  e  la  per- 
dita della  massima  parte  del  suo  esercito. 
Altri  storici  riferiscono,  che  Dario  ceden- 
do al  consiglio  del  savio  Gobria,  si  ritirò 
(li  notte  tempo  nel  massimo  silenzio,  la- 
sciando poca  gente  e  di  nessun  conto  a 


TAR  2r)«; 

guardare  il  campo,con  gran  quantità  di  so- 
mari e  molti  fuochi  accesi,  adinchè  quelli 
col  loro  gridare,  e  questi  colte  loro  vam- 
pe, facessero  credere  che  i  persiani  veglias- 
sero a  fronte  del  nemico.  In  tal  modo  ter- 
minò la  formidabile  spedizione  di  Dario, 
e  gli' sciti  lo  videro  ripassare  l'Islro,  la- 
sciando loro  l'idea  della  sua  debolezza,  e 
la  fiducia  riposta,  nelle  loro  forze  non  che 
nella  sicurezza  del  loro  paese.  Alessandro 
il  Grande  non  fece  che  assaggiare  lesue 
forze  contro  gli  sriti  d'Asiache  abitavano 
di  là  dal  fiume  Jaxarte.  I\Ia  non  si  può 
meglio  giudicare  di  ciò  che  fusero  gli  sci- 
ti, se  non  dal  gian  numero  de'popoli  che 
ne  sono  usciti:  priuìa  di  nostra  era  i  parli, 
ne'primi  secoli  di  essa  i  goti,  gli  unni  ed 
i  vandali;  nel  X  secolo  i  turchi  selgiuci- 
di;  nel  XIV  gliottomani;finalinentei  mo- 
goli.  Però  al  tempo  della  granile  potenza 
de'romani  etano  ben  indeboliti,  e  Mitri- 
date armò  contro  di  essi  i  sarmati  che  lo- 
ro recarono  gravissimi  danni.  Di  tulli  gli 
autori  del  l'antichità,  Erodoto  è  quel  lo  che 
più  diflusamente  ha  scritto  intorno  a'po- 
poli  scili,  ma  con  lacconti  mitologici  e  fa- 
volosi. Pertanto  egli  narra  che  ili. "uo- 
mo nato  nella  Scizia,  circa  i  354  auni  a- 
vanti  l'era  nostra,  quando  era  deserta, 
chiamavasi  Targitao,  e  dicevasi  figlio  di 
Giove  e  d'una  figlia  del  fiume  P)orislene; 
egli  ebbe  3  figli  di  nome  Lipoxiade,  Ar- 
poxiade  e  Colaxiade,sollo  il  cui  regno  cad- 
dero dal  cielo  vv  aratro,  un  giogo,  una 
scure  ed  un'ampolla  d'oro.  Lipoxiade 
che  vide  il  1. "questi  attrezzi  andò  per  pren- 
derli, ma  l'oro  si  fece  ardente.  Avvicina- 
tosi Arpoxiade,  l'oro  s'infiammò  nuova- 
mente. Venuto  il  3."  fratello,  trovò  l'oro 
ralìieddato,  prese  qtie'4 effetti  e  li  portò 
seco,  il  che  rilevato  da'suoi  fratelli,  lo  la- 
sciarono solo  padrone  del  regno.  Aggiun- 
ge Erodoto,  ch'eranvi  6  specie  di  sciti, 
cioè:  I  .°Gli  Sciti  yjgriroli.  che  abitavano 
fra  il  Boiistene  e  il  Panticape,  e  da'greci 
chiama  vansi  5o/7.9/(7////.  dandosi  essi  me- 
desimi il  nome  di  Olbinpnlitij  i.°^\\Sriti 
Atnir^iani,  che  presero  nome  dalla  pia* 


296  T  A  11 

urna  delta  Àiiiyrgiiun ,  appaifeiiente  al 
paese  de'Saci;  3."  gli  Scili .  Irolcri,  ossia 
aratori,  che  abitavauo  al  di  sopra  degli 
Alagooi;  4-"  o''  '^'''''  Alleati,  che  dimo- 
ravano alla  sorgente  dell'lppani,  pioba- 
biliiienteneirUkrania  attuale;  5.°gli  Sciti 
J^oiiitidi.  il  cui  paese  era  olire  il  Panlica- 
pe, all'est  degli  agiicoli;  6.° gli  i^c/;/ /u'tz- 
//.  che  foimarono  una  numerosa  nazio- 
ne al  di  là  del  fiume  Gerro,  la  quale  e- 
stendevasi  al  mezzogiorno  fino  alla  Tau- 
ride,  e  verso  levante  fino  alla  Palude  IMeo- 
tide,  ed  anche  fino  al  Tanai.  Tutti  que- 
sti popoli  in  generale  si  chiamavano  Sco- 
lati, dal  soprannome  del  loro  re,  ma  piac- 
que a'greci  di  dar  loro  il  nome  che  por- 
tano presentemente.  Gli  scili,  per  la  loro 
situazione  geografica,  pel  rigido  loro  cli- 
ma, pe'loro  deserti  e  pe'Ioro  gran  fiumi 
erano  una  nazione  formidabile,  pronta 
sempre  a  invadete  le  nazioni  piii  felici,  e 
sicuia  dal  canto  suo  da  ogni  invasione; 
motivo  per  cui,  come  dice  Erodoto,  cod- 
servarono  la  loro  indipendenza.  Adora- 
vano gli  Dei  della  Grecia,  ma  al  solo  .Mar- 
te aveaiio  eretto  templi,  ed  una  vecchia 

scimitarra  di   ferro   tenea  luonro  del  si- 

o 

niulacro  di  quel  nume,  alla  quale  sagri- 
fìcavano  cavalli,  ed  auche  altri  animali, 
tranne  porci,  e  parimenti  la  centesima 
partede'Ioro  prigionieri  di  guerra,  i  (jua- 
li  venivano  scannali,  ricevendosene  il  san- 
gue in  un  vaso,  che  si  versava  poi  sulla 
scimitarra  divina.  11  Terzi  nella  Siria  sa- 
gra, parlando  della  Scizia  delta  Tarlarla 
e  de'  suoi  regui ,  nel  declinar  del  secolo 
XVII,  dice  che  la  Scizia  si  divideva  ia 
maggiore  appartenente  all'Asia,  e  in  mi- 
noie  spettante  all'Europa.  La  minore 
si  distendeva  tra  la  Palude  Meotide  e  il 
mare  Eusino,  confinando  colla  Moscovia, 
la  Podolia  e  la  Voliuia,  suddivisa  in  due 
parti,  la  prima  detta  aucoia  Procopense, 
e  Nogaieuse.  La  maggiore  era  divisa  iu 
o  regioni  o  proviucie,  cioè  Calai  orien- 
tale, Qatai  boreale.  Calai  australe,  Zaga> 
taia  sui  confini  della  Persia,  e  Turkestan 
verso  l'Indie  orieutali.  Gli  arabi  lacom- 


T  A  U 
ponevano  in  1 2  regni,Thibet,  Maurenaer, 
Olgaria,  Chalzagite,  Caulachite,  Mogol, 
Magog,  Maimans,  Tanguth,  Bagargari  , 
Niucamo  0  Tenduch,  e  Jupi.  Ciascuno  di 
questi  regni  avea  il  suo  sovrano:  quello 
di  Niucamo  avea  occupato  la  Cina,  raa 
quanto  questa  era  numerosa  di  città,  al- 
trettanto la  Scizia  ne  scarseggiava,  aven- 
done appena  1 3  ragguardevoli, che  ilTer- 
zi  chiama  Bagar,  Caimac,  Camur,  Cas- 
gar,  Cielis,  Caracoera,  IVIurtanan,  Samar- 
caud,  Sucur,  Tulufan,  Tobat  e  Taugm*. 
L'avv.°Caslellano  nello  Specchio geogra' 
fico,  riferisce  che  alle  contrade, cheall'est 
del  mar  Caspio  vanno  costeggiando  l'O- 
xo  e  r  Jaxarte,  davano  gli  antichi  greci 
il  nome  di  Scizia  Asiatica.  Quindi  esser 
verosimile  che  gli  sciti  d'Europa,  popoli 
della  razza  finnica, abbiano  occupato  in  e- 
poca  remota  questo  paese;  ma  le  nazio- 
ni conosciute  dalla  storia  come  abitatri- 
ci della  Scizia  Asiatica,  hcinno  i  caraltt-ri 
distintivi  assai  uniformi  a  quelli  de' tar- 
tari o  talari  attuali.  Il  eh.  scrittore  dice 
che  la  Tartaria  può  dividersi  in  Tarta- 
ria  lìulipeiuìcnte,  iu  Tartai'ia  Cincse.'ìn 
Tartaria  Russa.  Avendo  già  pailalo  di 
queste  due  ultime,  mi  resta  a  dire  della 
I.'  chiamata  da  alcuni  Gran  Tartaria  , 
altri  dicendo  taje  la  Tartaria  Cinese,  per 
quindi  riportare  un  cenno  generico  sulla 
predicazione  dell'evangelo,  e  sulle  noli- 
zie  ecclesiastiche  riguardanti  gli  sciti  e  i 
tartari. 

La  Tartaria  Indipendente  o  Turke- 
stan o  Ciagatai.  che  i  francesi  scrivono 
Tcliagatai.  è  una  contrada  della  parte  oc- 
cidentale  dell'Asia,  che  esteudesi  circa  da 
36"  a  5i°  di  latitudine  nord,  e  da  48°  a 
78°  di  longitudine  ovest.  Confina  al  nord 
culla  Siberia,  all'est  coli' impero  Cinese, 
al  sud  coir  Afganistan  e  colla  Persia,  ed 
all'ovest  col  mar  Caspio:  estendesi  circa 
per  55o  leghe  di  lunghezza,  per  4oo  di 
larghezza,  e  conta  i  i  7,000  leghe  quadra- 
te di  superficie.  In  proporzione  della  sua 
vasta  estensione,  appena  conta  più  di  3 
milioni  d'abitanti,  a  motivo  dell'orde  de' 


T  A  R  T  A  U  297 
tnrtnri  nomndi  o  erraiili.  Quo^fn  pnilodi  mollo  snie.  L'industria  è  attiva  presso  i 
Tarlaiia  cos'i ciicoscritla.  può  rif^naidaisi  bnkari;  i  kirgliiz  sono  noinadi  e  di  pocfì 
come  una  porzione  del  gran  pendio  occi-  indo'shia.  Il  commercio  fiorisce  nell'in- 
dentale  d'  Asia,  incominciando  qui  l'in-  terno  fra'diversi  stali,  ed  all'esterno  co* 
dina/ione  del  grande  Altipiano  clie  oc-  russi,  persiani,  indostani  e  cinesi,  da'qnali 
cupa  l'altra  parte  di  Tarlarla  SMi^gelta  alia  si  fanno  numerose  importazioni,  e  anche 
Cina.  La  Tartaria  Indipeiidcnte  appar-  (li  lusso.  Gli  abitanti  sono  niella  maj^gior 
tiene  interamente  a'bacini  delMedilerra-  parte  maomettani  sminiti,  e  della  raz^a 
lieo.  Il  mar  Caspio  non  vi  riceve  corion-  tatara  o  tartara  di  cpiesta contrada:  poco 
ti  notabilissime,  le  principali  essendo  il  inciviliti,  il  numero  maggiore  è  nomade, 
Ttjen,  l'Atrek  e  il  Gnrglien;  vanno  pure  proclive  al  ladroneccio  e  all'indipenden- 
noiiiinati  Ira'  maggiori  corsi  d'  acqua  il  za.  Si  dividono  i  tartari  in  più  Iribh,  le 
Dijlinn  o  A  niii-deria,  che  traccia  una  par-  principali  essendo  i  turcomani,  i  kirgliiz 
te  del  limite  meridionale,  e  il  SiluinoSyr-  e  gli  usbeki  d'origine  tuica  e  ne  [)ail;»no 
dona,  che  innalìla  la  parte  centrale,  am-  la  lingua;  formano  cpiesli  la  nobiltà  del 
bedtie  tributari  del  mar  d'Arai.  Grandi  paese,  compongono  l'esercito,  e  cuopro- 
laghi  sono  l'Axacal-barby,  il  Telcgiil,  il  no  tutte  le  pubblichecariche:  i  bukari  so- 
Kaban-Kudal,  il  Sikirtik.  Il  clima  è  gè-  no  d'origine  persiana.  Vi  sono  molli  e- 
ncralmenle  mite  e  salubre:  la  primavera  brei,  boemi  o  zingari,  e  afgani.  La  Tar- 
comincia  di  buon'eia, e  presto  le  succe-  triria  fiì(li'priìrlr//fr  è  9.\.ata  cos'i  chiamata 
de  l'estate,  in  alcuni  luoghi  temperato  da  per  opposizione  alla  TarUiridCincscnn- 
Tenti  freschi  e  da  pioggie  abbondanti,  ne-  mecol  quale  viene  designato  l'insieme  del- 
gli  altri  il  calore  è  oppressivo;  riesce  l'aii-  la  Mongolia  ,  della  Mandsciuria  e  della 
tonno  piovoso,  l'inverno  tardivo,  ma  ri-  Piccola  Bukaria  o  Kasgar;  non  pareab- 
goroso.  Le  sabbie  del  deserto  traspoi  fa>e  bastanza  giustificato  di  chiamarsi  tartari 
da  venti  impetuosi  oscurano  l'atmosfera  i  mongoli  e  i  mandsciù  ,  secondo  alcuni 
eannientano  le  messi, nell'estate  e  nel  ver-  geografi.  Dividesi  la  Tai  tarialndipenden- 
110.  Frequenti  vi  sono  i  terremoti.  In  al-  te  in  3  gran  parti,  che  in  oggi  nientehan- 
cune  parli  il  regno  vegetale  è  povero,  in  nodi  politico,  e  sono:  il  iMavarcnnahai\ 
altre  feracissimo  e  ben  coltivalo  di  riso,  il  6'(7r/.v/;zoo/ir/j^r/.<i'/7i,ed  ilpaesede'/C/r- 
frumenlo  e  altri  prodotti.  Gli  orti  prò-  f::liìz.  Il  Mavarennahar  è  suddiviso  in  3 
ducono  la  maggior  parte  de'frutti  d'Eu-  kanati  o  stati  particolari,  cioè  la  Tiuka- 
ropa;  l'uve  di  varie  specie,e  reputate  le  ria,  il  Rokan,  e  ilBadakchan.  llCarismo 
migliori  del  globo,  danno  un  vino  squi-  comprende  il  kanaLodi  Khiva  e  la  Tur- 
sito;  ottìtui  sono  i  meloni,  e  soprattutto  le  con)ania  oTurkestan.  I  kirghiz  sonopar- 
angurie;  co'mori  gelsi  si  nutriscono  i  ha-  liti  in  3  orde,  ma  non  si  trova  che  la  gran- 
chi da  seta,  e  colla  corteccia  si  fabbrica  la  d'orda,  le  altre  essendo  nomadi.  La  pri- 
rinomala  carta  bukhara  :  sommamente  maria  città  è  Cukara  o  Bokara,  residen- 
proficue  sono  le  coltivazioni  del  cotone,  za  del  kan,  e  capitale  della  Bukaria,  In 
della  canapa,  del  lino,  del  tabacco  e  di  quale  faceva  anticamente  [)artedellaSog- 
altro.  Si  allevano  bovi  senza  corna,  cam-  diana,  che  dopo  la  conquista  d'Alessan- 
melli,  capre,  pecore,  cavalli  di  bellissima  dio  divenne  provincia  dell'  impero  gre- 
razza,  muli  e  asini  di  tutti  i  colori.  Non  co  della  Battriana.  Bnkara  fu  conquista- 
manca  d'animali  selvatici,  numerosissimi  ta  neh  220  da  Gengis-Ran,  neliSyoda 
sono  gli  uccelli,  specialmente  di  rapina  e  Tamerlano.enel  1  4<)"^<^''''o''*^'^'^^'*^'!' T"^' 
le  pernici.  Vi  si  trovano  miniere  di  carbon  li  fondarono  una  possente  monarchia  che 
fossile,  d'argento,  d'oro  e  di  lapislazzoli,  sino  al  i654  fu  retta  da  vari  kan  parti- 
nia  poco  si  curano.  I  laghi  producono  oolai  i,  e  poi  venne  divisa  come  ora  tro- 
voL.  Lxxii.  9.0 


2C)H  T  A  II 

Tasi.  In  Afnann  sohhorgodi  Rokara,  nac- 
que il  celebre  filosofo  Avicenna.  La  Uii- 
karia  comprende  la  maggioic  e  miglior 
j>arle  della  Tartaria  Indipendente.  Nella 
linkaria  e  pure  Sduirnhaiìda,  antica  ca- 
pitale di  tutta  la  Tarlaria  Indipendente, 
quindi  soltoTimur  oTainerlano  sede  del 
suo  vastissimo  impero.  Il  Carismo  trae  il 
nome  da'Coiasmiani  che  un  tempo  abita- 
vano il  paese, Rbiva  u'è  la  capitale,  resi- 
denza delkan:  il  re  di  Kliarism  colla  sua 
fermezza  e  intrepid ita  feceargine  alle  con- 
quiste rapide  di  Gengis  Ivan  sovrano  del 
Mogol.  Alla  sua  morie  siccome  parte  di 
questa  contrada  passò  in  dominio  del  suo 
.secondogenito  Ciagalai,  il  paese  ne  prese 
il  nome.  11  Turkestan,  abitato  da'turco- 
mani,  lia  per  capoluogo  Tachkeiid  ,  e  il 
proj)rio  principe.  Il  Rirghiz  rimpiazza  u- 
na  parte  dell'antica  Scizia  di  qua  dall'I- 
niaus,  abitata  da'  massageti  e  da  alcune 
altre  popolazioni,  ed  il  capod'ogmma  del 
le  3  orde  assume  il  titolo  di  sultano:  i  rus- 
ki  nel  1606  soggiogarono  il  Kirgliiz,  tut- 
lavolta  Ie3  orde  godonoassoluta  indipen- 
den?a,  e  sebbene  l'orda  mezzana  e  la  pic- 
cola prestino  alla  Russia  giuramento  di 
fedeltà,  pure  non  pagano  alcun  tributo, 
anzi  da  essa  ricevono  annualmente  de'pic- 
coli  presenti.  La  storia  della  razza  tarta- 
ra perde  molta  della  sua  importanza  dal 
momento  in  cui  più  non  vi  si  legano  i  fa- 
mosi nomi  di  (jengis-Kan  e  di  Tamer- 
lano;  il  maggior  suo  titolo  alla  rinoman- 
za essendo  quello  d'aver  veduto  uscii  e  dal 
suo  suolo  la  nazione  turca,  che  tolse  agli 
arabi  lo  scettro  deirislamismoomaomet- 
lismo. 

La  religione  cristiana  fu  predicata  nel- 
la Scizia  dall'apostolo  s.  Andrea,  alcuni 
intesero  nella  Scizia  europea,  altri  nella 
Scizia  al  di  là  di  Sebastopoli  nella  Coichi- 
de,  altri  in  ambedue  le  regioni  lo  celebra- 
no apostolo:  i  sostenitori  in  favore  della 
Scizia  europea,  in  prova  vi  aggiungono 
chediduse  l'evangelo  nella  Tracia  e  spe- 
cìalmentea  Bisanzio,oggi  Costantinopoli. 
Il  Terzi  dichiara  che  nella  Scizia  spuntò 


T  A  U 
il  I."  raggio  della  luce  evangelica  per  o- 
pera  e  virtù  del^apo^lo!o  s.  Filipj)o,  es- 
sendogli toccata  in  sorte,  quando  gli  a- 
postoli  si  decisero  conquistar  rumverso  a 
GesùCrislOjdisperdendosi  nelle  varie  par- 
ti del  mondo.  Secondo  Metafraste,  vi  re- 
cò meraviglioso  [)i  ofilto  nello  spazio  di  4 
lustri.  Il  Piin;d(li  negli  .hiììali  m  Icsia- 
.v/7V7.airanno44)''*'^»l^'  chcs. Andrea  pas- 
sò agli  sciti,  come  dicono  Origene  ed  Eu- 
sebio, e  quindi  in  Grecia  ed  in  Epiro;  e 
che  aggiuugonoSofi'onioùDoroteoealtri, 
che  non  solo  s.  Andrea  fu  mandalo  agli 
sciti,  ma  a'  sogdiani,  a' sachi  e  agli  elio- 
pi.  Di  s.  Filippo  riferisce,  che  coltivò  col- 
l'evangelo  I'  Asia  superiore,  insieme  con 
s.  Bartolomeo,  e  parte  della  Scizia,  pre- 
dicandovi per  qualche  tempo,  e  finalmen- 
te consumando  il  martirio  in  (Ici-npoli o 
Jcrnpnli iW  87  anni. Dichiara  il  Piazza  nel 
Mcnologio  roniaiw,  che  s.  Filippo  dupo 
d'aver  convertita  quasi  tutta  la  Scizia  alla 
fede  cristiana,  fu  posto  in  croce,  e  poi  da' 
sassi  oppressosi  riposò  nel  Signore.  Inol- 
tre Piazza  neir  Euscvologio  di  Ronn/  ri- 
ferisce che  s.  Andrea  dopo  1'  Ascensione 
andò  a  predicare  nella  Scizia,  nell'Epiro, 
nella  Tracia  e  nell'  Acaia  ,  morendo  in 
Patrasso.  Anche  l'apostolo  s.  Tommaso 
si  vuole  banditore  dell'evangelo  a'tarla- 
ri,  predicandola  fede  a'mongoli,  e  ad  al- 
cunealtre nazioni  della  grauTartaria.Che 
fu  neW'Iiidic  oricutali,  abitate  da  molti 
popoli  tartari,  lo  riportai  in  quell'artico- 
lo. Egli  è  almen  certo,  dice  l'annotalore 
di  Butler,  che  1'  evangelo  fu  annunziato 
fino  da'primi  tempi  verso  il  Tibet,  e  in 
alcune  contrade  orientali  della  gran  Tar- 
taria, sulle  frontiere  della  Cina.  I  piin- 
cipi  conosciuti  sotto  il  nome  di  Prete  Jan- 
in  {J^-).  l'ullimo  de'quali  fu  vinto  e  uc- 
cisoda  Gengis-Kan,  regnavano  nella  Tar- 
taria orientale  in  Asia,  oltre  in  Etiopia, 
come  testifica  Ottone  di  Frisinga  ed  al- 
tri. 11  Catron  pretende  neW Istor.  dell'im- 
pero del  Mogol,  che  Tamerlano  av^^sse 
dell'inclinazione  pel  cristianesimo;ma  con 
più  di  ragione  l'Herbelot  esser  va,  che  quel 


T  A  R  T  A  R  299 
conquisfalore  favon  troppo  più  il  inno-  inn  f^oli,  il  die  dichiara  pure  la  medaf^lia 
nieltismo.  Vi  erano  (Ic'caltolici  (la'l.nla-  ripKidolla  (l;t  Ilinnldi.I'Vco  la!  f^iiciiaCriil 
ri,  ma  la  maggior  parte  de'crisliaui  del  licaiio  console,  d  (juale  ffcnendo  in  Fdip- 
paese  erano  lìcslnn'fTnJ.  e  ubhitlivano  al  popoli  di  conibaltere  gli  sciti  iimiiinern- 
patriarca  di  Mosul.  Il  neslorianismo  go-  bili  e  mentre  si  disponeva  alla  fuga,  i  ss. 
deva  molti  privilegi  sotto  i  maomettani,  Gio.  e  Paolo  l'invilnrona  a  farsi  cristiano 
come  gli  altri  ert'lici  eutiLhiani.  l*arein-  promettendogli  vittoria.  Appena  egli  ne 
oltre  che  i  tartari  abbiano  dato  antica-  lece  voto,  con  celeste  ainlo  111  introdotto 
mente  alcune  cognizioni  del  cristianesimo  nel  campo  nemico,  e  giunto  dal  re,  que- 
a'cinesijcd  alcuni  monumenti  trovati  da  sii  si  gettò a'suoi  piedi  pregandolo  di  con' 
missionari  lo  provano.  Il  Rinaldi  descri-  servargli  la  vita.  Questi  è  quel  s.  Galli- 
vendo  come  il  mondo  era  una  vasta  sei-  cano  che  abbandonate  le  grandezze  mon- 
va  di  mostri,  allorché  gli  apostoli  iinpie-  (lane,  si  ridussea  ^As//// ad  esercitarsi nel- 
sei  o  a  illuminarlo  colle  divine  leggi,  ii<ir-  le  piìi  edificanti  virlìi,ospilnndoeserven- 
ra  come  i  convertiti  messageti  deposero  do  i  pellegrini.  Intanto  già  gli  sciti  avea- 
ogni  inumanità  e  fierezza  quando  l'ab-  no  una  chiesa  vescovile  nella  città  di  7b- 
biacciarono,  poiché  credevano  infelice  chi  vii[ì  .), metropoli  dellal'iccolaScizia,con- 
non  moriva  di  morte  violenta,  avendo  sta»  traila  del  Ponto  e  provincia  della  diocesi 
bililo  d'uccidere  e  mangiare  i  vecchi.  I  di Tracia,che secondo  Sti;d)one  e  Pompo- 
caspii  co'cadaveri  umani  nutrivano  i  ca-  nioMela  estendevasi  dalle  bocchedel  Da- 
ni; gli  sciti  sotterravano  co'morti  gli  uo-  nubio  al  fiume  TjM-a.  Il  vescovo  di  Tomi 
mini  vivi.  Nell'anno  1  02  il  4-''l'<ip3s.  Cle-  divenne  arcivescovo  onorario  senza  siif- 
mente  Isanlifìcòil  maredella  piccola  Tar-  fraganei,  e  di  questi  colle  loro  sedi  n'eb 
taria  presso  Clurso  [f  .)  del  Chersoneso  be  altri  9  la  Scieia  del  Chersoneso  Tau- 
Taurico,  vicino  alla  Palude  IMeotide,  ove  rico,  che  andrò  ricordando  nell'epoche  ili 
era  sfato  esiliato,  quando  per  la  fede  vi  loro  erezioni ,  comprendendo  nelle  loro 
fu  sommerso;  dopo  aver  consagralo  70  diocesi  la  Tartaria  e  la  Crimea.  Perse- 
chiese  nella  contrada  mentre  eravi  stato  guilando  l'ariano  imperatore  Valente  la 
relegalo,  come  leggo  nel  Cecconi,  //  s/7-  chiesa  cattolica,  nel  Syrsi  recò  nella  Sci- 
rro ritn  (U  mnfagrnre  le  chicxc,  p.  i  65.  ziaov'erano  molte  città,  reltedal  solo  ve- 
Frattanto  ne' successivi  secoli  e  verso  la  scovo  di  Tomi, città  grande  e  ricca,  eden- 
decadenza  del  romano  impero, le  orde  no-  Irato  nella  sua  cattedrale  si  sforzò  d'iii- 
madi  degli  sciti  con. inciarono  a  usciredai  durre  il  vescovo  Breltannione  colle  sue 
loro  paesi,  per  ricercare  altrove  contrade  persuasioni  a  comunicare  cogli  eretici  a> 
piìi  fertili  e  deliziose.  Nel  33  o  riferisce  Ri-  nani;  ma  il  sacerdote  di  Dio,  poiché  eb- 
naldi,  che  Coslantino  I  il  Grande,  dopo  be  con  mirabile  costanza  e  libertà  parla» 
aver  fabbricato  un  ponte  suiristro,gtier-  lo  al  perfido  principe,  in  difesa  della  ikti\Q 
leggio  gli  sciti  entrati  nell'impero  roma-  stabilita  nel  32j  nelconcilioNiceno,  ov'e- 
no,  ma  perde  nella  battaglia  la  maggior  la  intervenuto  il  predecessore  suo,  da  lui 
parte  dell'esercito,  g  si  salvò  colla  fuga,  al  part'i  recandosi  in  altra  chiesa,  seguilan- 
dire  di  Zosimo.  Però  Eusebio  e  tulli  gli  dolo  il  popolo.  Pertanto  vedendo  Valen- 
altri  che  scrissero  le  cose  dell'imperatole,  le  che  tulli  gli  aveano  voltato  le  spalle, 
alfeimano  ch'egli  ebbe  vittoria  sopra  gli  lasciandolo  solo,  forte  sdegnalo,  esiliò  il 
scili,  per  cui  mentre  per  l'addielro  l'im-  santo  vescovo:  indi  lo  richiamò,  per  li- 
pero  rendeva  loro  tributo,  li  costrinse  ad  more  che  gli  sciti  non  tramassero  perciò 
essere  tributari  dell'impero  stesso,  libe-  cose  nuove  e  non  rinnovassero  le  stragi 
rando  laTracia  che  aveano  occupalo. Qnc-  fatte  sotto  Costantino  I.  Rinaldi  all'anno 
sii  scili  fui  onoquclli  ches.  Girolamo  chia-  3f)G  racconta  altre  conversioni  alla  li.'de 


3oo  T  A  R 

«Ici^li  scili,  con  rauloiilà  di  s.  Gii'ol:imo 
t;  di  s.  l'aolinn;  imperoocliè  s.  Niceta  ve- 
scovo della  Dacia  medilenanea  e  gran- 
de aposlolo,  ridusse  al  crislianesirno  non 
meno  i  dacii,  che  i  bassi,  i  goti  e  gli  scili. 
Gii  scili  e  gli  nnni, nomadi  epagani,nel/p, '^ 
passalo  r  Islro  enliaiono  nell'impero,  e 
grave  danno  fecero  a'popoli  di  Tracia, mi- 
nacciando d'assediare  Coslanlinopoli  e  di 
abbatlerla  al  suolo.  L'imperatore  Teodo- 
sio li,  raccomandalosi  con  divolo  cuore 
a  Dio,  quesli  abbate  i  barbari  fieri  e  su- 
perbi,annienlandoli;  poiché  Cuga  o  Iloi- 
la  o  Rugila  loro  duce  percosso  dal  fulmi- 
ne infelicemente  mori,  ed  entrata  la  pe- 
stilenza nell'esercito  ne  uccise  la  maggior 
parte,ed  il  fuoco  venuto  dal  cielo  arse  mol- 
tissimi de'  superstiti.  Dopo  aver  Cuga  o 
lioila  minaccialo  Io  sterminio  de'greci  e 
romani,  i  suoi  nipoti  Attila  e  Bleda  ne  e- 
reditarono  il  potere,  che  ili.°di  essi  con- 
solidò in  se  stesso  mediante  il  fratricidio. 
Questo  barbaro  si  fece  chiamare  re  degli 
Limi  [J  .),  e  spaventò  il  mondo  colla  sua 
formidabile  possanza,  cacciando  i  goti  e 
i  vandali  dall'occidente.  Ninna  irruzione 
lasciò  nel  suo  passaggio  piìi  grandi  rovi- 
ne, tranne  i  vandali,  dacché  gli  uiuii  po- 
nevano la  loro  gloria  in  distruggere  e  se- 
gnalare il  proprio  nome  cambianflo  in  va- 
ste solitudini  le  contrade  conquistate. Nel- 
la Scizia  era  stata  eretta  un'altra  sede  ve- 
scovile chiamata  Zichia  (  P .),  che  nel  45 1 
il  concilio  generale  di  Calcedonia  sogget- 
tò alla  chiesa  di  Costantinopoli.  La  Scizia 
già  avea  i  suoi  inoliaci,  fra'  quali  gli  a- 
C(/ncti.i:he  esercitavano  \a salmodia  sen- 
7a  inlerruzioriejma  alcuni  di  questi, e  mas- 
sime Giovarmi  Massenzio  e  Leonzio,  con 
apparente  difesa  del  concilio  di  Calcedo- 
nia, sforzandosi  di  ristabilire  l'eresia  d'Eli- 
ticiìc  e  di  Nestorio,  abbracciando  l'eresia 
de'  Tcopascliili  (T  .).  ti'a  le  alti-e  sostene- 
"vano  la  proposizione:  Uinini  de  Trinita- 
te  passurn  in  carne,\n  vece  di  dire  Unam 
pcrsonam  de  Tr/z^/to/r.  Dappoiché  senza 
jtveie  riguardo  alcuno  alla  proprietà  del- 
le voci,  a(Terniavano  la  divinità  aver  pa- 


T  A  R 
ti  lo  ed  esser  moria  :  L'niis  de  Trini  late 
cruci fì.riis  in  carne;  e  ciò  volevano  per- 
suadere agli  altri  con  tal  modo  di  parla- 
re, l'apa  s.  Ormisda  nel  .'iif)  la  ri|)rovò 
come  nuova  e  sospetta,  f.iciiea  interpi'e- 
tarsi  in  sinistra  parte  dagli  eretici  iiesto- 
riani  eeulichiani.La  proposizione  die  luo- 
go a  una  corrtroveisia  che  durò  2  j  anni 
a  disputarsi  con  vigor'e,  finché  e  come  de- 
scrive Novaes  nella  Storia  de' Pontefici. 
il  Papas.  Giovanni  II  appr'ovò  come  cat- 
tolica la  proposizione;  Lniini  de  Trinità- 
te  e.\se  nassuni  in  carne  j  condannando 
quella  de'monaci  della  Scizia:  Unus  de 
Trini  tate  criicìflxiis  est  carne. àa  essi  cal- 
damente difesa,  significando  a'monaci  che 
se  non  desistevano  di  condannarla  per  e- 
retica,  li  separ'erebbe  dallaChiesa;indi  da 
Papa  Vigilio  e  dal  concilio  gener'ale  V^,  la 
sentenza  conti'o  i  monaci  scili  fu  nuova- 
mente riconosciuta  per  cattolica.  Si  può 
vedere  il  Noris, Ilistoriac  controversiae  : 
De  uno  ex  Trini  tate  carne  passo  ^  l.  3  , 
cap.  4,  p-  Bo4;  e  Dissert.  hist.  De  uno  ex 
Trini ttite passo:  arcedunt  hist.  Pelagia- 
nae,V\.omaeiGg'j.  Il  Rinaldi  trattandode* 
Papi  s.  Ormisda  es. Giovanni  II,conqnaI- 
che  diffusione  ragiona  de'monaci  scili  oc- 
culti eulichiani  e  nesloriatv  Massenzio  e 
Leonzio,  e  della  pr'oposizione:  L'niini  de 
Trinitate  criieifixuin,  che  pretendevano 
essere  necessario  d'aggiungere  al  concilio 
di  Calcedonia.  Avendola  rifiutata  i  legali 
apostolici  Vittore  e  Dioscoro,  per  elimi- 
nare qualunque  cavillosa  inter'pietazione 
o  prelesto  per  impugnar'eil  concilio diCal- 
cetlonia,  e  solo  bastare  professare  il  conci- 
lio di  Calcedonia  per  dimostr'arsi  cattoli- 
co, i  due  monaci  novatori  sdegnati  con- 
tro di  essi,  appellarono  a  s.  Ormisda  re- 
candosi in  R.oma, protetti  da  Vitaliano  du- 
ce deiresercito,en)illanlandosi  nella  lega- 
zione spedila  a'  vescovi  africani  come  se 
fossero  legali  della  chiesa  orientale  che 
sentiva  con  lor'o.  A  rroroe  di  tutti  i  vesco- 
vi africani  rispose  s.  Fulgenzio,  senza  so- 
spettare che  sotto  tali  parole  si  i-avvolges- 
se  la  bestemmia,  e  schivando  le  ambigui- 


TAR  TAR                    3oi 

là,  usò  la  voce  l'crso/ui,  e  come  vei'ocat-  calo  ili  Costiiiiliiiopoli.  Tali  furono  le  sedi 
lolico  ilisse  :   L  mi  ex  Triiiildtc  jursomL  di   Tomi  (che  nel  ()8(')  avcii  dato  alla  cat- 
Cliristus  Dei  Filiiis  iiiiiiiis,  ut  nos  sai'  tedra  apostolica  Papa  Coitone),  Clwrso, 
V{HU'trar/icconr('i)tiuctnatiiselc. Larici'-  lìosjjorn,  Mutri^n  poi  unita  a  Zìcliia,  e 
lìdia  di  tali  sciti  die  motivo  a  s.  Folgen-  Caucaso  o  Monte  Caucaso,  della  (juale 
aio  di  scrivere  l'eccellente  opera:  De  in-  contrada  riparlai  nel  voi.  XLV,  p.  i52, 
cai-utitiinic  J  l'i'lii.cli^rdliti.ct  liln'ro  tir-  insieme  alla  (^ircassia.  Altre  sedi  vesco- 
Jiili-io.  Il  Papa  s.  Ormisda  fece  trattenere  vili  delia  Scizia  e  del  Cliersoneso   Tau- 
i  monaci  sino  al  ntorno  ile'Iegali  da  Co-  nco,  divenule  arcivescovili  nel  l.Y  secolo, 
stantinopoli,  giunti  i  quali  in  Roma  e  ve-  lurono:  Alania  o  Albania  presso  gli  ala- 
deiidosi  i  monaci  scoperti  volevano  fiig-  ni,  i  lazi,  i  circassi,  i  russi  ,  popoli  cpiasi 
gire,  ma  il  l^«pa   li  fece  diligentemente  tulli  derivali  dagli  scili;  Lilhailia  e  Nico- 
giiardaie,  notificando  agli  orientali  la  Io-  psis.NeIr)-  i  rimperatoreGiovanni  Zemi- 
ro  [lerlinace  ostinazione  alle  sue  animo-  sce,  con  l'aiuto  de'ss.  Giorgio  e  Teodoro 
niziuni.  Massenzio  come  più  dotto  scrisse  martiri,  vinse  in  diverse  e  pericolosissi- 
un' apologia,  piena  di  menzogne  e  calun-  me  battaglie  gli  sciti  e  turclii  collegali  coi 
niecontio  il  legato Dioscoro,  incolpando-  russi  e  bulgari ,  tutti   con  altri  barbari 
lodi  nestorianismo  insieme  a  Vittore,  in-  piombali  sull'impero  in  piìi  di  3oo,uou 
di  col  compagno  gli  riuscì  evadere  da  Ro-  combattenti.  In  (piai  modo  prodigioso  fu- 
ma. Dipoi  esaminando  s.  Giovanni  li  la  rono  scondtti  gli  scili  e  gli  altri,  lo  rao- 
clainorosa  controversia,  a  togliere  ogni  oc-  conia  Rinaldi.  iN'el  declinar  di  (juesto  se- 
casione  d'inganno  agli  astuti  ed  empi  e-  colo  e  ne' primordi  del  seguente,  l'orde 
reliei,  dicliiarò:  Rcclc  (licitar  Liiuni  de  tartare  de'turchi  abitatori  dell'  est  della 
Tiinitate  juissuni,  sed secuvius additur,  Taitaria,  invasero  la  Persia,  e  vi  fonda- 
pa.ssuni  in  carne.  Dieturus  eri^o  L/iu/n  rono  la  duiastiade' Selgiucidi:  guadagna- 
de  Trinil:ite j)as.suni,j}rius  addat,onini-  ronosu4punlidiirerenli  rEufrale,es'iin- 
f)ote/itis  Dei  una/n.substantìa/n,  tres  es'  padronirono  delle  piìi  ricche  provincie 
se  persoiuis  ex  (juibus  una  persona  idest  iìaW'Asia  Minore  e  della  Siria.  iVel  seco- 
Filius  Dei perinanens,  lioniofactus,iia-  lo  XII  l'impero  della  Tartaria  pervenne 
tus  et passus  sit. ncque Patrcncque  Sj)i-  a  tal  vasiiià  e  possanza  ,  che  fu  uno  dei 
ritu  saneto  pariler  incartiatusjcpunnvis  [)iìi  formidiibili  che  abbia  esistito.  Gen- 
opus  nastrai.'  redcnintionis   totae  Jiicrit  gis-Kan,  capo  della  Iribìi  mongola, aveu- 
Trinitas  operata  etc.  A  questa  sentenza  do  riunito  sotto  le  sue  insegne  tutte  le  tri- 
s'accoslò  il  celebre  e  dotto  scita  Dioiugi  hìx  vicine,  conquistò  successivamente  la 
//  Piccolo  (/  .),  mostrando  piamente  do-  Cina,  la  Persia,  e  tutta  l'Asia  dal  mar  Ne- 
versi  dire:  Lnitm  ex  Triniiale  jìassuiii  ro  al  mar  dell'Indie:  regnò  dali?,o6  al 
///  carne.  Così  terminò  la  famosa  contro-  i  22(),  e  di  lui  parlai  in  molti  articoli,  di- 
versiadi  alcuni  monaci  acemeli  scili,  C(jn-  cendo  di  sue  immense  compiiste.lsuoi  suc- 
damiando  s.  Giovanni  li  quelli  che  im-  cessori  aggiunsero  a  tali  concjuiste  quel- 
pugnavano  la  professione  di  fede  di  Giù-  le  contrade  che  accennai  in  principio,  e 
sliniano  11  imperatore.  Successivamente  l'Europa  sarebbe  divenuta  loro  schiava, 
propagandosi  il  cristianesimo,  ad  onta  del  si;  le  suddivisioni  non  avessero  indebolito 
uiaometlismo  abbracciato  da  molti  tar-  il  gigantesco  impero.  ]Veli2?,4  la  regina 
lari, >i andarono  erigendo  diverse  sedi  ve-  di  Cim-i^ia  scrisse  a  Papa  Onorio  III  i 
scovili  nella  Scizia  e  Chersoneso  Taurico,  gravi  danni  ricevuti  da'tarlari,  i  quali  pe- 
clie  nel  secolo  IX  furono  elevate  al  gra-  rò  ordinariamente  lasciavano  che  i  popò- 
do  arcivescovile  onorario,  oltre  Ziehia  di-  li  soggiogali  rimanessero  nella  [)rimiera 
venuta  lucliupolilaua,  tulle  ucl  puUiar-  rcliyiouc.  L'auuoi24i  i  larlanguaslaro- 


3o2  T  A  K 

no  ijiìi    [iKJviiicie  calloliclic,  nella  Polo- 
nia, iieirUtit;lieria,  itclla  Russia,  iiellaGa- 
zaiia,  nella  Geiiiiauia,  Moravia  e  in  mol- 
li alili  regni;  arsero  Cracovia,  e  tuiraco- 
losameule  l'urono  costretti  abbandonare 
AVratisiavia.  Tutte  quelle  terre  furono 
tinte  ili  sangue  umano,  di  arcivescovi  e 
vescovi,  nulla  risparmiando  la  ferocia  tar- 
tara. Perciò  dopo  la  metà  di  questo  seco- 
lo furono  tenuti  da'cattolici  molli  sinodi, 
per  trovare  soccorsi  e  piendere  degli  e- 
nergici  provvedimenli,  onde  frenare  l'in- 
vasioni de'tartari,  come  notai  nel  descri- 
\eili.  Innocenzo  iV  nel  i  ^45  celebrando 
il  concdio  generale  di  Lione  1,  caldamen- 
te insinuò  la  repressione  della  polenta  e 
delle  barbarie  de'tartari,  che  descrive  il 
Iiinaldi,  e  per  uomini  apostolici  furono 
scelli  i  domenicani  ed  i fi ancescani, zelan- 
ti ed  esemplari.  Considerando  cpael  zelan- 
te Papa  la  molliludine  de'tartari  e  sciti, 
le  Provincie  da  essi  soggiogale,  le  grandi 
vittorie  riportate,  per  ammansarli  e  con- 
vertirli da'loro  errori  idolaliici,  maomet- 
tani o  di  eresie,  mandò  nelle  loro  parli 
alcuni  frali  francescani,  che  non  temeva- 
no di  esporsi  per  amore  a  Cristo,  pronti 
d'affrontare  ogni  fatica  e  pericolo.  Scris- 
se una  lettera  al  re  e  a'popoli  della  Tar- 
larla, colla  quale  dichiarò  loro  i  principa- 
li njisteri  della  nostra  fede,  perchè  la  ri- 
cevessero; dap[)oÌLhè  qual  vicario  di  Cri- 
sto procurava  secondo  il  suo  olficio  la  sa- 
lute eterna  di  essi, e  perciò  inviava  loro  i 
detti  religiosi.  Per  mitigarla  ferocia,  l'or- 
goglio e  le  conquiste  de  tartari,  scrisse  lo- 
ro un'altra  lettera,  ammonendoli  che  non 
volessero  incrudelire  verso  quelli  ch'era- 
no partecipi  della  natura  medesima;  imi- 
tassero la  scambievole  congiunzione  de- 
gli spiriti  celesti,  o  almeno  degli  animali 
bruti  privi  di  ragione,  i  quali  per  fieri  che 
sicno  perdonano  alla  loro  specie.  Adem- 
pirono i  francescani  la  legazione,  tolleran- 
do con  gran  costanza  gli  stenti  e  la  fierez- 
za de'tartari,  guidati  dal  nunzio  aposto- 
lico fr.  Lorenzo  di  Portogallo,  cui  succes- 
ic  r  insigne  propagatore  dell' ordiuc  fr. 


T  A  11 

Giovanni  Cupino  perugino  da  Piaiicarpi- 
no  o  Pianocarpo,  che  scrisse  un  libro  sui 
costumi,  superstizioni,  dominii,  potenza 
e  guerre  de'tartari,  descrivendo  l'elezio- 
ne del  kan  o  imperatore  o  re  Cujuc,  se- 
guita nel  124^^  dopo  il  loro  arrivo,  per 
morte  d'Ogotai  successore  diGeiigis-Kan. 
11  nuovo  sovrano  parevache  si  volesse  ren- 
dere cristiano,  e  n'era  segno  i  chierici  cri- 
stiani che  teneva  presso  di  se  e  mantene- 
va. Avea  sempre  avanti  al  suo  maggior 
padiglione  la  cappella  de'  cristiani,  ove  i 
chierici  salmeggiavano  e  cantavano  libe- 
ramente con  rito  greco.  Sebbene  l'impe- 
ratore Cujuc  avesse  egregia  propensione 
per  la  religione  cristiana,  e  non  ricevesse 
scortesemente, all'usato  modo  de'bai  bari, 
i  nunzi  n)aiidati  da  Innocenzo  IV,  nondi- 
meno fece  sa[iereal  Papa,  ed  a  tutti  i  le- 
gni e  popoli  d'occidente,  di  sottomettersi 
all'impelo  tartaro,  non  temendo  alcuno 
e  apparecchiandosi  a  combattere.  Quin- 
di i  tartari  riportarono  vittorie  sugli  ar- 
meni e  antiocheni,  tornando  in  Ungheria 
incitati  da  Federico  il  Bellicoso  duca 
d'Austria.  Per  cui  Innocenzo  IV  pregato 
da  Dela  IVred'Ungheria,  spaveutatodal- 
l'avvicinarsi  de'barbari,  gli  promise  che 
avrebbelo  soccorso  co'crocesignatichedo- 
veano  recarsi  in  Siria  o  in  aiuto  di  Co- 
stantinopoli, ed  in  altri  modi;  eccitando 
gli  arcivescovi  diStrigonia  eColocza  a  pre- 
pararsi alla  difesa  con  munite  fortificazio- 
ni. Non  cessando  il  Papa  di  trarre  i  tar- 
tari al  cullo  del  vero  Dio,  dopo  aver  pre- 
miatole fatiche  apostoliche  del  nunzio  fr. 
GiovanuiCupino  coU'arcivescovatod'An- 
livari.  nel  124?  mandò  loro  altri  nunzi  e 
religiosi  nella  Tarlarla  settentrionale,  al- 
tri in  Persia  e  nell'Indie  orientali.  Quel- 
li inviati  a'tartari  di  Persia  erano  dome- 
nicani, e  per  legato  apostolico  fr.  Asceli- 
no,regiiando  allora  Baitnoi,  il  quale  pom- 
posamente si  preparò  per  accogliere  fr. 
Ascelino  e  i  compagni,  inviando  prima  ad 
essi  l'egip  o  suo  consigliere  per  sentire 
cosa  bramavano.  Il  nunzio  disse  venire  da 
parte  del  Papa,  reputato  da'cristiaul  il 


r  A  R  T  A  R                    3o3 
inagqioie  in  dignitìi,  e  liverito  come  pa-  rato  tln'  le^^ali  ,  cioccliè  essi  ricusarono, 
ciré  e  signore,  il  (((lale  avendo  snpiilo  die  Toltavoita  un  re  coiilìnanle  per  nome 
i  tartari  nscili  di  levante  con  grande  e-  Sal^acli,  peropera  ile'raissionnri  ricevè  la 
sercilo,sen7u  alcun  riguardo  a  sesso  o  a<l  i'tde  e  il  hatlesnno,  e  al  di  Ini  esempio 
età,  tutti  aveano  uccisi  e  tlistrutli  più  |)0-  anche  mi  gran  principe  del  rc^no.  Si  le»- 
poli;  perciò  averlo  spedilo  per  arìjmoni-  gè  nel  Mirco,  yotilia  c/ji.u-nihttun/n,  a  p. 
re  il  capo  de'tartari  ad  astenersi  di  spar-  4o3.'>  Tartari  si  ve  talari,  per  vastasScy- 
gereilsanguemnano.e  far  [)etiiteuzu  del-  lliiae  solitiidines  ad  septentrinnem  por- 
le com(nes>.e  scelleratezze,  a  seconda  del  rectas  habitant  in  Europa  et  Asia:  qui- 
contennto  nelle  pontifìcie  lettere.  Rispo-  bus  unum  olim  Chainus  sive  Doniiiius 
se  l'egip,  die  per  veiftre  \\   kan  e  pre-  nuiic  plures  scisso  imperio  dorainantur. 
sentargli  le  lettere,  conveniva  prima  ado-  De  iis  fuse  Tliuanus,  Hist.  lib.  6?.  Sunt 
rarlo  con  3  genuflessioni  come  figlio  di  qui  tradunt  Anselmuin  ord.  s.. Domini- 
Dio,  secondo  l'uso  degli  ambasciatori  edei  ci.et  Od(jricum  ord.  s.  Francisci  ari.  i  i\.'j 
principi  suoi.  Ma  gl'inviati  pontificii, ben  ab  Innocentio  IV,  missos  fuisse  ad  Ma- 
die rinfrancati  da  fr.  Guicardo  demone-  gnuiii  Cbamum,Calliaij  dominum.  Inter 
se  peritissimo  de'riti  tartareschi,  preferi-  lartaros  Cumanossunt  hodier|ue  plurimi 
rono  spargere  il  sangue  che  fare  tali  se-  liomines  christiani  rilus  latini:  a  (luibus 
gni  di  venerazione,  [)cr  non  iscandalezza-  .Marcus  Antonius  Spinola,  patria  tarta- 
re i  giorgiani,  gli  armeni,  i  greci,  i  persia-  rus,  sed origine  genueusis,patrum  memo- 
ni,  i  tinelli  e  gli  altri  popoli  orientali,  e  ria,  ad  Ste()liaiium  Battono  Poloniae  re- 
perchè  i  tartari  non  concepissero  speran-  geni  raissus  est".  Nel  1248  s.  Lui'^i  IX 
za  di  sottomettere  alla   loro  signoria  la  redi  Francia  essendoinoriente  per  lar/-o- 
cliiesa  romana.  Il  che  udito  dal  kan  or-  data  di  Palestina,  lo  accompagnava  per 
dinò  che  si  ilec.ipitasscro,  ma  per  mira-  legato  apostolico  il  caidinal  Ottone,  nel- 
colo  di  Dìo  evitarono  il  supplizio,  ed  i  ca-  la  biografia  del  quale  dissi  che  con  let- 
pi  de'tartari  si  po^^ero  a  questionare  con  tere  confermò  nella  cattolica  fede  Erisa- 
essi  sopra  la  dignità  del  Papa,  e  del  kan  lino  kan  de'tartari  orientali,  e  altri  ma- 
che  dissero  all'altro  superiore  per  domi-  guati  del  regno,  ove  a  tale  elletto  gl'invio 
nazione  di  tanti  regni,  ed  il  suo  nome  es-  dotti  missionari.  Il  Rinaldi,  che  diffusa- 
sere  più  diffuso  di  quello  del  Papa  e  dap-  mente  parla  delle  cose  de'tartari  relative 
pertutto  temuto  e  onorato,  dal  Levante  a'cristiani,  racconta  che  s.  Luigi  IX  rice- 
al  Mediterraneo  e  al  Ponlico:  conclusero,  ve  una  lettera  e  due  ambasciatori  di  Er- 
il  kan  esser  maggiore  del  Papa  in  polen-  caltai  (forse lo  stesso  che  Erisalino)  gran- 
za  e  gloria  datagli  da  Dio  e  per  rac(jui-  de  e  possente  signore  tartaro  de* confini 
slodella dignità.  11  nunzio  fr.  Ascdinocon  della  Persia,  e  cristiano  da  molti  anni.  Il 
solidi  argomenti  confutò  inulilmenle  le  re  fece  tradurre  la  lettera  da  Ir.  Andrea 
asserzioni  de'barbari,  e  dopo  aver  co'com-  domenicano,  che  con  altri  era  andato  in 
pagni  molto  patito,  olteiineio  licenza  di  Tartaria  d'ordine  del  Papa,  nella  quale 
partire,  con  una  lettera  del  kan  al  Papa  si  dice,  volere  che  tutti  i  cristiani  di  sue 
scritta  con  gran  tasto.  Il  Terzi  riferisce,  parti  sieno  liberi  da  servitù,  da  tributi,  da 
che  Innocenzo  IV  tentò  la  conversione  dei  imposte, eonorati;  che  uiuno  tocchi  le  Io- 
tartari,  allorché  erano  soggetti  a  un  .sol  ro possessioni,  diesi  rifabbrichino  le diie- 
monarca  che  palesava  sentimenti  di  pie-  se,  q  vi  sieno  chiamali  1  cristiani  a'ilivi- 
tà,  e  [lercio  vi  mandò  due  religiosi  in  ipia-  ni  ulUii  con  pubblici  segni.  Il  cardili  il  Ot- 
lità  di  legati  apostolici,  con  amorevolis-  loile  mandò  a  Innocenzo  IV  le  lettere  di 
siine  lettere;  ina  egli  superbo  e  incostan  Ereditai,  e  ilei  capitano  generale  d'Arme- 
te,  Ululando  pensiero,  pretese  essere  ado-  iiia,  il  quale  luaslalo  maudato  aiubuscui- 


3u4  '^  A  K 

toie  al  kan  imperatore cìu'tartaii,  chea- 
veario  scrille  ai  le  e  alla  regina  di  Cipro. 
Gli  riferì  che  i  delti  amhascialori  aveaiio 
dichiarato  al  re,  che  da  3  anni  il  gran  kau 
a  esortazione  delia  madre  cristiana  e  d'un 
santo  vescovo  ave;i  ricevuto  con  molti  al- 
tri il  buttesiino.  ]Ma  dice  il  Calipratcnse, 
che  il  kan  non  cede  a'desiderii  della  ma- 
dre. Quanto alloscortese  ricevimento  fat- 
to da  Baitnoi  a'uuuzi  apostolici,  gli  amba- 
sciatori tartari  1'  aveano  detto  cagionalo 
per  essere  pagano  e  avente  per  consiglie- 
ji  alcuni  saiiiceni;  e  che  poi  non  piùavea 
tanta  podestà,  perchè  stava  sotto  Erclial- 
tal.  Questa  ambasceria  tartara  fu  sospet- 
ta ,  e  piuttosto  inviata  per  conoscere  se 
veramente  i  francesi  partivano  per  la  So- 
1  ia,e  forse  per  impedirglielo. Nel i -253  a- 
■vendoil  l^apa  saputo  da  Alessandro!  gran 
principe  di Vladimiiia,che  i  tartari  minac- 
ciavano la  Polonia,  iu  questa  subilo  spe- 
cVi  legato  l'abbate  Mezanese,  perchè  ban- 
disse la  crociata  per  reprimere  gl'impeti 
de'bai  bari;  scrivendo  perciò  lettere  a'i  us- 
hi.  a'boemi,  a'moravi,  a'serviani  e  a'  pò- 
lueriani,  conlbrlandoli  a  prenderla  croce 
contro  i  tartari,  concedendo  indulgenze  e 
privilegi.  Il  Papa  neli  254  si  consolò  per 
la  conversioQe  de'  tartari  orientali  e  del 
già  ricordato  Sattaco  loro  re,  che  illumi- 
nalo da  Dio  co'suoi  ricevè  il  battesimo; 
indi  mandò  il  prete  Giovanni  a  Innocen- 
zo IV  per  riconoscerlo  supremo  vicario 
di  Cristo  in  leira,  ed  il  Papa  confortò  il  re 
con  paterna  lettera,  benedicendolo  e  in- 
culcandogli l'osservanza  della  divina  leg- 
ge e  la  propagazione  della  fede.  Ilalaono 
le  e  poi  imperatore  de'tartari  di  Persia, 
dopo  a  ver  fa  Ito  tributari  i  saraceni,  i  per- 
siani e  i  turchi,  comandò  che  si  trattas- 
sero benignamente  i  cristiani.  Bramando 
di  estendere  le  sue  conquiste  in  occiden- 
te,doniaiidòralleanza  di  Belai  V  red'LIn- 
ghei  ia,  il  quale  intimoritosi  richiese  a  Pa- 
pa Alessandro  IV se  poteva  accettarla;  ma 
il  Papa  i  iprovò  gli  abbominevoli  patti,  e 
lo  minacciò  che  avrebbe  fatto  insorgere 
la  u'i::lianilù  contro  il  ueekiiicu  comuue. 


T  A  11 
Tuttavolla,  divenuto  Malaono  imperato- 
re, amò  i  cristiani  molto,  avendo  gran  di- 
sposizione al  battesimo,  per  cui  fece  viva 
istanza  al  Papa  perqhègli  mandasse  alcun 
dotto  a  istruirlo  e  battezzarlo,e  paie  abbia 
abbracciatola  lède, anzi  divisava  di  resti- 
tuire Gerusalemme  a'  cristiani,  avendo 
concpiistato  la  Soriaj  ma  con  grave  danno 
della  crislianilàinoiì  nel  i  264, dopo  esser- 
si collegato  co're  armeni  e  giorgiani,  ed  al- 
tri cristiani  orienlali,oude  il  negozio  della 
Terra  santa  restò  sturbato.  Ottocaro  li 
re  di  Boemia  mosse  guerra  a'iarlari  col- 
legati de'ruteni  e  lituani,  e  Papa  Urbano 
IV  l'incoraggi  a  combatterli  per  aver  pre- 
tlato  la  Prussia  e  la  Polonia,  e  bandi  so- 
pra di  loro  la  croce,  concedendo  al  re  le 
terre  che  avesse  conquistate,  sealcun  prin- 
cipe cattolico  non  vi  avesse  sopra  ragione. 
11  re  marciò  unito  agli  austriaci  e  mora- 
vi, con  Bruno  vescovo  d'Olmiilz  e  il  mar- 
chesediBrandeburgo,e  vinti  i  nemici  gl'in- 
dussea  farsi  cristiani.  Inoltre  il  Papa  esor- 
tò ]5eia  IV  a  respingere  le  suggestioni  dei 
tartari,  che  nuovamente  aspiravano  col- 
la sua  unione  di  sottomettere  lEuropa, 
eia  regina  ottenne  dal  re  lerezione  di  for- 
tissima rocca  sopra  un  monte,  per  rifu- 
gio de  poveri  e  delle  vedove  nelle  incur- 
sioni de'tartani,  a'quali  il  re  la  donò,  e  fu 
confermala  la  donazione  dal  Papa.  Nel 
ii65  i  tartari  settentrionali  invasero  le 
lene  d'Ungheria  e  Polonia,  onde  ricorso 
Bela  IV  al  nuovo  Papa  Clemente  IV,  que- 
sti fece  predicar  la  crociala  contro  i  bar- 
b.ui  dagli  arcivescovi  di  Stiigonia  e  Co- 
locza,  tanto  ne'due  regni,  che  in  Boemia, 
Stilla,  Austria,  Carinlia  e  Brandeburgo. 
Intanto  i  genovesi  stabilitisi  in  Crimea  e 
in  Ciijfa  o  Tcodo.sia,  ove  i  greci  e  gli  ar- 
meni avendovi  il  proprio  arcivescovo,  i 
latini  ivi  l'istituirono  nel  1  268.  Notai,  de- 
sciivendoilcoiicilio  generale  di  Lione  If, 
che  l'apa  Gregorio  X  nel  1  274  principal- 
mente l'adunò  per  l'unione  de'greci,  per 
la' crociata  di  Terra  santa  e  la  disciplina 
ecclesiastica.  Il  re  de'tartari  orientali  vi 
uiaudò  3  suoi  aaibascialori,  che  il  Papa 


T  A  R 

feceonointamenteincc)nliare,cioètì*Alja- 
f^iì  fij^lio  e  successore  d'Halaoiio,clie  coii- 
lei'inuto  dallo  zio  giaii  kiiii  nel  trono,  si 
ino$tiò(avoi'evolea'cri$<tiaiii.  Gregorio  X 
léce  legf^ere  le  lettere  irgie  a  lutto  il  con- 
cilio e  presenti  gli  ambasciatori,  con  gau- 
dio di  lutti  i  padri  per  l'inclinazione  die 
mostrava  al  cristianesitno.  Gli  ambascia- 
tori furono  istruiti  nelle  cose  della  fede, 
ed  il  l'apa  li  fece  vestire  di  scarlatto  e  so- 
lennemente battezzare d>d  oudinal  di  Ta- 
lantiisia^poi  Innocenzo  V;  indi  incaricò fr. 
Girolamo  Alascio  d'  Ascoli  geneiale  dei 
francescani,  e  poscia  Nicolò  IV,  a  predicar 
la  fede  atarlari,  molti  de'cjuali  ridusse  al- 
la lede  cattolica  njediaute  il  suo  zelo:  al- 
tri \()glionocIiefr.  Girolamo  propria  «(en- 
te non  fu  inviato  a'iartari,  ma  piuttosto 
Ile  paesi  da  loro  concjuistati,  per  confer- 
mare nella  fede  i  cristiani  soggiogali ,  e 
può  darsiche  in  tale  ciicostanza  riuscisse 
aconvei  lire  alcimi  dc'tartari  che  ivi  era- 
no. Nel  i  2^7  Abaga  inviò  altri  ambascia- 
lori  a  Papa  Giovanni  XXI,  i  (juali  espo- 
sero in  concistoro  come  il  re  avrebbe  ri- 
volto le  sue  armi  contro  i  saraceni,  se  l'e- 
sercito cristiano  passava  in  Soria,  che  ila 
lui  sarebbe  stalo  provveduto  di  vettova- 
glie e  ile  Ile  cose  necessarie.  Inoltreilichia- 
rai  ono,  chesiccome  Quoblei  o  Cobila  im- 
peratore di  lulti  i  tartari  erasi  latto  cri- 
stiano, e  ardentemente  desiderando  che 
rimilassero  i  lìgli.  bramava  che  la  s.  Sede 
vi  mandasse  qualcuno  esperto  nelle  dot- 
trine divine  per  ammaestrare  e  battezza- 
re i  tartari.  Il  Papa  avea  destinalo  le  per- 
sone opportune  ([uando  morì;  ma  il  suc- 
cessore iXicolò  111  scrisse  lettere  apostoli- 
che ad  Abaga,e  mandò  a  lui  5  francesca- 
ni di  gran  bontà  e  sapere,  per  indurlo  al 
battesiuHj.Ad  onta  della  propensione  d' A - 
baga  a'cr  istiani,  e  della  soddisfazione  pro- 
vata nell'accoglienza  de'su<ji  ambasciatori 
al  concilio  di  Lione  11, rilìu  iòle  salutari  am- 
monizioni del  Papa  e  perseverò  nell'ido- 
latria.ÌN'ondimenuNicolòl  11  si  rallegiùcun 
Quoblei  e  lo  confortò  a  ililalar  la  tede  ab- 
lji'acaaluu<;'òuuiauddili,iacL;umaudaudu« 


T  A  II  3o5 

gli  i  detti  religiosi, a'ipjali  avea  concesso 
molte  facoltà  acciocché  con  più  di  auto- 
rità potessero  eseicilare  il  ministero  apo- 
stolico. Alcuni  altri  irancescani  aveanocou 
successo  sparsa  la  parola  di  Dio  lia'lar- 
tari  scili,  convertendone  molti  dal  paga- 
nesimo a  Cristo.  iS'on  essendovi  in  ijuelle 
parli  alcun  vescovo,e  la  città  posta  a'confl- 
ni  di  Tarlarla  era  stata  abbattuta,  onde  i 
fiancescani  non  potevano  essere  promossi 
agli  ordini  sagri, il  capo  loro  ne  avvisò  Ni- 
colò 111  come  quella  cristianità  avea  bi- 
sogno d'un  vescovo.  Laonde  il  Papa  in- 
giimsea  Filippo  vescovo  di  Fermo  e  le- 
galo della  santa  Sede  a  Ladislao  IV  re 
d'  Ungheria,  di  ordinarvi  un  vescovo.  E 
perchè  i  tartari  cumaiii  mostravano  di- 
s[)osizione  al  cristianesimo,  Nicolò  111  or- 
dinò al  ministro de'francescani  in  Unghe- 
ria, che  vi  mandasse  alcuni  de'suoi  frati. 
Altri  tartari  furono  sconfitti  inPulonia,al- 
Iri  fecero  guerra  a'saraceni  in  Persia  e  vi 
furono  vinti. Nel  1  285  entrati  in  Ungheria 
co'tartaricumani  vi  divamparono  ogni  co- 
sa, predarono  e  uccisero  da  carnefici.  iMos- 
so  Dio  a  pietà  del  popolo  cristiano,  per- 
cosse i  tartari  col  flagello  della  peste, e  ne 
morirono  varie  migliaia.  Nello  stesso  teni- 
po  r  imperatore  de'  tartari  della  Scizia 
Cangiocan  e  Argon  re  di  Persia  scrissero 
a  Papa  Onorio  IV  e  al  redi  Francia  e  di 
Sicilia,  che  volessero  congiungere  ad  essi 
le  loro  forze  per  assalire  l'Egitto,  e  vinti 
i  saraceni  annullarne  la  potenza.  Il  gran 
kan  essere  cristiano,  e  desiderare  soiii- 
niaineiite  che  si  distruggesse  la  supersti- 
zione maomettana,  e  la  religione  cristia- 
na si  dilatasse  da  per  lutto, ed  avere  ordi- 
nalo a  tutti  i  tartari  di  credere  e  ubbi- 
dire all'immortale  Dio,  da  cui  avea  rice- 
vuto la  dignità  imperiale,  essendo  prima 
un  fab!)ro;  onde  d'allora  in  poi  i  tartari 
invocarono  in  tutte  le  azioni  il  nome  del 
Signore.  Rimarcai  nel  voi.  L,  p.  256, che 
Nicolò  IV  nel  1289  scrisse  una  lettera  u 
Futanarede'larlari,  e  ad  altri  personag- 
gi ilella  nazioni", [)oicliè  in  ipU'ire[)oca  piìi 
i'uli^iuìi,  luasiimc  fruuccscuuijsi  uilaticu' 


3o6  T  A  K  T  A  U 
vano  in  dilatar  la  fede  Ira'tarlan  orienta-  in  gran  parie  riprodotto  dal  Rinaldi.  Co« 
li,  al  quale  effello  il  Papa  scrisse  plìi  let-  uifacio  VII!  spedì  a'tartari  U:  Francesco 
Icre  percliè  fossero  favoriti,  cos'i  a  Jan-  o  Franco  de'Franclii  perugino,  con  titolo 
laam  vescovo  in  oriente,  inviando  loro  e  di  nunzio  e  legato  apostolico,  e  di  vicario 
a'vcscovi  de'taitari  la  professione  di  fede  generale  in  oriente.  Acceso  di  zelo  per  pro- 
tlie  Clemente  IV  avea  rimesso  a  Michele  pagar  la  fede,  pervenuto  in  Calla  predicò 
Paleologo  quando  si  trattava  d'unire  i  con  molto  frutto  a  qne'popoli,e  riuscì  Io- 
greci  alla  chiesa  romana.  Fiorì  quindi  la  ro  così  accetto  che  gli  permisero  difab- 
religione  cristiana  fra'lartari,  ed  Elegade  bricare  un  convento  pe'suoi  domenicani, 
cTutlane  loro  regine  confessarono  il  cat-  e  quindi  ve  l'nitrodusse.  De'grandi  raeri- 
tolicismo,  del  che  Nicolò  IV  si  congratulò  li  deMumenicani  co'tartari,  preziose  no- 
con  loro  e  l'invitò  con  fervore  ad  am[)lia-  tizie  si  apprendono  {\^\BidlariuinDonic- 
re  il  cristianesimo  tra'tarlari.  Argon  re  de'  nicantini  del  p.  Bremond,  e  dagli  altri  slo- 
tarlari  di  Persia  e  convicini  regni  inviò  rici  dell'ordine.  Dilatandosi  assai  la  reli- 
ambasciatori  alla  s.  Sede,  desiderando  di  gione  tra'  tartari,  Cassano  re  di  Persia, 
ricevere  il  battesimo  in  Gerusalemme, do-  già  sollecitato  a  ricevere  il  ballesirao  da 
poche  l'avesse  tolta  alla  tirannia  sarace-  Nicolò  IV,  dopo  aver  privato  della  vi- 
lla; e  Nicolò  IV  lodandolo,  si  studiò  d'in»  ta  e  dell' impero  Baldo  cristiano,  favo- 
durlo  con  esortazioni  epistolari  a  più  non  ri  mollo  il  caltolicismo,  e  ridusse  al  nien. 
indugiare  a  pienderlo,  per  gloria  di  Dio  le  molli  signori  che  lo  volevano  indurre 
e  a  bene  di  sua  anima,  dimostrandogli  a  firsi  saraceno,  ed  a  perseguitare  i  cri» 
la  fiagilità  dell'umana  vita.  Gli  slessi  stiani.  Indi  nel  i  2qqcon  200,000  tra  lar- 
ambasciatori  pregarono  il  Papa  di  man-  tari  e  cristiani,  unitosi  a're  d'Armenia  e 
dare  de' sacerdoti  Ialini  al  supremo  im-  di  Giorgia  cattolici,  marciò  in  Soria  con- 
peratore  de'tarlari  Cabila,  che  non  me-  Irò  il  soldano  de'  saraceni  per  riconqui- 
no  di  Argon  aveva  in  gran  pregio  la  re-  slare  la  Terra  santa.  Cassano  pugnò  con 
ligione  cristiana,  per  cui  Nicolò  IV  con  valore  contro  100,000  saraceni  a  cavallo, 
gioia  gl'invio  fr.  Giovanni  da  IMoiite  Cor-  s'impadronì  di  quasi  tutta  la  Soria  e  di 
vino  con  altri  francescani,  che  spedito  Gerusalemme,  divolainenle  visitando  il  s. 
a'tartari  da  Nicolò  111  avea  scorso  con  Sepolcro.  Poscia  inviò  ambasciatori  a  Bo- 
gran  frutto  molle  provincie  dell'Asia,  nifacio  Vili,  al  redi  Francia  e  ad  altri 
e  lo  confortò  con  lettera  ad  abbraccia-  re  cristiani,  perchè  mandassero  a  occu- 
le  la  fede  insegnata  dalla  chiesa  roma-  pare  la  Soria  da  lui  conquistata,  doven- 
»ia.  Negli  Aiiiuili  francescani  del  p.  Wa-  do  ritornare  in  Persia  per  combattere  di- 
iiìiì^o^e  ue\  Bidlai'iurn  fra>ìcescaiinnt  de\  versi  signori  tartari  insorti  a  suo  danno, 
p.  Sbaraglia,  non  solo  si  leggono  le  bene-  Nel  i3o3  i  tartari  e  gli  armeni,  bramosi 
merenze  de'francescani  co'tartari,  ma  al-  d'ampliar  la  fede, fecero  grandi  apparec- 
tiesì  le  preclare  azioni  di  fr.  Giovanni  da  chi  perguerreggiare  i  saraceni,  ed  annul- 
]\IonteCorvino,enunzioaposlolico,ilqua-  lare  la  loro  superstizione  niaomellana. 
Ieneli2q2  [lassò  nell'Indie  orientali,  vi-  Tochla  kan  de' tartari  nel  i  3o6  mandò 
silo  la  chiesa  di  s.  Tommaso  e  convertì  una  splendida  ambasceria  a  Clemente  V 
100  persone.  Entrato  nell'im|)ero  de'lar-  per  opera  e  cura  de'uiissionari  callolici, 
tari,  presentò  al  gran  kan  le  lettere  pon-  e  fu  in  generale  assai  favorevole  a'cristia- 
tifioie,  e  si  studiò  d'indurlo  al  battesimo,  ni.  Il  celebre  fr.  Giovanni  da  Monte  Cor- 
conit'chè  fivoriva  i  cristiani.  Inoltre  dulie  vino,  dopo  aver  solferto  inaudite  persecu- 
cosede'tartari  e  della  dilatazione  della  fé-  zioni  da'nestoriani  eretici,  battezzò  nel  di 
decrisliana,  compilò  un  libro  Ailono  prin-  lui  cam[)o  fin  tlal  preceilente  anno  6000 
cipe  di  Corco  e  parente  del  re  d'Armenia,  tartari,  fondò  chiese  e  scuole,  istruì  i  gio- 


T  A  II 

vani  più  capaci  nelle  liiiguelalinaegreca, 
«hI  eziandio  nel  canto  ecclesiastico.  Impe- 
rocché narra  ilp.  lienofìi  nella  Storia  Mi' 
//o////(v?,clierislancabile Ir.Giovanni  fab- 
bricò una  chiesa  inCniiibalìi  residenza  im- 
periale, col  campanile  e  3  campane;  non 
avendo  compagni  com[)rò5o  fanciulli  pa- 
gani, che  ammaestrò,  battezzò, ed  istruì 
nelle  lettere  Ialine  e  greche,  e  ne'sagri  riti, 
allinchè  lo  servissero  nella  celebrazione 
de'divini  ulìlzi.  Altra  chiesa  eresse  dirim- 
petto allacorle  impeiiale,  e  vi  salmeggia- 
vano i  fanciulli  con  soddisfazione  dell'im- 
peratore che  li  udiva.  Neli.°anno  di  sua 
venuta  in  Cambalù  convertì  il  reGiorgio, 
il  quale  discendeva  dalla  schiatta  ìmpe> 
jiale,  e  che  inizialo  alla  milizia  ecclesia- 
stica cogli  ordini  minori,  servivalo  all'al- 
tare co'paludamenli  reali.  Lo  stesso  kau 
die  al  santo  e  mirabile  missionario  am- 
pia facoltà  di  poter  ovuiupie  liberamente 
propagar  la  fede,  e  lo  amò  tanto  che  pei 
poco  non  si  feceda  lui  baltezzare.  Fr.  Gio- 
vanni a  benede'suoi  neofiti  fece  tradurre 
nella  lingua  tartara  tutto  il  nuovo  Testa- 
mento, il  Salterio  e  una  raccolta  di  ora- 
zioni. Nel  i3o6  il  sumiominato  Ailono 
mandò  a  Clemente  V  il  suo  libro,  per  in- 
citarlo a  bandir  la  crociala  contro  i  sara- 
ceni pel  ricupero  della  Palestina,  e  abban- 
donando le  pompe  del  secolo  entrò  tra' 
pi  emoslratensi. Clemente  V  nel  1 807  creò 
arcivescovo  di  Cambalù  o  Caaibalum  o 
Cumbalum  oChan-nalekcapilaledel  Ca- 
lay,  che  niol  ti  credono /'rAvV/a,  nella  Car- 
taria cinese,  fr.  Giovanni  da  IMonte  Cor- 
vino per  avet'vi  convertito  molta  gente,  e 
fecesuoi  vescovi  sulfraganei  fr.  Andrea  da 
Perugia  e  altri  francescani,  cioè  Pietro 
da  Cina  di  Castello,  Nicola  provinciale 
dell'  Umbria,  Guglielmo  da  Franuhya  , 
Pietro  da  Firenze,  Girol. imo  e  Tomma- 
so, ed  a  questi  comandò  ili  consagrare  col 
diritto  metropolitico  fr.  Giovanni.  11  Pa- 
pa scrisse  una  lettera  al  gran  kan  de'tar- 
lari,  lodandolo  perchè  favorevole  a'  cri- 
stiani,e  invitandolo  alla  fede;  quindi  nel 
i3o8  inviò  a'  lai  lari  fr.  Guijlielmo  da 


T  A  K  3o7 

Vilinnova  francescano(forse  ilFranchya), 
da  lui  creato  vescovo  sulfraganeo  dell'ar- 
civescovo di  Cainbalum,  per  vieppiù  di- 
latare il  caltolicismo,  al  quale  erano  i  tar- 
tari inclinati,  Olgetuoani  loro  re  o  kaa 
mandò  a  Clemente  V  una  nobile  amba- 
sceria, dichiarandogli  esser  disposto  unir 
le  sue  armi  a  quelle  de'crisliani  per  ster- 
minare la  tirannia  de'  saraceni  in  Asia 
e  liberare  la  Terra  santa;  a  tal  fine  of- 
frì 200,000  cavalli,  e  200,000  salma 
di  biada,  promettendo  pure  <li  recarsi 
con  100,000  cavalieri,  il  Pontefice  ri-' 
spose  con  ringraziamenti,  e  che  volen- 
tieri si  sarebbe  adoprato  a  muovere  i 
principi  cristiani  per  sì  sanla  impresa.  Il 
successore  Giovanni  XXII  per  la  conser- 
vazione e  dilatamento  della  fede  Ira'tar- 
lari,nel  1  3  1  8  eresse  l'arcivescovato  di^y/^/r 
tiiiiid  {f.)  con  6  sulFraganei  domenicani, 
poco  prima  fabbricata  dal  gran  kan  Alia- 
pton  e  fjlta  sua  residenza.  A  i  ."arci  vescovo 
vi  nominò  il  suddettodomenic  ino  fi.Fran- 
cesco  deFranchi,  autorizzandolo  a  creare 
nuovi  vescovi, ed  il  quale  poi  per  la  sua  età 
decrepita  rinunziò,  e  tornalo  a'suoi  chio- 
stri morì  nel  i335^  Il  famoso  kan  de* 
tartari  Usbeck dell'orda  d'oro  e  figlio  del 
ricordato  Tochta,  concesse  franchigia  a* 
metropoliti  russi,scbbene seguace  del  pa- 
ganesimo, ad  istanza  e  premure  de'inis- 
sionari  romani  che  Irovavansi  presso  il 
kan  per  indurlo  al  cristianesimo.  Questo 
importante  documento  chiamalo  larlik, 
in  favore  delle  proprietà  de'  monasleri, 
e  delle  persone  de'vescovi  e  clero  russo, 
lo  pubblicò  il  p.  Theiner,  J'iccndc  dcl- 
lii  chicsd  caiLolica  m'Ha  Russia,  ^.i  16, 
Usbeck  ebbe  corrispondenza  colla  s,  Se- 
de,come  rilevasi  da  molte  lettere  di  Gio- 
vanni XXII  a  lui  dirette,  nelle  quali  ri- 
j)etuta mente  lo  esorlò  ail  abbracciar  la  fe- 
de, ma  senza  elìello.  Bensì  [u'otesse  con 
singolare  generosilà  i  cristiani  e  sacerdo- 
ti romani,  dando  loro  volonterosamente 
persino  la  permissione  di  convertire  gli 
bcisinalici,  sollo  il  cui  nome  pare  che  sie- 
110  indicati  i  ru^si,  u  di  Lullo  fa  menzione 


3o8  T  A  U  T  A  K 
raimalislaPviiialili. Fiorì  tallio  la  religione  tlivcinie  arcivescovo  fr.  Giuseppe,  dopo 
sotto  di  lui,  che  indotto  da  alcuni  malvagi  il  (juale  Boinfiicio  IX  creò  successore  (r. 
a  vietar  l'uso  delle  cain[)ane,  come  tristo  Donjeuico;  indi  lo  tu  Ir.  Leonardo,  e  per 
annunziodicalamilà, avendolo  il  Papa  ri-  nomina  ili  JNicolò  V  nel  l44'^  Ir.  Barto- 
cliic'slodi  rivoc.ueil  divieto, l'esaudì.  Gio-  Ionico  (lapponi  di  Firenze,  cui  successe 
vanni  XXII  mandò  più  vescovi  ereligio-  Ir.  L>erii;iiclo,ed  a  questi  nel  i  l'iifì  fi.  Gio- 
si a  predicar  la  lede,  non  meno  Ira'  tar-  vanni  Pellelz,  e  neliqt)?.  l^io  11  fecear- 
tariclie  ad  altre  nazioni.  jNeli32  i  si  con-  ci  vescovo  di  Caiiibalu  fr.  Alessandro  da 
gratulò  con  Abuscano  (Iglio  di  Corugaiio  Calla  flancescano  come  i  predecessori. 
rcukandellaTaiiaria  acjuiIoiiare,[)erave-  Tornando  aGio vanni  XXI I,  proseguì  nel 
re  ricevuto  il  battesimo  a  industria  di  Gi-  suo  intlefc^so  zelo  a  trar  di  errore  gli  al- 
rolauio  vescovo  di  Calfa,  eccitandolo  alla  tri  re  okan  dc'tai  tari,o  almeno  essere  fi- 
conversione  ancora  de'sudditi.  Ringraziò  vuievoli  a'piedicatori  del  vangelo,  rinno- 
JMussuydan  imperatore  de' tartari  fivo-  vaiido  lesuesollecilazinnicon  LJsbeck  che 
revole  a'cristiani,  e  benevolo  de'  frauce-  regnava  in  Gazaria.  1  domenicani  con- 
sciiin  Pietro  e  Jacopo,  e  gli  raccomandò  vertirono  Milleno  kaii  degli  alani,  ed  a 
i  tartari  che  aveaiio  ricevuto  il  battesi-  suo  esem[)io  si  fece  cristiano  Versaco  re 
ino.  INè  men  benefattore  de'cristiani  era  di  Zichia,  con  molto  contento  del  Papa, 
Zo[ian  Licgilai  re  o  kan  d'altri  tartari  va-  il  quale, come  avea  fatto  con  Milleno,  af- 
loiosi  e  conquistatori  di  |iiìi  regni;  ed  a  feltuosamente  si  congratulò,  esortando- 
quoti  [)ure  Giovanni  XXII  scrisse  una  lo  alla  perseveranza.  Il  Papa  scrisse  lei- 
lettera  del  medesimo  tenore.  Non  man-  teie  circolari  a'tarlari  perla  loroconver- 
cando  però  alti  i  tartari  che  oltraggiasse-  sione,  e  per  agevolarla  concesse  amplis- 
ro  i  cristiani,  a  questi  il  Papa  accordò  in-  siine  facoltà  a'domenicaiii.  Divenuta  ,-/- 
duìgenzequotidiauenel  solfrireletribola-  vigìione  sin  da  Clemente  V  residenza  de* 
zioni,  e  nel  procurare  l'altrui  conversione;  Papi,  neh  338  vide  il  singolare  speltaco- 
indi  nel  1  322pregòrimperatoreBoissetau  lo  d'una  solenne  ambasceria  a  Bencdet- 
o  Mussaydan  a  difendere  rArnieniada'sa-  to  XII,  dell'imperatore  gran  kau  di  tutti 
raceni;  e  sollecitòil  re  Abuscanocristiano  i  tartari,  con  una  lettera  di  questo  teno- 
e  figlio  di  Coiogano,  a  cercare  di  trarre  re."  Noi  mandiamo  Andrea  Franco  no- 
alla  fede  i  taitari  suoi  sudditi,  alla  (piale  stro  ambasciatorecon  i  5compagni  alPa- 
nuovanienle  invitò  pure  Usbeck.  Eguale  pa  signore  de'crisliani  in  Francia  oltre  j 
sollecitazione  neliS^.c)  praticò  coll'impe-  mari,  ove  tramonta  il  sole,  ad  aprir  la  via 
ralore  de'tartari  Elchigadan,  il  quale  a-  agli  ambasciatori  da  mandarsi  nell'avve- 
\ea  mandato  alla  s.  Sede  due  domenica-  mie  per  noi  al  Papa,  e  dal  Papa  a  noi; 
ni  suoi  ambasciatori  [)er  essere  benedetto  e  pregare  il  Papa  stesso,che  ci  voglia  man- 
e  informalo  della  fede  cattolica. Nel  i  333  dare  la  sua  benedizione,  e  l'.iccia  sempre 
[)ieno  di  merili  morì  fr.  Giovanni  arci  ve-  memoria  di  noi  nelle  sue  sante  orazioni, 
scovo  di  Catnbalù,  del  quale  si  racconta  e  clic  gli  sieno  raccomandati  gli  alani  eri- 
che convertisse  al  cristianesimo  più  di  stiani  suoi  figli.  Ancora  perchè  ci  comlu- 
3o,ooQ  persone, eGiovanni  XXII  gli  so-  cano  dall'  occaso  del  sole  cavalli  e  altre 
sliluì  il  vescovo  fr.  iS'icolò  sutFraganeo  cose  mirabili.  Scripta  iiiCn/nbalea  i/i 
suinmcntovato,  che  raccomandò  al  gran  a/ino  Rdti  incnse  6,  /ertiti  die  lunatio- 
kau  e  al  re  di  Coro,  e  a  lutto  il  popolo  ;//.s". Altra  lettera  dello  slesso  tenore  scris- 
della  Tal  tarla.  E  qui  dirò  che  Urbano  V  se  io  a  Benedetto  XI 1  alcuni  principi  cri- 
fece  arcivescovo  di  Cambalù  fi.  Guglicl-  stiani  funigliari  del  kau  ,  aggiungendo 
ino  da  Pialo,  recando  secosu[)ra  70  Iran-  che  la  sua  amicizia  e  commercio  cagione- 
ciijcani  per  lini  piazzare  idcfuiili;ucli  084  icbbeucll'unperu  oUimi  elfelli  per  la  ad- 


T  A  n 

Itilo  rlcllc  animpjC  per  re<;nìlazione  dolln 
rrisliana  rclij^ioiip.  [Voti  si  [)iiò  diro  <|iian- 
In  il  l'apn  restarle  liotn  di  questo  coso,  e 
rnn  molla  benignila  ci^ii  li^pondesse  al- 
l'im[)eratore,  lodandolo  della  divo7Ìone 
che  avea  alla  chiesa  romana  e  pel  vicario 
di  Cristo.  Gli  raccomandò  caldamente  i 
cristiani  del  suo  itnpero,  e  di  peimetleie 
a'pielati,  religiosi  e  altri  cristiani  di  fab- 
Jjricar  dappoi  lutto  chiose,  basiliche  e  o- 
ralorii  per  celebrai  vi  i  divini  nlllzi  secon- 
do il  rito  romano.  Lo  confortò  a  venire 
alla  liede,  e  che  sempre  avrebbe  accolti  al- 
legramente qli  ambasciatori  da  lui  invia- 
ti alla  s.Se«lo,e  lo  i  ichieseili  potergli  man- 
dare i  suoi  nunzi  e  riceveili  con  onore, 
utlirli  benignamente  acciò  la  semenza  del- 
la vita  sparsa  da  loro  nel  campo  del  suo 
cuore,  producesse  frutti  do  godersi  in  cie- 
lo.BenedelloXll  si  studiò  ancora  di  con- 
fermar nella  fede  i  principi  alani,  man- 
dando loro  la  regola  ilei  credere,  e  con 
lettere  per  ciascuno  li  confortò  a  dilatare 
la  religione  cristiana  e  liibbricare  chie- 
se. Ringraziò  Cansi  principe  de'  tarlar», 
per  aver  accollo  con  gran  bontà  i  predi- 
calori,  e  dato  licenza  di  promulgare  l'e- 
vangelo.ProgòUsbeck  imperatore  de'lar- 
lari  aquilonari  e  Tiiiibec  suo  figlio,  che 
volessero  favorire  il  cattolicismo  che  fio- 
riva nel  suo  impero,  promettendogli  gui- 
derdone da  Dio.  Quindi  inviò  nutizi  in 
Tartaria  3  francescani  per  piomiioverein 
qiie'regni  lecoso  della  lede, con  molti  pri- 
vilegi, e  li  raccomandò  al  gran  impera- 
tore. IVel  I  340  fjenedetto  Wì  pel  manie- 
nimento  epurila  della  fede  scrisse  lelte- 
j'e  agli  arcivescovi,  a've<oovi  e  agli  altri 
prelati, ed  a  tulli  i  ci  isliaiii  dimoranti  ne- 
gl'imperi de'tartai  I,  con  opportune  am- 
monizioni fli  conservai'  incoirolla  la  re- 
ligione e  di  propagarla.  Dsbcik  sompie 
continuava  ad  esser  favorevole  alla  dila- 
tazione del  cristianesimo, e  in  tietlo  anno 
mandò  i  suoi  ambasciatori  alla  s.  Sedo, 
significando  al  Papa  che  jiei  piarci  gli  a- 
vea  ricevuto  amoicNoliiunle  i  nunzi  apo- 
stolici,  e  permessa  la  costruzione  e  con- 


T  A  K  3oo 

sagrazinne  delle  chiese,  non  rho  In  dilhi- 
siono  della  fede.  Oli  ambasciatori  ollriro- 
no  al  l'apa  ile'doni,  por  parlo  dcH'inipe- 
ratoi  e,(loiriniporalrKe  e  del  loro  pi  iino- 
genilo.  Di  tutto  Eeneilelto  XII  distinta- 
mente li  rin"raziò,eccilandoli  a  ricevere  il 
battesimo  per  lacqnisto  dell'impero  cele- 
stiale. Per  le  dillerenze  ile'conflni  tra'mi- 
nistri  de'tartari,  ed  i  redi  Polonia  e  L'n- 
gheria,il  Papasiolh'i  mediatoredellocoii- 
troveisie.  Nel  i3Go  montò  sul  trono  tli 
Mogol  il  gran  kan  Timor  oTainerlano, 
ed  il  suo  possente  impero  durò  sino  al 
I  4o5  in  cui  mor"i.  Egli  creò  uno  slato  f  n-- 
midabile  sulle  rive  dell'Oxo,  sottomise  la 
Persia,  annientò  le  (Ijrze  turche  nell'Asia 
minore,  e  stabilì  nell'Indie  orientali  dei 
re,  che  vi  mantennero  il  dominio  sino  al- 
la fine  del  secolo  passalo.  Di  suestrepito- 
se  conquiste  feci  parola  ne'  relativi  arti- 
coli, massime  a  Ikoie  orientati,  descii- 
Tendo  l'indostan,  che  comprende  la  re- 
gione;im  pero  annienta  lo  negli  ultimi  tem- 
pi, sebbene  a  Dehly  vi  è  un  principe  de- 
corato del  titolo  di  gran  Mogol,  ma  sog- 
getto q\V lììp^ìtìltnra  ed  a' suoi  immensi 
ci.nquisti  della  contrada,  citlìi  che  dopo 
Agiadivennecapitaledell'impero.  Si  nar- 
ra di  Tamerlano,  che  giunto  colla  sua  ar- 
mata vincitrice  in  Gerusalemme,  fu  dal- 
la divina  grazia  potenteroenle  tocco  nel- 
l'animo, onde  non  potè  senza  lagrime  u- 
dir  l'istoria  delle  oppressioni,  delle  onte 
e  della  morie  ci'udelissima  quivi  soOer- 
ta  da  Gesù  Cristo  per  salvare  il  mondo. 
Sentitosi  nell'animo  ispiralo  ad  abbrac- 
ciarne la  religione,  s' ingannò  nel  con- 
cludere, per  sopire  i  latrali  della  coscien- 
za: Che  siccome  era  gloria  d'un  monar- 
ca aver  soggette  al  suo  sccllio  molte  na- 
zioni, tra  loro  contrarie  ne'costumi  e  di 
reggimento,  così  tornava  in  grande  ono- 
re di  Dio  l'o.'sequio  di  varie  religioni,  tra 
loio  opposte  di  credenza  e  di  riti.  La  Ci- 
na fu  paiimcnti  all'  epoca  slessa  di  Ta- 
merlano conquistala  dalla  tribìi  tartara 
fle'Mansciìi.  Papa  Cibano  V  bramosis- 
simo di  dilalarcla  religione  cattolica,muit- 


3 1  (1  T  A  R  T  A  II 
elò  niis<iionnii  nel  Calai  con  leftereal  gran  «ii  furono  istituite  le  sedi  arcivescovili  di 
kan  o  imperatore  de' lattari,  e  ad  altri  rito  greco-scismatico  e  sotto  la  metropo- 
principi  della  nazione, esortandoli  alla  lo-  lidi  Mosca. iW  .'Istracan.iW  Pcri/nh  To- 
ro conversione,  e  che  udissero  la  parola  holsk  a  cni  fu  unita  la  sede  di  Siberia,  di 
(li  Dio  predicata  da'minislri  apostolici,  e  Gasane  forse  di  altre  sedi, sia  pe' russi  elio 
di  essere  fiivorevoli  a'crisfiani.  Del  feiio-  visi  stabilirono,  sia  pc'tartari  dalorocon- 
l'e  niedesimo  scrisse  a  tolti  i  tartari  acciò  vertiti.  Well'articolo  Saviesri  parlai  del- 
apiissero  gli  occhi  alla  Incedei  vangelo,  l'antica  e  della  nuova  Casan  o  Razan, 
che  recava  loro  il  nuovo  arcivescovo  di  arcivescovato  riunito  a  quella  sede;  non 
Cainbalù  ,  abbandonando  le  diaboliche  clie  descrissi  la  città,  e  quale  capitale 
superstizioni.  Ma  già  la  religione  tra'tar-  dell'impero  del  Ivaptchak.  Si  apprende 
tari  andava  a  decadere  per  l'intolleranza,  da  una  lettera  scritta  nel  i  ?c)8  da  La- 
e  anchepersecuzionede'nuovi  dominato-  hor,  dal  p.  Girolamo  Saverio  gesuita,  che 
ri.  Il  Papa  Calisto  III  addoloralo  per  l'è-  nel  Galay  o  Calai  e  in  Gambalù  eran- 
slinzionedell'impero  greco  e  presa  di  Co-  vi  ebrei,  maomettani,  ed  ancora  de'  y\- 
stantinopoli  peropera  de'turclii,nel  I  4^T'  suiti  cioè  cristiani,  i  quali  aveano  molti 
scrisse  lettere  premurosissime  a  tutti  i  templi  e  tra  questi  alcuni  magnifici,  or- 
principi,  ed  a' kan  de' tartari,  sollecitan-  nati  di  pitture  rappresentanti  uomini  cio- 
doli  a  premiere  le  armi  controgli  oltoma-  ceflssi,  a'  quali  assistevano  sacerdoti,  ed 
ni  e  il  formidabile  loro  imperatore  IMao-  uno  fva  di  loro  avea  maggiore  autori- 
melto  II.  IS'el  i4<^9  i  kan  de'  tartari  con  tà  e  1'  ubbidivano.  Che  in  Caygare,  cit- 
ferro  e  fuoco  si  scagliarono  sulla  Polonia,  tà  di  fronte  nel  Gatai,  avea  saputo  esser- 
ed  il  re  Casimiro  IV  mandò  a  combatter-  vi  molti  cattolici,  e  che  nel  vicino  regno 
li  Gio.  Alberto  suo  figlio  che  riportò  sui  di  Rebat  erano  chiese,  vescovi  e  sacerdo- 
baibari  due  vitlorie.  Il  Papa  Innocenzo  ti.Queslenolizieleconferniònel  i  oqgcon 
YIII, pregato  dal  re  di  aiuto  contro  i  tur-  lettera  scritta  in  Agra  (e  della  quale  an- 
chi  e  i  tartari  che  infestavano  i  suoi  sta-  cora  parlai  a  Ixdif,  orientali  o  ludoslan, 
ti,  bandì  contro  di  essi  la  crociata.  I  tar-  ove  pure  trattai  dell'imperodel  gran  Mo- 
tari  rientrarono  in  F^olonia  neli5o8,  fu-  gol)capitaledel  gran  ]\Iogol,e  che  avendo 
rono  messi  in  rotta  dal  re  Sigismondo  I,  pregalo  l'imperatore  a  permettere  a  5  o 
indi  interamente  scoiilltti  nelioia:  per-  6  gesuiti  suoi  confratelli  il  passaggio  pei 
ciò  restarono  liberali  dalla  servilùi6, eoo  suoi  stati  pel  Calai  ,  essendo  più  lungo 
cris!iani,ed  il  kan  di  Gazarla  fu  coslret-  quello  per  Cabul  e  Lahor  ,  ne  ricevette 
to  a  domandar  la  pace. Ma  nel  i5i8i  lar-  liivorevole  risposta;  Nelle  .l/ev/io/vq //zto/-- 
tari  gazari  si  gettarono  sulla  Russia,  Po-  7in alle 3Iissiojn' cVAsiaeahvWuo^h'i, che 
delia  e  Ungheria,  e  menarono  via  piìi  di  raccolse  Nicolò  Fortiguerri  poi  segretario 
5o,ooo  cristiani,  che  ridussero  in  servi-  di  propaganda  fide,  dice  che  di  tale  spe- 
lli. Entrali  in  Moscovia  con  So, eoo  uo-  dizione  non  gli  venne  latto  trovarne  mo- 
lììini  ,  tagliarono  a  pezzi  più  di  20,000  numenti.  Non  poneva  però  in  dubbio  che 
russi  ,  oltre  una  moitiludine  che  fecero  la  cristianità  vi  fiorisse  ancora  a  quell'e- 
srhia  va.  Altra  terribile  invasione  fecero  in  poca, credendola  fruito  delle  missioni  spe- 
Russia  i  tartari  della  Tauride  e  diGaza-  ditevi  fin  da  Innocenzo  1  V  ,  e  di  quelle 
ria  o  Kazan.  Però  la  potenza  tartara  fu  inviale  da  s.  Luigi  IX  che  nel  \ii3  man- 
quasi  distrutta  dal  czar  Ivan  IV  il  Ter-  dò  al  Calai  fr.  Guglielmo  Ruiquez  forse 
r?/n/r.  soltomellendo  alla  Russia  i  kan  francescano.lnoltre  protesta, chedella  va- 
di  Kazan,d'AstrakanediNogai,ed  i  czar  sia  regione  di  Tartaria,  che  prendeva  la 
successori  eslesero  le  loro  vaste  conquiste  suadenominazionedalfìumeTartaro,non 
sui  tartari.  Perciò  nel  secolo  XVI  da'rus-  poteva  dare  tutte  quelle  notizie  che  si  vor- 


T  A  R 

ic!)l)e  ,  por  csseif^li  sctmoscinta   in  gran 
pnrle,  liitnne  qne'pne.^i  clic  sono  verso  la 
IMr)Scovia,l.i  Feisia,  l'inipero  del  gran  Mo- 
gol, e  le  cosle  deiln  Cina  seltenliionale, 
e  per  le  dirticollà  natniali  e  quasi  insupe- 
rabili d'entrarvi,  distinguendola  col  no- 
me di  Gran  Tarlarla,  mentre  la  Piccola 
Tartaria  esseie  in  Europa  edjigli  amichi 
cliiaiiiala  Scizia  Asiatici.  Divide  la  i .   in  5 
parli:  laTarlaria  propria, la  r)ukaria,il  Za- 
gatay,il  Catay  eil  Tuikeslan.  Essere  la  va- 
sta regione,  particolaroienle  verso  il  set- 
tentrione, tutta  piena  d'idolatri,  ed  an- 
cora di  popoli  senz'alcuna  religione;  nei 
paesi  del  mezzogiorno  vi  erano  «ie'nino- 
niettani,  e  verso  il  mar  Caspio  alcuni  giu- 
dei, nesloriani  e  calloIici.il  loro  linguag- 
gio esseresimile  al  turchese©.  Quindi  pro- 
testa, che  negli  archivi  della  congregazio- 
ne di  propaganda  fide,  istituita  nel  1 622, 
non   era  vi   alloia  memoria  che  dessa  a- 
\esse  mandato  missionari  a'tarlari,  eccet- 
tuati quelli  cappuccini  che  da  pochi  an- 
ni avea  spedito  a  propagar  l'evangelo  nel 
Tihet,  de'  quali  ancora  s'ignoravano  da 
lui  le  notizie.  Rilevai  a  Scuuvo,  che  Cle- 
mente XI  s'interessò  palernainenle  del- 
l'angustie che  pativanr»  gli  schiavi  ci  istia- 
ni  nella  Tartaria,  ov'erano  missionari  ge- 
suiti,! quali  perciò  a  veano  costruito  uno 
spedale,  il  prelato  Forliguerri  descriven- 
do il  gran  Mogol, ehecomunemente si  di- 
ceva Iiidic  oiiiiìfnli  (f  .).  Qvveio  Indo- 
slan,  riferisce  essere  abitato  da'maouict- 
tani  della  sella  d'Aly,  e  da'pagani.  Indi 
narra,  che  nel  iS^q  Abdul-Gelal-Eddim- 
Akabar,  7.°  erede  di  Tamerlano,  che  Ira' 
tartari  suona  Ferro  JcUcc.  perchè  con  un 
diluvio  di  tartari  inondata  la  miglior  par- 
te dell'Asia  e  falle  cose  meiavigliose  col- 
le Olmi,  quivi  fondò  a'successori  l'impe- 
ro, inviò  auiba sciatori  a  Goa  a'padri  del- 
la compagnia  di  Gesù,  acciocchcgli  man- 
dassero  due   di   loro  per  ammaestrarlo 
nella  religione  de'ciislinnije  vi  furono  spe- 
diti i  pp.bidolfoActpin\iva,AnlonioMon- 
serrale  e  Francesco  Enriquez, che  furono 
accolli  da  quell'  imperatore  con  segni  di 


T  A  R  3  I  r 

non  ordinaria  allegrezza.  Ma  vedendo  il 
p.  Ridolfo  che  inutilmente  si  tratteneva 
in  quella  corte,  tanto  [)iìi  che  l'impera- 
tore si  fece  capo  d'una  nuova  religione, 
riprese  il  cammino  perGoa,e  poi  nel  i  583 
fu  ucciso  in  Salsete  spietatamente  da'bnr- 
bari  in  odiodella  fede.  I.  sebbene  perfin- 
stabililà  di  detto  inq^eraloie  Akabar,  nel 
mostrarsi  favorevoleora  a'cristiani,ora  ai 
maometlani  ,  non  ebbe  la  religione  cat- 
tolica modo  di  stabilirsi  e  diffondersi,  eb- 
be nulladimeno  il  vantaijqio  di  non  esse* 
re  odiala,  anzi  liberamente  praticata;  e 
nella  stessa  corte  imperiale  si   vedevano 
in  molti  luoghi  pitture  rappresentanti  Gè- 
sii  Cri-to,  la  B.  Vergine  e  gli  Apostoli;  e 
solamente  vennero  perseguitati  i  ciislia* 
ni  da  Corambo  quando  mosse  guerra  al 
gran  Mogol  suo  padre.  IN'otai  a  Cina,  che 
un  re  di  Tatiguth  nella  Tartaria  Cinese 
ricevè  il  battesimo,  e  rese  ubbidienza  a 
Clemente  XIV.  Dissi  a  T.asguth  ch'era- 
vi  una  sedeaicivescovile  de'caldei  nesto- 
liani.  unitasi  nel  secolo  Xlll  al  metropo- 
litano pur  caldeo  di  Chan-Calek  o  Cam- 
balù.  Inseguiloin  molte  parti  della  Tar- 
taria furono  dalla  congiegazioue  di  pro- 
paganda fide  islitui  le  w/.f.v/o///  ponti  fiele, 
1  icariatiapoxtolieie  Prefetture  apos/o- 
liche  (T.).  in  Crimea  o  ChersonesoTau- 
rica,  penisola  del  mar  Nero  e  delmard'A- 
zof,  nel  governo  di  Tauride,  vi  sono  po- 
chi cattolici  e  quasi  tutti  di  rito  armeno. 
In  Ci  imea  vi  sono  circa  6  armeni  monaci 
mech  i  tarasti  di  Venezia,che  regola  no  il  cul- 
lo de'loro  connazionali,  ed  in  Cada  fabbri- 
carono un'altra  chiesa,  essendovi  puie  la 
Ialina.  Inoltie  in  Crimea  i    mechilaristi 
haiuio  un'altra  chiesa  col  pioprio  inonn- 
stero.IIregnantePapaPiolX  nel  1848  col- 
la bolla  l  niversalis  Eeelesiae  r/^/v7.de'3 
luglio, eresse  la  sede  vescovde  di  Clierson 
o  Kherson,  compiendendo  il  governo  del 
suo  nome, e  que'della  Tauride,  SaraloAv, 
r^  katerin(tslaAv,  e  di  Aslrachan,  il  quale 
regno  con  quel'o  di  Casan   o  Kazan   pei 
callolici  anticamente  dipendevano   dalla 
prefettura  apostolica  di  Mosea  .  dichia- 


286020 


Su.  TAR  TAR 

randola  suHì-aganea  di  Mohilow  :  al  ve-  la  Piccola  Tarlarla,  provincia  chefapar- 

scovo  poi  die  due  sudVagatiei,  uno  resi-  te  del  governo  d'  Ekaleriiioshnv.  Della 

denlcin  iSV/zv/Zoii-.  l'altio  nella  Giari^ia.  Tarlaria  occidentale  e  dtdla  Tartaria  o- 

Lo  stesso  l'apa  neliHT^  sostituì  alia  se-  rienlale,  come  de'suoi  J  icriritili  annslo- 

de  di  Chei'soii,  l'altra  di  Tcnuisjml  ( I  .)  liei,  ripeto  che  ne  tratto  a  rjuell'arlicolo, 

o  Tiraspol.  In  lutti  i  nominati  luoi^lii  vi  a  Cina,  a  Indie  orientali. 
sono  de'lar  tari, dellaTarlariaRussa,e  del - 


FINE  DEL  VOLUME  SETTANTESIMOSECONDO. 


5  ì/'T/^ 


BX  841  .n67  1840 

sncR 

Moron  i ,  Gaetano, 

1802-1883. 
Dizionario  di  erudizione 

storico-ecc lesiastica 
AFK-9455  (awsk)